“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Santina Russo

 “ RITORNO AD ANCONA E ALTRE STORIE”

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Recensione di Santina Russo

“Ritorno ad Ancona e altre storie” è una raccolta costituita da tre racconti, tre storie diverse, protagonisti diversi accomunati da sentimenti di insicurezza, di emozioni spesso travolgenti e inspiegabili, a volte illusorie ma, non per questo, prive di valore.  Storie di  uomini e donne comuni che rappresentano l’universalità degli eventi quotidiani e abituali che possono capitare a chiunque, portando il lettore ad immedesimarsi in maniera del tutto naturale nei personaggi delle storie che legge.

Le storie sono intercalate in contesti narrativi e descrittivi caratterizzati da un’accuratissima attenzione al dettaglio, al particolare. Sono dettagliatamente e accuratamente descritti non solo le ambientazioni geografiche ma anche, e soprattutto, le analisi introspettivi dei personaggi, il travaglio delle loro emozioni spesso soffocate, altre volte vissute pienamente, ora con timore e titubanza, ora con ardore e impulsività.

Nel primo racconto “Telefonate anonime” i protagonisti sono figure femminili, una giovane donna e sua madre, ed è quasi impossibile per una donna non riconoscersi in almeno una di queste donne o delle situazioni che vivono in questo racconto.

La narrazione inizia con un accento noir, un alone di mistero avvolge la giovane protagonista Giada, preoccupata dalla ricezione continua e scandita da un preciso ritmo temporale, di telefonate anonime. Dopo una serie di eventi che, per certi aspetti, possano sviare il lettore portandolo a ipotizzare conclusioni azzardate sul mistero delle telefonate, la soluzione dell’enigma si rivela del tutto inaspettata e inusuale. Dietro la cornetta non c’era, come di solito si pensa, qualcuno che cercava di colpire, di spaventare, di fare del male ma una persona colpita e spaventata a sua volta, che cercava il bene.

Nella storia intervengono anche diverse figure maschili, alquanto controverse. Uomini legati alle due donne protagoniste da un rapporto ambiguo, come quello di Giada con il brillante avvocato del quale al primo sguardo s’invaghisce; da un rapporto svanito molto tempo fa e improvvisamente riemerso in forme del tutto inattese, come quello dei genitori di Giada e infine, da un rapporto nato quasi per una forzatura del destino che pone Giada di fronte a Jacopo.

Il secondo racconto “Ritorno ad Ancona” vede come protagonista Rebecca, una donna matura ma ancora piacente, che sfugge alle pene vissute a causa del divorzio, cercando un po’ di pace e di relax a Ischia.  In una cornice pittoresca descritta con l’ormai tipica ricercatezza e cura del particolare, l’incontro con il dottor Vincenzo Pistola avviene in maniera del tutto casuale, come capita spesso in vacanza di imbattersi in persone nuove.  Dall’incontro alla passione travolgente passa ben poco, Rebecca inspiegabilmente si concede ad un uomo quasi sconosciuto che la intriga e la conquista per la sua gentilezza e pacatezza. Il rapporto si fa profondo, nonostante il pochissimo tempo a disposizione, all’attrazione fisica si aggiunge ben presto la consapevolezza di un sentimento che va al di là del piacere. Il ritorno ad Ancona, dopo la breve ma intensa vacanza, costituisce per Rebecca un ritorno alla realtà, un ritorno alla quotidianità. Rebecca ha vissuto un duplice viaggio, uno fisico che l’ha portata prima ad Ischia e poi ad Ancona, dove ha fatto ritorno ed uno sentimentale che dal naufragio del divorzio con il marito l’ha portata ad esplorare nuovi orizzonti. Sarà, quest’ultimo, un viaggio senza ritorno?

Il terzo racconto “Un cammino difficile” porta un titolo alquanto emblematico. E’, fra tutti, il racconto più sofferto, a tratti anche commovente. Protagonisti anche qui uomini e donne comuni, con i loro difetti e i loro pregi. Alberto ed Eva s’innamorano, si sposano quasi subito e il forte desiderio di famiglia li porta ad adottare due bambini di origine russa. Ben presto, però, Alberto va via da casa, soffocato dalle nuove responsabilità di padre, lascia Eva e i bambini, sentiti più come un peso che come un dono.  In questo racconto affascina molto l’introspezione psicologia di Eva, una donna che ama di un amore incondizionato e smisurato. Eva è l’amore, la tenacia, la maturità; Alberto è l’egoismo, la frivolezza, l’immaturità.

Gli autori, non a caso, hanno scelto il titolo del secondo racconto per intitolare tutta la raccolta: “Ritorno ad Ancona”. In effetti, tutte le storie alludono in qualche modo al viaggio, in ciascuna storia i protagonisti affrontano un viaggio, non solo fisico ma soprattutto sentimentale. Viaggia molto Giada per lavoro da Firenze a Roma, il viaggio la porta a fare nuove conoscenze, ma sarà soprattutto un viaggio a ritroso nel tempo a sconvolgere la sua quotidianità, un viaggio in un passato che le è del tutto ignoto.

