Nelle scorse settimane la Nemapress edizioni ha dato alle stampe il volume Figlia del Sud / ابنة الجنوب – Poesie di Anna Santoliquido, che contiene una scelta dell’ampia produzione letteraria della poetessa appulo-lucana proposta in doppia versione italo-arabo. La traduzione nella lingua straniera è a cura di Kegham J. Boloyan, docente e traduttore dall’arabo presso l’Università “Aldo Moro” di Bari e l’Università del Salento di Lecce.
L’apprezzata poetessa di Forenza (PZ), alla quale negli ultimi anni sono stati dedicati vari saggi tesi ad approfondire e analizzare i contenuti delle sue opere letterarie[1], ha visto venire alla luce una serie di pubblicazioni di sue opere in lingue straniere, con particolare attenzione a quelle dei Balcani (serbo, sloveno, albanese, etc.), area geografica dove è particolarmente letta, apprezzata e spesso invitata a presenziare come madrina in eventi di primo piano, quali Festival e kermesse culturali. Non è un caso che nella mia monografia a lei dedicata, pubblicata nel 2021, dedicavo un intero capitolo a questo importante aspetto titolando “La reversibilità tra codici linguistici nell’empatia con le terre oltre l’Adriatico”.
Anna Santoliquido, che vanta il “glorioso” numero di ventitré raccolte di poesia, ha esordito nel non vicino 1981 con I figli della terra che, assieme ad una delle opere successive, Ofiura (1987), rappresenta la sua prima e autentica rivelazione lirica permeata dalla centralità dei ricordi, dalla ricchezza dei sentimenti e dalla difesa della semplicità, a contatto con la natura lontana dai fastidi della città contemporanea, in sinergia con un ambiente puro e rilassato, quello della Provincia del sud Italia delle ultime decadi del Secolo scorso, in quella terra ricca di voci potenti quali il poeta-contadino Rocco Scotellaro (1923-1953) di Tricarico (che di quella città fu Sindaco, uno dei più giovani, all’epoca, dell’intero Stivale) e il dialettale Albino Pierro (1916-1995) di Tursi che più di qualcuno propose (ritenendolo a tale altezza) quale possibile Premio Nobel per la Letteratura, riconoscimento che sfiorò in più di un’occasione.
Docente di lingua inglese e animata da un grande spirito cosmopolita e solidale, la Santoliquido ha dedicato alcune delle sue più belle liriche a dolorosi episodi della storia internazionale quali la traumatica esperienza della dittatura comunista “narrata in versi” in Bucarest (2001) e il (poco noto) massacro di Kragujevac (1941), una vera ecatombe con circa 3.000 morti, soprattutto serbi, caduti nel delirio delle spietatezze tedesche, da lei rimembrata in Città fucilata (2010).
Dagli anni Duemila si è assistita a una grande proliferazione di pubblicazioni in lingue straniere quali – solo per citarne alcune – Casa de piatră / La casa di pietra (in italiano/rumeno, libro pubblicato a Bucarest nel 2014) e Profetesha / La Profetessa (in albanese, pubblicato a Saranda nel 2017).
Fondatrice e presidente del Movimento Internazionale “Donne e Poesia” di Bari con il quale organizza numerose attività culturali e poetiche nonché di sensibilizzazione su temi d’attualità e di difesa della donna, ha ottenuto numerosi riconoscimenti letterari tra i quali la prestigiosa Laurea Apollinaris Poetica dell’Università Pontificia Salesiana di Roma (2017) e il Premio alla Carriera de “L’arte in versi” di Jesi (2018).
Nell’opera sono pubblicate poesie della Nostra che rappresentano davvero dei must intramontabili, delle pietre miliari decisive e fondamentali del suo percorso di letterata. Tra di esse figura nelle primissime pagine “La casa di pietra” dedicata alla vecchia casa dell’infanzia, a Forenza, nel Potentino, da dove tutto – compresa la vena lirica – è nato: “Il sedile / è ancora lì / testimone nella sua dignità / di pietra”, scrive la Nostra, in un testo che è al contempo intriso di nostalgia e di speranza. “Tutto aveva un sapore / di storia vissuta” così come le “pietre arroventate” e “l’ombrafresca” che, come reali presenze umanizzate, definiscono quel locus primigenio, vera culla dell’esistenza e punto di partenza per successive e numerose peregrinazioni e autodeterminazioni.
Non mancano alcuni componimenti che, con affetto partecipativo, descrivono luoghi cari alla Nostra, dal Gargano nella sua magica schiuma acquosa all’aspra e arroventata Murgia.
