“Flyte & Tallis”: il nuovo saggio di letteratura inglese di Lorenzo Spurio recensito da Rita Barbieri

FLYTE & TALLIS
Ritorno a Brideshead ed Espiazione
una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese
di LORENZO SPURIO
ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143
Costo: 10 €
 
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Recensione a cura di Rita Barbieri

 

copertina solo frontIl saggio di Lorenzo Spurio analizza, in maniera precisa e sintetica, due dei più importanti capolavori della letteratura inglese del ‘900: “Atonement” (Espiazione) di Ian McEwan e “Brideshead Revisited” ( Ritorno a Brideshead) di Evelyn Waugh.

Inizialmente l’autore affronta in maniera separata le due opere, dedicando loro una sezione ciascuno del suo libro. Per ogni romanzo traccia un riassunto puntuale e accurato, spendendosi anche in una descrizione mirata degli ambienti e dei personaggi principali. Si tratta delle fondamenta necessarie poi per affrontare, nelle parti successive del saggio, l’analisi più propriamente critica e letteraria.

Lorenzo Spurio ricerca nei due romanzi delle tematiche comuni (la religione, il senso di colpa e altri…) e spiega, inserendo anche citazioni letterarie in corso d’opera e informazioni biografiche sulla vita degli autori, analogie e differenze. Tutto questo è sostenuto da un solido impianto critico-bibliografico, come si può ben notare dalla bibliografia finale.

I temi scelti non sono casuali né semplicistici, quanto piuttosto temi articolati e complessi che vengono sciolti ed esposti in maniera chiara e comprensibile. Non si cade mai nell’errore di uniformare, appianare i due romanzi o di voler ritrovare obbligatoriamente delle linee e dei tratti comuni. Anzi, si dedica particolare attenzione alla descrizione delle differenze esistenti e si cerca di spiegarne le possibili motivazioni, sia attraverso un approfondimento sul contesto storico-sociale del momento, sia ricorrendo al vissuto dei due autori.

La terza parte del saggio riporta una traduzione a cura dell’autore di un articolo di un importante critico: Brian Finney, che fornisce un inquadramento globale e conclusivo alle osservazioni e alle analisi precedentemente delineate.

Completano l’opera i profili biografici dei due autori e la bibliografia.

Si tratta di un saggio estremamente accurato e curato, perfino negli apparati critici (quali note e rimandi bibliografici), completo e esaustivo dal punto di vista dei contenuti. Inoltre il linguaggio chiaro, non eccessivamente pieno di inutili tecnicismi e la relativa brevità dello scritto, lo rendono uno strumento di facile accesso e rapido utilizzo anche per coloro che non sono troppo abituati ad avere a che fare con testi di critica letteraria.

Per i più esperti invece, il libro offre interessanti spunti di riflessione e scorci nuovi, oltre a mettere a disposizione titoli e materiali di approfondimento per ricerche successive.

Si tratta dunque di un libro che permette, in maniera semplice ma non semplicistica, di addentrarsi nelle trame dense della letteratura inglese del ‘900, fornendo una possibile linea interpretativa e trasmettendo, allo stesso tempo, tutto il fascino misterioso, elegante e decadente dei due più importanti romanzi inglesi del tempo, attraverso la descrizione sentita dell’ambientazione, del plot e del mondo psicologico dei personaggi.

Rita Barbieri

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QUESTA RECENSIONE VIENE QUI PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

“Gita al faro” di Virginia Woolf, recensione di Anna Maria Balzano

Gita al faro di Virginia Woolf

recensione di Anna Maria Balzano

 

978-88-541-2624-4Con Gita al faro di Virginia Woolf, il romanzo del Novecento si arricchisce di nuovi elementi, rispetto a quelli già introdotti da altri romanzieri appartenenti alla stessa epoca. Tralasciando il caso  di Joyce, che con il suo Ulisse merita un discorso a sé, molto complesso e articolato, pensiamo a Proust, a Svevo, a Mann: siamo su un piano del tutto diverso rispetto al romanzo storico  o a quello d’avventura dell’ottocento. L’influenza delle teorie freudiane ha ispirato i più grandi personaggi novecenteschi, portati all’introspezione psicologica, all’analisi dei sentimenti e dei rapporti interpersonali.