Viaggia Rebecca, per la sua vacanza ad Ischia. Viaggiano Alberto ed Eva, insieme, quando si recano in Russia per incontrare i bambini che adotteranno come loro figli, ma il “cammino difficile” è quello svolto da Eva che da sola si fa carico delle proprie responsabilità per crescere, educare ed amare i suoi figli, ed è quello svolto da Alberto quando lotta contro la sua malattia.

Una narrazione semplice e lineare, impreziosita da dettagli minuziosamente descritti, assicura al lettore una lettura piacevole e rilassante. Alla fine si ha quasi l’impressione di aver letto nei diari di questi personaggi, che hanno confidato i loro sentimenti al lettore, il quale non può non sentirsi partecipe dei loro eventi.

 

a cura di SANTINA RUSSO

http://www.santinarusso.com/Ritornoancona612.htm

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Cinzia Tianetti

Ritorno ad Ancona e altre storie

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

 

Recensione a cura di Cinzia Tianetti

 

 

Viaggiare è sempre percorrere e ripercorrere, attraverso i panorami, se stessi. E allora in “Ritorno ad Ancona e altre storie” il senso della parola ritorno, sembrerebbe possibile potere esclamare con certezza, è un viaggio, perché un ritorno non è semplice ricalcare l’orme già tracciate ma un “percorso altro” rispetto a qualunque cammino intrapreso fino a quel momento; non sovrapponibile, non totalmente e completamente riconoscibile, non determinabile.

In definitiva il messaggio del ritorno racchiude un viaggio in cui non ci sta assolutezza alcuna, né un’epigonale mummificata storia, ma alterità che genera, nei protagonisti principali, come Giada e la madre Clara, Rebecca ed Eva, stupore; non lasciandosi sopraffare dagli eventi con atteggiamenti passivi e subordinati ma, in una nietzscheana “chimica” delle idee e dei sentimenti… come pure di tutte le emozioni che sperimentiamo in noi stessi… anche nella solitudine”, capovolgendo il risultato in un suo opposto (un telefonata anonima in un sentimento non immediatamente espresso, un episodio delittuoso in un incontro, una conoscenza deludente in una consapevolezza della ricchezza e fortuna posseduta, una mancanza in forza e capacità di accoglimento, un divorzio sofferto in voglia di ricominciare, la solitudine in opportunità di aprirsi all’altro, un monumento ai caduti di guerra ad inno del primo amore, un matrimonio fallito in impegno d’amore verso due creature bisognose d’affetto e d’attenzioni) così come nelle intenzioni degli autori.

E allora si comprende insieme a Giada, in “Telefonate anonime”, come la libertà e la tranquillità dell’animo indipendente dipenda da un ritorno a casa: Ulisse e Penelope al contempo del proprio destino.

Tessere le fitte trame della propria esistenza; “immaginare, sognare” insieme a Giada è il nostro compito nel recuperare noi stessi all’oscuro buco nero dell’inconscio per non “collezionare amori a senso unico e delusioni”, per vivere la vita senza che ci sfugga nell’incomprensione. Figurativamente un ritorno a casa, perché, come Giada in fondo, “non vediamo l’ora di respirare l’aria di casa nostra” viaggiatori “soli in compagnia dei nostri pensieri e dei propri propositi”, con un senso tra le mani nuovo. Proprio come Giada che infine riesce a incamminarsi “pensierosa ma sicura verso la sua villetta a San Casciano”. Moderna Penelope che, accettando il suo passato, nell’attesa calma e speranzosa per quel che si ha e non più per quel che si è perso o non si è mai avuto, finisce di stessere il faticoso lavoro dei giorni di una donna in ogni donna che ha amore, fedele al suo cuore. 

E siccome con un buon libro è sempre necessaria almeno una domanda chiediamoci necessariamente di cosa aveva fame Giada e forse ancor più necessario, perché complementare, di cosa si nutriva Giada per alimentare la fame:

“Una volta in cucina aprì la dispensa, ma la chiuse in maniera altrettanto veloce, tanto era insoddisfatta e indecisa su cosa avrebbe voluto mangiare.”

L’insoddisfazione è la cifra, non tanto lo stato di sazietà, che spinge a tendere a quel senso di appagamento psico-fisico irraggiungibile o quanto meno non durevole; ed è intorno a questa mancanza che si muove, insieme al mondo di Giada, il mondo, e queste storie di ritorno.

