A piazza della Signoria, meraviglioso balcone naturale sulla campagna umbra, ospite della prestigiosa Galleria d’arte Poli d’Arte, di Anna Maria Polidori, il celebre Premio Letterario “Le rosse pergamene” fondato e presieduto dall’effervescente Anna Manna, ha brindato a un esordio spoletino di grande fascino e di grandi presenze istituzionali.
Momento centrale dell’evento multidisciplinare è stato la consegna alla direttrice amministrativa del Festival dei Due Mondi, Teresa Bettarini, della poesia di Anna Manna ispirata al bellissimo Manifesto di David LaChapelle per il Festival dei due Mondi 2019.
Anna Manna, fondatrice del Premio ed organizzatrice dell’evento spoletino del 29 giugno, ha avuto l’onore del saluto del Festival dei due Mondi attraverso la gentile direttrice Teresa Bettarini che ha molto aprezzato l’illustrazione pittorica delle carte pergamene della poesia da parte della pittrice Eugenia Serafini.
Così è stata lanciata la Sezione “POESIA ed Arti Figurative” che subito ha individuato due nomi significativi: MARIO GIANNINI per la Fotografia e soprattutto per lo splendido servizio fotografico su MATERA capitale della cultura europea e Giovanna Gubbiotti, spoletina, che ha riservato la sua attenzione artistica anche alle piazze di Spoleto, immortalando la deliziosa Piazza Pianciani in un dipinto che è stato abbinato alla poesia di Anna Manna “La carezza dei glicini”. È partito dunque il concorso che abbina versi e quadri dedicati alle piazze di Spoleto: Piazza del Duomo, piazza della Signoria, piazza Pianciani, piazza Del Mercato. Ad ottobre sarà presentato il Bando durante la Vendemmia culturale di Spoleto, coinvolgendo i pittori e i poeti di Spoleto e di tuta Italia. Un invito dunque per i poeti e pittori italiani a visitare questa meravigliosa città d’arte, cercando l’ispirazione per il concorso nelle sue piazze rinomate nel mondo.
Un altro momento di grande coinvolgimento la premiazione del Teatro Lirico sperimentale di Spoleto che ha inviato il legale rappresentante, la gentilissima Prof.ssa Battistina Vargiu a ritirare la pergamena premio. Questo momento ha permesso un discorso sulla cultura dei giovani che è diventato un fecondo terreno d’incontro e scambio tra le varie realtà culturali presenti.
Poesia, pittura, fotografia, musica, le fate della cultura erano tutte presenti per ammaliare il pubblico folto e attento, partecipe e gioioso. Anche per la grande simpatia di personalità poetiche note in Umbra come i poeti Carla Barlese ed Ivano Baglioni, premiati come Coppia poetica dell’anno. Così la simpatia e la gioia di vivere quel momento artistico fatato, in una cornice da sogno, ha permesso di affrontare con vigore la tematica de terremoto aquilano nella antologia di Anna Maria Giancarli, giunta dalla città de L’Aquila con poeti amici.
Su tutto la meravigliosa accoglienza di Anna Maria Polidori e Sandro Costanzi, il sorriso di Luca Filipponi presente all’evento, l’applauso dei poeti spoletini, l’abbraccio tra artisti che si riconoscono e vogliono confrontarsi. Eugenia Serafini, madrina della sezione, ha ricevuto da Anna Manna l’incarico di Presidente di giuria di questa incantevole e prestigiosa sezione per il futuro concorso che sarà bandito ad ottobre.
Il 6 aprile scorso a Roma, nei locali di Lettere Caffè a Trastevere, ha avuto luogo la presentazione di Una vita in versi (LB Edizioni, 2018), omaggio del mondo intellettuale ad Anna Santoliquido. Il volume, curato da Francesca Amendola, contiene saggi critici, interventi, testimonianze, poesie dedicate, racconti, disegni, fotografie.
Dopo la proiezione del cortometraggio Ritratto di autrice di Letizia Lamartire, Anna è stata intervistata da Andrea Lepone, ha dialogato con la drammaturga Vincenza Renata Li Gioi, ha ascoltato una sintesi di poetica di Rosanna Sabatini e partecipato a un mini-dibattito sulla condizione della donna coordinato dal giornalista Fabrizio Federici con Salameh Ashour, Badia Rami, Umberto Puato, Michele Lofoco. Le poesie di Anna sono state declamate dagli attori Mario Focardi e Carmela La Rocca. Intermezzi musicali con Manuela Ciccotti, Mario Sista e Roberta Murzilli.
Qui di seguito riportiamo l’intervento critico di Cinzia Baldazzi.
Ho rivisto
dopo anni
la casa di pietra
avvolta dal sole
e dalla quiete.
Il tempo
nel silenzio
ha scolpito
la sua storia
sulla facciata esterna
per offrirla in dono
agli occhi curiosi
dei forestieri dell’estate.
Anche il vecchio platano
continua a dipingere
il suo quadro
con l’ombra fresca
che da lunghi anni
regala
alle pietre arroventate
e ai resti
di una porta
ormai consunta.
Il sedile
è ancora lì
testimone
nella sua dignità
di pietra.
Non c’è più colei
che dal volto bruno
e dai capelli bianchi
scrutava il cielo
a modo di preghiera…
Tutto aveva un sapore
di storia vissuta,
di rimpianto.
Ho rivisto la vita
in un ciuffo d’erba
cresciuto per miracolo
in una crepa.
Ho parlato con le pietre
della bellezza
della vita
e dell’amore.
La poesia di Anna Santoliquido appena letta, intitolata La casa di pietra, è compresa nella raccolta I figli della terra pubblicata nel 1981. La sua poetica generale mi ricorda in qualche modo una tematica che a Wolfgang Goethe piaceva sottolineare: “Chi desidera capire la poesia deve recarsi nella terra della poesia, chi desidera capire il poeta deve andare nella terra del poeta”.
