“Itinerario Donna – Storie di dolore e di rivincita” a Roma il prossimo 4 giugno

STORIE DI DONNE RACCONTATE ATTRAVERSO

PITTURA, NARRATIVA, POESIA

“ITINERARIO DONNA”

storie di dolore e di rivincita

Roma4giugno
 
 
Roma, mercoledì 4 giugno 2014
Associazione Culturale TRAleVOLTE
Piazza di Porta S. Giovanni 10
Performance alle ore 19
Apertura mostra sino alle 22
 

Una decina di donne. Paesi diversi, epoche e storie diverse, ma accomunate dallo stesso destino: vittime della violenza e della sopraffazione degli uomini, hanno sempre reagito mettendo al primo posto la dignità, il coraggio, la difesa dei propri ideali. Dalle donne ultra famose come Frida Kahlo, Sylvia Plath, Tina Modotti, Camille Claudel, Maria Callas, Jeanne Hebuterne, Sibilla Aleramo, con le loro leggendarie vite, alle donne invisibili, le immigrate clandestine, quelle vittime di tortura, quelle vittime di stupri domestici. Un viaggio tra i ritratti dell’artista livornese Silvia Menicagli, la voce di Mariangela Imbrenda e le pagine degli scrittori Luca Attanasio, Paola Musa e Ilaria Guidantoni, che condurrà l’incontro. Pittura e letteratura, dunque, in questo primo evento artistico promosso da Albeggi Edizioni con il brand AlbeggiArtEvents. Un’ora di performance dalle 19 alle 20 e poi un brindisi con gli artisti e l’esposizione dei quadri aperta sino alle 22. Nella spettacolare cornice dell’Associazione Culturale TRAleVOLTE, in Piazza di Porta S. Giovanni 10 a Roma. Ecco i protagonisti dell’evento:

 

SILVIA MENICAGLI – Il viola, il colore della violenza; il giallo, il colore della gelosia e del tradimento. Questa la linea cromatica dei quadri con cui l’artista livornese Silvia Menicagli si presenta per la prima volta a Roma. Come pittrice ha vinto vari premi: “Provincia di Livorno” (2006), “Premio Damiani” (2009); “Mai in DispArte” (2010); premio Casciana Terme (2011); III° Biennale di arte contemporanea di Viareggio “Burlamacco 2012”. Ha partecipato a numerose collettive di arte contemporanea in varie città italiane ed estere. I suoi quadri sono presenti in collezioni private e pubbliche.

 

LUCA ATTANASIO – Luca Attanasio è giornalista, scrittore, esperto di temi sociali, diritti umani, immigrazione, conflitti, politica estera. Il suo romanzo “Se questa è una donna” ha vinto il Premio Cenacolo del Serafico, novembre 2012 e il Premio Speciale della Giuria, Premio Letterario Nazionale, ‘Scriviamo Insieme’, maggio 2013. Lo accompagna la voce di MARIANGELA IMBRENDA, attrice, critica teatrale e cinematografica, che ha portato in scena il soggetto del libro in diversi teatri di Roma.

 

PAOLA MUSA – Scrittrice, traduttrice, poetessa e paroliere. Una selezione di poesie è stata pubblicata dalla casa editrice Arpanet, recensita da Elisabetta Sgarbi. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Condominio occidentale (Salerno Editrice), selezionato al Festival du Premier Roman de Chambery e al Premio Primo Romanzo Città di Cuneo. Nel 2009 il suo secondo romanzo Il terzo corpo dell’amore (Salerno Editrice). Con Albeggi Edizioni ha pubblicato la silloge ”Ore venti e trenta”.

 

ILARIA GUIDANTONI – Ilaria Guidantoni è giornalista e scrittrice. Ha pubblicato poesie, romanzi e saggi. Esperta di mediterraneo, ha scritto diversi libri sulla Tunisia, in particolare l’ultimo “Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia” pubblicato da Albeggi Edizioni. Il suo ultimo racconto, “Chéhérazade non abita più qui”, è contenuto nel volume “Chiamarlo amore non si può”, un lavoro importante contro la violenza sulle donne e il femminicidio.

 

Ufficio stampa e info albeggi@libero.it tel 340 7461295 – RSVP Associazione TRA le VOLTE tel 06 70491663

La Kogoi Edizioni pubblica “Un dilemma” di J.K. Huysmans

 “Un dilemma” di J.K. Huysmans

Kogoi Edizioni presenta “Un dilemma” di J.K. Huysmans, prefazione di Dario Pontuale e intervento critico di Chiara Pasetti, in libreria da fine maggio e in tutti i digital store.

 

Il libro

10385217_697374723654036_1820410935_nLa vita piccolo-borghese è meschina e ipocrita: il gioco dei soprusi, il sesso come esercizio di potere sono la storia di Sophie che ne “Un dilemma” cade vittima, per colpa di un’eredità, di un uomo senza scrupoli. Ma anche tutto ciò che disgusta può diventare narrazione: la noia come il male, ed ecco allora il campionario delle diverse rappresentazioni de Il mostro che Huysmans ci regala facendoci da guida stravagante nella storia dell’arte. Un racconto lungo e una prosa d’arte in una lingua ricca di parole non comuni, di espressioni popolaresche, d’impreviste metafore. Huysmans ricorda un inquisitore del Medio Evo: mistico e scettico, credente e perverso. Un Poeta visionario capace di tradurre in prosa gli abissi e gli incanti del Bene e del Male che Baudelaire esplorò in poesia. Un libro per chi non ha paura… delle montagne russe dell’anima.

 

L’autore

Joris Karl Huysmans (Parigi 1848 – Parigi 1907), scrittore francese di origine olandese.

Esordisce con una raccolta di poemetti d’imitazione baudelairiana, si allena con lo stile naturalista e poi esplode nel capolavoro con il romanzo Controcorrente che gli assicura un primato nel panorama del Decadentismo europeo.

Dario Pontuale studioso della letteratura Otto-Novecento e autore di saggi su Serra, Montale,

Buzzati, Svevo, Pessoa, Zola. Collabora con diverse riviste di critica letteraria e cura la riscoperta di grandi classici dimenticati (Maupassant, Salgari, London, Stevenson).

 

“Un dilemma” di Joris Karl Huysmans
ISBN 978-88-98455-12-6
Collana: Talismani
Data: maggio 2014
Formato: 21×14
Pag.100 circa
Prezzo Euro 13.00

 

KOGOI EDIZIONI  ha pubblicato “Incontri” di Robert Musil nella Collana Talismani diretta da Dario Pontuale

 Kogoi Edizioni s.r.l. – Ufficio Stampa

via Francesco Catel, 27 / 29 – 00152 Roma

tel. 06/31058600 – fax 06/31058600

 info@kogoiedizioni.com – www.kogoiedizioni.com

Un libro a sostegno dei profughi siriani: “Tu, Siria” di Asmae Dachan e Yara Al Zaitr

Tu, Siria
di Asmae Dachan e Yara Al Zaitr
Communication Project, 2013
ISBN: 978-88-98530-09-0
Pagine: 83
Costo: 10 €
Pubblicazione in favore dell’Associazione ONSUR
 
 
Commento di Lorenzo Spurio

downloadHo conosciuto di persona Asmae Dachan solo recentemente, sabato scorso nel corso di un evento poetico da me co-organizzato a Bologna il cui titolo era “Poesia, parole e musica di liberazione” nel quale alcuni poeti bolognesi hanno letto le loro poesie di chiaro intento sociale e alcune persone, tra cui Asmae, sono intervenute per dare un importante contributo per la conoscenza e la diffusione di gravissime realtà internazionali maledettamente poco note. Asmae ci ha parlato della Siria, del suo paese che porta nel sangue e nel cuore. Un paese che ormai da tre anni è nella morsa di una violentissima guerra civile fatta di devastazione, violenze, bagni di sangue continui, sfollati, profughi, sevizie e stupri. Una guerra dilaniante che corrode l’anima e annera qualsiasi speranza e futuro in uno dei paesi che, come ha ricordato lei, è stata la culla dell’umanità, della vita, della nascita e che stride e fa male con la presente situazione dominata da “corpi che vagano/ di silenzi pieni d’oblio/ di sangue che scorre goccia a goccia/ di battiti immobili/ di rivoli di sudore tra la polvere/ di lamenti di corvo” (35).

Mi hanno molto colpito le sue parole pronunciate con un tono pacato ma chiaramente intrise di dolore per quanto giorno dopo giorno nel suo paese accade senza che l’Europa o i paesi che per la loro forza politico-economica gestiscono il Pianeta facciano nulla per intervenire. La cosa più grave ed odiosa deve essere quella di vivere in una realtà che tace notizie dal fronte siriano o che semplicemente si dimentica di darne notizia perché effettivamente difettano i sistemi di comunicazione che possano far da grancassa al tremendo genocidio che sta martoriando il paese ormai da troppo tempo. Come in ogni guerra ci sono sempre le logiche geopolitiche, gli interessi economico-finanziari e tanto altro in mezzo che non consentono ai paesi che di fatto si trovano fuori dall’orbita della guerra, di poter intervenire, tentare una tregua o comunque sia instituire delle azioni volte alla salvaguardia e all’appoggio dei repressi, degli esuli, del popolo che soffre ogni giorno sulla sua pelle la morte propria o dei suoi cari, le mutilazioni, lo scoppio di bombe, rappresaglie, violenze indicibili, stupri, stermini, offese e che si vede denigrare ed usurpare la coscienza.

