“Un biancore lontano” di Adriana Gloria Marigo, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Un biancore lontano

di Adriana Gloria Marigo

Lieto Colle Edizioni

ISBN: 978-88-7848-533-4

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

La poesia “Un biancore lontano” che apre la silloge a cui dà il nome, è un fine sonetto che si basa sull’antitesi di luce ed ombra e che, pur facendo riferimento al cielo che ci sovrasta, è una ricercata metafora delle polarità bene-male che contraddistinguono e che animano l’umanità. Quel biancore di cui parla è celestiale, spumoso e impalpabile, proprio perché, come ricorda la Marigo, è “lontano”, ma non per questo irraggiungibile. L’intera silloge va letta in questo modo: è un percorso aereo, sospeso tra il cielo e l’atmosfera, è un viaggio nell’aere con luci, bagliori, ombre e buio, un percorso quasi metafisico e di rinascita che ci accompagna, pagina dopo pagina, a lambire i territori dell’immaginifico.

Carica di interessanti e adeguati riferimenti alla cultura classica, la poetica della Marigo è sempre sostenuta da un linguaggio musicale e suadente e centrale è anche la tematica del tempo, investigata in modi e forme diverse: “Il tempo ha svolto un lavoro/ intenso: ha tracciato/ su me percorsi di colore, paesaggi/ sentimenti, in un movimento/ sinuoso senza inizio senza fine”, scrive. Nella successiva poesia dal titolo “Tralci” la Marigo sintetizza in maniera eccellente un concetto semplice ma al tempo stesso verissimo: “Scrivere è oltrepassare il tempo, memoria/ di vigne alla maniera antica”. Una serie di liriche fanno riferimento ai mesi con la volontà di marcare i momenti dell’anno e di descrivere quella stagionalità che si ripete incessantemente e in maniera ciclica. Il tempo ritorna spesso quasi che l’intera silloge sia sostenuta da dei fili comandati dal dio Chronos che, però, resta invisibile.

La sensazione che nutriamo leggendo le varie liriche qui contenute è che la poetessa abbia molto da dire, da raccontare, da stendere sulla carta per dare senso alle cose più semplici o semplicemente per riflettere e prendersi un momento di pausa e donare agli altri quello che, introspettivamente, ha elaborato. Affascinante l’omaggio che la Marigo regala alla Serenissima, città dalle nere gondole, immortalata da grandi scrittori quali Henry James e Thomas Mann che la poetessa dipinge colorata “le terre viola di Venezia”.

La luce, con le sue proiezioni, riflessi e raggi, avvolge l’intera raccolta poetica e la illumina donandole visibilità e brio. E’ doveroso, pertanto, concludere con dei versi che danno ragione a questo intero commento: “Troveremo l’inclinazione perfetta,/ il gradiente preciso, al fiammeggiare/ sacro della luce che si spericola/ capitombola dal colle entro le fronde/ sopra un metallo di luna, forgiato/ in fatica di fuoco.” (in “Specchi ustori”).

Chi è l’autrice?

Adriana Gloria Marigo è nata a Padova nel 1951,. Bambina, ha lasciato la pianura veneta per le Prealpi Varesine, il lago di Maggiore di Luino, città delle prime letture e della nostalgia. Gli studi umanistici l’hanno condotta prima all’insegnamento, poi ad occuparsi di eventi di danza moderna e contemporanea, seguendo un talento versatile, sensibile all’arte, alla bellezza che trova dimora pure “dove l’ombra si gioca della luce”. Questa è la sua opera prima.

 a cura di Lorenzo Spurio

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“Hai smesso i pantaloni corti. Poesie 1996-2010” di Mauro Biancaniello, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Hai smesso i pantaloni corti. Poesie 1996-2010

di Mauro Biancaniello

Lulu Edizioni, 2010

ISBN:  9781447806394

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Hai smesso i pantaloni corti di Mauro Biancaniello, giovane residente nella Svizzera italiana, è una densa e appassionante raccolta di poesie prodotte in un arco temporale che va dal 1996 al 2010.  La silloge si apre con una poesia che evoca un ricordo amaro, il funerale della nonna, la persona a cui la lirica è ispirata e dedicata. Non è, però, contrariamente a quanto ci aspetteremmo, un componimento cupo e doloroso ma un punto di partenza dolce e nostalgico capace di trasformare la fine terrena in un lento salire verso il cielo tra le nuvole, quelle che Biancaniello definisce “le scale del paradiso”.

