Sabato 20 marzo 2016 a Porto Recanati presso la Sala Biagetti del Castello Svevo (Piazza F.lli Brancondi) si terrà un evento poetico nella giornata mondiale della poesia. L’incontro, organizzato da Ida Angelici e Lorenzo Spurio, dal titolo “Donne, frammenti di luce poetica” verterà principalmente sul ricordo della poetessa locale Novella Torregiani, Presidente della Associazione “Coro a più voci” ed attivissima promotrice culturale che ci ha lasciati lo scorso anno.
Si terrà un reading poetico di testi poetici, tanto in italiano che in dialetto, di Novella Torregiani, a seguire il monologo drammatico monologo drammatico de “La serva” di Jean Genet (adattato) di Ida Angelici.
Lo scrittore e critico letterario jesino Lorenzo Spurio presenterà al pubblico in questa circostanza l’opera antologica sulla poesia marchigiana in due volumi che ha curato, dal titolo “Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana” dove la Torregiani è stata inserita assieme ad altre eminenti voci nel volume 2 dedicato alla poesia in dialetto. Lo stesso curatore dell’antologia a novembre scorso ha avuto il piacere, assieme ai suoi colleghi giurati del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi di onorare il ricordo della poetessa portulana con il conferimento del Premio alla Memoria consegnato al figlio Gianmarco Grilli. Durante la serata Spurio traccerà un breve profilo critico della poetessa e della sua densa attività letteraria.
Negli scorsi mesi Michela Zanarella (poetessa, recensionista e Presidente della Ass. Le Ragunanze di Roma) e Lorenzo Spurio (poeta, scrittore, critico letterario e direttore della Rivista di letteratura “Euterpe”) hanno lanciato il progetto editoriale, subito accolto dalle PoetiKanten Edizioni di Firenze nella persona del Presidente Iuri Lombardi, di raccogliere in un testo unico, una antologia, i contributi di scrittori, poeti e saggisti contemporanei per ricordare e commemorare la figura letteraria ed umana di Pier Paolo Pasolini, intellettuale complesso ed osteggiato, incompreso e bistrattato che solo nel lento processo storico è stato riletto con attenzione dalla critica e rivalutato ai fini di una sua precipua collocazione nella storia della letteratura italiana a noi contemporanea.
Il volume, che si apre con una nota di prefazione scritta da Francesca Luzzio (poetessa, scrittrice palermitana) porta il titolo di “Pier Paolo Pasolini, il poeta civile delle borgate”ed è seguito da un più significativo ed esemplificativo sottotitolo che raggruppa l’intento dell’intero procedimento editoriale: “A quaranta anni dal suo assassinio”.
Venerdì 18 marzo 2016 a partire dalle ore 17:00, a Roma, presso l’Aula Consiliare di Monteverde si terrà la prima presentazione del volume.
L’opera e l’intero evento sono patrocinati dal Comune di Roma – Municipio XII e dal Centro Studi “Pier Paolo Pasolini” di Casarsa della Delizia (PN).
Nell’occasione, i curatori del volume presenteranno il frutto di questa operazione editoriale permettendo agli autori antologizzati presenti di leggere i loro testi.
Nella antologia, divisa in tre sezioni di genere, sono presenti testi di POESIAa firma di Mariella Bettarini, Corrado Calabrò, Antonio Spagnuolo, Adalgisa Santucci, Angelo Gallo, Lucia Bonanni, Silvia Famiani, Simone Sanseverinati, Maria Pompea Carrabba, Salvatore Monetti, Maddalena Corigliano, Franca Donà, Pinella Gambino, Nazario Pardini, Oscar Sartarelli, Manuela Iona, Patrizia Pierandrei, Margherita Pizzeghello, Dante Maffia, Serena Maffìa, Angela Greco, Candido Meardi, Antonella A. Rizzo, Luciana Raggi, Enza Spagnolo, Michele Paoletti, Maria Chiarello, Silvio Parrello, Michela Zanarella. Sono presenti, altresì, i RACCONTIscritti da Roberto De Luca, Fabio Muccin, Monica Ravalico e una nutrita componente SAGGISTICA con contributi di Francesco Martillotto, Luca Rachetta, Federico Sollazzo, Giuseppe Napolitano, Francesco Paolo Catanzaro, Michele Miano, Carlo Antonio Borghi, Diana Lanternari, Marco Ausili, Francesca Santucci, Lorenzo Spurio (con un lungo saggio sulla difficoltosa amicizia tra il poeta marchigiano Massimo Ferretti, autore di Allergia, e Pier Paolo Pasolini), Iuri Lombardi, Giuseppe Lorin.