In una simile classe di riferimenti credo sia giusto inserire il quid creativo della nostra Anna – come sappiamo, poetessa, saggista, narratrice, traduttrice – della quale il volume Una vita in versi costituisce un segno di ossequio articolato e prezioso a lei riservato dal mondo intellettuale, anche internazionale. La sintesi narrativa-illustrativa del libro è raffinata, ricca delle tracce significative di un’esistenza alimentata dalla greca ποίησις-poíesis, nell’intimo di una “poetica” mutata in vita essa stessa (secondo i termini introdotti dal professor Walter Binni).
Lo scorso mese di novembre mi trovavo a Jesi, alla cerimonia di premiazione del concorso “L’arte in versi” organizzato dall’Associazione Culturale “Euterpe”. Una sorte favorevole, direi una τύχη, ha sortito il nostro incontro: in quell’occasione, infatti, Anna ha ricevuto il prestigioso Riconoscimento alla Carriera. La circostanza – in senso semiotico – per conoscersi meglio e comunicare era pertanto ottimale, anche quando, sedute accanto durante la cena, abbiamo sfogliato insieme l’antologia.
Il giudizio estetico trasmesso dalla sua figura globale è apparso subito chiaro: nutrire una visione esaustiva del successo dell’atto semico nell’affrontare l’evocazione di un τόπος-tòpos letterario.
La Santoliquido è stata infatti, sin dagli inizi, ben cosciente di quanto il ricevente, per comprendere quanto gli viene proposto, debba poter interpretarne, nei vari segni, i segnali lanciati, assieme alle relative circostanze.
In uno scambio dialettico maturo di indicatori e messaggi si sviluppa, ad esempio, la poesia Ritorni, pubblicata in Serbia nel 2007 e sviluppata in due coppie di quartine:
chissà come sarò
tra cent’anni
se le gote saranno
muschio o terra
non sentirò il trapasso
mi rapirà la luce
le labbra non emetteranno rantoli
ma versi
vorrei accanto i ragazzi
il mulo nella stalla
i pulcini sotto il letto
le viole nel bicchiere
ritornerò nei sogni
nei desideri delle madri
nella passione degli amanti
nelle nubi del mattino
Uno scatto durante la presentazione del volume a Roma il 6 Aprile 2019.
Nel microcosmo di questi componimenti, il posto principale per coglierne il significato spetta al destinatario. Che l’ultima parola sul senso di una frase spetti a chi la legge o a chi la ascolta, è una tesi ormai accettata da gran parte della linguistica moderna. Fra i tanti, lo ha spiegato il semiologo Jorge Luis Prieto, uno dei miei maestri: la comprensione di noi interlocutori sarà “buona” o “cattiva”, vale a dire, potremo aver compreso o meno una poetica del genere.
Ebbene, l’atteggiamento poetico di Anna di fronte a un simile stato di cose prevede innanzitutto di fissare l’obiettivo del processo concepito per divulgare i versi, rivelandosi in grado (secondo una Weltanschauung personalissima) di stabilirne lo scopo.
E lo strumento per raggiungere un tale obiettivo, pur nella sua radice dialettica, consiste nel proiettare un insieme referenziale assai ampio, capace di accogliere una vasta gamma di opinioni o interpretazioni.
Ad esempio, nelle strofe de La casa di pietra, ascoltate in apertura, suppongo si possa, da stranieri, in una calda estate, cercare un riparo in versi dalla calura dell’afa: l’autrice intende sgombrare lo sguardo dalle nebbie – ovvero dalle possibili interpretazioni devianti del testo – auspicando di andare al di là di ricordi ininfluenti, illusori.
Introduco ora alcuni versi celebri di Emily Dickinson, scritti nel 1873. Sono contenuti all’interno di una lettera, e originariamente pubblicati in una raccolta epistolare. Chiedo ad Anna di leggerli lei stessa, perché introducono un altro aspetto della sua poetica:
There is no Frigate like a Book
To take us Lands away
Nor any Coursers like a Page
Of prancing Poetry
This Traverse may the poorest take
Without oppress of Toll
How frugal is the Chariot
That bears the Human Soul.
Non c’è Vascello che eguagli un Libro
Per portarci in Terre lontane
Né Corsieri che eguaglino una Pagina
Di scalpitante Poesia
È un Viaggio che anche il più povero può fare
Senza paura di Pedaggio
Tanto frugale è il Carro
Che porta l’Anima dell’Uomo
A lungo ha viaggiato la Santoliquido, quanto i suoi libri, tradotti in oltre venti lingue, conducendo un impegno operativo di storiografia letteraria o di letteratura storica orientato verso una natura e una società progressive.
E tuttavia, secondo quanto ripeteva il maestro della poetica-critica Walter Binni, non è opportuno valutare i poeti «come un dopo almeno ideale rispetto a strutture e tendenze di loro non bisognose», poiché la loro forza esegetica risulta originale «e di sollecitazione di moti spesso oscuri e fermentati di una situazione storica, sociale, politica, culturale».
Il critico letterario Cinzia Baldazzi assieme alla poetessa Anna Santoliquido durante la presentazione del suo volume tenutasi a Roma il 6 aprile 2019.
La poetessa di Forenza continua a viaggiare con la sua ispirazione letteraria imparando a illuminare luoghi della sensibilità, dell’anima. Nel brano La sposa agreste, in una raccolta pubblicata a Lubiana nel 2011, dalle parole di una giovane rimasta in patria ad attendere il marito emigrato negli Stati Uniti, apprendiamo:
Credeva che il firmamento si sfogliasse
invece lanciava fiamme
l’anima sull’incudine
i cavalli a briglie sciolte.
