“Passaggi minimi” di Katia Debora Melis, recensione di Lorenzo Spurio

Passaggi minimi
Katia Debora Melis
Thoth Edizioni, 2014
ISBN:  978-88-98025-33-6
Pagine: 64
Costo: 8 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio
 

Katia Debora Melis non è affatto una novizia della poesia cioè è ormai distante –per mezzo delle sue numerosi sillogi- da una qualsiasi persona che si affaccia al mondo poetico. Ne ha data ampia testimonianza in una serie di raccolte con le quali negli ultimi anni ha effettuato un percorso oserei direi di analisi e di ricerca, offrendo suggestioni al lettore e mondi aperti sui quali disquisire con molteplici piste interpretative. Conosco varie di queste sillogi alle quali faccio riferimento perché in altre circostanze ho avuto lo stesso piacere che ho oggi, di recensire un suo lavoro.

senza-titolo-2Il nuovo libro della Nostra, “Passaggi minimi”, si apre trasmettendo quella curiosità, ingrediente necessario quando ci si avvicina a un testo con un intento volto a una lettura critica e tale curiosità e interesse non sono che amplificati dalla stupenda immagine di copertina, una foto in gradazione seppia nella quale si intravede uno scorcio di un vicolo di un qualche centro abitato dove a dominare sono le numerose –e irte- scale che conducono a vari livelli delle abitazioni. Questo vicolo, volutamente ritratto in penombra e privo di presenze umane, è in fondo un “passaggio minimo”, un percorso iniziatico al mondo della Melis, che non è altro che una proiezione di un vissuto rimaneggiato da un profondo processo di autocoscienza e ri-analisi. Non è dunque una semplice raffigurazione di quello che può essere un mero angolo recondito del nostro villaggio, ma uno spazio della mente, un elemento di congiunzione necessario tra le esperienze e le emotività in esse contenute.

Sfogliando il libro ciò che si nota tempestivamente è la struttura snella delle liriche dotate sempre di una strofa unica di pochi versi; la punteggiatura, pure, è ridotta all’osso anche se si conservano ancora i punti di fine concetto e di demarcazione tra una frase e l’altra. Le virgole (quasi sempre), i punti sospensivi e i punti esclamativo-interrogativi sono banditi dalla poetica di “Passaggi minimi” dove lo stile, asciutto ma sostenuto da una forte concretezza concettuale, è percepito dal lettore come bastevole e adatto a quanto la Melis dipinge con il suo versificare.

Le poesie sono in via generale pervase da un animo di fondo nel quale è difficile non percepire un tratto di malinconia che mai si solidifica in vera e propria tristezza e allo stesso tempo che non degenera nell’agrodolce; è, piuttosto, una tiepidezza di emotività nella quale le eccessività sono state messe al bando. Ed è questo un ulteriore punto a favore di una poetica liscia e pulita come questa dove i concetti, pure condensati in virtù della brevità delle liriche, sono a tratti impliciti (dunque da ricercare), altre volte maggiormente visibili, intuibili e fruibili ai più. Le poesie partono da un interesse particolare nella rielaborazione dei pensieri, delle vicissitudini, delle esperienze contaminate dal ricordo e da una realtà pregressa in quell’unicum che non è altro una metamorfosi del tempo e dello spazio identificabile nella sua espressione di “passaggio di vita” (13). La visione magica (e non fantastica) della luna, col suo carico di mistero e le sue sfumature favolose, è in grado di suscitare nella nostra un pensiero sospeso, di sana speranza che si nutre di giocosità e surrealtà al tempo stesso. Le dimensioni “sospese” nella silloge sono molteplici con il richiamo ai “voli sacri” (15) e lo stesso verseggiare secco, laconico e diretto pone in fondo questa poesia in una posizione di difficile catalogazione nella quale nella lettura ci troviamo afferrati da questo canto di interpretazione del mondo.

Colpiscono alcuni versi come ad esempio nella lirica dal titolo “Non ho voglia” leggiamo: “Non ho voglia/ di impegnarmi a vivere/ troppo” (20) fornendo poi una valida considerazione sull’esistenza e sul senso dell’esserci a questo mondo. La consapevolezza di un’esistenza che si arrovella di domande, dubbi, che si mette in gioco è quella di una persona intelligente e pratica, che ama sognare ma che sa sempre riconoscere dove il sogno termina e inizia la realtà e trovo la poesia di Katia Debora Melis, soprattutto di questa ultima silloge, molto consapevole non solo del tempo che corre con i suoi vizi e virtù (anche se i vizi sembrano padroneggiare), ma anche di un’utilità pratica, per quanto la poesia possa dirsi “utile” in termini materiali. Nel senso che la Melis esterna una sua considerazione e ce la dona, con il suo linguaggio, chiedendo intuitivamente al lettore di partecipare a quel “gioco”, a prender parte a quel patto di consapevolezza verso se stessi e il mondo, da rendere possibile al lettore di riflettere lui stesso su una serie di immagini e concetti.

Intimoriscono –e molto- anche le “lacrime/ di cristallo/ di un bambino/ spaventato” (30) e ci domandiamo, del motivo della paura provata da quel bambino e se siamo in grado, poi, con la poesia e la nostra predisposizione emotiva a saper in un certo senso rassicurare quel ragazzo che nulla è successo o che quel che di brutto è accaduto non si ripresenterà. Una poesia che non è solo consolazione di sé e degli altri, ma che è principio di vicinanza e motivo di conoscenza di quel mondo in cui viviamo che non è così semplice e buono come saremmo portati a pensare: “Fare un giro nel mondo/ è sofferenza,/ né molta né poca,/ma sempre più profonda/ […]/ ci seppellisce il cuore” (40). Stesse considerazioni sul nostro Pianeta emergono dalla lirica “Sguardo” dove leggiamo “[T]ra i colori del mondo/ a volte così pieni/ di malinconia o di ricordi/ di sogni o di paure” (41); e ritorna –come si è visto- il tema della paura, del timore che si prova intuiamo per i mali del mondo, le ingiustizie sociali e la disperazione per i dolori fisici.

