“Munnu crudili” poesia di Emanuele Marcuccio, con traduzione

MUNNU CRUDILI[1]

(poesia in lingua siciliana[2] di Emanuele Marcuccio)

 

Ad Alessio Patti,

maestro ed esperto cultore

della lingua poetica siciliana

Arrusbigghiati munnu,

arrusbigghiati ventu;

lu ventu si scatina,

lu ventu è tirannu

e dintr’i casi trasi.

Lu munnu è crudili

lu munnu è malignu

e scampu nun lassa:

purtusu ppi ricoviru

d’a povira genti.

(13/11/2010)

 

 

Quel vento è metafora della crudeltà del mondo, delle crudeltà dei malvagi; il distico anaforico con i due imperativi iniziali vogliono essere un’esortazione, un avvertimento ad agire diversamente.

È proprio la malvagità, la tracotanza di una minoranza di uomini a rendere crudele il mondo, già Dante lo aveva rilevato nella sua Commedia, con quel famoso verso in sineddoche “L’aiuola che ci fa tanto feroci” (Paradiso XXII, v. 151). E sempre Dante, nel suo De vulgari eloquentia, ha trattato dell’importanza linguistica del siciliano.[3]

Di seguito, per i non siciliani, la traduzione in italiano.

 

 

MONDO CRUDELE

Svegliati mondo,

svegliati vento;

il vento si scatena,

il vento è tiranno

ed entr’addentro le case.[4]

Il mondo è crudele,

il mondo è maligno

e scampo non lascia:

pertugio per rifugio

della povera gente.

 

(17/11/2010)

 

 


[1] Entrambe le versioni sono state pubblicate nell’antologia di autori vari La biblioteca d’oro. Poesie in siciliano, Unibook, 2011, p. 25.

[2] «La lingua siciliana, troppo spesso declassata da molti a “dialetto” è, in realtà, una lingua a tutti gli effetti. Molti filologi ed anche l’organizzazione Ethnologue, descrivono il siciliano come “abbastanza distinto dall’italiano tipico tanto da poter essere considerato un idioma separato”, come risulta anche confrontando il lessico, la fonologia, la morfologia delle due varietà linguistiche. Peraltro, il siciliano non è una lingua derivata dall’italiano, ma, al pari di questo, direttamente dal latino. La lingua siciliana esiste da centinaia d’anni, la tradizione poetica siciliana nasce con la corte federiciana nel XIII secolo e fioriscono da allora illustri poeti e cantori in siciliano aulico che costituiscono tuttora modelli per un’eventuale canonizzazione della lingua poetica siciliana scritta. […] È doveroso, a tal proposito, specificare che non esiste attualmente una canonizzazione condivisa della lingua siciliana, soprattutto a livello orale, dove sono evidenti le differenze fonologiche, morfologiche e lessicali da una zona all’altra della Sicilia. Diverso, il discorso per la lingua scritta, per la quale esiste una tradizione secolare alla quale poter far riferimento per una produzione poetica siciliana a regola d’arte».

Santina Russo, dalla prefazione all’antologia di autori vari La biblioteca d’oro. Poesie in siciliano, Unibook, 2011, p. 7.

[3] «E per prima cosa facciamo un esame mentale a proposito del siciliano, poiché vediamo che il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli Italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti maestri nativi dell’isola hanno cantato con solennità. […] Il volgare siciliano, a volerlo prendere come suona in bocca ai nativi dell’isola di estrazione media (ed è evidentemente da loro che bisogna ricavare il giudizio), non merita assolutamente l’onore di essere preferito agli altri, perché non si può pronunciarlo senza una certa lentezza… Se invece lo vogliamo assumere nella forma in cui sgorga dalle labbra dei siciliani più insigni […] non differisce in nulla dal volgare più degno di lode».

Dante Alighieri, De vulgari eloquentia (L’eloquenza in volgare), I, XII.

[4] “ed entr’addentro le case.” con cui ho cercato di ricreare un corrispettivo sonoro del quinto verso della versione originale in siciliano, quel “e dintr’i casi trasi.” che, letteralmente si sarebbe dovuto tradurre con “e dentro le case entra” ma, se ne sarebbe perso un corrispettivo sonoro. Non ho voluto fare una semplice traduzione letterale, che è sempre un tradimento della versione originale.

