“Dasior” debutta in poesia. Sabato 24 novembre a Senigallia la presentazione del libro di Simona Riccialdelli, “La mia essenza”

46482437_553425298464273_2513502212664066048_n.jpg

 

Articolo di Lorenzo Spurio

Soltanto adesso posso vivere l’adesso,

non mi resta tempo per pensare a che fare;

farlo e non farlo, tutto assurdo!

Sabato 24 novembre alle ore 18 a Senigallia (AN) presso la suggestiva ambientazione dell’Auditorium San Rocco (Piazza Garibaldi n°1) si terrà la presentazione al pubblico del libro di poesie di Simona Riccialdelli (in arte “Dasior”) dal titolo evocativo, “La mia essenza”, edito dalla casa editrice Bertoni di Perugia.

È ben evidente che il legame della Riccialdelli con la poesia sia veramente sentito e ben radicato e ce ne rendiamo conto sin dalla breve nota che ha posto in apertura al volume: “Incantevole questo percorso artistico per gioco, dove tutto prende forma come per magia e dove viaggio senza ritorno. Mi sento al meglio soltanto qui, nell’espressione di ciò che ha sempre vissuto in me, nel giocare con le lettere, per comporre atti di vita”.

L’evento, patrocinato dal Comune di Senigallia e dal Circolo di Iniziativa Culturale – Rivista “Sestante”, vedrà l’intervento del romanziere e critico letterario locale Luca Rachetta mentre le letture saranno eseguite dall’attore Mauro Pierfederici. Gli intermezzi musicali saranno a cura della flautista Elena Solai. Rachetta, nella sua prefazione ha osservato che “dai versi della Riccialdelli sprigiona un deciso invito ad aprirsi al mondo e agli altri  […], unica via per poter vivere appieno la semplicità e la positiva spensieratezza, percorrendo così il cammino lineare verso l’amore e la felicità”.

L’evento sarà presentato e condotto dal poeta, critico letterario e curatore editoriale Bruno Mohorovich che, nella nota di postfazione al volume, così parla della poesia nella Riccialdelli: “[essa] trov[a] la sua ragione d’esistere. Una vita la sua, attraversata dalla sofferenza che trova compimento in una ricercata e sopraggiunta fede; una fede vissuta, quella che aiuta nei momenti difficili, l’antidoto alla sofferenza, […], la chiave che apre la porta non verso una vita diversa, ma… la Vita”.

 

L’autrice

46485551_458548217882675_6732369749105180672_nSimona Riccialdelli è nata a Senigallia (AN) nel 1963. Ha trascorso parte della sua infanzia ad Arezzo, frequentandovi gli anni scolastici elementari, assorbendo l’atmosfera di questa città. Ritornata a Senigallia nel 1 974 dove ha proseguito gli studi. Pittrice (numerose le sue presenze in collettive sul territorio locale) e poetessa, da sempre ama scrivere. È stata premiata al Concorso Letterario “Patrizia Brunetti” di Senigallia nel 2017. Recentemente alcune sue poesie sono apparse nell’antologia “Marche. Omaggio in versi” (Bertoni, Perugia, 2018) a cura di Bruno Mohorovich ed Elisa Piana.

 

È severamente vietato riprodurre in qualsiasi maniera, sia in forma integrale che di stralci, il presente articolo senza il permesso da parte dell’autore.

Annunci

Una società diversa: ricordi di una Trapani trascorsa, viva nel ricordo fulgido e costante. Recensione di “Spigolature” di Vittorio Sartarelli

A cura di Lorenzo Spurio

Vittorio Sartarelli è nato a Trapani nel 1937 da una modesta famiglia. Ha seguito studi umanistici e poi si è laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Palermo. Nel 1958 venne assunto dal settimanale politico trapanese “Il Faro” dove operò a diverso titolo per quattro anni. Nello stesso periodo collaborò anche con altre testate sino a che nel 1963 venne assunto in un istituto di credito dove è rimasto sino alla data del suo pensionamento.

Come autore ha esordito nel 2000; scrittore attento al dettaglio, insaziabile pittore di vicende vissute e nostalgico nel recupero di memorie che hanno contrassegnato i suoi anni passati, Sartarelli si mostra versatile per i suoi interessi verso la prosa autobiografica, memorialistica e descrittiva con particolare attenzione anche alla descrizione degli ambienti nei quali si percepisce l’attaccamento per Trapani e le affascinanti manifestazioni etno-culturali della sua terra.

