Le interviste di Lorenzo Spurio ad alcuni grandi poeti pubblicate in “La parola di seta”

La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi

di Lorenzo Spurio

COMUNICATO STAMPA

cover la parola di seta-page-001Lo scrittore e critico letterario marchigiano Lorenzo Spurio ha raccolto in questo volume una serie di interviste fatte negli ultimi anni ad esponenti di spicco del panorama culturale letterario legate all’universo della Poesia.

Sandro Gros-Pietro nella prefazione osserva: «Per usare la metafora scelta dall’autore, la poesia è una parola di seta, tanto elegante quanto resistente e tenace, pure nella sua leggerezza dell’essere. Il merito maggiore di Lorenzo Spurio, per il quale non smetteremo di essergli grati anche negli anni a venire, è quello di non avere voluto, neppure come idea peregrina o barlume montaliano, propinarci l’ennesimo repertorio sulla poesia italiana d’attualità, cioè una sorta di distillato d’autore sui nomi fondanti e significativi dei bravi poeti che rappresenterebbero il nostro tempo. Lorenzo Spurio non è, dunque, caduto in quel collettore oscuro della vicenda poetica che gorgoglia solo di presunzione e di collusione con il potere editoriale, e che compila le classifiche di merito tra i poeti italiani con la risibilità truffaldina delle hit parade canzonettare, ma al contrario si è mantenuto fedele a una concezione di “viaggio nella conoscenza poetica d’attualità».

Tra i poeti intervistati figurano Corrado Calabrò, Marzia Carocci, Ninnj Di Stefano Busà, Fausta Genziana Le Piane, Dante Maffia, Francesco Manna, Fulvia Marconi, Julio Monteiro Martins, Nazario Pardini, Franco Pastore, Renato Pigliacampo, Ugo Piscopo, Anna Scarpetta, Luciano Somma, Antonio Spagnuolo, Rodolfo Vettorello e Lucio Zinna. In appendice una sezione dedicata alle interviste di alcuni giovani promesse poetiche: Iuri Lombardi, Emanuele Marcuccio, Annamaria Pecoraro e Michela Zanarella.

All’interno del volume figurano anche poesie proposte in lettura e per un commento ai poeti intervistati. Tra i classici: Marino Moretti, Corrado Govoni, Leonardo Sciascia, Alda Merini, Dario Bellezza, Amelia Rosselli, Antonio Machado, Pedro Salinas, Walt Withman, William Butler Yeats, Sylvia Plath, Bertolt Brecht, Charles Bukowski, Wislawa Szymborska; tra i contemporanei: Paolo Ruffilli, Elisabetta Bagli, Mia Lecomte, Sandra Carresi e Giorgia Catalano.

Il libro edito da PoetiKanten Edizioni può essere acquistato scrivendo a poetikantenedizioni@gmail.com oppure su ogni vetrina online di libri (Ibs, Amazon, Libreria Universitaria, Unibo,…).

SCHEDA DEL LIBRO

La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi

a cura di Lorenzo Spurio

Prefazione di Sandro Gros-Pietro

Postfazione di Amedeo Di Sora

PoetiKanten Edizioni, 2015

ISBN: 9788899325206

Costo: 15 €

La I edizione del Premio di Poesia dedicato alla memoria di Léopold Sédar Senghor

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PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA

PRIMA EDIZIONE – Anno 2015
Sulle orme del poeta Léopold Sédar Senghor

“ Ho sognato un mondo di sole
Nella fraternità dei miei fratelli
Dagli occhi blu.” L.S. Senghor


Regolamento

Scarica scheda di partecipazione  e il regolamento.