La nostra non s’incanala nella poetica solidaristico-sociale né abbraccia tinte di populismo dove la coralità delle inquietudini diventa proclama di battaglia, ma interiorizza questi stati di malessere per rifletterci e per offrirli a noi lettori affinché, con rispetto e attenzione, anche noi possiamo interpellare la nostra coscienza, sin troppo assuefatta dal caos del mondo.

  

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 18.09.2014

“Detti, dialetti e folklore locale” il filo rosso del numero 13 della rivista Euterpe

Gentilissimo/a lettore/lettice,

siamo felici di comunicarLe dell’uscita del 13° numero della rivista di letteratura Euterpe.

Il numero a tema “Detti, dialetti e folklore locale” raccoglie poesie, racconti e recensioni selezionati dalla Redazione della rivista, oltre a varie segnalazioni di concorsi letterari.

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Hanno collaborato a questo numero della rivista (in ordine alfabetico): AMOVILLI Sandra, BALDINI Cinzia, BALDINU Stefano, BRAVI Adrián, CALABRO’ Corrado, CAMPEGIANI Franco, CARMINA Luigi Pio, CAROCCI Marzia, CIANO Martino, CIARAPICA Giulia, CROCCHIANTI Claudia, CRUCITTI Angela, DEMI Cinzia, DI STEFANO BUSA’ Ninnj, GREGORINI Daniela, INGLIMA Emanuela, KARAKATSI Evdoxia, LANIA Cristina, LAO Serena, LOMBARDI Iuri, MARALDI Maurizio, MARCONI Fulvia, MARCUCCIO Emanuele, MAULO Gian Mario, MELIS Katia Debora, MELONI Valentina, MONTEIRO MARTINS Julio, PARDINI Nazario, PASTORE Franco, PECORARO Annamaria, PERLINI Lamberto, PISCOPO Ugo, RANIERI Alessia, SPURIO Lorenzo, STROPPIANA DALZINI Annamaria, TADDEI Enrico, TRIFUOGGI Franco, VARGIU Laura, ZANARELLA Michela.

Il nuovo numero può essere scaricato, letto e salvato in formato pdf cliccando qui.

Ricordiamo, inoltre, che il prossimo numero della rivista avrà come tema “Diritti mancati di questa società”.
I materiali dovranno essere inviati alla  mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 20 Novembre 2014.

Clicca qui per aprire il relativo evento creato in Facebook.

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti

Lorenzo Spurio

Direttore Euterpe

III Premio di Poesia “L’arte in versi” (2014) – il verbale di giuria

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III PREMIO NAZIONALE DI POESIA “L’ARTE IN VERSI” – Ediz. 2014

 

Verbale di Giuria

 

La Giuria del III Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” presieduta da Marzia Carocci e composta da Lorenzo Spurio (Presidente del Premio), Emanuele Marcuccio, Iuri Lombardi, Luciano Somma, Monica Pasero, Ilaria Celestini, Annamaria Pecoraro, Giorgia Catalano, Martino Ciano, Michela Zanarella e Salvuccio Barravecchia,  dopo attenta lettura di tutte le opere pervenute per la partecipazione al Concorso nelle due sezioni (poesia in lingua italiana e poesia in dialetto), ha stabilito la seguente classifica finale.

 

 

SEZIONE A – POESIA IN LINGUA

VINCITORI
1° Premio ANNA BARZAGHI Corre la vita Seveso (MB)
2° Premio LUISA BOLLERI Guerra Empoli (FI)
3° Premio Ex-Aequo LORENZO POGGI Sentori d’estate Roma
3° Premio Ex-Aequo NUNZIO BUONO Ritorno a Sénanque Rovello Porro (CO)
  
MENZIONI D’ONORE
Menzione d’onore ELEONORA ROSSI Gli occhi non muoiono Ferrara
Menzione d’onore GIANLUCA REGONDI Rumore Bovisio Masciago (MB)
Menzione d’onore LAURA FAUCCI E nuda Sesto Fiorentino (FI)
Menzione d’onore MARIA CARMELA DETTORI Ancora noi Cagliari
Menzione d’onore MARIA CARRABBA Scarpe rosse Termoli (CB)
Menzione d’onore MARIA GRAZIA VAI Sul fianco innevato del cuore Bubbiano (MI)
Menzione d’onore MARIA IMMACOLATA ADAMO Notte di stelle Lamezia Terme (CZ)
Menzione d’onore NICOLA ANDREASSI La mente mia danzava nelle rose Noicottaro (BA)
Menzione d’onore NUNZIO BUONO Piove l’alba Rovello Porro (CO)
Menzione d’onore OLIVIERO ANGELO FUINA E’ il mio nome che ho dato alle parole Oggiono (LC)
Menzione d’onore ROBERTO RAGAZZI I bambini di Bullenhuser Dam Trecenta (RO)
Menzione d’onore ROBERTO RAGAZZI I ricordi sono foglie Trecenta (RO)
Menzione d’onore SEBASTIANO IMPALA’ Se fossi il tuo poeta Reggio Calabria
  

 

SEGNALATI

Segnalata ALESSANDRA DE LEONI Se l’amore fosse Roma
Segnalata ANNA PISTUDDI Sabbia Sestu (CA)
Segnalata ANNALISA COPPOLARO Non scrivo poesie Murlo (SI)
Segnalato ATTILIO GIORGI Dell’anno il sesto mese Lariano (RO)
Segnalata FEDERICA CICCHELLI Ci sono strade Sannicandro di Bari (BA)
Segnalata FRANCESCA SANTUCCI I corvi Dalmine (BG)
Segnalato GIANNI DI GIORGIO Canto di capinera Modica (RG)
Segnalata GRAZIA FINOCCHIARO Esuli Firenze
Segnalata MANUELA MAGI Illecito amore Tolentino (MC)
Segnalato MARCO G. MAGGI Follia – Insanity Castelnuovo Scrivia (AL)
Segnalata MARIA CRISTINA BIASOLI Gli alberi del parco Bologna
Segnalata RITA STANZIONE Inverno Roccapiemonte (SA)
Segnalata ROSA LEONE Come vento di tramontana Gottolengo (BS)
Segnalato STEFANO PERESSINI Il fiume della luna Carrara (MS)
 