1397120943-0-tra-sale-e-palazzi-benvenuti-a-trapani.jpg
Uno scorcio della città di Trapani

Tra le varie pubblicazioni si segnalano “Territorio e motori” (2006), un volume tascabile, una sorta di guida con informazioni sugli aspetti storico-culturali, tradizionali della capoluogo siculo in cui è nato con particolare attenzione anche allo sport. Allo sport, in particolare, Sartarelli è stato legato, in modi e in età diverse sia con il ciclismo (di cui era molto affascinato in età giovanile rimanendo affascinato da Bartali) che dall’automobilismo, seguendo la capacità meccanica e creativa del padre, meccanico arguto, che nel 1951, dopo aver creato un auto da corsa fiammante, “vinse nella sua categoria la XXXVI Targa Florio, classificandosi anche sesto assoluto nella classifica generale” (90). Quest’ultima vicenda è contenuta in particolar modo nel volume “Francesco Sartarelli” (2000) da lui definita la “biografia di un campione trapanese degli anni ‘50” ma se ne parla abbondantemente anche nel racconto “Mio padre” presente in “Spigolature” nel quale l’autore traccia la vicenda esistenziale del genitore paterno ripercorrendo alcuni degli episodi d’affetto più incisivi che li hanno visti legati sino al sopraggiungere della malattia del padre che l’autore percepisce come una “mutilazione” (91) parlandone in questi termini: “Esisteva ancora, era vicino a me ma, era diventato un’altra persona, lontana anni luce da quella che mi aveva seguito con affetto paterno e condividente durante la mia vita, il faro che costituiva per me un punto di riferimento e di orientamento costante si era spento” (91).

Il sentimento di comunione, il fascino e la completa sintonia con il contesto ambientale, sempre ben radicato nelle sue narrazioni, sono meglio esaltati in “Cara Trapani” (2007) che si configura come una sorta di almanacco dotto e utile, ricco di informazioni e nutrito di ricerca bibliografica, frutto della volontà di contenere in un libro elementi di storia, etnologia e tradizioni della sua magica città. Chiaramente non si tratta di una prosa fredda e clinica, atta a descrivere storicamente con un linguaggio critico e umanamente impassibile, al contrario nell’elencazione arguta delle nozioni storiche, geografiche, culturali è unita in maniera indissolubile una carica viva e spontanea che sgorga dal sentimento coinvolto.

Quella di Sartarelli è così sia una narrativa documentaristica (le branche del sapere che lo coinvolgono sono varie, dalla scienza all’enologia, dalla storia all’archeologia e mai coniugate tra loro con forza o in maniera improvvisa) e al contempo una prosa personale, intima, familiare, ricca di aneddoti personali, vicende proprie, memorie di momenti vissuti con parenti o di incontri, come quello con lo zio d’America, contenuto nel volume “Spigolature” (2017), una prosa che, per certi versi, fa ricordare il Sciascia narratore degli esordi.

Altre opere dell’autore sono “I racconti del cuore” (2008), un saggio di carattere sociologico “La famiglia, oggi” (2009) e un excursus dell’intero periodo lavorativo in “Memorie di un bancario” (2009).[1] Vittorio Sartarelli è anche blogger, recensore di critica letteraria, saggista. Nel volume antologico sulla poesia e cultura siciliana curato dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi che uscirà il prossimo anno l’autore ha collaborato con una recensione-documento all’opera nel dialetto locale “Petri senza tempu” del poeta trapanese Nino Barone. Collaboratore di vari giornali e riviste di cultura e letteratura tra cui “Il Salotto Letterario” (Torino), “Progetto Babele”, “Euterpe”, “Il Club degli Autori”, è risultato vincitore in numerosi premi letterari nazionali ottenendo premi da podio, premi speciali, menzioni e altri riconoscimenti che ne attestano le indiscusse capacità letterarie e comunicative. È accademico dell’Accademia Internazionale “Il Convivio” di Catania e Socio ordinario dell’Ass. Culturale Euterpe di Jesi (AN).

A spiegare il titolo della raccolta “Spigolature” (Elison Publishing, Lecce, 2017) è lo stesso autore che, nella presentazione al libro, così scrive: “Spigolare chiarisce la sua definizione come un’azione antica […] di raccogliere ogni spiga rimasta sul terreno dopo la mietitura per cui ogni singola spiga di grano poteva fare la differenza; […] spigolare può avere anche un significato che ai più appare recondito, ma che è ormai entrato nel comune linguaggio culturale, come raccolta o scelta privilegiata di concetti” (3). Dunque un volume che raccoglie una crestomazia di testi, un florilegio particolare, una selezione particolarmente significativa per l’autore, dunque non un semplice compendio che agglutina la produzione, ma un testo che propone una scelta ponderata e motivata dei componenti che lo contraddistinguono, nella sua totalità, come opera unica e compatta.

