“Il Natale trafitto d’amore di Alda Merini”, articolo di Marco Camerini

Articolo di Marco Camerini 

Alda Merini, nata il ventuno a primavera del 1931, anima folle, circonflessa, circonfusa di santa sanguinaria e ipocrita, [1] guadagnò palmo a palmo i giorni di una vita segnata dalla malattia mentale e da una travagliata esperienza poetica che, avviatasi negli anni ’50 grazie anche all’attenzione di G. Manganelli, G. Spagnoletti e P.P. Pasolini, culminò, dopo le raccolte d’esordio “La presenza di Orfeo” e “Tu sei Pietro”, nella silloge “La Terra Santa (1984) e nella definitiva consacrazione letteraria degli anni ’90 da parte di editori e critici, fra cui G. Raboni e M. Corti che ne curarono autorevolmente le antologie “Testamento” (1986) e “Vuoto d’amore” (1991).

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Tra i due fondamentali poli dialettici della sua poetica, l’inappagato desiderio d’amore – di volta in volta sensuale vento selvaggio che assalta come lupo nella notte e lacerante anelito sanguinante verso braccia che mi rifiutano,[2] ma anche accorata richiesta/confessione di fedeltà e comprensione (Ti debbo parole come l’ape/deve miele al suo fiore, perché t’amo/caro, da sempre, prima dell’inferno/prima del paradiso e i toni echeggiano la Dickinson) in nome solo del quale la zingara Alda si fermerà al chiarore di una saffica luna per un unico bacio – e un’ansia religiosa reborianamente inquieta che monda ogni pulsione terrena e la proietta verso un Dio di giacenza e di dubbio dalle mitiche forze, capace di leggere negli occhi, spegnere gli ardori di folli pupille, ascoltare il fiducioso richiamo di chi dispera derisa, l’esperienza del dolore e dell’internamento. La dirompente angoscia che trattiene la poetessa nelle sue unghie e spande il proprio colore/dentro l’anima buia precipita verso l’esperienza drammatica del manicomio, parola assai più grande/delle oscure voragini del sogno, oscuro tranello – con le sue barriere inferocite di fiori e il tempo perduto in vorticosi pensieri – in cui cade come in un pozzo acquitrinoso. Ma (ancora) la luna si apre nei tetri giardini di un inferno decadente e folle, sorge il mattino azzurro fra sbarre e fascette torride e se la linea oscura del silenzio è grande si deve tentare il riscatto, perché da una stazione imbrattata di fango/si può partire verso le vie del cielo:[3] Spazio, datemi spazio/ch’io lanci un urlo inumano/quell’urlo di silenzio negli anni/che ho toccato con mano. Così la voce altissima di una donna avida di dire ripara le ali e trova rinnovate, vitali conferme: nel mai domo anelito ad un assoluto in cui viaggiare, fra il vento e il sole, per giungere alla bellezza che [mi] incalza e, superato ogni timore, annullarsi nel vigore degli alberi/il frastuono puerile dei colori/l’aroma del frutto e nella strenua adesione alle parole della Poesia, terrore del chiaroscuro/giorno e notte, amore/rimorso e perdono. E se i poeti usurai pieni di croci, soli come bestie somigliano ad una muta di cani alla periferia della terra pure, usignoli dal dolcissimo canto, non latrano invano e fanno ben più rumore/di una dorata cupola di stelle. La Merini, oste senza domande, riceve tutti solo che abbiano un cuore e orgogliosa, accorta seminatrice colma il foglio bianco – mallarmeana dismisura dell’anima – di versi i quali, brandelli di carne o polvere chiusa di un tormento d’amore, si sciolgono ungarettianamente in un canto mai facile, percorso da frequenti, efficaci sinestesie (spesso ossimoriche) ed espressionistica, a tratti violenta, tensione che rinvia a Dino Campana e, come già sottolineato, alla cifra stilistica di Rebora (putrefatto, ebbro, grondante, schianto, aggrumare solo alcuni fra i lessemi più ricorrenti nei suoi testi).

 

Buon Natale

A Natale  non si fanno cattivi

pensieri ma chi è solo

lo vorrebbe saltare

questo giorno.

A tutti loro auguro di

vivere un Natale

in compagnia.

Un pensiero lo rivolgo a

tutti quelli che soffrono

per una malattia.

A coloro auguro un

Natale di speranza e di letizia.

Ma quelli che in questo giorno

hanno un posto privilegiato

nel mio cuore

sono i piccoli mocciosi

che vedono il Natale

attraverso le confezioni dei regali.

Agli adulti auguro di esaudire

tutte le loro aspettative.

Per i bambini poveri

che non vivono nel paese dei balocchi

auguro che il Natale

porti una famiglia che li adotti

per farli uscire dalla loro condizione

fatta di miseria e disperazione.

A tutti voi

auguro un Natale con pochi regali

ma con tutti gli ideali realizzati.

****

Natale 1989

 

Natale senza cordoglio

e senza false allegrie…

Natale senza corone

e senza nascite ormai:

l’inverno che già sfiorisce

non vede il suo “capitale”,

non vede un tacito figlio che forse un giorno d’inverno

buttò i suoi abiti ai rovi.

Marina cara,

la giovinezza ti lambisce le spalle

ed è onerosa come la poesia:

portare la giovinezza

è portare un peso tremendo,

sognare fughe e fardelli d’amore

e amare uomini senza capirne il senso.

Il divario di una musica

 

Il divario della tua fantasia

non possono che prendere spettri,

perciò ogni tanto te ne vai lontana

in cerca di una perduta ragione di vita

in cerca certamente della tua anima.

 

Comune alle due liriche la visione di un Natale privo di ogni esteriore gioiosità e concessione agli aspetti più convenzionali, consolatori, finanche liturgici dell’evento. Nella prima, scandita da un ritmo di litania prosastica e dimessa, gli auguri, in ripresa anaforica, vengono formulati solo dopo l’iniziale, programmatico riferimento alla solitudine disperata di chi tale giorno “non” lo vorrebbe vivere e i dedicatari risultano immediatamente quanti vivono nel disagio, nella sofferenza, nella povertà affettiva, prima e oltre che materiale. Così, se da un lato i piccoli mocciosi vicini al cuore della poetessa assumono il volto disperato di orfani privi del calore di una famiglia e non quello lieto di bambini spensierati, protagonisti canonici della ricorrenza, dall’altro il topos del regalo è ricondotto, da oggetto materiale scintillante e superfluo, a dono tutto interiore di solidarietà e fede in ideali realizzati, attese esaudite, mai rimosse speranze di letizia.

Più complessa sul piano formale e contenutistico, la splendida “Natale 1989” – dopo un incipit connotato negativamente dall’insistito, perentorio senza che sottrae alla celebrazione ogni valenza festosa e vanifica fiduciose aspettative di nuove nascite, tanto più quella del tacito Figlio che redime – ripiega, sin dal nono verso, verso un fantasma femminile, di fatto vero protagonista/dedicatario della lirica ben più del Natale, alla fine relegato a ricorrenza/data in cui il testo è stato composto.[4] Proiezione leopardiana precocemente pensosa e non lieta, la donna vive il peso di una giovinezza nella quale l’amore, fardello di incomprensioni, disinganni, ansie irrisolte, incombe oneroso (l’eufemistico lambisce attenua solo parzialmente l’insidia) come i minacciosi vent’anni sull’Esterina montaliana di “Falsetto”, cui la poesia ci sembra rinvii anche sul piano lessicale: lontana l’avventura cui è proteso il volto della leggiadra amica del Mare, lontana va Marina – dopo aver sperimentato la ribelle diversità della propria fantasia, espressa nei dissonanti vv. 16-18 – in cerca di un possibile “varco”. Le guardiamo noi, della razza di chi rimane a terra.

Marco Camerini

 

L’autore della recensione acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

 

[1] Vengono riportati in corsivo i versi liberamente tratti dalle diverse raccolte dell’autrice citate nel testo.

[2] Emblematico il topos del sangue – nelle varianti nominali, attributive e avverbiali – che, insieme ad altri aspetti tematici e formali, avvicina significativamente la lirica della Merini a quella di Rebora.

[3] Al di là del riferimento al tema dell’elevazione, di origine baudelairiana, il verso ricorda da vicino l’annaspare nel fango occhieggiando le stelle di Elio Pecora in “Rifrazioni”, Mondadori 2018, p. 24 (non marginali e tutti da indagare i contatti fra i due poeti).

[4] Il componimento è tratto da Le briglie d’oro. Poesie per Marina 1984-2004, pubblicato nel 2005 da V. Scheiwiller. La Marina citata – “come Cerere e Proserpina un po’ la terra del mio canto” (A. Merini) – è M. Bignotti, curatrice della raccolta.

Giornata della poesia a Roma (21 marzo) con letture di Bre, Zanarella, Giovenale, Buffoni e Damiani nel ricordo di Alda Merini

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Una grande festa in omaggio ad Alda Merini, con poeti, parole, musica e tante sorprese  realizzata in occasione della Giornata mondiale della Poesia
A conclusione degustazione di Assenzio, il liquore dei poeti maledetti.