Vorrei ora citare lo studioso canadese Northrop Frye nel celebre lavoro Agghiacciante simmetria, dedicato a William Blake. Lo ricorderete, Blake è stato l’illustratore del Paradise Lost di John Milton: lo ricordo perché Una vita in versi contiene opere pittoriche ispirate proprio all’autrice. Dunque, Frye scriveva: “Coloro per i quali soggetto e oggetto, esistenza e percezione, attività e pensiero sono tutte parti di un’antitesi gigantesca, penseranno naturalmente che l’uomo sia diviso tra una volontà egocentrica e una ragione che stabilisce contatti con il non-Io”.
Con Anna Santoliquido, di sicuro noi donne, insieme agli uomini, non lo crediamo e, per dimostrarlo, giriamo il mondo per confrontarci con noi stessi, con gli altri.
Questa poesia è dedicata a Ernest Hemingway:
sono poeta
anche quando la lacrima si cristallizza
la nuvola si rovescia
il pescecane mi azzanna
nel mare dei sogni
gli squali fendono l’onda
il pescatore si accanisce
con le mani sanguinanti
getto l’amo sul foglio
mi acquatto nella barca
respiro a stento
il sangue tinge l’acqua
sono poeta
a Belgrado e a Zagabria
sotto il sole di Puglia
e nel covo dei briganti
un ragazzo vigila il mio sonno
con l’impetuosità dei vent’anni
la condanna del consumismo
e il profumo della pelle
sono poeta
anche quando le alghe mi ammorbano
l’aria è stagnante
e il treno mi sveglia
come Santiago
porto a riva la carcassa
forse pentita
di essermi spinta troppo al largo
la pesca nell’oceano
ha svelato le voragini
acuito la sete
e scolpito la solitudine
Il brano ha per titolo Sono poeta, ed è tratto da una raccolta edita in Serbia nel 2007.
Al pari di molti artisti, anche Anna ha sviluppato un’ipotesi di risposta intorno al significato della vita nostra e degli altri. Emerge in questa poetica – ieri, oggi, chissà nel futuro – uno spiraglio di felicità, frutto del sapere non il perché di tutte le cose, ma il perché di tutte le cose come appaiono. La base di una simile convinzione è, ad esempio, nel Sensismo di leopardiana memoria: le reazioni emotive, con il bagaglio ideale, sono basate – nel soggettivismo lirico – su dati ben definiti, sensoriali, concreti, immediati, matrice di un contesto naturale, personalizzato in parallelo.
È dunque il caso di chiedersi, con Anna, dove – lontano nel mondo – si possa costruire un nostro nido, collocati però in un transfert con figli sempre cresciuti, un tempo trascorso e, dopo aver riposato pochi istanti, con l’eventualità di continuare il cammino, di riprendere il lavoro. Per ognuno: su differenti latitudini, per ogni popolo o civiltà, in qualsiasi religione.
CINZIA BALDAZZI
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Dall’11 aprile in libreria Il ritratto vero, appassionato, commovente e lancinante di una delle penne poetiche più intense del XVI secolo
Dopo il successo di “Transtiberim. Trastevere, il mondo dell’oltretomba” Giuseppe Lorin torna in libreria da aprile con “Dossier Isabella Morra” edito da Bibliotheka Edizioni, il ritratto di una delle penne poetiche più intense del XVI secolo. Gli scritti di Isabella Morra, riflettono il valore mediatico della Poesia stessa, che entra a far parte della linfa appartenente ad una natura troppo ricca, tanto da essere predestinata a causa del suo eccesso intatto e virginale, allo stupro e al saccheggio della sua essenza. Isabella confida che i posteri non la ricordino soltanto come fanciulla uccisa, pregandoli invece di non dimenticare i suoi lavori, le sue poesie scritte nella sofferenza di adolescente privata del padre, unico punto di riferimento in una terra amara. È nel primo sonetto, più che in altri, che si avverte la necessità di essere ricordata come poetessa, poiché, come sostiene, è la Poesia a mantenere in vita il poeta stesso. E, come sempre sostengo, si tratta di un riscatto di notorietà in forza della scrittura, ovvero della poesia, unico “ponte” tra il poeta e il lettore. Hanno contribuito per questo saggio storico di Giuseppe Lorin con loro poesie originali dedicate ad Isabella Morra: Dacia Maraini, Dante Maffia, Michela Zanarella, Corrado Calabrò, Marcella Continanza, Vittorio Pavoncello e Antonella Radogna.
Giuseppe Lorin è attore, poeta, regista, critico letterario, conduttore e giornalista, ha studiato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Ha pubblicato: Manuale di dizione; Da Monteverde al mare; Tra le argille del tempo; Roma, i segreti degli antichi luoghi; Roma la verità violata; Transtiberim, Trastevere il mondo dell’oltretomba.
Un premio letterario è piacevole per molti aspetti! È una festa e di questi tempi non guasta poter gioire di qualcosa! È un incontro, uno scambio. Il rinnovarsi di amicizie di sempre e scoprire nuove empatie! Ma a volte ti accorgi, e questo avviene per merito di alcuni premiati, che a volte c’è dell’altro.
Così è capitato il 25 marzo alla Sapienza durante la cerimonia di premiazione del Premio Europa e Cultura. Il nome del premiato Renato Minore è sicuramente garanzia di preparazione culturale, di esperienza letteraria ormai sedimentata in strati d’oro, in capacità discorsiva eccellente. Ma ecco che quel famoso qualcosa in più viene fuori con naturalezza ed incanta il pubblico. Non capisci se parla il romanziere o il critico o il poeta. Lui mescola le carte e seduce l’ascoltatore come se gestisse uno spartito musicale suonato con grande perizia. Ma anche qui viene fuori qualcosa di nuovo, lo spartito s’interroga, cerca non solo conferme ma nuovi percorsi.