ART.1: Finalità
Promuovere la cultura della Pace, della Solidarietà e dell’Amore tra i popoli tramite la scrittura poetica; far conoscere la visione e diffondere le opere del grande poeta Léopold Sédar Senghor;
ART.2 Destinatari
Il Premio Internazionale è aperto a tutte le donne, a tutti gli uomini del mondo purché abbiano compiuto diciotto anni e scrivano in italiano o in francese. Il Premio è aperto a tutto lo spazio francofono: Africa, Caraibi, Europa, America ed è composto da Tre (3) sezioni.
ART.3: Sezioni previste
Sezione A: Libro di poesia in lingua italiana edito negli ultimi 4 anni
Tema: libero
Opere ammesse: (1)
Ogni concorrente può partecipare con un libro di poesie pubblicato dopo il 1 gennaio 2011.
Sezione B – Poesia inedita in lingua italiana a tema libero
Opere ammesse: (1-2)
Ogni concorrente può partecipare con un massimo di due composizioni poetiche inedite non premiate o segnalate ad altri concorsi
Sezione C – Poesia inedita senza limiti di versi in lingua francese
Tema: libero
Opere ammesse(1-2)
Ogni concorrente può partecipare con un massimo di due composizioni poetiche solo in lingua francese non premiate o segnalate da altri concorsi.
Nota Bene: Per le sezioni A et B saranno accettate anche le opere in altre lingue purché accompagnate dalla traduzione in italiano.
Le poesie concorrenti della sezione C dovranno essere scritte in lingue francese. Nessuna traduzione sarà accettata.

ART.4 Modalità invio opere
Per le sezioni B e C, le opere dovranno essere inviate, unite alla scheda di partecipazione, via email tramite file pdf o word al seguente indirizzo:premiodipoesiasenghor@gmail.com
In alternativa è possibile inviare la scheda di partecipazione e (07) copie cartacee della propria opera all’indirizzo Africa Solidarietà Onlus, Via Cavour n°3- 20862 – Arcore (MB).
Per quanto riguarda la sezione A, le opere sono da inviare in numero di copie (07) al seguente indirizzo: Africa Solidarietà Onlus, Via Cavour n°3- 20862 – Arcore (MB).

ART.5: Modalità e quota di partecipazione
Ogni partecipante dovrà compilare la scheda di partecipazione e inviarla insieme all’opera come indicato nell’art 4. La scheda dovrà essere firmata. In caso di invio tramite e-mail la scheda dovrà essere allegata in formato pdf. Il mancato recapito della scheda di partecipazione o sottoscrizione della stessa sarà causa di esclusione dal concorso. Ogni autore può partecipare a più sezioni contemporaneamente, rispettando il numero massimo di opere indicato per ciascuna sezione.
È gradito un contributo di euro Dieci (10,00) per spese organizzative e di segreteria per OGNI SINGOLA SEZIONE a tutti partecipanti dei paesi europei e occidentali.
I partecipanti di altri continenti non residenti in Europa e in Canada sono esonerati per il versamento del contributo. Le quote di partecipazione dovranno essere inviate all’indirizzo dell’organizzazione e nel termine indicato tramite bonifico bancario:
Coordinate bancarie
BANCA PROSSIMA C/O AFRICA SOLIDARIETA’ ONLUS
IBAN: IT 34 A 03359 01600 100000131668 BIC: BCITITMX
Specificare nella causale: PARTECIPAZIONE PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA Anno 2015.
La ricevuta o relativa fotocopia di qualunque tipo di versamento dovrà pervenire con le opere o spedita via mail o posta in base alla modalità di invio individuata.
La quota di versamento può essere anche versata in contanti. In questa caso, l’organizzazione declina qualsiasi disguido in caso di smarrimento.

ART.6: La Giuria
La Giuria, il cui giudizio è insindacabile e inappellabile sarà presieduta da Pap Khouma Direttore della Rivista della Letteratura della Migrazione El Ghilbi ed è composta da:Desideri Adele, Gaye Cheikh Tidiane, Ghinelli Paola, Giangoia Rosa Elisa, Infante Maria Teresa, Raimondi Stefano, Riva Silvia, Taddeo Raffaele e Vidoolah Mootoosamy .

ART.7: Premi e Premiazione
È prevista una rosa di 5 finalisti su ogni sezione. Targhe, attestati e diplomi saranno rilasciati ai tre vincitori di ogni sezione disegnati dalla Giuria. I trofei e i Primi Premi devono essere ritirati personalmente dall’autore o per delega oppure saranno spediti 30 giorni dopo la premiazione a spese del destinatario all’indirizzo indicato nella scheda di partecipazione.
La cerimonia di premiazione si terrà a Milano nel mese di dicembre.
La segreteria del Premio comunicherà il giorno esatto e il luogo della premiazione tramite email e/o lettera. L’elenco dei finalisti sarà pubblicato sul sito dell’Associazione:http://www.africasolidarieta.it, sulla pagina Facebook: Premio Internazionale di Poesia Leopold Sedar Senghor e su altri mezzi di stampa.
Per ogni sezione di concorso saranno premiati i primi tre classificati. I nominativi dei vincitori saranno comunicati il giorno della premiazione. Il giudizio della giuria è insindacabile e inappellabile.

