“Io sono soltanto un granello di sabbia” di Anna Scarpetta, recensione di Lorenzo Spurio

Io sono soltanto un granello di sabbia
di Anna Scarpetta
con prefazione di Gianni Ianuale
Liberia Editrice Urso, 2013
Numero di pagine: 55
ISBN: 9788898381319
Costo: 9,50 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

  

216Devo confessare che per poter eseguire un’analisi appropriata ed attenta di questo recente libro di Anna Scarpetta la recensione, come forma testuale, non è di certo adatta, poiché servirebbe almeno un saggio se non un intero volume critico, tante sono le cose che –a mio modesto modo di vedere- debbono essere dette, considerate e interpretate. Comincerò con il dire che in questa silloge si respira un’aria soave ma pacata dove a dominare sono le immagini che fanno riferimento al mondo cattolico: molte delle poesie, in realtà sembrano delle vere preghiere, proprio per la profondità dei richiami e per la pervasiva e credente considerazione della vita quale percorso terrestre che si caratterizza per la sua finitudine. Aggiungerò che Anna Scarpetta è stata recentemente premiata al I Concorso Letterario Internazionale Bilingue TraccePerLaMeta per la sua poesia religiosa dal titolo “Sulla via di Damasco”, ulteriore segno che evidenzia questa sua nuova apertura nei confronti di un genere poetico molto diffuso e seguito. La parola nelle poesie di Anna Scarpetta si fa lode, invocazione, condanna, rinuncia ed esortazione, ma essa è anche appello alla sensibilità dell’uomo, elogio dei sentimenti e apologia del credo cristiano. Non è un caso che sia proprio la prima lirica della silloge, “Io sono soltanto un granello di sabbia” che è quella che dà il titolo all’intera raccolta, che esordisca con questi versi: “Io sono, soltanto, un granello di sabbia,/ dell’immenso deserto, Signore” (7) in cui la poetessa, partendo dalla constatazione della minuziosità del suo essere il rapporto alla mondialità delle esperienze, evidenzia e rende grazia al Divino per il “dono” che le ha fatto: quello della poesia. Ma, siccome sappiamo che la poesia non è che la forma più autentica, vivida e sofferta di espressione umana, con questa espressione la poetessa non fa che eguagliare la poesia alla vita. E come si evince in questa prima lirica c’è una grande attenzione nella poetessa nei confronti del tentativo di auoto-definirsi, di identificarsi e di svelare agli altri chi è, come avviene anche nella poesia “Non so più chi sono” (31).

Centrale, come era stato per la precedente silloge poetica della poetessa, Le voci della memoria (Ismeca, 2011), da me recensita e la cui recensione è disponibile qui, è il tema del tempo. Il colloquio che la poetessa intrattiene con esso si fa qui più aspro e si nota un certo indurimento del linguaggio dovuto, molto probabilmente, dalla desolante constatazione che esso è l’unico “eterno vincente” nella continua lotta della vita. La poetessa fornisce le più ampie caratterizzazioni per evocarlo (“il tempo,/ silenzioso, con la sua faccia di marmo scolpito”, 12; “il tempo, col suo volto annoiato”, 22; “il tempo, così infame e crudele”, 25: “[tu], come statua regale”, 46, ecc.), e nella gran parte di esse si intuisce un certo disprezzo e sconsiderazione, che fanno seguito alla presa di coscienza della sua pericolosità e al contempo della sua tragica ineluttabilità. Ed è così che esso non è altro che “il vero palco delle pittoresche scene degli orrori” (8), cioè esso è un davanzale verso il mondo che assiste indisturbato e senza fretta alle rappresentazioni della vita, del mondo, delle famiglie, agli inganni e ai tormenti, alle guerre e ai sistemi di vendetta, ma anche ai momenti più belli che solo nel ricordo potranno conservare la loro leggiadria.

Il sentimento religioso è facilmente intuibile anche attraverso i chiari riferimenti alla vita intesa come percorso, come cammino errante e l’uomo come misero “abitante delle fatiche umane”, come pellegrino per le vie del mondo, a volte consapevole, altre volte meno ed obbligato ad esodi carichi di dolore a causa di guerre, scontri religiosi, deportazioni. Perché va subito osservato che varie liriche qui contenute hanno un forte intendimento civico, morale e mettono il lettore di fronte a realtà sociali endemiche, cancrenose, corrotte e ignominiose. E’ così che Anna Scarpetta fotografa i massacri che avvengono al silenzio dei governi e dei mass media europei, come in Libano, dove la poetessa ci “narra” dei pianti e dei lutti di Beirut. Il pensiero non può non andare anche ai massacri in Sudan e quelli leggermente più conosciuti perpetuati da Assad, in Siria. Nella poesia “Libano” la speranza sembra esser ormai abbattuta e tutto ricade su una tortuosa domanda la cui impossibilità di risposta ferisce ancor più gli uomini di quella terra e demoralizza il mondo: “Agli occhi del mondo, tra due fuochi, ardi muto Libano,/ c’è chi si chiede, invano, ma tutto questo perché” (14). Il tema sociale ritorna nella lirica “Berlino est”, quadretto chiarificatore del senso di giubilo l’indomani dell’abbattimento del Muro che divise i berlinesi a seguito di un conflitto ideologico disprezzabile.

