Il poeta e critico Nazario Pardini uscirà con un ricco volume di critica sugli autori contemporanei
N. PARDINI: “LETTURA DI TESTI DI AUTORI CONTEMPORANEI”
QUESTI DI SEGUITO GLI AUTORI CONTEMPLATI
p. 9 Prefazione [Pasquale Balestriere]
p. 13 Prolusione
p. 17 Dedica
p. 19 Citazione
PREFAZIONI
p. 23 Nina Amarando: Le stelle del cielo e del mare
p. 26 Armando Alciato: Dentro i libri
p. 31 Armando Alciato: Fuga d’attimi
p. 38 Maria Ebe Argenti: C’era una volta il bozzolo
p. 41 Rosario Aveni: Fiamme tremule
p. 48 Pasquale Balestriere: Del padre e del vino
p. 52 Carla Baroni: Il treno corre
p. 57 Carla Baroni: Canti d’amore per San Valentino
p. 60 Piero Bartalena: Be’ mi’ tempi
p. 65 Miriam Luigia Binda: Guerranima
p. 73 Adriano Bottarelli: Incontro a te
p. 77 Ada Bufalini Pericoli: A mio padre
p. 80 Ninnj Di Stefano Busà: La distanza è sempre la stessa
p. 85 Ninnj Di Stefano Busà: Ellittiche stelle
p. 91 Giorgina Busca Gernetti: Echi di memoria
p. 95 Vera Cantini: In urna di memorie
p. 98 Ester Cecere: Gusci d’uovo
p. 106 Luciana Cerne: Lunario
p. 110 Mercedes Chiti: Stelle di vetro
p. 114 Mercedes Chiti: Foglie di vento
p. 118 Filadelfio Coppone: Voci sparse nell’anima
p. 121 Annarosa Del Corona: Avvisi di cose cadute
p. 123 Rosanna Di Iorio: Sono cicala: mi consumo e canto
p. 129 Vanes Ferlini: Ritratti
p. 130 Enzo Gaia: A metà strada
p. 132 Patrizia Giovannoni: La vela
p. 136 Luana Innocenti Lami: Mitologie di metamorfosi
p. 141 Luana Innocenti Lami: Così per illusione
p. 148 Anna Magnavacca: Il colore dei giorni
p. 156 Egizia Malatesta: Il gioco delle nuvole
p. 163 G. Manzoni di Chiosca: Credere e amare
p. 168 G. Manzoni di Chiosca: Il tempo, le cose, i sentimenti
p. 172 Fulvia Marconi: Un cesto di more e di fiori
p. 175 Licia Mariotti: Pensieri come farfalle
p. 177 Ines Betta Montanelli: L’assorta tenerezza della terra
p. 185 Nazario Pardini: Linguaggio e natura, natura e vernacolo
p. 188 Nazario Pardini: Il gioco delle equivalenze in “Radici”
p. 192 Maria Adelaide Petrillo Ciucci: Meduse opalescenti
p. 194 Pier Cesare Pierini: Graffiti di sogno
p. 198 Lida De Polzer: Il grido della luce
p. 201 Lida De Polzer: A volte una farfalla
p. 207 Mara Santoni: Lampi di sole fra la pioggia
p. 209 Giovanni Sbrana: L’amore è spina lieve
p. 214 Pierangelo Scatena: Ricordi del presente
p. 219 Giuseppe Silvatici: Graffiti
p. 222 Luciana Tagle: La casa sulla collina
p. 223 Luciana Tagle: Un polso ferito
p. 224 Dino Traina: Là dove finiscono le case
p. 227 Giovanni Tavčar: Oltre la nebbia del quotidiano
p. 233 M. Luisa Daniele Toffanin: Iter ligure
p. 240 Umberto Vicaretti: Inventario di settembre
p. 247 Maria Chiara Zippel: Amalia
RECENSIONI E NOTE CRITICHE
p. 255 Sandro Angelucci: Chiedo cerchi e amalgama
p. 257 Sandro Angelucci: Verticalità
p. 258 Mina Antonelli: La luce della luna
p. 259 Maria Ebe Argenti: Scacco al re
p. 260 Maria Ebe Argenti: Non tramontate stelle
p. 263 Lucianna Argentino: L’ospite indocile
p. 268 Articolo su “La Nazione”: Poesie a Antonio Tabucchi
p. 271 Articolo su “il Giornale”: Essere italiani
p. 272 Articolo su “il Giornale”: Il Risorgimento
p. 273 Adriana Assini: Il mercante di zucchero
p. 275 Adriana Assini: I racconti dell’ombra
p. 279 Autori vari: Percezioni dell’invisibile
p. 283 Alberto Averini: All’alba della sera
p. 284 Pasquale Balestriere: Prove d’amore e di poesia
p. 288 Pasquale Balestriere: Il sogno della luce
p. 291 Pasquale Balestriere: Del pane, del vino
p. 292 Carla Baroni: Rose di luce
p. 295 Carla Baroni: Rose di luce
p. 296 Carla Baroni: Su “La poesia”
p. 298 Carla Baroni: Su alcune poesie
p. 301 Carla Baroni: Versi d’ottobre
p. 302 Pierubaldo Bartolucci: 39 Carte
p. 303 Giuseppina Luongo Bartolini: Album
p. 304 Paolo Bassani: I miei racconti per televideo
p. 305 Paolo Bassani: Nel bianco greto della valle
p. 308 Michele Battaglino: Radici e ali
p. 309 Ines Betta Montanelli: Lo specchio ritrovato
p. 309 Ines Betta Montanelli: Il chiaro enigma
p. 313 Patrizia Maria Bianchi: All’azzardo dei giorni
p. 314 Miriam Luigia Binda: Economia e arte
p. 317 Miriam Luigia Binda: Argento 47 e altre poesie
p. 317 Miriam Luigia Binda: Improvviso profondo
p. 319 Miriam Luigia Binda: Gemme
p. 320 Antonio Bitti: Quelli come noi
p. 321 Adriano Bottarelli: S’incontrano i sogni
