E’ uscito “Sei note di pentagramma” di Franco Leonetti

Sei note di pentagramma

di Franco Leonetti

Lettere Animate Editore, 2012

SEI_NOTE_COPERTINADiciotto racconti indipendenti accomunati da sensazioni, concezioni e analisi, riguardanti la società odierna. Il contemporaneo che contamina la realtà, infiltrazione di ritmi viziati nella serenità di personaggi che faticano a trovare linee guida per anelare ad una vita migliore, più umana. Una lettura profonda dei flussi esistenziali, nuove interpretazioni di quello che è il solito tran tran quotidiano, opportunità che tramontano e lasciano smarriti. Chance risorgono la mattina seguente in una sorta di confronto con se stessi e con ciò che ognuno di noi vive intimamente. La musica e l’amore per essa, lega ogni vicenda. In alcuni racconti le note di pentagramma sono elemento trainante e risolutivo della narrazione, in altre le si percepisce in modo più soffuso, in altre ancora fungono da colonna sonora, distaccata, ma presente. Un arcobaleno dalle sfumature, ora tenui ora forti, caratterizzazioni e contesti che esistono come tessuto connettivo del presente in cui ci concentriamo tutti, ognuno con i propri progetti, sogni, delusioni, vittorie, amarezze, speranze. Personaggi che giungono a realizzarsi grazie a percorsi alternativi, individui feriti a morte che sbarcano il lunario senza fiatare, caratteri che stentano in esistenze borderline rispetto alla centrifuga di conformismo che permea e costituisce l’incandescente altoforno in cui si dibatte la società dei nostri tempi. Rabbia, rassegnazione, battaglie, voglia di indipendenza, crescita, crepuscolo…sono solo alcune delle percezioni contenute in questi racconti di vita.  E per fiutarne il caleidoscopio completo? Lo scoprirete pagina dopo pagina.

 

 Chi è l’autore? 

22 marzbellFranco Leonetti è Scrittore e giornalista di carta stampata, web e tv , nasce a Torino il 21 luglio 1965. Due grandissime passioni su tutto: la musica e il calcio, divenute oggetto professionale.

Nel febbraio 2008 viene pubblicato il suo primo romanzo “Linea D’Ossigeno”, volume che suscita grande interesse e buonissimi riscontri nelle vendite.

A distanza di quattro anni dalla primogenitura, vede la luce la qui presente raccolta di racconti “Sei Note di Pentagramma”.

 

Un viaggio in Abruzzo: “Rosetta e le ciambelle” di Anna Maria Boselli Santoni, recensione di L. Spurio

Rosetta e le ciambelle
di Anna Maria Boselli Santoni
C.L.D. Libri, Pontedera (PI), 2012
ISBN: 978-88-7399-217-2
Pagine: 75
Costo: 12 €
Link diretto per acquistare il libro
 
Recensione di Lorenzo Spurio
  

Domani andrò dal signor Martino Lelii, Mart’nuccio il tabaccaio, a comprarmi un quaderno e una matita: proverò a dare forma scritta ai miei sentimenti! Ne ho già accumulata una buona raccolta in questa terra sconosciuta e gentile, dove le donne hanno voci di flauto! (27)

rosetta_e_le_ciambelleCon questo libro Anna Maria Boselli Santoni ha di certo cercato di cristallizzare degli attimi del suo passato personale per renderli eterni. Molti scrittori, più o meno noti, hanno utilizzato la scrittura, cioè la letteratura, come mezzo terapeutico in presenza di stati patologici o di una dolorosa nostalgia dei tempi andati. Tracciare il proprio vissuto sulla carta significa in un certo senso volerlo ripercorrere tante volte quanto si desidera, riattualizzarlo sempre. Così non è un ricordo che si sfuma con il passare dei mesi o degli anni, è una realtà consolidata, un dato di fatto, nel quale ci si può sempre immergersi a fondo. E’ questa –credo di non sbagliare-  l’intenzione di Anna Maria Boselli che con questa raffinata scrittura ci apre le porte della sua vita privata: dalla partenza dalla Lombardia con la madre per andare a Nereto per conoscere i futuri consuoceri fino al ritorno a Leno, nella sua città di origine, carica di ogni bene alimentare abruzzese e, soprattutto, di felici sensazioni che rimarranno per sempre con lei.

E in questo lungo viaggio dalla Lombardia a Nereto, in una città della provincia abruzzese, la protagonista respira e vive sulla sua pelle odori e colori mai vissuti prima tanto da portarla a dire: “Sento forte il richiamo della natura, in qualunque ambiente essa si espanda” (15). L’arrivo a Nereto a metà degli anni ’60 è una sorta di ritorno alle origini; lì, infatti, lo scenario che si presenta ai suoi occhi è leggermente regredito da un punto di vista industriale rispetto al nord dal quale ella proviene (questo non viene detto ma al lettore attento è facile individuarlo): “Avverto subito una notevole diversità rispetto al mio ambiente” (19), scrive. E di questo ambiente nuovo, profumato, naturale subito si innamorerà di tutto: “Subito resto affascinata da questo luogo e sento che, alla fine, mi apparterrà come un sogno, per sempre” (16).

Il libro è dedicato a Mammarosa, la suocera conosciuta durante il primo viaggio a Nereto, donna buona e dal dialetto molto marcato. La prima impressione che la protagonista ha di leio è questa: “Una donna picculitta coi capelli brizzolati raccolti in trecce fissate all’insù, una gonna al polpaccio, nera, una sobria camicia di seta color piombo e una parnanza di shantung con le tasche basse e vuote” (18).

Affascinante questo diario di viaggio fatto di incontri, amicizie nate velocemente, sorrisi e momenti di nostalgia, questo appassionato memoriale di Anna Maria Boselli Santoni dove si coniuga la nascita della storia d’amore con il suo Martino al tema del viaggio e alla conoscenza di terre, usi e costumi, modi di fare, cibi e dialetti diversi che risaltano in maniera variopinta da ciascuna pagina del romanzo. E’ un elogio alla semplicità, alla generosità e al grande carattere del popolo abruzzese. Nel viaggio di ritorno verso casa c’è tempo per una pausa a Loreto dove la protagonista viene letteralmente rapita dal misticismo mariano del posto. La Nereto che Anna Maria ha e porta nel cuore non è di certo quella di oggi, ma quella di vari anni fa che la folgorò soprattutto per la grande accoglienza dei parenti di suo futuro marito. Questo libro è anche un curioso documento storico di quell’età ormai perduta in cui la vita di campagna e l’unione familiare, unite all’insegnamento di Cristo, rappresentavano i pilastri fondanti del vivere comune.

