COMUNICATO STAMPA
di Lorenzo Spurio
TraccePerLaMeta Edizioni è felice di annoverare tra i suoi autori la poetessa sarda Mariuccia Gattu Soddu, nativa di Orune, città alla quale dedica l’intera opera dal titolo Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia. La donna traccia con attenzione e vividezza l’anima di Orune che nel tempo ha visto immancabili cambiamenti, tanto che il libro che si compone di una prima interessante parte saggistica, è anche un valido manuale di carattere antropologico per poter conoscere un territorio che vive nel cuore della donna generosamente donato con questa opera dal grande valore contenutistico e sociale.
La raccolta che qui si presenta, dà conto del tema in cui, tutto l’Occidente sembra invischiato per cause che paiono ai più oscure: nel continente ricco, guida del pianeta in quanto a storia, democrazia e benessere, si apre di colpo una falla, una faglia in cui sprofonda il popolo tutto, con il suo status, i suoi euro, le sue garanzie; si perdono milioni di posti di lavoro, e altri milioni di giovani non ne hanno accesso, col rischio, gravissimo, di trovarci di fronte al dato terribile di una generazione perduta.
Ma il poeta non è un sociologo. Non può che descrivere questa ecatombe se non riportandola al di sotto dei diagrammi, delle algide cifre, raccontandola nello strappo alle proprie carni, dall’interno di una casa, una famiglia, una comunità.
Ed ecco che quando il poeta perde il lavoro, pochi anni prima della pensione – perché anche i poeti lavorano e sudano, tutti, ed è questo che gli insegnanti dovrebbero ricordarsi di puntualizzare nelle loro lezioni, perché il poeta è un uomo fra gli uomini,
con le preoccupazioni di tutti, non una cometa appesa nel cielo, o un dio che vaticina da un palco – attua le sue misere, umane, strategie per tirare avanti, per sopravvivere al cambiamento. Per non spendere, per esempio: a j ò impinì cun dagli égh e’ partafoi (ho riempito di aghi il portafoglio), stratagemma davvero acuto, acuminato, metafora davvero pungente, se qui mi si permette una banale grossolanità; o per non sprecare il cibo che avanza: Se dmenga u j armasta / dla chérna da bród, /mért a i dëgh la źounta /
cun de’ pen graté, dla fórma, / dagli óv e di pardisol / e pu a fëgh al pulpet freti. (Se domenica avanza / della carne da brodo, / martedì ci aggiungo / del pane grattugiato, del parmigiano, / delle uova e del prezzemolo / e poi faccio le polpette fritte). È il
popolo, nel portato suo più vero, quello che l’inchiostro di Gagliardi fissa sulla pagina, dove c’è chi, come la vecchietta vicina di casa del poeta, che dopo aver finito il mensile della pensione, i suoi risparmi, vende la fede nuziale per giocarseli nelle slot machines;
o chi baratta il suo tempo, diventato ora purtroppo libero, per l’intervento di un antennista; o ancora chi trova il coraggio, dopo do dida d’pitura (due strati di trucco) per fare la statua candida e immobile (chiamata dal poeta fantasma), per tnir int al men
che piat, / a lè, in faza a l’ipercoop (tenere in mano quel piatto, / lì, di fronte all’ipercoop), di chiedere, cioè, l’elemosina.
Fra i versi di Gagliardi sembra di ritrovare, anche nel dolore e nella disperazione il sapore e l’ironia dei suoi predecessori conterranei, di Baldini o di Tonino Guerra, il cinema di Fellini, tutto il circo e la commedia di una umanità dolente, ma non perciò
meno viva, pulsante. Come il poeta che fa i conti coi suoi chili di troppo, quando sa che il poeta, per antonomasia, è un morto di fame, o il disoccupato che dice alla moglie t’am pu mandé tota la smena / a fé la spéṣa int e’ discaunt (puoi mandarmi tutta la settimana / a fare la spesa al discount), ma non vuole rinunciare ad andare a cena fuori, il sabato sera, come quand ch’a simi sgnur (quando eravamo ricchi).
È stata pubblicata da TraccePerLaMeta Edizioni l’ultima silloge poetica intitolata “Viviamo errando” di Luigi Marini, noto personaggio e poeta Pievese.
L’opera, che sarà presentata ufficialmente nel corso del reading poetico che si terrà a Pieve Emanuele (MI) il 29 settembre p.v., è una raccolta di poesie dedicate all’uomo, agli affetti veri, ai principi e ai valori che fanno da leitmotiv non soltanto alla sua poetica personale, ma allo spirito educativo e civile della nostra società.