p. 322 Adriano Bottarelli: Sul mio cammino
p. 322 Lucia Bruno: Main kind (Bambina mia)
p. 324 Lucia Bruno: Poesie. Racconti. Recensioni
p. 326 N. Di Stefano Busà: L’assoluto perfetto (Meditando in Cristo)
p. 328 N. Di Stefano Busà: L’assoluto perfetto (Meditando in Cristo)
p. 331 N. Di Stefano Busà: Quella luce che tocca il mondo
p. 333 N. Di Stefano Busà: Il sogno e la sua infinitezza
p. 336 N. Di Stefano Busà e A. Spagnuolo: L’evoluzione delle forme poetiche
p. 338 Ninnj Di Stefano Busà: La traiettoria del vento
p. 343 Ninnj Di Stefano Busà: Oggi è l’antico una preghiera
p. 346 Franco Campegiani: Ver Sacrum
p. 351 Franco Campegiani: Recensione a “Alla volta di Lèucade”
p. 352 Sandra Carresi: L’ombra dell’anima
p. 352 Sandra Carresi: Le ali del pensiero
p. 356 Fulvio Castellani: Oltre il sipario dell’eco
p. 360 Giannicola Ceccarossi: Aspetterò l’arrivo delle rondini
p. 361 Giannicola Ceccarossi: Casa di riposo
p. 364 Ester Cecere: Come foglie in autunno
p. 364 Ester Cecere: Burrasche e brezze
p. 367 Umberto Cerio: Solitudini
p. 368 Umberto Cerio: Diario del prima
p. 370 Umberto Cerio: Antigone
p. 381 Nadia Chiaverini: I segreti dell’universo
p. 386 Nadia Chiaverini: Poesie sulla società
p. 390 Commento: Agape di vino e poesia
p. 391 Carmelo Consoli: L’ape e il calabrone
p. 393 Nicoletta Corsalini: Di fronte al destino
p. 395 Franco Daleffe e Roberto Marchi: L’orrore di Hiròshima
p. 397 Elisabetta De Fanti: Storie lungo il fiume
p. 398 Domenico Defelice: Poeti e scrittori d’oltre frontiera
p. 399 Domenico Defelice: Resurrectio
p. 400 Domenico Defelice: Alberi?
p. 404 Annarosa del Corona: Mosaico dell’infanzia
p. 405 Liana De Luca: La poetica
p. 407 Rosanna Di Iorio: Donna
p. 410 Sandra Evangelisti: Cuore contrappunto
p. 411 Ezio Felisa: Il pittore della natura
p. 413 Franca Olivo Fusco: Ho ucciso parole
p. 414 Benito Galilea: Certezza minima
p. 415 Luigi Gasparroni: Qualcosa che vale
p. 416 Luigi Gasparroni: Tempo fuggitivo
p. 419 Ignazio Gaudiosi: Antinomie
p. 420 Giulio Dario Ghezzo: I miei pensieri impazziti
p. 421 Giulio Dario Ghezzo: Il viaggio impossibile
p. 422 Giulio Dario Ghezzo: Uno spiraglio d’azzurro
p. 423 Giancarlo Interlandi: Un sangue che ubriaca
p. 423 Giancarlo Interlandi: Il pane dei ricordi
p. 424 Maria Teresa Landi: Segreti
p. 425 Aristide La Rocca: Teodora
p. 428 Domenico Lombardi: Carteggio
p. 429 Domenico Lombardi: Diplopie
p. 430 Alfredo Lucifero: Epigrammi per Lesbia
p. 431 Dante Maffia: Poesie torinesi
p. 431 Dante Maffia: Abitare la cecità
p. 431 Dante Maffia: Ultimi versi d’amore
p. 434 Alda Magnani: Ombre e bagliori
p. 435 Anna Magnavacca: Spiccioli di latta e altre poesie
p. 435 Anna Magnavacca: Soste
p. 435 Anna Magnavacca: Poesie in forma di lettera
p. 438 Anna Magnavacca: Oltre la siepe di sambuco e altre poesie
p. 442 Anna Magnavacca: Le promesse dei giorni e altri versi
p. 449 Giacomo Manzoni di Chiosca: Cristalli di ghiaccio
p. 450 Giacomo Manzoni di Chiosca: Sterpi
p. 450 Giacomo Manzoni di Chiosca: Le rane nude
p. 452 Fulvia Marconi: Le insidie della luna
p. 453 Emanuele Marcuccio: Per una strada
p. 455 Emanuele Marcuccio: Dipthycha. Antologia poetica
p. 457 Franco Martini: Asimetria
p. 459 Pasquale Martiniello: Acktis
p. 461 Pasquale Martiniello: Le faine
p. 462 Pasquale Martiniello: Il formichiere
p. 464 Pasquale Martiniello: La cavalletta
p. 466 Stefano Massetani: Fiore di vetro
p. 470 Mario Meola: Ancora mi canta nel cuore
p. 471 Riccardo Minissi: Diario di bordo
p. 472 Ivano Mugnaini: Il tempo salvato
p. 473 Lorella Nardi: I fiori che non vissero
p. 474 Luciano Nota: Poesie
p. 476 Luciano Nota: Tra cielo e volto
p. 477 Luciano Nota: Dentro
p. 480 Luciano Nota: Poesie dedicate alla madre
p. 481 Emanuele Occhipinti: Ci sono tempi
p. 482 Poesia e non poesia: Sugli autori nuovi della poesia contemporanea
p. 517 Paolo Polvani: Gli anni delle donne
p. 520 Lida De Polzer: Sulla seta del cuore
p. 521 Lida De Polzer: A volte una farfalla
p. 522 Gianluca Presutti: Composizioni e notturni
p. 524 Giacono Puccini: Turandot
p. 531 Luisa Puttini Hall: Isole e terre
p. 532 Daniela Quieti: Francis Bacon (La visione del futuro)
p. 533 Daniela quieti: Echi di riti e miti
p. 538 Mario Richter: La poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin
p. 540 Diego Repetto: Tramonto all’alba
p. 541 Gianni Rescigno: Nessuno può restare
p. 546 Gianni Rescigno: Sulla bocca del vento
p. 551 Giacomo Ribaudo – Giovanni Dino: Nuovi Salmi
p. 555 Aldo G. B. Rossi: Versi per Irene e altre poesie
p. 556 Paolo Ruffilli: L’isola e il sogno
p. 557 Maria Rizzi: Anime graffiate
p. 562 Saggio: Vivere la poesia. Gianni Rodari e la didattica
p. 564 Gianna Sallustio: Labirinti
p. 565 Paolo Sangiovanni: La grande attesa
p. 566 Vittorio Sartarelli: Cara Trapani
p. 568 Pierangelo Scatena: Nelle parole
p. 570 Pierangelo Scatena: Ricordi del presente
p. 571 Pierangelo Scatena: Per prova e per errore
p. 572 Silvana Serafin: La poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin
p. 575 Serena Siniscalco: Il poesiario VIII
p. 580 Maurizio Soldini: In controluce
p. 585 Antonio Spagnuolo: Misure del timore
p. 586 Antonio Spagnuolo: Misure del timore
p. 592 Antonio Spagnuolo: Il senso della possibilità
p. 595 Lorenzo Spurio: Cemento
p. 598 Francesco Tassinari: Ultime poesie
p. 599 Francesco Tassinari: Poi venne una zazzera d’oro
p. 600 Francesco Tassinari: Il silenzio del tempo
p. 600 Giovanni Tavčar: Bisognerà presto voltare pagina
p. 601 Giovanni Tavčar: Quel poco che ancora avanza
p. 602 Beniamino Todaro: Gli uomini il mondo e Dio. Meditazioni minime
p. 603 Maria Luisa Daniele Toffanin: Fragmanta
p. 606 Maria Luisa Daniele Toffanin: Dell’azzurro ed altro
p. 607 Maria Luisa Daniele Toffanin: Per colli e cieli insieme mia euganea terra
p. 608 Maria Luisa Daniele Toffanin: E ci sono angeli
p. 610 Maria Luisa Daniele Toffanin: Appunti di mare
p. 611 Imperia Tognacci: Nel bosco, sulle orme del pastore
p. 612 Imperia Tognacci: Il richiamo di Orfeo
p. 616 Flavio Vacchetta: La sala luminosa
p. 619 Flavio Vacchetta: Convivio
p. 621 Silvia Venuti: La visione assorta
p. 624 Giuseppe Vetromile: Percorsi alternativi
p. 627 Rodolfo Vettorello: Passi perduti
p. 628 Rodolfo Vettorello: Contro il tempo Il tempo contro
p. 630 Vittorio Vettori: In ricordo
p. 635 Edda Ghilardi Vincenti: Tre poesie
p. 636 Luigi Zadi: L’albero cavo
p. 637 Vladimiro Zucchi: A più dimensioni
INTERVISTE
p. 641 Lorenzo Spurio
p. 650 Miriam Luigia Binda
p. 660 Fulvio Castellani
LA POESIA DI NAZARIO PARDINI
(note critiche 2012-2013)
p. 689 Sandro Angelucci: Su “I miti che verranno”
p. 715 Sandro Angelucci: Sulla recensione a “Anime graffiate” di Maria Rizzi
p. 719 Sandro Angelucci: Sulla poesia “Luglio”
p. 729 Sandro Angelucci: Su “A colloquio con il padre. Il sogno”
p. 680 Adriana Assini: Su “Si aggirava nei boschi una fanciulla”
p. 681 Adriana Assini: Su “D’Autunno”
p. 682 Adriana Assini: Su “Alla volta di Lèucade”
p. 671 Pasquale Balestriere: Su “La poesia di Nazario Pardini”
p. 689 Pasquale Balestriere: Su “I miti che verranno”
p. 675 Paolo Bassani: Su “Alla volta di Lèucade”
p. 690 Miriam Luigia Binda: Su “Dicotomie”
p. 700 Miriam Luigia Binda: Su “Nel regno delle Eumenidi”
p. 707 Miriam Luigia Binda: Su “Adriade”
p. 676 Ninnj Di Stefano Busà: Su “La poesia di Nazario Pardini”
p. 695 Ninnj Di Stefano Busà: Su “Dicotomie”
p. 717 Ninnj Di Stefano Busà: Sulla poesia “Luglio”
p. 708 Ninnj Di Stefano Busà: Su “Adriade”
p. 720 Ninnj Di Stefano Busà: Prefazione a “I simboli del mito”
p. 731 Ninnj Di Stefano Busà: Su “A colloquio con il padre. Il sogno”
p. 736 Ninnj Di Stefano Busà: Su “A colloquio con il padre. Il sogno”
p. 737 Ninnj Di Stefano Busà: Sulla poesia “Non chiedermi perché”
p. 701 Franco Campegiani: Su “Nel regno delle Eumenidi”
p. 706 Franco Campegiani: Su “Adriade”
p. 718 Franco Campegiani: Sulla poesia “Luglio”
p. 730 Franco Campegiani: Su “A colloquio con il padre. Il sogno”
p. 678 Marisa Cecchetti: Su “Alla volta di Lèucade”
p. 677 Carmelo Consoli: Su “La poesia di Nazario Pardini”
p. 734 Domenico Defelice: Postfazione a “I simboli del mito”
p. 701 Maria Grazia Ferraris: “A proposito di Adriade”
p. 724 Maria Grazia Ferraris: Su “A colloquio con il padre. Il sogno”
p. 678 Brunello Gentile: Su “La poesia di Nazario Pardini”
p. 716 Liana De Luca: Su “La poetica di Nazario Pardini”
p. 686 Riccardo Minissi: Su “Alla volta di Lèucade”
p. 687 Ugo Piscopo “Premio Tulliola”: Su “Alla volta di Lèucade”
p. 683 Premio “Leandro Polverini”: Su “Scampoli serali di un venditore di arazzi”