La nota musicale si rimette continuamente in gioco quasi a scardinare gli equilibri espressivi di sempre alla ricerca del nuovo linguaggio e del nuovo significato della parola nel romanzo. Presentato da una splendida introduzione di Corrado Calabrò, presidente di giuria, il premiato diventa indagine letteraria in tempo reale. Così nasce il momento di connubio con il pubblico in una confessione dei propri intenti narrativi fatti come fosse una confessione, la fatica delle sudate carte della ricerca approfondita diventa il pane sul quale spalmare la marmellata dei rinvii continui tra il tempo presente ed il passato, tra l’autore ed il personaggio, tra i nostri giorni ed i giorni di Rimbaud in una sovrapposizione dei piani che sorprende e conquista il lettore, l’ascoltatore diventa protagonista, diventa la penna che scorre sul foglio bianco da interrogare ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Momento indimenticabile l’intervento di Renato Minore alla Sapienza, quasi una Lectio magistralis dai contorni modernissimi di un approccio verso gli altri capace di spezzare la solitudine di chi scrive in un abbraccio collettivo con chi legge o ascolta.
Liliana Biondi, Corrado Calabrò, Renato Minore e Anna Manna
Il Premio avviato su questo percorso di grande spessore culturale non poteva diminuire come intensità. Ed infatti ha mantenuto la promessa : le performance poetiche di Eugenia Serafini, pittrice notissima e poetessa raffinata, di Antonella Pagano che ha rivissuto, scrivendo e recitando, il dramma della poetessa Isabella Morra avvolta nel tulle di un metaforico abita da sposa, i versi al femminile di Jole Chessa Olivares sintesi perfetta e purissima dell’anelito alla dimensione altra e lo sguardo alla concretezza dei problemi, hanno mantenuto alto il livello della manifestazione.
La relazione di Tiziana Marini su Sibilla Aleramo ha aperto lo scenario alla passione. Che in questa occasione si è stemperata nella atmosfera raffinatissima che da veri intellettuali la coppia formidabile Sabino e Diana Caronia hanno creato con i loro interventi degni di un dialogo teatrale.
Scivolando con grazia verso i ricordi di una Roma che forse non esiste più ma ancora conserva il fascino della riproposta intellettuale di figure che non ci sono più. Il futuro di questa famiglia di letterati amici si leggeva negli occhi di Neria De Giovanni, severa ed affascinante, pensosa e consapevole, donna di cultura capace di grandi organizzazioni e di grandi collaborazioni. Così è già nell’aria l’evento del 9 maggio prossimo al Libero Sindacato Scrittori italiani. A Palazzo Sora, nel cuore di Roma, si svolgerà l’Incontro AMBIENTE E CULTURA – Quando il luogo diventa paesaggio dell’anima curato da me, con la partecipazione prestigiosa di Neria De Giovanni presidente di giuria del Premio Italia mia, che dedica l’Evento al decennale del terremoto aquilano ed ai suoi artisti impegnati a celebrarlo. Nell’ occasione si svolgerà anche la Cerimonia di premiazione del Premio ITALIAMIA.
Corrado Calabrò e Neria De Giovanni al tavolo della presidenza
A che serve un Premio letterario? Forse a raccontarci la Speranza, la ricerca incessante di artisti verso nuove promesse, paradisi sognati e poi persi, domande sempre in bilico e mai sbrogliati, a riallacciare canovacci sgualciti, ferite mai sanate, terremoti dell’anima. Forse semplicemente a fotografare il paesaggio terribile mai definito completamente: il paesaggio dell’anima.
Che il 25 marzo alla Sapienza è stato scandagliato anche dalle poesie di Antonella Anedda, magnificamente recitate da Maria Teresa Calabrò, figlia d’arte!
L’autrice, anche lei premiata con la targa firmata Antonio Fiore, lontana per motivi professionali, è comunque stata avvertita nel cuore dei presenti come una presenza concreta e vitale. In un dialogo che supera le dimensioni spazio- tempo. In un anelito verso l’illimite, questo affascinante commensale nella tavola della vita, dove si riesce a volte ad azzerare le distanze del cuore soltanto attraverso la ricerca poetica. E non è poca cosa!
ANNA MANNA
L’autrice di questo articolo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.
Una grande festa in omaggio ad Alda Merini, con poeti, parole, musica e tante sorprese realizzata in occasione della Giornata mondiale della Poesia A conclusione degustazione di Assenzio, il liquore dei poeti maledetti.
Giovedì 21 marzo 2019 a partire dalle ore 18:00
Libreria Eli Viale Somalia 50 A – Roma
Il 21 marzo sarà la giornata mondiale della Poesia e anche la ricorrenza della nascita di Alda Merini. Due occasioni che hanno spinto il mensile “Leggere:tutti” e la Libreria Eli, nuovo grande spazio culturale della Capitale ad organizzare a Roma un evento assolutamente in controtendenza rispetto alla realtà di oggi: in un mondo “urlato”, caratterizzato dal culto dell’immagine, dell’apparire, giocato sul presente e sulla presenza, non solo fisica ma soprattutto sui social (Twitto, quindi sono!), la Poesia è una necessità, una reazione a ciò che distrae dall’essenziale portandoci nel fondamentale spazio della riflessione. “Per noi SOCIAL – indica Sergio Auricchio di “Leggere: tutti” – vuol dire socialità, tra persone fisicamente vicine e non estranee e lontane: per questo invitiamo tutti i partecipanti a non usare i social durante l’incontro. I protagonisti in una sorta di happening saranno i Poeti, ma non solo: saranno coinvolti attori, scrittori, cantautori, musicisti tutti ci porteranno dei regali e loro stessi, donando, li riceveranno. Abbiamo bisogno di Poesia!”.
