Sandra Carresi presenta la sua silloge “Una donna in autunno”

La scrittrice fiorentina Sandra Carresi il prossimo

20 SETTEMBRE 2012 alle ore 17.30

presenterà il suo libro di poesie “Una donna in autunno”

C/o Biblioteca Comunale di BAGNO A RIPOLI (FIRENZE)

Relatrice dell’evento: Marzia Carocci (poetessa, critico-recensionista)

Sarà presente l’autrice

La S.V. è invitata a presenziare.

Per info:  info@sandracarresi.it 

“Regalo di compleanno”, racconto di Massimo Acciai, con un commento di Lorenzo Spurio

Regalo di compleanno

di MASSIMO ACCIAI

 

Cristina D’Avena stava cantando la sigla di chiusura dell’ultimo cartone animato del pomeriggio quando Emanuele spense la tv e corse all’ingresso: aveva sentito la chiave nella serratura, segno che suo padre era tornato. Questo significava che avrebbe avuto subito il suo regalo di compleanno. Non aveva fatto nessuna festa in quanto la sua famiglia apparteneva alla congregazione dei Testimoni di Geova, e i festeggiamenti erano considerati frivolezze contrarie alla Bibbia. Anche il cartone animato che aveva appena finito di vedere non rientrava propriamente nelle prescrizioni scritturali, ma fino alle 18 suo padre non rientrava in casa e quindi era libero di vedere ciò che voleva in TV. Naturalmente avrebbe poi mentito: mentire era sopravvivenza in quella casa. Comunque il regalo che gli aveva portato suo padre non era da considerarsi un regalo di compleanno, anche se cadeva precisamente in quella data; era solo una coincidenza. Emanuele lo considerava tuttavia tale: perché gli altri bambini a scuola potevano avere un regalo per il loro compleanno e lui no? Non era giusto ovviamente.

Ma suo padre era categorico su questo punto, come su tanti altri. Questo non significava che Emanuele non avrebbe avuto regali, anzi forse ne avrebbe avuti persino di più dei suoi compagni di quinta elementare, ma non regali legati ad una ricorrenza particolare. Il bambino aveva sempre pensato che fosse una sorta di compensazione per la vita austera e morigerata a cui lo costringeva (anche se “costringere” era una parola che il genitore non avrebbe mai adoperato).

L’uomo entrò in casa con una voluminosa scatola di cartone, a cui erano stati praticati dei fori. Il fatto che traballasse lasciava intuire che il contenuto fosse qualcosa di vivo, ma d’altronde Emanuele sapeva già cosa conteneva perché era ciò che aveva chiesto al padre qualche giorno prima, quindi non fu affatto sorpreso quando, apertala in salotto, ne venne fuori un bulldog. L’animale balzo fuori dalla scatola, impaziente ed avido di aria fresca, quindi iniziò ad abbaiare furiosamente.

– Non preoccuparti, vuol solo farti le feste – lo rassicurò suo padre. Emanuele abbracciò il cane che prese subito a leccargli la faccia.

– Grazie babbo!

L’uomo sorrise compiaciuto e posò una mano sulla testa ricciuta del figlio, scompigliandogli i capelli in un gesto affettuoso che suo padre aveva ripetuto a suo tempo con lui. Emanuele odiava quel gesto, ma non lo aveva mai dato a vedere.

– Hai finito i compiti? – domandò l’uomo.

– Sì – mentì.

– Hai letto i passi della Bibbia che ti avevo detto?

– Certo – mentì.

– Ti sei tenuto lontano dalle cattive compagnie, in modo che Dio sia contento di te?

– Sì, come al solito – mentì. A scuola per fortuna non avevano mai dato peso alla sua fede, o meglio quella di suo padre, anche se i bambini sanno essere crudeli con i diversi. Ma lui aveva fatto di tutto per non apparire “diverso” e aveva fatto amicizia con i cattolici e perfino con un paio di bambine africane musulmane.

– Bene, goditi pure il tuo regalo.

– Posso andare a portarlo a fare una passeggiata? – domandò Emanuele.

– Sì, però non ti allontanare troppo e ricordati di tornare per cena. E soprattutto, stai attento stavolta.

– Certo

– Stasera leggeremo insieme la storia di Abramo e Isacco.

Emanuele sospirò mentalmente. Odiava quella storia, fin da quando l’aveva sentita per la prima volta, anni prima. Quando era più piccolo aveva avuto gli incubi a causa di quella storia. Periodicamente padre e figlio rileggevano tutta la Bibbia, una mezz’oretta al giorno, dopodiché commentavano i brani letti. Nel giro di due anni l’avevano letta tutta, quindi ricominciavano daccapo. Erano alla terza rilettura.

– Allora vado, torno presto, ciao.

 

Il bambino uscì col cane al guinzaglio nella calda giornata di quasi estate. Il piccolo paese era quasi deserto a quell’ora; le brave massaie erano impegnate ai fornelli, l’emporio era chiuso e persino i pensionati che stazionavano sulle panchine davanti al bar erano tornati ciascuno a casa propria. Attraversarono la via principale, il bimbo e il cane, dirigendosi verso il posto segreto. Il cane scodinzolava e fiutava tutto ciò che incontrava, fermandosi un paio di volte a marcare il territorio di urina e lasciando un fumante ricordo marrone sul sagrato della chiesetta. Arrivati in piazza Emanuele scorse il suo amico Giorgio che bighellonava come suo solito. Giorgio era l’ubriacone e lo scemo del villaggio, proprio il tipo di persona da cui lo aveva messo in guardia suo padre. Un uomo così non sarebbe mai entrato nella terra paradisiaca successiva all’Armaghedon, ma certo non se ne curava. Era l’unico ateo che conosceva in quel paese bigotto; gli stava simpatico, anche se emanava un odore di cui era meglio non parlare.

– Hai un nuovo amico? – gli domandò dopo averlo salutato.

– Sì, si chiama Fido IV – rispose Emanuele accarezzando l’animale, che subito iniziò ad annusare i pantaloni sudici dell’uomo.

– Bravo bravo – disse l’uomo agitando la bottiglia mezza vuota di barolo che teneva in mano. Si salutarono, quindi presero strade opposte; Giorgio verso la taverna, che avrebbe aperto di lì a poco, ed Emanuele per il sentiero che scendeva dalla piazza verso il fiume.

Arrivarono al luogo segreto senza fare altri incontri. Il luogo segreto era ovviamente deserto, e altro non era che un vecchio ponte di pietra, in disuso, nei pressi della diga, semi nascosto dalla vegetazione che cresceva rigogliosa fuori dal paese. Il bambino si sedette su di un masso sotto al ponte dopo aver legato il guinzaglio ad un ferro arrugginito che sporgeva dalle pietre del ponte, residuo di un’antica armatura metallica con cui era stato riparato molti anni addietro, quando era ancora in uso. Il cane tirava la corda del guinzaglio, ringhiando insofferente: il bambino rimase a fissarlo in silenzio. Ad un certo punto pronunciò una specie di formula magica, una litania con molte consonanti e suoni gutturali. Tracciò quindi dei segni nell’aria con un bastoncino, raccolto per terra, e ricominciò con la litania. Dopo qualche minuto si alzò ed accarezzò il cane sulla testa, quindi slegò il guinzaglio dal ferro arrugginito e risalì il sentierino che portava dal ponte alla diga.