E, ancora, risalendo, insieme a lei “lo stretto corridoio i cui muri erano ricoperti di foto sbiadite che raccontavano il passato della famiglia” stringendo delicatamente la mano alla radice familiare per nutrirsi di un’identità in definitiva rassicurante dall’intima paura dell’ignoto (“in quel luogo sempre profumato e poi … il cibo … Certi aromi ti rimangono addosso come un vestito leggero bagnato e basta niente per proiettarti in altri tempi, con altri affetti.”), protettivo codice interpretativo del mondo, vera saggezza introspettiva, non si può negare l’altro dei due elementi della radice, rappresentato dalla rigogliosa vegetazione che la stordiva, simbolo dell’istinto all’ aprirsi ai sensi e alle sensazioni, a ciò che avrebbe creato la personale storia (“…Il gelsomino che saliva lungo il muro la stordiva, come lalbero di magnolia, mentre dalla finestra opposta il glicine sembrava quasi voler entrare in casa, tanto era salito.”)

Nelle difficoltà della vita, simbolicamente identificabile nell’anoressico rapporto di padre e figlia, Giada riscopre l’attesa fertile dei sentimenti, costruiti non nell’attendere immobile e dubbioso di un ritorno di un padre, di un amore, ma nel viaggio personale della riscoperta, dell’affermazione di se stessa, nel riscoprire la forza delle proprie radici: “Sapere che il silenzio oltre il telefono era dovuto a dei sentimenti, a delle emozioni” che non appartengono solo all’altro ma proiezioni dei propri timori per un ignoto che si è deciso di abbracciare come si potrebbe abbracciare un fratello in un incontro reciproco all’altro, non per forza minaccioso. Auspicabile per ogni Giada dentro di noi.

E così, foss’anche nell’intervallo di un sospiro, la ricerca, alla “fioca luce delle candele” (non per caso rosse natalizie), quando “fuori il cielo” è “in subbuglio”, e  tutto intorno è buio, termina; il mistero diviene epifania della ragione, e improvvisamente “come se ne era andata, la luce tornò”.

O comprendere insieme con Rebecca, in “Ritorno ad Ancona”, quei “ma” o “oppure”, quell’incomprensibile all’improvviso che, qual “fulmine a ciel sereno”, spezza ogni apparenza e il vero quadro prende forma, la sua vita esce fuori dai colori convenzionali dell’agiatezza eppur della solitudine per ricomprendere la rassegnazione e farne orizzonte per l’albeggiare “della mente che veste con gli occhi dell’anima, della sua bellezza e del suo respiro”.

E Rebecca ritorna in una luce nuova al suo passato per un cuore nuovo; ritorna, in Vincenzo, a casa.

In “quel mare così esteso, verde-azzurro d’estate, scuro e oleoso d’inverno”, che è la vita, “le piaceva particolarmente quando veniva solcato, in lontananza, da qualche imbarcazione partita o diretta al porto”, del proprio esistere; perché anche Rebecca sa partire, come Giada sotto cieli sereni o tempestosi, col mare disteso e azzurro o scuro e minaccioso, per “ritornare” a porti sicuri. Col coraggio che la contraddistingue. E credo che non sia lasciato al caso che la seconda storia si sussegua alla prima come due facce della stessa medaglia: nell’abbandono due vite si ritrovano continuando, nell’incerto passo che non potrà mai dirsi certo per nessuno, la loro vita con coraggio.

Interessante è, infine, costatare come una delle mancanze di Rebecca diventi luogo del terzo racconto: “Un cammino difficile”.

Lì dove, nella terza storia, sembrava che si uscisse dall’impasse del travaglio per entrare nel “ricominciare a vivere”, nel quale terminano le altre due storie, si demarca, invece, la condicio sine qua non incomprensibile diverrebbe la forza e la fermezza del personaggio Eva.

Adán y Eva. / La serpiente / partió el espejo / en mil pedazos, y la manzana / fue la piedra[1].

E del felice inizio, che sembrava aprisse orizzonti nuovi, insospettabili per l’esordio e l’età dei protagonisti, non resta che la potenza del messaggio ribattezzato nel nome del coraggio, non certo ottuso, ma acuto, riflessivo, ponderato, che sa cosa vuole, e cosa è bene; che sa lottare con la pazienza e l’intelligenza che frantuma il muro infantile ed egoistico, come sembrerebbe farebbero sottendere gli autori, in un fil rouge dalle varie, nonché profonde, sfumature: la vita come l’amore e il volere sono un enigma e non può che esserci una soluzione, lo stupore curioso per un futuro prossimo che non potrà mai dirsi.

Così, come fa Eva (e prima di lei Giada e Rebecca), tutto bisogna nell’interpretazione vivere superando la dicotomia che paralizza. Chiarificatrice, in questo senso, è l’ambivalenza (nel primo racconto, chiave d’apertura per tutti e tre i racconti) tra l’azione e il ripensamento, che mette bene in luce le perplessità tra l’agire la vita e subirla, dandosene una ragione plausibile e accettabile. Mette bene in luce la complessità del moto emozionale psico-umano in un rispecchiamento, tra estroversione e introversione, continuo. “Oímos por espejos”[2] dice, García Lorca. Superato dal dramma che, per sua intima natura, inscena un’azione.

