II Concorso Letterario di Poesia e Narrativa TraccePerLaMeta, il bando
L’Associazione Culturale TraccePerLaMeta
con il Patrocinio del Comune di Recanati e dell’Assemblea Legislativa delle Marche e del CNSL (Centro Nazionale Studi Leopardiani) di Recanati
ORGANIZZA il
2° Concorso Letterario Nazionale di Poesia e Narrativa
“TraccePerLaMeta”– Edizione 2013
Mirava il ciel sereno, Le vie dorate e gli orti, E quinci il mar da lungi, e quindi il monte. (G. Leopardi, “A Silvia”)
BANDO DI PARTECIPAZIONE
1) Il concorso si articola in due sezioni:
a) Sezione A – Poesia a tema libero
b) Sezione B – Racconto a tema libero
Pur essendo il concorso a tema libero, verrà assegnato un premio speciale dal Presidente del Premio al miglior testo ispirato dai versi leopardiani indicati.
2) Possono partecipare tutti coloro che sono residenti in Italia o all’estero, ma si ammetteranno soltanto opere scritte in lingua italiana.
3) Per la sezione A è possibile partecipare con un massimo di due poesie che non dovranno superare la lunghezza di 30 versi ciascuna. Per la sezione B è possibile partecipare con un solo racconto che non dovrà superare la lunghezza di sette cartelle (una cartella corrisponde a 30 righe di sessanta caratteri).
4) Gli autori si assumono ogni responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati, esonerando l’Associazione TraccePerLaMeta da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti dei terzi. Le opere dovranno essere rigorosamente inedite alla data di presentazione al concorso.
5) Ciascun autore dovrà inviare le proprie opere esclusivamente in formato Word (.doc) e la scheda di partecipazione compilata all’indirizzo di posta elettronica info@tracceperlameta.org entro e non oltre la data del 30 Ottobre 2013.
In via eccezionale, per chi non ha destrezza con la posta elettronica, si potrà inviare tutto in cartaceo a: Associazione Culturale TraccePerLaMeta Via Oneda 14/A 21018 – Sesto Calende (Va) specificando al di fuori del plico “2° Concorso TPLM 2013”. Nel caso si scelga questo tipo di invio, non farà fede il timbro postale e il materiale dovrà pervenire entro e non oltre la data di scadenza.
6) Non verranno accettati testi che presentino elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo.
7) Ciascun autore, nell’allegato contenente le proprie opere, deve inserire il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, la dichiarazione che l’opera è frutto esclusivo del proprio ingegno, la dichiarazione che l’autore ne detiene i diritti e l’espressa autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del D.lgs. n. 196/2003, compilando la scheda allegata al bando.
8) La partecipazione è gratuita per tutti i soci 2013 dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Per tutti gli altri partecipanti si richiede una tassa di lettura pari a
a) 5 € per una sola poesia
b) 10 € per due poesie
c) 10 € per il racconto
E’ possibile partecipare a entrambe le sezioni del concorso pagando le rispettive quote.
Il pagamento della tassa di lettura dovrà essere fatto secondo una delle seguenti modalità:
– Bonifico bancario
IBAN: IT-53-A-07601-10800-0010042176-08
Intestato a: Associazione Culturale TraccePerLaMeta
Causale: Nome e Cognome e riferimento al concorso “TPLM –31-07-2013”.
Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.
– Bollettino postale
CC 01004217608
Intestato a: Associazione Culturale TraccePerLaMeta
Causale: Nome e Cognome e riferimento al concorso “TPLM –31-07-2013”.
Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.
– PayPal
Indirizzo: postmaster@tracceperlameta.org
Causale: Nome e Cognome e riferimento al concorso “TPLM –31-07-2013”.
Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.
9) La Giuria nominata dall’Associazione Culturale TraccePerLaMeta è formata dai soci fondatori dell’Associazione e da eminenti personalità del panorama letterario italiano di cui verrà dato conto in sede di premiazione.
Il loro giudizio è definitivo e insindacabile.
10) Verranno proclamati un vincitore, un secondo e terzo classificato per ciascuna sezione. La giuria si riserva, inoltre, di prevedere segnalazioni o menzioni speciali e di attribuire quindi premi aggiuntivi. Al primo classificato verrà assegnato il diploma e consegnata una targa con un premio di 200€ così suddivisi: 100€ in denaro e 100€ in buoni acquisto da utilizzare nello shop on-line di TraccePerLaMeta. Al secondo e terzo classificato verranno assegnati diploma e targa. A tutti i concorrenti presenti alla premiazione verrà donato un attestato di partecipazione personalizzato.
11) La premiazione avverrà nella primavera del 2014 in un luogo della regione Marche che verrà comunicato a tutti i partecipanti con ampio margine d’anticipo.
