“Coppie minime” di Giulia Martini – con alcune poesie inedite

Segnalazione a cura di Lorenzo Spurio

 

cover MartiniGiulia Martini (Pistoia, 1993) vive a Firenze, dove si è laureata in Letteratura italiana contemporanea con una tesi su Pigre divinità e pigra sorte di Patrizia Cavalli. Attualmente è dottoranda in Filologia e Critica all’università di Siena, con un progetto di ricerca dedicato al dialogo in poesia. Per la poesia ha pubblicato Coppie minime (2018), risultata vincitore del noto Premio Ceppo nella sezione “Under 35”[1]. Per la stessa casa editrice sta curando l’antologia Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90 di cui il primo volume è uscito a marzo 2019 e il secondo uscirà a breve. Sue poesie sono comparse su varie riviste, tra cui Poesia, Gradiva, Paragone, Atelier, sulle riviste digitali Yawp – Giornale di letterature e filosofie, il sogno di orez, Poetarum Silva e in antologie quali Poesie italiane 2018 a cura di Matteo Marchesini (2019). Alcune sue poesie sono state tradotte in rumeno da Costel Drejoi sulla rivista Sintagme literare, in spagnolo da Gabriel Impaglione sulla rivista Isla Negra. Nel 2019 l’autrice ha preso accordi per la pubblicazione della traduzione in spagnolo con l’editore argentino “Le pecore nere”.

Ha preso parte a vari festival letterari: XVI Festival internazionale di poesia “Voci lontane, voci sorelle” nella serata Nuova Generazione? Poeti nati tra gli anni ’80 e ’90 (2018); Festival Kultazione (2018); I Festival di Poesia iper-contemporanea organizzato da Polisemie presso l’Università “La Sapienza” di Roma (2019); Festival Internazionale di Poesia Oven organizzato dal Centro di Poesia contemporanea dell’Università di Bologna (2019).

Si sono occupati della sua scrittura, tra gli altri, Roberto Corsi, Luigi Fontanella, Daniela Gori, Elio Grasso, Giulio Maffii, Franco Manzoni, Demetrio Marra, Eleonora Rimolo, Sara Vergari, Bonifacio Vincenzi, Luca Zipoli, i quotidiani nazionali Il Mattino, La Repubblica, Corriere della Sera, La Nazione, Avvenire e le riviste digitali Frequenze poetiche, Margutte, La Balena Bianca, Carteggi Letterari, Semicerchio.

Nella prefazione di Francesco Vasarri che apre Coppie minime (2018) leggiamo: “La ricerca espressiva di questo libro è piena di movimenti che dalla lingua puntano alla sua ombra, o comunque lavorano in un’intercapedine tra la cosa effettivamente detta e quella a cui, anche con residuati di surrealismo freudiano, si stava – forse con maggior precisione – pensando”.

  

Poesie tratte da Coppie minime (Interno Poesia, 2018)

 

Io rime, tu rimedi.

 

Tu vai verso quello che credi,

io verso quello che rimane.

 

*

 

La traccia del poema 

modulata su un suono 

mi sembra la tua faccia.

 

Appare la facciata 

del Duomo in piazza Duomo

come un grande problema.

 

*

 

Guido, io vorrei che tu e Lapo e io

e Kennedy e Roland e Winston C.

e la mia santa mamma che sta lì

in cucina a straguardare la tv

 

Guido io vorrei che Lapo e io e tu

e Tutankamon e Marylin Monroe

ed Edgar Allan e il giovane eroe

di quando ero bambina, Harry P.

 

e P. P. P. e Giovanni P. che sa

perché tanto di stelle arde e cade,

santo L. e supersanto Gesù C.

 

che se ne sta nell’orto degli ulivi –

ma anche lei e soprattutto lei –

io vorrei che fossimo ancora vivi.

 

*

 

Fisso un punto nel vuoto.

Chi mi darà le prove?

 

E non so più il tuo prefisso,

se tre tre tre o tre tre nove.

 

*

 

Beati gli invitati alla cena in via Dernier.

Giravi per le stanze un po’ disabbigliata

apparecchiando di pietanze calde

la tavola rotonda in legno noce

 

con un occhio alla pasta che non scuoce

e l’altro a un altro – non a me.

 

*

 

Il letto già rifatto per metà,

nella tua metà non più sfacibile.

 

Meno stoviglie da lavare, questo è certo –

poi ho sempre detestato fare i piatti.

