Intervista a Ivan Pozzoni, a cura di Lorenzo Spurio

 Intervista a Ivan Pozzoni
Autore di “Mostri”
Limina mentis, Villasanta, 2009,
ISBN: 9788895881126

 

a cura di Lorenzo Spurio

Blog Letteratura e Cultura

  

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua ultima opera pubblicata?

IP: Con Mostri cerco di dare soluzione concreta alle difficoltà esistenziali dell’artista, definendone il ruolo sociale e muovendo dalla chiave narrativa della nozione ambigua (vagueness) di «mostruosità»: a] mostruosità terrorizzante (attività di creazione di dolore) da mostro/1 (attore di dolore), volta ad eternare i nessi di dominanza/ controllo esistenti, mediante discriminazione, e b] mostruosità terrorizzata (attività di sottomissione al dolore) da mostro/2 (vittima di dolore), destinata a mantenere, senza reazione, i nessi di dominanza/ controllo, mediante «marginalizzazione». Ognuno di noi, in fondo, nel senso etimologico del termine (monere) è mostro, un «[…] avvertimento della volontà degli dei […]», come registra Festo.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

IP: Non esiste niente di non auto-biografico: tutto ciò che facciamo, e scrivere è un fare (poiein), è auto-biografia. Ogni forma di atto culturale / artistico ha, tra i suoi fondamenti, il contesto auto-biografico dell’autore dell’atto. Essendo autopsia, l’arte non riesce mai ad essere anti-auto-biografica.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

IP: Ogni mio tentativo di «parossisticizzazione» della mass culture è attivato col mezzo formale, cinico, di un barocchismo decostruzionista, con un occhio rivolto a Luis de Góngora y Argote, fatto di calembour, ironie, facezie, cadute di stile, abbassamenti di registro, sulla stessa strada dell’insurrezionalismo scanzonato, mai aristocratico, di un Cecco Angiolieri, di un Burchiello, di un Villon, e dell’umorismo medioevale o novecentesco (riviste); al di là di anacronistici riferimenti a Marx e marxismi, miei riferimenti culturali, nell’ostinato tentativo di dare un senso, vivente, alla vuota nozione moderna di «democrazia», sono i francesi (Deleuze – Foucault – Lyotard – Derrida – Guattari – Artaud – Bataille – Barthes), Badiou e Debord, i sociologi (da Bauman a Sennet), oltre all’impianto metodologico della filosofia analitica americana.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

IP: Leggo moltissimo: fisiologicamente sono costretto a dimenticare quasi tutto, trattenendo in me alcune influenze inconsce. Di norma, amo ciò che, al momento, sto studiando. Poi me ne dimentico, e amo altro. L’amore non ha confini.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

IP: Non ho uno stile. Più che uno stile, ho uno stílo, con cui incido versi/frasi nelle carni e nella roccia.

LS: Quali libri hai pubblicato? Puoi parlarcene brevemente?

IP: La zattera della mia iniziativa artistica, intesa come «non-poesia» e come nuova forma di resistenza etica / estetica interessata a combattere vecchie e nuove forme di dominanza, naviga sulle distese marine della «liquidità» tardo-moderna, muovendosi nei limiti di una weltanschauung artistica totalmente democratica e attenta a sollecitare, nella vita di ogni uomo / artista, la fabbricazione di sistemi di valore idonei a rifondare un dialegesthai comune; l’atto stesso di scrivere versi sottende, in me, una cartografia razionale molto articolata, mai distaccata dalla ulteriore mia attività di storiografia filosofica e letteraria e basata sull’introduzione di una serie di tre cicli metodologici (poetica storiografica – poetica teoretica – poetica sociologica):

1] Poetica storiografica: a] Underground: storiografia in versi del romanticismo; b] Riserva Indiana: storiografia in versi del simbolismo; c] Versi Introversi: storiografia in versi dell’ermetismo; d] Mostri: storiografia in versi del realismo; e] Galata morente: storiografia in versi del post-modernismo.

2] Poetica teoretica: a] Lame da rasoi: teoresi della disintegrazione; b] Carmina non dant damen: teoresi della flessibilità; c] Scarti di magazzino (in uscita 2013): teoresi dell’emarginazione.

3] Poetica sociologica (antologie): a] Retroguardie: sociologia della sconfitta artistica; b] Demokratika: sociologia della democrazia lirica; c] Triumvirati: sociologia della costruzione di interazioni comunitarie;  d] Tutti tranne te!: sociologia dell’esclusione; e] Frammenti ossei: sociologia della frammentarietà; f] Labyrinthi (seriale): manuale sociografico su voci nuove e/o marginali.

La storia della filosofia, dell’etica e del diritto sono un’altra cosa, un’altra storia.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

IP: Penso che sia estremamente difficile scrivere a quattro mani. Se avessi quattro mani, in ogni caso, con due scriverei, con le altre due avrei l’opportunità di grattarmi, esplorare oggetti, fare altre cose istruttive.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

IP: Il lettore non esiste. Nessuno legge davvero «poesia», se non è costretto a farlo.

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

IP: Litigo, con affetto.

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

IP: Odio ogni forma di concorrenza: la cultura è un processo collaborativo (coi morti), mai agonistico; detesto readings e premiazioni, mezzi consumistici costruiti ai fini di solleticare il narcisismo dell’autore tardo-moderno. L’artigiano non ha bisogno di corsi e concorsi: vive su corsi e ricorsi.

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

IP: È importante, sopratutto, mantenere rapporti con le altre autrici.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

IP: Non ne ho idea. Difficilmente leggo «poesia». Mi annoia da morire.

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Blog Letteratura e Cultura

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