“Global Carmina e altre poesie” di Marco Ausili. Alcune riflessioni di Stefano Bardi

Per le edizioni Italic Pequod di Ancona è recentemente uscito il volume Global carmina e altre poesie (prefazione di Lorenzo Spurio) di Marco Ausili, poeta anconetano classe 1988. Un’opera dall’intensa poeticità, che si esprime attraverso canti remeniscenziali, intimi, amorosi, e attraverso uno sperimentale del vernacolo anconetano.

Nella prima sezione, intitolata Lo spazio dell’Estate, c’è un chiaro riferimento all’estate pavesiana de La bella Estate. Stagione vista e concepita da Ausili come una reminiscenza dell’infanzia, proiettata interamente verso la ricerca del nostro pensiero felice. Una stagione che simboleggia pure la dipartita e la resurrezione, come esseri purificati e dotati di uno spirito candido, che ode melodici ed elegiaci canti. Un’estate vista anche come un passaggio storico attraverso il quale ritorniamo indietro nel tempo all’Ancona dei pescatori, vedendo la città marittima di una volta. Ausili sviluppa il tema dell’estate, ma anche quello del mare in chiave religiosa, essendo esso paragonato a Dio.

global carminaNella seconda sezione, intitolata La paura della vita, sono due i temi sviluppati dalle ulteriori sottosezioni Le familiari e Discorsi d’amore. Nella prima sottosezione l’autore ci porta dentro un mondo intimo e autobiografico, avvolgendoci così con il calore e l’affetto della sua famiglia trasformandoci di conseguenza in suoi fratelli e sorelle. Accanto al tema del calore intimo c’è anche quello della dipartita, vista come paura, ma anche come nostra sorella. Nella seconda sottosezione l’Ausili tratta il tema dell’amore, da lui visto e concepito come qualcosa di divino. Un sentimento in cui la donna amata dal poeta anconetano si trasforma in una creatura ancestrale, dallo spirito oscuro e stregante, dallo sguardo purificatorio. Anche in questa seconda sottosezione c’è l’immagine della dipartita con la sua falce mietitrice, che adombra intensamente e pesantemente l’amore. Una dipartita dallo sguardo demoniaco, dalle carni scheletriche, ma allo stesso tempo dal cuore colmo di luminosità, che lascia nello spirito del poeta, solo e unicamente dolci reminiscenze e luminosi fantasmi, riguardanti la donna da lui amata.

Passiamo ora alla terza sezione composta dal poema Global carmina. Si tratta di un poema diviso in sette canzoni in cui si liricizza l’odierna società multietnica, con particolare attenzione anche alla contaminazione linguistica. Canti sotto forma di poema che potrebbero permettere una correlazione ad alcuni riferimenti letterari. Il primo rimando è il poeta Edoardo Sanguineti con la sua opera Mikrokosmos. Come l’opera sanguinetiana, anche il poema ausiliano è colmo di colloqui etici e spirituali, di opportunità, di emozioni, e di ritmi costruiti seguendo le nozioni per creare un videoclip. Il secondo riferimento riguarda, invece, un genere moderno e molto in voga nelle nuove generazioni: il rap. Leggendo Ausili mi è venuto in mente la musica di Fabri Fibra.

Conclude l’opera la sezione Sentieri ininterrotti, composta da cinque canzoni. Canzoni esistenziali ma sotto forma di tracce anzi di frammenti che tratteggiano esistenze auliche, reminiscenziali, agitate, luminose e guerriere. Frammenti che assomigliano alle opere “senza fine” e “senza corpo” dello scultore, pittore e incisore Alberto Giacometti. Come le opere di questo artista, anche le canzoni di Ausili sono volutamente iniziate, poiché così facendo aspetta al lettore completare le ombre e le membra di queste poesie. Canzoni che provengono dal suo cuore, al quale però non è riuscito a dare una voce completa, producendo così canzoni mute che si perdono nel cosmo.

     Con il recupero del vernacolo anconetano, da Ausili riadattato, si recupera quella grande tradizione che diede il via alla letteratura tutta, ovvero, la letteratura orale. Il suo dialetto è quella lingua sentita e subito riportata sulla pagina. Un vernacolo che ha anche un preciso scopo sociale, ovvero quello della salvaguardia linguistica.

STEFANO BARDI  

 

Non ha campo di finibilità! Auto-conversazione in merito agli “Assiomi dell’infinità” del rumeno Dumitru Galesanu

Non ha campo di finibilità! Auto-conversazione in merito agli Assiomi dell’infinità del rumeno Dumitru Galesanu

di Lorenzo Spurio  

Apprezzabili gli intenti e lodevoli i messaggi di Dumitru Galesanu nelle sue recenti pubblicazioni poetiche che gentilmente mi ha donato. In questi mastodontici libri curati con perfetta perizia nella veste grafica le liriche del Nostro vengono proposte in doppia lingua, forse per ambire a un pubblico potenzialmente più ampio. Non solo la sua lingua madre, che ben conosce, ma anche la lingua italiana, che fu di Dante, Boccaccio e tanti altri letterati che la padroneggiarono donandoci opere di indubbio interesse.

Una precisazione, pur limitata e veloce, va pur fatta sulla questione della lingua, vale a dire che, l’italiano e il rumeno, pur essendo idiomi che discendono dallo stesso ceppo delle lingue romanze o neo-latine hanno una strutturazione e un lessico – com’è ovvio – profondamente diversi. Molto di più rispetto a ciò che non accade ad esempio tra l’italiano e lo spagnolo o, ancora, tra il francese e il catalano. Si tratta di osservazioni in sé banali la cui conoscenza è di dominio pubblico ma che possono essere utili per introdurre un tema assai nevralgico che nella nostra contemporaneità dovrebbe essere tenuto di maggior conto, vale a dire la questione della traduzione.

Il tradurre un testo da una lingua all’altra, vale a dire restituirne in più idiomi lo stesso senso, significato, forza, traslato e impeto nonché tensione umana non è una cosa semplice. Non lo è perché la traduzione è un procedimento che implica in primis una profonda padronanza della propria lingua, poi una buona conoscenza dell’altra ma anche un’acuta capacità di saper traslare efficacemente ciò che sulla pagina non è scritto né direttamente visibile. Ciò è importante per evitare di avere traduzioni in sé affrettate e approssimative, leggermente staccate dall’originale, forzate, divaricanti o addirittura ingarbugliate perché incapaci di fugare dubbi e accrescere l’incomprensione del cauto lettore. Tutto ciò si complica ulteriormente in campo poetico dove la poesia non è solo il significato di ciò che è tipograficamente riportato sulla pagina ma anche l’arcano mistero che si cela tra i versi che esige un’attenta interpretazione.

Non conoscendo il rumeno non ho potuto raffrontare il testo tradotto in italiano con il suo originale in rumeno ed ho dovuto, pertanto, affidarmi alla traduzione nella mia lingua. Ho scoperto così liriche dall’andamento spesso discorsivo, abbastanza lunghe dalla conformazione visiva spesso piacevole. Testi poetici talora a forma d’albero, altre volte a forma di qualche uccello con le ali spiegate. Certo ci vuole fantasia nel vedere nell’indefinito un qualcosa, ma la nostra mente che lavora per associazioni di immagini non fa difficoltà a costruire il reale a partire anche dall’incorporeo. Fenomeni di pareidolia molto interessanti.

Assiomi-dell_infinità-c1-4-300x200@2xContenutisticamente ho ravvisato nelle liriche di Dumitru Galesanu una certa attenzione e predisposizione verso una riflessione dotta in merito alla coscienza (microcosmo) e del mondo in senso ampio (macrocosmo) con riferimenti alla filosofia, all’ontologia, alla cosmologia e, ancora, all’esistenzialismo. Liriche con le quali il Nostro indaga e considera, riflette, equipara, si domanda, ricerca e interpella il mondo. Terminologie comuni tratte anche dalla matematica dove archetipi, corollari, strategie e formule non mancano. Senz’altro un’operazione riservata, quella di Galesanu, con la quale ci offre il frutto di una personalissima investigazione del mondo e delle sue dense incomprensioni, spingendosi verso una lettura che non ha remore nell’affrontare anche l’impossibile. Versi che si stagliano come nuvole difficili da prendere e che pure hanno una loro collocazione fissa, seppur mutevole e cangiante.