Giovedì 21 marzo 2019
a partire dalle ore 18:00

Libreria Eli
Viale Somalia 50 A – Roma


Il 21 marzo sarà la giornata mondiale della Poesia e anche la ricorrenza della nascita di Alda  Merini. Due occasioni che hanno spinto il mensile “Leggere:tutti” e la Libreria Eli, nuovo grande spazio culturale della Capitale ad organizzare a Roma un evento assolutamente in controtendenza rispetto alla realtà di oggi: in un mondo “urlato”, caratterizzato dal culto dell’immagine, dell’apparire, giocato sul presente e sulla presenza, non solo fisica ma soprattutto sui social (Twitto, quindi sono!), la Poesia è una necessità, una reazione a ciò che distrae dall’essenziale portandoci nel fondamentale spazio della  riflessione. “Per noi SOCIAL – indica Sergio Auricchio di “Leggere: tutti” – vuol dire socialità, tra persone fisicamente vicine e non estranee e lontane: per questo invitiamo tutti i partecipanti a  non usare i social durante l’incontro. I protagonisti in una sorta di happening saranno i Poeti, ma non solo: saranno coinvolti attori, scrittori, cantautori, musicisti tutti ci porteranno dei regali e loro stessi, donando, li riceveranno. Abbiamo bisogno di Poesia!”.
Durante la serata, presentata da Gino Manfredi, “regaleranno” al pubblico le loro poesie, lette ed interpretate, dai seguenti autori: Simone Di BiasioMarco GiovenaleDaniela AttanasioFranco BuffoniNicola BultriniSilvia BreClaudio DamianiEnnio CavalliMichela Zanarella eGinevra Lilli. Ad integrare questa “mise en poésie” accompagnata musicalmente da Oscar Bonelli, ci saranno performance trasversali e presentazioni di nuovi progetti. Di questa originale maratona faranno parte: Tiziana Bagatella (Omaggio ad Alda Merini); Mimmo Locasciulli(Poesia e Canzoni d’Autore); Annalisa Nicastro (Lancio del concorso  Poetry Card); Antonio Paolini (Degustazione di vini e Poesie); Gianni Zagato (La Poesia nelle opere di Rossini); Fiorella Cappelli (La Poesia In Vernacolo); Flaminia Cruciani (Lezioni di Immortalità: la Poesia dell’Archeologia), Lucilla Noviello (In occasione della X edizione della nave dei libri per Barcellona:  Le rose e le parole).
In tale ambito sarà anche presentato il calendario della decima edizione dell’iniziativa “Una Nave di Libri per Barcellona”, in programma dal 20 al 25 aprile su una delle navi ammiraglie della Grimaldi Lines (maggiori info al sito: http://www.leggeretutti.net/site/leggeretutti-torna-con-una-nave-di-libri-per-barcellona/)
E per concludere la serata, in perfetta sintonia con il concept e l’atmosfera dell’evento, sarà offerto in degustazione l’Assenzio, il liquore dei Poeti maledetti!
La partecipazione è gratuita ma è consigliato prenotare con email a info@leggeretutti.it


Sito ufficiale: www.leggeretutti.it
Infoline: +39 06 44254205

Ufficio stampa: Elisabetta Castiglioni
+39 06 3225044 – +39 328 4112014 – info@elisabettacastiglioni.it

 

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“All’aurora”, poesia di Emanuele Marcuccio, con un commento critico di Lucia Bonanni

“All’aurora”

Poesia di Emanuele Marcuccio 

 

e l’aria è serena

all’aurora

 

e fischi

e frulli di ali

 

e passi

e passano veloci

 

e canti

 

trasvolano

 

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Porto Empedocle – Elaborazione grafica di Lucia Bonanni

Commento critico di Lucia Bonanni

L’aurora è il fenomeno luminoso, visibile nell’atmosfera che segue il bianco diafano del cielo e precede il sorgere del sole. La luce aurorale spunta ad oriente e si distingue per le tinte purpuree, dovute alla rifrazione dei raggi solari che ancora si trovano sotto la linea dell’orizzonte. E, se “Ogni alba ha i suoi dubbi” come scrive Alda Merini, sembra normale poter inebriare lo spirito con la vividezza dell’aurora, invece è una grazia poter osservare il levarsi del sole quando ancora “le stelle vacillano”. Per questo presso il popolo Navajo si insegnava ai bambini che il sole che sorge è sempre un sole diverso, un sole nuovo, che al crepuscolo muore e non farà più ritorno per cui occorre vivere la propria vita  in modo che nessuna aurora sia inutile e il sole non abbia sprecato il proprio giorno.

La lirica di Marcuccio “All’aurora” insieme all’aura tipica del dinamismo atmosferico evoca un tipo di auroralità che svela suggestioni liriche di eternità e mistero ed è allusiva per atteggiamenti di profonda spiritualità. La poesia del Nostro si compone di versi assai concisi, disposti in tre distici iniziali, separati da spazi bianchi come lo sono i due versi finali. I distici sono costituiti da frasi nominali, sorrette dal predicato verbale “trasvolare” dell’ultimo verso e dal predicato nominale “è serena” del primo verso. Oltre agli spazi bianchi che interrompono la lettura per offrire momenti di riflessione, impalcatura pregnante di tutto il componimento è l’anafora “e” che conferisce un ritmo cadenzato alla poesia e assume valore di accumulazione in quanto l’aurora si configura come un insieme addizionale di fenomeni e accadimenti. Sono i primi due versi a conferire una valida interpretazione di senso mentre l’espressione “e l’aria è serena” porge al lettore una visione di quieta amenità quasi egli fosse, proprio come scrive Baudelaire, un pacifico flâneur, un gentiluomo che si sofferma e indugia davanti ad un paesaggio da cui trae emozioni e tutti i benefici derivati da quella vista. È la congiunzione “e”, posta all’inizio del verso, a rafforzare il sentimento di quiete che si respira in quel momento mentre il risveglio del giorno è annunciato da elementi naturali e antropici. I versi “e fischi/ e frulli di ali” lasciano immaginare gli alberi di un giardino oppure quelli di un parco quale ad esempio potrebbe essere quello della Favorita a Palermo ovvero di un ambiente boschivo con intrecci di fronde a proteggere i nidi che accolgono varie specie di volatili. Poi, al sorgere del sole con il loro verso e il frullare delle ali i piumati svegliano tutto il vicinato e nel folto dei rami prende avvio un nuovo giorno come pure inizia nella realtà degli umani. Sulle viottole di campagna, sulle strade di paese e le vie cittadine si sente il battere dei passi che, diretti verso varie occupazioni, “passano veloci”; si percepisce in queste parole la fatica del lavoro e in circolarità temporale vi si coglie l’eco della poesia leopardiana, narrante la fine della giornata come accade in “La sera del dì di festa” e “Il sabato del villaggio”.

La menzione al canto nel verso “e canti” fa ascoltare quello delle lavandaie, dell’ortolano ambulante, dei mietitori, dell’artigiano che lavora nell’officina, delle donne che raccolgono l’acqua, ma anche quello dei fanciulli, intenti nei loro giochi. Le attività umane sono agite su un piano evocativo, simile e parallelo a quello della Natura dove il tramestio del lavoro si esplica nella cura della prole con la ricerca di semi e piccoli residui per la costruzione dei nidi. Alla fine della giornata tutto trasvola, tutto traguarda la luce del giorno, lasciando posto alla notte che di nuovo e ancora annuncerà il chiarore dell’alba e il rossore dell’aurora.

Nella lirica di Marcuccio il verbo “trasvolare” nell’accezione di volare da un posto all’altro, passare da un argomento all’altro, attraversare un territorio, passare velocemente, tralasciare con esplicito richiamo al superamento della fatica e del mutare del ciclo giornaliero e alle incognite che la notte porta con sé; però, in una diversa interpretazione di senso il verbo “trasvolare” può indicare anche i passaggi di ordine spirituale, sorti all’interno della mente e dell’animo ed è quanto si intuisce, leggendo la lirica. La limpidezza semantica del componimento nel valore concreto della parola equivale a quella sfumatura di salmodia, intonata su valori metrici rinnovati che riescono a trasfigurare le varianti strutturali della poesia marcucciana. Il mutamento formale non altera l’attenta disamina dei contenuti e neppure trascura di partecipare la fertile e policroma produzione dei classici. Assorto nel proprio sentire, Marcuccio con versi concisi, schematici, brevi ed essenziali attua una sinossi di ricapitolazione in cui l’esposizione scritta si esprime in forma sistematica e specifica significati ed elementi concettuali.[1]

Nella sua ispirazione e creatività poetica niente è lasciato al caso e nei suoi versi sempre si riscontra nobiltà d’animo mentre nei dati sensoriali sbocciano quelli che sono gli elementi elettivi delle sue letture, concatenati in perfetto equilibrio con le scritture intramontabili della tradizione letteraria. Ecco allora che il componimento del Nostro evoca e richiama la metafora onomatopeica come nella poesia “L’assiuolo” di Pascoli, “sentivo il cullare del mare,/ sentivo un fru fru tra le fratte”, quella immedesimativa e prospettica come in “Traversando la Maremma toscana” di Carducci, “pace dicono al cuor le tue colline/ e il verde piano/ ridente ne le piogge mattutine”, nonché quella filosofica di Leopardi, “passero solitario, alla campagna/ cantando vai finché non more il giorno” (“Il passero solitario”), nonché quella concettuale della Dickinson, “A tutti è dovuto il Mattino/ ad alcuni la Notte./ A solo pochi eletti/ la luce dell’Aurora” (“A tutti è dovuto”).