Durante la serata, presentata da Gino Manfredi, “regaleranno” al pubblico le loro poesie, lette ed interpretate, dai seguenti autori: Simone Di Biasio, Marco Giovenale, Daniela Attanasio, Franco Buffoni, Nicola Bultrini, Silvia Bre, Claudio Damiani, Ennio Cavalli, Michela Zanarella eGinevra Lilli. Ad integrare questa “mise en poésie” accompagnata musicalmente da Oscar Bonelli, ci saranno performance trasversali e presentazioni di nuovi progetti. Di questa originale maratona faranno parte: Tiziana Bagatella (Omaggio ad Alda Merini); Mimmo Locasciulli(Poesia e Canzoni d’Autore); Annalisa Nicastro (Lancio del concorso Poetry Card); Antonio Paolini (Degustazione di vini e Poesie); Gianni Zagato (La Poesia nelle opere di Rossini); Fiorella Cappelli (La Poesia In Vernacolo); Flaminia Cruciani (Lezioni di Immortalità: la Poesia dell’Archeologia), Lucilla Noviello (In occasione della X edizione della nave dei libri per Barcellona: Le rose e le parole).
In tale ambito sarà anche presentato il calendario della decima edizione dell’iniziativa “Una Nave di Libri per Barcellona”, in programma dal 20 al 25 aprile su una delle navi ammiraglie della Grimaldi Lines (maggiori info al sito: http://www.leggeretutti.net/site/leggeretutti-torna-con-una-nave-di-libri-per-barcellona/)
E per concludere la serata, in perfetta sintonia con il concept e l’atmosfera dell’evento, sarà offerto in degustazione l’Assenzio, il liquore dei Poeti maledetti!
La partecipazione è gratuita ma è consigliato prenotare con email a info@leggeretutti.it
Il 25 Marzo 2019 alle 16,00 a Roma, presso il Centrodi documentazione europea(CED) “Altiero Spinelli” alla Facoltà di Economia e Commercio della Università “La Sapienza” (Via del Castro Laurenziano 9 – Viale Ippocrate) avrà luogo la cerimonia ufficiale di consegna del premio “Europa e Cultura” nell’ambito del Progetto “Le Rosse pergamene del Nuovo umanesimo” ideato e presieduto dalla poetessa e scrittrice Anna Manna.
L’iniziativa è nata nel 2013 in occasione di un convegno, ideato e organizzato da Anna Manna, dedicato al poeta antropologo, il prof. Gilberto Mazzoleni, della Facoltà di Lettere, che ha visto studiosi e docenti riuniti alla presenza del Preside della Facoltà di Lettere, prof. Roberto Nicolai sulla tematica europea. Il Convegno ha avuto un seguito proseguendo il suo programma anche dopo la morte del prof. Mazzoleni.
Presso la Sala delle Bandiere dell’Ufficio del Parlamento Europeo a Roma a gennaio del 2014 è stato battezzato il “Premio Europa e Cultura” che si è svolto sotto la presidenza di Giuria del noto poeta Corrado Calabrò. La prima edizione del Premio si è svolta nel febbraio 2016 presso la Sala della Biblioteca della Camera dei Deputati alla presenza del presidente di Giuria Calabrò.
La poetessa e scrittrice Anna Manna ideatrice e fondatrice del Premio “Europa e Cultura” che da anni viene assegnato nel Centro “Altiero Spinelli” della Università la Sapienza a Roma
La finalità della iniziativa è quella di premiare personalità di spicco in ambito europeo. Il Centro di documentazione europea Altiero Spinelli ha ospitato le edizioni successive, diventando la sede stabile della Cerimonia di Premiazione.
Una sezione del Premio è dedicata al racconto della bellezza italiana nell’arte e nel paesaggio ITALIAMIA la cui giuria è capeggiata dal critico Neria De Giovanni, Presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici letterari. Infine dallo scorso anno, per volontà della promotrice, Anna Manna, la sezione poesia si è prefissa di premiare una donna.
Nel 2019 la Giuria ha deciso di premiare due importanti personalità culturali: per la poesia la poetessa prof.ssa Antonella Anedda e per la narrativa lo scrittore, saggista e critico letterario Renato Minore. Fresco di stampa è il suo ultimo libro Rimbaud. La vita assente di un poeta dalle suole di vento edito da Bompiani nel febbraio 2019.
Alla cerimonia di Premiazione, condotta da Anna Manna, seguirà il secondo Incontro “Mi faccio Europa” della Rassegna “I protagonisti nell’Europa di tutti” dedicato alle donne, dopo il precedente incontro di dicembre 2018 nel corso del quale hanno preso parte, tra gli altri, Daniela Fabrizi, Lorenzo Spurio, Jole Chessa Olivares e Michela Zanarella. In questo nuovo incontro tutto declinato alle donne prenderanno parte Antonella Pagano, Tiziana Marini, Sabino Caronia e Diana Cavorso Caronia. Madrina dell’evento sarà la poetessa e scrittrice abruzzese Liliana Biondi che il 4 dicembre scorso ha ricevuto il “Premio Europa e Cultura” 2018. Durante l’incontro si terrà una performance poetica di Eugenia Serafini e un recital di poesie al femminile a cura di Jole Chessa Olivares.
Il 28 febbraio 2019, alle ore 18,00, alla Galleria “La Nuova Pesa” di via del Corso 530 a Roma si terrà un reading di poesie “Per un mondo senza muri”, nell’ambito del movimento mondiale World Poetry Movement, a cura di Flaminia Cruciani e Michela Zanarella.
IL WPM è un movimento nato nel 2011 a Medellin, in Colombia, dove si svolge il più importante Festival di poesia del mondo, diretto da Fernando Rendon. È una iniziativa che nasce dalla fusione di diversi movimenti internazionali che hanno avvertito il bisogno di unirsi in un movimento dal respiro globale in cui la poesia è sentita come lo strumento di resistenza necessario per fondare un nuovo umanesimo, per salvaguardare la specie umana e per difenderla dai poteri alienanti e opprimenti.
A febbraio 2019 il World Poetry Movement ha organizzato un evento di risonanza mondiale “Per un mondo senza muri”, che prevede la realizzazione di circa 1000 eventi poetici che si terranno in tutto il mondo nel mese di febbraio, in cui i poeti alzeranno le loro voci coralmente contro ogni tipo di discriminazione.
