Intervista a Mario Di Nicola, autore di “310307”, a cura di Lorenzo Spurio

INTERVISTA A MARIO DI NICOLA
AUTORE DI 310307
LETTERE ANIMATE EDITORE

A CURA DI LORENZO SPURIO

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?
MDN: I numeri sono da sempre razionalità, mistero, misticismo, progressione, recesso, realtà, infinito. Ho visto dare titoli più disparati ai libri, di ogni genere, senza ricorrere quasi mai ai numeri. Io ho preferito non una frase, una parola, ma una serie numerica. In realtà rappresenta per me una data molto importante, la nascita di mia figlia. C’è chi non crede a questa mia risposta, indicando in 310307, un significato più recondito, più introverso. Allora lascio credere ciò che si vuole, i numeri sono così, l’interpretazione di essi è veramente lasciata al singolo individuo. In un numero, qualunque esso sia, ognuno di noi imprime un significato. Io ho il mio, ai miei lettori lascio la voglia di scoprire in loro, il proprio karma. L’inizio della vita, aldilà dello spirito religioso, è un numero. 

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?
MDN: A differenza di altri che negano, io viceversa ribadisco la mia vita nelle mie poesie. E’ un’autobiografia vera, ermetica, nichilista, crepuscolare. In ogni poesia, c’è parte della mia esistenza, senza retorica, un’analisi della mia anima, alla luce di quanto vivo e lascio che viva dentro me. Chi scrive poesia, non attingendo al proprio divenire, per me non è un poeta vero. Il classicismo d’epoche passate, non m’interessa. Rappresentare il bello, il perfetto, il risultato di quello che si pensa che il lettore vuole, non m’appartiene. La verità del narrare, rappresenta l’inizio e la fine dei miei concetti. E spesso, si sta male nel raccontarsi. La letteratura è un ottimo modo per raccontare la propria storia e quella degli altri, ma non deve alterare i contenuti. Il lettore non deve avere la sensazione che la storia sia “aggiustata”, il lettore deve credere nel proprio autore. Oltre la letteratura, altri modi per raccontare storie, sono la musica, l’immagine, la pittura. Io ho sempre portato avanti la Néorìa (una mia creatura, intesa come nuovo movimento), dove la musica e la poesia si tengono strette, vivendo una per l’altra. Tutto ciò che può decifrare l’animo, è fonte di interesse per me. Le note e le parole, alla fine sono la stessa cosa.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?
MDN: I miei autori poetici preferiti, sono D’Annunzio, Ungaretti ( che considero “maestro”), Saba, Dino Campana. Adoro (sembrerò fuori dal tempo) l’ermetismo popolare, la scapigliatura, il decadentismo vero, lo spleen francese. Insomma il lato ombroso della luna, che non significa l’essere cupo o triste, ma esprimere il sentire della vita come essa approda nella vita di tutti i giorni. Oggi in Italia a mio avviso correnti letterarie e poetiche nuove, non ne abbiamo. E’ un susseguirsi di rimpasti e espressioni che maestri del passato hanno già descritto nelle linee guide. Certamente oggi abbiamo autori di poesia validi e coerenti con il tempo, ed è difficile inquadrare nuove tendenze e strade da percorrere. Questo logicamente è il mio punto di vista, e posso sbagliare, ma la verità sta nelle pagine del passato, che fanno ancora tremare le mani a chi scrive. I generi letterari che amo sono la narrativa, il romanzo descrittivo di una certa realtà, non prediligo il fantasy, e tanto meno il giallo. Adoro Moravia, già a dodici anni leggevo il Disprezzo, La noia, e poi più avanti la Villa del Venerdì. Moravia mi ha sempre affascinato per la sua cruda descrizione dell’animo donna-uomo, visto da angolature strettamente viscerali. Il descrivere l’assurdo delle emozioni. E questo mi ha sempre fatto riflettere, anche nelle mie composizioni. La letteratura straniera intesa come autori singoli è anche un mio punto di partenza. La poesia della Emily Dickinson, Poe, Keats, Neruda, sono i maggiori che seguo da sempre. Leggo tutto ciò che capita, per capire, carpire, sostenere. Ma la cosa importante nel leggere è comprendere perché e il come, sente la vita un autore. Infine, ma non per ultima, lascio la Merini, che credo sia l’ultima grande poetessa del nostro tempo. 