I richiami all’impegno etico-civile sono sparsi ovunque: l’angosciante vicenda di Anne Frank (1929-1945) e della sua famiglia, così come il già richiamato eccidio di Kragujevac, sempre per mano nazista, e i moniti di ribellione e di denuncia della mancanza delle libertà nelle forme di resistenza collettiva. In “Mattanza” viene affrontato da vicino lo scottante tema, così sempre troppo d’attualità, del femminicidio e, in generale, della violenza di genere.
Figlia del Sud è stato presentato al pubblico in due recenti eventi: il 15 maggio u.s. a Bari, presso l’Aula 14 della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere alla presenza di Marina Cordella (saggista), Italo Interesse (giornalista del «Quotidiano di Bari») e Aldo Nicosia (Università degli Studi di Bari) e il 17 maggio u.s. a Lecce, presso la Sala Gradonata-Olivetani della Facoltà di Lettere e Filosofia, Lingue e Beni Culturali dell’Università del Salento alla presenza di Samuela Pagani (Università del Salento) e Carlo Alberto Augieri (poeta e già docente dell’Università del Salento).
Da Ed è per questo che erro, opera del 2007, la Santoliquido ha estratto una significativa poesia scritta quattro anni prima, nel 2003, dedicata a una delle maggiori poetesse dell’Europa orientale e non solo, Desanka Maksimović (1898-1993), da lei richiamata come “la grande madre”, “iconaslava” e, ancora, “la dea della poesia”, con la quale la poetessa appulo-lucana senz’altro percepisce una sorta di affinità, di comunanza nel sentire e di affrontare determinate tematiche in forma empatica e vivida. Difatti, se la Maksimović è evocata e descritta come la poetessa che “declamò con la voce del Sud”, la Santoliquido, orgogliosamente, di sé dice e rivela “sono nata in via Meridionale” e, in “Sono poeta” (dedicata allo scrittore americano Hemingway): “sono poeta / a Belgrado e a Zagabria, / sotto il sole di Puglia / e nel covo dei briganti” in linea con l’universalità che è di ogni vera Poesia.
Lorenzo Spurio
18/05/2024
[1] Mi riferisco a Francesca Amendola, Anima mundi. La scrittura di Anna Santoliquido, Aviapervia, Oppido Lucano, 2017; Parole in festa per Anna Santoliquido, a cura del Laboratorio Don Bosco oggi, IF Press, Roma, 2018; Francesca Amendola, Una vita in versi. Trentasette volte Anna Santoliquido, LB Edizioni, Bari, 2018; Lorenzo Spurio, La ragazza di via Meridionale. Percorsi critici sulla poesia di Anna Santoliquido, Nemapress, Alghero / Roma, 2021; Licia Grillo, Multas per gentes. Itinerario poetico di Anna Santoliquido, Falvision, Bari, 2021. Mi sono occupato del volume critico di Licia Grillo sulla poetessa appulo-lucana su «La Fionda» il 10/10/2021 e della sua opera poetica Poezje Wybrane (1981-2020), a cura della Fundacja Literacka “Jak podanie ręki” in collaborazione con la Wielkopolski Oddział Związku Literatów Polskich – Greater Poland Branch of the Polish Writer’s Union, Poznań, Polonia, 2023 su «Il Salto della quaglia», 12/04/2023. Recentemente la Amendola si è occupata nuovamente della Santoliquido in un saggio diffuso in rete nel quale analizza il percorso poetico di alcune poetesse lucane, con particolare attenzione al tema della spiritualità: Francesca Amendola, “La religiosità spirituale nelle opere delle poete lucane: da Isabella Morra ad Anna Santoliquido”, «Nuova Euterpe» n° 02/2024, 16/04/2024. La bibliografia sulle sue opere è vastissima.
La pubblicazione del presente testo, in formato integrale o di stralci, su qualsiasi tipo di supporto non è consentita in assenza dell’autorizzazione da parte dell’Autore.
La Maratona #igrandidialoghinelweb, con il logo della famosa fotografia degli Angeli sul Tevere (a sinistra) del compianto fotografo d’arte Giulio Bianca, nasce nell’autunno del 2020.
Anna Manna, l’ideatrice dei Grandi Dialoghi nel web, così descrive l’avvio del progetto: “All’inizio della seconda ondata di pandemia! Dopo la prima ondata che ci unì in un caloroso abbraccio in famiglia, la solitudine vinta anche grazie ai dialoghi quotidiani con gli amici di Facebook, mi resi conto che non si parlava più dei grandi temi letterari o sociali ed anche esistenziali. Addio ai convegni, addio agli incontri letterari, addio alle presentazioni dei libri, restavamo per ore su Facebook a parlare di cucina, di paure, di ansie! Casalinghi ed angosciati! Allora, tra il fiorire di tante Maratone simpatiche e leggiadre, ho lanciato un gruppo particolare: “I Poeti dei grandi dialoghi nel web!”.