E la poesia di Marcuccio è senza dubbio per pochi eletti, una nuova Aurora che risveglia lo spirito e inebria i sensi di vera bellezza. Un tipo di poiesi che di primo acchito può apparire scarna e non sempre godibile, ma che al contrario è densa di belle e appropriate figure retoriche, immagini grandemente evocative, una musicalità edotta ed un’espressione delicata e suadente che conduce il lettore ad esplorare le terre nuove del proprio animo, maturando nuove sensazioni, forti emozioni e sentimenti sinceri.

LUCIA BONANNI

San Piero a Sieve (FI), 22 agosto 2017

 

[1] A questo proposito, voglio ricordare l’occasione ispiratrice di “All’aurora”, riportando le stesse parole dell’autore in una mail di qualche giorno fa: «La poesia la scrissi dopo un risveglio notturno, era il diciannove marzo, intorno alle 4,30 del mattino e sentivo gli uccelli cantare, mi svegliò l’ispirazione riuscendo a ricapitolare in versi quel canto che si può sentire sul presto al mattino; partì così la sintesi immedesimativa, come se mi trovassi in un parco o in un giardino, all’aurora».

 

Gli autori dei brani presenti in questo post (poesia e commento critico) acconsentono alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte dei legittimi autori. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

“Il coraggio delle donne: profili ed esperienze femminili nella letteratura, storia e arte”, è uscito “Euterpe” n°27

E’ uscito il nuovo numero della rivista di letteratura “Euterpe”, il n°27 che proponeva quale tematica di riferimento “Il coraggio delle donne: profili ed esperienze femminili nella letteratura, storia e arte”.

A questo numero hanno collaborato: ALIPRANDI Mario, AMARAL Ana Luísa, APA Livia, ASPREA Pasquale, BALDI Massimo, BARDI Stefano, BARENDSON Samantha, BENASSI Luca, BERGNA Anna, BIOLCATI Cristina, BOLLA Giorgio, BISUTTI Donatella, BONANNI Lucia, BONFIGLIO Anna Maria, BUFFONI Franco, CALDIROLA Stefano, CARDILLO Lucia, CARMINA Luigi Pio, CASTAGNOLI Elisabetta, CASUSCELLI Francesco, CASULA Carla Maria, CECCARELLI Liviana, CHIARELLO Maria Salvatrice, CHIARELLO Rosa Maria, CIMARELLI Marinella, CIMINO Tommaso, COPPARI Elena, CORIGLIANO Maddalena, COSSU Marisa, CUPERTINO Lucia, CURZI Valtero, D’AMICO Maria Luisa, DALL’OLIO Anna Maria, DAMIANI Claudio, DAVINIO Caterina, DE GIOVANNI Neria, DE MAGLIE Assunta, DEL MORO Francesca,  DE ROSA Mario, DE STASIO Carmen, DEMI Cinzia, DI IANNI Ida, DI IORIO Rosanna, DI PALMA Claudia, DI SALVATORE Rosa Maria, DI SORA Amedeo, DOMBURG-SANCRISTOFORO Anna Maria, DOMENIGHINI Luciano, FABBRI Angela, FERAZZOLI Andrea, FERRARIS Maria Grazia, FERRERI TIBERIO Tina, FOIS Massimiliano, FOLLACCHIO Diletta, FRESU Grazia, FUSCO Loretta, GABBANELLI Alessandra, GIANGOIA Rosa Elisa, GRECO Angela, GRIFFO Eufemia, GRILLO Emma Giuliana, GUIDOLIN Giuseppe, INNOCENZI Francesca, KEMENY Tomaso, LANDI Chiara, LANIA Cristina, LEONE Ivana, LEALI Maddalena, LINGUAGLOSSA Giorgio, LOSITO Antonietta, LUZZIO Francesca, MAFFIA Dante, MAGGIO Gabriella, MANGIAMELI Antonio, MANNA Anna, MARCUCCIO Emanuele, MARELLI Dario, MARTILLOTTO Francesco, MASSARI Raffaella, MELILLO ANTONIO, MELONI Valentina, MESSINA Raffaele, MONGARDI Gabriella, MONTALI Alessandra, MOREAL Liliana, MOSCE’ Alessandro, MUSICCO Mirella, NARDI Lucia, NICOLOSI Ada, OPPIO Danila, PACILIO Rita, PARDINI Nazario, PAVANELLO Lenny, PELLEGRINI Stefania, PERRONE Cinzia, PIETROPAOLI Alessandro, PISANA Domenico, PITORRI Paolo, PIZZALA Gabriella, PORSTER Brenda, PREDILETTO Vincenzo, PROSPERO Alessandra, RAMPINI Nazarena, RUGGIU Mariangela, SABIA Mara, SANTARELLI Anna, SANTINELLI Franca, SARTARELLI Vittorio, SCAVOLINI Tania, SIROTTI Andrea, SOLDINI Maurizio, SPURIO Lorenzo, STANZIONE Rita, TOFFOLI Davide, VALENTE Maria Laura, VALERI Walter, VALLI Donato, VARGIU Laura, VENEZIA Paola, VESCHI Michele, VITALE Carlos,VIVINETTO Giovanna Cristina, ZANARELLA Michela, ZAVANONE Guido.

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Particolarmente pregevoli i contributi per le rubriche articoli/critica letteraria, segnaliamo i contenuti della rubrica “Ermeneusi”:

ARTICOLI

MARIA LUISA D’AMICO – “Ritratto di una donna coraggiosa: Frida Kahlo”

AMEDEO DI SORA – “Eleonora Duse: il teatro come vita” 

CINZIA DEMI – “Il rumore del pennino: Petronilla Paolini Massimi (1663-1726)”

GRAZIA FRESU – “Le madri coi fazzoletti bianchi”

ALESSANDRA GABBANELLI – “Una poetessa del 1500: Gaspara Stampa”                

ANNA MANNA – “Il grande affresco barocco nelle inquietudini regali di Cristina di Svezia”

ANNA MARIA BONFIGLIO – “Selma Lagerlof, la prima donna Premio Nobel per la letteratura”                                                           

CINZIA PERRONE – “Artemisia Gentileschi: una femminista ante-litteram” 

MARISA COSSU – “Grazia Deledda”   

ELENA COPPARI – “Anaïs Nin: il coraggio di esprimere la propria sensualità”  

FRANCA SANTINELLI – “Stamira, l’eroe di Ancona”         

FRANCO BUFFONI – “Emily Dickinson”              

LENNY PAVANELLO – “Louisa May Alcott, Margaret Mitchell e Jane Austen: la voce delle donne”                                                                                       

ALESSANDRO PIETROPAOLI – “Jane Austen e l’idea di romanzo al femminile”

TINA FERRERI TIBERIO – “Maria Montessori, donna coraggiosa e anticonformista”  

LORETTA FUSCO – “Tina Modotti, tra genio e passione”                         

FRANCESCA LUZZIO – “Profili da spolverare: la siciliana Maria Alaimo”                    

LORENZO SPURIO – “Ricordo minimo della poetessa Renata Sellani”                         

MADDALENA LEALI – “Ritratto di Christine de Pizan (1365-1431)”           

 

CRITICA LETTERARIA 

MARA SABIA – “Di poesia e resilienza: ritratto di Alda Merini”  

DILETTA FOLLACCHIO – “Le Novelle orientali di Marguerite Yourcenar e il Genji Monogatari di Murasaki Shikibu”                                                              

NERIA DE GIOVANNI – “Grazia Deledda: il coraggio di credere al proprio destino”     

VALTERO CURZI – “Ipazia, Eloisa e Frieda Kahlo: il coraggio di vivere al femminile”    

DAVIDE TOFFOLI – “Il fascino, sempre rinnovato e indelebile, delle bulbare.  Sull’opera antologica della poetessa Biancamaria Frabotta”                      

MASSIMILIANO FOIS – “Rina De Liguoro, diva fulgente del cinema silenzioso”      

LUCIA BONANNI – “Vita interiore, immaginario e creatività nelle opere di Lauren Simonutti e Anne Sexton”                                                                                     

EUFEMIA GRIFFO – “Jane Austen e quella sottile seducente ironia”               

STEFANO BARDI – “Scritture “spirituali”. Note a margine sulle esperienze

letterarie di Patrizia Valduga, Francesca Duranti e Marguerite Yourcenar”          

PAOLO PITORRI – “Chi era Sylvia Plath? La campana di vetro e la sua costellazione”   

GIORGIO LINGUAGLOSSA – “Una ermeneutica sopra una poesia inedita di Donatella Costantina Giancaspero”                                                                        

MARIA GRAZIA FERRARIS – “Cristina, ovvero la ricerca della felicità”         

LORENZO SPURIO – “Nella casa di Maria Costa. La poetessa messinese attraverso l’universo oggettuale che ha lasciato e il ricordo commosso dell’artista Pippo Crea”    

CARMEN DE STASIO – “Virginia Woolf – leggère impressioni: breve viaggio in Le Onde

MARIA LAURA VALENTE – “Joryū nikki bungaku. Un approfondimento sulla letteratura   diaristica femminile di epoca Heian”                                                   

 

La rivista può essere letta e scaricata in formato pdf cliccando qui.

