Festival della Comunicazione “Visioni” a Camogli dal 6 al 9 settembre 2018

Festival della Comunicazione

Visioni

Camogli, V edizione, 6-9 settembre 2018

LOGO ORIZZONTALE_con data_2018_azzurri.jpg

L’appuntamento annuale tra i più attesi in Italia dedicato a comunicazione, futuro e innovazione torna a Camogli da giovedì 6 a domenica 9 settembre, con un tema di assoluta centralità: Visioni.

Il Festival della Comunicazione, ideato con Umberto Eco, diretto da Rosangela Bonsignorio e Danco Singer e organizzato da Frame, in collaborazione con il Comune di Camogli, festeggia quest’anno la sua quinta edizione con oltre 100 ospiti e un palinsesto variegato e vivace, aperto dalla lectio magistralis di Renzo Piano.

Attraverso una ricchezza straordinaria di pensieri, analisi, punti di vista differenti, offre sguardi inediti su alcune delle tematiche più stringenti dell’attualità: l’ecosistema mediale in cui siamo immersi e a volte sommersi (dalle smart city alle fake news, dalla mobilità del futuro alle nuove regole tra imprese, cittadini e istituzioni, dai leader digitali alla iattura del politicamente scorretto); l’informazione commentata con intelligenza ed ironia dai direttori delle principali testate nazionali; l’attenzione all’ambiente e la cultura green (dallo sguardo sull’Italia intatta non ancora contaminata dall’uomo, all’esplorazione marina nei due dei luoghi più fragili e cruciali del Pianeta – Artide e Antartide attraverso le campagne di robotica polare del CNR); l’intelligenza artificiale e le nanotecnologie; l’energia latente dei Millennials e della Generazione Z, con i loro linguaggi, sensibilità, aspirazioni; la contaminazione delle forme espressive (dalla trasformazione del linguaggio teatrale e cinematografico ai nuovi codici della fotografia e della moda, dall’universalità del linguaggio della musica che esce dai salotti ai processi inconsci della lettura, fino alla riflessione sul passaggio da immaginazione individuale a immaginazione collettiva); la potenza dei sentimenti (da un ideale atlante dell’anima che tenta di ricomporre i frammenti dei discorsi interiori tra paure e passioni, volontà e istinti, al senso profondo dell’amicizia, dell’amore, del coraggio, dalla forza trainante dell’utopia alla visionarietà delle menti geniali); la politica nazionale e internazionale (dalle linee rosse dei nuovi confini ai motivi che rendono le società litigiose e insicure, dal tema dell’immigrazione alla meravigliosa ostinazione di superare i muri di qualsiasi natura); la giustizia, la corruzione e l’attualità della Costituzione, tra adesioni e contestazioni; il futuro economico dell’Italia e delle imprese; la necessità di recuperare la nostra memoria storica per ricomporre un’identità dispersa.

Contenuti di altissima qualità, affrontati dai principali protagonisti del mondo dell’economia, della cultura, dell’innovazione, dello spettacolo, delle imprese e del giornalismo, che esploreranno il tema Visioni in tutta la sua pluralità di sensi e con una contaminazione di linguaggi e forme espressive unica: 30 appuntamenti nei laboratori per tutte le fasce d’età, 11 spettacoli, 2 mostre, 6 escursioni sul Monte di Portofino e nell’Area Marina Protetta e oltre 60 incontri, con 3 sessioni speciali: le Colazioni con l’autore, la Rassegna stampa in diretta dal Festival, l’aperitivo con musica sulle playlist di 139 “eccellenti” italiani.

Ancora una volta, il Festival raccoglie la feconda eredità del suo padrino Umberto Eco, cui è dedicato nella serata d’apertura l’evento Musica e parole. Un ricordo di Umberto Eco. Dell’ingegno multiforme di Umberto Eco si è ricordato molto ma non tutto: il serissimo studioso di san Tommaso, semiologo, romanziere, bibliofilo, faceva posto nella sua sterminata memoria alla più completa raccolta di barzellette del secolo. Ci raccontano il suo precoce umorismo due amici di infanzia e di gioventù e di tutta la vita, Gianni Coscia e Furio Colombo. I suoi allievi e poi colleghi, Valentina Pisanty e Riccardo Fedriga, ricordano qualcuna delle sue infinite battute di spirito. Paolo Fabbri, Maurizio Ferraris, Marco Santambrogio, vecchi amici e colleghi, descrivono i momenti più impensati in cui lo hanno visto ridere e giocare con le parole.

L’attenzione ai giovani è la prima preoccupazione che deve avere ogni Paese dotato di capacità di visione, che guarda al futuro. Ed è per questo che il Festival della Comunicazione quest’anno ha dato un’inedita centralità ai ragazzi, sia come protagonisti che come interlocutori speciali. Ha attivato 3 progetti in collaborazione con l’Università di Genova, l’Istituto Nautico San Giorgio e il Liceo Da Vigo, che permetteranno ai ragazzi selezionati di collaborare in prima persona alla grande macchina organizzativa del Festival e ha organizzato tanti laboratori dedicati, che coinvolgeranno bambini, ragazzi e famiglie in esperienze interattive stimolanti, dal set televisivo alla robotica, dalle illusioni della mente allo yoga, dalle rivelazioni della genetica ai segreti della storia, dalla matematica alla biologia, fino alle immersioni subacquee.

Significativa anche la presenza femminile, con donne d’eccezione: Francesca Bria, Assessore alle tecnologie e all’innovazione digitale della città di Barcellona, consulente della Commissione Europea per gli sviluppi di internet e delle smart city e membro dell’Expert group sull’Open innovation della Commissione Europea; Evelina Christillin, Presidente della Fondazione del Museo delle Antichità Egizie di Torino, del Teatro Stabile di Torino e di ENIT-Agenzia Nazionale per il Turismo; il presidente della Rai Monica Maggioni; le economiste Alessandra Perrazzelli e Paola Schwizer; l’avvocato Elisabetta Rubini; l’autrice di graphic novel esperta di società e costume Cinzia Leone. E ancora: la sociologa della Scuola di Robotica Stefania Operto, la semiologa Valentina Pisanty, l’attrice Monica Guerritore, le scrittrici Sofia Bignamini, Alessia Gazzola, Silvia Truzzi, Ilaria Tuti e Sofia Viscardi.

«Il Festival della Comunicazione – spiega Danco Singer – non solo è ormai riconosciuto come un ambìto spazio di discussione e aggiornamento, ma è diventato una community di altissimo valore, formata dai maggiori attori dell’informazione, della cultura e del mondo economico e imprenditoriale, che trovano nel Festival occasione di incontro, confronto, incremento del proprio capitale relazionale». Al Festival infatti, quattro grandi presidenti, Francesco Profumo (Compagnia di San Paolo), Gabriele Galateri di Genola (Assicurazioni Generali), Edoardo Garrone (Erg), Sergio Solero (BMW) e il senior vice president di Costa Crociere Luca Casaura ci mostreranno quanto sia importante avere visione per chi guida un’impresa, immaginando modelli di crescita che riguardano economia, impresa e società.

E Rosangela Bonsignorio aggiunge: «La capacità del Festival di coniugare, secondo lo stile di Umberto Eco, alto e basso, colto e pop, fa sì che i suoi contenuti arrivino a tutti, sensibilizza sui problemi della contemporaneità, incoraggia la cultura, la lettura e lo spirito critico». Ecco che, ad esempio, l’incontro con Oliviero Toscani sarà occasione per guardare da angolazioni insolite ai temi più controversi e ai tabù dell’oggi, attraverso il linguaggio icastico e provocatorio della fotografia.

A rendere unico il Festival della Comunicazione è anche la particolare atmosfera offerta dal pittoresco borgo di pescatori che lo ospita: Camogli, la città dei mille bianchi velieri, “una gemma nascosta da scoprire”, “scorcio di Riviera d’altri tempi”, “con un lungomare quasi geometrico, arricchito da coloratissimi palazzi e casette”, decantato dalla rivista statunitense Forbes.

INCONTRI

Il Festival della Comunicazione 2018 si aprirà con una lectio magistralis dell’architetto e senatore a vita Renzo Piano, che ci mostrerà la sua visione del nuovo ambiente urbano e del rapporto che intercorre fra architettura e società, di cui ci ha dato accenno nelle sue recenti parole: «Nella società i grandi cambiamenti non li fanno gli architetti, ma l’architettura ne è specchio fedele, quando riesce a trasformarli in simboli visibili, in macchine perfette ed umane che fanno avanzare la civiltà dei comportamenti in una direzione equa e condivisibile».