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?
MDN: Per la poesia il titolo è : Vita d’un uomo, di Ungaretti. Un libro dove l’anima del poeta s’imbastisce con la quotidianità del soffrire per avvenimenti. Il descrivere in poche righe il verso della vita, che ci opprime o ci accontenta, lo stillicidio dei vocaboli, intesi come lame che devono e possono ferire l’animo di chi legge. Per la narrativa, romanzo, ribadisco il mio acclamato amore per Moravia. Il libro la Villa del Venerdi, è secondo me, la descrizione beffarda, quasi da circo della capacità umana di amare in diversi modi. E Moravia, sapeva descrivere il girotondo di vite, in maniera egregia.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più? 
MDN: Come ho già detto, Ungaretti, Tarchetti, Luzi, e altri hanno contribuito alla stesura delle mie idee. Ma quello che considero il mio maestro è Ungaretti.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani? 
MDN: Ho collaborato a quattro mani nella stesura di alcune poesie, con una brava poetessa, Antonella Ronzulli, Direttore della collana Phoetica di Lettere Animate, per un suo lavoro editoriale. Ci siamo ritrovati in molti schemi mentali e l’amicizia ci ha portati a scrivere insieme. A lei devo la mia presenza nel mercato editoriale, e al fatto di aver ripreso a scrivere. La stesura a quattro mani è difficile da realizzare. Ma quando accade, la magia è unica.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?
MDN: Credo che non ci sia un tipo definito di lettore. La mia opera può protendere verso chiunque ne voglia far parte. Leggere e ritrovarsi nelle frasi di una lirica, per me non ha età.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?
MDN: Oggi pubblicare un libro è difficile, trovarsi di fronte agli editori non è cosa semplice L’editoria a pagamento è da escludere sempre, in ogni momento. La mia casa editrice Lettere Animate, non mi ha chiesto nulla, nessun contributo economico, ha semplicemente creduto in quello che ho scritto e che sono. A lei, e alle persone che ne fanno parte va tutto il mio ringraziamento, per aver realizzato un sogno di un semplice scrittore di poesie. Inoltre sarebbe bello se il panorama editoriale, si occupasse di più di poesia. La poesia non è roba per pochi eletti, la poesia è vita di tutti, anche quelli che fanno finta nel non considerarla come matrice educazionale.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?
MDN: I concorsi letterari e poetici servono al confronto, alla possibilità di farsi leggere. Certo è difficile farsi giudicare in una gara. Sembra assurdo come un sentimento proprio, debba avere un voto, un giudizio. Ma il ritrovarsi insieme ad altri fa crescere la propria umiltà, fa riconoscere i propri limiti, o la propria bravura. Ma non tutti i concorsi sono realmente validi. Lungi dai pseudo concorsi, che non hanno qualità e garanzia. Quelli massacrano persone e poesia.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori? 
MDN: Tanto. Il confronto comporta la presa di coscienza, la capacità di riconoscere in altri la bravura, o anche la superficialità. Ma soprattutto il confronto è un momento per non sentirsi soli, per non sentirsi elusi dalla quotidianità, serve per crescere e creare rapporti umani, così come nei vecchi cenacoli artistici di un tempo, a me cari. 

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?
MDN: Penso che la storia sia ciclica, il ripetersi del tempo, delle storie, delle rivoluzioni, dell’umanità in se stessa, è la principale caratteristica dell’esistenza umana. Anche la letteratura, la poesia deve fare i conti con questa routine, e questo non vuol dire copiare o rifarsi interamente al passato. Il rileggere le tematiche ci deve portare a scoprire sfumature ogni volta, equilibri non toccati, impressioni non focalizzate. La rielaborazione delle tematiche, nella veste della ricerca, fa solo bene al mondo della scrittura. Nessuno è immune alla ciclicità, dobbiamo solo affinarla al nuovo sentire, dettato dal tempo che cambia e che ci cambia. Finisco dicendo che spesso quello che non hai scritto tu, l’ha scritto qualcun altro, e quello che non trovi ora, lo troverai nel passato e nel futuro. Basta però indicare sempre una via dove camminare insieme, per la voglia di scrivere e che tutto rimanga impresso nelle pagine dell’esistenza personale e collettiva. Grazie per il tempo accordatomi. A Dio piacendo continuo.

a cura di LORENZO SPURIO 

 

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“310307” di Mario Di Nicola, recensione a cura di Lorenzo Spurio

310307

di Mario Di Nicola

con prefazione a cura di Roberto Incagnoli

Lettere Animate Editore, 2012

ISBN: 978-88-97801-27-6

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Ci si cambiava abbracci,

per rimanere uomini.

