Tris di presentazioni in Lombardia per il “poeta del vento” Elvio Angeletti

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Elvio Angeletti assieme al poeta e scrittore Dante Maffia a Jesi nel novembre 2017.

Il poeta senigalliese Elvio Angeletti, autore di varie sillogi poetiche tra cui Luce (2013), Respiri di vita (2015) e la recente Refoli di parole (2017) questo fine settimana sarà ospite in Lombardia per dar voce alla sua poesia. Vincitore di numerosi premi letterari tra cui il 2° premio nell’edizione 2017 del celebre premio letterario “Alda Merini” indetto dalla Accademia Ursini di Catanzaro, Angeletti incontrerà il pubblico degli amanti del verso in alcuni incontri durante i quali non mancherà di parlare delle sue tante attività che lo vedono instancabile promotore culturale. Angeletti, infatti, è anche il fondatore e presidente del Premio “Poesia del Borgo” che annualmente ha sede nella Piazza Giordano Bruno nella frazione di Montignano di Senigallia ed è il segretario e Consigliere della Associazione Culturale Euterpe di Jesi. Attivo anche quale membro scelto di varie Commissioni di Giurie di Premi letterari e poetici nazionali (“Novella Torregiani” di Porto Recanati, “Città di Chieti”, “L’arte in versi” di Jesi, “Città di Porto Recanati”, Premio di poesia per l’infanzia organizzato dall’Istituto Scolastico Comprensivo “M. Luther King” di Caltanissetta), numerosi suoi testi sono inseriti in opere antologiche tra cui, solo per citarne alcune, Orme poetiche (2016, a cura di Pasquale Rea Martino), Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (2016, a cura di L. Spurio) e Dieci in poesia (2017, a cura di M. Romano).

Il primo incontro si terrà nella Val Camonica venerdì 10 novembre a partire dalle 20:30 nel comune di Ono San Pietro (BS). Accoglierà l’evento la Biblioteca Comunale (Piazza Roma 8).

L’appuntamento di sabato avrà come location il capoluogo lombardo: la Libreria “Il Papiro” (Viale Col di Lana 12) presenterà Refoli di parole alle ore 17. Durante l’evento, oltre alle letture poetiche dal nuovo volume, verranno proposte anche proiezioni di video-poesie elaborate su suoi testi. Il relatore, in questo appuntamento, sarà il poeta e regista Marco Vaira che negli scorsi mesi ha prodotto alcune delle video-poesie che il poeta ha portato in giro per l’Italia. La sua video-poesia “Il volo delle rondini”, infatti, è risultata meritoria del Premio Speciale “della Critica” al Premio “La catena della pace” indetto dalla Associazione Verbumlandi-art di Galatone (LE) la cui premiazione si è tenuta a Caserta nel 2016 e al Premio Letterario Internazionale “Antonia Pozzi. Per troppa vita che ho nel sangue” fondato dalla poetessa Caterina Silvia Fiore e la cui premiazione si è tenuta ad Arese (MI) nel giugno scorso.

Domenica 12 novembre alle ore 16:30 il poeta marchigiano incontrerà il pubblico interessato a Viganò (LC) nella Sala Civica “Maria Antonietta Colombo” all’interno del Vecchio Palazzo Comunale (Piazza Don Gaffuri). La serata sarà presentata da Renato Ghezzi e si chiuderà con un aperitivo in amicizia.

Refoli di parole si apre con una nota di prefazione del sottoscritto nella quale si fa anticipa il contorno concettuale dell’opera: “L’arché del volume, per non parlare di una vera e propria griglia tematica ma di un elemento archetipico che è fondamento, causa, elemento di meraviglia e costante presenza, è proprio quello dell’aria e non sarà pletorico aggiungere a questo riguardo anche la sua recente partecipazione ad un recital poetico dedicato ai quattro elementi della natura dove Elvio appunto si identificava come poeta d’aria”. Tra gli altri commenti critici presenti nel testo, tutti entusiastici, quelli di Marco Vaira, quello dell’editrice Isabella Gambini (Intermedia Edizioni, Orvieto).

Volume ricco di liriche alle persone amate, nonché di sguardi affascinati verso la natura nella quale tutto il percorso poetico di Elvio è imbevuto e al contempo si diluisce. In questo nuovo volume – già presentato quest’estate sulla spiaggia di Senigallia dal critico letterario prof. Vincenzo Prediletto – non manca, come la critica ha osservato, un più recente affacciarsi alle dinamiche sociali in vari ambiti di disagio e precarietà. Il poeta, infatti, in quanto uomo pensante, è sempre immagine o riflesso dei tempi che gli è dato vivere; Angeletti nella lirica che ha ottenuto particolare successo di “Erano fiori” affronta, ad esempio, con grande perizia di immagini ed energia comunicativa il gravoso ed endemico problema dei rifiuti bruciati per strada in Campania, causa di mali ben più estesi: “Puzzava di polvere,/ il vento troppo forte/ e di lì a poco/ arrivò anche la morte”.

Questo fine settimana, per coloro che abitano nei luoghi circostanti Milano e la Val Camonica, sarà possibile godere dei pacificanti versi di Elvio Angeletti, voce autentica del territorio marchigiano, le cui poesie, intrise di gioie e speranze, di canti d’amore e di immagini naturali, arricchiscono l’anima. Pagine che ardono di sentimenti nelle quale il poeta c’invita a prendere le distanze dalla foschia che potrebbe infastidirci, per proiettarci nella luce che – sempre – va cercata: “Il poeta cammina/ lungo il viale/ all’albeggiare del giorno/ cercando energia per un nuovo sogno”.

 

Lorenzo Spurio

Jesi, 08-11-2017

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Premio Letterario Int.le “Antonia Pozzi: vertigine e malinconia di una grande poetessa”: come partecipare

 

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Promotori: Caterina Silvia Fiore (ideatrice del Premio) e   Associazione di promozione socialeDIDIARIO
in collaborazione con la BICAMERALE CULTURA E ADOLESCENZA  con il patrocinio dei Comuni di Pasturo (LC) –  Arese (MI) – Turi (BA) – Roseto degli Abruzzi (TE) Viene istituito il Premio Internazionale di Letteratura e poesia qui di seguito denominato:


PREMIO INTERNAZIONALE DI LETTERATURA
“PER TROPPA VITA CHE HO NEL SANGUE”
ANTONIA POZZI: VERTIGINE E MALINCONIA DI UNA GRANDE POETESSA
PRIMA EDIZIONE
SCADENZA  10 APRILE 2017

1)  Il Premioè suddiviso in quattro sezioni: a) Racconto breve inedito* (max 3 Cartelle) b) Poesia inedita* (max 30 versi) c) Sezione giovani under 18 per la poesia e la narrativa Il tema per le scuole è il seguente: IL MAL D’ESSERE:IL DISAGIO FISICO E PSICOLOGICO – d) VIDEOPOESIA
    * per inedito si intende mai pubblicato su cartaceo con codice ISBN

Le videopoesia dovranno essere inviate con link e preventivamente pubblicate sul canale youtube.