SEZIONE B – POESIA IN DIALETTO

VINCITORI
1° Premio LUCIANO GENTILETTI L’illusione Rocca Priora (RO)
2° Premio NINO PEDONE Nuddu talìa l’onestu Castellammare del Golfo (TP)
3° Premio Ex-Aequo KATIA DEBORA MELIS Folixeddas (Piccole foglie) Selargius (CA)
3° Premio Ex-Aequo NICOLINA ROS Petaròs San Quirino (PN)
 
MENZIONI D’ONORE
Menzione d’onore FRANCO PONSEGGI E’ ven Bagnacavallo (RA)
Menzione d’onore LUCIANO GENTILETTI Er libbro scordato Rocca Priora (RO)
Menzione d’onore NINO PEDONE Na stratuzza stritta Castellammare del Golfo (TP)
  

SEGNALATI

Segnalato GABRIELE DI GIORGIO Povere fizonne di rose Città S. Angelo (PE)
Segnalata LAURA LA SALA Nun mi chiamari fimmina Marineo (PA)
  

FUORI SEZIONE

Premio alla Carriera Poetica SANDRA CARRESI Bagno a Ripoli (FI) ————————————-

 

 

* * * *

 

 

I premi sono così stabiliti:

 

VINCITORI

I vincitori del 1° premio (sez. A e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma, 150€ in contanti e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

I vincitori del 2° premio (sez. A  e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma, 100€ in contanti e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

I vincitori del 3° premio (sez. A  e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma,  e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

 

MENZIONI D’ONORE

Tutti coloro che hanno ottenuto una Menzione d’onore (sez. A e B) riceveranno il Diploma di Menzione d’Onore, la Medaglia del Premio e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico nell’antologia del premio.

 

SEGNALAZIONI

Tutti coloro che hanno ottenuto una Segnalazione (sez. A e B) riceveranno l’Attestato di Segnalazione e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico nell’antologia del premio.

 

PREMI ALLA CARRIERA

Coloro che ottengono questo riconoscimento riceveranno una Targa per il Premio alla Carriera Poetica.

 

Tutti i vincitori, i menzionati ed i segnalati (sez. A e B) sono pregati di inviare la loro nota biografica in estensione Word formato A4, corpo 12, massimo 7 righe all’indirizzo arteinversi@gmail.com entro e non oltre il 20 settembre 2014. Essa servirà da accompagnamento alla poesia per la pubblicazione nella antologia.

 

Si ricorda che la premiazione si svolgerà sabato 15 novembre 2014 alle ore 17:30 a FIRENZE presso la Sede Provinciale dell’Arci (Casa di Lorenzo Ghiberti), Piazza de’ Ciompi 11.

Tutti i premiati, i menzionati e i segnalati sono invitati a presenziare alla premiazione dove potranno leggere le loro liriche premiate.

 

 

Come da bando di concorso, si ricorda che i premi in denaro verranno consegnati solo in presenza del vincitore o di un suo delegato.

Nel caso i premi in denaro non vengano ritirati, l’organizzazione si riserverà di adoperare le relative quote non consegnate per future edizioni del premio.

 

Tutti gli altri premi (targhe, medaglie e diplomi) potranno essere ritirati da un delegato qualora il vincitore non possa presenziare o potranno essere inviati per posta raccomandata a casa, dietro pagamento delle relative spese di spedizione che verranno poi comunicati privatamente a mezzo mail.

 

L’opera antologica, che conterrà tutte le opere vincitrici, che hanno ottenuto Menzioni d’Onore e/o Segnalazioni, sarà disponibile alla vendita il giorno della Premiazione.

Il ricavato della vendita della stessa, detratto il costo di stampa, verrà donato in beneficienza alla Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) e ne verrà dato comunicazione a tutti i partecipanti di questa edizione del Premio.

 

Successivi aggiornamenti sulla giornata di premiazione e la richiesta di conferma della propria presenza alla premiazione, verranno inviati a mezzo mail in un secondo momento.

 

 

 Lorenzo Spurio – PRESIDENTE DEL PREMIO

Marzia Carocci – PRESIDENTE DI GIURIA

  

14/09/2014                                                          

  

 

 

Info: arteinversi@gmail.com

“Neoplasie civili”, la nuova silloge poetica di Lorenzo Spurio

Il mondo in metastasi nelle liriche

di Lorenzo Spurio

E’ uscito Neoplasie civili (Edizioni Agemina)

 
copertina-Lorenzo-Spurio-weLo scrittore marchigiano Lorenzo Spurio, che ha al suo attivo una serie di volumi di narrativa e di saggi prevalentemente su autori anglosassoni (è anche un critico letterario), esce con un nuovo libro, questa volta di poesie.
Neoplasie civili è il titolo di questa raccolta di poesie scritte negli ultimi anni; la silloge propone un percorso attento attraverso drammi quotidiani, storie di cronaca nera ed episodi spietati di violenza che riguardano il mondo tutto nella società odierna.
Il mondo lirico di Spurio è asciutto ma concreto, a volte duro ma quanto mai necessario e vivido e l’occhio critico del nostro è quello di una persona che osserva con acume le incongruenze della realtà e le fa sue sulla carta per denunciarle, per rompere quel velo di indifferenza e di apatia che contraddistingue chi nella vita presente ha ancora la fortuna di vivere in un paese dove non cadono bombe, non si muore di fame o ancora, salvo sporadici ma durissimi casi, sembra ancora che ci si rispetti l’un l’altro.
Poesie scevre da orpelli, da particolarismi formali, ma che offrono al lettore una traccia di riflessione, che scuotono la coscienza, indignano e feriscono.
Il cuore della silloge è proprio quella formazione cancerosa a cui ci si riferisce nel titolo che minaccia, ammorba, fagocita, dilania e distrugge un’esistenza fisicamente sana e moralmente incorrotta.
La poetessa Ninnj Di Stefano Busà nella sua nota critica iniziale conclude dicendo che Neoplasie civili è “[una raccolta di] vividi canti di sdegno, […] cronache di denuncia di un mondo fatto di lassismo, sopraffazione e ingiustizia dove il poeta, come un novello vate della postmodernità, rompe la logica del bavaglio e proclama con onestà la cruda realtà d’oggi…