Il mare ci prestava lacrime.

(Da “Schiavi”)

La poesia di Mario Di Nicola è fortemente colorista e paesaggista. Ce ne rendiamo subito conto con la poesia che apre l’intera silloge, intitolata “Il mio paradiso” dove il canto d’amore alla donna è frammisto a una serie di riferimenti al mondo naturale. Interessanti le costruzioni strofiche che Di Nicola trasmette: il poeta, dall’animo sensibile e dalla capacità visionaria illimitata, è capace di “bere” il sole.. non tanto la sua materialità, ma la sua energia: “ne bevo il giallo calore”, scrive. In questo quadretto di panteismo naturalistico, i fili d’erba divengono i capelli dell’amata. La silloge è fortemente impregnata su questa visione naturalistica, a tratti esistenzialista, alla quale si coniuga la lode – a volte il rimpianto – nei confronti della donna amata.

Qual è il significato del titolo di questo libro? Si tratta di un codice, di una somma, di un costo? Non si sa. Di Nicola non lo chiarisce nel corso del libro e l’idea più semplice da imboccare è quella che si tratti di una data, l’ultimo giorno di marzo dell’anno 2007. Forse –dunque- queste liriche sono state scritte cinque anni fa o comunque in un periodo ad esso coevo, significativo per l’autore in quanto lo ha scelto come “etichetta” di questi suoi lavori.

La poesia di Di Nicola si offre al lettore in maniera semplice, spontanea…le varie strofe si susseguono in maniera fresca e cadenzata come un leggero venticello di primavera. Dalle poesie ne fuoriesce un uomo maturo, che ha affrontato periodi più o meno difficili nel suo trascorso terrestre, ma anche una persona riflessiva, meditabonda, altamente cosciente dei valori e delle grandi ricchezze – non materiali- alle quali, però, troppo spesso non diamo importanza:  “Lo stolto uomo/ mangia amore,/ saziandosi di povere portate,/ seduto,/ ad un tavolo senza commensali.”, scrive in “Un’altra vita”.

In conclusione è possibile sostenere che la poesia di Di Nicola, pur avendo una chiara matrice modernista (non tanto nella cura metrica-stilistica, ma nell’evocazione del mondo naturale, dei paesaggi e dei colori), in molti casi si svincola da questo mondo pluricromatico per farsi monocromatica e prediligere “le buone cose” per dirla alla Gozzano: immagini e avvenimenti semplici, quasi anonimi: una serata al porto, il ricordo sbiadito della nonna, una scena di circo o la ricorrenza patronale del proprio paese.

Numerosi e continui i riferimenti al paradiso, alla morte, alla necessità di desiderare e sperare, forse per allentare la consapevolezza che, prima o poi, ci sarà da fare i conti con il tempo immortale: “Questo vorrei fosse il paradiso/ Questo vorrei fosse il mio paradiso./ Questo vorrei fosse il tutto./ E sussurro gioia alla morte” (in “Sussurro”).

La poesia di Di Nicola, da qualsivoglia prospettiva critico-letteraria venga analizzata, è un positivo inno alla natura e con esso alla vita. Il messaggio è chiaro e trasuda da ogni poesia: l’uomo deve ritrovare la felicità e la spensieratezza dell’essere nelle piccole cose, attorniarsi della natura e bearsi di essa. In questo universo, riuscirà a sentirsi se stesso ma potrà identificarsi anche con il sole, con il mare o con un gabbiano: “E mi ritrovo ad essere un gabbiano,/ con il suo ultimo desiderio.” (in “Il gabbiano”).  Non si tratta di un mero pensiero fantastico o utopico, ma di una manifestazione sensoriale di un animo particolarmente sensibile e a contatto con l’Altro. Metamorfosi, cambi di identità, rinascite sono possibili solo adottando una visione ampia e immateriale del mondo. Di Nicola lo fa con autenticità e vigore.

Complimenti vivissimi all’autore.

La silloge è inoltre arricchita da delle fotografie di Antonella Ronzulli (curatrice di questa opere e poetessa) e di Stefano Gallo.

Chi è l’autore?