2)  Modalità di Partecipazione: Gli Autori possono partecipare a tutte e quattro le sezioni e per ciascuna sezione con una sola opera. Quota d’iscrizione euro 10,00 per spese di segreteria da versare tramite versamento sul c/c presso la CASSA RURALE E ARTIGIANA DI CASTELLANA GROTTE CREDITO COOPERATIVO IBAN IT 87 Z0846941440000000034458

SONO ESENTI DAL PAGAMENTO DELLA TASSA D’ISCRIZIONE LE OPERE PROVENIENTI DA STATI ESTERI E GLI AUTORI UNDER 18. LE OPERE DEGLI AUTORI ESTERI DEVONO PERVENIRE ALLA SEGRETERIA GIA’ TRADOTTE. Per ogni opera presentata e, nell’eventualità che lo stesso autore partecipi anche ad altre sezioni, le spese di segreteria saranno di 5 euro per ogni sezione ulteriore. Gli elaborati dovranno pervenire in allegato in duplice copia, una anonima e quindi contenente la sola opera e titolo, l’altra contenente anche il nome dell’autore, insieme alla ricevuta di versamento delle spese di segreteria, al seguente indirizzo di posta elettronica: antoniapozzipremio@gmail.com Nel corpo della-mail dovranno essere inseriti i dati anagrafici del partecipante.   Liberatoria per il trattamento dei dati personali in relazione alla legge DL 196/2003.
3) Esclusione: La mancanza dei dati anagrafici, nonché l’assenza della liberatoria per il trattamento dei dati personali in relazione alla Legge 675/96 art.10  comporterà la non accettazione dell’iscrizione. Ogni elaborato deliberatamente offensivo e volgare verrà immediatamente escluso dal concorso.
4) La Giuria: La giuria è composta da noti esponenti del campo letterario nazionale: Lorena Marcelli(Scrittrice) Antonella Caprio (Scrittrice e autrice di testi teatrali e cinematografici) Lorenzo Spurio (Poeta e critico letterario) Mirella Musicco (Poetessa); Presidente di giuria senza diritto di voto: Caterina Silvia Fiore
La Giuria stilerà una lista di finalisti che verranno informati personalmente dall’Organizzazione e invitati alla cerimonia di premiazione finale.
     Il giudizio della Giuria è insindacabile e inappellabile.

5) Premi: Per ogni sezione ci saranno un primo, un secondo e un terzo classificato I premi consisteranno per le prime posizioni in targhe e onorificenze. Per le opere più meritevoli sono previsti premi speciali e menzioni di merito.
6) Termine del concorso: gli elaborati dovranno pervenire tassativamente entro e non oltre le ore 24 del 10APRILE 2017
7) Premiazione:
La cerimonia di premiazione si terrà  SABATO 3 GIUGNO 2017 alle ore 17 nella nuovissima sala polivalente della NUOVA BIBLIOTECA DI ARESE (MILANO) con la  presenza delle autorità locali.
Per le scuole si terrà una seconda cerimonia di premiazione SABATO 10 GIUGNO 2017 ALLE ORE 18 PRESSO IL CENTRO CULTURALE POLIVALENTE DEL COMUNE DI TURI (BA) per agevolare gli spostamenti dei partecipanti provenienti dalle varie regioni.
Per tutte le informazioni inerenti il premio rivolgersi al seguente indirizzo:
antoniapozzipremio@gmail.com
                                                                                              
L’Organizzazione


Per informazioni:
Caterina Silvia Fiore
Via Bellini, 40 . Lainate (MI)
Tel: 3459936243
Email: almaviva1957@gmail.com

“Elogio dell’imperfezione” di Rodolfo Vettorello, nota critica di Lorenzo Spurio

Elogio dell’imperfezione

di Rodolfo Vettorello

LuoghInteriori, 2015

Recensione di Lorenzo Spurio

copÈ sempre un grande piacere poter assaporare un libro di Rodolfo Vettorello sia perché le sue opere sono sempre ricche di tematiche e rifuggono quindi un concettismo unico, sia perché il linguaggio adoperato si svincola volutamente da un linguismo stringente fatto di arcaismi e di pesanti articolazioni e ancor più per la sua stupefacente abilità nel saper colloquiare con il Tempo.

Qui, ancor più, il dialogo tra lui, poeta che ragiona sul momento storico attuale, con squarci di passato rievocato con un mesto entusiasmo, si fa ancora più serrato e pregnante. Non tanto perché Vettorello si consideri oramai solamente un anziano e quindi dà una visione sfiduciata del presente perché talmente diverso e dissonante da quel passato culla di ricordi, emozioni e valori, ma perché sono connaturate alla sua natura di pensiero la considerazione e la sperimentazione del tempo. Tempo che, a questa altezza, trova spesso un collegamento nelle liriche a ciò che è la dimensione dell’aldilà, dell’altrove sconosciuto o misconosciuto, di quel viaggio oltre tempo e spazio che ognuno di noi compirà.

Partendo da una poetica che predilige le piccole cose, l’osservazione di cosa lo circonda, da una rumorosa e degradata stazione a una città che lo ha ospitato durante una vacanza, Vettorello giunge a una disanima più attenta della sua condizione di uomo: approfondisce il legame della coscienza e rivitalizza il suo sentimento d’amore verso la natura e gli altri.

Elogio dell’imperfezione si nutre prevalentemente di quattro nuclei tematici che sono rispettivamente l’ossessione della morte, la città di Milano, il ricordo accorato dei genitori defunti e l’indignazione sociale.