 

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, è scrittore e critico letterario. Ha all’attivo varie raccolte di racconti tra cui la più recente “La cucina arancione” (2013) e numerosi saggi tra cui “Jane Eyre, una rilettura contemporanea” (2011), La metafora del giardino in letteratura (2011), Ian McEwan: sesso e perversione (2013). “Neoplasie civili” è la sua prima opera di poesia.
Collabora a varie riviste ed è direttore della rivista di letteratura Euterpe e socio fondatore della Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Gestisce un suo sito (www.blogletteratura.com) dove pubblica recensioni, articoli, commenti ad opere letterarie.
E’ Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria del Premio di Letteratura “Ponte Vecchio”- Firenze.

 

  

Titolo: Neoplasie civili
Autore: Lorenzo Spurio
Prefazione: Ninnj Di Stefano Busà
Postfazione: Cinzia Demi
Editore: Agemina, Firenze
Collana: La Fenice – poesia
ISBN: 9788895555744
Pagine: 64
Costo: 10 €
Info per acquisto: edizioniagemina@alice.it

“Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima” di Annamaria Pecoraro presentato a Barberino del M.llo

Deliri Progressivi e l’Associazione Artistico Culturale “NuoviOcchiSulMugello”
con il patrocinio del Comune di Barberino di Mugello

Sono lieti di invitarvi alla presentazione
del libro:

Le Rime del Cuore attraverso
i passi dell’Anima
di Dulcinea
Annamaria Pecoraro

Sabato 27 Settembre ore 17:30
c/o Sala di Palazzo Pretorio
p.zza Cavour 36
Barberino di Mugello

Modera: Saverio Zeni (Direttore editoriale di Ok! Mugello)
Relatori: Silvia Calzolari (Poetessa e scrittrice)
Emanuele Martinuzzi (Poeta e critico letterario)
Serena Latini (Presidente Ass.Art.Cult. NuoviOcchiSulMugello)

Accompagnamento Musicale a cura del gruppo rock/pop/folk
Cirque des Rêves rappresentato da
Lisa Starnini – voce & Gianni Ilardo – chitarra

SORPRESE ASSICURATE tra i GRADITI OSPITI

INGRESSO LIBERO

Presente l’autrice
Info: dulcinea_981@yahoo

Tickets: free, https://www.facebook.com/DulcineaAnnamariaPecoraro

27 settembre locandina

Premio “Juan Montalvo” edizione 2014 – il bando

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Il Consolato Generale dell’Ecuador a Milano, Il Centro Ecuadoriano d’Arte e Cultura a Milano, In collaborazione con Il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi Milano-Bicocca e  Il Dipartimento Organizzazioni Internazionali e Diplomatiche del Campus Universitario Ciels

Presentano la 4ª Edizione del Premio Letterario Fotografico Internazionale Juan Montalvo

di Poesia, Racconti e Fotografia, inspirato a:

Storie, geografie e paesaggi migranti, e tutela dell’ambiente

 

Regolamento

1) La partecipazione al concorso è gratuita.

2) Sezione “A” Poesia. Sezione “B” Racconti. Sezione “C” Fotografia. Tutte le sezioni devono essere ispirate al tema proposto sopra.

3) Per partecipare, scaricare il modulo di iscrizione, compilarlo interamente, firmarlo, scannerizzare e inviarlo entro il 30 settembre 2014 a: premioletterarioga@hotmail.com con una poesia, un racconto (massimo 5 pagine WORD) o una fotografia (in formato JPG), editi o inediti, insieme ad un breve curriculum vitae.

4) Ogni candidato può partecipare a più sezioni.

5) Possono partecipare scrittori italiani e stranieri, residenti in Italia o all’estero, scrivendo in qualsiasi lingua.

6) Gli scritti o le immagini di contenuto offensivo od osceno verranno scartate a discrezione della giuria.

7) Il giudizio della giuria sarà inappellabile e insindacabile.

8) Saranno selezionati 10 partecipanti per ogni sezione.

9) I 30 autori selezionati saranno avvisati tramite e-mail prima del 15 ottobre 2014

10) Sarà stabilito il vincitore assoluto per ciascuna sezione.

11) Sarà pubblicato un libro in formato digitale dei 30 selezionati.

12) Gli autori selezionati cederanno i diritti in occasione della pubblicazione della loro opera e verranno opportunamente contattati per la firma del contratto di cessione.

13) La cerimonia di premiazione avrà luogo a Milano il 28 novembre, il luogo esatto verrà comunicato via e-mail a tutti selezionati.

14) I vincitori di ogni sezione riceveranno una scultura simbolo del premio e tutti i selezionati un attestato di merito.

15) I premi dovranno essere ritirati personalmente o da persona delegata.

16) Nessun rimborso per le spese di trasporto.

 

Giuria

POESÍA: 

Roberto Malini (Presidente per la poesia italiana, inglese y francese)

Carmen Rivadeneira Bustos (Presidente per la poesia spagnola)

Ninnj di Stefano Busa, Michael Rothenberg, Maurizio Cucchi, Franco Loi, Davide Rondoni, Alessandro Quasimodo, Carmelo Consoli, Gianni Ianuale, Corrado Calabrò.

CUENTO:

Hafez Haidar (Presidente per il racconto italiano, inglese e francese)

Daniele Gallo (Vicepresidente per il racconto italiano, inglese e francese)

Arturo Santos Ditto (Presidente per il racconto spagnolo)

Sveva Casati Modignani, Gianni Vattimo, Giuseppe Benelli, Rodolfo Vettorello, Roberto Sarra.  

FOTOGRAFÍA:

Nicolò Leotta (Presidente)

Karla Yoselyn Cobeñas (Vicepresidente)

Andrea Dynners, Chiara Maggioni, Enrique Sepulveda, Dario Picciau, Giorgio Magarò, Don Alessandro Vavassori.