Nerbo costitutivo del poetare di Dimitru Galesanu è il tempo, tema nevralgico di ciascun osservatore della realtà; il poeta lo considera più spesso nella sua dimensione futura, delle possibilità e dell’incognito piuttosto che in quella del passato del ricordo e degli eventi già vissuti. Non mancano domande di portata titanica come “Perché siamo qui?” una sorta di creazione del trascendente in abiti concreti.

Si parla di spazio, di possibilità, di futuro, di scelte, di ciò che verrà, dei segni e delle traiettorie, di numeri e formule, di percorsi che si intravvedono, di impercettibili forme nonché di esseri celesti, ma su tutto domina una tendenza pervicacemente ossessiva a perlustrare ciò che effettivamente non c’è, perché non si vede. Un dialogo con l’Assoluto e un raffronto con gli stati di materia più labili e inconsistenti. Perché è questa la natura dell’uomo che, come una meteora, presto perde la luce. Ecco allora in cosa consiste l’assioma: non è un principio saldo e inderogabile che non ha bisogno di riprova empirica per sussistere, ma un mare magnum indistinto e disturbante: esso non fornisce una risposta efficace e valida ai nostri quesiti, perché le sue variabili hanno forma ed estensione in uno spazio/tempo che non ha campo di finibilità.

Lorenzo Spurio

Jesi, 10-10-2017

Il miele nella letteratura. A Jesi una conferenza con degustazione finale promossa dalla Ass. Euterpe

“Sapori tra le righe”: conferenza sul miele nella letteratura e nella produzione: il 15 ottobre a Jesi

 

bees-18192_960_720L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi ha dato vita al progetto culturale “Sapori tra le righe” che è stato inserito all’interno di “Weekend d’autunno”, programma di iniziative promosse dal Comune di Jesi per l’autunno 2017. “Sapori tra le righe”, che si realizzerà in due date separate, promuoverà incontri dedicati alla conoscenza di alcuni alimenti molto comuni della nostra dieta alimentare quali il miele e l’olio che verranno presentati, approfonditi e discussi sotto un profilo letterario e non.

L’intero ciclo di eventi è patrocinato dal Comune di Jesi, dalla Provincia di Ancona e dall’Università degli Studi di Perugia e dall’Università Politecnica delle Marche.

Il primo appuntamento si terrà il 15 ottobre alle ore 17:30 presso la Chiesa di San Bernardo / Museo della Stampa (SAS) in Via Valle e sarà dedicato a riscoprire il miele, tra letteratura e produzione. L’apertura sarà affidata alla calda voce della poetessa pesarese Michela Tombi, autrice della recente silloge Dentro il mio vento, con la recitazione di alcune liriche di poeti consacrati agli altari inerenti all’alimento di riferimento.

 

Il programma della pomeriggio letterario vedrà il seguente programma.

La professoressa Rosa Elisa Giangoia interverrà su “La poesia del miele: da Virgilio ai contemporanei” e nel suo discorso prenderà in considerazione anche l’antica metafora che vede riflessa nel miele l’intertestualità letteraria, creando una vera e propria nuova poetica con la docta veritas di Angelo Poliziano per preludere alla scuola formalista russa e alla critica semiologica.

Rosa Elisa Giangoia ha insegnato Materie letterarie nei licei, svolgendo contemporaneamente un’intensa attività di ricerca didattica e di promozione culturale. Si si occupa di critica letteraria, come componente delle redazione prima della rivista “SATURA”, ora di “XENIA” e collaborando a diverse altre riviste letterarie. Ha redatto manuali scolatici tra cui un’edizione delle Bucoliche di Virgilio con annotazioni in latino. Ha pubblicato romanzi (In compagnia del pensiero, 1994; Fiori di seta, 1998; Il miraggio di Paganini, 2005), testi teatrali (Margaritae animae ascensio 2014), saggi critici (Appunti di poesia, 2011), sillogi poetiche (Agiografie floreali, 2004; Sequenza di dolore, 2010; La vita restante 2014) e altri vari testi, tra cui un saggio di gastronomia letteraria (A convito con Dante, 2006).

La professoressa Annalisa Volpone (Università degli Studi di Perugia) relazionerà attorno al tema indicato “My dear honey: miele e scrittura in Virginia Woolf” sottolineando come nella scrittrice modernista il miele funga letteralmente da collante tra vita quotidiana e scrittura creativa ed è al contempo vettore mnemonico dell’infanzia.

Annalisa Volpone è professore associato presso il Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugina. È condirettore del CEMS (Centre for European Modernism Studies, un centro internazionale che si occupa di modernismo  europeo in prospettiva interdisciplinare); la sua ricerca si concentra prevalentemente sul modernismo. Ha pubblicato diffusamente su James Joyce, Virginia Woolf e Vladimir Nabokov e sui rapporti tra romanticismo e medicina. Attualmente sta lavorando a una monografia su William Blake e le contemporanee scienze della mente.

L’intervento artistico, dal titolo “Una dolce scoperta: miele e api nella storia dell’arte”, sarà gestito da Caterina Luzi nel quale accennerà all’ape nei bestiari medievali per arrivare, nei secoli successivi, all’utilizzo dell’ape come iconografia nei blasoni nobiliari e altro ancora.

Caterina Luzi si è laureata in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Si occupa di didattica museale, organizzazione eventi e visite guidate presso la Pinacoteca Civica di Jesi. In passato ha tenuto lezioni di Storia dell’Arte dal titolo “L’amore tra arte e poesia”.

L’intervento tecnico, “Il miele, questo sconosciuto”, sarà curato da Alvaro Caramanti (Presidente del Consorzio Apistico Obbligatorio Provinciale di Macerata) che parlerà della diversità dei mieli, delle loro caratteristiche fisiche, dando altresì alcuni suggerimenti da tener presente nell’atto di acquisto di questo prodotto.

La conclusione dell’evento vedrà una degustazione di prodotti dell’Azienda Cocciarini Sergio.

Il secondo appuntamento di “Sapori tra le righe” si terrà il 12 novembre alla Galleria degli Stucchi di Palazzo Pianetti di Jesi e sarà dedicata all’alimento olio.

La partecipazione all’iniziativa culturale è gratuita. La S.V. è invitata a prendere parte.

 

Info:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327 5914963

 manifesto miele

“Ingólf Arnarson” di Emanuele Marcuccio. Commento di lettura di Giorgia Catalano

Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti

di Emanuele Marcuccio – Le Mezzelane Editore, 2017

Recensione di Giorgia Catalano

Islanda. Terra da noi distante, incuriosisce il nostro autore, lo appassiona per i gradevoli scenari che offre Madre Natura. E la mente vaga, viaggia lontano fino ad immaginare una storia – con i suoi intrecci e con i suoi risvolti – anche lei, distante nel tempo.

ingolfur-arnarson-arturas-slapsys.jpgDopo molti anni di lavoro, attento studio, meticolosa ricerca e di cura per i dettagli, Emanuele Marcuccio porta a compimento un sogno: la pubblicazione di un’opera d’arte – non a caso la definisco in questo modo – da lui fortemente voluta.

Ogni scena descritta è un richiamo visivo che accompagna il lettore ad immaginare un palcoscenico su cui i protagonisti dell’opera si alternano con i propri sentimenti, paure, insicurezze; sempre, però, con la forza descrittiva, impressa dal nostro autore.

Ogni personaggio, infatti, è caratterizzato da un determinante e forte senso di identità, da un carattere ben preciso che contribuisce a creare, intorno al lettore, l’atmosfera giusta che gli consente, idealmente, di vivere, in prima persona, questa storia.

Il linguaggio, legato alla poesia – questa è la natura dell’autore, noto poeta e critico letterario – spazia tra diversi registri, mantenendo grande fluidità di espressione; questo dà ampio respiro alla lettura ed interpretazione del contenuto e permette a chi decide di intraprendere questo meraviglioso viaggio, attraverso gli scenari di un lontano paesaggio elaborato e descritto con dovizia di particolari, di calarsi in una dimensione fuori dal nostro ordinario, capace di emozionare.

GIORGIA CATALANO

Torino, 9 settembre 2017

“Non con i tuoi occhi”. Spettacolo multimediale di immagini, video, letture sabato 7 ottobre a Pesaro

 

Sabato 7 ottobre ore 19.00

‘Sala degli Specchi’

Alexander Museum Palace

Viale Trieste 20 – PESARO

Lorenzo Uccellini, fotografo nativo di Pesaro con un dignitoso curriculum internazionale, e con la preziosa collaborazione della poetessa Laura Margherita Volante e della musicista Emanuela Belmonte, presenta in una unica data per la città di Pesaro la nuova serie fotografica editoriale denominata WOT.