Per sentirci meno soli nell’anima e nel cuore, per raccontarci la nostra volontà di continuare sulla strada della letterartura senza rinchiuderci in noi stessi. Prigionieri di una casa e di un cuore che avevano perso il contatto con l’esterno. Per la mia attività culturale ormai trentennale in mezzo ad artisti, poeti, scrittori, saggisti, mi è stato facile creare una prestigiosa ghirlanda di poeti, affermati e famosi, ma anche di poeti ed artisti bravi ma sconosciuti che soltanto i nuovi mezzi di comunicazione hanno permesso di far conoscere a molti amanti della letteratura.
Confronto e scambio culturale tra la grande letteratura ed il poeta magari di provincia, tra la grande città ed i piccoli centri. In un dialogo che azzera le distanze ed arricchisce. La risposta su Facebook è stata, direi, clamorosa! Moltissime le adesioni, tante tante poesie per scandagliare i Grandi Temi che via via ho proposto!”.
Sta forse nascendo allora la risposta al clima tradizionale che circonda ormai tanti eventi letterari? Il tanto deprecato uso di internet puo’ rinnovare, avvicinare, accendere le energie vitali che percorrono gli intellettuali più moderni? Chissà, staremo a vedere. Certo i fascicoli ormai famosi de Le rosse pergamene inviati a Papa Francesco e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dai poeti delle maratone poetiche nel web, ideate e organizzate personalmente con impegno quotidiano della poetessa Anna Manna, occupano un posto che risalta nelle iniziative con taglio originale e moderno.
Il premio è dedicato alla poetessa Jole Chessa Olivares, a un anno dalla sua scomparsa. Proprio lei fu la prima poetessa premiata in questo ambito nel 2020. La cerimonia di premiazione si svolse nel 2021 interamente su Facebook con tre giorni dedicati all’analisi della sua poesia.
Quest’anno il Premio, originale e con una metodologia che si sviluppa nei mesi, verrà illustrato in autunno durante la Cerimonia di premiazione dei Superpremi con il “Trofeo degli angeli dialoganti”.Saranno premiati anche i vincitori della Sezione Premio #igrandidialoghinelweb.
I Superpremi vengono assegnati all’artista, nel suo complesso, alla personalità artistica che ha espresso con la sua arte il valore del dialogo. I premiati de #IGRANDIDIALOGHINELWEB, invece, vengono applauditi per l’opera di diffusione della propria poesia su Facebook.
L’ultima Sezione s’intitola “Vieni a dialogare con noi”. Vuol essere un invito a entrare nel mondo di Facebook atteraverso il dialogo ad una personalità artistica di grande rilievo che ancora resiste ai nuovi mezzi di comunicazione.
L’ideatrice di questo interessantissimo progetto culturale è Anna Manna, poetessa, scrittrice e vivace cultural promoter. Il critico marchigiano Lorenzo Spurio così ha parlato di questo progetto della Manna nel conferimento del Premio Speciale “Alla Cultura” in seno alla X edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi (AN) nel 2022: «Anna Manna è donna della tradizione ma anche dell’innovazione. Si pensi ai suoi frequentatissimi progetti lanciati sul web con l’hashtag “I dialoghi del web”, momenti di partecipazione e di senso d’unità anche negli asfittici e drammatici periodi del distanziamento, della reclusione in casa, dell’impossibilità di un contatto fisico dell’era Covid. La Manna rappresenta l’esempio di un intellettuale che apprezza e difende il passato, lo conosce e lo propone, ma che sa interfacciarsi con competenza ed efficacia con le nuove sfide, adoperando i nuovi linguaggi. Per il fatto di concepire il mondo culturale tanto quale reale ecclesia (di una comunità di scambio, partecipazione, crescita permanente e responsabilità verso se stessi, gli altri e il mondo (quanto di ragunanza letteraria, di cenacolo ludico-culturale all’aria aperta, informale, una sorta di convivio pastorale, privo dei fronzoli e della serietà dell’Accademia), sulle tracce di Cristina di Svezia da lei approfondita (in una pubblicazione di stampo teatrale), Le conferiamo il nostro Premio Speciale “Alla Cultura” in questa edizione del Premio”.
