Primo Concorso TraccePerLaMeta – sezione narrativa

Primo Concorso Letterario  di Narrativa

“TraccePerLaMeta”Edizione 2012

 

              (con scadenza  10 maggio 2012)

“… e infine uscimmo a riveder le stelle.”

       “… puro e disposto a salire a le stelle.”

              “… l’amor che move il sole e l’altre stelle.”

Dante Alighieri, padre della letteratura italiana, conclude le tappe del suo cammino dell’anima alzando gli occhi al cielo e beandosi alla vista delle stelle che illuminano la notte degli uomini e  ispirano i versi dei poeti.

Il concorso è aperto a racconti ispirati a questi versi di apertura o a tema libero.

– Possono partecipare tutti coloro che sono residenti in Italia o all’estero, ma si ammettono soltanto opere scritte in lingua italiana.

 Ciascun autore può partecipare al presente concorso inviando un racconto che non potrà superare 7 cartelle (12.600 battute spazi compresi). Gli autori si assumono ogni responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati, esonerando l’Associazione TraccePerLaMeta da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti dei terzi. Le opere possono essere edite o inedite, purché non siano state premiate in altri concorsi, e gli autori devono dichiarare di possederne a ogni titolo i diritti.

– Per partecipare al presente concorso ciascun autore dovrà inviare la propria opera e la scheda di partecipazione in formato digitale (file in Word) all’indirizzo di posta elettronica info@tracceperlameta.org  o in cartaceo a: Associazione Culturale TraccePerLaMeta, Via Oneda 14/A, 21018 –Sesto Calende (VA) specificando sulla busta “Premio Concorso Letterario di Poesia” entro e non oltre la data del 10 MAGGIO 2012.

– Non verranno accettati testi che presentino elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo.

– Ciascun autore, nell’allegato contenente le proprie opere, deve inserire il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, la sezione alla quale intende partecipare, la dichiarazione che l’opera   è frutto esclusivo del proprio ingegno, la dichiarazione che l’autore ne detiene i diritti  e l’espressa autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del D.lgs. n. 196/2003, compilando la scheda allegata al bando.

– La partecipazione è gratuita per gli iscritti all’Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Per tutti gli altri partecipanti  si richiede una tassa di lettura di euro 10. Il pagamento potrà essere effettuato:

a)      mediante bonifico postale: IBAN: IT-53-A-07601-10800-0010042176 08 intestato a Associazione Culturale TraccePerLaMeta, inserendo come CAUSALE DEL PAGAMENTO: Nome e Cognome e riferimento al concorso “TPLM  -10.05.2012”. Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

b)      mediante versamento su conto corrente postale 01004217608 intestato a Associazione Culturale TraccePerLaMeta, inserendo come CAUSALE DEL PAGAMENTO: Nome e Cognome e riferimento al concorso “TPLM  -10.05.2012”. Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

c)      inserendo la quota di partecipazione in contanti in una busta assieme ai materiali in cartaceo.

– La Giurianominata dall’Associazione Culturale TraccePerLaMeta è formata dai soci fondatori e da un comitato di lettura di cui si darà conto in sede di premiazione; il giudizio è insindacabile.

– Verranno proclamati un vincitore, un secondo e terzo classificato. A giudizio della commissione giudicante potranno essere segnalati anche altri autori. Al primo classificato sarà assegnato un premio in denaro di 100 euro e una pergamena miniata a mano. Al secondo e terzo classificato una pergamena miniata a mano. A tutti i concorrenti presenti alla premiazione verrà donato un attestato di partecipazione personalizzato.

– La premiazione avverrà il giorno 23 giugno. Ulteriori precisazioni sul luogo e sull’ora verranno comunicate a tutti i partecipanti.

– I vincitori saranno avvisati telefonicamente e via mail; il premio in denaro verrà consegnato soltanto al vincitore o a un suo delegato.

– E’ altresì prevista la realizzazione di un’antologia che raccolga le migliori opere  pervenute. A tal propositola Giuriaselezionerà i 10 racconti migliori; agli autori selezionati verrà richiesto l’acquisto del testo, il costo, a copertura delle spese per ogni copia, comprese le spese di spedizione, sarà di euro 10. Ogni copia in più ordinata sarà scontata del 30%.

– Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.

– Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano l’Associazione TraccePerLaMeta a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere.

– Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando.

Per qualsiasi informazione in merito al presente bando di concorso, si consigli di avvalersi dei seguenti contatti:

www.tracceperlameta.org

info@tracceperlameta.org

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“Condomini e cattivi pensieri”, racconto di Franca Berardi