L’ossessione della morte o sarebbe più opportuno dire il pensiero del trapasso, che nell’opera si configura come un tema dominante: la morte non è solo un pensiero, ma un presagio e un annullamento di ogni tipologia di attesa. Nei versi che si susseguono leggiamo così dell’ “attimo prima di finire” (19) tanto da dedicare una lirica all’epanalessi, una figura che consiste nella “ulteriore ripresa” cioè atta alla reiterazione di un dato termine nel corso dei versi che seguono ma qui non è tanto l’epanalessi dal punto di vista metrico-stilistico interesse del Nostro quanto quella concettualizzata, appunto, nel ciclo della vita di nascita-morte-rinascita: “l’inizio che riparte dalla fine./ Le troverò cercando le parole/ per chiudere quel cerchio che non chiude” (22). In “A mia insaputa” il Poeta si pone faccia a faccia con la Morte rivelando la sua paura di fronte ad essa e augurandosi che si compia nel modo più furtivo e veloce tanto che possa avvenire, appunto, a sua insaputa o comunque in un momento di non consapevolezza. Particolare attenzione merita la lirica “Così è morire” a mio modesto parere la più intensa e spessa di riflessioni molto oneste nella quale il lettore non può che soffermarsi nei versi centrali “Finisce il mondo,/ tutte le volte che qualcuno muore” (34) passando poi ad elencare brevemente alcune manifestazioni concrete della morte dell’umanità: le catastrofi naturali di terremoti, frane, eruzioni in cui “s’apre la terra/ e inghiotte prati boschi e acquitrini” (34) momenti di derelizione ed ecatombe in cui “tutto si ferma” (34) che il poeta annota anche nell’eclissamento del sole. La lamentazione e le lacrime divengono, allora, poca cosa (“Il nostro pianto è nulla e si disperde”, 34) tanto da annullarsi brevemente nei fragori di un mondo limitrofe estraneo alla tragedia e che imperversa con le sue attività. Per questo la lirica si chiude con un verso lapidario, nefasto e privo di consolazione, in cui il Nostro avverte con durezza la mancanza di fraternità e compartecipazione tra popoli ed anche tra gente dello stesso popolo, l’indifferenza e l’incuria emotiva, l’abbandono della comunione: “Si muore soli e senza far rumore” (34).

A seguire sono prospetti della propria dipartita, volontà sfumate e pensieri circa il giorno in cui il suo corpo avrà abbandonato il reale in cui Vettorello si augura una dipartita veloce e non vista, nel silenzio: “Voglio andar via in un attimo e sparire/come la nube ch’è trascorsa adesso” (25). Una fuga nebulosa che vorrebbe accadesse in maniera improvvisa e velocemente tanto da apparire inavvertita anche se lascerà traccia, proprio come le nubi che ridestandosi e cambiando struttura, lasciano sfilacciamenti ed abbracci sfumati nel cielo.

Rodolfo Vettorello
Rodolfo Vettorello

Il concetto dell’aldilà, pur sostenuto da un animo cristiano, è in Vettorello concepito come una dimensione della quale è impossibile avere certezze e fondamenti ed anche per questo il poeta, molto compostamente, asserisce “Io non vorrei per me nessun altrove,/ mi basterà la vita che ho vissuto” (29). L’aldilà è per il Nostro non la proiezione di un universo di pace, felicità e coralità che si preserva all’infinito senza scadenze né tribolazioni, ma una “strana idea […] che non sappiamo bene dove esista” (29), una sorta di illusione più o meno convinta o una allucinazione perdurante (“ci insegue dalla nascita,/ da sempre”, 29).

Vettorello parla del difficile da attestare, quella “bellezza dell’imperfezione” (17) sottolineando come sia “il fango che produce/ le fioriture magiche del cuore” in un componimento d’apertura, che è quello che dà il titolo all’intera raccolta, ricco di suggestioni: il fango, metafora dell’indistinto e una sorta di magma onnicomprensivo del quale si ha ribrezzo, è in grado di aprire alla vita e condurre a “fioriture magiche”: non si parla qui in termini direttamente materiali del processo di produzione e crescita della natura, quanto piuttosto delle logiche del sentimento. Il cuore, dice Vettorello, può fiorire e dunque aprirsi o addirittura esplodersi anche dinanzi ad avvenimenti, incontri e situazioni che apparentemente non hanno in sé nulla di luminoso ed edificante. Vettorello uomo, che ha alle spalle un lungo cammino fatto di esperienze, incontri e viaggi, è la persona più cara che può trasmetterci piccole pillole di saggezza (non sono insegnamenti, né denunce morali, né hanno un intento didattico che rifugge dalle volontà di un uomo spontaneo quale lui è) come quando in “L’incapacità della parola” annota “Nessun istante è uguale/ a un altro” (18) instillando con vigore la straordinarietà di ciascun momento che non ha nulla di duplicativo all’altro o di tendenzialmente banale. È una asserzione questa assai importante nel Nostro dove spesso ho letto tracce di crepuscolarismo nel tinteggiare grigiori e desolazioni, mancanze e desolazioni di chi è portato troppo spesso a navigare nel passato ancorato da ricordi che altisonantemente risuonano a cascata.

A mitigare la foschezza di alcuni impianti lirici già evocati sono una serie di “diapositive” di alcuni viaggi fatti dall’autore tra cui Camaldoli e Reggio Calabria (la poesia intitolata “Fata Morgana”, 43) e vari ambienti della città di Milano, luogo dell’autore, in cui Vettorello sembra voler andare sempre a rintracciare un’immagine del passato per porla in comparazione a quella che vede al presente. Così “Milano alla mattina/ è triste come il sogno che finisce/ quando la sveglia ha già suonato l’ora” scrive in “A Rogoredo” (42) ed ancora è il grigiore, questa cappa indistinta di a-solarità e noia di Via Ghiberti e di Piazza Duomo 19 (precisissimo il riferimento toponomastico, quasi stessimo leggendo una cartolina!) che si riallaccia al ricordo della madre, passata a quell’ “altrove” indefinibile e che ha lasciato suppellettili che ora, col trascorrere del tempo, anch’essi sembrano disfarsi: “si fanno bruni d’ossido e di morte/ i rilucenti pomoli d’ottone” (49).

Riflessi civili (già presenti nelle precedenti opere dell’autore) confluiscono anche in quest’opera contribuendo ad arricchirne le sfumature tematiche. La partecipazione del Nostro dinanzi alle dinamiche sociali internazionali è una costante che gli rende merito (si ricordi la poesia dedicata a Rajm contro la lapidazione di una donna indiana) poiché è compito della letteratura, ancor più oggi giorno, denunciare con asprezza le ingiustizie e le forme di tortura che dominano ancora in varie realtà. Vettorello lo fa non con uno svolazzante pietismo come spesso viene fatto quando si prende dalla cronaca per farne una poesia, ma con profondo interesse indagatore (“si dissangua/ quell’operaio che non ha lavoro”, 50) e con una commozione di fondo che risiede nell’indolenza comune, l’inedia comunicativa e nell’apatia generalizzata. Ed è così che i suoi occhi cadono sul mondo della disoccupazione, sugli anziani abbandonati che muoiono nella completa solitudine, sui civili giovanissimi di una guerra che sembra non finire mai (quella siriana). Nelle tante ferite che la società ha sul suo corpo e dalle quali grondano sangue tanto da non riuscire a cicatrizzarsi spunta lo spauracchio più pericoloso che è quello del negazionismo e della dimenticanza: “Non c’è stupore e non c’è novità,/ quello che accade è come sempre uguale” (50).