Come dice nella sua prefazione Anna Maria Folchini Stabile, poetessa e scrittrice, presidente dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta, Luigi Marini è un profondo conoscitore della vita e della sua gente e «le sue qualità di osservazione, ascolto, attenzione e sensibilità profonda gli permettono di scrivere poesie sulle persone che camminano con lui lungo la strada della vita da lui intesa come un pellegrinaggio, ricco di incontri ed emozioni, parentesi da percorrere prima di raggiungere la meta definitiva dove tutto avrà compimento, come egli scrive nella poesia che non a caso si intitola “Viviamo errando” che dà titolo alla raccolta e che è anche una quadreria di personaggi che a Pieve Emanuele vivono o hanno vissuto e di questa comunità sono tradizione, forza e caratteristica».
Il libro verrà presentato a Pieve Emanuele (Mi) domenica 29 settembre a partire dalle ore 15,30 all’interno dell’evento “Reading & Flamenco” organizzato dalla Associazione Culturale TraccePerLaMeta in collaborazione con la rivista di letteratura Euterpe.
Luigi Marini è nato a Pizzabrasa, nel comune di Pieve Emanuele (MI), nel 1944 e risiede da sempre in questa cittadina in cui si è adoperato per migliorarne la qualità dei rapporti umani e i servizi a favore della collettività. Il suo interessamento per le persone in difficoltà lo porta a rafforzare la Croce Bianca con la promozione di corsi di aggiornamento per il volontariato, a fondare il comitato per le tossicodipendenze, a recuperare case coloniche trasformandole in mini appartamenti per anziani, a fondare l’A.I.D.O. Pievese. Marini si diletta a scrivere poesie sia in dialetto pievese sia in italiano che esprimono la nostalgia per un tempo passato in cui i rapporti tra la gente di paese erano più schietti e solidali, caratterizzati da semplicità e cordialità. Marini traccia i ritratti delle persone che conosce o che incontra casualmente con poche e colorate espressioni da vignettista. Non sono mancati riconoscimenti ufficiali alla sua poetica: nel 1982 vince il premio in una gara indetta dal Comune di Pieve Emanuele e nel 2012 il 1° Concorso Letterario Internazionale Bilingue “Tracce PerLaMeta” con la poesia “Viviamo errando” che appartiene a questa raccolta. (Dalla postfazione di Clara Block)
Titolo: Viviamo errando Autore: Luigi Marini Prefazione: Anna Maria Folchini Stabile Postfazione: Clara Block Casa Editrice: TraccePerLaMeta Edizioni Collana: Poesia Anno: 2013 Isbn: 978-88-98643-01-1 Pagine: 66 Costo: 9 € Link diretto alla vendita
Info: www.tracceperlameta.org – info@tracceperlameta.org
Recensione di Lorenzo Spurio
“I sentimenti fanno sbagliare” si ripeteva sempre e in un mondo di uomini se fai la fimmina ti considerano solo da letto (p. 31).
Il motivo principale per il quale ho impiegato tanto tempo a leggere e recensire questo libro sta in alcuni motivi che ora sviscererò e che spero non infastidiscano l’autrice che è già stata molto paziente nell’attesa. Il libro, dal titolo “Buenos Aires 22” è un romanzo suddiviso in vari capitoli di lunghezza variabile anche se il sottotitolo –e il lettore non deve lasciarsi prendere in giro- recita “Poesia di un amore sincero”. Ho trovato principalmente difficoltà nel seguire la storia soprattutto per le numerose terminologie ed interi dialoghi in siciliano, lingua che –non è una novità che ho scoperto io leggendo questo libro- è ben diversa dall’italiano, dunque non facilmente comprensibile per chi non è natio di quella zona d’Italia. D’altro canto posso dire che il dialetto è una grande ricchezza culturale ed è una delle manifestazioni subalterne che andrebbero maggiormente studiate e valorizzate perché è la lingua che lega più strettamente una persona alla sua terra; trovo, però, difficile concepire una simile scelta, quella del dialetto in porzioni significative del libro, nel testo di Benedetta Tomasello che –credo- non è solo per i siculi, ma per gli italiani tutti.
