“Muro, che ti discosti…”, poesia di Emanuele Marcuccio in esergo a Flyte & Tallis, saggio di critica letteraria di Lorenzo Spurio

Il poeta palermitano Emanuele Marcuccio che ha pubblicato una silloge di poesie (Per una strada, Ravenna, SBC, 2009) e una raccolta di aforismi (Pensieri minimi e massime, Photocity Edizioni, Pozzuoli, 2012) mi ha gentilmente concesso di utilizzare in esergo una sua poesia inedita, richiestagli espressamente da me ed in linea con alcune delle tematiche del mio saggio di critica letteraria che presto sarà pubblicato.

Il saggio, dal titolo Flyte & Tallis, Ritorno a Brideshead ed Espiazione, una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese, affronta una analisi letteraria comparativa tra i romanzi di Ian McEwan ed Evelyn Waugh. Il saggio contiene inoltre una nota di prefazione della poetessa, scrittrice e recensionista Marzia Carocci e si chiude con la traduzione in italiano di un saggio di un docente americano, Brian Finney, sul romanzo di McEwan.

 

 “Muro, che ti discosti…”

(poesia di Emanuele Marcuccio)

A Lorenzo Spurio,

grato per l’’apprezzamento

dei miei scritti

 

Muro, che ti discosti,
che ti accartocci
su te stesso, vibra
sibila lontano la guerra
e giunge
distruttiva…
Muta
una nobile famiglia
e rimane, muta
divisa
al presente…
espia colpa, amara colpa
rimordi!

 

(27/4/2012)

 

 

Commento a cura di Luciano Domenighini

Poesia piuttosto ermetica per il generoso ricorso all’ellissi che ne valorizza i residui frammenti, è composta da tre parti: un vocativo libero descrittivo, una parte narrativa doppia, con due soggetti (la guerra, una nobile famiglia) a cui vanno per ciascuno due coppie di indicativi presenti dei quali il primo è sdoppiato nella prima coppia “vibra sibila” e sottinteso nella seconda, “rimane”, realizzando una simmetria di compensazione e infine un distico in vocativo iterato (colpa, colpa) rafforzato da due imperativi in esclamativo (espia, rimordi!). Tre momenti ben distinti ma di grande efficacia espressiva nel rappresentare l’orrore della guerra.

 

Commento a cura di Cinzia Tianetti

Incuriositi dal titolo, al richiamo poetico: “Muro, che ti discosti…” s’attende al suo non più inerte stare, perché attraverso l’estro del poeta esso esorta a gran voce dal prendere le distanze dall’incomprensibilità della violenza, direi, per usare un termine di mons. Helder Camara, con un atto di “coscientizzazione” verso la realtà (ciò che dovrebbe essere humana praxis) che, strano a dirsi, nel denunciare porta con sé una speranza. Interessante in questo senso è il parallelismo del muro, muta pietra, che urla con il suo gesto un no disperato, dolorante, e il mutismo di una nobile famiglia, che espia colpe sotto l’affilata nèmesi che si intravede timidamente a dividere “al presente…” quel che poteva essere un delizioso e quotidiano quadro familiare. Ed è così che si sposta la percezione del soggetto dall’io del poeta al nuovo soggetto: il “muro” che trasmutando diviene limen/limes, inteso non come limite “aldilà del quale”, ma luogo. E questo luogo, parafrasando il pensiero aristotelico: “limite immobile del contenente”, è limen/limes mobile del contenuto “Io”, perché egli è vivo, umanizzato, agisce, con espressione d’orrore e di dolore avvertito nei brevi versi lapidari: “[…] che ti discosti,/ che ti accartocci/ su te stesso […]”.

La mole prima inerte s’allontana dal male della guerra, prende le distanze, ripiega nelle sue riflessioni, nelle emozioni, e nell’estrema trasmutazione poetica si comprende il messaggio sotteso: quanto male può fare, quanto dolore può esserci nell’immagine del muro che ripiega e dell’uomo (annunciato nella nobile famiglia) ammutolito, perché, continua a far sottintendere l’ispirata poesia e nonostante le rassicurazioni dell’io poetico, “[…] vibra/ sibila lontano la guerra” giunge, e giunge distruttiva; come a voler dire che tutto ci appartiene anche quel che sembra lontano dalle nostre case, lontano dai nostri confini. Ma quel solitario limen/limes sa che il suo essere è confine, soglia, casa, dimora, traguardo, cade il suo essere barriera, esso traduce adesso il pianto del rimorso nel suo solitario agire; il primo a cadere sotto il peso del nodo espresso dall’alto dell’ultimo verso, come voce divina: “rimordi!”.

E, parafrasando Dante, è impossibile non intendere l’intera lirica anche come risposta profetica alla domanda dell’umana anima poetica: “Perché non rimordi?”.

Come Dante immagina un aldilà che nessuno vedrà senza prima morire, profetizzando peccati e colpe, così in questa poesia Marcuccio porta ad una forma verbale dalla doppia valenza di presente indicativo e di presente imperativo un sentimento ancora non intimamente nutrito nell’animo umano; nella sua forma imperativa può richiamare ad un monito ma avallata dalla forma del presente indicativo è un profetizzare su quel che succederà all’uomo ancor più di adesso, quando sarà un corale sentimento il rimorso. Per questo sottintesa si può scorgere la domanda a cui il poeta già ha risposto per un futuro vicino: “Perché non rimordi?”.

 

 

Commento a cura di Santina Russo

Una poesia che si presta a diverse interpretazioni, che dall’autore arriva al lettore come un alito di vento che durante il tragitto si trasforma e si arricchisce delle particelle con cui si scontra, una poesia evocativa che nella prima parte riproduce un onomatopeico accartocciarsi del muro su se stesso attraverso l’allitterazione della “s”, mentre nella seconda parte lo stesso effetto onomatopeico è ripreso dall’allitterazione della “m”, con riferimento al mutismo della famiglia nobile.

 

 

Commento a cura di Domenica Oddo

 Questa poesia ci rimanda ad uno dei temi cruciali vissuti dalla società odierna, cioè, la fragilità delle famiglie, delle istituzioni, delle nazioni, etc. Gli interessi personali, fabbricano pietre che innalzano muri e dividono le stanze di una casa, e i litigi, anche fra persone che si amano, fanno chiudere le orecchie dei muri, che si accartocciano su se stessi, impedendo l’ascolto. Si rimane isolati, muti, anche pur rimanendo insieme. La colpa da espiare porta a mettere in discussione l’egoismo dell’essere umano, che si ritrova in una guerra, voluta o non voluta, apparentemente lontana, che coinvolge tutti i membri di quella famiglia. La sensibilità del poeta sente l’urlo disperato e ripiegandosi su se stesso, trova la luce della poesia che sarà lampada accesa, che farà chiarezza negli interrogativi dei mali oscuri, che attanagliano la società. Una poesia-denuncia, un appello di speranza per chi vuol mettersi in discussione, per chi vuol uscire da se stesso per alzare gli occhi su ciò che avviene nel mondo.

 

Chi è l’autore?

EMANUELE MARCUCCIO è nato a Palermo nel 1974.  Scrive poesie dal 1990, nell’agosto del 2000 sono state pubblicate sue poesie, presso l’Editrice Nuovi Autori di Milano, nel volume antologico di poesie e brevi racconti Spiragli ‘47. Partecipa a concorsi letterari di poesia ottenendo buone attestazioni e la segnalazione delle sue opere in varie antologie.