 

La foto allegata è  la riproduzione di un quadro del pittore inglese, John Atkinson Grimshaw, precisamente “In peril. The harbour flare” del 1879.

 

POESIA E TRADUZIONE PUBBLICATE PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE. È VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERO ARTICOLO SENZA IL PERMESSO
DELL’ AUTORE.

“Sorgo rosso” di Mo Yan, recensione di Rita Barbieri

Sorgo rosso

di Mo Yan

Torino, Einaudi, 2005

ISBN: 8806178520

Costo: 13,50 €

Recensione di RITA BARBIERI

 

“-Il sorgo è diventato rosso…i giapponesi sono arrivati… compatrioti preparatevi a combattere… con fucili e cannoni-“

 

Recentissima la notizia dell’attribuzione del Nobel per la letteratura a Mo Yan, uno dei più importanti scrittori cinesi contemporanei. In realtà giàGao Xingjian, autore di origine cinese ma con cittadinanza francese, aveva vinto lo stesso premio nel 2000.

Sorgo Rosso, di Mo YanMo Yan, pseudonimo che significa “senza parole/colui che non parla”, è il nome d’arte di Guan Moye, nato 57 anni fa nel villaggio rurale di Gaomi:

“Ho amato profondamente la zona a nord-est di Gaomi, e l’ho odiata profondamente. Divenuto adulto mi sono immerso nello studio del marxismo e ho capito che è senza dubbio il posto più bello e più orribile del mondo, il più insolito e il più comune, il più puro e il più corrotto, il più eroico e il più vile, il paese dei più grandi bevitori e dei migliori amanti.” (1)

È proprio a Gaomi che Mo Yan ambienta il suo romanzo più intenso e famoso: “Sorgo Rosso” (Hong gaoliang), storia epica e al contempo realistica di una famiglia e di un paese in un periodo storico sanguinoso e violento che va dagli anni ’20 agli anni ’70, passando attraverso la fase cruenta dell’invasione giapponese.

 

Per continuare a leggere la recensione, clicca qui: http://blog.chinaitaly.info/consigli/sorgo-rosso-di-mo-yan/

“Flyte & Tallis” (saggio critico di letteratura inglese) di Lorenzo Spurio, recensito da Ilde Rampino

Flyte & Tallis

Ritorno a Brideshead ed Espiazione, una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese

di Lorenzo Spurio

prefazione di Marzia Carocci

Photocity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012

ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143

 

La descrizione e l’analisi di due testi della letteratura inglese Espiazione e Ritorno a Brideshead trovano in questo saggio terreno fertile per una interessante e accurata disamina in cui l’autore entra con maestria all’interno del gioco letterario, creando una rete di rimandi letterari e una sapiente precisione storica in cui i romanzi trovano la loro collocazione. Il titolo del saggio fa riferimento allo status sociale agiato delle famiglie, attraverso il nome delle loro tenute signorili. I momenti della narrazione vengono scanditi attraverso particolari dei romanzi, analizzati dal punto di vista contenutistico. L’autore pone in evidenza in Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh il ruolo importante della famiglia e il tema fondamentale della disparità tra i ceti sociali da parte dei membri dell’aristocrazia inglese, protagonisti della vicenda e la decadenza della condizione sociale, attraverso l’analisi di scene significative. Fondamentale è il tema della religione e della conversione con i suoi continui riferimenti a simboli legati al mondo cattolico e alla particolare devozione da parte di alcuni personaggi, mentre viene rilevato che nell’altro romanzo Espiazione di Ian McEwan, la religione è pressoché assente. In questo secondo romanzo l’autore del saggio, con valido acume critico, osserva la presenza di una certa mescolanza di generi, trattandosi in realtà di un romanzo di formazione, con rimandi a personaggi realmente esistiti, mentre scaturisce tra le pagine un latente sentimento di autoconsapevolezza dei personaggi. Attraverso un’attenta lettura critica, Spurio analizza quest’interessante opera di Ian McEwan  – il cui titolo in inglese è Atonement–  rilevando un certo parallelismo e riferimenti all’ideologia modernista. L’attenzione alla costruzione narrativa gli permette di porre in evidenza tra l’altro la tecnica dell’anticipazione e la  polisemia di alcuni elementi. Interessante è la sua capacità di osservare la connessione tra arte e vita di uno dei personaggi di Espiazione e il particolare carattere di storie non legate alla narrativa classica realista.