ART.8: Scadenza
Tutte le opere in concorso dovranno pervenire all’ente organizzatore entro e non oltre il 15 ottobre 2015. Per l’invio delle opere tramite posta farà fede il timbro postale di spedizione.
L’organizzazione non si ritiene responsabile di possibili disguidi postali.
ART.9: Privacy
In base all’art. 13 D.L 196/2003 sulla tutela dei dati personali, si comunica che gli indirizzi dei partecipanti al premio vengono usati solo per comunicazioni riguardanti il concorso Premio Internazionale di Poesia sulle Orme di Léopold Sédar Senghor e attività dell’Associazione Africa Solidarietà Onlus.

ART.10: Norme accettazione regolamento concorso
La partecipazione al Concorso comporta la totale accettazione del presente regolamento in ogni parte.
Per ulteriori informazioni, si prega di contattare la segreteria del premio a:
premiodipoesiasenghor@gmail.com

Presidente del Premio:
Cheikh Tidiane Gaye -Poeta e Scrittore

Via Cavour 3 Arcore 20862 – Italia
E-mail: premiodipoesiasenghor@gmail.com
http://www.africasolidarietaonlus.it

Su “Brescia Oggi” la notizia dell’antologia di traduzioni dal francese di Luciano Domenighini

Un articolo uscito sulla rivista “Brescia Oggi” il 13-06-2015 inerente alla pubblicazione curata dal poeta e critica letterario Luciano Domenighini dal titolo “Petite anthologie” nella quale traduce una serie di poeti dal francese.

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A Tassignano (LU) il 2 Luglio per ricordare Julio Monteiro Martins

Nell’occasione della giornata che avrebbe dovuto vederlo festeggiare il suo 60° compleanno il 2 Luglio presso la Biblioteca “Ungaretti” di Tassignano (LU) si terrà un incontro per ricordare lo scrittore e poeta italo-brasiliano Julio Monteiro Martins, recentemente scomparso.

Nell’occasione saranno letti estratti dei suoi scritti, proiettate immagini e ci sarà un intervento musicale del Maestro Alberto Chicayhan.

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Luigi Bonaffini ad Orvieto per un convegno sulla “Letteratura italiana nel mondo”

ORVIETO

27 giugno 2015: Sala Consiliare

28-29 Giugno 2015: Sala del Governatore – Palazzo dei Sette

Il Brookyln College della City University di New York e la Fordham University di New York con il Patrocinio del Comune di Orvieto organizzano il

CONVEGNO 

“Letteratura italiana nel mondo” – Nuove prospettive

Coordinatori:

Luigi Bonaffini e Giuseppe Perricone

Brooklyn College e Fordham University

Poster (2)

Umeed Ali, poeta pakistano e il suo “Bilancio interiore”, a cura di Lorenzo Spurio

Umeed Ali, poeta pakistano e il suo libro Bilancio interiore / Inner Balance

  

a cura di Lorenzo Spurio

  

Dal giorno in cui ho capito le linee della mia mano

ho cominciato a litigare con la vita (34)

 

Il mondo è come un bel libro

e il tempo è il migliore maestro:

volendo, si può imparare quasi tutto. (110)

 

A testimoniare il fatto che gli incontri migliori e che più ti arricchiscono sono sempre quelli che capitano casualmente, o comunque senza nessuna coincidenza prestabilita, vorrei parlare del mio incontro con Umeed Ali, un signore pakistano della regione del Punjab, nato nel 1961 e poi emigrato in Italia in cerca di un futuro migliore molti anni fa. Non è la sua una delle tantissime storie di emigrati che tentano solamente di approdare in quello che ai loro occhi può apparire come il paese di Bengodi dove lasciarsi alle spalle le sofferenze e la povertà, ma è la vicenda amara salda nella credenza religiosa di una persona dall’animo profondamente sensibile. La scrittura, il suo amore per la poesia e la riflessione nel mondo di carta, infatti, lo ha portato a stringere un profondo legame con la parola: le sue prime opere, scritte già durante la sua esistenza in India, vennero scritte negli idiomi locali tra cui l’Urdu, il Saraiki e il Punjabi.