 

Presidente del Premio Guaman Allende.

Presidente honorario Narcisa Soria Valencia.

Coordinatore Generale alla Cultura Prof. Hafez Haidar.

Giorgia Catalano su “Pensieri minimi e massime” di Emanuele Marcuccio

“PENSIERI MINIMI E MASSIME”
di Emanuele Marcuccio
Photocity Edizioni, Pozzuoli (NA), 2012, pp. 47
ISBN: 978-88-6682-240-0
Saggistica/Aforismi
 
Recensione a cura di Giorgia Catalano
 
 
 
“La felicità dura il tempo di un istante e, attimi di felicità si perdono nella nebbia del tempo.”
 
 
cover (1)Questo, uno degli ottantotto aforismi che compongono l’opera di Emanuele Marcuccio: poeta, aforista e critico letterario palermitano, di grande levatura e competenza.
Un fermo-immagine sulla caducità del tempo, sull’effimero esatto istante in cui la felicità ci abbraccia, per abbandonarci subito dopo.
Come le onde di un mare vivace, i pensieri di Marcuccio approdano sulle spiagge delle nostre menti, inducendoci con dolcezza a meravigliarci delle sue riflessioni.
La Poesia, intima amica e compagna di avventure, ha, in questa opera, un ruolo rilevante.
L’Autore cerca di spiegare al lettore, attraverso le sensazioni di un poeta di razza quale lui è, che cosa succede nel cuore e nella mente di chi coglie a piene mani l’essenza della vita in ogni sua sfumatura, diventando ispirazione profonda e, quindi, Poesia.
E il poeta altro non è che un servo della bellezza e dei sentimenti che lo sfiorano talvolta come la carezza di una piuma, altre volte come l’incedere impetuoso di una valanga e lo accompagnano, per mezzo dell’ispirazione, a rendere indelebili le proprie emozioni.
E che cosa è l’ispirazione? Come lui stesso ci suggerisce: “[…] è caos, siamo noi che cerchiamo di dargli un ordine con la scrittura.”
Non siamo di fronte ad un trattato filosofico, ma ad una raccolta di riflessioni e pensieri che conducono il lettore in una dimensione fatta di sfumature tenui e nel contempo incisive, che lasciano un segno profondo.
Meticoloso ed appassionato, Emanuele Marcuccio, in chiusura del suo testo, narra l’origine della Poesia, fornendoci elementi che fanno anche storia, oltre che cultura.
Una mescolanza ben riuscita di profumi d’emozioni che allietano lo spirito del lettore, permettendogli di guardare la realtà con altri occhi: quelli di un Poeta.
 
Giorgia Catalano
(Poetessa, scrittrice)
 
Torino, 26 agosto 2014

“Il laido timoniere (Sewol infilzato)” di L. Spurio e “Il marinaio” di E. Marcuccio in un dittico poetico con commenti critici

PREMESSA DI EMANUELE MARCUCCIO
Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico (a due voci)?
Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.
 Palermo, 24 agosto 2014
 
 
IL LAIDO TIMONIERE[1]
(Sewol infilzato)[2]
 DI LORENZO SPURIO
 
L’avventata decisione di solco
imprevedibile avvento di derelizione portò
nei mari avulsi da umana presenza
e regno dei flutti e scoramenti.
 
L’istruzione zuppa d’acqua,
incinta di un sale pungente
sdoganò la ratio
e l’oceano si mangiò se stesso.
 
Il fetido navigatore chinò il piglio.
Mi domandai se quei capelli fossero tinti.
Strozzai un bicchier d’acqua
e mi commossi.
 
Il comandante oceanico
rabbuiato per la sua colpa
accoltellava l’umanità di angoscia
con il traghetto-catafalco
esacerbando ferite profonde
fino all’osso.
 
20 aprile 2014
Lorenzo Spurio
 
 
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Foto di Alessandro Santo
 
IL MARINAIO
DI EMANUELE MARCUCCIO 
 
svelto per lʼaere
sereno profonde
 
il marinaio
spiega le vele
e parte
per il viaggio
 
cavalca il baleno
e tempesta lo coglie
 
sbattuto dall’onde
in mare precipita
e naufrago a riva
di nuovo riparte
per il viaggio
il marinaio
 
13 aprile 2014
 
Emanuele Marcuccio
 
 
 
 
Commento critico di Luciano Domenighini su  “Il Laido Timoniere” di L. Spurio
Con i tempi verbali tutti al passato, (le tre quartine al passato remoto e la sestina all’imperfetto), come del resto è caratteristica della sua oratio poetica, anche qui Spurio è un nunzio, un messaggero, un narratore di eventi. Nelle prime due strofe, dal linguaggio ermetico, quasi surreale, il racconto in due momenti della catastrofe. Nella terza strofa il poeta prima sferza il suo insulto per il capitano colpevole e poi libera la propria commozione, lo sgomento e la pietà per tante vittime giovani e innocenti.
Le sestina conclusiva, immaginaria e scenica a due personaggi  (il comandante reo e codardo da un lato e l’umanità intera, offesa e indignata dall’altro) traduce e ritrae in una sanguinosa metafora surreale, una colpa e un peccato che non hanno remissione, inemendabili e infamanti.
La lirica è vigorosa e lascia senza fiato come un pugno nello stomaco; con indubbia efficacia, coagula e rappresenta l’immediata risposta emozionale a un tragico accadimento di cronaca e il patimento che ne consegue.
Il suo particolare linguaggio, irregolare e tumultuoso, oscillante fra algide astrazioni (“decisione di solco”, “derelizione”, “istruzione zuppa d’acqua”, “sdoganò la ratio”), macchinose perifrasi (“mari avulsi da umana presenza”), aspri anacoluti (“Strozzai un bicchier d’acqua”), oltraggiosi epiteti (“fetido navigatore”) e cruenti fendenti espressionistici (“accoltellava l’umanità d’angoscia”, “ferite profonde fino all’osso”) val bene a raffigurare la congerie emotiva scatenata dalla notizia dolorosa e direi che, proprio questo dettato pluriforme e questo andamento intermittente, pur configurando una forma eterogenea e frammentaria, rappresentano, se non la forma esatta, almeno una forma alquanto congeniale a rappresentare in poesia occasioni ispirative come questa, dove l’ordine e la compostezza dell’eloquio vengono sovvertiti dal devastante impatto emotivo che l’abominevole crudezza dell’evento infligge alla sensibilità del poeta.
 Luciano Domenighini
 Travagliato (BS), 22 aprile 2014
  

