“Buenos Aires 22” di Benedetta Tomasello, recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

 “I sentimenti fanno sbagliare” si ripeteva sempre e in un mondo di uomini se fai la fimmina ti considerano solo da letto (p. 31).

images Il motivo principale per il quale ho impiegato tanto tempo a leggere e recensire questo libro sta in alcuni motivi che ora sviscererò e che spero non infastidiscano l’autrice che è già stata molto paziente nell’attesa. Il libro, dal titolo “Buenos Aires 22” è un romanzo suddiviso in vari capitoli di lunghezza variabile anche se il sottotitolo –e il lettore non deve lasciarsi prendere in giro- recita “Poesia di un amore sincero”. Ho trovato principalmente difficoltà nel seguire la storia soprattutto per le numerose terminologie ed interi dialoghi in siciliano, lingua che –non è una novità che ho scoperto io leggendo questo libro- è ben diversa dall’italiano, dunque non facilmente comprensibile per chi non è natio di quella zona d’Italia. D’altro canto posso dire che il dialetto è una grande ricchezza culturale ed è una delle manifestazioni subalterne che andrebbero maggiormente studiate e valorizzate perché è la lingua che lega più strettamente una persona alla sua terra; trovo, però, difficile concepire una simile scelta, quella del dialetto in porzioni significative del libro, nel testo di Benedetta Tomasello che –credo- non è solo per i siculi, ma per gli italiani tutti.

Pertanto una corretta analisi del testo, una valida esegesi dei contenuti del libro implicherebbe la conoscenza del dialetto siciliano e la comprensione della parti che, ahimè, non ho compreso. Circoscrivendo l’ostacolo –che secondo il mio modo di vedere non è per niente banale- il libro si caratterizza per dar grande spessore alla componente orale della lingua e si costruisce, infatti, a partire proprio da una serie di dialoghi tra persone diverse; il linguaggio è apparentemente semplice perché la Tomasello pur scrivendo in prosa trasmette sulla carta episodi ed emozioni dei personaggi in maniera poco organica dal punto di vista narrativo basato sulla consequenzialità degli eventi, facendo filtrare il tutto, invece, attraverso una dimensione fortemente intima, vissuta, personale, carica di emozione e di sensibilità.

Il lettore forse si aspetterebbe in più circostanze maggior congruità e concretezza nelle risposte che fuoriescono dalle domande nei dialoghi e va ricercando maggiori informazioni per la corretta comprensione del mosaico liquido e a tratti scivoloso nel quale si è imbattuto.

Se l’autrice lo vorrà, dopo avermi fornito le traduzioni in italiano delle parti da me non comprese e quindi sorvolate, potrò dare una nuova lettura che molto probabilmente sarà meno generalizzata e più attenta, priva delle stigmatizzazioni che, invece, mi sono sentito di fare.

Un in bocca al lupo, dunque, per la sua carriera letteraria tanto regionale quanto nazionale!

  

Lorenzo Spurio

Scrittore, critico letterario

 Jesi, 29 Luglio 2013

 

 

Buenos Aires 22

Di Benedetta Tomasello

Edizioni Libreria Croce, Roma, 2012

Pagine: 88

ISBN: 978-88-6402-167-6

Costo: 14 €

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Pittura, storia ed emozioni: un viaggio con Valeriano Dalzini

E’ uscito Vibrazioni cromatiche

(TraccePerLaMeta Edizioni) 

 

cover«Questo libro non è solo un accurato percorso tra i trascorsi di un uomo che tanto ha donato al privato quanto al pubblico, ma anche un manifesto di un artista come pochi nel nostro secolo che ha donato la sua professionalità e voglia di rappresentarsi a tutti. Un restauratore è un grande artista che vive coscienziosamente tra Passato e Presente: riconosce la gloria artistico-culturale degli anni andati e sensibilizza di fronte al deterioramento del tempo che passa motivando il bisogno di “far rinascere” rispettando i canoni classici. Persone che hanno questa grande capacità di colloquiare tra sfere temporali diverse sono rarissime e ancor più lo sono quelle che lo fanno con amore, rispetto per la tradizione e con un chiaro intento solidaristico e sociale» scrive il critico letterario Lorenzo Spurio nella nota di prefazione di Vibrazioni cromatiche (TraccePerLaMeta Edizioni, 2013).

Il libro è un racconto accurato e rispettoso del passato di Valeriano Dalzini, decoratore milanese, fatto attraverso la trasposizione su carta di episodi centrali nella formazione dell’artista: la guerra, la nascita dell’amore per l’arte e poi per la montagna. La narrazione è fatta da Anna Maria Folchini Stabile, poetessa, scrittrice e amica dell’uomo e da Annamaria Stroppiana Dalzini, coniuge di Valeriano che, da grande raccontatrice di favole, ha voluto trasporre la vita del marito in chiave favolistica. Il libro può essere acquistato tramite lo shop online di TraccePerLaMeta Edizione, su ogni altra libreria online e su ordinazione in qualsiasi libreria del territorio italiano.