 

ILDE RAMPINO

03/11/2012

 

Per acquistare l’opera, clicca qui:

http://ww2.photocity.it/Vetrina/DettaglioOpera.aspx?versione=19253&formato=8778

“Dolce al soffio di De André” di Gioia Lomasti, la nuova edizione

Gioia Lomasti  presenta la sua nuova Opera  Dolce al soffio di De André di Gioia Lomasti – Riedizione Ottobre 2012 Rupe Mutevole Edizioni

COMUNICATO STAMPA

 
Si inaugura la riedizione di “Dolce al soffio” di Gioia Lomasti, al Milano Book Fair – Ottobre 2012, opera poetica dedicata al cantautore Fabrizio De André ed ispirata alle sue canzoni, che ne sottolinea i passaggi in tintura e in vernissage particolari, provocazioni al piatto sentimento che si concretizzano nella Poiesis, nella costruzione della Femina Faber, la Lomasti, appunto, che assurge fra distici, terzine edenjambement, concretizzando il sogno di De André in quella “Direzione ostinata e contraria“, seppur restando nella propria sublimità di una quasi impercezione. Non siamo di fronte ad un esercizio di metrica, ma è interessante il verso nell’abituare il lettore al canto intimato, mai forzato eppur scorrevole e ritmico.

Un must per gli amanti del Cantautorpoeta e per chi ha piacere nella lettura della poesia di valore.

Ad impreziosire ulteriormente questa seconda ristampa, partecipano Stephen Alcorn per la concessione delle linoleografie in copertina e all’interno libro, Norman Zoia, paroliere/coautore di Pino Scotto e dei Vanadium, Mariano Brustio, memoria storica del Faber, il giornalista e critico Alessandro Spadoni, Alessandro D’AngeloMarco Nuzzo e Marcello Lombardo per la Direzione d’opera.

L’opera include la bibliografia dell’autrice a cura di Emanuele Marcuccio, la biografia curata da Marcello Lombardo e la sezione progetti a cura di Francesco Arena.

Dolce al soffio di De André Opera edita da Rupe Mutevole edizioni, e’ inserita nella collana Sopralerighe diretta da Gioia Lomasti.

Di Marco Nuzzo e Marcello Lombardo

 

DALLA PREFAZIONE

La poesia è liberazione dell’anima, capacità di andare oltre il reale per raggiungere quell’indefinita sfera del nostro essere che è l’inconscio. È un’operazione complessa, autentica, inimitabile se condotta con l’unico fine di comprendere l’umanità nascosta in ciascuno di noi e quelle spinte interiori che ci muovono e ci rendono unici e irripetibili. È un viaggio difficile, mai sicuro, e che non sempre paga. Molti sono coloro che si sono perduti o hanno preferito rinunciare e affidarsi al tecnicismo modaiolo che oggi imperversa in ogni ambito della cultura. Pochi hanno tenuto duro con costanza e abnegazione raggiungendo il cuore più profondo del “fare poesia”. Non c’è alcuna ricompensa, se non quella di aver tentato di dare un senso alle dinamiche oscure che ci circondano, di aver messo in luce quel sublime assurdo impasto di passioni, istinti, egoismi che identificano la nostra anima. In questo Gioia Lomasti è certamente una navigatrice esperta che ha saputo unire alla melodia del verso la più profonda capacità di muoversi attraverso i gorghi dei sentimenti umani per renderli manifesti al lettore nella loro drammaticità e intensità. L’impegno della poetessa ravennate va oltre il compiacimento estetico della parola e si concentra su quella musicalità dolente e densa di significato che affonda le sue radici nella più genuina e spontanea espressione delle problematiche umane. A questo si unisce la riflessione sulla lezione del grande cantautore Fabrizio De André che ha non solo influenzato la prosa metrica della Lomasti, ma ha anche definito l’ossatura di un pensiero poetico che si è sviluppato e concretizzato nella sua profondità di intenzione e ragionamento. Lungo il delicato fraseggio della sua poetica si scorge la “delicatezza” di un’anima che intende andare incontro all’altro, comprenderlo, amarlo. Nessun giudizio, nessuna pretesa di imporre una propria visione dell’esistenza che è sempre particolare, soggettiva, imperfetta, ma un autentico desiderio di far nascere nel lettore passioni inaspettate che le mettano in condizioni di riflettere sul proprio agire quotidiano, sui propri errori e di porvi in qualche modo rimedio. In questa azione “maieutica” di rimessa in discussione delle proprie certezze fa da sponda una padronanza assoluta del linguaggio metrico, della parola evocativa che scardina i sigilli dei nostri segreti per arrivare al nocciolo della nostra esistenza, del nostro “esserci qui ed ora” con tutte le fragilità, le differenze, le debolezze che ci caratterizzano e ci rendono così meravigliosamente umani. La lettura è diretta, rapida, ma, al tempo stesso, di sconvolgente complessità in modo tale che nulla è dato per scontato e il significato va recuperato solo al termine della lettura. Un libro che non va soltanto letto, ma afferrato nella sua autenticità, nella sua bellezza, nella sua sensibile emotività.