9788869631405_p0_v1_s550x406.jpg“Spigolature” – “libro eclettico”[2] – si compone di una serie di racconti di diversa lunghezza nei quali l’autore rievoca momenti particolari della sua storia passata, spesso è una semplice immagine, come quella del mare nell’omonimo racconto, a riallacciare al passato: l’autore ci racconta del rapporto di amore-odio verso il mare e ce ne spiega le ragioni e, a seguire, con evidente orgoglio della sua sicilianità, passa in rassegna agli aspetti più tipicizzanti della città natìa di Trapani: da narrazione biografica[3] si passa così, senza cesure nette, a una prosa scientifica, di documentazione storica e sociale quando ci parla delle saline e delle tonnare, particolarmente presenti nella zona di Trapani (visitai qualche anno fa la Salina di Paceco e ne conservo uno splendido ricordo e, sull’isola di Favignana, la guida ci spiegò che la tonnara lì presente aveva smesso da anni di funzionare ma che una volta l’attività era frenetica e determinante per l’intera economia dell’isola). Respiriamo, leggendo queste pagine di Sartarelli, un’aria a noi diversa, che è quella calda e speziata della terra di Sicilia. Emanuela Riverso nella sua recensione a “Cara Trapani” dell’autore ha osservato questa capacità di Sartarelli di dar sapore e colore, anche sulla carta, ai suoi amati spazi toponomastici: “Il racconto della storia e dei luoghi di Trapani si fonde con le suggestioni personali dei mille ricordi legati alla città […] Il raccontare la città si identifica con il raccontare se stesso. […] Trapani nel corso della storia, dalle origini ai giorni nostri e destano molta attenzione anche le pagine più personali, lì dove ci si accorge che il racconto di una città non può essere disgiunto dal racconto della vita di chi la abita e la vive”.[4]

La narrazione si presta anche come fine documento storico nei tanti rimandi alle varie fasi di buio e di sviluppo della nostra nazione dall’età della Ricostruzione, che fa seguito al secondo conflitto bellico di cui Sartarelli parla nel racconto “La maestra della Scuola Elementare”, alla venuta dello “zio d’America” nel 1947 dopo un lungo periodo nel quale a causa delle “operazioni belliche non era stato possibile comunicare” (40) porta in Sicilia il progresso americano rappresentato dai nuovi beni di consumo quale la cioccolata, il chewing-gum e altri beni d’utilizzo per la famiglia. Dello zio d’America l’autore ha un ricordo duplice: grande gioia e aspettativa prima della sua venuta e curiosità di conoscere il parente che vive e ha costruito una sua famiglia dall’altra parte del mondo e, di contro, un uomo leggermente freddo, ormai avulso da quella realtà di provincia siciliana che, decenni prima, l’aveva visto nascere. L’autore così riflette: “Non riuscivo a comprendere, tuttavia, come mai uno zio che, per trenta anni era rimasto lontano dal suo Paese e dall’affetto dei suoi cari, una volta ritornato tra loro, non riuscisse a manifestare almeno esteriormente una maggiore affettuosità” (43).

Sempre a livello storico e proseguendo in forma cronologica, Sartarelli dedica un intero capitolo, o racconto, a “Quei favolosi anni ‘60” nei quali ci parla del rinato clima di benessere a seguito del boom economico che permetterà per un periodo una vita migliore, anche grazie a misure di sostegno giunte, a conclusione della seconda guerra mondiale, da parte degli Usa. È il periodo del cosiddetto “miracolo economico” nel quale l’Italia sembra incanalarsi verso una stagione diversa e, sulle ceneri di una ricostruzione lunga e non priva di un malcontento psicologico, si proietta verso un futuro pregno di nuova speranza. Arrivano così gli elettrodomestici quali il frigorifero e, per la prima volta viene introdotta la televisione, mezzo di comunicazione e svago, ma anche collante sociale che ha, tra le sue primarie funzioni, quella di permettere una standardizzazione della lingua ufficiale italiana incentivando, dunque, anche il sentimento di coesione nazionale. La televisione, come osserva l’autore, “avrebbe trasformato oltre che la cultura italica, anche le tendenze e il modo di pensare, avrebbe sicuramente modificato il sistema di vita delle famiglie” (55).

image.jpg
L’autore, Vittorio Sartarelli

Ci sono pagine amare nel ricordo di vicende antipatiche come la rottura dell’amicizia con un ragazzo da sempre considerato un buon compagno, di vero dolore nell’apprensione che si nutre dinanzi al tremendo terremoto del Belice nel gennaio del 1968 dal nostro ricordato nel brano dal titolo “Quando la Terra trema” e dell’infarto subito in periodo più recente, qualche anno fa, del quale Sartarelli ci trasmette una cronaca puntualissima. C’è poi il mondo del lavoro, come funzionario in un istituto di credito, del quale si è accennato in precedenza e di cui ha avuto modo di parlare ampiamente in un’altra precedente pubblicazione. Nel racconto “L’Onorevole” contenuto in “Spigolature” ci narra, grazie a un sistema di consigli e raccomandazioni tra uomini influenti diffuso ancora oggi, della sua possibilità di accedere a un colloquio di lavoro che poi gli avrebbe consentito di lavorare in quella stessa sfera per molti anni sino al pensionamento. L’autore, senza riserbo alcuno con la finalità di non macchiare quel realismo onesto di cui è peculiare esponente, scrive: “La politica quindi, grazie alla raccomandazione, esercitava una nobile funzione sociale, favorendo il benessere e il miglioramento economico e sociale delle famiglie” (67) mettendoci al corrente di un sistema diffuso di mutuo sostegno e di ‘piaceri’, di collaborazione e influenze tra “poteri”, diffusa e consentita, ma che, com’è questo il caso, ha dato frutti preziosi rappresentato dall’encomiabile impegno professionale e dedizione di Sartarelli nel suo lavoro.

