45 autori uniti per “Il viaggio- Il canto”, primo volume di un progetto di Vetrina delle Emozioni

IL VIAGGIO – IL CANTO

Progetto di Vetrina delle Emozioni (Progetto web-CD)

 

Vetrina delle Emozioni, il Viaggio, il Canto Vol. 1Il Progetto Vetrina delle Emozioni. Il Viaggio, il Canto. Vol. 1 nasce come progetto di promozione comune grazie alla partecipazione di tutti gli autori – artisti presenti nella suddetta opera.

Questo progetto è stato realizzato da 45 artisti…. non c’è miglior luce, del piacere di condividere le nostre emozioni.

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© TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI

Il Progetto Vetrina delle Emozioni. Il Viaggio, il Canto. Vol. 1 è stato curato da: Gioia Lomasti, Marcello Lombardo, Stephen Alcorn, Francesco Arena, con un’introduzione a cura di Lorenzo Spurio e una nota di chiusura  a cura di Emanuele Marcuccio.

Editing impaginazione a cura di: Francesco Arena e Gioia Lomasti

Editing creazione supporto digitale a cura di: Marcello Lombardo e Gioia Lomasti

Original images: Sthephen Alcorn – www.alcorngallery.com

Original photos: Nicola Matta, Alessia Cutrufo

Editing images & photos: Francesco Arena, Gioia Lomasti 

 

SI RINGRAZIANO TUTTI COLORO CHE HANNO PARTECIPATO CON UN LORO RACCONTO O POESIA

Stephen Alcorn, Norman Zoia, Fabio Amato, Francesco Arena, Ivan Bacchion, Gennaro Bertetti, Carmen Biella, Carlo Bonanni, Mariano Brustio, Daniele Capuozzo, Donatella Calzari, Susanna Cargasacchi, Tamara Cavina, Vincenzo Cinanni, Gaetano Cuffari, Alessia Cutrufo, Alessandro Maria Marcello D’Angelo, Sergio De Angelis, Rebecca Figini, Mario Fiori, Valter Fornasero, Flavio Girardelli, Luca Ispani, Stefano Leoni, Gioia Lomasti, Marcello Lombardo, Emilio Lonardo, Fausto Giovanni Longo, Alessia Marani, Emanuele Marcuccio, Gilda Massari, Nicola Matta, Guido Mattioni, Matteo Montieri, Federico Negro, Marco Nuzzo, Cristina Pelucchi, Ornella Pennacchioni, Giacomo Seccafien, Alessandro Spadoni, Lorenzo Spurio, Chiara Taormina, Michela Zanarella, Anna Pizzuti.

 

A cura della Sezione di promozione Autori ed Artisti
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“Dolce al soffio di De André” di Gioia Lomasti, la nuova edizione

Gioia Lomasti  presenta la sua nuova Opera  Dolce al soffio di De André di Gioia Lomasti – Riedizione Ottobre 2012 Rupe Mutevole Edizioni

COMUNICATO STAMPA

 
Si inaugura la riedizione di “Dolce al soffio” di Gioia Lomasti, al Milano Book Fair – Ottobre 2012, opera poetica dedicata al cantautore Fabrizio De André ed ispirata alle sue canzoni, che ne sottolinea i passaggi in tintura e in vernissage particolari, provocazioni al piatto sentimento che si concretizzano nella Poiesis, nella costruzione della Femina Faber, la Lomasti, appunto, che assurge fra distici, terzine edenjambement, concretizzando il sogno di De André in quella “Direzione ostinata e contraria“, seppur restando nella propria sublimità di una quasi impercezione. Non siamo di fronte ad un esercizio di metrica, ma è interessante il verso nell’abituare il lettore al canto intimato, mai forzato eppur scorrevole e ritmico.

Un must per gli amanti del Cantautorpoeta e per chi ha piacere nella lettura della poesia di valore.

Ad impreziosire ulteriormente questa seconda ristampa, partecipano Stephen Alcorn per la concessione delle linoleografie in copertina e all’interno libro, Norman Zoia, paroliere/coautore di Pino Scotto e dei Vanadium, Mariano Brustio, memoria storica del Faber, il giornalista e critico Alessandro Spadoni, Alessandro D’AngeloMarco Nuzzo e Marcello Lombardo per la Direzione d’opera.

L’opera include la bibliografia dell’autrice a cura di Emanuele Marcuccio, la biografia curata da Marcello Lombardo e la sezione progetti a cura di Francesco Arena.

Dolce al soffio di De André Opera edita da Rupe Mutevole edizioni, e’ inserita nella collana Sopralerighe diretta da Gioia Lomasti.

Di Marco Nuzzo e Marcello Lombardo

 

DALLA PREFAZIONE

La poesia è liberazione dell’anima, capacità di andare oltre il reale per raggiungere quell’indefinita sfera del nostro essere che è l’inconscio. È un’operazione complessa, autentica, inimitabile se condotta con l’unico fine di comprendere l’umanità nascosta in ciascuno di noi e quelle spinte interiori che ci muovono e ci rendono unici e irripetibili. È un viaggio difficile, mai sicuro, e che non sempre paga. Molti sono coloro che si sono perduti o hanno preferito rinunciare e affidarsi al tecnicismo modaiolo che oggi imperversa in ogni ambito della cultura. Pochi hanno tenuto duro con costanza e abnegazione raggiungendo il cuore più profondo del “fare poesia”. Non c’è alcuna ricompensa, se non quella di aver tentato di dare un senso alle dinamiche oscure che ci circondano, di aver messo in luce quel sublime assurdo impasto di passioni, istinti, egoismi che identificano la nostra anima. In questo Gioia Lomasti è certamente una navigatrice esperta che ha saputo unire alla melodia del verso la più profonda capacità di muoversi attraverso i gorghi dei sentimenti umani per renderli manifesti al lettore nella loro drammaticità e intensità. L’impegno della poetessa ravennate va oltre il compiacimento estetico della parola e si concentra su quella musicalità dolente e densa di significato che affonda le sue radici nella più genuina e spontanea espressione delle problematiche umane. A questo si unisce la riflessione sulla lezione del grande cantautore Fabrizio De André che ha non solo influenzato la prosa metrica della Lomasti, ma ha anche definito l’ossatura di un pensiero poetico che si è sviluppato e concretizzato nella sua profondità di intenzione e ragionamento. Lungo il delicato fraseggio della sua poetica si scorge la “delicatezza” di un’anima che intende andare incontro all’altro, comprenderlo, amarlo. Nessun giudizio, nessuna pretesa di imporre una propria visione dell’esistenza che è sempre particolare, soggettiva, imperfetta, ma un autentico desiderio di far nascere nel lettore passioni inaspettate che le mettano in condizioni di riflettere sul proprio agire quotidiano, sui propri errori e di porvi in qualche modo rimedio. In questa azione “maieutica” di rimessa in discussione delle proprie certezze fa da sponda una padronanza assoluta del linguaggio metrico, della parola evocativa che scardina i sigilli dei nostri segreti per arrivare al nocciolo della nostra esistenza, del nostro “esserci qui ed ora” con tutte le fragilità, le differenze, le debolezze che ci caratterizzano e ci rendono così meravigliosamente umani. La lettura è diretta, rapida, ma, al tempo stesso, di sconvolgente complessità in modo tale che nulla è dato per scontato e il significato va recuperato solo al termine della lettura. Un libro che non va soltanto letto, ma afferrato nella sua autenticità, nella sua bellezza, nella sua sensibile emotività.

A cura di Alessandro Spadoni
Giornalista e critico letterario

 

 

DIRITTI IMMAGINI LINOLEOGRAFICHE

STEPHEN ALCORN

©2012 THE ALCORN STUDIO & GALLERY

www.alcorngallery.com

 

Gioia Lomasti nasce nel luglio 1973 a Ravenna dove vive e lavora in ambito culturale Promotrice di scrittura.
Redazione e rassegna stampa presso vetrinadelleemozioni.blogspot.com, direzione di collane editoriali dedite alla poesia-prosa-narrativa, direzione di antologie AA.VV. Coordina assieme a Marcello Lombardo e al suo Staff di collaboratori il sito vetrinadelleemozioni.com quale canale per un supporto di promozione artistica dedita agli autori. Cura centinaia di pagine nel web e su Facebook ponendo in risalto autori emergenti di talento. Opera nel sociale, crede nel valore dell’amicizia, fonte di vita e condivisione.

Link di riferimento: www.poesiaevita.com

 

Info ordini info@vetrinadelleemozioni.com
Quest’opera sarà immagine d’impegno per la realizzazione di progetti benefici

“Profumo di tigli in fiore” di Maristella Angeli, prefazione a cura di Emanuele Marcuccio

Profumo di tigli in fiore (Poesie d’amore)
di Maristella Angeli
Rupe Mutevole Edizioni, 2012 – Collana: Sopra le righe
ISBN: 978-88-6591-220-1
Genere: Poesia
Prefazione e cura dell’opera: Emanuele Marcuccio
Prezzo: 10,00 €

 

 

PREFAZIONE

a cura di EMANUELE MARCUCCIO

 

Maristella Angeli, nota poetessa nel panorama letterario emergente, ci offre in questa sua ultima silloge, la settima per la precisione, un ampio squarcio di vita amorosa, con tutti i suoi dolci profumi e sapori che l’accompagnano, quasi palpabili, a partire dal titolo Profumo di tigli in fiore, come a denotare – ci rivela l’autrice nell’omonima lirica (incipit dell’intera raccolta) – una primavera d’amore, che si vorrebbe non finire mai.