Si susseguono liriche più dolci e positive nelle quali la poetessa rievoca momenti passati e ricorda i suoi cari, soprattutto la madre, celebrata in due liriche e in maniera particolare nella bellissima “Sei volata via, madre” dove l’atroce ricordo della dipartita della madre è associata a una colorazione bianca, quasi accecante, che la poetessa vede e riconosce nella neve e nei gabbiani dal piumaggio candido. Ed anche qui, dove la lirica è pensata come commemorazione della madre, Anna Scarpetta non si risparmia per criticare la spietatezza di questo mondo nel quale siamo chiamati a vivere: “Sola sei andata via da questo strano mondo” (18). La “stranezza” del mondo è spiegata nella lirica “Il male del mondo” che è un vero pugno allo stomaco. In essa la poetessa plasma la parola in maniera meditata affinché sia acuminata, folgorante e distruttiva proprio come è l’efferatezza del mondo, la cattiveria diffusa negli animi imbarbariti nel nostro oggi: “Il male ha mostrato tutta la sua malvagità agli occhi del mondo/ coi suoi aguzzi artigli, graffiando volti di sfide verso il futuro/ ricacciando all’indietro tempi nuovi, che non sanno avanzare” (23). La poetessa non esplica quali intende essere i “mali” del mondo e lascia volutamente aperta la questione al lettore che può facilmente leggerli nell’aumento di femminicidi, nei suicidi per colpa della crisi economica, nelle inspiegabili tragedie familiari, nella bestialità di alcuni atteggiamenti umani e nelle invidie logoranti, negli abusi, nelle catastrofi naturali, ma anche nelle dolorose e fulminanti patologie a cui spesso non vi sono rimedi.  

Per ultimo, ma non per importanza, ci sono liriche curiose dove Anna Scarpetta chiarifica la sua felice propensione nei confronti delle nuove tecnologie, esplicate soprattutto nel mezzo informatico al quale la poetessa riconosce grande capacità: con Facebook, ad esempio, si può ritrovare amici e parlare con loro, anche dopo tanti anni di lontananza e silenzio, e il web è molto positivo perché accorcia le distanze e fa viaggiare più veloce le notizie come sottolinea all’apertura di “Grazie a te web”. La versione digitale del libro, che oggigiorno sta combattendo una prima battaglia con il suo progenitore cartaceo –battaglia che a mio modesto parere sta perdendo e clamorosamente- è motivo addirittura di una lirica, “Ebook”, dove la poetessa ricorda, elogia e innalza il valore del cartaceo, custode di tradizione, fruitore di un contatto diretto e dispensatore del fresco profumo di stampa o acre di invecchiamento.

Il pensiero finale che la poetessa fornisce al lettore e sul quale si appella a una sua maggiore considerazione è quello che verte sul futuro: che cosa ci aspetta nei tempi a venire? Riusciranno le persone veramente brave e sincere a farsi valere in un mondo dominato da tante nefandezze? Anche la poetessa trasmette un sentimento d’incertezza al riguardo: “Da dove dovranno venire questi nuovi tempi/ carichi di profili, scolpiti di albe boreali, rinchiusi/ nell’immane destino che ancora non si profila” (41).

C’è bisogno di cambiamento e di gente valida che possa proporre una svolta. Subito.

I tempi attuali sono fermi e stantii, pur nel loro ineluttabile incedere.

Un plauso alla poetessa per darci tanti spunti su cui riflettere con questo libro che di sicuro non lascerà indifferente nessun lettore.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico letterario)

 Jesi, 25 Maggio 2013

  

ANNA SCARPETTA è nata a Pozzuoli (Na) nel 1948. Per moltissimi anni ha vissuto nel capoluogo campano. Ha lavorato, poi, a Milano presso la Rete Ferroviaria Italiana – Direzione Asse Orizzontale e attualmente vive a Novara. Si è sempre dedicata alla poesia, narrativa e saggistica. E’ stata membro di giuria a Napoli nei concorsi letterari in lingua e in vernacolo. Ha recensito numerosi libri di poesia. A Milano si è dedicata al teatro sperimentale, in qualità di Aiuto regia, con la compagnia di Ciro Menale. Ha collaborato con prestigiose riviste culturali ed è stata Presidente Onoraria per la Città di Napoli di MOPEITA, Movimento per la diffusione della poesia in Italia. Ha pubblicato le seguenti sillogi di poesia: Poesia (Gabrielli, 1985), Frantumi di tempo (Lo Faro, 2004), L’altra dimensione della vita (LibroItaliano World, 2004) e Le voci della memoria (Ismeca, 2011) da me recensito e la cui recensione è presente qui.

 

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Reading poetico “Disagio psichico e sociale” a Palermo il 14 giugno 2013

Reading poetico

“Disagio psichico e sociale”

organizzato dalla rivista Euterpe

PALERMO

Venerdì 14 giugno, ore 16:00 

Saranno presenti i poeti/scrittori: Franca Alaimo, Anna Maria Bonfiglio, Alfonsina Campisano, Luigi Pio Carmina, Mariella Caruso, Francesco Paolo Catanzaro, Antonino Causi, Rossella Cerniglia, Palma Civello, Franco Concetta, Giusi Contrafatto, Valentina D’Agosta, Miriana Di Paola, Giovanni Dino, Monica Fantaci, Emanuele Insinna, Gaetano Interlandi, Serena Lao, Nicola Lo Bianco, Rosalia Lombardo, Francesca Luzzio, Emanuele Marcuccio, Vincenzo Nicolao, Maria Rita Orlando, Giuseppe Palermo, Guglielmo Peralta, Teresa Riccobono, Margherita Rimi, Michela Rinaudo La Mattina, Nicola Romano, Giovanni Sollima, Lorenzo Spurio.

locandina-palermo-reading-page-001

Presentazione de “L’evoluzione delle forme poetiche” curata da Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo

L’evoluzione delle forme poetiche

antologia curata da Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo

Kairos Edizioni, 2012

PRESENTAZIONE DELL’ANTOLOGIA A ROMA

Pseudo cronaca di un evento letterario

articolo di EUGENIO NASTASI

  

imagesLa presentazione del volume “L’evoluzione delle forme poetiche – La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio (1990-2012)” Kairòs Edizioni, Napoli, 2013, a cura di Antonio Spagnuolo e Ninnj Di Stefano Busà, ha offerto, lunedì 13 maggio u.s. presso la Libreria Ready Cavour a Roma, davanti a un amalgamato pubblico di poeti e curiosi, l’occasione di guardare alla poesia contemporanea in modo diretto, senza filtri critici interessati e/o comunque di parte. Nel compito portato a termine dai due curatori si scorgono i problemi concreti del “fare poesia”, si fa strada insomma la necessità di cogliere anche “nei periodi bui di stagnazione e regressione” come l’evoluzione delle forme poetiche “ha mantenuto (per fortuna) alcune categorie  universalizzanti che fanno della parola poetica una realtà necessaria” (dall’introduzione della Di Stefano Busà).