 

Molte più rime e meno rimasugli

sugli scartafacci, sui divani.

 

Guarda che mani vergini, che faccia –

come non fosse mai stata scartata.

 

Te ne sei andata col tuo ombrello rotto,

che non lo devo neanche buttar via.

 

Che singolarità, che pulizia!

Ah che bello, non mi vedrai invecchiare.

 

*

 

Tutti quelli che silenziosi siedono

accanto a me sull’autobus, col viso

al di là di una testata, conquiso

da morte accumulata, che mi chiedono

quando pubblicherò il prossimo libro

 

cosa vorrebbero che ti dicessi,

 

se le mie parole erano già tue?

Non ero che una spina in mezzo ai nespoli

prima che tu nascessi a Bagno a Ripoli

il dieci marzo trecentodue.

 

 

Poesie inedite precedentemente apparse su Paragone

 

Vivacchio aspettando che ti accorga

che non ho chiuso il gas e sei già morta.

 

Lo chiamo amore questo gesto blando,

quando ti faccio morire in un libro.

 

Come l’eroe mitico a cui le Moire

diedero la durata di un tizzone.

 

*

 

Un’altra cosa, per esempio, è il gesto

di te che apri piano il frigorifero

come se non sapessi che c’è dentro.

 

E d’un tratto, di luce innaturale,

distenebri le pesche, le zucchine.

 

*

 

So soltanto che quelle terre

per quei confini che ti mostrai

se le contesero per anni.

 

Questo tesoro volevo darti.

 

Per un maggiore approfondimento critico sull’opera di Giulia Martini rimando ad alcuni contributi che reputo illuminanti per le loro considerazioni e che rendono merito alla sua opera poetica:

 

Brancale Michele, Poesia, una sorpresa le “Coppie minime” di Giulia Martini, «La Nazione».

Favale Elisabetta, Le Coppie minime di Giulia Martini.  Intervista, «Linkiesta».

Grasso Elio, Giulia Martini, Coppie minime, «Rebstein. La dimora del tempo sospeso».

Maffii Giulio, Le coppie di Giulia Martini, «Carteggi Letterari».

Manzoni Franco, Suono, grafia e virtuosismi, «laLettura del Corriere della Sera», p. 11.

Pezzino Laura, Dove sono le poete?, in «Senza Rossetto».

Rimolo Eleonora, Un messaggio (im)possibile?, «Atelier»

Rondoni Davide, L’estasi linguistica nelle “Coppie minime” di Giulia Martini, «ClanDestino».

 

[1] Cito dalla motivazione stilata da Andrea Sirotti: “Giulia Martini vince il Premio Ceppo Selezione Poesia under 35 con Coppie minime per la capacità e l’estro di trovare una chiave poetica per le antitesi e le contraddizioni della vita in uno schema binario tra ragioni della mente e ragioni del cuore in cui ogni parola, ogni concetto, “scivola” e determina il successivo dando vita a una sorprendente catena di associazioni foniche e concettuali auto-ingabbiandosi in uno schema al tempo stesso tradizionale e modernissimo, classico e ipertecnologico. Le forme chiuse usate, la natura endecasillabica del dettato, il ritmo regolare del canone poetico italiano, riscritto e rivissuto, non si dimostrano vincoli o ostacoli da superare ma si rivelano occasioni di apertura e respiro in cui l’esordio, in genere fattuale ed esperienziale, porta a esiti inauditi e spiazzanti grazie anche a una (apparentemente) naturale fluidità di ritmo e immagine, un’alternanza sapiente di voce, senso e silenzio”.

 

 

 

La riproduzione del presente testo, e dei brani poetici riportati (dietro consenso dell’autore), sia in forma di stralcio che integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dei relativi autori.

“Tu, io e Montale a cena”: la silloge di Gabriella Sica dedicata al poeta romano Valentino Zeichen – recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

 

“Corre con il fiume scorre

[…] il suo essere si estenderà ancora” (25)

 

Tu io e Montale metà copertinaUn libro agile e intenso in versi, quasi un canzoniere, che rievoca un amico poeta nel momento della sua scomparsa e nei mesi successivi al lutto.