 

E’ anche possibile leggerla in formato ISSU (consigliato per tablet e smarphone) cliccando qui.

Come da editoriale si ricorda che:

  • Il vecchio sito della rivista non sarà più raggiungibile perché verrà soppresso. Tutti i materiali in esso contenuti sono stati caricati in una sezione dedicata del sito dell’Associazione Culturale Euterpe dove potranno essere consultati e raggiunti a partire da questo link.
  • A partire da questo numero dedicheremo ogni qual volta un evento pubblico per presentare i contenuti della rivista dove gli autori saranno invitati a partecipare intervenendo con una breve esposizione dei loro testi o lettura di stralci. La presentazione di questo 27esimo numero si terrà a Senigallia (AN) il 8 settembre 2018 presso il Palazzetto Baviera alle ore 17:30. Nella pagina che segue è possibile prendere visione della locandina dell’evento con tutte le informazioni logistiche. Gli autori che vorranno partecipare sono invitati a darne comunicazione a mezzo mail, confermando la loro presenza, almeno 5 giorni prima, di modo da poter organizzare adeguatamente la scaletta.
  • Il prossimo numero della rivista avrà come tema al quale sarà possibile ispirarsi “Musica e letteratura: influenza e contaminazioni”. L’invio dei materiali dovrà avvenire entro il 20-12-2018. Il relativo evento del prossimo numero su FB è presente a questo link.

Intervista a Michela Zanarella. A cura di Lorenzo Spurio

Intervista a Michela Zanarella[1]

  

Michela Zanarella

Michela Zanarella

LS: Sensualità, poesie d’amore e d’amare, tua silloge poetica pubblicata nel 2011, affronta il tema dell’amore in maniera molto intima. Quanto di personale, di riferimenti autobiografico c’è?

MZ: Considero Sensualità una raccolta poetica molto intima e personale. Ho racchiuso in versi tutta la mia sensibilità femminile, mettendomi a nudo davanti al lettore, senza paure. Questo libro nasce come promessa d’amore al mio compagno. Ho voluto gridare al mondo tutta la purezza e l’autenticità di un sentimento forte e prorompente. Ogni poesia rappresenta un frammento di vissuto; ogni espressione appartiene ad emozioni profonde e reali.

LS: Nelle liriche c’è una presenza fissa che è quella del destino. Come dobbiamo intendere questo concetto, in maniera religiosa come “disegno provvidenziale” oppure come semplice casualità?

MZ: Secondo me ogni situazione avviene per un disegno già tracciato; gli stessi incontri che facciamo nel corso della nostra esistenza non sono e non possono essere casuali. Vedo la poesia come un dono che mi è stato affidato, una sorta di concessione divina. Ogni istante è un bene unico e prezioso che Dio mi offre per renderlo speciale. Scrivere è dunque salvezza e protezione per mente e spirito.

LS: Alcune scene che dipingi magistralmente nella tua poesia sono cariche di erotismo. Credi che a tutt’oggi nella cultura letteraria italiana o mondiale ci siano tabù nel trattare un certo tipo di scene e se si perché?

MZ: Trattare temi legati alla sessualità e all’amore fisico in letteratura non è semplice, infatti ancora oggi ci sono tabù e paure quando si affrontano certi argomenti. Non dobbiamo però dimenticare che negli scritti antichi ci sono chiari riferimenti all’amore sensuale, esempi concreti sono i miti greci con Saffo ed i racconti di Le mille e una notte. Lo stesso Cantico dei Cantici contenuto nella Bibbia viene considerato “poesia erotica”. Nel terzo millennio ancora si fa fatica ad accettare la letteratura erotica; uno scrittore cinese, Yan Lianke, ha visto mettere al bando la sua opera, Servire il Popolo, perché narrando il periodo della Rivoluzione Culturale del 1966-76 parla di sesso. La società odierna non è del tutto educata al sesso come concetto naturale e spontaneo dell’individuo. Ho scelto di scrivere d’amore e di sensualità, per liberarmi da pudore e timidezza. Spero di aver creato un libro dalla buona intensità emozionale.

LS: Ci sono autori in particolare ai quali ti sei rifatta nella stesura di questa silloge? Quanto pesano per te i classici della letteratura? Qual è il tuo poeta preferito?

MZ: Non mi sono rifatta ad altri autori per la stesura della silloge, ho cercato di mantenere un mio stile, fatto di immagini, suoni, colori ed odori. I classici della letteratura sono sicuramente una guida per la scrittura, anche se devo ammettere che provo ad essere indipendente dai grandi maestri. Tra i poeti che preferisco ci sono Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini, Alda Merini. Leggo anche poeti meno noti ed emergenti. Sono molto legata alla figura di Pasolini, ho fatto uno studio approfondito sulla sua scrittura e sulla sua vita. Non a caso è stato una figura intellettuale che ha anticipato i tempi. Pasolini ha condotto un’inchiesta dove per la prima volta si parlava di sessualità, alla telecamera furono intervistate persone comuni che esprimevano il loro pensiero su prostituzione, divorzio, rapporti sessuali.

LS: Uno degli elementi che ho notato ricorrere spesso nella silloge è il continuo riferimento a una materialità liquida, sia in relazione al paesaggio (ruscelli, mare) che ad esempio alle lacrime versate. Che senso dai a tutto questo?

MZ: L’acqua è l’elemento primordiale, dalla genesi dell’uomo alla natura che lo circonda. È come se mi sentissi legata in modo indissolubile a questo elemento, che ha dato vita a numerose tradizioni spirituali. Il mio segno zodiacale è un segno d’acqua, quindi credo che questa simbiosi non sia casuale. L’acqua è ciò da cui tutto nasce. Nella sua imprevedibilità possiede la calma, la gravità e la profondità, ha il potere di fecondare, è segno generatore nell’universo femminile, dal liquido amniotico alle lacrime.

“L’estetica dell’oltre” di Michela Zanarella

LS: Com’è maturata l’idea di scrivere questa raccolta di poesie? C’è stata una genesi particolare?

MZ: Questa raccolta è nata come dedica alla persona che amo, l’ho custodita per mesi, fino a quando ho trovato una casa editrice, la Sangel Edizioni, che mi ha accompagnato nella realizzazione di questo piccolo sogno. L’amore è diventato una sorgente a cui abbeverare la mente ed il cuore quotidianamente. Raccogliere in un libro tutte le poesie d’amore dedicate al mio compagno mi sembra  la migliore promessa per l’eternità.

LS: Per i giovani autori è spesso importante l’originalità e non ripetere temi e formule che si sono già adoperate per evitare il rischio di incorrere in critiche poco positive. Credi che un autore debba continuamente rinnovarsi nel suo stile e nei suoi temi o che possa mantenere un suo personalissimo e comunque originale “marchio di fabbrica” che lo contraddistingua?

MZ: Penso che un autore debba seguire un suo stile, non tralasciando comunque la possibilità di tentare altre forme espressive. Uno scrittore può essere sempre originale, anche non abbandonando le caratteristiche di formazione. Per quanto mi riguarda, posso dire che sono sempre alla ricerca di nuove frontiere, ma tengo ben salde le particolarità stilistiche che mi identificano.

LS: Nella nostra contemporaneità sono tutti scrittori. È un dato di fatto che ci sono più scrittori che lettori. La silloge poetica sembra conoscere, come genere, una grande diffusione e, forse, una minore attenzione critica. Pensi sia difficile per un nuovo autore oggi imporsi sulla scena? Se si perché? Quali sono gli ostacoli maggiori?