Nei quattro giorni, un ricco palinsesto di conferenze, dialoghi e interviste che intrecceranno linguaggi, discipline, personalità e mondi apparentemente distanti.

Marco Aime, Guido Barbujani, Telmo Pievani

Come ci vedono gli altri. Il colore della pelle

Giovanni Allevi, Luca De Biase

L’equilibrio della lucertola

Piero Angela

Salvatore Aranzulla, Maurizio Ferraris

Il tecnologo e il tuttologo

Alessandro Barbero

Le “visioni” di uno storico

Guido Barbujani

Colazione con l’autore: Tutto il resto è provvisorio

Simone Bemporad, Massimo Russo, Giorgio Zanchini

La nuova era dei media

Sofia Bignamini

Colazione con l’autore: I mutanti: sguardi e prospettive dei preadolescenti di oggi

Ripensare le smart city

Annalisa Bruchi, Carlo Freccero

Rassegna stampa in diretta dal Festival

Pietrangelo Buttafuoco, Aldo Cazzullo

Rassegna stampa in diretta dal Festival

Massimo Caccia

La robotica marina tra i ghiacci dei poli

Mario Calabresi

Antonio Calbi, Umberto Orsini

Umberto Orsini allo specchio

Aldo Cazzullo

Giuro che non avrò più fame. L’Italia della ricostruzione

Roberto Cingolani

Furio Colombo

La guerra mondiale di Salvini

Gherardo Colombo, Gustavo Zagrebelsky

Il legno storto della giustizia

Gianni Coscia, Severino Salvemini

Le liste degli altri – aperitivo semi-alcolico

Ivan Cotroneo, Alessia Gazzola, David Parenzo

Dall’immaginazione alla visione: il percorso creativo

Carlo Cottarelli, Luciano Fontana

Il futuro economico dell’Italia: sette anni di vacche magre o di vacche grasse?

Brunello Cucinelli, Cinzia Leone

Luca De Biase, Maurizio Ferraris

Se è gratis, il produttore sei tu

Andrea De Carlo

Saturazione da incontri, lo scrittore come ostaggio

Alberto Diaspro, Vittorio Pellegrini

Visioni al carbonio: tra vita e nanotecnologia

Paolo Fabbri

Le vedute dell’Esperto: i tecnici, i media, i politici

Oscar Farinetti

Quasi: la meraviglia dell’imperfezione

Federico Ferrazza, Sergio Solero

Dove stiamo andando? Idee, viste e visioni del mondo di domani

Federico Fubini, Evgeny Morozov

Silvano Fuso

Previsioni

Gabriele Galateri di Genola, Edoardo Garrone, Francesco Profumo, Federico Fubini

Paolo Giordano, Danco Singer

Divorare il cielo

Alberto Girani

Colazione con l’autore: Portofino, il paesaggio futuro

Francesco Greco, Federico Rampini

Quali regole determineranno i nostri rapporti futuri?

Cinzia Leone, David Parenzo

Rassegna stampa in diretta dal Festival

Luca Leoni, Guglielmo Scilla alias Willwoosh, Sofia Viscardi, David Parenzo

Millennials vs. Gen Z: le cose sono abbastanza cambiate

Gad Lerner

Ma che razza di giornalismo

Sergio Luzzatto, Valentina Pisanty

Da Auschwitz a Gerusalemme: la visione di Israele

Monica Maggioni, Aldo Grasso

Marco Massarotto

I leader digitali: la mappa dei nuovi protagonisti grazie a social media e smartphone

Stefano Massini

Quattro ritratti di grandi visionari

Massimo Montanari

Fiumi di vino e montagne di formaggio. Visioni di abbondanza nel mondo della fame

Gabriele Muccino, Severino Salvemini

Il cinema italiano soddisfa lo spettatore globale?

Piergiorgio Odifreddi

Visioni matematiche

Davide Oldani, Pierluigi Pardo

Mangia come parli

Sergio Claudio Perroni

Colazione con l’autore: Entro a volte nel tuo sonno

Renzo Piano

Lectio di apertura

Pif, Silvia Truzzi, David Parenzo

La regola dell’amico

Massimo Recalcati

L’inconscio del libro

Andrea Riccardi

Visioni: oltre il muro dell’impossibile

Carlo Rognoni, Sergio Romano

Un mondo senza pace

Raffaele Simone, Paolo Fabbri

La vista è davvero il più casto dei sensi?

Oliviero Toscani, Luca Casaura, Severino Salvemini

Cambia l’inquadratura dalle modelle superstar ai normali mortali?

Mario Tozzi

Uno sguardo sull’Italia intatta

Ilaria Tuti

Colazione con l’autore: La protagonista (della tua vita) che non ti aspetti

Simone Ungaro

Andrea Vitali

PREMIO COMUNICAZIONE

Il Premio Comunicazione quest’anno verrà assegnato allo storico Alessandro Barbero, che, con la sua travolgente dialettica e la sua coinvolgente presenza scenica, ci guida alla riconquista della nostra memoria storica, offrendoci sempre una chiave di interpretazione originale, inconsueta e mai scontata nell’esplorazione del nostro passato e nell’interpretazione del nostro presente. Alla consegna del premio, Barbero parlerà non solo della visione del passato ma anche della capacità di previsione del futuro, di immaginare un oltre possibile a partire dall’interpretazione di ciò che è stato.

DENTRO E INTORNO AL FESTIVAL

Ad arricchire il programma, tanti appuntamenti speciali, capaci di coinvolgere i pubblici più diversi per età e interessi: il buongiorno del festival, gli aperitivi in piazzetta con curiose playlist, gli spettacoli serali, i laboratori per bambini, famiglie e giovani universitari e, ancora, le escursioni culturali sul Monte di Portofino e nell’Area Marina Protetta.

IL BUONGIORNO DEL FESTIVAL

Le mattine del festival si apriranno con gli appuntamenti A colazione con l’autore, per chiacchierare di libri e letteratura davanti al confortevole abbraccio di cappuccino e brioche, seduti al tavolino di un bar affacciato sul mare, in compagnia degli scrittori più amati.

Novità di quest’anno è la Rassegna stampa in diretta dal Festival, un’inedita lettura dei quotidiani, dal gusto ironico e dissacrante, ai confini della realtà, in cui giornalisti e personaggi di cultura e spettacolo commenteranno in un modo tutto particolare i titoli e i temi più “caldi” dell’attualità.

APERITIVO CON LE “LISTE DEGLI ALTRI”

Altra novità, l’appuntamento semi-alcolico con la musica, basato sulle playlist di 139 italiani raccolte da Severino Salvemini e interpretate dalla fisarmonica di Gianni Coscia. 

SPETTACOLI

Per esplorare appieno il tema Visioni, non potevano certo mancare contributi dal mondo del teatro, della musica e della poesia. Anche quest’anno saranno infatti molti gli spettacoli organizzati al Teatro Sociale e nelle incantevoli piazze della cittadina ligure.

“I baci sono definitivi” è un succedersi di storie lette e prima ancora rubate da Pietrangelo Buttafuoco nel suo viaggio giornaliero in metropolitana, treno o aereo e raccolte nel suo libro. Tra una lettura e l’altra dello scrittore, il poliedrico e versatile Mario Incudine, accompagnato dall’inseparabile maestro Antonio Vasta, renderà magico ciò che già risultava fantastico.

Nel racconto teatrale Ogni storia è una storia d’amore, i personaggi che abiteranno la scena con Alessandro D’Avenia saranno scelti tra le trentasei donne rievocate, raccontate nel suo ultimo libro. Storie di donne che hanno provato ad amare artisti con esiti che vanno dal tragico della Elizabeth di Dante Gabriel Rossetti al comico della Giulietta di Fellini, dall’epico della Nadežda di Osip Mandel’štam al lirico della Fanny di Keats, dal cinematografico della Alma di Hitchcock al fiabesco della Edith di Tolkien, sempre rivolgendosi all’archetipo di ogni storia d’amore: Euridice e Orfeo.

InContemporaneamente insieme” il poeta Guido Catalano e il cantautore Dente incroceranno chitarra e penna per parlare d’amore a modo loro, dando vita a uno spettacolo inedito ed estremamente originale.

Nel reading “Musica: passione e professione” il giurista Gustavo Zagrebelsky, accompagnato dal violoncellista Relja Lukic, intreccerà linguaggi, musica e discipline diverse.

Tre importanti voci del panorama giornalistico italiano interverranno in un’inedita veste, offrendo al pubblico tre reading teatrali.

