Esce la prima traduzione italiana della poetessa “fueguina” Anahí Lazzaroni e in Argentina la sua opera omnia

Dopo mesi di lavoro è uscita l’opera antologica della poetessa argentina Anahí Lazzaroni (1957-2019) definita dalla stampa di quel paese come “la precursora dell’estremo sud Argentino”. L’opera, pubblicata con la casa editrice Editorial Cultural Tierra de Fuego, porta il titolo evocativo “La palabra nieve es una buena contraseña (1988-2017)” che potremmo liberamente tradurre in italiano come “La parola neve è una buona credenziale” o “La parola neve è una password efficace”. Grazie al meticoloso lavoro di Florencia Lobo, Responsabile della Editorial Cultural Tierra de Fuego e alla collaborazione e all’apporto della sorella della poetessa, Alicia Lazzaroni, finalmente è possibile sfogliare in un tomo unico l’intera produzione poetica della poetessa Anahí Lazzaroni morta qualche anno fa a Ushuaia, capitale della Provincia di Terra del Fuoco, Antartide e Isole dell’Atlantico del Sud, all’estrema propaggine del continente americano.

Quasi parallelamente all’uscita complessiva del percorso letterario della Lazzaroni è appena uscita nel nostro Paese la prima versione in volume in lingua italiana di una porzione dell’opera della Lazzaroni. Il poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, infatti, ha lavorato nell’ultimo anno all’opera di traduzione di una selezionata parte della sua produzione ovvero alle sillogi “El viento sopla” del 2011 e “Alguien lo dijo” del 2017, ovvero le due opere più recenti della poetessa fueguina (della Terra del Fuego). L’opera, dal titolo “Il vento soffia / Qualcuno lo disse è uscita per i tipi di Bertoni Editore di Corciano (PG), con l’autorizzazione della sorella Alicia e del Patrocinio morale della Tierra del Fuego, Antártida y Islas del Atlántico Sur.

Il ricco articolo-recensione di Pablo Nardi sull’opera omnia della Lazzaroni pubblicato lo scorso 9 giugno sulla testata «Infobae» ci parla con grande perizia della poetica dell’apprezzata poetessa di Ushuaia, la città dalla pioggia continua come era solita ricordare la stessa autrice, ma anche della neve osservata al di là della finestra, come richiama il titolo stesso del volume. La Ushuaia narrata dalla Lazzaroni era quella di allora, di una città per lo più tranquilla e assopita, silenziosa nel suo manto di bianco, ancora non divenuta oggetto di un turismo massivo e rumoroso degli occidentali del Vecchio Continente per conoscere “la fine del mondo”. Affascinata dal grande romanzo contemporaneo dei geni indiscutibili della narrativa tra cui i russi Tolstoj, Destovieskij e Gogol, la Lazzaroni era una grandissima lettrice e amante della letteratura di varie culture: quella italiana di Calvino, grande sperimentatore e narratore spesso vicino all’onirico e dell’esistenzialismo doloroso di Eugenio Montale, ma anche la tradizione orientale della cultura giapponese che la portò a cimentarsi anche con la forma dell’haiku. Alla sua morte, avvenuta nel 2019 all’età di sessantadue anni, sua sorella ha deciso di donare l’ingente patrimonio librario della poetessa alla locale biblioteca che è stata a lei dedicata.

La poesia di Anahí è fatta di silenzi e approfondimenti interiori, piccole passeggiate e scatti fotografici, riflessioni sulla vita e sull’uomo in generale, permeata di spazi e cesure, momenti di stasi, rallentamenti. L’andatura è dettata spesso dai sommovimenti metereologici: raffiche di vento, pioggia che non annuncia a diminuire e che spaventa, neve che s’adagia lieve e che trasforma il paesaggio a lei circostante. Sono gli elementi naturali i veri abitatori degli spazi, i protagonisti fondamentali del suo pacato interloquire, le presenze immancabili e caratterizzanti le sue giornate. Poesia dell’isolamento e della distanza, ma anche del limite e del confronto, poesia degli spazi e degli elementi naturali è quella della Lazzaroni nella quale non mancano slanci ironici, elementi di denuncia, piccoli sfoghi dettati dalla malattia e dalla stanchezza.

Il volume antologico si apre con un prologo scritto dalla sorella Alicia e da uno studio preliminare a firma di Luciana Mellado che già in precedenza si era occupata in termini critici della poetessa di Ushuaia. Città nella quale Anahí – nella cui ascendenza c’era sangue italiano, come pure il cognome evidenzia – visse instancabilmente dal 1966 e nella quale fu attiva in campo culturale ed editoriale ottenendo consensi e riscontri dall’ambiente degli scrittori patagonici al punto tale che, secondo le parole di Roberto Santana, “fondò la poesia moderna fueguina”. Anahí Lazzaroni rappresentò senza dubbio alcuno – assieme ai poeti Julio José Leite (1957-2019) e Niní Bernardello (1940-202), che purtroppo se ne sono anch’essi andati recentemente – una delle maggiori voci poetiche non solo della Terra del Fuoco e della Patagonia ma dell’Argentina contemporanea, ragione che ha motivato l’interesse di interpretazione e traduzione anche in contesti geografici – come il nostro – a lei distanti.

La poetessa argentina Anahi Lazzaroni

Nel corso della sua vita pubblicò otto libri di poesia: “Viernes de acrílico” (1977), “Liberen la libélula” (1980), “Dibujos” (1988), “El poema se va sin saludarnos” (1994), “Bonus Track” (1999), “A la luz del desierto” (2004), “El viento sopla” (2011) e “Alguien lo dijo” (2017) e il romanzo “En esta ciudad se escribirá una novela” (1989). Alcune sue poesie sono state tradotte in francese, inglese, catalano, italiano e coreano su siti e blog di cultura.

La prima edizione in volume della sua opera tradotta in italiano, a cura di Lorenzo Spurio – autore che in precedenza ha tradotto in italiano anche l’ecuadoriana Dina Bellrham – è appena uscita col titolo “Il vento soffia / Qualcuno lo disse” per i tipi di Bertoni Editore di Corciano. Il volume, che contempla le due ultime sillogi poetiche pubblicate dall’autrice, ha ottenuto il Patrocinio Morale della Provincia della Terra del Fuoco, Antartide e isole del sud.

“Chiantulongu / Piantolungo” di José Russotti. Recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

L’ultima opera in ordine di tempo del poeta siciliano José Russotti (Ramos Mejía, Buenos Aires, Argentina, 1952) è Chiantulongu (Edizioni Museo Mirabile, 2022) che, in doppia lingua (siciliano variante malvagnese – comune della provincia di Messina – e italiano), propone un suggestivo percorso poetico tra le vene più profonde dell’interiorità del Nostro.

Il suo è un “pianto lungo”, un’opera che, pur snodandosi in varie sottosezioni, è idealmente e potenzialmente un percorso lirico continuo e infinito, un canto di dolore e malinconia per l’età andata che tratteggia il passaggio del tempo, l’assenza delle persone amate, il ricordo nitido dei momenti del trapasso dei suoi cari.