Nel marzo 2009 è uscita la sua raccolta di poesie Per una strada, SBC Edizioni, recensita da vari studiosi e critici tra cui Luciano Domenighini, Alessandro D’Angelo, Lorenzo Spurio, Nazario Pardini e Marzia Carocci.

Una sua poesia edita è stata pubblicata nell’agenda 2010 Le pagine del poeta. Mario Luzi, da Editrice Pagine di Roma.

Nel 2010 ha accettato la proposta di collaborare con una casa editrice per la scoperta di nuovi talenti poetici, tra giugno 2010 e luglio 2011 ha presentato tre autori, riuscendo così a far pubblicare tre libri di poesie e, dal 2011 è consigliere onorario del sito “poesiaevita.com”, che promuove anche una sezione editoriale ospitante le collane di opere da lui curate.

Dal 1990 sta scrivendo un dramma epico ambientato al tempo della colonizzazione dell’Islanda, di argomento storico-fantastico.

Ha inoltre scritto vari aforismi, ottantotto dei quali sono stati raccolti nella silloge Pensieri minimi e massime, Photocity Edizioni, edita nel giugno 2012.

Ha curato prefazioni a sillogi poetiche e varie interviste ad autori esordienti ed emergenti su blog letterari. È collaboratore della rivista on-line di letteratura Euterpe. È stato membro di giuria nella prima edizione del concorso nazionale di poesia “L’arte in versi” (2012).

È presente su blog, siti e forum letterari, tra cui “Literary”, con una scheda bio-bibliografica nell’Atlante letterario italiano. Ha in programma la pubblicazione di una seconda silloge di poesie. (Agg. al luglio 2012)

POESIA E COMMENTI PUBBLICATI PER GENTILE CONCESSIONE DEGLI AUTORI. E’ VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERO ARTICOLO SENZA IL PERMESSO DEGLI AUTORI

“Cobalto”, poesia della palermitana Monica Fantaci

COBALTO

 

 

Sempre più in alto,
 cavalcando nuovi confini,
 verso Cobalto,
 luoghi sempre più vicini,
 tratto d’un canto,
 si allargano le braccia,
 sospiro d’incanto,
 seguendo una traccia,
 l’ambiente vivo,
 sulla vernice del colore,
 si sagoma l’arrivo,
 dall’arte dell’amore.

Palermo, 05/01/2012

Monica Fantaci

QUESTA POESIA VIENE PUBBLICATA SU QUESTO SPAZIO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

Premio Wilde – Concorso Letterario Europeo – V Edizione – 2012

Premio Wilde
Concorso Letterario Europeo

Con il Patrocinio del Ministero della Cooperazione Internazionale e l’Integrazione dipartimento della Gioventù, Regione Lazio e Provincia di Roma
Bando Poesia a tema libero – V Edizione 2012

Art.1. La Dreams Entertainment Associazione Culturale Ricreativa Italiana, bandisce la 5° Edizione sezione Poesia a tema libero con scadenza alle ore 24:00 del 14 Ottobre 2012.

Art.2. La quota di iscrizione come contributo è di Euro 10,00 da versare in simultanea con l’invio dell’elaborato. Con l’elaborato e il modulo di iscrizione includere ricevuta di versamento (La Modulistica e le Modalità di iscrizione sono disponibili sul sito ufficiale http://www.premiowilde.eu).

Art.3. Al Premio possono partecipare autori italiani e stranieri ovunque residenti, con un’età minima di anni 16 sedici.

Art.4. Oggetto del concorso è la presentazione di una o max 3 poesie inedite (web incluso) e mai presentata/e ad un concorso di caratura nazionale, internazionale. In caso si desiderasse presentare più di un opera, moltiplicare il contributo di iscrizione al numero di opere presentate (1 poesia €10,00 – 2 poesie €20,00 – 3 pesie € 30,00. I testi possono essere in lingua italiana, in dialetto regionale, francese, tedesco, inglese. Nel caso di dialetti e o lingue estere includere traduzione in italiano. I testi non dovranno superare i 50 versi, con tolleranza di 5.

Art.5. Per iscrivere più opere utilizzare un solo modulo di iscrizione compilando gli appositi campi.

Art.6. La/le poesia/e può/possono pervenire mezzo posta elettronica, includendo come allegato la poesia/e, ricevuta di versamento quota di iscrizione e modulo di iscrizione all’indirizzo:info@premiowilde.eu indicando nell’oggetto:
PREMIO WILDE SEZ. POESIA TEMA LIBERO 011. L’elaborato deve essere in formato Word recante in alto: Nome e Cognome, indirizzo, E-mail e telefono dell’autore. Usare font leggibili di grandezza variabile da 10 a 14.
Oppure
Posta prioritaria,  includendo nella busta stampa cartacea dell’opera/e, ricevuta di versamento quota di iscrizione e modulo di iscrizione. La/e poesia/e deve avere in alto: Nome e Cognome, indirizzo, E-mail e telefono dell’autore. Nel caso di più opere un foglio, una poesia con i dati identificativi. Usare font leggibili di grandezza variabile da 10 a 14.
Indirizzo: PREMIO WILDE POESIA A TEMA LIBERO 011 c/o DREAMS ENTERTAINMENT VIA G.B. VIOTTI, 16 13100 VERCELLI.
Le opere prive dei dati identificativi e le iscrizioni incomplete della documentazione richiesta verranno escluse dal Concorso.
Nel caso di più opere presentare gli elaborati in modo contraddistinto; un foglio, una poesia.
Non inviare Raccomandate, Posta celere, etc.

Art.7. Non inviare doppioni. Se viene inviata la candidatura mezzo E-mail non deve essere rinviata mezzo Poste e/o viceversa.

Art.8. Tra tutte le opere pervenute la commissione della Dreams Entertainment provvederà a selezionarne 150. Le opere affronteranno una prima valutazione al loro arrivo in segreteria; alla chiusura del bando la commissione rivaglierà le 150 opere distintesi in prima battuta per selezionare le 50 che andranno in finale che la giuria esterna valuterà per i tre premi assoluti, concorrendo inoltre per i premi speciali. Le cento opere escluse per i premi assoluti, concorreranno ugualmente per uno dei premi speciali.

Art. 9. Tra le 50 opere in finale, la giuria stabilirà una graduatoria per i primi 3 tre piazzamenti con i seguenti premi:
1° Premio: Pubblicazione di una raccolta di poesie da concordare con l’autore + 40 copie + Pergamena;
2° /3° Premio: Chrystal Award + Pergamena;
4°/in poi: Attestato di partecipazione.

Art.10. La Dreams Entertainment tra tutte le opere pervenute attribuirà dei Premi Speciali.
Tra i premi Speciali verrà attribuito:
– Premio Speciale del Ministero per la cooperazione internazionale e l’integrazione Dipartimento della Gioventù riservato ad un opera ritenuta particolarmente meritevole di autore/trice under 25 anni.
– Premio Speciale Dreams Entertainment con pergamena + sito internet personalizzato composto da 6 pagine (valore commerciale oltre €500,00). I file del sito vengono inviati su CD pronti per la messa on line, salvo accordi diversi presi con il vincitore. Le imposte fisse: spazio web e nome a dominio esclusi dal premio).

Art.11. All’evento di presentazione e premiazione che avverrà in data 01 dicembre 2012 è gradita la presenza degli autori finalisti previa conferma. Tutti coloro che fossero impossibilitati a presenziare pergiustificato motivo, il Premio attribuito verrà spedito agli indirizzi indicati sull’iscrizione, con contributo spese di Euro 5,00 in francobolli da inviare successivamente.