In cima alla diga tirava vento. Un vento gentile, serale, decisamente piacevole. La giornata era stato un caldo preludio all’estate che sarebbe cominciata ufficialmente di lì ad un mesetto. Il luogo era deserto. Emanuele guardò giù. Qualche metro più in basso la polla d’acqua, racchiusa da grandi cubi di cemento, in cui precipitava l’acqua che traboccava dal muro di calcestruzzo che formava la piccola diga. In quel punto, là in basso, la profondità dell’acqua era notevole, più di quanto si potesse supporre ad una prima occhiata. Era un’acqua torbida, verdastra, di cui non si vedeva il fondo.

Il bambino camminò col cane al guinzaglio sulla cornice di cemento, larga circa un metro, fino al punto in cui l’acqua traboccava e si precipitava dabbasso.

– Buono Fido, a cuccia.

Il cane lo guardò interrogativo, quindi incominciò ad abbaiare.

– Buono ho detto, cuccia!

La voce del bambino era gentile ma decisa. Il cane, come se avesse compreso il linguaggio umano, si accovacciò. Emanuele tornò indietro di qualche metro, fino al punto in cui il cemento si ricongiungeva alla roccia, quindi si inoltrò nel boschetto da cui riemerse qualche attimo dopo trasportando un grosso masso, di almeno cinque o sei chili. Fino a quel momento il volto del bambino era stato inespressivo, adesso la bocca si allargò in un piccolo sorriso che solo prestandovi attenzione si sarebbe potuto notare. Con estrema naturalezza prese il guinzaglio e lo legò strettamente al masso, chiudendo con un nodo sapiente i molti passaggi della cinghia. A quel punto sollevò il masso e lo lanciò giù, nella polla d’acqua sottostante. Il cane lo seguì con un guaito di dolore e sorpresa, quando si sentì tirare il collo con uno strappo secco. I due corpi, animato ed inanimato, legati strettamente da una cinghia di cuoio, piombarono in acqua dopo un volo di cinque metri producendo uno splash accompagnato da spruzzi d’acqua che arrivarono fino al volto di Emanuele, il quale si era sporto per guardare lo spettacolo; spettacolo che durò un attimo. Il cane andò a fondo e non riemerse più. Solo alcune bolle testimoniavano una cessata attività respiratoria.

Emanuele recitò altre parole in quella lingua sconosciuta, fece un segno in aria in direzione dell’acqua e tornò sui propri passi. “Per te, Marianna”, pensò. Anche con l’arsura estiva il livello dell’acqua non sarebbe calato che di pochi centimetri, e le alghe sul fondo della pozza avrebbero custodito per sempre il segreto.

 

– Non ti preoccupare, vedrai che lo ritroveremo – lo rassicurò suo padre. Emanuele si asciugò le lacrime che aveva imparato a simulare fin da quando aveva memoria, e annuì.

– E’ scappato all’improvviso – si lagnò il bambino, ripetendo la storia per l’ennesima volta – mi è sfuggito il guinzaglio e non l’ho più ripreso!

– Stasera diremo una preghiera per Fido – disse l’uomo – e domani metteremo degli annunci promettendo una ricompensa, vedrai che ce lo riporteranno.

– Non è vero! – urlò il bambino, simulando un attacco isterico – Come non abbiamo più ritrovato gli altri cani!

L’uomo si accigliò e guardò brutto il figlio.

– Non dire così, devi avere Fede figlio mio!

Lo abbracciò. Il bambino si lasciò abbracciare, rimanendo però inerte.

– Abbracciami – lo incitò suo padre.

Il bambino ricambiò l’abbraccio.

– Facciamo così – disse l’uomo – se non lo ritroviamo ti porterò io stesso al canile per prenderne un altro.

Il viso del bambino si illuminò e si aprì in un leggero sorriso che l’uomo, che lo stava abbracciando, non poté vedere.

 

 

Firenze, 6-7 fruttidoro dell’anno CCXX (23-24 agosto 2012)

 

 

Commento di Lorenzo Spurio

Dietro al “regalo di compleanno” sul quale è incentrato questo recentissimo racconto di Massimo Acciai si cela un mondo domestico torbido e indecifrabile nella sua interezza dove noia, insofferenza, mancanza d’affetto e bigottismo dominano imperscrutate. Il racconto ci fornisce uno squarcio di vita contemporanea di un’anonima famiglia che potrebbe essere quella di qualsiasi persona. Sono alcuni elementi, però, a caratterizzare il giovane protagonista in maniera poco positiva: suo padre l’ha improntato allo studio e all’interpretazione della religione dei Testimoni di Geova, elemento che in ambito scolastico, porta il ragazzo ad essere in un qualche modo “diverso” dagli altri. Essere diverso non significa essere migliore o peggiore, non esprime mai quindi un commento di tipo valutativo o qualitativo, ma rimarca la non omologazione alla norma in un dato luogo o tempo. Ma non è solo il bigottismo del padre che è praticamente assente dalla vita del ragazzo se non nei momenti in cui gli chiede di leggere brani della Bibbia con lui che “segnano” l’esistenza del ragazzo, presentato come un tipo solitario, silenzioso, razionale, come un tipo del tutto a posto.

L’intero racconto si dispiega con la narrazione di episodi quotidiani di un padre e un figlio. Non si parla mai della madre del ragazzo e anche quando appare un terzo personaggio, l’amico del ragazzo, ci troviamo di fronte ad un essere maschile.

E’ solamente verso la fine del racconto, quando il narratore apre gli occhi e digerisce l’impetuosa svolta nella storia che Acciai ha previsto, che compare un personaggio femminile, una certa Marianna. L’autore, però, sembra voler giocare con il lettore e non dà una chiara chiave interpretativa che ci consenta di spiegare chi sia questa donna: è la madre? è una ragazza della quale si è invaghito a scuola? è una parente? o piuttosto è un artificio narrativo dello stesso autore per far sì che il lettore si scervelli per capire? Ogni risposta è plausibile.

Ciò che emerge nel racconto, sulla scia di un fortunatissimo adattamento cinematografico di una sceneggiatura di Ian McEwan (The Good Son, tradotto in Italia con L’innocenza del diavolo) è come la malvagità possa convivere celata nei panni di un ragazzo tranquillo con se stesso e con il mondo. L’autore fa riflettere su come la violenza, la perversione e il disturbo psichiatrico siano realtà dalle quali non si può eludere per poter capire a tutto tondo la personalità umana. Il protagonista, così, andrà collezionando regali, uno dietro all’altro incrementando, forse, il suo sadismo nei confronti degli altri, mentre l’assente genitore –forse ancor più pericoloso dello stesso ragazzo per il suo fondamentalismo, rigorismo e settarismo- continuerà a credere nell’innocenza di suo figlio. Intanto là fuori continueranno a perpetuarsi violenze, inutili massacri, annegamenti inspiegabili di bestioline inermi, divenute così semplici oggetti con i quali dar sfogo alle proprie ossessioni.

Ma il racconto di Acciai va letto anche più a fondo: come un riflesso amaro del nostro oggi tormentato e spersonalizzante dove le cose importanti sono sempre demandate ad altre od esplicate secondo una logica materiale – come il regalo appunto- e dove allo stesso tempo menzogne, bugie, “posti segreti” diventano l’unica morale imperante e osservata, benché si continui a professare altri “credo” che diventano semplicemente noiosissimi brani da leggere.

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE QUESTO RACCONTO E QUESTO COMMENTO IN FORMA INTEGRALE O IN FORMA DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DEI RISPETTIVI AUTORI.