Commento critico di Luciano Domenighini su “Il Marinaio” di E. Marcuccio
Formata da quattordici versi divisi in distico, quartina, distico e sestina finale, presenta in chiusura di verso per ben sette volte la lettera “e” (vocale debole, di colore ibrido): “aere” (v. 1°),”profonde” (2°), “vele” (4°), “parte” (5°),”coglie” (8°), “onde” (9°), “riparte” (12°).
Si riconoscono anche due coppie di “desinenze di parola”  (“-onde” e “-parte”) come due volte sono ripetute le parole “marinaio” e “viaggio”.
Questa disposizione timbrico-semantica dà alla composizione un senso di costante mobilità, di provvisorietà, come è la sorte dell’uomo di mare, senso accentuato dalla struttura circolare che coinvolge anche il titolo, identico all’ultimo verso.
Apprezzabile il chiasmo rinvenibile al distico che costituisce la terza strofa.
Priva di punteggiatura e di maiuscole la lirica appare fluida e scorrevole e, se si esclude la fattura sintetica e ellittica dei primi due versi, la sintassi delle rimanenti strofe è limpida e piana.
 Luciano Domenighini
 Travagliato (BS), 8 maggio 2014
  
 
Commento critico di Emanuele Marcuccio su “Il Laido Timoniere” di L. Spurio
  Una composizione di diciotto versi, disposti in quattro strofe dal periodare scarno e secco ma gravido di profondi significati.
Lorenzo Spurio ci offre un’istantanea di questa tragedia del mare, sicuramente commosso dalle immagini che la documentavano (“Strozzai un bicchier d’acqua/ e mi commossi”).
Il secondo verso è tronco e, il suono scuro della vocale “o” accentata, ben sottolinea e ci introduce nell’atmosfera di questa ode civile, invettiva sdegnata contro il laido timoniere (“sdoganò la ratio // […] accoltellava l’umanità di angoscia”).
Degna di nota la costruzione in polisindeto dell’ultimo verso della prima quartina (“e regno dei flutti e scoramenti.”), che svolge la funzione di dilatazione dell’atmosfera marina.
All’ultimo verso della seconda quartina compaiono parole cariche di simbolismo, “e l’oceano si mangiò se stesso.”, di rimando al fatto che siamo composti principalmente di acqua, e al feto che si sviluppa nel liquido amniotico, quel simile elemento che è stato culla, diviene adesso tomba in quel “traghetto-catafalco” della sestina finale.
 Emanuele Marcuccio
 Palermo, 21 aprile 2014
 
 
Commento critico di Lorenzo Spurio su “Il Marinaio” di E. Marcuccio
 Lirica “marittima” questa nuova di Emanuele Marcuccio nella quale non ci è difficile scorgere l’animo mesto e a tratti crepuscolare che ha abbondantemente caratterizzato e con esiti impareggiabili soprattutto la prima fase poetica dell’autore, quella localizzabile principalmente nella silloge d’esordio, Per una strada, dove non mancavano attestazioni di dolore e pietrificazioni d’animo dinanzi alla durezza della morte e l’inesplicabilità del fato.
Con un linguaggio meno asciutto delle ultime prove poetiche, Marcuccio ci catapulta in una burrascosa scena di mare dove un povero marinaio si trova minacciato e poi tradito dal mare sul quale ha eretto la sua vita. La comunione che esiste tra il marinaio e il mare è una simbiosi ferrea, forse difficile da comprendere da chi è avulso alla vita e alla pratica di mare. Si pensi ad esempio all’amore-tormento per il mare del capitano Achab nel romanzo Moby Dick. Si ravvisa un rimando, che potrebbe essere un voluto cameo letterario, al celebre poemetto romantico di S.T. Coleridge dove assistiamo all’inabissamento di una nave dopo l’azione nefanda e inspiegabile del marinaio che uccide un albatros, simbolo di bonaccia e fortuna nella navigazione.
Sprofondiamo qui nella poesia di Marcuccio, nelle acque profonde e torbide di un mare che (apparentemente) dà la morte e non concede la salvezza. Acque frenetiche che, come dotate di tentacolari propaggini, afferrano l’inerme marinaio trascinandolo sempre più in basso, nei recessi di quel mondo acquifero dove l’esistenza per l’uomo è impossibile perché in condizioni quasi di anaerobiosi.
E così alla spensieratezza di una giornata qualsiasi nella quale l’uomo si appresta nel suo lavoro di “lupo di mare” descritta da Marcuccio con questi versi: “il marinaio/ spiega le vele/ e parte/ per il viaggio” ecco poi che giunge l’inatteso in una manifestazione sfavorevole e impedente ai suoi voleri (“tempesta lo coglie”) che lo ostacolerà, lo fiaccherà e alla fine lo metterà di fronte forse all’inutilità di ogni suo tentativo di salvezza (“sbattuto dall’onde/ in mare precipita”).
Non è dato sapere al lettore se il marinaio effettivamente si salverà anche se è possibile crederlo dato che Marcuccio chiude la lirica con il marinaio che riparte per sue nuove avventure (“e naufrago a riva/ di nuovo riparte”). Penso sia questa l’interpretazione più lecita e anche ovvia che si possa fare, ma se il critico vuole intendere che in quelle acque in cui il marinaio è precipitato è poi deceduto (senza dirlo) è possibile credere allora che quel nuovo viaggio con il quale “riparte” non sia che l’ultimo percorso, orami non più materiale ma metafisico, che traghetterà l’uomo alla vita eterna.
Una poesia che funge da metafora della caduta dell’uomo e che passa attraverso il compimento della colpa, il peccato e l’espiazione per giungere poi a una nuova vita come una sorta di resurrezione in cui quell’acqua “difficile” non ne è altro che il mezzo primigenio che permette la risorgenza e battezza l’uomo a nuova e più consacrata vita.
Un Mayday taciuto e inabissato nelle acque del mare dove il marinaio, saldo delle sue esperienze, sembra salvarsi con la propria unica volontà e forza.
 Lorenzo Spurio
 Jesi (AN), 22 aprile 2014
 