Chiaramente non è solo la Siria che oggi è in una guerra silenziosa (perché volutamente silenziata e obliata), ma lo sono una serie di altri paesi, regioni, realtà locali in tutto il mondo e lo sono per motivi diversi: di razza, di religione, di dominio linguistico, culturale, per ragioni storiche, per mire espansionistiche, per ragioni meramente commerciali e finanziare o anche per tutte le ragioni insieme. Non è solo la Siria ad essere martoriata in silenzio e a morire, ma è importante e necessario che si parli di quanto in questi posti del mondo, seppur a noi distanti per geografia, cultura e grado di sviluppo, accade. Ed è per questo che Asmae Dachan assieme alla giovanissima Yara Al Zaitr, nutrici di un dolore totalizzante che mai si sopirà finché in Siria non cambieranno i destini della povera gente, hanno deciso di scrivere un libro, Tu, Siria, in cui tra commenti critici di altri scrittori, loro poesie e prose poetiche (quelle di Yara Al Zaitr) descrivono la Siria con gli occhi di chi la porta nel cuore e la vede morire lentamente giorno per giorno. Da una testimonianza di una madre di Idlib datata 20 agosto 2013 nel libro leggiamo:

 

“[La mia bambina] se ne è andata con gli occhi aperti: due piccoli fari che ora non brilleranno più. Sono rimasta a guardarla per ore, stringendola tra le mie braccia, pregando che cadesse un’altra bomba per morire con lei. Hanno portato via la mia anima e adesso sono un corpo vuoto. Un genitore non deve sopravvivere ad un figlio. Adesso la sogno mentre suona per gli angeli” (25).

 

imagesSono poesie dai toni forti e pregne di sofferenza che trasmettono la disperazione, la derelizione dell’uomo, il dominio indiscusso della violenza anche se, pur trattandosi di “poesie di guerra” non c’è quell’odio rancoroso, quella voglia di vendetta e quella disperazione che si arma della minaccia e della polemica. Il loro canto accorato si sposa con il desiderio di libertà (di cui Yara Al Zaitr scrive “Non è del despota il vessillo vincitore/ ma dell’eroico popolo della libertà/ che nel martirio è risorto trionfatore”, 64), di quella dimensione sociale che si addica alla normalità del buon vivere e che rispetti la dignità di tutti. Nelle poesie delle due donne non si chiama mai in causa direttamente i fautori del male, non si nomina il dittatore e non si delinea con intenzione chi sta dalla parte contraria del popolo, chi la guerra la comanda, la gestisce e si arroga di fronte a Dio di dar la morte agli uomini, inermi e inconsapevoli, prima del loro naturale compimento terrestre. C’è chi sostiene che le poesie di guerra sono tutte uguali perché motivate tutte da una condizione di spersonalizzazione dovuta al regime, da un odio lancinante, dalla tragicità delle descrizioni e dalla cupezza delle immagini. Non è vero. In queste poesie di Asmae e Yara dove il sangue tinge la purezza dei gelsomini di Aleppo, non c’è solo morte e distruzione, ma anche un canto alla vita e una fede nel miglioramento affinché ci si avveda delle spietate decisioni di alcuni e ci si convinca che, ricchi o poveri, sostenitori o dissidenti di un’idea, abbiamo tutti diritto alla vita e al sacrosanto rispetto di questo dono.

La ricchezza umana di donne come Asmae e Yara che convivono con un dolore continuo è talmente grande che con questo libro hanno deciso di svelarci una delle pagine più nere della nostra cronaca odierna, poco conosciuta perché della quale poco si parla ma anche perché della quale poco ci si interessa (ci sono interi blog sia in italiano che in inglese che si dedicano univocamente al dramma della Siria con foto, resoconti, documenti e tanto altro). Affinché il tutto non resti nel dimenticatoio (il che significherebbe che noi uomini di altri paesi mostreremmo un atteggiamento indifferente e dunque connivente alla logica dei despoti), l’informazione su tali realtà è necessaria e doverosa.

images (1)L’intero ricavato della vendita di questo libro andrà all’ONSUR – Campagna Mondiale di Sostegno al Popolo Siriano (www.onsur.it), consapevoli che con la lettura di questo libro si spalancheranno visioni diverse sul mondo del quale potremmo avere una maggior comprensione.

C’è molto da dire su questo libro perché esso è molte cose allo stesso tempo: testo letterario perché contiene poesie di pregiata forma e contenuto, ma soprattutto canto di sdegno in cui la distruttività del silenzio ha una eco dolorosissima, poesia di denuncia, arma non violenta di lotta e d’espressione, bandiera che anela a sventolare leggiadra senza dover conoscere le stringenti fasce nere del lutto.

  

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 20.05.2014

Una importante novità per gli amanti dell’epica: “La mitologia del Kalevala” in una nuova edizione critica

Comunicato Stampa

Uno dei più dettagliati studi interdisciplinari sul Kalevala, il grande poema epico finlandese della natura e della parola creatrice

 

la_mitologia_del_kalevala (1)Il Kalevala, poema epico-magico basato sui canti popolari (runolaulut) raccolti e trascritti da Elias Lönnrot nelle sue spedizioni etnografiche in Carelia, provocò già alla sua prima edizione, il 28 febbraio 1835, una reazione entusiastica presso il pubblico erudito europeo. Nel periodo di massimo splendore del movimento nazional-romantico venne acclamato come un capolavoro poetico nato spontaneamente in seno al popolo finlandese e, da allora, la sua fortuna è cresciuta fino a diventare un fenomeno planetario. La mitologia del Kalevala, traduzione italiana del fortunato libroKalevalan maailma, del professor Juha Pentikäinen, affronta questounicumnella storia del folklore e della letteratura attraverso un approccio multidisciplinare capace di offrire, sia allo specialista sia al semplice curioso, una visione d’insieme affascinante e per molti aspetti innovativa sulle peculiarità del mito, dello spirito e della cultura finlandesi; peculiarità che hanno reso possibile a Lönnrot la creazione di un poema oggi considerato patrimonio dell’intera umanità.

Il libro di Pentikäinen rivela i complessi processi culturali che hanno reso ilKalevalaun mito esso stesso: la nascita degli studi folklorici e mitologici in Finlandia, le personali idee di Elias Lönnrot e i suoi viaggi etnografici, l’importanza dei più celebri cantori, il successo delKalevalain patria e all’estero, l’importanza del poema per il futuro movimento indipendentista. L’interpretazione di Pentikäinen, il quale ha svolto ricerche approfondite con gli sciamani lapponi e siberiani, evidenzia l’importanza dei contenuti magici e sciamanici nell’epica finnica.

LaMitologia del Kalevalaè diventato un classico non solo per coloro che sono interessati alla mitologia finnica, ma anche per chi vuole comprendere il ruolo dell’epica nelle complesse dinamiche culturali del Romanticismo.

Il testo, curato da Vesa Matteo Piludu, è arricchito da un imponente corredo di note e appendici.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

TITOLO:La mitologia del Kalevala
Titolo originale dellʼopera:Kalevalan maailma
AUTORE:Juha Pentikäinen
Traduzione in italiano:Vesa Matteo Piludu
CURA:Vesa Matteo Piludu e Dario Giansanti
EDITORE: Vocifuoriscena
GENERE: Saggistica
PAGINE: 422
ISBN: 9788890972638
COSTO: 15,80 €
Link diretto alla vendita
 

 

Juha Pentikäinenè professore di etnografia nordica presso l’Università della Lapponia di Rovaniemi. È fondatore del dipartimento di Scienze delle religioni dell’Università di Helsinki. Le sue pubblicazioni includono più di 30 libri, 250 articoli scientifici e 15 film. Citiamo:Shamanism and Culture(1997),Northern Religions and Shamanism(1992),Uralic Mythology and Folklore(1989),Shamanhood. Symbolism and Epic(Budapest: 2000),Shamanhood. The Endangered Language of the Secret Knowing(Oslo 2003),Sulle tracce della renna del cielo. Scritti sullo sciamanesimo nordico,scritto in collaborazione con Anna-Leena Siikala (Bulzoni, Roma 2007).

La “Recherche” di Proust secondo Ninnj Di Stefano Busà

Marcel Proust e la sua Recherche del tempo perduto: A’ l’ombre des jeunes filles en fleurs

a cura di Ninnj Di Stefano Busà

 

downloadDiciamo subito, che nei primi decenni del Novecento la Francia continua ad avere grande seguito in quel ruolo di guida culturale dell’Europa, che ha già impersonato negli ultimi decenni del secolo precedente. L’autore che ha avuto un ruolo preminente per lo sviluppo delle letterature europeiste, per la validità significante dei suoi risultati, per l’influenza, infine, che avrebbe rappresentato per tutta la narrativa europea è Marcel Proust.

Nato a Parigi nel 1871 da famiglia agiata, ma non ricchissima borghesia. Dopo un’infanzia tormentata da un’asma che lo avrebbe condannato per l’intera esistenza, segue assai irregolarmente gli studi.

Più tardi nel 1880 inizia a frequentare i salotti mondani, ricercato per le sue qualità di fine parlatore, i suoi vezzi da dandy, coi quali contribuisce a creare una certa raffinatezza e attrattiva nei luoghi di frequentazione.

Alla morte della madre alla quale era legatissimo, Proust inizia il grande ciclo narrativo: Alla ricerca del tempo perduto a cui  è legata la sua fama.

L’opera è composta da tre parti. La prima parte, rifiutata da Andre Gide, viene respinta dall’editore Gallimard, poi stampata in proprio dall’autore stesso, nel 1913. La seconda: All’ombra delle fanciulle in fiore, presa in esame in questa introduzione, ottiene il premio Goncourt  nel 1919.

Successivamente le altre parti vengono pubblicate dopo la sua morte, avvenuta nel 1922. Tutta l’opera comprendente più di tremila pagine, si articola in sette parti e si conclude con una illuminazione che è anche una dichiarazione di poetica: fissare con la creazione artistica i momenti del passato equivale a recuperare il tempo perduto (Il tempo ritrovato).

Pur trattandosi di un’opera estremamente originale, la critica ha indicato per la Recherche alcuni fondamenti culturali della tradizione francese.

Per primo l’entroterra culturale, con una produzione memorialistica e diaristica di tanti autori tra il Seicento e il Settecento che hanno descritto il loro ambiente dal di dentro, con dovizia e ricchezza di dettagli. Proust infatti si mostra molto attento ai costumi del tempo che ne determinano il sapore, il clima, il soggettivismo, le ambientazioni del mondo reale e sociale. La sua attività di scrittore  e frequentatore dei salotti-bene di Parigi si snoda nel periodo compreso tra la repressione della Comune di Parigi e gli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale; egli seppe cogliere in pieno, dunque, la trasformazione della società francese del suo tempo, con la crisi dell’aristocrazia e l’ascesa della borghesia durante la Terza Repubblica francese.

