L’antologia della Ass. Culturale Euterpe in sostegno dello IOM Vallesina

ANTOLOGIA DELLA ASS. CULTURALE EUTERPE A SCOPO BENEFICO “L’AMORE AL TEMPO DELL’INTEGRAZIONE”

antologia iomLa nostra Associazione nelle scorse settimane ha pubblicato una antologia di poesie e racconti a tema che si raccoglie attorno all’indicazione del titolo (proposto dalla Socia Alessandra Montali) che recita “L’amore al tempo dell’integrazione”.
Nell’antologia figurano i lavori di 55 persone di ogni parte d’Italia. 

Nell’antologia sono presenti testi di:
Elisabetta Amoroso, Elvio Angeletti, Cristina Biolcati, Sergio Cardinali, Gioia Casale, Pietro Cerioni, Maria Salvatrice Chiarello, Maria Rosa Chiarello, Marinella Cimarelli, Anna Maria Rita Daina, Assunta De Maglie, Franca Donà, Franco Duranti, Lorella Fanotti, Giuseppe Gambini, Luigi Gennari, Giorgio Giaccaglini, Melita Gianandrea, Paolo Giannattasio, Salvatore Greco, Maria Teresa Infante, Izabella Teresa Kostka, Anna Maria Lombardi, Leonardo Longhi, Liliana Manetti, Donatella Marchese, Emanuele Marcuccio, Massimo Vito Massa, Maria Rita Massetti, Emanuela Meldolesi, Valentina Meloni, Antonio Merola, Laura Moll, Vincenzo Monfregola, Alessandra Montali, Guido Nardinocchi, Gianni Palazzesi, Michele Paoletti, Daniela Pellino, Patrizia Pierandrei, Matteo Piergigli, Francesca Quaglieri, Cinzia Ricci, Maria Lucia Riccioli, Oscar Sartarelli, Anna Scarpetta, Stefano Sorcinelli, Enza Spagnolo, Teresa Spera, Lorenzo Spurio, Michela Tombi, Stefano Vignaroli.

L’immagine che campeggia nella copertina è un’opera di Andrea Carducci.
Abbiamo avuto già occasione di presentarla a Jesi (AN) e a Caltanissetta e nei prossimi mesi seguiranno nuove presentazioni.
Ciò che di più ci sta a cuore è il fatto che si tratta di un progetto benefico, infatti parte dei ricavati a fine anno verranno destinati a sostenere le attività dello IOM (Istituto Oncologico Marchigiano) – sede Vallesina.
Il volume può essere acquistato direttamente da noi, scrivendoci una mail o un messaggio qui, ed ha costo di 20€ comprensivo di spese di spedizione con piego di libro raccomandato.
Grazie a chi vorrà aderire alla iniziativa a scopo umanitario.

Info:
www.associazioneeuterpe.com
ass.culturale.euterpe@gmail.com

 

Un dittico poetico per ricordare la strage di Capaci

CON LA MEMORIA RITORNO[1] 

di LUCIA BONANNI 

nel XXIV anniversario della strage di Capaci

In quel soleggiare tremendo

sulla via di Capaci

la voragine di terra

spacca la storia.

A ridosso del mare

il Monte Pellegrino è ancora

carcere e dietro le sbarre

la Legge dei giusti

tiene prigioniera.

Nella terra delle agavi

mani incallite

la conca, che prima era dorata,

arrossano di cupi misfatti.

Vorrei gridare…

ma il pianto smarrito

ancora spezza la voce.

Con la memoria ritorno

ad un biglietto

in silenzio lasciato

sulla corteccia del tuo albero

che nel tempo conserva

fronde rinverdite

e della linfa si nutre

del tuo nome

che mai morrà.

 

Lucia Bonanni, 23 maggio 2016

 

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URLO[2]

di EMANUELE MARCUCCIO 

 

Dolore e aspro dolore

orrendo negl’occhi…

pietà, giustizia…

urla… uomini prostrati,

la rabbia nei cuori,

l’ira negl’occhi…

volti piagati

di sangue grondanti

e amaro lutto

nel cuore scosso, rimosso

dal silenzio.