 
 
[1] Lorenzo Spurio, Neoplasie civili, Edizioni Agemina, 2014.
[2] La poesia è ispirata al tragico episodio di cronaca accaduto nell’aprile del 2014 nelle acque dell’Oceano Pacifico, al largo dalla Corea del Sud dove una nave con 475 persone, prevalentemente ragazzi in gita scolastica, azzardò una manovra sconsiderata. Come esito, la nave si ribaltò e si contarono moltissimi morti (la gran parte dispersi), mentre il capitano, reo anche di aver abbandonato la nave prima di mettere in salvo i passeggeri, si salvò. [N.d.A.]

Il 6 settembre un incontro di poesia a Marzocca di Senigallia (AN)

Il poeta senigalliese Elvio Angeletti, che ha al suo attivo vari volumi di poesia (Oltre l’infinto, 2011; Poesia e colori nei luoghi dell’anima, 2012; Il profilo delle voci, 2013; Luce, 2014) e numerosi premi letterari e segnalazioni per la sua intensa attività, ha organizzato a Marzocca, frazione di Senigallia (AN) una serata poetica dove si incontreranno voci poetiche di tutto rispetto quali  Salvatore Pasquale e Valerio Curzi.

La serata, che si svolgerà il prossimo 6 settembre presso il Centro Sociale Adriatico (ex cinema) di Marzocca di Senigallia, a partire dalle ore  21,15 darà spazio tanto alla poesia in lingua italiana, quanto a quella in dialetto napoletano grazie alla presenza di Salvatore Pasquale.

Una serata che si profila interessante e interattiva, all’insegna della buona cultura con un pizzico di folklore.

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Da sinistra: Lorenzo Spurio (Scrittore, critico letterario), Valtero Curzi (poeta), Elvio Angeletti (poeta), Armando Ginesi, (Console Onorario della Federazione Russa in Ancona), Alessandro Ledda (poeta), Salvatore Pasquale (poeta), Stefano Schiavoni (Ass.Cultura del Comune di Senigallia).

 

 

 

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Da sinistra: Elvio Angeletti (poeta), Valtero Curzi (poeta), Alessandro Ledda (poeta), Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario), Armando Ginesi, (Console Onorario della Federazione Russa in Ancona), Salvatore Pasquale (poeta)

 

 

Link al comunicato stampa sul Sito del Consolato Russo ad Ancona.

Dittico poetico di Emanuele Marcuccio e Marzia Carocci

ATTIMO[1]
di MARZIA CAROCCI
 
 
Ombre su specchi
dai lividi incanti
dove muore riflessa
una parte di me;
ironico il mio sguardo…
nel silenzio assordante
mentre resta sospesa
l’evanescenza d’un pensiero
che scivola via sul vetro
come fresca rugiada.
 
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INCANTO[2]
 DI EMANUELE MARCUCCIO
 
Calma, pacata immensità dell’universo,
palpito dell’infinito:
sogno, immergersi rapito,
palpitar d’acque tremolanti,
risorsa ai sonori ardori,
attimo immobile e incantato,
anelito ad emergere,
rimaner sopito,
rifuggire sommerso.
Rifulge lo specchio che traluce,
che trapassa, si allontana:
pur divampa, pur s’immerge,
senza tempo.
 
 
1 aprile 1998
 
 
Emanuele Marcuccio
 
 
 
Commento critico di Luciano Domenighini

 

La quartina iniziale (5, 6, 7, 7), scolpita nella sua musicale cadenza, ha per argomento l’autoidentificazione visiva ed esordisce con un esposto contenuto e difeso nelle criptiche metafore dei due brevi versi di apertura (“Ombre su specchi/ dai lividi incanti) per poi aprirsi in un distico scandito in tronca, nitido, esplicativo, folgorante descrizione dell’attimo (“dove muore riflessa,/ una parte di me;). Malgrado la confezione un po’ convoluta dell’incipit, a ben guardare in questa strofa è notevole la capacità di sintesi descrittivo-concettuale nel rappresentare il processo autoidentificativo nella percezione temporale dell’istante. La composizione, coniugando intelligenza e immaginazione, è una prova di virtuosismo poetico.

È la sapiente, dettagliata descrizione di un attimo, di una frazione dell’hic et nunc che prosegue ingentilita da un distico di settenari, sospeso ed elegante il primo, (“ironico il mio sguardo”) ossimorico il secondo (“nel silenzio assordante”), mentre la quartina conclusiva, lievissima, aggraziata, racconta di un pensiero, “sospeso”, “evanescente”, “scivolante via”, “fresco come rugiada”.

Se Marzia Carocci ha saputo scomporre e colorire di parole il fugace spazio di un momento, Emanuele Marcuccio con la sua lirica celebra una dimensione cosmica, una percezione panica della natura e la connette con uno stato d’animo incantato e pago, rapito e sognante.

Leggere la sua lirica dal tono grandioso e pacificante è come immergersi in un’atmosfera protetta e protettiva, assolutamente incontaminata e mettere il proprio cuore in sintonia con il battito dell’universo.

Il bagaglio lessicale scelto, d’altra parte, è alquanto suggestivo: il respiro, la luminosità e l’acquatica mobilità di questa empatia cosmica sono resi dall’ampio ventaglio delle forme verbali (“immergersi”, “palpitar”, “emergere”, “rimaner”, “rifuggire”, “rifulge”, “traluce”, “trapassa”, “si allontana”, “divampa”, “s’immerge”) e dalla scelta  dei sostantivi (“immensità”, “infinito”, “palpito”, “sogno”, “ardori”, “attimo”, “anelito”), dagli aggettivi (“rapito”, “tremolanti”, “immobile, “sonori”, “incantato, “sopito”, “sommerso”) e dalle locuzioni semanticamente audaci (“immergersi rapito”, “risorsa ai sonori ardori”, “rifuggire sommerso”) a rappresentare un clima magico e atemporale siglato dalla locuzione avverbiale dell’ultimo verso (“senza tempo”).