In soldoni spiccioli, come hanno argomentato Corrado Calabrò, Plinio Perilli e Franco Campegiani, moderati da Claudio Fiorentini, questa antologia possiede lo statuto di “archivio storico” inaugurando una stagione di accurato impegno di ricerca e disamina dell’evoluzione delle forme poetiche italiane ad ampio spettro, ovvero sintonizzando l’attenzione speculativa anche attorno alla produzione scritta della periferia. La presenza di ben 287 poeti, censiti e vagliati in anticipo, descrive esaustivamente il “periodo poetico” dell’ultimo ventennio, anche se le assenze non mancano ma non certo per miopia dei curatori se è vero, come scrive Spagnuolo nella postfazione, che “diversi autori (bontà loro !) hanno declinato l’invito, adducendo scuse a volte puerilmente banali, a volte prive di quella necessaria cultura umanistica che distingue lo scrittore autentico”.

“La pluralità delle voci” ha detto Franco Campegiani nella sua relazione, “è testimone senz’altro di un desidero documentaristico, di oggettività storica pertanto, più che di tendenza artistico-culturale. Tuttavia un’ indicazione critica emerge per il fatto che i direttori d’orchestra riescono a fare della pluralità polifonica, un coro a più voci intorno al leitmotiv della ricerca dell’umano in un mondo vieppiù dominato dalle macchine e dalle tecniche, come quello attuale; in una situazione di “ crescente isolamento e depauperamento della poesia, quando invece più forte se ne avverte il bisogno”, come è detto nella nota divulgata dalla Kairòs. In questa nota si specifica che “scopo dell’opera è affiancare e stimolare una più ampia conoscenza dei fenomeni linguistici sollecitando la voglia di aprirsi al sogno che, sempre, da un’epoca all’altra, rimane immutato e risulta vincolato al desiderio di proporsi alla Poesia”. Non meravigli l’ampio spazio dato ad alcuni passi dell’intervento di Campegiani vista la sagacia con cui l’autore coglie l’animus dell’intera operazione editoriale, accentuando il peso della scelta della Kairòs “che supporta la presente operazione antologica e sceglie di fare fino in fondo il proprio ruolo di editore, finalizzando l’aspetto commerciale a quello prettamente culturale e artistico. Occorre scardinare il pregiudizio che i cosiddetti bisogni dello spirito possano, o addirittura debbano, essere trascurati sul piano della vita pratica”.

Ponendosi in una condizione di avanscoperta rispetto ad altri tentativi pubblicati in questi anni, l’antologia porta in superficie, nelle due parti che la compongono, quel carattere peculiare che è proprio del poeta in rapporto col suo tempo e col suo spazio socio-culturale. Si tratta dei decenni che immediatamente ci precedono 1990-2012, dentro ai quali si è manifestata la prosecuzione di una sopravvivenza della poesia pur negli sbandamenti dell’omologazione e nell’assalto dei media stigmatizzati nel flusso perenne tipico della rete, ovvero nelle varie fasi della stagione dei dissensi avanguardistici e, comunque, degli sperimentalismi spontaneistici, per lo più avviati a esaurirsi nel tempo.

Anni certamente complessi, durante i quali poeti noti e comunque degni di collocazione storiografica e poeti meno noti ma di provata fisionomia, diversa rispetto al passato e dunque riconoscibili nel segno scritturale, mettono in cifra un profilo stilistico e versificatorio denso portando l’espansione poetica oltre il mediocre confine del poetichese. Confine riconducibile a quel mondo esterno che non ha più il sapore, l’odore, il colore, la stessa finitudine della realtà o del suo ricordo e sogno, ma l’imbalsamato perimetro della clausura minimalista, cioè dell’ovvio, dell’artificiale, dell’oleografico. Si sviluppa, insomma, con questo impegnativo lavoro di ricerca, un progetto per la poesia, in grado di reggere quanto meno per l’autenticità delle voci, la perdita di terreno se non proprio di pubblico della poesia in vetrina, scorgendo dentro lo steccato di una più vasta crisi esistenziale e morale, elementi di provata attitudine, convinti che ogni forma di arroccamento sulle proprie posizioni vada individuata e risolta, ma non occultata. E’, per dirla con i termini correnti della più avvertita critica, la frequentazione dell’infinita riserva dei dialoghi attraverso cui è auspicabile la ripresa di contatto tra le sfere in qualche modo sublimi della produzione poetica e la popolazione dei lettori, in una dimensione di scambio capace di parlare al pubblico, offrendo in una sorta di osmosi intellettuale, un punto di riferimento e un luogo di discussione.

Rilevando la pluralità di esperienze poetiche che partono da lontano e prendono forma nel recente periodo di particolare fermento, gli autori in definitiva intendono qualificare questi anni caratterizzati dallo slancio della ricerca e degli esiti come occasioni di coinvolgimento e di apertura, anche se, come riporta Spagnuolo, “ la fruizione del testo poetico non si esaurisce con la comprensione”. L’importante, ed è bene sottolinearlo, che la poesia divenga luogo di immersione con caratteristiche di condivisione di una certa ritualità del qui, ma anche dell’oltre.

Va da sé che il testo restituendo al panorama editoriale un tassello che mancava, è tutto da leggere e consultare per la sua riuscita consistenza di almanacco se non proprio di annuario.

Mi piace, infine, segnalare altri nomi di amici, in qualche modo assimilabili a quelli proposti da Campegiani nel suo intervento, inseriti nel testo insieme allo scrivente: il compianto Mario Specchio,  Franca Alaimo, Leopoldo Attolico, Nicola Romano, Luca Benassi, Roberto Maggiani, Antonio De Marchi-Gherini, Domenico Cipriano Franco Buffoni, Mariella Bettarini, Nadia Cavalera, Pietro Civitareale, Liliana Ugolini, Guglielmo Peralta, ed altri.