La poetessa Gabriella Sica[1] ha da poco dedicato a Zeichen, “un neoclassico beffardo”[2], un volume di quarantaquattro poesie con due prose in chiusura che muovono interamente da una volontà di commemorazione del poeta amico. Non un pianto né un elogio, che sarebbero forse ben poca cosa nel mare magnum della poesia indifferenziata e tumultuosa d’oggi – soprattutto quella dal contenuto annebbiato da un sentimento di pura malinconia – ma un vero compendio atto a ripercorrerne alcuni tratti della sua esistenza, gli aspetti distintivi del carattere fiero e sicuro, le convenzioni della sua vita underground, la ricchezza dei contenuti del suo dettato lirico.

Scrive il poeta Guido Zavanone, recentemente scomparso, in una delle sue ultime poesie “Piace ai poeti/ divagando fantasticare/ liberi come sono/ da ogni vincolo/ di contenuto o formale”[3] e tale verità può ben desumersi dalla poesia argomentativa e icastica di Valentino Zeichen, una delle voci poetiche più curiose della scena romana degli ultimi decenni, saltato alle cronache per le sue frequentazioni mondane al tempo della giovinezza.

Sono poesie che ci parlano di incontri, di dialoghi, di idee e contenuti esposti da Zeichen nel corso di tante occasioni, spesso di cene con amici, che evidenziano la complessità del poeta, la versatilità dei suoi codici e, sempre, comunque, la sua occhiata critica e avvolgente verso la realtà di fuori con timbri d’ironia e d’invettiva.

La Sica riesce in maniera egregia a presentarci, tramite la sua conoscenza diretta dell’uomo, la stima e l’amicizia intessute e coltivate con Zeichen, uno dei ritratti più completi e meno sfocati di questa figura complessa, criticata, non del tutto compresa e in un percorso di latente dimenticanza contro cui il volume stesso della Sica s’infrange. Ne emerge un dialogo ininterrotto tra due amici sullo sfondo di una Roma vivace e ricca, e di un mondo letterario disgregato.

Il giornalista Camillo Langone de Il Foglio ha titolato un breve articolo con “Vorrei anch’io una poetessa come Gabriella Sica a commemorarmi”[4] e questo è indicativo del fatto di quanto amore, sapienza e desiderio di condividere con gli altri, ci sia nelle pagine della Sica, tra ricordi e circostanze curiose, tra inviti a cena (“La poesia mi ha aiutato a procurarmi pranzi e cene”[5], rivelò Zeichen in un’intervista) e passeggiate per Roma.

Il volume della Sica, Tu io e Montale a cena, apre a un contenuto al contempo privato e pubblico di Zeichen da lei definito “poeta bellicoso/ bell’uomo alto scattante” (21), con un “sarcasmo glaciale” (62), narrandoci com’era, come si comportava, come si relazionava agli altri e all’ambiente: “Scriveva poesie nitide e precise/ […] rovistava con la lima nella storia.// [con] ironia intelligente/ l’abbellimento logico pungente// […] indomito sagace alla Szymborska” (57).  La Sica non risparmia di affrescarcelo anche negli aspetti più spigolosi come quando osserva: “Valentino coriaceo al vetriolo/ stai nella tua area di rigore/ gelida area di esodo corrusco/ di esilio da persone e cose/ […] impertinente/ […] nel tuo veemente duello mentale” (9).

Ci sono tutti gli aspetti chiave della vita di Zeichen: dalle liriche che alludono più spesso al tema dell’esodo, alla figura della madre, all’istituto di correzione dove venne collocato giovanissimo, all’ossessione per gli orologi, e poi la dimensione abitativa da lui scelta (“una casa/ vera lui non la vuole” (18), la nota “baracca del poeta” alla quale la poetessa dedica una lirica dove si può leggere:  “È una leggenda la baracca a Roma/ sta in un vicolo cieco sulla Flaminia/ […] nel centro della città eterna/ è una misera fragile frontiera” (17) ricordando il poeta in uno dei loro incontri: “su una logora sedia di legno/ siede pensoso sul da farsi il poeta/ lì coltiva una coppia di piante/ un fico e una vite americana” (17). Quel “fico generoso” (27) vicino al glicine massacrato a colpi d’ascia dopo la sua morte di cui la Sica parla in una lirica di commiato che chiude il volume: “L’hanno tagliato acidi con l’accetta/ nel giardino del poeta/ dove c’era anche un fico ospitale/ che triste s’è seccato” (87).

