“Prima che spunti l’alba” di Anna Maria Boselli Santoni, Prefazione di L. Spurio

Anna Maria Boselli Santoni, Prima che spunti l’alba, Pragmata, Roma, 2016.

PREFAZIONE a cura di Lorenzo Spurio

Jpeg

L’amore non è atto di sfida, né mezzo di comando. Non dovrebbe essere l’arnese da impiegare con il fine di instillare avversità e ampliare tormenti che già, connaturatamente e fisiologicamente, la vita ci dà e con i quali dobbiamo sopravvivere. Nel nuovo romanzo di Anna Maria Boselli Santoni sembra quasi di percepire due mondi a confronto, antagonisti e in teoricamente lontani, che giungono di continuo a lambirsi, quasi a fronteggiarsi, nonché ad imporre un dialogo retto nella protagonista principale.
Se non abbiamo la capacità di poter riprendere il passato, annullare errori o rivivere certi momenti in cui, ad esempio, abbiamo scelto pensando molto a noi stessi e poco agli altri, di certo è nelle prerogative e nelle possibilità dell’uomo la speranza di un futuro migliore. Ciò è permesso grazie all’adozione, al presente, di una serie di atteggiamenti lucidi e di una spiccata consapevolezza che matura l’uomo ad interagire con il mondo, con la sua realtà sociale, con le persone che lo circondano in un dato modo.
Nei romanzi di Anna Maria Boselli Santoni la parola “mai” e tutto ciò che essa presuppone viene usata assai poco e di certo non con un tono perentorio e assertivo a descrivere con ineludibile certezza che una possibilità delle scelte, tra le tante, non è concepibile e dunque percorribile. Piuttosto la Nostra, grazie alla profonda contemplazione dell’esistenza e al suo sguardo empatico nei confronti di una sacralità mitico-religiosa, è portata a vedere sempre un spiraglio di luce anche quando l’abitualità crepuscolare, le tribolazioni e il senso di malessere sembrerebbero dominare sull’uomo tanto da vivere la sua esistenza subendola, e non come soggetto agente.
Se il mondo fosco e ottenebrato della morte, caratterizzato dal decesso di giovani tossicodipendenti e la frequentazione di due cimiteri, ci immettono in una narrazione pregna di mestizia e costernazione, tuttavia non percepiamo il pianto doloroso e accorato perché la sofferenza è sempre elaborata, somatizzata e neutralizzata per mezzo di un elevatissimo afflato con la vita stessa.
Ed è proprio il viaggio fisico, quello spostamento che la protagonista farà verso l’Argentina, che la porterà a una sorta di crisi introspettiva che vive non come crollo emotivo ma come mezzo di autoriflessione, di rivisitazione di sé e dunque di forza. Il viaggio più significativo e pregnante, allora, non è tanto quello Oltreoceano e il relativo ritorno nella vecchia Europa ma è piuttosto un viaggio della mente, una perlustrazione serrata della propria componente intima e psicologica.
Il personaggio maschile del romanzo, pur ammorbato da grandi pensieri, sarà in grado di farsi forza con l’aiuto e l’amore della Nostra e, pur non rinnegando la vita passata, si mette a nudo dinanzi alla nuova realtà venutasi a creare. E’ un uomo vulnerabile e ferito, ingiuriato dalla vita, che ritroverà, proprio grazie a quell’unione simbiotica del pensiero da poco suffragata nello scambio emozionale con la Nostra, una sua serenità, un suo senso.