A chiudere il volume è la poesia “Lager” nella quale Vettorello non manca di dipingere alcune delle scene più dolorose e raccapriccianti del periodo nazista degli internamenti forzati: sono immagini che sfilano davanti ai nostri occhi come se sfogliassimo un manuale di storia contemporanea. L’attenzione è posta su quei “reticolati,/ corone di spine per tanti calvari” (85) in cui non è solo il metallo acuminato che punge e fa sanguinare che ci ricorda la corona di spine del Cristo della Passione ma anche l’elemento che divide e dissacra la separazione dell’umanità libera. Ed è lì che sui “reticolati malati di gelo e cristalli rappresi” (85), la luce sembra esser stata sconfitta per sempre tanto che Dio sembra essersi annullato per non assistere a quel massacro. Vettorello, com’è tipico della sua verve proclamatoria e libertaria, è ancora una volta il cantore spontaneo di una situazione dove il delirio ha preso il sopravvento tanto da produrre un processo omertoso di ammutolimento e di disinteresse globale: “Nessuno si accorge di nulla,/ non s’odono gridi,/ la morte che uccide/ sa farlo anche senza rumore” (85). Ritorna qui, con esiti impareggiabili nella resa delle immagini, il nero girotondo di solitudine, morte e silenzio che è spesso causa-conseguenza di tragedie, tanto personali e familiari, quanto sociali e internazionali.

A completare il volume, come già accennato, sono una serie di liriche dedicate dal Poeta ai propri genitori e in particolare quella alla “dulcissima mater” (59) nella poesia “Gli addii”. Sono poesie cariche di ricordi e d’affetto nelle quali si respira una certa inquietudine mitigata solo dall’anzianità lucida e saggia dell’autore dove, come risultato di una sorta di immancabile rito di passaggio, leggiamo: “Ho capito/ che si diventa un uomo solo quando,/ quando si impara a dire/ il primo addio” (59).

Se la società nella quale viviamo è talmente insensibile da non mostrare la benché minima precauzione è anche vero che la potenza del pensiero, l’autenticità di un animo riflessivo, contemplativo e tenacemente razionale quale quello di Vettorello è, non devono lasciarsi intorbidire dai meccanismi utilitaristici del mondo, dalle logiche altisonanti del progresso privo di etica, dai fragori e dalle maleducazioni di sorta: “Mi tiene vivo, in fondo l’incertezza,/ la mia precarietà, la voglia folle/ d’altre bandiere da affidare al vento,/ di nuovi porti ed altri approdi certi” (67). C’è solo da sperare, allora, in un piacevole e salvifico vento di bonaccia. Ma la speranza è poca cosa se manca la volontà di fare e il credere in noi stessi. Grazie Rodolfo per i tuoi insegnamenti di cui fai gratuito dono alla collettività!

Lorenzo Spurio

Jesi, 21-08-2015

La I edizione del Premio di Poesia dedicato alla memoria di Léopold Sédar Senghor

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PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA

PRIMA EDIZIONE – Anno 2015
Sulle orme del poeta Léopold Sédar Senghor

“ Ho sognato un mondo di sole
Nella fraternità dei miei fratelli
Dagli occhi blu.” L.S. Senghor


Regolamento

Scarica scheda di partecipazione  e il regolamento.

ART.1: Finalità
Promuovere la cultura della Pace, della Solidarietà e dell’Amore tra i popoli tramite la scrittura poetica; far conoscere la visione e diffondere le opere del grande poeta Léopold Sédar Senghor;
ART.2 Destinatari
Il Premio Internazionale è aperto a tutte le donne, a tutti gli uomini del mondo purché abbiano compiuto diciotto anni e scrivano in italiano o in francese. Il Premio è aperto a tutto lo spazio francofono: Africa, Caraibi, Europa, America ed è composto da Tre (3) sezioni.
ART.3: Sezioni previste
Sezione A: Libro di poesia in lingua italiana edito negli ultimi 4 anni
Tema: libero
Opere ammesse: (1)
Ogni concorrente può partecipare con un libro di poesie pubblicato dopo il 1 gennaio 2011.
Sezione B – Poesia inedita in lingua italiana a tema libero
Opere ammesse: (1-2)
Ogni concorrente può partecipare con un massimo di due composizioni poetiche inedite non premiate o segnalate ad altri concorsi
Sezione C – Poesia inedita senza limiti di versi in lingua francese
Tema: libero
Opere ammesse(1-2)
Ogni concorrente può partecipare con un massimo di due composizioni poetiche solo in lingua francese non premiate o segnalate da altri concorsi.
Nota Bene: Per le sezioni A et B saranno accettate anche le opere in altre lingue purché accompagnate dalla traduzione in italiano.
Le poesie concorrenti della sezione C dovranno essere scritte in lingue francese. Nessuna traduzione sarà accettata.

ART.4 Modalità invio opere
Per le sezioni B e C, le opere dovranno essere inviate, unite alla scheda di partecipazione, via email tramite file pdf o word al seguente indirizzo:premiodipoesiasenghor@gmail.com
In alternativa è possibile inviare la scheda di partecipazione e (07) copie cartacee della propria opera all’indirizzo Africa Solidarietà Onlus, Via Cavour n°3- 20862 – Arcore (MB).
Per quanto riguarda la sezione A, le opere sono da inviare in numero di copie (07) al seguente indirizzo: Africa Solidarietà Onlus, Via Cavour n°3- 20862 – Arcore (MB).