Un’intera raccolta di poesie d’amore, in cui questo sentimento universale, come ben lo definisce la Angeli nella presentazione, viene affrontato in tutte le sue più ampie sfaccettature; dai sogni di bambina di “Amore ritrovato”, dove l’amore viene rappresentato come la concretizzazione di tutti i sogni “ricordi/ immagini di bambina/ […] fiori di campo/ ora trovo sul tavolo/ eterno amore/ ritrovato” al felice incontro amoroso di “Notte”, dove la premurosa presenza dell’amato è necessaria per non perdersi nel buio misterioso della notte: “mistero di un mondo onirico/ la tua mano stringe la mia/ dà conforto/ […] affinché non mi perda/ in quel buio”. Dall’idillio amoroso di “Boccioli di tenere rose”, dove nell’amplesso le categorie di spazio e di tempo sembrano per sempre smarrite “colgo l’attimo/ fermo l’orologio della vita/ entro nella goccia del tuo profumo/ assorbendomi in te” esprimendo così un amore incontaminato di due anime e di due corpi fusi indissolubilmente, all’ansia per la lontananza dell’amato in “Senza di te”: “così naturale è il vivere insieme/ la lontananza sembra impossibile./ Riguardo le nostre foto/ […] per non perdere neanche un attimo/ di noi”.

Non mancano, però, temi più giocosi, dolcemente ingenui e fanciulleschi, come in “Un mondo tutto per noi”, basta chiudere gli occhi per immaginare un mondo favoloso e incantato: “per tetto il cielo con stelle di meringa/ una luna di formaggio per te/ per coperta un manto/ di petali di petunia e rododendro/ […] la cucina costruita da gnomi pazienti/ odore di zenzero e canna da zucchero/ alle finestre tendine cucite con raggi di sole”. È evidente che la nostra autrice non ha mai smarrito lungo il cammino la bambina di un tempo, “quando i girasoli sembravano seguirmi”. Come scrisse il grande Pablo Neruda (1904-1973), “Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé”.

Tra tutte si stende solitaria una lirica sulla delusione amorosa “La prima delusione d’amore”: “parvenza graziosa/ solo apparenza/ sentimento non era/ […] lui è con un’altra/ e giurava amore per te”.

Degni di nota sono i vari termini inglesi, adoperati sempre con grande delicatezza e musicalità, come in “Gli attimi vissuti con te”, “se il tempo esaudisse i desideri/ apporrei dei post chiedendo/ di afferrare gli attimi/ vissuti con te”; o come nelle interessanti metonimie di “Foto di vita”, “foto in versi descrittivi/ feed-back di ieri/ flash incorniciati di fiori.

Una raccolta che vi rapirà per la sua semplicità di espressione e profondità dei contenuti, per la musicalità abilmente impiegata e la fluidità del verso, dove i segni di interpunzione sono quasi del tutto assenti, raramente l’autrice vi ricorre e, quando lo fa, esclusivamente per esigenze di musicalità e di fluidità del verso. Un poetare maturo, che concorre a costruire una mirabile architettura di passioni e di emozioni, dove l’eloquio poetico non è dato dal significato delle parole o dai correlativi oggettivi utilizzati ma dall’abile e consumata disposizione e posizione sul verso.

 

EMANUELE MARCUCCIO

 

Palermo, 7 maggio 2012

 

QUESTO TESTO VIENE PUBBLICATO DIETRO GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE.

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE IN FORMA INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Intervista a Gaetano Cuffari, a cura di Gioia Lomasti

Intervista a Gaetano Cuffari

a cura di Gioia Lomasti

Come scrivi le tue opere, su carta o col computer?

Dipende dalle circostanze: è una questione di insight, di ispirazione, di raccolta di idee, anche. Mi affido alle percezioni del momento, per cui può risultare a me più convincente scrivere in un modo piuttosto che nell’altro.

I testi escono di getto o li elabori?

I testi rappresentano un’idea ed il significato che attribuisco ad essa; sovente può capitare che io senta il bisogno di ricercare la completezza di questo significato attraverso la scelta di parole più adatte a dare le giuste sfumature espressive.

A che età’ hai cominciato a scrivere?

Ho sempre scritto, da che ho memoria. Negli anni sono cambiate le formule, ma sono sempre stato attratto da questo esercizio.

Qual è la tua atmosfera ideale per la scrittura?

Sicuramente quella generata dallo stare in compagnia di me stesso; amo dedicare una parte del giorno o della notte soltanto ai miei pensieri ed è questo clima di ricercato isolamento che spesso facilita il mio scrivere.

In una parola, cos’è per te la scrittura?

Passionalità

Cosa traspare dalle tue poesie?

Le diverse sfumature di tutti i miei stati d’animo, le mie riflessioni, le mie attenzioni; ecco, direi che probabilmente dalle mie poesie traspare il senso del mio stare dentro la vita.

Perché, secondo te, la poesia ha minor pubblico rispetto alla narrativa, tanto da esser considerata di nicchia?

Credo che questa convinzione sia legata principalmente alla diversa percezione che si ha della poesia rispetto alla narrativa e al clima culturale dentro il quale tale percezione si determina. Non sempre la poesia e la narrativa accolgono la stessa tipologia di lettore e tale condizione è determinata, a mio modesto avviso, dal differente modo di “sentire” queste due forme comunicative, attribuendo ad esse una differente finalità.

Hai nuovi progetti in cantiere? Puoi svelarci in esclusiva delle news?

Ho nuove e vecchie idee ma preferisco svelare ciò che esiste e non ciò che potrebbe esistere …

Tra poesia e narrativa, cosa scegli e perché?

Sono legato sia alla poesia che alla narrativa; la scelta dell’una piuttosto che dell’altra nelle mie giornate è determinata dai momenti che attraverso, dai diversi stati emotivo/percettivi in cui mi trovo, quindi scelgo entrambe.

Cosa pensi del mondo virtuale riguardo alla promozione dell’arte?Ritieni che internet sia un buon strumento di visibilità’ ?

L’esistenza del mondo virtuale e di internet ha giocato un ruolo fondamentale per la trasmissione culturale in genere e di quella artistica nello specifico. Ritengo che “la Rete” sia un ottimo strumento di visibilità per chi vuole promuovere o conoscere.

A tuo parere, cosa occorre per diventare un bravo scrittore?

Per rispondere a questa domanda bisognerebbe innanzitutto determinare cosa intendiamo per bravo; Il bravo scrittore è colui che scrive bene oppure che vende bene? Il bravo scrittore è colui che viene riconosciuto tale dai più oppure no? Personalmente ritengo che lo scrittore comunichi emozioni e la buona riuscita di questa trasmissione spesso non è soltanto il risultato delle capacità dello stesso ma di vari fattori esterni altrettanto rilevanti. Essere appagati da ciò che si scrive nel momento in cui lo si fa e riscontrare possibili miglioramenti nel confronto con se stessi credo sia il miglior sentore di crescita per uno scrittore.

Quali sono i tuoi poeti preferiti?

Non ho poeti preferiti, piuttosto ho poesie predilette, ma se dovessi fare il nome di uno o più autori che gradisco faccio il nome di Stefano Benni, che non è esattamente un poeta ma è anche un poeta o di Pasquale Panella.

Con quale genere di poesia ti identifichi?

Sono molto attratto dalle poesie che dicono e non dicono, che non rilasciano significati molto chiari ma che preferiscono affidare il loro senso alla libera interpretazione del lettore. Definirei tali versi “quadri astratti o surrealisti di parole” un affascinante gioco ad incastro in cui esplorare se stessi attraverso la lettura.

Descrivi con una definizione il tuo lavoro, Spine d’arancio

Un colorato e armonioso impasto di emozioni.

Hai un sogno nel cassetto?

Forse uno solo o più di uno ma di certo c’è che ho tanta voglia di poter vivere il sogno più grande di tutti: la mia vita.

Gaetano Cuffari è nato a Catania nel 1976. I suoi interessi spaziano dal campo artistico e poetico all’impegno civile e sociale. Laureato in Scienze Socio-Psico-Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Catania, ha pubblicato una raccolta di versi autoprodotta, intitolata “Versi Introversi” per La Nuova Copia edizioni nel 2009 e nello stesso anno ha partecipato con sue poesie alla raccolta “Essenza, Collana Poesia e Vita Vol.3 edito da Rupe Mutevole Edizioni. Ha inoltre realizzato nel 2010 un Saggio Sociologico intitolato “Il colore del Nero, Cultura e Comunicazione del crimine a Catania e in Sicilia”.

Ti ringrazio molto per questa intervista.