La cerimonia di premiazione del Premio della Manna avrà luogo in autunno a Roma in sede prestigiosa. I vincitori sono stati annunciati in questo periodo e vengono riportati a continuazione:
SUPERPREMIO “TROFEO ANGELI DIALOGANTI”
POESIA – CORRADO CALABRÒ
Motivazione: Per la poesia vissuta come dialogo: la natura, la figura femminile, la scienza, il cosmo. Attraverso l’innamoramento dell’alter, l’ironia nello scandaglio dell’uomo nella sua avventura terrestre, l’approfondimento culturale di ogni aspetto od oggetto e soggetto di poesia. Poesia raffinata e colta ma immediata, sincera, palpitante di vita, mai appesantita dal bagaglio culturale tradizionale o dal contatto con i nuovi linguaggi ma, al contrario, arricchita da questi due aspetti.
NARRATIVA – MARIO NARDUCCI
Motivazione: Per il costante dialogo con la propria città svelandone gli aspetti più nascosti, i ricordi più commoventi, le usanze, le tradizioni in una scrittura che accoglie il lettore come l’abbraccio degli antichi avi e diventa mitico racconto di un tempo che non c’è più. Grande successo nel web delle sue novelle che lo scrittore diffonde con grande pazienza e nel quotidiano trascorrere dei ricordi. Un omaggio all’artista ma anche un omaggio del Premio “I grandi dialoghi” alla città dell’Aquila, capitale della Cultura Italiana 2026.
GIORNALISMO – GOFFREDO PALMERINI
Motivazione: Lo sguardo sulla tenace avventura degli italiani nel mondo dell’arte e della cultura in genere, ieri e oggi, ma soprattutto la storia dell’importante grande dialogo tra gli italiani all’estero e il mondo esterno. Tra il reportage giornalistico e il racconto narrativo, Palmerini rivela le difficoltà, la battaglia quotidiana, le piccole e grandi vittorie dei figli della nostra amata Italia, che hanno dovuto abbandonare la loro terra d’origine alla ricerca del proprio posto nel mondo. Palmerini ha occhi e cuore per le piccole storie e le grandi affermazioni artistiche come quella indimenticabile di Mario Fratti. Nel suo ultimo libro, Così ti racconto, è evidenziato l’intento narrativo e dialogante di Palmerini che apre nuove e interessanti ipotesi di lavoro giornalistico e non solo.
CRITICA LETTERARIA – SIMONE GAMBACORTA
Motivazione: Per il costante, attento, partecipe dialogo tra critico letterario e autori nell’attenzione all’opera e alla personalità di chi scrive. In un moderno approccio globale all’evento letterario, sia come espressione personale dell’autore, sia come manifestazione di espressione sociale.
SAGGISTICA – NERIA DE GIOVANNI
Motivazione:Per il dialogo tra la donna e la cultura europea.
PITTURA – GINA MARZIALE
Motivazione: Per il dialogo continuo e penetrante con il proprio inconscio attraverso l’arte pittorica.
*
Per la SEZIONE PREMIO#IGRANDIDIALOGHINELWEB i vincitori vengono premiati per l’opera di diffusione della poesia su Facebook.
CLARA DI STEFANO – Poetessa dell’amore come dialogo e scambio sincero di sentimenti, diffonde su Facebook i suoi canti d’amore di grande sensibilità e incanto.
MARIA RITA MAGNANTE – Poesia raffinata, spesso con richiami ai poeti del passato, anzi a volte la poetessa si rivolge direttamente ai poeti scomparsi in una dimensione temporale che supera ogni limite di tempo e di spazio. La poetessa diffonde su Facebook il dialogo poetico per eccellenza.
MARIA FEDERICA VALENTINI – Per la partecipazione alla maratona di poesie per Venezia con la poesia più votata.
*
SEZIONE “VIENI A DIALOGARE CON NOI”
VINCITRICE è ANNA MARIA GIANCARLI
Nota: Questo articolo è stato preparato a partire dall’articolo-comunicato stilato da Alessandro Clementi, già diffuso in alcuni spazi di cultura online.
Vengono, inoltre, pubblicate le poesie “I premiati”; “Il Giudizio finale”; “Le beatitudini” e “Gli esclusi” di GUIDO OLDANI a compendio dell’intervista rivolta al fondatore del Realismo Terminale da ANNACHIARA MARANGONI.
Questo testo viene pubblicato nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionato dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autrice ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.