MZ: È davvero difficile imporsi nel panorama letterario attuale, come tu stesso hai detto, ci sono più scrittori che lettori. L’importante penso sia scrivere perché si crede in se stessi e nel contenuto del libro che si propone, indipendentemente da un buon successo editoriale o meno. La poesia è un genere poco commerciale, è raro trovare un poeta emergente che riscuota consensi dalla critica e dal mercato librario.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

MZ: Amo Alda Merini e Pier Paolo Pasolini, sono due figure che hanno segnato il mio percorso di scrittura. Vivo a Monteverde, il quartiere in cui Pier Paolo ha vissuto ed ha ambientato Ragazzi di vita. Ripercorrere quotidianamente le strade dove anche lui è stato, mi porta ad essere ancora più legata alla sua figura, lo considero l’ intellettuale del sociale.  E’ comunque una mia ispirazione l’opera di Henry James, alla quale ancora tutti attingono per la letteratura e il cinema moderno. Logicamente Baudelaire, Rimbaud, Verlaine sono gli angeli custodi della mia penna.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

MZ: Il libro che più amo è Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini, perchè la sua scrittura è visiva, riesce a coinvolgermi e mi fa vedere le situazioni descritte dall’autore. Ambisco ad una scrittura del genere.

Michela Zanarella e Lorenzo Spurio durante la Cerimonia di premiazione del 3° Premio Nazionale di Poesia

Michela Zanarella e Lorenzo Spurio durante la Cerimonia di premiazione del 3° Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” a Firenze nel novembre 2014

LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?

MZ: Ho pubblicato sette raccolte di poesia,  una raccolta di racconti, un romanzo, sono presente in più di cento antologie. La prima silloge è Credo ed. MeEdusa nel 2006,  sono seguiti Risvegli ed. Nuovi Poeti nel 2008, Vita, infinito, paradisi ed. Stravagario nel 2009, Convivendo con le nuvole ed. GDS nel 2009, Sensualità Sangel Edizioni nel 2011, Meditazioni al femminile Sangel Edizioni nel 2012, L’Estetica dell’oltre  ArteMuse Editrice nel 2013, Le identità del cielo Lepisma Edizioni nel 2013 e Nuova identità. Il segreto. Twins Edizioni nel 2015. Ho pubblicato la silloge Una farfalla in volo nel libro Creare Mondi edito da Fara Editore nel 2011. Credo ha segnato il mio ingresso nel mondo della poesia, la scrittura in versi è molto semplice, dettata dall’istinto. Risvegli è una raccolta intrisa di ricordi, la considero molto descrittiva, meno acerba rispetto al primo volume. Vita, infinito, paradisi è un libro a cui tengo molto, le poesie sono quasi tutte vincitrici di premi letterari e lo considero un volume di qualità. Convivendo con le nuvole è una raccolta di brevi racconti, ha avuto una buona diffusione nel web e devo ammettere che mettermi alla prova in narrativa è stato stimolante. Sensualità è un libro di poesie d’amore, tutto rivolto ai sentimenti. Meditazioni al femminile è un volume di maturazione dello stile e di forte intensità per il contenuto. L’Estetica dell’oltre raccoglie cinquantatre poesie ed è la mia visione di ciò che va oltre la vita, è una silloge molto spirituale dove è forte la simbologia ed il riferimento alla religione. Le identità del cielo è un proseguimento del mio percorso di riflessione sull’esistenza, sempre con chiari rimandi alle mie origini, alla famiglia, a quei valori che considero indispensabili e di respiro universale. Nuova identità. Il segreto è la biografia della giovane cantautrice Linda d, racconto la sua storia, un percorso di vita non facile, dove ogni scelta diventa atto di coraggio per crescere.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

MZ: Ho seguito dei corsi di scrittura creativa per affinare lo stile e per migliorare il linguaggio. Conoscere la lingua italiana è fondamentale e studiare non è mai abbastanza.

Ho scritto solo qualche poesia a quattro mani, può risultare stimolante per un confronto diretto, ma preferisco comunque gestire in modo autonomo la mia ispirazione. Sono una solitaria in scrittura.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovata con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

MZ: L’editoria italiana è molto vasta, ci sono tante possibilità, bisogna saper valutare bene a chi affidare la propria opera. Personalmente ho cambiato diversi editori, con tutti però ho mantenuto un rapporto di rispetto e di  fiducia. Non è solo l’editore a determinare il “successo” di un libro, conta molto l’impegno dell’autore stesso. Sapersi promuovere nel mondo editoriale è sicuramente un vantaggio.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

MZ: I premi e i riconoscimenti sono importanti, ottenere dei buoni risultati nei concorsi letterari può sicuramente dare una diversa visibilità.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

MZ: Il confronto con gli altri autori è un ottimo metodo per valutare e comprendere le proprie capacità. Tutto è utile per migliorare.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

MZ: Sicuramente chi scrive apprende o fa riferimento a qualcosa di già noto ed esistente, l’abilità di un autore sta nel saper rendere originale ciò che propone.

Michela Zanarella

Michela Zanarella

LS: Quali sono i progetti, tanto editoriali quanto concorsuali e impegni e collaborazioni poetico-musicali che ti vedono coinvolta in questo periodo e nel prossimo futuro?

MZ: Tantissimi progetti, promuoverò il romanzo Nuova identità. Il segreto la biografia di Linda d, presto uscirò tradotta in Romania, è in programma anche una nuova raccolta di poesie che include il monologo teatrale con l’attrice Chiara Pavoni “Tragicamente rosso”, continuerò ad essere nella Giuria di diversi concorsi letterari, proseguirà l’attività con la mia associazione di promozione sociale “Le Ragunanze”, sto lavorando attivamente nella redazione di Laici.it e Periodico Italiano Magazine, diciamo che gli impegni non mancano e spero di portarli a termine passo dopo passo con lo stesso entusiasmo di sempre.

 LS: Cosa ne pensi di questa brevissima poesia di Alda Merini intitolata “A volte Dio”

A volte Dio

uccide gli amanti

perché non vuole

essere superato

in amore

Potresti commentare per noi questa poesia?

MZ: L’amore di Dio per l’umanità è unico e Lui lo ha dimostrato su quella croce, forse Alda voleva proprio mettere in evidenza la forza e la potenza dell’amore di Dio verso i suoi figli, lei scrive infatti “a volte”, quindi non sempre, l’amore che finisce è degli amanti, non di Dio,  quell’ ”uccide” non credo voglia essere di condanna, ma solo una manifestazione della grandezza del Padre che ci ama incondizionatamente. Rimane comunque una delle tante interpretazioni date dalla poetica di Alda Merini.

 LS: Che cosa è secondo te la poesia? Come la definiresti o come la spiegheresti a un neofita dalla letteratura?

MZ: La poesia per me è prima di tutto essenzialità, è attenzione nella scelta di immagini e parole, purezza del linguaggio, considero la poesia una sorta di rituale che necessita di silenzio, pazienza, ed impegno. Non ci si può improvvisare in nessuna forma di scrittura, chi ci ha preceduto insegna bene cos’è la poesia, cosa significa scrivere. Leggere è un buon inizio per chiunque voglia avvicinarsi al mondo letterario.

  

Roma, 6 Maggio 2015

 

[1]La presente intervista si compone di parti di due interviste precedenti fatte all’autrice (rispettivamente l’intervista in occasione dell’uscita della silloge Sensualità, poesie d’amore d’amare, fatta il 7 Luglio 2011 e quella fatta in occasione dell’uscita della silloge Meditazioni al femminile, fatta il 14 Agosto 2012). Alle domande di queste due interviste ne sono state aggiunte alcune nuove che sono rispettivamente le ultime tre dell’intervista qui pubblicata.

Al Mangiaparole di Roma un evento per ricordare la poetessa del disagio Alda Merini

ALDA MERINI. LETTERE E POESIE

21 marzo 2015 – ore 19

 ROMA – Libreria caffè letterario Mangiaparole

   

Sabato 21 marzo alle 19 nella libreria caffè letterario Mangiaparole, un omaggio ad Alda Merini nel giorno in cui avrebbe compiuto ottantaquattro anni. Alda Merini. Lettere e poesie è un evento organizzato da Associazione familiari anti-stigma Alda Merini, Associazione culturale L’Eco del Nulla, Salento in Progress e Arcadia Lecce, in collaborazione con Ornella Spagnulo, dottoranda di ricerca in Italianistica a Tor Vergata. Durante l’evento si leggeranno lettere e poesie di Alda Merini.
Ornella Spagnulo, autrice della monografia Il reale meraviglioso di Isabel Allende e di poesie e racconti pubblicati in antologie e sul web, con la segnalazione del blog di poesia della Rai, introdurrà e parlerà degli esordi della poetessa, che ricevette subito l’appoggio di alcuni critici, fra cui Oreste Macrì, di Maglie (Lecce), gruppo degli ermetici.  Lorenzo Masetti, vicedirettore e responsabile della sezione Lettere della rivista culturale L’Eco del Nulla, interverrà sul tema proponendo un confronto letterario tra l’opera di Alda Merini e di Dino Campana. La psichiatra Maria Antonietta Dicorato, che fa parte dell’Associazione familiari anti-stigma Alda Merini, ha conosciuto personalmente la poetessa, racconterà dell’incontro e illustrerà brevemente le attività e gli obiettivi dell’associazione. Francesca Romana Mancino, vincitrice del Premio Nazionale Poesia Diana Nemorensis nel 2012 e pubblicata nel volume Ho conosciuto Gerico per il Premio Alda Merini dell’Accademia dei Bronzi nel 2014, leggerà una sua poesia dedicata alla poetessa.