 

Lorenzo Spurio

Jesi, 22-01-2013

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Il saggio “Paganesimo e cristianesimo nel Beowulf” di Lorenzo Spurio nell’antologia della Midgard

AA.VV., “I Figli di Beowulf 2012”, Midgard Editrice 2012, p. 192

beowulf_2012I Figli di Beowulf è una serie antologica che raccoglie il meglio del fantastico italiano nella misura del racconto e del saggio breve. Anche in questa edizione del 2012, vengono edite opere che spaziano nei vari sottogeneri del Fantasy italiano. Alberto Henriet presenta una nuova avventura, questa volta esoterica, del suo supereroe Capitan Aosta, alla ricerca della mitica città nordica dei Guerrie-ri Techno. Francesco Brandoli affronta il gothic-western, e il suo eroe solitario James Ulrich deve fronteggiare la minaccia inquietante di un villaggio western dominato dalle streghe. Andrea Coco affronta il lato “scientifico” del fantastico con un’avventura straordinaria che ha inizio all’aeroporto di Roma Fiumicino, mentre al fantasy classico è riconducibile il racconto di Alberto Rescio. Un noir di Tullio Bologna, e saggi di Lorenzo Spurio su Beowulf e di Giuseppe Panella sulla produzione Weird & Western di Robert E. Howard, completano questa singolare antologia.
Alberto Henriet è nato ad Aosta nel 1962. Ha studiato al DAMS dell’Università di Bologna. Vive ad Auckland in Nuova Zelanda. Ha pubblicato il fantasy “Storia di un cavaliere gotico” (Midgard, 2007), e “L’uomo che cavalcava la tigre. Il viaggio esoterico del barone Julius” (Tabulafati, 2012) sul Dadaismo italiano. Cura la serie antologica “I Figli di Beowulf – Il nuovo Fantasy italiano” per la Midgard Editrice di Perugia.

Volume stampato con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia

ISBN 978-88-6672-024-9
Il libro costa 18,50 €, più le spese postali.

Per gli ordini: midgard.editrice@gmail.com

II Premio “Giacomo Massoli” organizzato dall’ACI di Prato

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Seconda edizione del Premio Letterario Giacomo Massoli “L’altra faccia della strada”

 

ART. 1: Indizione del Premio

Il Premio nasce all’insegna del Progetto nazionale “TrasportACI Sicuri” ed ha come oggetto la sicurezza stradale, con particolare riferimento al mondo dell’infanzia e della giovinezza.

Quest’anno ha il sottotitolo “L’altra faccia della strada” e parte dalla seguente riflessione: “Io sto attento, mamma! Prima di guidare non bevo, non fumo e rispetto i limiti di velocità”. Questo è Giacomo, un  ragazzo di ventun anni, rimasto vittima della strada il 6 febbraio 2011. I suoi sogni e i suoi progetti, il suo entusiasmo per la vita e l’esuberanza che lo caratterizzava si sono spezzati in quell’attimo per una tragica irresponsabilità.

E’ richiesto ai partecipanti di immedesimarsi nel ruolo delle vittime della strada e dei loro familiari.

Gli Enti banditori sono l’ Automobile Club di Prato, Via Francesco Ferrucci 195 / T, 59100 Prato segreteria@aciprato.it  l’Automobile Club d’Italia Via dei Fossi 14 / c, 59100 Prato urpprato@aci.it

 

ART. 2: Partecipazione al Premio

La partecipazione al concorso è gratuita ed aperta a tutti. Non possono partecipare i componenti della Giuria, i loro congiunti ed i loro parenti ed affini fino al secondo grado, gli amministratori in carica ed i consiglieri dell’Ente banditore. Si può partecipare anche con lavori a più mani.

I testi devono essere inediti ed in tema, causa esclusione dal concorso. I concorrenti si assumono automaticamente la responsabilità della paternità dei testi: Aci non risponde di eventuali plagi, come di partecipazioni effettuate contro la volontà degli autori e di tutto quanto non rientra nelle proprie competenze qui specificate.

I testi non devono presentare elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo.

Gli elaborati dovranno essere esclusivamente racconti e poesie, sotto qualsiasi forma. Sono quindi esclusi saggi, temi, relazioni, immagini, video, audio.

Con la partecipazione al concorso, i concorrenti autorizzano la pubblicazione delle opere. Nulla sarà dovuto agli autori da parte degli Enti banditori del concorso.

 

Il Premio è articolato in 4 sezioni:

a. POESIA IN LINGUA ITALIANA (per giovani fino a 21 anni)

b. RACCONTO IN LINGUA ITALIANA  (per giovani fino a 21 anni)

c. POESIA IN LINGUA ITALIANA (per persone sopra 21 anni)

d. RACCONTO IN LINGUA ITALIANA  (per persone sopra 21 anni).

Possono essere attribuiti dalla giuria ulteriori Premi speciali.

La giuria si riserva di non assegnare i premi qualora la qualità non fosse ritenuta adeguata. Analogamente, la giuria può assegnare più premi ex aequo.

I 21 anni si devono intendere compiuti alla data di scadenza del concorso, cioè 20 marzo 2013.

Ciascun concorrente può partecipare sia alla sezione Poesia che a quella Racconto, presentando 1 solo testo per ciascuna sezione, singolarmente.

L’invio dei testi avviene esclusivamente per posta elettronica, mediante lettera di richiesta in forma libera, e un obbligatorio file allegato. Gli elaborati devono essere rigorosamente di testo, in formato word compatibile, in times new roman 11 pt, cioè già formattati per l’eventuale stampa. Non si accetteranno in alcun caso file di altro genere, audio, video, immagini, zippati, pdf e quant’altro.

Ogni singolo testo dovrà apparire in questo stesso file unico allegato,  contenente obbligatoriamente anche il modulo di iscrizione. Nel caso di partecipazione a due sezioni, si devono inviare due distinte mail. Non sono graditi curriculum o informazioni di qualsiasi altro genere ad accompagnamento dei testi. E’ gradito invece l’invio tempestivo dei testi.

Nel caso di partecipazione da parte di scuole, vige la stessa regola: singoli invii  per singoli autori.

I materiali (ripetiamo: testi e modulo di iscrizione uniti) vanno inviati esclusivamente per posta elettronica, (ripetiamo: in unico file allegato alla mail), al seguente indirizzo mail: urpprato@aci.it, specificando nell’oggetto “SECONDO PREMIO LETTERARIO GIACOMO MASSOLI”. La data di scadenza per l’invio dei testi e dei moduli di iscrizione è fissata al 20 marzo 2013.

Per la sezione Poesia il limite massimo consentito di versi è pari a 30, mentre per la sezione Racconto si accetteranno racconti non più lunghi di 1.500 parole, (circa 3 pagine).

Non si accetteranno invii cumulativi di più file o invii per posta di cd, dvd, chiavette o altro.

Ogni eventuale richiesta di informazioni deve essere rivolta esclusivamente allo stesso indirizzo mail. Aci non sarà tenuta a rispondere per telefono o con altri mezzi. Non è utile sollecitare per sapere se le mail con i testi allegati sono arrivate. Il partecipante può, per sua tranquillità, inserire tra le opzioni di invio il segno di spunta “letto” alla mail inviata. Aci non è tenuta ad avvisare i partecipanti se non i vincitori.