La poetica di Biancaniello è una poesia piana dal linguaggio semplice e diretto che affonda le sue radici nella ricerca o nella riscoperta del sentimento al suo stato puro, senza condizionamenti dalla frenetica vita della società odierna. Ci fa riflettere. Quello che oggi definiamo amore, ieri non era niente o addirittura non ne sapevamo della sua esistenza. E’ una poetica che ricerca i significati nelle semplice cose, è un dipingere sulla tela in maniera lenta e pacata per cercar di non creare discordanze nelle tinte.

L’amore nasce, a detta di Biancaniello, dalla conoscenza dell’altro e dalla propria consapevolezza, oltre che dall’abbattimento degli istinti egoistici dell’essere che, in effetti, se continuassero a manifestarsi in una coppia, porterebbero prima o poi di sicuro a dei problemi. E in tutto questo, la cosa più bella e da assaporare è il sapersi dare al caso, agli eventi non stabiliti, a sapersi prendere alla leggera con tutte le “bellissime incertezze” per citare il titolo di una poesia qui contenuta.

Nella poesia di Biancaniello è palpabile la consapevolezza del tempo che, lento o veloce, scorre e che sfugge. C’è sempre un prima e un dopo nelle sue liriche, quasi a voler marcare la differenza che si palesa negli oggetti, nei luoghi, nei visi, a distanza di tempo. E’ per questo una poesia che si interroga sul tempo, che cerca di studiarlo e descriverlo, forse per farselo amico o imparare a conoscerlo.

Altre poesie lasciano il posto a una sensibilità crepuscolare, dove è facile leggere i riferimenti a lutti, malattie e a un vissuto poco felice e poi in “Anime lorde”, Biancaniello affronta un tema sociale difficile: quello della guerra. Bellissima “Quel che (davvero) vorrei”, a mio modo di vedere la migliore dell’intera silloge, che è un misto di preghiera maledetta urlata e una sorta di minaccia dolorosa e utopica, riassunta magistralmente nei versi “Vorrei distruggerti/ ma bada bene/ non vorrei la tua morte”. Ci auguriamo che Biancaniello voglia donarci presto una nuova silloge di poesie.

Chi è l’autore?

Mauro Biancaniello nasce a St. Gallen (Svizzera) nel 1977. Inizia a scrivere articoli, poesie, racconti e romanzi nel 1996. Nel 2005 comincia ad impegnarsi anche in campo teatrale. Nel 2009 ha pubblicato Omissioni – Il ballo delle mezze verità e nel 2011 la silloge di poesie Hai smesso i pantaloni corti. Nello stesso anno ha fondato il Collettivo Artistico Libero e Indipendente “Fucina CHI”, poi sciolto e convertito il Collettivo DEA. Si occupa anche di sceneggiature teatrali.

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 


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“Serena e di stelle…”, poesia di Emanuele Marcuccio con commento critico a cura di Luciano Domenighini e di Cinzia Tianetti

“Serena e di stelle…”

di Emanuele Marcuccio

Dolce e chiara è la notte e senza vento,

Giacomo Leopardi,

da «La sera del dì di festa»

Serena e di stelle

è la notte, di cielo

e di vento che sibila in me…

e pioggia e di vento nell’anima

che fischia

al tedio che l’avvolge

e volge indietro i giorni

di quei perduti dì

che mai

si volgeranno…

(16/3/2012)

 

 

“Serena e di stelle…”

Commento a cura di Luciano Domenighini

Questa lirica si potrebbe definire un “idillio interiorizzato”, dove gli elementi della natura entrano ad abitare l’animo del poeta. In questi pochi versi Marcuccio si abbandona totalmente al gioco di cogliere e riprodurre intatte le frasi poetiche, così come gli sgorgano dalla sorgente dell’ispirazione e di aggiogarle con libertà, facendo assurgere lo zeugma e l’anacoluto a raffinati strumenti espressivi. Tessuto connettivo, legante di questo poetare non sono più le concordanze sintattiche o logico concettuali, rese labili o addirittura trasgredite senza rimpianto, ma il fluire spontaneo della musica dei versi e il loro associarsi secondo forze misteriose. Interessante, da un punto di vista metrico, scoprire la reale natura dei primi tre versi (senario, settenario, novenario) che in realtà sono due separati dalla virgola, entrambi specificanti del bel sintagma leopardiano “Serena è la notte” : un novenario ellittico reso elegante dall’anastrofe, e un vigoroso endecasillabo tronco sapientemente alleggerito dai punti di sospensione. Anche qui Marcuccio si conferma maestro nell’escogitare, spontaneamente, inedite e complesse architetture metriche.