p. 684 Premio “Libero De Libero”: Su “Colloquio con il mare e con la vita”
p. 684 Premio “Portus Lunae”: “Premio alla carriera per alti meriti letterari”
p. 713 Premio “Scriviamo insieme”: Su “Scampoli serali di un venditore di arazzi”
p. 713 Premio “Città di Abano Terme”: Su “Scampoli serali serali…”
p. 734 Premio “Pomezia-Notizie”: Su “I simboli del mito”
p. 674 Daniela Quieti: Su “La poesia di Nazario Pardini”
p. 698 Daniela Quieti: Su “Dicotomie”
p. 687 Antonio Spagnuolo: Su “Dicotomie”
p. 685 Silvia Venuti: Su “Alla volta di Lèucade”
p. 709 Giuseppe Vetromile: Su “Dicotomie”
p. 732 Umberto Vicaretti: Sulla prefazione a “Inventario di settembre”
p. 739 Nazario Pardini: Recensione di chiusura a “Aprile di fiori” di M. Grazia Ferraris
Notizia tratta dal sito dell’autore: http://nazariopardini.blogspot.it/2013/10/n-pardini-lettura-di-testi-di-autori.html
Notizia tratta dal blog personale dell’autore:
Anna Scarpetta su “La cucina arancione” di Lorenzo Spurio
La mezza vita, è il primo, dei venticinque, di una serie di racconti, dello scrittore Lorenzo Spurio, incluso nel libro: La cucina arancione, edito dall’Associazione TraccePerLaMeta. Da un’attenta lettura, prefigura, in sostanza, quella chiave di apertura che traina, con maestrìa, le altre storie, inserite nella piacevole raccolta, di notevole interesse. In realtà, il nuovo lavoro di narrativa, di Lorenzo, dal titolo: La cucina arancione, rappresenta una carica essenziale, così idonea a rafforzare uno spirito già pregno di effettiva libertà linguistica, da cui emergono, in questa particolare scrittura, due principali fattori di base: sobrietà e autenticità.
A mio dire, un narratore, con sottile arguzia, deve mettere in gioco, nella scrittura, tutti gli strumenti possibili, forti anche della formazione culturale. E, Lorenzo Spurio, in questo libro riesce ad offrire al pubblico una varietà di storie, così nuove, ricche di tanta immaginazione descrittiva, correlate di minuziose particolarità, molto affine ad ogni singola personalità di ciascun personaggio.
In concreto, sono racconti diversi l’uno dall’altro, con una scelta di individui semplici, non troppo ricercati, ovvero, gente sempre la stessa, di tutti i giorni, di tutti i tempi, del nostro vivere quotidiano, della nostra moderna società. Orbene, personaggi descritti, ognuno, con scrupolosa cura nei loro particolari e minimi dettagli. A mio parere, sono esaltanti ritratti lineari, sia caratteriali che quelli fisici, che danno spesso l’immagine reale dei forti disagi fisici o mentali di talune persone. In effetti, le tante analitiche particolarità descrittive, inerenti ai racconti, hanno insieme un solo filo conduttore, cioè il disagio mentale o fisico, più o meno accentuato, in taluni personaggi.
Una novità editoriale, di Lorenzo, o meglio un lavoro centellinato a dovere, che risalta al meglio le sue qualità di scrittore, mettendo a fuoco l’analisi introspettiva della condizione umana, con una varietà di disagi non solo psicologici, ma anche nei suoi vari aspetti, fisici e psicofisici che, tuttavia, affliggono parte della nostra umanità. Noto, leggendo con piacere, che il primo racconto svela, in maniera naturale, a dir poco, il vero fascino di una scrittura, che, nel suo complesso, si rivela abbastanza divertente, oserei dire, alquanto, mimica.
Infatti, emerge una mimica parlata, molto bene pensata in ogni suo dettaglio, orchestrata con perfetta minuziosità nella varietà degli innumerevoli particolari, dando corpo e vivacità di linguaggio al racconto stesso, con un finale quasi sempre a sorpresa. Non c’è dubbio, una mimica, capace di vestire e svestire, con sottile ironia, nonché, con forte, fervida, immaginazione, quei personaggi un po’ strambi e curiosi, nel ridurre le dimensioni fisiche, appunto, nella descrizione del nano, così come si riscontra nel racconto: La mezza vita. Invero, nella lettura, di questo racconto risalta l’immagine di certi individui autentici, molto espressivi, dinamici nei movimenti, e nelle loro azioni, proprio come fa un bravo registra coi suoi attori, dietro alla macchina da presa, mentre sta girando le sue scene pensate e immaginate, coi suoi strani, numerosi, personaggi e comparse, per narrare, alla fine, una storia di vita reale oppure immaginaria.