Il più affettuoso saluto ad antologizzati eccellenti: ai due ottimi curatori Ninnj Di Stefano Busà  e Antonio Spagnuolo, al solerte Plinio Perilli, a Corrado Calabrò e a Franco Campegiani, che ha permesso col suo contributo scritto di rendere meno lacunosa questa pseudo-cronaca.

DSC_0144

DSC_0147

DSC_0152

Da sinistra: tre poetesse intervenute, Plinio Perilli, Franco Campegiani, Claudio Fiorentini e Ninnj Di Sfefano Busà.

“Il sogno e la sua infinitezza” di Ninnj Di Stefano Busà, recensione di Gabriella Pison

Il sogno e la sua infinitezza
di Ninnj Di Stefano Busà 
prefazione di Walter Mauro
Edizioni Tracce , Pescara, 2011
 
recensione a cura di Gabriella Pison

 

imagesCAY18JGQLeggendo la poetessa Ninnj Di Stefano Busà attraverso la sua ultima silloge poetica ”Il sogno e la sua infinitezza” sospetto immediatamente che il leitmotiv sia quello della solitudine, intesa come solitudine esistenziale, essenziale ed ineluttabile (“abitiamo l’addio….ognuno è muto nello slabbrato cerchio….tu solitudine  desolata, incolmabile orizzonte dei nostri desideri” e poi ancora” la fatica del viaggio ci rende corpi inospitali all’amore”)ma, come il Gabbiere di Alvaro Mutis  che” sopporta la vita quando nessuno ascolta nessuno” anche in Ninnj Di Stefano c’è una forza centrifuga che le consente di fare l’elogio della solitudine stessa(“mi fa rinascere creatura alare……”), per portare alla luce la valenza straordinaria della sua capacità di approdare all’equilibrio sereno della coscienza, dove vi è comunicazione universale con la natura e il mondo(“non sia epicedio di tenebra la malinconia del tramonto” o si leggano i versi “amiamo i silenzi rappresi nei corpi, nella pagina che lentamente accorda le creature”) .

La Poetessa, oltrepassando i confini dell’esperienza individuale, percorre i sentieri di ricerca della Luce, del superamento dell’Io, per avvicinarsi alla Verità, a ciò che ci fa essenziali: riconosco  nei suoi versi una sorta di dualismo, da un lato la donna della “desperanza”( rifacendomi a Mutis), che in alcuni momenti cerca di cogliere l’attimo (“chiedevo cattedrali, tatuaggi d’oro alle mie sere di gemme vive” ), ma se ne dissocia, epurata dai punti d’appoggio del contingente, in un ideale escatologico (“in Te solo le ferite del mattino sembrano incorruttibile luce che si propaga”), dall’altro la donna della trasformazione e della – rinascita -, la donna dell’ordine, della maturazione della fede, che, mutuando un termine al mondo della fisica, non esiterei a definire donna dell’entalpia, nel senso greco di ”portare calore dentro” e Ninnj DiStefano Busà ci sa trasmettere il fuoco della sua passione: come “regalami lo strappo dell’abbraccio” e nel contempo ci guarda con serenità dall’ appagamento della sua illuminazione: “la poesia ha parole dirompenti…in grado di mutare l’universo sensibile”.

Questa è Ninnj Di Stefano Busà, che emerge con voce ancora più limpida e potente rappresentando un punto di riferimento nel panorama della letteratura contemporanea  e con le sue parole di indubbia  forza morale sottolinea l’incertezza delle apparenze per dar corpo alla suggestione e all’abbandono di schemi terreni come siamo abituati a fare; l’autrice cerca di superare  il dolore del vivere in  complessa figurazione esistenziale, riportandoci alla mente le litografie di Odilon Redon “Dans le reve”, in cui il tempo-spazio si carica di valenze psichiche e cerca di esorcizzare l’angoscia che ne deriva: “La vanità della parola che non cede alla mestizia della carne” ma “sulla cangiante illusione riposa l’acqua dolce della tua fronte”.

Ebbene, cos’è dunque la trasformazione? È una crescita, certo, ma è anche una  Maschera?…  strumento ideale per poter giocare con l’Io, per scardinare i legami con la soggettività e per assumere una identità diversa, ne’ migliore ne’ peggiorere…credo che Ninnj Di Stefano non abbia bisogno di maschere, può prsentarsi a viso aperto, può permettersi di trasferirsi in un altro mondo, parallelo e ricchissimo di musicalità e tensione verso l’assoluto, dove diventa possibile comunicare in liberi orizzonti, senza timore di venir scoperti, senza una maschera che faccia da  cassa di risonanza per amplificare la propria voce…”la nostra gioia è arsura o che la Gerusalemme dei vinti ci indichi il sacrario del cielo?”

E il tempo, come ben dice Walter Mauro nella sua prefazione,  è tema prediletto e imprescindibile della sua  lirica,  “tempo d’inattuabile, di impenetrabile” sia inteso come nostalgia “racchiude in se ali di gioia…la vena rifiorente delle primavere d’acqua”, sia come inesorabile decadenza: “una tregua da cui escono illesi la morte e la vanità dei trapassati”, ma Ninnj Di Stefano si libera da queste paure ancestrali, dai rigidi schemi comportamentali che la ingabbiano e fa sì che la sua raffinata  arte poetica diventi un autentico atto sacro, dove la ricchezza dell’interiorità unita ad un lessico raffinato le consente di manifestare appieno il suo estro creativo prepotente e la realizzazione della sua dimensione di purezza, in un percorso salvifico del vero. Se…parafrasando Antonio Porchia, sento che potrei attribuire a Ninnj Di Stefano Busà la celebre frase ”prima di percorrere il mio cammino, ero il mio cammino”: cosi scrive la Di Stefano: “Siamo ombre alla luce della resurrezione” e nell’avvicinarmi all’altezza delle sue parole ne sono rimasta incantata e sgomenta.