WOT è un contenitore di idee e progetti che nasce con l’intento di ospitare e produrre meritevoli fotografi e artisti di altre discipline provenienti dall’Italia e da altri Paesi, gettando le basi per la creazione di un interscambio culturale in collaborazione con le moltitudini di progetti simili sparsi per il mondo che, connessi tra loro, possono contribuire a fornire ai vari autori occasioni di visibilità in luoghi fisici e non solo nello spazio virtuale di internet.

Lorenzo Uccellini in questi prime tre libretti inaugurativi affronta due differenti tematiche.

In ‘Zero’ e ‘Early Bird[s] Memories’ torna sui suoi soggetti preferiti quali l’esplorazione di mondi interiori e immaginifici sviluppando, ancor più che in passato, una serrata serie di liriche che non fungono da semplici didascalie ma sono esse stesse fondanti per la narrazione e caratterizzazione dei soggetti, dei personaggi che, presi qua là dalle personali esperienze e memorie, danno vita a dei concept book che Lorenzo ama associare più a dei booklet musicali che a libri di fotografia tout court.

Ospite speciale in questi due volumi, Davide Filippini, fotografo pesarese stanziato a Tokyo, a cui Lorenzo ha qui affidato il compito di eseguire alcuni ritratti funzionali alla narrazione dell’opera.

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Il terzo volume, ‘ESSE’, è invece un umile omaggio di Uccellini ai Maestri del trascendentalismo americano con opere fotografiche in cui la bellezza della Natura nel suo aspetto più romantico e la porzione di Divinità in Essa intrinseca, costituisce il soggetto dell’opera.

Lorenzo Uccellini ha scelto di presentare quanto sopra creando un vero e proprio show multimediale in cui le immagini prenderanno vita in un video accattivante e arricchite dalle letture magistrali della sua amica e poetessa Laura Margherita Volante, da musiche mixate dallo stesso autore, da scenografie e dall’esplosione di profonde emozioni live che il suono del Sacro Tamburo Lakota è in grado di trasmettere nelle sapienti mani dell’artista musicista Emanuela Belmonte, ospite speciale della manifestazione che costituisce il primo appuntamento di un tour che dopo Pesaro proseguirà per altre mete tra le quali già confermata Milano in collaborazione con la poetessa Patrizia Gioia che, già nel 2000, presentò un lavoro editoriale di Lorenzo introdotto dal Prof. Arturo Schwarz.

<<Per me si tratta di una ennesima sfida nel cercare nuovi linguaggi per esprimere e trasmettere i miei racconti nei modi che di volta in volta il mio istinto mi porta a sperimentare. Di certo non sto inventando niente di nuovo, in senso generale, ma facendo ciò e pur prendendomi notevoli rischi sforando da quanto è l’ambito fotografico in senso stretto e a me più familiare –  con i suoi tempi, modi e luoghi designati –  mi metto continuamente in gioco e questo mi fa sentire sempre un assoluto principiante con tutta l’emozione che ne consegue. In ‘Non con i tuoi occhi’ avere accanto la mia amica Laura ed essere ospitato ‘in casa’ del Conte Alessandro Marcucci Pinoli, che con la sua dedizione alla divulgazione delle arti costituisce un vero esempio di moderno mecenatismo, mi rende particolarmente eccitato. Le conferme poi di nuove date in altre città mi trasmettono tutta la fiducia e il calore di chi da tanto tempo sostiene me e i miei progetti>>.

Contatti:

lorenzo@lorenzouccellini.com

Alexander Museum Palace: 0721 34441

“Gazzella. Canto infranto di un migrante” di Fabio Grimaldi. Recensione di Lorenzo Spurio

 

Gazzella. Canto infranto di un migrante di Fabio Grimaldi (Lieto Colle, 2017)

Recensione di Lorenzo Spurio

 

Il tempo è un’ombra allucinata. (47)

downloadIl recente libro del poeta Fabio Grimaldi prende il titolo di un testo sgualcito e sbavato ritrovato nelle tasche di un qualche migrante, “Gazzella”, segno vivido di una possibilità di evadere dal pressante e demotivato presente. Eppure rimane traccia di quell’esperienza, di quell’accaduto, di quell’atto creativo: Grimaldi riporta la scansione di quel testo nato in francese nelle ultime pagine del volume. Sorta di testamento ultimo di un volo verso la speranza, di una possibilità di credere in un mondo fratello.

La gazzella, per antonomasia e nel nostro immaginario comune, è uno degli animali più agili e veloci ed è significativo che un ragazzo che aspirasse alla libertà e a un mondo migliore abbia dedicato un testo attorno all’immagine di questo animale. Metafora di una voglia pressante di partire e di lasciare la propria terra, una fuga tumultuosa verso una meta agognata, percorso azzerato velocemente da grandi falcate che fagocitano il terreno e riducono gli spazi. Eppure ciò non è accaduto né accade ai tanti migranti che, speranzosi di poter toccare la riva di un altro paese, hanno drammaticamente perso la vita nel periglioso tragitto.

Fabio Grimaldi dedica a loro questo lavoro poetico tutto incentrato sul dramma dei moderni migranti. Ne traccia l’intero percorso, dal difficile e accaldato[1] spostamento dai rispettivi luoghi d’appartenenza sino alla costa dove, in un imprecisato lido è organizzato dagli scafisti criminali un porto-fantoccio dal quale partono imbarcazioni precarie, palesemente sfatte e prossime al decadimento. Da lì, tra minacce e violenze verbali e d’altro tipo, il povero migrante si stacca definitivamente dalla terra madre e, pur sottoposto a denigrazioni nonché alle spaventose avversità del mare, sembra in un qualche modo proiettarsi già verso un cammino di felicità: “Sorrisi serrati/ da labbra tumefatte,/ rifioriscono alla vista del mare.// Ah, la parola mare!/ Un miraggio!/ Ma non finisce qui il viaggio!” (29).

La traversata in mare corrisponde a un periodo sospeso in cui l’uomo viaggia nelle avversità, finanche a braccetto con la violenza e la morte: coloro che muoiono vengono ben presto gettati in mare con la stessa semplicità della quale gettiamo via un abito rotto. Lo strozzino, dopo aver guadagnato abbondantemente per quella traghettata infame, li ferisce e li comanda a suo piacimento: “Non dovete fiatare/ o vi butto in mare!” (34) anticipando la fine che molti, vuoi per le intemperie climatiche, vuoi per l’usura dell’imbarcazione, si appresteranno a fare. Lo scafista-demonio lascia, circa a metà dell’avventata navigazione, la scapestrata imbarcazione temendo un arresto nel paese in cui approderà. La ciurma dei disperati è allo sbaraglio: se da una parte può trovare una leggera quiete dovuta all’assenza del criminale che li batteva o uccideva, dall’altra è orfana di un guida che possa traghettarli verso la terraferma. Si crea subbuglio e caos, non di rado tafferugli e violenze che esplodono tra gruppi interni o tra una e più persone.

Accade spesso che il barcone, nella lotta impari con le onde, s’incrini, si ribalti, imbarchi acqua e ben presto sprofondi nelle avverse acque.[2] Neppure i salvagente, già usati in precedenti deliri di spostamento, sono utili: essi sono per lo più rotti, inservibili e dunque vani.

Inizia così la lotta col mare. L’uomo che tenta di salvarsi dalle fredde acque in quel mare esteso, senza traccia d’aiuto se non un compatimento pressoché falso e tardivo che non è in grado di sciacquare il dolore.

Negli sparuti casi in cui la deriva o l’inabissamento dia possibilità agli sciagurati di salvarsi (quando il barcone, non più molto distante dalla costa viene avvistato e segnalato agli enti competenti) si mette in marcia quella serie di operazioni tese a limitare i danni. Il salvataggio dei migranti, che tendono le loro mani e s’aggrappano, si stringono e reclamano quelle dei soccorritori, sono immagini che tutti abbiamo bene configurate nella nostra mente perché viste e replicate indicibili volte. In questa fase in cui gli uomini vivono galleggianti sul vasto mare è come se acquisissero le peculiarità delle creature acquatiche: l’uomo è sardina, poi è un tonno come quando Grimaldi “racconta di migranti/ finiti con i barconi/ contro le gabbie per la pesca dei tonni,/ quelli che sono riusciti a salvarsi/ aggrappandosi alle reti,/ vengono ricordati come “gli uomini tonno”…” (43).