Insieme con Mrs Dalloway, Gita al faro (To the Lighthouse, 1927) è l’opera più significativa di Virginia Woolf.

Il romanzo si divide in tre parti: La finestra, Il tempo, Il faro. Ogni parte è strettamente organica all’altra.

La prima si estende per oltre la metà del romanzo e prende spunto dall’abitudine della protagonista Mrs Ramsay, di osservare, seduta davanti alla finestra con un   lavoro a maglia, ciò che accade all’esterno della vetusta casa di campagna, e di scrutare con occhio apprensivo le condizioni meteorologiche, con la speranza di poter esaudire il desiderio del più piccolo dei suoi otto figli, Giacomo, di andare al Faro.

La finestra, però, non è solo il luogo da cui Mrs Ramsay osserva  l’esterno: essa è anche, metaforicamente, la finestra sulla sua anima, il mezzo che le permetterà di aprire uno spiraglio alla conoscenza di se stessa.

Sin dalle prime silenziose osservazioni della protagonista, il lettore si accorge di essere di fronte ad un personaggio femminile di tipo nuovo e assai più complesso. Mrs Ramsay si afferma subito come una donna raziocinante, sicura delle sue decisioni e delle sue scelte, sicura delle sue qualità, timorosa solo di essere in qualche modo superiore all’uomo che ha sposato, che, pur essendo un rinomato professore di filosofia, appare ai suoi occhi e attraverso i suoi occhi, come una deludente nullità. Qui il dramma d’una donna in bilico tra gli schemi tradizionali   che all’epoca relegavano il sesso femminile al ruolo tranquillo di moglie e di madre tra le rassicuranti mura domestiche e l’esigenza nuova e impellente di rivendicare a sé una capacità raziocinante tendente a riconoscerle legittima autonomia. 

Se si confronta il personaggio di Mrs Ramsay con quello di Mrs Bennet, creato da Jane Austen in Orgoglio e pregiudizio (1813) , si capisce immediatamente quanta strada si fosse fatta e come ci si stesse allontanando già ai primi del Novecento dallo stereotipo della donna subalterna all’uomo e alla famiglia.

Già Isabel Archer, il personaggio di Ritratto di signora di Henry James, aveva in qualche modo, anticipato questa sorta di “rivoluzione copernicana” nel ruolo della donna nella società. Non a caso, poco più di un ventennio dopo l’uscita di “Gita al faro”, Simone de Beauvoir scriverà un saggio bellissimo sul Deuxième Sexe , il secondo sesso, secondo proprio in ordine di dignità esistenziale. La de Beauvoir affermerà che l’opinione corrente ritiene la donna un’ “ovaia, una matrice”.

faro_fIl dramma più sentito da Mrs Ramsay è dunque proprio il suo rapporto con il marito, al quale si sente consapevolmente superiore e per il quale non sente, forse proprio per questo motivo, più alcuna attrazione; eppure ella desidererebbe in certo qual modo riportare ordine nelle cose e nei sentimenti, cercando una fusione tra la sfera intima e i valori tradizionali.

In questa prima parte, dunque, la gita al faro diventa quasi un pretesto per portare avanti una storia con pochi eventi. Il gioco delle metafore, delle analogie e del simbolismo della Woolf è sottile e raffinato e non crea mai insofferenza nel lettore. Si prenda ad esempio  l’analisi che la stessa signora fa dei raggi del faro: ella paragona se stessa al solo raggio che dei tre è fisso e dà sempre luce.

La seconda parte del romanzo è molto breve ed è dedicata al tempo: il tempo, come succedersi di eventi negativi, che includono la morte improvvisa, solo accennata, della signora e di due dei suoi figli. Morte dentro e degrado fuori della casa, abbandonata.