E poi la condivisione del cibo e dell’ospitalità della Sica (come di tante altre persone sue amiche, poeti e non) verso Zeichen: “Vorrei più spesso invitarti a cena/ come a te tanto piaceva/ […]/ conversare/ in casa e fuori” (53). C’è il sentimento destabilizzante di paura dinanzi alla recente malattia dell’amico, il timore  che presto possa andarsene ad abitare altri spazi (“prometto lo inviterò di più a cena”, 15, pronuncia come sottovoce, a motivo di un fioretto, di un impegno tra lei e se stessa) fino alla lirica che dà il titolo al volume, “Tu io e Montale a cena” dove la poetessa ipotizza           un’improbabile cena a tre, tra cui il grande poeta genovese (“certo è che noi e il convitato immortale/ incallito scanzonatore/ ci siamo rallegrati oltremodo/ banchettando ilari noi tre insieme/ al secolo nuovo brindando/ come un niente lo snodo al Novecento”, 44) e, ancora, la rievocazione di una cena col padre dell’avanguardia, Pagliarani: “la dolce cena noi tre insieme/ la cambiamo questa morte in vita/ […] tu io e Pagliarani come un tempo” (49).

Nel breve periodo di malattia di Zeichen, dopo l’ictus che lo costrinse all’ospedale, una poesia-preghiera forte e sentita perché il suo amico possa rimettersi e ritornare nel suo universo sociale: “fallo tornare tra noi/ Valentino è in un letto d’ospedale/ […]/ non so se ci sei madremadonnina/ se ci sei salvalo salvalo tu che mi ascolti/ […]/ fallo combattere ancora” (15). Ci sono poi le poesie scritte dopo la scomparsa di Zeichen, “ultimo degli irregolari del nostro tempo”[6], che attestano una dolorosa assenza nell’animo della poetessa come ben si evidenzia nella lunga lirica “Il lento congedo” dalla quale cito alcuni estratti significativi: “Così te ne sei andato d’un colpo/ quel terribile diciassette aprile/ l’ictus il trauma il dolore/ ma per un po’ sei tornato indietro/ sul letto di una camera ospedaliera/ […] nei lunghi ottanta giorni/ per fare ancora festa con gli amici/ […] come in un lauto gran banchetto/ […] per poco così sei tornato in vita/ […] cantavi perfino le canzoncine/ lento nel distacco lento” (55-56). La poetessa è evidentemente costernata e affranta dalla dolorosa assenza del poeta-amico al punto tale che cerca una qualsiasi forma di possibile comunicazione con lui, alla ricerca impellente di una relazione: “Potresti con Dio darti un po’ da fare/ e attivare un filo teso e diretto/ tra te e me tra i morti e i vivi/ inviami un segno fammi un fischio” (26).

“Riquadro 67 Gruppo 2 Terza fila n. 7” (35) è l’espressione in codice della localizzazione fisica sullo spazio terrestre, “nel nome del luogo dove stai ora” (35)…, sempre Roma, è vero, ma in una dimensione diversa, qui dove il “cielo [è] a pezzi e i cipressi [stanno] invano” (35). Sempre dedicata alla sua lapide al Verano è un’altra lirica: “ti intrattieni con i nuovi amici/ vicini di casa affini/ Ungaretti e Moravia lì anche loro/ […] ve ne andate/ giù fino all’imbrunire/ piacevolmente in tre a conversare” (85).

Il poeta, andandosene, ha lasciato sola l’amica confidente, la poetessa Gabriella Sica, chiusa in una sensazione d’assenza e di vera e propria malinconia dei tanti momenti vissuti, a “scrutare la geografia di nuvole estrose” (31) come lui spesso faceva, interrogando il tempo: “il poeta agguanta nuvole/ (non ragionammo di questo insieme?/ non era questo il nostro diletto?)” (32), un gioco che ha introiettato e fatto suo, più triste ora che non potrà che condurlo da solista. Se è vero che nel giardino del poeta il glicine è stato ucciso e il fico, solo e impoverito, s’è lasciato morire, c’è ancora un virgulto di speranza che testimonia la vita che mai si frena e che perversa, proprio come le nuvole indecifrabili che sfilano e che affascinavano Zeichen. La Sica, al termine di questo viaggio poetico che ha segnato profondamente la sua esperienza, annota infatti che “spuntano dal tronco le foglie/ più del solito tremolanti/ sta nascendo ancora qualche bel fiore” (87).

Lorenzo Spurio

Jesi, 14/03/2020

 

 

E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. 