 

Luciano Domenighini

 

Travagliato (BS), 13 agosto 2014

 

 

 
[1] Marzia Carocci, Némesis, Carta e Penna, 2012.
[2] Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009. Ri-edita nella quarta di copertina dellʼAntologia del concorso nazionale di poesia Lʼarte in versi. I Edizione – 2012, Photocity Edizioni, 2012.

La voce di ventuno poeti sotto lente critica in “La Lampada di Aladino”, opera critico-antologica del poeta e critico letterario, Luciano Domenighini

Comunicato stampa

 10588670_10204421577366649_831852198_nTraccePerLaMeta Edizioni ha appena pubblicato La Lampada di Aladino. Annotazioni critiche su poeti contemporanei,[1] opera critico-antologica di Luciano Domenighini, poeta e critico letterario bresciano, e sotto la cura editoriale del poeta e aforista palermitano, Emanuele Marcuccio, ivi presente con sette titoli.

Luciano Domenighini nell’introduzione scrive: «[I]l poeta, come tutti gli artisti, ha un ruolo scenico, istrionico, un ruolo sociale di intrattenitore, inteso allo svago, al piacere di un pubblico proteiforme e giudicante, casualissimo e disimpegnatissimo. D’altra parte si vuole che al poeta sia concesso il lusso della sincerità nel manifestare la propria indole e i propri moti interiori. A me […] piace invece pensare che egli sia, oltre che glorificatore asservito o impudico teatrante di se stesso, anche libero custode della parola. La Lampada di Aladino si occup[a] di venti poeti italiani contemporanei, sconosciuti o emergenti, dilettanti o “professionisti”.

[…] Se la poesia, fatto salvo, volta per volta, il grado della sua caratura formale, è, in definitiva, un atto d’amore, anche la critica, pur tanto nell’arida pedanteria dei suoi schematismi analitici quanto, per contro, nella barbara e supponente arbitrarietà che così spesso si arroga, quando non divaga in digressioni vanesie e narcisistiche ma si rivolge esclusivamente all’oggetto artistico, la critica, dicevo, nel suo approccio conoscitivo, nel manifestarsi come volontà di comprensione, può essere anch’essa un atto d’amore.»

Nell’opera figurano le poesie dei seguenti autori: Emanuele Marcuccio, Giorgia Catalano, Marco Nuzzo, Giovanni Amato, Rosa Cassese, Lorenzo Spurio, Silvia Calzolari, Giuseppe Cristini, Sandra Carresi, Paola Surano, Maria Rita Massetti, Annamaria Pecoraro “Dulcinea”, Anna Maria Folchini Stabile, Anna Alessandrino, Michela Zanarella, Raffaella Amoruso, Anna Bonarrigo, Margherita Calì, Annamaria Stroppiana Dalzini, Matteo Cotugno, Luciano Domenighini.

  

Info:  wrww.tracceperlameta.org – info@tracceperlameta.org 

 
SCHEDA DEL LIBRO
 
TITOLO: La Lampada di Aladino
SOTTOTITOLO: Annotazioni critiche su poeti contemporanei
AUTORE: Luciano Domenighini
CURATORE: Emanuele Marcuccio
PREFAZIONE: Francesco Martillotto
EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni
GENERE: Critica Letteraria
PAGINE: 304
ISBN: 978-88-98643-22-6
COSTO: 13 €
Link diretto alla vendita

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Chi è Luciano Domenighini…

 Luciano Domenighini (Malegno – BS, 1952). È poeta, critico letterario e critico musicale. Ottenuta la maturità classica si laurea in Medicina e inizia la professione medica quale medico di Medicina Generale, attività che svolge tutt’ora. Negli anni universitari collabora, per tre anni, con una radio locale a Parma in qualità di critico musicale per la musica operistica.  Nel 2000, a Bologna, ottiene il primo riconoscimento letterario, una segnalazione a un premio di poesia. Nel 2003 vince il premio internazionale “Provincia di Trento” per la poesia “Canzone”. E nel 2004 al Vittoriale di Gardone Riviera gli viene assegnato il premio internazionale “Gabriele d’Annunzio” per la poesia “Esercizio di rima”. Sempre nel 2004 pubblica la sua prima raccolta di versi “Liriche esemplari”. Collabora nel frattempo saltuariamente con giornali locali come critico letterario. Nel 2004 ottiene il 4° posto al premio Nazionale di Poesia “Il graffito d’Oro”, riservato a Medici e Farmacisti letterati, con la poesia “Dalla spiaggia” e due anni dopo nel 2008, sempre al “Graffito d’oro”, vince il premio speciale della giuria con la poesia “Al figlio”. Ancora nel 2008 ottiene una segnalazione alla XXI edizione del premio Nazionale Città di Corciano con la poesia “Mottetto”. Nel 2010 redige un breve commento critico ad alcune poesie di giovani poeti siciliani fra cui quindici titoli della raccolta «Per una strada» di Emanuele Marcuccio. Ha scritto la prefazione al romanzo, Il dio sordo di Antonio Scotto Di Carlo, sua opera prima. Nel 2012 è stato membro di giuria del concorso letterario internazionale “TraccePerLaMeta”. Ha curato le prefazioni degli ultimi due libri di Emanuele Marcuccio. Ha in progetto un Volume di traduzioni di celebri poeti francesi, dall’Ottocento ad oggi.

[1] Il libro si chiuderà con un’appendice in cui Domenighini commenterà criticamente cinque poesie di celebri poeti della nostra letteratura: “A Zacinto” di Ugo Foscolo; “La Pentecoste” di Alessandro Manzoni; “La siepe” di Giovanni Pascoli; “Immagini del viaggio e della montagna”, “Il Canto della Tenebra” di Dino Campana.

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