La terza parte intitolata “Il faro” vede il ritorno alla casa di quelli che rimanevano della famiglia e di parte dei loro ospiti, come in un tentativo di riportare le cose indietro, senza speranza di riuscirci. In questa parte il vero grande protagonista é l’Assenza/Presenza della signora Ramsay. Ella è ancora il punto di riferimento, per il figli Camelia e Giacomo che sembrano aver ereditato dalla madre gli stessi sentimenti che ella nutriva per il loro padre, per Mr Ramsay, che cerca ancora di affermare narcisisticamente il suo io e per Lily, l’amica pittrice che finalmente riuscirà a finire in un modo qualsiasi il quadro che era nella sua mente e che era rimasto incompiuto. Ciò grazie alla visione, una vera e propria epifania sulla verità intima della Signora Ramsay e del suo rapporto con gli altri.

L’amarezza più grande rimane quella di Giacomo che da bambino aveva tanto desiderato che la madre lo portasse al faro e non aveva potuto veder realizzato questo suo desiderio, a causa del maltempo, e ora che vi è giunto col padre è deluso. Dunque era così il faro, il mitico luogo che aveva sognato di vedere? “Una torre nuda sopra una squallida roccia”. Perché la realtà è sempre inferiore al sogno.

ANNA MARIA BALZANO

QUESTO TESTO VIENE PUBBLICATO SU GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

“Espiazione” di Ian McEwan, recensione di Anna Maria Balzano

Espiazione
Titolo originale: Atonement
di Ian McEwan
Trad, Einaudi, Torino, 2001
 
 
Recensione a cura di Anna Maria Balzano 

Espiazione è un romanzo-saggio o saggio-romanzo sulla funzione dell’arte e, nello specifico, della letteratura nella società contemporanea: un’idea geniale, a mio avviso, quella di creare una storia e dei personaggi, che possano esprimere concetti teorici altrimenti fruibili solo da studiosi o critici letterari.

La storia inizia in una vecchia casa di campagna1 , dove si trovano riuniti molti membri della famiglia Tallis ed alcuni amici. La protagonista appare subito essere Briony, adolescente ambiziosa con aspirazioni da scrittrice. L’opera “Le Disavventure di Arabella” da lei scritta per l’occasione non potrà essere rappresentata, come lei aveva programmato, a causa degli eventi drammatici che si verificheranno in quel luogo.

Ed è sul personaggio di Briony che si concentra l’attenzione dell’autore e, di conseguenza, del lettore. Ella appare subito come il simbolo, la personificazione dell’arte stessa nella sua forza mistificatrice. Il tema del rapporto finzione-realtà è fondamentale. Con la sua interpretazione dei fatti, con la sua descrizione della violenza subita nella notte nel parco intorno alla casa, dalla cugina Lola e con la sua identificazione dello stupratore nella persona di Robbie, Briony crea una realtà alternativa, offrendo alla madre, Emily, un ottimo motivo per allontanare definitivamente dalla sua casa quel giovane, figlio della domestica, mantenuto all’Università dalla generosità di suo marito e  innamorato di Cecilia.

Briony prende gradualmente coscienza del crimine da lei commesso, che fu la causa della condanna di Robbie al carcere da cui uscirà solo per arruolarsi e andare a combattere in Francia contro i tedeschi.

La seconda parte del romanzo si concentra sull’esperienza della guerra e segue le vicende di Robbie sul suolo francese dopo la sconfitta di Dunkerque. Questa parte assai realistica nella descrizione, assumerà più avanti un significato rilevante, sempre nella prospettiva della teorizzazione del romanzo secondo McEwan.

Ritroviamo Briony nella terza parte del racconto come infermiera volontaria preposta ad una serie di umilianti  incombenze, che assolve con stoica rassegnazione, come  fossero parte della meritata espiazione.