Art.12. La location di dove avverrà la premiazione con relative specifiche, verrà comunicata a tutti gli iscritti al concorso e resa pubblica sul sito ufficiale del Concorso Europeo http://www.premiowilde.eu entro il03 settembre 2012.

Art.13. I posizionamenti relativi alla finale, saranno pubblicati sul sito http://www.premiowilde.eu entro il 03 novembre 2012.

Art.14. I concorrenti si impegnano a non pretendere compensi di sorta per la pubblicazione su riviste, giornali, per l’utilizzo foto cine-televisivo volto a promuovere il concorso.

Art.15. I partecipanti prendendo parte al Concorso dichiarando sotto la propria responsabilità che l’opera è frutto di loro fantasia e sollevano gli organizzatori e i partners da ogni responsabilità per danni e conseguenze dirette e indirette.

Art.16. Le opere inviate non verranno restituite. Verranno ammesse le buste dopo la data di scadenza recante timbro con data di spedizione non posticipata al 07 Ottobre 2011. Qualora giungesse l’iscrizione oltre termine massimo la quota di iscrizione viene trattenuta come costi di segreteria.

Art.17. Il giudizio della giuria è insindacabile e inappellabile. I nominativi dei membri verranno resi noti in data di premiazione.

Lorenzo Spurio intervista Michela Zanarella, autrice di “Meditazioni al femminile”

Intervista a MICHELA ZANARELLA

Autrice di MEDITAZIONI AL FEMMINILE

SANGEL EDIZIONI, CORTONA, 2012

Isbn: 978 8897040750

 

a cura di Lorenzo Spurio

Blog Letteratura e Cultura

 

 LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

MZ: Meditazioni al femminile può sembrare un titolo rivolto a un pubblico prettamente femminile, ma non è assolutamente il caso di questa raccolta poetica, che vuole essere messaggio universale  nel nome dell’amore non solo sacro ma anche profano, secondo riflessioni maschili e femminili. Ho scelto di raccontare in versi la mia figura di donna, svelando la  mia identità in modo spontaneo e sincero. Nel libro ho espresso sensazioni ed emozioni che vanno a toccare il senso della vita ed il nostro essere nel cosmo.

 LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

MZ: Il libro è molto autobiografico, non è un caso che io parli degli affetti più cari, della mia terra, delle esperienze che ho vissuto, dei poeti che amo, indirettamente c’è sempre una traccia di me in ciò che scrivo. La letteratura serve a raccontare se stessi, a raccontare situazioni comuni, realtà che appartengono un po’ a chiunque. Già i grandi della letteratura, prendiamo ad esempio Dante, nella sua commedia “divina” introduce un filo sottile per raccontare tutta la sua esperienza terrena, mettendo a nudo la sua anima, con vicissitudini politiche e carnali, così come il Manzoni nei “Promessi Sposi” ha tirato in ballo il suocero.

 LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

MZ: Amo Alda Merini e Pier Paolo Pasolini, sono due figure che hanno segnato il mio percorso di scrittura. Vivo a Monteverde, il quartiere in cui Pier Paolo ha vissuto ed ha ambientato Ragazzi di vita. Ripercorrere quotidianamente le strade dove anche lui è stato, mi porta ad essere ancora più legata alla sua figura, lo considero l’ intellettuale del sociale.  E’ comunque una mia ispirazione l’opera di Henry James, alla quale ancora tutti attingono per la letteratura e il cinema moderno. Logicamente Baudelaire, Rimbaud, Verlaine sono gli angeli custodi della mia penna.

 LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

 MZ: Il libro che più amo è Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini, perchè la sua scrittura è visiva, riesce a coinvolgermi e mi fa vedere le situazioni descritte dall’autore. Ambisco ad una scrittura del genere.

 LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

MZ: Alda Merini, Pier Paolo Pasolini, Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, Quasimodo, Ungaretti. Amo leggere anche molti poeti esordienti.

 LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?

MZ: Ho pubblicato sei raccolte di poesia e una raccolta di racconti. Credo ed. MeEdusa nel 2006, Risvegli ed. Nuovi Poeti nel 2008, Vita, infinito, paradisi ed. Stravagario nel 2009, Convivendo con le nuvole ed. GDS nel 2009, Sensualità Sangel Edizioni nel 2011, Meditazioni al femminile Sangel Edizioni nel 2012. Ho pubblicato la silloge Una farfalla in volo nel libro Creare Mondi edito da Fara Editore nel 2011. Credo ha segnato il mio ingresso nel mondo della poesia, la scrittura in versi è molto semplice, dettata dall’istinto. Risvegli è una raccolta intrisa di ricordi, la considero molto descrittiva, meno acerba rispetto al primo volume. Vita, infinito, paradisi è un libro a cui tengo molto, le poesie sono quasi tutte vincitrici di premi letterari e lo considero un volume di qualità. Convivendo con le nuvole è una raccolta di brevi racconti, ha avuto una buona diffusione nel web e devo ammettere che mettermi alla prova in narrativa è stato stimolante. Sensualità è un libro di poesie d’amore, tutto rivolto ai sentimenti. Meditazioni al femminile è un volume di maturazione dello stile e di forte intensità per il contenuto. Sono presente in quasi cento antologie poetiche e spero di continuare a pubblicare. In questi giorni ho terminato il mio primo romanzo.

  LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

MZ: Ho seguito dei corsi di scrittura creativa per affinare lo stile e per migliorare il linguaggio. Conoscere la lingua italiana è fondamentale e studiare non è mai abbastanza. Ho scritto solo qualche poesia a quattro mani, può risultare stimolante per un confronto diretto, ma preferisco comunque gestire in modo autonomo la mia ispirazione. Sono una solitaria in scrittura.

 LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

MZ: Mi auguro che la mia opera sia adatta a chiunque, anche se so che in genere la poesia è apprezzata maggiormente da chi ne è realmente appassionato.

 LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovata con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

MZ: L’editoria italiana è molto vasta, ci sono tante possibilità, bisogna saper valutare bene a chi affidare la propria opera. Personalmente ho cambiato diversi editori, con tutti però ho mantenuto un rapporto di rispetto e di  fiducia. Non è solo l’editore a determinare il “successo” di un libro, conta molto l’impegno dell’autore stesso. Sapersi promuovere nel mondo editoriale è sicuramente un vantaggio.

 LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

 MZ: I premi e i riconoscimenti sono importanti, ottenere dei buoni risultati nei concorsi letterari può sicuramente dare una diversa visibilità.

 LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

MZ: Il confronto con gli altri autori è un ottimo metodo per valutare e comprendere le proprie capacità. Tutto è utile per migliorare.

 LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

MZ: Sicuramente chi scrive apprende o fa riferimento a qualcosa di già noto ed esistente, l’abilità di un autore sta nel saper rendere originale ciò che propone.