racconto di Franca Berardi

L’aveva notata già da diverso tempo ormai.
Lei arrivava sempre alla stessa ora, si sedeva allo stesso bar e sempre al solito tavolino di fronte al lungolago…beveva un caffè , fumava una sigaretta e poi andava via in tutta fretta senza scambiare mai una parola con alcuno.
Così, lui, decise di seguirla…; l’aveva già fatto altre volte ma non era mai riuscito a vederla bene in viso; lei era sempre di schiena, mentre fumava in silenzio e camminava a passo sostenuto.
Né mai lui avrebbe osato avvicinarsi a lei visto che era timidissimo ed impacciato oltremodo.
In un freddo mattino di dicembre, dunque, lui la seguì mentre lei ,quasi subito dopo, sparì tra un dedalo di stradine strette, per poi finire nel portone di una elegante palazzina, in stile liberty, posta nel centro storico della città…
Anche lui entrò ed iniziò a salire su per le scale dietro di lei…
La donna si fermò sentendo i passi di lui e si voltò a guardarlo. 
Era bellissima! Lui rimase senza fiato.
Per giorni e giorni ,ancora, aveva tentato di immaginare quel suo volto, ma ora che l’aveva finalmente visto, appariva ancor più sublime di quel che si aspettava, anzi più di quanto egli stesso potesse immaginare e sperare.
Lei lo osservò…, indugiò con lo sguardo che pareva avesse assunto un tono interrogatorio, visto che lui, non riusciva a smettere di fissarla.
Rosso in viso , dapprima, si scusò e aggiunse, con voce tremante, che stava cercando un signore ma non ricordava più a quale piano si trovasse poi, gli venne in mente un cognome che aveva letto frettolosamente sul citofono della palazzina quando per l’appunto , l’aveva più volte, pedinata nei giorni precedenti.
“Ah! –rispose lei- cerca il professor Milo? È sopra di me, secondo piano”…e, detto ciò, continuò a salire le scale senza aggiungere altro.
Lui ringraziò e riprese, come se nulla fosse, a seguirla, mentre il suo cuore pareva dovesse scoppiargli in petto da un momento all’altro.
Continuò così altre volte: la incontrava per le scale mentre fingeva di andare a prendere lezioni di matematica dal dottor Milo…e , finalmente, un giorno trovò il coraggio di chiederle se poteva offrirle un caffé, magari proprio in quel bar che lei ogni dì frequentava con assidua costanza.
Lei sorrise con estrema grazia…sembrava una donna d’altri tempi; così imbarazzata, timida e schiva , chiusa nel suo paltò grigio…ma anche compiaciuta dalle attenzioni di lui.
E così, iniziarono a frequentarsi con il fermo intento, però, di rimanere, comunque sia, amici e solo amici.
Ma si sa che ogni migliore proposito, chissà perché, poi …prende sempre un’altra piega e ,quindi, lei , dopo mille titubanze, lo invitò a salire a casa sua ma , giusto per bere un tè; non di più.
Ed, invece, così non fu forse perché la vita non va mai come si vorrebbe o forse perché si era venuta a creare un’intensa complicità tra loro due. 
Lei così timida e riservata, lui ormai un fiume in piena…
Iniziò una storia d’amore, ma prima di approdare a questa decisione, così a lungo elaborata e sofferta, ella gli dovette confessare che condivideva la casa con una sorella dispotica ed ostile che, con lei viveva non tanto per affetto quanto per pura convenienza visto che l’appartamento era intestato, ahimè, ad entrambe.
Dunque la sorella mal sopportava la presenza di quel ragazzo che si vedeva così costretto, ad incontrarsi con il suo grande amore in momenti fugaci e soprattutto lontano da certi occhi indiscreti ed impietosi…
Ma anche il loro vicino del piano di sopra ,tal professor Milo ,non se la passava bene…
Da diversi anni era separato dalla moglie che era andata a vivere in una città molto lontana , portandosi via i tre figli. 
Lui , colto dalla disperazione, aveva iniziato a bere poiché si sentiva fallito come marito , ma ancor più come padre poiché impossibilitato a vedere le proprie creature.
Aveva tentato più volte di contattarli, ma i parenti di lei non gliel’avevano mai concesso e così il poveretto, solo e sconfitto , iniziò a fare mille strane congetture…
Intanto, non disdegnava di andare a consolarsi dalle due sorelle che abitavano sotto di lui… 
In particolare, aveva fatto presa su quella più anziana che si sentiva molto attratta sia dalla sua penosa storia, sia dalla sua fisicità…a tal punto, che sognava di poterlo incontrare nel proprio appartamento, in separata sede, senza la presenza ingombrante della “sorellina” e del suo scomodo fidanzato.
A ben pensarci, le due donne avrebbero potuto trovare una soluzione alternativa e pacifica o qualche espediente più sensato, per dirimere la questione.
Ma, si sa ,che i parenti non sono mai molto propensi ad andar d’accordo; semmai più proclivi a complicarsi la vita per il gusto e il piacere acclarato di farsi del male.
E così, le due sprovvedute, continuarono a farsi mille dispetti e ritorsioni.
Ma, anche l’inquilina del primo piano aveva le sue gatte da pelare, visto che doveva badare alla anziana madre affetta da una incipiente forma di demenza senile…
La giovane donna, nel prosieguo del tempo, vedeva sfiorire sempre di più il suo grande sogno e cioè quello di andare a studiare all’estero.
Talora , nei momenti di maggiore crisi, veniva assalita da pensieri che non le facevano onore, mentre imboccava l’esagitata mamma o le cambiava il pannolone.
Il padre, nel frattempo, se la spassava con una ragazza della sua stessa età.
Anzi ,spesso e volentieri, il “tenero” papà rimaneva fuori a cenare, se così si può dire,…con la sua nuova compagna, incurante della tragedia familiare che lo circondava.
Forse egli voleva sfuggire al dolore…oppure non era pronto ad affrontare una situazione così difficile ma, comunque sia ed ipotesi a parte, egli continuava a fare il ragazzino di sessant’anni, lasciando così alla figlia ogni onere; a scapito anche della sua stessa salute mentale. 
La figlia, del resto,più volte si era ribellata a questa forzata prigionia; più volte aveva scongiurato il padre di ritornare alla ragione, ma senza esito alcuno…
E così, ella ormai si sentiva in preda alla disperazione ,in virtù del fatto che non vedeva più un futuro per sé.
Peraltro, intorno a lei, c’era la solitudine e solo quella, poiché, al momento, nessuno poteva sostenerla nel suo arduo compito.
Quindi, per quanto tempo ancora la giovane sfortunata avrebbe potuto reggere ad una situazione così pesante?
Intanto che badava alla madre, sempre più confusa, agitata e delirante, pensava che doveva passare al contrattacco con ogni mezzo e,…se prima pregava, ora iniziava a preparare inquietanti rappresaglie.
Del resto visto che, i suoi sogni non gli avrebbe mai potuti esaudire, sperava ,almeno, di patteggiarli con il consenso e la benedizione di qualche entità superiore che dall’alto dirigeva quella sua vita così tormentata e sfortunata.
All’ultimo piano della stessa palazzina, abitava una sciccosissima ed appariscente signora che spesso e volentieri soleva litigare con la figlia. 
C’è da dire che la matura donna, si era separata da molti anni ormai ed aveva iniziato una convivenza, alquanto discutibile, con un bellimbusto che sfruttava la sua ricchezza e non più la sua bellezza quasi del tutto sfiorita.
La figlia era ,ovviamente, preoccupata poiché sapeva che prima o poi, la madre avrebbe dilapidato ogni suo bene in quanto in preda ormai ad una folle storia d’amore che pareva più che altro molto simile ad una follia pura ove l’amore non c’entrava nulla.
Ormai, la povera donna, non riusciva più a gestire nulla in modo razionale.
Preponderante era per lei l’intento di accontentare le esose esigenze dell’amante che non disdegnava ,di certo, di essere trattato al pari di un principino.
La ragazza , invece, si era messa con un giovane di belle speranze ma che apparteneva , suo malgrado, ad uno status sociale molto basso, anzi quasi scadente. Anche lei, folle d’amore, come sua madre del resto, voleva aiutarlo a studiare, visto che egli era privo di mezzo alcuno per farlo. 
Ma la madre, obnubilata irrimediabilmente dalla passione, era troppo intenta a coccolare il bell’”Antonio” per potersi curare di lei… 
Talora, la povera ragazza, in preda alla disperazione, si rifugiava a piangere in cucina dopo l’ennesimo rifiuto della mamma di concederle un aiuto finanziario. Anzi vi è da dire che , oltre ciò , la sciamannata spendacciona, contestava in malo modo il fatto che la figlia frequentasse un plebeo.
Probabilmente agiva in tal modo, per giustificare il proprio operato e non sentirsi così in colpa…
Comunque sia , perseverava in questo suo atteggiamento ostile ed impietoso.
Intanto …al terzo piano dello stesso stabile, abitava una nobildonna decaduta da molto tempo ormai, sia nel corpo che nelle sostanze economiche e così , dopo anni di fasti, di lussi condivisi con il marito ed i figli, si era improvvisamente trovata in cattive acque.
Aveva ,dunque, deciso , suo malgrado ,di vendere la nuda proprietà di quello immobile tanto amato e pieno di ricordi…
Allorquando, per l’appunto, viveva felice ed orgogliosa del suo status sociale molto invidiato, peraltro, dal resto dei condomini, che spesso si lasciavano andare a commenti sgradevoli e discutibili.
Morto il marito, però, tutto era cambiato improvvisamente; i figli avevano sperperato oltre modo ogni loro bene senza che ella avesse trovato il tempo di rendersene conto…forse distratta da una vita fin troppo agiata e facile.
Pertanto, qualcosa era sfuggito al suo controllo, ebbra com’era , di una felicità che ,ormai ,era finita prima del previsto.
E così, la improvvida anziana, si vide costretta a vendere in primis i gioielli di famiglia ed alla fine, su consiglio di molti, anche la nuda proprietà.
L’acquirente , manco a farla apposta, era uno dei condomini , quello più ostile per il vero, che l’aveva sempre detestata ed invidiata.
Ora il suo rovinoso crollo economico, era per lui una rivincita morale di non poco conto, visto che, la signora , negli anni migliori, non si era mai neanche lontanamente degnata di prenderlo in considerazione.
Giusto , talora, gli elargiva un saluto frettoloso che suonava come un rifiuto cortese ma, al contempo, raggelante.
L’uomo, ormai, sapeva di averla in pugno e non vedeva l’ora di contraccambiarle la cortesia; ed , intanto, che assaporava il piacere della vendetta, aspettava il suo trapasso per occupare l’agognato appartamento.
Ma la signora, a dispetto di tutti, godeva di ottima salute ,nonostante i suoi ottant’anni suonati…
Invero, se li portava male, era vecchieggiante sì …ma con una invidiabilissima salute di ferro. 
Il suo sguardo si era spento , così come la sua alterigia, ma il cuore reggeva con ostinato orgoglio. 
E così, va da sé che il suo vicino le faceva mille dispetti e le lanciava maledizioni di ogni tipo e che , per il loro contenuto, avrebbero spaventato anche il più consumato esperto di magia nera.
E, intanto, un’altra piccola tragedia familiare si stava consumando al primo piano dello stesso stabile, ove alloggiava una vecchietta in totale solitudine.
Aveva ,però con sé, un cagnolino che pareva persino più vecchio di lei, tant’era secco, rugoso e spellacchiato…
In compenso possedeva delle corde vocali possenti ,a tal punto, che , appena percepiva i passi di qualcuno, iniziava a latrare al pari di un alano.
Ma, quella piccola creatura, rappresentava da anni ormai l’unico conforto per quella sfortunata signora dimenticata dai figli e dalla vita.
Sullo stesso pianerottolo abitava , invece, una coppietta che mal sopportava l’anziana donna; eppure c’era da notare che, gli spocchiosi inquilini , giovani e con figli, si erano sempre dichiarati di sinistra e peroravano la causa dei più deboli, degli emarginati…
Ma ,tra le mura domestiche, palesavano le loro bassezze interiori più autentiche…
L’anziana signora, non li commuoveva per niente, anzi la consideravano antipatica e maleodorante alla stessa stregua del suo povero cagnolino. 
E , come se non bastasse gli incongruenti sinistroidi…, incoerenti anche nell’animo e nella mente, si lasciavano andare a liti furiose che riguardavano l’educazione dei figli preludio questo , ad una separazione imminente.
E, sempre , in questo condominio così variegato ed animato, abitava un giovane che
soleva litigare spesso e volentieri con la madre poiché non accettava la presenza del nuovo convivente di lei…egli la minacciava continuamente di andar via alfine di raggiungere il padre che tanto vagheggiava ed idealizzava.
Forse perché quell’uomo, più non era con lui a condividere il quotidiano…
Ed un altro giovane del piano di sotto , non dava di sé un bello spettacolo.
Reclamava a viva voce i propri diritti e, le sue parole accese ,venivano udite da quasi tutti i condomini.
Si accendevano furiose diatribe poiché egli pretendeva di sposarsi e di aprire un negozio… dimentico però del fatto, che i genitori non potevano fronteggiare le sue richieste.
Ma lui non voleva aspettare né addivenire a più miti consigli…accecato tra l’altro, da una gelosia morbosa nei confronti del fratello maggiore che in effetti aveva ottenuto ciò che gli spettava…
L’altro, rancoroso più che mai, aveva totalmente tralasciato un piccolo particolare e cioè che il suo congiunto , tanto detestato, aveva risparmiato a lungo per consentirsi alfine una vita più agiata… mentre lui, aveva vissuto al di sopra delle sue possibilità.
Ed una giovane donna che, viveva in un bilocale da qualche anno , era in preda alla disperazione più assoluta poiché abbandonata dal marito.
Ella ,dunque, non poteva più onorare le spese condominiali, tra lo sconcerto e lo sdegno degli altri inquilini, che speravano che ella venisse sfrattata al più presto…
Nel frattempo, però, aveva accolto in casa sua, il fidanzato della figlia che, nel tempo, cercava di aiutarla con il suo lavoro molto precario.
Ma, intanto , il giovane si sentiva molto attratto dalla bellezza di quella donna tanto sfortunata e non lo nascondeva, né cauto si mostrava agli occhi della fidanzata che iniziava così a manifestare, in modo acceso , il suo disappunto…
Da quella palazzina, or dunque quasi tutti i giorni, si sentivano echeggiare le voci concitate di persone infelici, che sognavano di fuggire da situazioni dolorose e spiacevoli ed intanto, più in là, di fronte al lungolago s’intravedevano due giovani seduti al tavolo di un bar.
Si baciavano e sognavano un futuro migliore, tra un caffé ed una sigaretta, mentre l’acqua del lago, sotto un’algida luna, sembrava ancor più piatta, grigia ed indifferente.