 

Valeriano Dalzini, pittore, affrescatore e restauratore d’arte, nato ad Asola (MN), vive a Rozzano (MI). Attivo in Milano e Lombardia nella seconda metà del Novecento ha restaurato molti edifici storici milanesi (tra cui Palazzo Borromeo, il Castello Sforzesco e il Famedio del Cimitero Monumentale). La sua è stata una vita dedicata all’arte e segnata dall’esperienza infantile comune ai Bambini della Quarta Sponda. Il Morbo di Parkinson affligge la sua vita da anziano, ma la pittura, l’insegnamento, l’esercizio fisico e gli affetti famigliari impegnano le sue giornate infondendogli il coraggio per combattere la sua grave malattia.

 

 

 

SCHEDA DEL LIBRO                       

Titolo: Valeriano Dalzini. Vibrazioni cromatiche

Sottotitolo: Dalla favola alla realtà

Autore: Anna Maria Folchini Stabile / Annamaria Stroppiana Dalzini

Prefazione: Lorenzo Spurio

Postfazione: Franco Migliaccio

Casa Editrice: TraccePerLaMeta Edizioni

Collana: Oltremare – Narrativa

Anno: 2013

Isbn: 978-88-907190-3-5

Pagine: 114

Link diretto alla vendita

 

 

Info:

http://www.tracceperlameta.orginfo@tracceperlameta.org

Ufficio Stampa – Lorenzo Spurio – lorenzoospurio@gmail.com

 

“Emozioni” di Mariagrazia Bellafiore, recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

 

 

[P]er non morire una volta,
ci si costringe a morire,
un pochino
tutti i giorni.
(p. 27)

 

I9788898381203l nuovo libro di Mariagrazia Bellafiore, poetessa di origini siciliane residente a Como, edito da Libreria Editrice Urso, ha un titolo importante, Emozioni, e da subito ci immette in un saliscendi di squarci di storie vissute dove, appunto, è proprio il sentimento con le sue varie sfumature e derivazioni a fare da padrone.

L’autrice accosta la freschezza e la genuinità del suo verso ad alcuni disegni, in realtà sono dei bozzetti monocromatici, opera di Anna Spagnolo che ne arricchiscono le pagine.

Le liriche di Mariagrazia sono tendenzialmente brevi; i versi sono spesso molto corti tanto da contraddistinguersi con una sola parola e poi, subito, si prosegue il ritmo con la punteggiatura della virgola o quella più aperta e sospensiva dei puntini che in parte celano del contenuto, istituendo una ellissi, in parte danno modo al lettore di “riempire il buco” a suo modo, secondo le sue interpretazioni e volontà.

Il filo rosso della raccolta è sviscerato dal titolo, Emozioni, poiché Mariagrazia parla di momenti passati o presenti –si noti la grande malinconia nei confronti della terra d’origine, la Sicilia- ma di ciascuna rappresentazione non sono tanto i colori, i rumori o le sensazioni olfattive che la poetessa rievoca quali momenti focali nel recupero della memoria, ma proprio le emozioni. L’universo delle sensazioni emotive, le forme di empatia con gli altri e con il mondo, l’amicizia e la solarità della poetessa sono palesi in versi asciutti, ma chiarificatori, come nella lirica d’apertura dedicata appunto alla Trinacria nella sua stagione di rinascita, la primavera, che si chiude con una presa di coscienza netta, una riflessione decisa, un commento che non necessita antitesi: “Sensazioni ed emozioni/ che non dimenticano/ più” (p. 9). E si noti quel “più” che la poetessa posiziona sapientemente quale elemento monosillabico nel verso finale, proprio a sottolinearne con una inaudita forza espressiva, quasi iperbolica, il fatto che sensazioni come quelle, non possono essere cancellate dalla mente.

Notevoli gli scenari naturalistici e i vari riferimenti a specie della fauna come in “Gabbiano”, lirica che condensa il motivo del volo e, dunque, quello di osservare il mondo dall’alto senza per forza di cose dover partecipare ad esso, ma simboleggia anche la volontà di conoscenza e la ricerca continua. Il volo ritorna anche nell’accorato lamento che cela la voglia di partire, volare, fuggire per “andare lontano” (p. 37)

Il tema del viaggio, inteso come esperienza di crescita e percorso di conoscenza di sé e degli altri nel mondo, è alla base della poesia “Poeta, viandante di oggi” con la quale la poetessa è stata felicemente segnalata al 1° Concorso Letterario Internazionale Bilingue TraccePerLaMeta dove, appunto, il tema proposto era quello del camminante. Il poeta –ci dice la poetessa- è “come un viandante”, perché sempre in cammino, alla ricerca di se stesso e dei significati, ma anche e soprattutto perché il poeta è un curioso, un animo girovago che non può star con la penna in mano e scrivere restando seduto per ore. Il poeta viaggia e fa viaggiare con i suoi versi, dà espressione del suo percorso –lineare o accidentato che sia- nel mondo e guida il lettore che vuole seguirne l’insegnamento.