 

Grida di sangue

risorgono

dalla città morente,

spirito di reazione

risorge…

e affrontiamo

e ricordiamo

i morti…

e i nostri cuori

colpiti, schiantati…

 

 

Un alito di speranza

il cuore, quasi ci squarcia…

luce d’amore

c’investi, c’innalzi, ci esalti…

 

Emanuele Marcuccio, 23 maggio 2016

 

NOTA:

Entrambi i testi poetici vengono pubblicati su questo spazio per gentile concessione dei due autori e con la loro autorizzazione. 

 

 

[1] Ispirata dalla lettura di “Urlo” di Emanuele Marcuccio, gli propongo il dittico a due voci. [N.d.A.]

[2] Scritta il 23 maggio 1993, per il I anniversario della strage di Capaci, poi edita in Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC, 2009, viene qui presentata in una seconda versione da me rivista del 23 maggio 2016. [N.d.A.]

Una poesia di Lucia Bonanni per ricordare le 19 donne yazide arse vive

La barbarie dell’incomunicabilità nello scempio igneo di Mosul

Il 7 giugno 2016 viene data notizia nei canali di informazione che un gruppo di estremisti islamici a Mosul (Iraq) ha imprigionato diciannove donne curde in gabbie metalliche e gli hanno dato fuoco perché avrebbero rifiutato di concedersi sessualmente a loro.

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PIANTO DEL FUOCO

POESIA DI LUCIA BONANNI 

 

In ricordo delle diciannove donne Yazide 

barbaramente uccise a Mosul da un gruppo di estremisti islamici

 

Se il fuoco dilata e distrugge

l’acqua si espande

cambia forma e di adatta.

Nel caos non più primordiale

ogni elemento si muta nell’altro

e vestali d’acqua

ancora vegliano il fuoco

per mantenere viva

la sua forma violenta.

Nel giudizio di un culto tremendo

urla selvagge immolano

vergini spose

su altari di ruggine e pietra

e la legge è involuzione

di passioni e materia.

Il dolore si contorce in fumo luttuoso

e lo scempio porta squallore

anche al paesaggio di ossido e fango.

Secco e caldo, umido e freddo.

Il pianto del fuoco

guarda il bruciante metallo

che devasta e corrompe il nitore vanito

mentre  nei ruvidi pozzi

l’acqua è ancora sussulto

che purifica e salva.

 

LUCIA BONANNI (C)

La poetessa ha concesso di pubblicare su questo spazio il suo testo poetico dandone facoltà al gestore di questo blog in data 17-06-2016.

Foto tratta dal sito: http://en.abna24.com/

“Via Crucis” di Francesco Terrone, recensione di Lorenzo Spurio

Francesco Terrone, Via Crucis, Presentazione di Mons. Giuseppe Agostino, Ep. Em. Diocesi Cosenza-Bisignano, Disegni originali di Liana Calzavara Bottiglieri, I.R.I.S., Mercato San Severino, 2015.

Recensione di Lorenzo Spurio 

copertinaviacrucisIl poeta salernitano Ing. Francesco Terrone (Mercato San Severino, 1963) ha raccolto nel pregevole volume in sontuosa veste grafica Via crucis un numero consistente di liriche d’argomento religioso nelle quali si percepisce in maniera vivida il suo afflato emotivo, lo spessore della fede e la necessità di un colloquio accorato con la Divinità. La prima parte del volume –dopo una sostanziosa e pregnante nota d’apertura del Vescovo Emerito della Diocesi di Cosenza-Bisignano, Mons. Giuseppe Agostino- è dedicata al percorso cristiano più doloroso, quello della Via Crucis che Terrone affronta, tappa per tappa, dedicando una poesia ad ogni stazione del martirio di Gesù Cristo. Ciascuna lirica è accompagnata, nella pagina di sinistra, da immagini a colori forti e dall’espressività lancinante di pose del Cristo sofferente e morente, opere di valore prodotte da Liliana Calzavara Bottiglieri. Immagini che non solo arricchiscono il volume, già di per sé importante e per la fattura e per i densi contenuti, ma che lo completa rendendolo ancor più fruibile ed interessante nel lettore. Le liriche di dolore che descrivono i passi di Nostro Signore verso la denigrazione, le becere offese, la caduta, la crocifissione e la morte sono visivamente descritte, come in una fulminea foto, dai disegni della Calzavara Bottiglieri i cui tratti del viso del Cristo addolorato emergono con una nettezza sorprendente e una visività toccante.