In te mi riconforto».[1] Appunti sulla spiritualità tassiana
Nel corso dei secoli, attorno alla concezione religiosa tassiana e, più nello specifico, al rapporto del poeta con la dimensione del sacro, sono sorti e poi sedimentati dei pregiudizi che ne hanno inficiato una corretta e obiettiva valutazione. Ciò in virtù del fatto che le analisi sulla persona hanno prevalso su quelle inerenti allo studio dell’opera ad iniziare dal suo primo biografo, quel Giovan Battista Manso che scriverà di un poeta che «ebbe, per ispezial dono di Dio, dal vero splendore della santa fede per sì maraviglioso modo illuminata la mente, che né per debolezza di giudizio nell’età puerile, né per l’acutezza d’ingegno nel calor della gioventù, gli cadde giammai nel pensiero dubitazion veruna intorno a’ misteri della nostra cristiana religione».[2] La fase “agiografica” non cambiò molto neppure coi successivi studi, ovvero con la biografia di Pier Antonio Serassi e gli studi di Cesare Guasti, curatore dell’imponente epistolario.[3] Con il De Sanctis si passa direttamente all’altro versante, ossia ritenere la religiosità tassiana solo come aspetto formale, un giudizio negativo che è persistito nel tempo: «che cos’è dunque la religione nella Gerusalemme? È una religione alla italiana, dommatica, storica e formale: ci è la lettera, non ci è lo spirito. I suoi cristiani credono, si confessano, pregano, fanno processioni; questa è la vernice; quale è il fondo? È un modello cavalleresco, fantastico, romanzesco e voluttuoso, che sente la messa e si fa la croce. La religione è l’accessorio di questa vita: non ne è lo spirito».[4] Per avere delle valutazioni più “scientifiche” bisognerà attendere Eugenio Donandoni, che elabora sicuramente il giudizio più severo intorno alla portata della sfera spirituale tassiana allorquando scrive che il poeta «anche negli anni più fecondi della poesia religiosa, […] non arrivò mai ad un senso profondo e vivo della religiosità», concludendo che “la sua volontà rimane attaccata alla terra sempre. […] Dio non gli parla nella solitudine: […] nella solitudine egli pensa al mondo, che è rimasto alle sue spalle. [..] La religiosità delle rime sacre è quella esteriore o pomposa» e conclude, in modo lapidario, che «adorò, ma non sentì Cristo».[5] Seguirono le analisi di Francesco Flora che definisce il Tasso «poeta religioso in un senso tutto umano», di Giovanni Getto secondo cui la religiosità del poeta è «una consapevolezza dolente, di natura etica più che propriamente religiosa, ripiegata sulle sue stanche inquietudini, sui suoi timori di peccato e di morte, sulle forme vane che passano e dileguano»[6] e infine di Bortolo Tommaso Sozzi che, partendo dalla Gerusalemme Liberata, individua un elemento religioso «in senso diverso da quello tradizionale; religioso cioè non entro l’àmbito del cattolicesimo (benché l’ispirazione cattolica occupi quantitativamente molta parte del poema), bensì in una dimensione più larga e indefinita, come sentimento tragico della forza ostile, oscura e fatale che governa la vita, la storia e le cose».[7] Si aprono, allora, due percorsi, ovvero se il poeta sorrentino sia stato un fervido e sincero credente oppure in lui, al contrario, abbia albergato una fede superficiale: entrambi chiaramente non sono percorribili perché fortemente condizionati da ideologie contrapposte. Ulteriormente non percorribile è un altro itinerario (in realtà ve ne sono anche altri), ovvero quello di uno scrittore che ha un suo sentimento religioso della vita che non coincide, però, con quello celebrato dal culto ufficiale.[8] Occorre, per tracciare delle direzioni da seguire e tentare una lettura dell’esperienza spirituale tassiana, affidarsi agli ultimi decenni di studi sull’argomento nonché analizzarne lo sviluppo – perché c’è stato – nello stesso autore partendo dal vastissimo corpus delle lettere. La lettera del 15 aprile 1579, lunghissima, è indirizzata a Scipione Gonzaga e ha la parte più interessante nel punto in cui si apre una digressione costituita da un’apostrofe a Dio: la struttura è quella di una vera e propria emendatio rispetto alla condotta morale giovanile e alle precedenti posizioni filosofiche, ma soprattutto è uno spartiacque nelle vita dell’autore, preoccupato di dimostrare la sua conversione alla fede cristiana. Dai dubbi e dalle incertezze, nati dall’esercizio dell’intelletto, e dall’aver assimilato Dio alle idee di Platone, agli atomi di Democrito, alla mente di Anassagora, all’amicizia di Empedocle e alla materia prima di Aristotele, tramite la teologia negativa (ricavata dallo Pseudo-Dionigi) e un ragionamento sillogizzante aristotelico ricompone il conflitto e concilia le asserzioni contrastanti («io ti conosceva solo come una certa cagione de l’universo […]. Ma dubitava poi oltra modo, se tu avessi creato il mondo»), come si può seguire nei due passi riportati della lettera:[9]