I libri di Vitina Maioriello

I libri di Vitina Maioriello

 

TRAMONTO, BUIO, LUCE

Nasce come biografia di Vitina, ragazza divenuta paraplegica in seguito ad un incidente stradale: un pirata della strada la investe e in un secondo la sua vita di bambina spensierata (il tramonto) si trasforma in una lotta contro il dolore ed il destino (il buio) per poi trasformarsi in una nuova esistenza, ricostruita da zero ma ugualmente piena di gioia, di sentimenti, di amore (la luce).  

Ma questo romanzo autobiografico è molto di più. È la descrizione di una traiettoria imprevedibile che si abbassa nella cupa disperazione e ritrova le altezze dell’amicizia e dell’amore.

Vitina riesce a parlare con semplicità e freschezza di quante le è accaduto, facendo della sua esperienza il simbolo della forza dell’ottimismo. La positività che traspare dalla sua prosa riesce nel difficile intento di parlare di tragedie e dolore col sorriso sulle labbra, regalando al lettore una carezza che è conforto e sostegno.

Tramonto, buio, luce è una poesia, un inno, un canto alla vita che tanti giovani oggi non apprezzano e distruggono. Un libro che ti prende sin dalle prime pagine, ti travolge, non ti consente di interromperne la lettura, t’insegna il valore della vita che va vissuta sempre positivamente, senza cedimenti alle infinite difficoltà che la costellano. Lo stile è scorrevole, piacevole, poetico. Dal tramonto temuto dopo l’incidente automobilistico si passa al buio delle dolorose esperienze. Infine ritrova la luce, più intensa, più viva, più calda di quella che aveva preceduto il tramonto, la luce che ora la illumina, la mette a fuoco, la esalta e la rende una donna straordinariamente capace di affrontare le difficoltà della vita, di gioire, di godere.

Fine osservatrice, sa riflettere sulle sue esperienze personali, le analizza, ne trae stimolo a continuare a vivere facendo in modo che il tramonto ed il buio alimentino sempre più laluce che ora l’avvolge, la esalta nelle sue qualità umane, la proietta in un futuro che non sai immaginare se non nel segno del successo che da sola si è costruita e che tutti avvertiamo come emblema di una persona che dal dolore ha saputo trarre l’insegnamento a vivere la vita nelle sue mille sfaccettature di un poliedro. Un poliedro le cui facce aspettano di illuminarsi tutte di luce intensa, senza ombre e senza tramonti.

 

COMUNICARE: DIALOGO CITTADINO – ISTITUZIONE

Un testo che potrebbe sembrare un qualcosa di tecnico, indirizzato a chi si trova ad avere, magari per motivi di lavoro o personali, contatti con determinati enti, in particolare con la pubblica amministrazione. In realtà non è così perché leggendo il titolo, si può ben capire che è indirizzato a tutti i cittadini poiché tutti, per svariati motivi, quotidianamente, si trovano a dover entrare a contatto con la pubblica amministrazione.

Quando si parla di pubblica amministrazione ci si riferisce a quell’insieme di enti e soggetti pubblici quali comuni, provincia, regione, stato, ministeri che svolgono in qualche modo la funzione amministrativa nell’interesse della collettività e quindi nell’interesse pubblico. Lo scopo del  testo è di far conoscere alcuni importanti strumenti quali la carta dei servizi, la comunicazione, il marketing, l’Urp ufficio relazioni con il pubblico, strumenti  adottati per sopperire ad esigenze sempre più impellenti per tutte le organizzazioni, in modo particolare la pubblica amministrazione.

Il libro è diviso in quattro parti, ciascuna delle quali è stata curata personalmente dal suo autore. La sottoscritta ha curato l’ultima parte del testo trattando l’Urp, Ufficio Relazioni con il Pubblico, perchè nell’ambito delle amministrazioni pubbliche è fondamentale informare gli utenti, comunicare ai cittadini informazioni complete, chiare, circa le modalità di erogazione di un servizio, le condizioni di accesso, le finalità del servizio stesso. 

 

IL NULLA E IL SUICIDIO GIOVANILE

E’ una sorta di avventura fra le nebbie della società contemporanea. Come Diogene, l’antico filosofo greco sempre alla ricerca di qualcosa di veramente umano ed autentico, l’autrice ha avuto il coraggio di prendere in mano la lanterna e di seguire fino in fondo l’io disperato, fino a scovare nel nulla l’inquietante verità che si nasconde dietro il rifiuto della vita in età giovanile. Il libro di Vitina non si ferma all’analisi sociologica del problema, ma resta sempre attento alla persona che si cela fra le statistiche, spesso definitivamente inghiottita dalla fredda analisi dei fenomeni e dei dati.

Fedele a questo approccio tipicamente umano il libro procede con determinazione, fino ad individuare nella desolazione del nichilismo il dramma principale della società contemporanea. L’autrice si spinge così nei luoghi disperati dell’animo umano, dove regna l’assenza di speranza e l’angoscia di vivere, ponendosi domande sul ruolo dei media e sull’apporto importante e delicato della prevenzione, guardando all’educazione morale e all’educazione ai valori come strategia fondamentale per ritrovare il senso della vita.

Dunque Il libro scava nella disperazione dell’uomo contemporaneo, nell’assenza di speranza, nell’angoscia di vivere, nel ruolo esercitato dai mass media, per poi proiettarsi nella proposta di prevenzione, nella prospettiva da me fortemente voluta e condivisa dell’educazione morale e dell’educazione ai valori, per ritrovare il senso della vita.

Insomma un libro autentico, che non si limita al tentativo di comprendere meglio le dinamiche di un fenomeno così drammaticamente attuale, ma che si sforza davvero di guardare alle profondità dell’animo umano, alla sua solitudine e soprattutto alla sua disperazione, proprio quando questa diventa senza più speranza…

 

 

per contattare Vitina Maioriello, scrivere a: maioriello@inwind.it 

Selezione dei racconti per l’antologia “OBSESSION”

Carissimi amici,

Sto organizzando un volume antologico tematico di racconti dal titolo “Obsession”, concessomi dalla direzione della Limina Mentis, che verrà da me curato e pubblicato nel 2013.

Il tema della raccolta di racconti è “Fobie, manie e perversioni”. Il volume sarà dedicato principalmente a scritti nei quali la componente intimistica e psicologica – biografica o inventata- ricopra un interesse particolare ai fini del racconto.

Il volume sarà composto da una determinato numero di racconti che risulteranno selezionati.

Chi fosse interessato a partecipare a questa iniziativa, di seguito si riportano tutte le informazioni:

 1. La partecipazione alla selezione dei materiali per l’antologia di racconti è totalmente gratuita. Agli autori presenti in antologia non verranno date copie omaggio, né verrà obbligato l’acquisto del volume che, comunque, è consigliato.

 2.Verranno accettati solamente testi nella forma del racconto e questi dovranno avere una lunghezza non superiore ai 50.000 caratteri (spazi inclusi).

3.Ogni autore può presentare un solo racconto.

4. I materiali devono essere inviati rigorosamente in formato Word, con il sistema di pagine numerate e dovranno essere dotati di un titolo. Invii di materiali con altri formati diversi da Word non saranno presi in considerazione. Si richiede di non inserire nel file immagini né di adottare caratteri colorati, grassetto o corsivo e si consiglia di utilizzare il carattere Times New Roman, punti 12, interlinea 1,5 paragrafo giustificato.

5. Si richiede di inviare, insieme al testo, un file contenente i dati personali (nome, cognome, indirizzo di residenza, e-mail, telefono, cellulare) e un curriculum bibliografico (facoltativo).