2È in questo periodo che Briony riceve una lettera da un editore che, pur non potendo pubblicare il racconto da lei inviatogli, le dichiara di avere molto apprezzato la sua opera. Il contenuto di questa lettera è assolutamente chiarificatore sulla teoria del romanzo dell’autore. Il riferimento esplicito al flusso di coscienza di Virginia Woolf, al cui stile d’altra parte si ispira McEwan, alla teoria bergsoniana del tempo, all’analisi degli stati d’animo dei personaggi, sono chiari riferimenti all’evoluzione della narrativa dai primi del Novecento. Nonostante il debito indiscusso verso queste rivoluzionarie innovazioni letterarie, l’autore sembra però aderire maggiormente ad un’impostazione più realistica e attinente ai fatti che non fantasiosa o troppo descrittiva. E qui si inserisce anche un giudizio negativo sugli artisti che si dilungano su temi politici che riguardano la guerra, che è “nemico giurato della creatività”.

L’ultimo capitolo del romanzo sconvolge la tecnica narrativa fin qui adoperata, in quanto da una descrizione impersonale affidata alla terza persona, in assenza di un narratore-personaggio, si passa ad una narrazione in prima persona: è Briony, divenuta scrittrice di successo, ormai giunta alla fine della sua vita,  che racconta come ritorna alla vecchia casa di campagna, trasformata in albergo, per festeggiare con quei membri della famiglia che sono rimasti e quelli che si sono aggiunti con le successive generazioni, il suo settantottesimo compleanno. Questa sarà l’occasione per mettere in scena a sorpresa le “Disavventure di Arabella”, interpretate dai più giovani discendenti della famiglia.

Due sono i punti rimarchevoli di quest’ultimo capitolo. Il primo riguarda l’affermazione di Briony di avere più volte cambiato la versione della sorte di Cecilia e Robbie. Nell’ultima stesura li ha voluti insieme riuniti e felici, mentre precedentemente aveva scelto una fine più tragica. In questo Briony, come artista, rivendica a sé il diritto, quasi divino, di poter decidere della vita e della morte dei suoi personaggi.

Il secondo riguarda la decisione di concludere la storia là dove era cominciata, nello stesso luogo, secondo una tradizione che spesso il romanzo inglese ha rispettato. Come a chiudere un cerchio. Del resto il cerchio è la figura perfetta.

 

ANNA MARIA BALZANO 

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Per ampliare l’analisi sul romanzo, consiglio il mio saggio “Flyte & Tallis”.

 

