Plauso ed entusiasmo a Fermo per la premiazione del I Premio Lett. “Città di Fermo”

locandina fermo2-page-001Si è svolta, come da programma, nel pomeriggio di domenica 31 maggio 2015 la cerimonia di Premiazione del I Premio Letterario “Città di Fermo”. Il luogo della Premiazione è stato la sontuosa Sala dei Ritratti presso il Palazzo dei Priori, nella centralissima Piazza del Popolo.

Il concorso, bandito dalla Libera Associazione Armonica-Mente di Fermo presieduta da Nunzia Luciani e con il Patrocinio Morale della Regione Marche, della Provincia di Fermo e della Città di Fermo ha visto una partecipazione di circa 500 elaborati per le due sezioni a concorso: poesia e narrativa breve.

Ad aprire la Premiazione è stato l’intervento musicale di Eleonora De Angelis che, al pianoforte, ha stemperato la tensione emotiva di premiati e segnalati giunti da varie parti d’Italia per la consegna dei premi. A seguire si sono avuti i saluti e i ringraziamenti di Susanna Polimanti (Presidente del Premio) e i saluti di Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) che brevemente ha presentato la Commissione di Giuria.

Tra i Giurati presenti: Marco Rotunno (per la sez. narrativa), Fabiano Del Papa (per la sez. narrativa) e Cinzia Franceschelli (per la sez. poesia).

Assenti i Giurati Renata Morresi (sez. poesia), Lella De Marchi (sez. poesia) e Luca Rachetta (sez. narrativa), impossibilitati per ragioni proprie ad intervenire.

Partendo dalle segnalazioni, si è passati poi a consegnare le menzioni d’onore che, oltre al diploma, hanno ricevuto una coppa e poi i premi da podio per entrambe le sezioni. I presidenti del premio hanno dato di volta in volta lettura alle motivazioni della Giuria per il conferimento del Premio. Consegnati anche dei Premi speciali del Presidente di Giuria.

A chiusura dell’evento le dita di Eleonora De Angelis al pianoforte hanno suggellato la chiusura di questo entusiasmante, emotivo e partecipato premio letterario il quale si spera potrà ricevere altrettanta considerazione e stima nelle future edizioni.

La commissione di Giuria

La commissione di Giuria: da sinistra Marco Rotunno, Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria), Susanna Polimanti (Presidente del Premio), Cinzia Franceschelli e Fabiano De Papa
La commissione di Giuria: da sinistra Marco Rotunno, Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria), Susanna Polimanti (Presidente del Premio), Cinzia Franceschelli e Fabiano De Papa

Vincitori da podio – sezione Poesia

1° Premio Sezione Poesia - NUCCIA MARTIRE Riceve il Premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio)
1° Premio Sezione Poesia – NUCCIA MARTIRE
Riceve il Premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio)
2° Premio Sezione Poesia - ENZO BACCA Riceve il Premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio)
2° Premio Sezione Poesia – ENZO BACCA
Riceve il Premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio)
3° Premio Sezione Poesia - ROBERTO BORGHETTI Riceve il Premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio)
3° Premio Sezione Poesia – ROBERTO BORGHETTI
Riceve il Premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio)

Vincitori da podio – sezione Racconto

1° Premio Sezione Racconto  - ANTONIO GIORDANO Riceve il Premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio)
1° Premio Sezione Racconto – ANTONIO GIORDANO
Riceve il Premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio)
2° Premio Sezione Poesia - GLORIA VENTURINI
2° Premio Sezione Poesia – GLORIA VENTURINI
2° Premio Sezione Racconto - ELISA MARCHINETTI Riceve il Premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio)
3° Premio Ex-Aequo Sezione Racconto – ELISA MARCHINETTI
Riceve il Premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio)
3° Premio Ex-Aequo Sezione Racconto  - ARMIDO MALVOLTI Riceve il premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Marco Rotunno
3° Premio Ex-Aequo Sezione Racconto – ARMIDO MALVOLTI
Riceve il premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Marco Rotunno
Premio del Presidente di Giuria Sezione Racconto - DANIELE DONATI Ritira il premio la madre Riceve il Premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio)
Premio del Presidente di Giuria Sezione Racconto – DANIELE DONATI
Ritira il premio da Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio) la madre del premiato

Menzioni d’Onore – sezione Poesia

Chiara Cappuccini riceve il premio dal giurato Marco Rotunno
Chiara Cappuccini riceve il premio dal giurato Marco Rotunno
Giorgia Spurio riceve il Premio dal Presidente di Giuria Lorenzo Spurio
Giorgia Spurio riceve il Premio dal Presidente di Giuria Lorenzo Spurio
Maria Grazia Tomassini mentre legge la sua poesia premiata con menzione d'onore
Maria Grazia Tomassini mentre legge la sua poesia premiata con menzione d’onore
Elisabetta Ghiselli legge la sua poesia premiata con la menzione d'onore
Elisabetta Ghiselli legge la sua poesia premiata con la menzione d’onore
Manuela Giacchetta legge la sua poesia premiata con la Menzione d'onore
Manuela Giacchetta legge la sua poesia premiata con la Menzione d’onore

Segnalazioni – sezione Poesia

Lorenzo Carmine Curti riceve il premio da Susanna Polimanti
Lorenzo Carmine Curti riceve il premio da Susanna Polimanti
La segnalazione per la poesia di Renato Pigliacampo. Ritira il premio l'amica Rosanna Giovanditto, consegnato da Lorenzo Spurio e Susanna Polimanti
La segnalazione per la poesia di Renato Pigliacampo.
Ritira il premio l’amica Rosanna Giovanditto, consegnato da Lorenzo Spurio e Susanna Polimanti

Segnalazioni – sezione Racconto

Andrea Mauri riceve il premio dal Presidente del Premio Susanna Polimanti
Andrea Mauri riceve il premio dal Presidente del Premio Susanna Polimanti
Francesca Costantini riceve il premio dal Presidente del Premio Susanna Polimanti
Francesca Costantini riceve il premio dal Presidente del Premio Susanna Polimanti

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Il video integrale della premiazione

Al Palazzo dei Priori (Fermo) la premiazione del I Premio Lett. “Città di Fermo”

Si terrà oggi domenica 31 maggio nella città di Fermo la premiazione del I Premio Letterario “Città di Fermo” indetto dalla Libera Associazione Armonica-Mente guidata da Nunzia Luciani con i Patrocini della Regione Marche, della Provincia di Fermo e del Comune di Fermo.

L’evento si terrà presso la Sala dei Ritratti del Palazzo dei Priori  nella centralissima Piazza del Popolo ed inizierà alle ore 17:00. 

Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) e Susanna Polimanti (Presidente del Premio) presenteranno la serata e premieranno i vincitori, i menzionati e i segnalati a vario titolo che si sono distinti nelle due sezioni di partecipazione: la poesia e il racconto in lingua italiana.

La serata sarà allietata da Eleonora De Angelis al pianoforte e durante l’evento verrà presentata e diffusa l’antologia del Premio che raccoglie le opere di vincitori e segnalati.

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“La luna e il faro”/”L’onda e lo scoglio”, dittico poetico T. Degli Ugonotti- G. Tolomeo

“La luna e il faro” di Teoclaziano Degli Ugonotti e “Lʼonda e lo scoglio” di Giusy Tolomeo (dittico poetico)

“Creiamo dittici poetici a due voci, qualora individuassimo corrispondenze sonore, emozionali, di significanti in un’altra poesia dal tema simile, affinità elettive, oltre le distanze e il tempo, e così proporlo all’amico/a poeta o poetessa. Sì, infrangiamo questo cliché letterario sulla solitudine del poeta, come ho già fatto tante volte io creandone più di quaranta e due Antologie.”

Emanuele Marcuccio

LA LUNA E IL FARO

DI TEOCLAZIANO DEGLI UGONOTTI

Cosa racconterà

la luna al faro
se non il canto delle sirene,
la profondità degli oceani,
gli orizzonti sconfinati
e la lucentezza degli astri,
i viaggi delle comete,
l’immensità dell’universo;
ogni sera,
per ogni istante,
nel transito notturno,
sussurrando l’eternità del loro amore
ai piedi dello stesso scoglio.

10 agosto 2014

 

L’ONDA E LO SCOGLIO[2]

 DI GIUSY TOLOMEO

E s’abbatte l’onda sullo scoglio…
Cos’altro potrebbe fare?
Lo scoglio aspetta da millenni
l’onda lo segue da più secoli.
Lo scoglio aspetta che il mare si agiti
l’onda vuole infrangersi senza catene…
Vede la roccia vi s’appoggia
la sente forte e coraggiosa
pensa: “Saprà custodire la mia schiuma”…
nel suo cuore, sotto il sasso.
Lo scoglio l’attende giorno e notte,
si lascia piano piano corrodere un pochino.
Diventa meno scoglio, meno sasso…
quell’onda cosa mai potrà cambiare?
L’onda arriva, s’infrange,
non chiede che lambire
il suo scoglio e, intanto…
passano i secoli
in un continuo andare e ritornare
in un abbraccio senza fine.
Lo scoglio è forte, l’onda leggera…

 25 luglio 2011

 

«Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico a due voci?

Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.»

(Emanuele Marcuccio, dall’esergo a Dipthycha 2

[1] Il dittico poetico a due voci viene definito da Emanuele Marcuccio, come una composizione di due poesie di due diversi poeti, scritte indipendentemente, anche in tempi diversi, e accomunate dal medesimo tema in una sorta di corrispondenza empatica.

[2] Giusy Tolomeo, Davide e Betsabea, Albatros il Filo, 2012.

Intervista a Michela Zanarella. A cura di Lorenzo Spurio

Intervista a Michela Zanarella[1]

  

Michela Zanarella
Michela Zanarella

LS: Sensualità, poesie d’amore e d’amare, tua silloge poetica pubblicata nel 2011, affronta il tema dell’amore in maniera molto intima. Quanto di personale, di riferimenti autobiografico c’è?

