Domenica 4 dicembre a partire dalle ore 17:00 presso la Sala Consiliare del Comune di Cupramontana (AN) si terrà la presentazione al pubblico del volume narrativo autobiografico “Con gli occhi di un bambino” dell’autore e artista locale Cristiano Dellabella recentemente dato alle stampe.
Il volume, interamente curato da Euterpe APS di Jesi (AN), ente del Terzo Settore del quale Dellabella è Consigliere da alcuni anni, si compone della narrazione di un giovanissimo Cristiano immerso nella vita modesta ma ricca di insegnamenti della campagna di una volta.
Arricchiscono il volume, oltre ad alcune poesie dell’autore e foto che lo ritraggono insieme di familiari vari anni fa, le note di lettura di Enrico Giampieri (Sindaco di Cupramontana) e Luigi Cerioni (ex Sindaco di Cupramontana ed ex Presidente della Provincia di Ancona) e quelle di approfondimento di Lorenzo Spurio (Presidente Euterpe APS) e Gioia Casale (Vice presidente Euterpe APS).
Cristiano Dellabella è nato a Cupramontana nel 1971 ed è considerato un personaggio eclettico, smanioso di fare e di comunicare al mondo il suo messaggio positivo. Per lui l’arte è una componente essenziale del suo vivere al punto tale che divide la giornata tra il suo lavoro presso un’importante azienda vinicola della zona e la necessità di creare e di dar sfogo al suo estro artistico. Cristiano scrive, disegna e scolpisce. Ha partecipato ad alcune antologie poetiche organizzate dall’Associazione Euterpe di Jesi, ha illustrato alcuni libri per l’infanzia e prodotto le apprezzate “Chimere”, una serie di sculture realizzate con ferro recuperato da vecchi attrezzi agricoli antichi e moderni che ha esposto in varie mostre personali e collettive.
La presentazione del libro “Con gli occhi di un bambino” è organizzata da Euterpe APS con la collaborazione della Biblioteca Comunale di Cupramontana e dell’Archeo Club di Cupramontana e il Patrocinio Morale del Comune di Cupramontana e della Provincia di Ancona.
Dopo i saluti istituzionali di Giampieri e Cerioni si terranno gli interventi “I 150 anni della biblioteca” a cura di Claudia Pierangeli (Bibliotecaria dell’Università degli Studi di Macerata), “Cristiano scrittore e poeta, tra ieri e oggi” a cura di Lorenzo Spurio e “Dimenticare l’essenzialità” a cura di Gioia Casale. La poetessa e scrittrice jesina Marinalla Cimarelli intervisterà Cristiano Dellabella proponendogli alcune domande sulla sua attività letteraria e artistica.
La serata vedrà gli interventi musicali al flauto di Lucrezia Duca e di Antonio Cozzolino mentre le letture saranno a cura di Elena Gregori ed Erika Morici.
Marco Plebani (Jesi, 1978), insegnante di Lettere, dopo l’opera prima Un giorno qualsiasi (OTMA, 2011) ha recentemente pubblicato Decimo Dan (Ediz. La Gru, 2022). Il titolo dell’opera fa riferimento metaforico al massimo grado delle arti marziali inteso come il più alto livello di consapevolezza che la poesia fa raggiungere. C’è molto ritmo in Decimo dan, molta musica, molta creatività. Quello di Plebani è uno stile decisamente anticonvenzionale, tagliente e profondo.Nella prefazione, a firma di Pier Marino Simonetti, si legge: “Mentre scrivevo la lettura ha trasformato l’ansia per la prefazione in un cammino senza ostacoli. Questa silloge di versi dispari (per la maggior parte settenari ed endecasillabi da decifrare, talvolta, secondo forme e figure dei miti) scorre leggera, a tratti pacata, a tratti oscura, ma senza la necessità di ricorrere a manuali. Come tutte le sorprese l’interpretazione stava proprio lì, dietro un angolo. La brezza mossa dallo sfogliare delle pagine odora di fresco aliseo che spinge l’equilibrata velatura di questo libro verso porti di piacevole soggiorno. Bastano quattro o cinque versi per entrare dapprima intimoriti per uscirne poi soddisfatti, col gradito mistero di un racconto. Piccole ebbrezze d’incursioni corsare nel mito, grazie alle quali non si staziona nel genere, ma si gode della commedia umana. Con Decimo Dan ho trascorso la stessa scansione temporale del giorno vissuto da l’Ulisse di Joyce, ma senza quel dedalo di significati che disperde il lettore”.
Due poesie estratte dal libro:
Chenobyl
Non ho pianto quando Chernobyl
sotto forma di nube al cancro
rubò i miei giochi esposti
in terrazzo.
Né quando mia madre
la serenità perse e non fece finta di nulla.
Né quando mio padre si è sigillato,
chiuso per sempre nel suo dolore
e nel trafitto silenzio: “Addio fratelli dispersi”.
Si terrà sabato 19 novembre a partire dalle ore 17:00 presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni (Corso Matteotti) a Jesi (AN) l’atteso evento interamente dedicato all’autrice locale Marinella Cimarelli, nota poetessa in lingua e dialetto e non solo. L’iniziativa – a firma di Euterpe APS – si tiene con il Patrocinio morale del Comune di Jesi, della Provincia di Ancona e la collaborazione della Scuola Musicale “G.B. Pergolesi”.
Sarà l’occasione per conoscere da vicino l’attività poetica di Marinella Cimarelli, collaboratrice del quotidiano locale “Vivere Jesi” con poesie scanzonate e versi ritmati in dialetto jesino che, sulle tracce dei grandi padri del vernacolo locale, negli ultimi anni mai ha fatto venire meno il suo autentico amore per la sua città natale.