Proust ci dà un’approfondita rappresentazione del mondo di allora e della modificazione sociale del periodo storico cui appartengono le sue opere. L’importanza di questo scrittore è tuttavia legata alla capacità espressiva della sua scrittura che si autodetermina e si sviluppa nella sua potenza narrativo-introspettiva, nelle minuziose descrizioni dei processi interiori, attraverso i filamenti sottili di una psiche legata al ricordo e ai sentimenti; la Recherche infatti è un viaggio nel tempo e nella memoria che si snoda tra vizi e virtù, tra realtà e fantasia, tra aristocratiche dissolutezze e simbolismi filosoficamente compiaciuti di un più “nuovo” sentire.

L’indagine analitica sui suoi scritti ci mostra la sua abilità psicologica di meticoloso e vigile indagatore dell’animo umano. Più precisamente, Proust prende in rassegna i sentimenti, le suggestioni, le emozioni attraverso la lente dei moralisti del Seicento francese, fino a giungere al romanzo psicologico di fine Ottocento.

Inoltre nella sua scrittura si riscontra la filosofia di Bergson, con la teorizzazione del tempo interiore, del “tempus”-rivisitatio-  visto e indagato nella sua essenza (o veste) di Comedia umana, come durata temporale, e infine, tutte le conquiste della poesia francese di fine ottocento, che avevano portato alla valorizzazione delle “corrispondenze” come egli le definisce, ovvero, dei reconditi rapporti tra gli stati d’animo e la natura, tra l’evocativa, analogica assemblee emotivo/psicologica e le connotazioni naturali del genere umano, che si differenziano in ognuno.

Già Bergson aveva parlato di coscienza interiore, cioè di una coesistenza tra il passato e il presente proprio in riferimento alla caratterizzazione dell’essere. Proust ritiene vi siano due stadi, due gradi di recupero possibile della coscienza e ne distingue soprattutto due: memoria volontaria e memoria spontanea.

La prima richiama tutti i dati del passato, pur se in termini logici, senza restituirci sensazioni, suggestioni, sentimenti che in una  determinata circostanza vi appaiono irripetibili; la memoria spontanea (o sensoriale), riferita soltanto a un amarcord dei sensi, si caratterizza come un revival della felicità protetta nell’intimo della psiche: un profumo, un sapore, una musica, un suono, una nota, un tramonto che riportino l’occasionale analogico, ovvero la “casuale” sensazione di un momento cronologico, la qual cosa, sì, ci rituffa nel passato, ma senza riferimento logico: una sorta di <sentire> a distanza ravvicinata, (a pelle), un tentativo di far rivivere impressioni e atmosfere di un tempo andato, di un ricordo sopito o accantonato, (non del tutto rimosso).

È questa la famosa teoria dell’intermittenza del cuore per il recupero memoriale dei sensi, una vera e propria (re)incarnazione della propria identità passata, che diventa sollecitazione dei sensoriale somatico della psiche richiamando in superficie l’invito a ritornare al passato, (apparentemente) tempo perduto, (mai rimosso), che si presenta come un reverie un de ja vu momentaneo, che non ha nulla della cancellazione definitiva di memoria, perché permane dentro di noi, persiste nell’inconscio e, all’occorrenza, riaffiora in superficie, riappropriandosi delle sensazioni provate o delle suggestioni mai dismesse. Proust con le sue opere riprende in mano lo studio della psicologia e la fa rivivere nei suoi romanzi come la trama e l’ordito, che determinarono la vena letteraria del suo repertorio, ma successivamente ne caratterizzarono l’impianto  logico, dopo di lui. Si tratta dunque di un recupero memoriale che interpreta la creazione artistica, come coscienza di sé, trattasi di una forma perfettibile (se non perfetta) di realtà che orienta a quel paradiso (perduto), cui fa riferimento il narratore.

Critici che dedicarono molta attenzione a Proust sono stati i nostri: Giacomo De Benedetti, Giovanni Macchia, Pietro Citati, Giovanni Raboni, Franco Fortini.

Quest’ultimo che fu uno dei critici più accreditati agli studi di Proust ritenne che egli proseguisse in un discorso tutt’altro che lineare, senza ordine cronologico normale, né logico, tra passato e presente, in un andirivieni movimentato, a rembour, e con una narrazione che non segue il ritmo usuale, perché questi passaggi o transizioni creano vere sospensioni, ritardi, intervalli, effetti d’eco e variano continuamente, senza assumere precise connotazioni, cronologie e forzature, tra i rapporti umani e gli eventi. Anche se questo suo stile basato sull’altalenante impiego del tempo/spazio, è spesso rivolto al caos di successioni mnemoniche o sensazioni improvvise, si delinea lucido e acuto, votato tuttavia ad evocare un “sentire”, che obbedisce al sapiente gioco delle “rispondenze”, quasi ad un reciproco integrarsi tra un evento e l’altro, tra un velocissimo sguardo e la parola.

In tutta la Recherche s’incrociano vari piani psicologici. In Proust l’interesse si sposta dal personaggio alla dinamica del gioco, dalla coscienza alla psicologia strategica di un processo retrospettivo memoriale quasi yunghiano, su cui si porranno altri analisti del pensiero: Joyce soprattutto e tanta parte della narrativa del Novecento, che si concluderà col famoso flusso di coscienza. Proust ha ricreato il mondo del romanzo dal lato della relatività immaginifica, dando per la prima volta una matrice connotativa alla letteratura di fine secolo; un equivalente teorico della fisica moderna (E. Wilson). In realtà la Recherche è un’opera assai complessa, una straordinaria e suggestiva discesa agli inferi della coscienza dell’essere, che nel riappropriarsi del meccanismo che introduce ai meandri della complessa macchina umana, ne fa una ricognizione dettagliata, una rivelazione in progress, ricreando il romanzo alla maniera di cui, infine, disporrà l’arte narrativa dell’intero Novecento.

Da più parti ci si è chiesto da dove è venuto questo fortunato titolo, molto azzeccato in verità, perchè è divenuto quasi una locuzione proverbiale della sua scrittura. Pare gli sia stato suggerito dall’amico Marcel Plantevignes.

Nella simbologia proustiana, le “fanciulle” costituiscono un perfetto ed esemplare connubio, tra il mondo turbativo degli elementi esterni e “la felicità sconosciuta e pur possibile nella vita”, attraverso di esse si dipana e acquista splendore e turgore quel mondo esemplarmente sognato, facendo scatenare tutto il virtuosismo dialettico e linguistico proustiano: certi luoghi, certi soggetti, certi paesaggi che sono la caratterizzazione delle Fanciulle fanno emergere nel lettore tutta la stupefazione per la Bellezza della natura.

Esse vengono designate di volta in volta come “uno stormo di gabbiani”, “una luminosa cometa”, “una bianca e vaga costellazione”, “un’indistinta e vaga nebulosa”,”una rosea infiorescenza” etc, insistendo sui dettagli, sulle sottili interconnessioni, sui dialoghi, sulle presenze fascinose e sublimi di Albertine, Andrée, Gisele e Rosemonde.

Balbec è il luogo-simbolo, il teatro (per così dire) delle scene che  i protagonisti della storia si apprestano ad impersonare, ciascuno per proprio conto, attraverso le tendenze, le stravaganze, i vizi e i difetti delle variegate figure.

Lo stesso scenario “marino” ambienta una rappresentazione di quello che, secondo la tendenza artistica del secolo, costituisce la pittura impressionista.  

Credo che queste siano alcune osservazioni che vanno proposte per l’approccio alla lettura de la Recherche.

Proust ha (ri)creato il mondo del romanzo dal lato della –temporalità relativa – , con una ricognizione libertaria e caotica del genere umano e dei suoi meccanismi di difesa (della  psiche), entrando nei labirinti dell’animo come nessun’altro narratore, con le proprie frustrazioni, le proprie insicurezze, gli indugi, le complesse manifestazioni edonistiche dell’uomo,

le parvenze rarefatte e sottili della coscienza, soprattutto rivolte alla fisionomia dei personaggi, al loro labirintismo, la qual cosa li porta ad affinare immagini, a evidenziare e metabolizzare circostanze, episodi e avventure, tali da rievocare e portare alla luce ambienti, persone, stati d’animo, profumi, odori e sapori dell’infanzia: un tempo perduto viene così ritrovato; il resto: l’esteriorità minutamente descritta nei dettagli fornisce agganci per comprendere il difficile meccanismo che entra in gioco nella coscienza dell’essere, quando viene fagocitata dall’esterno.

Vi sono pagine mirabili e fondamentali nell’opera di Proust, in cui egli indaga con stile raffinato e insieme con la precisione di un bisturi la capacità di esprimere le più impalpabili, minute e segrete sfumature del genere umano.

Il suggestivo: All’ombra delle fanciulle in fiore è il terzo titolo della raccolta (1919) e ne rappresenta la tappa essenziale, una sorta di riferimento fondamentale di tutta l’opera. In questo volume sono tanti i risvolti psicologici, gli orli, i nodi, le pieghe,  le dritte e i rovesci, gl’incantamenti che vi si riscontrano.

Ogni avvenimento è scandito secondo le luci, le ombre, i chiaroscuri, i colori, i ritmi delle ore, una sorta di reverie che sa scatenare, alla luce di una lettura accurata e attenta, tutti i sommovimenti della sapienziale e filosofica struttura linguistica.

In tutta l’opera lo scrittore ci dà mostra di sé, del suo approcciarsi ormai ai livelli di scrittura degli autori considerevoli e professionalmente più preparati, un mondo fin lì sognato, (poterli eguagliare!), quasi desiderio inaccessibile, per l’incrociarsi di eventi e accadimenti che segnano la scrittura dei grandi narratori e ne marcano profondamente la vena.