MZ: Considero Sensualità una raccolta poetica molto intima e personale. Ho racchiuso in versi tutta la mia sensibilità femminile, mettendomi a nudo davanti al lettore, senza paure. Questo libro nasce come promessa d’amore al mio compagno. Ho voluto gridare al mondo tutta la purezza e l’autenticità di un sentimento forte e prorompente. Ogni poesia rappresenta un frammento di vissuto; ogni espressione appartiene ad emozioni profonde e reali.

LS: Nelle liriche c’è una presenza fissa che è quella del destino. Come dobbiamo intendere questo concetto, in maniera religiosa come “disegno provvidenziale” oppure come semplice casualità?

MZ: Secondo me ogni situazione avviene per un disegno già tracciato; gli stessi incontri che facciamo nel corso della nostra esistenza non sono e non possono essere casuali. Vedo la poesia come un dono che mi è stato affidato, una sorta di concessione divina. Ogni istante è un bene unico e prezioso che Dio mi offre per renderlo speciale. Scrivere è dunque salvezza e protezione per mente e spirito.

LS: Alcune scene che dipingi magistralmente nella tua poesia sono cariche di erotismo. Credi che a tutt’oggi nella cultura letteraria italiana o mondiale ci siano tabù nel trattare un certo tipo di scene e se si perché?

MZ: Trattare temi legati alla sessualità e all’amore fisico in letteratura non è semplice, infatti ancora oggi ci sono tabù e paure quando si affrontano certi argomenti. Non dobbiamo però dimenticare che negli scritti antichi ci sono chiari riferimenti all’amore sensuale, esempi concreti sono i miti greci con Saffo ed i racconti di Le mille e una notte. Lo stesso Cantico dei Cantici contenuto nella Bibbia viene considerato “poesia erotica”. Nel terzo millennio ancora si fa fatica ad accettare la letteratura erotica; uno scrittore cinese, Yan Lianke, ha visto mettere al bando la sua opera, Servire il Popolo, perché narrando il periodo della Rivoluzione Culturale del 1966-76 parla di sesso. La società odierna non è del tutto educata al sesso come concetto naturale e spontaneo dell’individuo. Ho scelto di scrivere d’amore e di sensualità, per liberarmi da pudore e timidezza. Spero di aver creato un libro dalla buona intensità emozionale.

LS: Ci sono autori in particolare ai quali ti sei rifatta nella stesura di questa silloge? Quanto pesano per te i classici della letteratura? Qual è il tuo poeta preferito?

MZ: Non mi sono rifatta ad altri autori per la stesura della silloge, ho cercato di mantenere un mio stile, fatto di immagini, suoni, colori ed odori. I classici della letteratura sono sicuramente una guida per la scrittura, anche se devo ammettere che provo ad essere indipendente dai grandi maestri. Tra i poeti che preferisco ci sono Salvatore Quasimodo, Pier Paolo Pasolini, Alda Merini. Leggo anche poeti meno noti ed emergenti. Sono molto legata alla figura di Pasolini, ho fatto uno studio approfondito sulla sua scrittura e sulla sua vita. Non a caso è stato una figura intellettuale che ha anticipato i tempi. Pasolini ha condotto un’inchiesta dove per la prima volta si parlava di sessualità, alla telecamera furono intervistate persone comuni che esprimevano il loro pensiero su prostituzione, divorzio, rapporti sessuali.

LS: Uno degli elementi che ho notato ricorrere spesso nella silloge è il continuo riferimento a una materialità liquida, sia in relazione al paesaggio (ruscelli, mare) che ad esempio alle lacrime versate. Che senso dai a tutto questo?

MZ: L’acqua è l’elemento primordiale, dalla genesi dell’uomo alla natura che lo circonda. È come se mi sentissi legata in modo indissolubile a questo elemento, che ha dato vita a numerose tradizioni spirituali. Il mio segno zodiacale è un segno d’acqua, quindi credo che questa simbiosi non sia casuale. L’acqua è ciò da cui tutto nasce. Nella sua imprevedibilità possiede la calma, la gravità e la profondità, ha il potere di fecondare, è segno generatore nell’universo femminile, dal liquido amniotico alle lacrime.

“L’estetica dell’oltre” di Michela Zanarella

LS: Com’è maturata l’idea di scrivere questa raccolta di poesie? C’è stata una genesi particolare?

MZ: Questa raccolta è nata come dedica alla persona che amo, l’ho custodita per mesi, fino a quando ho trovato una casa editrice, la Sangel Edizioni, che mi ha accompagnato nella realizzazione di questo piccolo sogno. L’amore è diventato una sorgente a cui abbeverare la mente ed il cuore quotidianamente. Raccogliere in un libro tutte le poesie d’amore dedicate al mio compagno mi sembra  la migliore promessa per l’eternità.

LS: Per i giovani autori è spesso importante l’originalità e non ripetere temi e formule che si sono già adoperate per evitare il rischio di incorrere in critiche poco positive. Credi che un autore debba continuamente rinnovarsi nel suo stile e nei suoi temi o che possa mantenere un suo personalissimo e comunque originale “marchio di fabbrica” che lo contraddistingua?

MZ: Penso che un autore debba seguire un suo stile, non tralasciando comunque la possibilità di tentare altre forme espressive. Uno scrittore può essere sempre originale, anche non abbandonando le caratteristiche di formazione. Per quanto mi riguarda, posso dire che sono sempre alla ricerca di nuove frontiere, ma tengo ben salde le particolarità stilistiche che mi identificano.

LS: Nella nostra contemporaneità sono tutti scrittori. È un dato di fatto che ci sono più scrittori che lettori. La silloge poetica sembra conoscere, come genere, una grande diffusione e, forse, una minore attenzione critica. Pensi sia difficile per un nuovo autore oggi imporsi sulla scena? Se si perché? Quali sono gli ostacoli maggiori?

MZ: È davvero difficile imporsi nel panorama letterario attuale, come tu stesso hai detto, ci sono più scrittori che lettori. L’importante penso sia scrivere perché si crede in se stessi e nel contenuto del libro che si propone, indipendentemente da un buon successo editoriale o meno. La poesia è un genere poco commerciale, è raro trovare un poeta emergente che riscuota consensi dalla critica e dal mercato librario.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

MZ: Amo Alda Merini e Pier Paolo Pasolini, sono due figure che hanno segnato il mio percorso di scrittura. Vivo a Monteverde, il quartiere in cui Pier Paolo ha vissuto ed ha ambientato Ragazzi di vita. Ripercorrere quotidianamente le strade dove anche lui è stato, mi porta ad essere ancora più legata alla sua figura, lo considero l’ intellettuale del sociale.  E’ comunque una mia ispirazione l’opera di Henry James, alla quale ancora tutti attingono per la letteratura e il cinema moderno. Logicamente Baudelaire, Rimbaud, Verlaine sono gli angeli custodi della mia penna.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

MZ: Il libro che più amo è Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini, perchè la sua scrittura è visiva, riesce a coinvolgermi e mi fa vedere le situazioni descritte dall’autore. Ambisco ad una scrittura del genere.

Michela Zanarella e Lorenzo Spurio durante la Cerimonia di premiazione del 3° Premio Nazionale di Poesia
Michela Zanarella e Lorenzo Spurio durante la Cerimonia di premiazione del 3° Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” a Firenze nel novembre 2014

LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?

MZ: Ho pubblicato sette raccolte di poesia,  una raccolta di racconti, un romanzo, sono presente in più di cento antologie. La prima silloge è Credo ed. MeEdusa nel 2006,  sono seguiti Risvegli ed. Nuovi Poeti nel 2008, Vita, infinito, paradisi ed. Stravagario nel 2009, Convivendo con le nuvole ed. GDS nel 2009, Sensualità Sangel Edizioni nel 2011, Meditazioni al femminile Sangel Edizioni nel 2012, L’Estetica dell’oltre  ArteMuse Editrice nel 2013, Le identità del cielo Lepisma Edizioni nel 2013 e Nuova identità. Il segreto. Twins Edizioni nel 2015. Ho pubblicato la silloge Una farfalla in volo nel libro Creare Mondi edito da Fara Editore nel 2011. Credo ha segnato il mio ingresso nel mondo della poesia, la scrittura in versi è molto semplice, dettata dall’istinto. Risvegli è una raccolta intrisa di ricordi, la considero molto descrittiva, meno acerba rispetto al primo volume. Vita, infinito, paradisi è un libro a cui tengo molto, le poesie sono quasi tutte vincitrici di premi letterari e lo considero un volume di qualità. Convivendo con le nuvole è una raccolta di brevi racconti, ha avuto una buona diffusione nel web e devo ammettere che mettermi alla prova in narrativa è stato stimolante. Sensualità è un libro di poesie d’amore, tutto rivolto ai sentimenti. Meditazioni al femminile è un volume di maturazione dello stile e di forte intensità per il contenuto. L’Estetica dell’oltre raccoglie cinquantatre poesie ed è la mia visione di ciò che va oltre la vita, è una silloge molto spirituale dove è forte la simbologia ed il riferimento alla religione. Le identità del cielo è un proseguimento del mio percorso di riflessione sull’esistenza, sempre con chiari rimandi alle mie origini, alla famiglia, a quei valori che considero indispensabili e di respiro universale. Nuova identità. Il segreto è la biografia della giovane cantautrice Linda d, racconto la sua storia, un percorso di vita non facile, dove ogni scelta diventa atto di coraggio per crescere.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

MZ: Ho seguito dei corsi di scrittura creativa per affinare lo stile e per migliorare il linguaggio. Conoscere la lingua italiana è fondamentale e studiare non è mai abbastanza.