12) I vincitori saranno avvisati telefonicamente e/o via mail. I premi verranno consegnati soltanto al vincitore o a un suo delegato. I diplomi e i certificati di partecipazione, invece, potranno essere spediti previo pagamento da parte dell’interessato delle relative spese di spedizione.
13) E’ altresì prevista la realizzazione di un’antologia che raccolga le migliori opere pervenute. A tal proposito la Giuria selezionerà le migliori opere che verranno raccolte in un testo di cui ne viene consigliato l’acquisto agli autori prescelti. Il costo di detta antologia non sarà superiore ai 12€ e il testo sarà inviato per posta previo pagamento. Ogni copia in più ordinata sarà scontata del 30%.
14) Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.
15) Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano l’Associazione TraccePerLaMeta a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore.
16) Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando.
Per qualsiasi informazione in merito al concorso, si consiglia di avvalersi dei seguenti contatti:
info@tracceperlameta.org – tracceperlameta@gmail.com
La Segreteria del Premio
A Firenze la premiazione del I Concorso Int.le Bilingue TraccePerLaMeta
Sabato 11 maggio a FIRENZE presso la Sede dell’ARCI Provinciale sita in Piazza dei Ciompi si è tenuta la premiazione del I Concorso Letterario Internazionale Bilingue TraccePerLaMeta dal titolo “Camminanti, gitani e nomadi: la cultura itinerante” promosso dalla Associazione Culturale TraccePerLaMeta (www.tracceperlameta.org) fondata da Anna Maria Folchini Stabile (presidente), Sandra Carresi (vice-presidente), Paola Surano (tesoriere), Laura Dalzini (Art director) e Lorenzo Spurio (Pr).
Si è inoltre presentata l’antologia bilingue del concorso contenente i testi risultati vincitori e segnalati dalle due commissioni di giuria, quella di lingua italiana e quella di lingua spagnola.
Alla premiazione hanno preso parte persone provenienti da tutta Italia e gli organizzatori hanno previsto premi per i primi tre arrivati di ciascuna sezione, premi speciali, segnalazioni della giuria e rilasciato attestati di partecipazione.
Gli autori hanno letto le proprie opere.
L’evento è stato allietato dalla ballerina di flamenco LAURA ZAGNI.
La serata di premiazione è culminata con un buffet conviviale.
Di seguito alcune foto scattate durante la premiazione. Seguirà il video integrale.
Info sull’Associazione possono essere trovate a www.tracceperlameta.org
“Nel fruscio feroce degli ulivi” di Angela Caccia, recensione di Lorenzo Spurio
Il tempo è un oceano inclemente separa la battigia dall’orizzonte (p. 38).
Che cosa si nasconderà tra quel “fruscio feroce degli ulivi”? E’ la primissima cosa che mi sono domandato, libro alla mano, prima di avventurarmi in questa curiosa lettura. E, soprattutto, perché il fruscio è “feroce”? Ho immaginato scenari paesaggistici estremi dove la natura si manifestava con forza ed energia tanto da motivare un fruscio “feroce”, qualcosa del tipo rintracciabile in passi di romanzi di Thomas Hardy o Jack London. Il percorso interpretativo, però, era sbagliato.
Questo libro, che si apre con una preziosa nota introduttiva scritta da Davide Rondoni, si compone di sessantatré poesie che, pur condividendo un progetto concettuale che le unisce, possono essere suddivise in vari sotto-temi: si notano, infatti, poesie dal chiaro intento sociale e che si focalizzano, quindi, su comportamenti/usi diffusi nella nostra contemporaneità (“Facebook”) e di eventi storicizzati (“Anno 2012”, “Lettera alla mafia”, “A Giovanni Paolo II”), c’è poi una attenzione sull’atto poetico (quei “coriandoli di idee”, p. 24) come creazione dove la poetessa confida il legame che la unisce alla letteratura, alle aspirazioni e influenze (“Autobiografia”, “Ho letto Borges”) e in ogni caso il tutto è condito da elementi che riconducono alla natura, soprattutto vegetale (l’ulivo, ad esempio) e la natura nel suo divenire (l’alba e il crepuscolo), ma che richiamano anche il mito classico come nel caso di “L’eco”. Gli accurati e mai pedanti riferimenti paesaggistici hanno di certo un legame stretto della poetessa con la sua terra originaria, che in queste liriche viene affrescata talvolta in maniera colorata, altre volte con un cromatismo sbiadito: “Vivo l’oggi e/ il passato è già un magnete/ il paesello natio a cui si torna” (p. 22). Una sorta di manifesto della poetica della donna è contenuto il “Parole in fuga” il cui titolo sembrerebbe un rimando alla poetica avanguardistica di inizio secolo del ‘900, in realtà qui Angela Caccia esplica il suo rapporto con la Parola: “Parole parlanti le tue/ parole scritte in fuga// corrono scalze/ su frescure di sabbia tersa” (p. 19). Il linguaggio è a tratti evocativo, a tratti volutamente scarnificato e acuminato (“fruscio feroce”, p. 13; “ossario di parole”, p. 14).