 

A CURA DI LUCIANO DOMENIGHINI                                                        

22 aprile 2012

“Serena e di stelle…”

Commento a cura di Cinzia Tianetti

Auspicativo: qualcuno l’ha vista “Dolce e chiara”  la notte “e senza vento”. La risposta è lì, in quei pochi versi del grande poeta Giacomo Leopardi, con cui si apre «La sera del dì di festa», riposto lì è l’incipit, che apre la nostra lirica: “Serena e di stelle / è la notte, di cielo”. S’intravede un nuovo orizzonte per l’anima e il cuore, in cui sarà senza vento la notte, e dolce. E quei giorni, al tedio, che avvolge l’anima, volti indietro, a quei perduti dì, si schiariranno al pacificarsi dell’anima “di quei perduti dì / che mai / si volgeranno…”.Ma ecco le note che movimentano la poesia stessa nel loro far intravedere l’ondosità della nostra stessa esistenza, del riposto segreto che avvolge l’anima dell’uomo: quei dì perduti che troveremo nella melanconia, nel dolcissimo amaro ricordo, nel tedio, che inteso in senso senecano, ci fa filosofare sul perché “sono io e non un altro”, sul perché “proprio a me”, mentre i fantasmi vivono la dimora di un passato che torna come l’onda alla riva. Quei giorni non torneranno più, animando, così, il nostro stesso animo, strappato all’impassibilità dello “stare”, mosso al cielo di stelle o di vento o di pioggia, all’esistere e all’essere. Sicuri che la sera arriverà al giorno, il sereno alla pioggia e al vento, e che il cielo sarà di nuovo stellato, ma nella ciclicità del ritorno. Ed Emanuele, in questa lirica ci mostra che l’alternarsi è il reale vissuto, l’alternarsi dei nostri sentimenti al sentire dell’intimo nostro io.L’anima, ora cielo desiderante, obnubila, nei giorni perduti, il suo stesso io perché sa che il tempo trascorre portandosi via un cammino costruito in ciò che diventiamo, in ciò in cui volgeremo, aspettandoci la serena notte che avvolge gli occhi e il cuore, rincuorandoci alla fine dei giorni.Ecco il lascito di questi versi che leggo con gran lucidità, con il medesimo contraddistinto segno malinconico, così tipico di questo autore, legandoci col pensiero a quel filo che si annoda così bene sull’ultimo accento, sull’ultimo suono di parola. Con questi versi ci mostra che il segreto del vivere è riposto in una circolarità che non è mai banale o scontata ripetizione ma annodata, salomonica[1] circolarità psichica-emozionale: quindi, non una banale circolarità ma la circolarità che può avere un “nodo”, un “annodamento” in cui tutto si risolve sì nell’unione dei due capi ma non in maniera così “lineare” e facile. Un nodo che unisce e contemporaneamente, vincola, esprimendo una circolarità senza soluzione di continuità, intesa anche come l’unione e il vincolo dell’uomo con la sua dimensione interiore, con la sua parte irrazionale e emotiva, in una visione in cui nessuno stato d’animo è definitivo.

A CURA DI CINZIA TIANETTI                                                                       

22 aprile 2012

POESIA E COMMENTI PUBBLICATI PER GENTILE CONCESSIONE DEGLI AUTORI. E’ VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERO ARTICOLO SENZA IL PERMESSO DEGLI AUTORI


[1] Il nodo di Salomone, simbolo frequente nei pavimenti musivi dell’arte paleocristiana, esprime sia conflitto che ricongiunzione, riappacificazione, tra il terreno e il celeste.

Emanuele Marcuccio, poeta palermitano, intervistato da Suroeste, rivista italo-venezuelana

Intervista internazionale (testo spagnolo a fronte) a Emanuele Marcuccio[1], la prima parte da pag. 116 a 123, del numero di aprile della web-magazine italo – venezuelana “Suroeste”, la seconda parte sarà online nel numero di maggio.