 

MODULO DI ISCRIZIONE

Il/La __________________________________________________________

Nato/a il _____________________a_________________________________

Residente a _______________via ___________________________________

CAP_________

Telefono___________________

E- Mail_________________________________________________________

Presa visione del regolamento, ne accetto tutte le condizioni riportate e chiedo di partecipare alla seconda edizione del Premio Letterario Giacomo Massoli “L’altra faccia della strada”

 

Nome e Cognome  _______________________

 

Ai sensi e per gli effetti del D.Lgs. 196/2003 sulla tutela della privacy, che tutela la riservatezza dei dati personali delle persone fisiche, si informa che tali dati verranno utilizzati esclusivamente al fine della registrazione al concorso, e non verranno ceduti a terzi, tali dati non verranno in alcun modo utilizzati a fini commerciali ne pubblicitari. Saranno invece utilizzati dall’organizzazione, per le comunicazioni inerenti il concorso artistico o l’eventuale consegna dei premi. In qualsiasi momento tali dati potranno essere cancellati o modificati secondo precisa indicazione dei partecipanti.

 

ACCONSENTO AL TRATTAMENTO

Nome e Cognome __________________________

 

Ai sensi dell’art.13 del D.Lgs 30.06.2003 n. 196 i dati personali forniti dai concorrenti saranno raccolti presso l’Automobile Club d’Italia, Ufficio Provinciale di Prato, Ufficio Relazioni con il Pubblico, per le finalità di gestione del concorso e saranno trattati presso archivi informatici e/o cartacei.

Il conferimento di tali dati è obbligatorio ai fini dei requisiti di partecipazione, pena l’esclusione dal concorso. L’interessato gode dei diritti di cui all’art. 7 del citato D. Lgs. Tali diritti potranno essere fatti valere nei confronti dell’Automobile Club d’Italia.

ART. 3: Giuria

La commissione esaminatrice -per evitare pressioni di qualsiasi genere- verrà resa nota al momento della proclamazione dei vincitori.

La giuria voterà i migliori racconti e le migliori poesie che verranno pubblicati in un’opera unica a cura di Aci presso la rivista Segreti di Pulcinella. Chiunque ha facoltà di comprare da Aci il volume. I migliori testi potranno essere anche pubblicati in estratto sui siti dell’Automobile Club di Prato, dell’Aci Ufficio Provinciale di Prato, nonché all’interno della rete Aci.

Il giudizio della giuria è insindacabile. Non ricorrono i presupposti giuridici per applicare la normativa né di un’asta ad evidenza pubblica né dell’accesso agli atti amministrativi, in quanto il Premio non rientra nell’ambito di applicazione del Dpr 184/2006: “Regolamento recante disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi”. Pertanto, non saranno fornite ulteriori informazioni oltre quelle pubblicizzate durante la premiazione: a mero titolo esemplificativo, Aci non è tenuto a comunicare ai richiedenti votazioni,
graduatorie di non vincitori, copie di testi.

 ART. 4: Consistenza del Premio

 Il Premio consiste:

 –        nell’assegnazione di:

–        4 buoni libro da spendere presso tutte le Librerie Feltrinelli d’Italia, ognuno equivalente a 500 euro, per i primi premiati delle 4 sezioni;

–        4 buoni libro di 300 euro ai secondi Premi;

–        4 buoni libro di 100 euro ai terzi Premi.

 –        articoli da regalo comunque dedicati alla lettura ed alla cultura (esempi: libri, e-reader etc.)

 –        nella pubblicazione in antologia a spese di Aci dei testi dei primi tre vincitori per sezione e di altri riconosciuti meritevoli; Aci consegnerà 5 copie ai primi vincitori, 3 ai secondi, 1 ai terzi. Si precisa che il volume sarà stampato inizialmente in 100 copie, con possibilità di ristampa. Per l’edizione 2012 ne sono stampate nel corso nei primi nove mesi 300 copie complessive.

 – Ai vincitori dei primi premi saranno inoltre offerti il rimborso delle spese di viaggio (treno di seconda classe dal comune di residenza a Prato o, se il costo è inferiore, aereo), del pernottamento (se la distanza dal Comune di residenza a Prato supera i 300 km) e il pranzo il giorno della premiazione. Gli altri premiati potranno comunque partecipare al pranzo ad un prezzo speciale ottenuto da Aci.

Si prevede che si possano attribuire altri premi speciali, a cura anche di sponsor che intendano aderire al Premio successivamente alla data di indizione del Premio stesso.

 ART. 5: Cerimonia di premiazione del concorso

 I vincitori e i pubblicati verranno contattati direttamente da Aci entro 15 giorni dalla data della premiazione.

I primi vincitori delle sezioni sono tenuti a presentarsi personalmente alla premiazione, causa decadenza dal premio. Gli altri vincitori decadono se non si presentano e non motivano adeguatamente la grave ragione della loro assenza. I premi, in questi casi, verranno assegnati ai candidati seguenti in graduatoria.

La premiazione si terrà il 15 maggio 2013 a Prato, presso la Sala Riunioni Banca Monte dei Paschi (ex Banca Toscana), Via della Repubblica angolo Viale Montegrappa terzo piano, alle ore 10. In quella occasione Aci esporrà il progetto TrasportACI sicuri, una iniziativa nazionale sulla sicurezza stradale con particolare riferimento all’educazione di mamme e bambini.

 

ART. 6:  Responsabile del procedimento

 

Ai sensi ed agli effetti di cui all’art 4 della legge 07/08/1990 n.141 e successive modificazioni e integrazioni, il Responsabile del procedimento coincide con il  Direttore dell’Automobile Club di Prato e con il Direttore dell’Ufficio Provinciale Aci di Prato.

 

 

 Prato, 20 gennaio 2013                                                ACI – Ufficio Provinciale, Automobile Club di Prato

“Passione latente”, racconto di Fiorella Carcereri

Passione latente
racconto di FIORELLA CARCERERI

“No, non l’ho mai fatto e non lo farò di certo ora che ho passato la quarantina. Eppure, questo viso ha un non so che di affidabile…”.

E fu quel clic, quasi nove anni fa, a dare finalmente il via libera a una voglia ormai incontenibile di trasgressione, in parte già scritta nel suo dna, amplificata per due decenni nella culla di un matrimonio piatto e arido, in quasi totale astinenza da stimoli ed emozioni forti.  Una pazzia, un’onta, un segreto da non rivelare mai a nessuno. Ma, oramai, il desiderio di scoprire  finalmente il significato di una passione vera era diventato una forza insopprimibile che non era possibile far rientrare negli argini, allo stesso modo in cui non ci si può aspettare che un fiume già esondato torni pacificamente nel suo letto senza aver cambiato il suo corso e il corso delle cose. Quel desiderio era inarrestabile, inarrestabile come le dita veloci di Martina sulla tastiera mentre scriveva quelle poche righe a Stefano per fissare il loro primo appuntamento.