Di un virtuosismo estremo, ma puntuale e fedele alle varie sensazioni: (“la vanità della parola che non cede alla mestizia della carne”), in una continua seduzione per il lettore: ( a tratti ci restituisce l’innocenza, l’amore…”ma non abbiamo ali che ci spingano in mare aperto”) ed è proprio la sua capacità di risintetizzare il disagio esistenziale e la solitudine coniugandoli con una malinconia non priva di speranza:(“cancelliamo i giorni dal calendario, ci offriamo alla dimenticanza”), che la rende una grande Autrice, dalla cui penna ogni parola che nasce è autentica arte.

 Gabriella Pison

Warmbad Villach, 6 ottobre 2012                   

 

 

pagina Literary dedicata al libro: http://www.literary.it/dati/literary/A/angelucci/il_sogno_e_la_sua_infinitezza.html

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

 

 

 

 

 

“L’amore è uguale per tutti- La storia di Stefano e Alessio” di Giusy Viro

L’amore è uguale per tutti – La storia di Stefano e Alessio
di Giusy Viro
Youcanprint
Prezzo cartaceo: 12 Euro
Prezzo ebook: 4,49 Euro

Sinossi:
 
Foto (3)Alessio, giovane aspirante stilista, cresciuto in un piccolo paese siciliano.
Un giovane deciso a realizzare i propri sogni e non abbattersi nonostante dietro la maschera di cinismo e freddezza che indossa si celino le ferite di un passato da cui non riesce a staccarsi.
Stefano, giovane studente, cresciuto nella Torino bene.
Un ragazzo giovane e timido che forse ancora non sa quale direzione vuole far prendere alla sua vita.
Un incontro con il destino, un amore travolgente che sconvolgerà le vite di entrambi con sottofondo Milano capitale della moda, Roma centro culturale e di studi d’avanguardia, Torino sofisticata capitale della cultura e infine Barcellona, città d’arte dalle mille sfaccettature.
Un sentimento che dovrà affrontare il difficile riscontro con la società moderna, gli atteggiamenti di chiara omofobia, il dibattito con la chiesa cattolica.
 
E’ un libro davvero emozionate,che ti tocca l’anima e arriva dritto al cuore ma soprattutto parla dell’uguaglianza dell’amore, un amore puro condiviso tra due persone dello stesso sesso. 
 
Pagina FB: 
 
Forum:
 
Qui è possibile acquistarlo:

 

“Il lavandino insanguinato”, poesia di Lorenzo Spurio

Il lavandino insanguinato

poesia di LORENZO SPURIO  

9469753-flusso-di-sangue-nel-lavandinoPensavo ai manigoldi d’altri tempi,
ma la mente si lambiccava con quelli
della monotonia dell’odierno.
Le comete si sgretolavano
come il grano dorato
mietuto
seccato
polverizzato
fino a scomparire.
Mangiavo un pane scuro
cotto al forno, forse troppo
perché spesso feriva le fresche gengive,
ma il suo sapore m’invitava.
Sangue sul lavandino
e il giorno dopo
anche la mollica era roccia
e le briciole sembravano
croste di pelle essiccate
di un mostro cattivo,
morto per vecchiaia
senza dover combattere.

DI LORENZO SPURIO(C)

E’ SEVERAMENTE VIATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE POESIA SENZA IL PEMERSSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Videogiochi- “Shadows of the Damned”, recensione di Jonathan Fileni

SHADOWS OF THE DAMNED
Disponibile per: Playstation 3, Xbox 360
Data di uscita Europea: 24 Giugno 2011
Sviluppatore: Grasshopper Manufacture/ Electronic Arts
 
“IGNORANTE. IMMATURO. ECCEZIONALE”
Recensione di JONATHAN FILENI
  

ShadowsOfTheDamnedRicordate “Le Iene”, uno dei film più celebri di Tarantino? Nella scena iniziale i protagonisti si trovano in un locale a  parlare del più e del meno, quando ad un tratto il dialogo cade sul contenuto di un brano di Madonna. Uno dei presenti asserisce che la canzone è “una metafora della fava grossa”. E in un certo senso è di questo che si parla in Shadows Of The Damned (non di Madonna, ma di equivoche “fave”). Non a caso il vostro compagno di viaggio è un teschio parlante di nome Johnson (in inglese suonerebbe come “pisellone”) e in molti scambi di battute tra lui e il personaggio da noi interpretato Garcia Hotspur, ci sono una miriade di doppi sensi a sfondo sessuale. Ma dopo “No More Heroes” (rilasciato per Wii nel 2008 e in seguito nel 2011 per ps3) sappiamo benissimo cosa aspettarci dal folle programmatore soprannominato “Suda 51”. Voglio dire, dopotutto nel gioco precedente eravamo chiamati a impersonare un aspirante serial killer… in SoTD, invece, dovremo attraversare l’inferno (letteralmente) per andare a salvare la donna del protagonista. Trama molto abusata, ma tant’ è…

Il gioco si sviluppa come uno action in terza persona, condito con opportuno movimento della telecamera al di sopra delle spalle quando dovrete prendere la mira per uccidere le (poco varie, in verità) ondate di demoni che il gioco vi scatenerà contro. Per fare ciò avrete a disposizione il vostro amico Johnson, un teschio fluttuante. Questo simpaticone dalla battuta sempre pronta (spesso inerente proprio alla sua condizione d’ esser solo un cranio), si trasforma all’ occorrenza in torcia e in quattro tipi d’arma da fuoco: pistola, carabina, mitra e lanciagranate. Tramite l’uccisione delle sopracitate orde infernali, si otterranno gemme che, opportunamente distribuite, contribuiranno a migliorare l’arsenale (velocità di ricarica, capienza dei caricatori eccetera). Ogni tanto poi capiterà che il livello venga invaso dall’oscurità (cosa piuttosto spiacevole in questo gioco, visto che tende a mangiarvi la pelle) e dovrete sparare un “proiettile di luce” contro una testa di capra che funge da lampione. Folle, vero? Eppure questo è uno degli aspetti più “usuali” dell’avventura. Spesso Garcia infrangerà “il quarto muro” rivolgendosi proprio al giocatore, e in altri frangenti verranno fatte battute sui programmatori del gioco e sulle meccaniche del gioco stesso. Interessanti anche le boss fight, con antagonisti veramente assurdi e che difficilmente scorderete. Il fatto poi che vengano presentati da brevi libricini trovati nel livello e commentati dal fido Johnson aggiunge un pizzico di personalità ad ognuno di loro. E che dire del livello che cita l’opera prima del regista Sam Raimi, “La Casa”? E della lumaca luminosa e dell’occhio svolazzante, ne vogliamo parlare? Ma ora basta,  non voglio rovinare tutte le sorprese che il titolo ha in serbo per voi. Se siete giocatori di vecchia data poi, troverete moltissimi rimandi ad altri famosi giochi del passato (uno di essi è proprio la schermata tra i livelli…).