Pertanto una corretta analisi del testo, una valida esegesi dei contenuti del libro implicherebbe la conoscenza del dialetto siciliano e la comprensione della parti che, ahimè, non ho compreso. Circoscrivendo l’ostacolo –che secondo il mio modo di vedere non è per niente banale- il libro si caratterizza per dar grande spessore alla componente orale della lingua e si costruisce, infatti, a partire proprio da una serie di dialoghi tra persone diverse; il linguaggio è apparentemente semplice perché la Tomasello pur scrivendo in prosa trasmette sulla carta episodi ed emozioni dei personaggi in maniera poco organica dal punto di vista narrativo basato sulla consequenzialità degli eventi, facendo filtrare il tutto, invece, attraverso una dimensione fortemente intima, vissuta, personale, carica di emozione e di sensibilità.
Il lettore forse si aspetterebbe in più circostanze maggior congruità e concretezza nelle risposte che fuoriescono dalle domande nei dialoghi e va ricercando maggiori informazioni per la corretta comprensione del mosaico liquido e a tratti scivoloso nel quale si è imbattuto.
Se l’autrice lo vorrà, dopo avermi fornito le traduzioni in italiano delle parti da me non comprese e quindi sorvolate, potrò dare una nuova lettura che molto probabilmente sarà meno generalizzata e più attenta, priva delle stigmatizzazioni che, invece, mi sono sentito di fare.
Un in bocca al lupo, dunque, per la sua carriera letteraria tanto regionale quanto nazionale!
Scrittore, critico letterario
Jesi, 29 Luglio 2013
Buenos Aires 22
Di Benedetta Tomasello
Edizioni Libreria Croce, Roma, 2012
Pagine: 88
ISBN: 978-88-6402-167-6
Costo: 14 €
E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.
‘n’appuntamentu che spettamu ogni annu e che farà de Gujà la capitale dei dialetti ‘taliani.
‘Na rassegna ‘rmai cunusciuda e ‘rriada all’uttava ediziò, che vede 5 cumpagnie de
dialettu rivà da tutt’Italia e che s’esibiranne avanti a ‘mbelpò de gente.
Prutagunista sarà il dialettu, immediadu, naturale, sempre “parladu” e “capidu” da la
gente, e le cumpagnie teatrali cu le loru radici e identità.
“ ‘l dialettu – dicene i urganizzatori – è na’ congiunziò tra generaziò e culture che stanne nel territoriu.
nte ‘i anni ‘l Festiva è cresciudu ‘mbelpò, il teatru e ‘l dialettu cià la funziò de cullante
ed è n’occasiò pe riscuprì le tradiziò de ‘na ‘olta.
‘l calendariu de tuttu ‘l Festiva lu troi ‘nte interne http://www.associaziòlaguja.it
(www.associazionelaguglia.it).
La cummissiò de ‘l Festiva che a fattu la seleziò de le 5 cumpagnie più brae, cià ‘vudu
da fa un bel po’, enne riade 46 dumande de partecipaziò da tutt’Italia.
Venide tutti a vedè i spettaculi a Guja’ al Circulu Anspi-Cop de Via Roma (se pioe
semu drentu al Cinema/Teatru Ariston de Gujà …… no de Sanremo), iniziamu a le 9 e
mezze.
Pe buccà devi pagà 4 euri (pochi ‘mbelpò).
Dumenica 4 de agostu sempre a le 9 e mezze chiudemu ‘l Festiva 2013 cu le
premiaziò e cu lu spettaculu de gabarè de MAX PAIELLA (staolta entri gratise).
Vuria ditte che ‘l Presidente de la Repubblica, i Presidenti de Senatu e de la Camera
cianne mandatu tre belle medaie. Se scumudatu anche il Presidente de ‘l Cunsiiu e il Ministru
de la Cultura che cianne datu ‘l patrociniu.
Se voi sapè qualcò de più chiamace al 3299293623
O scrivece a info@associaziòlaguja.it (info@associazionelaguglia.it)
Blog Letteratura e Cultura
Rivista di Letteratura Euterpe
Rivista Segreti di Pulcinella
Blog Intingendo d’Inchiostro
Deliri Progressivi
organizzano il
Edizione 2013
Il concorso “L’arte in versi”, nato nel 2012 per volontà di un gruppo di poeti e scrittori di organizzare un’attività letteraria e culturale fruibile a tutti, torna con la nuova edizione.
L’antologia dell’omonimo premio della I edizione verrà presentata sabato 9 Febbraio 2013 alle ore 10.00 alla Biblioteca Villa Bandini in FIRENZE dove pure verrà diffuso e presentato il nuovo bando.
BANDO DI PARTECIPAZIONE
– Il concorso prevede un’unica sezione: la poesia. All’interno della sezione si distinguono due sotto-categorie:
– Il concorso non è tematico e si potrà partecipare con componimenti di qualsivoglia tipologia.
