Sandra Carresi: “I cristalli dell’alba” – La poetessa fiorentina esce con l’ultima “fatica” poetica

Sandra Carresi_CoverE’ uscita da pochi giorni la nuova “fatica” letteraria della poetessa fiorentina Sandra Carresi. La nuova silloge poetica, che porta il titolo evocativo “I cristalli dell’alba” è stata pubblicata da TraccePerLaMeta Edizione, l’attività editoriale dell’omonima casa editrice dove la Carresi figura tra i soci fondatori.  Il nuovo libro si apre con una nota critica firmata dallo scrittore, critico letterario e ordinario di letteratura italiana Nazario Pardini che ne rintraccia la suggestività del verso e si chiude con un apparato critico finale ad opera di Lorenzo Spurio dove si sottolinea, invece, l’impronta sociale di varie liriche dove il lettore conoscerà una poetessa forte nei suoi insegnamenti morali che non manca di osservare con disgusto le iniquità sociali del nostro oggi.

Nazario Pardini nella prefazione scrive: Una silloge, questa nuova di Sandra Carresi, vivace, intensa, di proteiforme valenza, dove ogni emozione trova corpo in versi duttili e generosi, ora brevi, secchi, ora ampi, aperti; disposti e disponibili a seguire l’ondulazione delle intime vicende. Insomma una silloge che racconta la vita, in tutte le sue forme, le più dolci e le più crude: sottrazioni, scottature, illusioni, speranze, delusioni, rammarichi, quietudini; realtà quotidiane, minuziose, occasionali; slanci onirici; un realismo lirico, comunque, di grande impatto umano, dove è facile ritrovarci, dove ognuno di noi, leggendosi, ascolta un brandello della sua storia. E mi piace iniziare la mia esegesi da questi versi incipitarî che fanno da prodromico avvio ad una voce spontanea, libera, pulita, e architettonicamente movimentata; una voce che sa raggiungere apici di non comune fattura ispirativa.

Scheda del libro:

Titolo: I cristalli dell’alba
Autrice: Sandra Carresi
Prefazione: Nazario Pardini
Postfazione: Lorenzo Spurio
TraccePerLaMeta Edizioni, 2014
Pagine: 100
ISBN: 978-88-98643-16-5
Costo: 10€
Link all’acquisto
 

 

Info:

www.tracceperlameta.org

info@tracceperlameta.org   

Susanna Polimanti sulla raccolta poetica “Dypthycha” ideata da Emanuele Marcuccio

Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…
di Emanuele Marcuccio e AA.VV.
Pozzuoli (NA), PhotoCity Edizioni, 2013, pp. 90
ISBN: 978-88-6682-474-9
Prezzo: 10 €
 
Recensione a cura di Susanna Polimanti

 

Dipthycha_original_front_cover_600«Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, cʼispira…»[1] diEmanuele Marcuccio e AA.VV. (Photocity Edizioni, 2013) è un progetto editoriale che ci consente immediatamente di acquisire una nuova esperienza poetica, a dimostrazione che una creazione in versi può avvenire anche in modo insolito, partendo da tutt’altri punti di vista. In questo caso la raccolta poetica ideata e curata da Emanuele Marcuccio nasce tramite contatti con altri autori davanti a un personal computer e la rete Internet “Anche questo foglio di vetro impazzito, cʼispira…

L’amore verso la poesia riunisce poeti da tutte le parti d’Italia e ne definisce i contorni con toni e spunti di sonorità simili e discordanti al tempo stesso, quantunque con temi in perfetta sinergia come in “Vita Parallela”, “[…] Nuove strade davanti a noi/ che hanno sapori veri/ in condivisioni accese/ che si innalzano in cieli nuovi/ in realtà autentiche e inaspettate”

La scelta del titolo, etimologicamente dal tardo latino dipthўchu(m) e dal greco δίπτῠχος (díptychos), viene spiegata e riassunta dallo stesso autore Emanuele Marcuccio in “dittico poetico” inteso come rapida definizione del contenuto della silloge dove ritroviamo per l’appunto, ventuno sue poesie e altrettante di differente firma ma di tema simile, scritte in tempi diversi, senza alcuna collaborazione effettiva, secondo tendenze espressive e stilemi personali. Il termine “Dipthycha” ha comunque un valore molto rilevante ai fini della comprensione di tale poetica; oltre al suo primo significato di dipinto o rilievo costituito da due tavole incernierate e chiudibili a libro, il dittico era anche un taccuino usato nell’antichità, consistente in due tavolette incerate unite per mezzo di una cerniera, un veicolo dunque, di scrittura e di conoscenza. L’introduzione alla poesia è sempre, di fatto, illustrare le ragioni per cui un pensiero o un’esperienza acquistano, attraverso una determinata disposizione delle parole, un valore che raggiunge, tocca, incontra e smuove la nostra sensibilità.

I temi delle liriche contenute in questa silloge evocano tradizione e modernità, contemporaneità.

I versi di ogni poeta, seppur scritti separatamente, mostrano tutti un collegamento, diventano arte poetica che, in una serie infinita di occasioni ne rappresentano il senso, il sentimento, le percezioni, la propria unica visione della realtà soggettiva e oggettiva, in perfetta tessitura di una tela in cui si annidano eventi che segnano le tappe della nostra storia attuale. Chi indugia sull’amaro destino umano con parole appuntite; chi si rivolge all’amore quale immagine di sogno; chi richiama il tempo e le sue stagioni preferite, cercando rifugio in una dimensione intatta della natura; chi, infine, esprime la sua delusione, abbandonando ogni speranza. Ogni poesia ospitata in Dipthycha contiene un messaggio riflessivo di forte intensità; ogni autore, in reciproca corrispondenza, comunica con l’oggetto poetico e si predispone ai lettori stabilendo contatti che traducono intesa, affinità, interessi comuni e tanta cordiale disponibilità. La silloge è ricca di immagini mai piatte e univoche e chiunque si senta attratto da questa antica arte, potrà godere di un uso di parole autentiche, quelle che derivano dall’assidua frequentazione del linguaggio poetico e, in questo caso, in grado di accorciare le lunghe distanze tra tanti poeti che vivono fisicamente lontani l’uno dall’altro. Il lettore sicuramente sarà in grado di osservare e percepire con intensità la propria immagine riflessa.

Non entro nel merito di ogni singolo verso o della poetica specifica di ogni autore perché ritengo che ciascun poeta debba essere valutato, colto e accolto, nell’insieme della propria produzione letteraria. Elemento essenziale e di spicco di Dipthycha è soprattutto una rara condivisione di grande fascino che parte da antiche tradizioni fino a toccare età e cicli della vita che appartengono a noi tutti.