La Nostra mostra attenzione e confidenza anche nei confronti della realtà sociale come quando in “L’ultimo viaggio” freddamente riconosce una sacrosanta verità: “il mondo/ ti può cambiare” (p. 17). Tutti i giorni assistiamo in prima persona a quanto il mondo sia difficile e pericoloso da vivere, insidioso a volte, addirittura crudele e il percorso dell’uomo che desidera il benessere e la felicità è di certo ostacolato dalla gravosa situazione economica e quella ancor più grave della perdita dei valori che mettono l’uomo, quasi con forza, di fronte alle brutture del mondo alle quali non si può rimanere estranei. Ecco perché il mondo “ti può cambiare”: nel male, come nel bene. E’ la sperimentazione che il singolo fa sulla sua pelle a portarlo a un cambio di prospettiva, di convincimenti, di necessità.

La Sicilia ritorna spesso nelle liriche di Mariagrazia come la ricerca continua di una mamma che ci aspetta a braccia aperte e in alcuni versi, come quando scrive “La Sicilia/ non la si visita/ la si vive/ […] In essa/ si diventa un tutt’uno” (p. 21) sembra quasi di percepire il sentimento della “sicilitudine” di cui parlava Sciascia in riferimento a quella sensazione indefinibile con semplici parole della grandezza e al contempo mistero di essere siciliani.

Vorrei concludere la mia breve analisi con alcuni versi di Mariagrazia che sono specchio della sua personalità (l’ho incontrata solo una volta, ma l’impressione che ho avuto è stata quella di una persona che già conoscevo da tempo, con un sorriso autentico e una felicità incorrotta che si può notare anche nella sua foto presente nell’aletta destra del libro):

 

[A]ccendiamo la luce

sulle nostre emozioni

per condividerle.

  

Lorenzo Spurio

Scrittore, critico letterario

 

Jesi, 29 Luglio 2013

 

Emozioni

Di Mariagrazia Bellafiore

Con prefazione di Anna Maria Folchini Stabile

Con disegni di Anna Spagnolo

Libreria Ciccio Urso, Avola (SR), 2013

Pagine: 55

ISBN: 9788898381203

Costo: 9,50 €

 

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

 

“Leggenda di un amore eterno” di Monica Pasero, recensione di Lorenzo Spurio

Leggenda di un amore eterno di Monica Pasero

Rei Edizioni, 2013

ISBN: 9-788827-590409

Pagine:120 – Costo: 10€

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

copE’ un dato di fatto che il bosco sia un luogo che spesso nelle narrazioni viene a configurarsi come oasi di pace, perché lontano dal caos della città e quindi come spazio incontaminato e puro; nella letteratura per l’infanzia, inoltre, esso è spesso associato a luogo magico per eccellenza con la presenza di maghi, streghe bianche o nere, druidi e quant’altro. Si pensi a quante vicende importanti del mondo delle favole avvengano nel bosco “incantato”, spazio del meraviglioso dove tutto può accadere, location sorprendente che si differenzia dal mondo dell’ordinario e dove anche il sogno, quale espressione dell’inconscio, spesso trova manifestazione o trasposizione in eventi ascrivibili nel mondo del surreale. Questa considerazione è altrettanto valida per quanto concerne il libro di Monica Pasero, scrittrice piemontese che lega con abilità e coscienziosità di scrittura il tema amoroso a quello fiabesco, come nella migliore tradizione delle fiabe. E non è un caso, infatti, che nella prefazione di Stefano Carnicelli si richiami per una serie di analogie con il personaggio principale, la figura dell’eroina sfortunata di Cenerentola.

Il bosco, dunque, quale luogo di una natura primigenia dove sembra possibile colloquiare con la natura silvestre, ma anche con esseri minuti che appartengono al mondo fatato, è lì dove nasce l’amore tra gli amanti, dove esso fugge e si rincorre quale spazio mitico che sembra essere fuori da ogni tempo. Monica Pasero accompagna mano nella mano il lettore in una storia d’amore dove non mancheranno colpi di scena, agnizioni, riavvicinamenti e sventure, tutto all’insegna della valorizzazione del concetto di amore.

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico letterario

 

Jesi, 27-07-2013

Ad Agugliano (An) il Festival Nazionale del Teatro Dialettale

MANIFESTO.Festival.2013-page-001

 

Gujà capitale de ‘l dialettu

dal 28 de luio al 4 de agostu a Gujà tornane i dialetti da tutt’Italia co’ l’ottava ediziò del

Festiva Naziunale del Teatru Dialettale – Premiu “La Guja d’oru 2013”

– fattu da l’Associaziò La Guja –

‘n’appuntamentu che spettamu ogni annu e che farà de Gujà la capitale dei dialetti ‘taliani.

‘Na rassegna ‘rmai cunusciuda e ‘rriada all’uttava ediziò, che vede 5 cumpagnie de

dialettu rivà da tutt’Italia e che s’esibiranne avanti a ‘mbelpò de gente.

Prutagunista sarà il dialettu, immediadu, naturale, sempre “parladu” e “capidu” da la

gente, e le cumpagnie teatrali cu le loru radici e identità.