La natura ne esce come quel luogo che attornia l’uomo, ma che lo guarda di sottecchi, quasi in maniera infingarda e la poetessa, dall’animo sensibile, ne avverte un leggero timore, consapevole che è Essa che comanda tutte le nostre esistenze. Ed è per questo che il fruscio è “feroce”, che si fa violento e sconsiderato e che “il vento […] si spera [sia] amico” (p. 16) e il ciottolo è “assetato di sale” (p. 17): sembra che la natura –anche quella inanimata- si umanizzi e inveisca contro l’uomo. Se ci chiediamo perché, la poetessa non ci illumina su questo e possiamo sentirci liberi nell’interpretare: perché l’uomo ha sfruttato la natura? perché la contamina e la oltraggia? E’ una lettura possibile.
Le introspezioni continue della poetessa si realizzano attorno a una analisi che potremmo definire toponomastica degli spazi geografici: spesso vi è il contrasto tra centro e periferia: “Vivo la mia periferia/ nell’insana nostalgia del centro/ – dice il Cuore” (p. 17); “Poesia/ mistero e maledizione// infermiera del pensare/ e ripensare// cammino verso il centro/ o procedo in tondo…” (p. 26).
Una silloge di ampia caratura dove è la vasta gamma dei sentimenti umani ad essere tracciati con pennellate che lasciano il segno: liriche cupe e riflessive (“La morte/ sbuccia ogni giorno/ una scorza d’umano/ conia l’orfano/ la vedova// ma sventrata d’un figlio/ come si chiamerà la madre?”, p. 54), poesie critiche nei confronti della società (“sconfessa il fasullo del mondo”, p. 42; “un quotidiano che/ forgia uomini di pietra”, p. 62), ma estremamente lucide, manifesto di una poetessa che ha molto da dire e che lo fa nel migliore dei modi. C’è poi spazio per liriche dolorose pensate come commemorazione di gravi calamità naturali quali il terremoto in Emilia e gli allagamenti sofferti dalle Cinque Terre descritti come “una pioggia impietosa [che] ha tumulato la/ Liguria” (p. 71)
Questo libro ci fa viaggiare in terre verdi e profumate, ai bordi di mari, ci fa sentire il rumore delle fronde degli ulivi e ci fa bagnare della guazza delle felci. La poetessa ci accompagna mano nella mano e a piedi scalzi su queste terre tutt’ora inviolate e dove la Natura manifesta ancora la sua incorrotta potenza.
a cura di Lorenzo Spurio
(scrittore, critico-recensionista)
Jesi, 06-05-2013
E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.
Andrea Leonelli ritorna con “Penombre”
Penombre
di Andrea Leonelli
ArteMuse Editrice, 2013
Andrea Leonelli, con la silloge Penombre, attraversa il ponte esistente tra lui e il lettore giungendo a destinazione. È in grado di far percepire, in ogni verso, il suo piacere e il suo pensare, le sue idee e le sue visioni, i suoi misteri e i suoi deliri, quelle pene, non dimesse, né sottomesse, ma volte a innalzarsi oltre il destino, doloroso e brutale, rappresentato dalla solitudine. E lo sublima con il suo desiderio di percorrere una strada nella quale è alla ricerca di un equilibrio interiore, in contrasto con la drammaticità intrinseca nel significato delle parole. Le luci e le ombre dell’Essere che vive si intrecciano nel luogo in cui si creano le penombre.
Per il lettore sarà come entrare nel proprio mondo interiore da una porta di accesso diversa, permettendogli di vivere un’esperienza unica tramite la lettura dei versi di qualità creati da Andrea Leonelli, versi che non lo lasceranno indifferente, ma, anzi, lo porteranno a momenti di intensa riflessione sull’esistenza e sul significato stesso della vita.
dalla prefazione di Elisabetta Bagli
http://www.twinsgroup.it/twinsstore/libri/101-andrea-leonelli-penombre.html
Andrea Leonelli nasce il 14 luglio 1970 a Firenze.
In tenera età viene condotto nel Mugello dove la sua famiglia si trasferisce e in questa località toscana cresce e risiede fino ai 30 anni. Qua compie i suoi studi fino a diventare infermiere con il “vecchio ordinamento”. Inizia a lavorare a 21 anni in settori eterogenei dell’assistenza: dalla medicina alla psichiatria al pronto soccorso per poi approdare, nel 2000, in rianimazione, per la quale nutre oggi una specie di “tenera affezione”. Nel 2001 si trasferisce a Faenza. Al momento ha esperienze di lavoro nelle rianimazioni di tre diversi ospedali, oltre a svolgere anche attività di insegnamento e prodursi come relatore in alcuni corsi d’aggiornamento. Nel 2010 ha un infarto che lo lascia senza effetti residui a livello fisico, ma che ne cambia profondamente la visione della vita.