1424191142Ho conosciuto Umeed Ali durate un ciclo di eventi culturali che ho co-organizzato a Palermo a metà Aprile 2015 ai quali lui, grande amante della cultura e frequentatore della Libreria Spazio Cultura dove si tenevano gli eventi si è presentato interessato. Alto, dai profondi occhi neri e dal viso di una serietà dolce e pacata, con una generosità d’animo difficile da trovare oggigiorno si è presentato facendoci leggere anche alcuni estratti apparsi su giornali nazionali e locali di prestigiosi nomi che l’avevano recensito o conosciuto. Mi ha raccontato che la sua vita non era mai stata facile e neppure ora, pur trovandosi a Palermo da amici, ma sempre alla ricerca di piccole donazioni per potersi sostenere e inviare soldi alla sua famiglia in India. Ciò che mi ha colpito è stata la sua voglia di parlare: di narrare di sé ma anche di saper ascoltare le vicende altrui, cosa che raramente un recente conosciuto è portato a fare.

Ho scoperto così che nella sua attività di vucumprà che ha contraddistinto la gran parte della sua vita una volta giunto in Italia, ha praticamente viaggiato in su e giù quasi tutta la Penisola e che conosceva città, monumenti, collegamenti stradali e orografia ancor meglio di un qualsiasi nativo. Di esser stato vari anni a Padova dove, anche se non ha amato molto la mentalità della gente adducendo alla loro freddezza e riluttanza, d’altro canto gli è stata propizia perché proprio nel Triveneto è stato appoggiato da associazioni, biblioteche ed enti locali che gli hanno fatto vendere un gran numero di copie del suo libro. Della mia Regione mi ha detto di esser stato a Jesi, Ancona, Falconara Marittima, cioè praticamente di conoscere il territorio abbastanza bene e, si sa, un vucumprà che è costretto a muoversi di continuo e sulle sue uniche gambe è il miglior “viaggiatore” e conoscitore degli spazi che ci possa essere sulla Terra. Il viaggio, che non è un divertimento, è funzionale al sostentamento ma al contempo gli permette di osservare il mondo nelle piccole cose e di conoscere le persone così come il fatto che alla freddezza caratteriale e alla ricchezza (dei sostegni) del Nord da lui sperimentato preferisse la calorosità e la parsimoniosa e reticente offerta della gente del sud Italia. Mi  ha raccontato che ha vissuto tanti anni a Perugia (nella quale ritornerà dopo questa sua permanenza a Palermo) della quale conserva un bel ricordo e insieme abbiamo ripercorso i vari ambienti della toponomastica cittadina che ben conosco perché vi ho studiato due anni. Negli anni in cui io studiavo alla Facoltà di Lettere lui abitava poco distante da Piazza Morlacchi dove, pure, nella nota Libreria-Casa editrice Morlacchi aveva dato alle stampe il suo libro di poesie. Io a quel tempo mi servivo nella stessa libreria per testi universitari e dispense.   

copDurante la serata del 18 aprile in cui alla Libreria Spazio Cultura avevamo organizzato il reading poetico dal titolo “Grandi e Dimenticati: la poesia che non muore”, Umeed ci ha letto tre sue poesie presenti nel libro o, meglio, le ha recitate a memoria in parte chiudendo gli occhi ma dandone sempre il massimo della forza espressiva nel suo italiano, perfetto, con lievi sentori di un difficile percorso di apprendimento. Ci ha spiegato che nelle lingue indiane da lui conosciute una stessa parola in base alla lettura, alla sonorità che ne scaturisce dalla pronuncia è possibile ricavarne significati differenti, completamente distanti tra di loro e che c’è una ricchezza lessicale stupefacente. La sua difficoltà nell’esprimersi nell’italiano, negli anni, non è stato il semplice saper tradurre da parola a parola, cosa meccanica e semplice come potremmo fare tra una lingua neolatina e l’altra, ma andare a vedere se nel relativo termine tradotto in italiano, in effetti, si mantenesse il significato originario del termine, nella lingua pakistana, come lui l’aveva inteso e creato. Un processo senz’altro difficile al quale la sua poetica, raccolta in questo volume bilingue italiano-inglese, si è dovuta piegare ma che, a ben vedere, non ne ha risentito in maniera troppo dura. Così scrive nella poesia intitolata “Dal giorno in cui ho iniziato a scrivere in italiano”: “È difficile riuscire a trasmettere i sentimenti/ in una lingua straniera,/ perciò mi manca sempre qualche parola giusta/ o qualche frase,/ ma quando finiscono queste lontananze, di lingua e colore,/ siamo tutti vicinissimi” (66).