Se in “Spigolature” Sartarelli ha raccolto “il grano migliore” della sua produzione, i suoi progetti non terminano qui e, forse un po’ più ambiziosi, si spingono oltre nell’arrivare a pubblicare un volume unico, una sorta di opera-omnia o, comunque una pubblicazione che, ordinatamente e in forma completa, contenga tutta la sua intera attività scrittoria, di narrativa breve, romanzi, articoli, saggistica, recensioni e quant’altro. Così, in un’intervista rilasciata a “Recensione Libro.it” ha osservato: “Ho allo studio la realizzazione della raccolta di tutte le mie opere che vorrei lasciare come ultima testimonianza della mia attività letteraria, ma è ancora presto per poterne parlare e scrivere in modo definitivo”. Dette opere, la cui ideazione nasce da motivi sempre pregevoli che mostrano una grande concretezza dell’uomo che le propone, spesso sono poco attuative non perché tecnicamente difficili o azzardate ma semplicemente perché è preferibile scrivere all’istante, la vita d’oggi o ciò che essa riflette del passato, badando – nella stessa vividezza che sostiene l’autore – al dedicare attenzione a ciò che ha per noi senso. Difficile concepire un’opera completa e finale quando ancora – com’è il caso di Vittorio Sartarelli – c’è ancora tanto da raccontare ed esprimersi, narrare e studiare, affrontare indagini, ricercare il senso delle cose e di sé, in quell’ambiente folto di pensieri e custode di dolci melodie di età andate, nel materiale, eppure ancora così vive.

 

Lorenzo Spurio

Jesi, 15/10/2018

 

NOTE

[1] La recensionista Nicla Morletti sottolinea lo spettro meno felice di sentimenti provati dall’autore (sofferenza e delusione, finanche scoramento e insoddisfazione) in relazione ad alcune vicende accadute, nel corso degli anni, sul suo luogo di lavoro scrivendo che lì “Emergono la malvagità, la cattiveria, la superbia, la sete di denaro, l’arrivismo e la prevaricazione da parte di altre persone”, in Nicla Morletti, “Vittorio Sartarelli: 35 anni da bancario”, «Il Molinello».

[2]  Così viene definito nella breve recensione dal titolo “Di cosa parla il libro “Spigolature” di Vittorio Sartarelli” apparsa in internet sul sito «Recensione Libro». Lo stesso autore, in un’intervista concessa dallo stesso sito citato, ha definito “Spigolature” in questi termini: “uno Zibaldone, un revival, un vademècum”.

[3] L’autore in un’intervista rilasciata al sito «Il Giallista» ha confessato al riguardo: “Non ho bisogno di ispirazione artistiche per i miei scritti ma solo ricordi reali e i miei libri non hanno trame inventate o romanzate ma solo descrizioni di realtà avvenute, in un passato prossimo o purtroppo, ormai remoto ma vero e non inventato”, in “Intervista a Vittorio Sartarelli, autore di “Spigolature”, «Il Giallista», 9 Gennaio 2018.

[4]  Emanuela Riverso, “Vittorio Sartarelli e la sua cara Trapani…”, «Luoghi d’Autore», 8 Gennaio 2015.

 

La riproduzione del presente testo, in forma di stralcio o integrale, non è consentita in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell’autore.  

“Il ‘libbro’ di Gianni Rodari”: l’antologia per rileggere lo scrittore lombardo

STILE EUTERPE VOL.4
“IL ‘LIBBRO’ DI GIANNI RODARI”
Raccolta tematica organizzata dall’Ass. Culturale Euterpe

!!!! Speciale partecipazione ai minori con favole, fiabe, novelle, piccoli racconti, ninne nanne, scioglilingua, filastrocche, storie raccontate”

Un «libbro» con due b sarà
Soltanto un libro più pesante degli altri,
o un libro sbagliato,
o un libro specialissimo? 

Il redattore della rivista di letteratura online “Euterpe” Martino Ciano ha ideato il progetto Stile Euterpe – Antologia tematica per una nuova cultura, volto a rileggere, riscoprire e approfondire mediante opere di produzione propria (racconti, poesie, articoli, saggi e critiche letterarie) un intellettuale di prim’ordine del panorama culturale italiano del Secolo scorso.

I volumi già editi sono:
– AA.VV., Leonardo Sciascia, cronista di scomode realtà, a cura di Martino CianoPoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino, 2015, 124 pp., ISBN: 9788894038859.
– AA.VV., Aldo Palazzeschi, il crepuscolare, l’avanguardista, l’ironico, a cura di Martino CianoLorenzo SpurioLuigi Pio CarminaPoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino, 2016, pp. 212, ISBN: 9788899325275.
La selezione di materiali per il terzo volume, Elsa Morante, rivoluzionaria narratrice del non tempo, a cura di Valentina Meloni nel 2017 non ha permesso la pubblicazione di un volume ma i materiali sono stati pubblicati nel n°22 della rivista (Febbraio 2017).