A cura di Gioia Lomasti per Vetrinadelleemozioni.com

GIOIA LOMASTI HA CONCESSO DI PUBBLICARE QUESTA INTERVISTA SU QUESTO BLOG. 


Intervista a Donatella Calzari, a cura di Emanuele Marcuccio

“Petali d’acciaio” di Donatella Calzari

Rupe Mutevole Edizioni, 2011, collana “Sopra le righe”

intervista a cura del Direttore Editoriale Emanuele Marcuccio

EM: Da quanto tempo scrivi, come è nato in te il desiderio di scrivere poesie?Cos’è per te la poesia?

DC: Per me la poesia è una magnifica forma espressiva, che io amo e coltivo dall’età di sei anni, quindi dai tempi della scuola elementare, periodo in cui la mia insegnante ci dettava poesie di noti autori su un apposito quadernetto. Ho avuto così modo di avvicinarmi ai grandi poeti del passato e di amare le loro splendide opere. A casa, poi, mi divertivo a creare semplici componimenti poetici, che scrivevo su un quaderno “segreto”.

EM: Cosa non deve mai mancare in una poesia in generale e nella tua in particolare?

DC: In una poesia credo non debba mai mancare il cuore dell’autore, le emozioni e i sentimenti più profondi che, veicolati da un’oculata scelta di vocaboli, possono raggiungere il cuore del lettore.

EM: E cosa non deve mai mancare nello scritto di uno scrittore?

Non deve mai mancare, secondo me, l’abilità di usare le parole come il prestigiatore fa con le carte da gioco, suscitando meraviglia, ammirazione e stupore nel lettore. È importante la struttura della vicenda narrata, ma lo è anche la forma, e questo gli scrittori classici lo sapevano bene.

EM: Dal punto di vista strettamente stilistico com’è il tuo poetare, utilizzi la metrica o solo la rima, o nessuna delle due e perché?

DC: Dal punto di vista stilistico sono vicina all’intimismo: mediante le mie poesie tento di esprimere le situazioni intime e i moti profondi dell’anima. In passato ho studiato la rima e la metrica, ma scrivo in versi liberi per puro gusto personale.

EM: Quanto tempo impieghi per scrivere una poesia?

DC: L’idea di una poesia si annida nella mia mente e lì rimane per alcuni giorni, in gestazione. Successivamente, in momenti del tutto improvvisi, è pronta per venire alla luce e io sono costretta a procurarmi velocemente carta e penna per fissarla sul foglio. In questa fase esce di getto, però, impiego molto tempo (talvolta mesi) nella sua elaborazione e nella ricerca dei vocaboli più appropriati, rispetto a quanto intendo esprimere.

EM: Sì, la poesia, in fondo, è un cercare di esprimere quello che l’anima detta, personalmente dico che è anima che si fa parola, ma che rimane sempre un cercare di esprimere, un tentare di avvicinarci, come ci insegna Ungaretti in una famosa intervista televisiva del 1961, al punto che non potremmo mai arrivare all’espressione compiuta della propria anima.Perché, secondo te, la poesia ha minor pubblico rispetto alla narrativa, tanto da esser considerata di nicchia?

DC: È indubbiamente più semplice seguire una narrazione, che deve essere scritta secondo canoni precisi, che rispondono all’esigenza di essere compresa dal lettore. A mio parere, la poesia richiede un approccio differente, meno razionale e più emotivo. Chi si accosta alla poesia, infatti, dovrebbe lasciare in secondo piano l’esigenza di comprensione del testo, importante ma non così necessaria come per la prosa, e dare ampio spazio alle emozioni che le parole dell’autore fanno sgorgare nell’intimo. Come diceva T.S. Eliot “La vera poesia può comunicare anche prima di essere capita”. L’uomo di oggi è molto razionale e questo spiega il fatto che sia meno propenso a lasciarsi andare alle emozioni, accordando la sua preferenza, quindi, alla prosa, anziché alla poesia.

EM: Quali esperienze sono state per te più significative per la tua attività di autrice?

DC: In passato, nel tempo libero organizzavo eventi culturali nella mia città, legati alla poesia e alla sua interazione con le altre forme d’arte. Ho anche fondato un’associazione di persone che si dilettavano a scrivere poesie. È stata un’esperienza veramente arricchente, sia dal punto di vista umano, che da quello artistico. Lo scambio di opinioni e commenti relativi ai propri e altrui testi, penso sia di fondamentale importanza.  Da due anni sono iscritta al social network “Facebook”, che permette, in termini più veloci e più ampi, il confronto fra gli autori, dilatandone le possibilità. Un’altra esperienza importante è stata la partecipazione all’Atelier delle Arti 2011, dove ho avuto la straordinaria possibilità di conoscere, ascoltare ed apprezzare, fra gli altri artisti intervenuti, scrittori e poeti di fama nazionale e internazionale: Umberto Piersanti (candidato al Nobel per la Letteratura nel 2005), Elisabetta Rasy, Alessandro Zaccuri, Isabella Leardini, Guido Conti, Milo De Angelis e molti altri…

EM: Perché proprio questo titolo Petali d’acciaio?

DC: Il titolo Petali d’acciaio è un ossimoro, che è poi un accostamento di parole dal senso apparentemente contrastante. Quando ho inviato le poesie a te, in qualità di curatore dell’opera, per partecipare alla selezione per la pubblicazione, avevo già in mente questo titolo, che mi è venuto così, spontaneamente. Curioso è invece l’aneddoto riguardante l’immagine di copertina. Dapprima ho pensato a un fiore, poi a una rosa, infine a una rosa rossa, ma non riuscivo a trovare la rosa che rendesse l’ossimoro del titolo. Un  giorno su “Facebook” mi sono imbattuta in una rosa rossa con un’evidente cristallizzazione sul bordo dei petali: faceva proprio al caso mio! È risultata appartenere a un blogger turco, ma alla fine, grazie al tuo prezioso aiuto, come ricorderai, ho ottenuto l’autorizzazione all’utilizzo dell’immagine, ed ecco la splendida rosa che potete ammirare sulla copertina!

EM: Sì, una copertina davvero splendida, temevo proprio di non riuscire a mettermi in contatto con l’autore di quella foto, un blogger turco! La poesia di Petali d’acciaio che ti è più cara o che ritieni più significativa?

DC: Tutte le poesie contenute in Petali d’acciaio, prima di superare la selezione per la pubblicazione, hanno dovuto superare la mia selezione personale, quindi sono quelle a me più care per svariati motivi: alcune mi ricordano particolari momenti della mia vita, altre mi hanno dato molte soddisfazioni ottenendo riconoscimenti a concorsi, altre ancora sono piaciute molto a coloro che le hanno lette. Posso dire, però, che ce n’è una che si distingue per essere l’unica dalla tematica sociale: si tratta di “Clochard”. Ricordo che era l’inverno del 2007 e spesso, tra le notizie del telegiornale c’era, purtroppo, quella del decesso di un senzatetto a causa del freddo. Io mi sono posta la stessa domanda che probabilmente si è affacciata alla mente di molti: “Com’è possibile che ai giorni nostri si possa ancora morire di freddo e di stenti in città ricche di ogni comfort, quali sono le nostre?” Per me è uno scandalo! Così, all’ennesima notizia del genere, mi è sgorgata dalla mente e dal cuore questa poesia.

CLOCHARD

A chi importa

se porto a spasso

brandelli di vita

rattoppata alla meglio

e buchi di coscienza

vuoti di solitudine

rotonde eclissi di sole?

A chi importa

se il contapassi dell’esistenza

segna centinaia di vite vissute

in una sola

sotto cieli infranti di uragani?

A chi importa

se vivo randagio

sotto ponti illuminati

da lune mai sorte

su fiumi di parole

rotolate invano?

A te importa?

Tre anni dopo, grazie a un reportage televisivo, ho scoperto che esistevano squadre di volontari che si occupano proprio di individuare le persone in difficoltà nelle notti più rigide dell’inverno e di riscaldarle e rifocillarle. Si trattava di associati alla fondazione “Fratelli di San Francesco d’Assisi”. Ho cercato l’indirizzo su internet e ho scritto loro una lettera di plauso e ringraziamento per il loro prezioso operato, rammaricandomi di non potervi partecipare io stessa e allegando la mia poesia, come piccolo, piccolissimo contributo. Mi ha risposto il Direttore che, con mia grande sorpresa, mi ha ringraziata a sua volta, affermando che l’attenzione, l’incoraggiamento e il sostegno della gente li spronano a proseguire giorno dopo giorno nella loro opera di accoglienza, assistenza, integrazione e promozione umana delle persone in difficoltà e senza fissa dimora. Ha anche aggiunto apprezzamenti per la mia poesia, dicendo che l’avrebbero inserita in qualche loro pubblicazione. Quando si dice che le poesie arrivano dove neanche l’autore può immaginare…

EM: Cosa ti ha spinto a voler pubblicare il tuo libro?