A cura di Alessandro Spadoni
Giornalista e critico letterario

 

 

DIRITTI IMMAGINI LINOLEOGRAFICHE

STEPHEN ALCORN

©2012 THE ALCORN STUDIO & GALLERY

www.alcorngallery.com

 

Gioia Lomasti nasce nel luglio 1973 a Ravenna dove vive e lavora in ambito culturale Promotrice di scrittura.
Redazione e rassegna stampa presso vetrinadelleemozioni.blogspot.com, direzione di collane editoriali dedite alla poesia-prosa-narrativa, direzione di antologie AA.VV. Coordina assieme a Marcello Lombardo e al suo Staff di collaboratori il sito vetrinadelleemozioni.com quale canale per un supporto di promozione artistica dedita agli autori. Cura centinaia di pagine nel web e su Facebook ponendo in risalto autori emergenti di talento. Opera nel sociale, crede nel valore dell’amicizia, fonte di vita e condivisione.

Link di riferimento: www.poesiaevita.com

 

Info ordini info@vetrinadelleemozioni.com
Quest’opera sarà immagine d’impegno per la realizzazione di progetti benefici

“Inversi panici – (foglie del terzo millennio)” di Maurizio Alberto Molinari, recensione di Lorenzo Spurio

Inversi panici (foglie del terzo millennio)

di Maurizio Alberto Molinari

con prefazione di Cristina Balzaretti

traduzione in inglese di Lucia Gazzino

La Vita Felice Editrice, Milano, 2012

ISBN: 978-88-7799-459-2

Costo: 12 €

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Che Maurizio Alberto Molinari sia un vero poeta non ce ne vuole molto ad accorgersene. Non è solo il suo profilo letterario che è andato ispessendosi negli ultimi anni a seguito di varie pubblicazioni che mi porta a questa conclusione, ma una serie di componenti che cercherò di mettere in luce qui, per quanto mi è possibile.

La grandezza delle arti sta nella loro capacità di colloquiare, sapersi rapportare, servirsi l’un l’altra e Maurizio Alberto Molinari ne dà prova in maniera tangibile, non solo inframmezzando –anzi, anticipando- ciascuna lirica con un’immagine, un suo scatto, ma nella sua volontà di sperimentare realtà più vaste da quella che quotidianamente lo circonda. L’utilizzo della lingua straniera, l’inglese in particolare, serve al poeta per aprirsi verso nuove dimensioni, sebbene è chiaro che la vena poetica e l’istinto lirico nascano nella sua lingua originale e che la traduzione –qui curata con meticolosità da Lucia Gazzino, già traduttrice di Pasolini in lingua inglese- è per sua natura sempre un po’ una “macchinazione”, più che un qualcosa d’istintivo. Ma la volontà che sta dietro a questo desiderio dell’autore, di voler travalicare qualsiasi limite e frontiera, è senz’altro encomiabile. Lo è non solo perché l’opera finale ne risulta ampiamente arricchita, ma perché per Maurizio Alberto Molinari l’intersecazione di stili, linguaggi e forme è –probabilmente- l’essenza stessa dell’animo poetico, della parola che dice un qualcosa, ma che evoca anche qualcos’altro.