Si incontrarono in un torrido pomeriggio di metà giugno nel luogo più anonimo e meno romantico del mondo: l’uscita di un casello autostradale. Entrambi arrivarono con largo anticipo ma nessuno dei due prese l’iniziativa di scendere per primo dalla macchina.  Martina era paralizzata dall’ansia e sentiva il cuore pulsare all’impazzata. Stefano aveva le sue buone ragioni: scottature recenti ancora vive sulla pelle, delusioni di primi incontri squallidi durati meno di mezz’ora, bugie dette e sentite per troppe, troppe volte. Entrambi, chiusi al sicuro nei rispettivi abitacoli, si chiedevano, e speravano e pregavano che stavolta il destino fosse più benevolo e regalasse loro quel sogno, quell’unico  sogno che ha il potere di mandare in circolo tonnellate  di adrenalina, quello che fa sentire invincibili, quello che  isola chi lo vive dal mondo esterno in una gigantesca bolla di sapone riflettente tutti i colori dell’arcobaleno.  Non osavano chiamarlo amore, sarebbe stato troppo. Non volevano definirlo passione, sarebbe stato troppo poco. Quell’incontro era scaturito da una scelta impulsiva. Forse si trattava di un capriccio, di una momentanea vertigine dei sensi. Forse era candidato a diventare una sfida per l’anima.

Stefano digitò il numero di cellulare di Martina stringendo nella mano libera tremolante un foglietto giallo stropicciato. Ed ecco la sua voce, per la prima volta…Gli sembrava quella di una vecchia amica, che strano effetto…“Ciao, sono arrivato, due auto a sinistra dopo la tua”.

E poi lo scambio di sguardi, la stretta di mano, l’imbarazzo iniziale che si sciolse come per magia in un sorriso dalle mille implicazioni. Una lunga passeggiata, due granite ordinate alla capannina in riva al mare, la risata a stento trattenuta da Martina osservando l’atroce fine di un moscone nel bicchiere dell’ignaro Stefano, distratto dalle occhiate penetranti e dall’interrogatorio serrato cui lei lo stava sottoponendo.

Ed infine il tramonto, il primo bacio trepidante su quel prato ormai deserto al calar delle tenebre, e poi un altro, e altre decine a seguire.

Quella stessa notte, due sconosciuti, ma uguali dentro, due anime spaventate ma decise a sperimentare un’ebbrezza mai provata, due cuori assetati di tenerezza dopo tanta siccità, due corpi affamati di carezze si unirono per la prima volta.

I giorni, i mesi, gli anni a seguire rappresentarono un prolungamento del loro sogno. Una passione che sembrava non avere limiti e confini, né di spazio né di tempo.

Ma poi, la cronica mancanza di coraggio e il sottile affanno che prendeva entrambi al solo pensiero di dover confessare al mondo la temuta verità e di doversi disfare di quella quotidianità, che sentivano di non aver scelto ma che si era prepotentemente imposta nelle loro vite, giorno dopo giorno, cristallizzò quel sogno in un limbo di rinunce e nostalgia.

Martina e Stefano ora fanno raramente l’amore ma ci sono momenti in cui, all’improvviso, basta una sola parola  a catapultarne i sensi nel passato e a riavvolgere la bobina della loro storia.

Oggi Martina lo sta aspettando al solito casello. Non sa perché ma è assolutamente certa di desiderarlo come non mai. E si rende conto che la loro è una passione latente, solo sopita sotto cumuli di falsi moralismi e sensi di colpa a cui lei e Stefano si stanno  aggrappando da nove anni per non essere costretti a gridare in faccia al livore del mondo che quel sogno è capitato proprio a loro.

FIORELLA CARCERERI

QUESTO RACCONTO VIENE QUI PUBBLICATO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

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“Pulp, una storia del XX secolo” di Charles Bukowski, recensione di Lorenzo Spurio

Pulp, una storia del XX secolo di Charles Bukowski
Traduzione di Luigi Schenoni
Milano, Feltrinelli, 2010, pp. 182
ISBN: 9788807813641
 
Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

 imagesCAH006FQSe qualcuno ci regalasse questo libro privato della copertina e quindi del nome dell’autore, non faremmo nessuna difficoltà, già a partire dalla prime pagine, a capire che lo scrittore è Charles Bukowski. Non tanto perché lo scrittore americano, uno dei più popolari e contestati degli ultimi trenta anni, sia facilmente individuabile per la presenza di una serie di topos che ricorrono nelle sue opere ma è la sua scrittura fredda, diretta, concisa, tagliente, sviluppata soprattutto al livello dell’oralità, del parlato, che ci rendono palese la paternità dell’opera.

Pulp (letteralmente “pasticcio”) è un romanzo pubblicato nel 1994. Si tratta di una narrazione un po’ diversa da quelle di Post Office (1971) o Factotum (1975), che potremmo definire più tipicamente bukowskiane per diversi motivi. Il protagonista non è il beone, burlone e spregiudicato Henry Chinaski, alter ego dell’autore presente nelle sue più grandi narrazioni ma un certo Nick Belane. Belane è un agente delle investigazioni segrete e, benché agli occhi di tutti sia un completo inetto, si definisce «il detective più dritto di Los Angeles e Hollywood» (32-33). Nel romanzo ci vengono descritte le varie peregrinazioni, appostamenti, incontri, che Belane fa su commissione da parte di tre clienti che lo chiamano in aiuto. Alla maldestrità del personaggio, al poco rispetto per le leggi, alle ubriacature e alla sua facilità di venire alle mani si sommano così tre microstorie che riguardano tre diverse investigazioni, tutte al limite del surreale: una donna che viene fatta seguire perché il marito teme che lo tradisca; un uomo disperato che chiede a Belane di dare alla caccia all’alieno donna che lo perseguita e le ricerche per un certo Passero Rosso. Tutte e tre le ricerche sembrano non portare a nessun risultato e Belane si troverà spesso alle prese con minacce, ricatti, tradimenti, estorsioni, imbrogli, vendette e veri e propri scenari violenti: scazzottate e sparatorie (si ricordi che l’edizione originaria del romanzo aveva in copertina raffigurata una pistola fumante). Lo stesso Belane, in quanto agente privato, dispone di una sua arma e sembra essere sempre troppo facile a sfoderarla per finir poi per subire i soprusi o gli inganni degli altri.

