Luca Rachetta parte da Senigallia con il nuovo romanzo “Le oscure presenze”

NZOGiovedì 24 Gennaio alle ore 17,30 lo scrittore senigalliese Luca Rachetta ha presentato il suo nuovo romanzo, “Le oscure presenze” edito recentemente da Edizioni Creativa. L’evento si è tenuto nella Sala Conferenze della Biblioteca Antonelliana di Senigallia. Ha introdotto la presentazione Mauro Pierfederici che pure ha letto degli estratti dal libro mentre Fabrizio Chiappetti ha condotto l’intervista all’autore.

Nel libro di Luca Rachetta il protagonista, Andrea Bardi, assume i tratti dell’uomo contemporaneo, in bilico tra sogno e pragmatismo, alle prese con dubbi, paure, sensi di colpa e allo stesso tempo animato da uno slancio vitale inestinguibile, che lo porta a misurarsi con le oscure presenze che lo circondano e lo inquietano per conquistarsi così la sua piccola oasi di serenità.

L’autore si è mostrato contento e disponibile di accogliere le domande da parte dei partecipanti e di autografare copie del suo nuovo libro.

Chi è l’autore?

Luca Rachetta, ha pubbliato il saggio “Vitaliano Brancati. La realtà svelata”, le raccolte di racconti “Dove sbiadisce il sentiero” e “La teoria dell’elastico”, il racconto lungo “La torre di Silvano”,  i romanzi “La guerra degli Scipioni” e “La setta dei giovani vecchi” e l’ebook “La missione di San Silvestro”.

Sito internet dell’autore: www.lucarachetta.it

“Poesie tra le orchidee” di Massimo Grilli, prefazione a cura di Lorenzo Spurio

Poesie tra le orchidee
di Massimo Grilli
Ilmiolibro, 2012
 
Prefazione a cura di Lorenzo Spurio

Link diretto all’acquisto del libro

In queste notti di attesa
mi sdraio accanto a te
nei giardini dei sogni,
come un aquilone
la mia presenza sarà leggera.
(da “Come un aquilone”)

 

367505_copertina_frontcover_iconE’ un libro ricco di profumi e fragranze questo di Massimo Grilli, giovane poeta che, proprio come me, è marchigiano. Già a partire dal titolo e dalla copertina respiriamo un odore soave e dolciastro che ci accompagnerà per tutto il corso della lettura della silloge. Massimo Grilli è una di quelle persone –rare nella nostra contemporaneità- a cui piace ritirarsi in uno spazio tutto suo per osservare a distanza il mondo, viverlo sulla sua pelle e rendere immortali con i suoi versi quello che invece nella vita, purtroppo, è immancabilmente sottoposto allo scorrere del tempo. E’ una poesia d’istinto, pura, priva di grande elucubrazioni di carattere epistemologico od ontologico che va invece a fotografare la realtà multicolore, eterogenea e camaleontica del vivere metamorfico dell’uomo. I fiori – e quindi le orchidee del titolo del libro- sono la rappresentazione più alta e incontaminata di questo mondo vivido e pulsante, variegato ed esteticamente allettante quasi che la poetica di Massimo Grilli possa essere inserita in una corrente di tipo modernista-floreale, se questa è mai realmente esistita. Non ha senso, infatti, oltre che sarebbe un errore inestimabile, ingabbiare un poeta d’oggi all’interno di una etichetta delimitativa e troppo limitante. La storia della letteratura è già stracolma di “catalogazioni” di siffatta forma che non hanno molto interesse se non l’unica utilità di una più semplice analisi e un più sistematico studio della materia a un pubblico neofita del settore. 

“Prima con il cuore, lasciando libera un’emozione, poi con la penna, così nasce una poesia” è il pensiero che apre la silloge di Massimo Grilli e questo enunciato privo di una struttura in versi è da intendere come il manifesto della poetica di Grilli: la poesia è espressione di autenticità e di spontaneità; è solo “lasciando libera un’emozione” che questa può dar luogo a una celebrazione lirica della vita, sulla carta. In “Parola si fa luce” Massimo Grilli sottolinea la necessità che abbiamo di poesia e allo stesso tempo di poeti-vati che portino la propria parola perché “abbiamo bisogno della magia/ della parola che si fa luce/ tra le pieghe del mare sospese nel cielo”.

La semplicità tematica è una caratteristica che non si coniuga con la poetica di Massimo Grilli e così la Notte di San Lorenzo tipicamente assunta dai giovani amanti o dagli studiosi di astrologia come serata speciale, finisce per essere un’inaspettata nottata “senza stelle cadenti”, perché in fondo la vita è così: è l’irrealizzabile che si realizza o l’abituale che cessa di esser tale per diventare straordinario. E la stessa notte di San Lorenzo nella lirica di Grilli, lungi dall’essere sinonimo di meraviglia, è emblema di stanchezza e apatia che porta il poeta a preferire di guardarsi dentro di sé piuttosto che fuori da sé.

Massimo Grilli fa della Natura il punto di partenza di molte delle sue liriche che condividono un’evidente fascinazione per le bellezze naturalistiche (i fiori, l’acqua) e spesso l’elogio alla natura è fatto in maniera simbolica o in riferimento alla donna, come avviene in “Passione” dove il lettore ha quasi l’impressione che il poeta stia vagheggiando un rapporto con la sua donna, ma anche con l’intera Natura del quale è parte. “Nei tuoi occhi la notte” il poeta ci consegna, invece, una lirica profondamente caratterizzata da un punto di vista cromatico e tattile ma è allo stesso tempo un canto d’amore dal sapore agrodolce al quale il poeta si abbandona dopo un evento destabilizzante tra lui e la sua amata tanto che conclude accomiatandosi apparentemente senza nostalgia, rilanciando ancora una volta il suo status di uomo umile e sensibile:So solo scrivere poesie,/ ma ci metto il cuore, forse troppo poco per te”. Circondato dalla natura, da quella “campagna marchigiana” tanto amata dall’autore, il poeta si scopre un viandante per percorsi ancora da tracciare, un essere in balia degli eventi che aspetta solo di trovare un vero senso nel suo vivere: “Sfioro fili d’erba,/ siedo sulle pietre,/ disegno arcobaleni/ aspettando un’emozione/ che cambi la vita”.