E’ per questo che la nota di prefazione fa riferimento a un certo “ermetismo” nella poesia di Maurizio Alberto Molinari. E’ una posizione che condivido anche se non pienamente, soprattutto per il fatto che risulta semplicistico se non azzardato cercare nell’attualità di ricondurre certi autori a grandi correnti della storia della letteratura italiana. Perché in fondo la letteratura che si fa oggi è fortemente sperimentale, istintiva, se non priva di un chiaro modello a-priori, sicuramente molto più svincolata da scuole di pensiero, da dettami precostituiti. E’ senz’altro ermetica nella sua chiusura –a volte- di significato, nel non voler permettere al lettore di comprendere a pieno quanto lo scrittore ha impresso sulla carta, quasi che per ogni verso, l’autore abbia deciso di camuffarsi, nascondendosi, permettendoci di svelare solo una parte di quello che lui aveva nella testa al momento della scrittura.

I versi cortissimi, serrati, quasi freddi e strozzati, l’assenza di punteggiatura (“Profumo/ lucida/ memorie/ aprendo/ al tempo”, p. 13) e spesso del sistema di articolazione (“Pasta di natura/ riceve inchiostro”, p. 33), fa della poetica di Maurizio Alberto Molinari una scrittura poliedrica e priva di una chiara identità, dall’andamento talvolta veloce e sfuggente, altre volte lento quasi che la lirica appena letta ad alta voce si concretizzi per restare lì, nell’aria, in forma plastica.

Ma uno dei chiari motivi per cui la sua poetica è e al contempo non è ermetica –accezione che spesso è stata associata a un certo pessimismo cosmico o, comunque, a una visione profondamente critica, se non allucinata sul mondo- è la sua piacevolezza nel colore. Nelle liriche si susseguono riferimenti a tinte e sfumature che addolciscono e stemperano questo versificare asciutto: “Colori/ confusi/ su soffi di trasparenza./ Verde/marrone/giallo/rosso” (p. 25). Il colore è l’aggettivazione fisica e visiva che più utilizziamo nella nostra vita quotidiana e allo stesso tempo è il mezzo espressivo degli artisti, come pure dei poeti, di coloro, cioè, che sono in grado di assorbire la realtà e di trasporla secondo il proprio sentire. E’ per questo che nella poetica di Maurizio Alberto Molinari da semplice tinte essi arrivano ad “animarsi”: “Ascolto il rosso/ sento il suo stanco giallo/ accarezzo il bianco/ abbraccio il nero”, scrive in “Ascoltando il rosso” (p. 29). L’autore utilizza l’isotopia del colore per alludere ad immagini altre che al lettore non è dato riconoscere, ma che può vagheggiare o interpretare come desidera. In questo la sua poesia è ermetica, nel fatto che non dona al lettore una completezza, un’unicità di significato, ma che si appella al lettore in un certo modo per completare l’essenza del testo. Avevo già individuato questa doppia caratterizzazione della poetica di Maurizio Alberto Molinari un anno fa recensendo il suo New Yorker’s Breaths (LietoColle, 2011) dove ho avuto modo di sostenere: «Credo che la scrittura di Molinari, pur non essendo dichiaratamente criptica e oscura, è sempre alla ricerca, come l’autore ha riconosciuto nella prefazione, di un dialogo con il lettore, una sorta di negoziazione sui significati». Questa nuova raccolta mi convince ulteriormente su quanto giù un anno fa avevo dichiarato.

La poesia di M.A. Molinari è una poesia profonda al punto da rasentare l’onirico (“Il sogno/ svuota/ un’alba/ senza segnali né madrigali”, p. 21), sebbene non ci sia niente di puramente surreale. L’indagine che il poeta ci invita a fare seguendo la lettura di questo prezioso libricino è tortuosa, a tratti pericolosa perché senza via di ritorno. Sono moli i cul de sac che il lettore incontrerà, i bivi che sarà chiamato a prendere dei quali forse solo al termine si capaciterà di aver imboccato la strada sbagliata. La vera essenza di questa ricca raccolta di poesie è nel suo “non dire”, nella sua evidente scarnificazione, nella sua volontà di lasciare al lettore la comprensione, l’interpretazione, quasi come se l’autore fornisse una traccia, un pensiero sul quale riflettere. Non c’è niente di strano in tutto ciò, perché la poesia è un universo sospeso, che non ha regole e dove tutto può accadere, come in una favola con la sola differenza che quest’ultima sappiamo essere fantastica. E allora non c’è un modo migliore per concludere con questi versi dell’autore: “Forse/ le gocce cadranno./ Forse/il grigio sarà”.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico-recensionista)

Pamplona, 31 Ottobre 2012

 

Chi è l’autore?