Ho scritto solo qualche poesia a quattro mani, può risultare stimolante per un confronto diretto, ma preferisco comunque gestire in modo autonomo la mia ispirazione. Sono una solitaria in scrittura.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovata con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

MZ: L’editoria italiana è molto vasta, ci sono tante possibilità, bisogna saper valutare bene a chi affidare la propria opera. Personalmente ho cambiato diversi editori, con tutti però ho mantenuto un rapporto di rispetto e di  fiducia. Non è solo l’editore a determinare il “successo” di un libro, conta molto l’impegno dell’autore stesso. Sapersi promuovere nel mondo editoriale è sicuramente un vantaggio.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

MZ: I premi e i riconoscimenti sono importanti, ottenere dei buoni risultati nei concorsi letterari può sicuramente dare una diversa visibilità.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

MZ: Il confronto con gli altri autori è un ottimo metodo per valutare e comprendere le proprie capacità. Tutto è utile per migliorare.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

MZ: Sicuramente chi scrive apprende o fa riferimento a qualcosa di già noto ed esistente, l’abilità di un autore sta nel saper rendere originale ciò che propone.

Michela Zanarella
Michela Zanarella

LS: Quali sono i progetti, tanto editoriali quanto concorsuali e impegni e collaborazioni poetico-musicali che ti vedono coinvolta in questo periodo e nel prossimo futuro?

MZ: Tantissimi progetti, promuoverò il romanzo Nuova identità. Il segreto la biografia di Linda d, presto uscirò tradotta in Romania, è in programma anche una nuova raccolta di poesie che include il monologo teatrale con l’attrice Chiara Pavoni “Tragicamente rosso”, continuerò ad essere nella Giuria di diversi concorsi letterari, proseguirà l’attività con la mia associazione di promozione sociale “Le Ragunanze”, sto lavorando attivamente nella redazione di Laici.it e Periodico Italiano Magazine, diciamo che gli impegni non mancano e spero di portarli a termine passo dopo passo con lo stesso entusiasmo di sempre.

 LS: Cosa ne pensi di questa brevissima poesia di Alda Merini intitolata “A volte Dio”

A volte Dio

uccide gli amanti

perché non vuole

essere superato

in amore

Potresti commentare per noi questa poesia?

MZ: L’amore di Dio per l’umanità è unico e Lui lo ha dimostrato su quella croce, forse Alda voleva proprio mettere in evidenza la forza e la potenza dell’amore di Dio verso i suoi figli, lei scrive infatti “a volte”, quindi non sempre, l’amore che finisce è degli amanti, non di Dio,  quell’ ”uccide” non credo voglia essere di condanna, ma solo una manifestazione della grandezza del Padre che ci ama incondizionatamente. Rimane comunque una delle tante interpretazioni date dalla poetica di Alda Merini.

 LS: Che cosa è secondo te la poesia? Come la definiresti o come la spiegheresti a un neofita dalla letteratura?

MZ: La poesia per me è prima di tutto essenzialità, è attenzione nella scelta di immagini e parole, purezza del linguaggio, considero la poesia una sorta di rituale che necessita di silenzio, pazienza, ed impegno. Non ci si può improvvisare in nessuna forma di scrittura, chi ci ha preceduto insegna bene cos’è la poesia, cosa significa scrivere. Leggere è un buon inizio per chiunque voglia avvicinarsi al mondo letterario.

  

Roma, 6 Maggio 2015

 

[1]La presente intervista si compone di parti di due interviste precedenti fatte all’autrice (rispettivamente l’intervista in occasione dell’uscita della silloge Sensualità, poesie d’amore d’amare, fatta il 7 Luglio 2011 e quella fatta in occasione dell’uscita della silloge Meditazioni al femminile, fatta il 14 Agosto 2012). Alle domande di queste due interviste ne sono state aggiunte alcune nuove che sono rispettivamente le ultime tre dell’intervista qui pubblicata.

“Versi in-versi” di Ciro Imperato, commento del poeta E. Marcuccio

Versi in-versi di Ciro Imperato

TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, pp. 110

ISBN: 978-88-98643-21-9

 

Commento di Emanuele Marcuccio[1]

130_Versi_in-versi_900Poesia dal ritmo spezzato ma ricca di respiro quella di Ciro Imperato. In questa sua silloge di esordio, la punteggiatura è ridotta all’osso assurgendo a funzione espressiva e non semplicemente di pausa sintattica. Frequenti sono le strofe in monoverso, a volte anche con incipit in monosillabo, a sottolineare un dolore sommerso, come di un cuore spezzato, come nel “Tu,” di “Assassino!”, incipit in monosillabo della seconda strofa.

Tra i numerosi titoli presenti, vorrei qui ricordare la lirica che dà l’avvio all’intera raccolta, “A mio padre morente”, la quale ho già avuto modo di leggere ed apprezzare, non conoscendone ancora l’autore, durante i lavori di giuria del concorso “Libera Verso”.

Poesia che l’autore scrive ricordando gli ultimi istanti di vita dell’amato padre.

In questa lirica il dolore, quasi un leitmotiv dell’intero libro, giunge al suo culmine, nel momento in cui leggiamo “e con il cuore stretto in una morsa,”, termine della terza strofa e vertice emozionale dell’intera lirica, se non vertice letterario dell’intera silloge. Procedendo, Imperato opera un’operazione magistrale di sintesi e di respiro, consapevole che l’anima della poesia è la sintesi, nessun verso in più né uno in meno che pregiudichi il suo respiro. Sì, è essenziale che una poesia abbia respiro, senza respiro essa soffoca nelle secche della discorsività o, peggio, nelle sabbie mobili del luogo comune e della banalità.[2]

In “A mio padre morente”, Imperato, come è solito fare, spezza il ritmo in un dolore singhiozzante, inserendo ben cinque strofe in monoverso e giungendo alla chiusa con un ritmo ostinato: “doloroso tramonto.”, in cui il suono scuro della vocale “o” perdura, interrotto solo per un attimo dal suono chiaro della vocale “a”, siglando così una composizione commossa e ricca di pathos.

 

Emanuele Marcuccio

 

Palermo, 25 giugno 2014

[1] Il commento, espressamente richiesto dallʼautore a Marcuccio, è edito con il titolo di “Analisi critica” in Imperato, Ciro, Versi in-versi, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, pp. 95-96.

[2] Penso alla strofa in monoverso, “a doppia mappa” di “Echi infiniti”, un inciso avverbiale notevole per invenzione letteraria, ottenuto tramite un procedimento neologico per parafonia della consolidata locuzione avverbiale di modo, “a doppia mandata”.

Il 2° Premio di Letteratura “Ponte Vecchio” – il bando di partecipazione

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  1. L’Associazione Culturale Poetikanten in unione con la rivista di letteratura “Euterpe” e Deliri Progressivi organizza il 2° Concorso Nazionale di Letteratura “Ponte Vecchio”.
  1. Il concorso è articolato nelle seguenti sezioni
  2. A) Poesia in italiano o in dialetto a tema libero

(Nel caso di invio di testi in dialetto si dovrà inviare anche la relativa traduzione in italiano)

  1. B) Racconto breve in italiano a tema libero
  2. C) Saggio-Articolo si può partecipare con articoli e saggi di filosofia, letteratura, linguistica e di ogni altra branca delle scienze umane.
  3. D) Recensione si partecipa con una recensione di un libro di qualsiasi genere e periodo con l’accortezza di indicare all’inizio queste informazioni: titolo del libro, autore, casa editrice, anno.
  1. I testi presentati al concorso non dovranno aver ottenuto un riconoscimento da podio (1°, 2°, 3° premio) in un precedente concorso letterario.
  1. Per la sezione poesia, si potrà partecipare con un massimo di 3 poesie, rigorosamente non superiori ai 30 versi ciascuna.

Per la sezione racconto si potrà partecipare con 1 solo racconto che rientri nella lunghezza massima di 4 cartelle (1800 battute spazi inclusi a cartella).

Per la sezione saggio-articolo-recensione si potrà partecipare con 1 solo testo che rientri nella lunghezza massima di 4 cartelle (1800 battute spazi inclusi a cartella).

Per la sezione recensione si potrà partecipare con 1 solo testo che rientri nella lunghezza massima di 4 cartelle (1800 battute spazi inclusi a cartella).

  1. Quale tassa di partecipazione è richiesto il pagamento di una tassa di 10€ a sezione. È possibile partecipare a più sezioni corrispondendo per ciascuna la relativa quota di partecipazione.
  1. Per la corretta partecipazione, è richiesto di inviare entro e non oltre il 30 novembre 2015 solo in forma digitale (in formato Word) all’indirizzo internetpremiopontevecchio@gmail.com i propri testi anonimi, corredati della scheda di partecipazione compilata in ogni sua parte e la ricevuta del pagamento effettuato.
  1. Il pagamento dovrà avvenire con una delle seguenti modalità:

Bollettino postale:  CC  n° 001014268401 

INTESTAZIONE: Iuri Lombardi
CAUSALE: 2° Premio di Letteratura “Ponte Vecchio”

Bonifico bancario:  IBAN: IT33A0760102800001014268401 

INTESTAZIONE: Iuri Lombardi
CAUSALE: 2° Premio di Letteratura “Ponte Vecchio”

La ricevuta del pagamento dovrà essere inviata insieme ai propri testi e al modulo di partecipazione.

  1. Non verranno accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.
  1. La Commissione di giuria è composta da poeti, scrittori, critici ed esponenti del panorama culturale e letterario:

Sez. Poesia: Sandra Carresi, Annamaria Pecoraro, Flora Gelli

Sez. Racconto: Luisa Bolleri, Iuri Lombardi, Katia Debora Melis

Sez. Articolo/Saggio: Rita Barbieri, Fabio Fratini, Francesco Martillotto

Sez. Recensione: Michela Zanarella, Lucia Bonanni, Vincenzo Monfregola

Presidente del Premio: Marzia Carocci

Presidente di Giuria: Lorenzo Spurio

I presidenti hanno diritto di voto a tutte le sezioni del concorso.