L’entroterra culturale dell’autore si rivelò in grado di sfondare la cortina di nebbia, tale da segnare la sua identità artistica di narratore come pochi altri. Nessun’altro infatti aveva mai scritto in prima persona quanto Proust. La sua vena risulta assolutamente sterminata nei dettagli, nelle piccole, inafferrabili arguzie dei retroscena umani. Le 4.870 pagine de la Recherche potrebbero bastare a far conoscere l’ampiezza della vasta gamma dei sentimenti che albergano nella psiche.

Proust si rivela immenso, penetrarlo è un’impresa non facile. L’astrattezza dei pensieri, delle immagini viene continuamente mossa da una sorta di circonvoluzione cerebrale, con una trama fitta, ma sottile, che dà ampio respiro alle sensazioni, anche meno significative, ve ne diamo es: “…le ragazzine che avevo scorto procedevano leste, con quella destrezza dei gesti che nasce da una perfetta scioltezza del corpo e da un disprezzo sincero per il resto dell’umanità, procedevano leste, senza esitazione né rigidità, compiendo esattamente i movimenti voluti, in una piena indipendenza reciproca di tutte le membra, mentre la maggior parte del corpo conservava quell’immobilità così notevole nelle buone ballerine di valzer”. 

Se letto con calma, All’ombra delle fanciulle in fiore evidenzia tutta la potenza introspettiva e il glamour dell’intero repertorio proustiano, delineandosi come un classico dalle splendide e indimenticabili descrizioni, che il narratore investe di grande humor e più dettagliatamente delineandone le attese dell’alta società francese del suo tempo, avendone individuato spesso le vicissitudini amorose, i gesti, i dialoghi,  e interpretandone vizi e virtù. Questo romanzo apre a sfondi metafisici e filosofici finora mai eguagliati. Ad es. la conclusiva descrizione dell’ultimo giorno vacanziero: “il giorno d’estate ch’ella [la domestica] scopriva sembrava altrettanto morto e immemorabile d’una sontuosa e millenaria mummia che la nostra vecchia domestica avesse liberata con cautela da tutte le sue fasce, prima di farla apparire, imbalsamata nella sua veste d’oro”).

Un’opera come poche, allora, che predilige il dipanarsi della narrazione in mille rivoli introspettivi, e appare (ir)rrisolta, per certi aspetti analogici che guardano ai dettagli, ma pur sempre, senza il frammentarismo in cui si può facilmente cadere. Tutto sembra avvenire come quando si osserva un panorama col binocolo, molto ravvicinato o molto distanziato dall’oggetto in esame, oppure, si capovolge l’immagine che diviene altro da sé: la visione allora prende la forma di un caleidoscopio che guarda al puzzle occasionale, alla realtà virtuale e chiude in un corteggiamento tutte le altre forme e, nello stesso tempo, scopre l’impossibilità di trovare la felicità che cerca nell’amore, poiché esso rimane compresso tra i propri limiti e la natura stessa dell’individuo che v’interagisce.

Tutta l’opera è un capolavoro della letteratura francese.

Per Marcel Proust il recupero del passato e la creazione artistica coincidono, si combaciano, fin quasi a colmare la brevità illusoria del tempo, forse anche a recuperarlo, a conservarne aromi e freschezza dentro l’anima che è tutta attraversata dal desiderio della giovinezza fuggitiva, ritenendola parabola stessa della vita, in un percorso di relatività spirituale, ancorché biologico e naturale della specie.

 

Milano, giugno 2013                                                                                                                                                   Ninnj Di Stefano Busà

Sabato 22 marzo a Como il Festival della Poesia “Europa in versi”

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Europa in versi

Quarta edizione del Festival di Poesia

 

22 marzo 2014

Villa del Grumello, Como

 

IL SUONO E IL SENSO: UN’ORIGINE COMUNE

 

Sabato 22 marzo, a partire dalle 14.15, si terrà a Villa del Grumello a Como, Europa in versi. Il suono e il senso: un’origine comune”, festival di poesia organizzato da La Casa della Poesia di Como.

Nella quarta edizione del festival, poesia e musica si fonderanno in un insieme armonico di parole e suoni: i linguaggi della poesia e della musica hanno, infatti, un’origine comune e sono da sempre legati da ritmo, armonia e suono.

Questa edizione di “Europa in versi” intende offrire al pubblico la possibilità di recuperare, capire e apprezzare le analogie e le differenze che da sempre caratterizzano questi due ambiti dell’arte. Come ogni anno, saranno invitati a leggere le loro poesie alcuni tra i maggiori poeti contemporanei italiani, tra cui Giuseppe Conte, Ida Travi, e Mario Santagostini. Ad essi si aggiungeranno i poeti stranieri: Luisa Castro, José María Micó, con il recital “Caleidoscopio” (poesie musicate dall’autore e interpretate dalla cantante Marta Boldú), Juan Vicente Piqueras che reciterà le sue poesie accompagnato dal violino del famoso e versatile musicista Jamal Ouassini e il poeta João Carlos Nunes Abreu dalla Penisola Iberica; Doris Kareva dall’Estonia; Tuğrul Tanyol dalla Turchia; Andrey Alyakin e il grande poeta, traduttore e critico letterario Evgenij Solonovich dalla Russia. Nella sezione dedicata ai giovani poeti saranno presenti Anna Belozorovich e Laura Di Corcia.

Il Festival sarà introdotto da personaggi di spicco del mondo della cultura italiana tra cui Giovanni Tesio, filologo e critico letterario e Maurizio Cucchi, poeta. Interverrà Vincenzo Guarracino, critico letterario.

Inoltre, anche quest’anno, Mario Santagostini terrà una “Bottega di poesia”, offrendo un parere gratuito e preziosi consigli a tutti coloro che scrivono versi. Alla bottega di poesia è necessario iscriversi telefonando al numero 344.0309088 oppure via mail all’indirizzo lacasadellapoesiadicomo@gmail.com.

“Europa in versi” raggiungerà anche il pubblico dei più giovani, facendo leva sulla sensibilità nei confronti di due linguaggi che per le loro caratteristiche suscitano emozioni e stimolano curiosità intellettuale. Questa edizione, infatti, coinvolgerà anche i Docenti e gli allievi del Conservatorio “G. Verdi” di Como: gli studenti del Dipartimento di Musica Elettronica riprodurranno brani acusmatici composti sul timbro della voce di ciascun poeta, mentre quelli dei corsi di Musica Classica eseguiranno brani liederistici. Ci sarà un intervento del coro diretto dal giovane Direttore d’Orchestra e compositore Alessandro Cadario e brani di musica lirica interpretati dal soprano Consuelo Gilardoni. Non mancheranno poi i cicli di lezioni sulla poesia e sulla musica dedicati agli alunni delle scuole superiori della città, che termineranno con il consueto incontro tra gli studenti e i poeti che partecipano al Festival.

Infine, gli studenti dell’Università dell’Insubria saranno coinvolti nell’organizzazione dell’evento e avranno anche il compito di accogliere i poeti e il pubblico.

 

Ingresso libero.

 

 

Programma

 

22 Marzo 2014

Villa del Grumello, Via per Cernobbio 11, Como

 

10.00 – 12.00: Incontro tra i poeti e alcune classi degli Istituti Superiori di Como presso l’aula magna dell’Università degli Studi dell’Insubria (sede di Sant’Abbondio)

 

14.15 Introduzione dei lavori da parte di Laura Garavaglia, poetessa e presidente de La Casa della Poesia di Como.

 

14.30 Rapporto tra musica e poesia: Poesia, “cantare senza musica” a cura di Giovanni Tesio, filologo, critico letterario e giornalista culturale

Professore ordinario di letteratura italiana all’Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro” (sede di Vercelli), ha pubblicato alcuni volumi di saggi (l’ultimo, Novecento in prosa, nel 2011), antologie e monografie. Ha curato testi, tra cui la scelta dall’epistolario editoriale di Italo Calvino, I libri degli altri (Einaudi). È appena uscito il libro-breviario I più amati (Interlinea): un “elogio” della lettura, della letteratura, della poesia. Da trentacinque anni collabora a La Stampa e a Tuttolibri. È condirettore della collana Biblioteca del Piemonte Orientale e della rivista Letteratura e dialetti.

 

La voce dei Poeti

 

15.00 – Doris Kareva, una delle voci più significative della poesia estone

Nata a Tallinn, si è laureata all’Università di Tartu in filologia romanza e tedesca. Ha lavorato in maniera non continuativa, dal 1978, e tuttora lavora, per il settimanale Sirp. È stata Segretaria nazionale della Commissione nazionale Estone per l’UNESCO. Ha pubblicato sedici libri di poesia e uno di saggi. Ha ricevuto due premi nazionali per la cultura nel 1993 e nel 2005 e numerosi premi letterari e l’ordine della Stella Bianca nel 2001. La sua poesia è stata tradotta in più di venti lingue europee e orientali. A sua volta ha tradotto poesia, teatro e saggi.Tra le varie pubblicazioni: L’Ombra del Tempo (Gattomerlino, 2011).

 

La poetessa sarà presentata da Piera Mattei

Nata a Roma, dopo gli studi di filosofia si è dedicata al cinema e al teatro e ha lavorato nell’ambito del giornalismo culturale e dello spettacolo. Attualmente si occupa di letteratura come autore, traduttore e critico. È direttrice della collana di poesia della Gattomerlino Editore. Tra le varie raccolte di poesia pubblicate ricordiamo: La Materia Invisibile (Manni, 2006); L’equazione e la nuvola (Manni, 2009); Le amiche sottomarine (Passigli, 2012). Tra i libri di racconti: Umori regali (2001); Nord (2004); Melanconia animale (2008).