ART.5: Modalità e quota di partecipazione
Ogni partecipante dovrà compilare la scheda di partecipazione e inviarla insieme all’opera come indicato nell’art 4. La scheda dovrà essere firmata. In caso di invio tramite e-mail la scheda dovrà essere allegata in formato pdf. Il mancato recapito della scheda di partecipazione o sottoscrizione della stessa sarà causa di esclusione dal concorso. Ogni autore può partecipare a più sezioni contemporaneamente, rispettando il numero massimo di opere indicato per ciascuna sezione.
È gradito un contributo di euro Dieci (10,00) per spese organizzative e di segreteria per OGNI SINGOLA SEZIONE a tutti partecipanti dei paesi europei e occidentali.
I partecipanti di altri continenti non residenti in Europa e in Canada sono esonerati per il versamento del contributo. Le quote di partecipazione dovranno essere inviate all’indirizzo dell’organizzazione e nel termine indicato tramite bonifico bancario:
Coordinate bancarie
BANCA PROSSIMA C/O AFRICA SOLIDARIETA’ ONLUS
IBAN: IT 34 A 03359 01600 100000131668 BIC: BCITITMX
Specificare nella causale: PARTECIPAZIONE PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA Anno 2015.
La ricevuta o relativa fotocopia di qualunque tipo di versamento dovrà pervenire con le opere o spedita via mail o posta in base alla modalità di invio individuata.
La quota di versamento può essere anche versata in contanti. In questa caso, l’organizzazione declina qualsiasi disguido in caso di smarrimento.

ART.6: La Giuria
La Giuria, il cui giudizio è insindacabile e inappellabile sarà presieduta da Pap Khouma Direttore della Rivista della Letteratura della Migrazione El Ghilbi ed è composta da:Desideri Adele, Gaye Cheikh Tidiane, Ghinelli Paola, Giangoia Rosa Elisa, Infante Maria Teresa, Raimondi Stefano, Riva Silvia, Taddeo Raffaele e Vidoolah Mootoosamy .

ART.7: Premi e Premiazione
È prevista una rosa di 5 finalisti su ogni sezione. Targhe, attestati e diplomi saranno rilasciati ai tre vincitori di ogni sezione disegnati dalla Giuria. I trofei e i Primi Premi devono essere ritirati personalmente dall’autore o per delega oppure saranno spediti 30 giorni dopo la premiazione a spese del destinatario all’indirizzo indicato nella scheda di partecipazione.
La cerimonia di premiazione si terrà a Milano nel mese di dicembre.
La segreteria del Premio comunicherà il giorno esatto e il luogo della premiazione tramite email e/o lettera. L’elenco dei finalisti sarà pubblicato sul sito dell’Associazione:http://www.africasolidarieta.it, sulla pagina Facebook: Premio Internazionale di Poesia Leopold Sedar Senghor e su altri mezzi di stampa.
Per ogni sezione di concorso saranno premiati i primi tre classificati. I nominativi dei vincitori saranno comunicati il giorno della premiazione. Il giudizio della giuria è insindacabile e inappellabile.

ART.8: Scadenza
Tutte le opere in concorso dovranno pervenire all’ente organizzatore entro e non oltre il 15 ottobre 2015. Per l’invio delle opere tramite posta farà fede il timbro postale di spedizione.
L’organizzazione non si ritiene responsabile di possibili disguidi postali.
ART.9: Privacy
In base all’art. 13 D.L 196/2003 sulla tutela dei dati personali, si comunica che gli indirizzi dei partecipanti al premio vengono usati solo per comunicazioni riguardanti il concorso Premio Internazionale di Poesia sulle Orme di Léopold Sédar Senghor e attività dell’Associazione Africa Solidarietà Onlus.

ART.10: Norme accettazione regolamento concorso
La partecipazione al Concorso comporta la totale accettazione del presente regolamento in ogni parte.
Per ulteriori informazioni, si prega di contattare la segreteria del premio a:
premiodipoesiasenghor@gmail.com

Presidente del Premio:
Cheikh Tidiane Gaye -Poeta e Scrittore

Via Cavour 3 Arcore 20862 – Italia
E-mail: premiodipoesiasenghor@gmail.com
http://www.africasolidarietaonlus.it

Michele Miano presenterà Elvio Angeletti, Massimo Pistoja e Stefano Preziotti

Michele Miano presenta l’attività letteraria di Elvio Angeletti, Massimo Pistoja e Stefano Preziotti

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Milano, 23 marzo 2015

Venerdì 10 aprile, alle ore 18,30, il Centro Leonardo Da Vinci nell’ambito della sua Rassegna Letteraria, presenterà l’attività degli scrittori Elvio Angeletti, Massimo Pistoja e Stefano Preziotti. La serata culturale sarà introdotta dal critico Michele Miano.

Elvio Angeletti ha pubblicato i volumi di poesia “Luce” e “Respiri di Vita”. “Poesia minimalista e dalle immagini evocative, così può essere definita l’attività letteraria di Elvio Angeletti. La liricità e il sentimento della natura, il senso della religiosità, la tensione allo spirituale che trascende il dato reale, le vivifiche descrizioni liriche di sapore pascoliano, sono gli elementi catalizzanti dell’ispirazione di Angeletti.”   (Michele Miano)

Massimo Pistoja ha pubblicato il volume di poesia “I colori della vita”. “Un percorso interiore, quello di Massimo Pistoja, il quale, tramite la scrittura definisce i veri valori e i sentimenti più genuini dell’esistenza umana. Una poesia dai toni colloquiali, dove l’autentica ispirazione costituisce la struttura portante del suo messaggio poetico in chiave intimista.” (Michele Miano)

Stefano Preziotti ha pubblicato i volumi “Scatti dell’Anima” e “Asfalto e poesia“. Le foto dentro i cassetti rimangono ricordi senza vita, dimenticati. Nelle mie immagini ci sono sempre emozioni, dolori, gioie e cambiamenti che vivono anche in questo libro.” (Stefano Preziotti)

L’appuntamento del 10 aprile al Centro Leonardo da Vinci conferma gli interessanti propositi della nuova realtà artistica e culturale che per tutto il 2015 vanta già un calendario di eventi di altissimo livello, non ultimo il Premio Internazionale di Arte e Letteratura, che premierà scrittori e artisti il 5 e 6 giugno presso la Sala degli Arazzi del Museo d’Arte e Scienza, durante Expo.

