“Grendel e il Poeta. Da Beowulf a Shakespeare” di Daniela Quieti sab. 4 marzo alle Giubbe Rosse (Firenze)

Sabato 4 marzo alle ore 17:30 presso il Caffé Letterario “Le Giubbe Rosse” di Firenze (Piazza della Repubblica 13) verrà presentato al pubblico il saggio Grendel e il Poeta. Da Beowulf a Shakespeare della scrittrice, poetessa e critico letterario Daniela Quieti. L’evento si inserisce all’interno degli appuntamenti “Artisti & Autori alle Giubbe rosse” curati da Jacopo Chiostri e Anita Tosi. Interverranno Jacopo Chiostri (giornalista), Roberta Degl’Innocenti (poetessa) e Alessandra Ulivieri (Editrice). L’evento sarà ripreso dalle telecamente di Toscana TV per mezzo dell’inviato Fabrizio Borghini.A conclusione sarà oggerto breve drink/buffet agli intervenuti.

L’autrice

Daniela Quieti, scrittrice e giornalista, vive a Pescara. Iscritta all’Albo dell’Ordine dei giornalisti pubblicisti, è Direttore Responsabile del Periodico Logos Cultura e Presidente dell’omonima Associazione.. Dirige la collana editoriale di narrativa Emotion per la Pegasus Edition ed è nella redazione del quadrimestrale di poesia e letteratura italiana e straniera “I fiori del male”. Ha pubblicato i libri: I colori del parco (2007, poesia); Cerco un pensiero (2008, poesia); Altri Tempi (2009, narrativa); Echi di riti e miti (2010, narrativa); Uno squarcio di sogno (2010, poesia); L’ultima fuga (2011, poesia); Francis Bacon La visione del futuro (2012, saggistica); Quel che resta del tempo(2013, narrativa); Atmosfere (2014, narrativa); La Travolgente domanda – Cent’anni di Prufrock (2015, saggistica); Grendel e il Poeta Da Beowulf a Shakespeare (2016, saggistica). Numerosi i suoi contributi critici in antologie, curatele e volumi collettivi. È storicizzata in testi di letteratura fra cui Letteratura Italiana-Dizionario biobliografico dei poeti e dei narratori italiani dal secondo novecento ad oggi (2010) ed Evoluzione delle forme poetiche (2013).

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VI Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”: il bando di partecipazione

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VI Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”

L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, con il Patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Ancona e del Comune di Jesi, con la gradita collaborazione della Associazione Culturale Le Ragunanze di Roma, della Associazione Verbumlandi-Art di Galatone (LE) e della Associazione CentroInsieme Onlus di Napoli, bandisce la VI edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” regolamentata dal presente bando.

Art. 1 – SEZIONI

Sez. A – poesia in lingua italiana

Sez. B – poesia in dialetto (accompagnata da traduzione in italiano)

Sez. C – haiku

Sez. D – critica poetica

Art. 2 – ESCLUSIVITÀ

Le opere presentate a concorso dovranno essere INEDITE pena l’esclusione.

Per inedito si intende che il testo non è mai apparso in precedenza in un libro stampato in cartaceo o in digitale dotato di codice identificativo ISBN e parimenti in nessuna rivista cartacea o digitale dotata di codice ISSN. Poesie pubblicate ed apparse su siti personali, blog, pagine di Social e Facebook sono da intendersi inedite.

Le opere presentate non dovranno aver ottenuto un 1°, 2° o 3° premio in un precedente concorso, pena l’esclusione.

È fatto divieto ai soci fondatori ed onorari della Associazione Culturale Euterpe di prendere parte al concorso, pena l’esclusione.

Art. 3 – MINORI

I minorenni possono partecipare al premio ma è necessario che la scheda dati venga firmata in calce da un genitore o da un adulto che ne ha la potestà indicando tra parentesi, in maiuscoletto, il grado di parentela o il legame al minore.

Art. 4 – STRANIERI

Gli stranieri che vivono all’estero partecipano gratuitamente al premio.

Art. 5 – REQUISITI

È possibile partecipare a una o più sezioni.

Alla sezione A si partecipa con un massimo di 3 poesie in lingua italiana a tema libero che non dovranno superare il limite di 30 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale dedica né gli spazi bianchi).

Alla sezione B si partecipa con un massimo di 3 poesie in dialetto a tema libero comprensive di traduzione in italiano che non dovranno superare il limite di 30 versi ciascuna (senza conteggiare il titolo, l’eventuale dedica né gli spazi bianchi).

Alla sezione C si partecipa con un massimo di 3 haiku (5-7-5 sillabe) in lingua italiana.

Alla sezione D si partecipa con un testo critico su un’opera poetica, una silloge, un libro o una poesia singola nella forma di critica letteraria, recensione, analisti testuale o studio di approfondimento. Tale testo non dovrà superare 4 cartelle editoriali pari a 7.200 battute spazi compresi (senza conteggiare il titolo, l’eventuale dedica, né la bibliografia).

Art. 6 – CONTRIBUTO

Per prendere parte al Premio è richiesto il contributo di € 10,00 a sezione a copertura delle spese organizzative. È possibile partecipare a più sezioni corrispondendo il relativo contributo indicato.

Bollettino postale: CC n° 1032645697

Intestato ad Associazione Culturale Euterpe    –    Causale: VI Premio “L’arte in versi”

Bonifico: IBAN:   IT31H0760102600001032645697

Intestato ad Associazione Culturale Euterpe    –    Causale: VI Premio “L’arte in versi”.

Contanti: Nel caso si invii il materiale per posta tradizionale, la quota di partecipazione potrà essere inserita in contanti all’interno del plico di invio.