Terrone impiega una poetica che rifugge da particolari schematismi metrici o retorici prediligendo un linguaggio basico e lineare dove sono la descrizione attenta, la raffigurazione degli spazi e del gruppo umano che contorna a quelle scene a dominare. Come dei sunti o delle sinossi quanto mai influenzate da un approccio fortemente empatico e vissuto, le poesie si susseguono cadenzate dal breve tempo dell’assurdo sacrificio imposto al Nazareno. Le vessazioni, l’indebolimento del corpo, le cadute e le ingiurie, l’offesa corporale sono fatti di inaudibile odio che il Nostro inanella nelle varie liriche che seguono descrivendoci, con i vari versi, con una grande forza espressiva e compartecipazione gli accadimenti più infausti dell’esistenza di Gesù.

Ci troviamo distanti mille miglia, o ancor di più, da manifestazioni ridondanti e spettacolari, farsesche e improbabili che spesso vengono fatte per celebrare gli ultimi istanti della vita di Cristo: non si ha un effetto di ribrezzo o di dolore rabbioso dinanzi al suo sacrificio come può avvenire dinanzi alla criticata pellicola di Mel Gibson, The Passion, dove la centralità del messaggio sembra ruotare attorno all’apologia della violenza piuttosto che sul martirio. Ci troviamo altresì distanti anche dalle celebrazioni folkloriche della Spagna andalusa che commemora la settimana Santa in colorate e carnevalesche processioni con rappresentazioni sceniche degli istanti mortali di Cristo. Terrone, pur servendosi delle immagini che corredano l’opera, impiega la parola, lo scritto, il verso, per cantare il dolore, per sconfessare la violenza, per far librare la sofferenza. Sofferenza che, pur con un procedimento di mimesi non sarà mai quella di Cristo ma che, comunque, le si avvicina molto essendo un dolore dinanzi alla violenza gratuita, all’ingiustizia, che si amplifica ancor più per la propria condizione di essere inerme.

A completare il tragitto della passione è un ampio apparato finale dove il Nostro ha raccolto una serie di poesie, anch’esse di matrice religiosa, che possono essere considerate delle vere e proprie preghiere, delle lamentazioni, dei canti accorati d’angoscia, delle riflessioni sul senso di finitudine e testi contemplativi sulla presenza di Dio nell’uomo e dell’uomo in Dio. Tra di esse, mi piace citare alcuni versi da una lirica dedicata alla figura paterna dove, seppur non è richiamata direttamente la dimensione cristologico-religiosa, il padre venuto a mancare, il genitore assente, l’uomo che vive nel ricordo, sembra assumere i caratteri di un amorevole Dio che sovrasta la sua esistenza, vivendo nel mondo incorporeo dove tutto perdura e non ha limiti: “Quel volto,/ reliquia sacra della mia vita,/ […]/ Il volto di mio padre…/ volto rapito da Dio, donatomi da Dio/ nella vita,/ nei frammenti di sogni,/ nell’immaginario” (80).

Lorenzo Spurio

Jesi, 09-06-2016

“Tra gli aranci e la menta” di Lorenzo Spurio, recensione di Francesca Luzzio

Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico Garcia Lorca di Lorenzo Spurio

con note critiche di Nazario Pardini, Velentina Meloni, Corrado Calabrò, Lucia Bonanni, PoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino, 2016.

Recensione di Francesca Luzzio

COVER GARCIA_3_NEW-page-001Tra gli aranci e la menta è una plaquette composta di dodici liriche, create da Lorenzo  Spurio  per ricordare il grande Federico García Lorca.  

In apparenza, come si legge nel sottotitolo, è un recitativo dell’assenza,  ma di fatto, è un recitativo dell’immortalità  poiché  il poeta è eterno, è sempre presente, anche quando il corpo si scioglie in cenere o, ancora peggio, non si sa, come nel caso di Federico, dove i resti mortali siano stati sepolti.  La voce di García Lorca è sempre viva, canta sempre con i suoi versi e anche le sue ceneri,  in fondo, diventati linfa vitale della natura, non smetteranno mai di esistere: “io pronuncio la grammatica silvestre” (in “Non lontano dal limoneto”, pag. 54).