Belane è un inetto in tutto: ha alle spalle tre matrimoni che, a detta sua, sono finiti per semplici incomprensioni, ma nemmeno il ritorno sulla scena di una sua ex moglie sembra tirarlo fuori da quel clima di depressione e vittimismo che si è creato addosso, arrivando persino a considerare il suicidio. Non mancano le amate scommesse ai cavalli, marchio di fabbrica di Bukowski e i riferimenti al bere, all’ubriacarsi, all’alcolismo mentre il sesso, tema da sempre caro a Bukowski è sì presente, ma in forma diversa. Belane, infatti, non è un donnaiolo, non è uno ossessionato dal sesso, pronto a corteggiare una donna oppure a prendersela per sé con la forza. Riferimenti al sesso sono sparsi qua e là nel romanzo, ma Belane non è mai coinvolto in un amplesso amoroso. Neppure quando l’ex moglie gli propone, in cambio di 20 dollari, una prestazione orale lui accetta. Sotto questo punto di vista Belane è un Chinaski molto più cauto e meno ossessionato dal tema. Non mancano però riferimenti ad un sesso perverso quando l’autore, ricordando un episodio del passato con alcune prostitute, osserva: «Le avevo portate tutte a casa mia e una di loro aveva masturbato il mio cane» (16). Il sesso in questo romanzo, sembra suggerire Bukowski, riguarda gli altri, quelli che circondano il personaggio, ma non lui come quando osserva due mosche che stanno copulando.

Con molta difficoltà e con una serie di episodi altamente pericolosi, carichi di violenza, Belane riuscirà nelle sue tre investigazioni ma l’ultima, la più difficile, quella del Passero Rosso, gli costerà la vita. Ecco perché si diceva all’inizio della recensione che questo romanzo si distanzia da quelli tipicamente bukowskiani: abbiamo un personaggio poco legato al mondo del sesso, è un incapace, non riesce a far valere le sue ragioni, non predomina sugli altri e, al contrario, è un debole e finisce lui per esser sopraffatto. E’ Belane stesso a riconoscersi come «un investigatore privato che era dritto ma non risolveva niente» (52). Alla fine, come si è detto, riesce nei suoi scopi, ma al prezzo della sua propria vita. Non è un eroe né un martire, rimane un poveraccio qualsiasi, senza un soldo né un affetto. La sua morte, più che esser un fatto tragico, viene così ad essere una sorta di salvataggio di Belane da quel mondo degradato, triste, desolato e crudele del quale ha fatto parte.

E così Bukowski ci consegna, forse, uno dei romanzi più interessanti ed intrecciati, stanco forse dell’invincibile e sfrontato Chinaski per presentarci, invece, un uomo che, pur incapace, si dà da fare per riuscire in qualcosa e fronteggiare quel mondo dove domina violenza e logica del denaro. Non è forse un caso che Pulp sia l’ultimo romanzo dell’autore, pubblicato appena pochi mesi prima del sua decesso, quasi che l’autore abbia voluto scherzare con la propria morte. Lo scrittore ci consegna questo “pasticcio” curioso in cui, a certi livelli ha condensato tutti i temi a lui carichi costruendo una storia che è semplice ma, paradossalmente, allo stesso tempo complessa.

 

LORENZO SPURIO

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DELL’AUTORE.

“Il minimalismo letterario di Raymond Carver”, di Lorenzo Spurio

Il minimalismo letterario di Raymond Carver, uno degli ultimi scrittori maledetti made Usa

DI LORENZO SPURIO

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Non conoscevo RAYMOND CARVER, scrittore americano morto nel 1988 e considerato uno degli ultimi bohemien americani. Ho avuto l’occasione di leggere alcuni suoi racconti brevi contenuti nella raccolta Limonata ed altri racconti, pubblicato dal quotidiano Sole 24 ore per la collana “Racconti d’autore” e uscito in edicola domenica 7 Agosto 2011. Lo stile è piano, il linguaggio semplice e domestico come pure le ambientazioni e le vicende che Carver racconta e proprio per questi motivi è stato definito il padre del minimalismo in letteratura. Da pochi giorni è uscita nelle librerie italiane un’attenta biografia dello scrittore intitolata Raymond Carver, Una vita da scrittore, scritta da Carol Sklenicka dopo quindici anni di studi e di repertazione di materiale. L’opera è tradotta da Marco Bertoli ed è edita da Nutrimenti Editore, Roma (pp. 782, 25 Euro).

imagesCA821VFYMolti riferimenti biografici sono presenti nella narrativa breve di Carver come quello della passione per l’alcool; la facilità e l’essenzialità con la quale lo scrittore parla di sesso è inoltre degna del riconoscimento di scrittura bukowskiana. Ma se Carver è uno degli ultimi scrittori maledetti americani, di quelli che non le mandano a dire e che non rifuggono temi o parole poco ortodossi, è un Bukowski diverso. E’ un Bukowski addomesticato, più buono, meno spietato. Nella sua scrittura è infatti presente una chiara dimensione morale come nel racconto “Jerry, Molly e Sam” in cui il protagonista Al, stanco della cagnetta Suzy, con uno stratagemma per nulla encomiabile decide di rapirla dall’affetto dei suoi figli e di abbandonarla per strada. Potrebbe sembrare questo un vivo e drammatico quadretto realistico di quando troppo spesso, purtroppo, accade nella nostra società, se non fosse che verso il fine del racconto Al sente addosso il senso della colpa e il narratore osserva: «Non se lo sarebbe mai perdonato, di aver abbandonato quel cane. Sentiva di esser finito, se non lo ritrovava». E così, dopo l’ignobile gesto dell’abbandono, Al parte alla disperata ricerca di Suzy, riuscendo alla fine a trovarla.

In “E vuoi star zitta per favore?” (racconto che diede il nome alla sua prima raccolta di racconti, pubblicata nel 1976), Carver ci presenta la storia di un uomo, Ralph, ossessionato dall’idea che la moglie in passato lo abbia tradito, intuizione che corrisponde alla realtà e che la moglie rivelerà innescando in Ralph una serie di comportamenti vittimistici e masochistici.

Nei pochi racconti di Carver che ho potuto leggere in questo libro (ne contiene appena quattro) c’è sempre qualche avvenimento che rompe la tranquillità del protagonista: un ossessione, un intuizione, una morte, come a voler dimostrare quanto la vita dell’uomo sia fatta di attimi: alcuni tragici e fatali, altri positivi ma tutti ad ogni modo imperscrutabili. Affascinante il racconto “Limonata”, racconto breve e condensato nelle immagine nel quale Carver dà sfogo all’ossessione di un uomo per la morte di suo figlio, della quale si sente maledettamente colpevole per aver concesso al figlio di recarsi a prendere la bottiglia con la limonata che si trovava in macchina. Ma per cercare di ammorbidire questo peso opprimente il personaggio va via via ricercando in modo quasi schizofrenico altre cause ed altri colpevoli della morte del figlio: i venditori di frutta, il supermercato dove ha comprato i limoni, i piantatori di frutta, i raccoglitori, i trasportatori dei limoni. E così la limonata dal tradizionale sapore agrodolce non è che una singolare e liquida metafora della vita che, alla stessa maniera, ha questa doppia ed eterogenea saporosità.