[1] EMANUELE MARCUCCIO è nato a Palermo nel 1974. Ha conseguito la maturità classica nel 1994. Coltiva dal 1990 con particolare dedizione il genere poetico; nel 2000 ventidue sue poesie sono apparse nel Volume antologico Spiragli 47 per l’Editrice Nuovi Autori di Milano. Varie poesie dell’autore sono apparse su Antologie poetiche e riviste nazionali e straniere e nel 2009 l’autore ha pubblicato la sua prima silloge di poesie intitolata Per una strada (SBC Edizioni) contenente la sua intera produzione poetica riguardante il periodo dal 1990 al 2006.

Dal giugno 2010 è collaboratore editoriale della casa editrice Rupe Mutevole dedicata alla scoperta di nuovi talenti; dall’ottobre 2011 è direttore onorario del blog di promozione culturale “Vetrina delle Emozioni”, curato dalla scrittrice e poetessa Gioia Lomasti e collaboratore della rivista online di letteratura Euterpe. Marcuccio ha scritto anche vari aforismi (di prossima pubblicazione nel Volume Pensieri minimi e massime), alcune poesie e pensieri ad argomento religioso, tuttora inediti e, negli ultimi tempi, ha curato una serie di interviste per “Vetrina delle Emozioni”. Sta terminando di scrivere un dramma epico in versi, ambientato in Islanda, a cui lavora fin dal 1990.

La poesia… nella sua real bellezza / Primavera (Dittico poetico di Monica Fantaci ed Emanuele Marcuccio)

La poesia… nella sua real bellezza

DI Monica Fantaci

Si schiude la verità

nel suo principio,

rinascita,

desìo,

incanti visti,

brillanti sfiorati,

vocalizzi di coristi,

di natura imbrattati,

canzoni dei musicanti

offerti dal creato,

allegri e andanti

nel sorriso soffiato,

si accresce,

si aggiorna,

fuoriesce,

ritorna

l’euforia,

la gaiezza,

la poesia

nella sua real bellezza.

© Monica Fantaci

 

 

Primavera

 DI Emanuele Marcuccio 

Olezzo di primavera,

fresca, aurata:

ascolto lo stormir di foglie

e il gentil chiacchiericcio

di uccelli festanti.

Canta la primavera,

nel pianto d’un bimbo

c’è la vita

e la silenziosa calma.

Canta la primavera

su per le fronde

e per gli arbusti accesi;

per i ponti e per le valli

s’innesta un ardore infinito,

ricco di luminosa calma.

 (5/10/1999)

© Emanuele Marcuccio

(Emanuele Marcuccio, Per una strada, p. 86, SBC Edizioni, 2009, pp. 100)

(Entrambe le poesie sono protette dai diritti d’autore. Pubblicate ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l’autorizzazione dei rispettivi Autori.

La riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione dei rispettivi Autori è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge).

GLI AUTORI HANNO ESPRESSAMENTE CONCESSO LA PUBBLICAZIONE DELLE LORO DUE POESIE SU QUESTO SPAZIO INTERNET. 

“Semplicemente poesia” di Donatella Ronchi, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Semplicemente… poesia

di Donatella Ronchi

Carmann Editore, 2011

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Difficile inserire Semplicemente…poesia di Donatella Ronchi in un particolare genere; il libro, infatti, è una fine raccolta di poesie prevalentemente a tema amoroso ma è anche la trascrizione di un’agenda, una sorta di diario segreto con il quale la poetessa ci rende partecipe di momenti e vicende che ha vissuto direttamente sulla sua pelle. Con questo testo la Ronchi abbandona dunque il velo di segretezza e pudicizia nei confronti del suo vissuto, che caratterizza ciascuno di noi, per farsi conoscere, per mettere ciascuna cosa nero su bianco. Lei stessa osserva nella nota di quarta di copertina “ho deciso di aprire il cassetto dei sogni ove il quaderno era riposto per trasformarne, almeno uno, in realtà”. E’ in questo senso una sorta di testamento spirituale della poetessa o, meglio, una sorta di parziale biografia poetica.

Osservando semplicemente il testo che contiene le varie liriche ci si rende conto, dalla loro data (che copre un periodo di tempo che va dal maggio 1977 al gennaio 2011) quanto un libricino dalla dimensioni così ridotte contenga, al contrario, una grande quantità di momenti, vicende e sensazioni vissute in un arco temporale abbastanza esteso. Ci sono però, al pari di un romanzo, delle ellissi: dal 1982 si passa al 2009, quasi che viene da pensare che la poetessa non abbia scritto nulla in quel periodo intermedio o che, al contrario, ha preferito non inserire in questa silloge le poesie scritte in quegli anni e di aver fatto quindi una vera e propria cernita.