DC: Per molto tempo non ne ho sentito l’esigenza, infatti, come ho raccontato prima, ero più interessata a organizzare eventi culturali relativi alla poesia e a confrontarmi con chi, come me, amava scrivere. Purtroppo, per gravi problemi familiari, sono stata costretta ad abbandonare questa attività. Non ho mai smesso, però, di coltivare l’interesse per la poesia così, grazie a “Facebook”, ho partecipato, più che altro per gioco, alla già citata selezione. Quando ho ricevuto la proposta di pubblicazione da parte di Rupe Mutevole Edizioni, ho riflettuto e ho scoperto di aver maturato alcune motivazioni, che si facevano sempre più urgenti: la poesia, la musica, l’arte in genere, secondo me, hanno il potere di contrastare, in qualche modo, l’indifferenza e la barbarie che purtroppo stiamo vivendo nella società di oggi, così anche un libro, nonostante sia una goccia nell’oceano, unita ad altre gocce, può contribuire a farci vivere in un mondo migliore, può tenere alta l’attenzione per la via della bellezza e “la bellezza”,  come disse Dostoevskij, “salverà il mondo”. Ed ecco Petali d’acciaio, che raccoglie poesie scritte dal 1992 al 2007, con l’aggiunta di alcune poesie più recenti.

EM: Quali sono i tuoi poeti preferiti, ce n’è uno in particolare?

DC: Ne amo moltissimi, ma la mia trilogia è composta da: Rabindranath Tagore, Federico Garcia Lorca e Pablo Neruda. Tra i poeti italiani prediligo Ungaretti e Alda Merini. Ci sono stati tempi in cui mi sono dedicata allo studio di alcuni poeti, ma attuato in modo, direi, singolare: di un autore volevo leggere tutte le composizioni poetiche che aveva scritto e, come potete immaginare, questo lavoro richiedeva una grande risorsa di tempo e di energie. Nella mia vita, quindi, posso dire di aver letto tutte le poesie di Ungaretti, Montale e Luzi, ad esempio.

EM: E qual è la tua poesia preferita?

DC: Ho nel cuore molte poesie e la scelta sarebbe davvero difficile. Forse potrei parlarvi della prima poesia a cui mi sono affezionata nella vita, una di quelle dettate dalla mia insegnante e scritte nel famoso quadernetto: si tratta di “Natale” di Ungaretti.

NATALE

di Giuseppe Ungaretti (1916)

 Non ho voglia

di tuffarmi

in un gomitolo

di strade

Ho tanta

stanchezza

sulle spalle

Lasciatemi così

come una

cosa

posata

in un

angolo

e dimenticata

Qui

non si sente

altro

che il caldo buono

Sto

con le quattro

capriole

di fumo

del focolare

 Ero una bambina allegra, sorridente, solare ed è davvero curioso che abbia prediletto questa poesia tanto triste, in cui un uomo chiede, nonostante sia Natale, di essere lasciato “in un angolo come una cosa dimenticata”. Anche ora, però, nonostante le caratteristiche della mia personalità siano le stesse di allora, prediligo poesie malinconiche ed il motivo rimane oscuro e misterioso anche a me.

EM: Quali sono i tuoi libri preferiti, c’è un libro del cuore?

DC: Per anni la lettura ha rivestito il ruolo di mio hobby preferito. Ricordo che leggevo opere impegnative come “I fratelli Karamazov”, “Delitto e castigo”, “Umiliati e offesi” di Dostoevskij, “Guerra e Pace” di Tolstoj. Amo da sempre i classici russi, ma ho letto opere di ogni genere: mi è sempre piaciuto spaziare. L’ultimo libro, anche se non di recente pubblicazione, che ho trovato affascinante e incantevole è stato “Le braci” di Sandor Marai.

EM: C’è un genere di libri che non leggeresti mai?

DC: Sì, c’è: il genere horror, sia relativo ai libri che ai film. Non sopporto emozioni di tensione e ansia crescenti, forse perché ritengo che la vita reale me ne riservi a sufficienza. Non sopporto neanche il genere aggressivo e violento, ne devo già assumere una buona dose, mio malgrado, nella realtà sociale odierna.

EM: Ami la tua terra, la tua regione o vorresti vivere altrove?

DC: Amo la mia terra, la mia regione e, in modo viscerale, la mia città, a favore della quale investo da anni le mie energie dal punto di vista culturale e anche professionale, poiché esercito qui la professione di docente. Certo è un ambiente climatico umido, nebbioso e malsano, così mi piacerebbe, nel periodo estivo, “migrare” in località situate al mare o al lago, ma è soltanto un sogno.

EM: Tra poesia e prosa, cosa scegli e perché?

DC: Scelgo senza dubbio la poesia, ma non disdegno neppure la prosa. Ho scritto alcuni racconti brevi, pochi, per la verità, ma che mi hanno dato grandi soddisfazioni a livello di riconoscimenti nell’ambito di concorsi. La prosa richiede, però, tempi ed energie di cui attualmente, sono priva ma, in futuro, chissà, non si può mai dire.

EM: Hai un sogno nel cassetto?

DC: No, non ho un sogno nel cassetto, li conservo negli armadi perché sono moltissimi! Ogni tanto uno riesce a uscire fuori e allora sono rari momenti di straordinaria felicità!

EM: Come ti sei trovata con Rupe Mutevole Edizioni, perché l’hai scelta, la consiglieresti?

DC: Mi sono trovata molto bene a vari livelli.  Tu e Gioia Lomasti, i collaboratori coi quali ho avuto a che fare, siete persone straordinarie, dal punto di vista professionale e anche umano. La Casa Editrice ha pubblicato la raccolta proprio nella veste che io desideravo: attuale e di impatto visivo; cura molto i particolari, caratteristica che apprezzo particolarmente. Inoltre, ma non da ultimo, condivido pienamente le motivazioni di fondo del loro operato e la specifica attenzione alle problematiche sociali, che si traduce in forme di solidarietà.

EM: Grazie, svolgiamo il nostro lavoro con passione, anzi, io non riesco a considerarlo un lavoro, sarà perché siamo anche degli autori e la nostra casa editrice propone ai suoi autori di diventare anche collaboratori e curatori. Cosa pensi dei premi letterari, pensi siano importanti e necessari per un autore?

Necessari no, ma importanti sì. È impossibile per un autore sapere a priori se una sua poesia toccherà o meno il cuore del lettore, a questo livello, ad esempio, i concorsi sono utili per capire dove l’obiettivo è stato centrato. Naturalmente essi non costituiscono l’unico parametro: esistono casi in cui poesie che non hanno ottenuto riconoscimenti ufficiali sono, invece, amate e ricordate da coloro che le hanno lette e, talvolta,  vale il viceversa.

EM: Ci sono dei consigli che vorresti dare a chi si accosta per la prima volta alla scrittura di poesie o alla scrittura in genere?

DC: Non sono nella posizione di dare consigli, ma in quella di riceverne. Ad ogni modo, penso che, prima di cimentarsi nella scrittura, sia bene diventare accaniti lettori e si debbano studiare le tecniche di scrittura.

EM: Qual è la tua opinione riguardo alla scrittura su commissione?

DC: Ci sono autori che riescono con facilità a scrivere su commissione; li ammiro molto in quanto hanno un dono di cui io sono del tutto priva. Le mie poesie nascono liberamente e mai in seguito a sollecitazioni di alcun tipo.

EM: Il grande poeta, scrittore e drammaturgo dell’ottocento francese, Victor Hugo, ha scritto che la poesia non appartiene al poeta: «Fino a che punto il canto appartiene alla voce e la poesia ai poeti? / La poesia non appartiene solo al poeta / perché non è lui a decidere il senso, / perché il poeta sa soltanto in parte, / ciò che la poesia finirà col dire»Sei d’accordo con questo assunto, se sì in che misura?

DC: Sì, sono pienamente d’accordo: la poesia assume, per ciascuno, significati anche differenti, talvolta, rispetto a quanto intendeva esprimere l’autore. Ho avuto prova di questo, leggendo i commenti alle mie poesie espressi su “Facebook” dai lettori: molti di essi hanno suggerito interpretazioni molto interessanti e assolutamente nuove per me, che ne ero l’autrice.

EM: Sì, è proprio vero, anche con le mie poesie ho avuto la stessa esperienza. Vuoi anticiparci qualcosa su una tua prossima pubblicazione o, su quello che stai scrivendo?

DC: La mia prima raccolta è stata pubblicata lo scorso novembre, quindi è prematuro parlarne. Un’idea l’avrei, ma non mi pronuncio, rimarrà un mistero, per ora…

A cura di Emanuele Marcuccio                                                   

6 gennaio 2012

QUESTA INTERVISTA VIENE QUI PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DI EMANUELE MARCUCCIO.

Intervista a Mario Fiori a cura di Max Dakota

 Gioia Lomasti mi trasmette questa intervista al cantautore Mario Fiori “Suonatore Faber” fatta da Mak Dakota, permettendomi di pubblicarla e divulgarla:

-Quando hai scoperto di avere qualità artistiche?