 

Franca Berardi

RACCONTO PUBBLICATO SU QUESTO SPAZIO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERO RACCONTO SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“Piccola storia algerina”, racconto di Gaetano Mustica – con un commento del prof. Vallaro, docente di Lingua e Letteratura Araba presso l’università Kore di Enna

PICCOLA  STORIA  ALGERINA

racconto di Gaetano Mustica  

 

   In Algeria, nella tribù Ouled Naïl, si narra che, per incoraggiare in qualche modo la figlia appena dodicenne, avviata, come d’uso, dal severo Abu presso le oasi per costituirsi la dote col meretricio, la consolatrice Oum, favoleggiasse alla fanciulla di Ain e del cobra Naja haje e che solo così la ragazzetta adolescente riuscisse ad ingoiare le lacrime, facendosi animo ed incamminandosi per affrontare il destino alla luce pur tenue della speranza.

Orbene, Vi narro questa piccola storia ad aedificationem, speranzoso non solo di non annoiarVi, ma presuntuoso di piacerVi al punto da conservare questo mio “Diwanetto” che la contiene nella Vostra biblioteca, o, comunque, nello scaffale dove riponete i libri destinati alla nepotanza, …ove e quando ne avesse voglianza.

State a sentire, adunque.

    In una misera capanna di paglia e fango, nel settentrione algerino, vicino al piccolo centro rurale di Aflou, vive la famiglia di caprai di Ain, una graziosa giovinetta bruna d’incarnato e con gli occhi chiari come l’acqua del ruscello da cui ha preso il nome.

L’alba è di già tracollata incalzata dal sole che l’ha punta coi primi raggi sfoderati, il piccolo parco pasto mattutino è stato consumato, il Padre è andato ad accudire le zebe nel caprile, i fratelli a vendere il latte e i caci, le sorelle già sono intente ai telai e la Madre, triste, lava per l’ultima volta accuratamente Ain che quel giorno compie il fatidico dodicesimo compleanno: ai rivoli d’acqua spremuti dalla spugna si frammischiano le lacrime copiose della fanciulla e la Oum si morsica il labbro quasi a sangue lavando il petto adolescente, il culetto da signorinella e il grembo (ahilei!) di donna fatta della figlia.