 

 

Per informazioni: 320 2757896.

 

La libreria caffè letterario Mangiaparole si trova in via Manlio Capitolino 7/9, a pochi minuti di distanza dalla fermata della metro A Furio Camillo.  Mangiaparole è anche bar e ristorazione.

 

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Intervista al poeta: Lorenzo Spurio colloquia di poesia con Antonio Spagnuolo

LS: Il poeta romantico inglese John Keats (1795-1821) in uno dei suoi aforismi scrisse: «Se la poesia non viene naturalmente come le foglie vengono ad un albero, è meglio che non venga per niente». Che cosa ne pensa della poesia intesa come atto creativo e prodotto finale di ispirazione, ricerca e voglia di rappresentarsi?

AS: Se la poesia non nasce dal momento spontaneo della percezione, è meglio lasciare la pagina in bianco. Sono perplesso sulla parola “ispirazione”, perché io ho sempre incontrato la poesia nel momento della sensazione psicologica del recepire un verso, un verso improvviso, che tormenta l’orecchio e le circonvoluzioni cerebrali. Da quel verso si dipana tutta la creatività, che possiamo anche interpretare come ricerca del “dettato” migliore. La voglia di rappresentarsi è forse una mera figura di vanagloria, mentre il comporre poesia per me non è altro che urlare al mondo sentimenti, illusioni, dolcezze, amarezze, ideali, amori che ci attanagliano nella quotidianità.

 

LS: Da napoletano verace nella sua ampia produzione si ravvisa una grande predilezione per il colore nelle sue tinte forti, a volte addirittura contrastanti, tanto che Plinio Perilli ha osservato: «Spagnuolo […] potrebbe nascere come pittore, nonché poeta “visivo”»[1]. Riferimenti alla luce, ai bagliori o al buio, ai diversi piani visuali, all’arcobaleno e alle ombre, che si ravvisano nelle sue opere sono, forse, ancor più esplicite se si prende in considerazione i titoli di due delle sue sillogi: Graffito controluce (SEN, 1978) e Ingresso bianco (Glaux, 1983). Quanto è realmente importante secondo Lei il colore che come sappiamo è il risultato dell’attività percettiva dell’uomo in base alle varie lunghezze d’onda?

AS: I colori sono l’espressione visiva della vita stessa. Senza i colori il mondo sarebbe una triste monotonia del grigio, adatta alla depressione. I colori sono tenacemente legati ad Eros, perché nell’amore si sprigiona tutto l’arcobaleno dei sentimenti. Ora più di un critico mi ha generosamente catalogato come probabile “pittore”, e qui ricordo che mio padre è stato un ottimo pittore del secolo scorso. Forse nel mio DNA serpeggia qualche pennellata da imprimere nel riverbero della luce solare che inonda il mare di Napoli. Anche Gilberto Finzi nella sua prefazione al mio Fugacità del tempo[2] mi appella “Luminoso, rutilante”.

 

LS: Alda Merini (1931-2009) viene considerata unanimamente una delle maggiori voci poetiche del secolo passato. Eclettica e combattiva, romantica e critica nei confronti della società, la Merini ha lasciato un grande bagaglio culturale di un nuovo modo di fare poesia, più pratico e concreto che l’uomo ha sentito più suo. Nella sua lunga carriera ha mai avuto l’occasione di incontrarla e di parlarci? Se sì, può raccontarci la sua prima impressione che ebbe dalla donna? Le propongo, poi, di seguito una sua lirica che riflette sul ruolo del poeta nei nostri tempi[3] per chiederle una sua interpretazione personale:

E tutti noi costretti dentro
le ombre del vino
non abbiamo parole né potere
per invogliare altri avventori.
Siamo osti senza domande
riceviamo tutti
solo che abbiano un cuore.
Siamo poeti fatti di vesti pesanti
e intime calure di bosco,
siamo contadini che portano
la terra a Venere
siamo usurai pieni di croci
siamo conventi che non hanno sangue
siamo una fede senza profeti
ma siamo poeti.
Soli come bestie
buttati per ogni fango
senza una casa libera
né un sasso per sentimento.

 

AS: Sinceramente non amo molto la poesia di Alda Merini, che ho incontrato furtivamente in un’occasione non troppo felice. Lo scambio di frasi e di idee fu rapido, e piuttosto sulle corde, a causa di alcune divergenze. Donna senza alcun dubbio tenace e forte, ma palesemente toccata dalla sua troppo devastante malattia psicologica. La sua poesia ha risentito positivamente del suo stato patologico e ne ha assorbito il taglio.

Il testo che mi proponi è una strana poesia che vorrebbe presentare il poeta come oste capace di ubriacare il lettore, e vede il poeta nello scorcio di negatività senza sangue. Io personalmente non mi sento affatto una “bestia buttata nel fango, senza una casa libera né un sasso per sentimento.” Il poeta è un semplice elemento di eleganza e di delicatezza, e non mi sembra confortevole la visione della Merini.

 

LS: L’idea di questa intervista è quella di poter diffondere le varie interpretazioni sulla Poesia e in questo percorso ho ritenuto interessante proporre a ciascun poeta il commento di due liriche di cui la prima è di un poeta contemporaneo vivente e ampiamente riconosciuto dalla comunità letteraria e un’altra di un poeta contemporaneo, esordiente o con vari lavori già pubblicati, per consentire l’articolazione anche di una sorta di dibattito tra poeti diversi, per esperienza, età, provenienza geografica, etc e di creare una polifonia di voci e di interpretazioni su alcune poesie appositamente scelte. La prima che Le propongo per un’analisi è “I coltelli del desiderio”[4] tratta dalla silloge La strada sconnessa di Dante Maffia[5]:

 

I coltelli del desiderio non si cancellano mai,
lasciano una scia lunga incolmabile
su tutte le cose che hanno sfiorato, e tu sai
che io sono stato nel fuoco irrecuperabile
delle emozioni fino a farmi male.
 
Entravo e uscivo dal fondo del tuo essere
come un mago che però non ha più l’energia
di fondere in sé il miracolo a cui è destinato.
Tutto mi restava dietro i passi in cumuli così alti
che a volte mi sembrava d’avere perduto la via.
 
Ciò che è passato dovrebbe essersi dissolto
e invece mari lettere carezze
sono echi imperiosi che m’inseguono
e parlano dolcemente ricostruendo il senso
di certe giornate che ricordo vuote.
 
Sono voragini oppure sensi di colpa
per la mia viltà, per il mio passo incerto
d’uomo sempre bastonato dalla vita?
Niente s’è disperso; ancora arrivano tuoni
da chissà dove a ridarmi il tuo nome.

 

AS: Dante Maffia è un ottimo amico con il quale ho trascorso diverse ore di interesse culturale e di impegni editoriali, sempre nell’ottica della positività. Qui, nella poesia proposta, egli si presenta come pellegrino del gioco dell’amore e del fuoco dei desideri. Il ricordo e l’illusione sono palesemente delle vertigini che stordiscono il poeta, il quale non ha vergogna a presentarsi come vile per un suo “passo incerto”, anche se bastonato violentemente dalla vita. Le sfocature trascorrono rapide per la magia di un destino che segna ogni perdita. Il ritmo incalzante delle proposizioni rende musicalmente calda la creatività.

 

LS: Di seguito, invece, Le propongo la poesia “Cattivi pensieri”[6] della poetessa fiorentina Sandra Carresi[7]:

Cattivi pensieri
per i giganti
che colpiscono
alle spalle,
 
per la follia del Mondo,
e gli sguardi
indifferenti,
 
per quello specchio
interno
che ci parla di noi
e degli altri.
 
Voglio
buttare via
per tempo
tutto questo,
 
prima che,
il pensiero inaridisca
il cuore,
 
prima che,
il ghiaccio e il sole
riescano a baciarsi.

 

AS: Una poesia rapida, semplice, realizzata con versi brevi, ove il ritmo incalza per una sua necessaria frequenza, che vorrebbe coinvolgere il lettore nella irrequietezza del poeta. Sinceramente non approvo troppo la realizzazione di poesie giocando esclusivamente sugli “a capo”, perdendo così la musicalità del verso lungo, in particolare dell’endecasillabo. Se fai attenzione in questa poesia ritrovi proprio l’endecasillabo se leggi alcuni versi uniti in un sol fiato : “…per quello specchio interno che ci parla…” o “…prima che ‘l pensiero inaridisca il cuore…”

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 LS: Nella sua ultima silloge, Il senso della possibilità (Kairòs, 2013), è presente una lirica dal titolo “Bugie”[8] nella quale si parla velatamente di un amore tormentato («mi sorprendo ogni volta ad inseguire/ inquietudini»; «sotto il labbro l’oro delle ferite/ rimpiange il ritmo disperso di moine») per concludere nel verso finale con un riferimento all’arte poetica: «L’ultimo accento è ancora la poesia». Come dobbiamo interpretare questo “accento”? Come salvezza, porto franco, emblema del tempo-senza-tempo? Può spiegarci?