Da quel momento inizia a scrivere le sue composizioni poetiche e di prosa. Partecipa a diversi concorsi ottenendo alcuni riconoscimenti, l’ultimo dei quali è il Premio della critica al Primo Concorso Internazionale di Poesia “Quelli che a Monteverde”. Viene incluso in molte antologie sia di poesia che di racconti e nel 2011 autopubblica con la sua prima raccolta,La selezione colpevole. Nel 2012 esce, in formato digitale, la seconda raccolta, Consumando i giorni con sguardi diversi. È giudice nel concorso di poesia “Bagliori Cosmici”, nel “Concorso Internazionale di poesia Liber@rte 2013”, nonché della “Prima Ragunanza del 28 aprile 2013 di letture poetiche”. Nel 2013 approda infine al Gruppo Editoriale D and M, nella divisione ArteMuse.
A Roma reading poetico “L’abero delle nostre parole” a cura di Eugenia Serafini
“L’ALBERO DELLE NOSTRE PAROLE”
READING
a cura di EUGENIA SERAFINI
8 MAGGIO 2013
ore 17
SALONE BORROMINI
BIBLIOTECA VALLICELLIANA
piazza della Chiesa Nuova, 18, Roma
GENERAZIONI DI POETI SI INCONTRANO
“ …C’è un cataclisma generale e molti poeti suonano l’arpa mentre Roma brucia. Sembra che i poeti dormano.”(Lawrence Ferlinghetti, Roma 1996)
L’ITALIA E’ ANCORA UN PAESE PER GIOVANI?
Mentre Roma brucia i poeti NON dormono.
GIUBBA PIACENTINI e FRANCESCA FARINA
MARIKA TRAPANI e FORTUNA DELLA PORTA
DONATELLA MEI e GABRIELLA DI TRANI
CARLA GUIDI e DOMENICO SACCO
ENOMIS (Simone Carunchio) e EUGENIA SERAFINI
Biblioteca Vallicelliana tel. 06.688026671 – ARTECOM-onlus tel. 06.4462438
“Dietro lo sguardo” di Elisabetta Bagli
“La silloge poetica “Dietro lo sguardo” di Elisabetta Bagli si presenta come uno spaccato di momenti di vita vissuta, come un collage di istantanee scattate rubando l’attimo al tempo e messe insieme a formare un puzzle bicolore, senza sfumature né mezze tinte. Solo gli assoluti incontrovertibili di un vissuto estremo. ” ( Dalla prefazione di Andrea Leonelli )
COMUNICATO STAMPA
ArteMuse Editrice presenta l’uscita ufficiale di Dietro lo sguardo, raccolta di poesie di Elisabetta Bagli pubblicata sotto la collana Castalide.
La silloge poetica Dietro lo sguardo di Elisabetta Bagli si presenta come uno spaccato di momenti di vita vissuta, come un collage di istantanee scattate rubando l’attimo al tempo e messe insieme a formare un puzzle bicolore, senza sfumature né mezze tinte. La raccolta, per quanto omogenea nell’intensità del sentire, è divisa in due sezioni: Luce e Buio. Ognuno dei due, inevitabilmente, portatore dello stato d’animo legato al positivo e al negativo. Questa dualità, questa contrapposizione, si evince in ognuna delle composizioni: ogni scritto ha in sé l’assenza del suo opposto, ogni bianco ha dentro e attorno il nero e viceversa, ne è circondato e delimitato e nel contempo esaltato nel suo essere. (Dalla prefazione del poeta Andrea Leonelli)
Elisabetta Bagli è nata a Roma nel 1970 e vive a Madrid dal 2002. È sposata e ha due figli. È laureata in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Attualmente lavora per il Gruppo Editoriale D and M nel quale è la direttrice della collana di poesia “Castalide” ed è autrice per la stessa casa editrice. Dopo aver lavorato come insegnante di italiano per stranieri presso l’Accademia di lingue Booklane di Madrid, ora impartisce lezioni private di italiano ed è anche traduttrice dall’italiano allo spagnolo e all’inglese. Ha iniziato a scrivere poesie e racconti brevi nel 2009 e a settembre del 2011 ha pubblicato il suo primo libro, Voce, per partecipare a un concorso di poesia. Ha poi partecipato a numerosi altri concorsi, tra cui quello indetto dal blog “Occhio della Dea” nel 2012 con la sua poesia inedita Piccola Luce con la quale è arrivata al terzo posto. Sempre nel 2012 ha vinto il concorso dello Zikkurat International Business con la poesia Amore e Psiche, presente nel libro Voce. Ad aprile 2013 ha ricevuto una targa con attestato di merito per la lirica L’addio presente in questa silloge al Premio Alda Merini di Poesia. È inoltre presente in sei antologie, Sussurri dal cuore… e dalle tenebre, Libera Espressione 2012, Le poesie che nascono dal cuore, Mille voci per Alda, I Ragunanza di POESIA del III millennio e nell’antologia bilingue Camminanti, gitani e nomadi: la cultura itinerante (Tracce per la meta) con la poesia Vago sola in lingua spagnola. Oltre ad aver partecipato come giurata a diversi concorsi di poesia di rilevanza nazionale, fa parte del Gruppo Liber@rte, dedito alla promozione di autori emergenti e a concorsi di poesia, del progetto “Poesia Viva, la tua poesia su YouTube”, e della “Prima Ragunanza di letture poetiche” che si svolgerà il 28 aprile 2013 a Villa Pamphilj a Roma. Ha un suo blog personale (www.elisabettabagli.blogspot.com.es) e collabora attivamente scrivendo recensioni e interviste per diversi blog. Da dicembre 2012 è entrata a far parte dello staff del Gruppo Editoriale D and M, per cui ha pubblicato, nella divisione Edizioni Il Villaggio Ribelle, Mina, la fatina del Lago di Cristallo. Nell’aprile 2013 pubblica con ArteMuse Editrice, sotto la collana Castalide, la silloge poetica Dietro lo sguardo.