– La partecipazione al concorso è totalmente gratuita.
– Saranno accettati sia testi editi che inediti. Nel caso si presenti un testo già edito, l’autore deve indicare con precisione il riferimento al libro/rivista nel quale è stato pubblicato (titolo, casa editrice, ISBN o ISSN, pagina, anno).
– Non saranno accettati testi la cui lunghezza sia superiore ai 30 versi.
– Ogni autore può partecipare presentando un massimo di due testi per ciascuna sotto-categoria. Nel caso si invii più di un testo, ciascuno dovrà apparire su un file separato.
– Assieme ai file con le poesie, il partecipante deve inviare un documento in Word con le seguenti informazioni:
Nome e cognome
Indirizzo di residenza
Numero di telefono
Titoli delle opere con le quali partecipa
Attestazione di paternità (copiando questa attestazione): Attesto che la poesia che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.
Autorizzazione al trattamento dei dati (copiando questa attestazione): Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche.
– Non verranno accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.
– Non saranno accettate opere da parte di familiari dei membri della giuria, fino al secondo grado di parentela.
– Eventuali poesie presentate che sono plagi o furbeschi “copia e incolla”, non saranno pubblicate se la giuria se ne renderà conto e, comunque, la responsabilità della paternità dell’opera ricade sugli autori partecipanti e non sugli organizzatori-membri di giuria del concorso, secondo quanto stabilito al punto 7 del presente bando.
– L’invio dei materiali avverrà solamente per via elettronica e gli elaborati dovranno pervenire esclusivamente in formato Word entro e non oltre il 15 Maggio 2013 all’indirizzo internet blogletteratura@virgilio.it specificando nell’oggetto “II CONCORSO L’ARTE IN VERSI”.
– I testi debbono essere completi di tutte le informazioni richieste. La mancanza di qualche elemento richiesto, significherà l’esclusione dal concorso. Ogni richiesta di informazione deve essere rivolta esclusivamente allo stesso indirizzo mail.
– La commissione di giuria è composta da:
Annamaria Pecoraro, poetessa, scrittrice, Direttrice di Deliri Progressivi
Emanuele Marcuccio, poeta, aforista, curatore editoriale
Iuri Lombardi, poeta e scrittore, redattore di Segreti di Pulcinella ed Euterpe
Lorenzo Spurio, scrittore, critico-recensionista, curatore Blog Letteratura e Cultura e Direttore Rivista Euterpe
Luciano Somma, poeta, autore di canzoni e critico d’arte
Martino Ciano, scrittore
Marzia Carocci, poetessa, critico-recensionista, editor di Edizioni Agemina
Michela Zanarella, poetessa e scrittrice
Monica Fantaci, poetessa, curatrice del Blog Intingendo d’Inchiostro
Patrizia Poli, scrittrice, responsabile arte e cultura per la rivista Livorno Magazine e collaboratrice del blog CriticaLetteraria
Salvuccio Barravecchia, poeta e scrittore
– La commissione selezionerà le migliori trenta poesie pervenute che verranno pubblicate nell’opera antologica del concorso. Ulteriori testi considerati meritevoli potranno essere selezionati a discrezione della Giuria.
– Tutti gli autori presenti in antologia potranno acquistare il volume nella quantità che desidereranno a prezzo molto vantaggioso, usufruendo di un ampio sconto. Tutti gli altri potranno, invece, acquistare l’opera a prezzo intero. Si sottolinea che a nessuno è richiesto l’acquisto obbligatorio di copie.
– A tutti gli autori –selezionati o meno- verrà data comunicazione dell’esito del concorso entro il mese di Ottobre 2013, come pure della giornata di presentazione dell’antologia del premio.
– Eventuali proventi derivanti dalla vendita del volume antologico saranno regolarmente documentati e diffusi attraverso gli spazi internet in nostro possesso e saranno, comunque, destinati a finanziare future attività artistico-letterarie sempre all’interno dell’obiettivo principale della promozione culturale.
– La partecipazione al concorso implica l’accettazione dell’intero bando di concorso.
La realtà e la realtà raccontata.