Mah, in realtà sono gli altri ad attribuirmi tali qualità, diciamo che fin dalla prima adolescenza coltivai la passione di mettere parole in rima e poi giocare con esse. La grande svolta arrivò in seguito quando alle rime cominciai ad unire quei quattro accordi di chitarra come accompagnamento, quello fu il momento in cui realizzai che la canzone era la forma d’espressione che più mi si addiceva, per essere più pratici il mio primo brano fu scritto a dodici anni.

-C’è stato qualche motivo importante che ti ha mosso in questa direzione?


Sicuramente la voglia di dire, sono un inguaribile logorroico ed egocentrico, tutte qualità che servono a chi decide di intraprendere questa strada. Francesco Guccini in una sua canzone disse “…che sempre l’ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte”  quindi amo combattere l’ignoranza raccontando quel poco che so sul mondo e sulla vita non sono un professore anzi tutt’altro, sono dell’idea che un libro, un dipinto, una poesia o una canzone possano insegnare molto di più di un vecchio signore in camicia e cravatta seduto dietro una cattedra.
-Secondo te, che significato ha la musica?
La musica è il linguaggio più antico e universale del mondo, la musica è un filo di seta che unisce tutte le persone che in quel momento ascoltano quelle note, poi la musica sa accompagnare ogni nostro stato d’animo è camaleontica, cioè basta sposta una “terza ” di un semitono avanti o indietro per ottenere un accordo dalle sonorità allegre o totalmente tristi, la musica è come dicevo prima anche un grandissimo mezzo d’informazione tantissime sono le iniziative che hanno visto artisti musicali donare le proprie note per fini lodevoli, io non credo che la musica possa cambiare questo mondo, credo piuttosto che la musica possa smuovere le coscienze di chi può cambiarlo. Poi in termini molto più personali ed egoistici posso semplicemente dire che per me la musica è la mia vita.
-Immaginando di descrivere la tua arte in parole semplici, comprensibili a tutti, come la definiresti?

Amichevole, Familiare…
Quando ho tempo, minimo due volte al giorno prendo la chitarra e suono… canzoni mie cover… suono di tutto perché ne sento il bisogno,così come sento il bisogno di mettermi le cuffie e ascoltare musica minimo 5 volte al giorno. Fino ad ora il mio pubblico è composto da amici genitori e il mio gatto ma se un giorno avrò il piacere di vedere molti più visi davanti a me il mio rapporto con loro non cambierebbe, alla fine solo qua semplicemente a raccontare storie, con un ipotetico camino acceso e del buon vino rosso.
-Qualcuno pensa che fare il mestiere di artista sia una strada da “fannulloni”che non porta a nulla, secondo te?
Di fannulloni nel nostro paese ce ne sono tanti,il problema è che prendono migliaia di euro al mese per dormire in comode poltrone nei palazzi del centro di Roma. A parte gli scherzi, la vita di un artista non è semplice, sei spesso lontano da casa e dai tuoi cari ma alla fine questo passa quasi in secondo piano se comunque c’è la passione.  Ogni tanto penso che un poeta un cantautore ecc vendono parole e nulla più, quindi mi sembrerebbe quasi di rubare, ma poi ripenso a tutte le volte che le frasi alcuni grandissimi artisti mi hanno dato la forza di uscire da momenti neri e li capisco che i soldi per l’arte son soldi benedetti.
-Le conoscenze in questo campo sono indispensabili per emergere? 

Purtroppo si, la meritocrazia in questo paese ormai è svanita. Io sono nato nel 1990 quindi tardi, ma negli anni 70 a Roma c’èra il folk studio dal quale poi sono usciti artisti del calibro di Venditti De Gregori, Rino Gaetano ecc. Il folk studio riservava uno o due giorni a settimana all’ascolto dei nuovi artisti cosa che oggi non avviene più. Il problema è dovuto anche ai tantissimi “talent show” che spopolano in giro, prima il cantante cantautore ecc non era quasi considerato un mestiere serio, quindi solamente chi lo sentiva dentro provava a farlo. Oggi ci provano tutti quelli che vogliono avere visibilità, a loro non importa se le canzoni vengono scritte da altri o addirittura se cantano in playback. Purtroppo qui non si parla quasi più di arte ma di mercato. C’è tantissima offerta e la domanda è solo di un certo tipo e di conseguenza chi ha grandi qualità ma poca commerciabilità viene tagliato fuori. Mentre chi ha il simbolo del dollaro al posto delle pupille tramite conoscenze va a fare un mestiere che non è il suo, rubando all’artista il posto di lavoro.
-E’ cambiato qualcosa nel tuo mondo, interiormente?
E’ cambiato moltissimo, sono successe molte cose in questi mesi che mi hanno trattenuto nel fondo di un mare nero come il petrolio. Vivo una situazione molto difficile, la mia malattia, quella dei miei,il fatto di rischiare la casa, ma la botta più brutta che ho avuto è stata la morte di nonna. Ho vissuto con le per 18 anni circa, ed è stata la persona che sempre e comunque ha creduto in me. Sono diventato un po’ più forte forse, ma ho anche capito di quanto possa fare schifo a volte quella bestia che chiamiamo uomo… ho provato sulla mia pelle la pura cattiveria di un signore di 60 anni che si divertiva a farmi star male… è stata una cosa terrificante… li ho capito di quanto possano far schifo alcune persone.
-Che genere di pubblico ti segue?
Un pubblico di amici. Un pubblico che comunque si rispecchia nelle mie idee e nelle mie rime che con me sorride e piange, spero con le mie canzoni di esser “la voce di nessuno” ovvero di tutte quelle persone che non hanno la forza di urlare e farsi sentire, una sola cosa è certa, non sto con il più forte, sto con chi soffre con chi piange con chi però nonostante i momenti brutti sa imbracciare una chitarra e lasciarsi andare ad una canzone per citare Faber potrei dire che sto con tutta la gente che viaggia “In direzione Ostinata e Contraria”.
-Hai un esempio artistico che apprezzi maggiormente?
Assolutamente si. Ognuno di noi ha dei genitori, ovvero coloro che tramite rapporto sessuale lo hanno messo al mondo ma essere genitori non equivale a essere padri e madri. Io dico sempre che i miei genitori mi hanno dato la bicicletta, ma non mi hanno mai detto ne come pedalare ne che strada seguire, ecco per queste indicazioni ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada tre persone in particolare, Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber e Francesco Guccini. Tre persone simili ma allo stesso tempo differenti. Tre poeti che con le loro parole fuori dal tempo sono riusciti a darmi tanto. Io non ringrazio loro tre per avermi fatto diventare il cantautore che sono oggi li ringrazio invece per aver creato il carattere dell’uomo che sono.
-Faresti della tua arte una professione?
E’ il mio sogno. Come detto prima io amo stare su un palco, amo parlare, ma in questa vita oltre gli ideali ci vuole il pane. Vorrei davvero farlo per mestiere perché credo sia il mestiere più bello del mondo. Non voglio far successo, o meglio voglio fare il mio di successo. Vorrei poter guadagnare quel che mi basta per crearmi una famiglia, e far star bene anche la mia. Comprarmi una casa che sia tutta mia, se un giorno sarò riuscito a raggiungere questi obiettivi potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.
-Qual è la migliore qualità in un artista?
Sicuramente L’umiltà. L’artista deve essere umile e non sentirsi mai superiore a colui che osserva la propria arte. Non deve mai sentirsi arrivato,deve sempre cercare un punto più alto deve saper ascoltare, perché spesso il pubblico ha richieste che vanno soddisfatte, ma credo che un artista per definirsi tale debba saper sognare, poi lo dite a me che sono un anarchico… io sono 21 anni che sogno un mondo migliore.
Ti ringrazio Mario per questa intervista.
A cura di Max Dakota
Editing Gioia Lomasti

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Intervista a Gianni Mauro, a cura di Emanuele Marcuccio

Intervista Gianni Mauro

a cura del Direttore Editoriale Emanuele Marcuccio

EM: Innanzitutto, io, tutto lo staff di Vetrina delle Emozioni e soprattutto la nostra cara presidente, Gioia Lomasti, ti ringraziamo per aver accettato di rilasciare questa intervista, in esclusiva per il nostro blog. Da quanto tempo scrivi, come è nato in te il desiderio di scrivere, quando hai scritto la tua prima poesia?

GM: Ho iniziato da ragazzo. Erano dei semplici esperimenti di come utilizzare le parole per dare immagini. Arthur Rimbaud diceva: «Le vocali sono colori, ed io disegnavo con le parole».

EM: Cos’è per te la poesia, cosa non deve mai mancare in una poesia in generale e nella tua in particolare?

GM: La poesia è musica. E l’elemento fondamentale della poesia è appunto il ritmo e la musicalità.

EM: Cosa non deve mai mancare nello scritto di uno scrittore?

GM: Non deve mai mancare l’anima. 

EM: Dal punto di vista strettamente stilistico com’è il tuo poetare? Utilizzi la metrica o solo la rima, o nessuna delle due e perché?

GM: Utilizzo entrambe le forme per fare versi. Ma ritorno al discorso di prima, ci vuole emozione, musicalità, armonia.

EM: Quanto tempo impieghi per scrivere una poesia?

GM: Da un minuto ad un anno. 