Dunque, è anche la stessa mimica che accomuna i grandi e piccoli artisti, veri interpreti dell’arte, come i divertenti clown dei circhi più in vista, sempre in giro per il mondo. E, quando si presentano al pubblico, per esibire il loro migliore numero di spettacolo, più fantastico, così bello, e molto divertente, il risultato finale, dinanzi alla moltitudine di gente, rimane alla fine assai sorprendente. Orbene, La mezza vita, come racconto iniziale, rappresenta la tipica narrazione di un uomo fantasioso e curioso, che psicologicamente, da persona normale, crede di avere acquisito nuove dimensioni fisiche, appunto, in nano. E, dovendo condurre una vita reale, fa davvero fatica, a muoversi nell’interno della sua casa, come chiudere e aprire la porta per uscire, in quanto è di altezza piccola, così come le sue mani sono troppo corte per svolgere le personali faccende di tutti i giorni. Il finale si rivela una sorpresa.
Mi hanno schedato è un altro racconto ch’io trovo abbastanza intrigante, con una scrittura davvero divertente. Lo scrittore narra di un uomo che fa un sogno davvero strano e bizzarro, sogna di essere nella città di Rabat e di parlare arabo. Intrattiene con la stessa gente del luogo, abituali cordiali conversazioni, come se la conoscesse molto bene, addirittura, parla con loro la stessa lingua. Egli si muove a suo agio in questa città straniera e cammina frettolosamente. E, incuriosito, si sofferma davanti ad una bottega di spezie odorose e raffinate; che sono in bella mostra, trite e polverizzate, con una straordinaria varietà di colori. Ma, al suo risveglio, egli prova subito un forte impatto con la realtà, ricordando di non essere mai stato realmente in quella città araba, né di conoscere quella lingua. Dunque, quel sogno non poteva essere suo, non gli apparteneva nei minimi dettagli. Da queste confuse e personali considerazioni, dentro di sé, riparte, in maniera surreale, tutta un’analisi introspettiva, abbastanza contorta. Infine, decide di non volere più, per sé, quel sogno così strambo. Il finale è a dir poco, inaspettato.
La vecchia col cappotto ocra è tutt’altra trama, un po’ forse troppo forte, in sostanza. In questo episodio un uomo viene disturbato da un sogno sempre lo stesso e ricorrente, con la presenza di una donna alta, di aspetto grossolano, e trascurato, indossa un lungo cappotto colore ocra. La donna appare in sogno, quasi sempre di spalle, poi finalmente gli mostrerà anche il suo volto sgraziato. Tuttavia, questo sogno si rivela una continua persecuzione, così assillante, al punto che, ad ogni suo risveglio, si sente minacciato. In concreto, il sogno diviene ingestibile nella realtà. Egli, infatti, si lascia prendere dall’ansia, e da incredibile paura. Infine, decide di camminare con un coltello in tasca per una sua difesa personale. Ma, un giorno, per un caso fortuito, trovandosi per strada, incontra realmente la donna del suo sogno, è lì dinanzi ai suoi occhi, veste uguale, stesso volto, stesso cappotto. Questa visione, infatti, produrrà in lui una reazione istintiva, così incontrollabile, che lo porterà a compiere un gesto insano.
In conclusione, la lettura del libro: La cucina arancione, dello scrittore Lorenzo Spurio, si presenta scorrevole, come linguaggio, con episodi ricchi di un dinamismo incredibile. A mio parere, sin da subito, emerge quella straordinaria capacità espressiva così complessa in ogni minuziosa descrizione, fatta di movimenti ed azioni, di ciascun personaggio. Non sbaglierei dicendo che questa scrittura, non può che affascinare il lettore. In sintesi, i venticinque racconti, uno dopo l’altro, ti prendono con il particolare piacere di capire, fino in fondo, l’importanza e il senso autentico di questa scrittura, non di facile interpretazione. E’, senza dubbio, una personale scrittura che rasenta l’espressività di un verismo ancora così presente nella nostra società odierna. Tuttavia, un verismo, temprato e forgiato nel tempo, che accomuna la visione, la dialettica, e abbraccia, in un solo afflato, l’umanità dei nostri giorni. Inverosimilmente, a mio dire, l’abbraccia, con gli stessi bisogni e urgenti necessità, anche coi suoi disagi individuali, sempre in forte crescita, in un territorio uguale a tutti gli altri del mondo, con le stesse problematicità che sembrano non avere mai un fine reale.
Novara, lì 4 Ottobre 2013 Anna Scarpetta
E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.
Francesca Luzzio su “La cucina arancione” di Lorenzo Spurio
La Cucina arancione di Lorenzo Spurio è una raccolta di racconti insolita e apparentemente strana perché non propone al lettore la narrazione di fatti veri o verosimili che trovino nella razionalità la molla operativa dell’intreccio, ma lo immerge nella surreale realtà ( nessun ossimoro può essere altrettanto lecito) dei meandri nascosti della mente. Non domina , se vogliamo adoperare il linguaggio freudiano l’io, né il super-io, ma l’es, l’incognito inconscio che emerge non solo a livello onirico, ma anche nella concretezza del vivere quotidiano, acquisendo ragione d’essere e perciò realtà comportamentale.
Il super-io razionale e pensante non crea un giusto equilibrio tra le altre due sfere, componenti della psiche, ma è come se giustificasse e desse ragione d’essere all’irrazionalità dell’inconscio ed ai comportamenti maniacali dei protagonisti delle narrazioni. I personaggi della produzione letteraria di Pirandello, hanno consapevolezza dell’inesistenza dell’identità e l’assurdo del loro agire nasce da una convinzione filosofica per cui, secondo loro, sono anomali i normali e normali i consapevoli del relativismo gnoseologico che, annullando il vero,legittima la pluralità di verità dei singoli individui e di conseguenza il non senso dell’essere, invece i personaggi dei racconti di Spurio, presentano una condizione mentale anomala e ad essa rapportano il loro agire, insomma sono fissati in una forma, in una maschera che però non è quella che la società e le sue convenzioni impongono,ma è una forma alienata, estranea alla cosiddetta normalità e riconducibile ad un inconscio malato, che normalizza l’irrazionale.