Le poesie di Umeed Ali parlano di solitudini e lontananze, di indifferenze sociali e di disagi che si realizzano distanti dagli occhi dei più, sotto la luce del giorno. Sono parole che risentono dell’offesa subita, della mancanza di aiuto, dell’insensibilità e di una divinizzazione dell’uomo contemporaneo portata all’estremo. Una società in cui, parafrasando Orwell ma anche Sciascia delle Favole della dittatura esistono maiali (potenti) e i topi (vittime) dove i primi che, in cima alla scala piramidale gestiscono l’esistenza di tutti, non fanno altro che incamerare ricchezze, riempirsi la pancia e, cosa peggiore, infischiarsene di coloro ai quali per lo meno potrebbero dare briciole dei loro “pasti” da nababbi.

A Palermo nell'aprile 2015 assieme al poeta pakistano Umeed Ali
A Palermo nell’aprile 2015 assieme al poeta pakistano Umeed Ali

In questo Bilancio interiore che è il titolo della raccolta, Umeed si denuda sulla carta per raccontarci la durezza di una esistenza improntata alla continua ricerca nell’altro di comprensione, apertura, vicinanza e curiosità. Anche la semplice parola, il regalare una conversazione a una persona sola, depressa, malata o denigrata può significare per essa la salvezza e al contempo scopriremo che sarà stato un regalo anche per noi stessi.

Il libro si apre con la poesia “Per Dio Grandissimo” e il “Dio Grandissimo” di Umeed chiaramente è Allah anche se lui non lo nomina e, parlando con lui di religione, ho percepito la sua indignazione su quel viso scuro prima rilassato e di colpo compunto e un’espressione schifata quando abbiamo parlato della nuova e grave minaccia terroristica che riguarda il mondo tutto. La religione per questi fanatici è solo un pretesto per ambire a qualcosa di più alto con l’aiuto di ingaggi internazionali che forniscono armi e coperture. Li ha definiti con i peggiori epiteti che si possano udire e ogni volta che ne fuoriusciva uno dalla sua bocca percepivo la sofferenza di chi ha sperimentato sulla sua pelle la violenza, la coercizione, lo sfruttamento, l’abnegazione a sedicenti logiche di salvezza.

Umeed è il poeta del sentimento, un uomo che dinanzi a tante difficoltà è riuscito a prediligere il lato umano e il rapporto interpersonale su ciascuna cosa ed è proprio per questo che è in grado di scorgere la bellezza, nella donna o nella natura, quando forse sarebbe più istintivo trovare spazio nello sconforto di immagini fosche e deprimenti: “Tocca la mia fronte/ perché il profumo della tua mano/ possa cambiare il mio destino” (28). Ed anche se la durezza di una vita trascorsa tra difficoltà (“io faccio sempre una dura vitaccia”, 56) e lontananze dai suoi cari è pesante da sostenere ed Umeed ci parla dei suoi “problemi di tutti i giorni” (34) il messaggio finale non è mai cupo, non tende al pessimismo, né allo scoraggiamento poiché, come lui stesso sostiene in maniera lapalissiana,: “La vita è una gioia e pure un dolore/ la vita è un’offesa e pure un amore” (46).