Il giudizio della Giuria è ultimo, definitivo e insindacabile.

  1. Verranno premiati i primi tre vincitori per ciascuna sezione. Il Premio consisterà in:

Primo premio: targa, diploma con motivazione della giuria e 100€.

Secondo premio: targa, diploma con motivazione della giuria e libri.

Terzo premio: targa, diploma con motivazione della giuria.

La Giuria procederà inoltre a nominare delle Menzioni d’Onore, delle Segnalazioni e dei Premi Speciali come ulteriori riconoscimenti ad altrettanti scrittori delle quattro sezioni.

La Giuria si riserva di non assegnare i tre premi consecutivi per le sezioni che non avranno avuto una soddisfacente partecipazione quantitativa, predisponendo laddove se ne ravvisi la necessità all’attribuzione di Menzioni d’Onore o Segnalazioni.

  1. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio. In caso di impossibilità, la targa/coppa e il diploma potranno essere spediti a casa dietro pagamento delle spese di spedizione, mentre i premi in denaro non verranno consegnati e saranno incamerati dagli enti organizzatori per future edizioni del Premio.
  1. Tutti i testi dei vincitori, dei selezionati e dei menzionati a vario titolo saranno pubblicati nel volume antologico che sarà presentato nel corso della premiazione.
  1. La cerimonia di premiazione si terrà a Firenze in un fine settimana nella primavera del 2016. A tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso tutte le indicazioni circa la premiazione.
  1. Come per la passata edizione del Premio, parte dei proventi derivanti dalla vendita dell’antologia del premio saranno destinati a finanziare la ricerca scientifica e verranno donati alla Fondazione dell’Ospedale Meyer di Firenze.
  1. La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutti gli articoli che compongono il bando. Il partecipante acconsente all’autorizzazione al trattamento dei dati personali; si garantisce che questi saranno utilizzati esclusivamente ai fini del concorso e nell’ambito delle iniziative promosse dalla Associazione Poetikanten per la legge 675 del 31/12/96 e D.L. 196/03

Marzia Carocci                                    Lorenzo Spurio

   Presidente del Premio                             Presidente di Giuria


2° PREMIO DI LETTERATURA “PONTE VECCHIO”

Scheda di partecipazione

La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso. Alla scheda va, inoltre, allegata l’attestazione del pagamento della relativa tassa di lettura e il tutto va inviato a premiopontevecchio@gmail.com entro e non oltre il 30-11-2015.

Nome/Cognome ________________________________________________________________

Residente in via ____________________________________Città________________________ 

Cap _____________________ Prov. _______________ Tel. ____________________________

E-mail _____________________________

Partecipo alla sezione: 
□ A –Poesia

□ B – Racconto breve

□ C – Articolo / Saggio breve

□ D – Recensione di libro

con il/i testo/i dal titolo/i_________________________________________________________ 

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Firma________________________________ Data ______________________________

□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto. 

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo. 

Firma_________________________________ Data _____________________________

foglio1

foglio2

foglio3

foglio4

foglio5

Gabriella Pison su Ninnj Di Stefano Busà

STA PER USCIRE L’ENNESIMA MONOGRAFIA SULL’ ATTIVITA’ LETTERARIA DI UNA GRANDE SCRITTRICE: Ninnj Di Stefano Busà

UN ANTICIPO SULLA PERSONALITA’ ARTISTICA DI QUESTO PERSONAGGIO

di Gabriella Pison

Che dire? Non è una calma piatta quella che ci appressiamo a descrivere, è un vulcano di idee che rivoluzionano i canoni, è poeta, narratrice, giornalista, critico, aforista. Ninnj – E’ -, Ninnj sarà nella Storia del futuro. Di essa parleranno i libri di Letteratura…Non è più pensabile riferirsi a “Lei” alla maniera consueta con brevi recensioni, ma ormai giunta ad un livello tale da essere storicizzata, credo sia più opportuno parlare di lei in termini più semantici attraverso una critica che tutta la inglobi.
Non conosco di persona Ninnj Di Stefano Busà, ma solo attraverso gli scritti che ci scambiamo tramite i canali mediatici tipici della nostra epoca: il suo non è un nome nuovo data la sua vasta notorietà acquisita in campo artistico letterario, infatti ho percepito subito come si tratti dell’autentica personificazione-quasi di un mito, di un archetipo senza tempo, che porta con sé la voce del sapere umanistico, ispirata dalla musa della scrittura e della Poesia.

Ninnj Di Stefano Busà
Ninnj Di Stefano Busà

La sua figura è punto di riferimento e richiamo incessante ai più puri valori dell’arte poetica, sempre catarticamente ispirata e sostenuta da un prorompente coinvolgimento. I tratti aristocratici del suo essere comunicano sicuramente un’educazione d’altri tempi, caratterizzata da cultura e nobiltà d’animo e anche la sua tensione verso l’assoluto non può che considerarsi coerenza sia sul piano ontologico che su quello logico. Ninnj vive in una pregnante atmosfera metafisica, che le fa prefiggere di raggiungere e farci raggiungere a nostra volta la verità, conscia della sacralità della sua opera.
Rimane da chiedersi se la vocazione della scrittrice alla Bellezza, platonicamente intesa, non sia che un inevitabile cammino verso la dimensione superiore e la sua arte lo strumento con cui rafforza e vivifica la sua ricerca.
Senza esitazione colloco Ninnj D Stefano tra i grandi esegeti della nostra cultura chiamata a svolgere una funzione essenziale in questo mondo: ridare dignità alla Poesia, con la sua innata capacità di conferire pieno senso al proprio mondo, rielaborandolo con profonda riflessione e concretizzando l’elevazione, il significato metafisico dell’ascesa interiore, completando un percorso che si realizzi nel più puro ideale romantico essendo proprio tensione verso il bello e l’etica. Ideali che diventando atto di volontà hanno fatto grande la nostra Poetessa: il poeta è una via di mezzo tra il suo ego più permissivo e il suo riscatto dalla solitudine e dal dubbio, come ha scritto a proposito…la stessa autrice parlando di Giordano Bruno, riferendosi ad un filo conduttore tra il filosofo che aveva cercato di mettere ordine tra una teologia dilaniata ed in mano ai poteri forti, e la sua poetica che sembra un ammonimento a come l’uomo non impari mai la lezione dalla vita, persistendo nei suoi errori madornali, muovendosi tra il suo personale malessere e quello dei suoi simili con disinvolta disumanità, in un mondo che sembra diventato lo specchio della desertificazione delle coscienze, dell’annichilimento morale, della morte del pensiero libero e liberale nella corruzione della verità e di cui nessuno sembra accorgersene…

Intervista ad Annamaria Pecoraro “Dulcinea”, a cura di Lorenzo Spurio

Intervista ad Annamaria Pecoraro “Dulcinea”

a cura di Lorenzo Spurio

 

Lorenzo Spurio e Annamaria Pecoraro alla Yellow Reading organizzato a Firenze a settembre 2014
Annamaria Pecoraro e Lorenzo Spurio allo Yellow Reading organizzato a Firenze a settembre 2014

LS: Ti ricordi che età avevi quando hai scritto la prima poesia? Cosa ti ha portato ad “armarti” della parola scritta per la prima volta: quale avvenimento in particolare, se puoi dircelo?

AP: In verità la prima volta che mi sono cimentata nella scrittura è stata con la prosa, alle elementari e con un racconto. Ricordo di aver sviluppato la storia come se fosse ben chiara nella mente con tutte le sue sfumature e forme. “Salto nella terza dimensione”, una sorta di viaggio in un altro mondo, parallelo al nostro quotidiano, avventuroso  e fantasy, dove dall’incontro con altre creature, quelle sulla terra (in particolare sugli alberi) e quelle sottoterra, l’essere umano riesce a trovare il punto d’incontro e a fermare la guerra tra i due popoli. Ogni tanto lo sfoglio ancora. La poesia invece è nata sui banchi del liceo.  Poi come un guizzo, una decina di anni fa, ero in mezzo a una piazza, osservando è nata “Passi”. Da allora non mi ha più abbandonata.

LS: Che cosa è per te la poesia e quanto è importante nella vita di tutti i giorni?

AP: La poesia è l’arma bianca che disarmata arma. Può sembrare un gioco di vocaboli, ma è l’essenza base dell’ispirazione quotidiana. Da ogni azione e reazione può nascere poesia: civile, amorosa, religiosa. Catturata dalla sensibilità e dal volere andare oltre, testimonia coraggiosamente ciò che viviamo, nel bene e nel male, sia di notte che di giorno. Credo che questa sia una grande responsabilità per chi fa delle parole un messaggio da donare.

LS: Spesso ti firmi con lo pseudonimo di “Dulcinea” che è il nome del celebre personaggio donchisciottesco. Come mai lo hai scelto per definire la tua identità?

AP: Dulcinea rappresenta l’amore immaginario nella sua universalità, e Don Chisciotte sa bene cosa e quale significato abbia, solo che è perso nella lotta contro i mulini a vento, pur sapendo di perdere. In fondo ognuno di noi, ha in sé il discernimento, solo che spesso scegliamo la strada più comoda che non sempre è quella giusta. Se solo ci guardassimo dentro e intorno, scopriremo che il mondo è strapieno di bellezza, amore e ricchezza che può darci la forza di vedere il bicchiere mezzo pieno, affrontando gli ostacoli con il sorriso. Certo non è semplice, ma nemmeno impossibile. Siamo tutti in cammino e alla ricerca e forse è vero: “Ognuno di noi, prima o poi, fa un viaggio nel suo “inferno”, forse perché in fondo non cerchiamo che noi stessi…” (A. Pignatiello).

LS: Da vari anni sei anche speaker per varie radio e sei spesso in contatto con l’ambiente musicale tramite concerti, presentazioni di artisti, recensioni e tanto altro. Puoi dirci che peso gioca la musica nella tua vita e quanto credi possa essere importante per ciascuno di noi nel corso della nostra esistenza?