A intervenire durante l’evento ci sarà il dott. Franco Burattini (psicologo, psicoterapeuta e artista) che parlerà di Marinella Cimarelli nel suo impegno professionale di assistente sociale, permettendo di avere una visuale completa sui vari aspetti preponderanti di questa frizzante donna. La Cimarelli nel 2011 ha pubblicato un libro anche relativamente alla sua branca professionale, un manuale dal titolo
“Preparazione agli esami di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di Assistente sociale. Casi complessi: percorsi e strategie”.
A seguire si aprirà la presentazione della pregevole e ampia produzione letteraria dell’autrice. Il critico letterario Lorenzo Spurio – dopo la presentazione della biografia dell’autrice a cura dello scrittore Stefano Vignaroli – interverrà parlando del percorso letterario della Cimarelli, che si snoda tra prosa (raccolte di racconti e romanzi brevi) e poesia (in lingua e in dialetto jesino, tra cui il corposo volume “Mi diletto in dialetto” pubblicato nel 2015).
Ad arricchire la serata saranno i divertenti sketch dialettali della Cimarelli (estratti dalla sua opera “Botte e risposte” del 2021) nei quali frequentemente presenta con grande capacità e uno spirito di forte immedesimazione apprezzate scene domestiche della vita di ieri in comici siparietti tra coppie di personaggi ciarlieri e lamentosi.
Il poeta e artista Cristiano Dellabella proporrà alla poetessa alcune domande che consentiranno di conoscere più approfonditamente l’eccentrica e simpatica autrice jesina.
Gli interventi musicali saranno a cura di due ragazzi della Scuola Musicale “G.B. Pergolesi” di Jesi: Valentina Rossini e Riccardo Lunardi.
Sabato 22 ottobre a Jesi (AN) presso Palazzo Bisaccioni a partire dalle ore 16:30 si terrà l’evento culturale “Fiori di Poesia. Poesie e immagini di infiorate ed erbe disubbidienti” voluto e organizzato dall’Associazione EUTERPE APS di Jesi con il patrocinio morale della Regione Marche, della Provincia di Ancona e del Comune di Jesi.
L’iniziativa vedrà la presentazione al pubblico del volume antologico di poesie “Fiori di Poesia” stampato da Euterpe APS nei mesi scorsi al quale hanno preso parte poeti da tutta Italia con lo scopo di sostenere l’instancabile attività benefica dello IOM (Istituto Oncologico Marchigiano) di Jesi e Vallesina.
Il pregevole volume contiene le riproduzioni a colori di acquerelli dell’artista locale Manuela Testaferri e una foto dell’artista e performer recanatese Amneris Ulderigi.
La presentazione del volume è inserita all’interno di un contesto più ampio e articolato in vari interventi tesi ad approfondire, secondo varie angolature, l’affascinante mondo dei fiori.
Dopo i saluti di benvenuto di Lorenzo Spurio (Presidente di Euterpe APS) e quelli istituzionali di Luca Polita (Presidente del Consiglio Comunale di Jesi) si terranno gli interventi del professore Fabio Taffetani dell’Università Politecnica delle Marche e di Cristiano Dellabella, Consigliere di Euterpe APS, in veste di portavoce del Gruppo Infioratori di Cupramontana.
Il prof. Fabio Taffetani, Ordinario di Botanica sistematica dell’Università Politecnica delle Marche, supportato da un percorso visivo in forma di diapositive, terrà un intervento dal titolo “Erbe disubbidienti” nel corso del quale presenterà esempi del vasto campionario di erbe considerate “infestanti”, “erbacce” o “malerbe” il cui utilizzo potrebbe rappresentare un cambiamento radicale del nostro rapporto con l’ambiente e ricevere notevoli e inaspettati benefici per la nostra salute e la sostenibilità.
Cristiano Dellabella, scrittore e versatile artista, in qualità di portavoce del Gruppo Infioratori di Cupramontana, terrà un intervento su “Le infiorate e gli infioratori” dando accenni e curiosità su una tradizione particolarmente radicata nella nostra Regione, quella delle infiorate. Momenti di collante sociale nei quali i fiori risaltano per le loro lucenti tinte e per gli efficaci accostamenti grazie alla laboriosa manualità degli infioratori.
Durante la serata, come da deliberazione del Consiglio Direttivo di Euterpe APS, verrà conferita la nomina di Socia Onoraria alla dott.ssa Anna Maria Trane Quaglieri, fondatrice della sezione dello IOM di Jesi e Vallesina per la sua importante presenza sociale nel nostro territorio locale e per l’indiscussa e ingente attività umana e di sostegno che l’Istituto da molti anni porta avanti a beneficio e in supporto di realtà difficili e di dolore.
Ad arricchire la serata saranno alcune letture poetiche estratte dal volume antologico a scopo benefico che saranno fatte da Rosella Canari e gli interventi musicali di Valentina Rossini e RiccardoLunardi della Scuola Musicale “G. B. Pergolesi” che, assieme a InfiorItalia – Associazione Nazionale delle infiorate artistiche e lo Iom – Istituto Oncologico Marchigiano Jesi e Vallesina, hanno offerto la loro collaborazione e il patrocinio all’iniziativa.
L’evento si terrà a Jesi sabato 22 ottobre a partire dalle 16:30 alla Sala Conferenze del secondo piano di Palazzo Bisaccioni (Piazza Colocci) con entrata da Via Francesco di Giorgio Martini n°5/b.
Dal finito all’infinito, dall’opacità alla verità, dal deserto al canto che vince la rovina è la tensione che anima Sul far della poesia, raccolta poetica di Guglielmo Peralta, edita da Spazio Cultura nel febbraio del 2022. Il poeta, come enuncia il titolo, vuole esprimere il momento aurorale della poesia, l’attimo in cui l’etimo privato diventa segno universale della condizione umana.