Quando qualcosa di inaspettato succede, “in quel momento allora si ripensa a tutto. Si dà importanza anche alla cosa più piccola”.

 

Nel turbinio descrittivo delle parole racchiuse in una frase, li senti le due voci femmìnea e maschile, nonché il morbido e preciso, fluido e pausale, al contempo, ritmo, in una dinamica economica efficace. Che ben si compenetra divenendo una voce che intona un canto di vite in cui è facile identificarsi, nell’andirivieni dei giorni nei giorni che scandisco un tempo d’armonia diatonica.

Vite ordinarie, che vivono, si diceva, un quotidiano riconoscibile. La Rebecca, la Giada, l’Eva che c’è in ognuno di noi si riconosce, riscoprendosi, in loro, capaci di riscatto, per cui niente è più scontato, nemmeno quando tutto sembra deciso da un destino non benevolo.

I protagonisti di questi racconti son tutti positivi, perché sullo sfondo restano la paura, l’infantilismo, l’assenza di sentimenti e intelligenze, il brancolar nel buio, incarnato in marionette manovrate da un burattinaio fatale.

“Ci sono persone che per la loro arroganza e superbia mangerebbero il mondo, pensando di essere immortali o credendo che gli eventi negativi non riguardino mai la propria persona, ma poi, quando qualcosa li tocca veramente, diventano come bambini soli al mondo”. Incapaci di ricominciare. 

Attraverso i protagonisti ci si sporge a veder il senso reale del vivere, che non sta nelle grandi imprese ma nell’essere se stessi svelandosi in nuove prospettive di vita, in nuove passioni, al meglio delle proprie forze, scuotendo l’animo per trasformare le emozioni interiori in ragioni d’amore.

E poi l’evidenza. Perché in fondo cos’è l’uomo se non la somma di singole parti in un conto che non torna mai?

Note:

[1] Adamo ed Eva. / Il serpente / ruppe lo specchio / in mille pezzi, / e la mela / fu la pietra.

“INITUM” di García Lorca.

[2] Un pájaro tan solo / canta. / El aire multiplica. / Oímos por espejos.

Un uccello solitario / canta. / Moltiplica l’aria. / Udiamo attraverso gli specchi.

“REPLICA” di García Lorca

a cura di Cinzia Tianetti

09/05/2012

 E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Luana Trapè

Recensione a cura di LUANA TRAPE’

 

La vita è un cammino difficile

 

La doppia composizione dei racconti scritti a quattro mani è pienamente riuscita. Sono infatti del tutto celati i punti di sutura, né lo stile dell’uno prevale sull’altro, come in una sonata al pianoforte non si distinguono le mani, quando i due esecutori sono abili ed affiatati.

Sono i viaggi, il leit motiv della narrazione: con treni e autostrade, taxi e traghetti, valigie e trolley, hotel e terme. Le protagoniste si spostano per lavoro o divertimento dalla propria città ad un’altra, ed è proprio questo spostarsi a “muovere” le loro riflessioni. Si tratta dunque, in maniera più profonda, di viaggi della psiche, di passaggi, di tappe esistenziali che traslano da un’epoca all’altra della vita. Il mutamento temporaneo dei luoghi e l’incontro con persone nuove cambiano il modo di sentire e, indirettamente, anche il fluire degli anni futuri. Ogni sosta provoca un’autoanalisi e il ritorno a casa coincide con una svolta.

Le tre donne sono descritte con un procedimento a spirale, prima lo scavo psicologico, poi man mano il mondo esterno, i compagni reali o possibili, la famiglia e l’ambiente: le stanze della casa e degli alberghi, la natura, i panorami, le città che attraversano, col passo sicuro del residente o quello curioso del visitatore. Si nota una grande cura per i dettagli più marginali, che per un attimo fanno baluginare la storia di personaggi minori, o svelano l’atmosfera segreta delle città.

Il primo racconto inizia con l’addensarsi di preoccupazioni e tensioni che culminano con la sorpresa dell’eredità di un padre mai conosciuto. Il viaggio contribuisce a chiarire un dubbio pressante, risolvendo l’impasse che si era creato; così Giada imprime con decisione un nuovo corso alla propria esistenza. Ed è un segnale minuto, la leggerezza di un colibrì dipinto su un piattino, ad anticipare lo scioglimento finale.