«Dunque non mi scuso io, Signore, ma mi accuso, che tutto dentro e di fuori lordo e infetto dei vizi de la carne e de la caligine del mondo, andava pensando di te non altramente di quel che solessi talvolta pensare a l’idee di Platone e a gli atomi di Democrito, a la mente di Anassagora, a la lite e a l’amicizia di Empedocle, a la materia prima d’Aristotele, a la forma de la corporalità o a l’unità de l’intelletto sognata da Averroe, o ad altre sì fatte cose de’ filosofi; le quali, il più de le volte, sono più tosto fattura de la loro imaginazione, che opera de le tue mani, o di quelle de la natura tua ministra. Non è maraviglia, dunque, s’io ti conosceva solo come una certa cagione de l’universo, la quale, amata e desiderata, tira a sé tutte le cose; e ti conosceva come un principio eterno e immobile di tutti i movimenti, e come signore che in universale provvede a la salute del mondo e di tutte le specie che da lui sono contenute. Ma dubitava poi oltra modo, se tu avessi creato il mondo, o se pur ab eterno egli da te dipendesse: dubitava, se tu avessi dotato l’uomo d’anima immortale, e se tu fossi disceso a vestirti d’umanità; e dubitava di molte cose che da questi fonti, quasi fiumi, derivano. Percioché come poteva io fermamente credere ne i sacramenti, o ne l’autorità del tuo pontefice, o ne l’inferno, o nel purgatorio, se de l’incarnazion del tuo Figliuolo e de la immortalità de l’anima era dubbio?
Divenuto io, dunque, omai giusto misuratore de le deboli forze del mio intelletto, così fra me stesso ragionava: Chi mi dimandasse, che fosse la materia prima; che altro saprei rispondere, se non ch’ella non è, né il che, né il quanto, né il quale, né altra cosa è, che si possa o co ‘l dito mostrare o con le parole diffinire? E se pur questa risposta non mi piacesse, ricorrerei forse a qualche somiglianza; e direi, che tale ella è in rispetto de le forme naturali, quale è l’oro e l’argento in rispetto de le artificiali: percioché sì come di questi metalli si posson fare e monile e medaglia e coppa da bere e vasi da oprar ne la tavola o da por ne la credenza per ornamento; così ella è atta a ricevere la forma de la vite, de la palma, del leone, del destriero e de l’uomo o di che altro si sia. Dunque, se de la materia prima, vilissima e ignobilissima cosa, io non ho altra cognizione, né posso darla altrui, se non quella che o negando o paragonando s’appresenta a l’intelletto; ardirò io d’aspirare a l’altissima cognizione d’Iddio nobilissimo e perfettissimo? o presumerò di significare altrui quello che io non intendo? o mi parrà strano o maraviglioso, se io non sono atto a conoscerlo o a parlarne in modo o con paragone, che a la sua maestà sia convenevole? perciochè la luce del sole è oscura, e la grandezza de l’oceano è una brevissima stilla d’acqua, s’a Dio s’assomiglia. Negherò dunque di sapere quel che sia Dio, ma non già di saper ch’egli sia.
E continua ancora: «Negherò dunque di sapere quel che sia Dio, ma non già di saper ch’egli sia; essendo questo sì chiaro, che può esser certissimo principio a provar l’altre cose de le quali si dubita». La presenza di Dio, infatti, è nella stessa armonia mundi. Così procedendo si arriva alla conclusione del dissidio (pur se l’utilizzo del futuro ha qualche venatura dubitativa):
Crederò dunque che sia Dio; e crederò di lui quel di più che per rivelazione se ne sa: ch’egli sia trino e uno; e che il suo Verbo nel ventre verginale di Maria si vestisse d’umanità; e che egli ascendesse in cielo, e che lasciasse Piero vicario in terra: e crederò che la vera e certa determinazione così di questi, come di tutti gli altri articoli de la fede, si debba prender da’ pontefici romani, che sono di Piero legittimi successori.