 

 

Susanna Polimanti

 

 

Cupra Marittima (AP), 5 marzo 2014

 

 

[1] Pubblico la mia recensione alla silloge poetica Dipthycha di Emanuele Marcuccio, precisando che d’accordo con tutti gli autori, l’intero ricavato delle vendite del Volume (€ 3,81 su ogni copia) sarà devoluto a AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Si procederà però per via privata alla devoluzione dell’intero ricavato delle vendite, non essendo stato possibile inserire la notizia della devoluzione all’interno del libro. AISM riceve tantissime richieste simili, ringraziando hanno quindi risposto che non hanno il tempo materiale per esaminarle tutte.

Nell’antologia figurano le poesie dei seguenti autori: Emanuele Marcuccio, Silvia Calzolari, Donatella Calzari, Giorgia Catalano, Maria Rita Massetti, Raffaella Amoruso, Monica Fantaci, Rosa Cassese, Rosalba Di Vona, Lorenzo Spurio, Giovanna Nives Sinigaglia, Michela Tarquini e Francesco Arena.

Sabato 5 Aprile a Firenze la premiazione del 2° Concorso Lett. “Segreti di Pulcinella”

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 Qui si può consultare il verbale della Giuria e i nominativi dei vincitori e dei segnalati:  https://blogletteratura.com/2014/01/21/verbale-di-giuria-del-ii-concorso-letterario-segreti-di-pulcinella/

 

 

Quattro omaggi di Emanuele Marcuccio a F. García Lorca

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OMAGGIO A GARCÍA LORCA[1]
 
 Felce d’azzurro
scrosci di tempesta vespertina,
autunno vaporoso e nodoso,
rammarico dell’ormai svanito,
vita rossa di sangue coagulato,
erpici identici e convessi
in un plotone di fucileria,
schizzi incandescenti trasvolano
per la dura terra,
per un cielo di speranze placate,
di ardente divampamento di luce
a foggia di croce,
verso un punto centrale.
 
  
HOMENAJE A GARCÍA LORCA[2]
 
  Helecho de azúl,
estallidos de tempestad vespertina,
otoño vaporoso y nudoso,
pena de lo despistado ya,
vida roja de sangre coagulada,
arados[3] idénticos y convexos
en un pelotón de fusilería,
salpicaduras candentes sobrevolan
por la dura tierra,
por un ciel de esperanzas aplacadas,
de ardiente brote de luz
en forma de cruz
hacia un punto central.
 
  
 
 
SECONDO OMAGGIO A GARCÍA LORCA[4]
 
 Ali di vaporoso verde,
pettini concentrici
si schiantano nel mare
in rigurgito azzurro.
  
 SEGUNDO HOMENAJE A GARCÍA LORCA[5]
   
Alas de vaporoso verde,
peines concéntricos
se reventan en el mar
en regolfo azúl.
 
 
  
ASSASSINIO
TERZO OMAGGIO A GARCÍA LORCA[6]
   
Putrida vena,
d’un orizzonte disseccato.
I nardi esplorano
il loro chiacchiericcio inconsueto,
e nuvole di fango inondano
coi loro piombi infuocati.
Un’alba azzurra
si stende solitaria
su ambiguo crocevia,
e un riverbero di verde luna
si accende, su occhi di fumo.
 
 
  FUSILAMIENTO[7]
TERCER HOMENAJE A GARCÍA LORCA[8]
  
Podrida vena,
de un horizonte desecado.
Los nardos exploran
sus chácharas insólitas
y nubes de lodo inunadan
con sus plomos de fuego.
Un almanecer azúl
se extiende solitario
en ambigua encrucijada,
y un riverbero de verde luna
se enciende, sobre ojos de humo.
 
 
 
  DISTANZA
QUARTO OMAGGIO A GARCÍA LORCA[9]
  
A strapiombo sul mare
si staglia l’ombra
d’un alga rinsecchita,
l’ombra d’un orizzonte
chimerico.
 
 

DISTANCIA

CUARTO HOMENAJE A GARCÍA LORCA[10]
 
 En desplomo sobre el mar
se recorta una sombra
de una alga resecada,
la sombra de un horizonte
quimérico.
 
 
 

[1] Ispirata alla barbara fucilazione del grande poeta presso Víznar (Granada), avvenuta il 19 agosto 1936. Poesia edita in Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 74.Questi quattro omaggi al grande poeta Federico García Lorca sono scaturiti dopo la lettura di un’antologia delle sue poesie, letta in traduzione italiana. Ho cercato poi di imitare, in maniera personale, il suo stile. [N.d.A.]

[2] Poema ispirado al bárbaro fusilamiento del grande poeta en las cercanías de Víznar (Granada), ocurrido el 19 de agosto del 1936. Este poema ha sido publicado en lengua original en Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 74. La traducción ha sido realizada por Lorenzo Spurio.Estos cuatro homenajes al grande poeta Federico García Lorca han surgido después de la lectura de la antología de sus poemas, leída en traducción italiana. He intentado imitar su estilo, en línea con mi poética personal. [N.d.A.]

[3] Con “arado” se entiende la parte posterior que se junta al tractor y que en tiempos pasados era juntada a los animales para arar la tierra y que tiene su sinónimo en “roturador”. [N.d.T.]
[4] Poesia edita in Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 75.
[5] Poema publicado en lengua original en Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 75. La traducción ha sido realizada por Lorenzo Spurio.
[6] Poesia edita in Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 75.
[7] La más fiel traducción en lengua española del título de esto poema habría sido “Asesinato” o “Homicidio”, pero he intentado guardar el grande impacto emotivo de la lirica, eligiendo “Fusilamiento” o sea el particular tipo de morte que ocurrió al poeta. [N.d.T.]
[8] Poema publicado en lengua original en Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 75. La traducción ha sido realizada por Lorenzo Spurio.
[9] Poesia edita in Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 91.
[10] Poema publicado en lengua original en Marcuccio, Emanuele, Per una strada, SBC, Ravenna, 2009, p. 91. La traducción ha sido realizada por Lorenzo Spurio.

“Il Novecento: il secolo del silenzio” di Ninnj Di Stefano Busà

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Il Novecento è stato il secolo dei dubbi sulla parola. I poeti hanno spesso dubitato sulla forza della parola poetica: dagli Ossi di Seppia con il continuamente citato “Non chiederci la parola” alle litanie nietzschiane di Mariangela Gualtieri di fine millennio in Fuoco centrale: “io non ho abbastanza parole, le parole mi si consumano, io non ho parole che svelino, io non ho parole che riposino… io appartengo all’essere e non lo so dire, non lo so dire”.