Nel secondo Rebecca, ferita da un recente divorzio, se ne va ad Ischia per una vacanza, scegliendo un posto di mare che le ricordi Ancona, la città dove vive. È il colore azzurro a dominare la scena, l’azzurro dell’acqua e degli occhi di Vincenzo con il quale inizia un “viaggio” affettuoso: “Era partita per un volo alto, forse pericoloso, ma non intendeva tornare indietro”. Tuttavia il ritorno a casa, alla realtà di tutti i giorni, dissolve l’illusione di poter uscire dalla solitudine. La sua personalità irresoluta la spinge a rifiutare una relazione che sembrava attraente e invece si  rivela troppo ardua da condurre.

Il titolo del terzo, “Un cammino difficile”, sembra smentito dall’inizio solare, semplice e rassicurante; ma ecco che al rientro dalla villeggiatura si manifesta una frattura insanabile in una famiglia che appariva felice. E sarà la protagonista – abbandonata dal marito – a soffrirne di più, perché appartiene alla schiera delle donne per le quali l’amore è totale dedizione e sottomissione, quasi fino al sacrificio totale; le donne che non riescono mai a distaccarsi del tutto dall’amato, e sempre perdonano indifferenza, egoismo e tradimenti. Infatti Eva, venuta a conoscenza di una grave malattia di Alberto, ricominciò a prendersi cura di lui “senza mai chiedersi se la loro vita sarebbe tornata un giorno, ad essere vita di coppia, e non lasciava a se stessa neanche il tempo di guardarsi allo specchio. Un giorno, però, lo fece, non distrattamente, ma di proposito.”

L’impatto con la propria figura, così trascurata e invecchiata, la spronerà ad iniziare un cammino di ricostruzione, di apertura al futuro, contando soltanto su se stessa.

a cura di Luana Trapè

05-05-2012

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA RECENSIONE INTEGRALMENTE O IN FORMA DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Emanuela Ferrari

Ritorno ad Ancona e altre storie

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

 

Recensione a cura di Emanuela Ferrari

Il libro scritto da Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, dal titolo Ritorno ad Ancona e altre storie, raccoglie tre storie che, pur narrando vicende diverse, hanno un filo conduttore comune, ovvero si “muovono” sul terreno dei sentimenti, più precisamente partono da un punto di riferimento iniziale: la famiglia che si crea, che si ha per poi arrivare a situazioni diverse rispetto al punto di partenza. Tutto ciò che accade prende spunto da questo micro-cosmo, o micro-mondo, che ci portiamo appresso anche quando sembra averci abbandonato. Dal genio creativo dei due autori “nascono” tre racconti molto avvincenti, assai ricchi di particolari descrittivi su luoghi, persone, stati d’animo, riflessioni introspettive che portano il lettore a sfogliare le pagine con voracità.

Tre storie intense, vissute, emozionanti dove le protagoniste indiscusse sono tre donne: Giada (33 anni), Rebecca (55 anni), Eva (circa 40 anni) che mi sento di definire tre “pilastri” in quanto prendono in pugno la situazione e cercano di gestirla al meglio dimostrando una forza vitale, una energia inaspettata che le induce ad andare avanti. Questo tratto è comune alle tre donne, che appartengono a generazioni diverse e vivono emozioni differenti e con vissuti molto lontani che possiamo ricollegare al modo di essere delle donne italiane: tenaci, forti, presenti, super-impegnate e soprattutto umane, aperte all’altro, disponibili all’ascolto del mondo che le circonda. Infatti, Giada decide di “accogliere” il fratello Jacopo di cui non conosceva l’esistenza, Eva mantiene un dialogo aperto con l’ex-marito, Alberto, anche quando la mette in difficoltà per allontanarla con i bambini dalla casa che questi voleva dividere con la sua compagna. Poi Rebecca, pur avendo conosciuto Vincenzo, mantiene il ricordo e la “presenza” del marito nella casa ad Ancona.

Tanto ancora si potrebbe “dire” su questo libro nato dall’abile penna di due scrittori dell’Italia centrale, luogo in cui ambientano la vita dei loro personaggi: Firenze, Fiesole, Ancona, Roma, San Casciano. L’abilità descrittiva dei colori, dei profumi, delle abitazioni rivela una profonda conoscenza del territorio e, soprattutto, la volontà di far risaltare gli aspetti più caratterizzanti: in Telefonate Anonime “le colline toscane, ombrate da verdi e tozzi ulivi”, mentre trapela un legame sincero con il nostro paese nella seguente frase, che conclude la prima pagina del racconto: “il cibo italiano, da molti declamato come il più buono al mondo”. Ed ancora Roma, dove Giada deve svolgere il suo servizio per la boutique di moda, è dipinta tra le righe come un posto rumoroso e frenetico, ma a cui si arriva in ogni modo, parafrasando il proverbio “tutte le strade portano a Roma”. Inoltre, i collegamenti tra le vie denotano una conoscenza – oserei affermare – diretta del percorso citato: via della Traspontina, che conduce a San Pietro, Campo dei Fiori…