AP: Ho iniziato nel 2007 collaborando con “Radio SI” di Bruxelles, radio delle ambasciate (Spagnola, Francese, Belga e Italiana) per la promozione e diffusione della poesia e della lingua italiana con Tony Esposito, poi tutt’oggi diventata Radio Napoli Emme Live nel programma “Musica e Parole”, poi con Radio Liberty in Sicilia e infine con la radio ufficiale dei Litfiba: “Litfiba Channel Radio”. Due delle mie poesie (“Amore ” e “Passi”), sono state lette anche nel programma “Big Night”su Radio Kiss Kiss, con i Dj Max Poli, Branca ed il Poeta Andrea Cacciavillani e Viva la Radio Network. Prima tremavo nel declamare poesie mie, poi ho scoperto in me anche la voce, per dare vita a quello che sentivo e a prestarla, anche chi trova difficoltà. La musica è sempre stata parte integrante: scrivo ascoltando  la musica, poi è diventata parte fondamentale di quello che faccio, uno sposalizio perfetto e una complicità unica. Questo mi ha portato a conoscere e intervistare artisti che mai avevo pensato di conoscere, scoprendo che l’umiltà rende signori.  Molta mole di impegni ma grandi motivazioni e crescita personale e professionale, tanto da diventare giornalista International freelance, direttore di Deliri Progressivi e collaboratrice per Toscana Musiche, oltre che per altre testate.

LS: Poesia e musica nascono geneticamente unite tra di loro, se pensiamo alle composizione che in passato venivano sempre accompagnate da strumenti dalla sonorità lieve e armonica quali cetre od arpe. Secondo te è possibile ritrovare la musica e dunque la musicalità in un testo poetico anche laddove questo sia privo di sistemi di rime, assonanze e consonanze. Che cos’è per te la musicalità del verso?

AP: “Una musica può fare … salvare”, dice una canzone di Max Gazzè, “Poi, d’improvviso, mi sciolse le mani e le mie braccia divennero ali, quando mi chiese: “Conosci l’estate?” io, per un giorno, per un momento, corsi a vedere il colore del vento.” (Fabrizio de Andrè,”Il sogno di Maria”), “Notti intere bruciate con anime spente solo per sentirsi migliori altre notti passate a fare finta di niente o a fare finta di non sentirsi soli …” (Giorgio Canali – La solita tempesta), “Dentro i colpevoli e fuori i nomi/ Mezzogiorno di fuoco e sangue tra famiglie onorabili/ Sul mercato canta il violino la ballata dell’immunità, oh/ Vogliamo i ladrones, vogliamo tutti i loro nomi …./ Il ladro, dimmi chi è? … Non è la fame ma l’ignoranza che uccide!…. ” (Dimmi il nome – Litfiba). Potrei fare milioni di esempi, la poesia può divenire musica più difficile il viceversa. Il testo è importantissimo per dare il senso o meglio Emozione. È un’arte magica che a mio avviso non è di tutti e non tutti i testi poetici, possono divenire poesia, poiché spesso sono ben scritti, ma privi di quell’essenza che li rende musica. È anche vero che se una musica prende, le parole possono venire come “sussurrate” dall’anima e questo mi ha portato a scrivere anche testi. Sono coautrice di testi musicali registrati in SIAE: “Alchimia d’Amore”, “ Vento della sera”, “ Oltre i divieti”, in collaborazione con il cantautore siciliano Paolo Filippi.

imagesLS: La tua prima raccolta di poesie porta un titolo abbastanza lungo che recita Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima. Che cosa hai voluto intendere con ciò? Puoi spiegare il significato a chi è un neofita della poesia?

AP: Questo libro è in verità un doppio libro. Contiene la prima silloge “I Passi dell’Anima”, precedentemente edita in 2 edizioni (in questa sarebbe la terza), e Le Rime del Cuore. Suddivisa in due parti dal 2007- 2009 e dal 2009 al 2012. Cinque anni di cambiamenti, di salite, discese, di scoperte, traguardi, porte in faccia e muri crollati. Un percorso che analizza l’Amore, le Amicizie, l’Anima, in tutta la sua universalità sia trascendentale che terrena. Una presa di coscienza con sé stessi e con il mondo, trovando con le parole la capacità descrittiva di camminare facendo volare anche l’anima in alto a ritmo di cuore umano.

LS: Nuclei concettuali rilevanti e frequenti nella tua poetica sono quelli che si realizzano attorno a un senso di beatitudine e freschezza nella vita dell’uomo che può esserci solamente se si vive con responsabilità e sincerità le relazioni umane. È  molto chiaro il messaggio della tua poetica improntato alla difesa e conservazione del bene comune, al senso unitario della società, spesso costruito a partire da un forte convincimento religioso che fa della fratellanza, dell’umiltà e dell’onestà i capisaldi. Quanto è importante il sentimento cristiano nella tua poesia e nella tua vita?

AP: Credo che sia alla base di tutto. La fede, il rispetto, i valori, possono passare per cosa antica o forse possono essere la vera trasgressione nel mondo moderno, dove ormai tutto è perso di vista o svalutato. Ci sono capisaldi che costruiscono la mia base e sono determinanti per essere quella che sono, nel bene e nel male.

LS: Sei spesso impegnata quale relatrice in numerosi eventi letterari quali la presentazioni di libri di amici e colleghi, tanto di poesia e narrativa. Cosa è che ti spinge a fare ciò e a coltivare, spessissimo, più il rapporto con gli altri piuttosto che sviluppare le tue capacità personali per un tuo progetto individuale più corposo e impegnativo?

AP: Una chiamata a testimoniare e curare i semi per farli diventare alberi dal fusto saldo e dalle chiome prosperose. Sicuramente è il senso di responsabilità che mi spinge a continuare e a riempirmi le giornate, ma al contempo è un arricchimento nelle “diversità” altrui. Dovrei trattare me e dedicarmi come se fossi uno degli autori che seguo. Ma è una cosa a cui sto lavorando, don’t worry. 

LS: Tempo fa, parlando, mi avevi accennato a una tua seconda silloge che forse avrebbe visto la luce in breve e sulla quale, credo, stai ancora lavorando. Potresti parlarci di questa futura pubblicazione, quale sarà il titolo e che cosa vorrai esprimere e condividere con questa nuova raccolta?

AP: Potrei stupire con effetti speciali. Sto lavorando sia alla silloge particolare e anche a altro. Sarà un’opera nata come goccia per divenire un oceano, fatto di segni, versi, parole. Una continua evoluzione stilistica e una maturazione mia poetica. Si intitolerà “Il volo dell’araba fenice”.

LS: Da sempre seriamente attiva in campo sociale, hai sposato con le tue attività letterarie una serie di realtà benefiche che hai sostenuto e sostieni. Ad esempio il 2° Premio Internazionale Letterario e d’Arte organizzato dalla Associazione Nuovi Occhi sul Mugello (della quale sei vice-presidente) e la cui premiazione si svolgerà il prossimo 16 maggio a Barberino del Mugello, ha deciso di destinare i proventi derivanti dal concorso letterario a sostegno di una malattia rara e poco conosciuta, la Smard 1. Potresti dirci qualcosa di questa patologia e poi del tuo impegno in questo concorso letterario?

AP: L’avventura nasce due anni fa, una sfida per il territorio, la cultura e la valorizzazione protesa poi alla solidarietà. Una “missione” abbracciata con tutto il suo carico di onore ed di oneri. L’anno scorso abbiamo aiutato Casa Cristina (casa di donne maltrattate a Ronta- Borgo S. Lorenzo – FI), con cerimonia di premiazione a Vicchio, questo anno i proventi saranno interamente destinati alla ricerca scientifica sulla malattia rara SMARD1 condotta dal “Centro Dino Ferrari” dell’Università degli studi di Milano, cui un caso (quello di Ginevra), appartenente al territorio del Mugello, è stato l’incipit che ci ha dato il via per intraprendere questo progetto di solidarietà.

Che cosa è la SMARD1?  Fino a qualche  mese fa, pensavo che fosse un nuovo modello di auto. Magari lo fosse stato invece è un’atrofia muscolare spinale con distress respiratorio. È  una malattia rara (meno di 10 casi in Italia e 70 nel mondo), che colpisce i bambini. La patologia è ormai nota: la mancanza di una proteina non permette il rigenerarsi delle cellule addette al collegamento nervo-muscolo, via via tutto il corpo si paralizza. Viene dato il nome di SMARD1 perché colpisce dai 2 ai 4 mesi di vita del bambino. Da subito si rende necessario l’ausilio di un ventilatore meccanico applicato con tracheostomia. Poiché diventa molto pericolosa la deglutizione, l’alimentazione del bambino avviene tramite sondino diretto nello stomaco. Al momento in Italia esistono meno di dieci casi accertati ed è il Laboratorio di Biochimica e Genetica del Centro Dino Ferrari  di Milano, che si occupa della ricerca su SMARD1: hanno ottenuto un finanziamento anche da Telethon finalizzato all’individuazione di una terapia che arresti la malattia e poi permetta di recuperare le funzionalità perdute. Attualmente è clinicamente rilevato che crescendo, almeno i fasci muscolari tra scapole e braccia si rinforzano permettendo il movimento quantomeno delle spalle.

Il mio impegno, come quello di tutti i soci e di chi ha sostenuto questo progetto, è lottare per il diritto alla vita. Sensibilizzare e umanizzare, andando contro l’indifferenza e contro chi definisce di serie A o B, le malattie. Un obiettivo che incide e segna in ognuno un punto di partenza. Si, perché all’arrivo abbiamo ancora tanta strada, ma abbiamo gettato semi di speranza, radici che potranno diventare albero dalle grandi chiome.