Gli associati della Associazione Culturale Euterpe regolarmente iscritti all’anno di riferimento (2017) hanno diritto ad uno sconto del contributo pari al 50% per sezione.

Per i partecipanti che vivono all’estero la partecipazione è gratuita.

Art. 7 – SCADENZA E MODALITÀ DI INVIO

Il partecipante deve inviare entro e non oltre il 15 maggio 2017 alla mail arteinversi@gmail.com il seguente materiale:

  • Le poesie/la critica poetica anonima in formato Word (.doc o .docx), ciascuno su un file distinto
  • La scheda di partecipazione appositamente compilata in ogni sua parte
  • La ricevuta del versamento

In alternativa, l’invio di detto materiale potrà essere effettuato in cartaceo (per la scadenza fa fede il timbro postale di invio), e dovrà essere inviato a:

VI Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”

Associazione Culturale Euterpe

c/o Dott. Lorenzo Spurio

Via Toscana 3

60035 – Jesi (AN)

La segreteria del Premio notificherà a mezzo mail la ricezione dei materiali e la corretta iscrizione al concorso.

Art. 8 – ESCLUSIONE

  1. Saranno esclusi dalla Segreteria tutti quei testi che non siano conformi alle indicazioni contenute nel presente bando e in maniera particolare i testi che riportino il nome, il cognome, il soprannome dell’autore o altri segni di riconoscimento e di possibile attribuzione dell’opera.
  2. Saranno esclusi tutti quei testi che non rispettino i limiti di lunghezza indicati.
  3. Non verranno accettate opere che presentino elementi razzisti, xenofobi, denigratori, pornografici, blasfemi, di offesa alla morale e al senso civico, d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo o che fungano da proclami partitici e politici.

Art. 9 – COMMISSIONE DI GIURIA

La Giuria è composta da varie commissioni designate dal Presidente del Premio a rappresentare le varie sezioni a concorso di cui verrà data conto della composizione in sede di premiazione.

Art. 10 – PREMI

Verranno premiati i primi tre vincitori per ciascuna sezione. I premi consisteranno in:

Primo premio: targa, diploma con motivazione, tessera socio Ass. Euterpe anno 2018 e 150€

Secondo premio: targa, diploma con motivazione e 100€

Terzo premio: targa  e diploma con motivazione.

La Giuria procederà a individuare per opere particolarmente meritorie non entrate nel podio ulteriori premi che saranno indicati quali “Menzione d’Onore” e “Segnalati dalla Giuria” e attribuirà altresì il Premio Speciale del Presidente di Giuria, il Trofeo “Euterpe”, il Premio alla Carriera Poetica, il Premio alla Memoria e i premi gentilmente offerti da associazioni amiche che appoggiano il Premio: Premio Speciale “Le Ragunanze” offerto dall’Associazione di Promozione Sociale Le Ragunanze di Roma presieduta da Michela Zanarella, il Premio Speciale “Verbumlandi-Art” offerto dalla Associazione Verbumlandi-Art di Galatone (LE) presieduta da Regina Resta e il Premio Speciale “Centro Insieme” offerto dall’Associazione CentroInsieme Onlus di Scampia (NA) presieduta da Vincenzo Monfregola.

Nel caso in cui non sarà pervenuta una quantità di testi congrua o significativa per una sezione o all’interno dello stesso materiale la Giuria non abbia espresso notazioni di merito, l’Associazione Culturale Euterpe si riserva di non attribuire determinati premi.

Tutti i testi risultati vincitori verranno pubblicati nella antologia del Premio.

Art. 11  – PREMIAZIONE

La cerimonia di premiazione si terrà a Jesi (AN) in un fine settimana di novembre 2017. A tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso le indicazioni circa la data e il luogo della premiazione.

I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio o per mezzo di un delegato. In caso di delega questa va annunciata a mezzo mail almeno una settimana prima della cerimonia all’attenzione del Presidente del Premio.

Il delegato avrà diritto a ricevere il premio, ma non il premio in denaro che verrà consegnato solamente al legittimo vincitore.

I premi non ritirati non verranno spediti a domicilio e rimarranno all’Associazione che li impiegherà in successive edizioni.

Si ribadisce che nessun premio in denaro verrà consegnato a persone diverse dal legittimo vincitore.

Art. 12 – PRIVACY E ULTIME

Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi.

Il presente bando di partecipazione consta di dodici articoli, compreso il presente. La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutti gli articoli che compongono il bando.

Lorenzo Spurio – Presidente del Premio / Presidente Ass. Euterpe

Susanna Polimanti – Presidente di Giuria

Elvio Angeletti – Segretario

 

Info:

Associazione Culturale Euterpe – www.associazioneeuterpe.com –  ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327-5814963 –  Pagina FB: http://tinyurl.com/jkxk2gu

Segreteria Premio “L’arte in versi” – www.arteinversi.blogspot.itarteinversi@gmail.com  – Pagina FB

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

Nome/Cognome ____________________________________________________________________

Residente in via ____________________________________________________________________

Città _____________________________ Cap ___________________Provincia__________________

Tel. _____________________________________ E-mail ___________________________________

Partecipo alla sezione:

□ A –Poesia in lingua italiana                           

con il/i testo/i dal titolo/i_____________________________________________________________________________

_________________________________________________________________________________

□ B – Poesia in dialetto   (specificare dialetto: _______________________________)      

            

con il/i testo/i dal titolo/i________________________________________________________________

__________________________________________________________________________________

□ C – Haiku

□ D – Critica poetica

con il testo dal titolo  

__________________________________________________________________________________

L’autore è iscritto e tutelato dalla SIAE?         □  SI               □  NO

I testi presentati al concorso sono depositati alla SIAE?        □  SI               □  NO

Se SI indicare quali testi ______________________________________________________________

__________________________________________________________________________________

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono inediti, in linea con quanto richiesto dal bando all’art. 2.