 

15.15 – Musica

La Casa e il Mare (2014), brano acusmatico composto da Francesco Rossini su reading di Doris Kareva, Maja mere ääres

 

Lorenzo Morandotti, giornalista e poeta presenta Donatella Bisutti e Giuseppe Conte

 

15.20 – Donatella Bisutti

Nata a Milano, è poetessa, critica letteraria, narratrice, traduttrice di poeti dal francese e giornalista professionista. Ha collaborato in particolare alla collana I grandi di tutti i tempi (Mondadori) e ha tenuto per otto anni una rubrica di poesia sulla rivista Millelibri (Giorgio Mondadori editore). Ha fondato e diretto la rivista Poesia e spiritualità. Tiene una rubrica di poeti italiani all’estero sulla rivista Poesia. In poesia ha pubblicato: Inganno Ottico (Società di poesia Guanda, 1985, Premio Montale per l’inedito); Penetrali (Boetti & C, 1989); Violenza (Dialogolibri, 1999); La notte nel suo chiuso sangue (ed. bilingue, Editions Unes, 2000); La vibrazione delle cose (ed. bilingue, SIAL, 2002); Piccolo bestiario fantastico (Viennepierre edizioni, 2002); Colui che viene (Interlinea, 2005, con prefazione di Mario Luzi); Rosa alchemica (Crocetti, 2012); Un amore con due braccia (Lietocolle, 2013). È in corso di pubblicazione per Aragno, nella collana curata da Giovanni Tesio, la raccolta di poesie Dal buio della terra. Molti suoi libri hanno ricevuto importanti premi letterari. Ha inoltre pubblicato saggi sulla poesia tra cui L’albero delle parole (Feltrinelli, 1979); La poesia salvala vita (Nuova edizione Feltrinelli, 2009); Le parole magiche (2008) e La poesia è un orecchio (Feltrinelli, 2012).

 

 Maria Rita Molteni, Presidente Università Popolare di Como presenta Tuğrul Tanyol

 

15.40 – Tuğrul Tanyol, uno dei maggiori rappresentanti della poesia in Turchia

Nato a Istanbul, è poeta, critico e saggista. Nel 1985 ha vinto il premio Necatigil per la poesia. Ha scritto sette libri di poesia e numerosi recensioni e saggi tra cui: Elinden Tutun GünüCatch the Day by its Hand” (1983); Ağustos DehlizleriThe Labyrinths of August” (Necatigil Prize, 1985); Sudaki AnkaThe Phoenix in the Water” (1990); Oda MüziğiChamber Music” (1992); İhanet Perisinin Soğuk SarayıThe Cold Palace of the Faithless Nymph” (1995) followed by Büyü BittiThe Magic Has Gone” (2000). Tutte le precedenti raccolte sono state pubblicate nel libro Collected poems 2000-1971 (Yapı Kredi Publishing House). Le sue poesie sono state tradotte in spagnolo, inglese e francese ed è stato il primo poeta turco a prendere parte al festival di poesia Trois Rivières in Quebec.

 

16.00 – Musica

Bilinmeyeni (2014), brano acusmatico composto da Fabrizio Savio su reading di Truğul Tanyol, Sudaki anka

 

16.05 – Serie Dichterliebe di R. Schumann eseguita da Sarah Tisba (soprano) e Marco Montefusco (pianoforte), allievi del Conservatorio “G. Verdi” di Como.

 

16.30 – Mario Santagostini, poeta e critico letterario

È nato e vive a Milano. Ha pubblicato, tra gli altri, Uscire di Città (Ghisoni, 1972; Stampa, 2012); Come rosata linea (Società di poesia, 1981); L’Olimpiade del ’40 (Mondadori, 1994); L’idea del bene (Guanda, 2001); La vita (Lietocolle, 2004); Versi del malanimo (Mondadori 2007); A. (Lietocolle, 2011); Il vento, ma inteso come forma di vita (Quaderni di Orfeo, 2011); Uscire di città (Stampa, 2011). È in corso di pubblicazione per Mondadori la raccolta Felicità senza soggetto. Ha inoltre scritto il saggio Manuale del poeta (Oscar Mondadori). Ha tradotto dal latino (Inni Ambrosiani, Inni cistercensi) e dal tedesco (Goethe, Kleist, Chamisso). Ha collaborato e collabora alle pagine letterarie e artistiche di vari quotidiani e periodici.

 

16.45 – Euvgenij Solonovich, poeta, critico letterario, il maggior traduttore della poesia italiana in russo

Nato a Simferopol, si è laureato in lingue nel 1956 all’Università di Mosca, dove attualmente vive. È docente presso l’Istituto Universitario di creazione letteraria di Mosca, dove insegna traduzione letteraria dall’italiano al russo. Poeta, italianista, critico e traduttore letterario, si è occupato della traduzione in russo di poeti italiani dal Medioevo in poi, fino ai classici del Novecento e ai contemporanei. Ha tradotto anche alcune opere di narratori e commediografi italiani, tra cui Landolfi, Pratolini, Fenoglio, Sciascia, Camilleri, De Filippo. Ha ricevuto molti importanti riconoscimenti e vinto numerosi Premi Letterari: Professore Honoris Causa dell’Università degli studi di Siena, dottore Honoris Causa dell’Università “La Sapienza” di Roma, Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana, Premio Nazionale per la Traduzione del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Premio Montale, Premio Mondello, Premio alla carriera del Festival di Lugano “Poestate”, Premio Gogol’, Premio “Master” e altri riconoscimenti in Italia e in Russia. In poesia ha pubblicato Oktijabr (2012, n. 11). Delle traduzioni ricordiamo: Francesco Petrarca, Izbrannaja lirica (Liriche scelte, Mosca, 1970); Eugenio Montale, Izbrannoe (Antologia, Mosca, 1979); Dante, Petrarca, Lirika (Liriche, Mosca, 1983); Ital’anskaja poezija v pervodah Evgenija Solonoviča (Poeti italiani tradotti da Evgenij Solonovich, Mosca, 2000, 2002); Maria Luisa Spaziani, Stichotvorenija (Poesie, Mosca, 2004); Francesco Petrarca, Pod sen’u lavra (Sotto un verde lauro, Mosca, 2005); Andrea Camilleri, Telefon (La concessione del telefono, Mosca 2006); Eugenio Montale, Dinarskaja babočka (Farfalla di Dinard, Mosca, 2010); Giuseppe Gioachino Belli, Rimskie sonety (Sonetti romaneschi, Mosca, 2012); Francesco Piccolo, Minuty budničnogo sčastja (Momenti di trascurabile felicità, Mosca, 2012).

 

In collaborazione con Festival POESTATE Lugano fondato e diretto da Armida Demarta

 

17.10 – Musica

Sull’onda segreta (2014), brano acusmatico composto da Brian Burgan su reading di Euvgenij Solonovic, Traducendo Montale

 

17.15 – La poesia, la musica a cura di Maurizio Cucchi

Nato a Milano, dove vive, è poeta, narratore, critico letterario e traduttore di classici dal francese, tra cui tutta l’opera di Stendhal. Ha esordito nel ’76 con Il Disperso (nuova ed. 1984) a cui sono seguite numerosi libri: Le meraviglie dell’acqua (1980); Glenn San Marco dei Giustiniani (1982, Premio Viareggio 1983); Il figurante (scelta di versi 1971-1985, Sansoni, 1985); Donna del gioco (Mondadori, 1987); La luce del distacco (per il teatro, Crocetti, 1990); Poesia della fonte (Mondadori, 1993, Premio Montale); L’ultimo viaggio di Glenn (Mondadori, 1999); Per un secondo o un secolo (Mondadori, 2003); Poesie 1965-2000 (Mondadori, 2001), Jeanne d’Arc e il suo doppio (Guanda, 2008); Vite pulviscolari (Mondadori, 2009); Malaspina (Mondadori, 2013 – Premio Sandro Penna). Inoltre, sue poesie sono state inserite in diverse antologie. Ha pubblicato vari saggi critici, tra cui ricordiamo Cronache di poesia del Novecento (Gaffi, 2010) e vari libri in prosa, tra cui i romanzi Il male è nelle cose (Mondadori, 2005), La maschera ritratto (Mondadori, 2011) e L’indifferenza dell’assassino (Mondadori, 2013).

 

17.30 – Giuseppe Conte

Nato a Imperia, è poeta, narratore e saggista. Ha pubblicato saggi (La metafora barocca, Mursia 1972 e Lettera ai disperati sulla primavera, Ponte alle Grazie, 2006), libri di viaggio (Terre del mito, Longanesi, 1991, 2009) e romanzi (Primavera incendiata, Feltrinelli, 1980; Il terzo Ufficiale, Tea, 2002; La casa delle onde, Longanesi, 2005; L’adultera, Longanesi, 2008, Il male veniva dal mare, Longanesi 2013). In poesia ha pubblicato: L’ultimo aprile bianco (Società di Poesia, 1979); L’Oceano e il Ragazzo (Tea, 1983, 2002); Le stagioni (BUR Rizzoli, 1988, Premio Montale); Dialogo del poeta e del messaggero (Mondadori, 1992); Canti D’Oriente e d’Occidente (Mondadori, 1997); Nuovi Canti (San Marco dei Giustiniani, 2001); Ferite e rifioriture (Mondadori, 2006, Premio Viareggio). Di recente ha pubblicato il libro La cucina dell’anima. 99 ricette sapienziali in collaborazione con Rosa Teodori (Ponte alle Grazie, 2013). Sia i romanzi che le raccolte hanno avuto importanti riconoscimenti letterari. È autore di due monumentali antologie, La Lirica d’Occidente e La poesia del mondo, e di alcune opere teatrali tra cui il poema drammatico Nausicaa (Vecchiarelli, 2002). Ha tradotto Blake, Shelley, Whitman e D.H. Lawrence. Ha tenuto letture e conferenze in più di trenta paesi del mondo. Suoi libri di prosa e di poesia sono tradotti in molte lingue.

 

17.45 – Musica

Nere palpebre tagliate (2014), brano acusmatico composto da Alessandro Arban su reading di Giuseppe Conte, Non finirò di scrivere sul mare

 

17.50 – Ida Travi, poetessa, drammaturga e Presidente dell’Associazione Culturale Poetica

Nata a Cologne, ha scritto anche per la musica e il teatro. Tra i saggi L’aspetto orale della poesia (Anterem Edizioni 2000, Selezione Premio Viareggio 2001, terza edizione per Moretti&Vitali, nel 2007). A Ida Travi si deve l’invenzione, nella contemporaneità di una poetica mitologia post contemporanea, in frammenti: si tratta di una rassegna di figure ricorrenti che vanno da un da un libro all’altro, nel tempo. Dopo i recenti TA’ poesia dello spiraglio e della neve e Il mio nome è Inna, i frammenti di questa straniata mitologia contemporanea proseguono con la pubblicazione di Katrin, saluti dalla casa di nessuno, per Moretti&Vitali (fine 2013).