“Némesis” di Marzia Carocci, recensione di Anna Maria Folchini-Stabile

Némesis
di Marzia Carocci
Ed. Carta e penna
Pagg. 96
€ 12
 

Recensione di Anna Maria Folchini-Stabile


9788897902164Nemesi (Nέμεσις, Nèmesis) è una figura della mitologia greca, secondo alcuni figlia di Zeus, secondo altri figlia di Oceano e Notte e fu il nome della dea dell’ “amministrazione della giustizia”. Provvedeva, soprattutto, a risolvere i delitti irrisolti o impuniti, distribuendo gioia o dolore a seconda di quanto era giusto, perseguitando i malvagi e gli ingrati.
“Némesis ” di Marzia Carocci è “solo” una raccolta di poesie, ma i suoi sono versi che tirano le fila di discorsi sospesi e danno loro un senso, coordinando pensieri e ricordi e, superato il significato della mera traduzione negativa del termine greco, spesso inteso come sommarietà vendicativa, fanno giustizia e ricollocano sotto la giusta ottica il vissuto personale a cui la vita della poetessa fa riferimento.
Marzia Carocci, pertanto, ferma i sentimenti nelle parole riportando alla memoria le scelte, i ricordi,  le convinzioni, le sensazioni, gli affetti  che hanno condotto la bambina di un tempo, fragile e delicata, a diventare la donna convinta e serena che è, capace di camminare nella vita con la sicurezza che le viene dalla consapevolezza  di una esistenza accompagnata e protetta da affetti saldi e ben radicati nel suo cuore e nella sua anima.
È un poetare forte e fluido il suo che si muove su filoni di ispirazione che vanno dagli affetti che costituiscono la sua storia emotiva, all’ attenzione sociale e artistica che caratterizzano il suo impegno civile.
Ecco quindi le rime dolcissime dedicate alla madre anziana e sofferente ( da “Assorta “, pg. 14 : ” … Vorrei trovare scuse per parlarti / del vento, della pioggia e delle nebbie, / per toglierti dal cuore quell’angoscia, / che sento dal tuo petto traspirare… ), al padre ( da ” Nel ricordo di mio padre” , pg. 41 : ” … Eri qui un anno fa; / ora … sei parte del vento / che pietoso asciuga il mio pianto…”),  alla nonna ( da “Il baule dei sogni”, pg. 33 : ” Nell’infanzia di favole antiche / quella nonna, dalle mani rugose, /  la sua voce, coi miei giochi è sparita, / se n’è andata con loro, lontano…”) e gli scritti e i versi dedicati al marito, compagno di vita e amore grande ( da ” Promesa d’amore” , pg. 73 : “Sarà stato il vento/ che ci donó le ali / e folle s’innalzó / su questo nostro amore, / orme decise, forti nel tempo / quei passi sopra i passi / che non fermammo mai…) a cui la lega un sentimeno profondo e vivissimo ( da “Agape” , pg. 12 : ” … portami , peró un sorriso / e una conchiglia bianca / per ascoltare il mare… E non vorrò che questo, / perché questo é il mio mondo, / dove non mi farai cadere / forte nell’abbraccio.” ).
Così é anche per il canto del suo amore materno che riempie la sua vita di madre ( da “Ai figli”, pg. 31 : “Guarderó nei tuoi occhi/ l’aprirsi del tempo….Resteró nell’attesa /  di carezze sul viso…”)  e per il suo fortissimo senso religioso che le fa alzare al Padre la preghiera solenne ( da “Preghiera” pg.70 : ” A te Padre / di sconosciuto volto, / mi prostro e chino / il mio capo stanco…” ).
Le liriche che parlano della sua città, dei suoi interessi artistici, coltivati con affetto protettivo e altrettanto materno, le riflessioni sulla precarietà della vita giovanile e sulle miserie sociali che non mitigano la durezza della vita altrui vibrano di passione e compassione, sottintendendo una partecipazione personale continua e vigorosissima ai problemi di questro mondo contemporaneo, come la poetessa enuncia nelle sue liriche “Florentia”, “La cena degli artisti”, “La gioventú”, “Barbone” e “Il barbone – storia vssuta”.
La poetessa riserva attenzione particolare al mondo femminile, dedicando liriche alle donne e all’universo femminile affidandoci, pertanto, messaggi di grande respiro, ricchi di sentimento e di coraggio personale, modulati tra il sussuro appassionato e il grido di dolore.
La poesia di Marzia Carocci è una  lezione di vita degna della grande donna, ricca di grandi ideali, quale Marzia è.


Anna Maria Folchini Stabile


Angera, 16 dicembre 2012

 

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Discorso di Mo Yan alla consegna del premio Nobel per la letteratura 2012

foto (1)Distinti membri dell’Accademia di Svezia, Signore e Signori:

Immagino che attraverso la televisione e internet vi siate fatti almeno una vaga idea della lontana zona nordorientale di Gaomi. Magari avete visto mio padre novantenne, come avrete visto i miei fratelli, mia sorella, mia moglie e mia figlia, persino mia nipote che adesso ha un anno e quattro mesi. Ma la persona a cui penso di più in questo momento, mia madre, non la vedrete mai. Molti hanno condiviso con me l’onore di questo premio, tutti ma non lei.