Con quest’opera si propone quella polarità studiata dalla critica lorchiana, in ambito spagnolo, attorno a un componimento elegiaco quale il noto Pianto per Ignazio Sanchéz Mejías che il celebre Granadino dedicò nel 1934 all’amico torero deceduto per una cornata di un toro. Se il titolo originale dell’opera parlava di Llanto (ovvero Pianto) nel procedimento di traduzione nella nostra lingua vide prediligere la forma di Lamento. Non sempre il lamento, però, è assimilabile a un vero pianto. Sta di fatto che – per smarcarsi da Bo e Rendina – Caproni decise di mantenere fedeltà all’originale traducendo con Pianto. L’opera di Russotti mi fa pensare a tutto questo: il suo è un Pianto vero e proprio ovvero un componimento che, pur non avendo la forma del poemetto ma delle singole poesie, muove attorno all’idea del dolore e del compatimento, della sofferenza lacerante e della costernazione. Il lutto, pur individuato in specifici piani temporali, non si stempera col passare del tempo e i versi contengono, come raggrumate, le lacrime di disperazione e strazio dell’uomo. Siamo dinanzi a una sorta di romanzo di formazione in versi: l’esperienza del dolore è elemento di cerniera, si configura come un rito di passaggio ineliminabile. Passando per questa fase l’individuo non sarà più come prima della sperimentazione del cordoglio, dell’assenza. Della pena. Ecco che Russotti, poeta versatile grande amante della lingua orale della sua zona, ci consegna una delle opere più sentite e personali che abbia mai scritto, più accorate e dolenti, più strazianti e, proprio per questo, più vivida e potente.

Il volume si apre con una dotta prefazione a firma di Maria Nivea Zagarella e si chiude, come in un percorso circolare innervato su riflessi poetici e bagliori esegetici attorno al percorso dell’Autore, con un nutrito apparato critico nel quale sono riportati estratti di analisi, recensioni e valutazioni ermeneutiche di altrettanti poeti, scrittori e intellettuali sull’opera di Russotti. Tra queste “considerazioni amicali sulla poesia” vi sono, tra le altre, note del professor Tommaso Romano e dei poeti Santina Paradiso, Pietro Cosentino e Francesco Giacalone.

Possiamo dire che José Russotti è poeta – in italiano e in lingua siciliana – per nascita e vocazione, per spirito innato, per caparbietà, per la sua grande diluizione nel mondo socio-etno-antropologico della provincia di Messina che ha contribuito a narrare anche in altre forme: con la musica (ha pubblicato un cd su sonorità etniche dal titolo Novantika, Ballate sulle rive dell’Alcantara edito da Novantika nel 2004) e mediante un’apprezzatissima opera fotografica (Malvagna miain bianco e nero, tra suggestioni e fantastici ricordi edita dal marchio da lui stesso creato denominato Fogghi mavvagnoti, nel 2022.

Tuttavia è in campo letterario che Russotti ha raccolto i maggiori consensi[1] grazie a una intensa attività autoriale di libri ma anche di curatore editoriale: notevole la pubblicazione di tre tomi della Antologia di Poeti contemporanei siciliani edita per i tipi di Fogghi mavvagnoti (I volume, 2020; II volume, 2021; III volume, 2022)[2]. Come autore la sua produzione si è dispiegata in varie sillogi: Fogghi mavvagnoti (autoedizione, 2000), Spine d’Euphorbia (Il Convivo, 2017), Arrèri ô scuru / Dietro il buio (Controluna, 2019) ai quali ora si aggiunge quella che – senza infatuazioni o piaggerie – definirei opera magnum ovvero Chiantulongu (Edizioni Museo Mirabile, 2022).

Parlando della sua poesia il poeta, scrittore e saggista modicano professor Domenico Pisana ha sottolineato che «i suoi versi hanno il sapore di un sincero scavo interiore che si fa dono e che la sua anima traduce in canto poetico di autenticità e di vita». Ce ne rendiamo conto piuttosto bene inoltrandoci con adeguata attenzione e spirito di riflessione nelle pagine che compongono Chiantulongu.

Il libro si snoda tra poesie dedicate agli affetti: il padre, la madre, la moglie e la figlia Elyza. Una sezione è anticipata dall’iscrizione “Nei giorni chiusi” dove si ritrovano riflessioni che sembrano essere state partorite nel tempo infausto del Covid-19 (leggiamo, infatti, in una di esse «In questi istanti di morbo infame / il cuore si gonfia a mantice e scoppia», p. 59); segue “A Malvagna, il paese della memoria ritrovata” con liriche di pregevole caratura euritmica riferite al borgo – se non natale, dato che l’Autore è nato in Argentina – ancestrale, del suo ceppo familiare.

Cospicua è, infine, l’interrogazione dell’io lirico sulle questioni di ampia risonanza che coinvolgono l’approfondimento esistenziale, inserite nella sezione conclusiva, “Sulla vita e sulla morte”. Il pensiero attorno al trapasso si fa qui particolarmente pronunciato: intere poesie sono dedicate a sorella morte come “Ci sono giorni” il cui explicitQuando morirò! (Se morirò!) / vorrei restare per sempre / nel cuore e nella mente di chi mi ha voluto bene, / come un qualcosa che mai si marcisce / o un lampo splendente, / prima del buio!», p. 83) ricorda, ancora, il Lorca del Cantejondo (la struggente “Memento”) quando scrisse: «Quando morirò, / lasciate il mio balcone aperto. / Il bambino mangia aranci. /Dal mio balcone lo vedo». Quello di Russotti è un richiamo alla terra, all’estrema volontà di ricongiungersi anche in un al di là alle tracce del suo passato ma anche un desiderio di essere ricordato. Da notare la vena autoironica e giocosa dell’autore quando, tra parentesi d’incisi e non di specificazioni, annota vagamente e con un fare illusorio, «Se morirò».

La morte non è solo un’immagine, pur nella forma vacua di un’idea, ma diviene in Russotti uno dei motivi principi che muovono l’esigenza del dettato lirico da farne un topos, un elemento ricorrente, un vero e proprio assillo che, comunque, tratta di volta in volta con velature inedite, mai repliche delle stesse. In “Questa morte che ci teniamo addosso” è possibile fruire di questi versi: «Quando spunti nel buio della notte / come la morte quando vuole arrivare, / nera di scorza dura, con il mento / che trema e il sangue che ghiaccia. / Questa morte che ci portiamo addosso / come il vinavil appicciato fra le dita / o un vecchio motivo che frulla in testa» (p. 95).

Viene alla mente una celebre frase dell’attrice Anna Magnani che ebbe a dire: «Morire è finire: perché si deve finire? Un uomo dovrebbe finire quando decide di finire, quando è stanco, pago di tutto: non prima. Oddio, c’è una tale sproporzione tra la dolcezza con la quale si nasce e la fatica con la quale si muore». Eppure per Russotti la morte, pur cantata, fatto oggetto dei sui lamenti per i genitori venuti a mancare, non sembra concepita realmente come destinazione ultima, come atto definitivo e concluso in per se stesso. Vita e morte, come nella più alta letteratura di tutti i tempi – innervata su un sentimento cristiano – non sono facce di un Giano bifronte, antipodi invalicabili e recalcitranti ma, al contrario, l’una contiene l’altra, ne è una sua progressione e sfaccettatura. La morte s’iscrive nella vita e non è solo il completamento finale, inderogabile e ultimo. Ecco perché Russotti parla di vinavil, di qualcosa che è attaccato al nostro essere, inglobato alla nostra epidermide di esseri coscienti. Volenti o nolenti.

Toccante il ricordo della morte del padre (citiamo in italiano ma ricordiamo che l’intera opera è proposta anche – anzi in prima battuta – è in lingua siciliana nella variante malvagnese): «Quanto ti chiamai quel mattino. Quanto? // […] / ma tu non sentisti e mai ti voltasti» (p. 15). Il dolore di quell’addio persevera al presente, in ogni momento che l’Autore riflette sul percorso del padre e lo ricorda nei momenti di condivisione: «[P]iango aspettando ancora / il canto dell’ultima volta. / Vivo e mi consumo / dietro il ceppo di un sorriso amaro / inseguendo il tempo che sfugge. // […] [F]in quando insacco ricordi / e mi nutro di malinconia» (p. 21). Di grande intensità è anche la successiva poesia “Grappolo d’amore”, questa volta dedicata alla figura della madre: «La morte è una croce da sopportare, / un canto amaro che mai si spegne / in questi giorni di calca e pianto» (p. 29).