Attorno a questo nucleo concettuale Peralta si rivela sottile, inquieto, indagatore, attento all’accento profondo della cultura e alle riflessioni dell’intelligenza, sentiti come manifestazioni di una superiore realtà. Dai segni sensibili, percepiti dallo sguardo, grafia che sottolinea una lacuna, un’assenza tra l’io e il vedere, dal lampo che il velo squarcia ha origine la poesia: dove hanno radici / il canto il sogno la parola. Enell’istanza della parola che “finge”, plasma, il mondo Peralta trova il frutto del mio seno – dove nasce e dimora / l’universo.
La Poesia è “vetta e abisso”, regina dei sogni, fata benevola… vita autentica: e io vivo sì io vivo / per la grazia di un verso / per questa sacra ostia dove / Poesia / si transustanzia… Ma il fare poesia non è immediato o scontato, mantiene sempre un qualcosa d’enigmatico e misterioso: Solo qualche miraggio offre /la Bellezza specchio dell’invisibile. E il miraggio deve trovare un’eco, una corrispondenza con lo stato in cui si trova il soggetto che le darà espressione.
L’avventura della Bellezza, nascosta nella complessità della realtà, dà al poeta uno stato di grazia che lo conduce all’Anima del mondo a scaldarsi al fuoco sacro della Poesia. Il paradiso del canto si dipana spesso nell’atmosfera solitaria della notte: Nel respirodell’aria assopitaè la mia felicità e la mia pace… e sono terra vergine nel giardino soale / dove il sogno scava la mia notte. O anche Non è forse feconda la notte d’ideali favelle? Nell’eco di Novalis: Sacra, ineffabile, arcana notte, come si legge nel I Inno alla notte.
Prezioso l’aggettivo soaleche coniuga sogno come immaginazione creatrice e realtà. In un mondo di conflitti nascosti e palesi il poeta, nuova Shérazade, allontana l’orrore e dà voce all’invisibile attraverso il suo canto, che è sempre un canto d’amore per uomini e cose.
Chi ha paura dei poeti? La barbarie che opprime i popoli / teme la loro parola / che nel silenzio e nel buio / urla e scintilla / e si fa voce del mondo / dono prezioso e fionda / contro i filistei di ogni tempo / Davide è la poesia che vince Golia.
La raccolta è divisa in tre sezioniDelle brame e delle meraviglie, Abitare l’essere,Nove. Se la prima sezione, come enunciano chiaramente le brame e le meraviglie della Bellezza è un inno alla poesia e alla letteratura che culmina nei cinque componimenti dedicati a Proust, la seconda affronta il silenzio di Dio.A lui Peralta chiede di schiodare l’uomo dalla sua croce, dal libero arbitrio che diventa licenza di morte.
Si amplia in Abitare l’Essere l’uso del linguaggio liturgico, il senso sacro della poesia. Nove sposta l’attenzione sul mondo che dorme nella la vedovanza di lingua e d’amore, nello spreco della sua autonomia. L’ultimo testo Epifanie compendia il significato dell’opera: Fare poesia / Praticar la bellezza / Bene del mondo.
La poesia di Guglielmo Peralta è pura, intensa creazione intellettuale, che non ignora, ma trascende la realtà sensibile, l’inferno quotidiano, per raggiungere la grazia della creazione, il canto, la gaia poesia che annuncia il rinnovamento dell’uomo. Il vero poeta è sommamente disposto ad esser gran filosofo, e il vero filosofo ad esser gran poeta, anzi né l’uno né l’altro non può esser nel gener suo né perfetto né grande, s’ei non partecipa più che mediocremente dell’altro genere, quanto all’indole primitiva dell’ingegno, alla disposizione naturale, alla forza dell’immaginazione. Queste parole, tratte da IPensieri di Giacomo Leopardi, illustrano a pieno il magistero poetico di Guglielmo Peralta.
GABRIELLA MAGGIO
L’autrice di questa recensione ha autorizzato, senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in seguito, alla pubblicazione su questo spazio. La riproduzione del presente testo in formato integrale o di stralci e su qualsiasi tipo di supporto è vietato senza il consenso da parte dell’Autrice.
L’Associazione Euterpe APS di Jesi ha deciso di dedicare una conferenza al noto giornalista e scrittore Michele Prisco (1920-2003) che esordì nel 1949 con la raccolta di racconti La provincia addormentata e avrebbe regalato al pubblico romanzi di grande fascino e ampia diffusione a partire da Gli eredi del vento (1950) e Figli difficili (1954), passando per il celebre Una spirale di nebbia (1966) col quale vinse il Premio Strega, traghettando il suo nutrito pubblico con numerosi altri romanzi (tra cui I cieli della sera del 1970; Il pellicano di pietra del 1996 e l’ultimo Gli altri del 1999) sino alla fine degli anni Novanta del Secolo Scorso.
“Un vero signore del romanzo”, lo definì Carlo Bo. Prisco ottenne grande successo e vinse i maggiori premi letterari tra cui il Premio Napoli nel 1971 con I cieli della sera, il “Frontino-Montefeltro” nel 1992 con Terre basse, oltre ai riconoscimenti alla carriera, il “Domenico Rea”, il “Pirandello” e il “Flaiano”, sebbene – come ha sottolineato nel tempo parte della critica e la famiglia – su di lui sia lentamente sceso un velame ingiusto di facile dimenticanza, a dispetto di un’opera così ampia, ricca di contenuti e celebrata dai più eminenti critici e saggisti del Belpaese.
L’iniziativa, che si terrà unicamente da remoto sulla pagina ufficiale di Euterpe APS – Jesi, si svolgerà domenica 16 ottobre 2022 a partire dalle 17:30 e vedrà la presenza di vari relatori tra critici, poeti, studiosi e amanti della letteratura che intendono dare il loro contributo per la rilettura e l’approfondimento di uno dei maggiori scrittori di sempre.