La poetica della Ronchi è istintiva e gestuale: “scrivo quello che mi entra in testa;/ racconto un’emozione dell’anima/ per poter morire in confusione” (in 14 maggio 1997, pag. 5). Nell’intera silloge la Ronchi ripropone spesso il concetto e l’idea di “anima”, spesso in contrasto con il “corpo” per sottolineare, forse, quanto le due componenti possono convivere o, al contrario scindersi in due entità completamente separate. Nella poesia “3 ottobre 1979” la Ronchi scrive:  “Prova una volta, una sola volta/ ad entrare in lei con la tua anima/ e non con il tuo solito sesso/” (pag. 12). L’anima che la Ronchi va richiamando, costituendo quasi una vera e propria isotopia, è un qualcosa che, pur essendo incorporeo, fumoso, astratto, finisce però per essere alquanto materiale e vivido e per acquisire caratteristiche proprie di qualcosa d’organico (“l’odore rivoltante della mia anima” in “23 dicembre 1977”, pag. 6).

Il linguaggio impiegato, semplice, chiaro e facilmente fruibile da chiunque non manca di riferirsi a una serie di antinomie e contrasti (essere-vivere, amare-odiare, amore-dolore,) per richiamare, forse, la complessità e la varietà delle possibilità umane e, allo stesso tempo, l’imprescindibilità che una scelta, di fatto, finisce per escludere l’altra. Nel complesso l’intera silloge è pervasa dall’idea dell’amore visto secondo varie prospettive. La Ronchi parla di amore in termini alti, come legame spirituale e trascendente, nel senso che si eleva al di là di ciascuna cosa del reale. Più che poesie d’amore o celebrative dell’amato/a sono, però, riflessioni sulla vita e l’amore, inviti a fare o a non fare qualcosa, esortazioni.

Le poesie della seconda fase, che rivelano un arricchimento lessico, riprendono il tema dell’anima e l’importanza dell’amore, non mancando però di guardare, con un po’ di nostalgia al passato come avviene nella liriche “Amiche – novembre 2010” (pag. 24) e in “Ad una amica” (pag.33) in cui la Ronchi, ricordando dei momenti d’infanzia, celebra una sua cara amica scomparsa.

Sfogliando lentamente le pagine di questo minuscolo libro  riusciamo a sentire il freddo, il gelo, il vento, l’autunno “quando l’autunno era ancora stagione vera” (in “Ad un’amica” pag. 33) che la Ronchi ci descrive. Paradossalmente, la raccolta non ha niente di algido e si configura come un elogio alla vita e un’esaltazione dell’amore.

a cura di Lorenzo Spurio

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Primo Concorso TraccePerLaMeta – sezione poesia

Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è anche la giornata mondiale della poesia.

L’Associazione Culturale TraccePerLaMeta, al suo esordio nel panorama culturale italiano, ha scelto il mese di marzo per indire il

 

Primo Concorso Letterario di Poesia

“TraccePerLaMeta”– Edizione 2012

 

(con scadenza  il 30 aprile 2012)

 “…e infine uscimmo a riveder le stelle.”

                                                                                                    “…puro e disposto a salire a le stelle.”

“…l’amor che move il sole e l’altre stelle.”

Dante Alighieri, padre della letteratura italiana, conclude le tappe del suo cammino dell’anima alzando gli occhi al cielo e beandosi alla vista delle stelle che illuminano la notte degli uomini e  ispirano i versi dei poeti.

Il concorso è aperto a poesie ispirate ai versi di apertura del concorso o a tema libero.

1-      Possono partecipare tutti coloro che sono residenti in Italia o all’estero, ma si ammetteranno soltanto opere scritte in lingua italiana.

2-      Ciascun autore può partecipare al presente concorso inviando fino a un massimo di due poesie e ciascuna non potrà superare i 30 versi di lunghezza. Gli autori si assumono ogni  responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati, esonerando l’Associazione TraccePerLaMeta da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti dei terzi. Le opere possono essere edite o inedite, purché non siano state premiate in precedenti concorsi, e gli autori devono dichiarare di possederne a ogni titolo i diritti.

3-      Per partecipare al presente concorso ciascun autore dovrà inviare le proprie opere e la scheda di partecipazione in formato digitale (file in Word) all’indirizzo di posta elettronica info@tracceperlameta.org  o in cartaceo a: Associazione Culturale TraccePerLaMeta, Via Oneda 14/A, 21018 –Sesto Calende (VA) specificando sulla busta “Premio Concorso Letterario di Poesia” entro e non oltre la data del 30 APRILE 2012.