“Beate le bestie. Considerazioni in pubblico alla presenza di una mucca” con Michele Serra. Le parole, con la loro seduzione e le loro trappole, sono le protagoniste di questo monologo teatrale impudico e coinvolgente, comico e sentimentale. Tratto dal libro La sinistra e altre parole strane, nel quale Serra apre al lettore le porte della sua bottega di scrittura, “Beate le bestie” è un atto di amore nei confronti di un mestiere faticoso e fragile: scrivere.

“Balle spazialidi Marco Travaglio. Che cosa rimane della campagna contro le presunte fake news del web, montata da politici sconfitti e da giornali e programmi tv che hanno diffuso per decenni le più grandi menzogne al servizio del potere. Storia della più grande bufala degli ultimi anni: la fake news sulle fake news. Cioè di una fake news al quadrato.

Federico Rampini conLinee rosse porterà sul palco la geopolitica e racconterà le trasformazioni dell’attualità mondiale seguendo il tracciato delle carte geografiche, sovrapponendole e interpretando numeri e linee di confine.

Tre proposte, infine, per guardare con coraggio al futuro, senza dimenticare il momento in cui viviamo.

“Il Coraggio. Vivere, amare, educare” con lo psichiatra Paolo Crepet e l’attrice Monica Guerritore è un reading-spettacolo sulla più grande emergenza odierna: il coraggio.

“Le donne erediteranno la terra: un tributo al genio femminile, attraverso figure del passato e del presente, storie di grandi artiste e di figlie che salvano i padri o ne custodiscono la memoria. Donne che sanno sacrificarsi, guardare lontano, prendersi cura di ciò che le circonda, e per questo più dotate degli uomini per affrontare l’epoca contemporanea. Con il giornalista Aldo Cazzullo e l’attrice Beatrice Luzzi.

“SN-19: storie di umani e robot. L’avanzata dei robot: quale futuro per gli esseri umani?”, con la sociologa della Scuola di Robotica Stefania Operto, uno spazio di riflessione interattivo che coinvolge il pubblico con modalità partecipative e inaspettate che vanno oltre il racconto. Nao, tra i social robot più famosi al mondo, sarà protagonista di un dialogo sorprendente che dimostrerà quanto parlare con un robot possa essere naturale.

LABORATORI

Sempre grande attenzione è dedicata al pubblico dei più giovani, che potranno esplorare il tema del festival in modo creativo, con un linguaggio e degli appuntamenti ideati appositamente per loro. Per bambini e ragazzi sono in programma, infatti, tredici laboratori che spaziano dall’educazione alla sostenibilità ambientale, dal mondo marino a quello animale, da come si realizza un programma televisivo a un viaggio alla scoperta del nostro cervello, dalla robotica alle immersioni subacquee, allo yoga per tutta la famiglia. Inoltre sono previsti workshop di orientamento al mondo universitario rivolti sia ai ragazzi dai 16 ai 19 anni che ai loro genitori.

Il mare e l’impatto dell’uomo (5-10 anni)

Un laboratorio interattivo e di gruppo per conoscere il mondo marino e i suoi abitanti, ma anche per essere consapevoli dell’impatto dell’uomo su questo delicato ambiente e delle attenzioni che ognuno di noi può avere per preservarlo. In collaborazione con MyEdu, un’iniziativa di FME Education.

Chi indovina la razza? (8-11 anni)

con Guido Barbujani

Attraverso un piccolo esperimento il biologo e genetista Guido Barbujani ci fa capire come il concetto di razza sia un concetto psicologico e non genetico. A cura di MyEdu, un’iniziativa di FME Education.

Che storia la Storia! (8-11 anni)

con Alessandro Barbero

Perché è importante conoscere la storia? Alessandro Barbero lo spiega ai ragazzi con il suo entusiasmo e il suo carisma, in un dialogo che non vuole essere una lezione, ma uno scambio di opinioni sull’intramontabile fascino della storia. A cura di MyEdu, un’iniziativa di FME Education.

Lasciate che i pargoli vengano alla matematica (8-11 anni)

con Piergiorgio Odifreddi

Non spaventatevi ragazzi: la matematica non è solo una questione di conti e operazioni, ma un’amica che accompagna tutte le nostre attività. E a cosa serve? Lo spiegherà ai ragazzi il matematico Piergiorgio Odifreddi. A cura di MyEdu, un’iniziativa di FME Education.

Laboratorio sul mimetismo e su come vedono gli animali (6-10 anni)

Gli animali sono abilissimi a nascondersi, camuffarsi e ingannare i predatori. I partecipanti potranno scoprire le “tecniche” che usano, oltre a come funziona la loro visione. In collaborazione con la Cooperativa Dafne.

RAI Porte Aperte. Entra in RAI e scopri la passione oltre lo schermo (6-12 anni)

Come si realizza un programma televisivo? Come si lancia un servizio del TG? Come si usa una telecamera? A queste e a molte altre domande risponderà chi ogni giorno lavora nei backstage dei programmi radiofonici e televisivi della RAI.

Infinite sfumature di azzurro: gli ambienti marini (6-12 anni)

Giochi e prove interattive di equilibrio e conoscenza, dal gioco dell’isola al tappetone della biodiversità, al twister dei mestieri del mare. In collaborazione con l’Acquario di Genova.

Illusionarium, il grande Luna Park della Mente: non sempre la realtà è quella che si vede (8-14 anni)

Un viaggio con l’illusionista Carlo Faggi alla scoperta di come il nostro cervello elabora quanto gli occhi gli trasmettono, lasciandosi talvolta ingannare. Ci si addentrerà insieme in un mondo popolato da oggetti che non possono esistere, visi che ne nascondono altri, progetti architettonici impossibili, statue che sembrano seguire il nostro cammino e disegni che paiono animati.

Bubblemaker (8-14 anni)

Mini corso d’immersione: i bambini potranno fare il loro primo respiro subacqueo e nuotare in mare a due metri di profondità, sotto la supervisione diretta di un istruttore qualificato. In collaborazione con B&B Diving.

Universitari per un giorno (16-19 anni)

Per gli studenti delle ultime classi delle scuole superiori si avvicina l’importante scelta del percorso universitario. Per loro è pensato un momento di orientamento con studenti e tutor dell’Università di Genova, che illustreranno facoltà e corsi e risponderanno alle domande dei ragazzi.

Porte aperte ai genitori

La scelta dell’università è un momento delicato anche per i genitori. A loro è proposto un laboratorio per imparare come sostenere in modo efficace i propri ragazzi, in collaborazione con l’Università di Genova.

FamilYoga (per tutti)

Bambini, genitori e anche nonni, sotto la guida di Concetta Ferrara, potranno praticare insieme la disciplina dello Yoga: un’occasione da non perdere che coinvolge la famiglia nel gioco e nel movimento.

La robotica, il mare e l’esplorazione dei poli (per tutti)

Un laboratorio immersivo e coinvolgente, in cui i visitatori potranno pilotare un mini robot semi-sommergibile e vivere le emozioni di una missione di campionamento sui ghiacci artici. In collaborazione con il CNR di Genova.

ESCURSIONI CULTURALI

Sei le escursioni, per terra e per mare, dedicate a chi ama la natura e l’aria aperta, alla scoperta delle bellezze naturali che circondano il borgo di Camogli.

Tre passeggiate per il Monte di Portofino: di giorno “Punti di vista dal Parco di Portofino” alla scoperta degli ambienti naturali e dei principali punti panoramici e “La via dei tubi” sulle tracce dell’antico acquedotto; la sera “Accade la notte nel Parco” attraverso le Batterie del Parco di Portofino per ascoltare i magici rumori del bosco, conoscere da vicino il mondo dei pipistrelli e la fauna notturna del Parco.

Tornano le tre amate e gettonatissime gite in battello per navigare lungo l’Area Marina Protetta del Promontorio di Portofino: il “Whale watching al tramonto” per avvistare balene, delfini e le altre specie di mammiferi del Santuario dei Cetacei nel loro habitat naturale; l’escursione “Navigando il Promontorio di Portofino” con una guida del Parco che illustrerà la geologia e la storia del Monte e aneddoti locali sulla tradizione dei borghi marinari; la crociera notturna “Il cielo stellato sopra di me”, con Giacomo Montanari e Walter Riva, per godere del fascino del cielo stellato e scoprire l’origine mitologica di costellazioni, pianeti e corpi celesti.

PROGETTI PER GLI STUDENTI

Il Festival della Comunicazione quest’anno dedica ai ragazzi un’attenzione particolare, grazie a tre nuovi progetti che offrono agli studenti l’opportunità di acquisire esperienze e competenze utili alla propria crescita professionale.