EM: Perché, secondo te, la poesia ha minor pubblico rispetto alla narrativa, tanto da esser considerata di nicchia? E perché uno scrittore sceglie di scrivere poesie?

GM: Diceva William Faulkner che la poesia è la forma più elevata, ma nel contempo più complicata per esprimere sensazioni, emozioni. Condensare in pochi o parecchi versi il senso della vita è difficilissimo. Il romanzo lascia più possibilità di dire e forse di farsi capire. Il pubblico non vuole sforzarsi molto ad approfondire per capire. La poesia ti costringe a fare sforzi interpretativi non semplici. Uno scrittore non scrive poesie, ci prova! Il che è completamente diverso. Scrivere una poesia non vuol dire mettere insieme delle parole. Vuol dire mettere su un foglio con forza e autenticità la disperazione o l’allegra nostalgia della propria anima.

EM: Preferisci scrivere a penna o al PC?

GM: Io da sempre scrivo tutto prima a penna e poi man mano trasferisco sul computer.

EM: Quali esperienze sono state per te più significative per la tua attività artistica e letteraria?

GM: Ho un background spaventoso di collaborazioni e confronti con i massimi artisti italiani, sia a livello teatrale che musicale. Ho fatto con loro (Rascel, Bramieri, Gabriella Ferri, Oreste Lionello, Pippo Franco, Gigi Proietti, Detto Mariano, Franco Migliacci, Piero Pintucci, Dino Verde e tanti altri) palestre estreme ed avendo già innato in me il senso dell’arte, mi hanno dato il valore aggiunto. Per quanto riguarda la letteratura, io sono un lettore attentissimo da circa 40 anni. A 16 anni leggevo Pirandello, Kafka, Pavese, Sartre. Leggo tutti i giorni almeno ottanta pagine. Vado da Schopenhauer a Faulkner, da Dino Campana a Gaudapada, da Dostoevskij ad Esenin.

EM: Come nasce in te l’ispirazione? Come organizzi il tuo scrivere, ci sono delle fasi?

GM: Chiesero a Pirandello come avesse fatto a scrivere tanti straordinari capolavori. Il maestro rispose: «Io? I capolavori? Non ne so nulla. Io mi siedo alla scrivania, e mi limito ad appoggiare la penna su un foglio bianco, poi mi estraneo».

EM: Sei autore di due raccolte di poesie, ce ne vuoi parlare?

GM: Sono dei Divertissement. Io in realtà sono da trenta anni un autore di canzoni malinconiche od ironiche. Collaboro spesso come autore con Proietti, Arbore e tanti altri. Avevo nel cassetto tante cose scritte e mi hanno proposto di pubblicarle. Erano tante emozioni in versi. Le case editrici sanno che sono ritenuto un bravo autore e quindi sono contenti di mostrare una faccia più o meno inedita di me.

EM: Cosa ti ha spinto la prima volta a voler pubblicare?

GM: Lavoro con la discografia e quindi con gli editori discografici da una vita. Ho venduto milioni di canzoni nel mondo. Ho scritto e scrivo per il teatro. Mi hanno proposto di pubblicare romanzi, poesie, saggi. L’idea mi divertiva e l’ho fatto. Tutto qui.

EM: Ci parli della tua nascita come artista? Com’è iniziata la tua carriera di cantautore e attore teatrale?

Negli anni settanta studiavo Giurisprudenza a Napoli e mi dilettavo a suonare la chitarra e ad eseguire cover di De André, Guccini, Claudio Lolli. A volte scrivevo io delle canzoni, ma senza nessun tipo di velleità. Lo facevo per dire qualcosa di malinconico o di dissacrante sul momento storico che stavo vivendo, sui miei amori o non-amori e così via. Un giorno per caso conobbi un mio coetaneo di una ventina di anni, come me, che aveva suonato (era un musicista) e suonava come turnista (il turnista è un musicista che suona in sala discografica) alla R.C.A. di Roma (all’epoca la major della discografia mondiale, in America aveva Elvis Presley, Paul Anka e tanti altri grandissimi; in Italia aveva Battisti, Cocciante, Patty Pravo, Mia Martini e, i debuttanti, all’epoca, De Gregori, Rino Gaetano, Venditti, Baglioni e tanti altri). Ascoltò i miei brani, mi chiese una cassettina e la portò ad ascoltare ad alcuni dirigenti ed editori della R.C.A. Tempo due mesi (era il 1975), fui contattato dalla R.C.A. che mi fece firmare un contratto in esclusiva come autore e cantautore. L’anno dopo uscì Il 45 giri Lunedì. Gabriella Ferri se ne innamorò e lo inserì in un suo LP. E così iniziò il mio percorso di autore, che mi porta oggi ad aver scritto e pubblicato in Italia e nel mondo tantissime canzoni, e ad essere uno degli autori di Proietti. Il lavoro di attore teatrale iniziò in quegli anni. Fu notata la mia forte presenza di palco, la gestualità, la mimica e, nel 1978 lavorai con Proietti, poi con Rascel, poi con Bramieri, Pippo Franco, Oreste Lionello e tanti altri. Oggi continuo a farlo, con divertimento, anche se per poco tempo, perché le mie priorità sono il lavoro di autore e di scrittore e innanzi a tutto, la lettura, lo studio e la ricerca.

EM: Per il nostro blog è un grande onore che tu abbia accettato, con tutti gli impegni che avrai, di rilasciarmi questa intervista, a me che non sono un giornalista e, capirai, quasi non mi sembra vero! Ci parli del tuo sodalizio artistico col grande e compianto Rino Gaetano?

GM: Emanuele caro, è per me un grande piacere ed  un onore aver potuto parlarti di frammenti della mia vita, dei miei pensieri,dei miei vissuti, dei miei presenti, dei miei futuri progetti. Sei un bravissimo poeta ed un uomo squisito, intelligente, colto, attento. Ed io ho sempre amato comunicare con le belle menti, ormai, purtroppo, rarissime. Parlerò brevemente di Rino, perché ricordarlo è comunque il riaprire un’antica ferita, difficile da rimarginare. Il 2 Giugno di quest’anno la sorella Anna ed il nipote Alessandro mi hanno invitato a portare una mia testimonianza in occasione dei trenta anni dalla scomparsa di questo caro amico, giovane artista riservato e sensibile. È stato fatto un evento a Piazza Sempione(zona Montesacro) a Roma, a pochi metri da dove avvenne la terribile tragedia. C’erano parecchi artisti italiani. È stato molto toccante l’incontro con Claudio Santamaria (Il bravissimo attore che interpretava Rino, nel film televisivo). Per me perché è stato un po’ come rivedere Rino da ragazzo, per Claudio, perché ha incontrato me e cioè un amico reale e collega di Rino, che oltretutto è rimasto nella storia della musica anche per aver cantato con Rino la canzone Gianna nel ‘78 al Festival di Sanremo, nel coretto demenziale: “Ma dove vai vieni qua…il dottore non c’e’ mai…”. Con Rino siamo stati amici e colleghi alla R.C.A. italiana per anni. Stavamo spesso insieme. Conoscevo bene anche la dolce Amelia che sarebbe dovuta diventare la moglie. Quando convinsero Rino a partecipare a Sanremo(non era granché d’accordo), lui impose alla R.C.A. di portare un minigruppo di amici  sul palco a cantare con lui. E così scelse me, che ero molto vicino a lui per empatie di anima e di arte, Angelo perché ricordava un po’ Ninetto Davoli e due belle ragazze, Angela e Monica. Rino era un ragazzo straordinario, gentile, generoso ed un geniale artista. Rino vivrà per sempre grazie alla sua estrema sensibilità artistica ed umana.

EM: Caro Gianni, sono commosso, l’onore è anche mio ed è un grande piacere anche per me, commosso dalle tue parole e da questo ricordo del grande e indimenticabile Rino! Tra tutte le poesie che hai scritto finora ce n’è una che ti è più cara o che ritieni più significativa?

GM: Io sono un uomo di grande solidarietà, un uomo di compassione (com-patire o meglio patire con, che vuol dire appunto essere presente nella sofferenza, nel dolore, vicino agli emarginati, agli umili, ai violati e violentati dall’esistere). La poesia che mi è molto cara è questa:

Le carezze

Amica mia,

se le mie carezze

riuscissero a lenire

le tue pene,

anche quelle dell’anima,

io carezzerei

il tuo viso delicato

fino a farmi sanguinare

le mie stupide mani.

E se ogni lacrima

del mio sangue

divenisse per te

linfa vitale

io continuerei

a carezzarti

fino a stracciarmele,

a dilaniarmele…

E se pure ne morissi,

morrei contento,

perché avrei comunque

trasfuso in te

un miracolo di resurrezione.

 

EM: Sei autore di una raccolta di racconti, ce ne vuoi parlare?

GM: Sono affascinato dal futurismo, dalla scrittura evocativa, dal simbolismo dal surreale. Ho raccolto ciò in Storie Disordinate di Straordinaria Ordinarietà.

EM: Ci parli del tuo romanzo Vite diverse?