 

18.05 – Musica

Come un vetro nella polvere (2014), brano acusmatico composto da Sergio Missaglia su reading di Ida Travi, Il mio nome è Inna

 

18.10 – Alessandro Cadario e il “Coro da Camera Habel”

Nato a Varese, ha compiuto gli studi di direzione d’orchestra con il massimo dei voti al conservatorio “G. Verdi” di Milano perfezionandosi presso l’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Ha inoltre conseguito il diploma di violino, la laurea in direzione di coro e in composizione. Ha collaborato con artisti come Ennio Morricone, la PFM, Elisa, Carl Anderson, Serj Tankian, Nicola Piovani. Ha debuttato presso il Lincoln Centre di New York nel 2006 presentando con grande successo una sua opera per coro e orchestra. Tra le stagioni musicali: La Società dei Concerti di Milano, Ravenna Festival, Festival Internazionale della cultura di Bergamo, MiTo, Europa Cantat. Nel 2012 ha vinto il concorso internazionale di direzione d’orchestra “Peter Maag.

 

18.30 – Luisa Castro, poetessa, narratrice e giornalista

Nata a Foz (Galizia) nel 1966, è scrittrice in galego e castigliano. Filologa di formazione, dirige attualmente l’Istituto Cervantes di Napoli. Ha esordito giovanissima in poesia nel 1984 con Odisea definitiva: Libro póstumo (Odissea definitiva. Libro postumo), cui hanno fatto seguito le raccolte Los versos del eunuco (I versi dell’eunuco, 1987); Los hábitos del artillero (Le abitudini dell’artigliere, 1990); Baleas e baleas (Balene e balene, 1990); De mí haré una estatua ecuestre (Di me farò una statua equestre, 1997) e Amor mi señor (Amore mio signore, 2005). È autrice anche dei romanzi El somier (Il materasso, 1990); La fiebre amarilla (La febbre gialla, 1994); El secreto de la lejía (Il segreto della candeggina, 2001); Viajes con mi padre (Viaggi con mio padre, 2003); La segunda mujer (2006; trad. it. La seconda moglie, (Cavallo di Ferro, Roma 2009).

 

18.45 – Musica

Hará pedazos (2014), brano acusmatico composto da Samuele Ronchetti su reading di Luisa Castro, Hará pedazos

 

18.50 – “Caleidoscopio” recital di poesie di José María Micó (poeta, filologo e traduttore) interpretate dalla cantante Marta Boldú

Nato a Barcellona nel 1961, è professore ordinario di Letteratura spagnola a l’Universitat Pompeu Fabra, dove dirige il Master in Creazione Letteraria. Ha pubblicato i libri di poesia: La espera (Premio Hiperión, 1992); Letras para cantar (Pamiela, 1997); Camino de ronda (Tusquets, 1998); Verdades y milongas (DVD, 2002) e La sangre de los fósiles (Tusquets, 2005). Ha vinto di recente il Premio Internazionale di Poesia “Generación del 27” con Caleidoscopio (Visor, 2013). È stato tradotto in diverse lingue, tra cui l’italiano (Prima stazione. Poesie scelte 1990-2005, Pagliai Polistampa, Firenze 2008).

 

19.10 – Juan Vicente Piqueras, poeta, traduttore e sceneggiatore

Juan Vicente Piqueras è nato a Los Duques de Requena, in provincia di Valencia, ha vissuto in Francia, Italia, Grecia e ora vive in Algeria, dedicandosi alla poesia e alla diffusione della lingua e della cultura spagnola.

Ha esordito con il libro Tentativas de un héroe derrotado (Tentativi di un eroe sconfitto, Cuadernos Hispanoamericanos, Madrid, 1985), al quale sono seguite numerose raccolte di poesia, alcune delle quali hanno vinto importanti premi letterari: La palabra cuando (1992); La latitud de los caballos (1999); La edad del agua (2004); Adverbios de lugar (2004); Aldea (2006); Palmeras (Ed. Puerta del Mar, Málaga, 2007); La hora de irse (Ed. Hiperión, Madrid, 2010); Braci (Ed. Empiria Roma, 2010); Yo que tú (Ed. Difusión, Barcelona 2012); Atenas (Ed. Visor, Madrid, 2013). Sono stati tradotti in italiano i libri: Castillos de Aquitania (trad. it. Castelli dell´Aquitania, Ed. Stelle di Sassuolo, Modena, 1987); Mele di mare (Ed. Le Lettere, Firenze, 2003); Palme (Ed. Empiria, Roma, 2005); Braci (Ed. Empiria, Roma, 2010). Ha tradotto e pubblicato in spagnolo molti poeti tra cui Marco Lodoli, Emilio Rentocchini, Cristina Campo, Tonino Guerra, Ana Blandiana e Izet Sarailjc.

 

Sarà accompagnato nella lettura di poesie dal famoso e versatile violinista Jamal Ouassini

Nato a Tangeri (Marocco), studia al Conservatoire de musique et de danse de Tanger musica arabo-andalusa e musica classica sotto la guida del violinista M° Antoine Batte (Primo premio del Conservatorio Superiore di Musica di Parigi). In seguito entra a far parte dell’Orchestra Andalusa di Tangeri come violinista. Si trasferisce in Italia, nella città di Verona, dove termina i suoi studi e si diploma, come violinista, presso il Conservatorio di musica della stessa città.

Nel 1984 fonda l’Ensemble Ziryab, gruppo musicale che, riunendo prestigiosi musicisti provenienti da diversi paesi del Mediterraneo, tra gli anni ’80 e ’90 ha suscitato grandi consensi nell’ambito dei più prestigiosi festival di World Music, sia in Italia che nel resto d’Europa. Numerose le sue collaborazioni nella realizzazione di musiche sia teatrali che cinematografiche. Con Jamal Ouassini Ensemble, fondata nel 1999, realizza il CD Al Kafila (la Carovana), in coproduzione con Toscana Music Pool e Fabbrica Europa, seguito da un tour italiano a cui hanno partecipato numerosi ospiti. Collabora stabilmente con Moni Ovadi nello spettacolo Shir del essalem (Canti per la pace). Nel giugno 2005, Jamal è presente con musiche proprie nel CD allegato al libro Palme (titolo originale spagnolo Palmeras), di Juan Vicente Piqueras per le Edizioni Empiria, con l’introduzione di Marco Lodoli.

 

19.30 – Musica

Vestida de tormenta (2014), brano acusmatico composto da Marco Marinoni su reading di Juan Vicente Piqueras, Manzana de mar

 

Presentano i poeti spagnoli:

 

Professoressa María Nieves Arribas Esteras traduttrice e docente di lingua e cultura spagnola all’Università degli Studi dell’Insubria.

Professoressa Donatella Siviero docente di Letteratura spagnola al Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina. Si occupa di letteratura spagnola e catalana medievale e moderna. Dirige la collezione di poesia Divano iberico della casa editrice Marchese (Grumo Nevano). Ha curato diverse antologie poetiche, tra le quali nel 2008 Parlano le donne. Poetesse catalane del XXI secolo (Napoli, Tullio Pironti editore). 

 

19.35 – Rosa Maria Corti

Nata a Oggiono (LC), vive sul lago di Como dove si interessa della storia e delle tradizioni del territorio lariano. Ha ottenuto veri riconoscimenti a concorsi letterari e molte sue opere sono presenti in Antologie. Tra i suoi libri ricordiamo: Storie della Valle Intelvi. Artisti, eroi, maghi e vicende popolane dal Medioevo ai giorni nostri (Edlin, 1999); Pagur. Ancestrali timori e rimedi nel territorio del Lario e delle sue Valli (Bellavite Editore, 2004); Tra sbuffi di vapore e sferraglianti trenini (Bellavite Editore, 2005); Valli Poetiche – itinerari culturali nelle valli lariane: Valle Intelvi (LietoColle, 2011). In poesia: Il mio Lario (Lietocolle, 2011); La mia valle (Lietocolle, 2012) e La mia Provenza (Lietocolle 2013).

 

19.50 – Musica

Frusc’io (2014), brano acusmatico composto da Elena Maiullari su reading di Rosa Maria Corti, La voce del vento

 

20.00 – Rinfresco e intermezzo musicale con il soprano Consuelo Gilardoni accompagnata al piano da Roberto Albini

 

21.00 – Joao Abreu, poeta, ex ministro della Cultura dell’Isola di Madeira

Nato a Funchal, nella ragione autonoma di Madeira (Portogallo), è stato uomo d’affari, direttore d’albergo, Direttore Regionale del turismo e, per 23 anni, Segretario Regionale del Turismo e della Cultura. Cedute le sue funzioni nel Governo Regionale, si è dedicato alla scrittura, al teatro e ai viaggi umanitari. Ha pubblicato numerose cronistorie dei suoi viaggi, due guide turistiche di Madeira in lingua inglese, dieci libri di poesia e cinque di prosa. Nel 2003 gli è stato conferito il Dottorato “Honoris Causa” in Scienze Sociali presso l’Università San Cyrillo a Roma. Le sue poesie sono stata tradotte e pubblicate sulle riviste di nazioni come Francia, Italia e Spagna ed è membro del P.E.N. CLUB.