Dopo le abluzioni s’impone il trucco: la piccola fronte (ancora aggrumata di favole!) viene dipinta d’ocra gialla, le guance (ancora con velluto d’albicocche!) di carminio, le labbra (ancora succose come nespole!) di cinabro e gli occhi (ancora incantati di sogni!) vengono pitturati di polvere d’antimonio.

Adesso Ain è pronta all’ultima prova prima di partire.

L’Abu lascia la mungitura e siede su uno sgabello, accavalla le gambe e accende la pipa.  I fratelli, nel frattempo rientrati, danno fiato e mano ai pifferi melodiosi e ai cimbali eccitanti ed Ain inizia a danzare, prima timida ed incerta, poi, frastornata ed ubriacata dai tamburini, aumenta l’ancheggiamento, smuove il ventre sempre con più foga, convulsa lo fa roteare con l’ombelico, dimena, scatenata, i seni per far tintinnare i campanellini, insieme e, con perizia, ad uno ad uno, dondola le anche,  si gira e volteggia, mostrando, lubrica, che anche le natiche partecipano eccitate alla danza; infine, tutto il corpo contorcendo lussuriosamente, madida, ma non fiaccata, si propone sfacciatamente al Padre e l’Abu, compiaciuto della bravura della femmina, sbuffa un’ultima voluta di fumo e le appioppa una sculacciata significando: “sei pronta, donna, puoi partire, vai e fai la tua fortuna”.

Sulla soglia, l’Abu consegna alla figlia l’haik di corredo e Ain, reprimendo le lacrime, indossa la lunga camicia, la Oum sistema lo scialle a righe sopra una spalla della figlietta, fermandolo con lo spillone che, a suo tempo, ha avuto da sua Madre e che le ha portato fortuna e la sorella a lei più vicina d’età le appende alla cintura un piccolo specchio che le servirà per il trucco. La Madre spinge la donnina fuori dalla porta e un’ultima sculacciata del Padre, questa volta dolorosa, le fa muovere il passo, senza voltarsi, verso l’oasi di Bou-Saāda: salām e ognuno volge il capo prima a destra, indi a sinistra (I genitori, le sorelle e i fratelli si appartano per piangere e raccomandarla ad Allah il misericordioso e il compassionevole…, non v’è altro Dio che Iddio e Maometto è l’Inviato di Dio…amin. Le capre, i commerci, i telai e le faccende domestiche oggi dovranno aspettare che almeno una piccola parte della malinconia sia smaltita con le lacrime). 

Colà, nell’oasi prescelta -per l’intersecarsi delle carovane prima dello snodo per l’Altopiano degli Chott, o per l’Atlante Sahariano e per il deserto-, la raminga, se vorrà farsi una ricca dote e tornare a casa con catene d’oro al collo, ai polsi e alle caviglie, dovrà vincere la concorrenza delle prostitute delle tribù di Ouled Rahah e di Beni Amer, sorridendo invitante e lasciva ai viandanti, con arte danzando per loro la conturbante danza del ventre, truccata alla perfezione e pronta a soddisfare tutte le loro brame, fingendo di godere del loro impeto lussurioso.

    Ahi! Ahi! Ahi!, povera  piccola tenera  Ain…, che, andando, ti ferisci le mammelline con le unghie, strappi i peli del pube e martirizzi il culetto sedendo sui sassi più acuminati…: abbi Fede,  Allāh Akbar!  Lo vedi come t’ha sorriso lo scorpionaccio che hai risparmiato e che prima volevi spiaccicare con un colpo di pietra violento quanto la tua rabbia e pesante come la tua pena?  E quando mai occhio umano ha visto sorridere benevolo uno scorpione?! Vedrai…,  Iddio è il più grande, non lo prende mai né sopore né sonno, e saprà…: Ohè!, ma dico!, ora è a me che vuoi scagliare la pietra?  D’accordo, sei stufa di suwar: giuro che d’ora in avanti se avrai voglia di un consiglio, potrai solo aprire il sacro Qur’ān, il libro perspicuo, e sceglierti la sura che più ti aggrada.  Ma, attenta ai cobra…. Il fischio d’un sasso che mi sfiora mi zittisce; per cui darò ormai solo seguito alla storia.  E che finisca come Dio clemente e misericordioso, che ode e sa tutto,  vorrà.

    Cammina, cammina, un passo dietro l’altro, orientandosi con le stelle e sostando quando i ginocchi  minacciavano di piegarsi e i piedi di piagarsi, Ain arrivò dopo qualche tempo a una piccola oasi pietrosa nei pressi di Messaad e non volendo entrare in paese sconciata com’era dal lungo andare, si decise a dormire sotto una palma, non prima, però, d’essersi lavata, ché puzzava peggio d’un becco, rifocillata con un pezzetto di caprino, pane raffermo e qualche dattero, bevuto una lunga sorsata d’acqua, sbadigliato e preparato, alla bene e meglio, un giaciglio con delle frasche di lentischio e un guanciale con la pietra più levigata del ruscello.

S’era appena appisolata, quando udì un flebile lamento ed anzi una specie di lagna: si alzò preoccupata che non di lamento si trattasse, ma d’un qualche verso d’animale pericoloso che mugolasse alla ricerca d’una qualche preda; ma no, era proprio un lamento piagnucoloso e quasi un pianto…. Una nuvola inopportuna velò, però, la luna e Ain non poté al buio sincerarsi d’alcunchè. Rannuvolata dal timore, stentò a riaddormentarsi e così sentì e risentì lo strano rumore di pianto, finché la luna non mostrò di nuovo la sua faccia tranquilla.  Rincuorata, Ain prese a cercare fra le pietre e cerca ricerca, nuovamente a tentoni, per via di un’altra nuvola dispettosa, toccò qualcosa di viscido e freddo, oddio!: al tocco, il qualcosa aumentò i lamenti ed anzi proruppe in un pianto accorato:

–         “Sono un cobra, fanciulla; no, non scappare…, sono ferito, a morte, temo; va bene, allontanati un poco, ma stammi a sentire,. te ne supplico, un cobra …della famiglia dei Naja haie…”-

–         “Un Naja haie!, ma allora sei velenosissimo, micidiale, come m’ha insegnato l’Abu;  da te posso salvarmi solo se riesco a  incantarti con lo zufolo che la Oum m’ha messo nella sporta, dammi, ti prego –intanto fischietto, senti?- il tempo di prenderlo e d’accostarlo alle labbra: certo non sarò brava come Aronne al cospetto del Faraone, ma qualcosa suonerò… di dolce per te, cosicché tu non mi morda come il tuo crudele parente con la seducente Cleopatra consenziente…”-  

–         “No!, ti prego, lo zufolo no: mi toglierebbe le residue forze, m’imbambolerei e non saprei più pregarti, spiegarti…”-

–         “Ma io non voglio affatto che mi spieghi come m’assassinerai: ma tu guarda che killer cinico mi doveva capitare!…”-

–         “Io, ahimè, io mi sono imbattuto in un killer! –come voi giovani chiamate oggi gli assassini-, io… in un cinico cammello che, neanche l’avevo guardato –brutto e gibbuto spelacchiato pidocchioso com’era!- e m’ha calpestato, il malnato, sferrato zoccolate dovunque e, alla fine, non contento, m’ha pure pisciato addosso e lordato della sua merda, … avesse almeno fatto all’incontrario, prima lordato e poi pulito col piscio…, povero me, mi ha anche rotto gli occhiali…; che sua moglie gli faccia le corna, così lo portano allo zoo, in mostra, nella gabbia, ché non faccia più male a nessuno…”-