La poesia rimane comunque imprescindibile, una costante sicura, un faro nel quale appigliarsi in ogni circostanza della vita, in ogni ora della giornata. Russotti ne è convinto. Sa che il canto lirico vive della contemplazione e della solidarietà dell’uomo, dell’impegno all’ascolto e alla conoscenza dell’animo. Ne è certo. Come quando in “L’ora sospesa” annota «Si vive d’amore e di nulla, / di stenti e sostentamenti / ma non toglietevi la poesia dal cuore!» (p. 87). E persuade anche noi lettori.

LORENZO SPURIO

Jesi, 15/04/2022


[1]Consensi che sono giunti tanto dalla critica che dal giudizio di numerosi premi letterari nazionali, contesto nel quale ha ottenuto numerosi e importanti riconoscimenti tra cui: Premio “Vann’Antò-Saitta” di Messina, il Premio “Città di Chiaramonte Gulfi – La città dei Musei”, il Concorso letterario “Salva la tua lingua locale” di Roma; il Premio “Pietro Carrera” di Catania, il Premio “Luigi Einaudi” di Paternò (CT), il Premio “Poesia Circolare Epicentro” di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), il Premio di Poesia “L’arte in versi” di Jesi (AN) e l’ambito Premio “Città di Marineo” a Marineo (PA); il Premio di Poesia “Colapesce” di Messina.

[2] Al primo volume ho dedicato un’articolata recensione pubblicata su varie riviste: «Lumie di Sicilia» n°150 (65 online), maggio 2021, pp. 19-20; «Culturelite», 03/05/2021; «Tony Poet – Dialogo con la rete», 03/05/2021, «Xenia», anno VI, n°1, marzo 2021, pp. 82-86; «Vesprino Magazine», n°129, aprile 2021, pp. 33-35. Nel secondo volume di quella che, per il momento, è una trilogia, figura un mio contributo critico quale Prefazione del volume.


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Un webinar sulla scrittrice e filosofa spagnola María Zambrano a Roma

Articolo di Lorenzo Spurio

Si terrà il 22 aprile prossimo dalle 17 alle 20 il webinar che la EuroMed University in collaborazione con la InterUniversity Platform ha deciso di dedicare alla nota scrittrice e filosofa spagnola María Zambrano (1904-1991).

Originaria di Málaga (Andalucía), dove nacque nel 1904, la poetessa si trasferì con la famiglia a Segovia (Catilla y León) prima di trasferirsi nella capitale spagnola. María crebbe a contatto con letture e la frequentazione, grazie alla figura paterna, di intellettuali di spicco del periodo tra cui il poeta Antonio Machado e José Ortega y Gasset, frequentando lezioni da lui tenute. Nel tumultuoso periodo sociale degli anni Trenta fu assistente alla Cattedra di Metafisica all’Universidad Central dove resta sino al 1936 agli albori del conflitto civile. Durante il periodo della Seconda Repubblica importanti furono le relazioni e le amicizie sviluppate con autori quali Luis Cernuda, Miguel Hernández e José Bergamín, direttore della rivista «Cruz y Raya». Dopo una breve parentesi in sud America dove si recò per seguire il marito che ricopre incarichi diplomatici nel 1937 fece ritorno in Spagna e a Bilbao, col marito, venne intercettata dai franchisti. Due anni dopo assieme a sua madre e sua sorella riuscì a varcare il confine spagnolo per mettersi in salvo nella vicina Francia. Fu l’inizio del suo lungo esilio che l’avrebbe condotta in vari paesi in tutto il mondo. Non smetterà mai di viaggiare ritornando più volte in Sud America (Cuba e Messico soprattutto) dove insegnò in alcune istituzioni. Negli anni Cinquanta, dopo essere stata un periodo a Parigi, giunse a Roma dove rimase sino al 1964. La sua permanenza nella Capitale le permise di entrare in contatto con vari intellettuali italiani e spagnoli presenti a Roma perché fuggiti dalla barbarie della dittatura franchista tra cui Rafael Alberti e Jorge Guillén. Nei primi anni Settanta vennero pubblicate le prime opere anche in italiano. Premi alla sua carriera non mancarono come l’ambito Premio “Principe di Asturie” e il conferimento della Laurea Honoris Causa dell’Università di Malaga. Solo nel 1984 poté ritornare nella sua Spagna natale che non abbondonò più sino alla morte sopraggiunta pochi anni dopo. Tra le sue opere più note vi è il libro “Filosofia e poesia” pubblicato nel 1939 che affrontava, in maniera convergente, i due grandi ambiti della sapienza umana e dell’approfondimento esistenziale, sottolineandone peculiarità e distanze. La Zambrano dedicò anche una serie di saggi ad autori quali Unamuno, Galdós e Freud. Vastissima è la sua bibliografia; citiamo anche le opere “I sogni e il tempo” (1959), “Il sogno creatore” (1986) e “Le parole del ritorno” (1995). Sulla sua permanenza nel nostro territorio è stato pubblicato “Per abitare l’esilio: scritti italiani” (2006) a cura di Francisco José Martin e “L’esilio come patria” (2016) a cura di Armando Savignano.

Il programma della conferenza-evento dal titolo “María Zambrano a Roma”, si annuncia particolarmente ricco e vedrà gli interventi di poeti, scrittori, giornalisti, docenti universitari e studiosi di letteratura. Parteciperanno alla conferenza, che sarà moderata dalla poetessa Isabel Jimeno, Inés María Guzmán (poetessa, Universidad de Málaga), Floriana Porta (poetessa, pittrice e fotografa), Rosa Mascarell Dauder (promotrice culturale, pittrice, saggista, membro del Patronato de la Fundación María Zambrano), Miriam Bruni (docente e poetessa), Isabel Rezmo (poetessa), Maria Benedetta Cerro (poetessa), Victoria Clemente Legaz (accademica, studiosa, promotrice culturale), Ana Silva (poetessa e giurista), Alinaluz Santiago (docente e poetessa), Stefania Tarantino (accademica, docente e cantante), Marijose Iglesias (docente e scrittrice), Mauro Perego de Salvia (musico flamenco e di jazz), Rocío González Naranjo (docente, investigatrice, attivista), Mónica Manrique de Lara (poetessa).

Sarà possibile accedere al webinar utilizzando il link che si terrà sulla piattaforma Zoom: https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_yAAxzv3fSoCYP3KnLY0aeQ

LORENZO SPURIO


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“Battute d’arresto” di Julio César Pavanetti Gutiérrez: il noto poeta uruguaiano tradotto in italiano

Articolo di Lorenzo Spurio

Venerdì 29 aprile a partire dalle ore 18 a Roma presso l’Enoteca Letteraria (Via San Giovanni in Laterano n°81) si terrà la presentazione del nuovo libro del poeta e scrittore Julio César Pavanetti Gutiérrez, Battute d’arresto (deComporre Edizioni, Gaeta, 2021). Interverrà la poetessa e giornalista Michela Zanarella che presenterà al pubblico l’opera di questa importante voce poetica e non solo.