Dove termina la vita e inizia la letteratura.
saggio di Lorenzo Spurio
Vari studiosi e critici letterari hanno sempre sottolineato come esista una separazione tra la vita e l’arte, ossia tra la vita e la rappresentazione di essa, i due ambiti che in inglese vengono definiti con i termini reality e fiction.[1] Il romanzo, e più in generale ogni forma espressiva che provenga dall’intelletto umano, (una poesia, un componimento musicale, un quadro), non è altro che manifestazione del genio del suo creatore e il prodotto ultimo non è che un manufatto della ragione umana. Una persona che vediamo mangiare e una persona che ci viene descritta mangiare in un romanzo, sono due cose diverse, sebbene evochino in noi lo stesso pensiero. In realtà sarebbe più opportuno parlare di una ulteriore contrapposizione di termini: quella tra persona e personaggio. Il primo siamo noi, e ogni nostro simile, che giorno dopo giorno portiamo avanti la nostra vita, il secondo, il personaggio, è invece una invenzione, una macchinizazzione della mente umana: può essere verosimile e quindi possiamo rispecchiarci in esso, ma può anche essere diabolico, fantastico, inverosimile e quindi rappresentare ambiti dell’immaginifico.
Nell’allarmante racconto che Stephen King fa dell’instabilità psichica di Annie Wilkies in Misery (1987), ci rendiamo conto di come la protagonista – causa la sua psiche malata, il suo isolamento dalla società e il suo amore-ossessione nei confronti dell’eroina di un ciclo di romanzi di Paul Sheldon – non sia in grado di distinguere la realtà dalla finzione, la vita vera da un personaggio inventato per diletto da un narratore esperto. L’incapacità di distinguere i due ambiti porta all’accentuarsi dei comportamenti maniacali della Wilkies nei confronti di Paul Sheldon che lei, dopo un incidente stradale abbastanza serio, è riuscita a portare a casa sua per tenere tutto per sé, come fosse un oggetto. Lo scrittore si renderà subito conto dell’instabilità e della pericolosità della donna ma, per evitare di animare ulteriormente la sua pazzia, cercherà di assecondarla nelle sue richieste. Quello che Paul Sheldon ha fatto – far morire il personaggio di Misery[2] nell’ultimo romanzo del ciclo è – per Annie Wilkies – uno sbaglio grandissimo, l’unica scelta che Sheldon come narratore non avrebbe dovuto fare. La stessa Wilkies ci tiene a far sapere allo scrittore: «Ma i personaggi di una storia non possono uscirsene di scena! Dio ci prende quando Lui stabilisce che l’ora è giunta e uno scrittore è Dio per i personaggi della sua storia, lui li crea come Dio ha creato noi e nessuno può chiamare Dio in giudizio perché si giustifichi, sicuro, si capisce, ma quanto a Misery ho qualcosa da dirti, sporca burba, ti dirò che si dà il caso che Dio abbia un paio di gambe rotte e Dio si trovi in casa mia a mangiare il mio cibo…e….»[3]. Grazie alle narrazioni di Sheldon, infatti, Misery è diventata per Annie una compagna di vita, una presenza costante, una persona a lei cara, sebbene Misery sia solamente un personaggio inventato, che esiste solo sulla carta, l’esatto opposto di quanto avviene in Alice nel paese delle meraviglie dove nelle ultime battute del primo libro l’eroina nega l’esistenza d’identità delle carte di gioco parlanti, sconfessando quel mondo irreale e impossibile arrivando a dire, dinanzi alla Regina Rossa, “Non siete altro che un mazzo di carte!”. La Wilkies obbligherà Sheldon a bruciare il romanzo nel quale la sua beniamina finiva, invece, per morire (a causa di parto, una motivazione anche molto diffusa a quel tempo, come le fa notare lo scrittore) e a scriverne uno nuovo in cui Misery, invece, segue nuove avventure, contravvenendo anche alla libera ispirazione dello scrittore che in queste condizioni, oltre che su commissione, è chiamato a scrivere sotto coercizione.
L’idea che il narratore di una storia sia una sorta di Dio, che crea, plasma i personaggi, ne decide la vita o come stroncarli è un’idea comune e che si applica alle narrazioni che hanno un narratore di III persona, esterno, che osserva e descrive tutto, che conosce tutto ciò che racconta e che proprio per questo motivo è onnipresente, onnipotente e stabilisce ogni cosa. Al termine di Espiazione, romanzo di Ian McEwan, veniamo a sapere che tutto quello che è stato raccontato sin lì è il romanzo scritto dalla protagonista stessa della storia che, consapevole di essersi comportata come un unreliable narrator e ormai anziana, decide di dire la verità. Così Briony autrice-Briony personaggio-McEwan narratore sono un’unica persona. L’anziana scrittrice conclude nelle ultime pagine con alcune asserzioni interessanti all’oggetto di questo saggio: «Come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c’è nulla al di fuori di lei. E’ la sua fantasia a sancire i limiti e i termini della storia. Non c’è espiazione per Dio, né per il romanziere; nemmeno se fossero atei. E’ sempre stato un compito impossibile, ed è proprio questo il punto».[4]
Il resto della storia di Misery – che non ho intenzione di svelare – è molto avvincente e perfettamente in linea con le tematiche care a Stephen King; il riferimento al romanzo era necessario per sottolineare come la confusione tra realtà e rappresentazione della realtà in un soggetto psicologicamente instabile origina una serie di avventure cariche di suspense che allettano il lettore, coinvolgendolo completamente. Quasi che l’autore abbia voluto dire, silenziosamente, che chi confonde il personaggio di un romanzo con il mondo reale è molto probabile che finisca per mettersi nei guai o lo fa perché è pazzo.