“Rivisitando Michele Prisco. Tra testimonianze e riflessioni” è il titolo dell’incontro che si aprirà con i saluti del poeta e critico letterario Lorenzo Spurio (presidente Euterpe APS) e quelli delle figlie dello scrittore, Annella e Caterina Prisco, rispettivamente Vice Presidente e Presidente del Centro Studi “Michele Prisco”.
Ad intervenire saranno poi il critico letterario Simone Gambacorta, che è stato componente del “Comitato per il centenario della nascita dello scrittore Michele Prisco” istituito dal Ministero della Cultura nel 2021, con un contributo dal titolo “La presenza attiva. L’ascolto della parola e dell’altro”. Seguiranno gli interventi del poeta e critico letterario fiorentino Iuri Lombardi dal titolo “Michele Prisco e la scuola napoletana: dissoluzione e nascita di un nuovo io nelle pagine di Una spirale di nebbia” e della poetessa e giornalista Michela Zanarella dal titolo “Gli eredi del vento: la campagna vesuviana racconta le ombre umane, l’inganno, l’accumulazione”.
Le letture scelte, alcuni brani estratti dal romanzo Figli difficili (1954), saranno a cura di Gioia Casale, scrittrice e Vice Presidente di Euterpe APS.
Per l’iniziativa, alla quale hanno fornito la loro collaborazione l’Associazione “Le Ragunanze” APS di Roma e il Centro Studi “Michele Prisco”, sono stati concessi i Patrocini Morali del Comune di Napoli, della Provincia di Napoli e dell’Università “Federico II” di Napoli.
Per assistere alla conferenza sarà necessario collegarsi alla pagina FB dell’Associazione (nome completo “Euterpe APS – Jesi” al link: https://www.facebook.com/euterpe.jesi) il giorno e all’orario indicati.
Sabato 10 settembre a Porto Recanati (MC) presso la Pinacoteca Civica “Moroni”, sita all’interno del Castello Svevo, si è tenuta la cerimonia di premiazione del VI Premio Nazionale “Novella Torregiani” – Letteratura e Arti Figurative dedicato al ricordo della celebre poetessa, scrittrice, fotografa e maestra portulana Novella Torregiani Grilli (1935-2015) organizzato dall’Associazione Culturale EUTERPE APS di Jesi (AN) con il beneplacito della famiglia.
Durante l’evento è stato consegnato – fuori concorso – il Premio alla Carriera al poeta e incisore Giorgio Voltattorni M. Precedenti premiati “alla Carriera” nelle altre edizioni del Premio sono stati, nell’ordine, il critico d’arte recentemente scomparso Armando Ginesi, la scrittrice e indigenista Loretta Emiri, l’artista e incisore Ottorino Pierleoni, il fotografo Riccardo Gambelli e la scrittrice e poetessa Antonietta Langiu.
PORTO RECANATI (MC) – Pinacoteca Civica “Moroni”, 10 settembre 2022 – Uno scatto della premiazione del VI Premio “Novella Torregiani”. Da sx: Lorenzo Spurio (Presidente Euterpe APS), il poeta e incisore Giorgio Voltattorni M. (Premio alla Carriera), Emanuela Antonini (Presidente del Premio) e Sergio Camellini (Presidente Onorario del Premio per le sezioni letterarie)
Questa la motivazione del conferimento del Premio alla Cultura attribuito a Giorgio Voltattorni M. stilata dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, Presidente di EUTERPE APS, letta durante la premiazione:
L’organizzazione di questo concorso letterario e artistico ha deciso di conferire il Premio Speciale (fuori concorso) “Alla Carriera” al poeta, critico d’arte e incisoreGiorgio Voltattorni M. di Cupra Marittima (AP) ritenendo che il suo lungo e poliedrico percorso nel mondo della cultura regionale e non solo abbia tracciato un segno distintivo fatto di alta qualità, spessore, grande serietà, autentico impegno morale e precisione. Ingredienti, questi, così rari da trovare amalgamati insieme nel clima indistinto e rumoroso della cultura odierna nella quale Voltattorni è senz’altro inserito in consonanza alla sua natura di uomo mite e modesto, tendenzialmente improntato a eludere – o a rifiutare – posizioni che lo porrebbero troppo alla ribalta.
La sua duplice natura di poeta – tanto in lingua italiana che nel suo dialetto di Marano, che è il borgo antico di Cupra Marittima, nell’Ascolano – che amante, conoscitore e fine critico d’arte e artista – acquafortista in particolare – ha permesso di maturare la nostra convinta scelta di attribuirgli il Premio alla Carriera di questa edizione del concorso che, per l’appunto, è rivolto tanto alla letteratura quanto alle arti figurative.
Per poter comprendere quale è stato il percorso del Nostro che lo ha condotto sino ai nostri giorni, quali sono stati i suoi impegni principali nel mondo dell’arte uniti a un grande spirito di continua ricerca e di studio attento, risulta senz’altro utile parlare un po’ di lui. Questo consentirà alla platea qui raccolta di conoscerlo meglio o approfondire i suoi tanti interessi che ne fanno uno tra gli intellettuali delle nostre Marche plurali più interessanti, versatili e arricchenti per il panorama culturale collettivo.
Giorgio Voltattorni M. nasce a Cupra Marittima (AP) nel 1959. Risiede nell’antico borgo medievale di Marano (Cupra Marittima alta) del quale parla, scrive e difende alacremente il dialetto, la storia e le tradizioni folkloriche locali. Ha compiuto studi di carattere artistico e ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Macerata.
Quale poeta ha pubblicato i libri:Resti, Viversi e Pietre (Tipografia Elegraf, San Benedetto del Tronto, 1980), Altri baci (Rimoldi Grafiche, Cupra Marittima, 1983), Frammenti apocrifi (n.d., Cupra Marittima, 1987), Bestiario umano (Stamperia dell’Arancio, Grottammare, 1991) ed Elegie scalze (Ediland, San Benedetto del Tronto, 2018). Per la poesia in dialetto ha pubblicato: ‘Mbù de vènde tra le frónne / Un po’ di vento tra le foglie (Il pozzo nuovo, Venezia, 2021) e ‘Sté paròle de fanghe / Queste parole di fango (Il pozzo nuovo, Venezia, 2022).