“ ‘l dialettu – dicene i urganizzatori – è na’ congiunziò tra generaziò e culture che stanne nel territoriu.

nte ‘i anni ‘l Festiva è cresciudu ‘mbelpò, il teatru e ‘l dialettu cià la funziò de cullante

ed è n’occasiò pe riscuprì le tradiziò de ‘na ‘olta.

‘l calendariu de tuttu ‘l Festiva lu troi ‘nte interne http://www.associaziòlaguja.it

(www.associazionelaguglia.it).

La cummissiò de ‘l Festiva che a fattu la seleziò de le 5 cumpagnie più brae, cià ‘vudu

da fa un bel po’, enne riade 46 dumande de partecipaziò da tutt’Italia.

Venide tutti a vedè i spettaculi a Guja’ al Circulu Anspi-Cop de Via Roma (se pioe

semu drentu al Cinema/Teatru Ariston de Gujà …… no de Sanremo), iniziamu a le 9 e

mezze.

Pe buccà devi pagà 4 euri (pochi ‘mbelpò).

Dumenica 4 de agostu sempre a le 9 e mezze chiudemu ‘l Festiva 2013 cu le

premiaziò e cu lu spettaculu de gabarè de MAX PAIELLA (staolta entri gratise).

Vuria ditte che ‘l Presidente de la Repubblica, i Presidenti de Senatu e de la Camera

cianne mandatu tre belle medaie. Se scumudatu anche il Presidente de ‘l Cunsiiu e il Ministru

de la Cultura che cianne datu ‘l patrociniu.

Se voi sapè qualcò de più chiamace al 3299293623

O scrivece a info@associaziòlaguja.it (info@associazionelaguglia.it)

 

DEPLIANT.Interno.Festival.2013

Premio dei Premi di Poesia, organizzato dal Caffè Letterario romano “Mangiaparole”

PREMIO DEI PREMI DI POESIA

Promosso da Edizioni Progetto Cultura in collaborazione con il caffé letterario Mangiaparole

Scadenza: 31 ottobre 2013

Nell’ambito delle celebrazioni per il decennale della propria attività, Edizioni Progetto Cultura (EPC) promuove, in collaborazione

con il cafféletterario “Mangiaparole”, un’iniziativa unica nel panorama letterario italiano: il

PREMIO DEI PREMI DI POESIA!

1.

Ambito di partecipazione. La partecipazione al PREMIO DEI PREMI è riservata a tutti i poeti le cui opere abbiano conseguito un riconoscimento” nei premi/concorsi cui hanno partecipato nei dieci anni compresi fra il 1° luglio 2003 e il 30 giugno 2013. In proposito, si precisa che:

per “riconoscimento” s’intende qualunque tipo di premio conseguito: dal piazzamento in classifica (dal primo fino all’ultimo posto

assegnato dalla Giuria, compresa la categoria indistinta di “finalista”), alle menzioni di merito e/o d’onore, alle segnalazioni, ai diplomi, ai premi speciali e ogni altro tipo di riconoscimento ottenuto, comunque denominato;

per premi/concorsi s’intende qualunque premio/concorso organizzato in Italia da enti/istituzioni/associazioni/case editrici/altro di

natura sia privata sia pubblica riservato alla poesia o che, fra le sezioni di partecipazione, ne abbia prevista una specificamente riservata alla poesia;

le date del 1° luglio 2003 e del 30 giugno 2013 devono intendersi riferite all’assegnazione del “riconoscimento”.

2.

Contenuti. Si partecipa esclusivamente con l’opera con la quale è stato conseguito il “riconoscimento” nei premi/concorsi di poesia di cui sopra. Al riguardo, si precisa che l’opera può essere sia edita sia inedita e riguardare poesie singole, raccolte di più poesie o vere e proprie sillogi, in lingua italiana. Ovviamente, si può partecipare anche con più opere, sempre che le stesse abbiano ottenuto un riconoscimento” nei diversi premi/concorsi di poesia nell’arco dei dieci anni considerati.

3.

Giuria, finalisti e vincitori. Fra tutte le opere pervenute, la Redazione di EPC selezionerà 50 finalisti che saranno invitati alla cerimonia di premiazione. Il vincitore risulterà direttamente dalla votazione di una Commissione, presieduta dal Prof. Cristiano Castelfranchi, di cui faranno parte sette giurati scelti fra i componenti il “Laboratorio di poesia” che opera stabilmente presso il caffèletterario “Mangiaparole” (ai quali, ovviamente, sarà fatto divieto di partecipare al PREMIO DEI PREMI con proprie opere). In particolare, ciascun componente della Giuria, presidente compreso, valuterà le opere dei 50 finalisti e, nel corso della cerimonia di premiazione, esprimerà, secondo il proprio personale giudizio, sette preferenze opportunamente motivate: i cinque poeti che avranno ottenuto il maggior numero di preferenze saranno proclamati vincitori! Successivamente, con ulteriore votazione, la Giuria esprimerà la preferenza motivata riguardo ai cinque poeti vincitori: quello che avrà ottenuto il maggior numero di preferenze sarà proclamato “vincitore assoluto” del PREMIO DEI PREMI!