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.

□ Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe a pubblicare il/i mio/miei testo/i all’interno dell’opera antologica del Premio senza nulla avere a pretendere né ora né in futuro.

□ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy ( L. n. 675/1996; D.Lgs n. 196/2003) allo scopo del concorso in oggetto e per le iniziativa organizzate dalla Associazione Culturale Euterpe.

□ Sono a piena conoscenza della responsabilità penale prevista per le dichiarazioni false dall’art. 76 del D.P.R. 445/2000.

Data_____________________________________ Firma ___________________________________

Aldo Palazzeschi (ri)letto ed approfondito

Il secondo volume della iniziativa della rivista di letteratura “Euterpe”

1599_10208217645622215_3109353557930082694_nAll’insegna della riscoperta dei geni della letteratura italiana, quegli esponenti che spesso vengono studiati in maniera semplicistica alla scuola dell’obbligo riducendone la reale cifra letteraria, la rivista di letteratura “Euterpe” ha organizzato il secondo volume della iniziativa letteraria “Stile Euterpe”  dedicato quest’anno alla riscoperta e allo studio attento del poliedrico Aldo Palazzeschi. Il volume, dal titolo di Aldo Palazzeschi: il crepuscolare, l’avanguardista e l’ironico, è curato da Lorenzo Spurio, Martino Ciano e Luigi Pio Carmina e pubblicato dalla casa editrice fiorentina PoetiKanten Edizioni (pagg. 228, Costo: 10 €, ISBN: 9788899325275).

Dopo la nota critica introduttiva scritta da uno dei curatori, il siciliano Luigi Pio Carmina, si susseguono testi poetici ispirati all’impetuosità lirica del Palazzeschi poeta-funambolo o a lui dedicati. Tra di essi figurano opere di Lucia Bonanni (San Piero a Sieve/Scarperia – FI), Corrado Calabrò (Roma), Luigi Pio Carmina (Palermo), Maria Salvatrice Chiarello (Palermo), Osvaldo Crotti (Almenno S. Bartolomeo – BG), Rosanna Di Iorio (Cepagatti – PE), Valentina Giua (S. Pietro Clarenza – CT), Emanuele Marcuccio (Palermo), Francesco Mazzitelli (Policoro – MT), Patrizia Pierandrei (Jesi – AN), Margherita Pizzeghello (Rosolina – RO), Sebastiano Plutino (Messina), Enrica Santoni (Schorndorf – Germania), Francesca Santucci (Dalmine – BG), Antonio Spagnuolo (Napoli), Teresa Spera (Ruvo del Monte – PZ), Rodolfo Vettorello (Milano), Michela Zanarella (Roma), Marta Zirulia (Quartu Sant’Elena –CA).

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Aldo Palazzeschi

Per la sezione narrativa breve l’antologia contiene i racconti di Luisa Bolleri (Empoli – FI), Francesco Paolo Catanzaro (Palermo), Cristina Giuntini (Prato), Gianluca Guillaume (Moncalieri – TO), Samuele Mazzotti (Cesena) ed Antonio Merola (Roma).

Un’ultima, importante, sezione del volume è costituita dalla saggistica e contiene articoli, saggi e critiche letterarie che numerosi studiosi, critici ed amanti della letteratura hanno voluto dedicare ad Aldo Palazzeschi. In questa sezione sono presenti i saggi “Palazzeschi: Vita Vs Letteratura” di Angelo Ariemma (Roma), “Palazzeschi, incendiario assennato” di Marco Ausili (Ancona), “Prospettive storiche per un umorismo… mancato” di Raffaele Guadagnin (Feltre –BL), “Palazzeschi il sovversivo: il corpo come rivoluzione e rimozione del “ di Iuri Lombardi (Firenze), “Palazzeschi: Chi sono?” di Francesco Martillotto (Lago – CS), “Luce alla lanterna” di Antonio Melillo (Almese – TO),  “Stasi e dinamismo ne ‘I cavalli bianchi’ di Aldo Palazzeschi” di Valentina Panarella (Aversa – CE), “Il ‘buffo’ e l’umorismo: l’indagine sulla vita di Aldo Palazzeschi” di Luca Rachetta (Senigallia – AN), “Il tiepido grigiore e il fuoco incandescente: Aldo Palazzeschi” di Lorenzo Spurio (Jesi – AN).

A chiudere il volume sono uno scritto del professore e critico d’arte Armando Ginesi (San Marcello – AN) dal titolo “Internazionalità del futurismo delle arti visive” che dedica particolare attenzione all’avanguardia futurista letta all’interno delle arti figurative e la nota di postfazione firmata dal poeta e critico Antonio Spagnuolo.

(*) Il primo volume di Stile Euterpe era dedicato, invece, a Leonardo Sciascia e il suo titolo è Leonardo Sciascia: cronista di scomode realtà. 

Il volume è disponibile alla vendita sul portale IBS e le altre librerie online. Può essere richiesto anche alla Casa editrice scrivendo a poetikantenedizioni@gmail.com

“Non chiederci la parola” Atti del convegno su Sbarbaro, Montale e Gozzano

In eBook “Non chiederci la parola… Gozzano, Sbarbaro, Montale”

Esce con Matisklo la raccolta di saggi sulla triade poetica

nonchiedercilaparola“Non chiederci la parola… Gozzano, Sbarbaro, Montale” è l’eBook, disponibile da oggi in tutte le librerie on-line, che raccoglie gli atti dell’omonimo convegno tenutosi a Cengio (SV) nel maggio 2015.