Nel 1979 a San Benedetto del Tronto (AP) figura tra i fondatori del gruppo artistico “L’Acerba” assieme a Paolo Annibali, Francesco Del Zompo e Carlo Marchetti.
Nel 1987, assieme a Eugenio De Signoribus e a Luciano Bruni, ha fondato la rivista “Hortus”, semestrale di poesia e arte che ha diretto fino al 1991.
Continua e meticolosa la sua perlustrazione nel mondo dell’arte contemporanea della nostra Regione, che gli ha permesso di conoscere e di divenire amico (coltivando anche corrispondenze in parte pubblicate recentemente) con artisti di primo piano del Secolo scorso e della nostra contemporaneità. Questo fertile e continuo dialogo con l’arte lo ha portato alla lavorazione e scrittura di vari testi di carattere saggistico tra cui vanno annoverati: Le forme dello spirito (Stamperia dell’Arancio, Grottammare, 1993) sul pittore e incisore Carlo Marchetti (Offida, AP, 1956); Segni dall’infinito (Ediland, San Benedetto del Tronto, 2009), una monografia dedicata al pittore Nazzareno Agostini (Pagliare di Spinetoli, AP, 1950); L’assedio della parola (Cristoforo Colombo Librario, Ancona, 2011), una raccolta di studi sullo scultore Valeriano Trubbiani (Macerata, 1937 – Ancona, 2020); il recente volume Le Marche, l’arte plurale. 2 poeti e 45 artisti marchigiani (Il pozzo nuovo, Venezia, 2022) nel quale ha fornito suoi ricordi e analisi personali di alcune opere di geni indiscussi dell’arte figurativa e scultorea della nostra regione e la rievocazione di alcuni momenti di condivisione avuti con alcuni di essi. Nel volume sono inseriti, tra gli altri, l’incisore Luigi Bartolini (Cupramontana, 1892 – Roma, 1963), il pittore maceratese Gino Bonichi – noto come “Scipione” – membro della Scuola Romana (Macerata, 1904 – Arco, TN, 1933), il ritrattista Danilo Interlenghi (Fermo, 1921-2019), gli scultori Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna, RN, 1926) e Valeriano Trubbiani, sino ai pittori Orfeo Tamburi (Jesi, AN, 1910 – Parigi, 1994) e Arnaldo Ciarrocchi (Civitanova Marche, MC, 1916-2004), solo per citarne alcuni.
Tra le curatele da lui prodotte figurano un’antologia di testi poetici sullo scultore Valeriano Trubbiani, Sigillaria (Cristoforo Colombo Libraio, Ancona, 1992) e una silloge di lettere inedite di intellettuali e artisti tra cui Marinetti, Morandi, Soffici, Bartolini e altri dedicate allo scrittore Leonardo Castellani dal titolo Caro Castellani (Andrea Livi, Fermo, 1993). Suoi testi sono presenti in antologie e riviste.
Medaglia d’oro “Una vita per l’arte” conferita al Premio di Poesia “Tronto” a Colli del Tronto nel 1996.
Complimentandoci per il suo intenso e prestigioso percorso culturale, quale poeta, amante della storia locale, studioso, attento demologo della sua realtà linguistica e folklorica, quale critico d’arte, artista rinomato, acquafortista di gran pregio e di unanime riconoscimento con varie mostre all’attivo, la presidenza di questo Premio ha deciso di conferire il Premio alla Carriera.
A consegnare il Premio attribuito a Voltattorni sono stati Lorenzo Spurio (Presidente Euterpe APS), Emanuela Antonini (Presidente del Premio) e Sergio Camellini (Presidente Onorario per le sezioni letterarie). Le Commissioni di Giuria erano presiedute da Carmen De Stasio (sezioni letterarie: poesia in italiano e dialetto, racconto e haiku), Melita Gianandrea (pittura) e Lorenzo Cicconi Massi (fotografia).
Torna finalmente in presenza la cerimonia di premiazione dell’ottava Ragunanza di poesia, narrativa e pittura ideata e promossa dall’associazione Le Ragunanze con i patrocini morali del Consiglio Regionale del Lazio, Roma Capitale XII Municipio, Ambasciata di Svezia a Roma, Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, Golem Informazione, Associazione culturale Euterpe, Leggere Tutti, WikiPoesia.
I vincitori saranno premiati domenica 2 ottobre dalle ore 10 nell’Antica Vaccheria di via Vitellia 102, a Villa Pamphilj, Roma.