 

21.15 – “Leopardi e la musica” a cura del Prof. Vincenzo Guarracino, poeta e critico letterario e traduttore

È nato a Ceraso (SA) nel 1948 e vive a Como. Ha pubblicato varie raccolte di poesie tra cui: Grilli e spilli (Fiori di Torchio, Seregno, 1998); Una visione elementare (Alla Chiara Fonte, Viganello 2005); in prosa, L’Angelo e il Tempo. Appunti sui dipinti di Nicola Salvatore nella chiesa di Ceraso, Sa (Myself, Como 1987). Ha pubblicato numerosi saggi: Guida alla lettura di Leopardi (Oscar Mondadori, Milano 1987 e 1998) e, presso Bompiani, le edizioni critiche di opere di Verga (I Malavoglia, Mastro-don Gesualdo, Novelle), di Leopardi (Diario del primo amore e altre prose autobiografiche) e il carteggio Leopardi-Ranieri (Addio, anima mia, Aisthesis, Milano 2003). Ha inoltre tradotto autori classici greci e latini e curate varie antologie delle opere di Leopardi.

 

21.30 – Andrey Alyakin, poeta russo

Andrej Aljakin nasce a Taskent in Uzbekistan nel 1969. Si trasferisce presto a Mosca, dove vive, e segue studi di economi. Inizia fin da giovane l’attività di scrittore, alternando brevi romanzi con poesie. Divide oggi l’attività di manager nel settore bancario a una intensa produzione prosaica, con collaborazione anche con riviste e giornali. Ha all’attivo circa una ventina di pubblicazioni tra libri di poesia e racconti, che vanno dal 1996 ad oggi. Tra i libri più recenti si ricordano: Fino alla primavera (2006), Prosa della vita (2007); Un po’ di luce nel sangue del dopo sbronza (2007); Confessioni di un poeta quarantenne(2007); Identici sogni (2010) e Bequadro. Staccato. Slegato (2011).

 

Giovani in poesia – Presenta Wolfango Testoni, poeta e socio consigliere de La Casa della Poesia di Como

 

21.50 – Anna Belozorovich, poetessa russa

Nata a Mosca, ha vissuto tra il Portogallo e l’Italia, dove si è stabilita nel 2004. Scrive poesia e prosa, prima in russo, poi in portoghese e infine in italiano. Qualcosa mi attende (LietoColle, 2013) è la sua ultima raccolta di poesie.

 

22.00 – Musica

Una nota nel vuoto (2014), brano acusmatico composto da Lorenzo Semeraro su reading di Anna Belozorovich, Il passo

 

22.10 – Laura di Corcia

Giornalista e poetessa. Lavora come giornalista free lance per i giornali La Provincia di Como, il Corriere del Ticino e altre testate ticinesi e italiane, intervistando diversi personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. È autrice di poesie. Ha frequentato diversi seminari di teatro con attori come Sandro Lombardi e Lucilla Giagnoni e partecipa spesso a reading e incontri in cui presenta i suoi scritti. È stata inserita nel programma Parolario 2011 come poetessa del giorno e ha partecipato nell’estate del 2012 al Festival itinerante internazionale di poesia a Cormons, nel Friuli.

 

 

Durante il Festival, dalle ore 14.30 alle 16 il poeta e critico letterario Mario Santagostini terrà la “Bottega di poesia”, già collaudata con successo durante le scorse edizioni, offrendo pareri critici a tutti coloro che tra il pubblico vorranno far leggere i loro versi.

Per la Bottega di poesia è necessario iscriversi inviando via mail nome, cognome e un recapito mail e telefonico a lacasadellapoesiadicomo@gmail.com oppure telefonando al numero 344.0309088 dalle 13.30 alle 14.30 e dalle 20.30 alle 22.00 dal lunedì al venerdì.

 

Tutti gli intermezzi musicali, creati e modulati sulla voce dei poeti o a partire dai loro testi, sono a cura degli allievi del Dipartimento di Musica Elettronica del Conservatorio di Como coordinati da Marco Marinoni, Sylviane Sapir e Andrea Vigani.

Infine, gli studenti dell’Università dell’Insubria saranno coinvolti nell’organizzazione dell’evento e avranno anche il compito di accogliere i poeti e il pubblico.

 

Organizzazione dell’evento a cura di Laura Garavaglia e Camilla Malfanti.

 

 

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tel. +39 344.0309088 (dal lunedì al venerdì dalle 13.30 alle 14.30 e dalle 20.30 alle 22)

 

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A dicembre uscirà “Incontri” di Robert Musil a cura di Dario Pontuale

copUna nuova traduzione di Lidia Castellani e la prefazione di Manuela Fraire che ci consegna un’inedita lettura psicoanalitica delle protagoniste dei due racconti. In libreria da dicembre  2013 e in tutti i digital store.

 “Incontri”, racchiude in sé due racconti: “La realizzazione  dell’amore” e “ La tentazione della silenziosa Veronika”, dove il tema dell’amore è una cronaca dell’animo, un dettato dell’inconscio, un gioco continuo tra sogno e realtà.Siamo nel 1911, la rivoluzione freudiana ha contaminato le pagine della grande letteratura, che ha bisogno di uscire fuori dalle regole narrative e sociali del mondo borghese, e in questi racconti anche Robert Musil esplora le possibilità della lingua, inabissa la trama narrativa e lascia che l’irrazionale, l’evento inaspettato e illogico, emergano con forza liberatoria scardinando la menzogna di stabilità su cui si fonda l’identità umana.

È anche vero che se si passa in rivista cronologicamente la sua opera ci si accorge che fino al 1920 non vi è traccia di un sorriso nella  narrativa di Robert Musil, ovvero fino ai suoi quaranta anni di età. Ciò è dovuto all’assoluta chiusura al mondo esteriore, ignorato o visto con indifferenza di fronte alle più profonde e più valide esperienze dell’io interiore.

I due racconti si compendiano l’un l’altro in un afflato tra anime: Robert Edler von Musil accompagna il lettore alla ricerca della risposta al  perché  dell’esigenza di amare.

 

Il libro

 

“E poi Claudine sentì con ribrezzo che, nonostante tutto, il suo corpo si gonfiava di piacere. Ma in quel momento era come se pensasse a qualcosa che aveva provato una volta in un giorno di primavera: potersi dare a tutti ma appartenere a uno soltanto. E in lontananza, come i bambini dicono di Dio, egli è grande, ebbe finalmente la visione precisa del suo amore…” (La realizzazione dell’amore).“Quello che aveva visto allora continuava ad averlo davanti agli occhi ancora oggi nello stesso modo in cui era avvenuto, qualcosa di estremamente semplice, e allo stesso tempo di assolutamente incomprensibile, il movimento con cui il gallo si staccava con totale indifferenza, e all’improvviso liberatosi completamente da ogni eccitazione, per un po’ stava fermo…” (La tentazione della silenziosa Veronika).

“Incontri” è uno scrigno che contiene due perle, due romanzi brevi, che scrutano la psiche di due donne, Claudine e Veronika, accomunate in una stessa anima.

 

L’autore

Robert Edler von Musil nato a Klagenfurt nel 1880, cresciuto in un ambiente familiare difficile, frequenta collegi e accademie militari fino a diplomarsi in ingegneria meccanica al Politecnico di Brünn. Si laurea poi a Berlino con una tesi in filosofia e psicologia sperimentale su Ernst Mach e nel 1906 pubblica, I turbamenti del giovane Törless e i racconti di Incontri.

Dopo l’esperienza della guerra, è un ufficiale dell’esercito austriaco, lavora come bibliotecario e redattore editoriale. Inizia la stesura de L’uomo senza qualità, l’opera, pur restando incompiuta, sarà uno dei monumenti letterari del Novecento. Con l’avvento del nazismo torna a Vienna, ma dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nel 1938 fugge a Ginevra dove muore, nel 1942, in condizioni di estrema povertà.

 

 KOGOI EDIZIONI  ha pubblicato “Incontri” di Robert Musil nella Collana Talismani diretta da Dario Pontuale.
 ISBN: 978-88-98455-02-7
Pagine: 150
prezzo: € 12,00

 

Kogoi Edizioni

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La letteratura cinese: alcune nozioni – a cura di Rita Barbieri

A CURA DI RITA BARBIERI
docente di lingua e letteratura cinese
 

36stratagemmiIn Cina, il carattere con cui si traduce più efficacemente la parola ‘letteratura’ è wen che etimologicamente ha vari significati ma tutti comunicanti l’idea di uno schema che si ripete (come per esempio in un tessuto). Può avere anche il significato di ‘linea, vena, venatura’ e si presenta come la forma visibile del li, il ‘principio’: ciò che sta alla base del mondo.

Il wen era dunque, effettivamente, la chiave di lettura e di interpretazione del mondo: il tramite attraverso cui capire il codice dell’universo e delle sue innumerevoli manifestazioni.

Inoltre, per la sua natura logografica, nellalingua cinese il carattere non solo rappresenta ma è di fatto l’oggetto che indica. In questo senso il wen è espressione del ‘principio’ sottostanteed è proprio per questo che di esso deve parlare: la letteratura deve descrivere l’ordine del mondo, deve rendere manifesto ciò che è implicito e soggiacente.

Il testo (wen) rivela il li presente nel mondo e per questo lo rende comprensibile, di conseguenza la letteratura non può che essere didattica: la Storia, la letteratura non erano una semplice cronaca dei fatti, ma descrivevano e traducevano in parole quello che era (o quello che si voleva far credere fosse) l’ordine ‘naturale’ e giusto delle cose. Per questo motivo ciò che non rientrava nella letteratura ‘corretta’ (ovvero nella corretta interpretazione delle leggi del mondo) veniva messo al bando o, nel peggiore dei casi, messo a rogo: famoso per esempio quello ordinato da Qin Shihuangdi nel 213 a.C., in cui si bruciarono perfino i Classici confuciani.

Continua a leggere l’articolo qui.