Maurizio Alberto Molinari (n. 1961) vive a Milano e lavora nel settore pubblicità. Suoi testi sono pubblicati in rete, su riviste specializzate e in numerose antologie. Ha ricevuto importanti riconoscimenti a premi e concorsi. Prima di questa opera ha pubblicato New Yorker’s Breath (LietoColle, 2011), Poemantikha nova – La poesia si racconta… (Aletti, 2010), Bottoms & Joystick (Ibiskos-Ulivieri, 2009), Il Passeggero (Il Filo, 2008), Poemanthika – sulle tracce delle emozioni (Maremmi Editori, 2005).

 

La recensione è stata pubblicata anche sul sito della casa editrice, e disponibile qui: http://www.lavitafelice.it/news-recensioni-l-spurio-per-molinari-789.html

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE E/O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“L’ultima romantica” di Liliana Manetti

L’ultima romantica

di Liliana Manetti

Editore Simple, 2011

Costo: 16 €

 

Sinossi:

E’ un libro di poesie d’amore, d’amore per l’amore, d’amore per l’arte, per la natura.

E’ diviso in tre sezioni: neoclassica, mistica e romantica. Rispecchia i miei studi classici e il mio amore per il romanticismo. E’ illustrato principalmente con i quadri del pittore romantico Caspar F. David, che con il suo romanticismo esasperato completa il messaggio che volevo donare con questo libro: anch’io all’inizio del nuovo millennio sono romantica, come i romantici dell’ottocento, che riprendevano il concetto di sublime innalzandosi a qualsiasi spettacolo grandioso, anche nell’osservazione della natura che diventava fonte d’ispirazione. Così nel profondo del termine mi sono sentita romantica come se fossi tornata indietro nei secoli, come l’ultima dei romantici ormai estinti.

 

 

Chi e’ l’autrice?

Liliana Manetti è nata a Roma il 17/06/1980. E’ neolaureata in filosofia. Ha pubblicato una raccolta di poesie intitolata “L’ultima romantica”, poesie  nell’arco di 16 anni, e ha partecipato con le sue liriche a numerose antologie poetiche edite da Aletti editore e da casa editrice Pagine. Uscirà tra poco un’altra sua raccolta poetica, edita da Aletti editore, intitolata “La mia arpa” e un’altra silloge edita dalla Fondazione Mario Luzi, intitolata “Turchese”. Attualmente ha terminato di scrivere, insieme alla sua inseparabile amica Selina Giomarelli, un libro fantasy, un’avventura tutta da scoprire, un libro tra sogno,realtà, e fantasia. 

 