La Giuria presieduta da Roberto Ormanni (Direttore di Golem Informazione, scrittore), Michela Zanarella (Presidente del Premio, giornalista, scrittrice), Giuseppe Lorin (attore, scrittore, Vice Presidente Le Ragunanze), Elisabetta Bagli (scrittrice, Presidente di Latium), Fiorella Cappelli (giornalista, scrittrice, responsabile della promozione della rivista Leggere Tutti), Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, Presidente di Euterpe) e Serena Maffia (scrittrice, giornalista, Centro Poesia Roma) ha lavorato con impegno nella valutazione delle opere ritenendo meritevoli per la sezione poesia a tema natura al primo posto “I fiori delle dune” di Alessandro Izzi (Gaeta, Latina), secondo posto “Pura crisalide” di Manuela Magi (Tolentino, Macerata), terzo posto “Nobiltà calpestata” di Rossana Bonadonna (Roma). Menzioni d’onore per “Dall’Argentino al Dolcedorme” di Mario De Rosa (Castrovillari, Cosenza), “Il pettirosso e la speranza” di Giovanni Battista Quinto (Pisticci, Matera), “Mediterraneo” di Giulia Maria Sidoti (Barcellona P.G., Messina), “Nello specchio dei desideri” di Lucia Izzo (Roma), “Lungo il confine” di Laura Tommarello (Roma). Per la sezione libro edito poesia primo posto “Del nostro stare al mondo” di Laura Pezzola (Roma), secondo posto “Genesi della memoria” di Raed Anis Al-Jishi (Arabia Saudita); le traduzioni in italiano delle poesie sono a cura di Claudia Piccinno, terzo posto parimerito: “Controfobie” di Antonio Corona (Torino) e “Da quassù (La terra è bellissima)” di Rita Stanzione (Roccapiemonte, Salerno). Menzioni d’onore per “La geometria dei girasoli” di Pietro Catalano (Roma), “Borghes (Voci)” di Stefano Baldinu (Bologna), “Epimeleia” di Guido Tracanna (Roma), “Clic” di Johanna Finocchiaro (Torino), “Dove i clown sono tristi” di Sara Comuzzo (Udine), “Canto del vuoto cavo” di Francesca Innocenzi (Cingoli, Macerata), “Preghiera in gennaio” di Rosaria Di Donato (Roma). Per la sezione libro edito narrativa primo posto “La donna del pittore” di Anna Hurkmans (Roma), secondo posto “Anima, sii come la montagna” di Paolo Borsoni (Ancona), terzo posto “Per le vie di Monteverde” di Giada Carboni (Roma). Menzioni d’onore per “Amori complicati” di Paride De Paola (Pozzilli, Isernia), “Maracaibo” di Flavio Dall’Amico (Marano Vicentino, Vicenza), “Fiore d’ombra” di Hilde Nobile (Roma), “Dove dormono le fate” di Cristina Biolcati (Ponte San Nicolò, Padova), “Il tuo libro filosofico” di Carmen Trigiante (Valenzano, Bari), “Human 1-2” di Alberto Umbrella (Roma). Per la sezione pittura primo posto “Enigma foresta” di Alex Barbanti (Modena), secondo posto “Scegli adesso” di Angelo Franco (Torino), terzo posto “Polvere di stelle” di Bruna Milani (Roma). Menzioni d’onore “Gea” di Barbara Bartolomei (Firenze) e “Guardami” di Iolanda Morante (Avellino). Targa Euterpe dell’omonima associazione per “Arabeschi di luce” di Maria Morganti Privitera (Barcellona P.G, Messina), Targa Presidente del Premio per“La luna sulle case popolari” di Gabriele Galloni (Roma), Targa Anastasia Sciuto 2022 a Valeria Almerighi, diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”.
Tra gli ospiti l’attrice Athina Cenci, madrina dell’evento, l’attrice Chiara Pavoni, l’attore Corrado Solari, il cantautore Alessandro Salvioli e il pianista Andrea Sartini.
La poesia è ancora oggi interprete necessaria della vita e dell’attualità perché stimola le coscienze. È come una riparazione, una lotta contro l’evanescenza del tempo, lo sfiatamento della giornata, come dice il poeta Franco Arminio. È il tentativo di cogliere il senso delle cose e delle vicende con parole ritenute giuste e precise per evitare la perdita d’identità. Oggi nel regno del prosaico, nel senso proprio che rimanda al carattere della prosa, la poesia per fortuna è ancora possibile, fa da argine al profluvio di parole che dilaga intorno a noi e ci chiede una concentrazione ed uno sforzo che ci riporti a noi stessi, come dimostra Antonino Causi con la pubblicazione delle poesie Sincronia tra cuore e mente (Il Convivio Editore).
Quaranta poesie equamente distribuite tra le sezioni Cuore e Mente, distinzione che, come dice Lorenzo Spurio nella brillante prefazione “non nasce da una reale idea di cesura, da una volontà di istituire due zone apparentemente distanti e slegate perché è evidente quanto la componente razionale-intellettiva e quella pulsionale-emotiva vengano a unirsi determinando quel climax di sensazioni e di pienezza emotiva…spesso difficile da verbalizzare”.
L’Io lirico di Antonino Causi non si risolve in immagini, ma si dà in frammenti, in frantumi di un intero a cui il poeta, figlio del nostro tempo parcellizzato, anela, sensibile all’amore, al male di vivere, alla violenza.
Ricordi, assenze, attese, ricerca di un’armonia in sé e nel mondo connotano i testi poetici: “Aspetto un giorno / che novella letizia / possa sciogliere questo doloroso / nodo dell’anima (in “Assenza”); “E il mio infinito / sarà una nuova alba / che aspetta ancora / la sua ritrovata melodia (in “Carillon”). Eppure non manca la speranza di una vita più piena: “Gusteremo i nostri giorni / e canteremo inni alla vita / quando le albe e i tramonti / stringeranno nostri cuori (in “Tornerà l’estate”).
Risentita è sempre l’attenzione del poeta a quanto oggi accade nella società, alla violenza come leggiamo in “Verità per Giulio Regeni” e in “A Patrick Zaki, prigioniero di coscienza”, alle tematiche ecologiche in “La montagna deturpata” e in “Se questo è vivere” e alla crisi dei valori nel ricordo di Attilio Manca e Domenico Asaro.
Come Antonino Causi dice nel secondo esergo del volume: “Il poeta è l’artigiano della parola, / costruisce emozioni e sentimenti / da donare agli altri”, la poesia è certamente un dono, ma soprattutto è un fatto sociale, che ha bisogno di lettori e li avvicina fra loro.
GABRIELLA MAGGIO
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Introdotta da un intenso testo di Nazario Pardini, che ben mette a fuoco i movimenti interiori che fanno da basalto nella scrittura poetica di Rita Fulvia Fazio, leggiamo la recente silloge poetica Verso la luce edita da The Writer; ben assaporiamo questo mobile momento del percorso poetico della Fazio, certamente non sedimentato in alcunché di manieristico o di scontata versificazione. Incarnate in un linguaggio vivo e mobile, le composizioni plasmano una espressività cristallina e felicemente prensile.