Dedicato alla maggior triade poetica ligure-piemontese del ‘900, l’opera fa da complemento alla precedente “Pavese, Fenoglio, Calvino. Il mestiere di vivere, il mestiere di scrivere” pubblicata nel 2014 e dedicata invece alla maggior triade narrativa.

Curato da Giannino Balbis, il libro raccoglie saggi e interventi di Arnaldo Di Benedetto (Università di Torino), Mariarosa Masoero (Università di Torino), Fabio Barricalla (Università di Genova), Marino Boaglio (Liceo “G.F. Porporato”, Pinerolo), Valter Boggione (Università di Torino), Giangiacomo Amoretti (Università di Genova) e Stefano Casarino (Liceo “G.B. Beccaria” di Mondovì).

Per approfondire: www.matiskloedizioni.com/nonchiedercilaparola

1° Premio Letterario PoetiKanten per opere narrative e saggistiche

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  1. Sezioni di partecipazione

Sezione A – NARRATIVA * Racconto breve a tema libero

Sezione B – SAGGISTICA * Saggio di argomento umanistico, articolo divulgativo o critica letteraria, recensione, dissertazione

 

  1. Caratteristica dei testi

I testi possono essere, indifferentemente, editi od inediti. L’importante è che non abbiano ottenuto un premio da podio (1°, 2° o 3°) in un precedente concorso letterario.

È possibile partecipare con testi scritti a quattro mani.

 

  1. Norme aggiuntive sui testi

I concorrenti si assumono automaticamente la responsabilità della paternità dei testi: l’Associazione PoetiKanten non risponde di eventuali plagi, come di partecipazioni effettuate contro la volontà degli autori e di tutto quanto non rientra nelle proprie competenze qui specificate.

I testi non devono presentare elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo.

 

  1. Lunghezza dei testi

Per entrambe le sezioni si chiede di inviare testi in formato word muniti di titolo che non superino le 4 cartelle editoriali.

Nel caso della sezione B eventuali note e bibliografia non dovranno essere conteggiate nel quantitativo delle cartelle richieste.

 

  1. Testi di partecipazione

È possibile partecipare a ciascuna sezione inviando da 1 a 3 testi.

È possibile partecipare ad entrambe le sezioni del premio corrispondendo le relative quote di partecipazione secondo il punto nr. 4.

 

  1. Tassa di lettura

Per la partecipazione al concorso è richiesto il pagamento di una quota di partecipazione pari a 10 € per ciascun testo presentato. Nel caso si presentino più testi nella stessa sezione o si partecipi ad entrambe le sezioni è richiesto di corrispondere quale quota il totale derivante da 10€ per ciascun testo presentato.

Le modalità di pagamento previsto sono indicate a continuazione.

È richiesto al partecipante di inviare assieme ai suoi materiali copia della ricevuta del pagamento effettuato o trascrizione del CRO del bonifico o dei dati di timbratura dell’Ufficio Postale.

Bonifico

IBAN:   IT19N0760102800001029344650

Intestazione: Associazione PoetiKanten

Causale: Concorso Letterario PoetiKanten

Bollettino postale

CC: 001029344650

Intestazione: Associazione PoetiKanten

Causale: Concorso Letterario PoetiKanten

 

  1. Modalità di invio dei materiali

I materiali (consistenti in testi di partecipazione rigorosamente anonimi, scheda di partecipazione e ricevuta del pagamento effettuato) dovranno pervenire a solo mezzo mail all’indirizzo poetikantenedizioni@gmail.com indicando nell’oggetto “Concorso PoetiKanten”.

La segreteria del Premio provvederà ad inviare mail di conferma ad ogni partecipante che avrà regolarmente inviato la documentazione secondo quanto specificato dal presente bando.

 

  1. Scadenza di invio

La documentazione completa per partecipare al concorso deve pervenire entro e non oltre la data del 15 Aprile 2016 secondo le indicazioni riportate all’articolo 7.

 

  1. La Commissione di Giuria

La Commissione di Giuria è composta da esponenti del panorama culturale e letterario: Iuri Lombardi (Presidente di PoetiKanten Edizioni – Presidente del Premio), Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria), Alessio De Luca, Rita Barbieri, Grazia Finocchiaro,  Massimo Rosati, Raffaele Urraro, Amedeo Di Sora.

 

  1. Consistenza dei Premi

La Giuria provvederà a indicare i primi tre premiati e una rosa ristretta di Menzioni d’Onore per entrambe le sezioni del Premio. Essi consisteranno in:

1° Premio = Pubblicazione di un libro in cartaceo con PoetiKanten Edizioni nella quantità di copie 50, targa e diploma con motivazione della Giuria

2° Premio = Targa, 100 € e diploma con motivazione della Giuria

3° Premio = Targa e diploma con la motivazione della Giuria

Menzioni d’Onore = Coppa e diploma

A discrezione della Giuria, laddove ulteriori testi risultino meritori di riconoscimento, si procederà con l’attribuzione di eventuali Premi Speciali o Diplomi.

Nel caso in cui non saranno pervenuti una quantità di testi congrua per una sezione o all’interno dello stesso materiale la Giuria non abbia espresso notazioni di merito per particolari opere, l’organizzazione si riserva di non attribuire determinati premi.

 

  1. Cerimonia di premiazione

La cerimonia di premiazione si terrà in un fine settimana di Ottobre 2016 a Firenze. Informazioni in merito alla data precisa e alla location verranno fornite a tutti i partecipanti con debito preavviso.