Chi si salva ed entra in terra occidentale, non direttamente avrà una vita felice e realizzata come quella che anelava anzi, più spesso, non l’avrà mai. Grimaldi, con la sua poesia sintetica dal tono serafico e impietoso traccia in maniera assai visiva le varie e tribolate fasi del percorso di questi derelitti continuamente soggiogati dal potere degli altri, usati e mossi come pedine in un gioco da tavola. Fuggono dalla dittatura e, per farlo, sono costretti ad affidarsi a un demonio in terra, un torturatore, che permette loro – a condizioni inenarrabili – di farli fuggire da quel mondo di sevizie e povertà. Arrivati all’altra sponda trovano un’accoglienza frugale a cui fa seguito una blanda considerazione degli enti amministrativi, indifferenza della gente, pregiudizio ed emarginazione che li ghettizza e li allontana ulteriormente da quel senso civico di cui la loro grande fame che li ha spinti ad evadere.

immigrazione

Siamo consci che il fenomeno dell’immigrazione sia complesso da trattare perché non dovrebbe esulare di prendere in considerazione l’altra metà della realtà che esso pone, quale ad esempio il tema della difficile integrazione, del fanatismo religioso che non di rado si presenta, l’arroganza e la non civile disciplina finanche gli episodi di criminalità diffusa che, secondo molti, sarebbero da ascrivere o comunque da legare a un’eccessiva immigrazione. Grimaldi non tocca tale argomento e si pone, con rispetto e vivida forza immedesimativa, nella realtà difficile di questi poveri Cristi, sbandati e derelitti, in fuga e abbandonati, che vivono nel tormento della nostalgia nonché di una dilaniante situazione psicologica e di frantumazione identitaria.

Le varie parti che compongono la silloge portano titoli apparentemente curiosi dove vengono richiamati degli animali che, invece, in maniera quanto mai concreta descrivono sinteticamente i vari stadi, le varie fasi metamorfiche dei migranti nel loro lungo e fosco percorso. Questa catalogazione è assai significativa: si passa da animali piccoli e in sé difesi descritti rinchiusi in un contesto stagnante e invivibile ad animali di più grande taglia sottolineando – come nel caso delle pecore marchiate – il difficile e mai completo raggiungimento della libertà.

Ciò che mancava clamorosamente nel paese nativo (democrazia, libertà, sicurezza, speranza e futuro) manca, in effetti, anche nei paesi in cui si è attraccato anche se viene dato da credere che così non sia. Paesi che formalmente dichiarano la loro democrazia e uguaglianza dinanzi ai cittadini finendo, non di rado, per mostrarsi insensibili, sprezzanti e chiusi nei confronti di reali esigenze sociali.

Gazzella di Fabio Grimaldi non è un canto disperato e struggente come recentemente molta poesia è in relazione a dinamiche etico-civili, collegate o non con il dramma dell’immigrazione, ma un canto fine sulla vicenda esistenziale del migrante: uomo dello spazio, costretto ad abitare mondi incivili che lo espungono di continuo. Esistenze che perdono il legame con la terra e difficilmente ne instaurano uno nuovo nel contenitore geografico dove sono costretti a restare. Il poeta maceratese mostra rispetto verso una materia oggetto di una disputa continua nell’opinione pubblica e centrale all’interno del divaricante sistema ideologico e politico che dà più o meno importanza al tema, riconoscendo talora comprensione, tal altra armandosi di tabù e di forti negazionismi, connivente la grande madre Europa che preferisce attribuire fondi per l’assistenza che proporre una soluzione praticabile e migliore.

La confessione-proclama all’apertura del libro in cui un genitore – intuiamo ormai anziano – incita il figlio a lasciare quella terra, quella valle delle lacrime, per trovare significato altrove e realizzarsi, si chiude con un imperativo laconico “Vattene da qui!” (15) che poi non è nient’altro che l’atteggiamento con cui l’europeo finirà per accoglierlo.

Con garbo autentico e profonda sensibilità verso la materia, Grimaldi evoca problematiche assai ampie interconnesse col fenomeno da lui indagato da dentro, addirittura introiettato, quello dell’ “infanzi[a] violat[a]” (37) e quello dell’approdo in un non-luogo vissuto dagli oriundi come fastidioso e motivo di allarme sociale, ben riassunti nella perifrasi del “convulso dramma della ragione” (38), locuzione che sottolinea come il dramma sia insito in un “sonno” della coscienza che, come nell’opera di Francisco Goya, è così potente da generare mostri.

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 27/09/2017

 

[1]Il deserto beve/ il corpo e la mente/ di ogni essere vivente” (25).

[2] Grimaldi definisce il mare “una bara” (48) e le acque e le sue profondità “loculi marini” (49).

2° Premio Nazionale “Novella Torregiani”: si partecipa con poesie, racconti, foto e pitture (Scadenza 31/12/2017)

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2° Premio Nazionale “Novella Torregiani”

Letteratura e Arti Figurative

                                                      

Da Porto Recanati,

antico villaggio di pescatori,

prende origine la storia della poetessa

Novella Torregiani.

L’Associazione Culturale Euterpe, con il benestare della famiglia Torregiani-Grilli e con il Patrocinio della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa delle Marche, della Provincia di Macerata, dei Comuni di Recanati e Porto Recanati, bandisce la seconda edizione del Premio Nazionale “Novella Torregiani” – Letteratura e Arti Figurative 2017.  Il Premio, ideato da Emanuela Antonini (biologa e scrittrice), è nato con l’intento di far emergere le potenzialità creative degli artisti e segnarle all’attenzione della comunità in ambito culturale, a ricordo della poliedrica poetessa nel rappresentare l’umanità nelle molteplici espressioni artistiche.

REGOLAMENTO

Al Premio possono partecipare coloro che alla scadenza del seguente bando abbiano compiuto il 18° anno di età. Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, offensivi, denigratori e pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, irrispettosi della morale comune e che incitino alla violenza di ciascun tipo o fungano da proclami ideologici e politici.

Per inedito si intende un testo che, alla data di scadenza del Premio, non sia stato pubblicato (in formato cartaceo o e-book) da editore in volume, anche collettivo, dotato di ISBN o in rivista dotata di ISSN. Si considerano inediti quei testi comparsi su siti Internet o quelli che abbiano semplicemente partecipato, senza essere premiati, a uno o più concorsi.

I lavori presentati non dovranno aver ricevuto un 1°, 2°, 3° premio in un precedente concorso letterario, pena la squalifica. La partecipazione al Premio implica l’accettazione incondizionata di tutte le norme contenute nel bando che ne regolamentano l’organizzazione e lo sviluppo.

 

Il Premio si articola in cinque sezioni:

  1. Letteratura

A1 – Poesia in vernacolo

A2 – Poesia inedita in lingua

A3 – Racconto inedito

  1. Arti figurative

B1 – Pittura a tema “la natura oppure la pace e la solidarietà umana”

B2 – Fotografia a tema “la natura  oppure la pace e la solidarietà umana”

 

Art. 1 –  Sezioni

 Sez. A1 – Poesia in vernacolo

Il concorrente partecipa con un massimo di tre poesie inedite a tema libero in formato word (Courier New, carattere 12), ciascuna di lunghezza non superiore ai 40 versi. La versione in vernacolo dovrà essere accompagnata necessariamente dalla relativa traduzione in italiano, pena la squalifica dal concorso.  I testi dovranno essere privi di dati personali dell’autore pena la squalifica dal concorso. I materiali vanno inviati, congiuntamente ai documenti richiesti, a mezzo mail: premionovellatorregiani@gmail.com

 

Sez. A2 – Poesia in lingua

Il concorrente partecipa con un massimo di tre poesie inedite a tema libero in formato word (carattere Courier New, carattere 12), ciascuna di lunghezza non superiore ai 40 versi.  I testi dovranno essere privi di dati personali dell’autore pena la squalifica dal concorso. I materiali vanno inviati, congiuntamente ai documenti richiesti, a mezzo e-mail: premionovellatorregiani@gmail.com

 

Sez. A3 – Racconto: il concorrente partecipa con un solo racconto inedito a tema libero in formato word (carattere Courier New, carattere 12) di lunghezza non superiore alle 5 cartelle dattiloscritte (1 cartella= 30 righe di 60 battute). Il testo da inviare dovrà essere privo di dati personali dell’autore pena la squalifica dal concorso. I materiali vanno inviati, congiuntamente ai documenti richiesti, a mezzo e-mail: premionovellatorregiani@gmail.com

 

Sez. B1 – Pittura a tema “la natura”: il concorrente potrà partecipa con un massimo di due opere figurative e/o non figurative a tema “la natura”, realizzate con qualsiasi tecnica. Le misure delle opere non dovranno superare cm 70×100. Gli artisti dovranno inviare almeno tre fotografie ben fatte di ciascuna opera allegando una descrizione dettagliata del dipinto e delle tecniche impiegate per l’esecuzione (in formato word). Le foto, congiuntamente agli altri documenti richiesti, vanno inviati a mezzo e-mail a premionovellatorregiani@gmail.com. Facoltativo l’eventuale sintetico profilo dell’artista. I vincitori e i finalisti del premio il giorno della premiazione dovranno portare con sé la relativa opera che verrà esposta al pubblico identificata nel retro con le diciture in stampatello: titolo dell’opera, nome e cognome dell’autore, descrizione della tecnica e anno di esecuzione dell’opera.

