Una riedizione de “I Canti anonimi” di Clemente Rebora

Mercoledì 6 aprile a Milano in Università Cattolica anteprima dell’edizione del centenario edita da Interlinea dell’opera del poeta che scelse l’anonimato in letteratura dopo l’esperienza drammatica della guerra. Con il curatore Gianni Mussini in Università Cattolica critici e studiosi. Patrizia Valduga leggerà poesie dell’autore di Dall’imagine tesa.

«Dall’imagine tesa / vigilo l’istante / con imminenza di attesa – / e non aspetto nessuno» sono i celebri Canti anonimi di Clemente Rebora pubblicati nel 1922 dopo la drammatica esperienza della guerra e ora proposti da Interlinea in edizione del centenario commentata da Gianni Mussini e presentata da Pietro Gibellini, con un evento di anteprima mercoledì 6 aprile alle 17 nell’Aula magna dell’Università cattolica con letture di Patrizia Valduga.

Nel libro c’è il rapporto tra natura e città, la sua Milano dove Rebora è nato nel 1885, e soprattutto c’è l’ansia per l’attesa di un futuro migliore, grazie a qualcuno o qualcosa, forse la donna amata o  forse la fede, dopo l’annichilimento e la strage della Grande Guerra («trincee fonde nei cuori – l’età cavernìcola è in noi.»); per questo scrive dei «canti anonimi» perché vuole cercare, nel donarsi anonimo agli altri, una ragione per continuare a vivere, per ripartire, per trovare prima o poi chi «verrà, se resisto / a sbocciare non visto»; l’edizione è a tiratura limitata (pp. 264, euro 28, richieste a: edizioni@interlinea.com).

«Clemente Rebora nasce a Milano il 6 gennaio 1885. Frequenta, ivi, tutte le scuole: dalle elementari al ginnasio-liceo (Parini), all’università (Accademia Scientifico-Letteraria) dove si laurea in Lettere. Dal 1910 al 1915 insegna a Milano, Treviglio e Novara. Ufficiale nella Grande Guerra 1915. Insegna a Como e a Milano. Quivi, anche all’Accademia Libera “Cento”. Nel 1929 viene alla Fede. Nel 1931 è novizio dell’Istituto della Carità (Padri Rosminiani) al Monte Calvario di Domodossola. 13 maggio 1933: ivi, emette la sua professione religiosa. 1936 (20 settembre): ordinato sacerdote a Domodossola. Vive a Stresa, nel Collegio Rosmini». Così l’asciutta Nota biografica dettata dal poeta per la prima edizione nel dicembre 1955 del Curriculum vitae (che riceve il premio “Cittadella”). Aggiungiamo che dall’ottobre di quello stesso anno è infermo a letto, ma un’emorragia cerebrale lo aveva colto già tre anni prima. Dopo una passio fisica e spirituale durata venticinque mesi muore il 1° novembre 1957. Scrive lo stesso giorno Eugenio Montale per il “Corriere della sera”: «È un conforto pensare che il calvario dei suoi ultimi anni – la sua distruzione fisica – sia stato per lui, probabilmente, la parte più inebriante del suo curriculum vitae».

L’attuale edizione del centenario dei Canti anonimi, in distribuzione dal 9 aprile, continua la serie reboriana di commenti inaugurata da Interlinea nel 2001 con il Curriculum vitae, proseguita nel 2008 con i Frammenti lirici e poi gli scritti di guerra, proseguita nel 2012 con il carteggio tra Rebora e l’editore Vanni Scheiwiller.

«Trincee fonde nei cuori –

L’età cavernìcola è in noi…

C’è un cuneo nel cuore,

E non si osa levarlo

Perché si teme il getto del sangue.

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