Maggiori informazioni su: www.centroleonardodavinci.com
Per organizzare interviste:  Ufficio Stampa Centro Leonardo da Vinci

Violetta Serreli – E20WebTv e20webtv@gmail.com

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Lorenzo Spurio intervista il poeta Rodolfo Vettorello

LS: Nella poesia “Il mio Moleskine”, che contiene una sorta di manifesto della sua poetica, scrive: «La poesia/ se mi cerca mi trova/ di certo/ perché sono in attesa»[1]. Questo evidenzia quanto l’atto creativo non possa né debba avvenire su committenza o con ragionevolezza, mettendosi a tavolino per scrivere qualcosa. La poesia, l’inspirazione, arrivano velocemente come una folata di vento –sembra dirci- ed è pertanto importantissimo avere i mezzi e le facoltà per coglierla e saperla trasmettere. Le è mai successo di aver percepito un’idea, una sensazione che poi, al momento della stesura sulla carta era già svanita e la poesia si è persa nell’aere? Può spiegarci qual è il suo rapporto con l’atto di scrittura?

RV: Scrivere poesia è come mettersi all’ascolto, si dice. Una bella metafora che però non è la verità. Nessuno regala nulla, la poesia è sedimentazione della propria esperienza personale e ciò che ci pare arrivare dall’ignoto è frutto di ciò che abbiamo costruito nel tempo. La poesia non è solo flusso di coscienza, è anche lavorio paziente e metodico perché ciò che viene dall’inconscio prenda la forma adatta. La spontaneità della poesia va costruita. Sembra un paradosso, ma è una verità o almeno la mia verità.

   

2234170_origLS: Nella Sua produzione ci sono varie liriche ispirate a delle città che ha avuto modo di visitare, come quella dedicata a Teramo, a Orvieto da lei descritta come «quella dama ingioiellata»[2]e Tivoli. Non ho trovato delle poesie chiaramente ispirate alla città di Milano di cui è figlio adottivo e dove vive da moltissimi anni anche se in varie liriche si notano chiari riferimenti come quando in “Il gioco a Monopoli” scrive: «A Milano ogni cosa è diversa,/ così stretto lo spazio che resta/ tra una casa e una casa./ Tutta gente che passa/ ma nessuno che bussi alla porta. Non conosco il vicino/ di quell’uscio qui accanto»[3] o quando in “Crete senesi” osserva «[la] città che pare/ l’anticamera angusta dell’inferno,/ una bolgia dantesca/ come di api dentro un alveare».[4] In altre parole Milano è affrescata come una città spersonalizzante, che non favorisce i contatti tra persone, alienante, quasi egoistica nei suoi fiorenti affari e commerci, poco attenta alla riscoperta dell’animo autentico e dello spirito di convivialità che, invece, ha sempre connotato le campagne, rumorosa, accalcata, in grado di rendere l’uomo una sorta di automa. E’ giusta questa mia lettura oppure c’è dell’altro? Come considera Milano nel nostro oggi?

RV: Milano è una presenza limitata nella mia poesia perché Milano è la realtà concreta e la poesia preferisce alludere quasi sempre a un altrove. Un luogo e un tempo irraggiungibile e impraticabile dove immaginare possa esistere quello che sogniamo. E’ un po’ la stessa sorte che tocca a un amore vero e concreto che ti vive accanto, rispetto ad amori sperati, sognati o evocati. Milano, oggi come ieri, ha una sua poesia. La poesia colta così bene da Jannacci che sono andato a salutare poche settimane fa al Teatro Dal Verme.

 

 

 LS: In molti poeti e scrittori è spesso evidente e a volte palese il riferimento e l’ispirazione ad alcune correnti letterarie e ad alcuni artisti. Leggendo la sua poesia, invece, non ho notato chiari rimandi a letterati, né vi sono citazioni in esergo, dediche, poesie d’encomio o celebrative e quant’altro. Quali sono i poeti –sia vivi che scomparsi- che Lei considera i più grandi e che molto hanno significato nel suo percorso di fare poesia? Ha avuto l’occasione di conoscere personalmente qualcuno di essi?

RV: Non esisterebbe la poesia moderna senza Leopardi ma senza scomodare l’Empireo, ho fatto molto spesso citazioni specie di Montale di cui condivido la disperazione quieta e l’espressione poetica. Amo Luzi per la sua classicità luminosa e abbagliante, amo la Spaziani, che ho conosciuto, per il suo rigore formale. Ho per amici Davide Rondoni che amo per le sue tematiche e la limpidezza lessicale e Paolo Ruffilli, un fratello, che ha riconosciuto alla mia poesia una certa consonanza con i suoi temi e le sue modalità espressive. Di lui condivido l’idea che la poesia è l’arte del “togliere” per arrivare a una concisione che, secondo le intenzioni del poeta, può sconfinare in un controllato ermetismo.

   

LS:  Corrado Govoni (1884-1965) fu amico di Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), padre del futurismo, e collaborò a varie riviste letterarie di spessore tra cui le celebri Lacerba (diretta da Soffici e Papini, a Firenze) e La Voce (fondata da Prezzolini e Papini, a Firenze). Della sua produzione si distinguono varie fase poetiche tra cui quella crepuscolare, quella futurista (si ricordi le “poesie visive” come “Il Palombaro”) e quella di un personalissimo “ritorno all’ordine”.[5] Le propongo la lettura di “Crepuscolo ferrarese”[6] tratta dalla raccolta I fuochi d’artifizio (1905) dove si respira, già dal titolo, l’atmosfera mesta e crepuscolare di cui Govoni fu caposcuola fiorentino. Che cosa ne pensa di questa poesia? Può darci un suo commento?

 

Il mao si stira sopra il davanzale
sbadigliando nel vetro lagrimale.
 
Nella muscosa pentola d’argilla
il geranio rinfresca i fiori lilla.
 
La tenda della camera sciorina
le sue rose di fine mussolina.
 
I ritratti, che sanno tante storie,
son disposti a ventaglio di memorie.
 
Nella bonaccia della psiche ornata
il lume sembra una nave affondata.
 
Sul tetto d’una prossima chiesuola,
sopra una pertica, una ventarola
 
agita l’ali, come un uccelletto
che in un laccio pel piede sia stretto.
 
Altissimi, per l’aria, dai bastioni,
capriolano fantastici aquiloni.
 
Le rondini bisbigliano nel nido.
Un grillo, dentro l’orto, fa il suo strido.
 
Il cielo chiude nella rete d’oro
la terra, come un insetto canoro.
 
Dentro lo specchio, tra giallastre spume,
ritorna a galla il polipo del lume.
 
La tristezza s’appoggia a una spalliera,
mentre le chiese cullano la sera.