L’amore non è atto di sfida, né mezzo di comando. Non dovrebbe essere l’arnese da impiegare con il fine di instillare avversità e ampliare tormenti che già, connaturatamente e fisiologicamente, la vita ci dà e con i quali dobbiamo sopravvivere. Nel nuovo romanzo di Anna Maria Boselli Santoni sembra quasi di percepire due mondi a confronto, antagonisti e in teoricamente lontani, che giungono di continuo a lambirsi, quasi a fronteggiarsi, nonché ad imporre un dialogo retto nella protagonista principale. Se non abbiamo la capacità di poter riprendere il passato, annullare errori o rivivere certi momenti in cui, ad esempio, abbiamo scelto pensando molto a noi stessi e poco agli altri, di certo è nelle prerogative e nelle possibilità dell’uomo la speranza di un futuro migliore. Ciò è permesso grazie all’adozione, al presente, di una serie di atteggiamenti lucidi e di una spiccata consapevolezza che matura l’uomo ad interagire con il mondo, con la sua realtà sociale, con le persone che lo circondano in un dato modo. Nei romanzi di Anna Maria Boselli Santoni la parola “mai” e tutto ciò che essa presuppone viene usata assai poco e di certo non con un tono perentorio e assertivo a descrivere con ineludibile certezza che una possibilità delle scelte, tra le tante, non è concepibile e dunque percorribile. Piuttosto la Nostra, grazie alla profonda contemplazione dell’esistenza e al suo sguardo empatico nei confronti di una sacralità mitico-religiosa, è portata a vedere sempre un spiraglio di luce anche quando l’abitualità crepuscolare, le tribolazioni e il senso di malessere sembrerebbero dominare sull’uomo tanto da vivere la sua esistenza subendola, e non come soggetto agente. Se il mondo fosco e ottenebrato della morte, caratterizzato dal decesso di giovani tossicodipendenti e la frequentazione di due cimiteri, ci immettono in una narrazione pregna di mestizia e costernazione, tuttavia non percepiamo il pianto doloroso e accorato perché la sofferenza è sempre elaborata, somatizzata e neutralizzata per mezzo di un elevatissimo afflato con la vita stessa. Ed è proprio il viaggio fisico, quello spostamento che la protagonista farà verso l’Argentina, che la porterà a una sorta di crisi introspettiva che vive non come crollo emotivo ma come mezzo di autoriflessione, di rivisitazione di sé e dunque di forza. Il viaggio più significativo e pregnante, allora, non è tanto quello Oltreoceano e il relativo ritorno nella vecchia Europa ma è piuttosto un viaggio della mente, una perlustrazione serrata della propria componente intima e psicologica. Il personaggio maschile del romanzo, pur ammorbato da grandi pensieri, sarà in grado di farsi forza con l’aiuto e l’amore della Nostra e, pur non rinnegando la vita passata, si mette a nudo dinanzi alla nuova realtà venutasi a creare. E’ un uomo vulnerabile e ferito, ingiuriato dalla vita, che ritroverà, proprio grazie a quell’unione simbiotica del pensiero da poco suffragata nello scambio emozionale con la Nostra, una sua serenità, un suo senso.
Anna Maria Boselli Santoni, autrice del libro
Se le esperienze negative sono inevitabili, esse possono servire per irrobustirsi anche se non tutti hanno la forza di credere in sé stessi o la fortuna di trovare una compagna con la quale dar compimento a tutti i desideri e sentirsi imbattibile dinanzi a tutto il mondo di fuori. Se è l’uomo che in un certo modo costruisce la sua esistenza con le sue scelte o non scelte, non va dimenticato che spesso il silenzio, la solitudine e l’indifferenza possono essere i peggiori nemici nel percorso volto all’ottenimento di uno stato di pienezza della vita e di concordia con il proprio animo. Sono abbastanza certo di aver localizzato la frase più bella del romanzo all’interno della Seconda parte quando Anna Maria Boselli Santoni scrive “I morti erano figli della vita”. Ed è proprio qui, nella desolante considerazione che chi vive ai margini dell’esistenza (come i tossicodipendenti del romanzo e in particolare Tiziano) e abbandonati a se stessi, pur nella malattia, nella devianza e nell’irrecuperabilità della condotta, è sempre figlio, ossia il prodotto, di un spirito di energia volto alla creazione, all’idea di congiungimento ed unità, all’esigenza di calore e conforto da poter ricevere senza doverlo richiedere. Non è mai tardi per chiedere all’altro di accogliere il nostro appello né di concedere ai nostri simili il rispetto che ricerchiamo noi stessi ci venga mostrato. Il cambiamento è una concatenazione di piccoli gesti concreti e non di grandi parole. Altisonanti e accorate, ma vacue e indegne. C’è sempre tempo per poter sperare di rivitalizzare il proprio vissuto inaridito dalle asperità o allucinato dalla delusione, prima che spunti l’alba.