 

Sez. B2 – Fotografia a tema “la natura”: il concorrente potrà partecipare con un massimo di tre fotografie a tema, ognuna liberamente titolata, in tecnica tradizionale o digitale. Gli scatti potranno essere in bianco e nero e/o a colori, con inquadrature sia verticali che orizzontali La risoluzione di ogni foto dovrà essere di 300 dpi e in formato JPEG. Ogni concorrente sarà responsabile delle eventuali liberatorie rilasciate dai rispettivi soggetti ripresi, liberando di fatto l’organizzazione del Premio da responsabilità e obblighi derivati (Allegato A). Le opere presentate non verranno restituite.

Le immagini non conformi al regolamento non saranno prese in considerazione e dovranno essere inviate come semplici allegati, assieme alla documentazione richiesta, all’e-mail premionovellatorregiani@gmail.com.

 

Art. 2 –  Modalità e termini per la partecipazione

Il materiale dovrà essere inviato entro e non oltre il 31 Dicembre 2017, unicamente a mezzo e-mail premionovellatorregiani@gmail.com, insieme alla scheda di partecipazione, compilata in ogni sua parte in stampatello e firmata, attestazione del contributo di partecipazione.

  

Art. 3 – Contributo di partecipazione

Per prendere parte al Premio è richiesto il contributo di 15,00 € a sezione per spese organizzative.

È possibile partecipare a più sezioni con un contributo aggiuntivo di 10,00€ a sezione.

Per i soci della Associazione Culturale Euterpe, la cui tessera è in corso di validità per l’anno di riferimento, il contributo di partecipazione per un’unica sezione è fissato a 7,00 €.

Il pagamento dovrà avvenire secondo una delle seguenti modalità:

 

Bollettino postale CC n° 1032645697

Intestazione: Associazione Culturale Euterpe  – Jesi

Causale:  2° Premio “Novella Torregiani”

 

Bonifico bancario  IBAN: IT31H0760102600001032645697

Intestazione: Associazione Culturale Euterpe  – Jesi

Causale:  2° Premio “Novella Torregiani”

 

Art. 4 – Giuria

Le Commissioni di Giuria, diversificate per le varie discipline, saranno costituite da esponenti del panorama culturale, artistico e letterario.

 

Sezione Letteratura (Sezioni A1, A2, A3)

Presidente di Giuria: Francesca Innocenzi (con diritto di voto)

Commissione di Giuria: Elvio Angeletti, Michela Zanarella, Antonio Cerquarelli, Angela Catolfi e Rosanna Di Iorio.

 

Sezione Fotografia (Sezione B1)

Presidente di Giuria: Andrea Bevilacqua (con diritto di voto)                                             

Commissione di Giuria: Beatrice Conti, Stefano Regni, Enzo Morganti, Onorina Lorenzetti.

 

Sezione Artistica (Sezione B2)

Presidente di Giuria: Maria Luisa D’Amico (con diritto di voto)

Commissione di Giuria: Carlo Iacomucci, Gabriele Bevilacqua, Giancarla Lorenzini, Patrizia Minnozzi.

 

Il giudizio delle Commissioni di Giuria è definitivo e insindacabile.

 

Art. 5 – Premi

Per ogni sezione si provvederà ad attribuire i seguenti premi:

1° premio – Trofeo “Novella Torregiani” 2017 e diploma con motivazione della Giuria

2° premio – Targa con motivazione della Giuria

3° premio – Targa con motivazione della Giuria

I primi tre classificati riceveranno la tessera di socio della Associazione Culturale Euterpe che avrà validità per l’anno 2018. In qualità di soci potranno prendere parte ad attività con varie agevolazioni: https://associazioneeuterpe.com/diventa-socio/

Verranno altresì assegnati altri premi a opere ritenute meritevoli d’encomio.

Nel caso non sarà pervenuta una quantità di testi congrua per una sezione o all’interno dello stesso materiale la Giuria non abbia espresso notazioni di merito per determinate opere, l’organizzazione si riserva di non attribuire alcuni premi.

 

Art. 6 – Cerimonia di Premiazione

La cerimonia di premiazione si terrà a Maggio 2018 a Porto Recanati (MC), alla presenza di autorità ed esponenti del mondo della cultura e dell’arte, in un luogo di cui verrà data comunicazione a tutti i partecipanti con abbondante anticipo in modo da potersi organizzare. Durante la premiazione i poeti daranno lettura alle loro poesie, mentre i partecipanti alle sezioni pittura e fotografia, che avranno esposte le loro opere, potranno intervenire per spiegare le proprie esecuzioni.

Tutti i partecipanti al concorso riceveranno il verbale di Giuria a mezzo mail al proprio indirizzo indicato nella scheda di partecipazione che verrà pubblicato anche sul sito della Associazione Euterpe (www.associazioneeuterpe.com), su Concorsi Letterari(www.concorsiletterari.it) e Literary (www.literary.it).  

I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione; qualora gli stessi non possano intervenire, sarà possibile delegare qualcuno per il ritiro. La delega, in forma scritta e firmata dal delegante, dovrà pervenire almeno tre giorni prima della data della cerimonia all’attenzione del Presidente della Associazione scrivendo a presidente.euterpe@gmail.com . Non verrà dato seguito a deleghe pervenute a mezzo telefonico o messaggistica di Social Network o in ulteriori modalità informali. Chi non potesse intervenire e non avrà un delegato potrà ricevere il premio a casa, dietro preventivo pagamento delle relative spese di spedizione che verranno comunicate a mezzo mail all’interessato. Non si spedirà in contrassegno.

 

 Art. 7- Privacy

Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione e utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzazione o di terzi per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso. La partecipazione al concorso comporta automaticamente da parte dell’Autore/Artista la concessione all’Associazione Culturale Euterpe il diritto di riprodurre le opere presentate al concorso su cataloghi/volumi antologici e altre pubblicazioni che abbiano finalità di propagandare la manifestazione, senza fini di lucro.

La partecipazione al Premio è subordinata all’accettazione del presente bando in ogni suo articolo, che potrà, a giudizio degli organizzatori, subire qualche variazione.

 

Dott. Lorenzo Spurio – Presidente Ass. Culturale Euterpe

Dr. Emanuela Antonini – Presidente del Premio

 

 

Info:

Segreteria del Premio: premionovellatorregiani@gmail.com

Associazione Culturale Euterpe: ass.culturale.euterpe@gmail.com  –  ww.associazioneeuterpe.com  –  Tel. 327 5914963

Presidente del Premio, dr. Emanuela Antonini: elantonini@libero.it


 

Scheda di Partecipazione

(La scheda deve essere compilata in ogni sua parte)

 

Nome/Cognome ________________________________________________________________

 

Nato/a a _____________________________________________ il________________________

 

Residente in via _________________________________Città____________________________

 

Cap _______________________ Provincia ______________________Stato_________________

 

Tel. ___________________________________ E-mail __________________________________

 

 

  • Partecipo alla/e sezione/i:

 

□ A1 – POESIA IN VERNACOLO

(indicare i titoli delle 3 poesie e, qualora sia edita, in quale libro –titolo, editore e anno, è stata pubblicata)

  1. ________________________________________________________________________________

__________________________________________________________________________________

  1. ________________________________________________________________________________

__________________________________________________________________________________

  1. ________________________________________________________________________________

 

□  A2 – POESIA IN LINGUA (indicare i titoli delle 3 poesie)

  1. ________________________________________________________________________________
  2. ________________________________________________________________________________
  3. ________________________________________________________________________________

 

□  A3 – RACCONTO ________________________________________________________________________________

 

□  B1 – PITTURA A TEMA “LA NATURA” (indicare i titoli dei quadri)

  1. ________________________________________________________________________________
  2. ________________________________________________________________________________
  3. ________________________________________________________________________________

□  B2 – FOTOGRAFIA A TEMA “LA NATURA” (indicare i titoli dei quadri)

  1. ________________________________________________________________________________
  2. ________________________________________________________________________________
  3. ________________________________________________________________________________

 

  • Forma di pagamento della tassa di partecipazione:

Bollettino postale                             

Bonifico

Ridotto (per soci Associazione Euterpe) – Indicare n° tessera: _______________________________

 

  • L’autore è iscritto e tutelato dalla SIAE? □  SI                   □  NO
  • L’opera/e è/sono depositate alla SIAE?       □  SI                   □  NO

Se SI, indicare quali: ___________________________________________________________

 

 

 

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PER PARTECIPANTI SEZIONI  A1, A2, A3

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo. Sono a piena conoscenza della responsabilità penale prevista per le dichiarazioni false all’art. 76 del D.P.R. 445/2000.