Progetto Alternanza Scuola-Lavoro

45 ragazzi selezionati tra gli studenti dell’Istituto Nautico di San Giorgio di Camogli e del Liceo Da Vigo di Rapallo avranno la possibilità, attraverso un’esperienza sul campo, di sperimentare da protagonisti i retroscena organizzativi e logistici del Festival della Comunicazione.

Tirocini Curriculari

10 studenti dell’Università di Genova entreranno a far parte del team social, dove potranno mettere alla prova le loro skills su Instagram, catturando e condividendo i momenti più significativi del festival.

Campuswave Radio

Il Festival della Comunicazione ospiterà gli speaker di Campuswave Radio, la radio degli studenti dell’Università di Genova, che racconteranno gli eventi, le impressioni e le note di colore dei quattro giorni della manifestazione.

Il Festival della Comunicazione è realizzato in collaborazione con la Regione Liguria, il Teatro Sociale di Camogli, l’Università degli Studi di Genova, l’Ente Parco di Portofino, l’Area Marina Protetta di Portofino, la Scuola di Robotica, l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e MyEdu.

Main media partner: RAI.

Media partner: Rai Cultura; Rai News24; TGR; Rai Radio3; WIRED; IlLibraio.it.

Tutte le iniziative del festival sono gratuite e aperte al pubblico fino a esaurimento posti.

Informazioni: www.festivalcomunicazione.it

Facebook: @FestivalComunicazione – Twitter: @FestivalCom

Canale Youtube: Festival della Comunicazione, Camogli

La cartella stampa e il materiale iconografico sono disponibili in formato digitale al link www.festivalcomunicazione.it/press-kit

Ufficio stampa Delos: 02.8052151 – delos@delosrp.it

Annunci

A L’Aquila la presentazione del libro delle poesie di Mango

L’Aquila Volta la Carta presenta:
“Tutte le poesie di Mango”

che contiene le due raccolte di poesie che Mango ha pubblicato per le Edizioni Pendragon, “Nel malamente mondo non ti trovo” (2004) e “Di quanto stupore” (2007) ed una terza raccolta inedita, “I gelsi ignoranti”, che l’artista aveva appena ultimato.
Questa trilogia, curata dalla moglie e dai figli, offre ai lettori l’intera produzione poetica di un poliedrico artista che sa far vibrare le corde più nascoste dell’anima, non solo con la sua voce e la sua musica, ma anche con la scrittura, che, usata con sapienza, rispetto e profonda lucidità intellettuale, diventa riflessione sul senso della vita, pietra da scagliare, carezza d’amore.
La presentazione si terrà il giorno 2 aprile alle 18.00 a Palazzo Fibbioni a L’Aquila.
Sarà presente all’incontro Laura Valente, la moglie del cantante prematuramente scomparso nel 2014.
Modererà l’incontro la poetessa Alessandra Prospero. Letture di Matteo Di Genova. Sarà presente all’incontro la sig.ra Renza Bucci, presidente della “Fondazione 6 aprile per la vita”.
Un omaggio a Mango ed un grande regalo ai suoi numerosissimi fans.
[laquilavoltalacarta.it]

 

a94c4c78-910f-4ff4-b734-f263f2f622c3

A Castel D’Emilio (Agugliano) una serata in poesia in attesa del Natale

L’Associazione Culturale “La Guglia” presenta l’evento

“ASPETTANDO NATALE…….PAROLE E MUSICA” 2015

8 DICEMBRE 2015  ore 17:30

CASTEL D’EMILIO  –  CHIESA SANTA MARIA DELLE GRAZIE  

Letture dei poeti Elvio Angeletti, Massimo Grilli, Mauro Cancellieri

INVITO CL 8 dicembre Casteldemilio-page-001

E’ uscito il volume “Nuova identità. Il segreto, la biografia di Linda d”

Nuova identità. Il segreto, la biografia di Linda d

a cura di Michela Zanarella

 

11185497_872710919453748_2074576913_nTwins Edizioni presenta “Nuova identità. Il Segreto”, biografia della cantautrice italiana Linda d scritta da Michela Zanarella. Un romanzo intenso che descrive ed esplora con delicatezza le fragilità e i sentimenti umani.

La storia di quell’istante in cui non importa più cosa è giusto o cosa è sbagliato. La storia di una giovane coraggiosa, di una ragazza speciale. La storia di abbandoni improvvisi e di un amore che non conosce né tempo né ostacoli. Perché a volte l’unica cosa che conta è lottare per quello che si ama veramente.

Per saperne di più

Per conoscere l’autrice

 

Michela Zanarella è autrice di poesia, narrativa, testi teatrali, addetta stampa di diverse realtà di promozione artistica, freelance della Free Lance International Press. Nata a Cittadella (PD) vive e lavora a Roma, dove svolge la sua attività collaborando con varie testate giornalistiche on web. Ha ottenuto diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali. La sua poesia è tradotta in spagnolo, romeno, francese, arabo e inglese. Ha pubblicato sette raccolte di poesia e una raccolta di racconti. E’ Presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Le Ragunanze”. E’ alla direzione della collana poesia “ARTeMUSE” di David & Matthaus Edizioni Letterarie.

“Respiri di vita” di Elvio Angeletti, recensione di Lorenzo Spurio

Respiri di vita

di Elvio Angeletti

Intermedia Edizioni, Orvieto, 2015

ISBN: 9788867861392

Pagine:120

Costo: 10€

 

Recensione di Lorenzo Spurio

 

Distratto nel mio vagar silente

m’attempo nel mirare il mare

che dall’alto colle di via della Torre

spumeggiante appare. (85)

 

PRIMA_RESPIRI-DI-VITAIl critico milanese Michele Miano che apre la nuova raccolta poetica di Elvio Angeletti, Respiri di vita, edita per i tipi di Intermedia Edizioni nel marzo 2015 con una prodigale ed efficace sintesi nell’analizzare il testo parla del potere di evocazione che ha la poesia di Elvio Angeletti. Mi trovo perfettamente d’accordo con lui in tale commento nella misura in cui l’evocazione sia da intendere come trasposizione che Angeletti fa dal personale (dunque le vicende intime, le sue relazioni con altre persone, i suoi ideali, etc.) trasfondendo il tutto a un livello superiore, direi quasi universale.

Elvio Angeletti è un poeta che ha la sua terra veracemente connotata nel suo sangue e proprio per questo non può che dar sfogo nell’atto creativo della poesia a scenari paesaggistici quasi sempre in compagnia dell’amato mare Adriatico dal quale vive vicinissimo, ma anche di una attenzione particolare nei confronti dell’elemento naturale: Angeletti non è solo un vivido poeta dello scenario mare, ma oserei dire dell’ecosistema mare nel suo complesso. Sfogliando pagina per pagina di questo libro i gabbiani, i cavallucci marini, le stelle marine e tant’altro sembrano fare un percorso assieme a noi.

Il poeta si muove tra fasci di luce che descrivono le varie fasi del giorno (sono descritte varie albe e tramonti) ma sa essere anche un sodale compagno nei momenti di buio dati però dalla presenza della luna che, più che rassicurare l’animo, viene vista come “spavalda” forse perché unica padrona egoista nel cielo notturno se non fosse per quell’immensità di stelle che fioche e ad intermittenza rischiarano i cieli d’estate come se il nero nel quale sono sprofondate non sia che una morbida ed infinita coperta a protezione di noi tutti.

In questo libro c’è molto dell’Elvio personale ossia da riferirsi a un mondo prettamente domestico, privato e fortemente intimo e ce ne rendiamo conto leggendo una serie di poesie d’amore (le più dirette ed espressive, ma anche le più profonde e radicate) dedicate all’amata, a sua moglie che da tanti anni condivide con lui la sua vita.

Come ogni uomo è interprete del tempo che vive non mancano brevi accenni ora qui ora là a chiare preoccupazioni dell’Elvio in campo sociale che dimostrano, anche sulla carta, un animo pervicacemente autentico, naturale, improntato alla difesa del bene comune. Elvio si descrive a tutto tondo non mancando di osservare con un pizzico di autoironia il tempo che imperituro incede e che cambia le cose: ci fa perdere persone amate, ci fa diventare vecchi nel corpo ma non nella mente, ci fa vedere un mondo in cui è difficile scorgere la beatitudine, il senso di fratellanza e la felice speranza che invece era possibile nutrire in passato.