Dammi la mano, la recente silloge narrativa dello scrittore torinese Claudio Secci possiamo concepirla come un accorato invito all’aiuto, una preghiera all’ascolto, un desiderio di compartecipazione nelle vicende che caratterizzano la vita di tutti i giorni.
L’autore ha deciso stavolta di immergere le sue trame nel non facile mondo scolastico delle elementari, un momento di rilevante importanza nei giovanissimi e in chiave formativa e per l’apertura al mondo sociale. Gran parte di noi, ormai adulti, non può che non ricordare con piacevolezza quell’età segnata da un incanto particolare verso la novità: il banco di scuola, il primo amico, la maestra che diviene per il giovane scolaro una sorta di nuova mamma e non sono sufficienti i primi compiti, le poesie da imparare a memoria a rovinare questo mondo nuovo ricco di fascino e curiosità che si para dinanzi a questi piccoli ragazzi, il futuro della società.
Nel corso del tempo, degli ultimi decenni, moltissime cose sono cambiate anche all’interno dell’universo scolastico, non è giusto dire in maniera perentoria se in meglio o in peggio, ma è chiaro che già dai racconti dei propri genitori, dei propri nonni e delle personali esperienze vissute, è possibile vedere delle differenze sia nel sistema didattico, nell’approccio dell’insegnante, sia nel comportamento del ragazzino dinanzi al corpo docente.
Secci in questo libro ha raccolto tre racconti in sé slegati, che appartengono a storie di ragazzi che vivono il mondo della scuola in luoghi diversi (nel primo racconto si parla di Ascoli, nel secondo di Terni, etc.) accomunati, però, dalla trattazione del disagio giovanile e da varie forme di emarginazione.
La scuola che ci descrive Secci in queste storie non è, allora, il felice luogo di incontro di coetanei, momento di evasione dalla monotonia delle giornate passate in casa, ma diventa lo scenario di violenze e tribolazioni, di angherie subite, di privazioni della propria identità. Nel primo racconto, “Io sto fermo” assistiamo, infatti, a un becero episodio che si protrae nel tempo in cui il nostro vulnerabile protagonista è alla mercé di un gruppo violento e arrogante sempre intento ad incutere terrore al Nostro o ad usargli violenza. Si delinea, così, come spesso la cronaca ce ne dà informazione, un caso di violenza scolastica che matura all’interno della classe dove la personalità taciturna e remissiva del Nostro in un certo senso dà man forte all’attuazione delle violenze da parte del gruppetto capeggiato da un tiranno frustato con il mondo e infelice della vita.
Dinanzi a una simile situazione, all’acutizzarsi di condizioni sempre peggiori per la salute fisica e psicologica del ragazzino, ci aspetteremmo che fosse la scuola ad intervenire per mezzo dei suoi insegnanti garanti, non solo di istruire i ragazzini ma anche di educarli, dunque di formarli tout court per l’ingresso effettivo, da protagonisti, nel mondo sociale. Dal racconto di Secci il lettore non può che maturare una certa criticità nei confronti di quanto accade nell’aula dove una prima disattenzione e incapacità nel comprendere della maestra viene a significare, per un dato periodo, il prolungamento delle sevizie.
Sarà il Nostro, quando non gli sarà più possibile tacere, uscire da quel bozzolo di dolore e sottomissione nel quale ha cercato di rintanarsi per non subire gli attacchi del mondo di fuori, a confessare tutto alla maestra che poi darà seguito alla cosa.
Colpisce la disattenzione e l’incuranza dei genitori del ragazzo, l’anaffettività e la loro assenza nel contesto relazionale di famiglia e, ancor più, il fatto che il padre non di rado sia dedito all’uso delle mani tanto che la famiglia non è quell’ambiente che si identifica nella protezione e nella tranquillità, piuttosto diviene l’antro di altri dolori fisici e psicologici. Il profilo del ragazzo, allora, tanto che si trovi alla scuola che in casa si configura adiacente all’immagine della vittima sacrificale (a scuola) o dell’elemento di punizione (a casa) sempre, comunque, dominato da una espressione di forza superiore: i bulli a scuola, il padre ammonente a casa.