Il tempo fa capolino in numerose liriche qui contenute come in “Comincio senza tempo” dove il martellante cadere della pioggia (che mi ricorda lo scenario di “A Cesena” di Marino Moretti) segna il ritmo della poesia e con esso il veloce incedere del tempo. Le foglie che il poeta calpesta, però, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, sono in grado di evocare “emozioni piene di colori”, di riportare dunque il poeta a momenti migliori, a primavere vissute e mai dimenticate. E’ forse questo il motivo dell’andatura affannosa e affrettata del poeta che sembra non avere una meta in particolare tanto che alla fine –illuminato da un qualcosa che non ci è dato sapere- se ne rende conto e si appoggia a un lampione, alla ricerca di un rapporto stretto con il mondo materiale dal quale fino a quel momento aveva cercato di fuggire.

In “Il mare non aspetta” Massimo Grilli ci consegna una poesia dedicata e ispirata alla stagione primaverile con curiose gemme di ciliegio che frementi stanno nascendo e faranno i ciliegi degli alberi vanitosi, per la bellezza dei fiori rosa, così vanitosi “come le donne al teatro”. Ma la primavera è anche l’invito a inaugurare una nuova stagione delle propria vita alla quale il poeta è tecnicamente pronto e preparato, se non fosse che attende l’arrivo della sua amata. La poesia di Grilli trasuda di un grande lirismo e di un amore incontaminato per la donna, è una poesia romantica –mai erotica- suadente, ricca di sentimenti nella quale si ravvisa quasi sempre il ricordo di qualcosa che poi non è accaduto, una attesa, una speranza per il futuro, una esortazione: “Sarà dolce la vita,/ anche quando il sole si spegne e si fa dura,/ ma due anime unite sanno combattere”.

Il ricordo fa capolino in varie liriche, a volte è doloroso, e poco positivo o intermittente e con squarci più cupi come avviene nella lirica dedicata al Natale, momento comunemente vissuto come felice, in riunione tra familiari che il poeta, invece, vive internamente in maniera desolante: “Torna nei giorni di Natale/ quel senso di nostalgia/ per tanti momenti sognati/ mai vissuti, ma ascoltati/ nei racconti degli amici e fatti miei,/ forse è per questo/ che a Natale non sorrido/ ma lascio che il cuore/ cerchi un’emozione/ riempia pagine bianche”. In “19 marzo” il poeta lascia andare sulla carta emozioni e il ricordo infelice della sua infanzia dovuto a un abbandono e contestualmente alla mancanza d’affetto e cure. Il poeta non sembra essersi riconciliato con quell’uomo che gli ha fatto tanto male e che non ha conosciuto e non può che concludere: “E’ troppo chiamarti padre/ forse io/ sono troppo figlio per esserlo”.

Questo libro è piacevole e profumatissimo. Per il lettore sarà come passeggiare per un giardino botanico tra varietà di fiori più o meno comuni: girasoli, viole, rose, orchidee e tante altre specie. L’insieme delle fragranze –dolci, aromatizzate, penetranti, soavi- è l’essenza stessa di questa silloge.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore e critico)

 

Pamplona, 10 Settembre 2012

 

BOOK TRAILER DEL LIBRO

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE IL PRESENTE TESTO IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

VIII Premio Naz.le di Poesia e Narrativa “Poesia Onesta” Edizione 2013

poesiaonesta2012

PREMIO NAZIONALE  DI  POESIA e NARRATIVA

«POESIA ONESTA» 2013

8ª edizione

 

 Assemblea Legislativa delle Marche – Provincia di Ancona

Comuni di Ancona –  Camerata Picena – Agugliano –  Chiaravalle – Falconara M. ma

 

«Ai poeti resta da fare la poesia onesta»

(Umberto Saba)

Sez. A – Raccolta di 6 poesie in italiano.

Sez. B  – Raccolta di 6 poesie nei dialetti italiani e lingue di minoranza, con traduzione in italiano.

Sez. C  – Racconto breve in italiano.

Sez. D – Racconto breve in dialetto, con traduzione in italiano.

 

REGOLAMENTO

 

Tutte le opere delle varie sezioni devono essere inedite.

 

Sezioni A e B: le raccolte possono pervenire:

– in due copie dattiloscritte, di cui solo una recante nome, cognome, indirizzo, telef. e/o cellulare, email; – oppure in unica copia anonima accompagnata dalla scheda di partecipazione compilata.

Gli autori della sez. B devono dichiarare la località in cui il dialetto si parla.

Ogni poesia non deve superare i 36 versi.

 

Sezione C e D: ogni narratore sia in lingua che in dialetto può partecipare con 1 solo racconto per sezione in due copie dattiloscritte, di cui solo una con nome, cognome, indirizzo, telefono e/o cellulare, e-mail; oppure in unica copia anonima accompagnata dalla scheda di partecipazione compilata.

Il racconto non deve superare le quattro cartelle in formato A4.

* Provvederà la Segreteria a produrre le copie anonime per la Giurìa esaminatrice.

 

INVIO OPERE

 

Gli elaborati delle sez. A, B, C, D vanno spediti entro il giorno 01 luglio 2013

o per posta a: VERSANTE Associazione Culturale

                   POESIA ONESTA  Via Molino, 15  – 60020 Agugliano (AN)

o per e.mail: associazioneversante@gmail.com

Fa fede il timbro postale o la data di spedizione di posta elettronica.

     * I poeti delle sezioni A e B devono far pervenire € 10,00 se partecipano ad una sezione, € 15,00 se partecipano ad entrambe.

      I narratori delle sezioni C e D devono far pervenire € 10,00 per il racconto inviato. Se partecipano ad entrambe le sezioni il totale è di € 15,00.

Chi partecipa a tre o quattro sezioni invierà un totale di € 20,00.