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Blog Letteratura e Cultura

 

 

Jesi, 14/08/2012

E’ SEVERAMENTE VIETATO PUBBLICARE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE INTERVISTA SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Pensieri minimi e massime” di Emanuele Marcuccio, recensione a cura di Annamaria Pecoraro

Pensieri minimi e massime

di Emanuele Marcuccio

PhotoCity Edizioni, Pozzuoli (Na), 2012, pp. 47

ISBN: 978-88-6682-240-0

Genere: Saggistica/Aforismi

Prefazione a cura di Luciano Domenighini

Postfazione a cura di Lorenzo Spurio

Curatrice d’opera: Gioia Lomasti

Cover: Francesco Arena

Prezzo: 7,60 €

 

Recensione a cura di Annamaria Pecoraro

 

Emanuele è un poeta “ribelle” (59), che usa la poesia come strumento di dialogo intimo verso Dio (66), e come lama sottile per colpire la grettezza politica che usa lo “Stato”, impoverendolo (19,37, 72). La poesia è arma che disarma (41, 46, 51), che attraversa il dolore e diventa musica (36, 57), follia (45), ricerca (22, 27, 75), amore (24, 62), “trasfigurazione” ed “ispirazione” di sogni (64). Via che alimenta i progetto quotidiani, diventando memoria di ciò che realmente dovremmo essere. Riscoprendo archetipi classici, che vedono la donna, nelle vesti di Elettra e dell’ uomo giusto in Oreste, e non nei tanti Egisto, che purtroppo, ghettizzano e mortificano la condizione dell’ essere umano (39). Emanuele cammina trovando nel dialogo e nell’essere “fanciullo” (11, 30, 34), la forza di osare e dire al mondo quanto meraviglioso sia emozionarsi (27), e coltivare valori che testimoniano il dono della vita. La radice della cultura (18), sta nel non aver paura di essere sé stessi, senza pretese di giudizio (23) o di ottenere onori, ma di non essere stanchi di arricchirsi nella diversità che ci circonda, trovando anche nel silenzio (47), l’intesa e il vigore di scegliere difendendo anche la propria origine (20, 38). Ottantotto aforismi tutti da gustare e da portare come propositi attivi nel nostro status vivendi.  

 

a cura di Annamaria Pecoraro

 

6 agosto 2012

 

QUESTA RECENSIONE VIENE PUBBLICATA SU QUESTO SPAZIO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE E DELL’AUTORE DEL TESTO.

“Storia terrena, infernale e celeste di una marionetta” di Massimo Conese, recensione di Lorenzo Spurio

Storia terrena, infernale e celeste di una marionetta

di Massimo Conese

prefazione a cura di Orazio Labbate

Limina Mentis Editore, Villasanta (MB), 2010 – Collana Revêrie

ISBN: 978-88-95881-30-0

Numero di pagine: 55

Costo: 10 €

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Collaboratore di Limina Mentis Editore

 

 Il mondo è solo frutto della vaghezza

e questa appare la sua prigione. (p. 22)

 

Massimo Conese ci accompagna all’interno di una suggestiva fiaba moderna sulla cosmologia dove alcune delle componenti tipiche della fiaba (l’allontanamento da casa, la componente onirica, il meraviglioso) sono presenti. Il personaggio principale è “una marionetta” e come osserva l’autore nell’esergo “questa è la storia di un bipede/ non più bambino/ ma neppure ancora adulto” (p.7). Ci chiediamo dunque se si tratti di una marionetta adolescente o se questa mancanza di catalogazione del protagonista in una età specifica abbia, invece, la volontà di significare dell’altro.

Massimo Conese, con alle spalle varie sillogi di poesia, non è nuovo al genere della fiaba –narrativa tipicamente pensata per le più giovani generazioni, ma che allo stesso tempo trasmette un insegnamento morale- dato che si è occupato con le Edizioni Besa di due volumi che analizzano da vicino la componente folklorica-popolaresca di racconti popolari quali fiabe –appunto- e leggende nella tradizione norvegese e in quella irlandese.

Il titolo del libro, chiarifica da subito al lettore cosa si approssima a leggere: “Storia terrena, infernale e celeste di una marionetta”, è dunque una sorta di epica di una marionetta che passa attraverso vari momenti o avventure.

Fuggito di casa su un autobus, Bilobab trova per caso la sua  dolce metà, Lorisusi (è una donna, o solamente un faro?) “in gonnellina e zainetto” (p. 11), ma quell’incontro fortuito genera un evento destabilizzante e inspiegabile dal quale lo stesso personaggio ne esce mutato, non più una persona ma una marionetta: “Io, qui, annullato nel viaggio/ sono il viandante e la verga del santo: io, allora, mi addoloro dell’umana sapienza:/ nulla so, neanche che il dolore è male” (p. 16). Bilobab ci appare a partire da questo momento come un essere debole, pieno di domande e privo di risposte, che si interroga, che non comprende. Questa mancanza di comprensione che gli causa ulteriore sofferenza e pessimismo lo conduce ad appellarsi al Tempio, per conoscere la sua colpa.

Massimo Conese utilizza nel libro vari riferimenti alla letteratura germanica e nordica (la saga di Sigfrido, le gesta dei Volsunghi, l’Edda di Snorri Sturlson, ma anche quella greca (Minosse e il Minotauro, i Proci) e l’intera storia può essere vista come simbolo di Armageddon, di fine cosmica e di rigenerazione con le sue implicazioni alla primordiale Creazione nel giardino dell’Eden (cosmologia cristiana) o del Vahalalla (cosmologia germanico-pagana). A tutto questo si unisce una continua ricerca sull’essere, sul perché siamo ciò che siamo ossia perché il mondo, quel Caos indistinto e imperscrutabile, a un certo punto ha fatto le sue scelte, contraddistinguendo ciò che oggi è: “Il nostro cervello funziona per archetipi/ siamo noi che ostiniamo a chiamarci homo sapiens./ Ma oserò chiedermi di chi è la colpa/ di non esser nati ginestre?” (p. 28).

Conese ci accompagna a braccetto in un mondo complesso, a tratti visionario a tratti estremamente descrittivo, facendoci respirare cosmologie diverse tutte però accomunate da alcuni tratti distintivi. Incontriamo Beatrice, la donna di Dante, ma anche Pandora e Crimilde, solo per citare alcuni personaggi. La scrittura rifiuta il dogmatismo e il didatticismo per offrirsi al lettore, invece, come un mosaico congiunto di pensieri ontologici differenti.

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Collaboratore di Limina Mentis Editore

 

11/08/2012

 

Chi è l’autore?

Massimo Conese (Bari, 1961) è laureato in Medicina ed è professore associato in Patologia Generale presso l’università di Foggia. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie: Il sogno dell’isola (Bari, Edizioni La Vallisa, 1991), Xenografia (Bari, Edizioni La Vallisa, 1994), Il libro delle visioni (Milano, Edizioni Laboratorio delle Arti, 1996), Ur (Faloppio, LietoColle, 2006), Poemi lustrali in prosa (Bari, Levante Editori, 2007). Si è occupato di traduzioni di fiabe e leggende, editate nella pubblicazione di due volumi per le Edizioni Besa: Fiabe e Leggende Norvegesi (2001), Fiabe e Leggende Irlandesi (2004). Sue poesie sono state pubblicate sulle riviste “La Vallisa” (Bari), il “Monte Analogo” (Milano) e “La Mosca di Milano” (Milano).

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Il valzer delle ombre al lume della lanterna” di Giuseppe Guddemi, recensione di Lorenzo Spurio

Il valzer delle ombre al lume della lanterna

di Giuseppe Guddemi

con introduzione di Margherita Ingoglia e prefazione di Orazio Labbate

Limina Mentis Editore, Villsanta (MB), 2011 – Collana: Ardeur

ISBN: 978-88-95881-41-6

Numero di pagine: 45

Costo: 10 €

Recensione a cura di Lorenzo Spurio – Collaboratore di Limina Mentis Editore

                                                                                                                                                                                

Accediamo a questo libricino di liriche in maniera soave, trovandoci catapultati di punto in bianco in un mondo difficile da comprendere nella sua interezza. E’ evidente l’apporto di una componente onirica che permette a Giuseppe Guddemi di spaziare tra i temi che sono presenti nella silloge. Il tutto è reso ulteriormente piacevole da una serie di immagini che corredano la silloge. In alcuni casi sono foto che richiamano la lirica alla quale sono appaiate, come in “Naufrago” dove vediamo un mare dove si disegnano cerchi concentrici segno, forse, che qualcosa è caduto nell’acqua, in altri casi la relazione foto-testo la trovo più difficile da spiegare come ad esempio in “Sulla soglia sdrucciolevole di un istante nichilista” dove nella foto, che utilizza una scala monocromatica del blu, vediamo la parte bassa di un volto di donna che tiene la mano –nella quale figura un crocefisso- appoggiata al mento.  Forse il collegamento andrebbe visto in quelle “languide carezze […] si consacrano alle ombre della notte” (p. 25).