In Ritorno ad Ancona sono molto belle le descrizioni colorate della flora, che adorna il balconcino dell’albergo ad Ischia, e la zona di Forio con i Giardini Poseidon ricchi di piante di ogni tipo e “guarniti” da magnolie profumate che sembrano emanare il loro avvolgente effluvio dalle pagine, mentre Ancona come si presenta al lettore? Appare silenziosa con un sole dorato che si rispecchia nel mare Adriatico…

Infine, in Un cammino difficile, ritorna una attenzione particolare alla Toscana, precisamente a Prato dove il paesaggio, ma soprattutto l’architettura ha perso ogni sembianza italiana assumendo sempre più connotati cinesi. In questa precisazione è possibile “percepire” una nota di rammarico da parte degli autori. Poi Viareggio quale luogo ideale per le vacanze estive, mentre Fiesole descritta così: “isola verde sulle colline fiorentine, fuori dal caos e ventilate”.

A questo punto credo che, per “assaporare” tutti gli ingredienti che sono stati maestralmente amalgamati insieme da Lorenzo e Sandra, non rimanga che immergersi nella lettura del loro lavoro per scoprire un mondo che “vediamo” tutti i giorni, forse anche con un certo distacco, ma che ci impone di riflettere sul valore delle persone e sui loro sentimenti.

Ringrazio i due autori  per aver prodotto un testo così ricco di contenuti per le nostre menti.

A CURA DI EMANUELA FERRARI

28/03/2012

QUESTO TESTO E’ UN ESTRATTO DELLA RECENSIONE SCRITTA DA EMANUELA FERRARI.

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE E LA RIPRODUZIONE DI QUESTO TESTO NELLA FORMA DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi: DOVE TROVARLO

RITORNO AD ANCONA E ALTRE STORIE

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

 

 

 Ti segnalo, poi, che se intendi acquistarlo, per soli 10 Euro puoi trovarlo presso:

 – LIBRERIA INCONTRI, Costa Mezzalancia, JESI

– LIBRERIA CATTOLICA, Corso Matteotti, JESI

– Su ordinazione in qualsiasi altra libreria tradizionale

Sul sito della Casa Editrice

– Su ogni altra libreria online 

 

Qui puoi trovare la pagina FB sul libro, per saperne qualcosa in più, ci sono alcune recensioni e commenti.

Premio Nazionale “Poesia Onesta” edizione 2012

VERSANTE Associazione Culturale
organizza
PREMIO NAZIONALE POESIA e NARRATIVA
«POESIA ONESTA»
7a edizione – 2012

Il Concorso riguarda sia gli adulti che gli studenti
CONCORSO ADULTI
Sez. A – Raccolta di 6 poesie in italiano.
Sez. B – Raccolta di 6 poesie nei dialetti italiani.
I testi devono avere la traduzione in italiano.
Sez. C – Racconto breve in italiano.
Sez. D – Racconto breve in dialetto
REGOLAMENTO
Sezioni A e B: le raccolte (edite e/o inedite) con titolo, devono pervenire in due copie dattiloscritte, di cui solo una recante nome, cognome, indirizzo, telefono e/o cellulare, e-mail, oppure in unuca copia anonima accompagnata 
dalla scheda di partecipazione compilata.
Gli autori della Sez. B devono dichiarare la località incui il dialetto si parla.
Ogni poesia non deve superare i 36 versi. 
Sezioni C e D: ogni narratore sia in lingua che in dialetto può partecipare con 1 solo racconto per sezione, in due copia dattiloscritte, di cui solo una (1) con nome, cognome, indirizzo, telefono e/o cellulare, e-mail; oppure in unica copia anonima, accompagnata dalla scheda
di partecipazione compilata. Il racconto non deve superare le cinque cartelle in formato A4.
Provvederà la segreteria a produrre le copie anonime per la Giuria esaminatrice.
INVIO OPERE
Gli elaborati delle quattro sezioni vanno spediti entro il 30 giugno 2012.per posta a:
Associazione Culturale VERSANTE 
POESIA ONESTA Via Molino, 15
60020 Agugliano (AN)
o per e.mail: associazioneversante@gmail.com
I poeti delle sezioni A e B devono far pervenire € 10.00 se partecipano ad una sezione, € 15.00 se partecipano ad entrambe.
I narratori delle sezioni C e D devono far pervenire € 10.00 per il racconto inviato. Se partecipano ad entrambe le sexioni, il totale di € 15.00. Chi partecipa a tre o quattro sezioni invierà un totale di sole € 20.00.
La quota va inviata unitamente alle opere o con versamento sul conto corrente postale n. 8358993 intestato a
VERSANTE Associazione culturale – Premio POESIA ONESTA.
L’invio dovrà contenere la cedola postale che attesti l’avvenuto versamento.
I dati personali saranno trattati nel rispetto del codice sulla privacy, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs n. 196/2003.
PREMI
Sezioni A e B
I primi classificati della sezione A e della sezione B riceveranno € 300,00 cadauno e quindi copie dell’antologia che contiene le loro sillogi. I secondi, terzi e quarti classificati delle Sez. A e B avranno pubblicate le loro raccolte e riceveranno ognuno n. 10 copie del volume Poeti in italiano e in dialetto. Verranno inseriti anche singoli testi che la Giuria riterrà meritevoli di pubblicazione.
Una sezione speciale premierà la migliore silloge marchigiana, sia in lingua che in dialetto, nel caso in cui non risultasse tra i vincitori alcun autore delle Marche. 
Sezioni C e D
I primi classificati delle sezioni riceveranno € 200.00 ciascuno. I primi tre racconti classificati, sia in lingua che nei vari dialetti italiani, verranno pubblicati nell’antologia, e gli autori riceveranno ognuno 10 copie del volume.
* I testi inviati non saranno restituiti. I partecipanti cedono, a titolo gratuito, i diritti dei testi pubblicati nel volume.