La quota va inviata unitamente alle opere oppure con versamento sul conto corrente postale n. 8358993

o con bonifico (Codice IBAN: IT31G0760102600000008358993) intestato a:

VERSANTE Associazione Culturale – Premio POESIA ONESTA

*  L’invio delle opere dovrà contenere copia di avvenuto versamento.

I dati personali saranno trattati nel rispetto del codice sulla privacy, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs n. 196/2003.

 

PREMI

Sezioni A  e  B

     I primi classificati della sezione A e della sezione B riceveranno € 300,00 ciascuno e 15 copie dell’antologia Poeti e narratori  in italiano e in dialetto che contiene le loro sillogi, pubblicate integralmente.

     I secondi, terzi e quarti classificati delle sezioni A e B avranno pubblicate integralmente le loro raccolte e riceveranno ognuno n. 10 copie del volume.

     Verranno inseriti anche singoli testi segnalati che la Giurìa riterrà meritevoli di pubblicazione. Ogni autore segnalato avrà due copie dell’antologia.

     Verrà pubblicata la migliore silloge marchigiana sia in lingua che in dialetto, nel caso in cui non risultasse, tra i primi quattro classificati, alcun autore delle Marche.

 

Sezioni C e D

     Gli autori primi classificati delle sezioni C e D riceveranno € 200,00 ciascuno e 15 copie dell’antologia Poeti e narratori  in italiano e in dialetto che contiene i loro racconti.

     I secondi e terzi classificati, sia in lingua che nei vari dialetti italiani, avranno pubblicati i loro racconti nell’antologia e riceveranno ognuno 10 volumi.

    Verranno inseriti anche racconti segnalati che la Giurìa riterrà meritevoli di pubblicazione. Ogni autore segnalato avrà due copie dell’antologia.

 

* I testi inviati non saranno restituiti. I partecipanti cedono, a titolo gratuito, i diritti dei testi pubblicati nel volume.

 

CERIMONIE di PREMIAZIONE

 

Sono previste in Ancona, Falconara e Camerata Picena il 12/10/2013 e il  13/10/2013.

   Ai vincitori delle 4 sezioni verranno offerti cena (o pranzo) e pernottamento il giorno della premiazione.

Il rimborso del viaggio dei vincitori verrà compensato con la consegna di un numero di volumi equivalente alla spesa, oltre alle copie spettanti di diritto.

   I vincitori saranno avvisati tramite lettera o e-mail e tutti i partecipanti al concorso potranno prendere visione delle classifiche e del giorno e l’ora delle cerimonie di premiazione consultando i siti internet:

www.associazioneversante.it

 

GIURIA del PREMIO

 

Alfio Albani (filologo e dantista), Sanzio Balducci (Univ. “Carlo Bo” di Urbino) – Liliana Biondi (Univ. dell’Aquila) – Fabio Ciceroni (saggista e critico letterario) – Costanza Geddes (Univ. di Macerata) – Tiziana Mattioli (Univ. di Urbino) – Gastone Mosci (Univ. di Urbino)  – Mario Narducci (Pres. Ist. Aquilano di Abruzzesistica e Dialettologia) – Giuseppe Polimeni  (Univ. Pavia) – Marzio Porro (Univ. Statale, Milano) – Piera Tomasoni (Univ. di Cremona)

 

*  Per ulteriori informazioni rivolgersi al 335-819365

 

                                                                                   Fabio M. Serpilli

                                                                               (Presidente Associazione Culturale VERSANTE)

Lo scrittore marchigiano Luca Rachetta presenta il nuovo libro “Le oscure presenze”

Giovedì 24 gennaio 2013, alle ore 17.30, presso la Sala Conferenze della Biblioteca Antonelliana di Senigallia, si terrà, nell’ambito della rassegna “Sognalibro”, la presentazione dell’ultimo libro di Luca Rachetta dal titolo Le oscure presenze, pubblicato per i tipi della Edizioni Creativa.

Luca Rachetta, che ha già dato alle stampe il saggio Vitaliano Brancati. La realtà svelata, le raccolte di racconti Dove sbiadisce il sentiero e La teoria dell’elastico, il racconto lungo La torre di Silvano,  i romanzi La guerra degli Scipioni e La setta dei giovani vecchi e l’ebook La missione di San Silvestro, propone questa volta il romanzo Le oscure presenze, già presentato in anteprima al Pisa Book Festival del novembre scorso e alla fiera del libro di Roma “Più libri più liberi”, svoltasi nel mese di dicembre. Nel libro di Luca Rachetta il protagonista, Andrea Bardi, assume i tratti dell’uomo contemporaneo, in bilico tra sogno e pragmatismo, alle prese con dubbi, paure, sensi di colpa e allo stesso tempo animato da uno slancio vitale inestinguibile, che lo porta a misurarsi con le oscure presenze che lo circondano e lo inquietano per conquistarsi così la sua piccola oasi di serenità.

La serata sarà condotta da Fabrizio Chiappetti, che curerà l’intervista all’Autore, mentre a Mauro Pierfederici sarà affidata la lettura di alcuni passi dell’opera. In conclusione Luca Rachetta accoglierà gli eventuali commenti e risponderà alle domande del pubblico. 

 

Rachetta locandina

 

 

Presentazione dell’antologia “Crisalide” al Circolo Cittadino di Jesi

Crisalide-RaccoltaPRESENTAZIONE DELL’ANTOLOGIA “CRISALIDE”

SABATO 8 DICEMBRE 2012, ORE 18.00

CIRCOLO CITTADINO DI JESI (ANCONA)

Crisalide è una raccolta di racconti ambientati nello sfondo della crisi economica.
Interverrà in videoconferenza lo scrittore Carlo A. Martigli, autore dell’E-book “Finanza Canaglia”, dove espone una proposta di legge contro la speculazione finanziaria da parte delle grandi agenzie internazionali.
Possibilità di acquistare durante l’evento “Crisalide” e gli altri libri degli autori presenti.
Al termine aperitivo per tutti e cena al Ristorantino per chi voglia intrattenersi con gli autori (Menu fisso 20 Euro)

“Flyte & Tallis” di Lorenzo Spurio, recensione di Emanuela Ferrari

Flyte & Tallis
di Lorenzo Spurio
Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012
ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143
Recensione di EMANUELA FERRARI 

Il nuovo lavoro elaborato da Lorenzo Spurio merita un‘analisi accurata per comprendere a fondo i significati e le modalità espressive che ne sono alla base.