LORENZO SPURIO

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE QUESTO TESTO IN FORMATO INTEGRALE O DI STALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

XII Premio Naz.le di Narrativa “Formiche rosse”

FORMICHE ROSSE 2012-2013

XII Premio Nazionale di narrativa essenziale Formiche Rosse

organizzato da Arci Provinciale di Siena

1volantino 2012-2013 (2)) Il premio è aperto a tutti, la partecipazione è gratuita. I racconti devono essere in lingua italiana.

2) I racconti devono essere “brevi”, secondo le specifiche indicate più avanti.

3 ) Si partecipa inviando un massimo di due racconti inediti, in lingua italiana, della lunghezza ciascuno di un massimo di 10.000 battute (un po’ più di 4 pagine dattiloscritte di 35 righe per 70 battute ogni riga). I racconti potranno pervenire battuti al computer/macchina da scrivere o in cartaceo. Ogni racconto deve essere inviato in 10 copie, più una  su floppy disk o cd-rom, in un formato di scrittura facilmente leggibile                 (indicativamente  .txt, .doc, .rtf, .htm, .html, .pdf), il tutto in un plico chiuso. I racconti non devono essere firmati, ma contrassegnati da un motto in modo da poter essere forniti alla giuria in forma anonima.

4) Al plico deve essere allegata una scheda di adesione, redatta in foglio separato secondo il modello dell’allegato: in essa saranno riportate le generalità dell’autore/autrice, nonché il motto. La scheda deve essere firmata in calce dall’autore/autrice come dichiarazione che i racconti siano autentici e inediti, e vale anche come attestazione di cessione dei diritti d’autore all’ARCI Provinciale di Siena, nei limiti delle iniziative di pubblicazione relative al presente Premio. La firma della scheda implica l’accettazione esplicita delle norme del presente Bando. Qualora l’autore/autrice sia minorenne, il modulo dovrà essere firmato in calce non dall’autore/autrice ma da uno dei due genitori.

5) I racconti non verranno restituiti. I plichi devono giungere (mediante servizio postale o consegna a mano) a: Premio di Narrativa “Formiche Rosse” c/o Associazione ARCI Provinciale di Siena, Piazza Maestri del Lavoro nr. 27, secondo piano, Int. 1, 53100 Siena. I racconti dovranno pervenire entro il 30 Marzo 2013. Non fa fede il timbro postale.

6) La giuria selezionerà a suo insindacabile giudizio i racconti meritevoli, i quali saranno pubblicati sul sito Internet dell’ARCI Provinciale di Siena, e a stampa in un volume, distribuito gratuitamente a cura dell’Arci Provinciale di Siena. Il volume raccoglierà i racconti vincitori. Qualora sia possibile verrà anche allestito un cd rom contenente tutti i testi. La raccolta sarà consegnata alle/agli autrici/ori dei racconti vincitori, in 5 copie, nonché‚ spedita agli operatori culturali, ai giornali e alle biblioteche. Altre azioni di diffusione dei racconti potranno essere intraprese da ARCI Provinciale di Siena. La giuria si riserva di premiare in modo particolare, eventuali racconti ritenuti particolarmente meritevoli. Non verranno distribuiti premi in denaro.

7) L’esito del concorso sarà comunicato a tutti i partecipanti. La presentazione del volume e la premiazione delle/degli autrici/ori vincitrici/ori, avverrà a Siena nel mese di Giugno. Non sono previsti rimborsi spese di qualsiasi sorta nemmeno per la partecipazione alla premiazione.

8) La partecipazione al concorso implica l’accettazione senza condizioni di tutte le clausole del presente regolamento.

 

Il Direttore: Adriano Scarpelli
 
Per informazioni:
ARCI Provinciale di Siena, Piazza Maestri del Lavoro nr. 27, secondo piano, Int. 1, 53100 Siena.
Tel: 0577.24.75.10, Fax: 0577.28.28.32.
E-Mail: premioformicherosse@gmail.com
Per richiesta di eventuali chiarimenti sono molto graditi Fax o E-Mail.
Altrimenti collegatevi al nostro sito internet all’indirizzo www.premioformicherosse.org o alla pagina facebook  cercando Premio Formiche Rosse.

VIII Premio Naz.le di Poesia e Narrativa “Poesia Onesta” Edizione 2013

poesiaonesta2012

PREMIO NAZIONALE  DI  POESIA e NARRATIVA

«POESIA ONESTA» 2013

8ª edizione

 

 Assemblea Legislativa delle Marche – Provincia di Ancona

Comuni di Ancona –  Camerata Picena – Agugliano –  Chiaravalle – Falconara M. ma

 

«Ai poeti resta da fare la poesia onesta»

(Umberto Saba)

Sez. A – Raccolta di 6 poesie in italiano.

Sez. B  – Raccolta di 6 poesie nei dialetti italiani e lingue di minoranza, con traduzione in italiano.

Sez. C  – Racconto breve in italiano.

Sez. D – Racconto breve in dialetto, con traduzione in italiano.

 

REGOLAMENTO

 

Tutte le opere delle varie sezioni devono essere inedite.

 

Sezioni A e B: le raccolte possono pervenire:

– in due copie dattiloscritte, di cui solo una recante nome, cognome, indirizzo, telef. e/o cellulare, email; – oppure in unica copia anonima accompagnata dalla scheda di partecipazione compilata.

Gli autori della sez. B devono dichiarare la località in cui il dialetto si parla.

Ogni poesia non deve superare i 36 versi.

 

Sezione C e D: ogni narratore sia in lingua che in dialetto può partecipare con 1 solo racconto per sezione in due copie dattiloscritte, di cui solo una con nome, cognome, indirizzo, telefono e/o cellulare, e-mail; oppure in unica copia anonima accompagnata dalla scheda di partecipazione compilata.

Il racconto non deve superare le quattro cartelle in formato A4.

* Provvederà la Segreteria a produrre le copie anonime per la Giurìa esaminatrice.

 

INVIO OPERE

 

Gli elaborati delle sez. A, B, C, D vanno spediti entro il giorno 01 luglio 2013

o per posta a: VERSANTE Associazione Culturale

                   POESIA ONESTA  Via Molino, 15  – 60020 Agugliano (AN)

o per e.mail: associazioneversante@gmail.com

Fa fede il timbro postale o la data di spedizione di posta elettronica.

     * I poeti delle sezioni A e B devono far pervenire € 10,00 se partecipano ad una sezione, € 15,00 se partecipano ad entrambe.

      I narratori delle sezioni C e D devono far pervenire € 10,00 per il racconto inviato. Se partecipano ad entrambe le sezioni il totale è di € 15,00.

Chi partecipa a tre o quattro sezioni invierà un totale di € 20,00.