 

□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) allo scopo del Concorso in oggetto e per iniziative organizzate dalla Associazione Culturale Euterpe.

 

 

Firma____________________________________ Data _________________________________

 

 

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PER PARTECIPANTI SEZIONI  B1, B2

□ Dichiaro che le opere presentate a concorso sono di mia esclusiva produzione e che ne detengo i diritti a ogni titolo. Sono a piena conoscenza della responsabilità penale prevista per le dichiarazioni false all’art. 76 del D.P.R. 445/2000.

 

 

 

□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) allo scopo del Concorso in oggetto e per iniziative organizzate dalla Associazione Culturale Euterpe.

 

 

Firma____________________________________ Data _________________________________

 

 

 

ALLEGATO A

MODELLO LIBERATORIA

 

2° PREMIO NAZIONALE “NOVELLA TORREGIANI”

SEZIONE FOTOGRAFIA A TEMA “LA NATURA”

 

lo sottoscritt …………………………………………………………………. (nome e cognome del soggetto)

Nat. .. a …………………………………………………………………………… il. …………………………………….. .

Residente. . . . .. . . .. . . . . .. . . . . .. . .. . .. . . .. . . .. .. . .. . . .. . . .. . .. . . .. . . . .. . . . . .. . . .. . . . .. .            . . . . . . .. . .. . . . . .. .. in

Via …………………………………………………………………………………………………………………………….. .

Città ……………………………………………………………………………………… ” Prov ………………………. .

con la presente AUTORIZZA la pubblicazione delle proprie immagini riprese dal Sig.

Ne vieta altresì l’uso in contesti che ne pregiudichino la dignità personale ed il decoro.
la posa e l’utilizzo delle immagini sono da considerarsi effettuate in forma gratuita.

 lì, …………………………………………. .

Il soggetto ripreso (firma leggibile)

Il fotografo (firma leggibile)

NFORMATIVA SULLA PRIVACY

Ai sensi del D. Lgs. 30 giugno 2003 n”196 – Codice i n materia di protezione dei dati personali La informiamo che i dati
da Lei forniti saranno trattati nell’ambito dell’attività istituzionale dell’Ente organizzatore esclusivamente ai fini
dell’ottimale svolgimento dell’iniziativa in oggetto. L’art. 7 della legge medesima Le conferisce in ogni caso l’esercizio di
specifici diritti di verifica, rettifica o cancellazione, che potranno essere fatti valere in qualsiasi momento nei confronti
dell’Ente organizzatore, responsabile del trattamento dei dati personali conferiti.

Il soggetto ripreso (firma leggibile)

 

 

Stefano Baldinu su “Ingólf Arnarson – Dramma epico in versi liberi” del poeta Emanuele Marcuccio

Non posso nascondere l’emozione, la curiosità e l’ammirazione che mi hanno animato nella lettura del dramma epico in versi liberi «Ingólf Arnarson» del poeta Emanuele Marcuccio.

In questo dramma epico in versi liberi Marcuccio ha il pregio, e ciò si badi bene non è scontato, di riuscire a rendere partecipe il lettore, anche colui che non è solito fruire il teatro o la poesia, dei mutamenti storico-sociali presenti intorno all’anno mille in Islanda, che fanno da sfondo alle vicende narrate nell’opera. Merito va riconosciuto, in particolare, alla meticolosa ricerca storica eseguita dall’autore sin dal 1989, anno di “gestazione” del dramma, che ha consentito di riprodurre la precisa ambientazione naturalistica, antropologica e storica degli scenari islandesi come è stato molto ben rilevato da Lorenzo Spurio nella sua prefazione.

Lo stile preciso, il verso classico, non classicheggiante, ben cesellato e puntuale, denotando la perfezione versificatoria alla quale è giunto Marcuccio, l’utilizzo sapiente dei cori, di particolare pregio quelli del terzo e del quarto atto, pongono questa opera in diretta correlazione con i grandi drammi in versi della letteratura europea, soprattutto del secolo XIX: da «Adelchi» e il «Conte di Carmagnola» del Manzoni, al «Saul» dell’Alfieri fino al «Boris Godunov» di Puškin, solo per citarne alcuni. Ma ancor più l’opera si colloca a pieno titolo per tematiche e temporalità in sintonia con la saga considerata un caposaldo della letteratura islandese: la Saga di Njall. Infatti, anche in quest’ultima, la quale abbraccia un periodo storico posteriore a quelli dell’Ingólf Arnarson, troviamo ben presenti le faide fra i vari “clan” presenti sull’isola, i tentativi di colonizzazione norvegese, l’amore, i primi vagiti del Cristianesimo.

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La statua di Ingólf Arnarson a Reykyavik.

Di particolare pregio, mi sia consentito rilevarlo, è l’utilizzo dei cori sia nella loro tradizione classica ravvisabile nei primi tre atti sia nella accezione manzoniana, ne è un valido esempio il coro del quarto atto.

Misurarsi con un’opera destinata al teatro non è mai semplice, tanto più se questa è scritta in versi, ma proprio la compattezza stilistica del verso libero, che non rischia mai di sconfinare nella prosa lirica, utilizzato da Marcuccio, consente all’Ingólf Arnarson di presentarsi al lettore come un prodotto letterario curato nei minimi dettagli, di pregevole fattura, che si legge e sa farsi leggere.

Di grande effetto la chiusa dove l’amore dei protagonisti si innalza fino alla Divina Provvidenza che pare restituirlo irrorando la terra di pace.

Stefano Baldinu

San Pietro in Casale (BO), 16 settembre 2017

“Poesia e società: il poeta dialettale Marco Bordini” a cura di Stefano Bardi

Poesia e Società, anzi Letteratura e Società. Un legame che già dai primi anni Sessanta si sviluppò in Italia, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui veri e propri corsi universitari s’intitolano Sociologia della Letteratura e che, per l’appunto, studiano la passata e odierna società attraverso il pensiero di rilevanti intellettuali. Un legame che ancora oggi da molti è visto esclusivamente come retaggio della letteratura nazionale, ma così non è, poiché anche la letteratura locale può darci insegnamenti e indicarci giuste strade per la nostra esistenza, proprio come dimostra una significativa firma dello scenario culturale marchigiano: il poeta Marco Bordini. Nato a Jesi l’11 giugno 1939, è chiaravallese d’adozione dal luglio 1978; nella sua opera omnia Jesi ieri (Le Mezzelane Editore, Santa Maria Nuova, 2016 – con prefazione di Lorenzo Spurio) ha inserito due liriche dai temi di estrema attualità ovvero l’immigrazione e quello dell’uso delle droghe.

Bordini si esprime in vernacolo jesino, un linguaggio colmo di elisioni, pause, ancestralità, primordialità e intensità, ma anche e soprattutto uno strumento di forte comunicazione, poiché attraverso la sua purezza è in grado di arrivare più facilmente ai cuori. Parimenti esso è utile per trasmettere anche messaggi etici, sociali e umani.

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Uno scatto della presentazione del volume “Jesi ieri” (2016) di Marco Bordini svoltasi al Teatro Comunale di Santa Maria Nuova nel dicembre del 2016. Da sx il poeta Marco Bordini, Stefano Bardi (collaboratore della rivista di letteratura “Euterpe” e autore del presente saggio) e il poeta e critico letterario Lorenzo Spurio. 