Essi propongono il loro modo di essere e di agire senza spiegare perché pensano ed agiscono in quel modo, quindi apparentemente manca una ragione di fondo che giustifichi l’anomalia,ma di fatto il lettore, proprio perché i personaggi non la propongono è indotto a chiedersi quale movente determini la non sanità mentale e simili comportamenti fobici ed ossessivi, perché lo scrittore lo immerga in questo poliedrico mondo in cui, al massimo, solo l’istinto talvolta giustifica situazioni e comportamenti . Tuttavia in qualche racconto compare anche il quid epifanico che fa uscire dal labirinto tortuoso che veniva considerato normalità, così, ad esempio, accade al protagonista di La mezza vita , per il quale il ritorno alla normalità è conseguente alla visita medica, o al ragazzo de L’alfabeto numerico, per il quale lo strappo del quaderno assume la medesima funzione. Ma ciò costituisce l’eccezione, di solito i personaggi restano irretiti nella loro condizione anomala, sia essa la perdita d’identità, come in L’ordigno imploso o in La regina rossa, sia il mostro mentale che condiziona la loro esistenza. Il risultato finale per il lettore è sempre comunque umoristico: si piange e si ride nello stesso tempo e, come già si è detto, s’interroga sui motivi che possono avere indotto L. Spurio a raccontarci questa persistente follia , tipica di ospedale psichiatrico piuttosto che della comune realtà che ci circonda. Novello Benjamin, il narratore ci propone un’allegoria vuota, cioè vuole denunciare l’indecifrabilità e l’ insignificatezza dell’esistenza contemporanea. Mentre l’allegorismo tradizionale muove da una verità generale, condivisa dalla società, l’allegorismo moderno assume forme vuote che dichiarano la resa al non senso e alla crisi che caratterizza i nostri tempi. Le menti malate che popolano la raccolta di Lorenzo Spurio esprimono appieno la follia del mondo attuale, caratterizzata da un lato da solitudini egotistiche, chiuse nella virtuale apparenza mediatica, oppure arroccate nei privilegi che la ricchezza esagerata offre, dall’altra la solitudine della miseria economica o morale che dirompono travolgenti e trascinano ad atti folli tanta gente. Vichiano ricorso storico: come in epoca barocca,come nel primo Novecento , pur con le specificità contestuali che caratterizzano ogni epoca, viviamo la morte del senso della vita e dei valori.
Lo stile dell’opera è scorrevole, chiaro, sintatticamente normativo; la posizione del narratore a volte è omodiegetica, tal’altra eterodiegetica, secondo la distanza che il narratore ama stabilire tra sé e il protagonista. La tecnica narrativa è varia: monologhi, flash-back, dialoghi descrizioni rendono ulteriormente fruibile la lettura.
FRANCESCA LUZZIO
Palermo, 29-08-2013
QUESTA RECENSIONE VIENE PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.
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IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO SVOLTASI A FIRENZE IL 20-09-2013
“La cucina arancione” di Lorenzo Spurio presentata a Firenze il 20.09.2013
Il video integrale della presentazione del libro di racconti LA CUCINA ARANCIONE (TraccePerLaMeta Edizioni, 2013)
DI LORENZO SPURIO
avvenuta alla Biblioteca Pietro Thouar, a Firenze il 20 settembre 2013
RELATRICE: MARZIA CAROCCI, poetessa, scrittrice, critico
INTERVENTI DI:
MASSIMO ACCIAI, poeta, scrittore, direttore rivista Segreti di Pulcinella
SANDRA CARRESI, poetessa, scrittrice, vice-presidente Ass. Culturale TraccePerLaMeta
RITA BARBIERI, docente di lingua e letteratura cinese
ANNAMARIA PECORARO, poetessa, scrittrice
LETTURE DI
LUISA BOLLERI, poetessa e scrittrice
E’ uscito “Maschera” di Vincenzo Monfregola
MASCHERA “…ci trucchiamo ai confini del cuore…”
di Vincenzo Monfregola
Casa Editrice: egoEdizioni
ISBN: 978-88-98410-24-8
Numero Pagine: 140
Prezzo: 13,90
link per l’acquisto: http://www.twinsgroup.it/twinsstore/home/113-vincenzo-monfregola-maschera.html
link pagina facebook: https://www.facebook.com/maschera.it
Sinossi:
Porto a voi parole in versi, emozioni in lettere, colori su carta; a voi che respirate di sole, di cielo, di aria quella pura, a voi che amate, piangete, sorridete, vi emozionate. Porto a voi la mia poesia, possa essere di compagnia, di sfogo, di lettura nel tempo, di conservazione per quelli che verranno, per coloro che non vedono, non sentono, non parlano.Porto a voi la mia anima senza veli affinché alcuna maschera salga su quel palco che recita la vita.
“Si tira avanti solo con lo schianto” di Davide Rondoni, recensione di Ninnj Di Stefano Busà
“Si tira avanti solo con lo schianto” emblematico libro di Rondoni che mostra la poesia come visione lirica di un progetto esistenziale inevitabile e necessario.
a cura di Ninnj Di Stefano Busà
La demolizione di ogni sogno, di ogni ideale sembrerebbe racchiudere questo titolo, in realtà si rivela in Davide Rondoni, un panorama ineludibile del far poesia: senza lo schianto non vi possono essere crescita, rinascita, superamento, non vi può essere il palese dissidio, la distonìa che muove e sommuove le anime in un mutuabile e vicendevole percorso di vita.
Lo schianto che come precisa lo stesso Rondoni è mutuato da un verso del testo poetico “Giorno dopo giorno” di Ungaretti è la molla necessaria, forse dilagante e intristita di un giorno qualunque che si propone come faglia, come referente di mistero, di approdo “altro”, di altre destinazioni ed esperienze.