4.

Premi per i vincitori. Il premio riservato ai cinque poeti vincitori consiste nel diritto alla pubblicazione di una silloge inedita, diritto che ciascuno dei cinque vincitori potrà esercitare entro il 31 dicembre 2015 sulla base di un contratto di edizione “aperto” che EPC consegnerà agli interessati al termine della cerimonia di premiazione. In aggiunta, colui che sarà proclamato “vincitore assoluto” del PREMIO DEI PREMI riceverà un assegno di 500 euro.

5.

Quote di partecipazione. La quota di partecipazione è pari a 25 euro. Al riguardo, si precisa che:

il versamento di 25 euro dà diritto a partecipare con due diverse opere che, nel periodo compreso fra il 1° luglio 2003 e il 30 giugno

2013, abbiano ottenuto un “riconoscimento” nei premi/concorsi di poesia;

per ogni opera presentata oltre le prime due, si richiede il versamento di ulteriori 10 euro.

La quota di partecipazione deve essere versata tramite bonifico bancario con IBAN =

IT06I0558403252000000051351 (Banca

Popolare di Milano, Ag. Roma) ovvero c/corrente postale n° 52028743 intestato a Edizioni Progetto Cultura – Roma, indicando come causale “Premio dei Premi”.

6.

Modalità di partecipazione e scadenza. I partecipanti devono inviare l’opera in unico esemplare dattiloscritto o stampato,

spedendo (per posta, esclusi corrieri) al seguente indirizzo:

EDIZIONI PROGETTO CULTURA – CASELLA POSTALE 746 – 00144 ROMA EUR

La scadenza del PREMIO DEI PREMI è prevista al 31 ottobre 2013 (farà fede il timbro postale).

7.

Documenti da presentare. Nel plico contenente l’opera devono essere inseriti anche i seguenti documenti:

dichiarazione con la quale si attesta che l’opera presentata (indicare il titolo dell’opera) ha ottenuto un “riconoscimento” (specificare

quale) al premio/concorso di poesia (indicare la denominazione del premio/concorso e il relativo anno);

elenco dei propri dati personali (nome, cognome, indirizzo postale, e-mail, telefono cellulare e codice fiscale) e breve curriculum

(anche letterario);

copia del documento comprovante l’avvenuto versamento della quota di partecipazione (25 euro fino a due opere presentate e

ulteriori 10 euro per ogni opera successiva).

In ordine alle dichiarazioni di cui al primo alinea, EPC si riserva la facoltà di chiedere ai partecipanti di confermare, sulla base di prove documentali, quanto dichiarato, sotto pena di esclusione dal PREMIO DEI PREMI.

8.

Raccolta antologica. EPC farà una selezione delle opere presentate dai 50 finalisti e le raccoglierà in un’Antologia che –

considerate le caratteristiche del PREMIO DEI PREMI – verrà a rappresentare, a pieno titolo, il più completo e significativo compendio critico delle tendenze in atto nel panorama poetico italiano.

9.

Comunicazioni. L’elenco dei finalisti verrà pubblicato sul sito di EPC (www.progettocultura.it) e del cafféletterario “Mangiaparole”

(www.mangiaparole.it). Agli interessati verrà data comunicazione anche via e-mail e con lo stesso mezzo sarà comunicata la data

prevista per la cerimonia di premiazione, che concluderà le celebrazioni del decennale di EPC.

10.

Trattamento dei dati personali. La partecipazione al PREMIO DEI PREMI comporta automaticamente l’accettazione integrale

del presente Regolamento. Con l’invio delle opere, s’intende accordato il consenso al trattamento dei dati personali da parte dei partecipanti per ogni aspetto connesso all’attività di EPC e de cafféletterario “Mangiaparole”.

E’ uscito “Rigor cordis. Per una filosofia del cuore” di Giuseppe Pulina

Giuseppe Pulina esce con Rigor cordis. Per una filosofia del cuore

(Zona editore)

RIGOR CORDIS - copertina solo primaSiamo o non siamo i contemporanei della fine del mondo? Franco Battiato canta questo motivo da molto tempo nelle sue canzoni; il filosofo Nietzsche, si potrebbe dire, lo ha sostenuto da sempre. Della fine del mondo parla anche l’ultimo libro di Giuseppe Pulina in uno dei capitoli forse più coinvolgenti di Rigor cordis – Per una filosofia del cuore, uno dei titoli di punta del catalogo 2013 dell’editore aretino Zona. La fien del mondo sarebbe, infatti, per l’autore, una sorta di prerogativa del cuore, la cui esorbitante dimensione sarebbe interdetta alla ragione. Questo è naturalmente solo uno dei tanti temi affrontati da Pulina in un libro che, per parlare di cuore, non può sottrarsi ad un serrato confronto di questo con quella che, da Pascal in poi, è stata spesso considerata la sua più naturale controparte: la ragione.