Mia madre nacque nel 1922 e morì nel 1994. La seppellimmo in un pescheto a est del villaggio. L’anno scorso siamo stati costretti a spostare la tomba ancora più lontano dal villaggio per far posto alla costruzione di una linea ferroviaria. Quando abbiamo aperto la tomba abbiamo visto che la bara era marcita e il suo corpo si era fatto uno con la terra umida che lo circondava. Così abbiamo raccolto un po’ di quella terra, un atto simbolico, e l’abbiamo portata nel nuovo luogo di sepoltura. In quel momento mi sono reso conto che mia madre è diventata parte della terra, e ogni volta che, in piedi sulla terra, io racconto una storia, è a mia madre che mi rivolgo.

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“La mia arpa” di Liliana Manetti

“La mia arpa”
di Liliana Manetti
Aletti Editore
Genere: Poesia
ISBN: 9788859108290
Pagine: 64
Costo: 12 €
 
Sinossi: 

156177_541733099188848_148279008_nLa mia arpa è l’espressione della mia anima, dove mi metto a nudo con le mie problematiche, i miei amori intramontabili come quello per la natura e le emozioni che mi danno le sue stagioni così diverse eppur così complementari…

L’amore per la vita in genere emerge nelle note dolci delle mie poesie, velate sempre dal mio romanticismo.

Le corde mute della mia anima se le ascolti in un giorno di settembre dall’aria frizzantina come questo sapranno suonarti una melodia bellissima: ma solo se vuoi, solo se le rispetti e le ami profondamente, altrimenti come dico nei miei versi “giaceranno nel loro dolore”.

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Chi è l’autrice?

Liliana Manetti è nata a Roma il 17/06/1980, è  neolaureata in filosofia. Ha pubblicato una raccolta di poesie intitolata “L’ultima romantica”,poesie scritte nell’arco di 16 anni, e ha partecipato con le sue liriche a numerose antologie poetiche edite da Aletti editore e da casa editrice Pagine. Attualmente ha terminato di scrivere, insieme alla mia inseparabile amica Selina Giomarelli, un libro fantasy, un’avventura tutta da scoprire, un libro tra sogno,realtà, e fantasia. Ha sempre amato la letteratura e la filosofia classica, ma è rimasta affascinata comunque dalla filosofia medievale, illuminista e romantica: i periodi di rottura e le rivoluzioni, i cambiamenti nei diversi ambiti.

E’ rimasta sorpresa di quanto la mia anima sia ancorata al romanticismo..

“Infezione”: la nuova silloge di poesie di Sunshine Faggio

Infezione 
di Sunshine  Faggio
Arpeggio Libero
Genere: poesia
ISBN: 978 88 97242 246
Pagine: 104
Costo: 10€

 

Fronte Infezione“Sunshine non cerca parole, sputa su carta quelle che ha dentro, quelle che le sono state infilate magari contro il suo volere, penetrando nelle sue ferite aperte”. (Andrea Mucciolo )

 

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“L’uccellino di Maeterlinck” di Nadia Bertolani

TITOLO:  L’uccellino di Maeterlinck
AUTORE:  Nadia Bertolani
CASA EDITRICE: Tre Lune Edizioni
ANNO: 2002
ISBN: 88-87355-48-7
NUMERO PAGINE: 195

COSTO: 14.00 Euro

FSINOSSI: “Una donna ormai adulta e sua madre, per la prima volta faccia a faccia, un’intervista che è anche un’investigazione destinata al fallimento, “L’Oiseau Bleu” di Maeterlinck che compare all’inizio della narrazione e conclude circolarmente il racconto sono le tappe faticose di una ricerca disperata del tempo che nessuno può recuperare. Il dialogo tra una figlia che interroga e una madre che fatica a parlare ha inizio nel 1995, ma la storia raccontata risale al 1934 e procede a sussulti fino agli anni Cinquanta. Il suolo sul quale camminano i personaggi ha l’inconsistenza dei luoghi sognati e tuttavia riferimenti topografici ben precisi: Sushak, il quartiere slavo di Fiume e il mare, Mantova e la campagna, Cuneo, i Monti Lessini. In questi luoghi si sono aggirati personaggi che non esistono più, anche se alcuni di loro sono ancora viventi: donne, vecchi, partigiani, repubblichini la cui storia è autentica e tuttavia inventata. Nessuno, nemmeno il lettore potrà aiutare l’autrice a far luce, perché la memoria, come “L’Oiseau Bleu” di Maeterlinck, è proprio là dove nessuno la cerca, nel luogo da dove siamo partiti.