Queste pagine sono state lette da Claudio Gigante come «il pianto drammatico di chi teme di essere escluso dalla Grazia»,[10] ossia come documento del percorso di ricerca della fede che il poeta compie e dichiarerà successivamente di avere portato a compimento. Ne sono testimonianza altre due lettere: la prima del 1580 e la seconda del 1585. Quella indirizzata al marchese Giacomo Boncompagni è una sorta di confessione, con finalità autoapologetiche, sui dubbi di fede che il Tasso nutriva sia come “filosofo” (circa l’immortalità dell’anima, la creazione del mondo, l’autorità papale) che come cristiano:
Il disfavore […] ch’io aveva ricevuto da la Chiesa, la quale a me s’era môstra non madre ma madrigna […] era cagione non solo ch’io fondassi ogni buona speranza di favore ne la parte imperiale, ne la quale potea fondarlo senza separarmi da la Chiesa in quel c’a la fede appartiene».[11]
È una ricerca, quella tassiana, intesa a superare l’insoddisfazione, il tormento, le incertezze e non certo la rappresentazione di una persona scettica o aliena dalla fede cristiana. E nella lettera al Cataneo del 1585, quando la prigionia stava per concludersi, c’è l’ammissione di una condizione totalmente nuova:
Ma Iddio sa ch’io non fui né mago né luterano giammai; né lessi libri eretici o di negromanzia, né d’altra arte proibita […] né ebbi opinione contra la santa Chiesa cattolica; quantunque io non neghi d’aver alcuna volta prestata troppa credenza a la ragione de’ filosofi; ma in guisa ch’io non umiliassi l’intelletto sempre a’ teologi, e ch’io non fussi più vago d’imparare che di contradire. Ma ora che la mia infelicità ha stabilita la mia fede, e fra tante sciagure ho questa sola consolazione, ch’io non ho dubbio alcuno.[12]
Tasso si avvicinerà a Dio attraverso la sofferenza, le sventure e le vicissitudini; la fede è l’approdo di quello «sforzo teso a superare gli ostacoli che la ragione stessa gli poneva innanzi» e «va considerato come una mèta cercata e desiderata, non come un triste epilogo indotto da pressioni esterne o, peggio, da “follia”»[13]. La testimonianza di queste tre lettere, tutte del periodo di Sant’Anna, ci indicano chiaramente l’avvio di un percorso che il poeta sorrentino, negli anni successivi, perseguirà sempre più: sia le letture (San Tommaso e la patristica occidentale)[14] che le opere (le Rime sacre, Il Mondo creato e il rifacimento della Liberata) andranno ormai di pari passo alle questioni religiose.
[1] Il verso riportato nel titolo è tratto da Torquato Tasso, Rime, Roma, Salerno editrice, 2 tomi, 2, n. 1696 (A Dio), v. 6, p. 1949.
[2] Giovan Battista Manso, Vita di Torquato Tasso, a cura di Bruno Basile, Roma, Salerno editrice, 1995, p. 218. Nella stessa pagina aggiunge che il poeta fu continuamente riverente e devoto «a Santa Chiesa e a’ suoi ministri, che giammai ne favellò motteggiando, o scherzando, come alcuni fanno». Intorno alla religiosità tassiana si veda il fondamentale studio di Giuseppe Santarelli, Studi sulle rime sacre del Tasso, Bergamo, Centro di Studi tassiani, 1974 (soprattutto le pagine 11-49, La religiosità del Tasso).
[3] Nella Vita di Torquato Tasso scritta dall’abate Pierantonio Serassi, Bergamo, Locatelli, 17902, 2 tomi, 2, pp. 276-277, si legge: «Egli sin dalla prima fanciullezza fu molto divoto, ed osservantissimo della cattolica Religione; e sebbene nel bollore della giovanezza si fosse lasciato alquanto trasportare da’ piaceri amorosi; si ravvide tuttavia presto, e diedesi di nuovo ad una vita molto religiosa ed esemplare; il qual tenore osservò poi costantemente insino alla morte». Per ciò che scrive il Guasti si rimanda a Della vita intima di Torquato Tasso, in Torquato Tasso, Le Lettere, disposte per ordine di tempo ed illustrate da Cesare Guasti, Firenze, Le Monnier, 1852-1855, 5 voll., V, pp. XXI-XXII.
[4] Francesco De Sanctis, Storia della letteratura italiana, a cura di Benedetto Croce, Firenze, Sansoni, 1965, 2 voll., 2, p. 562.
[5] Eugenio Donadoni, Torquato Tasso. Saggio critico, Firenze, Luigi Battistelli, 1920, 2 voll., 2, pp. 203, 204, 205 e 209. Nel vol. 1, a proposito della Liberata, aveva scritto «Tutta forma è nel poema anche la religiosità» (p. 356).