 

[1] Gabriella Sica, originaria della Tuscia e romana d’adozione, scrive in versi e in prosa fin da quando negli anni Ottanta ha ideato e diretto “Prato pagano”, ha pubblicato le Poesie per le oche, con prefazione di Giovanni Raboni (Almanacco dello Specchio, Mondadori, 1983) e La famosa vita, nel 1986.  A più di dieci anni di distanza dal suo ultimo libro in versi, Le lacrime delle cose, a fine 2019 è uscito Tu io e Montale a cena per Interno Poesia. Ha ricevuto vari riconoscimenti tra cui, nel 2014, il Premio Internazionale del “Lerici Pea” per l’Opera poetica. Tra i libri in prosa Sia dato credito all’invisibile. Prose e saggi (2000), Emily e le Altre. Con 56 poesie di Emily Dickinson (2010) e Cara Europa che ci guardi. 1915-2015 (2015).  Nel sito ufficiale, www.gabriellasica.com, si possono trovare sue poesie, traduzioni in varie lingue, notizie sui video da lei realizzati per la Rai dedicati ai poeti del Novecento.

[2] Leone D’Ambrosio, “Valentino Zeichen: Sono un poeta mondano e so fare i dialoghi”, Patria Letteratura, 13/03/2015.

[3] Guido Zavanone, Foto ricordo, Manni, Lecce, 2019, p. 69.

[4] Camillo Langone, “Vorrei anch’io una poetessa come Gabriella Sica a commemorarmi”, Il Foglio, 26/10/2019.

[5] Antonio Gnoli, “Valentino Zeichen: sono un poeta grazie alla mia matrigna, essa era una musa crudele e involontaria”, La Repubblica, 16/02/2014.

[6] Giuseppe Rizzo, “La poesia di Valentino Zeichen ci regala un po’ di libertà”, L’Internazionale, 18/05/2016.

I “Sistemi” di Dimitri Milleri: il nuovo libro edito da Interno Poesia

Segnalazione a cura di Lorenzo Spurio  

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Dimitri Milleri

Dimitri Milleri (Bibbiena, 1995) attualmente frequenta il biennio di chitarra presso il conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza. Per la poesia ha pubblicato con Frammenti Fragili (2017) e, recentemente, Sistemi (2020). Suoi testi sono presenti nelle antologie Poeti nati negli anni ’80 e ’90, a cura di Giulia Martini (2019) e Abitare la parola. Poeti nati negli anni Novanta, a cura di Eleonora Rimolo e Giovanni Ibello (2019), e in vari lit-blog e siti online, tra cui “Perigeion”, “Succedeoggi” e “Interno Poesia”. Sue traduzioni da Ocean Vuong sono apparse su “Nuovi Argomenti”. È risultato vincitore della XVI edizione del premio “A.V. Reali” nella sezione giovani e segnalato al premio “Lorenzo Montano” di Verona. Come librettista ha collaborato con i compositori Andrea Gerratana e Riccardo Perugini. 

Il nuovo libro, Sistemi (Interno Poesia, Roma, 2020) è articolato in tre sezioni; si propone trattare tre temi specifici (la dimensione lirica, il mondo familiare, la coppia) sotto il segno di una posizione conoscitiva in linea con alcune delle formulazioni più recenti delle teorie della percezione contemporanee. Esterno e interno, cinepresa e set, osservatore e osservato: tali antinomie si risolvono in un’unica dimensione, costruita attraverso l’alternanza osmotica di prima e terza persona (evidenziati anche dalla diversa disposizione visuale dei testi sia nella prima che nella terza sezione) e la realizzazione di un mosaico domestico spersonalizzato (seconda sezione). Come il titolo suggerisce, il tentativo è quello di rendere conto di una dimensione puramente biologico-materiale (quella del sistema, del predeterminato) che non possiamo non vivere in maniera soggettiva, qualitativa. Attraverso uno scavo delle convenzioni narrative (in particolare i valori pronominali) si cerca di giungere a una rappresentazione iper-realistica, quel punto in cui la vertigine coincide con l’assolutezza della definizione.