La poesia di Guddemi non è di impianto realista e, pur caratterizzandosi per una concreta materialità (c’è una continua attenzione per i materiali), scivola via in ambiti più propriamente intimistici quali l’esistenzialismo o addirittura l’ontologia, la ricerca sul sé. Ma come ricorda Margherita Ingoglia nell’interessante introduzione al libro, “la magia della poesia è guardare oltre il significato apparente della parole” (p. 7). Ed è questo che Guddemi fa, in maniera spontanea, quasi inconsapevole. Quello che potrebbe sembrare a una prima vista una meticolosa ricerca delle parole, della strutturazione dei versi,  quasi da sfiorare il rigorismo, in realtà è espressione libera e irrazionale del poeta.

E’ un percorso interessante il suo nel quale il lettore scopre pagina dopo pagina, suggestioni e considerazioni sempre diverse. E’ una poesia imprevedibile e sfuggente, è una poesia “elettrica” per la ricca aggettivizzazione, ma è anche una poesia cupa e critica.

Centrale è nella silloge il tema della luce o del buio e nella poesia di apertura, “Dissolvenze”, l’uomo è investito da una serie di atteggiamenti (inseguire, dissolvere, sfuggire, raggiungere) che richiamano appunto i movimenti solari. Fra i vari componimenti fanno capolino tematiche chiaramente autobiografiche come il “ricordo crudele di lame affilate” (p.19), manifestazione di una memoria difficile che ancora nel presente causa dolore, la continua ricerca di un senso nel nostro vivere (“tenendo tra le mani/ punti vuoti di domanda”, p. 23), l’antinomia tra corporeo e incorporeo, tra reale e aldilà: “Dentro il mio cono d’ombra persi la consistenza. Non ebbi corpo. Non ebbi nome” (p. 31), l’atavico dilemma sul destino dell’uomo –sintomo, forse, della grande coscienza della finitezza del genere umano e anche una paura della morte-: “E adesso che il passato è già passato/ mi chiedo se domani sarà un giorno che è già stato/ mi chiedo se il cammino è stato preso/ o se dovrò percorrerlo all’indietro” (p. 35). Questi versi ci fanno pensare alle considerazioni di Sant’Agostino sul tempo, il quale concludeva, dopo una lunga dissertazione filosofica, che esiste un unico tempo: «Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa» (in Le Confessioni, Libro XI).

La lirica che chiude la raccolta, la stessa che dà il titolo al libro è pervasa di un gioco di fioche luci, “al lume della lanterna” appunto imbevuta di un’atmosfera cupa e addirittura surreale in quegli “orologi gotici sciolti” (p. 44) che tanto ricordano gli orologi deformati di Salvador Dalí.

 

 

Chi è l’autore?

Giuseppe Guddemi è nato a Palermo nel 1986, città che rimarrà a lui molto cara. Nel 2005 ha conseguito la maturità classica presso il Liceo Sperimentale Statale “F. Crispi” di Ribera (AG). Durante il periodo liceale ha partecipato al progetto scolastico “immaginario” (2005) che dà concretamente avvio “all’avvincente ricerca di un sé qualunque come un viandante verso l’oltre”, attraverso la scrittura. Tra le altre partecipazioni letterarie si ricorda la pubblicazione della lirica “Nel sogno” nell’Antologia “Poesia onirica” (2010), Estro-Verso Edizioni. Attualmente segue gli studi di Giurisprudenza presso l’università Statale degli Studi di Palermo, ove vive.

 

 Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Collaboratore di Limina Mentis Editore

 

09/08/2012

 

 E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Intervista a Donata Porcu, autrice di “Questo foglio sottile di vita”, a cura di Lorenzo Spurio

 Intervista a Donata Porcu
Questo foglio sottile di vita
Lettere animate 2012

 

a cura di Lorenzo Spurio

Blog Letteratura e Cultura

 

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

DP: Non sono solita spiegare i titoli delle mie poesie o delle mie opere, non mi piace…preferisco che chi legge interpreti da solo, ma in questo caso sento di poter dare una indicazione: in una sua bella recensione, Lorenzo Spurio ha fornito una preziosa quanto indovinata interpretazione di quanto ho desiderato dire col mio titolo ( che è poi anche il titolo di una poesia contenuta nella silloge)

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

DP: Credo di non aver mai negato il carattere autobiografico dei miei versi, perché ritengo  risulti evidente; mi chiedi quanto ci sia di autobiografico e non posso che risponderti : tutto. Scrivere è il mio modo preferenziale di esprimermi ed è stato fin da ragazzina il modo per sciogliere e liberarmi di nodi interiori troppo stretti. Penso che sia assolutamente un modo efficace (anche se non semplice) per parlare di se stessi, sempre che gli ascoltatori siano attenti; non so quanto sia efficace per parlare degli altri, io credo si finisca alla fin fine sempre per parlare di se stessi attraverso gli altri… o forse lo si può fare, ma solo se si tratta di “altri” che abbiamo avuto modo di vivere empaticamente

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

DP: ti confesso che la domanda mi fa sorridere, per il fatto che non saprei da dove cominciare nel risponderti: io sono sempre stata e sono tuttora, una lettrice vorace e molto disordinata: Mi piacciono prosa e poesia e confesso che mi piace quasi tutto! Amo molto i classici sia in poesia che in prosa, italiani e stranieri, mi entusiasmo sui nostri grandi ma non disdegno la produzione più moderna e quella minore. Mi rilassa e mi appassiona la lettura di romanzi fantasy. Tralasciando i grandi nomi della nostra letteratura, che do per scontati, il primo nome che sento di farti è Dostoeskij per quanto riguarda la prosa; la poesia è un florilegio di nomi…Ungaretti, Neruda, la nostra Merini… Per farla breve, se escludiamo gialli, polizieschi e romanzi sentimentali…leggo tutto con passione.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

DP: Non è difficile, ho subito la risposta per te: è senza dubbio L’Idiota di Dostoesskij, il motivo sta sicuramente nella tematica, nella profondità dell’interrogativo che sottende al romanzo e soprattutto nel fatto che l’ho letto e riletto e ancora non mi annoia.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

DP: temo di non saperti rispondere, aspetto ancora qualcuno che sappia darmi la risposta, ammesso che sia possibile catalogarmi in un qualche modo, questo per quanto riguarda gli autori che hanno contribuito a formare il mio stile, quanto agli autori preferiti, ho già fatto qualche nome prima: accanto ai grandi classici della poesia di tutti i tempi, mi sento molto vicina a Neruda e alla Merini.

 LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?