6. L’invio dei materiali deve essere fatto esclusivamente per e-mail a questo indirizzo:  lorenzo.spurio@alice.it riportando nell’oggetto “Obsession” entro e non oltre il 20 Dicembre 2012.

 7.Limina Mentis comunicherà a tutti i partecipanti -selezionati o no- l’esito della selezione e le informazioni circa la pubblicazione/acquisto del volume.

 Si richiede, inoltre, la gentilezza di far circolare questa notizia tra scrittori, esordienti e amanti della scrittura in modo da allargare al massimo il range di collaborazione, fino a includere tutt’Italia (o l’estero di lingua italiana).

 Sperando di fare cosa gradita, invio i miei

Cordiali saluti

 

Lorenzo Spurio

Collaboratore Limina Mentis Editore 

Premio Letterario di Poesia “Mario Borgioli”

CIRCOLO MCL DARIO DEL BENE

Via Pisana 592/bis – 50142 Firenze – Tel. 055/7323657

 

In memoria di Don Mario Borgioli, il Circolo “MCL  Dario Del Bene” indice

Il Concorso Nazionale di Poesia  “Mario Borgioli”

Organizzato da Marzia Carocci /poetessa e critico recensionista.

Edizione 2012

 

BANDO DI PARTECIPAZIONE:

 

1. Il concorso prevede un’unica sezione di partecipazione, la poesia. All’interno della sezione si distinguono due categorie:

Poesia in lingua italiana tema libero SEZ A

Poesia in lingua italiana  sul tema della solidarietà  SEZ B

2. La partecipazione al concorso è di euro dieci da inviare  sul conto  IBAN IT10W0842502800000030558498 o all’interno della busta insieme agli elaborati(raccomandata)

3. Saranno accettati testi editi o inediti, non superiori ai 30 versi.

4. Ogni autore può partecipare presentando un massimo di due testi poetici  a sezione

Ogni poesia deve essere mandata in 6 copie di cui solo una con TUTTI i dati anagrafici e un numero telefonico

Inviare gli elaborati a :

Marzia Carocci Via Luca Signorelli 6/2   50142  Firenze

Assieme alle poesie inserire Nome e Cognome , indirizzo e numero telefonico e sez a cui si partecipa.  

ATTESTAZIONE DELLA PATERNITA’ DEL TESTO CHE SI PRESENTA, copiando in calce questa attestazione: Attesto che la poesia che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.

AUTORIZZAZIONE AL TRATTAMENTO DEI DATI, copiando in calce questa attestazione: Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modificazioni.

5. Non verranno accettate poesie che presentano elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo.

La giuria è composta da:

Giuseppina Abbate Avvocato/poetessa

Marzia Carocci critico recensionista letterario/poetessa

Fabio Fratini /critico

Alessandro Pesci /poeta

Lorenzo Spurio /critico recensionista  -scrittore /fondatore della rivista “Euterpe”

Pina Vicario -Direttrice della casa editrice AGEMINA/ poetessa scrittrice

Il Bando avrà termine il 6 Dicembre 2012.

La premiazione avverrà il 10 febbraio presso lo stesso circolo nella Sala della Comunità “Don Mario Borgioli” in via Baccio Da Montelupo 41 , altra entrata da Via Pisana 592/bis Firenze  con inizio alle ore 15:00 .

Seguirà buffet

 

            Marzia Carocci  organizzatrice e presidente di Giuria.

 

            Massimo Berti  Presidente del MCL “Dario Del Bene”

“Muro, che ti discosti…”, poesia di Emanuele Marcuccio in esergo a Flyte & Tallis, saggio di critica letteraria di Lorenzo Spurio

Il poeta palermitano Emanuele Marcuccio che ha pubblicato una silloge di poesie (Per una strada, Ravenna, SBC, 2009) e una raccolta di aforismi (Pensieri minimi e massime, Photocity Edizioni, Pozzuoli, 2012) mi ha gentilmente concesso di utilizzare in esergo una sua poesia inedita, richiestagli espressamente da me ed in linea con alcune delle tematiche del mio saggio di critica letteraria che presto sarà pubblicato.

Il saggio, dal titolo Flyte & Tallis, Ritorno a Brideshead ed Espiazione, una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese, affronta una analisi letteraria comparativa tra i romanzi di Ian McEwan ed Evelyn Waugh. Il saggio contiene inoltre una nota di prefazione della poetessa, scrittrice e recensionista Marzia Carocci e si chiude con la traduzione in italiano di un saggio di un docente americano, Brian Finney, sul romanzo di McEwan.

 

 “Muro, che ti discosti…”

(poesia di Emanuele Marcuccio)

A Lorenzo Spurio,

grato per l’’apprezzamento

dei miei scritti

 

Muro, che ti discosti,
che ti accartocci
su te stesso, vibra
sibila lontano la guerra
e giunge
distruttiva…
Muta
una nobile famiglia
e rimane, muta
divisa
al presente…
espia colpa, amara colpa
rimordi!

 

(27/4/2012)

 

 

Commento a cura di Luciano Domenighini

Poesia piuttosto ermetica per il generoso ricorso all’ellissi che ne valorizza i residui frammenti, è composta da tre parti: un vocativo libero descrittivo, una parte narrativa doppia, con due soggetti (la guerra, una nobile famiglia) a cui vanno per ciascuno due coppie di indicativi presenti dei quali il primo è sdoppiato nella prima coppia “vibra sibila” e sottinteso nella seconda, “rimane”, realizzando una simmetria di compensazione e infine un distico in vocativo iterato (colpa, colpa) rafforzato da due imperativi in esclamativo (espia, rimordi!). Tre momenti ben distinti ma di grande efficacia espressiva nel rappresentare l’orrore della guerra.

 

Commento a cura di Cinzia Tianetti

Incuriositi dal titolo, al richiamo poetico: “Muro, che ti discosti…” s’attende al suo non più inerte stare, perché attraverso l’estro del poeta esso esorta a gran voce dal prendere le distanze dall’incomprensibilità della violenza, direi, per usare un termine di mons. Helder Camara, con un atto di “coscientizzazione” verso la realtà (ciò che dovrebbe essere humana praxis) che, strano a dirsi, nel denunciare porta con sé una speranza. Interessante in questo senso è il parallelismo del muro, muta pietra, che urla con il suo gesto un no disperato, dolorante, e il mutismo di una nobile famiglia, che espia colpe sotto l’affilata nèmesi che si intravede timidamente a dividere “al presente…” quel che poteva essere un delizioso e quotidiano quadro familiare. Ed è così che si sposta la percezione del soggetto dall’io del poeta al nuovo soggetto: il “muro” che trasmutando diviene limen/limes, inteso non come limite “aldilà del quale”, ma luogo. E questo luogo, parafrasando il pensiero aristotelico: “limite immobile del contenente”, è limen/limes mobile del contenuto “Io”, perché egli è vivo, umanizzato, agisce, con espressione d’orrore e di dolore avvertito nei brevi versi lapidari: “[…] che ti discosti,/ che ti accartocci/ su te stesso […]”.