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Anna Maria Boselli Santoni, autrice del libro

Se le esperienze negative sono inevitabili, esse possono servire per irrobustirsi anche se non tutti hanno la forza di credere in sé stessi o la fortuna di trovare una compagna con la quale dar compimento a tutti i desideri e sentirsi imbattibile dinanzi a tutto il mondo di fuori.
Se è l’uomo che in un certo modo costruisce la sua esistenza con le sue scelte o non scelte, non va dimenticato che spesso il silenzio, la solitudine e l’indifferenza possono essere i peggiori nemici nel percorso volto all’ottenimento di uno stato di pienezza della vita e di concordia con il proprio animo.
Sono abbastanza certo di aver localizzato la frase più bella del romanzo all’interno della Seconda parte quando Anna Maria Boselli Santoni scrive “I morti erano figli della vita”. Ed è proprio qui, nella desolante considerazione che chi vive ai margini dell’esistenza (come i tossicodipendenti del romanzo e in particolare Tiziano) e abbandonati a se stessi, pur nella malattia, nella devianza e nell’irrecuperabilità della condotta, è sempre figlio, ossia il prodotto, di un spirito di energia volto alla creazione, all’idea di congiungimento ed unità, all’esigenza di calore e conforto da poter ricevere senza doverlo richiedere.
Non è mai tardi per chiedere all’altro di accogliere il nostro appello né di concedere ai nostri simili il rispetto che ricerchiamo noi stessi ci venga mostrato. Il cambiamento è una concatenazione di piccoli gesti concreti e non di grandi parole. Altisonanti e accorate, ma vacue e indegne. C’è sempre tempo per poter sperare di rivitalizzare il proprio vissuto inaridito dalle asperità o allucinato dalla delusione, prima che spunti l’alba.

LORENZO SPURIO

16-01-2016

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Blog di Letteratura e Cultura

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia con una tesi sull’autore britannico Ian McEwan. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (Agemina, Firenze, 2014), Le acque depresse (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) e Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico Garcia Lorca (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) ad ottanta anni dall’assassinio del poeta granadino. Ha curato varie antologie poetiche tra cui Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (Agemina, Firenze, 2015), Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016), Non uccidere. Caino e Abele dei nostri giorni (2017) e Adriatico: emozioni tra parole d’onde e sentimenti (Ass. Euterpe, Jesi, 2017). Numerose le sue poesie pubblicate in riviste, siti specializzati ed opere antologiche. Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti: Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate, Martina Franca, 2012), La cucina arancione (TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2013) e L’opossum nell’armadio (PoetiKante, Sesto Fiorentino, 2015). 12072660_10207671469768160_3182675494180130792_nQuale critico letterario si è occupato prevalentemente di narrativa straniera; ha pubblicato: Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu, 2011), La metafora del giardino in letteratura (Faligi, Aosta, 2011), Flyte & Tallis: Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese: Espiazione di Ian McEwan e Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh (Photocity, Pozzuoli, 2012), Ian McEwan: sesso e perversione (Photocity, Pozzuoli, 2014), Il sangue, no. L’aporia della vita in ‘La ballata di Adam Henry’ di Ian McEwan (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015). Vari saggi letterari e suoi contributi sono presenti in collettanee, volumi antologici ed edizioni critiche, oltre a un cospicuo numero di prefazioni e note critiche ad autori contemporanei. Nel volume La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015) ha raccolto una serie di interviste fatte negli anni 2012-2015 ad esponenti di spicco della poesia italiana contemporanea mentre in Scritti marchigiani. Diapositive e istantanee letterarie (Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2017) una raccolta di saggi, recensioni e note di approfondimento su autori della sua Regione. Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», aperiodico tematico di letteratura online. È Presidente della Associazione Culturale Euterpe, Fondatore e Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria in vari premi letterari (“Città di Chieti”; “Città di Porto Recanati”; “Poesia senza confine”, etc.). Numerosi i premi e i riconoscimenti letterari ottenuti tra cui il 1° Premio al Concorso Letterario “Città di Ancona” (2016), il 1° Premio al Premio Letterario “Città di Latina” (2016), il 1° Premio al Premio Internazionale di Poesia “Antonia Pozzi” (2016) , il 2° Premio al Premio Letterario “Bari, Città Aperta” (2016), il 1° Premio al Concorso Letterario “Patrizia Brunetti” di Senigallia (2016),… Sulla sua produzione hanno scritto Dante Maffia, Giorgio Bàrberi Squarotti, Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Sandro Gros-Pietro, Antonio Spagnuolo, Umberto Vicaretti e altri.

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