LS: Sei una grande amante dell’arte e in particolare della letteratura e della musica. Per quanto, invece, concerne l’arte, sia figurativa che astratta, a quali pittori ti senti più legata o a quali quadri in particolare e perché?

AP: Adoro gli impressionisti e la loro scrupolosa arte di punteggiare e saper fotografare realisticamente quello che circonda, tra sacro e profano, senza nascondere o camuffare la spinta emozionale dell’autore. Poi grandissimi Van Gogh (la notte stellata), Gauguin (opere Tahitiane), Caravaggio (tutto ma in particolare: la vocazione di S. Matteo e Bacco), Leonardo (Gioconda,il tondo de la Sacra Famiglia), Michelangelo (Giudizio Universale), Raffaello (La scuola di Atene, La sacra famiglia). Ho imparato a apprezzare Masaccio (Trittico), Cimabue, Giotto (Il cristo) e il Beato Angelico. A livello di scultura Canova, resta per me un mito con “amore e psiche”. Tra i moderni sicuramente Luis Royo.

LS: Lo scrittore e poeta urbinate Paolo Volponi sosteneva che “La poesia è la pelle della società”. Che cosa ne pensi di questa definizione? Ti senti di condividerla e, eventualmente, spiegarcela secondo la tua interpretazione?

AP: La poesia ha il potere di esprimere quello che la società vive, sicuramente sono pochi coloro che mostrano la propria pelle, poiché come diceva Pirandello “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”.

LS: Nella tua poesia “Siamo tutti marinai” che fa parte della silloge d’esordio ad un certo punto scrivi:

Siamo marinai sulla stessa barca,

in cerca di sogni e speranze.

In fuga dalle sofferenze e incertezze

di questo mondo, che attanaglia menti,

inchiodandole.

Sembrano parole estremamente azzeccate se pensiamo alla tragedia continua che accade ultimamente e tutti i giorni ossia all’arrivo di barconi dal sud Africa pieni di gente che, pur di arrischiare la propria vita, decidono di lasciare il loro paese sperando in un futuro di luce. Perché equipari l’esistenza dell’uomo a quella di un marinaio e quali sono, secondo te, le tribolazioni e le ossessioni che “attanaglia[no] [le] menti,/ inchiodandole”?

AP: Siamo tutti naviganti sulla barca della vita. C’è chi ha uno yacht, chi un barcone, chi una nave, chi può contare solo su sé stesso per remare. Il futuro è la grande incognita e possiamo solo essere memori del lascito del passato con pro/contro, per guidare affidandoci alle stelle, al cielo, a Dio (per chi ci crede), come  fonte di luce nel cammino. L’esistenza è un dono, cui tutti dovremo cercare di garantire nel migliore modo possibile.

Annamaria Pecoraro durante un momento della Premiazione del III Premio Nazionale di poesia
Annamaria Pecoraro durante un momento della Premiazione del III Premio Nazionale di poesia “L’arte in versi” dove era in Giuria a Firenze, novembre 2014.

LS: Quali poeti, italiani o stranieri, senti più affini a te e torni ogni tanto a ripescare e a leggere perché in essi trovi una boccata d’aria sempre nuova che ti fa rilassare e al contempo comprendere le cose in maniera più lucida?

AP: Abbiamo la fortuna di essere nati nella patria della poesia e dell’arte, la culla del Rinascimento per eccellenza, invidiati in tutto il mondo per quanta bellezza ci circonda. Tra i poeti italiani, oltre a Dante e Boccaccio, ancora attualissimi per le loro visioni, adoro Calvino, Carlo Alberto Mariano Sallustri (Trilussa), Leopardi (che ho riscoperto non essere poi così tanto pessimista come lo si pensa), Carlo Monni, Antonia Pozzi, Alda Merini, Saba. Tra gli stranieri prediligo Neruda, Prevert, Hikmet, Tagore, Wilde, Bukowski, Velaine, Hesse, Dickinson.

LS: Quale è il rapporto con la narrativa? Hai scritto dei racconti o dei romanzi che per il momento sono restati nel cassetto e non hai ancora deciso di pubblicare? Puoi parlarcene?

AP: La narrativa è parte quotidiana delle mie giornate. Tra recensioni e editing, immergermi nella lettura è fonte di riflessione, crescita, critica. Questo mi ha portato anche a sviluppare capacità nella velocità della stessa memorizzazione e visualizzazione di immagini e discorsi. Una pratica che mi ha decisamente arricchita e dato modo di poter leggere anche più libri alla settimana, seppure voluminosi. Come detto in precedenza, il componimento narrativo è stato il mio primo approccio avuto con le parole, e sto lavorando a un romanzo fantastorico. È legato in particolare a una città e a un determinato periodo storico. Analizza l’ambiente, i personaggi e  abbraccia un sogno. Il resto non lo dico e vi lascio con  la curiosità.

LS: È un dato di fatto che almeno nella stragrande maggioranza dei casi che con la poesia, anzi con la letteratura in genere, non si mangia perché se ancora nell’Ottocento quello di poeta poteva essere una vocazione/mestiere rispettata e riverita oggigiorno con la moltiplicazione dei poeti, la crisi editoriale ed economica è sempre più difficile riuscire a crearsi un nome ed imporsi sul pubblico e la critica. Che cosa ne pensi della tanta poesia che viene prodotta e che sempre meno viene letta e capita?

AP: L’editoria ha massacrato i talenti, privilegiando i raccomandati, perché accompagnati da nomi di spicco, ma non dalla capacità reale di lasciare il segno. Sicuramente non si mangia, ma le soddisfazioni possono essere molteplici. Il poeta è una vocazione e oggi, se fortunati, diventa anche un mestiere. In ogni caso è un rispettabilissimo modo di trovare un senso e spunti di confronto con chi si accosta.

LS: Perché la massa omologata, mal informata e generalista associa la figura del poeta con quella di una persona mesta e malinconica, poco ciarliera e spesso con una ridotta empatia sociale? E’ un pregiudizio errato che proviene dai secoli passati oppure secondo te ha un qualcosa di realistico alla base?

AP: Un pregiudizio errato. I poeti sono folli e controcorrente in un mondo che poco dà peso ai rapporti e all’analisi intimistica e cosmica. Sono profondamente sensibili, poiché si intercalano in quanto avviene, vivendolo a 360°, amplificando ogni cosa empaticamente, forse per questo possono apparire “strani” o alieni in mezzo a tanta indifferenza. Ma diffidate da chi dice che i poeti sono tristi e malinconici, forse sono i primi a avere in mano la chiave della felicità.

LS: Perché la poesia e la scrittura in genere continua a richiamare un sempre maggior numero di affezionati che si cimentano con scritture, partecipano a concorsi, pubblicano libri, etc., molto di più di ciò che non avvenga ad esempio con la fotografia o l’opera lirica (solo per fare due esempi)?

AP: Mancando di dialogo e d’ascolto, la scrittura diventa terapia, sia per se che chi scrive che per chi legge. Confrontarsi diventa motivazione per trovare stimoli e così i concorsi o nel far conoscere la propria “arte sensibilis”, pubblicando libri, diventano mezzi utilissimi.

LS: Spesso si associa semplicemente il testo poetico a un canto d’amore: chi scrive una poesia è perché non ha la capacità di rivelare a voce il contenuto alla persona alla quale è indirizzata o perché è consapevole che ha una retorica di linguaggio pesante che nell’oralità non potrebbe essere sostenuta. La poesia, però, può parlare anche di dolori e tragedie, guerre e sciagure, ma anche della natura, dell’osservazione attenta degli spazi e ancor più dello scandaglio del nostro io, dei rapporti sociali e quant’altro. Come spiegheresti a una persona che vive nella convinzione (errata) che il poeta scrive solo d’amore?

AP: Il poeta è un testimone vivente di tutto ciò che accade, di bello e di brutto. Riesce a scrivere con il nero della coscienza, parlando anche dell’incoscienza che troppo frequentemente inonda. “Verba volant, scripta manent” tradotta letteralmente, significa le parole volano, gli scritti rimangono. La scrittura può essere una fonte inesorabile di ricchezza e in un paese come il nostro che ha il primato di scrittori e poeti. L’oratoria è anch’essa importante, ma spesso produce solo illusione e attesa in qualcosa che non arriverà mai. Un esempio sono anche i nostri politici, che sono bravi a parlare e poco a fare. L’amore poi è il motore della nostra esistenza, ma è costituito da miriadi di sfumature e non è solo canonizzato all’eros o all’affetto per una persona.

LS: Quale pensi possa essere il futuro della poesia?

AP: La poesia per andare avanti, dovrebbe essere intesa nella sua universalità. Racchiude in sé il messaggio di quanto preziosi siano i pregi e difetti. È testimonianza concreta, che porta un messaggio coraggioso. Non tutti sono in grado di poterlo esprimere e come diceva Hegel: “le parole sono spade possono uccidere”, ma possono anche essere la cura o fermare una guerra. Marciano e sono in continua rivoluzione o in equilibrio precario tra cielo e terra. Chi ha questo dono, non è su un piedistallo, ma scende in mezzo alla gente e nell’umana umiltà dovrebbe operare. Non ci sono appellativi ornamentali che differenziano. Spesso, più si è “nudi” e più si è veri. Solo nutrendosi di quella essenzialità, potremmo davvero capire d’avere seminato qualcosa di grande nel cuore di qualcuno.

Firenze, 9 maggio 2015

A CURA DI LORENZO SPURIO

Santina Russo su “Anima di Poesia” di Emanuele Marcuccio

ANIMA DI POESIA

di Emanuele Marcuccio

TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, pp. 80

ISBN: 978-88-98643-08-0

 

Recensione a cura di Santina Russo

 

115_Anima_di_Poesia_Emanuele_Marcuccio900La poesia di Emanuele Marcuccio mi suona ormai con tono familiare, avendo avuto già in passato il piacere di accostarmi ad altre liriche e ad altre raccolte dello stesso autore. Tuttavia, agli elementi di continuità si accostano nuove tensioni emotive, un vigoroso sperimentalismo semantico, una rinnovata strutturazione del verso, più breve e più incisivo.