http://artemuse.altervista.org/artemuse-editrice-presenta-luscita-ufficiale-di-dietro-lo-sguardo/
Laura Honoris Apollinaris a Maffia, Pecora, Pardini, Di Stefano Busà e De Luca
L’Università Pontificia Conferisce Laurea ad Honorem a Ninnj Di Stefano Busà, Nazario Pardini, Elio Pecora, Dante Maffia e Liana De Luca
LAUREA APOLLINARIS CONFERITA SOLO A 5 tra i più grandi poeti contemporanei
17/04/13 – Notizie dalla FSC
Laurea Apollinaris Poetica 2013: conferimento presso COMUNICATO-STAMPA l’Ups il 9 maggio
Categoria: News Fsc UNIVERSITA’ PONTIFICIA Pubblicato Mercoledì, 10 Aprile 2013.
Il 9 maggio 2013 presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’UPS verrà conferita la Laurea Apollinaris Poetica 2013 a cinque tra i massimi Poeti italiani contemporanei. Il prestigioso riconoscimento, nato nel 2010 dal Circolo Premio Streghetta ad opera di Serena Siniscalco, poetessa e promotrice culturale, sarà conferito dal Rettore Magnifico dell’UPS, prof. Carlo Nanni, ai poeti :Liana De Luca, Ninnj Di Stefano Busà, Dante Maffia, Nazario Pardini ed Elio Pecora.
La celebrazione di Laurea avrà luogo nell’Aula CS1 alle ore 17.30 alla presenza della Giuria, costituita dal prof. Orazio Antonio Bologna, Presidente di Giuria (UPS, Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche), dalla prof.ssa Neria De Giovanni (Università degli Studi di Sassari) Presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari, dalla prof.ssa Cristiana Freni (UPS, Facoltà di Filosofia), dalla prof.ssa Giusi Saija (UPS, Facoltà di Scienze di Comunicazione sociale. La denominazione latina Laurea Apollinaris Poetica intende rievocare l’antico rito, in terminologia oraziana, detto Laurea donandus Apollinari (“meritevole dell’alloro di Apollo”. Horat. Carmina IV,II,9) con la quale il sommo poeta latino Orazio riconosceva i meriti di Pindaro. Oggi, detta Laurea rappresenta il massimo livello conferito a Poeti italiani di alto merito. Pertanto si propone come pista di lancio per un auspicabile Premio Nobel per la Letteratura.
“I libri di Giuseppina Vinci, tra poesia, racconti e articoli d’attualità”, a cura di Lorenzo Spurio
I due libri di Giuseppina Vinci, tra poesia, racconti e articoli d’attualità
Recensione a cura di Lorenzo Spurio
La poesia più bella è il ricordo. (in “Un ricordo”, BDA, p. 26) La tua vita è una catena ci tiene insieme la catena della memoria, lei non sarà mai sepolta mai si dissolverà. Tutto è memoria. (in “La memoria”, CELS, p. 30)
Solitamente riservo una recensione o commento a ogni libro singolo, ma questa volta mi sento di fare un’eccezione per varie ragioni, la prima delle quali è che ho letto i due libri di Giuseppina Vinci parallelamente e da essi ne ho tratto un significato e insegnamento molto importante e per lo più condivisibile. Giuseppina Vinci, è una docente di materie classiche al Liceo Classico Gorgia di Lentini, in provincia di Siracusa, e negli ultimi anni si è dedicata con attenzione e capacità alla scrittura. I generi che ha trattato sono molto diversi tra loro: si va dalla poesia al racconto, dal saggio letterario su opere/poesie della letteratura italiana e inglese, all’articolo di giornale. Il suo primo libro, Battito d’ali (Aletti Editore, 2010) è una silloge di poesie ed è la prima di queste a dare il titolo alla raccolta, in essa si legge:
La natura ci ha donato le capacità
del sentire e del discernere, appunto ali per viaggiare nei sentimenti, nei pensieri. in “Battito d’ali”, p. 17.