Lorenzo Spurio è consapevole di quanto suddetto, pertanto  il suo “recitativo dell’assenza” suona piuttosto come denuncia della triste sorte che spesso ancora oggi tocca ai sostenitori ed ai combattenti per la libertà. Così con il suo canto-denuncia Lorenzo consacra ulteriormente la presenza e l’eternità del grande poeta, soldato della libertà e condanna ogni forma di autoritarismo, limitante l’essenza libera dell’io. 

La funzione eternatrice della poesia è una verità ormai assiomatica della tradizione letteraria  e Spurio la esemplifica e  nello stesso tempo la soggettivizza attraverso García Lorca, con il quale vive una profonda consonanza esistenziale ed etico-morale che lo induce a rivivere in sé emozioni, stati d’animo e idee che furono del grande poeta spagnolo.  

È una immersione totale che lo porta  a riproporre anche le modalità linguistico-espressive di García Lorca, realizzando quella sintesi tra popolare e colta che è tipica della cosiddetta Generazione del  ‘27 a cui apparteneva anche il grande poeta andaluso. Così il suo avanguardismo surrealista è nello stesso tempo ancorato alle tradizioni popolari dell’Andalusia  che gli  offre immagini, atmosfere e contrasti cromatici.           

I versi di Lorenzo ripropongono quest’interazione culturale e la natura e i suoi elementi si umanizzano: “Le piante quel giorno hanno smesso di parlare:/ gli acuminati rami superbi imposero il silenzio” (in “Nella roccia vescovile”, pag. 23) e l’io diventa natura: “non ho imparentato  le mie cellule con la polvere/ ma con fremiti verdi, ansiti amari e lucori silvani”( in “Non lontano dal limoneto”, pag. 54), per cui in questo metamorfismo panico è inutile cercare la sua tomba: egli vive  in ogni elemento,egli è vivo, è natura, è soprattutto “poesia”.

Francesca Luzzio 

Palermo, 10-06-2016

 

“Maria Teresa Manta e il tempo dell’attesa”, a cura di Lorenzo Spurio

Maria Teresa Manta e il tempo dell’attesa

Recensione a Fisse le stelle in cielo, ilmiolibro, 2016

a cura di Lorenzo Spurio 

La salentina Maria Teresa Manta non è alla prima pubblicazione e, nel corso degli anni, ha avuto più volte occasione di raccogliere suoi testi –sia poetici che narrativi- in vari libri, oltre ad aver preso parte in collettanee di autori ed antologie. Una donna che fa poesia con il cuore, lasciando trasparire, pure nei riverberi d’angoscia e nelle ore di tormento, la sua femminilità e il disagio esistenziale di chi è destinato a vivere con un peso addosso. E’ questa l’impressione principale che si ha leggendo il suo ultimo libro, la silloge poetica Fisse le stelle in cielo dove, sin dal titolo, è difficile non notare l’elemento della fissità, dell’immobilità che non è una costernazione che prende piede nell’incomunicabilità, piuttosto una necessità di ancorarsi a un passato che, pur andato, è necessario rievocare e rivivere giorno dopo giorno, ora dopo ora.

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I libri pubblicati dalla poetessa salentina Maria Teresa Manta tra cui Fisse le stelle in cielo oggetto d’analisi della presente recensione.

La grande maggioranza delle liriche di Maria Teresa Manta raccolte in questa silloge sono contraddistinte da un dolore irrevocabile, da un canto di angoscia dovuto a una mancanza lancinante, quella di un figlio che l’imperscrutabile percorso della vita ha voluto a sé prima di ogni lecita scadenza.  I versi sono intrisi di quella desolazione emotiva che è propria di chi quotidianamente si arrovella sul perché di un accaduto tanto infausto nonché sui motivi per cui i destini si compiano in maniera tanto precipitosa senza aver il tempo di potersi prima salutare, tributare il giusto affetto. Tutto ciò crea un disagio emotivo assai pesante che è ancor più gravato dal rimorso dal non fatto o dal non detto a rimarcare ancor più quanto l’abitualità alla vita ci fa dimenticare anche delle cose più semplici che, in un batter d’occhio, possono diventare una condanna pesante con la quale dover sopravvivere.