Il testo intitolato Flyte & Tallis, con il sottotitolo Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese, si articola in più parti per ”proiettare” il lettore nella prospettiva narrativa dei due romanzi presi come riferimento da parte dell’autore, su cui poi si “fonda” la piattaforma interpretativa per possibili raccordi letterari e contenutistici.

Nello specifico, la prima parte dello scritto argomenta sulle vicende e personaggi legati al romanzo Espiazione di Ian McEwan, poi segue la trattazione dell’opera di Evelyn Waugh dal titolo Ritorno a Brideshead.

La seconda parte è incentrata sull’analisi semantico-narrativa delle parole conversione ed espiazione che si pongono come “metro” dialogante presente in entrambi i romanzi. Ci sono anche richiami alle rappresentazioni cinematografiche con rivisitazioni, a volte, discordanti rispetto alla traccia originaria.

Il saggio di Brian Finney si presenta come uno studio approfondito di Espiazione e “chiude” il lavoro di Spurio, il quale decide di fornire ai lettori anche un quadro bio-bibliografico dei due autori che hanno composto i romanzi su cui concentra la sua indagine. Questo modo di impostare il “corpo” del lavoro – a mio avviso – aiuta molto a penetrare nel “mondo” descritto dai due romanzieri e a focalizzare la simbologia che li domina, fornendo materiale anche per quella riflessione individuale e dal carattere soggettivo che induce a trovare spiegazioni nel modularsi del racconto. Lo sguardo insomma diventa più vigile su luoghi, descrizioni e personaggi per poter poi raccogliere quelle informazioni necessarie per farsi un’idea anche sull’autore del brano. Vorrei puntualizzare quest’ultimo aspetto partendo appunto dall’inizio, seguendo cioè l’impostazione adottata da Spurio. Andiamo con ordine… Nel paragrafo di apertura, intitolato Villa Tallis, la guerra, Londra, ci vengono presentati i personaggi che animano il romanzo Espiazione di McEwan. La famiglia Tallis è composta da cinque persone: Jack, un padre sempre assente che trascorre molto tempo a Londra per la sua carriera politica, Emily, la moglie perennemente ammalata di emicranie, e tre figli di nome Leon, Cecilia, conosciuta con il diminutivo Cee, e Briony di tredici anni, che si diletta a scrivere drammi. Quest’ultima sarà il personaggio chiave delle vicende familiari e la “penna” narrante di una storia parallela alla vita reale vissuta da chi la circonda.

La scena si amplia con l’arrivo dall’Irlanda dei cugini Quincey: due gemelli di nove anni, Pierrot e Jackson, e la sorella maggiore Lola. La scenografia si arricchisce con la presenza di un giovane “lontano” dallo status di questa famiglia altolocata. Lo scrittore McEwan inserisce appunto in questa cornice il figlio della domestica, Robbie Turner. Lo sfondo dove si ambienta tutto è, almeno nella parte iniziale, Villa Tallis, come alla fine della narrazione, quasi a “creare” un collegamento circolare, un rimando alle origini da cui tutto è dipeso, nonostante il trascorrere del tempo e la maturità raggiunta dai personaggi che abbiamo conosciuto nella fase di passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

Il “mondo” che si trova davanti il lettore è quello vissuto da un gruppo di adolescenti che si incontrano e passano del tempo insieme. In realtà, nella storia ci sono quattro eventi o svolte, che formulano una nuova prospettiva interpretativa: a) la scena della fontana che coinvolge Robbie e Cecilia, b) la lettera che Robbie consegna a Briony per Cee, c) la scena della biblioteca che coinvolge ancora i due giovani della prima scena, d) la violenza che subisce Lola. E’ importante rilevare che chi “vede” e “immagina” cosa sta accadendo è la scrittrice di atti per drammi, che è artefice delle liti tra i familiari per la “vicinanza” tra la sorella e Robbie. Quest’ultimo viene sempre visto con disprezzo, infatti finisce in prigione per una colpa, la violenza su Lola, che non ha commesso.

Inoltre, la guerra diventa un campo di prova per tutti, Robbie si arruola, Cecilia diventa infermiera… Poi un colpo di scena… nella parte finale del romanzo si apprende che “avevamo compreso” una storia che non era vera in quanto nata dalla mano di Briony, oramai scrittrice affermata, che aveva fatto rivivere la sorella e il suo amore per il figlio della domestica… in realtà entrambi erano morti da anni e, soprattutto, non si erano più incontrati dalle vicende legate a Villa Tallis!

In tale passaggio finale si comprende il valore della parola espiazione che dà il titolo al romanzo. Il tutto è iniziato perché Robbie, un giovane appartenente ad una classe sociale inferiore, ha “osato” troppo verso la famiglia che lo aveva ospitato insieme alla madre. La metafora significativa al riguardo è un richiamo alla differenza di classe sociale che “domina” tutta la narrazione, poi ”prende forma” la visione mono-direzionale della protagonista e artefice del dramma, Briony.