L’assenza della parola è direttamente da addebitare alla mancanza di dialogo: tra genitori e figli, tra marito e moglie, tra fratelli, tra parenti e amici, e andando sempre più ad analizzare si avverte una forte carenza di dialogo anche tra le genti, tra i popoli.

È una fenomenologia che investe ogni categoria umana, ci porta inevitabilmente all’isolamento, ci precipita in un solipsismo cupo, ed è davvero inquietante vivere vicino agli altri e qualche volta morire, senza che nessuno se ne accorga.

La vita di oggi tumultuosa e indifferente ci ha resi sterili, anabolizzati e incapaci a intrattenere rapporti sociali, interpersonali.

Viviamo questi anni in una inquietudine che ci respinge dal lato umano e ci proietta su fatti che non ci restituiscono serenità e pacificazione dello spirito.

Siamo distratti, tristemente affrancati da valori, compromessi da rapporti schizofrenici che non ci permettono la comunicazione col nostro prossimo. Vi è una sorta di svilimento nei rapporti con gli altri, perchè si è sperimentato un sistema di vita all’insegna della fretta,dell’indifferenza. Siamo zavorrati da orari di ogni genere, lavoro, studio, figli, sport, che non ci consentono di aprire l’anima alla luce, respirare un volontario atto di clemenza, di buona volontà.

Restiamo inchiodati al nostro perimetro di spazio/temporale, senza levare lo sguardo al vicino, al più bisognoso, all’indigente.

In un tale contesto è difficile il rapporto con gli altri, anche perché ci porta a rinchiuderci in noi stessi, ad avvalorare l’ansia e l’indignazione per il bilancio del ns. esistente sfibrato, frantumato.

L’inquietudine spesso ci divora, ci disorienta.

E’ bene fermarsi, riflettere, riprendere a camminare con la schiena dritta, fortemente intenzionati a cambiare: direzione, azioni e comportamenti della nostra vita che ci umiliano.

Non è mai troppo tardi per iniziare un percorso a ritroso che ci permetta di ritrovare noi stessi, l’umanesimo che ci ha abbandonati e contare sulle nostre forze per migliorare lo stato della nostra umanità compromessa, fortemente degradata e delusa nella coscienza dell’essere, che è divenuta un bussolotto-contenitore, di molte nequizie, inadempienze e contraddizioni.     

 

NINNJ DI STEFANO BUSA’ 

 

Grande successo per la premiazione del Concorso Lett. “Nuovi occhi sul Mugello”

Copertina Antologia

Un Grande successo, quello  del 22 Febbraio 2014 che ha visto protagonista il Mugello (laboratorio millenario di cultura) e la sensibilizzazione verso quelle realtà in difficoltà. Il Concorso Letterario Nazionale “Nuovi occhi sul Mugello”, è nato per amore e solo per amore, e ha visto la partecipazione di quasi 50 autori (tra scrittori e poeti di tutta Italia.
Alla sua prima edizione, ha trovato ampio riscontro e nota sono le numerose persone accorse, le istituzioni regionali: Dr Eugenio Giani (presidente del consiglio di Firenze e consigliere regionale), gli enti pubblici: Avis Mugello (Borgo S. Lorenzo, Scarperia, S.Piero e Vicchio), Unione Comuni Mugello, Pro Loco e comune di Vicchio, (ove la cerimonia ha avuto luogo)  e i privati, che hanno con il loro calore e attenzione contribuito a patrocinare il tutto.
Il concorso è stato ideato e organizzato da Serena Latini (Pres. del Premio) e Annamaria Pecoraro (direttore artistico e della rivista on line Deliri Progressivi: progetto di promozione artistico – culturale).

Le opere degli autori selezionati come vincitori e meritevoli sono state pubblicate in un’antologia e lo stesso ricavato sarà donato a Casa Cristina, la casa alloggio per donne disagiate realizzata dall’associazione “Il granello di sale” con sede a Ronta – Borgo San Lorenzo (FI). Nel corso della premiazione la Presidente dell’Associazione Francesca Lippi  ha ricevuto una donazione di 457,64 euro. Presenti  erano anche le stesse donne ospitate nella casa  tra cui Seble (senegalese) con il suo piccolo Raphi.

La sala era gremita e non è stato facile trovare un posto a sedere.

Ecco le opere vincitrici
sez. Prosa:
Francesca Montomoli- Dolci colline
Roberto Bruno- Mi presento: sono il Mugello
Rita Brandinu- Lettera alla mia amica Sieve
Sez. Poesia:
Giovanni Mulé- Mugello mandorla di luce
Mario Rizzo- Grida nel Mugello
Oliviero Angelo Fuina- Lago di Bilancino

Le Letture sono state di Giuseppe Lorin (Accademia di Arte Drammatica Silvio d’Amico) con relativo accompagnamento musicale a cura di: Alessandro Moschini, Gloria Vettori  e i mugellani Francesco Fuligni e Giacomo Tagliaferri.

Emozionante è stato anche l’intervento di Silvia Beatriz Cecchi, argentina di origini mugellane che ha parlato del suo libro “Tres baules”, alla 3° ristampa nel suo Paese, arrivata appositamente per il concorso dall’Argentina  e la lettura della lettera dell’Ambasciatore Torcuato di Tella Embajada de la República Argentina en Italia scritta in occasione di tale manifestazione.
Silvia Cecchi, ha ottenuto una menzione d’onore per il suo libro che racconta gli insegnamenti di sua nonna Rachele, mugellana, e dell’amore per il suo territorio trasmesso interamente alla nipote.

La Giuria del Premio era composta da: Annamaria Vezio, Michela Zanarella, Elena Leica, Alessandro Bellomarini, Cristina Cherici Masini,Serena Latini, Annamaria Pecoraro, Lorenzo Spurio, Alessandra Prospero.

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Hanno  partecipato all’evento  Dr. Adriano Gasparrini (Direttore Responsabile del Museo Villa Pecori Giraldi e exbibliotecario di Borgo S.Lorenzo), Gastone Cappelloni (Poeta), Patrizio Pacioni (Scrittore, Blogger, Drammaturgo), Nino Castorina (Poeta- Cantore) che insieme a Massimo Rotundo, hanno donato una video poesia al vincitore 1 classificato sez. poesia.