“La scorciatoia”, racconto di Fiorella Carcereri

LA SCORCIATOIA
racconto di FIORELLA CARCERERI

Quando mi ha sorriso ho perso la speranza. Non subito. Ma quasi. Riconoscevo quegli occhi, li avevo già visti troppe volte addosso a facce identiche alla sua. Persino le sue labbra piegate all’insù mi erano familiari. E il tono della voce, quasi incrinato dalla spasmodica ricerca di una personalità che, alla resa dei conti, poteva dirsi originale come l’annuncio di un’offerta speciale ripetuto dagli altoparlanti del supermercato. Ecco, proprio quella era l’unica cosa che le mancava. Un’etichetta con il codice a barre stampata sulla fronte: in alto il prezzo e, subito sotto, le istruzioni per l’uso del corpo. Un corpo talmente abituato a piegare le sue emozioni alla convenienza del momento da conservare ben poco di umano.
Ero stato interpellato, come avveniva abitualmente già da un po’ di tempo, per la messa a punto del sistema informatico dell’agenzia “Nuovi talenti”. L’andirivieni di ragazze poco vestite nelle sale dei casting, e talvolta anche negli uffici, non era una novità per me. Ma nessuna tra le centinaia che avevo visto passare fino a quella mattina mi aveva colpito in modo particolare. Troppo superficiali, troppo evanescenti…
Lei però sembrava diversa. I nostri sguardi si erano incrociati per puro caso, lei mi aveva fissato per un attimo incuriosita, con un’espressione buffa da ragazzina acqua e sapone. Per una frazione di secondo pensai che forse avrei dovuto ricredermi e che i miracoli possono ancora accadere. E invece no. Il sorriso che venne subito dopo, quel modo di gesticolare studiato ed innaturale, quella voce da gatta morta lasciavano ben poco spazio a romantiche immaginazioni. Eppure, avrà avuto sì o no diciannove anni…
La seguii con lo sguardo, senza farmi notare, per tutta la mattina. Volevo avere la certezza matematica di che tipo di ragazza fosse e la ebbi.
La vidi dapprima posare per il fotografo per un calendario o qualcosa del genere. Addosso aveva poco, quasi nulla per la verità. Ad un tratto, quel tizio, che avrebbe potuto tranquillamente essere suo padre, le si avvicinò per suggerirle all’orecchio pose più piccanti e provai un forte senso di nausea quando mi resi conto che lei si stava facendo toccare ovunque, anche dove non sarebbe stato necessario.
Già, era consapevole di avere un’arma eccezionale da sfruttare: il suo corpo stupendo. Quel corpo le avrebbe consentito di arrivare dappertutto o, per lo meno, dove sognava lei. Ma il prezzo era, e lo aveva imparato in fretta, quello di chiudere sotto chiave e nascondere in un posto sicuro tutte le possibili tracce di sentimenti, emozioni e debolezze. Il suo era un gioco duro, ma la concorrenza era agguerrita e non faceva sconti. Se ci fosse cascata, anche una sola volta, sarebbe stata sbattuta fuori dal giro e agli scopritori di “talenti” sarebbe bastato un attimo per rimpiazzarla. Ma lei era ambiziosa, cinica e determinata. Nel momento esatto in cui si era presentata al primo provino, e doveva averne fatti parecchi a giudicare da come sapeva muoversi, aveva lasciato alle spalle ogni remora sentimentale e morale. Senza mettere spudoratamente in vendita il suo corpo con le istruzioni per l’uso stampate in fronte, magari avrebbe potuto ugualmente raggiungere il successo. Ma ci sarebbe voluto più tempo. E lei aveva fretta e quella era l’unica scorciatoia possibile.
Verso le dodici, mentre stavo salendo sul mio furgone per una breve pausa pranzo, visto che sarei dovuto rientrare nel pomeriggio ad ultimare il lavoro, la vidi uscire a braccetto con il titolare dell’agenzia, un individuo senza scrupoli e non certo morigerato, come tutti del resto in quell’ambiente. Era un settantenne grasso, stempiato e ripugnante, che emanava, indipendentemente dalla stagione, un penetrante odore di sudore. Ma era lui, e solo lui, la chiave d’accesso al mondo in cui quella ragazza in vendita aveva deciso di entrare. Salirono sul suo potente SUV e scomparirono ad alta velocità.
Alle due ritornai al lavoro. Mentre stavo resettando un computer negli uffici della presidenza sentii per caso una conversazione tra la segretaria del titolare ed il fotografo.
“Mi serve la ragazza per rifare alcuni scatti”.
“Te l’ho già detto, ha il cellulare spento…”
“Allora chiedi al titolare come mi devo comportare, io ho delle scadenze da rispettare!”
“Purtroppo, anche il dottore ha il telefono staccato. Sono usciti insieme a pranzo e non sono più riuscita a rintracciarli…”.
Molto probabilmente, quell’angelo perverso stava, ancora una volta, concedendo al potente di turno l’uso del suo corpo, languidamente distesa sul letto di una stanza d’albergo a cinque stelle.

QUESTO RACCONTO VIENE PUBBLICATO SU QUESTO SPAZIO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.
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“Solo 15 anni”, poesia di Liliana Manetti

Solo 15 anni
poesia di LILIANA MANETTI

31/05/2004

Solo 15 anni
racchiusi in una piccola immagine,
solo l’immagine e’ invecchiata,
e’ ingiallita
tu sei sempre bella,
giovane, forte, piena di vigore
nei miei pensieri t’immagino così
nei miei ricordi trovo solo l’amore
un amore così forte
che ha vinto persino la morte
perché dopo tanti anni
io ti sento sempre così vicina
perché quei pochi anni
che ti ho avuto accanto
sono bastati a donarmi
un concentrato di te
che ancora mi porto dentro
l’intensità di un sentimento
un abbraccio che mi accompagna
da ogni alba a ogni tramonto..

e ogni traguardo ti assomiglia
ogni gioia ti assomiglia
ed io ti dedico tutti i miei passi
fatti verso un futuro migliore
perché tu ci sei sempre
ci sarai sempre nel mio piccolo cuore
e non ci sono leggi fisiche
ne’ leggi di natura
la morte non ci ha separate
non aver paura…

Con tutto l’amore del mondo alla mia dolce nonnina..