Claudio Secci, l’autore del libro
Una storia, quella del primo racconto, in cui il finale apre alla speranza e alla inaugurazione di un clima sociale migliore, fondato –se non sul rispetto e la stima- sicuramente sul rigetto della violenza come mezzo prescelto nelle logiche interpersonali.
Di disagio giovanile si parla anche negli altri due racconti: ne “Il prezzo di un sorriso” il Nostro dà spazio questa volta all’esistenza di una ragazzina che, a causa delle esigue condizioni economiche della famiglia, vive la sua non omologazione alla classe come elemento emarginante, portandola a una sofferenza lancinante che vive nel silenzio. Anche qui, come era stato nel precedente racconto, ritroviamo un padre manesco, fatto che acuisce ancor più il senso di malessere della ragazzina che già vive nel tormento di sentirsi diversa perché povera e stigmatizzata dalla classe come zingara.
L’ultimo racconto, invece, ci narra di un ulteriore episodio di mancata integrazione nel gruppo sociale, nella forma questa volta di una vicenda dove il razzismo fa da padrone. Al ragazzo africano adottato da una famiglia italiana aspetterà una vita difficile nell’universo scolastico dove il solo colore della pelle verrà preso come motivo infamante e denigratorio verso la sua persona.
Sono, quelle che Secci narra in questo breve libro, delle vicende assai realistiche e concrete, diremmo addirittura all’ordine del giorno, dove notizie simili non sono rare come quella che ebbe grande eco del ragazzo “con i pantaloni rosa” che, sottoposto alle minacce e alle ingiurie dei suoi coetanei perché ritenuto omosessuale, decise di uccidersi o come il più recente fatto in cui una ragazzina, in maniera non molto diversa, è stata indotta al suicidio dopo un periodo pesante di continui oltraggi e svilimenti della propria persona.
Secci, per sintetizzare, ci parla della scuola come ambiente nel quale, a differenza del suo scopo educativo, si presentano anomalie tra persone, atteggiamenti di rivalsa, comportamenti sadici tra ragazzi che maturano in un clima spesso non palese agli educatori. Violenze fisiche e psicologiche, continue offese che giorno dopo giorno degradano la propria anima rendendola zero. L’autore ha voluto far luce su quanto sia necessario per il maestro essere al contempo un educatore, ma anche una sorta di genitore e di capire, ben prima che le situazioni si cancrenizzano, cosa c’è che non va nelle vite dei propri studenti. L’importanza che il docente sia al contempo una analista del benessere dei ragazzi si fa ulteriormente rilevante ben tenendo presente che non di rado il germe delle varie devianze, i prodromi delle sofferenza hanno origine nel nucleo familiare.
Nel “dammi una mano”, allora, un proclama all’unione, il motto urlato di chi ama costruire ponti e non ergere muri. L’integrazione è l’ingrediente necessario che può consentire la sana coesione sociale, pur nelle tante differenze che sempre debbono essere rispettate.
Sinossi: Romanzo intrigante che racconta la storia di Michele, un ragazzo con mille problemi che vede tutto nero che, accompagnato in sottofondo dalla canzone di Bob Dylan “Knockin’on heaven’s door”, si trova davanti ad una porta chiusa, dietro la quale è celato il finale del libro. Prima che la porta davanti a lui si apra torna indietro con la memoria a 15 anni prima e ripensa alla sua vita passata alternando suoi momenti di vita reale a momenti di fantasia. Il tutto con colpi di scena vari e flash-back; solo alla fine si saprà ciò che lo ha portato davanti a questa porta, dato che nella vita reale tutti quanti ci troviamo davanti a una porta con le belle cose o brutte che la vita oggi giorno ci riserva, per cui tutti siamo un po’ come Michele, perché Michele alla fine è anche uno di noi.
Chi è l’autore?
Andrea Ansevini è nato ad Ancona nel 1979. Sposato con Adele Muscato, compagna di vita e di penna, è al suo esordio come romanziere, ma non nuovo ad esperienze editoriali. Ha, infatti, pubblicato nel 2010, il suo primo libro di poesie intitolato Poesia nel diario – 50 pensieri nel tempo. L’esperienza dello scrivere (come le passioni per la musica e la fotografia) che condivide con la moglie, nel corso degli anni lo ha portato anche a partecipare a concorsi in cui ha ottenuto ottimi piazzamenti e a esposizioni fotografiche presso un circolo culturale di cui è socio. Attivissimo nel mondo del rap, incide con Adele, canzoni e cd, spesso di denuncia sui “malanni della società”, che venivano trasmessi agli inizi a Radio Aut Marche da Giancarlo Guardabassi, con il quale ha rilasciato molte interviste. Da qualche anno, oltre alla sua radio, sono trasmessi in varie radio regionali, di recente anche in quelle nazionali.