La mole prima inerte s’allontana dal male della guerra, prende le distanze, ripiega nelle sue riflessioni, nelle emozioni, e nell’estrema trasmutazione poetica si comprende il messaggio sotteso: quanto male può fare, quanto dolore può esserci nell’immagine del muro che ripiega e dell’uomo (annunciato nella nobile famiglia) ammutolito, perché, continua a far sottintendere l’ispirata poesia e nonostante le rassicurazioni dell’io poetico, “[…] vibra/ sibila lontano la guerra” giunge, e giunge distruttiva; come a voler dire che tutto ci appartiene anche quel che sembra lontano dalle nostre case, lontano dai nostri confini. Ma quel solitario limen/limes sa che il suo essere è confine, soglia, casa, dimora, traguardo, cade il suo essere barriera, esso traduce adesso il pianto del rimorso nel suo solitario agire; il primo a cadere sotto il peso del nodo espresso dall’alto dell’ultimo verso, come voce divina: “rimordi!”.

E, parafrasando Dante, è impossibile non intendere l’intera lirica anche come risposta profetica alla domanda dell’umana anima poetica: “Perché non rimordi?”.

Come Dante immagina un aldilà che nessuno vedrà senza prima morire, profetizzando peccati e colpe, così in questa poesia Marcuccio porta ad una forma verbale dalla doppia valenza di presente indicativo e di presente imperativo un sentimento ancora non intimamente nutrito nell’animo umano; nella sua forma imperativa può richiamare ad un monito ma avallata dalla forma del presente indicativo è un profetizzare su quel che succederà all’uomo ancor più di adesso, quando sarà un corale sentimento il rimorso. Per questo sottintesa si può scorgere la domanda a cui il poeta già ha risposto per un futuro vicino: “Perché non rimordi?”.

 

 

Commento a cura di Santina Russo

Una poesia che si presta a diverse interpretazioni, che dall’autore arriva al lettore come un alito di vento che durante il tragitto si trasforma e si arricchisce delle particelle con cui si scontra, una poesia evocativa che nella prima parte riproduce un onomatopeico accartocciarsi del muro su se stesso attraverso l’allitterazione della “s”, mentre nella seconda parte lo stesso effetto onomatopeico è ripreso dall’allitterazione della “m”, con riferimento al mutismo della famiglia nobile.

 

 

Commento a cura di Domenica Oddo

 Questa poesia ci rimanda ad uno dei temi cruciali vissuti dalla società odierna, cioè, la fragilità delle famiglie, delle istituzioni, delle nazioni, etc. Gli interessi personali, fabbricano pietre che innalzano muri e dividono le stanze di una casa, e i litigi, anche fra persone che si amano, fanno chiudere le orecchie dei muri, che si accartocciano su se stessi, impedendo l’ascolto. Si rimane isolati, muti, anche pur rimanendo insieme. La colpa da espiare porta a mettere in discussione l’egoismo dell’essere umano, che si ritrova in una guerra, voluta o non voluta, apparentemente lontana, che coinvolge tutti i membri di quella famiglia. La sensibilità del poeta sente l’urlo disperato e ripiegandosi su se stesso, trova la luce della poesia che sarà lampada accesa, che farà chiarezza negli interrogativi dei mali oscuri, che attanagliano la società. Una poesia-denuncia, un appello di speranza per chi vuol mettersi in discussione, per chi vuol uscire da se stesso per alzare gli occhi su ciò che avviene nel mondo.

 

Chi è l’autore?

EMANUELE MARCUCCIO è nato a Palermo nel 1974.  Scrive poesie dal 1990, nell’agosto del 2000 sono state pubblicate sue poesie, presso l’Editrice Nuovi Autori di Milano, nel volume antologico di poesie e brevi racconti Spiragli ‘47. Partecipa a concorsi letterari di poesia ottenendo buone attestazioni e la segnalazione delle sue opere in varie antologie.

Nel marzo 2009 è uscita la sua raccolta di poesie Per una strada, SBC Edizioni, recensita da vari studiosi e critici tra cui Luciano Domenighini, Alessandro D’Angelo, Lorenzo Spurio, Nazario Pardini e Marzia Carocci.

Una sua poesia edita è stata pubblicata nell’agenda 2010 Le pagine del poeta. Mario Luzi, da Editrice Pagine di Roma.

Nel 2010 ha accettato la proposta di collaborare con una casa editrice per la scoperta di nuovi talenti poetici, tra giugno 2010 e luglio 2011 ha presentato tre autori, riuscendo così a far pubblicare tre libri di poesie e, dal 2011 è consigliere onorario del sito “poesiaevita.com”, che promuove anche una sezione editoriale ospitante le collane di opere da lui curate.

Dal 1990 sta scrivendo un dramma epico ambientato al tempo della colonizzazione dell’Islanda, di argomento storico-fantastico.

Ha inoltre scritto vari aforismi, ottantotto dei quali sono stati raccolti nella silloge Pensieri minimi e massime, Photocity Edizioni, edita nel giugno 2012.

Ha curato prefazioni a sillogi poetiche e varie interviste ad autori esordienti ed emergenti su blog letterari. È collaboratore della rivista on-line di letteratura Euterpe. È stato membro di giuria nella prima edizione del concorso nazionale di poesia “L’arte in versi” (2012).

È presente su blog, siti e forum letterari, tra cui “Literary”, con una scheda bio-bibliografica nell’Atlante letterario italiano. Ha in programma la pubblicazione di una seconda silloge di poesie. (Agg. al luglio 2012)

POESIA E COMMENTI PUBBLICATI PER GENTILE CONCESSIONE DEGLI AUTORI. E’ VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERO ARTICOLO SENZA IL PERMESSO DEGLI AUTORI

Premio Wilde – Concorso Letterario Europeo – V Edizione – 2012

Premio Wilde
Concorso Letterario Europeo

Con il Patrocinio del Ministero della Cooperazione Internazionale e l’Integrazione dipartimento della Gioventù, Regione Lazio e Provincia di Roma
Bando Poesia a tema libero – V Edizione 2012

Art.1. La Dreams Entertainment Associazione Culturale Ricreativa Italiana, bandisce la 5° Edizione sezione Poesia a tema libero con scadenza alle ore 24:00 del 14 Ottobre 2012.

Art.2. La quota di iscrizione come contributo è di Euro 10,00 da versare in simultanea con l’invio dell’elaborato. Con l’elaborato e il modulo di iscrizione includere ricevuta di versamento (La Modulistica e le Modalità di iscrizione sono disponibili sul sito ufficiale http://www.premiowilde.eu).

Art.3. Al Premio possono partecipare autori italiani e stranieri ovunque residenti, con un’età minima di anni 16 sedici.

Art.4. Oggetto del concorso è la presentazione di una o max 3 poesie inedite (web incluso) e mai presentata/e ad un concorso di caratura nazionale, internazionale. In caso si desiderasse presentare più di un opera, moltiplicare il contributo di iscrizione al numero di opere presentate (1 poesia €10,00 – 2 poesie €20,00 – 3 pesie € 30,00. I testi possono essere in lingua italiana, in dialetto regionale, francese, tedesco, inglese. Nel caso di dialetti e o lingue estere includere traduzione in italiano. I testi non dovranno superare i 50 versi, con tolleranza di 5.

Art.5. Per iscrivere più opere utilizzare un solo modulo di iscrizione compilando gli appositi campi.