Il progetto:

Ogni anno i redattori della rivista sceglieranno un autore contemporaneo. 
I partecipanti potranno inviare saggi, racconti e poesie che siano fedeli allo stile, alle tematiche e al curriculum letterario che ha caratterizzato la figura intellettuale di Gianni Rodari. Il volume porterà il titolo di “Il «libbro» di Gianni Rodari” con riferimento ad alcune sue considerazioni apparse ne Grammatica della fantasia (1937) in cui si legge: Un “libbro” con due b sarà/ Soltanto un libro più pesante degli altri,/ o un libro sbagliato,/ o un libro specialissimo? 
Per la partecipazione all’iniziativa editoriale bisognerà riferirsi all’opera dell’autore, alle sue fasi e percorso letterario, ai suoi luoghi cari e alle tematiche di fondo della sua carriera di scrittore di fiabe, racconti, narrazioni nonché di pedagogista, giornalista e teorico del mondo del mirabolante. Gli autori potranno anche ispirarsi direttamente ai personaggi delle sue narrazioni, ampliandone i caratteri o provvedere a sequel o prequel di narrazioni già note mediante la narrazione di Rodari all’ampio pubblico.
L’obiettivo non è quello di plagiare o scovare il nuovo Gianni Rodari, bensì omaggiare o rileggere lo stile dello scrittore di Omegna, attraverso un’antologia tematica, aperta soprattutto a coloro i quali hanno apprezzato il serio impegno dell’autore nei riguardi del mondo dell’infanzia (ma non solo). In questo modo Euterpe vuole dare risalto ad autori che, benché siano piuttosto noti da poter definire ‘classici’ risultano spesso un po’ sommersi o letti in chiave meramente ludica e semplicistica com’è il caso di Rodari.

GianniRodari_01.jpg
Gianni Rodari

Selezione del materiale e composizione dell’antologia:

I partecipanti potranno presentare:
– 2 poesie/ filastrocche/ ninna-nanne (massimo 30 versi l’una) 
– 1 racconto/ favola/ fiaba (massimo cinquemila caratteri spazi esclusi) 
– 1 saggio breve o articolo (massimo cinquemila caratteri: spazi, note a piè di pagina e bibliografia escluse);
– 1 recensione a un suo libro (massimo cinquemila caratteri spazi esclusi)
-1 intervista (allo stesso autore o a terzi nella quale risulti ben centrato il tema dell’infanzia o il riferimento a Rodari)

La novità di quest’anno è rappresentata dalla possibilità di partecipazione anche da parte di minori: bambini, ragazzi e adolescenti (sino all’età di 18 anni) e scuole che potranno inviare, grazie all’aiuto e alla disponibilità dei genitori, tutori, insegnanti o di chi ne fa le veci, le loro produzioni: favole, fiabe, novelle, piccoli racconti, ninne nanne, scioglilingua, filastrocche, storie raccontate.

Ci si può candidare a un massimo di due sezioni. 
I lavori, corredati dei propri dati personali e un curriculum letterario, dovranno essere inviati a rivistaeuterpe@gmail.com entro il 31-12-2018.
L’organizzazione del futuro volume sarà promossa dalla Redazione della Rivista di letteratura Euterpe e l’opera verrà curata dal critico letterario prof. Francesco Martillotto.
Entreranno a far parte dell’Antologia un congruo numero di testi poetici, narrativi e saggistici nonché recensioni, articoli e critiche letterarie alle sue opere o eventuali adattamenti cinematografici di storie narrate. 
La pubblicazione dell’antologia, che avverrà entro la primavera del 2019, sarà dotata di regolare codice ISBN, immessa nel mercato librario online e disponibile alla consultazione e al prestito in alcune biblioteche del catalogo OPAC della penisola dove verrà depositata. 
La partecipazione alla selezione dei materiali è, come sempre, gratuita. 
L’autore selezionato per la pubblicazione s’impegnerà ad acquistare nr. 2 (DUE) copie dell’antologia al prezzo totale di 20€ (spese di spedizione incluse con piego di libri ordinario) dietro sottoscrizione di un modulo di liberatoria rilasciato alla Ass. Culturale Euterpe e versamento della cifra direttamente alla casa editrice. 

Premiazione:

Non vi sarà una premiazione, non essendo il progetto volto alla costruzione di una classifica di premiati. Tutti i selezionati verranno pubblicati in antologia secondo i criteri sopra esposti. In base ai tempi di selezione e pubblicazione dell’antologia, sarà scelta una location dove verrà presentata l’opera alla quale gli autori presenti nel testo sono caldamente invitati a intervenire. Gli autori hanno altresì diritto e facoltà di proporre all’organizzazione eventuali luoghi e date, in vari ambiti del territorio nazionale, dove il volume – con il loro appoggio e aiuto – potrà essere presentato al pubblico.