Tutti i premiati a vario titolo sono invitati a prendere parte alla cerimonia. I premi in denaro e il premio consistente nella pubblicazione dei libri (1° premio) dovranno necessariamente essere ritirati personalmente o da un delegato. Tutti gli altri premi (targhe, coppe e diplomi) potranno essere inviati per posta dietro pagamento delle relative spese postali.

 

  1. Disposizioni finali

Prendendo parte al concorso in oggetto si accetta implicitamente ogni articolo di cui si compone il presente bando di partecipazione.

 

 Info: poetikantenedizioni@gmail.com

 

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

Nome/Cognome _____________________________________________________

Residente a ___________________________ prov ______________

in via __________________________n°_______ cap __________

Tel. _______________________ Mail _______________________

Partecipa alla/e sezione/i  [    ]  A- RACCONTO       [     ] B- SAGGIO

dal titolo/i _______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Presa visione del regolamento, ne accetto tutte le condizioni riportate e chiedo di partecipare alla 1° edizione del Concorso Letterario PoetiKanten

 

Luogo, data                                                                         Firma

____________________                               _____________________

 

DICHIARAZIONE

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.

 □ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e all’uso degli stessi per la diffusione di attività inerenti a PoetiKanten Edizioni.

Luogo, data                                                                         Firma

___________________                               ______________________

Info: poetikantenedizioni@gmail.com

Lorenzo Spurio intervista il poeta campano Ugo Piscopo

LS: La critica ha analizzato la sua ampia produzione poetica come un colloquio tra classicità e modernità e come una curiosa altalena tra continuità ermetica e affiliazione allo spirito “elettrico” delle avanguardie. Per la componente della poetica classica sono stati sottolineati nelle sue liriche sabismi e montalismi in linea con una poetica di tipo elegiaca e dal tono sofferente ripiegato sull’animo dolente dell’uomo. Si ravvisa, però, anche una sua vicinanza ai nuovi fermenti letterari delle cosiddette neo-avanguardie e un’assonanza con lo spirito del gruppo’63 e la categoria dei poeti ricordati come i “nuovissimi”. Può parlarci di questa fase letteraria italiana e dirci quanto è stata importante per la sua formazione di poeta nel corso degli anni?

UP: Preciso subito i miei rapporti col lessico: sia “classicismo” sia “modernismo”, li tengo in sospensione. Non è perché mi facciano venire le allergie, ma ne faccio uso con estrema cautela. Ben altro è il rapporto con “classicità” e “modernità”, che sono referenti valoriali in cui credo. E credo soprattutto nella forza dei loro scambi sinergici, come ci hanno creduto nel Novecento Quasimodo e Sanguineti, Yeats, Eliot e Rilke, Savinio e Bontempelli, e prima ancora (andando à rebours) Baudelaire, Shelley, Keats e Byron, Goethe e Novalis e tanti altri. Con la neoavanguardia e con i movimenti sperimentali del secondo Novecento, sono stato compagno di strada, ma in totale autonomia. Avrei dovuto essere a Palermo per la costituzione del Gruppo 63 e conservo ancora una cartolina di invito di Luciano Anceschi. Con Edoardo Sanguineti, c’è stata amicizia. Ha recensito dei miei libri, una volta per dodici settimana di seguito mi ha mandato una cartolina illustrata, ha scritto per una collana da me diretta un volume[1], e, quando è scomparso, stava scrivendo un  volume dedicato a Salerno sempre per la stessa collana.

  

LS: Anche la sua attività di acuto saggista è stata rivolta a testi/autori appartenenti a generazioni innovative catalogabili all’interno delle cosiddette “avanguardie storiche” quali il futurismo e il surrealismo. Si è dedicato, ad esempio, a studiare Alberto Savinio[2] che fu, assieme a Tommaso Landolfi, l’esponente di spicco del surrealismo italiano votato all’indagine dei recessi dell’io tra il fantastico, il misterioso e il perturbante. Tra gli altri studi che ha condotto va ricordato anche un saggio su Massimo Bontempelli[3], padre del cosiddetto “realismo magico”. Può parlarci della sua fascinazione nei confronti delle avanguardie e del suo rapporto con poeti e scrittori che appartennero a questo filone?

UP: Nella mia produzione saggistica, futurismo e surrealismo occupano uno spazio notevole. Oltre a quanto pubblicato, ho un articolato e polposo volume (che resterà inedito) concernente il profilo del surrealismo in Italia. Ho anche un contratto, che finora non ho onorato, con la Casa editrice Guida di Napoli per una rivisitazione del surrealismo alla luce della sensibilità e delle mitologie del mondo contemporaneo. Ma, oltre all’avanguardia storica, ho studiato anche movimenti, situazioni e autori di indirizzo sperimentale del secondo Novecento. Per tale aspetto, rinvio alla mia produzione critica riguardo al settore delle arti figurative: ho scritto volumi, curato cataloghi e mostre concernenti l’informale, l’astratto geometrico, il postmoderno, sono stato responsabile per la critica d’arte di “Paese Sera”, redazione di Napoli. In questi giorni, è comparsa in vetrina una mia robusta monografia[4], dove si analizza lo svolgimento di un significativo artista sperimentale attraverso la specola delle interrelazioni fra individuo e ambiente e fra Napoli e il mondo contemporaneo nella seconda metà del secolo scorso e nei primi anni del nuovo secolo.