–         Ma che mi conti, che sibili?, tu ora mi vuoi incantare? Ti sembro una ragazzetta ingenua? E, invece, sono una donna fatta (e mostrò petto e culetto) e vado a farmi la dote coi gioielli che gli uomini mi daranno in cambio …delle mie gioie; capito mi hai, ofide dalla lingua bifida, seppur sciolta?!”-

–         “Sciii…sciii, vuoi aumentare i miei dolori, farmi morire di crepacuore?!: una fanciullina tenera come il germoglio del grano, pulita come una gattina, dolce come una tortorella, una appena svezzata dalla Oum, andare a prostituirsi?!, che ulteriore patimento per me già così sofferente….”-

–         “Senti, non siamo parenti, non t’accorare per me, come io non m’accoro per te …”-

–         “E, invece, siamo parenti, seppure non stretti –meglio per te…, dato che son cobra- perché abbiamo un unico Abu…”-

–         “Non t’offendere, ma dubito che mio Papà, abbia potuto, anche ubriaco, tradire la mia Mamma con una serpentessa, sia pure  elegante, seducente e con gli occhiali coi lustrini da sera, come doveva essere la tua Oum…: Buonanotte e che il sonno ti ristori e ti risani e…ti tenga ben lontano da me.”-

–         “Ma allora vuoi lasciarmi morire, qui, all’addiaccio -come le pecore, ma quelle hanno la lana e, comunque, s’addossano l’una all’altra, come sai-, senza il tuo conforto e il calore del tuo corpo?! Ho freddo, tremo verga a verga…, ti prego, ti supplico, per pietà, deh…, prendimi in collo, come un fantolino con la febbre,  e accucciami sul tuo grembo, cosicché io guarisca o muoia col tuo affetto.  Brrr…, ho freddo di morte nel corpo martoriato, brrr…, pietà….”-

 Ain, duro il cuore e asciutto il ciglio, tornò al giaciglio e  il serpente continuò a gemere;  e più pativa e gemeva e più la fanciulla non riusciva a prendere sonno, anzi, chiudendo gli occhi, senza volerlo, aumentava la capacità di raccogliere suoni con l’udito, sicché divisò di provare a dormire ad occhi aperti; ma s’è mai visto?, ah, i ragazzi!  La luna, intanto, prese a farle le smorfie e gli occhiacci, anzi forse solo gli occhiacci perché le smorfie di dispetto era la giovine a farle all’astro, colpevole, secondo lei, in quella spiacevole circostanza, di spandere importuno lucore. 

 –         “Ahi come mi dolgo! Non sento più il terzo, sesto, settimo e nono anello e gli altri…mi stringono…come…come se si fossero ristretti al piscio immondo di quella immonda bestia… Brrr che freddo cane! Brrr, forse è quella cucciolata di cagnolini che ho ingoiata che m’è rimasta sullo stomaco: ah l’avessi vomitata agli ululii della madre!  E ora il freddo è “cane”, ma deliro, forse sto andando…, muoio…, sprofondo, o mi sto alzando… e nessuno che mi conforti: solo come un cane: e ridalli!, delirerò, ma se me la scampo, giuro che non toccherò mai più un cane, semmai una volpe…, di tanto in tanto… Brrr…., il freddo, come fredda lama, sarà l’ultima pugnalata nel mio corpo martoriato….”-

 Ain sente gemere e piagnucolare il serpe: è insopportabile! La lagna dolente è più pungente del freddo della notte, davvero gelida da quelle parti: i brividi le percorrono la schiena… e comincia a soffrire anche lei…, per lui e…per lei.

Lui è solo ed ha paura, ma anche lei è sola e il timore per ciò che sarà è grande forse altrettanto di quello del Naja haje. Come vorrebbe stringersi a qualcuno per cercare protezione dall’ignoto…, per farsi un po’ di compagnia, darsi reciprocamente un po’ di calore, di sodale conforto affettuoso….

A mezzanotte, mezza notte e mezza, Ain non resiste più, s’alza, cerca fra le pietre, si lacera anche le mani con quelle più taglienti, si punge pure le braccia cogli spini del roveto e, alla fine, lo trova: lo raccoglie pian piano, lo bacia sul capo –sconsiderata!- per zittirne i lamenti o mitigarne i dolori e lo porta con sé, sotto la palma, a dormire, o a cercare di dormire con lei.  Ma anche a fianco ad Ain il cobra non ha requie, ormai è sicuro, trema, sta morendo! Forse davvero di freddo…, così la fanciulla, pur sudando freddo, lo riprende in mano e, con ogni cura, lo acciambella sul suo ventre, al calduccio, fra i riccioli del suo pube.

Alle cinque e mezza, un quarto alle sei, Ain si sveglia e, punta da un raggio lampante di sole, fa il punto: oddio! Ha dormito con una serpe in grembo!, o ha sognato? S’alza concitata e va al ruscello per lavarsi e chiarirsi le idee, ma, appena giunta, vede riflessa nell’acqua limpida una ricca signorina, …tutta adorna di gemme, ai lobi delle orecchie, al naso… e tre giri di catena d’oro pesante al collo, sette, otto bracciali dello stesso aureo metallo ai polsi e alte cavigliere d’oro zecchino alle caviglie snelle di gazzella.

 –         “Allāh Akbar: sono diventata ricca, sono ricca e …non sono nemmanco arrivata a Bou-Saâda….”- si mise a gridare, saltellando di gioia la nostra Ain.

–         “Se non sei ricca, hai comunque tanto per una ricca dote e per un buon marito. Tornatene, dunque, a casa dai tuoi, benedetta, l’Abu ha già tolto la spranga e aperto il bab e la Oum ha già acceso il fuoco nella dàr: la tua pietà  mi ha e ti ha salvato!  Vai con Dio Onnipotente, Ain, e sii sempre dolce con tutti, come sei stata dolce anche con un serpentaccio come me…”- disse, sbucando da un anfratto d’infra la fratta di tamarisco, il Naja haje, soggiungendo:  – “Ho detto “anche” perché io sapevo ch’eri buona per averlo appreso da uno scorpione che hai risparmiato: sai com’è, da queste parti spopolate, quasi desertiche, nei pressi del Grande Erg, le notizie, col ghibli che soffia dal meridione,  si propalano veloci come nella Kasba.  Sii benedetta, Ain, vai, vai con Dio Signore nostro e che dalle tue orme nascano gigli per la gloria di Allah clemente e misericordioso”. 