Mario Di Nicola nasce a Roma il 3/10/1970 e vive a Pescara con la moglie Paola e la piccola Veronica.

Le sue capacità letterarie sono apprezzate sia nelle liriche ermetiche descritte come eredità ungarettiana nel nostro tempo, sia nelle composizioni di musica e testi. Le sue liriche sono state inserite in varie antologie poetiche.

 

a cura di Lorenzo Spurio

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Intervista ad Antropoetico, autore di “Asimmetrico”, a cura di Lorenzo Spurio

Intervista ad Antropoetico

Autore di Asimmetrico

Lettere Animate Ediotre, 2012

a cura di Lorenzo Spurio

 

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

AP: Nel senso letterale di essere fuori simmetria dal punto di vista delle percezioni, non lineare in modo simile a una catasta di legno in cui qua e là fuoriescono degli spuntoni. Le emozioni della vita hanno deformato la mia anima che ha assunto, in tal modo, forme diverse nei punti dove ha incassato i colpi.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

AP: Nel mio caso gli scritti poetici sono essenzialmente riferiti alla mia esistenza, alle emozioni che hanno trapassato i momenti della vita. Nella poesia esce il mio io più profondo. Raccontare sé stessi vuol dire raccontare gli altri nello specchio riflesso della vita. Se ho cominciato a scrivere poesie è stato proprio per dare sfogo a quel torrente in piena che avevo dentro, quel bisogno di comunicare il mio stato d’animo così forte e impetuoso a tal punto da non poter più smettere di scrivere.

 

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

AP: Bufalino ha sicuramente un certo fascino descrittivo, anche Pessoa per certi versi mi emoziona ma sicuramente il maestro nella descrizione dell’amore e di tutte le sue svariate sfumature è Pablo Neruda. Non ho una tendenza di riferimento, credo che la poesia debba arrivare nella mente e nel cuore al di là di schemi predefiniti. Lo scopo è generare un’emozione nell’anima di chi legge, trasmettere qualcosa che si ha dentro  che possa essere o diventare patrimonio anche dell’altro.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

AP: Sono sicuramente un’anomalia nel campo degli scrittori, in quanto, in realtà, ho letto pochissimo degli altri autori. Quello che ho nel cuore è “Todo el amor” di Pablo Neruda perché lo trovo molto umano e sincero con tutte le sfumature più intense dell’amore.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

AP: Come già evidenziato in precedenza il più interessante dal mio punto di vista è Pablo Neruda, un vero talento capace di scuotere da cima a fondo l’anima di chi legge.

 

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

AP: Mai provato. Potrebbe essere un’esperienza nuova, interessante a livello di sperimentazione anche se sicuramente, come in un matrimonio, possibile solo con una grande armonia espressiva e una comunione emotiva.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

AP: La poesia è sicuramente più attraente per le persone sensibili, per coloro che portano addosso i segni di vite difficili o complicate. Credo che sia il dolore la prima porta che apre al mondo della poesia. Una volta entrati però ci si accorge della complessità del mondo che essa rappresenta capace di toccare tutti gli aspetti della vita includendo quindi anche la gioia, la passione, la rabbia, la riflessione, insomma l’intero universo emozionale.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

AP: Purtroppo nel mondo editoriale attuale è facile imbattersi in faccendieri spregiudicati, in editori improvvisati che spesso speculano sugli autori emergenti e sulla loro voglia di comunicare quello che hanno dentro. Questi individui fanno soldi facendosi pagare lauti “contributi” per pubblicare le opere, a volte obbligando l’autore all’acquisto di un determinato numero di copie del suo libro. Il loro business consiste solo in quello e non danno nessun tipo d’assistenza allo sprovveduto malcapitato. Spesso tengono nascosto il numero di copie vendute per lucrare ulteriormente non corrispondendo i dovuti diritti d’autore al proprietario dell’opera. Tuttavia, a fianco di questi veri manigoldi, esistono case editrici “serie” a partire dai grandi nomi ben conosciuti fino ad arrivare a piccole realtà ( per ora almeno ) come “Lettere Animate” che pubblicano senza contributo se ritengono la pubblicazione meritevole di divulgazione e che fanno sentire la loro presenza costante all’autore mettendo in campo professionalità, diffusione  dell’opera, perfino la realizzazione di video di presentazione e eventi promozionali. Il mio giudizio su “Lettere Animate” è totalmente positivo e mi fa ben sperare per le prossime pubblicazioni.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