4-      Non verranno accettati testi che presentino elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo.

5-      Ciascun autore, nell’allegato contenente le proprie opere, deve inserire il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, la dichiarazione che l’opera   è frutto esclusivo del proprio ingegno, la dichiarazione che l’autore ne detiene i diritti  e l’espressa autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del D.lgs. n. 196/2003, compilando la scheda allegata al bando.

6-      La partecipazione è gratuita per gli iscritti all’Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Per tutti gli altri partecipanti  si richiede una tassa di lettura di euro 10; Il pagamento potrà essere effettuato:

a)      mediante bonifico postale: IBAN: IT-53-A-07601-10800-0010042176 08 intestato a Associazione Culturale TraccePerLaMeta, inserendo come CAUSALE DEL PAGAMENTO: Nome e Cognome e riferimento al concorso “TPLM  -30.4.2012”. Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

b)      mediante versamento su conto corrente postale 01004217608 intestato a Associazione Culturale TraccePerLaMeta, inserendo come CAUSALE DEL PAGAMENTO: Nome e Cognome e riferimento al concorso “TPLM  -30.4.2012”. Copia del versamento dovrà essere allegata all’invio dell’opera. In caso contrario l’opera a concorso non sarà esaminata.

c)      inserendo la quota di partecipazione in contanti in una busta assieme ai materiali in cartaceo.

7- La Giurianominata dall’Associazione Culturale TraccePerLaMeta è formata dai soci fondatori e da un comitato di lettura di cui si darà conto in sede di premiazione; il giudizio è insindacabile.

8- Verranno proclamati un vincitore, un secondo e terzo classificato. A giudizio della commissione giudicante potranno essere segnalati anche altri autori. Al primo classificato sarà assegnato un premio in denaro di 100 euro e una pergamena miniata a mano. Al secondo e terzo classificato una pergamena miniata a mano. A tutti i concorrenti presenti alla premiazione verrà donato un attestato di partecipazione personalizzato.

9- La premiazione avverrà il giorno 23 giugno. Ulteriori precisazioni sul luogo e sull’ora verranno comunicate a tutti i partecipanti.

10 – I vincitori saranno avvisati telefonicamente e via mail; il premio in denaro verrà consegnato soltanto al vincitore o a un suo delegato. I concorrenti presenti alla premiazione potranno leggere le poesie presentate.

11- E’ altresì prevista la realizzazione di un’antologia che raccolga le migliori opere  pervenute. A tal propositola Giuriaselezionerà le migliori opere selezionate che verranno raccolte in un testo di cui  ne viene richiesto l’acquisto da parte degli autori prescelti; il suo costo, a copertura delle spese per ogni copia, comprese le spese di spedizione, sarà di euro 10. Ogni copia in più ordinata sarà scontata del 30%.

12- Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.

13- Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano l’Associazione TraccePerLaMeta a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere.

14 – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando.

Per qualsiasi informazione in merito al presente bando di concorso, si consiglia di avvalersi dei seguenti contatti:

www.tracceperlameta.org

info@tracceperlameta.org

 

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Premio Letterario “La Lode” – Edizione 2012

E’ stata indetta l’ Edizione 2012 del Premio nazionale di poesia “La Lode”   con scadenza 30 .6. 2012.

Sono previste 3  sezioni:

1)      poesia singola,laica o religiosa(Max 4 in cinque copie coi dati personali sopra ciascuna copia;

2)      libro di poesie non anteriore al 2006 in cinque copie coi dati sopra;

3)      fiaba o racconto breve di non più di 3 pagine in cinque copie coi dati sopra.

 

Non è previsto alcun onere o contributo. Si può partecipare a una o a tutte le sezioni.

Il premio consiste in una accurata recensione(“Lode”) delle opere presentate e in volumi omaggio di poesia. E’ prevista anche una segnalazione per i lavori più meritevoli.

I lavori della giuria si concluderanno al più tardi entro il mese di novembre 2012.

Inviare le opere al dottor Armando Romano,v.F.Paolini,55-00122 Roma.

Le opere spedite non saranno restituite. Riceveranno comunicazioni solo i premiati e i segnalati.

Per informazioni  si può utilizzare l’e- mail: romans2001@tiscalinet.it.