Domenica 28 Febbraio 2016 alle ore 17:30 presso la Biblioteca Comunale “Luca Orciari” di Marzocca (AN), con il Patrocinio del Comune di Senigallia,si terrà la presentazione del volume antologico sulla poesia marchigiana curato da Lorenzo Spurio. L’opera, dal titolo “Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana” è stata pubblicata dalla casa editrice fiorentina PoetiKanten Edizioni e consta di due volumi, il primo dedicato alla poesia in lingua ed il secondo alla poesia in dialetto con relativa traduzione.
Condurrà la serata il prof. Vincenzo Prediletto che presenterà l’autore e l’opera antologica di Lorenzo Spurio.
Verrà proiettato il video in ricordo della poetessa portorecanatese Novella Torregiani.
Durante la presentazione saranno declamate poesie di poeti antologizzati e si potrà acquistare l’opera
La Poesia non è aria fritta, non macera idiozie, né elabora il vuoto, non conta le mosche sul miele e neppure ci risulta ossessionata dall’inutile attraversamento dei sensi, semmai sono i sensi che, proiettandosi nel territorio della poesia, la creano. Questo avviene per il semplice fatto che vi s’instaura un meccanismo osmotico tra il sé e l’altro da sé: l’osmosi avviene per empatia, s’innesca una sorta di visione dell’assoluto che si fa metafora ed essenza, quasi privilegio orfico, presenza del Divino, monade…Questo breve preludio sulla Poesia era necessario per introdurre un lavoro di tutto rispetto, a cura di Lorenzo Spurio che riporta numerose interviste di taluni tra i massimi esponenti più accreditati del panorama contemporaneo. Un bel tomo quello uscito per i tipo di Poetikanten Edizioni, collana decifrazioni: La parola di seta. Diciamo subito che nel gruppo selezionato non vi sono apprendisti, si tratta di autori di rilevanza internazionale che la sanno lunga sulla Poesia, la sanno spiegare, dare delle motivazioni possibili sul tema da sempre considerato il mistero lirico/ispirativo per eccellenza. Vi sono presenti nomi di eccellenza e di spicco. Il volume porta la prefazione di Sandro Gros-Pietro e la postfazione di Amedeo Di Sora, corredato da una pregiata introduzione di Lorenzo Spurio: un nome che si sta facendo molto spazio nell’agone di oggi per i innumerevoli e impegnativi progetti a favore della Cultura che conta; programmi d’indiscutibile valore esegetico in un periodo che di valori autentici è latitante. Lorenzo Spurio si è assunto l’impegno di in resoconto social-culturale d’ampio respiro, nel quale la forza dell’umanesimo intellettuale è necessaria per imprimere quell’intento motivazionale di crescita e di testimonial alle nuove generazioni. Anche l’ autore e curatore del progetto culturale è relativamente giovane, ma ha già le idee chiare su cosa e su come indirizzare eventuali suggerimenti e ammaestramenti generazionali. È un volume che dovrebbe essere adottato nelle scuole per diffondere il verbo lirico alle prossime generazioni con le significazioni portando alcune tra le massime personalità del momento storico di oggi. L’esegesi di poeti preparati culturalmente può spiegare in diverse forme il significato di Poesia. Attraverso le interviste di autorevoli fonti si può estrinsecare meglio il concetto delle forme poetiche, per riuscire a pervenire ad un giudizio più stringente, chiaro ed esplicativo su cosa s’intenda per poesia oggi, proprio nel nostro momento storico in cui tutto è demandato all’informatica, poiché ne risulta che il web e internet l’abbiano esautorato e messa un po’ ai margini la Poesia. Porla in luce, perciò, rimetterla in campo attraverso la voce di poeti importanti può fare la differenza.
Lunedì 22 Febbraio 2016 alle ore 16:00 a Sassoferrato (AN) si terrà la presentazione del volume antologico sulla poesia marchigiana curato da Lorenzo Spurio. L’opera, dal titolo “Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana” è stata pubblicata dalla casa editrice fiorentina PoetiKanten Edizioni e consta di due volumi, il primo dedicato alla poesia in lingua ed il secondo alla poesia in dialetto con relativa traduzione.