Julio César Pavanetti Guitérrez (Montevideo, Uruguay, 1954) è poeta e organizzatore culturale. Nel 1977 ha lasciato l’Uruguay nel contesto di una situazione socio-politica molto difficile. Da allora e fino al 2013 ha vissuto a Benidorm, nella provincia di Alicante (Spagna), attualmente risiede a Villajoyosa, sempre nell’alicantino. La sua produzione in volume è vastissima. Citiamo alcune opere: La spirale del tempo/Spirala timpului, bilingue spagnolo-rumeno (2012), Attenzione! Può contaminare (2012), Cantare alla vita (2015), Mërgimi dhemb (Il dolore dell’esilio) pubblicato in albanese (2021) e Battute d’arresto, pubblicato in italiano (2021).

Nella prefazione del libro la poetessa Claudia Piccinno osserva: «La poetica di Julio Pavanetti si colloca tra il canto d’amore per le proprie radici e la propria terra e le rivendicazioni di diritti civili, sulla scia del mio amato Neruda. […] Questa raccolta rappresenta un viaggio verso il ricordo, un mare di ricordi… Resta come inconscia paura la ricerca di un posto, anche là dove il posto non c’è, permane in questi versi, l’eco di un vento lontano che ricorda le origini e la terra natia, ma il poeta sa aprirsi anche al mistero di una canoa che levita sul lago di Como ed è in questa straordinaria capacità di stupirsi ch’Egli trova la forza di neutralizzare il dolore».

Julio César Pavanetti Gutiérrez ha un profilo letterario e accademico di lunghissimo corso e di ampio prestigio. Fondatore e Presidente dell’Associazione Internazionale di poeti “Liceo Poético de Benidorm”, Accademico associato dell’American Academy of Modern Literature, Direttore del Festival Internazionale di Poesia “Benidorm & Costa Blanca” (FIPBECO), Membro onorario dell’American Academy of Modern Literature, del Circolo degli Scrittori del Venezuela, dell’Associazione degli Scrittori e Artisti Spagnoli (AEAE), dell’Associazione Collegiata degli Scrittori della Spagna (ACE) e del World Poetry Movement. Ha partecipato, in rappresentanza della Spagna e/o dell’Uruguay, a numerosi festival, summit ed eventi internazionali di poesia. È stato inserito in oltre ottanta antologie nazionali e internazionali sia su carta che in digitale. Ha scritto prefazioni, introduzioni e commenti critici per numerosi libri. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale sia per il suo lavoro poetico che per il suo lavoro culturale. Recentemente ha vinto il 1° premio per poeti stranieri dell’VIII Edizione del Premio d’Eccellenza Internazionale “Città del Galateo – Antonio De Ferraris” (2021). È stato presidente e membro della giuria di vari concorsi di poesie e racconti nella provincia di Alicante e Murcia, in Spagna, e membro della giuria del Poetry Slam organizzato dalla Lega Italiana Poetry Slam (LIPS), Associazione “G. Carducci” di Como (2015). Le sue poesie sono state tradotte in inglese, italiano, siciliano, catalano, arabo, francese, rumeno, portoghese, croato, azero, polacco, islandese, tedesco, olandese, giapponese, cinese, bulgaro, slovacco, serbo, bosniaco, turco, malese, bengalese, greco e sono state pubblicate su innumerevoli quotidiani e riviste internazionali.

Una foto che ritrae il poeta

Battute d’arresto è arricchito da una nota critica di Giampaolo Mastropasqua. Le opere contenute nell’opera sono il frutto della meticolosa traduzione di Daniela Sannipoli, Laura Garavaglia e Carla Zancanaro. Nulla è lasciato al caso in questa pregiata pubblicazione che conta anche un significativo apparato iconografico rappresentato dai disegni di Carlo Naos Beltrán. Quattro le sezioni che compongono il volume che sono così rappresentate (ricorriamo alle parole di Mastropasqua): «La prima è dominata dal sentimento del duende, […] le battute d’arresto hanno a che fare proprio con il battito degli antenati, col mistero che giunge quando s’intravede una possibilità di morte, sono poesie notturne e magnetiche, luoghi d’intimo dialogo lorchiano e goethiano. […] Nella seconda [l’Autore], citando Whitman (“Eravamo insieme / il resto l’ho dimenticato”) apre la sezione dell’amore, dell’origine, del ricordo che passa come un vento leggero. […] La “passione” pavanettiana è anche passione per gli ideali, viaggio nell’etica della vita che incontra l’altro da sé, passione è indignarsi e non divenire mai schiavi dell’indifferenza, è provare vergona e orrore per l’appartenenza ad un genere umano che spesso si macchia di delitti. […] [Nella terza parte] Pavanetti incontra il canto generale di nerudiana memoria introiettandolo e personalizzando, tra le spire sudamericane della fatica quotidiana, una donna che emblema di tutte le Donne entra come una figura eroica nella sopravvivenza del tempo». Ben rimarcata è questa vena prettamente civile dell’Autore come ha ben messo in luce Mastropasqua quando parla di quel sentimento autentico che con gran forza anima il singolo a sentire su di sé i drammi del mondo: «[Pavanetti] giunge a una visione panica delle cose e del mondo, dove ogni dolore umano benché lontano geograficamente ci riguarda come un figlio». La quarta sotto-sezione si riferisce a una poesia di stampo esistenziale, come la definisce la Piccinno nella sua nota richiamando alcuni versi del Poeta: «È che per caso sono un altro quando scrivo? / O è solo allora che io sono me stesso?».  

LORENZO SPURIO


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Giornata Mondiale della Poesia 2022: una poesia di Luis Cernuda

POESIA DI LUIS CERNUDA

Non diceva parole

ascoltava soltanto un corpo interrogante

ignorando che il desiderio è una domanda

per cui non c’è risposta

una foglia il cui ramo non esiste

un mondo di cui il cielo non esiste

L’angoscia si fa strada tra le ossa

risale per le vene

erompe nella pelle

in zampilli di sogno

fatti carne che interroga le nubi.

Qualcuno che ci sfiori

uno sguardo fugace tra le ombre

bastano perché il corpo s’apra in due

avido di ricevere in se stesso

altro corpo che sogni

metà e metà

sogno e sogno

carne e carne

uguali in figura

in amore

in desiderio

E sia pure soltanto una speranza

ché il desiderio è una domanda

la cui risposta nessuno conosce.

“Desiderio di evasione, vagabondaggio ed erranza: suggestioni, simbolismi e messaggi”, è uscito il n°34 della rivista “Euterpe”

Pochi giorni fa è stata diffusa la notizia della recente pubblicazione del nuovo numero della rivista di poesia e critica letteraria “Euterpe”, esattamente il n°34 della rivista che proponeva quale tematica alla quale era possibile ispirarsi e rifarsi: “Desiderio di evasione, vagabondaggio ed erranza: suggestioni, simbolismi e messaggi”.