Art.6. La/le poesia/e può/possono pervenire mezzo posta elettronica, includendo come allegato la poesia/e, ricevuta di versamento quota di iscrizione e modulo di iscrizione all’indirizzo:info@premiowilde.eu indicando nell’oggetto:
PREMIO WILDE SEZ. POESIA TEMA LIBERO 011. L’elaborato deve essere in formato Word recante in alto: Nome e Cognome, indirizzo, E-mail e telefono dell’autore. Usare font leggibili di grandezza variabile da 10 a 14.
Oppure
Posta prioritaria,  includendo nella busta stampa cartacea dell’opera/e, ricevuta di versamento quota di iscrizione e modulo di iscrizione. La/e poesia/e deve avere in alto: Nome e Cognome, indirizzo, E-mail e telefono dell’autore. Nel caso di più opere un foglio, una poesia con i dati identificativi. Usare font leggibili di grandezza variabile da 10 a 14.
Indirizzo: PREMIO WILDE POESIA A TEMA LIBERO 011 c/o DREAMS ENTERTAINMENT VIA G.B. VIOTTI, 16 13100 VERCELLI.
Le opere prive dei dati identificativi e le iscrizioni incomplete della documentazione richiesta verranno escluse dal Concorso.
Nel caso di più opere presentare gli elaborati in modo contraddistinto; un foglio, una poesia.
Non inviare Raccomandate, Posta celere, etc.

Art.7. Non inviare doppioni. Se viene inviata la candidatura mezzo E-mail non deve essere rinviata mezzo Poste e/o viceversa.

Art.8. Tra tutte le opere pervenute la commissione della Dreams Entertainment provvederà a selezionarne 150. Le opere affronteranno una prima valutazione al loro arrivo in segreteria; alla chiusura del bando la commissione rivaglierà le 150 opere distintesi in prima battuta per selezionare le 50 che andranno in finale che la giuria esterna valuterà per i tre premi assoluti, concorrendo inoltre per i premi speciali. Le cento opere escluse per i premi assoluti, concorreranno ugualmente per uno dei premi speciali.

Art. 9. Tra le 50 opere in finale, la giuria stabilirà una graduatoria per i primi 3 tre piazzamenti con i seguenti premi:
1° Premio: Pubblicazione di una raccolta di poesie da concordare con l’autore + 40 copie + Pergamena;
2° /3° Premio: Chrystal Award + Pergamena;
4°/in poi: Attestato di partecipazione.

Art.10. La Dreams Entertainment tra tutte le opere pervenute attribuirà dei Premi Speciali.
Tra i premi Speciali verrà attribuito:
– Premio Speciale del Ministero per la cooperazione internazionale e l’integrazione Dipartimento della Gioventù riservato ad un opera ritenuta particolarmente meritevole di autore/trice under 25 anni.
– Premio Speciale Dreams Entertainment con pergamena + sito internet personalizzato composto da 6 pagine (valore commerciale oltre €500,00). I file del sito vengono inviati su CD pronti per la messa on line, salvo accordi diversi presi con il vincitore. Le imposte fisse: spazio web e nome a dominio esclusi dal premio).

Art.11. All’evento di presentazione e premiazione che avverrà in data 01 dicembre 2012 è gradita la presenza degli autori finalisti previa conferma. Tutti coloro che fossero impossibilitati a presenziare pergiustificato motivo, il Premio attribuito verrà spedito agli indirizzi indicati sull’iscrizione, con contributo spese di Euro 5,00 in francobolli da inviare successivamente.

Art.12. La location di dove avverrà la premiazione con relative specifiche, verrà comunicata a tutti gli iscritti al concorso e resa pubblica sul sito ufficiale del Concorso Europeo http://www.premiowilde.eu entro il03 settembre 2012.

Art.13. I posizionamenti relativi alla finale, saranno pubblicati sul sito http://www.premiowilde.eu entro il 03 novembre 2012.

Art.14. I concorrenti si impegnano a non pretendere compensi di sorta per la pubblicazione su riviste, giornali, per l’utilizzo foto cine-televisivo volto a promuovere il concorso.

Art.15. I partecipanti prendendo parte al Concorso dichiarando sotto la propria responsabilità che l’opera è frutto di loro fantasia e sollevano gli organizzatori e i partners da ogni responsabilità per danni e conseguenze dirette e indirette.

Art.16. Le opere inviate non verranno restituite. Verranno ammesse le buste dopo la data di scadenza recante timbro con data di spedizione non posticipata al 07 Ottobre 2011. Qualora giungesse l’iscrizione oltre termine massimo la quota di iscrizione viene trattenuta come costi di segreteria.

Art.17. Il giudizio della giuria è insindacabile e inappellabile. I nominativi dei membri verranno resi noti in data di premiazione.

“Fortuna, il buco delle vite” di Jolanda Buccella

Fortuna, il buco delle vite

di Jolanda Buccella

Ciesse Edizioni, 2012 – Collana Green

Genere: narrativa 

Isbn cartaceo 978- 8866600442 / Isbn e-book 978-886600459  978886600459

Pagine:  592

Costo: 22 € (cartaceo) / 8 € (e-book)