Hanno aderito e promosso questa iniziativa: Il Fiorino” eventi e manifestazioni, “il Mio Giornale” (www.ilmiogiornale.org), Ass.”Il Granello di Sale”, Ass. Culturale “Ali Menti”, “Deliri Progressivi“ (www.deliriprogressivi.com; rivista on line di promozione eventi culturali e musicali), Rivista Letteraria “Euterpe” (www.rivista-euterpe.blogspot.com),“B&B MammaSerena”, “Visit Mugello”,”Nuovo Bar Dei Vicari (Scarperia),”Mugello senza glutine” (BorgoS.Lorenzo), Photo Club Mugello, “Apicultura Bandini e Claudi”,“Frammenti di Toscana”, “Eventi Toscana”,“Idea Toscana Prima Spremitura”, “Forno Fioravanti & C.”,”Fattoria di Bricciana” (Vicchio), G.Calamassi

Lettera Ambasciata

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Il Galletto in vendita da Sabato 1 Mar 2014

XVII Edizione “Premio Nazionale di Poesia Mimesis”

Indetto da Associazione Culturale Teatrale

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in collaborazione con

 Provincia di Latina

Comune di Itri – Ass. alla Cultura

Casa Editrice “ Rupe Mutevole”

 

 

Il concorso si articola in due sezioni:

 

A) Poesia inedita ( che non abbia mai avuto pubblicazione con codice ISBN)

B) Poesia edita

 

Si può partecipare con un massimo di tre liriche per ciascuna sezione, a tema libero.

 La giuria del Premio Mimesis composta da: Valentino Zeichen (Presidente), Nunzio Buono,  Sheiba Cantarano, Alessandro D’Agostini, Nazario Pardini, Abner Rossi, Lorenzo Spurio, Maria Grazia Vai, Vittorio Verducci

Selezionerà:

a) per la sezione A – poesia inedita, dodici finalisti tra i quali i tre vincitori

b) per la sezione B  – poesia edita, tre vincitori.

 Eventuali segnalazioni di merito sono a discrezione della giuria il cui giudizio è insindacabile.

 

Tutte le  liriche selezionate saranno pubblicate in un’antologia con codice ISBN edita dalla Casa Editrice “Rupe Mutevole” senza oneri per i poeti.

Sarà cura dell’Associazione avvisare per tempo i poeti finalisti e vincitori tramite mail e telefono.

I concorrenti autorizzano L’Associazione Mimesis, senza nulla a pretendere, a pubblicare le liriche sia nell’antologia del Premio che nel sito internet, pur mantenendone tutti i diritti.

La scadenza del bando è il 27 maggio 2014.

La serata di premiazione si terrà venerdì 22 agosto alle ore 21,00 nel Castello medievale del Comune di Itri (LT). Le liriche finaliste e vincitrici saranno recitate con il commento musicale di musicisti di grande rilievo, nel corso di uno spettacolo con la direzione artistica di Patrizia Stefanelli e con la partecipazione degli OAK & ALLCOCK.

Tutti i poeti presenti, saranno presentati al pubblico in una breve intervista.

 

 

Premi

sezione A

1° classificato: Contratto editoriale offerto dalla Casa Editrice “Rupe Mutevole” che prevede la pubblicazione di una silloge di max 60 poesie in 300 copie  a titolo totalmente gratuito. Targa, 10 copie dell’antologia e pergamena con motivazione

 

2° classificato: 200 euro, targa, 10 copie dell’antologia e pergamena con motivazione

 

3° classificato: Targa, 10 copie dell’antologia e pergamena con motivazione

 

sezione B

1° classificato: 500 € offerti dal Comune di Itri, targa, 10 copie dell’antologia e  pergamena con motivazione

 

2° classificato: 200 euro, 10 copie dell’antologia e  pergamena con motivazione

 

3° classificato: Targa, 10 copie dell’antologia e pergamena con motivazione

 

Una giuria di giornalisti ed editori assegnerà in estemporanea, durante la serata di premiazione, tra tutte le poesie in antologia, un ulteriore riconoscimento: Il “Premio speciale stampa”Trofeo I. P. LA C. insieme per la cultura  alla poesia di maggior impatto comunicativo.

 

Per i premi in danaro non sono previste deleghe.

Tutti i finalisti presenti riceveranno 5 copie dell’antologia e pergamena di merito

Le liriche dovranno essere inviate in formato word.doc  con carattere Times New Roman carattere 12, con l’indicazione della sezione alla quale partecipano, al seguente indirizzo e-mail: info@associazionemimesis.com.

Contestualmente all’invio delle liriche, in allegato a parte, ciascun autore dovrà specificare: il titolo delle opere inviate, il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, breve curriculum, dichiarazione della paternità dell’opera e l’attestazione dell’avvenuto pagamento della quota di partecipazione. L’autore dovrà autorizzare il trattamento dei dati personali secondo il Decreto legislativo 30 giugno 2003, n.196.

Saranno avvisati tempestivamente, soltanto i 12 finalisti e i tre vincitori delle due sezioni. Altre notizie e classifiche saranno reperibili nel sito dell’associazione Mimesis.

 

In via eccezionale, per coloro che non potessero inviare on line, le liriche potranno essere spedite, in unica copia con dati per la segreteria in calce e breve biografia  all’indirizzo: Patrizia Stefanelli Contrada Campanaro 33- 04020 Itri (LT) . In tal caso farà fede il timbro postale.

La partecipazione al premio prevede una quota di iscrizione di 10 euro per ciascuna sezione  da inviare con le seguenti modalità:

– vaglia postale indirizzato a : Patrizia Stefanelli, Contrada Campanaro 33, 04020 Itri (LT)

– ricarica postepay al n.°4023600622162693 intestata a Nicola Maggiarra

– tramite Paypal all’indirizzo info@associazionemimesis.com

–  bonifico bancario verso: Associazione Culturale Teatrale Mimesis-Itri IBAN IT 04 N 01030 74000 000000658870 MPS filiale di Itri (LT)

– in contanti (esclusivamente per chi invia il cartaceo).