AP: Ho partecipato in precedenza ad alcuni concorsi letterari e sono stato inserito in un paio di  raccolte poetiche con gli altri partecipanti. Personalmente non amo la competizione dei concorsi, tuttavia la partecipazione alimenta il confronto e porta dunque inevitabilmente a cercare di migliorare. Nella giusta dose può integrare il percorso formativo di un autore.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

AP: In alcuni casi può essere decisivo per la sublimazione di un’opera, per aggiustare con gli occhi altrui quei particolari che magari sfuggono alla nostra attenzione, in altri casi il rischio concreto può essere quello, al contrario, d’importare una contaminazione di stile non auspicabile. Consiglio a chi scrive di mantenere sempre e comunque la sua originalità.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

AP: Non ci trovo nulla di male. E’ naturale che parlando, ad esempio di amore, si finisca inevitabilmente in percorsi già tracciati da molti altri autori. L’abilità consiste proprio nel saper dire la stessa cosa in modo diverso. Facciamo l’esempio letterario della pioggia. Se parliamo d’essa è molto difficile creare variazioni sul tema eppure c’è sempre quel particolare in più che se colto, può fare, la differenza. Un fenomeno recente di cui ho notato la diffusione recentemente, nella esasperata ricerca di differenziarsi a qualunque costo, non sempre con risultati eccellenti, è stato quello delle immagini “non sense”; cito ad esempio una frase esemplificativa “Nell’alto dei cieli una volpe di ghiaccio volava con ali di effimero alabastro”. Personalmente preferisco rimanere quasi sempre più in contatto con la realtà che mi circonda anche se, a volte, non ho disdegnato cimentarmi in poesie di tal genere.


a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE INTERVISTA IN FORMA INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Lorenzo Spurio e Sandra Carresi: Ritorno ad Ancona e altre storie

 

Comunicato stampa diffuso da Vivere JesiCorriere AdriaticoRivista l’Indiscreto, Firenze News e Area Press.

Clicca qui per aprire la pagina del libro sul sito dell’editore

 

Vedi il book trailer:

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

 In uscita il libro del giovane autore jesino Lorenzo Spurio
immagineLa vita e la sua ordinaria esistenza, a volte può rivelarsi una trama convincente e coinvolgente. E’ questo che trasuda dalla ricche righe di “Ritorno ad Ancona e altre storie” libro edito dalla giovane casa editrice Lettere Animate e scritto a quattro mani da Lorenzo Spurio (nato a Jesi nel 1985) e Sandra Carresi (Bagno a Ripoli), un libro nato da un’idea di Lorenzo Spurio e dalla sua voglia di raccontare la vita con tutta la sua straordinaria e prepotente vigoria.

E’ un’opera che coinvolgerà il lettore dalla prima all’ultima riga, perché ricco di sfaccettature quotidiane che sapranno catturare l’interesse di chi si lascerà trasportare dalle “avventure” narrate. Dalla presentazione di Antonella Ronzulli (Direttore di Collana): “Il primo numero della Collana Insieme è “Ritorno ad Ancona e altre storie” una scelta editoriale precisa e voluta, perché ne rappresenta il vero significato.

Lorenzo Spurio, giovane laureato in Lingue e Letterature Straniere e Sandra Carresi, madre e moglie con amore per la scrittura e la lettura, vivono due mondi differenti, in una realtà maschile e una femminile. Grazie alla loro amicizia, hanno unito l’esperienza del loro vissuto, l’approccio alla vita quotidiana stessa, e la fantasia, creando un libro di pregevole qualità.

La scrittura perfetta e coinvolgente, le storie attuali, arricchite da affascinanti descrizioni dei luoghi, conducono il lettore ad immedesimarsi nei protagonisti stessi, a porsi interrogativi sulle scelte attuate, forse anche a riconoscersi in loro”.

I vari temi trattati, amore, dolore, speranza, egoismo, fragilità, emozioni, presenti nel quotidiano di ogni essere umano, sono affrontati con intelligenza e sensibilità.

Il libro è in pre-ordine dal sito della casa editrice www.lettereanimate.com, dove sarà possibile anche vedere il mini-spot dell’opera e gli aggiornamenti e la sua evoluzione, un nuovo modo di fare editoria per giovani talenti come Lorenzo Spurio.