Veniamo ora alle note dolenti, su tutte l’impossibilità di saltare le scene d’intermezzo e l’eccessiva lunghezza dei tempi di caricamento. Tuttavia anche l’assenza della selezione del livello, di una qualche ricompensa a fine gioco e di un “new game plus” non vertono certo a favore della longevità del titolo, che in questo caso si conferma un gioco veramente “vecchia scuola”. Assente anche l’online, ma in un gioco del genere non se ne sente certo la mancanza (anzi, forse è proprio un bene…).

Insomma, SoTD non è un gioco perfetto. Non ha una grafica meravigliosa, tantomeno una trama profonda o una longevità stellare. E’ solo smodatamente divertente, ha uno stile narrativo che non si prende sul serio e tante, tante citazioni, condite con un gameplay semplice ed efficace. Vi auguro di andarci all’inferno, ovviamente in compagnia di Garcia e Johnson. Sarà un viaggio da ricordare.

  

Voto: 7.5/10

 

Jonathan Fileni

 

8 Maggio 2013

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

 

E’ uscito “Vimini” di Donato Cutolo

VIMINI
di Donato Cutolo
Colonna sonora originale di Fausto Mesolella
Paesaggi sonori di Donato Cutolo
ZONA 2012
romanzo pp. 84 + CD – EURO 15
ISBN 978 88 6438 313 2

Vimini Copertina 2In libreria, dallo scorso dicembre, il nuovo romanzo di Donato Cutolo, Vimini, con colonna sonora, su cd allegato al volume, di Fausto Mesolella, il chitarrista degli Avion Travel.

Dopo il successo di Carillon – piccolo caso editoriale per copie vendute in Italia – lo scrittore campano si cimenta nella sua seconda prova letteraria,  fatta di bolle di sapone che s’infrangono a contatto con l’aria e colori che s’inseguono sempre nello stesso ordine: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e viola. Tutto ruota intorno alla sequenza esatta degli arcobaleni in questo libro. Anche la vita della protagonista, approdata a San Timo il tempo di un’estate.

“I genitori, la famiglia, il luogo delle origini e la sua gente sono l’imprinting primario della nostra vita, e ne segnano il corso nel bene come nel male. Vimini Mart è una adolescente dalla vita difficile, che dopo tre anni in Francia torna in Italia, a San Timo, il paese dov’è nata e cresciuta, dove suo padre Pierre – ricco vignaiolo d’oltralpe – conobbe e sposò sua madre Lara, ragazza debole e perduta tra miseria e sogni di grandezza. Vimini tenta di riannodare i fili di una vita che, dalla morte di nonna Cecilia, non è né sarà più la stessa. Ritrova Sacco, il vicino di casa ch’è come un fratello maggiore, e Remo, il compagno di giochi con cui ha scoperto i miracoli della natura e il magico – e tragico – potere divinatorio degli arcobaleni, solari e lunari. Potere al quale, purtroppo, pare proprio impossibile sfuggire”.

Ad accompagnare il volume, la colonna sonora originale firmata da Fausto Mesolella, musicista Avion Travel che ha impegnato la sua chitarra in un viaggio di sette tracce musicali attraverso stazioni ferroviarie, metropolitane e terminal aeroportuali. E, ovviamente, attraverso arcobaleni. Solari e lunari.

Per maggiori informazioni:  http://www.editricezona.it/vimini.htm

“Amore latitante” di Fiorella Carcereri, recensione di Lorenzo Spurio

Amore latitante
di Fiorella Carcereri
Arpeggio Libero, 2013
ISBN: 9788897242369
Pagine: 72
Costo: 8 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

A volte, la nostra storia rasentava la morbosità, ma le vere storie d’amore, forse, sono tutte patologiche (p. 51).

 

COPERTINA-AMORE-LATITANTEUn romanzo breve ed asciutto, quasi dal gusto minimalista, che il lettore legge con piacere condividendo a tratti pensieri e timori di Valeria, la protagonista di “Amore latitante”, la nuova fatica in prosa di Fiorella Carcereri.

La narrazione è inserita nella cornice della forma strutturale del diario confidenziale, quell’amico inanimato che molte ragazze e donne hanno avuto o con il quale, anche in una fase post-adolescenziale, continuano a colloquiare. Tutto il romanzo si concretizza attorno ai vorticosi pensieri della protagonista, al suo apparente senso di inadeguatezza al mondo, alla sua incapacità di saper cogliere “gli istanti” o, come poi la stessa Valeria dirà nella parte finale, di saper “vivere il momento”. La narrazione prosegue spigliata attraverso una serie di ricordi e momenti del passato che vengono rievocati in maniera attenta sia sotto un punto di vista descrittivo che affettivo. L’amore assurge a personaggio in questo breve racconto in cui la ricerca continua di una storia, di un amante e la concretizzazione di una vita condivisa, incontrerà ostacoli, bugie, parole non dette, incomprensioni ed altro. La favola del bel principe romantico e dolce, ben presto si infrangerà nella vita della non più bambina che, a contatto con il mondo, imparerà a conoscere quale è la verità, squarciando quella bolla tra fantasia ed utopia.

Un percorso umano alla ricerca dell’amore, sempre sfuggente, inaspettato, incredibile, inavvertibile e difficilmente congetturabile o “razionalizzabile” che porterà il lettore anche in Australia.

Un amore vissuto in maniera opprimente e che porterà alla disillusione, all’autoinganno, alla delusione e alla rabbia condita a un mesto senso di inettitudine nel gestire la propria esistenza.

