“Giorni di panna – Il viaggio” di Gianluca Regondi

Giorni di panna – Il viaggio

di Gianluca Regondi

con prefazione a cura di Silvia Denti

Rupe Mutevole Edizioni, Bedonia (PR), 2010

ISBN: 9788865910030

Costo: 10,00 Euro

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Il viaggio che Regondi ci fa fare con questa sua raccolta di poesie è interessante e al tempo stesso coinvolgente. Uno degli aspetti più caratterizzanti che esce fuori da questa silloge è sicuramente il metro allungato e quasi prosaico che l’autore utilizzata; le lunghe frasi, spesso arricchite di aggettivi e di sostantivi, in alcuni casi ci fanno pensare a una poetica che non conosce limiti né vincoli e che è così potente e vigorosa da intorbidire quelli che sono i tradizionali principi metrici.

Centrale è il tema del tempo in tutte le sue possibili manifestazioni ed accezioni: il tempo passato evocato in maniera dolce e nostalgica nelle rughe della madre nella poesia che apre la raccolta; il campanile nella piazza che segna il tempo in maniera meccanica e monotona (quasi a consentire all’uomo di ricordare che non è altro che una pedina in mano a qualcosa di universale che, lentamente, si logora e diminuisce); la domanda di una figlia di raccontare del proprio passato e del proprio padre quando il poeta, poi, finisce per capire che per ricordare ciò che suo padre è stato per lui è necessario per lui considerare il suo status di padre.

Il viaggio che Regondi ci fa fare con questa raccolta di poesie è lungo e complicato, quasi labirintico, perché percorso per vie diverse; ci sono momenti di pausa, di riposo e di ricordo, altri dominati dal sogno, un mondo irrazionale in cui tutto era ed è possibile, riferimenti biografici alle figure genitoriali viste con un po’ di nostalgia, poi i momenti d’amore, le mani intrecciate, gli attimi trascorsi insieme, sempre in piena consapevolezza dell’onnipresenza (quasi sulla scia dei Sonetti shakespeariani) di un tempo che osserva da lontano, distruggendosi lentamente. E nel dio Chronos che Regondi tratteggia di continuo come presenza costante, insopprimibile, vigilante è, forse, da intravedere direttamente il Destino, un’entità sovrannaturale indistinta, incorporea, alla quale il poeta spesso si rifà per richiamare il mistero della creazione umana, il senso di continuità della vita sempre gravato dall’inconoscibile, la storia definita come il “ripetersi del tempo” (in “Nel ripetersi del tempo”, pag. 51), il futuro imminente prevedibile o auspicabile (“mentre giocavi ai dadi/ con un futuro di domande/ infuriate nel petto”, in “Follia”, pag. 32). E’ un tempo indefinito, che ritorna come memoria, razionalmente ciclico e confuso, fortemente influenzato dal caso: “Tra poco questo giorno/ sordo e muto/ si siederà ridendo,/ sopra una qualsiasi panchina arrugginita,/ nella piazza affollata tra uomini confusi/ dall’attesa del loro destino ignaro,/ creduto,/ voluto e deciso/ solo perché sudato e sofferto” (in “Un giorno sordo e muto”, p. 27).

Altro tema fondamentale dell’intera raccolta è quello dell’amore descritto però da Regondi non come semplici ricordi stereotipati carichi di intimità né con nostalgia ma come episodi semplici di cui va rintracciando l’essenzialità e la purezza di odori, colori e sensazioni. Non mancano, però, temi più crepuscolari e cupi quali il male, la sofferenza il dolore, capaci di rovinare, annientare ogni cosa, anche il ricordo: “schiaffeggiando ogni cosa/che ti è cara e importante,/ insultando anche l’infanzia” in “Follia”, p. 32; la solitudine, la consapevolezza della nullità dell’essere,l’imbarbarimento degli animi.

Un viaggio intimista con il quale l’autore celebra in maniera dignitosa e con orgoglio la sua figura paterna, centrale nella raccolta e, credo, uno dei principali motivi da cui sorge questo progetto poetico. Regondi ci accompagna nella sua infanzia, nelle sue esperienze raccontandocele con un linguaggio sensoriale, attento ai rumori e ai suoni, che non manca di riflettere attentamente anche su atteggiamenti umani insensibili e superficiali ampiamente diffusi nell’attualità.

“Tutto passa/ finendo/ in rumore/ o in silenzio” conclude l’autore nella lirica “Tutto passa” (pag. 37); è in questa frase semplice ma al tempo stesso altamente evocativa che, forse, va ricercato il senso complesso e vivido dell’intera poetica di Regondi.

Lorenzo Spurio

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