Ulteriori notizie su www.associazionemimesis.com e sulla pagina facebook di “Premio Nazionale Mimesis” di poesia

 Numeri telefonici di riferimento: 3397263226 (Presidente Associazione Mimesis – Prof. Nicola Maggiarra) -3475243092 (Vice Presidente di Mimesis – Dott.ssa Patrizia Stefanelli)

 

La segreteria del Premio

Lorenzo Spurio su “Oltre l’azzurro dei cieli” di Anna Alessandrino

Oltre l’azzurro dei cieli
Di Anna Alessandrino
Edizioni Agemina, Firenze, 2013
Pagine: 55
ISBN: 978-88-95555-68-3
Costo: 10 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

 

Eppure in quella melma
piano una ninfea si schiude
mentre al cielo
s’alza il riso di un bambino. (14)
 

copertina-web-Alessandrino_pa265sfx (1)Anna Alessandrino, poetessa della provincia di Bari, ha recentemente vinto il Primo Premio per la poesia inedita al Concorso Letterario Internazionale Pablo Neruda organizzato dalla casa editrice Agemina di Firenze. Non è un caso che il Premio sia intitolato al grande poeta cileno in quanto, tra le prerogative per poter partecipare a questo concorso, era necessario l’invio di almeno venti liriche di impronta civile. La poesia civile, che indaga cioè sui disagi, le storture, i drammi e le esigenze della società in un determinato luogo e tempo riveste una amplissima categoria della poesia che è sempre stata trattata nel corso della storia della letteratura con diverse intenzionalità: canti di sdegno, di denuncia, proclami di dissenso e quant’altro.

Sfogliando il volume di Anna Alessandrino, pubblicato dal concorso da lei vinto, che porta il titolo “Oltre l’azzurro dei cieli” ci rendiamo subito conto di trovarci di fronte a una poesia intensa, ben strutturata, frutto di una mente consapevole del tempo che ci è dato di vivere. La poetica di Anna Alessandrino gioca sulle pennellate di invidiabile liricità, con curiosi riferimenti al mondo classico e una vocazione portata al culto della parola. La forza espressiva delle liriche e in particolare la magia evocatrice che le contraddistingue è di certo il fiore all’occhiello di questa silloge che, per ritornare a quanto si è detto all’inizio di questo commento, è una poesia prettamente sociale, di riflesso di incongruenze della società; si legga ad esempio “La rabbia delle donne” e “Non più Penelope” che affrontano la difficile situazione dell’esser e conservarsi donna nel nostro presente. Poesie che fanno anche riflettere su un dramma caratteristico del nostro tempo ossia quello dell’incremento di forme di violenza sul sesso femminile.

Nella poesia “Missioni di pace?” sembra che la poetessa ci bisbigli all’orecchio una qualche domanda, che è poi quella contenuta nello stesso titolo della poesia. Esistono veramente delle missioni di pace, se queste vengono poi fatte con l’utilizzo delle armi? Anna Alessandrino non fornisce mai un vero e proprio giudizio sui fatti che osserva, descrive con sfiducia e praticamente “dipinge” nel momento stesso in cui noi leggiamo i suoi versi. Il tono di questa poesia è austero, mesto, opprimente e non potrebbe essere altrimenti; predominano la spietatezza di un’esistenza  che si “sacrifica” in nome di un progetto che però sarà fautore dei “sogni rubati” e causa dello “squarcio amaro/ di una giovinezza/ senza più sapore” (8).

Anna Alessandrino attinge dalla storia e dalla cronaca, ma struttura le sue poesie in una cornice che perde il senso di storicità per mostrare invece la componente universalistica, sempre attuale. E così, parlare della guerra di Bosnia nella poesia “Sarajevo 1992” è come intessere con sapienza e incredulità nei confronti di un mondo atroce, una metafora che è specchio del dramma che spesso, anzi sempre, purtroppo si rinnova, in ogni angolo del mondo:

 

Dove sono le stelle
In questa notte
Che non finisce mai? (5)

 

Non è sufficiente scorgere le stelle nella volta celeste in una sera d’estate e portare poi nei cuori l’indifferenza, l’odio, la prevaricazione e la ghettizzazione. Affinché quelle stelle possano splendere davvero, c’è bisogno che l’umanità si sollevi dal buio tenebroso nel quale è sprofondata.

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 20.02.2014

Lorenzo Spurio su “Nostalgia di un altrove/Doppia coppia” di Giuliana Montorsi

Nostalgia di un altrove-Doppia coppia
Di Giuliana Montorsi
Elis Colombini, Modena, 2012
Pagine: 120
ISBN: 978-88-6509-089-5
Costo: 16€
 
Recensione di Lorenzo Spurio
 
Tante le prede
ferite a morte
stessi lupi
per altro sangue. (54)

 

116-1_GQuesto di Giuliana Montorsi è un libro alquanto particolare per la sua maniera di presentarsi al lettore. Esso infatti è duplice, nel senso che presenta al suo interno sia una parte con una raccolta di poesie che una con una serie di racconti brevi. Quella di riunire in un unico libro poesie e racconti non è di certo una stupefacente novità, ma la peculiarità del libro della Nostra è quella di fornire al lettore in realtà due libri in uno. Aprendo il libro da una parte, entreremo nel mondo di Nostalgia di un altrove, che è la componente poetica del volume, se, invece ruotiamo il libro di 180° dal basso all’alto, scopriamo un nuovo percorso scrittorio che va sotto il nome di Doppia coppia che contiene racconti.

La poetessa in una nota preliminare al testo osserva che non percepisce una netta divisione dell’esprimersi in versi piuttosto che in prosa e considera i due generi entrambi efficaci, privi di competizione, per la resa dei suoi pensieri, tormenti, idee, riflessioni sul suo trascorso e sul mondo. L’attestazione è chiaramente il frutto di una grande sperimentazione della donna tanto in un genere che in un altro e mi trova parzialmente d’accordo nella misura in cui è possibile esprimere un concetto tanto con una poesia che con un racconto, ma non con il fatto che i due generi non siano realmente divisi e in sé indipendenti. Chiaramente la questione è opinabile e questa è solo una mia personale veduta sulla questione, ma per ritornare all’esperimento letterario di Giuliana Montorsi va senz’altro detto che questo è fortemente riuscito, al di là della polarità dei generi e del suo essere speculare dentro di sé, per i contenuti e per la semplicità del linguaggio (e del versificare) che la Nostra impiega. Nella poesia ricorrono i riferimenti ai colori, alle immagini naturali (soprattutto il cielo e il mare) con particolare attenzione alla semantica legata al mondo della navigazione (nave, porto, faro, onde) impiegata anche in liriche che possiamo interpretare come drammatici quadretti di disperate fughe da paesi in rivolta.

Per la narrativa, invece, si percepisce ancor più questo aspetto dualistico della materia, il necessario ricorso a un mondo di doppi, riflessi, parallelismi e false antinomie, contrasti temporali o geografici. A salire sul podio della invidiabile riuscita concettuale del libro sono senz’altro la vista meticolosa e mai pedante su ciò che circonda la poetessa (poesia) o la rielaborazione del suo vissuto (racconto), l’avvalersi di un linguaggio semplice e concreto senza particolare ricorso ai giochi retorici, la lucidezza delle immagini, la forza espressiva di alcune liriche più dichiaratamente sociali e la riflessione continua sui fatti del passato, sulle vicende accadute e riproposte quale rivisitazione della memoria.