La quota va inviata unitamente alle opere oppure con versamento sul conto corrente postale n. 8358993

o con bonifico (Codice IBAN: IT31G0760102600000008358993) intestato a:

VERSANTE Associazione Culturale – Premio POESIA ONESTA

*  L’invio delle opere dovrà contenere copia di avvenuto versamento.

I dati personali saranno trattati nel rispetto del codice sulla privacy, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs n. 196/2003.

 

PREMI

Sezioni A  e  B

     I primi classificati della sezione A e della sezione B riceveranno € 300,00 ciascuno e 15 copie dell’antologia Poeti e narratori  in italiano e in dialetto che contiene le loro sillogi, pubblicate integralmente.

     I secondi, terzi e quarti classificati delle sezioni A e B avranno pubblicate integralmente le loro raccolte e riceveranno ognuno n. 10 copie del volume.

     Verranno inseriti anche singoli testi segnalati che la Giurìa riterrà meritevoli di pubblicazione. Ogni autore segnalato avrà due copie dell’antologia.

     Verrà pubblicata la migliore silloge marchigiana sia in lingua che in dialetto, nel caso in cui non risultasse, tra i primi quattro classificati, alcun autore delle Marche.

 

Sezioni C e D

     Gli autori primi classificati delle sezioni C e D riceveranno € 200,00 ciascuno e 15 copie dell’antologia Poeti e narratori  in italiano e in dialetto che contiene i loro racconti.

     I secondi e terzi classificati, sia in lingua che nei vari dialetti italiani, avranno pubblicati i loro racconti nell’antologia e riceveranno ognuno 10 volumi.

    Verranno inseriti anche racconti segnalati che la Giurìa riterrà meritevoli di pubblicazione. Ogni autore segnalato avrà due copie dell’antologia.

 

* I testi inviati non saranno restituiti. I partecipanti cedono, a titolo gratuito, i diritti dei testi pubblicati nel volume.

 

CERIMONIE di PREMIAZIONE

 

Sono previste in Ancona, Falconara e Camerata Picena il 12/10/2013 e il  13/10/2013.

   Ai vincitori delle 4 sezioni verranno offerti cena (o pranzo) e pernottamento il giorno della premiazione.

Il rimborso del viaggio dei vincitori verrà compensato con la consegna di un numero di volumi equivalente alla spesa, oltre alle copie spettanti di diritto.

   I vincitori saranno avvisati tramite lettera o e-mail e tutti i partecipanti al concorso potranno prendere visione delle classifiche e del giorno e l’ora delle cerimonie di premiazione consultando i siti internet:

www.associazioneversante.it

 

GIURIA del PREMIO

 

Alfio Albani (filologo e dantista), Sanzio Balducci (Univ. “Carlo Bo” di Urbino) – Liliana Biondi (Univ. dell’Aquila) – Fabio Ciceroni (saggista e critico letterario) – Costanza Geddes (Univ. di Macerata) – Tiziana Mattioli (Univ. di Urbino) – Gastone Mosci (Univ. di Urbino)  – Mario Narducci (Pres. Ist. Aquilano di Abruzzesistica e Dialettologia) – Giuseppe Polimeni  (Univ. Pavia) – Marzio Porro (Univ. Statale, Milano) – Piera Tomasoni (Univ. di Cremona)

 

*  Per ulteriori informazioni rivolgersi al 335-819365

 

                                                                                   Fabio M. Serpilli

                                                                               (Presidente Associazione Culturale VERSANTE)

“Io venditore di elefanti” di Pap Khouma, recensione di Lorenzo Spurio

Io, venditore di elefanti
di Pap Khuoma
con introduzione di Oreste Pivetta
Garzanti, Milano, 2006
ISBN: 9788811045038
Pagine: 188
Costo: 10 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

“Io sono tra i primi ad aver conosciuto l’emigrazione e la clandestinità, sono passato attraverso tempi duri e avventurosi, ho sofferto la fame e ogni genere di umiliazioni, la solitudine, la nostalgia” (p. 118).

 

$(KGrHqNHJEoE912FcOh1BPh+gdOWn!~~60_35Io, venditore di elefanti è la storia di un povero immigrato africano che, giunto nel nostro paese, finisce per fare il vucumprà con tutti i problemi che questo comporta. Seguiamo il protagonista, riflesso diretto dell’autore Pap Khouma nei suoi numerosi spostamenti: da Dakar, capitale del Senegal, fino ad Abidjan, la vecchia capitale della Costa d’Avorio dove il protagonista impara “a vendere elefanti”.  Si tratta della sua prima esperienza con il mondo del commercio e del lavoro, un’occupazione che in Costa d’Avorio rende abbastanza, ma che non è in grado di sposarsi con i desideri del giovane africano. E così, dopo aver lasciato Dakar, il protagonista giunge a Roma, poi a Rimini e al periodo trascorso nella riviera romagnola sono dedicate le pagine a mio avviso più belle del libro. Il protagonista, così come molti altri suoi connazionali, vivono in condizioni di illegalità, in sovrannumero all’interno di un appartamento, privi del permesso di soggiorno e sono dediti alla vendita ambulante. E’ per questo che la loro vita si configura come una fuga continua da quelli che l’autore chiama “gli zii”, ossia la Polizia e più in generale da tutti i “tubab”, termine impiegato in maniera un po’ dispregiativa dai neri per definire i bianchi. Ma in tutto questo l’autore regala anche pagine ricche di profumi e colori legati alla terra d’origine come quando descrive la festa del tabaski.  Il “mito europeo” presente nell’immaginario dell’immigrato si realizza anche con il viaggio in Francia anche se l’autore osserva: “Odio la Francia perché ci ha colonizzati e sfruttati” (p. 42).

Segue il racconto diaristico e dettagliato del difficile ritorno in Italia con i vari problemi di poter esser individuato alla Frontiera (la storia è ambientata, infatti, prima dell’abolizione dei punti doganali secondo quanto previsto dal Piano Schengen). Questo continuo peregrinare di Pap Khouma, metafora del povero immigrato che lascia paese e famiglia per inseguire un mondo migliore, è a tratti triste e duro da accettare, a tratti critico nei confronti di certi strati della società, e in alcuni punti è addirittura comico. Tra tanta difficoltà e povertà, l’autore ci lascia però con delle considerazioni positive: “C’è sempre qualcuno che prende le nostre difese. Tra le umiliazioni, le offese, i furti, c’è sempre qualcuno che prende le nostre parti” (p. 63).