 Dal folto di tamerici esce un dolce suono di mandolino: il Naja haje con la coda pizzica il tambùa, festeggiando la salvezza sua e di Ain.-

“Quarta di copertina” redatta dal Prof. Michele Vallaro –Ordinario di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università Kore di Enna-  per  “Il Diwanetto” di Gaetano B.G. Mustica 

A una prima occhiata questo “Diwanetto” potrebbe richiamare alla mente certe fascinose finzioni letterarie quali l’Ossian del Macpherson, il Mirza Schaffy del Bodenstedt, il Hasân-el-Tarâs di quel raffinato gran signore che fu Alberto Denti di Pirajno. Ma qui la cosa è diversa: Gaetano Mustica è contemporaneamente Ossian e Macpherson, Mirza Schaffy e Bodenstedt, el-Tarâs e Denti di Pirajno. Il suo pirotecnico affabulare, mirabolante anche dal punto di vista linguistico, crea mondi policromi e poliedrici che fanno pensare a Decameroni rappresentati con miniature persiane o Mille e una notte raccontate da Antonello da Messina. Nell’orizzonte di Mustica, parafrasando Kipling, East is West, West is East. Pura fantasia? Gusto d’un pantagruelico novellare? Forse, invece, a un livello profondo, più verità di quanto le desolate e desolanti cronache odierne possano far supporre.

Enna, 12 dic. 2010

E’ SEVERAMENTE VIETATO PUBBLICARE E DIFFONDERE STRALCI O L’INTERO RACCONTO/COMMENTO SENZA IL PERMESSO DA PARTE DEGLI AUTORI.

Esito I Concorso “Esordi Amo” 2011

I CONCORSO “ESORDI AMO” 2011

Esito finale

La giuria del Primo Concorso “Esordi Amo” 2011, composta da LORENZO SPURIO (curatore di Blogletteratura), MASSIMO ACCIAI (direttore rivista Segreti di Pulcinella) e MONICA FANTACI (curatrice di Intingendo d’inchiostro), riunitasi per l’analisi dei materiali pervenuti, è lieta di rendere noto quanto segue:
– al concorso hanno partecipato 351 persone di cui il 29% del Nord Italia, il 37% del Centro Italia, il 31% del Sud Italia e Isole e il 3% dell’Estero;
– sono stati presentate 238 poesie e 168 racconti;
– la giuria ha selezionato 20 poesie e 10 racconti che verranno pubblicati in un’antologia della quale verranno fornite in seguito tutte le indicazioni1;
– è probabile che la giuria si adoperi per organizzare un incontro di presentazione dell’Antologia, al quale verranno invitati tutti i partecipanti con debito anticipo.
Ricordando a tutti i partecipanti che, come espressamente indicato dal bando di concorso datato 26-08-2011, “Il giudizio della giuria è insindacabile.” e che “Non verranno fornite spiegazioni circa la valutazione di ciascun pezzo e le motivazioni di eliminazione”, si riportano di seguito i nomi e i titoli dei testi vincitori

Tale comunicazione verrà diffusa:
– come allegato in formato pdf via mail a tutti i partecipanti del concorso;
– attraverso gli spazi internet in nostro possesso: Blogletteratura, Rivista Segreti di Pulcinella, Intingendo d’Inchiostro, Rivista Euterpe.
Si ringrazia calorosamente tutti coloro che hanno gentilmente partecipato all’iniziativa, con l’augurio di poter contare sulla vostra partecipazione in edizioni future del Concorso.

Cordiali saluti

Lorenzo Spurio

Massimo Acciai

Monica Fantaci

1 Come espressamente indicato dal bando di partecipazione al concorso, si ricorda che “Eventuali proventi derivanti dalla vendita dell’antologia saranno documentati e utilizzati per finanziare progetti successivi”.