Ma non basta per dare una svolta successiva ad un’arte che in Rondoni è esperimento di un’alterità, che ci prescinde e ci restituisce la nostra vera essenza, la sorte alla quale siamo chiamati, in prossimità, di esperienze e di conoscenze, di eventi personali a noi strettamente legati.
Tutti gli interrogativi, le incognite, le inadeguatezze portano ad un solo destino: il superamento del punto di fuga, relativo alla stessa coscienza che in modo difforme ci porta ad assumere atteggiamenti diversificati nel pensiero, riconoscendo la poesia come interprete di un quid che si nutre di stupore, di curiosità per un sentire che è sempre balzo in avanti, incantamento e curiosità verso noi stessi e l’altrui.
La molla che ha fatto sua l’esperienza di scrittura di questo libro, è a mio parere, il riconoscere la capacità del dolore, l’impatto con esso e condividerlo con l’esperienza stessa del dolore degli altri. Sono incontri con l’altrui “schianto”, all’interno di una strategia comportamentale che ama confrontarsi e dialogare col suo prossimo, evangelicamente edotta dalla sua esperienza personale di uomo e di cristiano.
Rondoni scrive con un linguaggio asciutto, efficace e moderno che sa individuare e, quindi, tradurre il disagio e il dosaggio dei giovanilismi ai quali la sua poetica è diretta. Davide Rondoni è il poeta delle nuove generazioni, cui lo “schianto” ha permesso di vivisezionare il normale intercalare della coscienza e derimerla dalla conoscenza, dalla esperienza.
La sua scrittura è dotata di assonanze necessarie in una visione d’insieme che è religiosamente laica, ma anche con qualche impennata teologico culturale di neofita cristiano.
Gli incontri coi personaggi, le visitazioni di luoghi, in apparenza casuali, si mostrano invece forte sollecitazione per l’anima del poeta che ne viene assorbito, fagocitato e ustionato dalla scoperta di umanità, inevitabile al suo linguaggio che non è circoscritto solo all’ambiente familiare, domestico ma risulta inusuale, caratterizzato da forte simbologie e metafore surreali, quanto di lucido e ruvido realismo: in entrambi i casi, fortemente improntati alla vita di tutti i giorni, alle cadute, alle dinamiche, alle ustioni, agli “schianti” propri e dell’altrui solitudine: “ Si tira avanti solo con lo schianto/ il resto va in panne, si esaurisce/ nella schiena ho il fuoco/ di ali bruciate, se mi dici/ rallenta/ precipito in ogni dolore nel raggio di una vita/…/ la vita è solo se scommette d’essere infinita/ l’impatto è una carezza/ nella nostra condizione/ sbandati da ogni morale/ ed è diritta sparata in Dio o/ in una sacrosanta maledizione.”
In definitiva, la poesia per Davide Rondoni fa da supporto ad un più umano sentire, che è “scienza nutrita di stupore” detta alla maniera bigongiariana, e rinnova, riaccende la coscienza della parola con episodi e visioni di sangue e carne,come previsto dal protocollo che abbraccia l’intera essenza dell’umanità.
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“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione di Luigi Carmina
Suspense da teatro e colpi di scena da gialli. “Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi è un’antologia di altri tempi nell’accezione positiva del termine. Emozioni che si susseguono, incontri che cambiano la vita del lettore, perché la scrittura e la lettura dovrebbero svolgere sempre questo ruolo, soprattutto ricordare che l’amore è il motore della vita, qualunque sia essa l’età e la forma. Libro da conservare in casa e portare con sé nei viaggi quasi fosse un manuale di vita vissuta. I particolari alimentano l’acquolina della fantasia, la realtà è solo un personaggio secondario, ma complementare. La copertina, tramite la quale spesso inizio ad immedesimarmi ed intraprendere la lettura, è la conferma di tutto: un braccio dal nulla sembra trattenere il soggetto, sembra esserne estraneo, pur indossando lo stesso abito formale apparente, sembrano le righe del testo che dicano al lettore : “resta con me”.
LUIGI PIO CARMINA
-scrittore, poeta-
Monreale (PA), 21-08-2013
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A Roma si è presentato il nuovo libro della poetessa Annamaria Pecoraro
Venerdì scorso al Caffè Letterario romano “Mangiaparole” si è svolta la presentazione del libro di poesie “Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima” della scrittrice fiorentina Annamaria Pecoraro. Il libro, edito da Lettere Animate Editore di Martina Franca (Ta) è stato presentato da Michela Zanarella che ha intervistato l’autrice e dal critico marchigiano Lorenzo Spurio che ha commentato alcune poesie della poetessa. Sono inoltre intervenuti Giuseppe Lorin che ha letto e interpretato le poesie, il poeta romano Alessandro Bellomarini e l’attore Matteo Tosi.
Di seguito alcuni scatti della serata:
“Eros e la nudità” di Ninnj Di Stefano Busà, recensione di Ugo Piscopo
UNA GHIRLANDA DI CALICI PIENI PER UN BRINDISI ALL’AMORE
A CURA DI UGO PISCOPO
Recensione a “Eros e la nudità”, di Ninnj Di Stefano Busà con prefazione di Walter Mauro, Plinio Perilli, Arturo Schwarz Edizioni Tracce, Pescara 2013 pp. 99.
Il Novecento è sempre più lontano. Si avverte perfino una tensione a denovecentizzarsi, se si può dire. Cioè a togliersene di dosso l’odore.