La poesia di Marcuccio si rivolge ad un pubblico vasto di lettori, non si tratta certamente di una poesia di nicchia, impenetrabile e oscura, ma è una poesia che sboccia e si apre al lettore, che vuole esprimere sentimenti semplici e comuni attraverso il linguaggio allusivo ed ellittico della sintesi lirica.

Nella raccolta non mancano riferimenti ad autori classici, richiamati in maniera più o meno diretta, come le liriche direttamente dedicate al poeta Giovanni Pascoli (“Per una strada d’un’alba d’autunno”) o al poeta Giacomo Leopardi (“Serena e di stelle…”) o come i versi di “Mare della Tranquillità” dove Marcuccio immagina quasi di rispondere al dubbio che apre il “Canto Notturno di un pastore errante dell’Asia”.

Ai riferimenti classici si accostano i richiami ad autori contemporanei, a poeti e poetesse che hanno instaurato con il poeta un perfetto connubio artistico, al punto da realizzare due volumetti di dittici nel quale il poeta si diverte a trarre ispirazione da un tema comune confrontandosi sempre con poeti diversi.

Molto originale la poesia “Telepresenza” che accosta elementi classici ad oggetti d’uso comune nella società odierna. L’accostamento di termini quali “corrispondenza d’amorosi sensi”, “telepresenza”, “foglio di vetro” è abbastanza eloquente del tentativo, riuscitissimo, di fondere il classicismo di foscoliana memoria e la modernità che si manifesta anche attraverso nuove forme espressive e nuovi canali di comunicazione.

Non mancano momenti di profondo sentimentalismo, come la struggente poesia dedicata alla dipartita del padre (“Caro Papà”) e i versi ispirati dal ricordo delle vittime del terremoto in Abruzzo (Per i terremotati d’Abruzzo).

Da sempre presente nella produzione poetica di Marcuccio, l’elemento naturalistico che spesso è personificato (“Io sole”) o che richiama elementi inconsueti e spesso trascurati (“Monte Olympus”).

Le liriche sono dense di figure retoriche, le parole sono spesso cariche di significati alternativi (un esempio è l’uso etimologico di “traguardo”, nel senso di “guardare oltre”); infine, meritano particolare attenzione le ultime liriche, per le quali il poeta dichiara di volersi avviare “verso la ricerca di una maggiore sintesi ed essenzialità”, abbandonando l’uso della punteggiatura e l’uso dell’iniziale maiuscola dell’incipit, a creare un rapporto di indissolubile parallelismo tra tutti i versi, un tutt’uno tra di loro.

Non mi rimane che invitare i cari lettori ad addentrarsi nella lettura delle poesie di Marcuccio, in attesa di una futura silloge che, leggendo i versi qui presenti, si lascia presagire del tutto nuova e rivoluzionaria rispetto alla produzione poetica precedente dell’autore.

 

Santina Russo

 

Barrafranca (EN), 15 aprile 2015

“Pausa del cuore” poesia di Giorgia Catalano con commento di E. Marcuccio

PAUSA DEL CUORE

di Giorgia Catalano

 

9 gennaio 2014

16.50

(al Koelliker)

 

Mi pareva

d’aver tra le labbra

eccentrico gusto

chiassoso

di un aroma diverso,

pungente,

quasi rumore scadente.

 

Pregustavo il profumo

d’alloro

ammiravo il suo scuro

colore.

 

Elegante

afferravo una svista

sorseggiavo

via vai di motori.

 

E lambivano

densi pensieri

un fruttato episodio d’amore

che dolcezza, languore, freschezza

animavano lieti domani.

 

Pausa del cuore.

 

Silenzio.

 

Si fa avanti lʼamore.

 

Commento a cura di Emanuele Marcuccio

Una dolce freschezza spensierata anima “Pausa del cuore” di Giorgia Catalano, sinestesie uditivo-gustativo-olfattivo-visive (“eccentrico gusto/ chiassoso/ […] quasi rumore scadente// sorseggiavo/ via vai di motori// […] un fruttato episodio d’amore”), si avvicendano nel corso delle prime quattro strofe per poi terminare con tre strofe in monoverso: le prime due esitanti e lʼultima piena di speranza per il futuro.

La jazz-song che la cantautrice Renata Bolognesi ha composto sul testo della Catalano, mantiene la stessa atmosfera fresca e spensierata della poesia ispiratrice.

 Emanuele Marcuccio

Palermo, 8 maggio 2015

 

  

“Lo sguardo lucido sul mondo: il ruolo di denuncia nella poesia di Marzia Carocci”, saggio di Lorenzo Spurio

Lo sguardo lucido sul mondo: il ruolo di denuncia nella poesia di Marzia Carocci

a cura di LORENZO SPURIO

 

 

La vita,

fluttuo del cuore,

un labile moto tra lo splender del giorno

e l’indifferente notte,

tra il rigoglio del nascere e il sussulto del morire.[1]

 

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Marzia Carocci durante la Premiazione del I Premio di Letteratura “Ponte Vecchio” a Firenze, lo scorso Marzo, nel ruolo di Presidente del Premio.

Ho avuto la fortuna di conoscere Marzia Carocci[2] circa un anno fa e di incontrarla poi per degli eventi da me promossi assieme ad altri scrittori in quel di Firenze e la prima impressione che ho avuto parlandoci è che è una persona che si dedica alla scrittura perché ci crede profondamente. Il suo ampio curriculum, infatti, dove si segnalano varie sillogi di poesia, collaborazioni e presenze in varie associazioni e un’intensissima attività di critico-recensionista dà testimonianza di quanto Marzia Carocci sia impegnata per la cultura letteraria sotto varie angolazioni: è poetessa, scrittrice di narrativa, ma anche editor e recensionista. Come si sa è rarissimo trovare un poeta che sia anche un critico, ed è ancora più difficile trovarne uno che abbia indiscusse capacità nel fare tanto l’una quanto l’altra cosa. Il poeta adotta una certa visione della realtà e da essa trae sostentamento per le sue elucubrazioni versificate e modulate in strofe; il critico, invece, guarda da lontano, seziona, smembra la parola, analizza, si domanda, fa paragoni e dà giudizi il più possibile obiettivi dopo aver addotto argomentazioni a sostegno della sua tesi. Marzia Carocci è in grado di calarsi mutevolmente nelle vesti del Poeta, ma anche in quelle più strette e austere del critico e a mio modo di vedere questa ampia versatilità è una prerogativa della quale solo in pochi possono fregiarsi con riconosciuto entusiasmo. In questo mio commento mi concentrerò, però, sulla sua produzione poetica che è il filo rosso che unisce questa serie di interviste da me commentate.

Comincerò con il dire che ho sempre letto con attenzione le poesie che Marzia ogni tanto pubblica su Facebook, come “La cena degli artisti” che molto mi ha colpito positivamente per la sua “incontenibile carica energetica” quasi come se la poetessa voglia chiamare a raduno un “esercito di uomini senz’armi” o dotati di una sola arma, che poi è quella più potente: la parola. Considerazioni che portano la poetessa ad esortare gli amici-scrittori ad uscir fuori da quel guscio di torpore, da quella letargia fatta di falsa indifferenza, di labile incertezza e soggiogamento ai tempi d’oggi: «Urliamo quel silenzio,/ quel mondo chiuso dentro/ ed imbrattiamo i muri/ con l’anima che sorge».[3] Idee che in parte la poetessa aveva già trattato in “Il poeta incompreso” in cui il poeta, pur ignorato (e immaginiamo addirittura deriso),[4] sembra essere l’unico in grado nel nostro oggi di mantenere quel legame saldo con il senso dell’esistenza, riuscendo con la forza del verso a immortalare momenti, sacrificare ricordi, esorcizzare paure, rivitalizzare decessi, inaugurare autunni dove, però, stranamente può spuntare qualche margherita in mezzo a tanta oscurità.

Il libro di poesie
Il libro di poesie “Nemesis” di Marzia Carocci

Nei mesi scorsi ho letto con piacere la sua ultima “fatica”, la silloge Némesis (Carta e Penna, 2012) sulla quale scrissi una recensione pubblicata poi in rete su vari spazi.[5] Nella recensione partivo dall’analisi del titolo del libro sottolineando come la “nemesi”, questo termine di difficile spiegazione, sia riconducibile proprio a una considerazione che l’uomo fa nei confronti del tempo e del suo incedere. La nemesi non è altro che una rivisitazione, un’analisi posticipata, una sorta di epifania rinnovata, ma con una nuova sensibilità. Nel libro diedi particolare rilevanza all’analisi di alcune liriche di chiaro impegno civile come la poesia iniziale, “8 Marzo 1908” che celebra il valore della donna[6], rintracciabile nel labile ricordo del tragico episodio della morte di varie donne in una fabbrica americana: «ricorda quel fiore profumato/ è rosso sotto un giallo camuffato/ del sangue delle donne forti e fiere/ che vollero lottare per cambiare».[7] La mimosa, fiore assunto come emblema della primavera e della donna, ha perso il suo accecante color giallo ed ha assunto quello di un implorante rosso sangue, segno che la violenza, il sopruso, il massacro è stato compiuto e che questo –fisico, verbale o psicologico che sia- ha generato sangue, ossia ha svilito e indebolito il corpo della Donna. In “E tutto tace” è ancora una volta la Natura ad essere offesa e a risultare depredata, vezzeggiata e annichilita: questa volta non è la natura femminea, ma quella universale di Gea, la Terra Madre, ad essere oggetto di sevizie, scosse e turbamenti in un sofferto sciame sismico: «La terra che si apre/ l’inferno che si vede/ l’istante che si allunga/ e tutto si fa morte».[8]

E il tema sociale –stavolta addirittura con anacronistici echi nazionalisti- ritorna in “Li chiameranno eroi” dove la poetessa gioca volutamente sul contrasto che si genera tra le parole di figlio ed eroe: con la caduta di un militare, la Patria acquisterà un nuovo eroe, un martire, ma la madre perderà un figlio. Ci saranno onori, medaglie e commemorazioni, ma non servirà a niente e quei ragazzi rimarranno «figli senza tempo»[9]: rimarranno giovani per sempre perché la stroncatura della loro vita non gli darà un futuro, una maturità, un’anzianità e saranno giovani in eterno, dei giovani morti.