AS: In questo periodo purtroppo sono angosciato per l’improvvisa perdita di mia moglie Elena, morta a 76 anni lo scorso novembre, dopo fulminante malattia. La nostra unione è stata una delicata e calda storia di amore che è durata nella sua pienezza ben sessantadue anni. Ora la solitudine opprime e devasta, e l’unico rifugio per non impazzire è la poesia. Poesia come salvezza, poesia come ricordo di momenti luminosi, poesia come sopravvivenza nel tempo fuori del tempo, nella illusione che il verso possa toccare quella che noi chiamiamo eternità. L’accento finale che la poesia pone all’individuo è il sussurro che il subconscio suggerisce in un vortice di coriandoli multicolori, per sospingere verso un atto di liberazione che contemporaneamente è vincolo verso l’empireo.

 

LS: Oltre alle sue varie pubblicazioni di poesia e narrativa, va ricordato che si è dedicato anche all’opera teatrale; nel 1995, infatti, ha pubblicato Il Cofanetto.[9] Qual è la ragione scatenante che motivò la decisione di scrivere un’opera teatrale? Ha scritto anche altre opere di questo genere che per ora restano inedite?

AS: Il tentativo, non so se ben riuscito o meno, di scrivere qualcosa per il teatro nasce dalla irrequietezza che mi distingue nel campo delle lettere. Mi sono detto: “Perché non provare anche qualche scritto per il teatro? Ne sono capace?” Ed ho provato. Io, nello stendere il testo teatrale, mi sono visto proiettato direttamente sul palcoscenico, ed ho sentito viva la percezione dei vari attori immaginati, a mano a mano che li realizzavo. Ho scritto anche una farsa in vernacolo napoletano, non pubblicata, ma rappresentata con grande successo di pubblico.

  

LS: In molti paesi del mondo esistono ancora dei prepotenti sistemi di censura e di restrizione delle libertà di espressione che limitano e impediscono agli intellettuali di esprimersi liberamente senza essere accusati, perseguitati, condannati o addirittura uccisi. Questo avviene ancora in Cina e in numerosi altri paesi che sono retti da forme di governo dittatoriali o falsamente democratici. Cosa ne pensa di queste realtà delle quali si parla molto raramente? Ha avuto modo di conoscere intellettuali che sono stati stigmatizzati, ostacolati e tenuti a distanza perché ritenuti in qualche modo “pericolosi”?

AS: Le dittature sono la peggiore iattura che possa capitare ad un popolo. Ne abbiamo vissuto negli anni del fascismo una prova determinante. Ora in alcuni paesi (dell’Oriente in particolare) sopravvivono forme di censura, di persecuzione degli intellettuali, di condanne violente, che rendono impossibile le espressioni libere e valide della letteratura. Sarebbe necessario un intervento radicale da parte del mondo libero, ma purtroppo le “guerre” sono altro motivo di indecenza e di prepotenza. Non ho avuto occasione di conoscere personalmente poeti perseguitati, e me ne dolgo.

  

LS: Negli ultimi anni si sono diffusi due diversi sistema di pensiero circa l’utilizzo della metrica nella poesia contemporanea. C’è chi, legato alla tradizione, è particolarmente incline all’osservanza della metrica e dà una grande attenzione nei confronti della strutturazione dei propri componimenti. Dall’altra parte –ed è la tendenza che predomina almeno nelle nuove generazioni- è diffusa la convinzione che la metrica rappresenti un sistema limitante e di ingabbiamento del libero fruire delle emozioni del poeta che non si coniuga con il carattere istintuale e inafferrabile dell’atto poetico. Che cosa ne pensa Lei a riguardo? Come considera la metrica?

AS: La poesia, la vera poesia è anche musica, ritmo, variazioni del suono, ricchezza di parole, scelta dei segni. Io sono assolutamente certo che l’endecasillabo è l’unica possibilità per entrare nelle armonie delle scansioni. Pur tenendo sempre da conto la tradizione, che è e rimane un punto di partenza validissimo per il bagaglio di ognuno, ciò che non reputo più necessaria è la ricerca della rima a tutti i costi, o la costruzione del venerabile “sonetto”, anche se in ultima analisi sono sempre delle utili esercitazioni per l’elasticità mentale.

 

LS: La diffusissima di letture pubbliche nata nei paesi anglosassoni e denominata reading è una realtà culturale in cui vari poeti si incontrano e, spesso attorno a un determinato tema, realizzano serate poetiche. Questo è uno dei modi che permette agli intellettuali di riunirsi, condividerne le ragioni e si propone come valido momento di incontro, scambio di idee e quindi come serio veicolo di cultura. Quali altre iniziative secondo Lei dovrebbero essere incrementate o create ex-novo per stimolare lo studio, l’analisi e la diffusione della Poesia? Quali crede che debbano essere gli spazi deputati a queste attività e perché?

AS: Utile senza dubbio la pratica delle letture pubbliche, anche se difficilmente si trova un “pubblico” ben disposto ad ascoltare poesia, così come difficilmente troviamo lettori di poesia. Per lo più, come esperienza personale, credo che la riunione di numerosi poeti intenti a leggere i loro testi sia una specie di fiera della vanità, perché si finisce sempre con il riunire gli stessi elementi e leggere a vicenda – (vicendevolmente) – le proprie poesie, senza una evidente capacità di “crescita”. Rimane però il valido apporto culturale, per scambio di idee, e proposte di ricerca, che tali riunioni dovrebbero e potrebbero realizzare. Almeno a Napoli una tale proposta rimane lettera morta!

 

 

Napoli, 29 maggio 2013

 

 

[1] Plinio Perilli, Come l’ombra di una nuova sull’acqua. Per Antonio Spagnuolo, frantumato ed affranto di luce, Napoli, Kairòs, 2007, p. 13.

[2] Antonio Spagnuolo, Fugacità del tempo, Faloppio (CO), LietoColle, 2097.

[3] La poesia si intitola “Poeti” ed è inserita in Alda Merini, Il canto ferito, Milano, RCS, 2012, p. 154.

[4] Dante Maffia, La strada sconnessa, Firenze, Passigli, 2011, p. 25.

[5] Per maggiori informazioni sul poeta si legga la sua biografia nel capitolo-intervista a lui dedicato.

[6] Sandra Carresi, Le ali del pensiero, Avola (SR), Libreria Editrice Urso, 2013, p. 16.

[7] Sandra Carresi è nata a Firenze nel 1952. Poetessa e scrittrice con una lunga attività all’ARCI provinciale di Firenze, è in pensione dal 2011. Affida i suoi scritti con regolarità al sito Racconti Oltre e al suo blog personale. Per la poesia ha pubblicato Una donna in autunno (Ilmiolibro, 2010), Dalla vetrata incantata (Lulu, 2011), L’ombra dell’anima (Libreria Editrice Urso, 2012) e Le ali del pensiero (Libreria Editrice Urso, 2013). Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Non mi abbraccio, mi strizzo (Il miolibro, 2009), Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate, 2012) -scritto assieme a Lorenzo Spurio- e Battito d’ali nel mondo delle favole (TraccePerLaMeta Edizioni, 2013) -scritto assieme a Michele Desiderato-. Sue poesie sono presenti in numerose antologie di concorsi, ai quali partecipa ricevendo lusinghiere attestazioni.

[8] Antonio Spagnuolo, Il senso della possibilità, Napoli, Kairòs, 2013, pagg. 104

[9] Antonio Spagnuolo, Il Cofanetto – due atti –  L’assedio della poesia, Napoli, 1995.

Michela Zanarella torna con “Le identità del cielo”, nuova silloge poetica edita da Lepisma

Titolo:  Le Identità del cielo
Autore: Michela Zanarella
Genere: Poesia
Collana: La Cicala (collana diretta da Dante Maffia)
Editore: Lepisma Edizioni
Anno: 2013
Pagine: 54
Prezzo (brossura): 13.00 €
Isbn: 9788875372033

 

1395770_611477918910384_172609660_nLa silloge “Le identità del cielo” di Michela Zanarella, Lepisma Edizioni, è composta da 40 poesie, che si dilatano, si restringono e si dissolvono come nuvole, così come le sensazioni che si manifestano nella vita, assumendo le infinite identità del cielo. Non mancano gli omaggi ad Antonia Pozzi, ad Alda Merini, a Monteverde che sottende Pier Paolo Pasolini e ad un’amica. Echi di montagna docili e taglienti introducono alla prima fanciullezza della poetessa, che acquistano valore sociale con le strade di Damasco, dove il ferro ancora brucia. Il silenzio sottile del mondo conclude le poesie qui raccolte.

  

Cenni biografici sull’autrice:

Michela Zanarella, è autrice di poesia, narrativa, testi teatrali, supporto stampa di ELFA Promotions, realtà di promozione artistica.  Nata a Cittadella (PD) vive e lavora a Roma, dove svolge la sua attività collaborando con varie testate giornalistiche on web.