Info:
http://www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

rivistaeuterpe@gmail.com

Esce “I figli di Asac. La profezia delle tre scimmie” dell’autrice Serena Maffia

IMG-20180822-WA0004

Uscirà nei prossimi giorni per i tipi di Historica Edizioni di Roma il nuovo libro della nota poetessa e scrittrice Serena Maffia, “I figli di Asac. La profezia delle tre scimmie”.

LA STORIA

Quattro generazioni si riuniscono nella casa in cui vivono la bisnonna Mimma con la figlia Rose e il marito Dane. Ad arrivare sono le loro tre figlie: Stella, Lana (con il marito Claud) e Faith (con l’amica belga Aline). La miscela dei loro caratteri esplode in discussioni pretestuose e divertenti che ravvivano il non semplice menage familiare, quando i tre piccoli scoprono di avere uno speciale potere, grazie al quale possono sentire e vedere un piccolo fantasma che si è smarrito nel mondo dei vivi. Dopo l’iniziale spavento, i “figli della casa”, con la complicità di Stella e del fantasma della Mimma (morta a seguito di un incidente domestico), si impegnano per farlo tornare nella luce.
Scoprono così che il bambino-fantasma altri non è che…

 

L’AUTRICE

Serena Maffia è giornalista, autrice, sceneggiatrice. Ha lavorato per la Medusa Film RTIMediaset e per la RAI. Oltre a racconti pubblicati in varie miscellanee, tra le sue pubblicazioni si ricordano i romanzi “Meglio grande” (2012), “Le passioni di Ginevra” (2010), “Sveva va veloce” (2009); i racconti lunghi “Edith Piaf, la leggenda dell’amore” (Roma 2013), “Giangurgolo” ( 2011); le sillogi di poesia “Roma mi somiglia” (2017), “Blu” (2016), “Le carte volano” (2011), “Sradicherei l’albero intero” (2006), “Il ragazzo di vetro” (2005); e i drammi “Adele Alba” (2014), “Ostinato e contrario su Fabrizio De Andrè” (2012), “Peace frog su Jim Morrison” (2011), “Processo a Jim Morrison” (2009).

Dario Fo ha detto di lei: “C’è chi la conosce come scrittrice, chi come pittrice, chi come poetessa, chi come regista, chi come drammaturga o sceneggiatrice e chi come comunicatrice o docente universitaria. Ma Serena Maffia è una artista, niente di più”.

“Che farò senza Euridice” di Carmelo Fucarino. Recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

1.jpgIl mito di Orfeo ha segnato profondamente la cultura occidentale nell’ambito della letteratura, dell’arte e della musica. Ḗ naturale, perciò, che chi come Carmelo Fucarino si è nutrito di letteratura e arte tenda a dare connotazione simbolica ad ogni proprio dato esistenziale, sia luogo sia persona. Nel romanzo il mito antico di Orfeo ha la funzione di dare forma e ordine di rappresentazione alla realtà mutevole e sfuggente della vita, sottraendola ai limiti della logica razionale per avviarla ad una comprensione più alta e complessa. Accanto al testo virgiliano e all’Orfeo ed Euridice di W.Gluck Che farò senza Euridice rivela la lettura di C. Pavese in particolare di Feria d’agosto e dei Dialoghi con Leucò. Come l’Orfeo di Pavese in L’inconsolabile”, uno dei Dialoghi con Leucò, in cui Orfeo dialoga con Bacca, anche Paolo/ Orfeo il protagonista del romanzo, soffrendo per la perdita di Euridice/Tea, tende più che a riavere la donna a conoscere se stesso :”Io cercavo, piangendo, non più lei ma me stesso”. Di Pavese inoltre si parla esplicitamente nel capitolo Il suicidio della morte :” amo Pavese e lo ammiro”. Rimasto bloccato in ascensore per una temporanea mancanza di energia elettrica, Paolo si abbandona al flusso dei pensieri in cui si fondono frammenti della relazione d’amore con Tea, ormai in crisi, lo scontro con la società, la politica, le nuove tecnologie considerate disumanizzanti. Conquistano ampio spazio i ricordi dell’infanzia trascorsa in paese tra le cure amorose della madre, gli animali di casa e la natura. La memoria dell’infanzia è recupero dell’autenticità perduta, ha una funzione mitopoietica, che sarà compiutamente sviluppata da Carmelo Fucarino nella recente autobiografia “Il verde melograno” . La trama del romanzo si snoda intrecciando passato e presente, pensieri e divagazioni di Paolo scritti in corsivo e parti diegetiche del narratore in grosso. Un episodio scaturisce dall’altro, creando attesa nel lettore e conferendo dinamismo al complesso intersecarsi di concetti, considerazioni di vario ordine e vere e proprie riscritture degli amati Petronio e Huysmans. Lo stile è vario, chiaro e fluido, modella lessico e punteggiatura sul ritmo interiore dell’autore. Il mito di Orfeo è rivissuto nell’oggi da uno scrittore/ protagonista che è pienamente “imbarcato” nel suo tempo. Non ci sono dei nel mondo “ sono solo miserabili favole dei poeti” (Euripide, Eracle), non c’è alcuna sacralità trascendente, ma l’immanenza del viscerale rapporto con la madre e con la natura. L’aura del mito è rimasta però nel cuore dello scrittore e colora di Inferi il buio vano dell’ascensore e i fantasmi che assediano la coscienza del protagonista, di clinica e intervento chirurgico lo smembramento di Orfeo. La casualità domina la vita, orfana di destino che presuppone un ordine teologico. Secondo quanto dichiara lo scrittore il romanzo è stato scritto nel 1981 e quest’anno pubblicato senza alcun cambiamento di trama nè di stile. L’opera si può collocare nella corrente culturale del Postmoderno per la tendenza a narrare per flash, per la molteplicità dei temi affrontati, per la libera combinazione di passato e presente, per l’affermazione della categoria dello spazio su quella del tempo e infine per il gioco metaletterario.