Hanno collaborato e contribuito con proprie opere a questo numero della rivista (in ordine alfabetico) gli autori: ALBASINI Teresa, ALEXANDRU Elena Denisa, APOSTOLOU Apostolos, ARIEMMA Angelo, BALDI Fabia, BARBERA Michele, BARDI Stefano, BARRACATO Antonio, BARTOLUCCI Maria, BELLANCA Adriana, BELLUCCI Massimo, BIANCHI MIAN Valeria, BIOLCATI Cristina, BISUTTI Donatella, BONANNI Lucia, BUFFONI Franco, CALABRO’ Corrado, CAMELLINI Sergio, CARLI BALLOLA Riccardo, CARMINA Luigi Pio, CARRABBA Maria Pompea, CASADEI Valentina, CASCELLA LUCIANI Anna, CAUSI Antonino, CHIARELLO Maria Salvatrice, CHIARELLO Rosa Maria, CIMINO Annalena, CINNERELLA Pasqualino, COMITINI Marcello, CORIGLIANO Maddalena, CORONA Antonio, CURZI Valtero, DEFELICE Domenico, DE FELICE Sandra, DE ROSA Mario, DE STASIO Carmen, DEL MORO Francesca, DOMENIGHINI Luciano, ENNA Graziella, FELICETTI Maria, FERRARIS Maria Grazia, FERRERI TIBERIO Tina, FIAMENI Nicole, FILECCIA Giovanna, FIORENZONI Fiorella, FIORI Antonio, FLORIO Antonietta, FOLLACCHIO Diletta, FUSCO Loretta, GAGLIARDI Filomena, GRASSELLI Denise, GUILLAME Gianluca, INNOCENZI Francesca, LANIA Cristina, LE PIANE Fausta Genziana, LENTI Maria, LENTINI Giuseppe, LUZZIO Francesca, MAFFIA Dante, MAGGIO Gabriella, MAGLI Simone, MANNA CLEMENTI Anna, MARCUCCIO Emanuele, MARIGO Adriana Gloria, MARTILLOTTO Francesco, MAUTHE Ugo,  MINORE Renato, NANINI Elisa, NARDI Lucia, NOVELLI Flavia, PACI Gabriella, PAGNI Alessandro, PASERO Dario, PELLEGRINI Stefania, PIERANDREI Patrizia, PIERGIGLI Matteo, PISANA Domenico, POLVANI Paolo, PRINCIPI Simone, PROIETTI Cinzia Maria Adriana, PUSTERLA Fabio, RAGGI Luciana, RICCIALDELLI Simona, ROMANO Nicola, RUFFILLI Paolo, RUSSOTTI José, SABATO Adriana, SIVIERO Antonietta, SPAGNUOLO Antonio, SPURIO Lorenzo, STANZIONE Rita, STRINGA Teresa, TOFFOLI Davide, TOMMARELLO Laura, TODARI Arianna Shephali Margherita, TONINI Claudio, VANNI Antonio, VARGIU Laura, VENEZIANI Antonio, VESCHI Michele, VINCITORIO Anna, VITALE Carlos, ZANARELLA Michela.

Di particolare interesse è la sezione saggistica del presente volume che si compone dei seguenti contributi:

ARTICOLI

RENATO MINORE – “Io passeggio per passeggiare”

MASSIMO BELLUCCI – “Andarsene a piedi”

ANTONIETTA SIVIERO – “Evasione, sogno, fantasia, un quid in più della mente umana”

SERGIO CAMELLINI – “Nell’infanzia, la stagione dei perché dà felicità o infelicità?”

ANNA VINCITORIO – “Errare alla ricerca dell’isola”

ANGELO ARIEMMA – “Viaggi letterari”

LORETTA FUSCO – “Bukowski: nato per essere”

VALERIA BIANCHI MIAN – “Horreur du domicilie e altri mostri”

ANTONINO CAUSI – “La cultura hobo”

MARIA LENTI – “Dove ti trovo per ritrovarti?”


SAGGI

LUCIA BONANNI – “Erranze emotive, percezioni e messaggi nel romanzo Stoner di John Williams. Lettura critica”

FRANCESCA INNOCENZI – “Il mito di Ulisse nella poesia del Novecento: Pascoli, Kavafis, Saba”

GRAZIELLA ENNA – “L’erranza come ricerca inesausta di se stessi: dal trascendente all’immanente, dal sacro al profano. Esempi in Petrarca e Ariosto”

APOSTOLOS APOSTOLOU – “Il gioco del mondo come evasione. Il filosofo Kostas Axelos e l’affascinato amaro gioco del mondo come evasione”

FAUSTA GENZIANA LE PIANE – “Arthur Rimbaud, un vagabondo nato”

MARIA GRAZIA FERRARIS – “Desiderio di evasione, vagabondaggio ed erranza: il caso di Jack Kerouac”

LUCIANO DOMENIGHINI – “Vagabondaggio ed erranza. Appunto sulla parola “errare”

STEFANO BARDI – “Dal tramonto all’alba: Bruck, Schiavoni e Puglisi”           

VALTERO CURZI – “Desiderio di evasione, vagabondaggio ed erranza: suggestioni, simbolismi e messaggi”

LORENZO SPURIO – “Maledettismo e nomadismo in Raymond Carver. Un avvicinamento al geniale scrittore americano attraverso la lettura di padre Antonio Spadaro”

DOMENICO DEFELICE – “Wanderer del paesaggio, ma più della parola e dello spirito: Emerico Giachery”

DENISE GRASSELLI – “Evasione e introspezione nel Notturno indiano di Tabucchi”

FILOMENA GAGLIARDI – “La dialettica fra errare e ritrovarsi come essenza di tutte le storie: da Ulisse a Herman Hesse”

FRANCESCO MARTILLOTTO – “Torquato Tasso “peregrino errante””

DILETTA FOLLACCHIO – “Evasione, erranza e vagabondaggio da e nella esistenza”

CARMEN DE STASIO – “Le misure creative dell’erranza”


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Con l’occasione si fa presente che il tema e la scadenza d’invio dei materiali per prendere parte al successivo numero verranno indicati sui nostri canali (sito Associazione e pagine FB Associazione e Rivista) nelle prossime settimane.

Michela Zanarella poetessa internazionale. Esce “La verdad a la luz”, silloge in spagnolo

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Pochi giorni fa è uscito il primo volume in lingua spagnola della poetessa Michela Zanarella, La verdad a la luz per i tipi di Papel y Lapiz, casa editrice colombiana diretta dal promotore culturale Aaron Parodi Quiroga. La pubblicazione va ad aggiungersi a un ricco repertorio di libri di poesia che la Zanarella, poetessa e giornalista veneta nata a Cittadella (PD) nel 1980 ma residente e attiva da molti anni nella Capitale, ha pubblicato nel corso degli anni. Il suo repertorio poetico è risultato particolarmente apprezzato anche nel contesto internazionale e ciò è evidente dalla pubblicazione di sue poesie, tanto su riviste che in antologie, in numerose lingue tra cui l’inglese, il francese, lo spagnolo, l’arabo, il rumeno, il serbo, addirittura il cinese, il giapponese e l’hindi. In precedenza, inoltre, ha dato alle stampe un selezionato corpus della sua opera in volume tanto in rumeno con la pubblicazione Imensele coincidenţe edita da Bibliotheca Universalis nel 2015, quanto in inglese con la pubblicazione Meditations in the Femine del 2018 con la Bordighera Press e anche in arabo con il libro bilingue italo-arabo Infinito celeste pubblicato con Universitalia di Roma nel 2021.