A dominare sono i colori, i cambi di luce, gli odori forti del mare con la sua salsedine e il lezzo opprimente delle alghe nonché i richiami a un mondo sonoro incontaminato e che ha la voce delle onde. Elvio è il cantore della natura cosi come è e come vorrebbe che si conservasse nel tempo. Splendente e felice, coralmente partecipe alle attività dell’uomo, ricca di suggestioni, lasciando trasparire un forte orgoglio di essere abitante di un piccolo centro della fascia adriatica. E come è intuibile possa essere per un poeta che ha la sua terra nel cuore e che ha il dono della forte espressività del verso, Elvio è classicamente fedele a un sistema di elementi poetici inscindibili al testo strutturale del componimento quale la sonorità (in alcuni versi anaforici sembra di percepire l’avanzata e il ritirarsi delle onde) e la dimensione melodica: la poesia che chiude il volume è intitolata e dedicata “Euterpe”, divinità della melodia spesso raffigurata in unione ad un flauto. Euterpe letterariamente è “colei che rallegra” e trovo che la poesia di Elvio, scantonando poche cupe riflessioni e grumi esistenziali, sia senz’altro positiva in questo senso: allieta il lettore, lo fa sognare in territori che sono però del possibile e non dell’inverosimile, lo abbraccia e ne ravviva il ricordo dell’infanzia. Lo rallegra e lo fa sentir bene come un abbraccio di un caro che si è perso nel corso del tempo e di colpo si è ritrovato.

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 24-03-2015

ALCUNI SCATTI DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO SVOLTASI ALLA BIBLIOTECA “LUCA ORCIARI” DI MARZOCCA DI SENIGALLIA IL 29 MAGGIO 2015

Da sinistra Angelo Monterrosso (pittore), Lorenzo Spurio (scrittore e critico letterario), Elvio Angeletti (poeta) e Francesco Capricci (lettore)
Da sinistra Angelo Monterrosso (pittore), Lorenzo Spurio (scrittore e critico letterario), Elvio Angeletti (poeta) e Francesco Capricci (lettore)
Da sinistra, in piedi, Angelo Monterrosso (pittore), Marinella Cimarelli (poetessa dialettale jesina) Da sinistra, seduti: Lorenzo Spurio (scrittore e critico letterario), Elvio Angeletti (poeta)
Da sinistra, in piedi, Angelo Monterrosso (pittore), Marinella Cimarelli (poetessa dialettale jesina)
Da sinistra, seduti: Lorenzo Spurio (scrittore e critico letterario), Elvio Angeletti (poeta)

Intervista a Francesco Manna. A cura di Lorenzo Spurio

LS: Quando si è reso conto che aveva bisogno di scrivere e quali sono stati i suoi primi componimenti? Può raccontarci il suo esordio come autore, come è avvenuto e quali sono stati i vari passi della sua carriera letteraria?

FM: Prima dei diciotto anni già dalle scuole medie amavo trascrivere sul mio banco versi di poeti italiani come Montale, Ungaretti e Quasimodo, o addirittura versi di canzoni italiane e straniere. (La musica è stata la mia prima fonte d’ispirazione fin da piccolo, a casa mia i miei genitori ascoltavano molta musica e mio zio amava il jazz che ho avuto modo di conoscere molto presto). Poi giunto a questa età, a causa di un grande innamoramento (il mio primo amore serio) ho cominciato a scrivere versi, e questa diciamo mia vocazione non  mi la lasciato più. Come autore ho esordito a metà degli anni settanta nella mia città con l’associazione poetica “Formica nera”, a mio avviso un po’ troppo dilettantistica, pubblicando su una loro antologia di poeti padovani. Associazione che dopo poco ho abbandonato, per frequentare alcuni poeti a mio avviso più seri, soprattutto negli anni ottanta, che successivamente formeranno il primo nucleo della rivista Inverso e del P.I.P (pronto intervento poetico) che ancora sopravvive a Padova. In seguito, ho pubblicato il mio primo lavoro poetico Verso i bordi (Editrice Universitaria, 1992) e tutti gli altri miei libri fino ad ora…

 

LS: Il significato intrinseco di ogni opera artistica (una poesia, un quadro, un film) non sta tanto all’interno della sua rappresentazione, ma fuoriesce dal rapporto che si instaura tra produttore e fruitore, se parliamo di poesia tra poeta e lettore. Questa è la ragione per la quale la letteratura, poesia o romanzi che siano, può avere una risposta molto diversa da persona a persona, da epoca ad epoca, da zona geografica a zona geografica. L’interpretazione di un testo, però, è necessario per la corretta comprensione delle intenzioni dell’autore anche se, come spesso è accaduto, alcuni critici o recensori hanno calcato la mano nelle loro analisi tanto da depistare e distorcere il messaggio che l’autore voleva mandare. Gli studi sulla letteratura insegnano che più è ampio lo spettro di risposte (sia positive che negative) che un testo genera, cioè più letture possibili un testo fornisce, più esso è un ricco contributo alla letteratura e generalmente un testo valido. Quando si parla tanto di un testo –sia osannandolo che demonizzandolo- inconsapevolmente si attua un procedimento che deriva dalla potente forza attrattiva che questo ha suscitato su di noi. Che cosa ne pensa della difficile e spesso spietata attività dei critici letterari?

FM: Come lei appunto afferma, l’interpretazione è soggettiva e opinabile, trattandosi di attività non scientifica ma umanistica, in cui proprio il ricercatore-critico essendo un uomo, inserisce magari neanche consapevole valutazioni del tutto soggettive e criticabili, ma ciò non toglie che le opere di qualità restano tali, nonostante critiche spesso ingiustificate. Voglio dire che gli artisti non cessano di esserlo quando subiscono critiche o stroncature, anzi vanno avanti ancor più corroborate da esse, consapevoli che non è certo una critica che possa smontare una vocazione, un’esigenza di espressione, di ricreazione della realtà che sono la materia fondante dell’arte, della letteratura, della musica e della poesia.

 

LS: La rivista Inverso di cui è co-direttore assieme a Beppe Mosconi e a Roberto Segala Negrini, si caratterizza per dare una vivida immagine iconografica delle poesie in essa pubblicate grazie alla presenza di foto che accompagnano i vari testi, pagina dopo pagina. Una sezione importante è dedicata alla pubblicazione di testi di poeti “classici” che in questo modo vengono ricordati e un’altra alle traduzioni dato che molti poeti –più o meno conosciuti – all’estero, in molti casi in Italia non hanno voce e solo in pochi casi esistono delle persone che si dedicano a tradurre questi testi nella nostra lingua per farli fruire a un pubblico maggiore. Può dirci come è nata l’idea della rivista, quale è la sua diffusione e se vi hanno scritto eminenti penne della letteratura italiana e straniera?

FM: Era la fine dell’estate del ’96, quando in una pausa di riflessione, dopo un periodo contrassegnato dalle nostre esperienze nel P.I.P, ci eravamo ritrovati, noi tre, un po’ spaesati in un locale messicano, il Puerto escondido, un posto dove attraccare dopo un lungo periodo passato in mare, e ci domandammo “e adesso?”. Il problema nel P.I.P (pronto intervento poetico) era stato spesso quello di dire che l’organizzazione doveva cominciare ad essere la priorità, dopo anni in cui poeti e artisti avevano lavorato insieme, alcune volte anche piuttosto bene; ma c’era sempre chi affermava che organizzarsi significava imbrigliare la creatività, salvo poi arrabbiarsi quando nelle nostre iniziative i microfoni non c’erano, o non funzionavano. Poi quella sera qualcuno di noi disse che una rivista di poesia poteva essere il conseguente approdo del gruppo e delle esperienze condivise. L’idea sembrava buona, anche se già sapevamo che sarebbe stato un bell’impegno e il dover affrontare una serie di difficoltà oggettive, ma eravamo pronti a fare il salto. Quale nome dunque dare a questa nuova rivista? Non c’era bisogno di sforzarsi tanto, un nome già c’era stato agli inizi degli anni ottanta, e tra l’altro non male, Inverso, una serie di fogli più o meno fotocopiati che avevano “invaso” la nostra città e facevano bella mostra alla libreria Feltrinelli. E così ci siamo messi in moto e siamo arrivati fino ai giorni nostri.

La rivista ha ospitato nel corso degli anni autori stranieri come Stephen Kudless, David  Shapiro, Wendy Cope, Nils Hav, Delfín Prats, Jorge Etcheverry, Carlos Valerino, o italiani come Andrea Zanzotto, Alda Merini, Ferruccio Brugnaro, Milo de Angelis, Roberto Mussapi, Claudio Pozzani; ed è diffusa soprattutto in Sud America, ma ci scrivono poeti da tutto il mondo. Insomma va avanti da ormai 17 anni e questo vorrà pur dire qualcosa…

 

LS: La sua attività di poeta e scrittore si accompagna ad altri interessi artistici: la musica jazz e l’arte figurativa. Può dirci cosa le dona in particolare ciascuna forma artistica e qual è il peso che rivestono nella sua vita la letteratura, la musica e la pittura?