Nella parte di poesia possiamo intravedere una nostalgia e la consapevolezza della nostalgia che porta la donna a voli immaginifici quasi ad occhi aperti: “lasciandomi andare/ potrei anche volare” (11), il peso del ricordo e la forza degli eventi che hanno contraddistinto il passato che tornano ad accompagnarci nel presente a livello puramente emotivo: “Ricordo il ricordo di un passato” (12) e la frustrazione di una donna che vive in una Capitale del Vecchio Mondo, caotica e descritta come insensibile nei confronti del disagiato (si veda “Censimento a Roma”, 15).

116-2_GEd è forse la lirica che dà il titolo alla parte poetica del libro, “Nostalgia di un altrove” a serrare le fila del significato intrinseco dell’intero libro che va analizzato sia come percorso (le due copertine riportano l’immagine di una strada con un’iscrizione stradale da seguire), sia come punto di arrivo, di meta costruita negli anni e realizzata mediante le tante esperienze di vita, più o meno felici. Nell’ “altrove” che Giuliana nomina è forse da percepire quel desiderio continuo della donna di ricerca, di sperimentazione, modernizzazione e di pervasiva inquisizione di un significato alla vita e non è un caso che la donna riproponga qui ancora una volta una delle tante forme antinomiche che pullulano nel libro: la nostalgia è comunemente da intendersi come un sentimento di mestizia e di dolore pacato verso qualcosa che è accaduto nel passato (di qualcosa che si è fatto o che non si è fatto, in questo caso accompagnato dal rimorso) e che si rivive dunque con un senso di patimento dovuto anche alla consapevolezza dello scorrere del tempo e alla mutabilità delle cose. Il concetto dunque si proietta al presente ed è legato al passato. L’ “altrove” che, invece non fa riferimento a una dimensione cronologica (prima-dopo), si dipana su di una dimensione spaziale, topografica e in questo termine ravvisa un necessario distanziamento, spiazzamento e de-localizzazione dal qui. Il termine lascia intendere, dunque, un’opposizione tra qui, il presente geografico, la “residenza dell’io” e uno spazio agognato e reso nostalgicamente che è lontano, al di fuori del nostro qui, delocalizzato, magari dall’altra parte del Pianeta. Credo a questo punto che non ci sia nulla di più azzeccato, a fronte di tante chiacchiere, riportare il testo integrale di questa poesia, la cui aggettivazione –come si noterà- presenta un ricorrente ricorso a un universo semantico legato all’inquietudine e al senso di allontanamento:

 

Mentre sfugge la vita
in tenace silenzio
inquieta tensione
porta chiusa all’andare
 
incauto lettore
forse diverrai viaggiatore.(21)

 

Il lettore che sono io, che siete voi e che siamo tutti messi insieme, è incauto perché poco attento, reticente, non propenso ad aprirsi ai misteri del Verbo della poesia, forse sbadato, o addirittura pericoloso e al quale non possiamo concedere la nostra interiorità, senza remore, sfrontato o forse semplicemente inadatto alla comprensione di una poesia prodotta da una persona che non si conosce. Si può sempre cercare di interpretare un testo, anche in varie maniere, affrontando vari livelli di esegesi, analizzando clinicamente, spogliando i versi, denaturalizzando le parole, rompendo legami non visibili agli occhi. Chiaramente il critico deve essere in grado di farlo, ma di smentire o eludere il modo con cui lo fa. In questa mia ricerca sulle poesie dell’amica Giuliana ho molto riflettuto e di certo quel “forse” contenuto nel verso finale di questa poesia mi ha dato molto da pensare. Rileggendola tutta più e più volte mi scopro incantato e la suggestione che quell’avverbio dubitativo che anticipa un futuro, che normalmente connota incertezza, fa sì che la poesia nasca e si rinnovi di continuo nel momento in cui ce ne appropriamo con orgoglio.

 

Questo premio ha vinto il secondo premio – sezione Poesia al Premio Nabokov edizione 2012.

 

 Lorenzo Spurio

 

Jesi, 13.02.2014

“Autori e amici di Marzia Carocci” diviene un libro

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In occasione dell’11° evento “Autori ed Amici di Marzia Carocci” che si terrà dopo l’estate, in un sabato pomeriggio di settembre od ottobre 2014 (data e luogo ancora da decidere, ma c’è molto tempo!) si è decisi di promuovere un’iniziativa culturale che possa lasciare quale manifestazione fisica dell’evento, un segno tangibile.

Si è decisi, cioè, di compilare una antologia di testi (si veda sotto le caratteristiche) di “autori e amici di Marzia Carocci” la cui partecipazione è gratuita e che sarà diffusa e disponibile alla vendita il giorno stesso dell’evento. Questo volume, che sarà pubblicato da TraccePerLaMeta Edizioni, verrà curato da Lorenzo Spurio –scrittore e critico letterario- e conterrà tutti i testi di coloro che ne avranno preso parte.

Nel caso in cui si riceverà troppo materiale, allora si deciderà di scegliere un testo per ogni autore, ma comunque nessuno verrà lasciato fuori.

 

I proventi che deriveranno dalla vendita dell’antologia, una volta detratte le spese di pubblicazione sostenute da TraccePerLaMeta Edizioni, saranno devoluti per sostenere la Lega del Filo d’Oro (www.legadelfilodoro.it) che da cinquanta anni si occupa del miglioramento della qualità della vita di persone sordocieche e pluriminorate sensoriali.

 

Le modalità per partecipare alla raccolta antologica di “Autori e amici di Marzia Carocci” è la seguente: entro e non oltre il 30 Maggio 2014 si dovrà inviare alla mail lorenzo.spurio@alice.it indicando nell’oggetto “Antologia Autori e Amici di MC” il seguente materiale:

 

Per i poeti:

–          un massimo di 2 poesie che non dovranno superare i 30 versi ciascuna

–          una nota biografica in 5 sintetiche righe Times New Roman corpo 12 (*)

–          un file Word contenente i dati personali: nome, cognome, città, mail, numero di telefono.

 

Per gli scrittori:

–          un racconto di lunghezza massima pari a 2 pagine Word A4 Times New Roman corpo 12, interlinea singola

–          una nota biografica in 5 sintetiche righe Times New Roman corpo 12 (*)

–          un file Word contenente i dati personali: nome, cognome, città, mail, numero di telefono.