In questa prima silloge, Giuseppina Vinci utilizza i versi e le azioni della natura (il battito d’ali, il fragore di un’onda, la forza del mare) per esprimere i concetti universali di carattere ontologico che da sempre interessano e disturbano l’essere: qual è il senso del vivere? Dove andremo a finire? Esiste la vita eterna?, questioni che in parte la poetessa riassume in maniera laconica in questi versi: “Niente rimane nel nulla/ ma tutto è legato all’eternità” (in “Tempo dell’attesa”, p. 25).
Il secondo libro, Chiara è la sera (Angelo Parisi Editore, 2012) si compone di racconti, poesie e articoli di giornale. La parte delle poesie si apre con un omaggio a un grande della letteratura inglese, Thomas Hardy, che la poetessa ricorda e celebra durante la visita della sua tomba: “Solo accanto a te ho pregato” (p. 21) e ad Hardy è indirettamente dedicata anche la poesia “Tess” dedicata all’omonima eroina del suo celebre romanzo: “Tess, creatura amata/ […] tutti siamo te!” (p. 39). Nella silloge di poesie precedente, invece, era contenuto un impareggiabile lode a Keats, uno dei più grandi poeti in assoluto della letteratura: “La tua arte per sempre/ nei nostri cuori vivrà” (p. 29), conclude Pina Vinci.
Molte le poesie dall’intento chiaramente sociale e civile come “Combatti” nella quale la poetessa intima il giovane e l’uomo d’oggi a combattere, a manifestare le sue idee, a non lasciarsi mettere i piedi in testa e non farsi abbindolare dai potenti che ricercano sempre più potere; lo sguardo è a tratti amaro (“la sciocca strada della vita”, p. 24), a tratti catastrofico (“il male trionfa”, p. 24) e in parte sottende a una filosofia esistenzialistica cupa ed estrema: “L’unica cosa certa è l’infelicità” (p. 17) con echi di Schopenahuer e Leopardi (si noti che al poeta romantico marchigiano è dedicata una poesia commemorativa intitolata “Recanati” nella quale si legge: “Recanati oggi/ devo renderti onore/ devo inchinarmi ai Suoi versi/ all’immortalità della Poesia/ alla Speranza della Poesia” (p. 37).
Chiari i riferimenti alla religione nei simboli dell’acqua, della tomba (“La tomba racchiude il tutto e il nulla”, p. 43), della cenere, del tempo che passa, nel Natale, e nel fascino della creazione di cui la poetessa parla in “Land’s end” (p. 34).
La poetessa celebra anche la sua terra d’origine, Lentini, celebre per i grandi natali di Gorgia e Jacopo e l’esorta a riaversi dal torpore nel quale è caduta e a risorgere: “Ritorna ai tuoi antichi splendori” (p. 22) è la chiusa di questa poesia.
I racconti sono accomunati dalla loro brevità e al contempo dalla ricchezza dei sentimenti in essi contenuti: si parla di predestinazione e di religione, ma anche di senso del dovere, dell’importanza della famiglia e del rispetto e del dolce ricordo della figura materna, che nel racconto “Una donna”, viene descritta con un parallelismo con la poetessa Emily Dickinson: “Una viva nel ricordo dei suoi cari. Dimenticata dai tanti che l’hanno conosciuta. L’altra famosa nel mondo per la Sua poesia. Ho amato entrambe” (p. 19).
La parte conclusiva, quella sotto forma di articoli di giornale, contiene riflessioni, commenti apparsi su vari quotidiani locali e nazionali dove l’autrice esplica quelle che a suo dire sono le problematiche dell’oggi, cercando di indagare le ragioni dello stato letargico e indisposto della politica italiana e il perché di tanta violenza e sopraffazione. Mi sento di dire che gli articoli qui proposti, per tema, possono essere suddivisi in almeno quattro categorie:
– gli articoli d’attualità, che prendono spunto da un fatto accaduto e al quale l’autrice ha partecipato più o meno attivamente (un incontro di poesia nel Liceo Classico, una visita a New York del dopo 11 settembre)
– gli articoli sull’incertezza politica e il caos sociale (con riferimenti più o meno diretti e criticità nei confronti di certe classi di governo)
– articoli ermeneutici che partono da un’analisi-confidenza con l’insegnamento cristiano e i testi biblici, il cui studio l’autrice invoca venga fatto con più dedizione nelle scuole
– articoli su alcuni drammi sociali: la guerra, il razzismo, l’inferiorità della donna, etc.