Cerimonia di premiazione. È prevista in Ancona e Falconara dal 05/10/2012 al 07/10/2012

Lorenzo Spurio e Sandra Carresi: Ritorno ad Ancona e altre storie

 

Comunicato stampa diffuso da Vivere JesiCorriere AdriaticoRivista l’Indiscreto, Firenze News e Area Press.

Clicca qui per aprire la pagina del libro sul sito dell’editore

 

Vedi il book trailer:

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

 In uscita il libro del giovane autore jesino Lorenzo Spurio
immagineLa vita e la sua ordinaria esistenza, a volte può rivelarsi una trama convincente e coinvolgente. E’ questo che trasuda dalla ricche righe di “Ritorno ad Ancona e altre storie” libro edito dalla giovane casa editrice Lettere Animate e scritto a quattro mani da Lorenzo Spurio (nato a Jesi nel 1985) e Sandra Carresi (Bagno a Ripoli), un libro nato da un’idea di Lorenzo Spurio e dalla sua voglia di raccontare la vita con tutta la sua straordinaria e prepotente vigoria.

E’ un’opera che coinvolgerà il lettore dalla prima all’ultima riga, perché ricco di sfaccettature quotidiane che sapranno catturare l’interesse di chi si lascerà trasportare dalle “avventure” narrate. Dalla presentazione di Antonella Ronzulli (Direttore di Collana): “Il primo numero della Collana Insieme è “Ritorno ad Ancona e altre storie” una scelta editoriale precisa e voluta, perché ne rappresenta il vero significato.

Lorenzo Spurio, giovane laureato in Lingue e Letterature Straniere e Sandra Carresi, madre e moglie con amore per la scrittura e la lettura, vivono due mondi differenti, in una realtà maschile e una femminile. Grazie alla loro amicizia, hanno unito l’esperienza del loro vissuto, l’approccio alla vita quotidiana stessa, e la fantasia, creando un libro di pregevole qualità.

La scrittura perfetta e coinvolgente, le storie attuali, arricchite da affascinanti descrizioni dei luoghi, conducono il lettore ad immedesimarsi nei protagonisti stessi, a porsi interrogativi sulle scelte attuate, forse anche a riconoscersi in loro”.

I vari temi trattati, amore, dolore, speranza, egoismo, fragilità, emozioni, presenti nel quotidiano di ogni essere umano, sono affrontati con intelligenza e sensibilità.

Il libro è in pre-ordine dal sito della casa editrice www.lettereanimate.com, dove sarà possibile anche vedere il mini-spot dell’opera e gli aggiornamenti e la sua evoluzione, un nuovo modo di fare editoria per giovani talenti come Lorenzo Spurio.

NOTIZIA TRATTA DA “VIVERE JESI” DEL 03-02-2012.

http://www.viverejesi.it/index.php?page=articolo&articolo_id=334769

La disperazione controllata in La stanza del figlio (2001)

Il film La stanza del figlio (regia di Nanni Moretti, 2001) è un film pervaso da un’atmosfera cupa e pesante che presenta rarissimi momenti felici e che pure si conclude lasciando l’amaro in bocca. La storia è molto semplice, è la storia di una famiglia del ceto medio che viene stroncata dal dolore per la morte improvvisa di un suo componente, il figlio.

Il clima di morte che si instaura in casa e che porta alla continua rievocazione di ricordi e insieme alla nascita di un certo rimorso del padre del ragazzo sostengono l’intera storia.

Giovanni, il padre di famiglia, è uno psicanalista che ci viene mostrato in numerosi  spezzoni di consulti e di analisi sui suoi pazienti. In questo ambito fuoriesce un’umanità fortemente depressa, malata, distorta e inquieta. C’è chi è ossessionato dal tempo, dalle date e dalle ore, chi è dominato da impulsi sessuali che lo portano a frequentare continuamente prostitute e chi sostiene che Giovanni è un analista troppo freddo e distante e quindi vorrebbe smettere la terapia con lui ed iniziarla con un altro, perseverando però a ritornare da lui.  Con questi brevi squarci il personaggio di Giovanni, interpretato da Nanni Moretti, ci fornisce una significativa gamma di inquietudini e fissazioni umane che il dottore cerca appunto di guarire con la psicanalisi.