La poetessa parla di questo figlio scomparso, allontanatosi da lei e dal ceppo familiare, non si capisce bene perché e in che modo, ma in fondo non è questo che interessa a livello poetico, piano comunicativo al quale la donna ha trasmesso il subbuglio emozionale, l’atarassia e l’ha condotta a rivivificare il passato, nelle tante schegge di ricordo, nei sorrisi ricevuti, nei momenti d’unione o semplicemente nella lieta convinzione di vivere in mancanza dell’assenza.

La morte allora si configura non tanto come momento accidentale di un percorso di vita che inesorabilmente si compie, non come fine delle speranze, piuttosto come consacrazione del tempo che non esiste. Con la morte del caro la Nostra sembra entrare in punta di piedi nel tempio dorato dell’assenza, dove tutto manca e niente ha la sua forma. Essendo l’uomo abituato per sua natura al materiale, al visibile, all’esperibile, il traghettamento forzoso alla dimensione dell’immateriale, dell’assenza del concreto non può che creare scompenso e confusione: ed è in questo limbo di pianti e incomprensioni che si attesta la lirica di Maria Teresa Manta. La poetessa fa vivere ciò che non è più, dà forma all’inesprimibile, costruisce il tempo che si è dissipato ed è in grado, con il calore materno e la pacatezza di una donna sensibile, di derogare alle scadenze imposte dall’Alto. Nessuno muore se vive nel ricordo di chi ha lasciato. Seppure non vi siano tracce che palesano il sentimento cristiano della Nostra, il messaggio che fuoriesce da questa silloge è proprio questo.

Siamo tutti in attesa di un tempo che non finisce. Un tempo che fluisce all’infinito e che è impossibile arginare, che non ha scadenze né può essere misurato. Ad esso si contrappone quell’asfittico tempo dell’attesa, un ragionare rimestato, un frenetico rincorrere a pillole di passato, l’attaccamento al mondo finito quando la vita continua e necessita che noi la viviamo al presente.

L’attesa, che è anch’esso tempo dell’immateriale, è costellata da continui atti di dolore e pentimento, ma anche fondi silenzi dove la confessione con sé stessi si struttura in un tormento afono che è impossibile fronteggiare con la nuda ragione.

Lorenzo Spurio

Jesi, 08-06-2016

“Tragicamente rosso” di Michela Zanarella tradotta in portoghese

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Tragicamente rosso
DI MICHELA ZANARELLA
Appesa ad un silenzio
nel precipizio di un amore
tragicamente rosso
cedo e m’adeguo
alle forme del dolore.
Urlano sensi violati
cellule straziate
invase e crocefisse
in un falso fiorire d’infinito.
Nelle vene l’amaro
che ha sangue e odore
di lacrime in catene.
Sciolto il cuore
in un’assenza di luce
chiudo i segni di un rogo
tra le carni
nelle sembianze sparite
del tempo,
docile come la morte
che s’avvera
liscia tra le ruggini supine
della notte.

TRADUZIONE IN PORTOGHESE

A CURA DI ALDO MITIDIERI

Tragicamente Vermelho

 

Preso a um silêncio

no penhasco de um amor

tragicamente vermelho,

eu me entrego e obedeço

as formas de tristeza.

Sentidos violados,

células rasgadas, invadidas, crucificadas

gritam em uma falsa flor infinita.

Nas veias, a amargura

que tem sangue e cheiro

de lágrimas acorrentadas.

Liberto o coração

na ausência de luz,

eu selo as marcas de uma ardência

na carne,

na semelhança desaparecida

do tempo,

dócil como a morte

que se prova

suave em meio à fraqueza enferrujada

da noite.

Il “Convivio in versi” a S. Giorgio di Pesaro. Omaggio a Marino Saudelli

Domenica 5 giugno alle ore 17 a San Giorgio di Pesaro (PU) verrà presentata l’antologia in due volumi “Convivio in versi” curata da Lorenzo Spurio che raccoglie il frutto di tre anni di ricerca, studio e lavoro, nella quale ha voluto operare una “mappatura democratica”, come descrive il sottotitolo, della poesia marchigiana partendo dalla seconda metà dell’800 ad oggi. Un lavoro scrupoloso che ha ottenuto i Patrocini Morali dei Comuni di Pesaro, Urbino, Fano, Ancona, Jesi, Senigallia, Civitanova Marche, Fermo, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto e dell’Università degli Studi di Urbino che è stato presentato in questi mesi in varie occasioni. A Fermo, il 9 maggio scorso, l’opera è stata introdotta dallo scrittore Marco Rotunno mentre il 27 maggio l’opera è stata presentata nella galleria degli Specchi dell’Alexander Museum di Pesaro con Alessandro Nani Marcucci Pinoli che ha introdotto l’opera e il poeta senigalliese Elvio Angeletti che ha dialogato con il curatore di questa opera antologica.