NOTIZIA TRATTA DA “VIVERE JESI” DEL 03-02-2012.

http://www.viverejesi.it/index.php?page=articolo&articolo_id=334769

“Giorni di panna – Il viaggio” di Gianluca Regondi

Giorni di panna – Il viaggio

di Gianluca Regondi

con prefazione a cura di Silvia Denti

Rupe Mutevole Edizioni, Bedonia (PR), 2010

ISBN: 9788865910030

Costo: 10,00 Euro

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Il viaggio che Regondi ci fa fare con questa sua raccolta di poesie è interessante e al tempo stesso coinvolgente. Uno degli aspetti più caratterizzanti che esce fuori da questa silloge è sicuramente il metro allungato e quasi prosaico che l’autore utilizzata; le lunghe frasi, spesso arricchite di aggettivi e di sostantivi, in alcuni casi ci fanno pensare a una poetica che non conosce limiti né vincoli e che è così potente e vigorosa da intorbidire quelli che sono i tradizionali principi metrici.

Centrale è il tema del tempo in tutte le sue possibili manifestazioni ed accezioni: il tempo passato evocato in maniera dolce e nostalgica nelle rughe della madre nella poesia che apre la raccolta; il campanile nella piazza che segna il tempo in maniera meccanica e monotona (quasi a consentire all’uomo di ricordare che non è altro che una pedina in mano a qualcosa di universale che, lentamente, si logora e diminuisce); la domanda di una figlia di raccontare del proprio passato e del proprio padre quando il poeta, poi, finisce per capire che per ricordare ciò che suo padre è stato per lui è necessario per lui considerare il suo status di padre.

Il viaggio che Regondi ci fa fare con questa raccolta di poesie è lungo e complicato, quasi labirintico, perché percorso per vie diverse; ci sono momenti di pausa, di riposo e di ricordo, altri dominati dal sogno, un mondo irrazionale in cui tutto era ed è possibile, riferimenti biografici alle figure genitoriali viste con un po’ di nostalgia, poi i momenti d’amore, le mani intrecciate, gli attimi trascorsi insieme, sempre in piena consapevolezza dell’onnipresenza (quasi sulla scia dei Sonetti shakespeariani) di un tempo che osserva da lontano, distruggendosi lentamente. E nel dio Chronos che Regondi tratteggia di continuo come presenza costante, insopprimibile, vigilante è, forse, da intravedere direttamente il Destino, un’entità sovrannaturale indistinta, incorporea, alla quale il poeta spesso si rifà per richiamare il mistero della creazione umana, il senso di continuità della vita sempre gravato dall’inconoscibile, la storia definita come il “ripetersi del tempo” (in “Nel ripetersi del tempo”, pag. 51), il futuro imminente prevedibile o auspicabile (“mentre giocavi ai dadi/ con un futuro di domande/ infuriate nel petto”, in “Follia”, pag. 32). E’ un tempo indefinito, che ritorna come memoria, razionalmente ciclico e confuso, fortemente influenzato dal caso: “Tra poco questo giorno/ sordo e muto/ si siederà ridendo,/ sopra una qualsiasi panchina arrugginita,/ nella piazza affollata tra uomini confusi/ dall’attesa del loro destino ignaro,/ creduto,/ voluto e deciso/ solo perché sudato e sofferto” (in “Un giorno sordo e muto”, p. 27).

Altro tema fondamentale dell’intera raccolta è quello dell’amore descritto però da Regondi non come semplici ricordi stereotipati carichi di intimità né con nostalgia ma come episodi semplici di cui va rintracciando l’essenzialità e la purezza di odori, colori e sensazioni. Non mancano, però, temi più crepuscolari e cupi quali il male, la sofferenza il dolore, capaci di rovinare, annientare ogni cosa, anche il ricordo: “schiaffeggiando ogni cosa/che ti è cara e importante,/ insultando anche l’infanzia” in “Follia”, p. 32; la solitudine, la consapevolezza della nullità dell’essere,l’imbarbarimento degli animi.

Un viaggio intimista con il quale l’autore celebra in maniera dignitosa e con orgoglio la sua figura paterna, centrale nella raccolta e, credo, uno dei principali motivi da cui sorge questo progetto poetico. Regondi ci accompagna nella sua infanzia, nelle sue esperienze raccontandocele con un linguaggio sensoriale, attento ai rumori e ai suoni, che non manca di riflettere attentamente anche su atteggiamenti umani insensibili e superficiali ampiamente diffusi nell’attualità.