Condurrà il pomeriggio poetico il prof. Antonio Cerquarelli, docente nella locale Università degli Adulti che presenterà l’autore e l’opera antologica di Lorenzo Spurio. La presentazione avrà luogo presso la Sala Avis sita in Via Garibaldi 6 a Sassoferrato.
Durante la presentazione saranno declamate poesie di poeti antologizzati e si potrà acquistare l’opera
Da mozzare, l’ultimo libro di poesie di Antonio Spagnuolo, edito da PoetiKanten Edizioni
Dopo Ultimo tocco nel quale Spagnuolo tesseva le fila attorno a un tema cardine ossia quello del lutto doloroso e della memoria claudicante ed assonnata della sua lunga esistenza con la moglie Elena, l’insigne poeta napoletano ritorna in Da mozzare ad ampliare il suo senso di tormento al mondo dovuto dall’inadeguatezza figlia della lancinante mancanza della sua dolce metà.
Le poesie che compongono il presente volume sono in qualche modo tutte profondamente legate tra loro perché è il destinatario, l’oggetto di interesse e il dedicatario, ad essere sempre il medesimo. Non c’è però in questo, in quella che potrebbe essere percepita come una ridondanza contenutistica, nulla di pleonastico o di eccessivo. Spagnuolo apre le porte del suo cuore rendendoci partecipi della sua vita di istanti fatta di riflessioni amare, incursioni nella memoria, pedisseque ricerche di elementi che permettano di rivitalizzare il vissuto. Come già osservato in una nota critica al suo precedente volume si staglia netta una linea invisibile che demarca l’irraggiungibile distanza tra il mondo concreto, fisico e tangibile ravvisabile nella materia e nella corporeità con l’universo mentale fatto di sogni e desideri, pensieri e divagazioni, assilli mentali, ricorrenze riflessive e quant’altro. L’uomo anela al recupero di un qualsivoglia contatto fisico con l’amata, una carezza, un bacio, un “tocco” anche fugace, mancanza che non solo lo indebolisce ma ne ossessiona le sue giornate. Di contro, da uomo illuminato, cultore della poesia e dell’arte creativa non fa altro che partire dalla sua condizione di isolamento e solitudine nella stesura di liriche dove è la pregnanza sensazionale e l’accecante sentimentalismo a primeggiare.
Alla sua veneranda età e con il carico della sofferenza per l’addio della donna con la quale ha condiviso l’intera esistenza, il Nostro non manca di appigliarsi con foga agli impulsi vivi ed edificanti di un passato di gioia, condivisione e unità proprio per non cadere nella costernazione più cupa che ne annienterebbe ogni speranza. La memorialistica del rapporto di coppia, nelle convenzionalità tipiche e nelle consuetudini di un rapporto pluridecennale fanno capolino con compostezza tra i vari componimenti dove la profonda carenza dell’uomo è sempre amplificata da una condizione di spossatezza, abbandono, spoliazione e addirittura annichilimento.
Se da una parte il lucido punto di vista dell’uomo non si sottrae alla registrazione puntuale della realtà (“Non c’è rimedio alcuno per averti”) dall’altra è proprio nella fugacità delle sfumature, nella percezione frugale ed estemporanea delle immagini vissute (“Ora nel buio ancora resta intatta la tua figura”) che permettono al Nostro di non cadere nel baratro dell’auto-annullamento e della depressione propriamente detta. Il poeta ricerca nei bagliori intensi del passato il sostentamento a un presente difficile e tormentato dove, se la luce non tornerà ad abbagliare come una volta, non sarà neppure così fioca da piombarlo nel buio pesto. Parole-chiave del volume diventano così la solitudine ed il silenzio a cui non di rado si associano anche gli epiteti di un vivere affaticato, nostalgico, che fa difficoltà a risalire la china, sprofondato in un cromatismo di grigi pesanti che si nutrono dell’angoscia e della desolazione.