Uno dei segnali è la nuova qualità di approccio all’amore. Non è che il Novecento ignorasse l’amore. Lo teneva, anzi, terribilmente presente, – e come si potrebbe mai scrivere, vivere o pensare senza l’amore? -, ma lo assumeva a materia da approcciare in chiave critica e in una nitida luce di disincanto, o di analisi e perfino di divertimento cinico, soprattutto nell’ambito neoavanguardista e neosperimentale. L’indirizzo era nato già nelle avanguardie storiche. Il futurismo, ad esempio, spalancava le porte alla fisicità erotica, solo ai fini funzionali della riappropriazione degli istinti dei primordi, a favore di un’antropologia più ricca di energia. Per questo, gridava “abbasso la donna”, e, di contro, “viva la femmina”.
Poi, nel corso degli anni Ottanta del secolo passato, in concordanza con la riscoperta del “padre” e con l’attenuazione del concetto di progettualità, cioè di mentalismo, si venne proponendo e praticando nella scrittura poetica l’idea della “poesia innamorata”. Oggi, poi, “cuore” e “amore” la fanno da padroni di casa.
In questi nuovi spazi di libertà ideale, si colloca e respira la raccolta di poesie di Ninnj Di Stefano Busà dedicate all’amore, o, meglio, a Eros, come simbolo di ripetizione concreta della prima ierogamia e di manifestazione al mondo di un evento decisivo per la vita universale, l’accoppiamento del Cielo e della Terra. Il quale orizzonte di attesa, però, resta solo prospettico, perché la diegesi puntualmente si sofferma in limine, senza andare oltre, senza addentrarsi in ambiti di sofisticate simbologie, come accade nelle Upanishad, nell’Yi ching, nello shaktismo, nel tantrismo e dintorni. Ecco, in tanti filoni delle civiltà orientali.
Lucidamente e programmaticamente l’autrice si richiama alla matrice del pensiero occidentale, la cultura greca: è significativo che il protagonista in questione si chiami grecamente Eros e che esso si collochi come immagine dominante, per la posa, accanto alla intattezza (e allo splendore marmoreo) della corporeità nuda. Eros e la nudità, recita nettamente e perentoriamente il titolo dell’opera.
L’immagine dominante è, dunque, Eros, quello di cui tratta Platone nel Simposio, di cui aveva già parlato Esiodo a proposito della cosmogonia (“Eros, il più bello degli dei immortali, colui che spezza le membra e che, nel petto di tutti gli dei e di tutti gli uomini, signoreggia il cuore e il saggio volere”), a cui si ispira tutta la poesia greca da Alceo e Saffo in poi, sino ai tardi secoli, come è documentato nella fluviale Antologia palatina.
Ma quell’Eros lì interviene sugli eventi della storia (e perfino della preistoria) con effetti perturbanti e talora annichilenti la ragione stessa, come testimonia autorevolmente Saffo (quella di “fainetai moi kenos isos teòisin”), come tensione della vita verso il caos o dal caos. Nella civiltà dell’Ellade, però, mentre si aprono squarci nell’esistenza e nella storia per l’irruzione (a rischio di sovversione) di questa irresistibile forza sconvolgente, più filoni, dall’ambito orfico a quello misterico a quello speculativo tentano una domesticazione di questa energia divina, adottandola in positivo, attraverso comportamenti e atteggiamenti che oggi potremmo chiamare, con Freud, di sublimazione, di contattazione della celestialità e della armonizzazione.
In accordo con questo secondo versante si definisce l’opera di Ninnj, costituita da liriche lavorate al bulino, dalla pelle estremamente liscia, che nell’insieme dei richiami e dei rimandi seguono un ritmo poematico. Giustamente, uno dei tre prefatori, Plinio Perilli, parla di “rigore fervido delle metafore”, di citazioni squisite. Insieme, intanto, con queste cifre di accuratezza formale, la visione complessiva si cala in un fiorito scenario di esperienze di passaggi verso una più intensa e implementata diurnità. Verso la nascita di un altro giorno, come in questi versi:
“Solo un guizzo di luce nel tuo sguardo,
un lampo in cui vi ammutolisce
il vento di soavi piaceri, di stordimenti.
Qui è la spola, qui l’arcolaio per tessere la tela,
dalla nostra carne sboccerà l’aurora” (p. 42).
UGO PISCOPO
Napoli, 1 Luglio 2013
Elisabetta Bagli presenta a Roma il suo nuovo libro, “Dietro lo sguardo”
Venerdì 28 giugno 2013 alle ore 20,30 ci terrà la presentazione della nuova silloge poetica “Dietro lo sguardo”, di Elisabetta Bagli, pubblicata da ArteMuse Editrice. La presentazione avverrà all’S.P.Q.R. Ristorante, Pizzeria ed altro ancora, sito in Via Ostiense 119, Roma. L’autrice sarà presentata dalla poetessa Michela Zanarella e le letture delle liriche sono a cura di Giuseppe Lorin, accompagnate dalle note del pianoforte di Bartolo Montanari.
“Dietro lo sguardo”, di Elisabetta Bagli
Dietro lo sguardo
La silloge poetica “Dietro lo sguardo” di Elisabetta Bagli si presenta come uno spaccato di momenti di vita vissuta, come un collage di istantanee scattate rubando l’attimo al tempo e messe insieme a formare un puzzle bicolore, senza sfumature né mezze tinte. Solo gli assoluti incontrovertibili di un vissuto estremo.
Dalla prefazione di Andrea Leonelli
Breve biografia
Elisabetta Bagli è nata a Roma nel 1970 e vive a Madrid dal 2002. Ha pubblicato “Voce” nel 2011 con www.ilmiolibro.it. Da dicembre 2012 è entrata a far parte dello staff del Gruppo Editoriale D and M, per cui ha pubblicato, nella divisione Edizioni Il Villaggio Ribelle, “Mina, la fatina del Lago di Cristallo”. Nell’aprile 2013 pubblica con ArteMuse Editrice, sotto la collana Castalide, dellas quale èe direttrice, la silloge poetica “Dietro lo sguardo”.