“Tutto passa/ finendo/ in rumore/ o in silenzio” conclude l’autore nella lirica “Tutto passa” (pag. 37); è in questa frase semplice ma al tempo stesso altamente evocativa che, forse, va ricercato il senso complesso e vivido dell’intera poetica di Regondi.

Lorenzo Spurio

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Intervista ad Antonella Ronzulli, autrice di AliVive

a cura di Lorenzo Spurio

 LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua opera?

AR: AliVive è nato in un momento particolare della mia vita; un problema di salute mi aveva resa debole, anche psicologicamente, ed io donna forte e sicura prima, ora quasi vegetavo. Ma dentro di me non accettavo questa condizione e alla fine mi sono ribellata. Ho iniziato a scrivere, pensieri, stati d’animo ed emozioni, accorgendomi così di una cosa meravigliosa: i miei tormenti uscivano da me e restavano sulla carta. Liberandomi ho ripreso il controllo sulla mia vita, sono di nuovo “viva” e sono tornata a “volare” verso i miei sogni. AliVive è la fotografia di questo preciso momento.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

AR: Anche se non è stato facile superare la riservatezza per la mia vita privata, nel libro ci sono io, con le mie gioie e i miei dolori, la mia famiglia, i miei amici, la mia vita. Ho raccontato momenti che mi appartengono, che ho vissuto, e storie che ho appreso ascoltando persone a me vicine.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

AR: Leggo in ogni momento libero, senza distinzioni, l’importante è che lo scritto mi coinvolga emotivamente. Neruda ed Hemingway sono tra gli autori che preferisco, Alda Merini, che sento molto vicina al mio carattere, li colloco tra i “maestri”. Prediligo la poesia, le parole miste a suoni e ritmi mi regalano messaggi, vibrazioni ed emozioni sempre diverse. E c’è Fosco Maraini con la sua raccolta di poesie “Gnosi delle fànfole”:  è stata per me la scoperta della metasemantica, una tecnica che mi ha affascinata così tanto da volerla provare, ed è stato emozionante.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual’è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

AR: In effetti è difficile rispondere, ogni libro mi lascia qualcosa dentro. Sicuramente “Il vecchio e il mare” di Hemingway con i suoi temi: l’amicizia e l’affetto tra il vecchio Santiago e il giovane Manolo, la solitudine, l’abbandono, lo sconforto di chi ormai inutile  viene emarginato da tutti; una parziale sconfitta che serve però ad esempio: con tenacia e caparbia, si può lottare senza avere rimpianti e affrontare la vita con determinazione.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

AR: Come ho già detto Pablo Neruda, Ernest Hemingway, Alda Merini, Fosco Maraini,  posso aggiungere Cesare Pavese , Thomas Stearns Eliot, Ezra Pound, tutti grandi autori che mi hanno donato momenti di riflessione. Riguardo al mio stile  ti posso dire che seguendo l’istinto, esprimo sinteticamente i miei pensieri e non credo di essere ancora pronta a cimentarmi in un romanzo.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

AR: Si l’ho fatto e continuo a scrivere con amici autori, è un’esperienza utilissima. Si impara, ci si confronta, si cresce, si gioisce insieme del risultato, è uno scambio continuo, un esercizio di scrittura per me molto utile e soprattutto piacevole.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

AR: Non penso ci sia un tipo di lettori mirato, ho ricevuto consensi da persone molto diverse tra loro, uomini e donne, giovani e adulti, figli e genitori. Nel libro puoi scoprire situazioni in cui molti si possono riconoscere; e forse questo è piaciuto, nessuna finzione, molta realtà.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

AR: Universo è la parola perfetta per esprimere il mio pensiero; sono tante, troppe forse le scelte possibili, tra case serie e pericoli in cui cadere. Molti editori seguono i propri autori in tutto il processo, dalla pubblicazione alla promozione delle opere, aiutandoli a districarsi in questo mondo; altri invece mirano solo al guadagno e non mantengono ciò che promettono, abbandonando l’autore a se stesso. Il mio modesto suggerimento a tutti gli editori, compreso il mio, è di investire molto nella promozione, il risultato sarà soddisfacente per voi e per i vostri autori.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