GM: Vite Diverse è nato da una riflessione sul vuoto, come lo concepiva Kerouac e prima di lui Schopenhauer e molti altri filosofi. In realtà il vuoto è quel momento sublime, in cui rendendo la tua mente libera da sovrastrutture (tabula rasa), riesci a far entrare nell’anima, nel cuore il pieno riuscendo così a cogliere l’essenza del vivere.  

EM: A marzo 2011 hai presentato il tuo secondo romanzo Meno di niente Emilia alla storica Saletta rossa della Libreria Guida di Port’Alba a Napoli, sin dagli anni sessanta storico ritrovo di molti poeti e scrittori famosi, come Giuseppe Ungaretti, Alberto Moravia, Umberto Eco, Giorgio Bocca, Indro Montanelli, autori stranieri come Kerouac, Ginsberg, Klossowski. Ci parli di questo romanzo e di questa importante esperienza?

GM: Meno di niente Emilia è un romanzo sul disagio dell’esistere. Dalla sceneggiatura, che sto finendo di scrivere, verrà tratto un film. La Storia è incentrata sull’enigmatica Emilia. A chi mi chiede (giornalisti, critici) “Chi è Emilia?” io dico di ricordare la scena finale del Così è se vi pare di Pirandello. Quando si chiede alla Signora Ponza: “Ma lei in realtà chi è?”, la Signora risponde, “Per me nessuna, nessuna! Per gli altri, quello che credono che io sia!”. Ebbi occasione di farlo leggere a Mary Attento, editore da anni della storica casa editrice Guida. Ne fu entusiasta e mi propose di pubblicarlo, appunto, con Guida. Ne fui molto lieto perché Guida è un editore famoso, in Italia e nel mondo, anche perché ha pubblicato letterati o drammaturghi del livello di Salvatore Di Giacomo, Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani. Anche il mio prossimo romanzo sarà pubblicato da Guida. Alfredo Guida è il capostipite di questa importante casa editrice. A lui va inoltre il merito di essersi inventato, negli anni cinquanta, il più importante salotto letterario internazionale: La saletta rossa. Qui si incontravano Hemingway, Kerouac, Moravia, Ungaretti e tanti altri. Quando ho presentato il libro lì ero felice, ma molto inquieto ed emozionato. È stata una meravigliosa esperienza, che fra non molto ripeterò.

EM: Sei autore di testi teatrali, ce ne vuoi parlare?

GM: Ho scritto molti testi teatrali, soprattutto per I Pandemonium. In genere sono testi recitati e cantati. Quello di maggior successo è stato la parodia di Notre Dame de Paris di Cocciante. Il mio titolo in parodia è Il gobbo delle nostre dame.

EM: Quali sono i tuoi poeti e i tuoi scrittori preferiti?

GM: La lista sarebbe lunghissima. Escludo gli autori italiani viventi, non mi interessano, per i poeti il discorso è uguale. Sono molto attento e selettivo. Di quelli che amo dico qualche nome: Baudelaire, Rimbaud, Sandro Penna, Puskin, Majakovskij, Montale, Merini, Ungaretti. Per gli scrittori: Henry James, Jane Austin, Faulkner, Kerouac, Böll, Camus, Sandor Marai, Gogol’, Dostoevskij, Tolstoj.

EM: E qual è la tua poesia preferita?

GM: Un viaggio a Citera, di Charles Baudelaire:

Come un uccello, gioioso, volteggiava il mio cuore, /

planando liberamente attorno al cordame; /

sotto un cielo limpido la nave scivolava, /

simile a un angelo inebriato da un sole radioso. /

Che isola è mai quella, così nera e triste? È Citera, /

qualcuno risponde, terra famosa nelle canzoni, /

banale Eldorado dei vecchi diversi. /

Ma guardata dappresso, è una ben povera terra. /

– Isola dei dolci segreti e delle feste del cuore! /

Dell’antica Venere il superbo fantasma /

si libra sui tuoi mari come un aroma, /

riempiendo gli animi d’amore e di languore. /

Bella isola di verdi mirti, ricca di fiori schiusi, /

venerata in eterno da tutte le nazioni, /

e in cui i sospiri dei cuori adoranti /

errano come l’incenso su un roseto /

O come il tubare infinito del colombo! /

– Citera non era più che una magra terra, /

un deserto roccioso turbato da stridule grida. /

Ma vi scorgevo un oggetto singolare! /

Oh, non un tempio dalle ombre silvestri, /

dove la giovane sacerdotessa, innamorata dei fiori, /

andava, il corpo bruciato da segreti ardori, /

dischiudendo la tunica alle brezze fuggitive… /

Ma ecco che, rasentando da vicino la costa, /

così da intimorire gli uccelli con le nostre bianche vele, /

ci apparve una forca a tre bracci, /

nera contro il cielo come un cipresso. /

Appollaiati sulla loro pastura feroci uccelli /

distruggevano rabbiosamente un impiccato, già sfatto: /

ciascuno piantando, come un attrezzo, il becco impuro /

in ogni angolo sanguinante di quel marciume, /

gli occhi due buchi, e dal ventre sfondato /

i grevi intestini colavano lungo le cosce; /

quei carnefici, satolli di orribili delizie, /

l’avevano, a colpi di becco, castrato completamente. /

Ai piedi, un branco di invidiosi quadrupedi, /

muso alzato, giravano e rigiravano: /

in mezzo s’agitava una bestia più grande, /

come un boia circondato dai suoi aiutanti. /

Abitatore di Citera, figlio d’un cielo così bello, /

in silenzio sopportavi tutti questi oltraggi /

in espiazione degli infami culti /

e dei peccati che t’hanno negato una tomba. /

Grottesco impiccato, i tuoi sono anche i miei dolori! /

Alla vista delle tue membra penzolanti sentivo, /

come un vomito, risalire ai miei denti /

il lungo fiume di fiele degli antichi dolori; /

Dinanzi a te, povero cristo così caro al ricordo, /

ho provato tutti i becchi e tutte le mascelle /

dei corvi lancinanti e delle nere pantere /

che un tempo amavano triturare la mia carne. /

– Il cielo era incantevole, il mare calmo; /

ma per me tutto era tenebre e sangue, ormai, /

e avevo, ahimè! come in uno spesso sudario /

il cuore sepolto in questa allegoria. /

Nella tua isola, o Venere! non ho trovato che una forca /

da cui pendeva la mia immagine… /
– Ah! Signore, dammi la forza e il coraggio /

di contemplare senza disgusto il mio corpo e il mio cuore! /

 

EM: Quali sono i tuoi libri preferiti, c’è un libro del cuore?

GM: Guerra e Pace di Tolstoj.

EM: C’è un genere di libri che non leggeresti mai e perché?

GM: I libri fantasy e quelli di Liala e consimili.

EM: Nella tua vita ti è mai capitato qualcosa che ha rischiato di allontanarti dalla poesia o, che ti ha allontanato per un periodo dalla poesia o dalla scrittura in genere?

GM: Non potrebbe capitarmi. Vivo di poesia e scrittura e per la poesia e la scrittura. È la priorità della mia esistenza. Vivo per questo ed il resto è tutto molto secondario.

 EM: Ami la tua terra, la tua regione o vorresti vivere altrove?

GM: Io sono nato a Salerno, ma sono andato via più di trent’anni fa e mi sono trasferito a Roma. In realtà ho vissuto più a Roma che a Salerno. Di Salerno ho lontani ricordi. Roma è un meraviglioso presente.

EM: Tra poesia e narrativa, cosa scegli e perché?

GM: Amo entrambi i tipi di scrittura. Non scelgo nulla. Evito ciò che non mi emoziona.

EM: Hai un sogno nel cassetto?

GM: Fra due o tre anni andrò a vivere in Thailandia. Devo capire perché Gauguin l’ha amata tantissimo.

EM: Cosa pensi dell’attuale panorama editoriale italiano?

GM: Fanno operazioni squallide, puntando su Barzellette dei calciatori, o sul tale personaggio del Grande Fratello e similari. E la cultura?

EM: Già, cosa pensi dell’attuale panorama culturale italiano?

GM: Idem.

EM: Cosa pensi dei premi letterari, pensi siano importanti e necessari per un autore?

GM: Sono avvilenti operazioni di marketing, in cui si sa già chi ha vinto.

EM: Lo scorso agosto ho letto un articolo di Cesare Segre sul Corriere della Sera, riguardo all’irresistibile declino della critica letteraria agli autori contemporanei, con la conseguente perdita di prestigio della letteratura. Cosa pensi a riguardo, è davvero in declino la critica letteraria?

GM: I critici non sono più obiettivi, scrivono bene per chi paga di più.

EM: Quanto è importante per te il confronto con altri autori?

GM: Tantissimo. È un do ut des.

EM: Ci sono dei consigli che vorresti dare a chi si accosta per la prima volta alla scrittura di poesie o alla scrittura in genere?

GM: Voglio dire che scrivere non è un gioco e se non si ha un background culturale fortissimo è inutile tentare di mettersi in gioco.

EM: Cosa pensi delle scuole di scrittura?

GM: Niente!

EM: E qual è la tua opinione riguardo alla scrittura su commissione?