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LS: William Butler Yeats (1865-1939), poeta irlandese, vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1933. E’ considerato, assieme a Virginia Woolf e James Joyce, uno dei padri del modernismo inglese, quella fase poetica anglosassone più aderente alle problematiche ed esigenze dell’uomo, che sviscerò il disagio psichico e per la prima volta smitizzò la coscienza dell’artista per renderla, invece, materia dalla quale partire per fare letteratura. Le propongo qui una sua poesia intitolata “I vecchi che si ammirano nell’acqua”[5] per chiederle una sua interpretazione personale:

 Ho udito i vecchi, i vecchissimi, dire:
«Tutto muta,
E a uno a uno noi scompariamo»,
Avevano mani simili ad artigli, e le ginocchia
Contorte come i pruni antichi
Presso le acque.
Ho udito i vecchi, i vecchissimi, dire:
«Tutto ciò che è bello trascorre via
Come le acque».

 

UP: All’irlandese Yeats dedicai trentenne (1964) una conferenza presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tripoli, nella città dove mi trovavo per conto del Ministero degli Esteri, Relazioni culturali con l’estero. A lui e all’Irlanda del primo Novecento (in particolare, a Joyce) mi piace pensare di frequente. La composizione qui proposta è deliziosa, avvolgente e comunicativa e appartiene meno al filone yeatsiano sperimentale che a quello simbolista-visionario, che si costituisce su una cifra ermeneutica tutta personale di interrogazione degli aspetti primari dell’esistenza, per ricavarne spunti di riflessione sulla storia e sul destino dell’uomo. Il quale, come soggetto attivo delle contraddizioni e degli intrecci di tensioni vitali, diventa icona di una condizione patica di verifica dell’esser-ci. In questi versi, estremamente trasparenti ed essenziali, il dramma esistenziale si cala in toccate e fughe lievi e allusive sulla liquida mobilità del vivere, sottolineata da “presso le acque” e “come le acque”. Sul bordo delle acque sono collocate statuariamente delle sculture umane di figure lavorate dal tempo con «mani simili ad artigli» e «ginocchia contorte come pruni antichi». Intanto, nell’atmosfera attorno fluiscono parole, narrazioni brevi sul senso del tutto: «tutto muta», «tutto ciò che è bello trascorre via».  

  

LS: L’idea di questa intervista è quella di poter diffondere le varie interpretazioni sulla Poesia e in questo percorso ho ritenuto interessante proporre a ciascun poeta il commento di due liriche di cui la prima è di un poeta contemporaneo vivente e ampiamente riconosciuto dalla comunità letteraria e un’altra di un poeta contemporaneo, esordiente o con vari lavori già pubblicati, per consentire l’articolazione anche di una sorta di dibattito tra poeti diversi, per esperienza, età, provenienza geografica, etc e di creare una polifonia di voci e di interpretazioni su alcune poesie appositamente scelte. La prima che Le propongo per un’analisi è “Fior di cactus” tratta dalla silloge La grazia di casa mia[6] del poeta di origini brasiliane Julio Monteiro Martins[7]:

Cambiali e minotauri,
saturnali e minestroni,
angurie e folgorazioni.
 
Soldi e versi.
 
Tristi accoppiamenti.
 
E intanto
arrivano bollette
e il poeta soffre.
 
La vita intera
sull’orlo dello sfratto.
 
Gli spazi chiusi
sempre instabili,
Le pareti costano.
 
Al poeta povero,
sgradito ai proprietari,
respinto dalle mura,
resta l’aperto.
L’addiaccio.
 
 
Sulla mia vita
all’aperto
ve ne racconto una,
gratis come sempre.
 
Esiste un luogo
dove non c’è televisione
e non arrivano giornali.
È una sorta di deserto.
È bello visitarlo all’alba
quando fioriscono i cactus.
 
Lì ho conosciuto
l’ironia vegetale.
Il cactus più brutto
è quello dal fiore più bello:
un gigantesco giglio,
profumato,
variopinto,
che si apre solo all’alba.
Si capisce.
Da quelle parti
il sole è così ardente
che il fiore
non ha scelta
e deve rimanere chiuso
per tutta la giornata.
 
Ma state tranquilli.
Trattenete pure
le interpretazioni.
Questa storiella
non è una metafora
della miseria del poeta.
 
È soltanto un ricordo.
Un richiamo forse.
Una fitta.
Una piccola cosa,
mentale
e inestimabile.

 

UP: Non conosco l’autore di questa poesia. E’ la prima volta che leggo dei suoi versi. Intanto, questa composizione non mi lascia indifferente con la sua immediatezza comunicativa, con le sue movenze rapide, pressoché sussultorie, con gli umori sarcastici e lievemente dissacratori tenuti sotto controllo, ma garbatamente, giocosamente lasciati trasparire in superficie. L’autore non si pone frontalmente nei confronti di chi legge o ascolta, anzi si colloca da quest’altra parte della scena, come uno del pubblico, col quale ha il piacere di colloquiare provocatoriamente con allegra tristezza di dietro o lateralmente. Entro questo scenario, si viene progressivamente formando un’atmosfera di perplessità e di attesa su stigmi di una modernità tutta cose e contraddizioni, che non concedono spazi all’evasione, alle regressioni, alle confortanti rassicurazioni. Il linguaggio fatto di concretezza e di oralità, tuttavia, non si nega al momento magico dello stupore, quando al centro di una condizione di rudezze esperienziali si apre improvvisamente un varco all’apparizione dell’inatteso, del diverso, quel fiore di cactus, che è una delizia, proveniente dalla pianta più ostica e retrattile, che è il cactus.

 

 LS: Di seguito, invece, Le propongo la poesia “Il drago infuocato”[8] della poetessa Anna Maria Folchini Stabile[9]:

 

Un fiume di parole si inseguono
nell’aria ferma
che si fa di ghiaccio.
Pensieri e visioni di passato rotolano sul presente,
eruttati dall’urna di cristallo.
 