DP: Nel 2011 è uscito il mio primo libro “Dell’amore resta solo l’amore”, una silloge di poesie a tema amoroso (inteso nel senso più ampio del termine). In questo 2012 invece ha visto la luce “Questo foglio sottile di vita”, una silloge di poesie suddivisa in tre sezioni, a tema vario. In entrambe le raccolte confluiscono i versi scritti in tutti questi anni, oltre ovviamente alle ultime produzioni.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

DP: Solitamente scrivo da sola, ma sono sempre disponibile ad ogni esperimento; da poco ho scritto a quattro mani  con Antonella Ronzulli, una poesia pubblicata sul suo ultimo libro “Attimi: il puzzle della vita” (Lettere Animate 2012). Ritengo che scrivere a quattro mani sia una bella esperienza, ma occorre farlo con le persone giuste: ci vuole stima, empatia e per quanto mi riguarda affetto.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

DP: Sicuramente non a lettori frettolosi o superficiali; non è importante quanti leggeranno i miei libri, ma è importante che coloro che lo fanno sappiano penetrare le parole e le emozioni: chi possiede un mio libro possiede un pezzetto della mia anima…chiedo che le mie parole non siano vane.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

DP: Un marasma, un bombardamento di proposte, un universo in cui si rischia pericolosamente di perdersi: occorre essere avveduti e avere anche quel pizzico di fortuna che consenta di non cascare in mani sbagliate. Io ho pubblicato la mia seconda opera con Lettere Animate, una casa editrice molto giovane ma che sta lavorando molto bene; posso dirti che mi trovo benissimo: hanno creduto in me e mi sostengono, mi hanno aiutato e mi aiutano nel farmi conoscere e sono sempre presenti. La precedente esperienza mi aveva un po’ scottata: oltre alle spesa considerevole, mi ha lascito perplessa l’abbandono in cui mi sono trovata…ma andiamo oltre.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

DP: Credo che ogni occasione di confronto, e le cose che tu citi in quanto tali, siano utili alla formazione di uno scrittore. Io personalmente confesso di essere troppo pigra per parteciparvi: segno ogni data e mi propongo assolutamente ogni volta di rientrare nei tempi … dopodiché aspetto che scada il termine!

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

DP: Come ti dicevo sopra è molto importante, ed è un confronto che può attuarsi sempre, attraverso l’amicizia e la solidarietà tra autori; io credo ancora nella possibile mancanza di invidie e giochini di potere: ognuno di noi è unico e c’è posto per tutti.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

DP: Penso che la risposta debba variare a seconda della consapevolezza o meno di questa azione; personalmente credo che in realtà le cose da dire sia sempre le stesse e ciascuno di noi si sforza di dirle come meglio gli pare. Per lo più, però, la cultura ben assimilata fa si che questo meccanismo risulti spesso assolutamente inconsapevole: ciò che leggiamo diventa talmente nostro che quando lo restituiamo al nostro lettore siamo convinti di dire cosa nuova.

 

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Blog Letteratura e Cultura

 

 09/08/2012

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE INTERVISTA IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Leporis” di Meth Sambiase, recensione di Lorenzo Spurio

Leporis
di Meth Sambiase
con prefazione di Daniela Cattani-Rusich
Limina Mentis Editore, Villasanta (MB), 2011
Collana: Arduer
ISBN: 978-88-95881-50-8
Pagine: 40
Costo: 8 €
 
Recensione a cura di Lorenzo Spurio
Collaboratore di Limina Mentis Editore
 
 
Neppure la memoria
ha  distanza
tutto può essere segnato (p. 23)
 
 

Che cosa è questo libricino? Una raccolta di pensieri, una serie di frammenti monotematici, una poesia a carattere incalzante e narrativo, un poemetto, una plaquette – come la definisce Daniela Cattani-Rusich nella nota di prefazione. Dal francese, “plaquette” può esser tradotto come ‘opuscolo’, ‘piccola pubblicazione’, ‘pamphlet’.

E’ evidente nel corso delle varie liriche che contengono questa silloge – che si susseguono l’una all’altra senza un titolo, quasi a significare che si tratti di una sorta di poemetto- quale sia il tema da cui tutto muove. In realtà non è un vero tema, è una immagine, quella della lepre, animale selvatico appartenente alla stessa famiglia del coniglio che si caratterizza per la sua grande velocità. Ma se pensiamo al celebre Lewis Carroll non possiamo neppure dimenticare il Leprotto Marzolino, personaggio quanto mai strambo sul quale venne appunto coniato il detto “mad as a march hare” (pazzo come un leprotto marzolino).

La lepre dunque viene impiegata da Meth Sambiase come espressione primigenia e incontaminata della natura –è, infatti, un animale che non si alleva- ma forse anche perché espressione di incongruità (Carroll). A queste accezioni ne aggiungerei un’altra che fa riferimento a un proverbio spagnolo che dice: “cuando menos esperas, salta la liebre” (quando meno te lo aspetti, ecco che fuoriesce la lepre). La lepre è dunque manifestazione dell’imprevisto e allo stesso tempo fonte di stupore per chi se la trova davanti. Proprio come avviene leggendo questo libro.

 Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Collaboratore di Limina Mentis Editore

Chi è l’autrice?

Simonetta Sambiase, in arte Meth Sambiase, nel 2011 ha vinto il Woman in Art, sezione poesia, con presidente di giuria Milo De Angelis. Ha pubblicato due libri di poesie: Tempo inaspettato e Una Clessidra di grazia, edizioni Rupe Mutevole. E’ presente in varie antologie tra cui quelle edite da Aletti, Edizioni Rei e Samperi Editore.

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Questo foglio sottile di vita” di Donata Porcu, recensione di Lorenzo Spurio

Questo foglio sottile di vita
di Donata Porcu
prefazione di Antonella Ronzulli
Lettere Animate, Martina Franca (Ta), 2012
Collana: Phoetica
ISBN: 978-88-97801-01-6
Numero di pagine: 55
Costo: 8 €
 
 
Recensione a cura di Lorenzo Spurio
 
 
Vorrei incontrarti un giorno
dove il tempo non conosce limiti
a metà del faticoso cammino
perché non esiste un percorso compiuto.
(in “Attesa”, p. 18)
 
 

Ho avuto l’occasione e il piacere di “sperimentare” da vicino questo libro che, pur essendo abbastanza fino,  è ricchissimo di contenuto, durante la sua presentazione che si è svolta a Firenze sabato scorso. In quell’occasione ho conosciuto così l’autrice, Donata Porcu, una donna semplice, spontanea ed estremamente contenta –non solo di questa sua fatica letteraria, ma della vita in generale-. Dopo il suo esordio poetico con la silloge Dell’amore restato solo l’amore (Rupe Mutevole, 2011), Donata Porcu torna con Questo foglio sottile di vita, edito da Lettere Animate. Il titolo apparentemente discorsivo e poco stringato ci dà numerose informazioni: la vita è un foglio bianco da scrivere, siamo noi a scrivere su questo foglio, ma allo stesso tempo sono anche gli altri, l’ambiente che ci circonda, sicché il prodotto finale non è che un manoscritto a più mani, dettato cioè da più fattori. Ma non è solo questo. Quel foglio a cui Donata Porcu fa riferimento – la vita, appunto- non può essere che sottile. L’esistenza del singolo, infatti, non è che una piccolissima componente dell’universale ed è per questo ‘sottile’, ma lo è anche perché la vita è un percorso accidentato e quasi mai rettilineo. La sottigliezza sta nella difficoltà, nella precarietà, nell’incessante scorrere del tempo.

Leggendo le poesie che compongono questo libricino, ci si rende conto da subito che la poetica di Donata Porcu parte da cose semplici e comuni che, però, utilizza come elementi per poter riflettere e argomentare. Molte di esse sono strettamente legate a un passato vissuto in maniera dolorosa – come le liriche ispirate e dedicate alla sorellina morta in tenerissima età- in altre, invece, si ravvisa una innocenza e ingenuità infantile ormai andata e impossibile da ritrovare come in “Samuele”, dedicata al suo gattino.