Di politica si parla molto in questi articoli datati 2008: si parla della fine del governo Prodi, del clima d’incertezza, del momento delle elezioni, della classe dei potenti che “conclud[ono] patti di acciaio o di argilla con altri potenti” (p. 45) facendo finta di non sapere che “sarà sottoposto a un giudizio supremo” (p. 45). C’è insoddisfazione nei confronti dell’oggi visitato con criticità e delusione: i giovani nominano Aldo Moro come se si trattasse di un personaggio di secoli molto distanti da noi e questo genera nell’autrice rammarico e in un altro articolo lo stallo ideologico e la mancanza di una visione oggettiva e concreta all’interno delle fazioni politiche porta a chiedersi alla donna: “E se tornassero Almirante e Berlinguer? Intanto saremmo tutti più giovani. Quelli erano politici puri nelle loro convinzioni” (p. 64).
Ma i personaggi del nostro oggi che il lettore incontrerà saranno molteplici: da Martin Luther King, martire della battaglia d’uguaglianza razziale, a Obama che incarna un po’ la vittoria della classe nera che in America è sempre stata un po’ considerata sopraffatta e minorizzata; si incontreranno i pontefici: da Montini a Giovanni XIII, il Papa Buono, sino a Giovanni Paolo II e a Papa Ratzinger ricordato nel suo messaggio d’inizio Pontificato e in quello tenuto all’università di Ratisbona che tanto creò disagio e scompiglio. Personaggi che, uniti ad Aldo Moro di cui si parlava, rappresentano la cristianità e l’importanza della religione nel tessuto sociale italiano e occidentale in genere. “Riflettevo giorni fa su quanto sia diverso il mondo occidentale da quello orientale” (p. 72) scrive Giuseppina Vinci aprendo poi alla necessità al “rialzamento” della politica italiana.
E la poetessa descrive a tinte forti quelli che sono i mali del secolo, i sistemi corruttivi e denigratori che rendono il Belpaese una nazione felice sì, ma decenni orsono (l’Italia è qui utilizzata come grancassa dell’Occidente tutto): la subordinazione e la violenza nei confronti della donna, il maschilismo, il fondamentalismo religioso e il terrorismo che è presente nel sostrato di vari articoli tra cui “America spezzata e umiliata!” in cui la Vinci scrive “Ho sentito l’America spezzata. La padrona del mondo umiliata” (p. 49) a seguito del grande attentato nel 2001; ma in questo libro si parlerà anche della cattiva legge elettorale italiana, della necessità della revisione del sistema giudiziario e di quello scolastico, di quote rosa ed ogni idea, di ogni singola persona, dovrà essere tenuta da conto perché “Le idee ci distinguono, altrettanto le opinioni; ma se le idee e le opinioni non si espongono, che vale possederle?” (p. 68).
Il messaggio è chiaramente gravato da insoddisfazione nei confronti di decenni di malgoverno e falsa democrazia e mancata meritocrazia che conduce la poetessa a servirsi di parole potenti che vennero utilizzate da J.F. Kennedy: “Non chiedetevi cosa lo Stato può fare per voi, ma cosa voi potete fare per lo Stato” (cit. p. 51). Tutti, dunque, siamo utili e dobbiamo esserlo. Basta che ce ne rendiamo conto e che ci impegniamo collaborativamente e attivamente per un progetto condiviso (tanto in politica, quanto nelle altre sfere) affinché la paura, “che testimonia la piccolezza dell’essere umano” (p. 62) venga messa fuori gioco.
E per sempre.
I due libri di cui ho parlato sono:
Battito d’ali di Giuseppina Vinci Aletti Editore, Roma, 2010 ISBN: 978-88-6498-168-0 Numero di pagine: 42 Costo: 12 € Chiara è la sera di Giuseppina Vinci Angelo Parisi Editore, Lentini (SR), 2012 ISBN: 9788896137284 Numero di pagine: 76
CHI E’ L’AUTRICE?
GIUSEPPINA VINCI è nata a Lentini (Siracusa), la città di Gorgia e Jacopone. Insegna al Liceo Classico Gorgia di Lentini da circa diciotto anni, dopo aver insegnato presso altre scuole pubbliche della stessa città: anni che hanno significato momenti di formazione, crescita e indimenticabili amicizie. Attenta alle problematiche sociali, ha pubblicato articoli su quotidiani nazionali e locali. I suoi due libri sono la raccolta di poesie “Battito d’ali” (Aletti, 2010) e “Chiara è la sera” (Angelo Parisi Editore, 2012).
a cura di Lorenzo Spurio
scrittore, critico letterario
Jesi, 24 Aprile 2013
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“Perdonate il bianco e il nero” di Federica Sabbatini
Un percorso di donna, arduo, fatto di scelte difficili, di dolori inconfessabili, di ricerca della propria libertà e della propria dimensione. Un libro che aiuta chi non ce l’ha ancora fatta e in cui si potrà riconoscere chi invece è riuscito a ritrovare (o a scoprire) il vero “se stesso”. Tra poesia e prosa poetica, Federica Sabbatini, si destreggia con abilità, magia, tensione lirica e quotidianità. Il suo è un perfetto esempio di storia con tratti autobiografici che si fa storia universale, in cui tutti possiamo rimanere coinvolti, oltre ad avere il privilegio di assaporare una scrittura poetica intensamente vibrante.”CHI E’ L’AUTRICE?