Tra di loro un paziente dalla personalità instabile, interpretato da Silvio Orlando, comunica puntualmente a Giovanni il suo desiderio di farla finita e di volersi suicidare. E’ proprio da lui che Giovanni, perché chiamato d’urgenza, si reca il giorno che poi il figlio perderà la vita in un’immersione subacquea. Il paziente che prima aveva tanto invocato la morte paradossalmente gli comunica la sua paura di morire dopo aver scoperto di aver un tumore al polmone.

Al ritorno a casa Giovanni apprende la notizia della morte del figlio e da quel momento la famiglia vive nel dolore e lentamente cerca di ristabilire una vita equilibrata sempre nel ricordo del figlio morto.

Intanto le sedute psicanalitiche di Giovanni si fanno più difficili, è teso, pensieroso e non riesce più a concentrarsi per poter migliorare la salute degli altri in un momento in cui lui è il più vulnerabile e depresso. Decide di lasciare il suo lavoro e i suoi pazienti più affezionati reagiscono in maniera molto diversa al suo abbandono: la signora ossessionata del tempo prenderà un appuntamento con lui quando ritornerà a lavorare ma lui gli fa notare che probabilmente non ritornerà più a fare quel tipo di lavoro, lo psicopatico ossessionato dal sesso si mostra violento perché si sente tradito dal dottore e ora,privato di lui, non saprà più come fare mentre il paziente con il tumore gli rivela che sarebbe stato lui a smettere di andare da lui perché, terminati gli istinti omicidi, si è attaccato alla vita e vuole combattere contro il tumore. Capiamo cioè che la terapia dei vari pazienti viene fermata bruscamente dal dottore in un momento in cui i pazienti non sono ancora giunti a un miglioramento della loro salute.

La storia è ambientata nella città di Ancona, ci sono varie scene in cui Giovanni si reca a correre nel lungo porto dal quale si intravede la cattedrale di San Ciriaco, si vede il viale della Vittoria e del mare sottostante al Passetto da dove il figlio parte su di un gommone per l’immersione che poi si rivelerà mortale, si fa riferimento a piazza Cavour e altri spazi del capoluogo dorico. La città di Ancona con la sua conformazione fatta di colli, di discese e di mare, contribuisce ad accrescere questo senso di progressivo soffocamento e chiusura e a delineare uno spazio asfissiante, difficile da vivere.

Nel finale del film Andrea, il figlio morto, riceve una lettera che la madre aprirà e leggerà. La missiva è scritta da una certa Arianna, ragazza che suo figlio aveva conosciuto poco tempo prima. Per la famiglia si tratta di un segno della continua presenza del figlio in quella casa. La famiglia cerca di mettersi in contatto con la ragazza perché vorrebbe conoscerla; al telefono le comunicano la morte di Andrea e qualche tempo dopo questa va a fargli visita. La ragazza chiede ai genitori di Andrea di poter vedere la sua stanza che il ragazzo aveva immortalato in alcuni scatti che poi le aveva mandato. La stanza è rimasta identica a quelle fotografie. Come segno di riconoscenza ad Arianna per aver permesso di tener vivo ancora il ricordo di Andrea, la famiglia decide di accompagnarla di notte in Francia dove la ragazza era diretta assieme ad un suo amico. Il film si conclude con padre, madre e figlia, dominati dal senso di tristezza e solitudine che pervade nel film che camminano su un’anonima spiaggia in una città di confine con la frontiera francese.

A mio modo di vedere la conclusione del film con l’introduzione del personaggio di Arianna è un finale posticcio che serve a Moretti per dare una svolta alla storia. Tuttavia alla fine resta l’amaro in bocca per una storia di morte che ha segnato per sempre la vita di varie persone. E’ un finale aperto che pure ci lascia dei dubbi: Giovanni tornerà a fare lo psicanalista? Il paziente dopo aver vinto la sua battaglia contro la sua debole personalità che prima lo portava ad avere istinti suicidi, riuscirà a salvarsi dal tumore al polmone?  Giovanni riuscirà a combattere il rimorso infondato che lo lega alla morte del figlio? Ma soprattutto, possono inquietudini, depressioni e manie come quelle esposte allo psicanalista durante le sedute guarire completamente? E’ un film ampiamente drammatico che non consiglio a coloro che già si trovano in uno stato di debolezza né a persone particolarmente facili al lasciarsi contaminare da tragedie familiari televisive.

LORENZO SPURIO

21-04-2011

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