Donata Porcu è una donna estremamente legata alla sua terra d’origine, alla Sardegna, anche se nella silloge non vi sono espressi riferimenti alla toponomastica di quella regione e neppure espressioni nel dialetto della zona, ma la sua terra natale si respira attraverso i colori, gli odori, le piante che contornano le sue liriche. Antonella Ronzulli, direttrice di collana, osserva nella prefazione all’opera: “Dirompente è il forte legame che ha con la terra, il mare, la sabbia con i suoni, profumi e colori, lei non vive l’ambiente, lei ne è parte; così come il suo amore per gli animali, la conduce a considerarli parte integrante della sua vita” (p. 11). Ed espressione di questo è in maniera evidente la lirica che apre la raccolta dal titolo “Terra” nella quale leggiamo: “Tutto il mondo è la mia terra/ […] Il mio cuore è la mia terra” (p. 12) a significare, forse, che si può essere lontani dalla terra d’origine, ma portarla comunque sempre nel proprio cuore. Ma anche quando la terra non viene evocata come “luogo d’origine”, Donata Porcu si riferisce ad essa come sostrato vitale, come entità materiale del nostro vivere nella quale è possibile riscontrare la creazione, la vita, la rinascita: “Ho baciato la terra umida di pioggia” (p. 21). C’è sempre una grande attenzione nelle sue liriche nei confronti della terra, della Terra, della Madre Terra.

Quando Donata Porcu non parla di terra, si riferisce, invece, all’altra grande entità terrestre: l’acqua, nella forma del mare. E’ noto che gli isolani hanno un rapporto tutto diverso nei confronti dei concetti di terraferma e di mare e Donata Porcu esplica il suo amore nei confronti del mare, come universo ricco di suoni, suggestioni, e di sensazioni donate. Affascinante il carosello di colori, odori e profumi che riusciamo a respirare leggendo le varie liriche di questo libro. Donata Porcu ci regala così un quadretto vivido e sensoriale del suo sentirsi “anima sarda”: “Ti stringerò sul cuore/ pensando alla mia terra,/ la mia terra piena di polvere/ e di una vita immensa” (p. 38).

 

 

Chi è l’autrice?

Donata Porcu (Cagliari, 1965) è fortemente attratta dalla poesia e dalla narrativa. Già a nove anni si esercita coi primi versi, a tredici decide che scrivere è il suo interesse primario. Si laurea in materie letterarie a Padova, ma il suo forte legame con la Sardegna la riporta alle origini. Attualmente studia Scienza della Formazione Primaria. Vive e lavora a Quartu S. Elena. Nel febbraio del 2011 ha pubblicato il suo primo libro, Dell’amore resta solo l’amore, silloge di poesie edita da Rupe Mutevole.

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Blog Letteratura e Cultura

 01/08/2012

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Intervista a Ivan Pozzoni, a cura di Lorenzo Spurio

 Intervista a Ivan Pozzoni
Autore di “Mostri”
Limina mentis, Villasanta, 2009,
ISBN: 9788895881126

 

a cura di Lorenzo Spurio

Blog Letteratura e Cultura

  

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

IP: Con Mostri cerco di dare soluzione concreta alle difficoltà esistenziali dell’artista, definendone il ruolo sociale e muovendo dalla chiave narrativa della nozione ambigua (vagueness) di «mostruosità»: a] mostruosità terrorizzante (attività di creazione di dolore) da mostro/1 (attore di dolore), volta ad eternare i nessi di dominanza/ controllo esistenti, mediante discriminazione, e b] mostruosità terrorizzata (attività di sottomissione al dolore) da mostro/2 (vittima di dolore), destinata a mantenere, senza reazione, i nessi di dominanza/ controllo, mediante «marginalizzazione». Ognuno di noi, in fondo, nel senso etimologico del termine (monere) è mostro, un «[…] avvertimento della volontà degli dei […]», come registra Festo.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

IP: Non esiste niente di non auto-biografico: tutto ciò che facciamo, e scrivere è un fare (poiein), è auto-biografia. Ogni forma di atto culturale / artistico ha, tra i suoi fondamenti, il contesto auto-biografico dell’autore dell’atto. Essendo autopsia, l’arte non riesce mai ad essere anti-auto-biografica.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

IP: Ogni mio tentativo di «parossisticizzazione» della mass culture è attivato col mezzo formale, cinico, di un barocchismo decostruzionista, con un occhio rivolto a Luis de Góngora y Argote, fatto di calembour, ironie, facezie, cadute di stile, abbassamenti di registro, sulla stessa strada dell’insurrezionalismo scanzonato, mai aristocratico, di un Cecco Angiolieri, di un Burchiello, di un Villon, e dell’umorismo medioevale o novecentesco (riviste); al di là di anacronistici riferimenti a Marx e marxismi, miei riferimenti culturali, nell’ostinato tentativo di dare un senso, vivente, alla vuota nozione moderna di «democrazia», sono i francesi (Deleuze – Foucault – Lyotard – Derrida – Guattari – Artaud – Bataille – Barthes), Badiou e Debord, i sociologi (da Bauman a Sennet), oltre all’impianto metodologico della filosofia analitica americana.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

IP: Leggo moltissimo: fisiologicamente sono costretto a dimenticare quasi tutto, trattenendo in me alcune influenze inconsce. Di norma, amo ciò che, al momento, sto studiando. Poi me ne dimentico, e amo altro. L’amore non ha confini.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

IP: Non ho uno stile. Più che uno stile, ho uno stílo, con cui incido versi/frasi nelle carni e nella roccia.

LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?

IP: La zattera della mia iniziativa artistica, intesa come «non-poesia» e come nuova forma di resistenza etica / estetica interessata a combattere vecchie e nuove forme di dominanza, naviga sulle distese marine della «liquidità» tardo-moderna, muovendosi nei limiti di una weltanschauung artistica totalmente democratica e attenta a sollecitare, nella vita di ogni uomo / artista, la fabbricazione di sistemi di valore idonei a rifondare un dialegesthai comune; l’atto stesso di scrivere versi sottende, in me, una cartografia razionale molto articolata, mai distaccata dalla ulteriore mia attività di storiografia filosofica e letteraria e basata sull’introduzione di una serie di tre cicli metodologici (poetica storiografica – poetica teoretica – poetica sociologica):

1] Poetica storiografica: a] Underground: storiografia in versi del romanticismo; b] Riserva Indiana: storiografia in versi del simbolismo; c] Versi Introversi: storiografia in versi dell’ermetismo; d] Mostri: storiografia in versi del realismo; e] Galata morente: storiografia in versi del post-modernismo.

2] Poetica teoretica: a] Lame da rasoi: teoresi della disintegrazione; b] Carmina non dant damen: teoresi della flessibilità; c] Scarti di magazzino (in uscita 2013): teoresi dell’emarginazione.

3] Poetica sociologica (antologie): a] Retroguardie: sociologia della sconfitta artistica; b] Demokratika: sociologia della democrazia lirica; c] Triumvirati: sociologia della costruzione di interazioni comunitarie;  d] Tutti tranne te!: sociologia dell’esclusione; e] Frammenti ossei: sociologia della frammentarietà; f] Labyrinthi (seriale): manuale sociografico su voci nuove e/o marginali.