“Hallò Buda”, un racconto di Franca Berardi

Hallò Buda

racconto di FRANCA BERARDI

Era un locale fumoso, tetro, ma in quel posto tutto sembrava 
perfetto.
I tappeti odoravano di tappeti, le moquette di moquette, e i parquet, fin troppo scuri e consunti, conferivano un aspetto ancor più triste all’ambiente.
Grandi candelabri di cristallo, ornati di gocce e fregi dorati, fin troppo sontuosi, gravavano e troneggiavano in ogni dove…nei saloni circostanti; ed, intorno, quadri, specchi dorati, mobili stile rococò e pesanti tendaggi color bordeaux.
Tutto traboccava di ricchezza e d’abbondanza stilistica ostentata a dismisura in quel sontuoso albergo fine ottocento.
Fuori, il bel Danubio era sempre blu sebbene imperasse ormai l’inquinamento ed, intanto, sulle sue gelide acque, passavano battelli luccicanti di colori, mentre, per strada s’udivano gli schiamazzi di giovani ubriachi.
Urlavano a squarciagola e qualcuno aveva tirato fuori un coltello;
la sua lama scintillava sotto una vivida luna.
Ma lui non ci faceva caso; osservava distratto abituato alla violenza e al caos di quella zona sempre più bazzicata da ubriachi o malfattori.
Di fronte, sul fiume, sostava un barcone sfavillante adibito a ristorante; era stracolmo di gente che ballava, beveva e chiacchierava ad alta voce.
Le loro risate, si mescolavano ai rumori di sedie e bicchieri alzati per brindare.
Si brinda sempre a qualcosa…ogni scusa è buona purché si beva.
Intanto, lo sguardo di quell’uomo, si posò , alfine, su due ragazze; erano sedute ad un tavolino e parlavano di lavoro.
Ridevano in modo sguaiato e si agitavano sculettanti sulle poltroncine; avevano dei seni dispettosi che parevano quasi parlare.
Freschi, sfrontati, quasi uscivano dalle scollature molto abbondanti.
Lui era proprio di fronte a loro sprofondato in un divanetto rococò,; sudato, accaldato alla visione di quelle ragazze fin troppo disinvolte e disinibite.
Le desiderava a tal punto, che le avrebbe possedute lì all’istante per far prevalere la sua supremazia virile.
Le avrebbe amate e riamate ancora espletando tutte le fantasie possibili che la sua mente conteneva… lasciandosi andare ad ogni perversione fino allo sfinimento totale.
Nulla di cui sorprendersi ed indignarsi; tutti gli uomini del resto hanno più o meno le stesse fantasie; ma gli insegnamenti della Chiesa, che aveva subito suo malgrado, lo avevano devastato definitivamente.
E, pertanto, trovò quanto mai disdicevole quello che stava immaginando di fare e così tentò di allontanare quei suoi pensieri peccaminosi da se tentando di concentrarsi il più possibile su suoi progetti futuri.
Ed intanto sorseggiava lentamente un caffé lungo e amaro…fin troppo, ma a lui piaceva così, mentre, ad occhi chiusi, suo malgrado, immaginava donne discinte che ricamavano su pesanti broccati i loro sogni proibiti.
Al posto delle due civettuole, si sedé una donnina bruna, delicata, accollatissima, che appariva fin troppo pudica e morigerata.
Lo sguardo di lui indugiò a lungo ,mentre la osservava ed ammirava il suo profilo stagliato contro la luce di una finestra che aveva accanto a se.
Lui continuò a scrutarla con estrema attenzione: aveva labbra carnose, umide, grandi occhi neri e un nasino all’insù.
Poteva essere d’origine caucasica -pensò- ; ne aveva viste poche in giro e così rimase ancora per un po’ incerto.
Finì il suo caffé e, dopo qualche attimo di esitazione, decise di ritirarsi nella propria camera che soleva prendere in affitto, per qualche giorno, quando si trovava lì a passare.
Lei lo seguì e gli chiese, con gli occhi bassi e una vocina flebile, se poteva dormire con lui.
Lui, quanto mai sorpreso, rispose con un:” perché”.
Lei a sua volta ribatté: con un” non so!”.
La sua voce era sommessa, quanto mai timida ed impacciata, ma una volta a letto, lei si avventò su di lui con la furia di una valchiria.
Poi, quando si esaurì l’atto amoroso, si ricompose, si rivestì e tornò ad essere quella donna composta e riservata che lui aveva conosciuto;anzi assunse un’aria da maestrina seriosa e fece l’atto di uscire.
Lui le fu addosso ancora tremante e confuso e le chiese, trattenendole un braccio:” Ci rivediamo?”.
“Non lo so” –rispose lei-elusiva…
“E perché no?” – insisté lui- sempre più pressante.
“Perché sono sposata”.
“Sei sposata?” –eccepì lui- sorpreso e quasi sconvolto.
“Un po’ si e un po’ no”- a dire il vero- sussurrò lei – “tra me e mio marito non c’è più nulla”.
“Ragione in più , dunque, per stare ancora insieme?” –incalzò lui-.
Ma lei , svanì senza aggiungere altro, sempre più sfuggente, mentre lui si rivestì, si sistemò il cappotto, e si ravvivò i capelli.
Tutto era avvenuto così in fretta quasi in modo surreale, che ancora non ci credeva…non si raccapezzava.
Decise di tornare a casa, ma l’immagine di lei lo tormentava ancora…la vedeva in camera con lui, mentre lo baciava con passione e si dimenava sul suo corpo.
Ormai era buio e Buda offriva il meglio di sé; splendidi palazzi sfavillanti ,illuminati a giorno, trionfavano sui bordi del Danubio.
A casa c’era sua madre e la sorella ad aspettarlo; ma lui era oltremodo seccato e scostante; per un istante, si era sentito, come violentato da quella strana donna che era entrata prepotentemente nella sua vita e lui non ci stava…certe cose non funzionano così –pensava-… 
Voleva averla ancora, ma come diceva lui! Era pur sempre un uomo, santo Cielo!
Entrò in casa, quanto mai nervoso e di pessimo umore.
Non voleva mangiare né scambiare parola alcuna con le due donne che lo osservavano in silenzio abituate ormai ai suoi sbalzi d’umore.
Entrò d’impeto nella sua camera, si buttò sul letto, e cercò nuovamente di immaginarla con gli occhi chiusi.
Non si era nemmeno spogliato, preso com’era da lei.
Ormai quella donna gli era entrata dentro, ma tutto si era consumato così velocemente, che quasi iniziava a pensare che , quella strana creatura, fosse solo il frutto di una sua fantasia.
Ed, invece, a distanza di qualche giorno, la rivide su un treno; era lei senza ombra di dubbio…abbracciata ad un uomo alto, distinto e
brizzolato.
Forse era il marito- pensò- o un amante occasionale.
La osservò ancora mentre lei si stringeva all’altro; poi fu lei a vederlo.
Rimase stupita e il suo visino arrossì di colpo, ma il suo sguardo era profondo, intenso, acuto come un dardo , come un invito, una promessa.
Lui, decise così di prendere quel treno.
Era affollatissimo, ma riuscì ,comunque sia, a raggiungerla…ormai nulla poteva più fermarlo.
Era sempre più vicino a lei, poteva toccarla, accarezzarla e lo fece spudoratamente ma con estrema delicatezza fin quasi a sfiorarla… mentre l’altro sembrava distratto o intento a tenera a bada la calca di gente che, sempre più incalzante, premeva per cercare posto.
Lui continuò a blandirla teneramente, le sussurrava parole d’amore; lei, intanto, sembrava percorsa da fremiti e sussulti.
Quasi pareva respirasse a fatica.
Alla fine lui scese soddisfatto, eccitato; sentiva con estrema sicurezza, che lei l’avrebbe seguito e così si sarebbero rivisti in quello albergo… come se le avesse ormai strappato una promessa, un consenso.
Tornando a casa, passò da Pest che le appariva ancor più bella, ammiccante e languida come una femme-fatal mollemente adagiata sul Danubio che dolcemente la lambiva.
Il giorno dopo tornò in quell’albergo tetro e fumoso ; affittò la solita camera ed aspettò per giorni e giorni ancora.
Ma lei non si fece viva e così, lui disperato, come in preda ad uno stato di pura esaltazione, si lasciò trascinare da ogni tipo di sentimento che poteva solo nuocere alla sua già precaria salute.
Iniziò a subdorare che forse qualcosa gli era sfuggito: magari un dettaglio, un abbaglio o un maledetto imbroglio…
Alla fine decise di andar via, mentre ancora dentro di sé, malediva quella donna e quello strano incontro che l’aveva inesorabilmente stregato.
Ma, mentre scendeva nella hall, sorpreso, la intravide seduta ad un tavolino con quello stesso uomo incontrato sul treno; anzi fu proprio lui che , con un cenno della mano, lo invitò a sedersi accanto a loro.
Sorridevano e bevevano un lungo caffé.
Dunque lo aspettavano- pensò- tremante…non era un caso!
Ogni ipotesi poteva essere plausibile, così come ogni ragionevole dubbio, ma lui avrebbe accettato qualsiasi cosa…sarebbe sceso a qualsiasi compromesso pur di averla.
Ormai , dunque, tutto poteva accadere, tutto si poteva compiere al di là di ogni possibile previsione in quella città piena di mistero, magia e pathos.

 

di FRANCA BERARDI

 

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA PUBBLICAZIONE DI STRALCI O DELL’INTERO RACCONTO SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“La rosa nera”, racconto di Elena Maneo – commento critico

“La rosa nera”

racconto di Elena Maneo

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Nella nostra cultura la rosa nera viene considerata come una variante floreale rara e introvabile, un fiore che spesso (tranne quelli che offrono invece un’operazione di tintura dei petali) nessuno ha mai visto in forma originale.  Porta dunque con sé un senso di mistero e segretezza, oltre ad evocare un fascino distinto, una cerimoniosità austera ma elegante.  Tutto ciò si respira leggendo il breve e omonimo racconto di Elena Maneo contenuto nella silloge La regina, l’amore e la forza (Kimerik Edizioni, 2011, ISBN: 9788860967046).  La storia che ci viene presentata è semplice e propone un tema sociale importante:  quello della sofferenza, dello stato di incompletezza di una donna a seguito della consapevolezza di non poter avere figli. Il tema è comune ma la Maneo è abile nel maneggiarlo, inserendolo in una storia breve che ha tutte le caratteristiche di una fiaba. Di una di quelle storie che fanno sognare i bambini, in cui i personaggi sono re e regine, gli spazi regge e parchi fantastici e in cui si inizia con un avvenimento doloroso per poi passare a un veloce happy ending. La formula è efficace e attuale per questo tipo di storia. La contessa Angelina, pur vivendo in una sontuosa reggia e disponendo di tutte le ricchezze che desidera, è infelice e fortemente turbata a causa dell’impossibilità di avere un erede. Alla sterilità biologica della donna (o forse del marito?) si unisce un’ulteriore sterilità che è quella dei buoni sentimenti, soprattutto nel coniuge della donna, il conte Oscar Odd. Il racconto si incentra sul tema della difficoltà nel raggiungere la felicità che niente ha a che vedere con il possesso di ricchezze.  Il problema è sentito molto profondamente dalla donna tanto che la sua salute arriva a risultare gravemente minacciata dal suo stato di depressione e di crisi emotiva. L’immagine che ci facciamo del conte Oscar è quello di un uomo poco attento ai sentimenti che, stranamente, neppure è preoccupato per la sua discendenza nobiliare.