La prima lirica che intendo analizzare è “Migranti”. Numerose possono essere le letture del testo, da me già indicate in precedenza. La prima lettura muta questa lirica, in un componimento civile, dove il lessema civile simboleggia l’ossequio, la “venerazione” e la protezione dell’altrui esistenza qui identificata con l’esistenza, degli espatriati. Donne, uomini, e bambini che partono, anzi fuggono, dalle loro terre colme di sangue e povertà per risorgere all’interno di una nuova terra da loro concepita come una sorta di paradiso. Gli espatriati bordiniani non sono unicamente carne da macello, ma anche una classe sociale con i suoi diritti e doveri, che è ben decodificata dall’autore attraverso il tema del viaggio.

La seconda lettura è prettamente di stampo etico-esistenzialistica, poiché gli espatriati bordiniani simboleggiano a loro volta gli uomini, i quali a loro volta sono incessantemente alla ricerca di una luce salvifica, piombati nella loro uggiosa esistenza giornaliera.

La terza lettura è di stampo prettamente mistico-religioso, poiché riguarda il mare. Un mare, quello bordiniano, che può giustamente essere correlato al Padre Celeste perché com’esso  abbraccia e ama gli spiriti dei buoni, dei gentili, ma allo stesso tempo castiga i bastardi e i figli di Satana, facendoli addormentare nelle sue cieche e tenebrose profondità.

La quarta chiave di lettura la si può vedere nei versi “Cò la speranza de vedé la tèra / ognuno prega ‘l Dio che cià ntel còre. / Spande nte l’aria, de na notte nera, / l’urlo straziante e cupo del dolore.[1] Versi che trattano temi attualissimi, come il terrorismo e la violenza sessuale, poiché con i suoi occhi colmi di sincerità, onestà, indulgenza, umanità e amorevolezza Bordini insegna che, fra tutti gli espatriati che lasciano le loro terre, non ci sono solo folli terroristi e stupratori senza cuore,  ma anche donne, uomini e bambini che in ginocchio e con le lacrime agli occhi, chiedono un pezzo di pane per sfamarsi e una coperta per coprirsi nelle notti invernali. Una lettura che trasforma questa stupenda lirica in un componimento antifascista e antirazzista.

L’altra poesia sulla quale vorrei soffermarmi è “Drogato”, una lirica dalla forte carica sprigionantesi attorno all’attualità del disagio giovanile. Nel testo non si evince un disprezzo verso la figura del drogato, bensì la considerazione del disagiato quale una persona normale, come un fratello che ha bisogno del nostro aiuto. Una poesia dal profondo messaggio etico, poiché insegna come tutti dovremmo agire verso coloro che per un’indecifrabile ragione decidono di sballarsi con la cocaina, l’LSD, gli acidi e le altre droghe d’uso comune. Questa lirica bordiniana fa capire che la nostra e altrui esistenza può migliorare solo attraverso la compassione e la fratellanza, ingredienti necessari per poter sconfiggere ogni tipo di emarginazione sociale, o almeno tentarci.

STEFANO BARDI

 

[1]     M. Bordini, Migranti, da Jesi ieri, Santa Maria Nuova, Le Mezzelane, 2016, p. 243.

“Percorsi di versi”: sabato 23 sett. ad Agugliano un reading poetico con un intervento critico sulla poesia civile a cura di Lorenzo Spurio

Presso la Biblioteca Comunale di Agugliano, recentemente dedicata alla memoria della giovane Sara Iommi, si terrà sabato 23 settembre alle 21 un reading poetico organizzato dalla Associazione Culturale Euterpe. A prendere la parola saranno una serie di poeti locali che parteciperanno alle letture di testi in italiano a tema libero all’interno dell’evento intitolato “Percorsi di versi”.

Tra di loro: Rita Angelelli (Santa Maria Nuova), Elvio Angeletti (Marzocca di Senigallia), Andrea Ansevini (Polverigi), Marco Ausili (Ancona), Maria Luisa D’Amico (Falconara M.ma), Cristiano Dellabella (Cupramontana), Assunta De Maglie (Cingoli), Franco Duranti (Jesi), Massimo Grilli (Ancona), Luciana Latini (Maiolati Spontini), Laura Molinelli (Falconara M.ma), Franco Patonico (Senigallia), Cinzia Perrone (Jesi), Patrizia Pierandrei (Jesi), Matteo Piergigli (Monte San Vito), Ilaria Romiti (Monte San Vito), Oscar Sartarelli (Jesi), Stefano Sorcinelli (Fano), Lorenzo Spurio (Jesi), Riccardo Tiberi (San Paolo di Jesi).

Ad arricchire la serata sarà la proiezione di alcune video-poesie del senigalliese Elvio Angeletti con particolare attenzione alla poesia “Erano fiori” risultata vincitrice in vari concorsi nazionali che permetterà al critico letterario Lorenzo Spurio di intervenire sul genere poetico della poesia civile, approfondendo questo filone espressivo e di denuncia molto praticato nella contemporaneità.

Info:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327 5914963

 

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Il padre della Neo-Avanguardia. Ricordando Alfredo Giuliani (1924-2007). Intervento a cura di Stefano Bardi

a cura di Stefano Bardi 

Anti-poeta fu definito e la sua poesia, non-poesia. Niente di più falso fu mai detto a livello letterario su Alfredo Giuliani (Mombaroccio, 23 novembre 1924 – Roma, 20 agosto 2007). Eppure in pieni anni Duemila questo scrittore è da molti volutamente dimenticato ed etichettato come poeta difficile, rivoluzionario, antipoetico poiché è andato contro i canoni della tradizionale poesia italiana. Affermazione vera in stretta misura, poiché se da una parte assistiamo a una distruzione letteraria, dall’altra alla rimodulazione della poesia medesima, che per l’appunto è riformulata dalle ceneri di quella prodotta fino allora, continuando così l’infinito discorso della poesia, senza interrompere e creare da capo un nuovo genere letterario, come invece molti critici ritennero e ritengono ancora oggi.

dPoesia dal cammino errabondo la sua, che vuole condurci verso l’esistenza, le cose, la materialità e verso azioni fulminee e abbaglianti. Poesia che può essere concepita come un intimo diario di probità, composte di emblemi e da messaggi, che trasformano i pensieri e le emozioni in oggetti. In poche parole, possiamo definire la sua esperienza poetica, come una poesia collage, in cui questo lessema indica la creazione di un inedito tempo poetico in grado di far compiere alla poesia un cammino fatto di schegge che si fermano e riprendono il loro cammino, grazie anche a una melodia dolce e pulsante al tempo stesso.

Poesia degli oggetti, ma anche poesia dell’esistenza oggettivata rappresentata nei suoi attimi brumosi, ovvero, una poesia che rappresenta un’esistenza pulita e decontaminata, da ogni tipo di banalità. Una poesia, quella del Giuliani, sulla quale tanti scrittori e critici si sono espressi, ma sono dell’idea che le migliori parole spese per questo poeta sono state quelle di Pier Paolo Pasolini che definì la poesia del poeta pesarese, come una rottura della canonica lingua italiana, in particolar modo della sua grammatica e della sua impostazione tipografica, attuata da un poeta dalle origini neo-crepuscolari, ma dallo spirito frenetico e rivoluzionario.  

Il 1955 è l’anno della raccolta poetica Il cuore zoppo, le cui liriche possono considerarsi le prime prove poetiche del Giuliani, che si muovono fra la canonica poesia e una produzione lirica colma di reminiscenze poetiche, in particolar modo di poeti inglesi e francesi. Questi primi componimenti puntano alla creazione di attimi palpitanti che, attraverso il legame diretto con i lettori, vogliono provocare un’involontaria e fortissima folgorazione, che sappia convivere insieme a una fulminea eccitazione etica ed esistenziale. 

Il 1961 è l’anno della raccolta I Novissimi. Poesie per gli anni ’60, opera che Giuliani curò editorialmente e filologicamente, in riguardo alle poesie dei suoi amici poeti (Pagliarani, Balestrini, Sanguineti, Porta). Liriche surrealiste e neo-crepuscolari e allo stesso tempo intensamente avanguardistiche, poiché analizzano schizomorfamente il Mondo, umiliandone di conseguenza i suoi messaggi oceanici. Queste poesie, inoltre, mutano tutto ciò che è emotivo in cerebrale e modificano i sentimenti in filosofie. Per quanto riguarda la loro metrica, sono liriche composte con versi lunghi e in pausa che creano magicamente delle poesie senza fine.