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

“Da Viznar a Prypiat” di Lucia Bonanni, con un commento di Lorenzo Spurio

Da Viznar a Prypiat” di Lucia Bonanni[1]

 

i bambini di Viznar

mangiano croste di pane

nero e sotto il lucore della luna

nuova al bivio di Alfacar

per la strada serpentina corrono

in cerca di poetiche presenze

 

i bambini di Prypiat

mangiano fette di pane

bianco, unto di scorie radioattive

 

tra fumi accecanti e case deserte

sotto i raggi di una luna in lutto

con la voce rotta dalle vampe

graffiano versi di preghiera

e le ustioni nelle ossa corrono

a cercare unguenti

nella foresta rossa dove si aggira l’orso

 

i bambini andalusi 

hanno negli occhi i sogni

delle mele rosse

e tra muri a secco e pallide infiorescenze

giocano con bambole di pezza

e spade di cartone

e già vedono nella città fantasma

i compagni ucraini che raccattano

numeri atomici e pezzi di reattori

 

dalle vie di Viznar alla città di Prypiat

la solitudine é tragedia immane

e la primavera ugualmente perde

le gemme tra aranci denudati

e il livore tossico di paludi oscene

 

 

Commento di Lorenzo Spurio

Una lirica costruita magistralmente su due piani temporali e spaziali diversi che hanno in comune il dramma dell’infanzia: bambini soli e denutriti, impauriti e minacciati da un morbo dal quale non ci si può sottrarre. La poetessa abruzzese Lucia Bonanni, che ha alle spalle un’intensa attività di insegnamento, pone al centro della sua attenzione e ricerca proprio la tragedia umana della miseria, della denutrizione e della malattia in ambienti dove si sottolinea la dolorosa assenza di una giovane voce stroncata troppo presto (Federico Garcia Lorca) o contrassegnati da un flagello smisurato che è figlio della deriva dell’uomo contemporaneo. La luna passa da un fulgore conoscitivo nel quale è insito il mistero della vita e l’affabulante ricerca del senso esistenziale (il “lucore della luna”) a una morte decisiva e virulenta, spasmodica e incontrollata (la “luna in lutto”) in parte già presente nella parte incipitaria se consideriamo che, nelle valenze allegoriche dell’Andaluso, la morte spesso s’annida nell’immagine sconsolata e preziosa della luna. La poetessa è capace di trasvolare età differenti, a distanza di circa un secolo, e di spalmare la sua sentita tribolazione dinanzi al tormento di un’infanzia derelitta, marginalizzata e contaminata, di proiettarsi in ambienti che appartengono a ecosistemi, geografie, nazionalità e latitudini diverse. Grida di dolore, dall’Andalusia accecata dal sole alla boscosa foresta – ora rossa – in Ucraina, che hanno una vibrazione che si palpa e un’eco inconfessata che screzia l’unico cielo.

Questa poesia è risultata vincitrice assoluta della V edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” (2016), prima premiata su un totale di 986 testi giunti da ogni parte d’Italia. La motivazione del conferimento, prodotta dal poeta palermitano Emanuele Marcuccio, e letta nel giorno della cerimonia premiativa, così recita: “In cinque rapide e taglienti strofe la poetessa istituisce diacronicamente un raffronto spazio-temporale tra due ambiti socio-culturali lontani e diversi ribadendo i diritti dell’infanzia che sono uguali per tutte le latitudini. Presenta così, agli occhi del lettore “incantato” una invitation au voyage nella terra andalusa dei bambini di Viznar, all’indomani dell’assassinio del poeta Federico García Lorca, per poi catapultarlo, ai giorni nostri, nella terra ucraina dei bambini di Prypiat. L’intera lirica evoca in maniera inequivocabile un grido al mondo contro ogni regime totalitario.[2]

Poesia che rivendica il diritto all’infanzia felice e che condanna l’inciviltà e la mancata premura dell’uomo nel proteggere sé e le generazioni che seguiranno da quell’inquinamento putrido che esacerba le già profonde “ustioni nelle ossa”.