Ci sono descrizioni che feriscono e infastidiscono, come gettare lo spirito su una ferita aperta. Ferita che, pur chiudendosi, mai si cancellerà. Sono i passi in cui Khouma descrive le ostilità, le umiliazioni e addirittura le violenze fisiche di uomini che dovrebbero essere i garanti della Legge. Pagine dolorose, ancor più se penso che quanto Khouma descrive avviene proprio nella mia zona d’origine:  Nella spiaggia di Marina di Montemarciano non ci sono quasi ombrelloni. La prima volta che mi ha portato fortuna, anche se pare poco favorevole al commercio. Ci provo e mi sembra che tutto funzioni bene. Ma ecco che compare una macchina dei carabinieri. Percorre a lieve andatura la strada, a pochi metri dalla sabbia. I carabinieri sono due. Sono di pattuglia. Non so cosa mi prende. So purtroppo che mi metto a correre come un disperato, con le collane attorno alle braccia, i calzoncini che danzano, i miei lunghi piedi che perdono presto i sandali. Le collane volano a terra. Non ho speranze: da una parte c’è il mare, dall’altra l’auto dei carabinieri, alle spalle un carabiniere che mi insegue a piedi, davanti un canale, che è poi una fogna a cielo aperto, a sbarrarmi la corsa e a togliermi ogni possibilità. Mi arrendo. Mi fermo. Il carabiniere mi è addosso, rosso, eccitato, sbuffa e bestemmia: “Maledetto negro”. Non reagisco. Mi afferra per il collo e mi trascina in macchina. Sospiro: “Lasciami camminare. So camminare”. “Brutto stronzo, credi di scappare. Noi siamo militari. Noi siamo più forti, noi corriamo più veloci di voi. Vaffanculo voi del Senegal”. Lo guardo meglio. Per essere italiano è alto. Mi sbatte contro la macchina e mi stringe le manette ai polsi. Comincia a picchiarmi. Scende anche il suo socio e volano ancora pugni, calci, insulti. Qualcuno si muove dalla spiaggia. Ha assistito a tutta la scena, l’inseguimento, la cattura, le botte, e adesso protesta: “Basta. Non potete trattarlo così. Non ha fatto niente di male. Ha solo venduto le sue collane. Basta. E’ una vergogna”. “E a voi che cosa ve ne frega? Stiamo facendo il nostro mestiere con questi bastardi” (pp. 96-97).

15180726-venditori-ambulanti-sulla-spiaggia-a-piediLa nostalgia per la terra natia si respira in ogni singola parola e ancor più quando l’autore paragona gli spazi occidentali, come il Duomo di Milano, a realtà a lui locali, completamente diverse: “Le guglie [del Duomo] sembrano gli alberi delle nostre campagne e delle nostre foreste. Ma sono bianche e senza vita. Questa non è la nostra terra” (p. 81). Ed è in questa citazione che forse l’autore sottolinea questa dicotomia Europa-Africa, Italia-Senegal, Milano-Dakar, ricchezza-povertà, costruzione-desolazione, cultura-natura in maniera ineguagliabile. E dopo un anno e mezzo, dopo aver ricevuto vari fogli di via, Khouma ritorna a Dakar la cui prima immagine che ci viene data è olfattiva, “la nostra aria profumata di mandorle” (p. 106). Lì resta pochissimo perché dopo aver appurato che non ci sono possibilità lavorative e il desiderio di andare in Spagna, paese che sente in un certo senso più vicino e ospitale nei confronti della sua cultura, finisce per ritornare in Italia: “Il destino e questo misero e immobile paese mi riportano in Italia” (p. 108). Nel nostro paese le condizioni nei confronti degli immigrati migliorano, anche se non di molto, con l’introduzione nel 1987 dei famosi “permessi di soggiorno” ed è con un barlume di speranza che la narrazione-biografia si chiude: “Molti restano, lavorano, vendono, diventano operai, anche se sfruttati più degli altri. Molti restano e conoscono delle ragazze italiane. Si innamorano. Ci sono matrimoni, e poi anche separazioni e divorzi. E poi ancora altri matrimoni. Nascono bambini” (p. 141).

Il testo è arricchito nella parte finale da un compendio all’analisi e allo studio del libro che può essere uno strumento molto valido per i ragazzi della scuola media come testo che sottolinei temi centrali quali l’immigrazione, la povertà e l’intercultura.

 

Spurio Lorenzo

(scrittore, critico-recensionista)

 

Jesi, 16-01-2013

 

Chi è l’autore?

Pap Abdoulaye Khouma (Dakar, 1957) è uno scrittore senegalese naturalizzato italiano. E’ immigrato in Italia nel 1984, stabilendosi a Milano, dove si occupa di cultura e letteratura. È iscritto all’Albo dei giornalisti stranieri dal 1994 ed è cittadino italiano. Ha pubblicato, firmato con Oreste Pivetta nel 1990, “Io, venditore di elefanti”, che narra la storia dello stesso Khouma alle prese con il duro destino di venditore ambulante e immigrato. Nel 2005 pubblica “Nonno Dio e gli spiriti danzanti” e nel 2010 “Noi neri italiani”. È il direttore di “El Ghibli”, rivista online di letteratura. Fondatore e direttore responsabile di una rivista online di informazione italo africana. (biografia tratta da Wikipedia)

Sandra Carresi su “Un fiorentino a Sappada” di Massimo Acciai

Un fiorentino a Sappada
di Massimo Acciai
Lettere Animate Editore, 2012

Recensione di SANDRA CARRESI

 

Massimo_Acciai_Un_fiorentino_a_SappadaAveva perfettamente ragione Paolo Ragni nella sua presentazione al libro di Massimo Acciai il 12 gennaio. E’ un libro semplice, ma per niente banale. 

Dalla fervida fantasia di Massimo, questi nove racconti sono una “bevuta” che raccoglie la fantasia, la fotografia di queste montagne in pieno luglio, gli  acquazzoni improvvisi, il sole della montagna, la mescolanza di periodi storici diversi, il sinistro, la timidezza patologica e le “impacciature” di chi, forse sa navigare molto bene dentro un libro e con la penna, poco con gli approcci della vita.

Ho respirato aria fresca e ascoltato temporali inquietanti, ma quello che più mi ha colpito, è la solitudine che ogni uomo si porta appresso, anche se geograficamente in un posto rilassante, piacevole, in compagnia della natura, di amicizie, in vacanza,  ma, le inquietudini, le malinconie, i ricordi di chi non abbiamo più accanto per partenze anche premature, modellano stati d’animo tali da ricercare nell’aria, nell’immenso, un grande alleato, quale è la fantasia, e la voglia di raccontare.

Personalmente amo molto il mare, ma la lettura di Massimo ha scatenato in me un grande curiosità su Sappada, di cui, francamente, non conoscevo neppure il nome e non solo, pur non essendo una camminatrice, mi sento molto attratta dalle Alpi, in particolare, dalle Dolomiti, dove ho trascorso tre anni della mia adolescenza. Chissà, potrei ritrovare quella ragazzina….

Direi che leggere, -Un fiorentino a Sappada – è come bere un bicchiere d’acqua fresca a un tavolino di un bar al riparo dalla calura estiva.

SANDRA CARRESI

14-01-2013

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