Proprio il colloquio intimo con sé, la rievocazione del passato, il tentativo di rimestare nella mente per rompere la solidità granitica di un presente senza aspettative e gioie finisce per mostrarsi il salvacondotto per recuperare un senso all’esistenza: “Il silenzio rinnova le memorie”. Serve allora tacere, rifugiarsi nel suo antro di solitudine, specchiarsi e auto-interrogarsi con una dialettica che non è fatta dal verbo ma dalle immagini, nel loro impulsivo apparire e lento fruire. Vivere di ricordi è possibile perché significa aver condotto con se stessi un profondo interrogatorio della coscienza e dunque essersi messi alla prova: chi lo fa ha il coraggio del combattente e Spagnuolo mostra chiaramente di esserlo. Non si tratta di una vita illusoria che ricerca rabdomaticamente il passato per aggrapparsi strenuamente a qualcosa di già conosciuto ed esperito con il timore invece di aprirsi al futuro (il presente liquido dei giorni) che è inconoscibile e pressante. Il poeta mostra con vividezza quanto l’eredità del passato possa confluire nell’ampia risma dei nutrimenti fondamentali a dar sostegno ed energia non al corpo ma all’anima.
La donna allora, dacché non può essere carne ed ossa, si configura come immagine, una icona non idealizzata ma coerentemente sentita come presente e pulsante. Il compito del poeta sembra allora quello di adoperarsi con i suoi pochi e rudimentali mezzi per riuscire a percepire sempre meglio una visualizzazione della donna-icona e con essa colloquia, immagina di trovarsi, ma più spesso anela alla sua mancanza di corporeità vissuta come assillo insostenibile: “Vorrei toccare le curve come mite fughe/ e rintracciare la gioventù perduta”. Gli attributi dell’icona non sono solo visivi e dunque direttamente figurativi ma si legano anche alle altre sfere sensoriali come quando il Nostro non manca di percepire la dolorosa assenza del “fruscio della [s]ua gonna”.
Antonio Spagnuolo, autore del libro
Della prematura chiamata di sua moglie alla casa del Padre Spagnuolo parla nella lirica “Pianto” probabilmente, come lo stesso titolo non manca di ravvisare, la più dolorosa e toccante. In essa, rimembrando il giorno dell’addio il Nostro sostiene “Dio ha giocato/ uno sgambetto prima del tempo/ e mi ha raggirato nell’attimo dei frantumi”. La morte della moglie è descritta con una tecnica profondamente sintetica per mezzo di una sintassi semplice dove la vita non è altro che un gioco e la morte uno sgambetto, dunque uno scherzo amaro improvviso, un trucco grottesco. Della morte come appuntamento ultimo insondabile Spagnuolo si riferisce in varie liriche quando con un animo pacificato parla dell’attesa del “passo falso del destino”, lucidamente convinto che la morte, quale maggior imprevisto del genere umano, sia la peggiore delle viltà, per la quale non esistono mezzi efficaci di conforto (“preghiere che non hanno il senso”).
La casa si fa “nuda”, spoglia di presenze concrete e piena di emozioni sottaciute, pulsioni azzerate, ricordi antiquati ai quali si desidera essere calamitati con sprizzante carica, il Nostro nella desolazione e nell’appiattimento dei giorni affida alla poesia il suo tormento e l’angoscia di vivere nell’assenza “ingann[ando] il tempo nella melodia dell’aurora”.
Se la memoria diventa l’unico legame saldo a una vita vissuta, bagaglio di gioie e ricchezze che hanno permesso l’evoluzione e il soddisfacimento della persona, d’altra parte il suo recupero diventa spesso difficile, intiepidito dall’avanzata età, confusionario e poco nitido, privo di tutti quegli effluvi speziati che avevano contornato il momento nel suo sviluppo al presente. Il disagio di cercare di vivere puntando su nuove mete e interessi, cioè di sopravvivere a se stessi, potrebbe in tal senso incontrare la minaccia del lento obnubilamento che conduce alla letargia della coscienza. Ad esso il Nostro contrappone la saggezza di un intellettuale di elevata caratura e la comprensione attenta di un presente che cambia, con i suoi densi accumuli di passato.
Dopo due anni e mezzo di serio lavoro è uscita l’opera antologica sulla poesia marchigiana curata dallo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio. L’opera, edita dai tipi di PoetiKanten Edizioni di Firenze, è composta da due volumi: il primo volume contempla i poeti marchigiani in lingua italiana mentre il secondo volume i poeti dialettali. L’operazione editoriale di Lorenzo Spurio annovera all’interno di questo ampio censimento denominato Convivio in versi. Mappatura democreatica della poesia marchigiana le voci poetiche che hanno contraddistinto e che identificano il panorama poetico regionale. Tra di loro poeti che purtroppo sono poco conosciuti e altri che nel corso della loro ampia attività culturale sono venuti alla ribalta tanto da guadagnare una precisa collocazione all’interno dello scenario della letteratura nazionale. Spurio ha selezionato, secondo dei parametri che ha ben delineato nella nota introduttiva del suo testo, un novero ampio di poeti e cultori della poesia per un totale di 286 voci che in questo denso itinerario tra epoche, aree geografiche, sensibilità liriche diverse, finiscono per rispecchiarsi e dialogare tra loro in un convivio plurimo e frenetico che esalta il potere della parola.