FM: La pittura l’ho praticata per moltissimo tempo, ancora prima della poesia, e ho fatto varie mostre personali e collettive. Ora invece mi dedico solo alla poesia e alla letteratura. La musica, poi, è sempre con me, la sua presenza è costante, non saprei vivere senza la musica e la scrittura, fanno parte integrante della mia personalità ed esistenza. La poesia, inoltre, è assimilabile a queste due forme d’arte, sia nel mondo classico, in cui poesia e musica erano un tutt’uno, sia nell’esperienza poetica contemporanea. La pittura, infatti, è ciò che le parole descrivono con un altro medium. L’Impressionismo, ad esempio, è pittura e musica, ma anche poesia (Pascoli, Mallarmé, D’Annunzio, e per alcuni versi Montale, per fare solo i primi nomi che mi vengono in mente di poeti che potremmo definire espressionisti).

 

LS: Il poeta spagnolo Antonio Machado (1875-1939) fu un esponente di spicco della letteratura del secolo scorso e ancora oggi la sua poesia continua ad essere studiata ampiamente nei migliori atenei italiani ed esteri quali chiara manifestazione di una purezza esistenziale ed amore profondo per la tradizione.[1] L’attenzione verso l’ambiente incontaminato della Castiglia, l’amore autentico per Leonor, lo sguardo critico nei confronti della storia e le inquietudini pressanti derivanti dal catastrofico 1898, año del desastre[2], sono tutti ravvisabili in quella che è considerata la sua opera magistrale, Campos de Castilla, pubblicata nel 1912. Nella città di Soria, dove Machado insegnò letteratura francese e visse per vari anni, si trova ancor oggi conservato il grande olmo a cui il poeta dedicò una lirica, “A un olmo secco”[3], dove descriveva il possente albero colpito a morte da un fulmine, ma sul quale spuntavano delle gemme. Le chiedo un suo commento personale su questa poesia:

 

Al vecchio olmo, spaccato dalla folgore
e nel mezzo marcito,
con le piogge d’aprile e il sole a maggio,
sono spuntate alcune verdi foglie.
Oh, l’olmo secolare sopra il colle
ch’è lambito dal Duero! La corteccia
bianchiccia da un gialligno musco è tinta
nel tronco putrefatto e polveroso.
Come i pioppi canori, che sorvegliano
il cammino e la riva, non sarà
di rossicci usignuoli popolato.
S’arrampica su esso di formiche
un esercito in fila, e nelle viscere
tramanos i ragni le lor grigie tele.
Olmo del Duero, prima che t’abbatta
con l’ascia il legnaiuolo, e il falegname
trasformi in un mozzo di campana ,
stanga di carro o giogo di carrettai
prima che rosso nel camino arda
domani in qualche misera casetta.
sull’orlo d’una strada;
prima che ti annienti un turbine e ti schianti
il soffio delle candide montagne;
prima che il fiume ti sospinga al mare
per valli e per burroni,
olmo, voglio annotare nei miei appunti
la grazia del tuo ramo rinverdito.
Anche il mio cuore aspetta,
alla luce guardando ed alla vita,
altro prodigio della primavera.

 

FM: Machado e Unanumo sono autori che io amo molto, anche per la loro correlazione con la storia di Cuba, che è la mia seconda patria elettiva. Che dire della poesia, è splendida e ricorda un po’ Leopardi nelle sue descrizioni della natura, ma dotata di un’energia e positività sconosciute al grande marchigiano, tipiche della latinità e del vitalismo spagnolo e latino americano che io amo oltre ogni dire. E’ una poesia splendida che già conoscevo. Tra l’altro, molti anni fa nel giardino antistante la mia casa c’era una grande e vecchia quercia che una notte di temporale fu colta da un fulmine e crollò, risparmiando per fortuna la mia casa. Un’emozione fortissima mi portò a scrivere una poesia dedicata a quella vecchia e amata pianta. La mia poesia, dal titolo “La pianta”, così recitava:

 

Quando portarono via
la pianta
tagliata a poderosi spicchi
di sole spremuto agli aghi
e foglie e rami ancora vivi
sradicata all’alba
da furore rovesci impetuosi
e potenti d’energia
tuoni lampi tromba d’aria
dalla mia casa a chiudere
finestre e sbattere di vetri
la gola arsa
acqua fredda
la luce abbatté dalla terra
radici lacerate con urlo
quasi d’animale
cadde
la vidi abbattersi
su altre piccole innocue piante
cipressi a crescere al cielo
distrusse un’automobile
propaggine meccanica
d’umana indifferenza
quando portarono via i tuoi resti
triste
fumai una sigaretta
piansi
la natura distruttrice
il morire della vecchia
cara indimenticabile
pianta di vita.

 

LS: L’idea di questa intervista è quella di poter diffondere le varie interpretazioni sulla Poesia e in questo percorso ho ritenuto interessante proporre a ciascun poeta il commento di due liriche di cui la prima è di un poeta contemporaneo vivente e ampiamente riconosciuto dalla comunità letteraria e un’altra di un poeta contemporaneo, esordiente o con vari lavori già pubblicati, per consentire l’articolazione anche di una sorta di dibattito tra poeti diversi, per esperienza, età, provenienza geografica, etc. e di creare una polifonia di voci e di interpretazioni su alcune poesie appositamente scelte. La prima che Le propongo è “Noia”[4] del poeta milanese Rodolfo Vettorello[5], celebre anche per la frequente presenza come giurato in famosi concorsi letterari:

 

Giorni d’estate e noia disperata,
quella che fa suonare i campanelli
per poi scappare,
giocare a rimpiattino nei fienili
e toccare furtivi le compagne
e imparare così l’anatomia
con un po’ d’esercizio obbligatorio.
E pomeriggi ai cine d’oratorio
Per masturbarsi al buio
col seno nudo della Pampanini.
Il catechismo usato in penitenza
per scontare i peccati capitali
e preparare i canti gregoriani
per una processione patronale.
Si giocherà alla lippa nel cortile
e con le figurine contro il muro
e la raccolta delle cartoline
e le biglie di vetro di Murano.
E fiutare nell’aria odor di donna,
sbavare dietro a una ragazza bella
soltanto per lo spacco di una gonna.
La noia se ne va con l’età grande
quando iniziano le preoccupazioni
e poi si invecchia
e con gli anni ritornano anche quelli,
i giorni della noia disperata.
Il tedio è come un morbo che accompagna
l’età più bella
e poi si fa silente per la vita
pronto a ripresentarsi puntuale
come una sorta di recrudescenza
d’un bell’attacco d’herpes genitale.

 

FM: Premetto che non voglio assolutamente dare giudizi estetici e/o contenutistici, mi limito ad alcune brevi considerazioni e riflessioni del tutto personali. Questa è a mio avviso una poesia che, nella felicità di alcune immagini poetiche, si scontra purtroppo con un certo poetare un po’ troppo esplicito. Peccato, perché è proprio vero che la giovinezza è contrassegnata dalla noia del dover crescere, aspettando il tempo che passi più velocemente di quello che si sente a quell’età, poi si rincontrerà con la velocità ineluttabile, invece, degli anni che passano nell’epoca della maturità come vero e proprio tedio. Sperando che questa specie di ritorno non sia poi solo tutto un fatto di malattia venerea, ciò sarebbe troppo truce.

  

LS: Di seguito, invece, Le propongo una poesia della poetessa Giorgia Catalano[6]  intitolata “A te, poesia”[7] dove l’io lirico sembra colloquiare con la sua fonte-ispirazione e al contempo mettere in luce la grande affezione nei confronti dell’arte lirica: essa è gioia, conforto, speranza e motivo d’esistere. Gliela sottopongo per un analisi-commento:

 

Fedele compagna dei malanimi miei,
generosa ascoltatrice dei miei silenzi,
mi conduci là dove vi è respiro,
dove la notte s’illumina a giorno.
Mia speranza, in te vivo per il mio domani,
per respirar profumo di freschi nettari
d’alberi in fiore.
Dalla tua pianta colgo
immagine di me stessa,
dalle tue radici
la mia stessa essenza.
Vivo per te,
per la gioia che m’offri
vivo per l’ombre del sole
a mezzodì.
Vivo per questa vita,
per i figli miei.
Vivo con te,
sempre eterna Poesia.