Per un emigrato in un paese talmente diverso dal suo luogo di nascita e dalla sua cultura ci sarà sempre spazio al ricordo, più o meno mesto, di ciò che ha lasciato per altre terre. Trovo che nella poesia “Nostalgia” di Umeed sia contenuto questo sentimento di angoscia-ossessione che lo lega a un passato distante non solo in termini cronologici, ma spaziali, culturali e soprattutto affettivi: nella poesia “Nostalgia” leggiamo: “Mia cara nostalgia rimani con me/ non devi lasciarmi solo/ […]/ Se vuoi stasera andiamo insieme/ in qualche luogo particolarmente bello,/ […]/ e ti racconterò una bella poesia/ dedicata a te, mia cara nostalgia” (60).

Un libro-testamento che ci consegna pensieri sulla vita, sul senso della stessa e su come potremmo tutti vivere meglio se allontanassimo da noi il narcisismo che dilaga, se rifuggissimo l’invidia e abbattessimo l’indifferenza che costruisce giganti di roccia, monadi in sé chiuse e apparentemente autosufficienti. Nessuno è autosufficiente a sé stesso. Nessuna famiglia. Nessuna società. Ed è così che Umeed Ali ci interpella su riflessioni di questo tipo alle quali tutti i giorni non diamo troppo spazio impegnati nei tanti impicci quotidiani assorbiti da una ritualità che ci ha fatto automi: “Se tutti siamo figli di Eva e Adamo, / come mai fra noi così mal pensiamo” (54). Due versi linguisticamente semplici privi di retorica che non hanno la volontà di metter a giudizio nessuno, ma di aprire alla consapevolezza in unione con una contemplazione e profonda gratitudine verso il Dio creatore che dobbiamo pregare, invocare e sentire vicino a noi, come un grande amico a guidarci verso il bene mettendo fine a ciascuna idea che consacri la violenza e il sopruso tra gli uomini: “Vergognati egoista, hai sempre sete/ del sangue del tuo fratello innocente./ Non devi scordare che esiste un vero potete, grandissimo/ Di universale misericordioso” (64).

I versi di Umeed riguardano verità sacrosante che vanno scolpite sulla roccia e incise sui muri delle città affinché restino lì, perentorie a informarci quale può essere lo spauracchio che dilania la comunità per chi ne svia il percorso e s’imbatte in territori dove la moralità e il senso di rispetto sono stati relegati a categorie inutili. La forza della parola è altisonante e diventiamo amici di Umeed uomo-esule-vucumprà-poeta-cittadino di nessun luogo che con l’arma più potente e persuasiva ci permette di guardare dentro di noi con più convinzione e serietà. Il suo verso si fa ora canto, ora preghiera, ora denuncia ora sdegno e commento critico sul mondo e nel complesso ci consegna un compendio autentico e sofferto del suo arcobaleno emotivo che, a intervalli, riaffiora nel cielo dopo momenti di pioggia e oscurità: “Quanto è bello stare con se stessi,/ raccontarsi di cose profonde/ e anche ascoltare se stessi” (92).

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 30-04-2015

 

“Petite Anthologie”: la raccolta di lirici francesi tradotti da Luciano Domenighini

Esce “Petite Anthologie”, piccola antologia di poeti classici francesi, tradotti dal poeta Luciano Domenighini 

Esce nella collana “Collana Arancione – Antologie” di TraccePer LaMeta Edizioni: «Petite Anthologie. Piccola Antologia di poesia francese: Da Villon a Jammes», sotto la cura editoriale del poeta e aforista Emanuele Marcuccio. Nel Volume, con testo a fronte in lingua originale, il critico letterario e poeta Luciano Domenighini, sceglie e traduce poeti classici della letteratura francese tra Quattrocento e inizio Novecento: François Villon, Marceline Desbordes-Valmore, Charles Baudelaire, Stéphane Mallarmé, Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Jules Laforgue, Francis Jammes, Guillaume Apollinaire.

142petiteanthologie900L’opera si aprirà con una prefazione a cura del prof. Mario Pietro Zani e si chiuderà con una postfazione a cura dello scrittore Giordano Tedoldi. Chiuderà il libro una quarta di copertina con una nota critica a cura del poeta, scrittore e critico letterario Aldo Occhipinti.