Domenica 5 giugno, con il Patrocinio del Comune di San Giorgio di Pesaro e l’organizzazione della Associazione di Promozione Culturale Anta-Club “Marino Saudelli Onlus” presieduta da Giuliana Aniballi l’opera verrà presentata al Museo MuSA di San Giorgio di Pesaro. Nell’occasione si ricorderà il poeta locale Marino Saudelli del quale verranno lette alcune liriche in dialetto.

locandina Convivio in versi

 

A Jesi la presentazione dell’antologia a favore dello IOM

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COMUNICA STAMPA

 

DEFINITIVO + SITOCon il Patrocinio del Comune di Jesi e la collaborazione della Scuola di Musica “G. B. Pergolesi”, sabato 4 giugno alle ore 17:00 al Palazzo dei Convegni di Jesi avverrà il debutto ufficiale della Associazione Culturale Euterpe sebbene già si siano tenuti un paio di eventi letterari da essa promossi tra cui un incontro nel quale il Consiglio Direttivo ha deciso di conferire al poeta dialettale jesino Marco Bordini la nomina di Socio Onorario lo scorso 15 maggio.

Ricco il programma della presentazione dell’Associazione che verrà aperto con il Saluto del Presidente della stessa e l’intervento dell’Assessore alla Cultura. L’Associazione nominerà il giornalista Giovanni Filosa socio onorario della stessa dando lettura della motivazione che ha portato alla decisione di tale conferimento.

A seguire il pomeriggio culturale sarà diviso in tre momenti: un primo momento dal titolo “La parola che aiuta” dedicato alla presentazione della antologia “L’amore al tempo dell’integrazione” organizzata dalla Associazione a partire da un’idea della socia Alessandra Montali, opera che contiene scritti di 54 autori regionali e nazionali e cui parte del ricavato, d’accordo con Anna Maria Trane Quaglieri, Presidente dello IOM Vallesina, verranno donati allo IOM – Istituto Oncologico Marchigiano.

La seconda parte della serata, dal titolo “La parola prende forma”, sarà dedicata alla presentazione del volume “Dalle immagini alle parole” che contiene foto delle opere lignee di Leonardo Longhi accompagnate da racconti ispirati alle stesse. Il socio fondatore Vincenzo Prediletto, giornalista e critico letterario, intervisterà lo scultore che esporrà alcune delle sue opere.

La terza parte della serata, dal titolo “Tavole dagli echi baudelairiani” darà spazio, invece, all’artista senigalliese Liliana Battaglia che esporrà alcune sue opere a mosaico abbinate ad alcune poesie de “I fiori del male”. L’artista verrà intervistata dallo stesso Prediletto.

Durante l’intero evento alcuni giovani musicisti della Scuola di Musica “G.B. Pergolesi” si intervalleranno con i loro strumenti ad impreziosire ancor più la kermesse culturale: Elena Tittarelli al flauto, Tommaso Scarponi al violino e Riccardo Bongiovanni alla chitarra classica.

Si darà ufficiale apertura alla campagna di tesseramento dell’Associazione per l’anno 2016.

 

Info:

www.associazioneeuterpe.com – ass.culturale.euterpe@gmail.com

Entusiasmo e plauso a Jesi per l’antologia di poeti marchigiani di Lorenzo Spurio

 

Sala gremita domenica 15 maggio al Palazzo dei Convegni per la presentazione della antologia di poeti marchigiani “Convivio in versi” curata dallo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio.

Ad introdurre e intervistare l’autore è stato il prof. Vincenzo Prediletto a cui è seguito un dotto e interessante intervento di Stefano Bardi (collaboratore della rivista di letteratura “Euterpe”) sul poeta chiaravallese Massimo Ferretti, autore della raccolta poetica “Allergia”, vicino alla neoavanguardia ed autore poco ricordato.