AR: Partecipo a premi e concorsi letterari volentieri, lo trovo un momento di stimolo e di confronto; le soddisfazioni iniziano ad arrivare, spingendomi a migliorare, sono convinta che non si finisce mai di imparare.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

AR: Come ho già detto lo ritengo importantissimo, come esercizio e crescita personale. Per questo motivo ho iniziato a collaborare con alcune riviste, per instaurare rapporti ed entrare in contatto con altri autori, per scambiare idee ed opinioni: sono fermamente convinta che bisogna allargare i propri orizzonti e che la nostra mente ha bisogno di continuo nutrimento.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

AR: Molti autori scrivono basandosi sulla realtà e questo porta inevitabilmente a riprendere argomenti comuni: siamo tutti esseri umani con un vissuto, ci differenziamo solo nel modo di affrontarlo. 

LS: Hai in cantiere nuovi lavori e progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

AR: Si ho vari progetti da realizzare, ci sto seriamente lavorando: il mio nuovo mondo mi piace, collaborazioni importanti, un libro …  Il futuro? Scrivo, continuo a scrivere e ad inseguire i miei sogni.

La ringrazio per avermi concesso questa intervista che verrà pubblicata sul mio spazio blog, Blogletteratura e Cultura, sulle riviste on-line Parliamone, Segreti di Pulcinella e Fucinando con tempi e modalità che le verranno in seguito fornite.

 intervista a cura di Lorenzo Spurio

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Ali vive di Antonella Ronzulli

Ali Vive di Antonella Ronzulli

Prefazione di Silvia Denti

Rupe Mutevole, 2010, pp. 62

ISBN: 9788896418833

Recensione di Lorenzo Spurio

Ho avuto il piacere di leggere Ali Vive, silloge poetica di Antonella Ronzulli. Il linguaggio che utilizza è semplice ed accessibile a tutti, rifugge da particolari figure retoriche, chiasmi o orpelli di forma per andare invece dritta al messaggio, ai contenuti. E’ una poesia estremamente vivida che nasce direttamente da esperienze personali della Ronzulli, esperienze particolarmente difficili. E’ per questo che la silloge è principalmente incentrata sui temi della vita e della morte, sulla mancanza, sulla malattia e il dolore, sul ricordo. E’ di certo encomiabile la forza della Ronzulli che si sprigiona da liriche cariche di drammatismo ma mai di vittimismo; c’è sempre una continua ricerca della scrittrice-donna di mettersi in gioco, un modo tutto personale di sfidare se stessa per cercar di combattere imprese che ad una prima analisi sembrerebbero imbattibili. La malattia può essere sconfitta, ci dice la Ronzulli. E’ vero, anche se sappiamo che, purtroppo, questo non avviene sempre e così spesso come tutti ci augureremmo. Non ci sono ricette o chiavi di volta per vincere la malattia se non l’amore di persone vicine, una famiglia coesa e presente e una grande apertura morale connessa a una profondissima esegesi della vita. La scrittura della Ronzulli ha tutto questo, e molto altro ancora. La poetessa si confessa nero su bianco, senza paure né fragilità, traccia una visione diacronica della sua vita, minacciata da gravi impedimenti ma alla fine, come in un qualsiasi romanzo di formazione la poetessa risorge, è cambiata e cresciuta. Non solo ha raggiunto la guarigione ma ha scoperto la poesia, mezzo particolarmente adatto per immortalare le sue paure, le sue sofferenze e i suoi ricordi. Lo fa in una maniera diretta e semplice che ci permette, in qualità di lettori, di simpatizzare con la poetessa-donna oltre che apprezzare i suoi versi.

La poesia è sempre stata considerata come la massima forma di espressione in letteratura. Se poi ad essa si aggiungono motivi biografici, narrati in maniera spontanea senza camuffamenti o timori legati al desiderio di mantenere una velata imperscrutabilità, allora si innalza ulteriormente come forma di comunicazione. La scrittura della Ronzulli non è altro che proiezione diretta dei suoi sentimenti e dei suoi tormenti legati a determinati momenti della sua vita. La lirica che chiude la silloge è in grado di trasmetterci quella felicità che il lettore ricerca ossessivamente per tutta la lettura del libro. Così come la vita è un percorso difficile, ricco di impedimenti e di salite, la poesia della Ronzulli “risorge” nel finale consacrando il valore dell’amore.

LORENZO SPURIO

 11 Agosto 2011

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