La storia della filosofia, dell’etica e del diritto sono un’altra cosa, un’altra storia.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

IP: Penso che sia estremamente difficile scrivere a quattro mani. Se avessi quattro mani, in ogni caso, con due scriverei, con le altre due avrei l’opportunità di grattarmi, esplorare oggetti, fare altre cose istruttive.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

IP: Il lettore non esiste. Nessuno legge davvero «poesia», se non è costretto a farlo.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

IP: Litigo, con affetto.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

IP: Odio ogni forma di concorrenza: la cultura è un processo collaborativo (coi morti), mai agonistico; detesto readings e premiazioni, mezzi consumistici costruiti ai fini di solleticare il narcisismo dell’autore tardo-moderno. L’artigiano non ha bisogno di corsi e concorsi: vive su corsi e ricorsi.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

IP: È importante, sopratutto, mantenere rapporti con le altre autrici.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

IP: Non ne ho idea. Difficilmente leggo «poesia». Mi annoia da morire.

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

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“Per una strada” di Emanuele Marcuccio, recensione a cura di Anna Maria Folchini-Stabile

Per una strada
di Emanuele Marcuccio
SBC Edizioni, Ravenna, 2009, pp. 100
ISBN: 978-88-6347-031-4
Genere: Poesia
Prezzo: 12,00 €
 
Recensione a cura di Anna Maria Folchini Stabile
 

Perché i poeti scrivono poesia?

La risposta per Emanuele Marcuccio è una soltanto: “La poesia è la forma verbale più profonda che possa esistere per esprimere i più reconditi sentimenti umani”.

La poesia, quindi, è immaginazione, trasfigurazione ed emozione che passa dal cuore del poeta alla mente e al cuore del lettore che sa mettersi in ascolto, disposto a partecipare a quel miracolo grande che è la comunicazione poetica.

Con questo spirito ho sfogliato le pagine di questa raccolta di versi, pronta a cogliere sfumature, percepire messaggi appena sussurrati, attenta alle parole e al loro significato, ben sicura che un poeta sceglie i vocaboli con l’intento di lasciare un messaggio suo – solo suo – a chi lo legge, essendo ben conscio di aver scelto di farlo.

Ecco, allora, che mi colpisce, innanzitutto, una prima ammissione nella Prefazione scritta dall’Autore stesso. “Per una strada” (pag. 77), le tre parole scelte per dare il titolo alla raccolta, ritornano ad una delle poesie da lui composte, scritta sullo scontrino di una spesa effettuata e ispirato da quanto vede intorno a lui: gli Uomini, tutti insieme, fianco a fianco, percorrono la strada della vita che affratella e pone in relazione pur senza sapere, senza comprendere, senza averne piena coscienza.

Tutti gli esseri umani sono in cammino e questa idea è di frequente sullo sfondo delle liriche di Emanuele Marcuccio che descrive il peregrinare, spesso inutile e forse vano, alla ricerca di una meta. Ecco perché nelle sue liriche “Il viandante” e “Ulisse” (pag.17), scritte nel 1990, il Poeta parla di “immemore errare” e di vita e saggezza che sfuggono a chi pensa di impostare l’esistenza solo sulla razionalità “rude”.

Nel corso di circa quindici anni il Poeta si sofferma sui temi caldi che percorrono la vita di quegli anni e registra gli avvenimenti accompagnandoli col grido civile del dolore, del rammarico, dell’afflizione. Così documenta la Strage di Capaci (pagg. 33-34 “Urlo”), la guerra di Bosnia (pag. 61  “Massacro”), le vicende d’Albania (pag.73 “Albania”), il dramma di chi fugge da terre devastate dall’odio e dalla guerra in cerca di salvezza, di futuro e di pace ( pag. 92 “Per i rifugiati”). Il nostro Autore registra gli avvenimenti nella sua coscienza di uomo e si lascia commuovere dalle vicende di cui è testimone: immerso nella storia, supera il momento della cronaca e diventa presente e responsabile. Le vicende assumono significato, l’Uomo ricorda e tramanda accompagnando le vicende con il suo sentimento partecipato (“Dolore immenso e aspro / dolore orrendo negl’occhi / […] ricordiamo i passati lutti, / giammai dimenticati, […]).

Il conforto dalle tristezze della vita quotidiana gli viene dal rifugio nello studio e nell’approfondimento culturale che accompagna la sua crescita personale e spirituale. Nasce così un colloquio continuo con i Padri della conoscenza e dell’Arte, personaggi letterari e artistici di ogni tempo rivisitati e ritrovati, come in una galleria dedicata ai quadri degli antenati che parlano al suo cuore e ispirano i suoi versi. Così, per esempio, succede grazie alle poesie “Alla Gioconda
(pag. 30), “A Vittorio Alfieri” (pag. 35), “Nausicaa” (pag. 37), “Amleto” ( pag 54), “Parsifal” (pag.55), “Annibale” ( pag.56), “Seneca” ( pag. 57).

Non mancano anche riflessioni sui grandi poeti, quali Dante (pagg. 52-53) e Leopardi (pag. 43), e l’omaggio sentito allo scrittore Sciascia, (pag. 62 “A Leonardo Sciascia”), coscienza del nostro Novecento.

Affiancano le liriche colte i versi dedicati agli affetti personali, al sentimento d’amore che placa gli affanni quotidiani ed è approdo sicuro per il Poeta che sa ritrovarsi Uomo nella pienezza del suo sentire e nella capacità di riconoscere chi sa camminare con lui nelle strade della vita.

Più serene le liriche che chiudono la raccolta, più legate ai sentimenti intimi e profondi come le liriche “Canto d’amore” (pag, 89) e “Come un sogno” (pag. 91). Colpiscono i versi di quest’ultima poesia che testimoniano la serenità conquistata che lo avvolge: “[…] il mio andare disperso / si placa, e non chiedo nulla: / trovo alfin la pace, / la pace serena dei tuoi occhi.”, perché, dice Emanuele Marcuccio, chiudendo questo suo decennale cammino spirituale, la vita va apprezzata con serenità e tranquillità: “[…] Non affrettarti, non affannarti: / prendi la vita come viene, / e non curarti dell’avvenire, / prendi tutto con calma / e alla tua meta giungerai, / e sarai ancora te stesso.”
(pag. 98 “Affollamento e inutili affanni”).

Si può vivere, quindi, e si può essere Uomini. Il passo della vita può essere lungo tanto da non affannare il respiro, perché basta darsi il tempo e concedersi a se stessi.

 

Anna Maria Folchini Stabile

(scrittrice e poetessa).

Angera (Va), 23 luglio 2012.

 

 

Chi è l’autore?

Emanuele Marcuccio (Palermo 1974) è poeta, aforista e curatore editoriale. Ha pubblicato: Per una strada (2009, silloge di poesie), Pensieri minimi e massime (2012, silloge di aforismi). Dal 2010 collabora con una casa editrice per la scoperta di nuovi talenti poetici, tra giugno 2010 e luglio 2011 ha presentato tre autori, riuscendo così a curare la pubblicazione di tre libri di poesie e, dal 2011 è consigliere onorario del sito “poesiaevita.com”, che promuove anche una sezione editoriale ospitante le collane di opere da lui curate. Ha curato prefazioni a sillogi poetiche e varie interviste ad autori esordienti ed emergenti su blog letterari (Donatella Calzari, Marco Nuzzo, Maristella Angeli, Gianni Mauro ed altri). È collaboratore della rivista on-line di letteratura Euterpe. È stato membro di giuria nella prima edizione del concorso nazionale di poesia “L’arte in versi” (2012). È presente su blog, siti e forum letterari, tra cui “Literary”, con una scheda bio-bibliografica nell’Atlante letterario italiano. Ha in programma la pubblicazione di una seconda silloge di poesie. Dal 1990 sta scrivendo un dramma epico in versi liberi, ambientato al tempo della colonizzazione dell’Islanda, di argomento storico-fantastico.

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