 

Il coordinatore

dott. Armando Romano

Tributo ad Andrea Zanzotto: “Con dolce curiosità” di Matteo Chiavarone

Matteo Chiavarone

Con dolce curiosità
Tributo ad Andrea Zanzotto
Collana: Poesia – InVersi
ISBN: 978-88-97139-13-3
Pagine: 182
Prezzo: 10 euro
Uscita: 20 febbraio 2012

Nel ricordo di Andrea Zanzotto alcuni studiosi hanno deciso di rendergli omaggio con un volume che racchiude degli interventi capaci di
coniugare l’aspetto accademico con il lato umano che da sempre ha contraddistinto l’opera del grande poeta morto nel 2011. Un volume
agile pensato per avvicinare più persone possibili a quell’idea di poesia che ha reso Zanzotto uno degli autori italiani più conosciuti al mondo.
Con diversi punti di vista si è cercato di analizzare i vari aspetti (linguistici, culturali, umani) di un corpus poetico difficilmente classificabile per la vastità e per la varietà di stili, linguaggi e contenuti. Il volume, curato da Matteo Chiavarone, che da molti anni si occupa di poesia, racchiude testi di: Giorgio Linguaglossa, Ugo Fracassa, Paolo Di Paolo, Andrea Spadola, Maria Cristina Mannocchi, Philippe Di Meo, Vera Lúcia de Oliveira, Andrea Viviani, Paolo Rigo, Massimiliano Coccia.

Matteo Chiavarone è nato e vive a Roma. Ha lavorato e collaborato con diverse realtà editoriali (Perrone, Ensemble) e culturali (Istituto Di Politica, Flanerí, Il Recensore.com). Per il marchio Perrone Lab ha curato e ideato la collana “Lab City Lights”. Ha pubblicato due raccolte di poesie: Gli occhi di Saturno e Blanchard Close (Perrone, 2006/2011). Suoi articoli, saggi ed interviste sono apparsi su diversi volumi e testate. Il suo sito è: http://www.matteochiavarone.com – 320.4126622

Premio Nazionale “Poesia Onesta” edizione 2012

VERSANTE Associazione Culturale
organizza
PREMIO NAZIONALE POESIA e NARRATIVA
«POESIA ONESTA»
7a edizione – 2012

Il Concorso riguarda sia gli adulti che gli studenti
CONCORSO ADULTI
Sez. A – Raccolta di 6 poesie in italiano.
Sez. B – Raccolta di 6 poesie nei dialetti italiani.
I testi devono avere la traduzione in italiano.
Sez. C – Racconto breve in italiano.
Sez. D – Racconto breve in dialetto
REGOLAMENTO
Sezioni A e B: le raccolte (edite e/o inedite) con titolo, devono pervenire in due copie dattiloscritte, di cui solo una recante nome, cognome, indirizzo, telefono e/o cellulare, e-mail, oppure in unuca copia anonima accompagnata 
dalla scheda di partecipazione compilata.
Gli autori della Sez. B devono dichiarare la località incui il dialetto si parla.
Ogni poesia non deve superare i 36 versi. 
Sezioni C e D: ogni narratore sia in lingua che in dialetto può partecipare con 1 solo racconto per sezione, in due copia dattiloscritte, di cui solo una (1) con nome, cognome, indirizzo, telefono e/o cellulare, e-mail; oppure in unica copia anonima, accompagnata dalla scheda
di partecipazione compilata. Il racconto non deve superare le cinque cartelle in formato A4.
Provvederà la segreteria a produrre le copie anonime per la Giuria esaminatrice.
INVIO OPERE
Gli elaborati delle quattro sezioni vanno spediti entro il 30 giugno 2012.per posta a:
Associazione Culturale VERSANTE 
POESIA ONESTA Via Molino, 15
60020 Agugliano (AN)
o per e.mail: associazioneversante@gmail.com
I poeti delle sezioni A e B devono far pervenire € 10.00 se partecipano ad una sezione, € 15.00 se partecipano ad entrambe.
I narratori delle sezioni C e D devono far pervenire € 10.00 per il racconto inviato. Se partecipano ad entrambe le sexioni, il totale di € 15.00. Chi partecipa a tre o quattro sezioni invierà un totale di sole € 20.00.
La quota va inviata unitamente alle opere o con versamento sul conto corrente postale n. 8358993 intestato a
VERSANTE Associazione culturale – Premio POESIA ONESTA.
L’invio dovrà contenere la cedola postale che attesti l’avvenuto versamento.
I dati personali saranno trattati nel rispetto del codice sulla privacy, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs n. 196/2003.
PREMI
Sezioni A e B
I primi classificati della sezione A e della sezione B riceveranno € 300,00 cadauno e quindi copie dell’antologia che contiene le loro sillogi. I secondi, terzi e quarti classificati delle Sez. A e B avranno pubblicate le loro raccolte e riceveranno ognuno n. 10 copie del volume Poeti in italiano e in dialetto. Verranno inseriti anche singoli testi che la Giuria riterrà meritevoli di pubblicazione.
Una sezione speciale premierà la migliore silloge marchigiana, sia in lingua che in dialetto, nel caso in cui non risultasse tra i vincitori alcun autore delle Marche. 
Sezioni C e D
I primi classificati delle sezioni riceveranno € 200.00 ciascuno. I primi tre racconti classificati, sia in lingua che nei vari dialetti italiani, verranno pubblicati nell’antologia, e gli autori riceveranno ognuno 10 copie del volume.
* I testi inviati non saranno restituiti. I partecipanti cedono, a titolo gratuito, i diritti dei testi pubblicati nel volume.