QUESTA POESIA VIENE QUI PUBBLICATA SU QUESTO SPAZIO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE. E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA POESIA IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“The Unknown God” di Alice Meynell (1847-1922), con un commento di Pina Vinci

“The Unknown God” di Alice Meynell (1847-1922)
poetessa inglese
con un commento di Pina Vinci

Tra i poeti inglesi che amarono l’Italia, Alice Meynell merita di essere ricordata per la singolare esperienza che determinò la conversione al cattolicesimo. Contemporanea e amica di Coventry Patmore, altro poeta convertito al Cattolicesimo, ci lascia componimenti di rilevante spessore artistico da essere apprezzata da artisti non Cattolici. Ma quali i motivi che determinarono la trasformazione interiore della Meynell e di conseguenza la produzione poetica e lo stile.
Il Movimento di Oxford e, pare, l’aver conosciuto un giovane sacerdote cattolico, sono da ritenere gli stimoli più attendibili alla conversione della Meynell. I temi della sua poetica sono la Solitudine e il Silenzio. La Solitudine di Gesù Cristo sofferente e agonizzante, sembra quasi che la Poetessa partecipi del Suo estremo dolore sulla Croce. La Meynell rivive la vita di Gesù dall’Avvento alla Morte che fu pubblica, pur nella Solitudine del Messia.
In ‘’The Unknown God’’ il Dio sconosciuto, si sofferma sul Mistero della Eucarestia, sull’incontro tra Dio e l’uomo, Dio incontra l’uomo per non lasciarlo solo. La Resurrezione che segue la morte è un evento solitario “Alone, Alone he rose behind the stone..”
Solo, solo egli risorse da dietro la pietra. Il Silenzio è tra i temi più toccanti e coinvolgenti della poetica della nostra. Silenzio, prima e dopo di noi. Prima della nostra vita, il Silenzio, dopo la nostra vita il silenzio. L’uomo sta per un momento sulla terra per ritornare nell’eterno Silenzio. Il poeta coglie il mistero del Silenzio e crea La Poesia, il compositore dal Silenzio crea la Musica, entrambi la Poesia e la Musica danno corpo al Silenzio, nel breve attimo della loro vita, per ritornare all’infinito Silenzio.

The Unknown God
di Alice Meynell

One of the crowd went up,
And knelt before the Paten and the Cup,
Received the Lord, returned in peace, and prayed
Close to my side. Then in my heart I said:

“O Christ, in this man’s life—
This stranger who is Thine—in all his strife,
All his felicity, his good and ill,
In the assaulted stronghold of his will,

“I do confess Thee here,
Alive within this life; I know Thee near
Within this lonely conscience, closed away
Within this brother’s solitary day.

“Christ in his unknown heart,
His intellect unknown—this love, this art,
This battle and this peace, this destiny
That I shall never know, look upon me!

“Christ in his numbered breath,
Christ in his beating heart and in his death,
Christ in his mystery! From that secret place
And from that separate dwelling, give me grace!”

E’ uscito “Némesis” di Marzia Carocci

Titolo: “Némesis”
Autore: Marzia Carocci
Prefazione a cura di Fulvio Castellani
Casa editrice: Carta e Penna
ISBN: 978-88-97902-16-4
Pagine: 96
Prezzo: 12,00 euro

Estratto della prefazione:

Ecco perciò che in Némesis la parola diventa un atto di apertura emotiva, di aggancio con la storia (la propria storia), di rimozione di elementi aleatori, superficiali. La poesia acquista così una profondità esemplare, diventa pensiero intersecante, mutevole al punto giusto, mai illusorio, inefficace, improvviso…

La poesia di Marzia Carocci finisce per scavalcare ogni recinto emotivo raggiungendo con convincente nitore, un compendio di spazi e di iridescenze che non può non scuotere l’animo di chi legge, riempiendo così con fremiti, che si rinnovano via via, quei vuoti di luce che assai spesso, purtroppo, accompagnano le stagioni del nostro percorso terreno.

Fulvio Castellani

Per acquistarne una copia, scrivi all’autrice a: apollinaire.mc@libero.it

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