Nel reading romano interverranno alcune fra le voci poetiche più significative del nostro Paese, che si intrecceranno alla voce di diversi giovani poeti. Le curatrici dell’evento hanno voluto dare spazio a un confronto generazionale significativo che sia in linea con l’abbandono di qualunque forma di discriminazione. I poeti partecipanti: Silvia Bre, Ilaria Caffio, Maria Grazia Calandrone, Fiorella Cappelli, Manuel Cohen, Davide Cortese, Renato Fiorito, Annamaria Ferramosca, Serena Maffia, Marina Marchesiello, Elio Pecora, Vittorio Pavoncello, Isabella Vincentini, Giovanna Cristina Vivinetto.
Gli accompagnamenti musicali sono a cura del giovane violinista Ivos Margoni.
Sabato 2 febbraio 2019 alle ore 18 alla Libreria di Via Giulia di via Giulia 111 “Quattro Voci – quattro poeti, quattro libri” il primo incontro e reading romano con quattro autori della collana libri di Interno Poesia: Fabrizio Falconi con “Nessun pensiero conosce l’amore”, Antonella Palermo con “La città bucata”, Annarita Rendina con “Nasse” e Michela Zanarella con “Le parole accanto”. Stili di scrittura diversi, ma la poesia a fare da protagonista assoluta. Alcune letture saranno affidate alla voce degli attori Giuseppe Lorin e Chiara Pavoni. Fabrizio Falconi (Roma, 1959) è sposato, con tre figli. Scrittore e giornalista è autore di romanzi (“Il giorno più bello per incontrarti”, Fazi, 2000; “Cieli come questo”, Fazi, 2002; “Per dirmi che sei fuoco”, Gaffi, 2012) e saggi (“Dieci Luoghi dell’Anima”, Cantagalli, 2009; “I Fantasmi di Roma”, Newton, 2010; “Le rovine e l’ombra”, Castelvecchi, 2017; “Cercare Dio”, Castelvecchi, 2018). In poesia ha esordito con “L’ombra del ritorno” (Campanotto, 1996) finalista al Premio Sandro Penna e segnalato al Premio Montale, a cui hanno fatto seguito “Sub Specie Aeternitatis” (Aletti, 2004), “Poesie 1996-2007” (Campanotto, 2007) e “Il respiro di oggi” (Terre Sommerse, 2010). Sue poesie sono apparse su varie riviste italiane, e sul numero monografico dedicato dalla rivista “Tri-Quarterly” (n. 127/2007) alla poesia contemporanea italiana, tradotte da David Lummus e Robert Pogue Harrison. Antonella Palermo è nata a Campobasso nel 1973. Giornalista, vive e lavora a Roma come conduttrice radiofonica, occupandosi prevalentemente di approfondimenti dell’attualità. Ha esordito in poesia nel 2012 con la raccolta “Le stesse parole” (LietoColle), prefazione di Davide Rondoni. Annarita Rendina è nata a Napoli nel 1988 e vive a Monte di Procida, piccolo comune del litorale flegreo. Ha conseguito la laurea specialistica in Filologia Moderna. Il suo saggio Il Fantomas di Cortazár. La dis-attesa del supereroe è presente nel volume Le Attese. Opificio di letteratura reale/2 (a cura di E. Abignente ed E. Canzaniello, Ad Est dell’Equatore, Napoli, 2016). Si è occupata per anni di immigrazione e ha insegnato italiano come lingua seconda per un’associazione di volontariato e per l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino. È docente di materie letterarie presso il liceo Seneca di Bacoli. “Nasse” è la sua opera prima. Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD) nel 1980. Dal 2007 vive e lavora a Roma. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: “Credo” (2006), “Risvegli” (2008), “Vita, infinito, paradisi” (2009), “Sensualità” (2011), “Meditazioni al femminile” (2012), “L’estetica dell’oltre” (2013), “Le identità del cielo” (2013). In Romania è uscita in edizione bilingue la raccolta “Imensele coincidente” (2015). È inclusa nell’antologia “Diramazioni urbane” (2016), a cura di Anna Maria Curci. Autrice di libri di narrativa e testi per il teatro, è redattrice di “Periodico italiano” e “Laici.it”. Le sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, arabo, spagnolo, rumeno, serbo, greco, portoghese, hindi e giapponese. Ha ottenuto il “Creativity Prize” al “Premio Internazionale Naji Naaman’s 2016”. È ambasciatrice per la cultura e rappresenta l’Italia in Libano per la “Fondazione Naji Naaman”. Socio corrispondente dell’Accademia Cosentina, fondata nel 1511 da Aulo Giano Parrasio.
Il nuovo romanzo dell’autrice romana Liliana Manetti, La nuova favola di Amore e Psiche (L’Erudita, Roma, 2018) si presta a una lettura spigliata che porterà il lettore a consumare le poche pagine in un tempo limitato. Piacevole e a tratti divertente, la scrittura della Nostra predilige un linguaggio che trae i suoi lessemi dall’ordinario, senza superfetazioni e magniloquismi di genere; l’ordinarietà della sintassi adoperata e lo stile sobrio e di facile accoglimento, consentono la semplice appropriazione del lettore dell’intero intreccio che si dispiega, forse in alcuni punti in maniera un po’ troppo veloce, lungo le pagine del volume. Il lettore non può che pregustare il mistero che l’invade dinanzi alla copertina del libro dove campeggia un disegno con toni bicromatici nero-verde in cui la testa di una giovane donna, con un’espressione leggermente seria, fuoriesce dal camino di una casa in legno stile americano. Neppure il colophon aiuta a identificare il possibile autore di tale raffigurazione o la plausibile significazione o finalità dell’opera, affinché il lettore possa procedere con applicazione concreta ai temi e alle nervature sentimentali dell’opera stessa.