BIOGRAFIA: Nadia Bertolani è nata a Mantova e vive in provincia di Parma. Dopo “L’uccellino di Maeterlinck” ha scritto “Di pietra e di luna” e “Brumby – L’orizzonte degli eventi”. Alcuni suoi racconti e poesie hanno ricevuto premi e segnalazioni.

Lorenzo Spurio presenta il suo saggio “Flyte & Tallis” a Firenze

copertina flyte sponsor-page-001 - Copia

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Clicca di seguito per leggere le varie recensioni al libro:

Recensione di CINZIA TIANETTI
Recensione di SARA GROSOLI
 
 

“La Poesia di Vasco Rossi. Una interpretazione” di Antonio Malerba

La Poesia di Vasco Rossi. Una interpretazione
di Antonio Malerba
Zona Editrice, 2012
Prezzo: 10 euro

ISBN: 978 88 6438 315 6

Copertina PVR(Prefazione) Ascoltando le canzoni di Vasco, ma anche leggendone le interviste e gli scritti, si ha la sensazione di una grande coerenza e profondità di significati. Tra i temi più sentiti: il sentimento del finito, la crisi delle verità, la vita come caos, il male di vivere, il valore consolatorio della musica. Il libro si sofferma su questi e altri temi, in un dialogo serrato e stringato con le parole di Vasco, e suggerisce anche un parallelo con le riflessioni di Nietzsche, uno degli scrittori più letti e apprezzati da Vasco.

I commenti delle persone che hanno letto il libro:

“Il testo è da considerarsi senza dubbio da leggere.
Incuriosisce soprattutto per l’originalità nella scelta, da parte dell’autore, dei due soggetti posti a confronto.
Colpisce, nel corso della lettura, per la profondità di analisi e la puntualità nella dimostrazione delle analogie e dei punti in comune tra Nietzsche e Vasco Rossi.
La scrittura è fluida, scorrevole, coinvolgente.
L’organizzazione strutturale interna è armonica, l’autore riesce a tenere bene l’equilibrio tra citazioni e analisi.
La differenza sostanziale che intercorre tra i relativi ambiti di appartenenza – quello teorico-filosofico e quello poetico-musicale -, inoltre, lo rende appetibile sia da un punto di vista tendenzialmente divulgativo, sia da un punto di vista riconducibile all’analisi storico-sociale della cultura e delle idee.”
Leonardo

“Interessante e originale esperimento poetico-filosofico. L’opera è interessante e ben scritta. Notevole la ricchezza di contenuti. Coinvolgenti le tematiche trattate. Ottimo lo stile conciso. Sostenuto da un approfondito lavoro di ricerca, questo libro è il punto di riferimento imprescindibile per quanti vogliano avvicinarsi alla poetica di Vasco.”
Cristina

“Interessante sia dal punto di vista stilistico che da quello del contenuto.
Una profonda analisi filosofica su Vasco Rossi. Le citazioni e i riferimenti ai testi del cantautore impreziosiscono l’opera; il linguaggio utilizzato è formale, ricercato, adatto insomma al genere di testo che viene presentato. I fan di Vasco potranno trovare una vera dissertazione sul poeta che da anni ha contributo a scrivere la storia della musica italiana.”
Francesca

“‘6000 piedi al di là dell’uomo e del tempo’… E su un altro livello rispetto agli altri cantautori. Un esperimento, un libro per pochi, per i contenuti, per il rigore analitico, per la quantità di riferimenti e citazioni e per lo stile tagliato, sincopato, metal. Una provocazione che intende sfidare il lettore a trovare luoghi in cui si sia mai parlato con Vasco in modo più approfondito.”
Mueck