Fortuna è una donna dal passato difficile, anzi dai passati difficili, perché a differenza degli altri si può affermare con certezza che lei abbia vissuto tre vite completamente diverse l’una dalle altre. La sua prima vita iniziò un lontano giugno degli anni 50’ in uno sperduto paesino del profondo sud dell’Italia. Allora si chiamava J. Rizzutelli aveva i capelli rossi come l’inferno e un bel buco sulla schiena che la sua famiglia, per ignoranza, aveva soprannominato il buco della vita. Sin dai suoi primi mesi di vita la piccola J. fu costretta a combattere contro i pregiudizi della gente che la considerava una creatura figlia del diavolo e l’ostilità di sua madre Anita, una bellissima ex ballerina che non riusciva ad accettare l’idea che il suo corpo dalle linee perfette avesse partorito una figlia storpia. L’infanzia della bambina sarebbe stata un calvario se al suo fianco non avesse avuto Umberta Prima Rizzutelli, l’amatissima nonna paterna, una donna vivace e spregiudicata che le faceva vedere il mondo alla sua portata e la incoraggiava a sfidare i suoi limiti fisici. Gli anni felici passarono velocemente e all’improvviso la signora Rizzutelli fu colpita da un male sconosciuto che in pochi mesi la condusse alla morte. La scomparsa della nonna fece crollare il mondo di certezze della piccola J. che si rivelò un essere completamente fragile e indifeso, al cospetto di un mondo che vedeva soltanto la sua diversità. La ragazzina trascorse tutta l’adolescenza facendosi del male prima con dei digiuni spietati e poi con delle abbuffate senza controllo. Soltanto la fine delle scuole superiori e il desiderio di frequentare l’Università per diventare giornalista, le diedero la forza per dare un po’ di tregua al suo corpo sempre più provato. Ma il destino continuò ad accanirsi in modo spietato con lei, dopo aver superato brillantemente venti esami alla facoltà di Scienze Politiche la sua carriera universitaria s’interruppe bruscamente. La delusione fu talmente forte che da quel momento in poi J. decise di chiudersi per sempre in casa. Ormai era completamente rassegnata quando, un giorno, la telefonata di una persona che era stata molto importante nella sua prima infanzia, la spinse a reagire e a mettere fine alla sua reclusione. Doveva dare un taglio netto col passato perciò decise di fuggire di casa, mettendo così fine alla sua prima vita. Arrivò a Roma dopo un lungo viaggio in treno, felice e completamente sicura che nella Capitale avrebbe finalmente trovato quel briciolo di felicità che le spettava di diritto. Affittò una graziosa cameretta in una pensione e cominciò subito a cercare un lavoro, trascorse giornate intere su e giù per le strade della città per presentarsi puntuale ai colloqui che fissava tramite telefono, ma a qualcuno bastava semplicemente vederla muoversi per sbatterle la porta in faccia. Dopo qualche giorno i pochi risparmi che aveva finirono, così fu costretta a lasciare la pensione e a trascorrere la sua prima notte per strada. Su una panchina poco lontano dalla stazione Termini, incontrò un vecchio barbone muto che le offrì il suo cappotto per proteggersi dal freddo della notte e la mattina dopo lo ritrovò ancora accanto a sé. L’uomo, che probabilmente aveva intuito la sua situazione disperata, la pregò di seguirlo e così la portò a “casa sua” un vecchio edificio abbandonato su una delle tante rive del fiume Tevere. Il vecchio edificio era abitato da un gruppo di barboni che all’inizio non accettò di buon grado la sua presenza. Erano tutti ostili nei suoi confronti e le facevano dei dispetti che avrebbero fatto perdere la pazienza a chiunque, ma J. cercò di essere forte e sopportare tutto, perché non aveva altra scelta se non quella di trascorrere un lungo e freddo inverno, gettata per strada come tanti altri poveri disgraziati. La tenacia della donna alla fine fu premiata, i barboni cominciarono ad avere fiducia in lei e a considerarla parte della loro famiglia, soprannominandola Piccoletta perché era la più giovane del gruppo. La vita da barbona era dura e spietata, era una vita che non lasciava scampo e che faceva perdere il senso di tutto, di se stessi, del mondo intorno e soprattutto del tempo che trascorreva. A  un certo punto Piccoletta cominciò a non ricordare più quanto tempo fosse passato, da quando si chiamava ancora J. e faceva parte della civiltà. Quanti inverni aveva trascorso lottando tenacemente contro il freddo e la fame? Quanti Natali non aveva più festeggiato? Era di nuovo la vigilia di Natale, l’ennesima in quel posto dimenticato da Dio e dagli uomini. Una vigilia della quale Piccoletta avrebbe portato per sempre segni indelebili nel corpo e nell’anima, perché proprio quella notte il suo protettore si trasformò nel suo peggior carnefice, abusando senza alcun ritegno di lei. Fu un colpo straziante per la donna perché sin dal primo momento che lo aveva visto, si era sempre fidata ciecamente di Benny, lo aveva considerato come quel padre dolce e premuroso che la piccola J. non aveva mai avuto. Era triste, delusa, mortificata e l’unica via d’uscita a tutto quel male sembrava essere soltanto la morte. Provò diverse volte a lasciarsi trasportare dalle acque torbide del fiume, ma il suo istinto di sopravvivenza la fermò sempre in tempo. Probabilmente non era ancora tutto finito… Infatti una domenica mattina, accompagnando la sua amica zingara Juana in giro per le strade di Roma, incontrò un uomo di colore vestito in modo eccentrico che la salvò da una brutta caduta sui sanpietrini di Piazza San Pietro. Piccoletta rimase profondamente turbata dallo sguardo profondo dello sconosciuto e quando poi se ne andò, scomparendo tra la folla di pellegrini che aveva appena assistito all’Angelus del Papa, provò uno strano dispiacere al pensiero che non lo avrebbe rivisto mai più. Ma nella vita non bisogna mai dare niente per scontato. Così il caso volle che, una volta la donna capitasse proprio nella strada in cui un caro amico dell’affascinante sconosciuto aveva un ristorante. All’inizio fu piuttosto sgarbata nei suoi confronti, ma quando l’uomo la invitò a bere qualcosa di caldo, lei accettò di buon grado. Da quel momento in poi tra Nadir e Piccoletta cominciò a nascere un’amicizia sempre più profonda, anche se entrambi non trovavano mai la forza per raccontarsi dei loro rispettivi dolorosi passati. Piccoletta non riusciva a parlare del rapporto difficile con sua madre, di come era arrivata a ridursi a fare la barbona e tanto meno della violenza di Benny, Nadir invece non riusciva a raccontarle del Ruanda, del genocidio dei tutsi e di tutti gli anni che aveva trascorso in carcere con l’accusa di essere un oppositore del regime del presidente Habyarimana. Soltanto quando i due troveranno il coraggio per aprirsi completamente, il loro rapporto subirà un’evoluzione radicale. Piccoletta avrà la possibilità di rinascere ancora una volta e di chiamarsi Fortuna e Nadir finalmente riscoprirà il piacere di avere qualcuno accanto a sè ma la felicità della giovane coppia ha i giorni contati, presto sarà sconvolta dal trasferimento in Ruanda a pochi giorni dall’inizio del genocidio dei tutsi del 1994.

Biografia dell’autrice

Jolanda Buccella nasce a Oliveto Citra (SA) il 28 giugno del 1980 dopo aver frequentato il liceo linguistico di Campagna (SA) scopre la sua passione per la scrittura e la pittura. Attualmente vive a Milano per motivi di lavoro, ha una famiglia numerosa che adora ma lei è single per scelta degli altri, è un’accanita lettrice di romanzi latino americani, dipinge quadri astratti per sfogare tutte le sue emozioni negative e nel tempo libero segue con particolare interesse il calcio essendo una tifosa sfegatata del Milan. Fortuna, il buco delle vite edito da Ciesse edizioni è il suo primo romanzo, con il quale spera di regalare ai lettori una parte delle emozioni che ha ricevuto lei scrivendolo

Premio Letterario Naz.le “Salento in Love”

Premio Letterario Nazionale “Salento in love”

Passioni, intrighi e misteri in un romance storico ambientato nel Salento


L’Associazione Culturale di Promozione Sociale “MORFE’ – Formazione & Informazione” organizza la Prima edizione del Premio Letterario “Salento in Love”, nato dall’idea di un sodalizio tra il romance storico e gli scenari, per molti poco noti, della storia del Salento.

Con questo Premio si desidera dare spazio ad un genere narrativo molto apprezzato da un numero crescente di lettrici e privilegiato da scrittrici che sanno raccontare di due vite che incrociano i loro passi nel vasto panorama della Storia, rendendoli protagonisti con la loro storia d’amore e di passione che, prima di poter volgere al sospirato lieto fine, conosce spesso ostacoli, patimenti, equivoci e intrighi orditi dalle mani dell’uomo e dal vento della Storia. E ricca di fascino è la storia dell’antica penisola salentina, una terra dai ritmi ancestrali, come le passioni umane, che può accogliere tra le pieghe delle sue traversie storiche le vicende romantiche ispirate magari da uno scorcio degli intarsi di pietra del barocco delle corti e dei giardini dei palazzi di Lecce o dalle torri fortificate che punteggiano le coste del Salento, vecchi baluardi a difesa dalle incursioni corsare e turche. Pittoreschi ritagli di arte e di storia salentina sui cui intrecciare la trama di un romance che sappia svelare, tra le righe del racconto d’amore, scenari di Storia ancora non visitati.

L’obiettivo dell’Associazione è quello di offrire occasione di confronto tra lettori e scrittori. Sfruttando le potenzialità di Internet si vuole dare possibilità di espressione, allo scopo di stimolare, aggregare, valorizzare e promuovere le creatività e le attitudini professionali in ambito letterario.

Il racconto deve rientrare nel genere “Romance” di ambientazione storica che spazi dal Medioevo alla fine dell’Ottocento e abbia come scenario il Salento. La narrazione del romance si incentra sulla storia d’amore che capitola con il lieto fine.

Possono partecipare sia scrittori affermati, sia autori esordienti. Sono ammessi a concorrere solo testi inediti, in lingua italiana, inerenti al tema.