Michela Zanarella – apprezzata recensionista e membro di spicco di giurie di prestigio nel vasto panorama di concorsi letterari nazionali e non – è strenuamente convinta che la poesia sia canto universale e che, come tale, essa abbia la capacità (ma anche il dovere) di abbracciare il mondo. Indistintamente. Da questa fiera convinzione è nata la nuova raccolta poetica in lingua spagnola, La verdad a la luz, con traduzioni della poetessa Elisabetta Bagli, autrice a sua volta e riconosciuta promotrice culturale tanto nel nostro Paese quanto in Spagna, dove vive da vari anni nella capitale madrilena. Contribuiscono ad arricchire il volume, già di per sé particolarmente saporito e allettante, la nota di prefazione a firma della docente e autrice Brunhilde Román Ibáñez. Esponendosi sulla cifra stilistica e contenutistica della pregevole poesia della Zanarella, così quest’ultima ha avuto modo di esprimersi: “è un viaggio in un universo di materia attraversata dalla luce. Questa luce è essa stessa il tema, la metafora e la causa ultima del libro”.  Ed è proprio la luce, quale tema concreto e possibile traccia da intraprendere, a dominare tra le pagine, a far risplendere le emozioni, a ricalcare i sentimenti. Anche l’opera di copertina si affida a questa proiezione di fiducia completa nel colore e nella potenzialità del vibrato di cromatismi. In essa campeggia la riproduzione di un’opera grafica della pittrice Tatyana Zaytseva che il lettore pregusta con particolare entusiasmo e, al termine della lettura del volume, non può che associare in maniera precipua ed empatica al percorso stesso delle liriche. Luce e verità, dunque, i due elementi legati indissolubilmente tra loro che primeggiano in maniera spontanea nell’opera della Zanarella. Sono elementi inscindibili eppure così particolarissimi nelle loro caratteristiche distintive, offerti in una riuscita chiave sinottica ricca di omogeneità e di significati molteplici, trasposizioni e riverberi. Elementi che diventano non solo utili e rivelatori a sondare un sentimento altro, ma in qualche modo efficaci ed essenziali per accedere nei testi e nell’anima della poetessa, che traduce in versi l’amore, i sogni, le speranze, senza mai fingere. Così il lettore viene avvolto da un turbine intimo e cosmico, sincero e potente, in cui la poesia è meta e rifugio, la stanza in cui restare per ascoltare il proprio io e dipingere il mondo vagliato dalla propria interiorità.

Lorenzo Spurio

Jesi, 05/02/2022

La riproduzione del presente testo, in formato integrale o di stralci, su qualsiasi tipo di supporto è vietata senza l’esplicito consenso da parte dell’autore.

“Il canto vuole essere luce. Leggendo Federico García Lorca” a cura di L. Spurio – Recensione di Franca Canapini

Recensione di FRANCA CANAPINI

Il 2 gennaio scorso su www.granadahoy.com è apparso un articolo molto interessante del giornalista e scrittore spagnolo Andrés Cárdenas, intitolato De García Lorca se hablará siempre”. Contiene una premessa in cui l’autore riflette sul rapporto simbiotico tra Granada e Lorca e, a seguire, ci racconta vari fatti tra i quali una storia molto intrecciata riguardante Agustin Penón, un americano che, recatosi a Granada tra il 1955 e il 1956, aveva raccolto una valigiata di informazioni su Federico García Lorca, pensando di scriverci un libro. Ma era morto e la valigia era passata di mano in mano, mentre Penón, che alla sua ricerca aveva sacrificato anche parte delle sue sostanze, era stato dimenticato.

Questo per dire come e quanto il Poeta granadino sia stato e sia ancora un lievito potente per gli intellettuali di tutto il mondo: ¡De García Lorca se hablará siempre! Non ci dobbiamo dunque stupire della nascita nel 2020 di Il canto vuole essere luce (Bertoni, Perugia). Un libro di vari autori italiani, curato da Lorenzo Spurio e tutto dedicato a Lorca, artista eclettico e uomo di grande impegno sociale.  

Il curatore ci tiene a farci sapere che, pur avendo il libro la forma del saggio scritto a più mani, è di più, molto di più; è un atto d’amore e di riverenza verso uno dei maggiori intellettuali che la letteratura mondiale ha mai visto: il poeta spagnolo Federico García Lorca”. Tanto che il titolo, consistente in un verso di Lorca, assume significato simbolico: il libro è il canto corale con il quale s’intende illuminare almeno in parte l’opera del Poeta.

Nel 2016 Lorenzo Spurio aveva riacceso il fuoco dell’interesse per Lorca, dando alle stampe Tra gli aranci e la menta, una plaquette di sue poesie dedicate al Granadino. Da quel momento, tramite contatti spontanei, altri poeti amici hanno aggiunto ottima legna al suo fuoco. E il fuoco è divampato in un’offerta corale di contenuti esegetici, di ritratti e di poesie. Il testo, infatti, è illustrato con ritratti del Poeta eseguiti dal Maestro Franco Carrarelli “L’Irpino” ed è diviso in due parti.

La prima riporta i saggi con i quali gli aficionados indagano su molti aspetti del fenomeno Lorca.  Francesco Martillotto ci presenta il Lorca amante della musica e ottimo pianista, buon conoscitore della musica classica e della musica popolare che mette sullo stesso piano e riflette sull’interscambio felice tra musica e poesia nelle sue opere poetiche e di teatro.

Lucia Bonanni ci mostra il Lorca amante delle tradizioni popolari della sua Andalusia, che saranno di fertile ispirazione per le poesie e il teatro. Affascina, anche nell’analizzare il surrealismo dell’opera teatrale El público, la sua ricerca dei significati metaforici e del valore dei simboli nella Parola del Poeta.

Cinzia Baldazzi cerca di penetrarne in profondità le peculiarità del linguaggio poetico: “…Immortale…è il loro mondo semantico e logico: immenso, popolato di ombre illimitate a latere di luci accecanti, provenienti da un’arcana fonte senza inizio e senza fine…”.

Lorenzo Spurio ci porta dentro “Tamar e Amnon” del Romancero gitano, indicandoci la denuncia sociale che sottende l’opera; ma anche in Poeta a New York dove la parola poetica s’incupisce nel denunciare la disumanità della metropoli, mettendone in risalto gli aspetti negativi. E per finire ci conduce nelle opere teatrali più importanti per analizzare i temi ricorrenti: la violenza, il disagio degli emarginati, la condizione della donna e i suoi diversi atteggiamenti nella lotta contro la sopraffazione variamente esercitata dal maschio.

 Ugualmente interessante la seconda parte che assomiglia a un’antologia poetica ripartita in due sezioni. Nella prima sono raccolti alcuni dei compianti, odi e elegie scritti, subito dopo la tragedia dell’assassinio, da Antonio Machado, Rafael Alberti, Pablo Neruda e da vari esponenti della Generazione del ‘27, quasi tutte strazianti e bellissime a partire dal grido di Machado: “…que fue en Granada el crimen – sabed – ¡pobre Granada! – ¡en su Granada!…” fino allo sperdimento di Rafael Alberti che se lo vede tornare vivo in sogno: “Has vuelto a mí más viejo y triste en la dormida / luz  de un sueno tranquilo de marzo…”.

La seconda sezione accoglie voci di poeti contemporanei suggestionati dalla Parola del Poeta. Un florilegio di voci diverse che incuriosisce, commuove, rende vivo Federico, ne canta la tragedia, ne interpreta le sfumature dell’anima colte sia direttamente nei suoi testi poetici, sia indirettamente negli atteggiamenti dei personaggi del suo teatro. Testimonianza forte dell’amore che ha saputo generare e di quanto la sua parola può ancora incantare. 

Il canto vuole essere luce è un libro che offre molte informazioni di approfondimento sulla persona e gli interessi culturali, artistici e civili di Lorca; senza contare l’ampia bibliografia a cui attingere nel caso volessimo continuare a conoscerlo. Un libro tutto da “patire” per chi desidera entrare più a fondo nel suo universo delicato e sapiente, gioioso e drammatico, etico e propositivo.

FRANCA CANAPINI

Arezzo, 10/01/2022

Esce “Saggi Scelti. Volume I. I Classici” di Lucia Bonanni

Il 15 novembre 2021 è uscito il libro “Saggi scelti. Volume I. I Classici”, volume di saggistica del critico letterario e poetessa Lucia Bonanni, scritti tra il 2015 e il 2020, con la cura editoriale del poeta e aforista Emanuele Marcuccio e con la collaborazione del poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, autore della Prefazione, per i tipi di CTL di Livorno. Il libro si apre con una lettera aperta a firma dell’Autrice sul suo fare e intendere poesia, prosegue nelle sue tre sezioni di “Poesia”, “Teatro” e “Approcci comparati” e si conclude con una “Appendice” di due saggi su tematiche di attualità. Si riportano di seguito i titoli dei singoli saggi scelti.