Federica Sabbatini nasce ad Arcevia nel 1978, un piccolo paese in provincia di Ancona, dove tutt’ora oggi vive insieme a sua figlia.
Inizia a scrivere giovanissima, principalmente poesie, prosa poetica e riflessioni ma solo da poco tempo ha iniziato a comprendere l’importanza della condivisione, da quando un poeta contemporaneo le ha aperto gli occhi spiegandole che “la poesia diviene tale solo dal momento in cui la si condivide”.
Negli ultimi due anni ha iniziato a rendere pubblici i suoi scritti partecipando a concorsi letterari e conseguendo alcuni riconoscimenti tra i quali il secondo premio al premio letterario “San Benedetto nel cuore” nella sezione narrativa, prima classificata al premio letterario “Spiragli” di Altamura e una menzione d’onore al concorso letterario “Leggiadramente” della associazione “Carta e Penna” di Torino.
Le sue poesie appaiono in varie antologie di concorsi.
A dicembre 2012 pubblica il suo primo libro di poesie dal titolo “Perdonate il Bianco e il Nero” edito da Onirica Edizioni.
“Re Giorgio”, poesia di Lorenzo Spurio
Re Giorgio
poesia di LORENZO SPURIO
A Giorgio Napolitano presidente di tutti Il presidente avrebbe lasciato il tempo aveva fatto il suo corso; tronfio del suo operato si riposava su una poltrona del colle più Alto ascoltando le breaking news in attesa della proclamazione d’un nome d’altri. Troppe incongruenze e infausti segnali all’orizzonte insicurezza e sfinimento conditi da episodi di degradata moralità. Voci dicerie accuse polemiche grida proclami vendette, noie roboanti e verdi marce romane, delusioni di cristallo scalfito. Il presidente era diventato re. Jesi, 22-04-2013
LORENZO SPURIO (C)
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“Pianto antico” di Giosuè Carducci con un commento di Giuseppina Vinci
Pianto Antico
di Giosuè Carducci
Commento di Giuseppina Vinci
Antico è il vecchio marinaio, antica è la torre leopardiana, “antico’’ il pianto di Carducci per il figlioletto Dante prematuramente scomparso.
Il titolo del breve componimento allude a un dolore antico primordiale. Non esiste dolore più grande affranti. Maria, la madre di Gesù patisce la morte del Figlio. Il Suo è un dolore grande ma composto, accetta la volontà del Padre. Abramo non si pone il problema della possibile fine del figlio, esegue gli ordini, i Voleri di un Essere imperscrutabile, inspiegabile, come è la Richiesta
di sacrificare, senza alcun motivo per la logica comune, l’ancora breve esistenza del primogenito. Non si pone alcuna domanda, non chiede, esegue, tutto viene accettato perché quella è la Volontà.
E poi, dopo la prova, il dono più grande.
Il dolore del Carducci per il figlio è triste, non rassegnato, senza una speranza. Il figlioletto era la Vita per lui, uomo erudito e famoso. ‘’Il fiore della sua pianta percossa e inaridita, dell’inutil vita estremo Unico fiore’’ dopo la morte del figlioletto la vita non è più, non esiste né rassegnazione, né speranza, né accettazione della Volontà suprema. Solo la Natura continua a fiorire, a brillare, a riscaldare i cuori; non quello del Poeta. A tratti una Natura malvagia, essa sopravvive ai dolori, indifferente al sofferenza del poeta.
Talvolta rappresentata dalle stelle, lontane, gelide, ma bellissime. Essa riscalda l’orto solitario ma non il cuore del Poeta, tutto rifiorisce, ma non nella sua anima, nel profondo del suo essere
tutto è rimasto immobile dalla scomparsa del figlioletto.
Pacato è il tono, come se il poeta avesse accettato la morte. Nel suo animo, credo, si muova un’accusa alla Natura tutta che rifiorisce nonostante il grande dolore di un padre, nonostante
la definitiva assenza di un fanciullo innocente.
‘’l’estremo unico fiore di una pianta percossa e inaridita’’ è appassito per sempre e con lui la vita del poeta.
Non vi è spiegazione alcuna al Dolore. Necessario?
Previsto? Predestinato? Non sappiamo.
Esso è antico.
Giuseppina Vinci
docente al Liceo Classico Gorgia di Lentini
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