 

FM: Come già detto prima, queste sono solo mie considerazioni personali e opinabilissime. Siamo qui di fronte decisamente a una poesia più idealistica e protesa alla metafisica, che è poi l’approdo, secondo me,  più felice o forse unico della vera poesia (vedi Emily Dickinson). Anche se la poesia non è solo gioia, o sentimenti positivi e alti, ma anche negatività, dolore, delusione e risentimento, magari per la vita stessa, o per gli esseri umani che ne impediscono a volte il naturale e libero esprimersi (vedi ancora Emily Dickinson che per me, con Sylvia Plath, è la vera poesia declinata al femminile).

  

LS: Nella sua produzione poetica si ravvisano vari componimenti che a titolo diverso sono pensati come ricordo e commemorazione di personaggi pubblici, quali Fellini e alcuni musicisti del jazz. L’encomio e la commemorazione sono tra le forme-generi poetici più antichi e che sono sempre stati coltivati nella storia della letteratura come chiaro esempio di omaggio e riconoscenza ad autori e personalità varie per il loro indubbio operato. Quanto secondo Lei è importante nella nostra contemporaneità questo tipo di poesia? Quali sono secondo Lei i motivi scatenanti che la portano ad omaggiare alcune personalità di indiscussa fama?

FM: Alcune mie poesie sono dedicate ai miti moderni che hanno, secondo me, detto moltissimo sulla vita e sulla morte, sull’arte e sulla realtà, sull’ideale e il banale, sulla nostra contemporaneità, cose e opere che ce li fanno sentire grandi, enormi, alti, distanti, irraggiungibili, ma nello stesso tempo uguali, vicini a noi stessi.

 

 LS: Puntualmente, quasi ogni giorno, veniamo a conoscenza tramite i mass media di deprecabili episodi di violenza dell’uomo nei confronti della donna. L’universo di violenze verbali, soprusi e violenze fisiche a cui spesso la donna è soggetta sono motivo di mutismo per ragioni di vergogna, mancanza di difesa e paura. Se si pensa che il reato di stalking è stato riconosciuto dalla Legge Italiana solo nel 2009 e che oggigiorno si presentano ancora dei casi d’omicidio all’interno della coppia dopo varie segnalazioni da parte della donna alle autorità competenti, ci rendiamo conto che il problema, più che legale (prima) e sanzionatorio (poi) sia radicato nella mente malata dell’uomo che vive e alimenta il suo stato disturbato, ossessivo, violento in azioni in cui si situa al di sopra di ogni sistema di uguaglianza. L’atteggiamento ha probabilmente a che fare con una errata convinzione dell’uomo e delle sue prerogative che gli deriva da indecorosi modelli di patriarcato portati all’estremo con virate misogine e maschiliste nei confronti della donna. Che cosa ne pensa di questo grave problema sociale?

FM: Avendo fatto parte proprio della giuria di un concorso, il cui tema era  la donna di oggi, ho avuto modo di leggere come chi scrive poesia sia naturalmente toccato dalla condizione, incredibilmente per i nostri tempi, di inferiorità di essa nell’immaginario contemporaneo, in cui è vista ancora o come madre e santa, o come puttana e demonio. Bisogna assolutamente fare tabula rasa in noi stessi di questi sciagurati luoghi comuni, contrassegnati dall’odio e dalla violenza per e sulle donne, ma bisogna anche essere inflessibili e durissimi con chi ancora esprime selvaggiamente, uccidendo e menomando, queste sue mostruosità.

  

5114225054_baf6a4880d_mLS: Negli ultimi anni si sono diffuse molte scuole, centri e corsi di scrittura creativa con l’intento di offrire l’esperienza di validi professori e scrittori al servizio delle nuove generazioni che, amanti della scrittura, vogliono dar un senso ai loro testi. Secondo alcuni detti centri di “insegnamento a scrivere” sono una stupida forzatura perché lo scrittore nasce tale da sé, rendendosene conto durante la sua esistenza e, per quanto la sua scrittura agli esordi possa essere acerba, la andrà affinando con il tempo grazie alle letture, al rapporto con altri scrittori, alle esperienze fatte e a tanto altro senza il bisogno di mettersi “a studiare” per comprendere come e che cosa scrivere. L’atto di scrittura, infatti, è molto personale e ciò che un autore scrive può essere insignificante per una persona, ma interessante per un’altra. Ci si domanda, insomma, da una parte, che diritto ha il docente ad insegnare allo scrittore in erba – giovane o no- come scrivere? Secondo altri, invece, le considerazioni in merito sono diametralmente opposte e sono convinti che simili percorsi istruttivi, culturali e di affiancamento possono realmente mostrarsi producenti sostenendo che il professore in quella veste non detta né insegna, ma dà consigli ed accoglie proposte alle quale fornisce suggerimenti. Lei che cosa ne pensa a riguardo?

FM: Essendo anche insegnante di lettere, penso che sull’argomento scrittura, cosiddetta creativa, si stia facendo spesso un’opera di strumentalizzazione, a fini di interesse economico personale, da parte di coloro che gestiscono queste scuole di scrittura. Certamente, seguire una scuola fa sempre bene, nel momento in cui si impara qualcosa, ma o uno è scrittore per vocazione e ha talento, allora la scuola può fargli solo bene, oppure se scrivere non è il suo destino, non è necessario essere scrittore, non ce lo ha ordinato il medico: il solo fatto di leggere e godere della letteratura, è sempre anche un atto creativo. Inoltre, seppur la scuola insegni a scrivere, bisogna imparare tutto sulla scrittura e poi magari dimenticarlo ed essere poi scrittore. Come ebbe a dire il grande e innovativo musicista jazz Charlie Parker: “Impara tutto sulla musica, poi dimenticalo e suona jazz” così io dico: impara tutto sulla scrittura, poi dimenticalo e fai lo scrittore.

 

 

Padova, 7 maggio 2013

 

[1] A questo riguardo mi pregio di ricordare che l’Associazione Culturale TraccePerLaMeta di cui faccio parte ha organizzato nel 2012 un Concorso Letterario Internazionale Bilingue (italo-spagnolo) ispirato ai versi “Caminante no hay camino” di Antonio Machado. Detto concorso ha avuto una grande partecipazione e ha avuto la sua premiazione ufficiale a Firenze il 11 maggio 2013.

[2] Il 1898 per la Spagna fu un anno catastrofico che la storiografia ricorda come año del desastre (anno del disastro) perché il paese perse le sue ultime colonie (Cuba, Porto Rico e le Filippine). Questo episodio generò nelle coscienze una profonda crisi d’identità. Con l’intento di “rigenerare” la Spagna autentica, una pattuglia di scrittori che in seguito vennero riconosciuti come membri della generazione del ’98 si dedicarono ai problemi contingenti della società spagnola, rompendo con gli ideali romantici e realisti e battendosi per la riscoperta e la diffusione della tradizione autentica della Spagna con la relativa rivalutazione del paesaggio e della natura popolare. Antonio Machado, assieme a Miguel de Unamuno, Baroja e Azorin, fece parte della pattuglia. 

[3] Antonio Machado, Poesie. Soledades – Campos de Castilla, Traduzione di C. Rendina, Milano, Newton e Compton, 2012.

[4] Rodolfo Vettorello, Siamo come sassi, Reggio Calabria, Leonida, 2010, pp. 72-73.

[5] Per maggiori informazioni sul poeta si legga la sua biografia nel capitolo-intervista a lui dedicato.                                      

[6] Giorgia Catalano è nata nel 1971 a Ventimiglia (IM). Sue liriche sono incluse in antologie, in un libro d’arte, agende e calendari poetici e su quotidiani, periodici locali e riviste letterarie on line, anche internazionali. Alcune di esse sono state lette in trasmissioni radiofoniche quali “L’uomo della notte”, condotta da Maurizio Costanzo su RadioUno, e “Dimensione Autore”, condotta dagli autori Giorgio Milanese e Laura Scaramozzino su Radio Italia Uno. Ha ricevuto segnalazioni e menzioni in diversi concorsi letterari sia per la poesia che per la narrativa. Recentemente ha pubblicato la sua prima silloge poetica, Un passaggio verso le emozioni (Photocity Edizioni, 2012), e un libro d’artista, Alle risposte, il tempo (EGS Edizioni, 2013). Collabora con la rivista di letteratura on line Euterpe. Cura un blog che porta il nome della sua raccolta poetica.

[7] Giorgia Catalano, Un passaggio verso le emozioni (2010-2012), Pozzuoli (NA), Photocity Edizioni, 2012, p. 28.

De Luca e il calore del tuo sorriso: il coraggio della purezza. Iuri Lombardi su Alessio De Luca

De Luca e il calore del tuo sorriso: il coraggio della purezza

Il messaggero delle emozioni

                                 

 Il calore del tuo sorriso
Talos Edizioni, 2013
Recensione di IURI LOMBARDI

 

downloadIl calore del tuo sorriso di Alessio De Luca non è un libro banale, come se ne trovano tanti a giro di questi tempi, è invece un’opera intelligente, ben fatta, che inchioda da subito il lettore a cominciare dall’incipit. E non avevo dubbi, conoscendo bene Alessio, avendo condiviso con lui tanto, del romanzo edito da Talos edizioni.