Ha pubblicato otto libri “Credo” , “Risvegli”, “Vita, infinito, paradisi”, “Convivendo con le nuvole”, “Sensualità”, “Meditazioni al femminile”, “L’Estetica dell’Oltre”, “Le identità del cielo”. Ha ottenuto diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali.

  

Il libro si può prenotare qui: http://www.ibs.it/code/9788875372033/zanarella-michela/identita-del-cielo.html 

È uscito “Evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio”

Evoluzione delle forme poetiche
di AA.VV.
Edizioni Kairòs, 2013
ISBN: 9788898029174
Pagg. 784
A cura dei critici Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo.

 

coverantologiaDalla quarta di copertina:  L’evoluzione delle forme poetiche vuole essere un consuntivo, un archivio storico realizzato per le scuole. Raccoglie una vasta scelta di autori che operano nel settore “poesia” al fine di poterne studiare le modalità di oggi, attraverso gli stili e l’evoluzione che hanno subìto negli anni le forme poetiche; mettere a confronto i poeti stessi e le loro diverse posizioni di fronte alla parola scritta che ha attraversato il tempo e le sue varianti. Una testimonianza, questa, della nostra tradizione poetica quale percorso significativo di una cultura contemporanea, configurata nei suoi tracciati differenziati, alla ricerca di prospettiche novità del linguaggio, quale forza segreta di una sostanza esistenziale che la rappresenti.

Tra le voci note della poesia italiana contemporanea trovano posto in questa Antologia: Mario Luzi, Giovanni Giudici, Alda Merini, Edoardo Sanguineti, Andrea Zanzotto, Elio Pecora, Umberto Piersanti (candidato al Nobel per la letteratura), Davide Rondoni, Giovanni Raboni, Luciano Erba, Giancarlo Pontiggia, Giuseppe Conte, Maria Luisa Spaziani, Giovanna Bemporad, Franco Buffoni e tanti altri.

Nel Volume figurano anche voci forse meno note al grande pubblico, ma parimenti significative, tra cui: Nazario Pardini, Sandro Angelucci, Leopoldo Attolico, Luigia Sorrentino, Maria Grazia Calandrone, Roberto Maggiani, Paride Mercurio, Carla de Falco, Emanuele Marcuccio e tanti altri.

Lorenzo Spurio intervista Michela Zanarella, autrice di “Meditazioni al femminile”

Intervista a MICHELA ZANARELLA

Autrice di MEDITAZIONI AL FEMMINILE

SANGEL EDIZIONI, CORTONA, 2012

Isbn: 978 8897040750

 

a cura di Lorenzo Spurio

Blog Letteratura e Cultura

 

 LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

MZ: Meditazioni al femminile può sembrare un titolo rivolto a un pubblico prettamente femminile, ma non è assolutamente il caso di questa raccolta poetica, che vuole essere messaggio universale  nel nome dell’amore non solo sacro ma anche profano, secondo riflessioni maschili e femminili. Ho scelto di raccontare in versi la mia figura di donna, svelando la  mia identità in modo spontaneo e sincero. Nel libro ho espresso sensazioni ed emozioni che vanno a toccare il senso della vita ed il nostro essere nel cosmo.

 LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

MZ: Il libro è molto autobiografico, non è un caso che io parli degli affetti più cari, della mia terra, delle esperienze che ho vissuto, dei poeti che amo, indirettamente c’è sempre una traccia di me in ciò che scrivo. La letteratura serve a raccontare se stessi, a raccontare situazioni comuni, realtà che appartengono un po’ a chiunque. Già i grandi della letteratura, prendiamo ad esempio Dante, nella sua commedia “divina” introduce un filo sottile per raccontare tutta la sua esperienza terrena, mettendo a nudo la sua anima, con vicissitudini politiche e carnali, così come il Manzoni nei “Promessi Sposi” ha tirato in ballo il suocero.

 LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

MZ: Amo Alda Merini e Pier Paolo Pasolini, sono due figure che hanno segnato il mio percorso di scrittura. Vivo a Monteverde, il quartiere in cui Pier Paolo ha vissuto ed ha ambientato Ragazzi di vita. Ripercorrere quotidianamente le strade dove anche lui è stato, mi porta ad essere ancora più legata alla sua figura, lo considero l’ intellettuale del sociale.  E’ comunque una mia ispirazione l’opera di Henry James, alla quale ancora tutti attingono per la letteratura e il cinema moderno. Logicamente Baudelaire, Rimbaud, Verlaine sono gli angeli custodi della mia penna.

 LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

 MZ: Il libro che più amo è Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini, perchè la sua scrittura è visiva, riesce a coinvolgermi e mi fa vedere le situazioni descritte dall’autore. Ambisco ad una scrittura del genere.

 LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

MZ: Alda Merini, Pier Paolo Pasolini, Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, Quasimodo, Ungaretti. Amo leggere anche molti poeti esordienti.

 LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?

MZ: Ho pubblicato sei raccolte di poesia e una raccolta di racconti. Credo ed. MeEdusa nel 2006, Risvegli ed. Nuovi Poeti nel 2008, Vita, infinito, paradisi ed. Stravagario nel 2009, Convivendo con le nuvole ed. GDS nel 2009, Sensualità Sangel Edizioni nel 2011, Meditazioni al femminile Sangel Edizioni nel 2012. Ho pubblicato la silloge Una farfalla in volo nel libro Creare Mondi edito da Fara Editore nel 2011. Credo ha segnato il mio ingresso nel mondo della poesia, la scrittura in versi è molto semplice, dettata dall’istinto. Risvegli è una raccolta intrisa di ricordi, la considero molto descrittiva, meno acerba rispetto al primo volume. Vita, infinito, paradisi è un libro a cui tengo molto, le poesie sono quasi tutte vincitrici di premi letterari e lo considero un volume di qualità. Convivendo con le nuvole è una raccolta di brevi racconti, ha avuto una buona diffusione nel web e devo ammettere che mettermi alla prova in narrativa è stato stimolante. Sensualità è un libro di poesie d’amore, tutto rivolto ai sentimenti. Meditazioni al femminile è un volume di maturazione dello stile e di forte intensità per il contenuto. Sono presente in quasi cento antologie poetiche e spero di continuare a pubblicare. In questi giorni ho terminato il mio primo romanzo.

  LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

MZ: Ho seguito dei corsi di scrittura creativa per affinare lo stile e per migliorare il linguaggio. Conoscere la lingua italiana è fondamentale e studiare non è mai abbastanza. Ho scritto solo qualche poesia a quattro mani, può risultare stimolante per un confronto diretto, ma preferisco comunque gestire in modo autonomo la mia ispirazione. Sono una solitaria in scrittura.

 LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

MZ: Mi auguro che la mia opera sia adatta a chiunque, anche se so che in genere la poesia è apprezzata maggiormente da chi ne è realmente appassionato.

 LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovata con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

MZ: L’editoria italiana è molto vasta, ci sono tante possibilità, bisogna saper valutare bene a chi affidare la propria opera. Personalmente ho cambiato diversi editori, con tutti però ho mantenuto un rapporto di rispetto e di  fiducia. Non è solo l’editore a determinare il “successo” di un libro, conta molto l’impegno dell’autore stesso. Sapersi promuovere nel mondo editoriale è sicuramente un vantaggio.

 LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

 MZ: I premi e i riconoscimenti sono importanti, ottenere dei buoni risultati nei concorsi letterari può sicuramente dare una diversa visibilità.

 LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

MZ: Il confronto con gli altri autori è un ottimo metodo per valutare e comprendere le proprie capacità. Tutto è utile per migliorare.

 LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

MZ: Sicuramente chi scrive apprende o fa riferimento a qualcosa di già noto ed esistente, l’abilità di un autore sta nel saper rendere originale ciò che propone.

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Blog Letteratura e Cultura

 

 

Jesi, 14/08/2012

E’ SEVERAMENTE VIETATO PUBBLICARE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE INTERVISTA SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Petizione – Salviamo Casa Merini

La petizione che necessita di 10.000 firme è stata aperta sul sito http://www.firmiamo.it da Giulia Poletti con la seguente descrizione:

Purtroppo, mesi di attese e proposte, non hanno reso possibili i nostri sforzi e l’asportazione dell’intonaco della parete di Alda Merini è ormai alle porte. 
Il costo è molto alto e, il Comune di Milano non ha le disponibilità economiche per affrontare il tutto, oltretutto, i proprietari dell’appartamento, non faranno ulteriori proroghe e, il 15 gennaio, inizieranno i lavori di ristrutturazione dell’appartamento in cui Alda Merini ha vissuto e partorito le poesie che tutti noi conosciamo. 
Vi chiediamo un aiuto, non permettiamo che un pezzo di storia, nonché della cultura italiana venga abbattuto.

Abbiamo pochi giorni per evitare questo scempio.

Per firmare la petizione vai qui.