Forse la combinazione più riuscita di persona-personaggio si ha in un testo autobiografico in cui l’autore, che è anche il personaggio della storia che racconta, narra della sua vita. Si tratta di una cronistoria fedele alla sua esistenza e aggiornata fino a quel momento che, tuttavia, non può sostituire né uguagliare il suo reale e materiale percorso di vita. E’ però un esempio lampante di come l’autore sia anche protagonista della storia. Il narratore onnisciente che racconta extradiegieticamente la storia dall’esterno ha la capacità di creare un personaggio, un’entità, che, in fondo, non è altro che se stesso. E’ evidente in questo caso come la vita e la scrittura si fondano in un tutt’uno e tale discorso rimanda direttamente alla questione dell’autobiografismo. Esulando una biografia, i critici sostengono che è innegabile che in un qualsiasi testo che viene scritto ci sia qualcosa di proprio, di personale, di affettivo legato all’autore, anche se questi lo negherà. Si conclude, dunque, che uno scritto qualsiasi, sia esso biografia o non, è intessuto a partire da una serie di motivi che appartengono all’animo, all’esperienza o al comune sentire dello scrivente. Si tratta – a rigor di logica – di un procedimento passivo, che ricade cioè sullo scrittore in maniera volente o nolente. Chi racconta qualcosa (una storia, un avvenimento, una barzelletta) mette indeliberatamente qualcosa che gli appartiene (il modo, la tecnica, l’enfasi, la struttura,..) consegnando così all’ascoltatore un messaggio finale che è la somma del corpo verbale di comunicazione con l’apporto personale del parlante:
messaggio finale = corpo verbale di comunicazione + apporto personale del parlante
E’ su queste considerazioni che si sono sviluppati i prolifici studi su alcuni aspetti delle culture subalterne, sul loro folklore e su come la cultura popolare, legata principalmente alla forma orale di comunicazione, ha modificato nel tempo storie, leggende, racconti, sostituendo termini, inserendo dialettalismi, modificando la struttura, le desinenze, l’andamento o addirittura il significato di un componimento tanto da portare nei giorni nostri alla presenza di numerose varianti di una ballata a seconda dei dialetti regionali, locali e dei gerghi più definiti e marcati delle aree provinciali. Ad esempio si prenda in considerazione la grande quantità di varianti (non solo dialettali, ma anche tematiche) della celebre ballata di “Donna Lombarda”, che racconta di una donna tradita che tenta di avvelenare il marito assieme all’aiuto dell’amante. La presenza e la testimonianza di varietà differenti nate per filiazione da un testo unico è esemplare di quanto l’attività orale delle classi popolari fosse potente nel rimodellare, ricreare, aggiornare e creare nuove storie. Il discorso, ovviamente, è ampio e rimanda alla nota e certificata teoria che vede nel tempo (diacronie) e nello spazio (diatopie) le categorie fondanti alla base del cambiamento di stili di vita, linguaggi (o addirittura lingue), comportamenti etc.