Cuore o ragione? Ma siamo proprio sicuri che queste due forze siano necessariamente contrarie e contrapposte? E se piuttosto tra loro s’instaurasse un salutare agonismo? Pulina s’interroga sulla natura di questo binomio, schierandosi dalla parte del cuore ma non andando, per ciò stesso, contra rationem. Si chiede così quante e quali cose sappia fare il cuore, chiamato in causa nelle esperienze capitali della vita in cui la ragione non sempre è di conforto e d’aiuto. “Eppure – argomenta l’autore – il cuore non ridimensiona la ragione, così come quest’ultima, quando sa essere ragionevole (quello che dovrebbe essere per natura), si guarda bene dal mortificare il cuore”. Tuttavia, l’uomo cardiaco – come lo definisce Pulina – avrebbe un primato e una possibilità che l’uomo cerebrale non ha, perché sarebbe con il cuore che la vita viene intesa e “auscultata”, perché “è con il cuore che può percepire il suo viscerale attaccamento al mondo”.

Una peculiarità del libro (rara, in un certo senso, nel mercato editoriale della filosofia in Italia) sono le illustrazioni di Marco Lodola, autore della copertina. Con sette diverse immagini, l’artista pavese racconta la propria immagine del cuore, ispirandosi a diversi capitoli di Rigor cordis. Non si tratta della prima collaborazione tra Pulina e Lodola, perché i due, già nel 2005, con Minima Animalia (Mediando editore), diedero vita ad un saggio sul rapporto tra filosofia ed etologia, di cui il filosofo curò i contributi teorici, mentre l’artista tentò di concentrare in una serie di illustrazioni le tesi portanti dell’opera.

Dalla quarta di copertina che riproduce una delle pagine centrali del libro.

“Ogni giorno è il giorno che è e io vorrei gustarne l’unicità facendo mie tutte le primizie di cui è capace. Il primo bacio, la prima lacrima, il primo brivido, il primo sorso d’acqua, la prima ferita, il sapore del sangue, l’odore del sangue, il colore rosso cangiante del sangue, la prima stella cadente, il mare, la linea dell’orizzonte, l’orizzonte, la prima boccata d’aria, il sapore del sale e di tutte le spezie del mondo, la prima neve, la primavera, uno stormo di corvi, il contatto di una mano, la mia, di altra persona, il primo sonno, il primo sogno, il primo risveglio, il frastuono delle onde, la mia faccia, che si fa viso, che si fa sguardo osservato, il primo sorriso, il profumo della pelle, la prima pelle, il primo latte, il primo dente, la prima immagine riflessa allo specchio, ma soprattutto il primo battito del cuore, perché è lì che la prima volta ha avuto la sua prima volta, è lì che tutto cominciò”.

 

 

Giuseppe Pulina insegna filosofia al Liceo Dettori di Tempio Pausania e Antropologia filosofica e Filosofia delle relazioni internazionali all’Istituto Euromediterraneo della stessa città. Per Zona ha già pubblicato L’angelo di Husserl. Introduzione a Edith Stein (2008) e La cura. Anche tu sei un essere speciale (2010). Ha all’attivo studi e pubblicazioni su Michelstaedter, Capitini e Pessoa. Si è occupato del rapporto tra etologia e filosofia in Minima Animalia. Piccolo bestiario filosofico (Mediando, 2005, illustrazioni di M. Lodola), Animali e filosofi (Giunti, 2008) e Asini e filosofi (con Francesca Rigotti, Interlinea, 2010). Tra i lavori più recenti, Pillole di filosofia della scienza per ricercatori in formazione (Plus, 2012 – in collaborazione con l’Università degli Studi di Sassari).

“La cucina arancione”, il nuovo libro di Lorenzo Spurio

Un viaggio tra le pieghe disturbate dell’io

La cucina arancione: il nuovo libro di LORENZO SPURIO

 

Comunicato Stampa

 cover_frontLa cucina arancione è la nuova raccolta di racconti dello scrittore marchigiano Lorenzo Spurio che nel 2012 ha esordito con Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate Editore) scritto a quattro mani assieme a Sandra Carresi. Dopo essersi dedicato ampiamente alla critica letteraria, l’autore ritrova con questa silloge la sua forma letteraria espressiva più congeniale: il racconto breve.

La cucina arancione si compone di ventiquattro racconti di diversa lunghezza e il filo rosso della raccolta è l’analisi di “casi umani”, di personalità fragili o disturbate, personaggi apparentemente sani che, invece, celano al loro interno delle inquietanti verità o problematiche che restano latenti. Nella silloge si parlerà di violenza e solitudine, ma anche di pedofilia, ossessioni adolescenziali e tanto altro. Nella prefazione firmata da Marzia Carocci si legge: «Amori non ricambiati, nonne ricordate, morti improvvise, viaggi di speranza, pulsioni devianti, magie e luoghi incantati, occasioni perdute… Un’appassionante raccolta fantasiosa, dove l’autore con immaginazione, intelligenza e acutezza, propone al lettore vicende realistiche e chimeriche di una mente che va oltre il consueto, sottolineando, però, in questo percorso d’indagine psicologica anche pregi e difetti dell’umanità».