La parte dedicata alla poesia vede al suo interno i seguenti interventi critici: “Il mio modo di intendere la poesia: una lettera aperta”; “La bellezza come piacere dello spirito in arte e poesia”; “Paesaggio, orfismo, alchimia e cammino nei Canti Orfici e altri scritti di Dino Campana”; “Vita interiore, immaginario e creatività nelle opere Di Lauren Simonutti e Anne Sexton”; “Nota critica al volume antologico Leonardo Sciascia. Cronista di scomode realtà”. Per il teatro, invece, “Repertorio e struttura di simboli e metafore nell’opera teatrale El público di Federico García Lorca”; Cuando sale la luna”. Tradizioni popolari, poesia e teatro in Federico García Lorca”; Autenticità, fedeltà e vocazione umana in Casa di bambola e L’anitra selvatica di Henrik Ibsen”; “Vuoto, circolarità e stravaganze in La cantatrice calva, La lezione e Le sedie di Eugène Ionesco”; “Significati, anomalie e liminarità in Aspettando Godot di Samuel Beckett”. Nella sezione degli approcci comparati questi sono i titoli dei relativi capitoli: “Dal Risorgimento alla Resistenza: Paesaggio e soggetività umana negli scritti di Luigi Mercantini, Giuseppe Ungaretti e Italo Calvino”; “Fattori culturali, conoscenza e comunicazione dalla scuola di Barbiana (don Lorenzo Milani) alla realtà degli animatori digitali”; “Seduzione e sesso in letteratura: Analisi e confronto di alcune opere letterarie”; “Realismo, interiorità spirituale e psicologia nella Danaide di Auguste Rodin e nel Perseo di Benvenuto Cellini in relazione allo “yin” e “yang” e alla violenza di genere”; “Da La terra del rimorso di Ernesto De Martino alla “cinematografia sgrammaticata” di Pier Paolo Pasolini per un percorso interdisciplinare tra etnomusicologia, letteratura popolare e cinema etnografico”; Il mito del Changeling come spiegazione di malattie misteriose, rapimenti e scambi di bambini anche in relazione ai fenomeni naturali”. Infine, nella ricca “Appendice” troviamo testi d’interesse generale e di grande attualità e interesse: “Forme di appartenenza, mobilità e orientamento del sistema migratorio”; “I cento giorni del Ruanda. Dramma sociale e dignità umana nella scrittura di Pierantonio Costa e la memoria fotografica di James Nachtwey”.

Il prefatore del volume, il critico letterario Lorenzo Spurio, ha scritto: “[L]’attività letteraria [di Lucia Bonanni] – con particolare attenzione alla saggistica […] – ha ricevuto commenti lusinghieri e apprezzamenti in termini critici, anche nel contesto di premi letterari che hanno, pertanto, messo in luce le indiscusse capacità esegetiche della Nostra, la fluente capacità discorsiva nonché la limpidezza dei ragionamenti che, privi di formalismi o impalcature ardimentose, possono essere recepiti da un pubblico esteso che scantona, pertanto, l’accademismo. Ed è questo, infatti, il punto di forza di tale volume di riflessi critici, di vibrazioni letterarie e di interscambi comunicativi tra autori, opere, fasi storiche, geografie fisicamente lontane ma non nel pensiero o nel ragionamento saggio e interattivo della Bonanni. La Nostra, con un procedimento di lettura delicato e al contempo assai approfondito, è in grado di avvicinarsi con garbo e onestà alla materia letteraria, scantonando superfetazioni e allontanandosi da letture restrittive, classiste o pregne di qualsivoglia orma pregiudiziale o di archetipo precostituito. Gli accostamenti, i riferimenti che il critico porta, spesso in chiave comparativistica o ricorrendo un’analisi delle fonti, risulta di fondamentale importanza per una conoscenza contestualizzata di personaggi, temi, archetipi, analogie, rimandi intertestuali”.

Lucia Bonanni (Avezzano, 1951), poetessa, scrittrice e critico letterario. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Cerco l’infinito (2012) e Il messaggio di un sogno (2013); è autrice di articoli, saggi, recensioni e prefazioni a testi poetici e narrativi di autori contemporanei. Varie pubblicazioni sono presenti in antologie poetiche, raccolte tematiche e riviste di letteratura. Come critico letterario è autrice delle monografie Linee esegetiche attorno all’opera narrativa di Lorenzo Spurio (2019) e Epico e lirico nel dramma «Ingólf Arnarson» di Emanuele Marcuccio (tuttora inedita).

“Il canto vuole essere luce” su Federico García Lorca di Lorenzo Spurio a Palazzo dei Priori di Assisi domenica 22

Domenica 22 agosto alle ore 17:30 presso la prestigiosa Sala della Conciliazione del Palazzo dei Priori (Comune) di Assisi (PG) si terrà un evento culturale interamente volto a rileggere e approfondire l’influente figura di Federico García Lorca (1898-1936), il celebre poeta e drammaturgo andaluso che nell’agosto del 1936 fu vittima della nefanda Guerra Civile Spagnola, per mano delle forze fasciste. L’accesso alla Sala avverrà da Piazza del Comune n°10, in pieno centro assisiate. L’occasione sarà quella di presentare al pubblico il ricco volume Il canto vuole essere luce. Leggendo Federico García Lorca edito da Bertoni Editore di Perugia nel 2020 voluto e curato dal poeta e critico letterario marchigiano Lorenzo Spurio.

In questo testo di critica letteraria e di poesia Spurio – noto studioso lorchiano e stimato critico letterario – ha voluto “chiamare a raccolta” una serie di artisti – tra poeti, scrittori, disegnatori – per collaborare a un progetto teso alla rilettura di uno dei più celebri poeti di sempre, l’autore del Romancero gitano ma anche di opere teatrali quali Nozze di sangue e Yerma, amico di letterati quali Pablo Neruda, Antonio Machado, Rafael Alberti ed Eduardo Marquina, solo per citarne alcuni.

Ad aprire l’evento saranno i saluti istituzionali del Sindaco di Assisi, Stefania Proietti, e di Jean-Luc Bertoni, editore. Seguirà l’intervento critico di Spurio dal titolo “Federico García Lorca e l’America: cento anni dopo” imperniato sull’esposizione di una delle fasi meno note e maggiormente cruciali della vita personale e letteraria di Lorca – ovvero il periodo americano e cubano del 1929/1930 – e i contributi di due delle autrici presenti nel volume con saggi dedicati su determinati argomenti, rispettivamente la mugellana Lucia Bonanni e la romana Cinzia Baldazzi.

Al volume Il canto vuole essere luce – oltre ai già menzionati – hanno preso parte anche i poeti Antonio Spagnuolo (prefatore); Emanuele Marcuccio, Michela Zanarella, Daniela, Luisa Ferretti e Giorgio Voltattorni (con loro poesie dedicate al Poeta); l’artista Franco Carrarelli “l’Irpino” (con sue illustrazioni a china) e Lucia Cupertino e Hebe Munoz (per le traduzioni dallo spagnolo).

Ad arricchire l’evento su quello che Neruda definì “un arancio in lutto”, sarà un mini-reading poetico sulla luna che si terrà in seno alla presentazione del volume, a cura della poetessa caprese Annalena Cimino – Presidente e Fondatrice del Premio Internazionale di Arte e Poesia “A Pablo Neruda, la Città di Capri” nel 2018 – che interpreterà alcuni tra i più bei versi lorchiani dedicati alla luna e sue poesie sul medesimo tema.