Opera che può essere vista come un perfetto esempio di Nuova Avanguardia Letteraria, poiché eliminava l’inconscio e il subconscio, derideva mostruosamente la realtà, e adottava una versificazione dodecafonica. Queste liriche partono dall’analisi degli “oggetti”, per poi creare un confuso e sanguinante pensiero; vogliono riflettersi nella realtà permettendo così agli uomini di oltrepassare e scavalcare i loro specchi spirituali.

Per Giuliani l’esistenza degli uomini si realizza nell’irreale desiderio, di immergersi nella vera spazialità esistenziale, ovvero, quella composta dalla vita e dalla dipartita. Opera che attribuiva al linguaggio un ruolo soverchiatore nei riguardi della logicità borghese attraverso scelte formali che si basavano sull’ironia pungente, sulla canzonatura e sullo straniamento nei confronti del canonico linguaggio letterario. La poesia è vista come strumento di rafforzamento della vivacità e come un trauma linguistico, che permetta di ritrovare il messaggio di un avvenimento direttamente condivisibile. Una riformulata scrittura poetica che doveva diminuire la linfa dell’Io e che non doveva più guardare a lessemi casti e candidi, bensì a lessemi comuni e oggettuali.

Il 1965 è l’anno della raccolta Povera Juliet e altre poesie, composto di liriche costruite con “oggetti” e colme di aggraziate incoerenze, di delicate e nobili gioie, di crudeli e deturpanti improvvisazioni. Opera in cui i personaggi instaurano dialoghi insensati e alienanti, fatti di voci sconosciute catturate dalle vulgate giornaliere. Scopo di questa raccolta era quello di canzonare il dato soggettivo, attraverso la fusione del vero con l’irreale.

download (2)Il 1969 è l’anno della raccolta Il tautofono: 1966-1969, di vitale importanza nella produzione del nostro, poiché in essa si esprime nella sua massima potenza, la forza neoavanguardistica. Opera costruita con registri e melodie che si addossano gli uni sugli altri, fino a sfidare la logica dell’impossibile. Più nel dettaglio questa raccolta liricizza l’interrotto e muto dramma del personaggio-protagonista principale, ovvero un pazzo e sognatore della realtà che vuole creare un colloquio psico-sociale. Desiderio che rimarrà inappagato, lasciando in questo modo nell’animo del personaggio-protagonista, un monologo “spirituale” senza diritto di replica.    

Nel 1993 e nel 2003 escono le ultime due raccolte di successo Ebbrezza di placamenti e Poetrix Bazaar. In questi suoi ultimi capolavori, Giuliani verseggia intimi soggetti, colmi di auto-ironia e di enigmaticità. In particolar modo nella raccolta del 1993 assistiamo a un’esposizione senza nessuna traccia sperimentale ma allo stesso tempo il compito di queste liriche, è quello di soddisfare esigenze surreali. Inoltre Giuliani, recupera le emozioni colte con il contatto diretto dell’Io con le cose e le vicende, che fanno parte del surreale e dell’ignaro.     

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Una carriera, quella di Giuliani, che non fu solo caratterizzata dalla poesia, ma anche dal movimento letterario denominato Gruppo 63 che partorirà l’opera Gruppo 63. La nuova letteratura, a cura di Alfredo Giuliani e Nanni Balestrini, che punterà sulla concezione della poesia trattando di conseguenza anche i suoi scopi. Un movimento che vedrà la collaborazione di scrittori e intellettuali di spicco, come per esempio il poeta Giorgio Manganelli e il pittore Gastone Novelli. Non solo un’analisi della poesia, ma anche uno studio del romanzo, che secondo Alfredo Giuliani, doveva essere studiato partendo dal poema didascalico Il Tesoretto di Brunetto Latini. Non possiamo però, prima di passare alla rivista Quindici, non dire due parole su questo importantissimo movimento letterario, che rivoluzionò il concetto stesso di poesia, il quale non durò solo per quegli anni, ma arrivò fino ai giorni nostri.

Movimento dall’intellettualismo rivoluzionario, oltranzista e dal linguaggio ragnatelico che emarginò il concetto d’impegno e quello della lirica pedagogica per lasciare il posto a un’adorniana visione poetica, ovvero una lirica spiazzante e “sanguinaria” nei riguardi della società italiana degli anni ’60. Una poesia che, secondo gli intellettuali del Gruppo 63, doveva essere in primis un’investigazione di sé medesima. Il principale scopo di questi intellettuali fu quello di creare un’inedita vulgata lirica e prosastica, in grado di esprimere la vacuità messaggistica del Novecento, attraverso l’utilizzo di parole e architetture confusionarie, spezzettate, irregolari e di creare una metrica neutra composta da infiniti versi sintattici, vacue canonicità melodiche e allo stesso tempo animata da principi e caratteri topografici. Una metrica, che fu affiancata dall’utilizzo di fiacchi e vacui discorsi. Il merito che ebbe questo movimento all’interno della Storia della Letteratura Italiana fu quello di aver oltrepassato sul versante esegetico, una certa lezione editorialistica leggera e raffinata che si basava su periodici clandestini e per questo difficilmente leggibili. Come tutte le cose che hanno un inizio, anche quest’esperienza intellettuale ebbe una fine decretata dall’anno 1967, che vide la “morte” per l’appunto del Gruppo 63.

quindici-giornale-mensile-gruppo-1967-numero-3d57c873-7522-414d-a47e-6a592f1ce76b.jpgIn questo stesso anno, però, nacque la rivista Quindici, curata totalmente dal poeta pesarese. Differentemente dall’esperienza del Gruppo 63, questa rivista voleva arrivare sia ai letterari sia a coloro che erano completamente ameni di letteratura. Scopo che divise fortemente i suoi collaboratori interni distinguendoli in due schieramenti, cioè in coloro che avevano spiriti innovatori e coloro che, invece, avevano animi conservatori e di conseguenza erano propensi a una canonica rivista letteraria fatta di analisi critico-filologiche. Divisione che si risolse con la chiusura definitiva della rivista che avvenne col numero del 19 del marzo 1969. Una rivista di vitale importanza per quegli anni, poiché compì una rivoluzione socio-culturale e intellettuale, scagliandosi ferocemente contro l’ideologia universitaria, comunicativa e “commerciale”. 

  

Bibliografia e Sitografia di Riferimento:

  1. Antognini, Scrittori Marchigiani del Novecento, Ancona, Bagaloni Editore, 1971, 2 vol., Tomo II – Poeti.
  2. Barilli – A. Guglielmi, Gruppo 63. Critica e teoria, Milano, Feltrinelli, 1976.
  3. VV., Letteratura Italiana. I contemporanei, Milano, Marzorati Editore, 1977, 6 vol., Tomo VI.
  4. Martellini, La Poesia delle Marche (Paragrafi per una genesi), Forlì, Forum/Quinta Generazione, 1982.
  5. Cecchi – N. Sapegno, Storia delle letteratura italiana. Il Novecento, Milano, Garzanti, 1987, 2 vol., Tomo II.
  6. Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Torino, Einaudi, 1991, 2 vol., Tomo II.
  7. Paolo Pasolini, Descrizioni di descrizioni, Milano, Garzanti, 1996.
  8. Lorenzini, Poesia del novecento italiano. Dal secondo dopoguerra a oggi, Roma, Carocci, 2002.
  9. Borsellino – W. Pedullà, Storia generale della letteratura italiana, Milano, Motta Editore, 2004, 16 vol., Tomo XV – Il Novecento. Sperimentalismo e tradizione del nuovo – Parte prima.
  10. Cucchi – S. Giovanardi, Poeti Italiani del Secondo Novecento, Milano, Mondadori, 2004, 2 vol., Tomo II.
  11. Casadei, Il Novecento, Bologna, Il Mulino, 2005.
  12. Bignami, Letteratura italiana. Il Novecento, Sesto San Giovanni, Edizioni Bignami, 2006.
  13. Casadei – M. Santagata, Manuale di letteratura italiana contemporanea, Roma-Bari, Laterza, 2007.
  14. Colasanti – A. Cazzini Tartaglino – T. Iannini, Letteratura italiana. Schemi riassuntivi, quadri di approfondimento, Novara, De Agostini, 2011.

Alfredo Giuliani in Dizionario Biografico degli Italiani (www.treccani.it).

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