Tema portante è l’Amore che ha ed è Luce: il poeta nella sua ricerca incessante e consapevole avvia in sé, e specularmente nell’alterità oggettiva, un processo di riconoscimento etico ed estetico pronunciabile e pronunciato in versi.
Attingere all’ineffabile è certamente arduo ma la predisposizione alla Luce innesca nell’animo poetico uno svelamento che è conduttore alla chiarezza.
La via verso la Luce porge barlumi di interconnessione con la filosofia orientale e con la ricerca di un’illuminazione secondo le tracce del poeta Kerouac, l’aderenza ad una poetica simbolica che di certo fa da nutrimento e respiro ai versi stessi.
Uno stralcio significativo da “Aura celeste”, pag. 25:
“…la mia bianca casa
ha radici d’intelligenze pure,
evocazioni simboliche,
equilibri tersi;
…sul sentiero etereo della luce”.
Versi indicatori e suggeritori di dettato, evocatori di un magma interiore reso cristallino nell’emersione scritturale e sorgente di significati non soltanto singolari.
In “Baricentro d’Amore”, pag. 35, ultima di queste dieci composizioni, leggiamo:
“Offriamo al silenzio
il canto della vita,
nell’intreccio del rèfolo
ineludibile del mare,
che soffia
fra eros e thanatos”.
Canto d’anima senziente, fianco a fianco della natura, nell’abbraccio e nel brivido tra vita e morte, perenne dualità del vivere; roccia ferma sull’Amore e nell’Amore che è Presenza e Silenzio che tutto dice, scaturigine di Parola e speranzosa Luce.
ESTER MONACHINO
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“Prima di Claudia, la realtà era quella che mi raccontavano e non quella che vedevo“, dichiara all’inizio del romanzo Francesco Veleno, il protagonista di Spatriati di Mario Desiati, edito da Einaudi, vincitore del Premio Strega 2022. Cresciuto nell’apatia del quieto vivere, Francesco non si rende conto della crisi matrimoniale dei suoi genitori se non quando risulta evidente che la madre ha una relazione con il padre di Claudia.
Pur cercando di salvare le apparenze, le due famiglie di Francesco e di Claudia sono al centro dei discorsi degli abitanti di Martina Franca. Mentre Francesco tende a chiudersi in se stesso, Claudia affronta a viso aperto la situazione, mostrandosi in pubblico con gli abiti del padre. È una ragazza libera, diversa dai compagni di scuola nelle letture, nei gusti musicali, nell’indipendenza del pensiero. Non si comporta, né si veste mai come gli altri. A chi glielo chiede risponde: “È già difficile essere uguale a me, figuriamoci essere uguale agli altri”. È la relazione tra i loro genitori che spinge Claudia ad avvicinare Francesco, che chiuso nel suo silenzio l’ha già da tempo notata e se n’è innamorato.Tra i due nasce un legame fortissimo, una reciproca intima dedizione che va oltre l’amore come innamoramento e dura nella vita adulta senza però limitare la libertà e la possibilità di fare le esperienze che si presentano ad entrambi.
Claudia e Francesco si confidano tutto, sostengono le scelte reciproche, non si giudicano, si accettano. Il loro rapporto maieutico è anche sostitutivo del genitore che prima di loro ha seguito il proprio impulso che l’ha sottratto ad un quieto vivere castrante. Francesco è in qualche modo anche un padre per Claudia e lei la madre per lui. Di pagina in pagina il lettore percepisce che il loro rapporto è complesso, è intellettuale, emotivo, viscerale e s’intreccia a quello con il luogo d’origine, Martina Franca, con i suoi paesaggi e i suoi colori, le sue tradizioni. Se talvolta le strade di Francesco e Claudia sembrano dividersi, alla fine tornano sempre a rincontrarsi perché entrambi condividono “i semi della poesia, l’intreccio delle radici” l’attenzione al mondo interiore. Ma anche per la complicità di sentirsi fuori del tempo e l’illusione di essere salvi, perché ormai liberi di assecondare quello che ciascuno sente di essere, non le aspettative della società. Claudia aiuta il più timido Francesco a conoscersi e a seguire le proprie inclinazioni, invitandolo a Berlino, dove si può essere liberamente trasgressivi e sperimentare l’istinto del proprio corpo: “Lì Claudia era libera, si amava e si perdeva, lavorava e mangiava, falliva e ricominciava da capo, senza mai sentirsi uno zero”.
A Berlino Francesco incontra Andria e con lui vive l’esperienza decisiva e liberatoria della sua vita. Spatriati, come dice il titolo, nel dizionario martinese-italiano indica chi è incerto, senza meta ed esprime compiutamente la lunga strada che i due giovani percorrono prima di ritrovare se stessi. Altre parole martinesi crestiene, malenvirne, che danno il titolo ai primi capitoli del libro, richiamano la cultura paesana, il pensiero meridiano, la gioventù trascorsa nella provincia mediterranea, dove andare lenti è conoscere le differenze della propria forma di vita. Le parole tedesche Ruinenlust, Senhsucht, Torschlußpanik che danno il titolo agli altri capitoli si riferiscono all’età adulta vissuta a Berlino, alle percussioni della musica techno, all’accettazione e alla pratica dell’essere spatriati.
L’ultimo capitolo, Amore, è da intendersi, come dice in un’intervista Desiati, nel significato del dialetto martinese, “e non vuol dire amore come potremmo pensare, bensì è sinonimo di sapore. Una polisemia così sconvolgente che l’ho trovata perfetta per quello che avevo in testa di far succedere nell’ultimo capitolo.Volutamente ho lasciato in sospeso la definizione di amore con i suoi esiti finali”. Particolare rilievo ha nella narrazione il richiamo a poeti e scrittori pugliesi che alimentano la formazione di Claudia e successivamente quella di Francesco. Spatriati è narrato in prima persona da Francesco con un linguaggio a volte poetico, che denota la costante ricerca linguistica dell’autore. La lettura scorre agevole e coinvolgente.