Dopo il romanzo breve Shabnam (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) che avevo avuto il piacere di prefare e nel quale Liliana Manetti affrontava il tribolato tema dell’amore tra individui di diverse culture (in uno scenario difficile e austero quale quello dell’Afghanistan della seconda metà del Secolo scorso), nel nuovo romanzo ripropone il tema dell’amore elevandolo, con una chiave di raffronto, all’epico, alla mitologia classica.
Nella nota di apertura al volume, siglata da Costanza Inglese, si passa in rassegna la centralità della celebre opera di “Amore e Psiche” del Canova e della sua ricchezza espressiva fino ad arrivare a una nutrita ma forse incompleta elencazione di opere, tanto scultoree che pittoriche, che letterarie o musicali, che hanno ripreso il tema, l’hanno fatto proprio e l’hanno riproposto. Ciò, a qualche altezza, è ciò che fa la stessa autrice del romanzo che, parallelamente, narra di due storie: una ordinaria e al presente, quella della giovane Kiyomi innamorata di un uomo che sembra averla abbandonata senza dare delle spiegazioni, l’altra, appunto, quella del mito di Amore e Psiche, degli eterni amanti. Se cambiano le temporalità: il presente del vissuto al momento nella storia di Kiyomi e l’assoluto, il classico, l’eterno e il sospeso del mito, cambiano anche le appartenenze geografiche: la storia di Kiyomi, che in italiano significa “Bellezza Pura”, si svolge in Giappone, nell’impero del Sol Levante, con un explicit che necessita lo spostamento della donna sino a Parigi, nella vecchia Europa. Il mito ovidiano dell’amore, invece, come ciascun mito e narrazione che ha a che vedere con l’universo pluriforme delle divinità, non ha collocazione geografica in sé definita e, come per la sospesa temporalità, lo situa in uno spazio potenzialmente infinito e illimitato. Il legame tra le due storie è connaturato nella corporeità stessa dell’amore: la giovane Kiyomi necessita uno spostamento fisico per ritrovare il suo uomo al quale finalmente si ricongiungerà, anche carnalmente (com’era auspicabile) producendo anche progenie e inaugurando una famiglia. D’altro canto se pensiamo all’unità di marmo del Canova resa dai due individui abbracciati, teneramente avvolti e sfumati da linee leggere di movimento, non possiamo che credere, appunto, in questa composizione fisica, materica, strutturalmente compatta e concreta che è l’amore.
La poetessa e scrittrice romana Liliana Manetti
Del mito classico si rimanda anche alle celebri metamorfosi di cui Ovidio Nasone fu senz’altro il più grande narratore, finanche de L’asino d’oro di Apuleio. Il tema dell’asino, tra le altre cose, è di fondamentale significazione all’interno della comunicazione narrativa e per il tema della trasformazione e dell’acculturazione se pensiamo ai cambi di stato e all’umanizzazione finale del giovane Pinocchio, da scapestrato burattino a bambino diligente passando, per l’appunto, anche da ciuco che viene battuto, umiliato e venduto. Non mi pare un collegamento ininfluente se prendiamo in considerazione che nel titolo dell’opera la Nostra parla di “favola” in relazione ad Amore e Psiche e non tanto di “mito”, come la teoria dei generi e la convenzione imporrebbe. La storia di Liliana Manetti non è un smash-up del mito, né una sorta di sequel, difatti finisce per essere un mero spunto narrativo per dar spazio alla reale storia e, trattandosi di una vicenda a lieto fine dove l’amore, contrariamente a quanto accade nella crudezza del mondo, vince, la rende nei termini di “favola” essendo appunto una storia d’amore edenica e, se vogliamo, idealizzata o dai tratti d’invidiabile buonismo.
Mi sento di dire che l’opera di Liliana Manetti, dal piglio istrionico e dove i parallelismi tra le due storie non finiscono per sembrare forzati, sia una vicenda curiosa da leggere che può dar l’opportunità, appunto, a una ricerca maggiore direzionata verso il mito, le divinità classiche, la cultura umanistica, proiettata, in una parola sola, verso il Bello.
Lorenzo Spurio
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Antonio Damiano è nato nel comune di Montesarchio, nel Beneventano, ma da anni vive e Latina. Si è laureato in Lettere e Filosofia e, in quanto alla sua passione poetica, ha pubblicato sinora quattro libri: Come farfalle(Montedit, Melegnano, 2013),Come le foglie(Ass. I due colli, Torre Orsina, 2015), Versi d’autunno(Genesi, Torino, 2016) e il recente Le orme dei giorni (Stravagario, Minturno, 2018). Ampiamente apprezzato dalla critica e dall’ambiente letterario ha all’attivo circa trecento premi tra podi e premi speciali conseguiti in altrettanti concorsi letterari nazionali. Nell’aprile 2018 gli è stato attribuito il “Premio alla Carriera” da parte dell’Associazione GueCi di Rende (CS)presieduta dalla poetessa Anna Laura Cittadino.