L’opera è edita da TraccePerLaMeta Edizioni, casa editrice dell’omonima Associazione Culturale all’interno della quale Spurio è socio fondatore. Il libro può essere acquistato mediante lo Shop Online dell’Associazione TraccePerLaMeta e a partire dalla prossima settimana su qualsiasi vetrina online di libri (Ibs, Dea Store, Libreria Universitaria,..) o mediante ordinazione in qualsiasi libreria.

 

LORENZO SPURIO è nato a Jesi (An) nel 1985. Ha conseguito la Laurea in Lingue e Letterature Straniere e si è dedicato alla scrittura di racconti e di saggi di critica letteraria. Ha collaborato con prestigiose riviste di letteratura italiana tra le quali Sagarana, Silarus ed El Ghibli. Per la narrativa ha pubblicato “Ritorno ad Ancona e altre storie” (Lettere Animate, 2012), scritto assieme a Sandra Carresi; per la saggistica ha pubblicato “Ian McEwan: sesso e perversione” (Photocity, 2013), “Flyte e Tallis” (Photocity, 2012), “La metafora del giardino in letteratura” (Faligi, 2011), scritto assieme a Massimo Acciai e “Jane Eyre, una rilettura contemporanea” (Lulu, 2011).

Ha curato, inoltre, l’antologia di racconti a tema manie, fobie e perversioni “Obsession” (Limina Mentis, 2013).

Nel 2011 ha fondato assieme a Massimo Acciai e a Monica Fantaci la rivista di letteratura online “Euterpe” che dirige e con la quale organizza eventi letterari su tutto il territorio nazionale.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

                

Titolo: La cucina arancione

Autore: Lorenzo Spurio

Prefazione di Marzia Carocci

Casa Editrice: TraccePerLaMeta Edizioni, 2013

Collana: Oltremare (narrativa)

ISBN: 978-88-907190-8-0

Pagine: 237

Costo: 10 €

 

 

Info:

info@tracceperlameta.org –  lorenzo.spurio@alice.it

A Roma si è presentato il nuovo libro della poetessa Annamaria Pecoraro

Venerdì scorso al Caffè Letterario romano “Mangiaparole” si è svolta la presentazione del libro di poesie “Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima” della scrittrice fiorentina Annamaria Pecoraro. Il libro, edito da Lettere Animate Editore di Martina Franca (Ta) è stato presentato da Michela Zanarella che ha intervistato l’autrice e dal critico marchigiano Lorenzo Spurio che ha commentato alcune poesie della poetessa. Sono inoltre intervenuti Giuseppe Lorin che ha letto e interpretato le poesie, il poeta romano Alessandro Bellomarini e l’attore Matteo Tosi.

Di seguito alcuni scatti della serata:

Spurio con un saggio su McEwan: “Ian McEwan: sesso e perversione”

 IAN McEWAN: SESSO E PERVERSIONE

DI Lorenzo Spurio

 

COMUNICATO STAMPA

 

cover

Lorenzo Spurio, scrittore e critico letterario marchigiano, ha ampliato la sua tesi di laurea magistrale conseguita all’università degli studi di Perugia nel 2011 sul tema della “devianza sessuale” nella narrativa dello scrittore britannico Ian McEwan e questo ne è il prodotto finale.

In questo ampio saggio, che si apre con una prefazione dello scrittore Antonio Melillo sul ruolo dell’amore nella letteratura, Spurio sviscera alcune delle problematiche sociali proposte dall’autore inglese tra le quali la follia, le aberrazioni, il perturbante, il deviato e la degenerazione di alcuni atteggiamenti frutto di una psiche malata. Il percorso che il lettore è chiamato ad intraprendere è agevolato da un ricco apparato di critica e di note esplicative o di riferimento che rimandano ad altrettanti testi ai quali Spurio si rifà.

Il saggio affronta il tema della sessualità vista dagli occhi allucinati di giovani senza regole (come avviene nel romanzo The Cement Garden) o nei suoi aspetti deleteri di una bieca perversione (come avviene in The Comfort of Strangers) e in varie altri narrazioni l’autore lo impiega, invece, per chiarire l’austerità dei tempi in cui ambienta le sue storie, la contrapposizione tra visione patriarcale e il nascente femminismo.

Questo saggio è una ricca e propedeutica analisi critica allo studio della narrativa di Ian McEwan.

      

 

Scheda del libro

Titolo: Ian McEwan: sesso e perversione

Autore: Lorenzo Spurio

Prefazione: Antonio Melillo

Genere: Critica letteraria

Casa Editrice: Photocity, Pozzuoli (Na), 2013

ISBN: 978-88-6682-463-3

Costo: 10 €

Link diretto alla vendita

  

Info: lorenzo.spurio@alice.it

“La rosa in scatola” di Paola Surano, recensione di Lorenzo Spurio

La rosa in scatola
di Paola Surano
Ciccio Urso Editrice, Avola (SR), 2013
ISBN: 978-889838139-5
Pagine: 55
Costo: 9,50 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

imagesChi conosce Paola Surano, anche non profondamente come me, la ritroverà in pieno in questo libro. Chi, invece, non la conosce, la conoscerà per la prima volta con queste liriche che si leggono con piacevolezza. Sfogliando le pagine e dunque avanzando nella lettura, si respira un’aria fresca e mai identica, un’atmosfera gioiosa e spensierata di una donna matura che giorno dopo giorno, ora dopo ora, coglie dal mondo che la circonda tutto ciò che esso ha di bello da offrirle. Ed è per questo che quando mi capita di recensire le sillogi di Paola Surano non posso fare a meno di osservare che le sue opere sono un chiaro esempio di lode al creato e un ringraziamento beato al Creatore. E’ evidente la fede cattolica della scrittrice che si evince in varie liriche e nella sua stessa grande anima filantropica.