 

Per gli aforisti:

–          un massimo di 4 aforismi della lunghezza di massimo 5 righe Times New Roman copro 12

–          una nota biografica in 5 sintetiche righe Times New Roman corpo 12 (*)

–          un file Word contenente i dati personali: nome, cognome, città, mail, numero di telefono.

 

Per i fotografi/pittori:

–          un massimo di 2 foto delle loro opere artistiche accompagnate da una didascalia sintetica

–          una nota biografica in 5 sintetiche righe Times New Roman copro 12 (*)

–          un file Word contenente i dati personali: nome, cognome, città, mail, numero di telefono.

Si valuterà la possibilità di pubblicazione a colori di queste pagine contenenti foto di disegni, quadri e altro.

 

Nel caso si voglia partecipare con altre forme testuali o grafiche si prega di contattare il curatore alla mail: lorenzo.spurio@alice.it ma si ricorda sin d’ora che non verranno pubblicate recensioni, saggi critici, articoli o altri testi di questa categoria.

 

Saranno chiaramente espulsi i testi e gli autori che presenteranno opere che presentino elementi  d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo o che possano risultare di fastidio per la morale e la religione.

 

Nel caso si debba provvedere a una selezione dei materiali e non sia possibile pubblicare per motivi di spazio tutti i testi pervenuti, ne verrà data comunicazione a mezzo mail prima della stampa del volume.

 

(*) – Nel caso si invii curriculum e biografie lunghe, sarà compito del curatore tagliarle e renderle in maniera conforme al volume.

Per info: lorenzo.spurio@alice.it  –  info@tracceperlameta.org

Santina Russo su “Dipthycha” di Emanuele Marcuccio

Dipthycha. Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…
di Emanuele Marcuccio e AA.VV. [1]
Curatore: Emanuele Marcuccio
PhotoCity Edizioni, Pozzuoli (NA), 2013, pp. 90
ISBN: 978-88-6682-474-9
Prefazione: Cinzia Tianetti
Postfazione: Alessio Patti
Prezzo: 10 €
 
Recensione a cura di Santina Russo

 

 

download“Dipthycha” è un libro molto particolare. Il titolo scritto a caratteri greci e l’immagine di copertina che riporta uno scorcio dell’antica Delfi possono lasciar pensare che si tratti di una raccolta di dittici greci o di studi e ricerche sulla letteratura greca classica. In realtà, basta poco per accorgersi che il libro va ben oltre, trovando un insolito quanto ben saldo anello di congiunzione tra il lontano passato, quello dell’antica Grecia, e il presente più attuale, quello delle comunicazioni attraverso un monitor ( o meglio “foglio di vetro”).

Attorno ad Emanuele Marcuccio, autore di innumerevoli poesie pubblicate sia in raccolte personali che in antologie di autori vari, si riuniscono altri illustri poeti, provenienti da ogni parte d’Italia, per un confronto poetico e umano che esula le distanze, sfruttando la tecnologia che ci permette di accorciarle al punto da ritrovarsi tutti insieme sulla stessa pagina, seppur a centinaia o migliaia di chilometri di distanza.

La raccolta comprende ventuno poesie di Emanuele Marcuccio, ma la novità e la particolarità, cui si accennava all’inizio, si manifesta nell’idea di creare ventuno dittici poetici attraverso i quali Marcuccio si confronta con ciascuno degli altri poeti in un tema comune e vario di volta in volta.

Le poesie costituenti ciascun dittico nascono autonomamente, in tempi e in luoghi diversi, da autori diversi e inizialmente forse anche estranei, senza la minima idea del loro destino che nel futuro le avrebbe viste accostate in uno stesso libro, in virtù della medesima tematica affrontata e dell’idea di Marcuccio di realizzare una così originale raccolta poetica. Una raccolta poetica che, non solo presenta autori diversi, quindi stili diversi, concezioni diverse, origini e storie diverse ma li pone ciascuno di fronte all’autore, instaurando un dialogo circolare, un dialogo che supera le distanze, come solo la Poesia da sempre è riuscita a fare.

La Poesia, a detta di molti, è arte per pochi eletti. La Poesia non è accessibile a tutti, come può esserlo la prosa o il teatro. Eppure, il fine ultimo della Poesia è quello di essere popolare pur rimanendo aulica, di raggiungere un pubblico il più vasto possibile, pur restando produzione elitaria. Solo la Poesia può sollevare la sensibilità umana dalla cruda materialità alla più alta spiritualità, come dimostra la colta e raffinata civiltà greca, culla della moderna cultura, sia orientale che occidentale.

Ancora oggi, la Poesia è immutata. Cambiano le condizioni umane, cambia la società ma essa è sempre la stessa e spetta all’uomo il compito di assegnarle il giusto ruolo e il meritato spazio nella costruzione della società umana. Ecco, dunque, l’anello di congiunzione tra il passato e il presente, tra la Poesia classica greca e la Poesia contemporanea dei poeti raccolti in questa silloge: l’umanità che si abbandona alla Poesia.

Oggi, come nel passato, il mondo esterno c’ispira, ci chiama alla Poesia. I greci, che scrivevano su delicati fogli di papiro, non riconoscerebbero il nostro gesto mentre battiamo le dita su una tavoletta quadrettata collegata ad un “foglio di vetro impazzito”, ma è molto credibile che possano riconoscere il linguaggio universale dei versi riuniti in questa raccolta, ne coglierebbero il senso profondo e non avrebbero dubbi nel riconoscere in queste parole la loro stessa Poesia.

“Diptycha” racchiude un messaggio molto profondo, rivolto simultaneamente sia agli antichi Greci che a tutti i lettori e poeti contemporanei, ed è il sottotitolo che il curatore ha scelto: “Anche questo foglio di vetro impazzito, c’ispira…”. È un messaggio rivolto ai Greci per dire “ Cambiano le condizioni, ma non la Poesia” ed è un messaggio per i contemporanei e per i posteri “Nulla potrà mai fermare la Poesia”.

Ad avvalorare l’idea dell’universalità e dell’utilità della poesia ai fini di un solidale sviluppo dell’umanità, si ricorda che il ricavato delle vendite di questa raccolta sarà interamente devoluto in beneficenza: un motivo in più per dire che la Poesia è di tutti ed è per tutti.

