“Passione latente”, racconto di Fiorella Carcereri

Passione latente
racconto di FIORELLA CARCERERI

“No, non l’ho mai fatto e non lo farò di certo ora che ho passato la quarantina. Eppure, questo viso ha un non so che di affidabile…”.

E fu quel clic, quasi nove anni fa, a dare finalmente il via libera a una voglia ormai incontenibile di trasgressione, in parte già scritta nel suo dna, amplificata per due decenni nella culla di un matrimonio piatto e arido, in quasi totale astinenza da stimoli ed emozioni forti.  Una pazzia, un’onta, un segreto da non rivelare mai a nessuno. Ma, oramai, il desiderio di scoprire  finalmente il significato di una passione vera era diventato una forza insopprimibile che non era possibile far rientrare negli argini, allo stesso modo in cui non ci si può aspettare che un fiume già esondato torni pacificamente nel suo letto senza aver cambiato il suo corso e il corso delle cose. Quel desiderio era inarrestabile, inarrestabile come le dita veloci di Martina sulla tastiera mentre scriveva quelle poche righe a Stefano per fissare il loro primo appuntamento.

Si incontrarono in un torrido pomeriggio di metà giugno nel luogo più anonimo e meno romantico del mondo: l’uscita di un casello autostradale. Entrambi arrivarono con largo anticipo ma nessuno dei due prese l’iniziativa di scendere per primo dalla macchina.  Martina era paralizzata dall’ansia e sentiva il cuore pulsare all’impazzata. Stefano aveva le sue buone ragioni: scottature recenti ancora vive sulla pelle, delusioni di primi incontri squallidi durati meno di mezz’ora, bugie dette e sentite per troppe, troppe volte. Entrambi, chiusi al sicuro nei rispettivi abitacoli, si chiedevano, e speravano e pregavano che stavolta il destino fosse più benevolo e regalasse loro quel sogno, quell’unico  sogno che ha il potere di mandare in circolo tonnellate  di adrenalina, quello che fa sentire invincibili, quello che  isola chi lo vive dal mondo esterno in una gigantesca bolla di sapone riflettente tutti i colori dell’arcobaleno.  Non osavano chiamarlo amore, sarebbe stato troppo. Non volevano definirlo passione, sarebbe stato troppo poco. Quell’incontro era scaturito da una scelta impulsiva. Forse si trattava di un capriccio, di una momentanea vertigine dei sensi. Forse era candidato a diventare una sfida per l’anima.

Stefano digitò il numero di cellulare di Martina stringendo nella mano libera tremolante un foglietto giallo stropicciato. Ed ecco la sua voce, per la prima volta…Gli sembrava quella di una vecchia amica, che strano effetto…“Ciao, sono arrivato, due auto a sinistra dopo la tua”.

E poi lo scambio di sguardi, la stretta di mano, l’imbarazzo iniziale che si sciolse come per magia in un sorriso dalle mille implicazioni. Una lunga passeggiata, due granite ordinate alla capannina in riva al mare, la risata a stento trattenuta da Martina osservando l’atroce fine di un moscone nel bicchiere dell’ignaro Stefano, distratto dalle occhiate penetranti e dall’interrogatorio serrato cui lei lo stava sottoponendo.

Ed infine il tramonto, il primo bacio trepidante su quel prato ormai deserto al calar delle tenebre, e poi un altro, e altre decine a seguire.

Quella stessa notte, due sconosciuti, ma uguali dentro, due anime spaventate ma decise a sperimentare un’ebbrezza mai provata, due cuori assetati di tenerezza dopo tanta siccità, due corpi affamati di carezze si unirono per la prima volta.

I giorni, i mesi, gli anni a seguire rappresentarono un prolungamento del loro sogno. Una passione che sembrava non avere limiti e confini, né di spazio né di tempo.

Ma poi, la cronica mancanza di coraggio e il sottile affanno che prendeva entrambi al solo pensiero di dover confessare al mondo la temuta verità e di doversi disfare di quella quotidianità, che sentivano di non aver scelto ma che si era prepotentemente imposta nelle loro vite, giorno dopo giorno, cristallizzò quel sogno in un limbo di rinunce e nostalgia.

Martina e Stefano ora fanno raramente l’amore ma ci sono momenti in cui, all’improvviso, basta una sola parola  a catapultarne i sensi nel passato e a riavvolgere la bobina della loro storia.

Oggi Martina lo sta aspettando al solito casello. Non sa perché ma è assolutamente certa di desiderarlo come non mai. E si rende conto che la loro è una passione latente, solo sopita sotto cumuli di falsi moralismi e sensi di colpa a cui lei e Stefano si stanno  aggrappando da nove anni per non essere costretti a gridare in faccia al livore del mondo che quel sogno è capitato proprio a loro.

FIORELLA CARCERERI

QUESTO RACCONTO VIENE QUI PUBBLICATO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

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