  

RV: Una modalità espressiva delicata che trova il suo apice nei due bellissimi versi finali: «La tristezza s’appoggia a una spalliera/ mentre le chiese cullano la sera». Per il resto mi intriga l’insistenza ossessiva delle rime baciate, a tratti con una valenza ironica che è tipica di molto decadentismo. Per la mia cura maniacale della forma mi devo soffermare sul verso «la terra, come un insetto canoro». Rilevo che avendo accenti tonici, oltre che alla decima, anche alla quinta e settima sillaba, il verso si configura come endecasillabo non canonico. Da qui la sua sonorità non del tutto gradevole.

 

LS: L’idea di questa intervista è quella di poter diffondere le varie interpretazioni sulla Poesia e in questo percorso ho ritenuto interessante proporre a ciascun poeta il commento di due liriche di cui la prima è di un poeta contemporaneo vivente e ampiamente riconosciuto dalla comunità letteraria e un’altra di un poeta contemporaneo, esordiente o con vari lavori già pubblicati, per consentire l’articolazione anche di una sorta di dibattito tra poeti diversi, per esperienza, età, provenienza geografica, etc e di creare una polifonia di voci e di interpretazioni su alcune poesie appositamente scelte. La prima che Le propongo per un commento è “I poeti vanno”[7] del poeta palermitano Lucio Zinna[8], direttore della rivista “Quaderni di Arenaria”:

 

I poeti vanno
lungo le strade della poesia
se il vento li accompagna
arrivano ovunque
vanificando transenne.
 
I poeti sanno
di altre strade e altro vento
di percorsi sghembi
dai fossati impraticabili
e li attraversano
perché sia tutto tentato
ogni viaggio sempre
nel verso del verso.

 

RV: Non mi piace la retorica dei poeti che “vanno lungo le strade della poesia”. La scrittura verticale poi non fa di un pensiero prosastico una poesia. Il risultato non è nemmeno “versificazione”, perché le frasi poetiche sono versi solo se la loro musicalità è sostenuta da corrette accentuazioni. E non paia questa considerazione una forma di nostalgia passatista; Montale, Caproni, Quasimodo, Ungaretti, Luzi, Raboni, Ruffilli e tutti i più grandi hanno elaborato contenuti poetici con versi liberi ma versi, come testimonia la musicalità della loro espressione. Parlo di questa singola poesia e senza pregiudizio alcuno per la produzione poetica generale di Lucio Zinna, poeta affermato.

  

  

LS: La sua poetica, molto evocativa, parte dall’analisi del quotidiano e naviga tra la semplicità e la purezza di ricordi inamidati e il presente, spesso troppo rumoroso e spersonalizzante. Ci sono liriche in cui parla dell’inquinamento, altre in cui affronta, invece, episodi della cronaca che fanno della sua scrittura una poesia molto reale, vivida e attaccata al mondo di tutti i giorni. Che cosa ne pensa, invece, della poesia ermetica, mi sento di dire tendenzialmente estranea al suo modo di poetare?

RV: La mia poesia, come la mia vita, è in evoluzione e i miei interessi poetici come quelli esistenziali sono molteplici e determinati dal momento contingente. Considero importante per me una crescente apertura verso il sociale o più specificatamente la sofferenza degli altri. Amo infinitamente la poesia ermetica e spesso anche la mia poesia nasce con una profonda cripticità, dettata dal mio vissuto che non vorrebbe rivelarsi più di tanto. Poiché poi considero la poesia una forma superiore di comunicazione esercito le mie capacità lessicali e critiche per rendere più comunicabili le mie emozioni e sensazioni. Ritengo corretto arrivare a un ermetismo controllato o a una espressività contenuta attraverso il lavorio del dire e del togliere, come ho precisato più sopra, affinché la comunicazione avvenga senza equivoci ermetici ma anche senza prolissità contrarie alla poesia stessa.

 

 LS: Purtroppo puntualmente la cronaca ci informa di desolanti casi d’ingiustizia sociale: forme di prevaricazione, bullismo, violenza sulle donne, episodi di xenofobia, imposizioni di organizzazioni malavitose, tratta dell’essere umano e tanto altro che rendono palese quanto la mente umana possa essere fautrice di reati che, analizzati da un punto di vista cristiano, si configurano anche come dei gravi peccati. Di fronte ad omicidi, abusi e violenze e dinanzi alla constatazione della inefficacia della giustizia dei popoli, spesso si invoca la giustizia di Dio, sicuri che nell’aldilà sarà Lui a garantire eguaglianza ed equanimità. Che cosa ne pensa di tutto ciò? Lei è credente e condivide questo pensiero?

RV: Affrontare temi di forte emotività è una grande sfida per la poesia. Il rischio è di cadere nella retorica o  peggio ancora nell’enfasi declamatoria. Ho corso diverse volte questo rischio trascinato da emozioni vere dettate da un fatto di cronaca o di tipo personale. Ho fortunatamente avuto dei riscontri positivi quanto a trasmissione dell’emozione con modalità misurate, controllate e rispettose del dolore altrui. Citerò solo la poesia “Rajm-Lapidazione”. Ho chiamato spesso in causa il Creatore davanti a episodi inaccettabili per la nostra coscienza e mi sono dato la sola risposta possibile per la mia fede incredula. Sono un credente problematico che aspira a una fede senza domande.

 

 LS: Il poeta dialettale romano Giorgio Carpaneto (1923-2009) parlando della poesia, in una intervista ha definito le caratteristiche e le prerogative del poeta d’oggi sostenendo: «Il poeta deve recepire gli stati d’animo, le aspirazioni, le incertezze, le ansie degli uomini che vivono intorno. Deve interpretare, comprendere, consolare, confortare le creature umane del suo tempo con i suoi versi, veri messaggi fraterni; mai abbandonarle, perché sarebbe un rinnegare la sua vera missione».[12] Che cosa ne pensa a riguardo?

RV: Il poeta non deve nulla, non gli è stato affidato nessun compito o missione esplicita da nessuno. Ho scritto da qualche parte che i poeti non servono a nulla, in fondo come le farfalle e l’arcobaleno. Si scrive poesia perché non si sa fare niente altro che ci sembri “bello” anche se inutile.

   

LS: Lei è presente come  membro di giuria in numerosi concorsi letterari nazionali di ampia caratura, tra cui il premio Thesaurus ideato proprio da Lei che ha cadenza annuale. In molti, anche scrittori che possono dirsi fuori dal canone di “esordienti”, non amano partecipare ai concorsi perché li reputano un’insulsa competizione  che non serve all’autore e hanno addotto che ciò che è meritevole nel curriculum di un autore sono le pubblicazioni e la loro diffusione, piuttosto che la presenza in antologie del premio. Quanto è importante la partecipazione ai concorsi letterari per l’esordiente secondo Lei? Quali sono le ragioni per le quali un esordiente dovrebbe “giocarsi” anche questa carta?