Numerosi poeti si sono riuniti a Firenze per tributare il ricordo di Pablo Neruda

Sabato 21 settembre 2013 alla Libreria Nardini sita all’interno del complesso le Murate a Firenze si è svolto il reading poetico dal titolo Memorial Pablo Neruda, nato con la volontà di ricordare il poeta cileno nella ricorrenza dei quaranta anni dalla sua morte.
L’evento, organizzato dalla rivista di letteratura Euterpe, dalla Associazione Culturale TraccePerLaMeta, Deliri Progressivi e con il Patrocinio del Consejo Nacional de la Cultura y las Artes del Gobierno del Chile ha visto la partecipazione di più di trenta poeti e poetesse, appositamente giunte da ogni parte d’Italia.
Gli organizzatori -Lorenzo Spurio e Annamaria Pecoraro- hanno ricordato il poeta cileno leggendo poesie del vasto repertorio di Neruda sia in lingua originale che in italiano e i vari poeti si sono poi intervallati nella lettura delle loro poesie scelte.
L’evento è stato filmato integralmente da Laura Dalzini dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Di seguito alcune foto dell’evento da lei stessa scattate.

 

100 THOUSAND POETS FOR CHARGE – 100mila poeti per il cambiamento

100mila poeti per il cambiamento: oltre 500 eventi nel mondo.

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In Italia una raccolta no profit di poesie su pace, diritti umani, ambiente, etica e lavoro.
Destinatari la politica e le Istituzioni.
Albeggi Edizioni ha aderito alla manifestazione 100 Thousand Poets for Change, che si svolgera’ il 28 settembre in tutto il mondo, con un’antologia di poesie sui temi della pace, dei diritti umani, della sostenibilità ambientale, dell’etica nell’economia e del lavoro, prodotta senza scopo di lucro, che verrà consegnata a rappresentanti istituzionali e resa disponibile gratuitamente sul web. L’obiettivo dell’iniziativa è ridare dignità alla poesia come mezzo di espressione della denuncia civile e sociale, esortando le Istituzioni a mettere al centro dell’agire di governo e politico l’Uomo, i suoi bisogni, il suo futuro.
29 le poesie inedite di: Lucianna Argentino, Claudio Arzani, Fabio Barcellandi, Carlo Bordini, Marisa Cecchetti, Marco Cinque, Massimiliano Damaggio, Andrea Garbin, Giuseppe Iannarelli, Giovanna Iorio, Roberta Lipparini, Gianmario Lucini, Gabriella Modica, Paola Musa, Benny Nonasky, Guido Oldani, Paolo Polvani, Valeria Raimondi, Riccardo Raimondo, Ottavio Rossani,Francesco Sassetto, Adriana Scanferla, Jamshid Shahpouri, Christian Sinicco, Angelo Tonelli, Caterina Trombetti, Claudia Zironi e dei due fondatori dell’iniziativa mondiale Terri Carrion e Michael Rothenberg.
Scrive nella sua prefazione il poeta e critico Ottavio Rossani: Le condizioni sociopolitiche del nostro Paese richiamano i poeti ad esercitare il rigore logico ed il coraggio passionale per denunciare la vergogna delle incompiutezze, delle stragi, della corruzione, delle cadute etiche, della perdita dei valori, delle lacune professionali in tutti gli ambiti produttivi, e di una burocrazia ancora cieca e sorda davanti ai cittadini.
Le poesie di questa raccolta toccano infatti argomenti di forte impatto sociale, politico e di cronaca. C’è la guerra, con le sue atrocità, e la sua vicinanza; c’è il bisogno di etica nella politica e nella società; c’è l’ambiente e le sue sofferenze; ci sono sguardi preoccupati sulle nuove povertà, sulla vergogna delle carceri, sulle tendenze razziste e xenofobe in Europa. Ci sono sguardi pietosi su fatti di cronaca, come i suicidi dei ragazzi derisi per la loro diversità, la violenza che si consuma tra le pareti domestiche, i fatti di Genova, il fioraio suicida ad Ercolano al quale sono state dedicate due poesie. Ci sono versi di profonda indignazione
verso chi profana le Istituzioni e versi di profondo amore per lʼItalia, per la sua bellezza.
Iniziata nel 2011 con una call to action su facebook, 100 Thousand Poets for Change sta oggi davvero scuotendo le coscienze del mondo, chiamando a raccolta artisti di varie discipline da ogni angolo del pianeta, con la Stanford University curatrice di un enorme archivio permanente globale. La gente è ovunque alla ricerca di un cambiamento positivo – scrivono Michael Rothenberg e Terri Carrion nella presentazione.
Sabato 28 settembre il museo dei bambini Explora di Roma accoglierà l’iniziativa mondiale ospitando alle 16 un workshop poetico in cui un gruppo di autori dell’antologia incontrerà i bambini per avvicinarli alla poesia.
Chi, meglio dei bimbi, come futuri attori del cambiamento.

“Rimbaud, come si difende un mito” di Gianpaolo Furgiuele

Rimbaud come si difende un mito
di Gianpaolo Furgiuele
Fontana di Trevi edizioni, Roma, 2013,
Pagine: 208
Costo: Euro 16,00
ISBN: 9788897263180
 

ImmagineRimbaud come si difende un mito è il titolo di un saggio a cura di Gianpaolo Furgiuele, edito da Fontana di Trevi edizioni, 2013. Dopo essere stato presentato alla Fiera del Libro di Roma,iù Libri, più Liberi, è da oggi nelle librerie.

Il testo affronta alcune delle problematiche e degli scenari socio-letterari che hanno dato vita alla nascita dei cosiddetti poètes maudits. Tra gli altri, il mito di Arthur Rimbaud, nato fuori da qualsiasi ragione letteraria, ha assunto una dimensione simbolica ed estrema, praticamente mitica.

Dietro al fenomeno mitologico non c’è dunque il solo aspetto letterario ma una più vasta serie di fenomeni: cinema, fotografia, teatro, giornalismo, esposizioni. La fascinazione collettiva prodotta dall’industria di massa è il motore che ha permesso al mito Rimbaud, tra realtà e finzione degli eventi, di essere re-interpretato. L’insieme del materiale evidenzia come a partire dal 1871 la produzione culturale nata attorno al poeta contribuì a creare nell’opinione pubblica una vera e propria distorsione della realtà. I numerosi articoli, i saggi, le testimonianze apparse sui maggiori quotidiani francesi del XIX secolo e inizio del XX, imprigionarono il ricordo del poeta in un “limbo”, in uno spazio senza uscita, dove l’unica realtà possibile divenne la contraddizione, l’opposto, il vociferare. Al poeta Rimbaud si preferì l’omosessuale Rimbaud, così come al rivoluzionario del verso si preferì l’esploratore africano. La parola “poesia”, così come quella “poeta”, furono utilizzate quasi come delle esche per poi precipitare in brani, testi e discussioni che con la critica letteraria poco avevano in comune, se non il protagonismo di coloro che si vantavano di aver fatto la conoscenza del giovane ardennese.

Ancora più interessante da notare è che i protagonisti non erano sconosciuti autori ma le firme più autorevoli del tempo; da Théodore de Banville e Philippe Burty, da Émile Blémont a Leon Valade e Paul Bourde, passando per Edmond de Goncourt e Guy de Maupassant; da Armand Silvestre e Anatole France, da Jean Louis Forain a Georges Rodenbach e Edmond Lepelletier.

Il testo contiene la traduzione di articoli di giornali, corrispondenza e brani d’epoca mai presentati al pubblico italiano. In evidenza è il contributo degli autori cosiddetti minori, alcuni dei quali sconosciuti in Italia poiché ancora non tradotti, oppure dimenticati ma grazie ai quali è stato possibile ricostruire lo scenario in cui prese forma la nascita di questo mito.

Conclude il brano un’intervista inedita allo scrittore francese Pierre Michon.

Gianpaolo Furgiuele è nato a Cosenza nel 1981. Laureato all’università La Sapienza sotto la direzione di Giuseppe Scaraffia con una tesi sulla nascita del mito Rimbaud, vive in Francia, dove insegna italiano e dove ha in corso un dottorato di ricerca in letteratura francese all’Università di Lille/Paris X. Si occupa di Malédiction littéraire nel XIX e Xx secolo e tra gli altri ambiti di ricerca ci sono anche quelli relativi agli immaginari sociali e letterari.. Tra gli altri testi pubblicati: Tempo  imperfetto (Roma 2007, con la prefazione della poetessa Gabriella Sica) e Altri Cieli (Roma 2011). E’ tra i redattori di Q, quadrimestrale di cultura. Ha scritto su Stilos, Capoverso ed altri.

Verona capitale della letteratura russa. L’Ass.ne Conoscere Eurasia apre la prima biblioteca in lingua originale

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Verona, 30 agosto 2013. Uno strumento di conoscenza e approfondimento, dallo studio al piacere della lettura in lingua originale. È questa la ‘mission’ del nuovo progetto dell’Associazione Conoscere Eurasia che il 2 settembre aprirà le porte della prima biblioteca della città interamente in lingua originale.

Più di mille i volumi che spaziano dalla letteratura classica a quella per bambini, atlanti, dizionari, enciclopedie, libri di storia e cultura russa e volumi preziosi in consultazione custoditi nella sede dell’Associazione di via Achille Forti a Verona.

Le opere in dotazione alla biblioteca di Conoscere Eurasia accreditano Verona tra i luoghi di riferimento per lo studio della letteratura e della lingua russa e sono state donate da tre fra i fondi russi più importanti: Fondo Russkij Mir, Akimov e Rossotrudnichestvo.

Dedicata a studenti, ricercatori, accademici e persone giuridiche, la biblioteca è a disposizione anche dei cittadini italiani e russi e a coloro che si appoggiano ai servizi del Consolato Onorario della città scaligera, affiancato nelle sue iniziative dall’Associazione Conoscere Eurasia.

“I rapporti bilaterali tra la Russia e Verona sono in continuo fermento – spiega il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia, Antonio Fallico. – Un dinamismo che va dall’economia, come il Forum Eurasiatico e molti altri appuntamenti annuali, alla cultura. Nella biblioteca è sintetizzato lo spirito dell’Associazione, dove il sapere condiviso e le contaminazioni tra realtà diverse costituiscono la base della cooperazione del nostro tempo”. 

 

La biblioteca dell’Associazione Conoscere Eurasia è aperta dalle ore 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, (dal lunedì al venerdì) in via Achille Forti – Verona. Per accedere al servizio bibliotecario è necessario aderire all’Associazione Conoscere Eurasia con una quota libera.

 

 

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