Leggere la parola “antologia” sulla copertina di un libro, riporta immediatamente, per necessità lessicale ma anche per la consuetudine di ciò che abbiamo appreso sin dai banchi di scuola, all’immagine fredda e meccanica di una “raccolta di passi scelti di uno o più scrittori confezionata per scopi didattici”. Più forte è l’associazione quando, poi, riconosciamo all’istante i nomi degli autori, perché celeberrimi esponenti di una forte e consolidata tradizione letteraria. In realtà, quando la selezione dei testi di una “antologia” è frutto non di esigenze didattico-divulgative bensì del gusto e del percorso estetico, culturale e immaginativo del curatore, la parola “antologia” si carica di una valenza ben diversa.

Vieppiù, quando, oltre ad esserne il curatore critico, del “florilegio” di testi lo studioso è anche il traduttore – originale, appassionato e attento – il libro si carica di un valore del tutto diverso da quello solitamente attribuito alla parola “antologia”: non è più un semplice e sterile “raccoglitore”, bensì un’opera d’arte autonoma e compiuta in ogni aspetto. È il caso della presente Petite Anthologie, dove Luciano Domenighini dà la sua personalissima «testimonianza di una lettura disorganica e quasi casuale, dislocata e disseminata in un lungo arco di tempo di vita e sedimentata nella memoria come un frammentario bagaglio culturale specifico».

Villon, Desbordes-Valmore, Baudelaire, Mallarmé, Verlaine, Rimbaud, Laforgue, Jammes, Apollinaire, fulgidissimi testimoni della produzione poetica in lingua francese tra Quattrocento e Novecento, sono i maestri accolti nel volume. In appendice, poi, si aggiunge un nome che, tra tanti “puro sangue” così indiscussi e rappresentativi, può sembrare un “intrus”: è quello dell’abruzzese Gabriele d’Annunzio. Il camaleontico artista italiano, in realtà, avendo contribuito – prima, durante e dopo il suo soggiorno in Francia – alla storia letteraria d’Oltralpe con opere poetiche, narrative e teatrali vergate in francese, può e deve a buon diritto collocarsi all’interno della Répubblique littéraire française della Belle Époque. È così che, a chiusura di questa squisita Petite Anthologie, possiamo leggere – sapientemente tradotti – tre dei dodici Sonnets Cisalpins, opera quasi del tutto sconosciuta in Italia, che ha sancito l’avvio dell’esperienza letteraria in francese del d’Annunzio. (Aldo Occhipinti)

 

Luciano Domenighini (Malegno – BS, 1952) dopo il liceo classico si laurea in Medicina lavorando come medico, professione che svolge tuttora.  Come letterato ha ottenuto alcuni riconoscimenti in premi letterari nazionali di poesia. Nel 2004 pubblica la silloge poetica Liriche Esemplari. Inoltre ha svolto saltuariamente in varie sedi l’attività di critico per la musica operistica e di critico letterario. In questa veste si è occupato di alcuni poeti italiani contemporanei raccolti nell’antologia critica, La Lampada di Aladino (TraccePerLaMeta Edizioni, 2014). Fra questi si è soffermato in particolare sull’opera poetica del siciliano Emanuele Marcuccio, che Domenighini, in varie sedi, ha commentato quasi integralmente approfondendone la lettura critica e individuandone il ruolo nel panorama letterario nazionale contemporaneo. (Risvolto di quarta)

TITOLO: Petite Anthologie

SOTTOTITOLO: Piccola Antologia di poesia francese: Da Villon a Jammes

AUTORE-TRADUTTORE: Luciano Domenighini

CURATORE: Emanuele Marcuccio

PREFAZIONE: Mario Pietro Zani

POSTFAZIONE: Giordano Tedoldi

EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni

PAGINE: 182

ISBN: 978-88-98643-35-6

COSTO: 12 €

Tenere accesa la “Macchina sognante”. Omaggio a Julio Monteiro Martins il 08-04-2015 a Bologna

Per ricordare il poeta e scrittore italo-brasilano Julio Monteiro Martins recentemente scomparso si terrà una serata a Bologna per ricordarlo durante la quale verrà presentato il suo ultimo volume, postumo, intitolato “La macchina sognante” pubblicato per i tipi di Besa Editrice.

All’incontro interverranno poeti, scrittori, critici e giornalisti che hanno conosciuto direttamente lo scrittore o che erano in contatto con lui che verranno per leggere delle opere a lui dedicate o ispirate o semplicemente per rinnovarne il ricordo.