Il vuoto,
il rammarico
riempiono, poi, il cuore
di infinita e sconsolata
 
Meglio sarebbe stato inghiottire il drago adirato
con tutto il suo pennacchio di fumo…

 

UP: Egualmente, come già per Julio Monteiro Martins, devo segnalare che adesso per la prima volta sto prendendo contatto con la scrittura di Anna Maria Folchini Stabile. Trovo anche questa composizione significativa. Essa mi mette a contatto con una voce che, in una stanza illuminata dalle pareti lisce e rigorosamente prive di ornamentazioni e altre aggiunzioni, sul filo di una disciplinata pazienza, evoca situazioni in cui il complessivo e la complessità stessa si assoggettano a processi e a linee di essenzializzazione. Lo stile è del suggerimento e della confidenzialità estremamente sobri, se non cauti. Poi, improvvisamente avviene uno scarto, un’impennata. Mentre, il discorso stava avvolgendosi tutto all’interno di una stanza di castigata meditazione, il cavallo dell’immaginazione balza oltre l’ostacolo. Un guizzo, un salto e via… Non a caso anche la poetessa adopera i puntini sospensivi, per suggerire a chi legge che di là in poi deve correre (collaborativamente) con la sua fantasia e immaginare quello che oggi potremmo chiamare il sequel, che sta diventando sempre più tema ricorrente nei dibattiti e sui media.

  

LS: La sua prima silloge, Catalepta, appare al lettore come una prima summa di esperienze con il mondo viste con uno sguardo mesto e leggermente sofferente; va rintracciando, infatti, quelle che sono le amarezze, le “fragili speranze”, la debolezza (intendiamo fisica, ma anche morale) degli uomini, i dolori della guerra e della dittatura («ci sono ancora le camice nere»[10]) e ne fuoriesce a tratti un’indagine di carattere crepuscolare che, però, rifugge ciascuna forma di vittimismo dopo aver preso coscienza che la vita, pur gravata da dolore, è importante e va rispettata e considerata il dono più grande in nostro possesso. Nella penultima lirica della raccolta, intitolata “Vita”[11], scrive appunto:

 

Guazzando in una pozza
di luce
affondo le mani
Son vivo.
Riconosco la  vita
in quel poco di carne
che noi soffriamo
caldi d’un soffio oltramondano.

 

Può dirci come è nata questa poesia e quanto secondo Lei è importante il dolore, la sua percezione e contestualizzazione, come elemento esperienziale nel percorso dell’uomo?

 

UP: Prima qualche precisazione su questa poesia: la scrissi negli anni universitari, quando ero molto suggestionato dai classici antichi e moderni, a cominciare dagli autori greci (soprattutto, i lirici e i tragici). Tra i moderni, incalzavano particolarmente Leopardi, Baudelaire e Rimbaud, Ungaretti e Quasimodo, i romantici inglesi, Lorca e Guillén. Sul piano del pensiero, l’attenzione era assorbita dalle interrogazioni sull’esistenza che vanno da Kierkegaard a Sartre. Passiamo, poi, al dolore. Già, il dolore, il sale della vita. Chiediamolo a Montaigne, a Leopardi. Attraverso questo filtro, acquistiamo senso nel mondo e diamo senso ai nostri rapporti col mondo. La sua esperienza è, dunque, condicio sine qua non di partecipazione e dell’acquisto di consapevolezza della partecipazione a una situazione generale in divenire in una condizione, purtroppo, di individualità mortale, di limitatezza e parzialità che si vorrebbe ricongiungere al tutto. Sul diagramma del dolore registriamo la nostra storia, l’avventura della nostra presenza. Il dolore, però, rispetto alla poesia e all’arte è un primum soltanto. Non è col dolore che si fa poesia, ma con le parole, come dice Valéry. Con la scrittura, come sostiene Derrida.

  

LS: Una delle sue opere maggiori è considerata Quaderno a Ulpia, la ragazza in mantello di cane (Guida, 2002) che è completamente ispirata e dedicata alla sua compianta cagnetta, legata a lei da un rapporto molto stretto. Il libro, oltre ad apparire come un lungo canto soave volto a rimembrare  momenti felici e giocosi vissuti con Ulpia, si offre al lettore come un vivido testo di impronta esistenzialista. In un certo senso parlando di un cane è come se volesse mettere in luce quanto l’animale da lei amato possedesse qualità inenarrabili e fosse capace di ricambiare quell’affetto donato che, invece, oggigiorno trova sempre una maggior reticenza e latitanza nel comportamento dell’uomo. Può dirci come è nato questo libro e qual è stata l’intenzione che ha mosso l’intera opera?

UP: Questa raccolta, insieme con le raccolte e con le composizioni che la precedono a partire dagli anni Novanta del secolo scorso (connotati dal ripiegamento sul minimale e sulla ragione debole, dalla sempre più accentuata diffidenza nei confronti delle grandi narrazioni e delle spiegazioni ultime e ultimative, dagli scandagli non neutri e freddi della fine dei tempi, dal ricorso come risorsa alla non-coerenza in risposta all’andata in crisi del mito del progresso e della fede nell’unidirezionalità del cammino della storia) e insieme con le raccolte e con le composizioni che la seguono, segna decisamente un punto di svolta. Di qua in poi, la ricerca avviata sin dall’inizio (anni Cinquanta), ma prevalentemente in maniera allusiva e simbolica, acquista un atteggiamento di maggiore esplicitezza sulla probabilità di una Weltanschauung libera dai condizionamenti e dall’autoreferenzialità dell’antropocentrismo. Si tentano recuperi di linguaggi dimenticati nel sottosuolo della coscienza, contattazioni di snodi e intrecci fra l’Io del singolo e l’Io più complessivo, con cui ci muoviamo in sincronia, di ciò che non è umano (il cane in questo caso, poi le erbe (Haiku del loglio e d’altra selvatica verzura), poi le pietre (Esistenze preesistenti. Pietre di Serra di Pratola Serra), poi…