C’è un tempo per ogni cosa e quello non deve essere forzato, sembra dire la scrittrice.

Un romanzo da leggere e sul quale riflettere.

Inutile avere progetti di cemento in testa quando poi la natura dell’oggi non è altro che di una sabbia fine che viene spazzata dal primissimo vento al cambio di stagione.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico letterario)

 

Jesi, 20 Maggio 2013

Risultati del II Concorso De Leo-Bronte

PREMIO LETTERARIO DE LEO-BRONTË 2013 –  RISULTATI

 

copertina antologia 2013 La Commissione giudicatrice del Premio suddetto, chiamata ad esprimere il proprio parere in merito alle 18 poesie, alle 12 lettere  e agli 11 drabbles  pervenuti si è espressa nel modo seguente:

 Sono stati considerati finalisti e quindi pubblicabili nell’Antologia tutti gli elaborati pervenuti – senza alcuna esclusione – in quanto tutti qualitativamente validi.

  • Sono stati inclusi per il giudizio della Commissione e la pubblicazione nell’antologia anche gli elaborati pervenuti in lingua inglese, come espressamente enunciato nel Regolamento del Premio.
  • Pur essendo presenti nell’antologia, sono stati esclusi dall’attribuzione dei primi tre Premi di ogni sezione gli autori vincitori dell’edizione 2012.

 .

  • Le tre poesie vincitrici sono le seguenti:

 1^ classificata:    AMORE DI RUGGINE  di  Tiziana Tunzi   (Bari)

 Motivazione: 

            La poesia, con un impatto immediato sul lettore, gioca sull’iterazione della parola ‘ruggine’, presente in tutte le strofe oltre che nel titolo, intesa a sottolineare il senso di inadempiuto e di finito che pervade Wuthering Heights. Ottima la suggestione, struggente l’espressione lirica.

 

Premio: Doppio DVD Drammatizzazione BBC  2006 Jane Eyre

              Attestato di merito e segnalazione su Brontëblog

 

  • 2^ classificata:    ‘si e’ fatta avanti’  di Francesco Sicilia    (Agropoli)

 Motivazione:

           Ispirata dalle parole di Charlotte, la poesia descrive con parole ammirate gli ultimi momenti della vita di Emily constatandone il coraggio e la forza di carattere. Il lessico misurato e l’alternarsi continuo del concetto ‘morte-vita’ contribuiscono a evidenziarne il messaggio quasi mistico.

 

Premio:  CD audio book romanzi di Charlotte Brontë

              Attestato di merito e segnalazione su Brontëblog

 

  • 3^ classificata: NON TI LASCERO’ MAI  di Davide Lucarelli  (Fiano Romano, RM))

            Motivazione:

          Con tono cadenzato ed evocativo l’autore rievoca con efficacia attraverso le parole di una Catherine ormai fantasma l’atmosfera cupa e fredda della casa delle Heights. Particolarmente evidenziato nell’ultima strofa il filo invisibile che unisce ancora i due protagonisti anche dopo la morte di lei.

           Premio:  Segnalibro Brontë

                        Attestato di merito e segnalazione su Brontëblog

  

  • Le tre lettere vincitrici sono le seguenti:

 1° classificato:  CARISSIMA CATHERINE  di Alessia Ranieri (Roma)

 Motivazione:

 Il componimento epistolare traduce superbamente con la forza enfatica e passionale delle parole l’ipotetico appello di Heathcliff alla sua amata durante i tre anni d’assenza successivi alla fuga da Wuthering Heights. E’ un inedito ‘voler rompere il silenzio’ e va a suturare con particolare abilità narrativa il momento più oscuro e meno visitato del romanzo di Emily Brontë.

  

Premio: Doppio DVD Drammatizzazione BBC 1978 Wuthering Heights

Attestato di merito e segnalazione su Brontë Blog

 

  • 2° classificato: CARISSIMA EMILY di Serena Gobbo  (S. Stino di Livenza – VE)

 Motivazione:

Il tono intimo-confidenziale di una sorella che scrive all’altra mentre è da lei lontana caratterizza questa lettera di Charlotte ad Emily. Ricco di particolari della vita quotidiana a Haworth e a Stonegappe, accurato e minuzioso nelle descrizioni, il componimento epistolare si distingue per l’espressione fluida e la similarità nell’emulazione.

Premio:  CD Audiobook romanzi di Charlotte Brontë

Attestato di merito e segnalazione su Brontëblog

 

  • 3° classificato: LETTERA A CHARLOTTE di  Aurora Bardi  (Majano–UD)

 Motivazione:

Molto dolce ed empaticamente sentita, questa lettera si distingue per la semplicità con cui la giovane autrice si pone in linea con Charlotte dimostrando come le Brontë, in un mondo che sta perdendo ogni tipo di valori,  possano essere ancora vicine per modo di sentire ai giovani d’oggi con il loro messaggio.

 Premio: Segnalibro Brontë

Attestato di merito e segnalazione su Brontëblog

  

  • I tre drabbles vincitori sono i seguenti:

 1° classificato:   VISIONE  di  Ivonne Defant  (Terlago, Trento)

 Motivazione:

Il drabble, attraverso una minuziosa descrizione della cornice ambientale che circonda la protagonista, riesce a cogliere in maniera illuminata l’attimo di ispirazione di uno degli episodi di svolta di Wuthering Heights. Con un procedimento creativo tipico di Emily Brontë, la descrizione del reale filtrata attraverso il pensiero si rarefa elevandosi a visione per poi tornare ad arricchire con perizia i tratti distintivi dei vari personaggi.

 Premio: Doppio DVD drammatizzazione BBC Jane Eyre

Attestato di merito e segnalazione su Brontëblog

 

  • 2° classificato:    ANIMA VAGANTE di Angela D’Angelo (Ascea Marina – SA)

 Motivazione:

L’autrice è riuscita a descrivere in maniera puntuale il nucleo emotivo di Wuthering Heights proponendolo con ritmo cadenzato e incalzante servendosi di particolari suggestioni audio-visuali e gestuali. Determinante l’interrogativo finale.