Marzia Carocci
Marzia Carocci

L’impalcatura della poetica di Marzia Carocci, mi sento di osservare con una certa sicurezza, gioca tutta attorno al tema del tempo: ci sono varie poesie dove l’autrice mescola il dolce ricordo col rimpianto e il dolore per un passato che si vorrebbe rivivere come nelle liriche dedicate al padre: «inseguirò il tempo/ che fu tuo padre..»[10]; «il tuo volto padre,/ s’adagia, nei lampi di memoria e poi dissolve».[11] In molte altre la poetessa non può che constatare che il tempo scorre troppo velocemente per tendere alla rovina, decadimento, invecchiamento e perdita di tutto: «sfugge il tempo e scorrono gli anni»[12]; «l’usura del tempo,/ le rughe sul volto/ dune impervie degli anni»[13]; in altre ancora il tempo è chiamato in causa quale dubbio che attanaglia l’umanità che intravede, pronostica, spera, agogna il suo futuro: «Perché non è finita/ finché ritorna il giorno/ che limpido c’invita/ di nuovo a un altro sogno».[14] Ci sono poi espressioni curiose, non delle vere metafore, che concretizzano il tempo («il bulbo del tempo»[15]) o che lo demonizzano («i bambini già vecchi»[16]) e la stessa semantica è di tipo “cronometrico”: la poetessa utilizza spesso connettori quali ‘quando’, ‘fino’, ‘finché’, ‘ancora’, ‘non ancora’ che mettono in luce il suo percorso tortuoso nel giungere a patti con quel passare del tempo che a volte è lento e inavvertibile (l’infanzia) e poi si fa inesorabilmente più impetuoso (la maturità). Ad ogni modo il tempo sembra venir tratteggiato come infingardo, inclemente, come un nemico da temere, sempre pronto a minacciarci («ma niente contro lo scandir/ degli anni io posso»[17]). Ci tiene sotto scacco e in questa eterna battaglia l’uomo non può che fare le sue mosse con oculatezza, sapendo però già in partenza che non ci saranno mosse felici, né salvacondotti per mettersi al riparo. La partita è fatta di dubbi, pensieri, ricordi a tratti dolci, a tratti dolorosi perché capaci di materializzarsi in maniera totalizzante tanto da generare una sofferenza che “invecchia” ancor di più: «al traguardo d’un tempo/ codardo e impetuoso/ che in fondo ci attende crudele».[18]

Nella bellissima “Lettera al tempo”, la poetessa colloquia con l’antico nemico e lo prende di petto schernendolo per la sua inclemenza nel rovinare tutto e sembra addirittura sfidarlo: «Non rivorrò indietro tutti i giorni che prendesti/ Perché verme Tu/ Che profani i corpi, e doni rughe/ Come scaglie a chi aveva pelle liscia e fresca,/ sei solo il re di questa ignara vita»[19], aggiungendo poi con uno sprazzo di razionalità «quando avrai colto il sibilo finale/ sarai solo TEMPO di polvere ed ossa/ perduto nel nulla!».[20] In altre parole: tu, tempo, che hai sempre corroso, perpetuato la rovina, teso al disfacimento, invecchiato, fatto marcire, diventerai tu stesso «polvere ed ossa»[21] in quel tempo senza tempo di Dio.

Non sono poesie dolorose quelle della Carocci, ma riflessive, autentiche, vivide («ora vivo i nostalgici giorni»[22]), chiari esempi di come un’anima profonda riesce a trasfondere sulla carta degli stati d’animo che sono di tutti, ma che in pochi riescono a verbalizzare: «La vita ci conduce dove vuole/ ma niente può nascondere e occultare/ i sogni ed i ricordi sono eterni/ bagaglio di un’essenza da cullare».[23]

LORENZO SPURIO

NOTE

[1] Marzia Carocci, Nel mio volo, Ragusa, LibroItaliano World, 2006, p. 41.

[2] Marzia Carocci è nata ad Arezzo nel 1960. E’ poetessa, scrittrice e critico-recensionista. Collabora con le riviste Il salotto degli autori, Miscellanea, Poeti nella società, Oubliette Magazine, Euterpe e L’AttualitàPer la poesia ha pubblicato Introspezioni (Montedit, 2003), Nel mio volo (LibroItaliano World, 2006), Parole dell’anima (Carta e penna, 2008), Di poesia ho vissuto (Carta e penna, 2010) e Némesis (Carta e penna, 2012). E’ Socio Onorario dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Intensa la sua attività critica e di recensionista svolta all’interno di varie case editrici. Numerosi i premi e le segnalazioni in prestigiosi concorsi letterari: nel 2008 ha ricevuto dal “Club Naval Deapartamento Social” del Brasile il diploma di onore come autrice scelta per l’antologia curata dal critico Giorgio Tellan, Dal Colosseo al Corcovaldo, con la lirica “Dolore” tradotta in lingua brasiliana. Tra gli altri premi vinti si segnalano il Primo premio “Alfonso Gatto” di Napoli (nel 2008 e nel 2009), il Primo Premio “Città di Berlizzi (nel 2008 e nel 2009), il Primo premio Magnolia di Cinecittà/Roma (nel 2006 e nel 2007) e numerosi altri. Ha ricevuto il premio alla Carriera con l’alta adesione della Presidenza della Repubblica a Napoli nel 2007. E’ presente in numerose antologie poetiche, anche a scopo didattico. E’ membro di giuria in numerosi premi letterari tra i quali “Marzocco”, “Sacravita”, “L’arte in versi”, “Artisti alla ribalta”, “Premio Borgioli”, “Premio Fuligno” e in alcuni di essi è Presidente di Giuria.Sulla sua produzione hanno scritto Massimo Barile, Alfredo Giglio, Alfredo Pasolino, Fulvio Castellani, Giorgio Tellan, Salvatore Bassotto, Lorenzo Spurio, Anna Maria Folchini Stabile e molti

[3] Marzia Carocci, Némesis, Torino, Carta e penna, 2012, p. 14.

[4] Questo riferimento al poeta della nostra contemporaneità come una persona fuori dai canoni, snobbata o addirittura sminuita e de-valorizzata, è presente anche nella poesia “La gioventù” dove la poetessa scrive: «A voi ragazzi spesso non capiti,/ lucenti come stelle i vostri giorni,/ cercate di non essere smarriti,/ volate come spensierati stormi!» (46). L’esortazione è un chiaro inno a perseverare nel bene, nell’amore dell’altro, nella condivisione e nel rispetto della diversità: ingredienti fondamentali per una corretta convivenza e una concreta realizzazione del disegno divino. Nella citazione, inoltre, non si può non leggere anche la stanchezza e la preoccupazione della donna nei confronti della disagiata condizione lavorativa dell’oggi che, purtroppo, colpisce principalmente i giovani a cui la lirica è dedicata.

[5] La recensione è disponibile qui: https://blogletteratura.com/2013/02/19/nemesis-carocci/ 

[6] La poetessa ha sempre manifestato nelle sue poesie una forte ispirazione di carattere femminista e sono molte le poesie dove, direttamente o indirettamente, si tesse l’elogio alla donna nella nostra società sottolineandone però le problematiche che la riguardano, gli abusi, le violenze e i troppo diffusi casi di sopraffazione da parte dell’uomo. A questo riguardo cito dalla poesia “Donne sole” contenuta in Nel mio volo (LibroItaliano World, 2006) dove in apertura si legge: «Donne, dalle labbra cucite/ Nell’onore rapite,/ dai silenzi pesanti/ come scialli di piombo,/ con lo sguardo abbassato/ per “vergogne” subite e ferite profonde/ sulla pelle celata» (23).

[7] Marzia Carocci, Némesis, Torino, Carta e penna, 2012, p. 7.

[8] Ivi, p. 26.

[9] Marzia Carocci, Némesis, Torino, Carta e penna, 2012, p. 50.

[10] Ivi, p. 8.

[11] Marzia Carocci, Nel mio volo, Ragusa, LibroItaliano World, 2006, p. 9.

[12] Marzia Carocci, Némesis, Torino, Carta e penna, 2012, p. 10.

[13] Ivi, p. 13.

[14] Ivi, p. 25.

[15] Ivi, p. 21.

[16] Ivi, p. 23. Questi «bimbi già vecchi» si ritrovano anche nella poesia “Dolore” contenuta nella silloge Nel mio volo (Libroitaliano World, 2006) dedicata all’efferatezza della guerra e dove leggiamo di «pianti che slabbrano il silenzio» e «il silenzio che lento si dissolve/ tra spari e preghiere». I «corpi secchi e nudi» e le «mosche sulla pelle» ci portano a pensare a immagini dolorose di un qualche conflitto armato, forse etnico, in qualche paese africano dove povertà, fame e prepotenza dei militari al potere dettano il destino di gente inerme che poi finisce la sua vita in maniera indegna immortalata dalla poetessa in quei «corpi senz’anima riversi» (10).

[17] Ivi, p. 54.

[18] Ivi, p. 13.

[19] Marzia Carocci, Nel mio volo, Ragusa, LibroItaliano World, 2006, p. 18.

[20] Ibidem

[21] Ibidem

[22] Marzia Carocci, Némesis, Torino, Carta e penna, 2012, p. 33.

[23] Ivi, p. 9.

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