Nel romanzo, oltre ai personaggi che sembrano quasi “visibili” al lettore per la maestria descrittiva, emergono dei “sottotitoli” molto interessanti; mi riferisco ai “luoghi” che diventano il palcoscenico delle azioni narrate. Nello specifico, prendo a riferimento il giardino della villa, sterminato e guarnito da una fontana simile a quella del Bernini a Roma, e in un questo ambiente esterno si snodano due momenti: la prima e la quarta scena. Inoltre, all’interno della casa c’é la biblioteca, quindi un “luogo” interno in cui prosegue ciò che si è verificato all’esterno, ovvero l’ “avvicinamento” tra Cee e Robbie che “dovrebbe” continuare all’esterno di tale abitazione, quindi dovrebbe “essere parte” integrante della loro vita passionale…

Tutta la narrazione, di fatto, rievoca l’importanza delle parole, scritte o dette, sottolineandone sia l’aspetto positivo che, soprattutto, i contenuti dissonanti dal contesto reale. Le parole scritte di una lettera consegnata che non doveva arrivare, il libro che ha ispirato il contenuto della missiva, le parole che si mettono insieme per “creare” un dramma in atti, le parole che dovevano essere scritte per espiare una colpa commessa legata ad una falsa testimonianza ed ecco che… l’espiazione rimane “sospesa” tra le vite di coloro che avrebbero voluto, e soprattutto dovuto, vivere a loro modo senza intromissioni fanciullesche. Anche durante la guerra le parole “viaggiano” tra i protagonisti, le lettere comunicano un “sentire”, uno “stato d’animo”, come è accaduto durante la prigionia. La forza della parola, quale sinonimo di verità, sembra trovare una via di uscita nonostante le avversità.

La necessità di voler cambiare pagina, di lasciare alle spalle quanto è accaduto si rende palese nell’ultima parte del romanzo, quando Briony, oramai anziana ed affermata scrittrice, ritorna a Villa Tallis che, nel frattempo si è trasformata in un hotel. Il tempo trascorso si “rispecchia” nel cambiamento dei luoghi vissuti da bambina, ma forse Briony avrebbe dovuto “cogliere” già al tempo tanti cambiamenti abbandonando una visione miope degli eventi a cui fu particolarmente suggestionabile. Tutta l’opera è percorsa da due linee parallele che, essendo tali, non avranno mai un punto di incontro: la vita reale dei personaggi, legata a parole non scritte in quanto si tratta di un vissuto emozionale, e la vita rivista come scrittura parlante, come interpretazione solipsista espressa in un monologo che riempie le pagine di inchiostro “colorando” le vite di persone che non ci sono più da tempo.

Nel secondo romanzo, Ritorno a Brideshead – Le memorie sacre e profane del capitano Charles Ryder, c’è come sfondo iniziale la II guerra mondiale ed il protagonista è il trentanovenne Charles Ryder, che conduce il suo plotone in una dimora per essere adibita a caserma. Si tratta, in realtà, di una tenuta che egli aveva frequentato in passato, durante il periodo della sua magnificenza e sfarzo… Vi abitava un’aristocratica famiglia inglese, i Flyte, che il protagonista conobbe tramite Sebastian al college Hertford. Anche in questa residenza è presente un fontanone nell’ingresso esterno che si può “prestare” a varie interpretazioni simboliche, alcune delle quali marcatamente religiose: la necessità di “lavare” delle colpe, di avvicinarsi alla purezza, ma anche lo scorrere del tempo, l’armonia dell’ingegno umano con l’elemento naturale, quindi la sinergia tra creazione e creato quale connubio realizzabile, oltre ad una espressione estetica pura e completa – ed aggiungerei – quasi di inafferrabilità del tutto.

Proseguendo… si ravvisa una traccia di infantilismo anche in questo romanzo con la figura di Sebastian, un giovane molto bello che porta con sé l’orsetto Aloiso, ma – a mio parere – anche da parte della madre, Lady Teresa Marchmain, legata ad un mondo religioso che la “estranea” dalla quotidianità vissuta dalla sua famiglia.

I contatti tra il mondo ateo e quello religioso, ovvero tra Charles e Sebastian iniziano circa venti anni fa, durante il periodo di studio ad Oxford. Trascorrono insieme le vacanze, così l’amico conosce il resto della famiglia: Julia, la sorella dalla bellezza strabiliante proprio come Sebastian, il fratello maggiore Bridey, che prenderà il titolo di conte Brideshead, i genitori di Sebastian, Lord Alex Marchmain e Lady Teresa. Le vicende della famiglia però coinvolgeranno altre persone come Cara, una signora francese residente a Venezia con il ruolo di amante di Lord Alex, la tata Hawkins, Ned Ryder ovvero il padre di Charles ed altri ancora…

A questo punto è già possibile sottolineare delle similitudini con Espiazione: a) ci sono molti personaggi che ruotano intorno alla famiglia di Villa Tallis, come accade appunto per la tenuta a Brideshead, b) la narrazione ha il suo nucleo di partenza dalle amicizie e frequentazioni in età adolescenziale ed ancora una volta c) ci sono esponenti appartenenti a diverse classi sociali. Inoltre, si deve aggiungere la presenza di un elemento religioso che permane con insistenza nella vita dei personaggi di Brideshead, anzi è manifesto e quasi palpabile nell’aria, mentre nel romanzo di McEwan è un “ingrediente” che prende forma nel tempo per “soffermarsi” su Briony… Poi d) le due residenze, che fanno da sfondo ai due romanzi, assumeranno destinazioni diverse: rispettivamente un hotel e una caserma. Qui si può apostrofare una metafora: i luoghi nati per essere patrimonio esclusivo di un vivere familiare duraturo, quasi dinastico, si trasformano in sedi della temporaneità e della necessità del momento da parte di chi ne fa uso, si passa cioè dalla staticità di un mondo fragile alla dinamicità di una realtà che si “modula” davanti a ciò che trova…

Il tempo, altra metafora, porta comunque cambiamento e non sempre in senso positivo.

Non può mancare il senso della bellezza visibile negli arredi, nelle architetture che Charles, in quanto amante della pittura, non può non sottolineare. E qui si intrecciano altre possibili forme di raccordo con il romanzo precedente: Briony diventerà una scrittrice, mentre Charles un pittore di talento. Ed ancora il tema della differenza di classe è affrontato da entrambi gli autori e si personifica nel legame Cee-Robbie e nella frequentazione Charles-Julia, ricordando che sia Robbie che Charles studiano, di conseguenza migliorano il loro status. Forse, in questo passaggio è da sottintendere un’evoluzione dei costumi che rispecchia l’approssimarsi verso una nuova epoca, che inizia già ad assumere dimensione all’interno della famiglia di Sebastian attraverso la figura del padre che svolge una “nuova vita” amorosa a Venezia.