 

L’autrice

foto-lucia-bonanniLucia Bonanni è nata ad Avezzano (AQ) nel 1951. Dopo aver conseguito il diploma di Maturità Magistrale, si è dedica all’insegnamento e successivamente si è trasferita in un paese del Mugello, in provincia di Firenze, dove tutt’ora risiede. È autrice di poesia, narrativa, critica letteraria, e saggistica con all’attivo numerose pubblicazioni di articoli, racconti, saggi e raccolte di poesie oltre a recensioni e prefazioni per testi poetici e narrativi di autori contemporanei. In volume ha pubblicato le sillogi Cerco l’infinito e Il messaggio di un sogno, oltre a un cospicuo numero di testi poetici in antologie, raccolte tematiche e riviste di cultura e letteratura online e cartacee. Dal 2018 è redattrice per la rivista di letteratura online “Euterpe” nella sezione di saggistica “Ermeneusi”. Ha svolto e svolge il ruolo di giurata in commissioni di concorsi letterari nazionali. Quale partecipante è risultata più volte finalista, menzionata e vincitrice in premi letterari nazionali e internazionali, tra di questi il 1° premio alla VI edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi con un saggio dedicato ai Canti orfici e altri scritti di Dino Campana. Ha seguito corsi di fotografia e si dedica anche al linguaggio fotografico quale complemento dell’arte letteraria. 

 

NOTE

[1] In un tempo diacronico i bambini di differenti aree geografiche e diversa realtà socio-culturale narrano la vicenda umana e poetica di Federico Garcia Lorca, assassinato nei pressi di Viznar il 19 agosto del 1936, e il disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile del 1986 e che portò alla distruzione della vicina città di Prypiat; nella sincronia dei piani evocativi i bambini andalusi e quelli ucraini levano la loro voce a difesa dei diritti dell’infanzia. [N.d.A.]   

[2] La poesia, unitamente alla motivazione del conferimento del premio, è stata pubblicata nell’opera antologica del premio. Il volume può essere consultato e preso in prestito nelle biblioteche dove è stato depositato, di seguito indicate: https://tinyurl.com/y6vcjtnv   

“I Bambini Ciliegio e altre storie” di Giorgia Spurio

Esce il nuovo libro della scrittrice ascolana Giorgia Spurio

copertina ufficiale - i bambini ciliegio e altre storie.jpgSi tratta del libro di fiabe “I Bambini Ciliegio e altre storie” (Macabor Editore, 2018).
“I Bambini Ciliegio e altre storie” raccoglie cinque storie con protagonisti i bambini.
Funghi, rose, bimbi hanno qui una loro vita fiabesca e rendono ancora più magica la bellezza di una natura straordinariamente viva. E poi c’è tanto altro ancora da scoprire.
È un libro ideale per piccoli e grandi, da leggere insieme per riflettere sull’infanzia, la magia, la natura, l’ecologia, il bullismo, i sogni, la famiglia, l’amicizia, le diversità.
L’età di lettura è dai 7 anni.
Le storie sono così distinte: una storia dal Bosco, una storia di Fate, una storia dal Passato, una storia di Oggi, una storia di un Dolore e di una Rinascita.
Ad arricchire il libro ci sono i disegni dell’illustratrice ascolana Federica Orsetti.

Scheda libro “I Bambini Ciliegio e altre storie”:
http://www.macaboreditore.it/home/index.php/hikashop-menu-for-products-listing/product/39-i-bambini-ciliegio-e-altre-storie

L’autrice

Giorgia Spurio è nata il 21 dicembre 1986 ad Ascoli Piceno, laureata in Lettere presso l’Università “Carlo Bo” di Urbino. È musicista. Lavora nel sociale come educatrice. Insegna musica nelle scuole primarie e d’infanzia. È vicepresidente della Cooperativa Sociale Il Melograno. Collabora con le ACLI, ideando e lavorando per progetti di educazione civica destinati ai ragazzi delle scuole. Ha pubblicato libri di poesia vincendo a prestigiosi premi letterari, tra cui “Quando l’Est mi rubò gli occhi”, “Dove bussa il mare” e “Le ninne nanne degli Šar”. Nel 2017 pubblica il romanzo “L’inverno in giardino” (Edizioni Montag) e il libro di poesie “L’orecchio delle dèe” (Macabor Editore). Vince il Premio InediTO – Colline di Torino per la narrativa ed è premiata al Salone del Libro di Torino. Nel 2018 esce il libro di fiabe “I Bambini Ciliegio e altre storie” (Macabor Editore).

FB: https://www.facebook.com/GiorgiaSpurioScrittrice/

Twitter: https://twitter.com/SpurioGiorgia