Per la significativa rilevanza culturale dell’opera, l’intero progetto ha ottenuto i Patrocini Morali dei Comuni di Pesaro, Urbino, Fano, Ancona, Senigallia, Jesi, Civitanova Marche, Fermo, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto e della Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”
INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE DELL’OPERA COMPLETA:
Titolo:Convivio in versi.Mappatura democratica della poesia marchigiana
Un’antologia di poeti regionali presuppone da una parte un fascino incondizionato verso la lettura, l’analisi e lo studio della poesia (e spesso di testi poco noti, ma non di scarso valore) e dall’altra un grande amore per la superficie geografica sulla quale si è deciso di focalizzarsi, in questo caso le Marche, dove sono nato e vivo. […] Dal poeta che è anche fine critico e si è occupato di storia della letteratura e che s’identifica con la cultura accademica, al poeta di provincia, delle piccole realtà comunali dove è anima populi e colora la toponomastica con i suoi versi scanzonati e domestici, al poeta-marinaio dei tanti piccoli porti del nostro litorale che “crea” in comunione con le acque negli squarci di riposo dalle ore di lavoro, sino al poeta contadino delle variegate valli che occupano la Regione, in quel colloquio intimo e serrato con la terra che cela un canto di meraviglia (Dalla Prefazione)
INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:
Pagine: 462
ISBN: 978-88-99325-30-5
Costo: 30 €
Numero di poeti antologizzati: 173
VOLUME 2 – POESIA IN DIALETTO
Non esiste e non è mai esistito (dunque forse mai esisterà) un dialetto marchigiano, ossia un dialetto unico dal quale magari dipartano piccole differenze o varianti ma che abbia una struttura di base univoca. […] Nella presente antologia trovano posto poesie di un gran numero di dialetti distanti tra loro, più o meno lontani dalla lingua italiana, motivo per il quale dette liriche sono accompagnate, a conclusione, della relativa traduzione per facilitarne la comprensione del testo a chiunque. Si spazia dall’urbinate (Germana Duca Ruggeri,…) allo jesino (Martin Calandra, Aurelio Longhi, Marco Bordini,…), all’anconetano (Palermo Giangiacomi, Mario Panzini, Emilio Mercatili,…) al sambenedettese (Bice Piacentini Rinaldi), all’ascolano (Giuliana Piermarini) al civitanovese (Sandro Bella), passando anche attraverso numerose varietà indipendenti e tipicizzanti: il monsampietrino di Domenico Polimanti, il petritolese di Giovanni Ginobili, il portorecanatese di Novella Torregiani, il montignanese di Edda Baioni Iacussi e numerose altre (Dalla nota introduttiva)
INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE:
Pagine: 280
ISBN: 978-88-99325-32-9
Costo: 20 €
Numero di poeti antologizzati: 113
Notizia del curatore
Lorenzo Spurio è nato a Jesi nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (2014) e Le acque depresse (2016). Ha curato le antologie Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (2015) e Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile (2015). Numerose le sue poesie pubblicate in antologie tra cui Sotto il cielo di Lampedusa II. Nessun uomo è un’isola (2015), Poeti contro la crisi (2015). Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie (2012), La cucina arancione (2013) e L’opossum nell’armadio (2015). Quale critico si è occupato prevalentemente di letteratura straniera con una serie di saggi in volume sull’autore anglosassone Ian McEwan dedicando altresì uno studio sulla poesia italiana contemporanea: La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (2015). Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», un aperiodico tematico di letteratura al quale collaborano poeti e scrittori da ogni parte d’Italia e con il quale organizza eventi culturali. È Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi e Presidente di Giuria nei premi letterari “Città di Fermo” e “Città di Porto Recanati”. Sulla sua produzione hanno scritto Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Antonio Spagnuolo, Ninnj Di Stefano Busà, Umberto Vicaretti, Sandro Gros-Pietro ed altri.
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4. Durante le presentazioni della antologia che verranno programmate e delle quali gli autori verranno informati in anticipo. La vendita dell’opera completa (volume 1 e volume 2) durante le presentazioni sarà scontata da 50€ a 40€.
22-02-2016 – SASSOFERRATO (AN) – Università degli Adulti