Nella parte centrale del libro Lorenzo Spurio dedica due sezioni rispettivamente al tema religioso e alle influenze letterarie che sono alla base dei due testi narrativi. Nello specifico, tracce di religiosità sono presenti nel titolo del romanzo Espiazione, mentre la famiglia Flyte ha profonde radici cattoliche, gli eventi si scandiscono in base a tali festività e la casa è piena di accessori e suppellettili religiosi, ma soprattutto è abitata da persone che fanno della religione l’unica regola di vita, come la madre di Sebastian, il fratello maggiore poi lo stesso Sabastian che, col passare del tempo e le varie vicissitudini, diventerà un predicatore per il mondo… E chi ha professato un fervente ateismo, come nel caso di Charles, come si comporta? Alla fine sembra quasi cedere a favore di una conversione…

Altro dettaglio in comune di notevole importanza – a mio avviso – è l’elemento bellico, che irrompe nella vita dei personaggi, si pone quasi come uno spartiacque tra la vita adolescenziale e quella matura.

Inoltre, è da notare che i due romanzi, così ben strutturati, sono stati presi come riferimento per serie televisive e cinematografiche tra il 2007-2008. Ritengo però che le trame narrate hanno un altro “sapore” se lette dalle pagine di un libro rispetto ad una trasposizione figurativa, sicuramente più immediata come impatto, ma meno interiorizzata dal pubblico. Sicuramente, come specifica Spurio, siamo di fronte a romanzi di grande valore nati da esperienze letterarie sofisticate, infatti, dalla biografia degli autori, risulta che McEwan studia letteratura inglese ed inizia a scrivere drammi, successivamente si dedica ai romanzi americani. Questa scelta segna una svolta significativa in cui esprime tutto il suo “carattere” avanguardista. Waugh è un importante scrittore del secolo passato, di lui ci rimangono numerosi articoli, saggi, romanzi, alcuni dei quali densi di quello spirito cristiano che diventa parte della sua vita a partire dal 1930.

In base a quanto evidenziato, risulta che tra le due opere prese a confronto nel lavoro di Spurio ci sia una coerenza quantitativa relativa appunto allo spazio dedicato alle loro rispettive trattazioni ed analisi, in realtà proseguendo nella lettura il giovane scrittore sembra – a mio parere – quasi fare una “scelta”, tende a prediligere o comunque a “proiettarsi” più nello stile narrativo di Espiazione rispetto a quello di Waugh. Un elemento dialogante di questa sua “partecipazione” credo di poterlo rintracciare dalla presenza del saggio di Brian Finney, dedicato in prevalenza alla figura di Briony, che si pone appunto come scelta letteraria dopo l’esegesi dei due lavori messi a confronto. Forse, questa “vicinanza” è da attribuire ad una passione per la letteratura inglese che accomuna McEwan e il giovane Spurio, ma non è tutto… Vorrei avanzare un’ipotesi, che ho maturato leggendo questo nuovo lavoro di ricerca letteraria. Credo ci sia un elemento “caratteriale” che si pone come chiave di raccordo tra i due autori (McEwan e Spurio) che identifico con il termine “escursionismo letterario” inteso come voglia di sperimentare, di provare a creare qualcosa di nuovo, di tentare in concreto altre strade sperimentando, essendo comunque entrambi impegnati su più fronti e, soprattutto, portati ad innovare. Questa “mia interpretazione” prende avvio anche dalla lettura del quadro biografico dello scrittore jesino da cui si evince una formazione in progress in ambito letterario attraverso la redazione di testi di vario genere.

 

 

Emanuela Ferrari

 

20-11-2012

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE E/O DI STRALCI.

 

La critica su “Ritorno ad Ancona e altre storie” di Spurio/Carresi si arricchisce con la recensione di Emanuele Marcuccio, poeta palermitano

Ritorno ad Ancona e altre storie

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

 

Recensione di Emanuele Marcuccio

 

La silloge di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie, scritta a quattro mani dallo jesino Lorenzo Spurio e dalla fiorentina Sandra Carresi, si apre con il primo dal titolo “Telefonate anonime”; la narrazione ha il suo esordio in medias res, con il forte rumore del tuono che “fece sobbalzare Giada dalla sedia”, una pagina avanti Giada sobbalzerà per l’arrivo dell’ennesima e sempre silenziosa telefonata anonima mentre “[…] dalla finestra opposta il glicine sembrava quasi voler entrare in casa, tanto era salito.”. Quel glicine, simbolo di amicizia secondo il linguaggio dei fiori, come a voler donare a Giada un senso di protezione nella solitudine della sua casa.

Ma presto un tragico evento sconvolgerà la sua vita: l’omicidio di un’anziana signora proprio nello stesso stabile di sua madre Clara, a Firenze.

La scrittura scorre sicura, veloce e, con abilità consumata, i nostri autori non ci annoiano mai; siamo di fronte a tre racconti, simili nella lunghezza, per esempio a quelli di Thomas Mann o di Hermann Hesse.

La descrizione fisica della protagonista, contrariamente a quello che si può immaginare, avviene alla dodicesima pagina del racconto, improvvisamente, d’acchito, quasi che sia lo specchio del bagno a volercela descrivere: “Era alta e magra, una carnagione ambrata e un bel viso ovale incorniciato da lunghi capelli lisci e neri.”

In questo primo racconto, tranne Giada, ci accorgeremo che tutto non è ciò che sembra, proprio come l’immagine che ci restituisce uno specchio, il quale ci dà solo una realtà superficiale e apparente, così ci ammoniranno i nostri autori nel corso del secondo racconto, “Ciò che trasmette la mente, che si vede attraverso uno specchio, è solo una parte della realtà, l’altra è quella che veste con gli occhi dell’anima, della sua bellezza e del suo respiro.”

Potremmo mai immaginare chi si nasconde dietro quelle silenziose telefonate anonime?