Riprendendo però la formula esposta sopra e tenendo in considerazione gli studi sull’intertestualità[5] e la comparativistica, è doveroso aggiungere nella formula almeno un altro elemento importantissimo, sebbene a volte sottointeso e celato, che è quello della intertestualità e della citazione. I critici e gli studiosi della letteratura postmoderna (Fredric Jameson negli Stati Uniti, Remo Ceserani in Italia, solo per citarne alcuni) hanno studiato attentamente i vari aspetti dell’intertestualità: la citazione, la parodia, l’umorismo, la satira, la riscrittura[6] mettendo in evidenza come un nuovo testo è sempre la scrittura di un qualcosa originale assieme alla presenza di temi o riferimenti noti, colti o di rimando. Il poemetto metafisico The Waste Land di T.S. Eliot, pietra miliare della poesia modernista inglese, è ad esempio un’opera complessa e che ha nella completezza delle varie sezioni un senso e un significato proprio (per il quale è uno dei testi più studiati nei settori accademici di Anglistica) ma è allo stesso tempo una elaborata cascata di citazioni e riferimenti ad altri testi letterari: a volte rimandi espliciti, altre volte un po’ più velati, compito del lettore riscontrarli. Il procedimento intertestuale, metaletterario, è spesso un fenomeno involontario e spontaneo mentre altre volte ha il chiaro motivo di voler celebrare un grande del passato. Nel mio saggio “L’edenico e il demoniaco”[7] ho accennato al fatto che ad esempio il romanzo The Lord of the Flies (1945) di William Golding è sicuramente una delle fonti che stanno alla base del romanzo breve The Cement Garden (1978) di Ian McEwan, come pure ebbe modo di riconoscere l’autore in varie interviste. Si tratta, però, di un procedimento innocuo[8] e significativo con il quale leggendo un libro di X, leggiamo anche qualcosa di Y, Z,… Quindi, tenendo conto di questo aspetto, che non ha niente di irrilevante, la “formula” enunciata sopra diventa:
messaggio finale = corpo verbale di comunicazione + apporto personale del parlante + riferimenti intertestuali (espliciti o impliciti)
Dovendo spiegare la formula su una base che utilizza il concetto di tempo, potremmo riassumere:
messaggio finale = testo + Passato/ Presente dell’autore + Passato/ Presente di altri autori
cioè, detta in soldoni,
messaggio finale = nuovo + vecchio
e questo ci riporta, dunque, all’inizio di tutta la discussione qui proposta su come, in effetti, quando parliamo non diciamo mai niente di completamente nuovo, di inedito e originale ma ricopiamo qualcuno, ci rifacciamo ad altri, rivisitiamo una formula, utilizziamo un detto, ci appropriamo di un linguaggio che non è nostro. Il risultato, come si è visto, è però fatto dalla somma di più elementi che sono onnipresenti, necessari, ineliminabili e che assieme contribuiscono alla produzione del messaggio finale.
[1] Centrale è a questo riguardo il saggio “Modern Fiction” di Virginia Woolf contenuto in The Collected Essays of Virginia Woolf (Benediction Books, 2011, pp. 192).
[2] «Non può essere morta!» gli strillò in faccia Annie Wilkes. Stringeva e apriva i pugni sempre più concitatamente. «Misery Chastain non può essere morta!» in Stephen King, Misery, Sperling & Kupfer, 1991, p. 39.
[3] Ivi, p. 41.
[4] Ian McEwan, Espiazione, Torino, Einaudi, 2001, p. 380.
[5] Si analizzi l’opera di Julia Kristeva, linguista bulgara che coniò il termine di “intertextuality” spiegandolo come “connessione tra testi diversi”. Consigliata la lettura del manuale The Portable Kristeva scritto da Oliver Kelly (Columbia University Press, 2002, pp. 512).
[6] Il procedimento della riscrittura (rewriting), più comunemente definito in inglese americano mash-up, è una tecnica molto impiegata negli ultimi venti anni dagli scrittori contemporanei. Questi ultimi partono da un testo noto al grande pubblico (spesso un classico di grandi dimensioni), per giungere a una rivisitazione, a un adattamento, a una riscrittura, a un ri-racconto da una nuova prospettiva (facendo parlare un nuovo personaggio), secondo una nuova sensibilità (la stessa storia ambientata nell’800 convertita in una storia ambientata nello spazio) o convertendola in un nuovo genere (una storia d’amore vittoriana convertita in un macabro horror-fantasy). In un mio saggio dal titolo Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu Edizioni, 2011, pp. 102) ho analizzato da vicino come alcuni scrittori, partendo dal mother text di Charlotte Brontë abbiano elaborato nuove storie, alcune originali, altre un po’ meno, producendo una grande filiazione di questo romanzo tra riscritture, parodie, prequels e sequels.
[7] “L’edenico e il demoniaco”, Sagarana, La Lavagna del Sabato, 21-03-2012.