Il Maestro Massimo Agostinelli di Ancona, noto chitarrista, eseguirà brani della tradizione folklorica andalusa e composizioni su partiture dello stesso Lorca che, oltre che poeta, drammaturgo e disegnatore, fu anche eccellente e ispirato musico grazie all’amicizia e alla collaborazione con Manuel de Falla e Antonio Segura Mesa.

La rivista «Euterpe» celebra i primi dieci anni d’attività con un volume-archivio

Nell’occasione dei dieci anni di attività della rivista di poesia e critica letteraria «Euterpe» – fondata da Lorenzo Spurio nell’ottobre 2011 con la scelta del nome della poetessa palermitana Monica Fantaci, traendolo da una sua poesia – l’Associazione Euterpe, nata nel 2016 e che ha integrato all’interno delle sue varie attività anche la rivista, ha deciso di dare alle stampe un volume collettivo.

Il volume, in elegante veste grafica, si compone di 264 pagine e si articola in vari percorsi atti a presentare l’universo di questa rivista letteraria – esclusivamente aperiodica, digitale e gratuita – che è giunta a celebrare i primi dieci anni di presenza nello scenario culturale e che ha visto l’adesione di più di 600 autori, compresi dall’Estero.

Lo stesso Spurio, direttore della rivista, ha inteso curare questo volume che si apre con una preziosa nota critica del poeta partenopeo Antonio Spagnuolo, collaboratore instancabile della rivista con suoi contributi poetici e non solo che così annota nel suo egregio preambolo critico: «Riordinare con certosina pazienza e accorta catalogazione dieci anni di attività editoriale non credo sia lavoro da accettare con leggerezza e senza la dovuta attenzione che una tale revisione richiede. […] [Questo libro è] un vademecum di enorme spessore […] Un lavoro ineccepibile che aspira a una prospettiva ampia, capace di dare un senso alla realtà poetica e a portare luce al simbolo segmentato disincanto delle immagini, del non visibile, del non razionale, condividendo infine in processo creativo di centinaia di autori che con illuminata originalità hanno dato il via a un aperiodico preciso e unitario».

Nell’ampia introduzione di Spurio si tracciano le origini, vale a dire gli incontri fondativi che hanno permesso la costituzione della stessa, come è stata strutturata, gli avvicendamenti e le modifiche, le introduzioni e le novità che man mano, nel corso della sua attività, l’ha vista mutare per giungere sino a quello che è oggi.

In queste pagine si dà testimonianza anche di quella che è stata l’attività di promozione culturale mediante l’organizzazione di reading, presentazioni di libri, convegni e attività editoriale che gravitò attorno alla rivista «Euterpe» nei primi anni dalla sua attività.

Opportune sezioni del libro danno conto della strutturazione della redazione della rivista nel corso del tempo, della molteplicità di rubriche e settori che l’hanno riguardata sino a giungere, in termini più recenti e dopo un riammodernamento del progetto, a una rivista aperta solamente a contributi inediti afferenti ai generi della poesia (compresa quella dialettale e gli aforismi) e alla critica letteraria (con articoli, saggi e recensioni).

Vi è poi l’elencazione dei vari numeri della rivista che sono usciti, ripartiti per periodo di pubblicazione e tematica di riferimento proposta con l’indicazione, quale numero attualmente “in lavorazione” dell’uscita dedicata agli “Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura”.

Seguono tutti gli editoriali che nel corso della pubblicazione dei trentadue numeri usciti sono stati diffusi (la gran parte a firma dello stesso Spurio, ma altri redatti da Monica Fantaci e Martino Ciano) e l’archivio storico con tutti i riferimenti delle opere pubblicate in base all’ordine alfabetico degli autori. Sulla rivista hanno scritto nomi di primo piano del panorama letterario nostrano tra cui Valerio Magrelli, Fabio Pusterla, Franco Buffoni, Elio Pecora, Lucio Zinna, Guido Zavanone, Dante Maffia, Corrado Calabrò, Paolo Ruffili, Maria Pia Quintavalla, Donatella Bisutti, Anna Santoliquido, solo per citarne alcuni.

A chiudere il volume è un commento riepilogativo del poeta e critico letterario Nazario Pardini – presenza assidua della rivista – che così annota: «Sarebbe veramente lungo ricordare tutte le manifestazioni, i nomi, e gli impegni della rivista. La sua storia. Possiamo comunque dire che con essa si copre, a livello storico, una bella fetta della vita nazionale, con tematiche di estrema attualità. Leggere «Euterpe» significa restare aggiornati, ricevere notizie calde e intricanti per noi che siamo affezionati a tutto ciò che concerne la poesia e la cultura».

Per info/contatti sul volume: rivistaeuterpe@gmail.com

Esce il volume critico-poetico su F.G. Lorca “Il canto vuole essere luce” a cura di Lorenzo Spurio

Nelle ultime settimane e dopo più di due anni di ricerca, lavoro, approfondimento, studio e coordinazione, è stato pubblicato – per i tipi di Bertoni Editore di Perugia – il volume collettaneo dal titolo Il canto vuole essere luce. Leggendo Federico García Lorca” a mia cura.

Il volume si compone di tre parti: una prima parte con interventi critici sull’opera letteraria (poetica e drammaturgica) di Federico García Lorca scritti da me, Lucia Bonanni, Cinzia Baldazzi e Francesco Martillotto.

Nella seconda parte stono presenti vari testi poetici di autori classici – coetanei e amici di Federico García Lorca – che gli dedicarono poesie e composizioni commemorative. Vengono riportati testi in lingua originale (e tradotti in italiano) di Rafael Alberti, Manuel Altolaguirre, Luis Cernuda, Miguel de Unamuno, Miguel Hernández, Antonio Machado e Pablo Neruda.

Nella terza e ultima sezione, invece, sono presenti una serie di poesie scritte da autori contemporanei ispirate/dedicate a Federico García Lorca (vi sono testi di Lucia Bonanni, Luisa Ferretti, Emanuele Marcuccio, Michela Zanarella, Daniela Raimondi, Giorgio Voltattorni e del sottoscritto). Non meno influente, per chi è appassionato dell’universo lorchiano, è una nutrita bibliografia sulla sua vita e opera, utilizzata nel corso della stesura del presente volume e alla quale si rimanda per eventuali e ulteriori approfondimenti.

Un ringraziamento particolare per alcune delle traduzioni presenti nel volume a cura di Lucia Cupertino e Hebe Munoz e all’artista campano Franco Carrarelli “L’Irpino” che già, con alcuni suoi schizzi a china, aveva impreziosito con sue illustrazioni grafiche sul mondo lorchiano la mia plaquette “Tra gli aranci e la menta. Recitativo per l’assenza di Federico García Lorca (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) e che anche questa volta non ha fatto mancare la sua importante collaborazione (il disegno che compare in copertina, assieme a vari altri all’interno del volume è suo). Grazie anche al poeta e critico letterario Antonio Spagnuolo che ha curato la prefazione e, chiaramente, a Jean Luc Bertoni, l’editore, per aver concretizzato il tutto.

Ringrazio tutti gli autori delle varie componenti, che felicemente hanno preso parte al progetto, collaborando attivamente nel corso di questi due anni, dandoci appuntamento – presto – per una presentazione del volume… virtuale e – speriamo altrettanto presto – in presenza.

Per chi fosse interessato può trovare le informazioni nel sito dell’Editore a questo link