Il secondo racconto porta il titolo di “Ritorno ad Ancona”, si tratta della breve storia d’amore di una coppia non più giovanissima (Rebecca e Vincenzo) a Ischia; la prima reduce da una brutta esperienza coniugale, mentre Vincenzo è vedovo da quattro anni, entrambi però nascondono un grande e insospettato spirito giovanile. Intensamente vivono questo breve amore e, proprio il titolo “Ritorno ad Ancona” diventa metafora di un breve ritorno a una giovinezza che si credeva irrimediabilmente perduta.

Alla fine preferiranno “ritornare” alle loro abitudini, ai loro affetti, a se stessi, ognuno alla loro città che li ha visti crescere, rispettivamente Ancona e Napoli.

Proprio uno stesso spirito giovanile e nostalgico pervade il racconto, Rebecca sente le “farfalle nello stomaco” prima di incontrarsi con Vincenzo, prima che inizi il loro breve ma intenso idillio. Una mano passata sui capelli, portati sensualmente e ingenuamente dietro le orecchie e partirà un bacio.

Il terzo e ultimo racconto si intitola “Un cammino difficile”. Infatti, difficile e tortuoso è il cammino di due genitori (Eva e Alberto) per crescere i figli, ancor più difficile se quei figli sono adottivi e non in tenerissima età, bensì di quattro e cinque anni; così succede che, egoisticamente, uno dei due, il padre nel nostro caso, abbandona il tetto coniugale e lascia la sola madre ad occuparsene, nonostante sia stato lui stesso ad insistere per l’adozione.

Dal punto di vista del numero di pagine “Un cammino difficile” è il racconto più breve della silloge, solo ventuno pagine contro le quasi cinquantanove di “Telefonate anonime” e le quasi trentacinque di “Ritorno ad Ancona”; tuttavia dal punto di vista diacronico della vicenda è il più lungo (poco più di dieci anni) e il più dinamico.

Concludendo, in “Un cammino difficile” il cerchio si chiude. Anche Clara di “Telefonate anonime” era stata abbandonata, perdipiù con una bambina in grembo (Giada), che crescerà da sola e così fa Eva con i due bambini adottivi. Abbiamo quindi un elogio della donna, combattiva e madre nonostante tutto. Questo è “Ritorno ad Ancona e altre storie”, un messaggio di speranza e di felicità insperata, un ritorno a se stessi e amore di madre per i propri figli.

 

Emanuele Marcuccio

Palermo, 10 settembre 2012

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE IL PRESENTE TESTO SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione di Paolo Ragni

Ritorno ad Ancona ed altre storie
di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi
Lettere Animate Editore, 2012
Recensione di PAOLO RAGNI

 
Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, qualche decennio di differenza tra i due, un centinaio di chilometri, tre racconti scritti insieme. Già questo incuriosisce.
Gli autori in che modo hanno collaborato? Si distinguono le parti di uno e dell’altra? Personalmente avremmo dovuto leggere tutto quel che hanno fatto singolarmente, prima di adesso, per sapere meglio chi ha fatto che cosa. Ma non ci pare che tale argomento, in astratto importante, abbia poi tanta rilevanza in riferimento ad un libro in cui i tre testi sembrano scritti realmente da una sola mano, in cui il tono è sorprendentemente omogeneo e in cui, casomai, si può intravedere solo una certa prevalenza di una componente femminile. Del resto, quando si gustano le opere scritte a più mani, ci viene sempre da pensare a Masolino ed a Masaccio, e a come ancor oggi la critica ragioni e discuta sull’apporto e dell’uno e sull’apporto dell’altro…
Ha scritto di più Sandra? No so, certo la sensibilità è più femminile, visto anche il ruolo importante che assumono i personaggi femminili: ma non si tratta di una narrativa in cui il genere acquista tanta importanza, e del resto l’immedesimazione degli autori nei personaggi e nelle storie sembra avere raggiunto un grande risultato in termini di coesione. Chiunque scrive, del resto, deve sapersi immedesimarsi nei personaggi, qualunque ne sia il sesso o l’età: chi non ha scritto almeno un racconto rovesciando pezzi di sé in ruoli e situazioni assai differenti? Magari poi scopriamo che l’interazione tra Spurio e Carresi è stata tale da superare la nostra immaginazione: come Eco che, parlando del Nome della rosa, osservò che originali erano le parti attribuite dalla critica ad Eco, e di Eco erano inserti creduti originali.
Si tratta di tre storie senz’altro quotidiane, delicate, storie prevalentemente di amore, di amori. Il tema non stanca mai, vista la bravura degli autori nel condurre le storie, anche quando in realtà non pare succedere niente che rovesci la vita dei protagonisti. In genere gli eventi sembrano destinati ad essere risucchiati nel vortice della vita quotidiana: così capita, ad esempio, proprio nel Ritorno ad Ancona, dove la circolarità di una storia estiva non permette che la straordinarietà dell’accaduto riesca a produrre Storia, come se gli incontri non fossero fondanti, ma mere increspature, belle, ma che non scavano.
Non sempre però è così. Ci sono eventi che riescono a cambiare i rapporti umani, c’è una eredità -lasciata da un padre colpevolmente distratto- che poi, in modo sapientemente verosimile, riesce a rimettere insieme pezzi di una storia cancellata o mai saputa. Ci sono tentativi lodevoli di fare qualche cosa di buono, tipo un’adozione, e poi scopriamo il fallimento di un matrimonio, il crollo della fiducia nella persona amata, ci troviamo davanti alla morte e non siamo mai pronti a sufficienza per accettarla. Quello che alla fine prevale è forse proprio questo sentimento di accondiscendenza, di accettazione, come se i protagonisti si sforzassero di ricavare sempre qualcosa di buono dalle loro storie. I personaggi, in realtà, sia che ci sia un lieto evento sia no, in fondo comprendono il senso di quel che accade. Forse la vita non può cambiare, il nostro modo di vederla lì. Il messaggio che rimane, che ci è rimasto, è che vale la pena impegnarci e conoscere situazioni e persone, anche se non sempre queste ci cambiano nel profondo: a qualcosa, misteriosamente, la vita con le sue giravolte serve, qualcosa ci insegna, non siamo più esattamente quelli di prima.
I temi trattati sono tratti da storie molto vicine a noi, di personaggi come noi, che mangiano come noi, ascoltano le canzoni come noi, si muovono etc.. L’attenzione alle piccole cose, al dettaglio, è senz’altro uno dei punti forti della narrazione, perché rende visibile ogni piccolo gesto al lettore, rende abbordabile il personaggio che si incontra, proprio come se lo conoscessimo o ne avessimo l’opportunità, come capita, ad esempio, coi colleghi di lavoro, che magari non sono amici ma buoni conoscenti.
Quello che si potrebbe osservare, come punto debole, è forse che proprio la grande attenzione al dettaglio e il procedere analitico, cronologicamente scansionato e concatenato, talvolta può levare
un po’ di fantasia: il procedere è disseminato di tracce assai circostanziate, sembra quasi di sapere tutto dei protagonisti perché l’analisi psicologica è sempre particolarmente approfondita. Sfugge invece, talvolta, la motivazione più profonda, quella che ti fa credere di non essere solo conoscente ma realmente amico dei personaggi, può saltare quella adesione emotiva, quella sospensione dell’incredulità che può rendere credibile l’incredibile. Qui è tutto realmente credibile, verosimile e ben spiegato, forse appena troppo spiegato. A noi piacerebbe una narrazione meno psicologica e assai più fatta, ad esempio, di dialoghi e di gesti che parlino da sé. Un po’ troppo si vuole dare la spiegazione di un comportamento, mediante una disamina dei perché che, alla fine, ottiene l’effetto di non lasciare molto margine di interpretazione al lettore. La chiarezza psicologica ad ogni costo toglie la sorpresa e non fa lavorare il lettore. Noi crediamo che il libro lo debbano fare in due, scrittore e lettore. Qui in tre (dato che gli scrittori sono due!).
Ecco, se ci fosse permesso dare un suggerimento, sarebbe proprio quello di insistere sulla visività dei personaggi, in maniera più dichiaratamente teatrale, che dia loro una vita propria anche senza le spiegazioni autoriali. Probabilmente questo bel libro non può in alcun modo prestarsi a questo tipo di intervento, perché così è nato e non è modificabile a tal punto senza rischiare di subirne uno snaturamento. E’ solo un invito a liberarsi un po’ dall’io narrante e far vivere con più libertà i protagonisti, che non sono oggetti o strumenti di racconti a tesi, né tanto meno uomini e donne misteriosi i cui gesti debbano essere spiegati: se sono come noi, tanto vale levare loro i binari e lasciarli muovere come meglio piaccia a loro stessi. Forse le storie si arricchiranno in termini di maggiore vivacità ed anche la lingua, molto piana e corrente, potrebbe avere quel surplus di ricchezza di cui alle volte si può sentire il bisogno.