Allora, visto che non sono un critico, ma uno scrittore, come iniziare? Non è semplice, cercando di dare un giudizio oggettivo, parlare dell’opera di Alessio (consentitemi di poterlo chiamare per nome), perché lui stesso, se pur giovane e lontano dal mondo della letteratura, è un artista di straordinaria semplicità e complessità allo stesso tempo. Anzitutto dovremmo iniziare ad affermare che Alessio è un cantautore e la lezione cantautoriale, se pur apparentemente ma anche nella sostanza dei fatti,si fa sentire anche quando, vuoi per scherzo o per diletto, vuoi per esigenza di comunicazione, si cala nei panni di romanziere. E lo fa con maestria, portandosi dietro della attività di cantautore tutto un bagaglio epico, da intendersi come narrativo, che esprime architettando una storia ben intrecciata e con uno stile diretto e nell’eccezione più alta del termine popolare. Sì, Alessio può essere, ha tutte le carte in regola, da buon cantautore (figura a lui cara) popolare: nel senso che è un affabulatore di storie e tematiche alte, delicate, complesse (come quelle narrate nel suo romanzo), raccontate con semplicità e con stile e questo è tipico dei cantautori (i poeti per eccellenza del puro sentire).  Vale a dire, saper affrontare tematiche complesse con una voce leggera, non pesante, priva di retorica, fresca, seduttrice, lontana dalla lingua del romanziere letterato (che il più delle volte corre il rischio di essere autoreferenziale e di non arrivare alla gente). Tutto questo a cominciare – mi si voglia perdonare se ometto la trama del libro- dai dialoghi che emergono dalla narrazione della storia. Dialoghi diretti ben costruiti, così simili al reale e talvolta – visto che il romanzo parla di giovani- calati nell’identità psicologica dei protagonisti, così veri che non sanno del tipico artefizio del mentire romanzato ( “i poeti che strane creature/ogni volta che parlano è una truffa”[1]). Alessio non dissimula, non mente come fa di norma il poeta con la materia che tratta, e il suo non mentire (chi lo conosce come uomo sa quello che dico), la sua estrema verità e sensibilità espressiva non solo è tipica del cantautore, di chi è costretto a misurarsi con una scrittura simile alla poesia ma dissimile al contempo, ma di lui persona. Ma non voglio scendere in questi particolari e per due motivi: il primo perché  appartengono al mio modo di vivermelo da amico e di sentirlo, in secondo perché in questa sede è giusto e meritevole parlare dell’artista e della sua opera. Artista poliedrico, affascinato dalle arti tutte, non di meno dal cinema, la cui lezione, come nel caso della canzone, subentra con prepotenza facendo di Alessio un narratore per immagini. Anche in questo caso con ottimi risultati. Le pagine che compongono il calore del tuo sorriso sono infatti non solo narrative ma cinematografiche. Scelta stilistica che si nota da subito, a partire dalla suddivisione in parti (in tutto tre) della storia, come fossero tempi filmici. In queste tre tempi, in cui la storia narrata è l’affresco dell’umanità più vera, De Luca, raccontando in terza persona, riesce a calarsi e a scegliere un punto di vista di come lui stesso vede e affronta la vita, attraverso un personaggio del romanzo  senza avere la pesantezza della oggettivazione, tipica dei romanzieri post-moderni. In questo caso, lo fa con Gabriel, il vero eroe positivo e carico di valori umani e civili, in cui Alessio parla di sé in modo schietto e onesto. E questo (la scelta di un punto di vista espressa  tramite una drammatis personae dell’opera) è tipicamente cinematografico. Il personaggio di Gabriel è infatti per certi versi controverso, ma con l’esuberanza giovanile, tanto da accogliere sulle proprie spalle colpe che non gli appartengono, che sono di altri, tirando le fila del compimento di un destino particolare. In lui, leggendo il libro, cioè in Gabriel ho potuto riconoscere a pieno il mio amico Alessio, il suo modo di essere vero, di saper leggere l’umanità senza disprezzo godardiano[2] (tipico di coloro che sono sopraffatti dalla noia e da un mostruoso ego). Lontano da intrecci nefasti, malsani. Anche in questa occasione, l’occhio puro del cantautore e dello appassionato di cinema esce allo scoperto attraverso un uso della lingua semplice e diretto, ma mai banale. Lingua e stile che ricordano echi di un lessico da romanzo noir e infatti la storia è anche un giallo, per certi aspetti. Espliciti in particolare in certi passaggi verbali e narrativi che se da una parte mantengono l’integrità identitaria dell’epico in musica e del cinefilo, dall’altra vanno ad aprire orizzonti meta-testuali, come nel caso in cui Alessio si cimenta in frammenti radiofonici e di cronaca per giustificare quanto racconta. Infine, del cinema ma anche del teatro ci si ricorda in quanto la storia consta di un prologo e di un epilogo, vale a dire di un prima e un dopo, di un a.s e di un p.s, in cui alla ribalta viene presentata Kia la protagonista, la povera ragazza vittima di un sistema inumano e criminale che la rende umile e indifesa. Ma ancora da dire c’è molto, soprattutto nel caso di Kia, in cui Alessio (che ha una cultura scientifica legata alla biotecnologia) descrive i fatti in cui dietro si nota questo bagaglio paramedico, o giù di lì, al punto in cui la narrazione diventa un ibrido riuscito (ecco l’altro punto di forza) in equilibrio tra la realtà e la finzione. E non solo dal punto di vista scenografico, vale a dire di ambientazione, ma per quanto concerne i tempi (e leggendo capirete) che sono i tempi visto da un medico o da una figura simile; tempi che diventano non più ontologici ma biologici. Tempo di un tempo tangibile, oggettivo. Un punto di forza che ha echi lontani ma credibili da ricordarmi la figura di Giovanni Rasori[3], il medico che dette avvio al dibattito letterario attorno al conciliatore[4] nei primi anni dell’ottocento, in cui il Rasori proponeva una letteratura realista nel senso più tangibile del termine. Oltre ad essere una delle figure più interessanti del nostro romanticismo. Figura che seppe intersecare le due discipline – medicina e letteratura- con grande merito stilistico e di contenuto. Con grande eleganza poetica, tanto da proporre al panorama italiano le poesia di Schiller da lui tradotte con tecnicismi di non poco conto.  Per cui Alessio mi ricorda molto questa figura – che lascio al lettore approfondire qualora voglia farlo- e l’accostamento non lo vedo assolutamente fuori luogo. Come Giovanni (nome evocativo per eccellenza), Alessio partecipa con attenzione e grazia emotiva agli eventi storici, si batte per la giustizia, per le cose vere lasciandoci a noi lettori delle sue pagine un messaggio di umanità ed eleganza, di misurata indignazione verso i pregiudizi e le cattiverie (e il caso di dire da Ghibellin fuggiasco).

Accanto al ricordo Rasoriano del il calore del tuo sorriso, in questo affresco di grande umanità, nella figura di Jessica è facile riscontrare il Cesare Pavese del Il compagno, romanzo degli anni quaranta dello scrittore piemontese, con il quale sembrano esserci delle forti similitudini tematiche. Parallelismi di ambientazione a tratti ricordanti il Giovanni Testori di una certa Milano noir, dall’altra un Emilio Tadini ultimo, nello specifico riguardo al romanzo eccetera.

Insomma, si tratta sicuramente, e lo affermo senza ombra di retorica, di un romanzo profondo e universale nel senso che tocca le corde della sensibilità comune, nel quale emerge la figura di Alessio De Luca nella sua parte migliore, in cui affiora tutta la sua sensibilità di cantautore e scrittore, di uomo e amico, di artista e di cittadino del mondo,  dotato di estrema sensibilità e senso civico.  Un senso civico maturo lanciato tramite un messaggio emozionante e sincero, degno di una partecipazione da parte del lettore altrettanto sincera ed autentica che fa dell’autore del il calore del tuo sorriso: un messaggero delle emozioni.

 

                                                                             Iuri Lombardi


[1]     F. De Gregori, Le storie di ieri, in De André, Vol VIII, Ricordi, 1975

[2]     G.L.Godard, il disprezzo

[3]     G. Rasori, medico e scrittore (Parma 1766- Milano 1837)

[4]     Il Conciliatore, giornale dei romantici italiani, edito dal 1816 al 1819.