Cerimonia di premiazione. È prevista in Ancona e Falconara dal 05/10/2012 al 07/10/2012

Recensione a “Petali d’acciaio” di Donatella Calzari, a cura di Lorenzo Spurio

Petali d’acciaio

di Donatella Calzari

con prefazione a cura di Emanuele Marcuccio

Rupe Mutevole Edizioni, Collana Sopralerighe

ISBN: 978-88-6591-103-7

Costo: 10,00 Euro

Pagg. 48

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

E’ tagliente e ad effetto il titolo della prima silloge di poesie di Donatella Calzari, poetessa che ha già pubblicato alcune poesie su alcune antologie, partecipando tra l’altro a vari concorsi letterari. La prefazione, a cura di Emanuele Marcuccio, indirizza subito il lettore verso un certo tipo di lettura, che deve essere attenta, precisa e aperta a significati e interpretazioni multiple.

La poetica della Calzari è semplice ma mai banale, diretta, concisa nel numero delle parole ma altamente evocativa, chiara e lineare. La poetessa apre la raccolta con un’immagine di doppiezza, quella del clown che nel suo aspetto esteriore è divertente, comico, e fa ridere gli altri ma che dentro è invece triste: “in fondo al cuore/ una collana di tristezza/ da sgranare lentamente/ in solitudine…” (pag. 15). Sono frequenti le immagini antitetiche che la Calzari fornisce con le sue poesie quasi a testimoniare che una cosa, emozione, sensazione, condizione, esiste anche perché ne esiste il suo contrario, come avviene appunto nella figura del clown divertente ma triste, del mare caratterizzato da alta o bassa marea (pag. 17) e il binomio buio-luce in “Ricerca” (pag. 24). L’universo della Calzari è un mondo di doppi, di contrasti, di opposti che mai sono, però, connotati negativamente e che, invece, vengono delineati per esprimere l’eterogeneità delle possibilità.

Tutta la silloge presenta continui riferimenti al mondo naturale, soprattutto alla flora, e la Calzari istituisce spesso paragoni tra l’essere e il mondo vegetale per sottolineare non solo la precarietà dell’uomo ma anche il suo essere continuamente in balia di eventi e condizioni di dimensione e forza maggiore a quelli del genere umano. Un rimando ai giardini inquietanti di Buzzati è presente in “Insidie” dove, però, la poetessa auspica la sua metamorfosi in vilucchio, una pianta rampicante. La poesia della Calzari è naturalista, primitivista nel suo volersi rifare agli elementi naturali, alle piante, agli animali; importantissima è la presenza del vento richiamato in varie liriche, il mezzo che porta cambiamento, “dilania/ conduce/ disperde […] distrugge/ feconda” (pag. 26).

E mentre le poesie della Calzari sfuggono via pagina dopo pagina, così come gli innamorati che depennano i petali di una margherita nel famoso gioco d’illusione e di speranza, siamo consapevoli che, al termine del libro, il lettore ne esce arricchito e che quei petali d’acciaio, quelle schegge di lamine pungenti e luccicanti che il titolo evoca in realtà non sono che profumatissimi e soavi lembi di un qualche fiore che, solo nell’unità, ci consente di apprezzare il tutto, fatto, appunto, di tante parti che insieme costituiscono l’essenza delle cose.

Lorenzo Spurio

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