Il libro si apre con alcune citazioni in esergo tra cui una, incisiva, di Valerio Magrelli, tratta da Ora serrata retinae nella quale viene detto: “Io abito il mio cervello come un tranquillo possiedente le sue terre […] Il mio cervello abita in me come un tranquillo possiedente le sue terre”; tra le altre, un estratto dal un volume specialistico di F.J Varela/E. Thompson/ E. Rosch, sul tema del cognitivismo e del poeta toscano Alessandro Ceni, tratta da Ossa incise e dipinte (“Io ho visto solo cose che impietriscono e commuovono […] Ho visto delle cose, come tutti”), a sottolineare l’ampio mosaico di riferimenti ed echi nel quale la silloge si staglia e al contempo si nutre. Importante la contaminazione artistica e l’approccio a una polivalenza di linguaggi; dalla prefazione di Maria Borio si legge: “Una chiave di lettura per entrare nella dinamica ellittica di Sistemi è proprio la musica. La composizione e il ritmo, dati da fratture e ricuciture, richiamano quei brani che studiano una trama dove si allacciano lo spezzato e il flusso: Folk songs di Luciano Berio, Lo spazio inverso di Salvatore Sciarrino, In the Bleak Midwinter di Jacob Collier, Fratres di Arvo Pärt”.

 

A continuazione una selezione di quattro testi estratti da questa nuova raccolta:

 

Chi si aspettava che la sala prove

Factory Arezzo non fosse che a un mezzo

chilometrino dal centro salute

mentale, in quel duemilanove?

 

E chi, fra gli avventori della rude

stanza insonorizzata, la palude

d’adolescenza avrebbe detto allora

dieci anni dopo di trovarsi ancora

a spergiurare che la morte no!

Non c’era più nel cavo della mente

(senza scherzare adesso, balbuziente

di fronte alla seriosa commissione

revisione patente)

 

*

 

Se il vento muore la retta del mare

collassa e si provano tutte, ma resta

fisso comunque l’interno dell’occhio-mare.

Fra le stagioni si apre una distanza

come fra caste, il server fa le lucciole

tutto d’un colpo nel maggese, i forasacchi

dentro le orecchie dei cani.

                                                L’estate

cade dal cielo come un’overdose.

 

Se il vento muore si provano tutte, ma resta

comunque fisso l’interno dell’occhio-mare.

 

*

 

Quando la madre esploderà,

toccherà ai figli bloccare i frantumi.

 

Accade a volte se non disinneschi

l’ordigno risvegliato dal reagente

dai bei capelli d’oro,

dai grandi occhi di buio.

 

Se muore era scritto, e nessuno —

i parenti, il compagno, gli amici

può farci niente.

 

*

 

Senti che pace qui: gli uccelli bevono

placidamente il buio senza grumi.

Era diverso allora, ti ricordi

quante candele accese dentro il cranio?

Raptus di clavicembali, frantumi

che non sai dire se sognati o solidi.

 

Dentro la notte carica di uranio

dormire tuttavia, riaprire gli occhi

sei ore dopo, crederle un istante,

stringere i denti e senza dire niente,

andare a Fiesole, suonare insieme.

Che avremmo dato allora per i cuori

che adesso dormono, dopo la pizza…

 

La riproduzione del presente testo, e dei brani poetici riportati (dietro consenso dell’autore), sia in forma di stralcio che integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dei relativi autori.

Sabato 2 febbraio alla Libreria di Via Giulia incontro con Fabrizio Falconi, Michela Zanarella, Antonella Palermo e Annarita Rendina