Paola si identifica con l’altro e con esso colloquia, si diverte, gioca e cresce in quel cammino fatto di strade asfaltate e altre sterrate, di gioie e dolori, di felicità ed affanni. Su tutto domina sempre la speranza e la convinzione che la ricchezza non è in noi, ma nel rapporto che con gli altri intessiamo.

Chi è l’altro allora verrebbe in mente da chiedersi?

Il nostro amico, nostro cognato, il vicino di casa, l’anziana che incontriamo sempre alla spesa, ma anche il barbone, il militare americano impegnato in una missione Oltreoceano, il cieco, il violento. Le parole di Paola, che si sciolgono in un linguaggio parzialmente musicale ed estremamente evocativo, fanno parte di una lingua senza tempo, un idioma di pace, di solidarietà e di comunione con gli altri.

Non esistono frontiere, sembra sussurrare la poetessa, quando parla di persone che appartengono ad altre città, regioni o a paesi a noi molto lontani e geograficamente e culturalmente come il Mozambico:

 

E’ lunga la strada per le donne,

in Mozambico.

[…]

camminano e camminano

[…]

lontano chilometri dal villaggio.

E camminano e camminano

andata e viaggio.

Se mettessero in fila tutti i loro passi

sarebbero ormai lontane, le donne

in Mozambico.

 

Una poesia stupenda che fotografa una realtà locale africana lontanissima dalla nostra frenesia giornaliera: il tempo sembra scandito dal camminare, come se si trattasse di una sorta di pellegrinaggio o di un tour de France a piedi, tappa per tappa. Nella poesia la Nostra mette in luce la difficile condizione della donna nell’ex colonia portoghese dove sono sulle spalle della donna una serie di attività che in una realtà poco evoluta come quella, vengono a significare dei veri e propri pesi che la indeboliscono e ne minano giorno dopo giorno la salute. Una realtà che Paola Surano ha visto con i suoi occhi in un recente viaggio per visitare il Centro dell’Associazione Macibombo Onlus che dedica le sue attività all’istruzione delle bambine.

Paola Surano canta la natura con i suoi rimandi alla flora e al lago, fonte ispiratore e di meditazione di tante liriche; ma commemora anche il ricordo di persone che, pur avendo intrapreso una strada parallela alla nostra, sono poi decedute lasciandoci (apparentemente) soli in quel percorso.

L’uomo è una summa di esperienze e di episodi, alcuni voluti altri fortuiti, e in ciascun caso non è che il prodotto di una serie di incontri, unioni (fidanzamenti, sposalizi, o amicizie) e distacchi da altre persone. Siamo quel che siamo solo perché ci rapportiamo al mondo. E il mondo non sono i monti e i mari, ma l’umanità, il gruppo sociale a cui la Nostra parla, si ispira e invoca affinché quell’animo solidaristico d’amore incontaminato per l’altro che le è proprio, possa contagiare con sapienza anche qualcun altro.

 

Ciascuno di noi traccia un sentiero

e cammina per anni,

inconsapevole

che il suo incrocerà

con un altro sentiero

e ne nascerà un incontro

e, forse, un tratto di strada

insieme.

(“Sentieri”,  p. 31).

 

La silloge lascia il posto anche a scenari più cupi e che fanno diretto riferimento alla cronaca giornaliera, quale i due tremendi assassini di Yara Gambirasio e di Sara Scazzi, nella cui poesia la Nostra riflette sul fatto che per quelle due ragazze, improvvisamente e beffardamente, il tempo si è annullato e non hanno più avuto l’occasione di vivere la vita (innamorarsi, sposarsi, avere un figlio o semplicemente viaggiare): “non ho mai pensato di non avere tempo/ per vivere la vita/ non ho mai pensato di finire così” (p. 39). In “Preghiera arrabbiata” la poetessa utilizza un linguaggio duro e indignato, è furente per la condizione sociale alla quale giornalmente assistiamo dominata da atti violenti, azioni di guerra, femminicidi e abomini di altra natura che denigrano l’essere umano e che portano la poetessa a far appello a Dio affinché aiuti l’uomo a ritrovare la sua strada.

In un mondo tanto difficile e doloroso, la speranza è un ingrediente necessario per andare avanti.

Paola Surano, come una maga bianca, ci regala questo elisir della beatitudine sulla terra con la riscoperta del semplice.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico letterario)

 

Jesi, 15-07-2013

 

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