La storia prende una piega diversa quando il conte, pensando di far un gradito omaggio alla moglie che riesca a risollevare il suo stato, le regala una bambina nera come serva personale. L’episodio fa pensare direttamente all’antica pratica della tratta degli schiavi basata sulla compra-vendita di schiavi e il loro impiego coatto all’interno dell’universo domestico del signore.  Ma quella che per il conte è semplicemente una “bambina negra” (notare l’utilizzo di “negra” al posto di “nera”, che porta con sé una connotazione esplicitamente razzista) per la contessa diviene il motivo di gioia e di abbandono delle sofferenze. La donna, infatti, finisce per provare sentimenti per la bambina e la adotta, liberandola dai vincoli lavorativi e di subordinazione che il marito aveva previsto per lei.

Quella che era una schiava (un’orfana, senza identità né casa) finisce così per essere considerata dalla contessa come “la rosa nera” a cui il titolo del racconto fa riferimento, come un’entità rarissima, insolita, preziosa. Non esiste in natura una varietà di rosa nera e, quella che più le rassomiglia, la Baccara, non è altro che una rosa color rosso scuro tendente al nero. La contessa, avendo con sé una rosa nera, unica ragione del suo rinsavimento, di fatto ha qualcosa che non esiste se non nella forma di un surrogato. Come la felicità stessa, appunto.

Lorenzo Spurio 

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONI DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE

Concorso CHRISTMAS CAROLS – I racconti di Natale

CHRISTMAS CAROLS – I Racconti di Natale
Concorso letterario – selezione racconti

PREMESSA
Approssimandosi il periodo natalizio, da sempre caratterizzato editorialmente da uscite e proposte dedicate alle feste, abbiamo pensato di provare anche noi di Creativity Station un qualcosa che potesse inserirsi in questo filone. Vista l’esperienza che da quasi un anno portiamo avanti con le pubblicazioni in pdf del magazine Creativity Papers e gli e-book allegati “I Quaderni”, abbiamo pensato di indire un concorso per racconti che abbiano un temo natalizio o in qualche modo legato all’inverno, fra i quali selezionare i migliori e raccoglierli in un e-book che sarà scaricabile dal web. Come negli altri concorsi che abbiamo già organizzato, la partecipazione sarà completamente gratuita, così come l’editing e la preparazione dell’e-book, non richiederemo alcun contributo agli autori dei racconti selezionati.
Sottolineamo come la pubblicazione sarà realizzata allo scopo di promuovere autori e racconti interessanti, e verrà ampiamente pubblicizzata sulla rivista Creativity Papers che ha un seguito di lettori notevoli, ed è quindi un’occasione che riteniamo importante per tutti gli scrittori interessati a raggiungere un pubblico cospicuo.

REGOLAMENTO

Art. 1 – I PROMOTORI
Il concorso/selezione viene indetto dal forum letterario Creativity Station. La selezione dei
racconti viene effettuata dai membri dello Staff, e il giudizio sui testi è a loro assoluta
discrezione, e insindacabile.

Art. 2 – OGGETTO E REQUISITI DEL CONCORSO
Il concorso ha come oggetto l’invio di massimo due racconti per ogni partecipante. I
racconti possono anche essere già editi (in forma cartacea, digitale, compreso il
precedente inserimento in siti web, blog, forum, altri concorsi ecc.), purché comunque di
proprietà dell’autore che li propone, o per i quali l’autore ha il diritto di distribuzione.
L’autore si impegna a garantire che i racconti siano frutto del proprio ingegno e si assume
ogni responsabilità, anche legale, in caso di appropriazione indebita di testi altrui e
violazione di copyright.
I racconti possono essere anche di genere (fantasy, horror, fantascienza, storici), purché
rispettino il tema del concorso.
La lunghezza del testo deve essere compresa tra gli 2.000 e i 20.000 caratteri (o battute),
spazi compresi.
I racconti devono essere scritti in lingua italiana. Qualora contenessero brani in altra lingua
o in dialetto, non assimilabili a termini o citazioni correntemente utilizzate e comunemente
note, dovrà essere fornita una traduzione.

Art. 3 – PARTECIPANTI
Il concorso/selezione è aperto a chiunque, senza vincoli di nessun tipo.

Art. 4 – MODALITÀ
1) Il concorso/selezione è ASSOLUTAMENTE GRATUITO, non è prevista alcuna spesa per i partecipanti.
L’inserimento dei testi e la selezione, avverrà ESCLUSIVAMENTE SUL FORUM CREATIVITY STATION, con le seguenti modalità:
2) Chi intende partecipare deve essere iscritto o iscriversi a CREATIVITY STATION (iscrizione assolutamente gratuita, basta scegliere un nome utente e una password, e fornire un indirizzo e-mail).
3) Gli utenti possono utilizzare il loro nome proprio o uno pseudonimo. I testi vanno inseriti all’interno della sezione del forum dedicata al concorso.
La sezione è ACCESSIBILE SOLO ALL’AUTORE E AI MEMBRI DELLO STAFF del forum. Questo per garantire che i racconti non vengano letti da altri utenti o visitatori del forum fino al momento della pubblicazione dell’e-book. Per accedere a questa sezione gli autori dovranno richiedere al momento dell’iscrizione al concorso l’abilitazione agli Amministratori del forum, tramite messaggio privato, nel quale dovrà essere allegato un indirizzo e-mail valido per le comunicazioni durante le selezioni.
Una volta effettuata la selezione dei racconti, lo Staff inizierà l’editing degli stessi. Eventuali modifiche sui testi saranno comunque discusse ed effettuate col consenso dell’autore. A termine concorso, gli autori dei testi selezionati, dovranno fornire le loro generalità complete, e il consenso al trattamento dei loro dati secondo termini di legge. I testi rimangono di esclusiva proprietà dell’autore, compresi tutti i diritti di sfruttamento e divulgazione.

4) Il concorso/selezione RIMANE APERTO FINO ALLA MEZZANOTTE DEL 15/11/2011.
Se a tale data non si sarà raggiunto un numero minimo di racconti selezionabili tali da poter costituire una raccolta di almeno 10-15 racconti, il concorso sarà reso nullo. Dopo la chiusura del concorso, inizierà l’editing dei racconti e i lavori per la preparazione dell’e-book, che uscirà indicativamente il 10 dicembre 2011.

Art. 5 – PREMI
Il premio, come precedentemente specificato, consiste nell’inclusione dei racconti ritenuti migliori nell’antologia in e-book che pubblicheremo on line.

Art. 6 – GIURIA
La giuria opera in maniera insindacabile. È composta dai membri dello Staff di CREATIVITY STATION, e dalla redazione della rivista CREATIVITY PAPERS. Per qualunque informazione e comunicazione in ogni fase del concorso, i referenti sono gli Amministratori e Fondatori di CREATIVITY STATION:
Roberto Sonaglia, Samanta Sonaglia. 

http://scrittoricreativi.forumcommunity.net

Un sito WordPress.com.

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