“Hanno rubato Babbo Natale” di Anna Maria Loglisci

COMUNICATO STAMPA

In libreria il romanzo “Hanno rubato Babbo Natale” (A & B Editrice)

Della scrittrice e giornalista catanese Anna Maria Loglisci

 

copertinaCATANIA – Manca poco al Natale e un fiume di gente si è riversato a Olympus per gli acquisti. Il libraio Marchini comunica sconsolato a Cirino Cannata che è stato rubato un pupazzo con le fattezze di Babbo Natale. La guardia giurata è allibita. Perché tanto avvilimento? Poco dopo si diffonde la notizia dell’uccisione di Matteo Salterio, uno dei proprietari di Olympus, un grande centro commerciale al centro della vicenda.

C’è tutto questo nel romanzo “Hanno rubato Babbo Natale”, della catanese Anna Maria Loglisci, pubblicato da “A & B Editrice” (152 pagine, 14 euro).

Nel libro, Olympus è tratteggiato come una sorta di piccola città che favorisce l’aggregazione, ma forse è anche un luogo dove si magnifica l’egoismo e la soddisfazione del proprio piacere. Come centro commerciale, in effetti è molto singolare, non solo per le pregevoli architetture e gli spazi verdi, ma soprattutto perché, oltre ai tanti negozi e servizi dedicati al benessere fisico, c’è anche una chiesa. Ma è davvero possibile conciliare affari e spirito? Chi meglio della panciuta figura di Babbo Natale, emblema di una festa sempre meno religiosa e sempre più godereccia, può rappresentare questo dilemma? In questa storia, però, il ruolo di Babbo Natale non è solo simbolico. A questa conclusione giunge il commissario Cortese, disincantato conoscitore dell’animo umano, che, coadiuvato dall’ispettore Branco, nel corso delle indagini s’imbatte in un variegato campionario di umanità. L’autrice descrive un presente dominato dal consumismo e da invadenti media, che fa da sfondo a questa vicenda in giallo e che, tuttavia, ha le radici in un passato di cui nel libro è possibile rivivere le inconfondibili atmosfere.

 

Chi è l’autrice?

Anna Maria Loglisci, catanese, è laureata in Scienze politiche e in Lingue e letterature straniere moderne. Insegnante d’Inglese, svolge attività di col-laborazione giornalistica, in particolare con il quotidiano “La Sicilia”. Ha pubblicato i romanzi Di fuochi e disincanti (2002) e In disordine (2008).

“Ossessioni” di Andrea Marzola

Ossessioni
di Andrea Marzola
Prospettiva Editrice
ISBN 978-88-7418-775-1
Pagg. 73
Prezzo € 12,00

copertinaSinossi: Quando la tua mente diventa il palcoscenico ideale per il teatro dell’assurdo, quando lunghi e appuntiti aghi si conficcano nel tuo già martoriato e sanguinante cervello e fuori tutti quanti non la piantano con la pentola della polenta, ciò significa che la tua
anima è posseduta dal demone dell’ossessione. Fissazione, assillo, tormento, angoscia, ansia, incubo, mania, paranoia, psicosi, ossessione, ossessione. Quindici racconti.

Chi è l’autore?

Andrea Marzola nasce il 27/06/1974 a Luino sulla sponda lombarda del lago Maggiore, dove già Piero Chiara aveva ambientato molti dei suoi romanzi e racconti. Quando è ancora in tenera età la sua famiglia si trasferisce a Baveno, sulla sponda piemontese. Non completa gli studi universitari, viaggia molto, si stabilisce anche per brevi periodi in Inghilterra e in Irlanda, per poi fare ritorno a Baveno, dove tutt’ora risiede. Da quando entra nel mondo del lavoro, cerca sempre occupazioni che gli concedano tempo ed energie per dedicarsi a ciò che ritiene essere più importante: creare e condividere, il suo modo di creare è scrivere.

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