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Sabato 2 febbraio 2019 alle ore 18 alla Libreria di Via Giulia di via Giulia 111 “Quattro Voci – quattro poeti, quattro libri” il primo incontro e reading romano con quattro autori della collana libri di Interno Poesia: Fabrizio Falconi con “Nessun pensiero conosce l’amore”, Antonella Palermo con “La città bucata”, Annarita Rendina con “Nasse” e Michela Zanarella con “Le parole accanto”. Stili di scrittura diversi, ma la poesia a fare da protagonista assoluta. Alcune letture saranno affidate alla voce degli attori Giuseppe Lorin e Chiara Pavoni. Fabrizio Falconi (Roma, 1959) è sposato, con tre figli. Scrittore e giornalista è autore di romanzi (“Il giorno più bello per incontrarti”, Fazi, 2000; “Cieli come questo”, Fazi, 2002; “Per dirmi che sei fuoco”, Gaffi, 2012) e saggi (“Dieci Luoghi dell’Anima”, Cantagalli, 2009; “I Fantasmi di Roma”, Newton, 2010; “Le rovine e l’ombra”, Castelvecchi, 2017; “Cercare Dio”, Castelvecchi, 2018). In poesia ha esordito con “L’ombra del ritorno” (Campanotto, 1996) finalista al Premio Sandro Penna e segnalato al Premio Montale, a cui hanno fatto seguito “Sub Specie Aeternitatis” (Aletti, 2004), “Poesie 1996-2007” (Campanotto, 2007) e “Il respiro di oggi” (Terre Sommerse, 2010). Sue poesie sono apparse su varie riviste italiane, e sul numero monografico dedicato dalla rivista “Tri-Quarterly” (n. 127/2007) alla poesia contemporanea italiana, tradotte da David Lummus e Robert Pogue Harrison. Antonella Palermo è nata a Campobasso nel 1973. Giornalista, vive e lavora a Roma come conduttrice radiofonica, occupandosi prevalentemente di approfondimenti dell’attualità. Ha esordito in poesia nel 2012 con la raccolta “Le stesse parole” (LietoColle), prefazione di Davide Rondoni. Annarita Rendina è nata a Napoli nel 1988 e vive a Monte di Procida, piccolo comune del litorale flegreo. Ha conseguito la laurea specialistica in Filologia Moderna. Il suo saggio Il Fantomas di Cortazár. La dis-attesa del supereroe è presente nel volume Le Attese. Opificio di letteratura reale/2 (a cura di E. Abignente ed E. Canzaniello, Ad Est dell’Equatore, Napoli, 2016). Si è occupata per anni di immigrazione e ha insegnato italiano come lingua seconda per un’associazione di volontariato e per l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino. È docente di materie letterarie presso il liceo Seneca di Bacoli. “Nasse” è la sua opera prima. Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD) nel 1980. Dal 2007 vive e lavora a Roma. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: “Credo” (2006), “Risvegli” (2008), “Vita, infinito, paradisi” (2009), “Sensualità” (2011), “Meditazioni al femminile” (2012), “L’estetica dell’oltre” (2013), “Le identità del cielo” (2013). In Romania è uscita in edizione bilingue la raccolta “Imensele coincidente” (2015). È inclusa nell’antologia “Diramazioni urbane” (2016), a cura di Anna Maria Curci. Autrice di libri di narrativa e testi per il teatro, è redattrice di “Periodico italiano” e “Laici.it”. Le sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, arabo, spagnolo, rumeno, serbo, greco, portoghese, hindi e giapponese. Ha ottenuto il “Creativity Prize” al “Premio Internazionale Naji Naaman’s 2016”. È ambasciatrice per la cultura e rappresenta l’Italia in Libano per la “Fondazione Naji Naaman”. Socio corrispondente dell’Accademia Cosentina, fondata nel 1511 da Aulo Giano Parrasio.

Crowfunding per la nuova silloge poetica di Michela Zanarella, “Le parole accanto”

 

“LE PAROLE ACCANTO” DI MICHELA ZANARELLA

AL VIA IL NUOVO PROGETTO DI CROWDFUNDING DI INTERNO POESIA

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Al via da lunedì 23 gennaio il nuovo progetto di crowdfunding  di Interno Poesia per la prevendita della raccolta di poesie Le parole accanto di Michela Zanarella (prefazione di Dante Maffia). Scopo della campagna, organizzata in collaborazione con Produzioni dal Basso, la prima piattaforma italiana di crowdfunding, fondata nel 2005 (tra le prime in Europa), è coinvolgere e rendere protagonisti lettori e scrittori in un processo partecipativo che prevede la prenotazione di una o più copie del libro e l’ottenimento di altre ricompense, tra cui l’inserimento del proprio nome in una pagina del libro dedicata ai Lettori sostenitori del progetto.

C’è tempo fino a giovedì 23 febbraio per sostenere il progetto Le parole accanto, la nuova importante raccolta di Michela Zanarella, autrice padovana da anni residente a Roma, che, come afferma nella postfazione Antonino Caponnetto, con questo libro “si avventura, con le parole al suo fianco, in un viaggio vitale e necessario nelle dense e oscure profondità di sé e delle proprie origini”.

Il libro

Dalla prefazione di Dante Maffia: “Michela Zanarella è ormai scrittrice affermata e conosciuta, una che la poesia la scrive e la legge con attenzione e con passione e che sa coniugare la propria biografia con le accensioni che le vengono dagli altri, con atti di agnizione che sono la fermezza della sua lealtà innanzi tutto con se stessa e poi con il mondo.