RV: Al Premio Cattolica, trenta e più anni orsono, erano insieme in giuria Montale, Quasimodo e Ungaretti, (almeno si dice), in molti premi più attuali sono in giuria i grandi del momento: Rondoni, Piersanti, Ruffilli, Spaziani, Calabrò, De Signoribus e tanti altri e questi stessi sono a loro volta concorrenti in tanti premi letterari e questo la dice lunga sull’interesse dei Concorsi. La competizione e il confronto fra gli autori sono una sfida che ha valore in tutti campi. Di grande interesse i Concorsi che offrono al vincitore, come premio, la pubblicazione. Una raccolta di poesia che derivi da questa selezione ha sicuramente più valore di un’opera pubblicata a spese dell’autore. Il narcisismo di molti produce una mole infinita di cattiva poesia che autori di nessun valore e incapaci di confrontarsi con la realtà, immettono in tanti piccoli e insignificanti circuiti anche attraverso presentazioni e pubblicità ossessiva.

La poesia che ottiene riconoscimenti ha normalmente anche dei lettori, per via della sua leggibilità. La poesia che alcuni impropriamente chiamano “difficile” si muove nel ristretto ambito degli addetti ai lavori, si fa forza dell’autoreferenzialità e del voto di scambio e si trincera dietro il velario della poesia d’elite.  Di fatto deprime la domanda di poesia e allontana i possibili lettori dalla già ristretta nicchia degli amanti della materia.

 

 

Milano, 10 maggio 2013

 

[1] Rodolfo Vettorello, Siamo come sassi, Reggio Calabria, Leonida, 2010, p. 59.

[2] Ivi, p. 56.

[3] Rodolfo Vettorello, Contro il tempo, il tempo contro, Torino, Carta e penna, 2012, p. 10.

[4] Rodolfo Vettorello, Siamo come sassi, Reggio Calabria, Leonida, 2010, p. 79.

[5] Nella sua fase futurista il poeta si convertì in convinto nazionalista e sostenitore del regime mussoliniano, dedicando anche un poemetto al duce. La perdita del figlio in guerra, però, lo lasciò profondamente addolorato e rivide il suo pensiero politico. Al figlio dedicò Aladino (1946) dove si ravvisa un animo sofferto a tratti duro e polemico.

[6] cit. in Francesco Grisi, I crepuscolari, Roma, Newton e Compton, 1999, pp. 137-138.

[7] Lucio Zinna, Stramenia, Salerno, L’arca felice, 2010, p. 4.

[8] Per maggiori informazioni sul poeta si legga la sua biografia nel capitolo-intervista a lui dedicato.

[12] cit. in Fausta Genziana Le Piane, Interviste a poeti d’oggi, Comiso, Edizioni Eventualmente, 2010, p. 23.

Premio “Juan Montalvo” edizione 2014 – il bando

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Il Consolato Generale dell’Ecuador a Milano, Il Centro Ecuadoriano d’Arte e Cultura a Milano, In collaborazione con Il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi Milano-Bicocca e  Il Dipartimento Organizzazioni Internazionali e Diplomatiche del Campus Universitario Ciels

Presentano la 4ª Edizione del Premio Letterario Fotografico Internazionale Juan Montalvo

di Poesia, Racconti e Fotografia, inspirato a:

Storie, geografie e paesaggi migranti, e tutela dell’ambiente

 

Regolamento

1) La partecipazione al concorso è gratuita.

2) Sezione “A” Poesia. Sezione “B” Racconti. Sezione “C” Fotografia. Tutte le sezioni devono essere ispirate al tema proposto sopra.

3) Per partecipare, scaricare il modulo di iscrizione, compilarlo interamente, firmarlo, scannerizzare e inviarlo entro il 30 settembre 2014 a: premioletterarioga@hotmail.com con una poesia, un racconto (massimo 5 pagine WORD) o una fotografia (in formato JPG), editi o inediti, insieme ad un breve curriculum vitae.

4) Ogni candidato può partecipare a più sezioni.

5) Possono partecipare scrittori italiani e stranieri, residenti in Italia o all’estero, scrivendo in qualsiasi lingua.

6) Gli scritti o le immagini di contenuto offensivo od osceno verranno scartate a discrezione della giuria.

7) Il giudizio della giuria sarà inappellabile e insindacabile.

8) Saranno selezionati 10 partecipanti per ogni sezione.

9) I 30 autori selezionati saranno avvisati tramite e-mail prima del 15 ottobre 2014

10) Sarà stabilito il vincitore assoluto per ciascuna sezione.

11) Sarà pubblicato un libro in formato digitale dei 30 selezionati.

12) Gli autori selezionati cederanno i diritti in occasione della pubblicazione della loro opera e verranno opportunamente contattati per la firma del contratto di cessione.

13) La cerimonia di premiazione avrà luogo a Milano il 28 novembre, il luogo esatto verrà comunicato via e-mail a tutti selezionati.

14) I vincitori di ogni sezione riceveranno una scultura simbolo del premio e tutti i selezionati un attestato di merito.

15) I premi dovranno essere ritirati personalmente o da persona delegata.

16) Nessun rimborso per le spese di trasporto.

 

Giuria

POESÍA: 

Roberto Malini (Presidente per la poesia italiana, inglese y francese)

Carmen Rivadeneira Bustos (Presidente per la poesia spagnola)

Ninnj di Stefano Busa, Michael Rothenberg, Maurizio Cucchi, Franco Loi, Davide Rondoni, Alessandro Quasimodo, Carmelo Consoli, Gianni Ianuale, Corrado Calabrò.

CUENTO:

Hafez Haidar (Presidente per il racconto italiano, inglese e francese)

Daniele Gallo (Vicepresidente per il racconto italiano, inglese e francese)

Arturo Santos Ditto (Presidente per il racconto spagnolo)

Sveva Casati Modignani, Gianni Vattimo, Giuseppe Benelli, Rodolfo Vettorello, Roberto Sarra.  

FOTOGRAFÍA:

Nicolò Leotta (Presidente)

Karla Yoselyn Cobeñas (Vicepresidente)

Andrea Dynners, Chiara Maggioni, Enrique Sepulveda, Dario Picciau, Giorgio Magarò, Don Alessandro Vavassori.

 

Presidente del Premio Guaman Allende.

Presidente honorario Narcisa Soria Valencia.

Coordinatore Generale alla Cultura Prof. Hafez Haidar.