[8] “Innocuo” nel senso che non dà origine a problemi di licenza di diritti personali nel caso in cui il rimando viene fatto in maniera originale o velato o nel caso in cui si riporta un estratto di un altro libro con indicata la fonte. Se, invece, tale procedimento viene utilizzato in maniera invasiva e sconsiderata si pongono problemi di plagio. Il plagio non è che l’abuso indiscriminato e illegale di un testo che appartiene ad un altro. Si tratta sempre di un processo intertestuale ma lesivo e giuridicamente condannato. Ad esempio nella mia tesi di Laurea Magistrale dal titolo “Comportamenti devianti e spazi claustrofobici nella scrittura di McEwan” ho riportato la cronaca che bollò l’autore inglese come plagiarist nell’occasione dell’uscita del suo romanzo Atonement nel 2001 che, nella seconda parte, presentava riconoscibili e allarmanti assonanze con l’autobiografia della scozzese Lucilla Andrews, No Time for Romance. In quel caso l’autore mostrò chiaramente che le accuse erano infondate e che negli Acknowledgment aveva citato direttamente l’opera della stessa scrittrice alla quale si era rifatto.
E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE IL PRESENTE SAGGIO NELLA FORMA DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.
VERSANTE Associazione Culturale
organizza
PREMIO NAZIONALE POESIA e NARRATIVA
«POESIA ONESTA»
7a edizione – 2012
Il Concorso riguarda sia gli adulti che gli studenti
CONCORSO ADULTI
Sez. A – Raccolta di 6 poesie in italiano.
Sez. B – Raccolta di 6 poesie nei dialetti italiani.
I testi devono avere la traduzione in italiano.
Sez. C – Racconto breve in italiano.
Sez. D – Racconto breve in dialetto
REGOLAMENTO
Sezioni A e B: le raccolte (edite e/o inedite) con titolo, devono pervenire in due copie dattiloscritte, di cui solo una recante nome, cognome, indirizzo, telefono e/o cellulare, e-mail, oppure in unuca copia anonima accompagnata
dalla scheda di partecipazione compilata.
Gli autori della Sez. B devono dichiarare la località incui il dialetto si parla.
Ogni poesia non deve superare i 36 versi.
Sezioni C e D: ogni narratore sia in lingua che in dialetto può partecipare con 1 solo racconto per sezione, in due copia dattiloscritte, di cui solo una (1) con nome, cognome, indirizzo, telefono e/o cellulare, e-mail; oppure in unica copia anonima, accompagnata dalla scheda
di partecipazione compilata. Il racconto non deve superare le cinque cartelle in formato A4.
Provvederà la segreteria a produrre le copie anonime per la Giuria esaminatrice.
INVIO OPERE
Gli elaborati delle quattro sezioni vanno spediti entro il 30 giugno 2012.per posta a:
Associazione Culturale VERSANTE
POESIA ONESTA Via Molino, 15
60020 Agugliano (AN)
o per e.mail: associazioneversante@gmail.com
I poeti delle sezioni A e B devono far pervenire € 10.00 se partecipano ad una sezione, € 15.00 se partecipano ad entrambe.
I narratori delle sezioni C e D devono far pervenire € 10.00 per il racconto inviato. Se partecipano ad entrambe le sexioni, il totale di € 15.00. Chi partecipa a tre o quattro sezioni invierà un totale di sole € 20.00.
La quota va inviata unitamente alle opere o con versamento sul conto corrente postale n. 8358993 intestato a
VERSANTE Associazione culturale – Premio POESIA ONESTA.
L’invio dovrà contenere la cedola postale che attesti l’avvenuto versamento.
I dati personali saranno trattati nel rispetto del codice sulla privacy, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs n. 196/2003.
PREMI
Sezioni A e B
I primi classificati della sezione A e della sezione B riceveranno € 300,00 cadauno e quindi copie dell’antologia che contiene le loro sillogi. I secondi, terzi e quarti classificati delle Sez. A e B avranno pubblicate le loro raccolte e riceveranno ognuno n. 10 copie del volume Poeti in italiano e in dialetto. Verranno inseriti anche singoli testi che la Giuria riterrà meritevoli di pubblicazione.
Una sezione speciale premierà la migliore silloge marchigiana, sia in lingua che in dialetto, nel caso in cui non risultasse tra i vincitori alcun autore delle Marche.
Sezioni C e D
I primi classificati delle sezioni riceveranno € 200.00 ciascuno. I primi tre racconti classificati, sia in lingua che nei vari dialetti italiani, verranno pubblicati nell’antologia, e gli autori riceveranno ognuno 10 copie del volume.
* I testi inviati non saranno restituiti. I partecipanti cedono, a titolo gratuito, i diritti dei testi pubblicati nel volume.
Cerimonia di premiazione. È prevista in Ancona e Falconara dal 05/10/2012 al 07/10/2012