Le parole accanto è un libro la cui scrittura è sapiente e pacata e riesce a cogliere sfumature essenziali capaci di illuminare aspetti reconditi della realtà e della psiche. Si avverte che l’esperienza personale, anche all’interno degli affetti più intimi, ha lasciato tracce indelebili che tornano a dettare ombre, eppure non troviamo il minimo di recriminazione, non troviamo anatemi. La poetessa ha assorbito tristezze e dolori e ne ha fatto parole di poesia con un semplicità che, come vado sostenendo da decenni, è il solo mezzo per riuscire ad ottenere della vera poesia, quella che rinnova la sostanza della realtà e perfino della verità”.

 

Vengo a respirare

Vengo a respirare 

dai tuoi confini lontani

e ci trovo tutto l’amore che non ho mai capito

io che ti ho sentito madre troppo tardi

terra impastata nella nebbia

fatta di cielo mai limpido e in lotta con il tempo. 

Poso lo sguardo dove si ferma anche il vento

nella semina che sa di grano ormai maturo

e chiudo nel cuore quel colore

che ha l’odore del pane e delle stanze di casa. 

Ti sento radice che indossa le mie vene

meta che ho lasciato troppo presto

sperando di trovare altrove

il senso del mio canto.

E intanto 

vado con la mente dove il fiume si sveglia

in quel silenzio che cammina tra i campi

fino a sera. 

E resto tra le distanze a cercare quel poco sole

sempre incerto

che mi ricorda che un giorno farò ritorno

tra i fili d’erba e le strade di polvere

dove sono stata bambina.

L’Autrice

Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD) nel 1980. Dal 2007 vive e lavora a Roma. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: Credo (2006), Risvegli (2008), Vita, infinito, paradisi (2009), Sensualità (2011), Meditazioni al femminile (2012), L’estetica dell’oltre (2013), Le identità del cielo (2013). È inclusa nell’antologia Diramazioni urbane (2016), a cura di Anna Maria Curci. In Romania è uscita in edizione bilingue la raccolta Imensele coincidente (2015). Autrice di libri di narrativa e testi per il teatro, è redattrice di Periodico italiano e Laici.it. Le sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, arabo, spagnolo, rumeno, serbo, greco, portoghese, hindi e giapponese. Ha ottenuto il Creativity Prize al Premio Internazionale Naji Naaman’s 2016. È ambasciatrice per la cultura e rappresenta l’Italia in Libano per la Fondazione Naji Naaman. È alla direzione di Writers Capital International Foundation. Socio corrispondente dell’Accademia Cosentina, fondata nel 1511 da Aulo Giano Parrasio.

Cos’è il Crowdfunding

Dall’inglese crowd (folla) e funding (finanziamento), il crowdfunding indica la raccolta collettiva di fondi per sostenere la realizzazione di progetti di persone e organizzazioni.  Il crowdfunding impiegato da Produzioni dal Basso è di tipo rewarddonation: i sostenitori di un progetto sono ricompensati in base all’ammontare della propria offerta (ad esempio ottenendo il prodotto per il quale viene effettuata l’offerta), modalità utilizzata da Interno Poesia per il progetto Le parole accanto, oppure effettuano donazioni (senza ricompensa).

Perché il Crowdfunding

Interno Poesia ha scelto di affidarsi a Produzioni dal Basso, uno dei maggiori e storici portali di crowdfunding in Italia e in Europa, per sostenere e promuovere progetti editoriali di qualità, eliminando definitivamente la necessità di chiedere un contributo fisso per la produzione di opere letterarie (poesia in primis) ed attivare un sistema virtuoso, dal basso, che coinvolga persone e organizzazioni per la nascita e la promozione di opere in versi.

Info su Interno Poesia

Interno Poesia, nato ad aprile 2014, è tra i principali siti letterari per la promozione e divulgazione della poesia: contemporanea, del ‘900, edita e inedita, italiana e straniera.  Con l’obiettivo di diversificare la ricerca e la proposta culturale nasce Interno Poesia Editore, un progetto editoriale esclusivamente dedicato alla promozione della poesia contemporanea attraverso la nuova collana Interno Libri.  Andrea Cati è il fondatore e curatore del progetto Interno Poesia. Chi collabora con IP: Maria Grazia Calandrone, Claudio Damiani, Mario De Santis, Valerio Grutt, Franca Mancinelli, Giovanna Rosadini, Francesca Serragnoli, Andrea Sirotti

 Per maggiori informazioni

Produzioni dal Basso: www.produzionidalbasso.com

Interno Poesia: www.internopoesia.com

E-mail: posta@internopoesia.com