         Premio: CD Audiobook romanzi Charlotte Brontë

       Attestato di merito e segnalazione su Brontëblog

 3° classificato: IL BUIO CHE MI COMPLETA di Carola Boniotti  (Trezzo sull’Adda – MI)

 Motivazione:

Il drabble fotografa con parole efficaci l’attimo della morte di Charlotte dando spazio al rimpianto per una vita travagliata e non del tutto vissuta. Con prosa lieve e toccante, il componimento risulta immediato ed evocativo.

         Premio: Segnalibro Charlotte Brontë

        Attestato di merito e segnalazione su Bronteblog

 

—————

 

 

L’antologia ‘BRONTËANA II’ può essere richiesta all’indirizzo di posta elettronica deleom@tiscali.it

 

Premio Letterario “Città di Assisi”

Immagine

PREMIO LETTERARIO CITTA’ DI ASSISI

In esecuzione della Delibera di Giunta Comunale n. 62 dell’ 11/04/2013 è indetto un concorso per l’assegnazione del

Premio Letterario Città di Assisi.

Il Premio nasce dalla collaborazione tra la Città di Assisi e l’Associazione di promozione sociale ID Comunication & Services ponendosi quale obiettivo la promozione della narrativa italiana da una Città riconosciuta testimone, nei secoli e nel mondo, di valori universali di pace e fratellanza tra i popoli radicati nell’insegnamento francescano di “pax et bonum”.

Il concorso si articola in due sezioni:

1^ sezione – Romanzo Edito  – Dedicato a scrittori di medie e piccole case editrici nazionali.

2^ sezione – Elaborato Inedito – Dedicato ai giovani dai 16 ai 25 anni che potranno concorrere con racconti, poesie, storie brevi.

Il tema di questa prima edizione valido per le entrambe le sezioni è

Natura – Azione e Reazione “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra”.

Il concorso prevede che al vincitore di ciascuna sezione sia corrisposto un premio di €. 1.000,00.

1^ SEZIONE – ROMANZO EDITO

Dedicato a scrittori di medie e piccole case editrici nazionali.

Sono ammesse a concorrere opere di narrativa aventi come tema

Natura – Azione e Reazione “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra”, in lingua italiana, edite in Italia tra il 1 gennaio 2010 e il 30 aprile 2013.
Art. 2

Gli editori dovranno far pervenire entro il 30 giugno 2013, 11 copie del libro via posta ordinaria (di cui 10 per la giuria e 1 per la biblioteca comunale), farà fede il timbro postale, al seguente indirizzo:

Città di Assisi /Ufficio Comunicazione e Marketing

Piazza del Comune, 10

06081 – Assisi (PG).
Art. 3

La giuria popolare sarà costituita da 10 lettori dai 16 anni in su. I lettori che faranno parte della giuria popolare saranno scelti secondo la seguente modalità:

a) Auto-candidatura da presentare tramite e-mail all’indirizzo:

mail: assisi.id@hotmail.com

b) Tramite esplicita richiesta sulla pagina Facebook del premio, attraverso messaggio privato. Una volta raccolti i nominativi verranno estratti a sorte alla presenza di un delegato comunale.
Art. 4

Un comitato di “grandi lettori” designato dagli organizzatori sceglierà le tre opere finaliste. La giuria popolare voterà il vincitore.
Art. 5

I tre finalisti verranno avvisati con congruo anticipo rispetto alla data di premiazione, a mezzo posta elettronica oppure tramite telefono.
Art. 6

La proclamazione dei finalisti avverrà in una conferenza stampa

Art. 7

La cerimonia di premiazione si terrà nel mese di dicembre 2013 ad Assisi.

Art. 8

Il vincitore unico verrà premiato con un premio in denaro del valore di € 1.000,00.

Art. 9

Per maggiori informazioni rivolgersi alla segreteria del premio:

mail: assisi.id@hotmail.com

cell. 3935307972.

2^ SEZIONE – INEDITO

Dedicato ai giovani dai 16 ai 25 anni che potranno concorrere con racconti, poesie, storie brevi.

Sono ammessi a concorrere testi narrativi sotto forma di racconto, poesia, storia breve, aventi come tema

Natura – Azione e Reazione “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra”. Caratteristiche dei componimenti: file formato word – carattere times new roman 12; titolo ed eventuale sottotitolo; corpo del testo di circa 7.000 battute spazi inclusi.

Art. 2

Il materiale dovrà essere inviato in forma anonima. All’interno del plico dovranno essere inseriti i dati personali in busta chiusa: nome, cognome, data di nascita, residenza/domicilio, numero di telefono cellulare e indirizzo di posta elettronica.

Art. 3

I componimenti dovranno pervenire entro il 30 giugno 2013 via posta ordinaria, farà fede il timbro postale, al seguente indirizzo:

Città di Assisi /Ufficio Comunicazione e Marketing

Piazza del Comune, 10

06081 – Assisi (PG).
Art. 4

I vincitori saranno coloro che avranno meglio rispettato i seguenti tre canoni di valutazione:

_ Pertinenza al tema proposto del concorso;

_ Originalità;

_ Stile narrativo.
Art. 5

La giuria tecnica sarà nominata dall’Amministrazione Comunale e sarà composta da almeno cinque membri di cui due interni all’Amministrazione Comunale. La commissione tecnica avrà il compito di scegliere i tre finalisti.

Art. 6

I tre finalisti verranno avvisati con congruo anticipo rispetto alla data di premiazione, a mezzo posta elettronica oppure tramite telefono.

Art. 7
La proclamazione dei finalisti avverrà in una conferenza stampa.

Art. 8

La cerimonia di premiazione si terrà nel mese di dicembre 2013 ad Assisi.

Art. 9

Il vincitore unico verrà premiato con un premio in denaro del valore di € 1.000,00.
Art. 10

Per maggiori informazioni rivolgersi alla segreteria del premio:

mail: assisi.id@hotmail.com / cell. 3935307972.

Un sito WordPress.com.

Su ↑