Particolarmente attento alle dinamiche socio-civiliche interessano il nostro oggi (ma non solo, come vedremo a seguire), Damiano nel corso degli ultimi anni si è imposto nello scenario ampio e variegato dell’universo delle competizioni letterarie quale anima sensibile verso ciò che accade non solo nella realtà di Provincia e nel Belpaese, ma nel mondo tutto, dimostrando capacità di analisi non indifferenti e un sentimento umanitario che lo rende vero cittadino di questo scapestrato mondo. I versi di Damiano non sono mai tesi a denunciare in maniera reproba i mandanti, gli esecutori diretti e chi ordisce il Male e alimenta le violenze, semmai a leggerle con occhio compassionevole e attento, a sottolinearne la gravità, a indagarne le ragioni e, ancora una volta, a solidarizzare con il represso, colui che viene battuto o cacciato. […] Per parlare di questo nuovo libro di Damiano non si può prescindere dai ricchi ed esaustivi apparati critici in apertura e chiusura di cui esso è dotato, brani esegetici che arricchiscono di per sé la caratura del volume e del Poeta di Latina permettendocene una lettura e un approfondimento radicali e persuasivi che ci consentono di avvicinarci all’opera e di gustarla in maniera ancor più saporosa. La poetessa Patrizia Stefanelli dedica pagine particolarmente apprezzabili sottolineando il forte realismo e pregnanza della lirica di Damiano parlando, al contempo, di una “odeporica essenza” (4) che si realizza in quell’intendimento spontaneo atto a esperire la poesia, e la scrittura tutta, come un viaggio. […] Il critico Cinzia Baldazzi, con una gamma variegata di riferimenti a intellettuali a lei amati nei quali ravvisa “consonanze” con alcuni versi di Damiano, si focalizza su un altro aspetto dominante del volume da lei definito nei termini di “cosalità dei significati quotidiani” (108) a intendere quel legame forte e spontaneo, sentito e immanente, che l’uomo ha con l’universo oggettuale che lo circonda, il contesto abitativo e sociale, finanche le pratiche rituali e celebrative che appartengono a quel dato “essere” nell’ hic et nunc.
La mappatura di qualcosa di sconfinato è sempre impossibile.Andare a indagare dove termina un colore e inizia l’altro, intravedendo una possibile gradazione intermedia e dando ad essa un termine, è un qualcosa di difficile o forse semplicemente illusorio. I colori sono una delle prime realtà con la quale il bambino entra a contatto una volta partorito, per questo l’importanza delle tinte nei giocattoli e, poi, nei giornalini da colorare opportunamente seguendo le indicazioni. Il colore, proprio come l’universo più ostico dei numeri, rappresenta una costante che, sin dalla scuola primaria, permette all’individuo l’adozione di un metro che poi è quello dell’organizzazione e dell’individuazione in categorie logiche e strutturali.
Ciò che è nero non può essere al contempo bianco eppure, sempre alle elementari, veniva proposto un modello logico fondato su un procedimento forse di difficile persuasione sulle giovani menti secondo il quale un colore non ha effettivamente mai un contrario. Cioè, se proprio dovessimo strutturare un discorso per antipodi, per ambiti in sé opposti e contrastanti, allora veniva dato d’intendere ‒ increspando in maniera sensibile il giovane cervello del ragazzino ‒ che il contrario di bianco è semplicemente (o forse troppo tecnicamente) “non bianco”. Vale a dire che ciò che non ha a che fare con il bianco non è per forza di cose individuabile nell’annullamento totale del bianco e che, se proprio si volesse pensare alla negazione del bianco, allora si potrebbe anche proporre un incarnato, un rosso fiammante o, ancora un blu cobalto. Sta di fatto che il colore ha sempre affascinato il bambino e, più in generale, l’uomo curioso, colui che ravvisa nella composizione fisica degli oggetti e degli ambienti che abita significati non solo pratici e patenti ma anche evocativi, simbolici e altro ancora. Ciò avviene non solo con il colore ma anche, ad esempio, con la forma. Sono ambiti che vengono appunto utilizzati nelle primissime classi in varie maniere: di utilizzo di colori a pastello o pennarello a significare i topos di quelle determinate sfere cromatiche e le strutture di definizione, i perimetri di forme regolari che vengono proposte semplicemente o in maniera allungata, sovrapposte e in prospettiva o in situazioni ad incastro. […] Laura De Luca, radiogiornalista e autrice radiofonica e teatrale, ha elaborato un progetto che reputo significativo e riuscito attorno all’universo dei colori visti, letti e interpretati emotivamente da una serie di poeti contemporanei. Le loro composizioni fanno parte di quest’opera, “La cognizione del colore” pubblicata recentemente per i tipi di fuorilinea di Monterotondo (Roma).
Il 13 dicembre 2018 verrà pubblicata la nuova fatica letteraria della poetessa e scrittrice romana Liliana Manetti, il romanzo “La nuova favola di Amore e Psiche” per i tipi delle Edizioni L’Erudita, marchio indipendente della Giulio Perrone editore.
La storia contenuta nel romanzo ha a che vedere con un legame d’amore tra due ragazzi giapponesi dei nostri giorni attratti e destabilizzati da un sentimento totalizzante, proiettato alla ricerca convinta di un “lieto fine”. Un mix tra arte e narrativa, dove la protagonista, oltre a essere la giovane Kiyomi, è la statua di ‘Amore e Psiche’ di Canova e la favola omonima di Apuleio.
L’opera sarà presentata al pubblico il prossimo 15 dicembre. L’evento si terrà presso il noto locale della Capitale, il Polmone Pulsante (Salita del Grillo n°21) alle ore 18.30. L’incontro sarà moderato dal giornalista Vittorio Lussana, direttore del sito di approfondimento politico “Laici.it” e della rivista mensile “Periodico italiano magazine”, dalla poetessa e giornalista Michela Zanarella e dal giornalista e attore Giuseppe Lorin.
Durante l’evento si esibirà in una performance l’attrice Chiara Pavoni.
Al termine dell’evento ci sarà un buffet libero per tutti i presenti.
L’autrice
Liliana Manetti (Roma,1980) è laureata in Filosofia. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie: “L’ultima romantica”, “Il fiore di loto. Storia di una rinascita”, “La mia Arpa”; ha partecipato con alcune sue liriche a numerose antologie poetiche. Il suo ultimo romanzo, “Shabnam. Ladonna che venne da lontano” (con prefazione di Lorenzo Spurio) ha ispirato anche un monologo teatrale. Attualmente lavora come redattrice nel programma radiofonico “Live Social”, su “Radio Roma Capitale”, e come redattrice nei periodici mensili on-line “Periodico Italiano Magazine” e “Laici.it”.