Alla presenza dell’Assessore alla Cultura, Luca Butini, sono seguite le letture in dialetto jesino del poeta Marco Bordini a cui l’Associazione Culturale Euterpe, rappresentata da Lorenzo Spurio (Presidente) e i soci fondatori Vincenzo Prediletto, Gioia Casale, Franco Duranti e Oscar Sartarelli, ha consegnato una targa dorata nominandolo Socio onorario della stessa. Il poeta senigalliese Franco Patonico ha dato lettura a liriche in vernacolo incentrate sul suo viscerale amore verso la sua città.

A seguire sono intervenuti altrettanti poeti, tutti inseriti nella antologia curata da Spurio, che hanno interpretato loro testi: Lamberto Perlini, Luciano Innocenzi, Giovanni Falsetti, Massimo Fabrizi, Andrea Pergolini, Francesca Innocenzi, Patrizia Pierandrei. Francesca Cirilli, figlia del poeta jesino deceduto Livio Cirilli, ha declamato una poesia del genitore.

Il violino di Tommaso Scarponi e la chitarra di Riccardo Bongiovanni, giovani promesse della Scuola di Musica “G.B. Pergolesi” hanno intervallato la serata con stacchi musicali particolarmente apprezzati dall’ampio pubblico in sala.

 

 

L’incontro jesino con il “Convivio in versi” curato da Lorenzo Spurio

COMUNICATO STAMPA

L’antologia dei poeti marchigiani a Palazzo dei Convegni

domenica 15 maggio

JESI

Lo scrittore e critico letterario jesino Lorenzo Spurio, dopo anni di intenso lavoro di ricerca e studio ha pubblicato nei mesi scorsi, per i tipi di PoetiKanten Edizioni di Firenze, una antologia in due volumi sulla poesia marchigiana.

In Convivio in versi, Spurio ha raccolto le esperienze poetiche di un gran numero di intellettuali che, nati o vissuti a stretto contatto con la Regione, hanno prodotto una significativa attività poetica e letteraria. L’opera, che ha ottenuto i Patrocini Morali dei maggiori comuni della Regione e dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino,  prende in esame esponenti dell’intera Regione nati a partire dal 1850 sino ad oggi. Nella nota introduttiva il curatore chiarifica l’intento di una operazione editoriale di questo tipo, ben sintetizzato dal sottotitolo stesso dell’opera che recita Mappatura democratica della poesia marchigiana.

Dopo gli incontri che si sono svolti a  Porto Recanati, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto, Fermo,… domenica 15 maggio alle ore 17:30 l’opera verrà presentata a Jesi presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni.

La serata di presentazione sarà condotta dal critico letterario e giornalista prof. Vincenzo Prediletto, con un intervento di Stefano Bardi (collaboratore della rivista di letteratura “Euterpe”) sul poeta chiaravallese Massimo Ferretti. Nel corso dell’evento si terrà un recital poetico del poeta dialettale jesino Marco Bordini e del poeta dialettale senigalliese Franco Patonico. Ad impreziosire la serata saranno gli interventi musicali a cura della Scuola “G.B. Pergolesi” di Jesi con Tommaso Scarponi al violino e Riccardo Bongiovanni alla chitarra classica.

I poeti antologizzati nell’opera daranno lettura ai loro componimenti.

La S.V. è invitata a partecipare.

Evento FB

La notizia sul sito del Comune.

 

Notizia del curatore

Lorenzo Spurio (Jesi, 1985) si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia. Per la poesia ha pubblicato Neoplasie civili (2014), Le acque depresse (2016) e Tra gli aranci e la menta (2016) dedicato a Federico Garcia Lorca nella triste ricorrenza degli ottanta anni dalla sua morte. Ha curato varie antologie tra cui Risvegli: il pensiero e la coscienza. Tracciati lirici di impegno civile (2015). Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie (2012), La cucina arancione (2013) e L’opossum nell’armadio (2015). Quale critico si è occupato prevalentemente di letteratura straniera con una serie di saggi in volume sull’autore anglosassone Ian McEwan dedicando altresì uno studio sulla poesia italiana contemporanea: La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (2015). Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», un aperiodico tematico di letteratura al quale collaborano poeti e scrittori da ogni parte d’Italia. È  Presidente della Associazione Culturale Euterpe di Jesi, Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi e Presidente di Giuria nei premi letterari “Città di Fermo” e “Città di Porto Recanati”.

 

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