 

 

Santina Russo

(Poetessa, docente di Lettere)

 

 

Barrafranca (EN), 6 gennaio 2014


[1] D’accordo con tutti gli autori, l’intero ricavato delle vendite del Volume (€ 3,81 su ogni copia) sarà devoluto a AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

Si procederà però per via privata alla devoluzione dell’intero ricavato delle vendite, non essendo stato possibile inserire la notizia della devoluzione all’interno del libro. AISM riceve tantissime richieste simili, ringraziando hanno quindi risposto che non hanno il tempo materiale per esaminarle tutte.

Nell’antologia figurano le poesie dei seguenti autori: Emanuele Marcuccio, Silvia Calzolari, Donatella Calzari, Giorgia Catalano, Maria Rita Massetti, Raffaella Amoruso, Monica Fantaci, Rosa Cassese, Rosalba Di Vona, Lorenzo Spurio, Giovanna Nives Sinigaglia, Michela Tarquini e Francesco Arena.

“Il resto non è stato” di Giuliana Montorsi, recensione di Lorenzo Spurio

Il resto non è stato
Di Giuliana Montorsi
Edizioni Il Fiorino, 2013
Pagine: 38
Costo: 5 €
 
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

Con Il resto non è stato (Edizioni Il Fiorino, 2013), Giuliana Montorsi ha meritatamente vinto la prima edizione del concorso letterario “Il cavaliere”. Le poesie che compongono questa silloge nascono da intenti diversi e anche dal punto di vista stilistico dimostrano un’ampia capacità della donna di sapersi destreggiarsi tra metri diversi. Ci sono poesie brevissime, di appena quattro o cinque versi, che leggiamo con un piacere tale che ci porta al desiderio di condividerle, sono come battiti veloci d’ali di qualche pennuto che, non visto, osserva il mondo dall’alto, da una posizione privilegiata. La poetessa non veicola attorno a un unico tema concettuale l’intera collezione di poesie, ma dà suggestioni di varia natura e riflessioni –amare, ma realistiche- del nostro oggi dominato dall’ignavia e dalla prepotenza.

Il titolo fa chiaramente riferimento al peso (da intendere come importanza) del passato, di quel mondo che si è vissuti in epoche precedenti e del quale portiamo sempre con noi un qualche riflesso e condizionamento. Non è un caso che molte delle liriche che Giuliana Montorsi affida al lettore con questo libro partano proprio da un difficile rapporto con la memoria. Il ricordo, l’elemento non tangibile, invisibile e astratto che ci lega al passato, alla nostra famiglia, alla nostra terra e che dà ragione a ciò che siamo nel presente, è da sempre stato impiegato nella letteratura intimista e diarista come indagine della propria coscienza. Nel caso di queste liriche ci troviamo di fronte a un ricordo che sembra essere slavato, che ha perso la sua turgidità e che trasmette alla donna principalmente dolore. Una desolazione che è perlopiù motivata dal fatto che il passare del tempo modifica (a volte rovina, addirittura) le cose, le esistenze, i rapporti e costringe l’uomo a dover soprassedere a questi mutamenti che, imperiosi e ineluttabili, si sono manifestati. Giuliana Montorsi è una donna molto legata al passato, al tempo, ai ricordi e da qui nasce proprio la fobia del ricordo, quasi che esso da una parte sia salvifico perché ci consente di riconoscerci e di identificarci, ma dall’altro di distruggerci giorno dopo giorno, venendo meno quelli che nel tempo sono stati eventi/persone centrali del nostro percorso di vita. La lirica che apre la raccolta, “L’album vuoto” è metafora di quella ricerca impetuosa di un tempo che è andato e che nel presente non può che dar forma a una mente nostalgica nella quale “si affastellan ricordi” (9); l’inganno dell’album nel quale la donna pensava di trovare immagini (“non c’erano disegni”, 9) è in realtà l’inganno stesso del tempo: una foto che sappiamo esser stata scattata e che manca è come un episodio vissuto del quale abbiam perso memoria o che nel diluirsi del tempo si è semplicemente disciolto nella nostra esperienza.

Non mi pare a questo punto una forzatura sostenere che le immagini che corredano questo libro, volutamente in bianco e nero, sono ulteriore segno da intendere alla luce di questa indagine psicologica di recupero della memoria. Il mondo dei colori si addice alla vita e all’esperienza di essa, mentre il bianco-nero, la gamma cromatica dei grigi, è in linea con la rievocazione del ricordo: “e tutto è in bianco e nero/ e tutto ciò che è stato,/ non può esser stato vero” (10).

La conversione della donna alla divinità del Passato che si calcifica e che non può essere percorso in maniera reversibile è tale che la poetessa giunge addirittura a domandarsi se ciò di cui ha memoria è realmente esistito o se, invece, il trascorso del tempo non abbia funzionato su di lei meschinamente. E’ davvero successo tutto questo?, sembra chiedersi. La mente salda e fresca di una donna che giustamente arriva a porsi queste domande chiarifica un certo stato di rottura con gli eventi, una sfiducia in un tempo visto come un qualcosa di privativo.

Ed è proprio per questo che sono convinto di scorgere nella poesia di Giuliana Montorsi una penna molto cosciente, che interroga con se stessa per cercare di capirsi meglio, che non si arrende e che, come osserva Patrizia Belloi nella prefazione, non può che partire dall’esaltazione delle piccolezze, dall’amore verso il dettaglio che comunemente non consideriamo. Molte liriche sono chiare attestazione d’amore verso la natura, vista non solo come scenario di un ambiente che conserva in sé un suo significato e una ragione di spensieratezza, ma come diretto riflesso di suggestioni sull’animo della donna.

Quelli di Giuliana sono, come lei li definisce “tormentati versi” (11) che nascono da riflessioni, analisi interiori, escursioni nel passato e nei tanti ricordi che vengono percepiti come espressione di una dimensione lontana, sospesa, ossia del “nostro tempo perduto” (12).

A completare questa raccolta di poesie che merita vivamente di essere letta vi sono alcune liriche di impronta sociale in cui la poetessa affresca delle realtà di indigenti che affollano le nostre città: il barbone che sembra non trovar la clemenza e l’accoglimento delle troppe “Sorde,/ sante,/ solenni,/ sprangate Chiese” (30) della Capitale; il dramma di una donna costretta a vendere il proprio corpo, a mascherarsi di bellezza e felicità per poi scoprirsi derelitta dentro di sé: “Tra fari e soldi/ un pianto di donna” (34), sino alle continue e intuite tragedie per mare dove muoiono tanti immigrati ai quali la poetessa affida dei versi misericordiosi e di grande dolcezza:

 

Come fiori o ghirlande

come barche o aquiloni

li vorresti salvare. (37)

  

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 12-02-2014

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