Saranno presenti: Vincenzo Bagnoli, Bartolomeo Bellanova, Tullio Bugari, Maria Calabrese, Anna Carrozzo, Reginaldo Cerolini, Nilza Costa, Rosanna Crispim da Costa, Lucia Cupertino, Loretta Emiri, Vladimiro Forlese, Daniela Karawicz, Gassid Mohammed, Lorenzo Mari, Lorenzo Monteiro Martins, Jonas Davi Moruzzi, Fulvio Pezzarossa, Pina Piccolo, Brenda Porster, Ugo Rapezzi, Roberta Sangiorgi, Lorenzo Spurio, Paolo Trabucco, Walter Valeri.

L’evento si svolgerà a BOLOGNA presso la Biblioteca Casa di Khouala in Via Corticella 104 l’8 Aprile 2015.

Ingresso libero. La cittadinanza è caldamente invitata a partecipare.

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Per ricordare Julio Monteiro Martins: la presentazione de “La macchina sognante”, libro postumo

Il 20 Marzo alle 17,30 al Teatro San Girolamo di Lucca si terrà la presentazione dell’ultimo libro di Julio Monteiro Martins, La Macchina Sognante per i tipi di Besa Editrice. L’autore italo-brasiliano recentemente scomparso verrà così ricordato durante la serata mediante la presentazione del suo ultimo volume, un altro bellissimo libro, un saggio quasi filosofico, dove  l’autore riflette sulla letteratura, sul ruolo dello scrittore, sulla nostra società, sulla vita, sulla morte. 

Contestualmente alla presentazione della Macchina Sognante ci sarà l’omaggio che gli amici del Teatro del Giglio di Lucca vogliono presentare a Julio Monteiro Martins.

Allegata la locandina dell’evento.

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Julio Monteiro Martins

Il ricordo di Tullio Bugari su Julio Monteiro Martins, recentemente scomparso

Avatar di Tullio Bugaritulliobugari

1“Ieri 24 dicembre lo scrittore Julio Monteiro Martins ci ha lasciato, all’età di 59 anni. La notizia è arrivata dall’ospedale di Pisa (era stato colpito da uno di quei mali che vanno di fretta e ti lasciano sì e no il tempo di accorgertene) e ha iniziato a diffondersi nel pomeriggio, io l’ho letta su un blog dopo la mezzanotte. Avevo conosciuto Julio nel gennaio del 2009 quando venne a Jesi per gli incontri della terza edizione di Alfabetica (dedicati alla nuova letteratura in lingua italiana, non ci piaceva l’etichetta di ‘scrittura migrante’). Al mattino l’avevo accompagnato in una classe dell’Istituto d’Arte, poi per un’intervista a Radio Tlt, al centro di aggregazione giovanile, e alla sera alla sala maggiore della Biblioteca Planettiana. In biblioteca ci aveva raggiunto anche la scrittrice Cristina Ali Farah. La sala era piena e attenta. E poi, promotori di Alfabetica e scrittori tutti a cena insieme, a chiacchierare…

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Addio a Julio Monteiro Martins, scrittore italo-brasiliano

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Julio Monteiro Martins

Mi è appena giunta la brutta notizia della morte di Julio Monteiro Martins, scrittore di origini brasiliane che da anni viveva a Lucca.
Poeta, scrittore, critico e direttore della rivista di letteratura “Sagarana” da lui fondata e con la quale ho avuto il piacere di collaborare varie volte con racconti e saggi. Cliccando qui si potrà leggere una biografia dell’autore.
Se ne va una persona dall’animo gentile e dalla cultura sterminata, sensibile, un autodidatta sincero che mi ha insegnato molte cose e di cui la letteratura italiana, brasiliana, della migrazione e mondiale, dovrà di certo tenere in considerazione.
Per ricordarlo, di seguito, lascio i link di due miei interventi sull’attività di Julio Monteiro Martins che sono l’intervista che gli dedicai qualche tempo fa prima della scoperta della malattia e la recensione che scrissi per la sua seconda e ultima raccolta di poesie “La grazia di casa mia”


R.I.P. Direttore.

 

 

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