A giudicare le opere ci sarà un’apposita giuria di esperti. La Presidente sarà Ornella Albanese: ha all’attivo 8 romanzi contemporanei per la casa editrice Le Onde con lo pseudonimo di Alba O’Neal, 10 romance storici e una ristampa con Mondadori nella collana I Romanzi e, da giugno 2011, è in libreria “L’anello di ferro” edito da Leggereditore. Ha partecipato, fin dalla prima edizione, al seguitissimo evento “La Vie en Rose”, organizzato dal Juneross blog, da Silvia Basile e Caterina Caracciolo. È stata ospite del Women’s Fiction Festival di Matera, e di Più libri, più liberi, fiera dell’editoria di Roma. Ha collaborato regolarmente alla Romance Magazine, diretta da Franco Forte, ed è stata intervistata da Telenorba, Radio G, e dai più importanti blog di riferimento.

La data di svolgimento della cerimonia di premiazione sarà comunicata in tempi utili. Tutti i partecipanti al concorso riceveranno l’invito a partecipare alla serata di premiazione alla presenza dei giurati. Sul sito internet del premio verranno pubblicate in tempo utile tutte le informazioni per i trasporti e saranno pubblicizzate le convenzioni con le strutture ricettive che vorranno offrire degli sconti agli autori.

L’elaborato che verrà premiato avrà una pubblicazione inedita consegnate all’autore e un contratto di un anno per la presenza del libro nei cataloghi dei maggiori circuiti nazionali ed internazionali del libro (bol, libreriauniversitaria, amazon, ecc…). Prevista, inoltre, la realizzazione di un’antologia in cui verranno inserite le opere migliori selezionate dalla Giuria del Premio. Sia l’opera vincitrice che l’antologia del premio saranno pubblicate in formato e-book e pubblicizzate mediante gli idonei canali di distribuzione web.

Per tutte le info e per scaricare il bando, visitate il sito http://www.love.associazionemorfe.org

E’ uscita l’antologia del concorso “L’arte in versi” – Edizione 2012

L’antologia del Concorso Naz. Le di Poesia “L’arte in versi” 

organizzato da Lorenzo Spurio, Massimo Acciai, Monica Fantaci, Marzia Carocci, Emanuele Marcuccio, Patrizia Poli, Iuri Lombardi, Annamaria Pecoraro, Luciano Somma, Martino Ciano e Sara Rota.

è stata pubblicata ed  è acquistabile qui: http://ww4.photocity.it/Vetrina/DettaglioOpera.aspx?versione=19078&formato=8676

L’antologia è stata curata da Lorenzo Spurio, Massimo Acciai, Monica Fantaci. Presenta una introduzione di Lorenzo Spurio, una prefazione a cura di Annamaria Pecoraro e una postfazione di Marzia Carocci.

“Scrivere non è semplice, è un’arte che coniuga versi con le emozioni del cuore. E’ forza espressiva di materializzare quello che sente e vede intorno. Spesso, c`è chi è più motivato e si spinge oltre, tentando di compiere, in pochi versi un volo ad alta quota. Donare quello che siamo, per come possiamo, è oggi un grande compito. C’è chi dice che la Poesia sia morta, ma cade in errore! Questa antologia né la tangibile prova. Le emozioni, animano il nostro essere e noi, animiamo le emozioni! Sicuramente le difficoltà del quotidiano, portano ad essere sballottati, e nella paura di essere sempre in un mare in tempesta, riuscire ad aggrapparsi, a navigare, a cavalcare l’onda giusta, è un cammino denso di esami di coscienza e di forza applicativa di reazione. Il pensiero che avvolge il nostro “Filosofare”, si perde nel Mistero, restando attoniti di fronte a quello che capita.”

(dalla Prefazione di Annamaria Pecoraro)

“Questa Antologia, raccoglie la “voce” interiore di donne e di uomini che attraverso la loro scrittura hanno dato vita a un canto ricco di sentimento, di sincerità dell’anima, un inno al movimento più vero, più eccelso che l’essere umano possa esprimere, il movimento poetico, quella conca sensibile priva di menzogne, di egoismi, di opportunismi, dove si riesce ancora ad essere veri, leali, obiettivi e produttori di pura essenza: l’essenza di una coscienza in evoluzione… ”

(dalla Postfazione di Marzia Carocci)

23° Concorso Internaz.le di Poesia “Città di Porto Recanati” – XXIII Edizione – 2012

 23° CONCORSO INTERNAZIONALE di POESIA «CITTA’ di PORTO RECANATI» XXIII Edizione 2012

Col Patrocinio del Comune di Porto Recanati e della Regione Marche

E la collaborazione dell’Associazione Lo Specchio di Porto Recanati

 

Art. 1 – Il  poeta invierà una sola poesia a  tema libero. L’organizzazione suggerisce di considerare tematiche sulla disabilità, sulla solitudine, su  “i nuovi poveri”, sugli extracomunitari, sugli anziani, sugli eventi catastrofici ecc., affinché si rifletta sulla condizione dell’uomo e del suo esistere,  ideazione che portò all’istituzione de Premio Città di Porto Recanati 25 anni fa.  Comunque sia, i temi indicati sono solo indicativi… La poesia inviata, che non deve superare i 35 vv. (per non eccedere nelle spese di stampa nell’eventuale raccolta dei testi dei Vincitori e dei selezionati in un’Antologia), può essere stata anche edita, ma che non abbia mai vinto il primo premio in altri concorsi. L’originale deve riportare: Nome e Cognome dell’autore, indirizzo di casa e indicazione della sua email e la dichiarazione: “Dichiaro d’essere autore dell’opera inviata al concorso”.

Art. 2 – La Giuria, composta di quattro elementi, sarà resa nota nel giorno della premiazione; essa stilerà una graduatoria di tre vincitori dei premi in denaro e di altri meritevoli sino  al 10° classificato.

La Giuria, a suo insindacabile giudizio, premierà quei poeti che,  con l’impegno culturale e la propria testimonianza di vita,  abbiano contribuito a superare una condizione  di vita difficile, o addirittura rendendola fonte di ispirazione.

Art. 3 – I premi in denaro sono:

1° classificato 500 euro, targa o trofeo.

2° classificato 300 euro, targa o trofeo.

3° classificato 200 euro, targa o trofeo.

Art. 4 –  Le poesie dovranno essere spedite entro il 31 luglio 2012 (farà  fede il timbro postale di partenza) in quattro copie,  per posta ordinaria al seguente indirizzo:

Prof. Renato Pigliacampo c/o Concorso Internazionale di Poesia “Città di Porto  Recanati”, XXIII Edizione 2012, Casella Postale n. 61    62017  PORTO RECANATI   (Macerata). La poesia potrà anche essere inviata per  e-mail a:   pigliacampo@cheapnet.it  Il concorrente verserà la tassa d’iscrizione di 15 (quindici) euro sul conto corrente postale n. 29 68 76 21 intestato a Renato Pigliacampo c/o Casisma., o con  altra modalità di sua scelta. La somma sarà messa a disposizione del monte-premi.

Informazioni. La premiazione avverrà a Porto Recanati, probabilmente nella seconda/terza decade di settembre. I vincitori dei premi in denaro avranno  comunicazione scritta del giorno, del luogo e dell’ora della Cerimonia. E’ prevista una raccolta delle migliori  opere in una  silloge.

Si chiede la cortesia di diffondere il Premio nei media e tra gli amici interessati. Grazie.

Un sito WordPress.com.

Su ↑