[6] Per le citazioni cfr. Francesco Flora, Storia della letteratura italiana, Milano, Mondadori, 1941, vol. II, p. 548 e Giovanni Getto, Malinconia di Torquato Tasso, Napoli, Liguori, 19864, p. 303.
[7] Bortolo Tommaso Sozzi, Introduzione, in Opere di Torquato Tasso, Torino, Utet, vol. I, 1974, p. 20.
[8] Sulla spiritualità tassiana si vedano anche: Luigi Russo, La Gerusalemme liberata del Tasso, in «La Rassegna della Letteratura Italiana», 6, 1 (gennaio-marzo 1955), pp. 1-11; Antonio Corsaro, Percorsi dell’incredulità. Religione, amore, natura nel primo Tasso, Roma, Salerno editrice, 2003; Rosa Giulio, Tempo dell’inquisizione, tempo dell’ascesi. Spiritualità religiosa e forme letterarie dal Tasso al Settecento, Salerno, Edisud, 2004; Ottavio A. Ghidini, Poesia e liturgia nella Gerusalemme liberata, in «Studi Tassiani», 56-58 (2008-2010), pp. 153-180; Decio Pierantozzi, La Gerusalemme liberata come poema religioso, in «Studi Tassiani», 32 (1984), pp. 29-42; Angelo Alberto Piatti, “Su nel sereno de’ lucenti giri”. Le «Rime sacre» di Torquato Tasso, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2010; Marco Corradini, Ottavio A. Ghidini (a cura di), Senza te son nulla. Studi sulla poesia sacra di Torquato Tasso, Roma – Milano, Edizioni di Storia e Letteratura, 2016; Corrado Confalonieri, Provare per credere. Tasso, Dante e l’incarnazione nella Gerusalemme liberata, in «Lettere Italiane», vol. 70, n. 2 (2018), pp. 254-284.
[9] La lettera si legge in Torquato Tasso, Le Lettere, ed. cit., II, pp. 7-45, n. 123 e si cita rispettivamente dalle pagine 15 e 19-21.
[14] Nelle lettere (almeno dall’estate del 1586) si registrano richieste dei libri di San Tommaso e Gregorio Magno, di Gregorio di Nazianzo e Filone Ebreo, e soprattutto di un’edizione delle opere di Sant’Agostino (una stampa edita a Ginevra nel 1555). «In quest’ultimo periodo della vita umana e poetica di Tasso, il rapporto con il sacro, la dimensione religiosa acquistano un ruolo predominante, l’incubo dell’Inquisizione non tormenta più i sonni di Torquato, che ha ormai trovato un perfetto equilibrio con le gerarchie ecclesiastiche e con i canoni della poetica aristotelica. Non più una necessità di simulare, un artificioso compromesso con la fede, ma una sua scelta coerente, motivata dall’aspirazione al trascendente, dall’ascesi all’Assoluto, che il poeta esprime nelle forme liturgiche delle sue liriche spirituali, nelle angosciate preghiere delle rime sacre» (Rosa Giulio, Tempo dell’inquisizione, tempo dell’ascesi, cit., p. 88).
Questo testo viene pubblicato nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionato dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autore ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.
Questo testo viene pubblicato nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionato dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autrice ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.
Questo testo viene pubblicato nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionato dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autrice ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.
Prima che sia giorno devo finire una preghiera pesare le parole una per una e darle in mano a Dio come richiesta altissima
Devo finirla senza nessuna boria con tutta l’umiltà che posso offrire limandola in bellezza come un salmo perché sia già un ascolto
Forse devo includere il mio amore, chi è solo, i viaggi dei bambini chi ha steso i panni al buio e non potrà tornare presto a casa perché l’amore è un’arte che sa spartire il tempo curando in ogni cosa il suo valore
Difficile è comporla e farci entrare tutti senza trascurare chi ha bisogno difficile ignorare quel perdono per chi dopo la guerra ha colto un fiore pensando di curarlo anche domani difficile è dirla di nascosto
sapere che il silenzio è della croce
*
Questo testo viene pubblicato nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionato dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autore ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.
Questo testo viene pubblicato nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionato dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autore ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.
Questo testo viene pubblicato nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionato dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autore ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.
Questo testo viene pubblicato nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionato dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autrice ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.
Questo testo viene pubblicato nella sezione “Rivista Nuova Euterpe” del sito “Blog Letteratura e Cultura” perché selezionato dalla Redazione della Rivista “Nuova Euterpe”, n°02/2024. L’autrice ha autorizzato alla pubblicazione senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro.