E’ uscito “La ragazza di nessuno” di Daniela Bonciani

bonciani_la_ragazza_di_nessuno_cov_5.25x8 (5).jpgLA RAGAZZA DI NESSUNO   è un romanzo ambientato in Italia dai primi anni settanta alla metà degli anni novanta del secolo scorso e narra la storia di quattro amiche e dei loro destini intrecciati. Le sorelle adolescenti Teresa e Emilia sono costrette a trasferitesi, per motivi di lavoro del padre, in una cittadina della Toscana vicino a Firenze. Qui conoscono le loro coetanee Anna e Claudina e tra di loro si instaura una profonda, autentica amicizia.

Le protagoniste attraverseranno insieme l’adolescenza, la giovinezza e parte della maturità, condividendo piccoli e grandi eventi, gioie e dolori, speranze e delusioni, amori e tradimenti, avvenimenti divertenti e tristi, momenti di vicinanza e di conflitto. Un evento inaspettato e terribile spezzerà violentemente il legame di affetto e complicità che le unisce e una altrettanto inaspettata lettera le riunirà.

La vicenda, seppur segnata da eventi dolorosi, è narrata con leggerezza da una delle protagoniste e, attraverso continui rimandi dal passato al presente, entra pian piano nel cuore del lettore e lo cattura.

 

Daniela Bonciani è laureata in lingue, dottore di ricerca in glottodidattica all’Università Statale Pushkin di Mosca, docente di lingua e cultura russa e autrice di testi di metodologia, glottodidattica, linguistica e analisi del testo letterario. Il primo sogno nella lista   dei suoi 101 desideri da realizzare è quello di diventare scrittrice e con questo suo primo romanzo, La ragazza di nessuno, ha deciso di passare dalla parte degli autori che studia: non analizzare le storie scritte da altri, ma scriverne una lei.

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“L’ombra di Luca” di Cristina Biolcati, recensione di Lorenzo Spurio

L’ombra di Luca (racconto)
Di Cristina Biolcati
Edizioni Leucotea, Sanremo, 2013
 
Recensione di Lorenzo Spurio
 

0000008423_ombra_di_lucaII Una storia d’infanzia e di ricordo contenuta in poche pagine. Con una scrittura pulita e precisa la narratrice Cristina Biolcati ripercorre il senso di incomprensione e mistero gravato nell’infanzia del giovane protagonista alle prese con un’amicizia particolare e speciale al contempo, quella con Luca. Un ragazzo apparentemente anomalo, freddo e poco coinvolto dalle dinamiche giovanili che il narratore descrive ed osserva da distante, quasi senza farsi vedere, temendo che questi possa interpretarlo come un atto meschino. Il racconto, che si costruisce su due piani temporali che sono il prima e il dopo, la giovinezza e la maturità, dà però al lettore anche una prospettiva diversa sul personaggio di Luca. Un’amicizia forse mai realmente pronunciata, vissuta nel silenzio e nutrita dal mistero e dalla voglia di conoscenza che poi si perderà nel corso del tempo. Con il trascorrere del tempo molte cose cambiano, le persone crescono ed anche i luoghi subiscono vere e proprie metamorfosi.

Scopriamo nell’ultima parte del racconto che Luca è diventato affermato nel suo campo e che probabilmente, sull’onda di una infanzia poco felice, si è scrollato finalmente di dosso quell’alone di mistero, ambiguità, mancanza di interazione con gli altri. E così, lui che era stato raffigurato con tanta attenzione dalla narratrice all’apertura del racconto, finisce lui stesso per raffigurare gli altri nell’arte della pittura.

Un racconto complesso dai tratti agrodolci che steso sulla tela da Cristina Biolcati, trova una concretezza materica indissolubile che dona al lettore un senso di soddisfazione per la lettura fatta.

 

Lorenzo Spurio

Jesi, 26-11-2013

“Lettere mai lette” di Susanna Polimanti, recensione di Lorenzo Spurio

Lettere mai lette
di Susanna Polimanti
Kimerik, Patti (ME), 2010
Pagine: 71
ISBN: 978-88-6096-548-6
Costo: 12 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

  

Ma la vita ti riserva grandi gioie e grandi dolori e per ogni momento felice che ci regala ce ne riserva altrettanti tristi. (p. 59)

 untitledSusanna Polimanti, amica, bibliofila e scrittrice, ha esordito nel mondo della letteratura attiva con la pubblicazione di “2 Cuori…una cuccia!!” (Lulu, 2009) ed ha pubblicato poi “Lettere mai lette” (Kimerik, 2010) e il romanzo ampiamente autobiografico “Penne d’aquila” (Kimerik, 2011).

“Lettere mai lette”, di cui mi occuperò in questa recensione, è un libro particolare nel senso che sembrerebbe un tentativo dell’autrice di rompere il legame tra privato e pubblico nel suo percorso di crescita. L’opera, infatti, si costituisce di una serie di lettere che Susanna ha scritto in diversi momenti della sua vita ed indirizzate a varie persone dalle quali traspaiono sentimenti, tormenti interiori, una profonda solitudine, ma anche l’amore per la vita, per la semplicità, per gli affetti sinceri. Chiaramente i destinatari non sono indicati espressamente, ma chi ha conosciuto da vicino Susanna non farà difficoltà a comprendere a chi erano dedicate queste missive.

La scrittura si configura –come lei stessa ha modo di osservare spesso nei suoi scritti- come una necessità dominante alla quale non si può sottrarre e questo si evince anche dalla presente raccolta epistolare che, appunto, dimostra quanto il legame tra Susanna e la penna non sia qualcosa di recente, ma di profondamente radicato già a partire dall’infanzia. Chi scrive qualcosa può avere in mente qualsiasi cosa, può trasporre il vero, cioè quello che ha realmente vissuto e sperimentato sulla sua pelle, può trasfiguralo o addirittura fingere, camuffare e inventare di sana pianta. Non è mai dato al lettore sapere quanto l’autore abbia lavorato di fantasia, quanto si sia dedicato alla costruzione di fiction piuttosto che incanalare tra le righe semplici esperienze realmente appartenutegli, dunque questo discorso vale anche per questa opera di Susanna. È senz’altro lecito chiedersi se la Susanna protagonista delle lettere che si caratterizza per grande attaccamento alla figura paterna, sincerità, animo profondamente generoso, adolescenza a tratti sprofondata in momenti di tormento e solitudine, sia manifestazione diretta della Susanna donna. È una questione che al lettore non deve importare più di tanto, ma ciò che deve tenere in considerazione, da subito, da quando cioè apre il libro e si tuffa in questa lettura interessante e senz’altro piacevole, è capire che queste lettere, come indica il titolo dell’opera, non sono mai state lette.

Perché? Perché il momento in cui la protagonista vive non si sente talmente coraggiosa di comunicare certi messaggi agli altri e quello che scrive rimane dunque muto? Perché spesso è preferibile sfogarsi con se stessi, stendere nero su bianco i propri tormenti, per ricavarne un lenitivo e fare pace con se stessi? Oppure non sono state lette nel senso che il messaggio recondito delle missive in realtà è stato mandato a quei destinatari, ma per un qualche motivo non è stato colto? Le possibilità qui evocate possono coesistere e, ad ogni modo, ciò che preme sottolineare è che queste lettere, mancando del destinatario, finiscono per essere delle pagine di un diario personale di cui l’autrice ci fa confessione.

Tra le varie lettere ritroviamo l’amore indiscusso per il padre, il dolore per la perdita dell’amica e anche per quella dell’amico a quattro zampe Strauss, a cui è dedicato interamente il primo libro di Susanna, alcuni episodi della vita universitaria e lettere d’amore, altre di rifiuto a proposte d’amore. Tra le righe si legge una grande devozione a Dio e la considerazione della famiglia quale ricchezza terrena e baluardo di difesa; l’amore e l’amicizia sono le torri imperscrutabili dell’universo di Susanna sulle quali si ergono due vessilli che sventolano con forza: la generosità e il vitalismo.

A questo punto chiedo al lettore di scusarmi se posso sembrare contraddittorio con quanto ho testé detto, ma posso assicurare che entrambi questi vessilli che sventolano alti in questo cielo metaforico non sono altro che due delle sfaccettature dell’animo di Susanna. È in quel cielo che a tratti sa essere terso, altre volte nebbioso o addirittura in rivolta, che la protagonista-autrice anela a perdersi: “Vorrei essere un’aquila per volare più in alto, per far piovere su di te la mia calda energia, piena di affetto per te” (47). E l’aquila, che pure ritroviamo –non a caso- nell’ultima produzione letteraria di Susanna, il romanzo dal titolo “Penne d’aquila” (Kimerik, 2011), è forse immagine-metafora della stessa autrice, una donna forte e dalla tempra battagliera, che è lì in alto, ad osservare imperscrutata, a volteggiare nel cielo godendosi la sua libertà.

L’operazione fatta da Susanna con la raccolta di missive è coraggiosa ed encomiabile, perché queste lettere, ripulite da nomi dei destinatari, riferimenti toponomastici e date, tornano a vivere e a trasmettere significati e sentimenti che sono universali.

Riaprire un cassetto e ripescare qualcosa del passato è sempre un’azione positiva. Il processo intellettivo della memoria, azionato da immagini e suggestioni, è in grado di far strada battuta al veloce carro delle emozioni.

 

Lorenzo Spurio

-scrittore, critico letterario-

  Jesi, 18 Agosto 2013

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONFERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Due Cuori… una Cuccia!” di Susanna Polimanti, recensione di Lorenzo Spurio

2 Cuori… una cuccia!!

di Susanna Polimanti

 

Recensione di Lorenzo Spurio

imagesCAJMMMF3Quando ad una persona luccicano gli occhi mentre sta parlando di una cosa, anticipando magari qualche lacrima, è evidente il carico affettivo di ciò che sta tirando fuori, magari con grande nostalgia. Ed è questo che ho potuto vedere chiacchierando con l’amica e scrittrice Susanna Polimanti, folignate ma abitante nella provincia di Ascoli Piceno da vari anni. Il libro in questione in realtà non è solo un libro, ma un fedelissimo reportage della storia d’amicizia ed amore da lei vissuta in compagnia dell’amico a quattro zampe Strauss. Non solo. Il libricino, diviso in capitoli e corredato di varie fotografie di Strauss assieme alla sua padrona definita “capobranco”, ripercorre i momenti centrali dell’esistenza del cane: dalle sue timide perlustrazioni iniziali nel giardino della casa, al suo continuo desiderio di conoscenza e di giocare, sino alle sedute di addestramento e addirittura a un curioso episodio di clamore: la partecipazione di Strauss accompagnato dalla padrona in un noto programma televisivo.

Ma l’intenzione dell’autrice –mi pare di capire- non è tanto quella di trasmettere all’autore le vicende che ha vissuto in compagnia di un animale affettuoso e riconoscente, ma è forse maggiore. Credo che ci sia dietro a questa scrittura una sorta di processo psicologico di recupero del passato con la volontà di “eternizzarlo”, di cristallizzarlo per avere la certezza che anche con il passare del tempo e degli anni, esso sarà lì, concreto, fedele, preciso a testimoniare un rapporto che mai si perderà. Ravvedo dunque un intento oserei dire terapeutico nella scrittura di Susanna nel senso che probabilmente la scrittura di questo libro –che immagino sia stata dolorosa, ma di un dolore dolce- abbia servito alla scrittrice non solo a ricordare Strauss, ma a riviverlo superando il canonico dolore della mancanza.

A livello stilistico si ravvisa un linguaggio semplice, piano e facilmente fruibile a tutti ed è interessante sottolineare la tecnica di narrazione impiegata da Susanna: la narrazione è diretta, in prima persona, chi narra sa tutto sulla storia, non inventa, né cela niente al lettore, ma il narratore è Strauss stesso che, passando attraverso la rielaborazione della coscienza dell’autrice, dà la sua visione del suo rapporto con la “capobranco”.

Una lettura che va fatta, perché ci arricchisce sensibilmente chiarendo al lettore quanto l’amore che alberga nel cuore di persone vere, sensibili e premurose come Susanna, non conosca limiti di nessuna natura.

 

Lorenzo Spurio

-scrittore, critico letterario-

Jesi, 13-08-2013

 

2 Cuori… una cuccia!!
di Susanna Polimanti
Lulu, 2009
Pagine: 38
ISBN: 978-1-4092-7002-7

 

Susanna Polimanti (Foligno, 1956) ha esordito con 2 Cuori…una cuccia!! (Lulu, 2009). Ha pubblicato poi Lettere mai lette (Kimerik, 2010) e il romanzo Penne d’aquila (Kimerik, 2011). E’ presente in varie antologie e ha ricevuto numerosi premi letterari per la sua intensa attività letteraria. Cura il blog di recensioni “La biblioteca di Susy” raggiungibile a questo link: http://bibliotecadisusy.blogspot.it/

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DELL’AUTORE.

 

 

“Ritorno ad Ancona” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione di Susanna Polimanti

Ritorno ad Ancona e altre storie
di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi
Lettere Animate Editore, 2012
Link diretto all’acquisto
 
Recensione di SUSANNA POLIMANTI

copertina frontRitorno ad Ancona e altre storie di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, edito da Lettere Animate raccoglie tre racconti molto belli e di ottima qualità. I racconti sono distinti tra loro da un proprio titolo, eppure leggendoli uno dopo l’altro, sembra quasi che tra essi ci sia una continuità, senza dubbio merito degli autori, che li hanno scritti  con trascinante intensità di sentimenti. I temi trattati sono comportamenti e stati d’animo di ordinaria esistenza, quali l’amore, il dolore, le speranze, le debolezze ed ogni loro conseguenza nei confronti degli altri. Ogni racconto stimola la riflessione e il coinvolgimento del lettore, la loro narrazione si fonde perfettamente con esperienze di un vissuto comune a molti. Lo stile del libro è molto scorrevole, colmo di grazia, dolcezza e in particolare, rispetto. Si passa da momenti morbidi con precise emozioni  dei personaggi, i cui caratteri sono descritti con dovizia di particolari, a docce fredde di cruda realtà che stimolano a proseguire la lettura con vivo interesse. Sono rimasta molto colpita dallo stile dei due autori che sono stati in grado di scrivere un libro a quattro mani senza la benché minima imperfezione. Ritengo che solo due persone molto affini e profondamente amici possano riuscire in questo intento.

Il mondo delle emozioni descritto in questo libro in maniera così spontanea ed appropriata può risultare per il  lettore, lo sprone giusto per stimolarlo ad andare avanti nelle più complicate fasi di vita, rendendolo più forte e vitale. Porgo agli autori Lorenzo Spurio e Sandra Carresi i miei più vivi complimenti per il loro Ritorno ad Ancona e altre storie, auspicando altrettante opere di certo successo.

SUSANNA POLIMANTI

QUESTO TESTO VIENE QUI PUBBLICATO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

Lorenzo Spurio su “Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima” di Annamaria Pecoraro

Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima
di Dulcinea (Annamaria Pecoraro)
Lettere Animate Editore, Martina Franca (Ta), 2012
ISBN: 9788897801467
Pagine: 178
Costo: 12€
 
Recensione di Lorenzo Spurio
Tra strade da percorrere,
ascoltando ancora,
con energia il cuore, correre,
con in tasca, l’autenticità.
 
(Da “Liberamente Viva”, p. 50)

 

6297685La prima cosa che va detta è che la poesia di Dulcinea, pseudonimo di Annamaria Pecoraro, è pervasa da immagini edeniche e suadenti dalle quali si esaltano valori importanti (si noti, ad esempio i continui e mai banali riferimenti alla religione cristiana) e ancor più ai sentimenti puri: amore, amicizia, ma non solo. La poetessa è un’anima sensibile che non può far a meno di tracciare sulla carta quello che vive, quello che spera o, addirittura, quello che teme. Non si censura mai, non ci sono limiti a questa poetica che, infatti, non conosce ostacoli né zone d’ombra. La poetessa con un linguaggio pacato e dolce permette al lettore di imboccare un percorso in territori quasi mitici per il loro essere talmente pacificanti e godibili, in un mondo come il nostro dove, invece, domina la frenesia e l’invidia o quello che la poetessa definisce “un mondo/ dove l’ipocrisia avvolge”, in “Diversi e complementari”, p. 46).

PER CONTINUARE A LEGGERE LA RECENSIONE, CLICCA QUI.

 

“Non ti avrò mai” di Claudio Secci, recensione di Lorenzo Spurio

Non ti avrò mai
di Claudio Secci
Seneca Edizioni, 2013
Pagine 200
Costo:  16 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

loghinoIl titolo enigmatico di questo libro richiama da subito l’attenzione e la curiosità del lettore. Chi è che non avrà mai chi? Il libro è un romanzo pervaso da spirito giovanile che narra in maniera autentica di sentimenti quali l’amicizia e l’amore che nascono all’interno di un gruppo di amici. I normali rapporti di questo gruppo di giovani, che si concede un viaggio nell’affascinante Spagna del nord, vengono rivisti alla luce dei momenti vissuti ventiquattro ore su ventiquattro insieme e così una parola non detta o una mossa fatta di troppo vengono a caricarsi improvvisamente di significati ben più grandi di quelli che corrispondono al semplice atto di “dire” o di “fare”.

Da subito l’autore delinea come possano esistere tante varietà di amicizia: quella leale e fidata che travalica tutto, quella silenziosa e traballante, quella mal riposta. Se, poi, l’amicizia con una persona del sesso opposto si trasforma in infatuazione, prima ed ossessione poi le logiche interpersonali si complicano ulteriormente. Chi decide “cosa” è una persona per noi? Dove finisce l’amicizia e dove inizia l’amore? Chi definisce questi limiti, ammesso che questi possono essere definiti tali?

Claudio Secci affronta una materia tendenzialmente semplice facendolo, però, in maniera inedita ed estremamente acuta: il tessuto psicologico dei membri del gruppo fuoriesce attraverso i numerosi dialoghi spesso due a due, le conversazioni o le riflessioni ad alta voce. Lo stile ha immancabilmente moltissimo del linguaggio parlato con vari termini tratti direttamente dal linguaggio giovanile che rendono la lettura spigliata e coinvolgente.

Ma il libro non è solo questo, è molto di più.

Un amore platonico e non corrisposto è il punto di partenza e di fine di questa narrazione avvincente che incollerà le mani del lettore al libro fino a che non lo avrà chiuso perché ultimato. Ed ancora richiamiamo in causa il “limite” perché qual è l’argine che stabilisce la normalità dalla morbosità di un rapporto? Forse è qualcosa di individuale, forse è una materia meramente soggettiva.

Il protagonista del libro, frustrato e indeciso, riflette molto su di sé, su quello che desidera (l’utopico) e su quello che di concreto ha (il reale) e il volo che fa di continuo da un mondo all’altro è tessuto sulla carta dai suoi pensieri, dalle sue sofferenze momentanee, dalla sua grande voglia che accada qualcosa che cambi la realtà nella maniera che lui desidera. Ma non è possibile forzare il destino e, spesso, quando lo si fa questo diventa controproducente, quasi che il Fato, indispettito, decida di avventarsi su di noi.

Il personaggio di questo libro, infatti, non lo farà, ma neppure si rassegnerà alla sua condizione di amante deluso, di eterno addolorato per pene d’amore e cercherà sempre di darsi da fare per risollevare la sua situazione.

Secci inserisce un finale che il lettore avverte come agrodolce dall’incipit e che scoprirà, invece, essere drammaticamente spietato, ma non meno coinvolgente.

Un’amara riflessione sui limiti dell’amore e su come il tempo, inesorabile, non è in grado di restituire all’uomo ciò che ha perso nel suo passato.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico-recensionista)

 

Jesi, 28-02-2013

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

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