GM: Pessima!

EM: Vuoi anticiparci qualcosa su quello che stai scrivendo, prossime pubblicazioni?

GM: Nel 2013 con Guida Editore uscirà un nuovo romanzo sul disagio dell’esistere: La quadratura del cerchio.

EM: Grazie infinite per la tua disponibilità e tanti auguri per le tue prossime pubblicazioni e per la tua strabiliante carriera!

 

 A cura di Emanuele Marcuccio                                                  

Intervista a Gioia Lomasti

Intervista a Gioia Lomasti

Autrice di Dolce al soffio di De André


a cura di Lorenzo Spurio

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua opera?

GL: L’Opera Dolce al Soffio di De Andrè è un accorato omaggio al “cantautorpoeta” Fabrizio De Andrè. Ne ho riscritto i brani di Ostinata e Contraria con emozione reinterpretandole in poesia e carpendo l’essenza all’ascolto di un Viaggio rendendolo mio.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro?

GL: Nei miei testi c’e’ tanto di me, c’e’ il mio mondo che si riflette e si confronta con le immagini e le parole di un uomo, che più di ogni altra persona, forse fatta eccezione per i miei cari, ha cesellato la mia poetica.

LS: Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

GL: E’ vero, la letteratura in generale si e’ sempre prefissata questo scopo e cioè di trasmettere i propri stati emotivi, ma prediligo la poesia in quanto e’ quel ramo della letteratura che maggiormente riesce in questo arduo compito anche perché a differenza della narrativa e’ ermetica e chiusa in se stessa come fondamentalmente lo e’ l’anima umana.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti?

GL: Tutti coloro che mi fanno respirare emozione me compresa.

LS: Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

GL: I generi letterari che più mi affascinano sono la poesia specialmente di autori emergenti, in quanto io stessa mi ritengo tale, c’è gente che merita menzione e che spesso resta in ombra, l’ arte poetica per quanto definita argomento di nicchia la possiamo trovare nelle canzoni e resta quel respiro di espressione che amo maggiormente, non seguo le tendenze ma do valore ad un genere che a parer mio lascia un segno tangibile ai cuori di chi sa ascoltarne la sua essenza.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

GL: Passaggio. E’ il primo libro che ho scritto, un frammento di me e dedica d’amore in ricordo dei miei nonni. Parte della mia vita avvolta ad un cuore di carta chiamato poesia.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

GL: La mia poetica non e’ costruita sullo stile di qualcuno o qualcosa ma su una forza che e’ parte di me, o comunque mi accompagna sin dalla giovane età e che porta il mio nome, gli autori che amo di più sono gli amici che con me hanno portato avanti le loro pubblicazioni.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura?

GL: Il mio riaffiorare dopo un periodo di stasi di molti anni, pregiudicando l’assenza dell’ascolto e della mia percezione interiore, è riemerso con  3 pubblicazioni. Fu allora che grazie ai miei sogni conobbi persone d’oro che diedero slancio alle mie idee con il piacere di coordinare collane di varie entità editoriali, nate in pochi anni e cresciute grazie al supporto degli stessi, ma soprattutto alla grande vitalità degli autori, gli uni a rispetto degli altri, collocandomi sempre come autrice quale io sono per i contesti che ci accomunano.

LS: Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

GL: Un gioco complicato che può anche avere lati positivi e testi davvero meravigliosi, ma resto sul singolo autore che non costruisce, ma percepisce e imprime su carta le proprie emozioni.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

GL: Sicuramente agli amanti di Fabrizio, ma penso sia alla portata di tutti, anche chi solitamente non legge poesia.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana?

GL: A parer mio un contratto  editoriale deve soprattutto dare promozione e distribuzione, anche se nel novanta percento dei casi resta premessa e non la promessa di ciò che l’autore si reputa. Comunque la maggior parte degli scrittori non considerano che un contratto di edizione non e’ fonte di promozione, ma sarebbe buona norma farlo. La distribuzione e’ sicuramente una buona manna per la promozione dell’autore. Anche presentazioni curate e realizzate dagli editori  in strutture come librerie, quantificano la promozione. Stampare poche copie non da modo ne di distribuire, ne di supportare l’autore. Molto spesso gli stessi scrittori nemmeno sanno chi distribuisce, ne se realmente sono distribuiti, e ne tantomeno indirizzare acquirenti agli acquisti perché quel libro non lo reperiranno mai, questa e’ la cosa più triste che molte volte non dipende neanche dagli editori ma dal libraio che consente di proporre certi articoli più che altri in quanto poco reperibili se non addirittura sconosciuti. Accade spesso, che per il supporto non sempre fornito, l’autore è costretto ad agire da solo con tutti i pro e contro del caso. Molto spesso l’autore e’ lasciato a se stesso, con la realtà di sentirsi preso in giro. L’editore altresì deve muoversi per troppi autori, e questo non semplifica il suo compito.

LS: Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

GL: Con un sogno in più nel cuore. Ciò che penso e’ che il lavoro va fatto assieme all’editore trovando un punto d’incontro che possa dare sia agli uni che agli altri manforte nella stesura di un lavoro conciliante. Abbastanza bene quindi, premettendo sempre che forse un folto pubblico di lettori predilige la lettura di un romanzo che e’ sicuramente più interpretabile rispetto alla poetica che molto spesso è maschera di noi stessi ed artefice di viaggi emozionali solo per coloro che sanno realmente interpretarne l’ascolto. Limitandomi a questo non ho alcuna pretesa in merito al mio manoscritto se non quella di proseguire in ciò che mi sono prefissata e cioè in una raccolta fondi a scopo benefico, che già e’ stata assolta con i ricavati precedentemente raccolti nell’anno 2010.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

GL: Sicuramente per i concorsi e’ un canale in più di promozione per l’autore che emerge, ma da valutare sempre molto bene almeno per quanto riguarda me e i miei autori, ho anche partecipato a corsi di scrittura creativa, direi interessanti ma non essenziali.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

GL: Fondamentale.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

GL: Poiché noi tutti siamo immersi nell’universo e recepiamo il “TUTTO” dal “TUTTO”, accade anche che chi scrive lo fa avendo alle spalle un bagaglio culturale e di sensibilità…il processo di scrittura può essere inteso in senso involutivo ed evolutivo. Involutivo perché ripercorre i vissuti le emozioni, i sentimenti, la poetica tutta dello scrittore che se ne serve, riproponendo tematiche del passato ma pur sempre attuali. Evolutivo perché anticipa avvenimenti e situazioni future una proiezione insomma dei contenuti emotivi e cognitivi dello scrittore stesso una elaborazione di tematiche antiche alla luce del nuovo
è l’occhio umano che dopo aver visto ritrova e rielabora probabilmente tra il primo momento ed il secondo non ci sarà mai un interruzione.

LS: Hai in cantiere nuovi lavori e progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

GL: In meno di tre anni sono riuscita assieme ai miei collaboratori a dar vita a trentacinque opere come direttore di collana con grandi apprezzamenti da parte dei nostri lettori, dalla rassegna stampa e da presenze di un certo calibro. Con lo staff Vetrina delle emozioni portiamo avanti questo impegno con supporto giornalistico e di promozione, ed anche attraverso il sito poesiaevita.com (dove è possibile trovare le pubblicazioni al seguente indirizzo http://www.poesiaevita.com/poesiaevita.php) che ormai da tempo è un luogo di incontro e di collaborazione con tutti gli autori, non solo della collana stessa, permettendo di visualizzare tutte le informazioni: la rassegna stampa dedicata agli autori, affiliazione a portali di scrittura e musica, anche per il progetto Almax nella sezione cantapoeti e cantartisti (www.progettoalmax.it), ed un laboratorio creativo ideato e curato da me come volontaria su Radio Sonora web in Poesia e Vita con la sezione Una Goccia Di Splendore implementata nelle puntate e dedicata a  Fabrizio De Andrè (http://www.poesiaevita.com/radio_sonora.php) in virtù di una sintonia fra arte, musica e parole che ci accomuna e di grande interesse ed ascolto non solo ad un pubblico mirato in quanto è varia e da modo a tutti gli autori e cantautori che vogliono prenderne parte di avere visibilità anche tramite questo spazio. Per il futuro e’ sicuramente mia premura portare avanti ciò che poi si sta’ facendo tutt’ora, darci manforte gli uni a riguardo degli altri, grazie alla visibilità comune, partiranno sezioni e diverse collaborazioni editoriali, giornalistiche e portali web autogestiti per arte e scrittura. E’ forse abbastanza semplice creare gruppi nei quali di tanto in tanto ci si affaccia per dire ci siamo, ma più difficile sicuramente esserci sempre, questa sono io nel possibile e i ragazzi che con me collaborano, quella goccia di splendore difficile da trovare, ma noi <<Ci siamo>>.

 Ti ringrazio per avermi concesso questa intervista che verrà pubblicata sul mio spazio blog, Blogletteratura e Cultura, sulle riviste on-line Parliamone, Segreti di Pulcinella e Euterpe con tempi e modalità che le verranno in seguito fornite.

A CURA DI Lorenzo Spurio

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