PAOLO RAGNI

05/09/2012

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

23° Concorso Internaz.le di Poesia “Città di Porto Recanati” – XXIII Edizione – 2012

 23° CONCORSO INTERNAZIONALE di POESIA «CITTA’ di PORTO RECANATI» XXIII Edizione 2012

Col Patrocinio del Comune di Porto Recanati e della Regione Marche

E la collaborazione dell’Associazione Lo Specchio di Porto Recanati

 

Art. 1 – Il  poeta invierà una sola poesia a  tema libero. L’organizzazione suggerisce di considerare tematiche sulla disabilità, sulla solitudine, su  “i nuovi poveri”, sugli extracomunitari, sugli anziani, sugli eventi catastrofici ecc., affinché si rifletta sulla condizione dell’uomo e del suo esistere,  ideazione che portò all’istituzione de Premio Città di Porto Recanati 25 anni fa.  Comunque sia, i temi indicati sono solo indicativi… La poesia inviata, che non deve superare i 35 vv. (per non eccedere nelle spese di stampa nell’eventuale raccolta dei testi dei Vincitori e dei selezionati in un’Antologia), può essere stata anche edita, ma che non abbia mai vinto il primo premio in altri concorsi. L’originale deve riportare: Nome e Cognome dell’autore, indirizzo di casa e indicazione della sua email e la dichiarazione: “Dichiaro d’essere autore dell’opera inviata al concorso”.

Art. 2 – La Giuria, composta di quattro elementi, sarà resa nota nel giorno della premiazione; essa stilerà una graduatoria di tre vincitori dei premi in denaro e di altri meritevoli sino  al 10° classificato.

La Giuria, a suo insindacabile giudizio, premierà quei poeti che,  con l’impegno culturale e la propria testimonianza di vita,  abbiano contribuito a superare una condizione  di vita difficile, o addirittura rendendola fonte di ispirazione.

Art. 3 – I premi in denaro sono:

1° classificato 500 euro, targa o trofeo.

2° classificato 300 euro, targa o trofeo.

3° classificato 200 euro, targa o trofeo.

Art. 4 –  Le poesie dovranno essere spedite entro il 31 luglio 2012 (farà  fede il timbro postale di partenza) in quattro copie,  per posta ordinaria al seguente indirizzo:

Prof. Renato Pigliacampo c/o Concorso Internazionale di Poesia “Città di Porto  Recanati”, XXIII Edizione 2012, Casella Postale n. 61    62017  PORTO RECANATI   (Macerata). La poesia potrà anche essere inviata per  e-mail a:   pigliacampo@cheapnet.it  Il concorrente verserà la tassa d’iscrizione di 15 (quindici) euro sul conto corrente postale n. 29 68 76 21 intestato a Renato Pigliacampo c/o Casisma., o con  altra modalità di sua scelta. La somma sarà messa a disposizione del monte-premi.

Informazioni. La premiazione avverrà a Porto Recanati, probabilmente nella seconda/terza decade di settembre. I vincitori dei premi in denaro avranno  comunicazione scritta del giorno, del luogo e dell’ora della Cerimonia. E’ prevista una raccolta delle migliori  opere in una  silloge.

Si chiede la cortesia di diffondere il Premio nei media e tra gli amici interessati. Grazie.

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