New Yorker’s Breaths di Maurizio Alberto Molinari (2011)

New Yorker’s Breaths di Maurizio Alberto Molinari

LietoColle Editore, Faloppio (Co), 2011

Recensione di Lorenzo Spurio

Le poesie contenute in New Yorker’s Breaths di Maurizio Alberto Molinari si caratterizzano per essere poesie fresche, vitali, e per essere altamente evocative. Così chi stupidamente pensa che un libricino così fino come questo può essere letto facilmente in dieci minuti, sbaglia di grosso. O per lo meno ha ragione nella misura in cui intende il ‘leggere’ come una semplice azione meccanica priva di comprensione e di analisi che consenta di sviscerare metafore e concetti impliciti. Non ho nessun problema nel confessare che un’unica lettura non mi ha permesso di comprendere completamente i messaggi che l’autore vuole mandarci con questa opera. Credo che la scrittura di Molinari, pur non essendo dichiaratamente criptica e oscura, è sempre alla ricerca, come l’autore ha riconosciuto nella prefazione, di un dialogo con il lettore, una sorta di negoziazione sui significati. Una lirica in particolare mi ha creato alcuni problemi di interpretazione ma al di là di questo non credo che Molinari voglia mettere paletti alla comprensione e, anzi, più  un poeta è in grado di evocare situazioni, momenti ed emozioni diverse con le sue parole, più credo sia alto il suo livello di scrittura.

Dopo queste brevi ma necessarie considerazioni è doveroso dire che questi “respiri newyorkesi” sono dei vivissimi spaccati di vita quotidiana nella grande metropoli americana. L’attenzione nelle descrizioni e alla componente emotiva si fondono per formare un tutt’uno. L’unico filo conduttore della silloge è rappresentato da questi pensieri scaturiti all’autore in seguito a un viaggio o una permanenza in America. Una delle cose più curiose è il fatto che l’autore ha reputato necessario corredare ciascuna lirica con una foto in chiaro scuro, spesso modificata che ricalca direttamente particolari di New York come il suggestivo incrocio tra West 38th St. e Fifth Avenue raffigurato nella prima foto. Ma questa “newyorkesità” non si evince solo dalle foto, ma dalle parole che Molinari utilizza e anche dall’impiego abbastanza frequente della lingua inglese in alcuni titoli delle liriche.

La silloge apre con una serie di poesie che, pur evitando di nominarla direttamente, fanno riferimento alla strage dell’11 settembre 2001: Molinari parla di «vite sfuggite» (15), «esistenze vaghe» (15), dell’ «ultimo volo» (17), di «residui umani» (25) e un’intera poesia è addirittura dedicata ai pompieri che persero la vita nelle operazioni di salvataggio dopo l’incidente. E così questo «grande frutto tutto da mangiare» (11) è descritto in maniera visiva con una serie di immagini che descrivono una vera e propria isotopia della luce: riflessi, specchi, riverberi, lampi, ombre, macchie, colore..solo per riportare alcune delle parole che più spesso ricorrono nella silloge.

Altro tema dominante, come spesso accade in poeti sensibili, è quello del tempo e il trattamento che Molinari ne fa è non solo enigmatico e metaforico ma altamente ispirato: «Il ricordo e il presente sono semplici dame e cadaveri senza delusioni né ritorsioni» (53) osserva in “Broadway – 1901”.

Ma è New York il tema dominante, il centro pulsante di questo libro affascinante. La città americana è simbolo per antonomasia di modernità o forse dovremmo dire di postmodernità? E’ centro di potere e della finanza, è una città ricca ma che conosce anche grandi disparità sociali (la poesia “Nyc Homeless” tratteggia la figura del tramp per dirla all’americana), è una città frenetica, caotica, spossante e alienante ma questi ultimi aspetti sembrano venir meno nelle liriche. Ciò che invece Molinari sottolinea con molta attenzione è l’internazionalità della gente, della mescolanza di etnie, razze, religioni, in una parola il melting pot celebrato dall’autore nell’omonima lirica:  «Visi nuovi e apparenti / somatiche sconclusionate / nel melting pot del mondo» (49). Ma di New York abbiamo anche riferimenti alla sua “voce” per eccellenza, il New York Times e a spazi arcinoti quali Broadway e Carnegie Hall

Con questa silloge breve per numero di parole ma grande per la capacità di immagini e di metafore che evoca, Molinari ci fa viaggiare per le vie di New York mostrandoci il bello e il brutto, rendendoci anche spettatori in diretta del tragico attentato terroristico delle Twin Towers. Se le immagini del momento mandate alla televisione furono in grado di scioccare e di toccare i cuori della gente in ogni parte del mondo, alcune delle poesie di Molinari sono in grado di rievocare sensazioni destabilizzanti e impotenti di simile misura. Complimenti.

MAURIZIO ALBERTO MOLINARI è nato nel 1961 da genitori calabresi. Lavora a Milano in qualità di Copywriter e Account Executive presso l’Agenzia di Packaging & Strategic Design RSTB. Ha pubblicato le sillogi poetiche Poemantikha (Maremmi Editore, 2005), Il Passeggero (Il Filo Editore, 2008), Bottoms & Joysticks (Ibiskos-Ulivieri, 2009) e Poemantikha Nova (Aletti Editore, 2010), si è classificato in vari premi e concorsi letterari e molte delle sue liriche sono state segnalate e pubblicate in antologie poetiche.

LORENZO SPURIO

 14 Luglio 2011

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