GABRIELLA MAGGIO
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Nell’impresa che abbiamo del vivere, molte volte mi sono chiesta il perché qualcuno decida di scrivere. Di fatto il quesito investe per lo più poeti e autori di prosa ma non solo, in quanto la comunicazione scritta, in specie nella nostra epoca telematica, investe ogni campo compreso quello di natura critica da me esercitato e del quale questo libro Saggi Scelti – Volume 1 [I Classici – CTL Editore Livorno, 2021] di Lucia Bonanni rappresenta un ottimo modello.
Durante la prima metà del secolo scorso, in uno studio dedicato a “Che cos’è la letteratura?”, Jean-Paul Sartre dichiarava: «Ognuno ha i suoi motivi: per qualcuno l’arte è la fuga: per qualcuno altro un mezzo di conquista. Ma si può fuggire in un eremo, nella pazzia, nella morte; si può conquistare con le armi. Perché proprio scrivere, effettuare per scritto le proprie evasioni e le proprie conquiste?». Difficile formulare una risposta autobiografica ma per quanto riguarda le opere preferite, in genere riesco a formulare ipotesi attendibili fondate sulla convinzione che la struttura letteraria prescelta, nel volume considerato “esegetica”, pur non potendo e non volendo essere una sorta di specchio delle realtà espresse o di un relativo punto di vista, ne sia in tutte le sfumature una sua valida e calcolata alternativa in cui ognuno può custodire e alimentare ciò che vuole e crede sia opportuno proporre: in primis, è ovvio come autore-autrice, in secondo luogo nel ruolo di colui o colei che ne rappresenta il destinatario prescelto o casuale.
Dunque per quale fortunata circostanza Lucia Bonanni in una vita densa di esperienze ha, come si diceva un a volta, preso “la penna in mano” per condividere il personale concetto del mondo, dell’arte in generale? Forse le è accaduto qualcosa di simile alle tanto amate Laren Simonutti e Anne Sexton delle quali spiega: “Le opere di entrambe sono autobiografiche sempre permeate da senso della realtà, dal comportamento e dalla conoscenza del dolore e talvolta anche della gioia come pure della spiritualità che fa risaltare le loro opere e le identifica a sublimare con una “supreme fiction” che riesce a sublimare e dare stabilità agli elementi negativi che assillano la loro vita interiore e sanno appagare la loro innata creatività”. In effetti la nostra scrittrice nelle vesti di poetessa o di critica suggerisce stati d’animo o situazioni emotive ricche di una spiritualità non comune all’altezza di intrattenere rapporti strettissimi con il microcosmo circostante di Federico G. Lorca: «Descrive la musica della chitarra come un pianto malinconico, sentito all’alba, assimilando lo strumento musicale con il movimento de elementi naturali quali l’acqua e il vento».
D’altro canto appare perfettamente in grado di trascinare con i suoi enunciati parole oltre l’immediato conducendo in un campo semantico sottointeso e non esplicito o scontato come quando analizzando “La favola del figlio cambiato” di Luigi Pirandello, chiarisce: «Nell’azione delle Fatae, altro nome latino delle Parche, esseri magici e spiriti della natura che presiedono il Fato, nel sostituire i bambini, si scorge il senso della vita concepita e attesa al pari di una disgrazia, una malattia, un sortilegio, una sventura. Similmente i neonati sembrano deformi, raccapriccianti quanto i segni della non accettazione e della non significanza di un sentimento vitale».
Certo una tale ossatura logico-intuitiva di messaggio è anche favorita dall’immensità del campo di pertinenza interessato, in quanto è nel giusto Lorenzo Spurio nell’affermare: «Impossibile da elencare qui i numerosi riferimenti e collegamenti che la Bonanni produce a coprire ogni branca del sapere: le Sacre Scritture, la mitologia classica e norrena, la musica classica, il modo folkloristico spagnolo (…)». Al di sopra dell’intero repertorio avanza un intento esegetico letterario, e non solo, adeguato a schivare preclusioni scettiche e pregiudiziali fuorvianti impegnato com’è a costruire conoscenza e comprensione adeguate ad un giudizio critico comunque distaccato e non compromesso con le tematiche culturali affrontate risultando di loro sempre protagonisti, e mai fatalmente condizionato.
Tra le righe di questi saggi riemergono emozionanti e rassicuranti le parole che Walter Binni dedicava negli anni Settanta agli autori in generale elogiandone «Lo sfondo culturale animato dalle preferenze personali (…) quella certa maniera storicizzabile e suscettibile di formare scuola (…) è un gusto che ha radice in una ispirazione naturale che si complica su se stesso».
Quale messaggio principale, in sintesi, si percepisce leggendo quest’opera di Lucia Bonanni? Direi che possa intravedersi- sfumata per un’ineluttabile tensione interiore alla riservatezza, ma in realtà rilevante e perspicace – una coinvolgente icona della condizione della cultura contemporanea la quale matura consciamente grande consapevolezza del passato e del presente insieme alle dolorose fratture (anche recentissime) sempre lì a spingere per l’abbandono, per la resa, ma che noi, ascoltando il consiglio della Bonanni, rifiuteremo: «Così la strada, l’attesa, la solitudine, il silenzio, la stasi del tempo, l’incomunicabilità e l’ignoto sono soglie di verità e apparenza nella continua ricerca di una nozione del mondo, luogo del vivere che possa ridare identità a se stessi per costruire una semantica di relazioni profonde all’intero di quella commedia umana costruita di dimensioni di gestualità e scambi profondi».
CINZIA BALDAZZI
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