 

LS: Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di intellettuali, tanto scrittori quanto artisti afferenti ad altre forme d’espressione, hanno posto al centro della propria attività un chiaro interesse ecologico, volto cioè, ad evidenziare come la sconsiderata azione dell’uomo provochi gravissimi danni alla natura, alcuni dei quali non visibili direttamente ma che si manifestano inaspettatamente con un’inaudita violenza (terremoti, frane, ecc.). L’utilizzo del tema ha significato, oltre a un chiaro intento dell’artista di sensibilizzare nei confronti di realtà che riguardano indistintamente tutti, un nuovo modo del poeta di relazionarsi alla natura. Si pensi come è cambiato nel corso dei secoli il rapporto dell’uomo con l’elemento naturale e nel sistema dei comportamenti e nella rappresentazione che la letteratura ne ha fatto (si pensi al mito dell’Arcadia, all’esaltazione del paesaggio fatta dai romantici inglesi, al saggio Nature di R.W. Emerson e al romanzo Walden[12] di H.D. Thoreau). Che cosa ne pensa dell’utilizzo del tema con chiari intendimenti legati alla salvaguardia del benessere ecologico? Conosce o ha letto poeti che sono particolarmente sensibili al tema?

UP: Io provengo dal mondo contadino (Irpinia), i miei nonni paterni e materni erano contadini, il mio immaginario e la mia sensibilità hanno avuto un imprinting per sempre dal mondo della natura. Le mie nonne (la paterna e la materna) erano analfabete, ma sapevano usare e decifrare linguaggi complessi di interpretazione e di relazione con la vita e ne facevano uso di grande sapienzialità. La mia nonna materna, che è stata la mia seconda madre e che ha esercitato un grande ruolo nella mia prima formazione, mi ha trasmesso un grande rispetto per la vita, nella sua ricchezza, nella sua varietà e nelle sue meraviglie o, meglio, nei suoi miracoli. Negli scritti creativi (prosa e poesia), la mia fantasia si riferisce puntualmente a quelle frontiere, sia quando ne tratto esplicitamente, sia quando tratto situazioni altre e lontane. Allora, forse, ancora di più. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio del decennio successivo, con un amico artista, Toni Ferro, oggi scomparso, dopo un manifesto sul teatro totale, elaborammo un progetto di un nuovo linguaggio artistico ispirato alle esigenze ecologiste e ne nacque una rivista dal titolo Arte ed Ecologia. All’ecologia ho dedicato grandissimo spazio nelle mie pubblicazioni per la scuola. Mi si chiede se conosca o abbia letto poeti particolarmente sensibili a questo tema. Rispondo così: ce ne sono tanti soprattutto oggi di questi poeti. Ma sempre la poesia, in quanto poesia, è stata per un’ecologia sostanziale della parola, della sensibilità, dell’immaginario. Certo, è stata anche di parte. A cominciare da Omero e da Esiodo, passando per Teocrito e Virgilio, fino a Guillén, che dedica tante poesie al trifoglio, a Montale intriso nella memoria dei profumi dei limoni, a Zanzotto che fa rifluire storia ed esistenza nella corporeità di selve e di fiori. E oltre ancora.

  

LS: Lei ha alle spalle una lunga attività di docente nella scuola secondaria, di preside di liceo e di dirigente superiore del Ministero della Pubblica Istruzione con funzioni ispettive, che le ha consentito di rapportarsi direttamente con le nuove generazioni. Perché, secondo lei, i giovani considerano la poesia, e più in generale lo studio della letteratura, come una grande noia che non ha nessuna utilità pratica nel mondo concreto? Si è mai trovato a spiegare a dei giovani l’importanza della letteratura e, se sì, portando quali argomentazioni?

UP: Per la scuola e per i giovani ho scritto tanto: libri, saggi, articoli, relazioni. Alcuni miei libri sono stati dei bestseller.[13] Conosco bene il problema proposto: in effetti, i giovani, nel corso degli anni di istruzione e di formazione a scuola, vengono prevalentemente disgustati (se non intossicati) nei riguardi della letteratura, della poesia, del tema della bellezza. Ciò accade, anche se non dovrebbe accadere, spesso per colpa degli operatori stessi della scuola, che adoperano questi argomenti in maniera sbagliata o inadeguata: atteggiamenti iussivi e coercitivi e perfino punitivi, ripetitività fino alla noia, moduli generalizzati non tarati sulla sensibilità e sulle motivazioni dei soggetti in apprendimento, celebrazioni panegiristiche di autori e indirizzi. Ma, purtroppo, con indirizzi carenti o distorti interni alla scuola, interagiscono molteplici fattori esterni, che influenzano oggettivamente i processi formativi: i diffusi pregiudizi sulla scuola, sulla letteratura, sulla poesia, sull’arte, le vulgate iconografie del letterato, del poeta, dell’artista, che adeguano queste figure a mammolette e a sempliciotti scollegati dalla realtà. Anche l’uso improprio, che si fa sui marciapiedi, al bar, altrove del concetto di poesia e di arte dà il suo contributo in negativo. Oggi, poi, sempre più massicciamente hanno effetti negativi di ricaduta gli usi dei nuovi media, che distolgono dalla lettura, dall’esercizio critico, abbreviano i tempi di applicazione dell’attenzione, sollecitato ricezioni di carattere dilettevole. E ciò avviene non per colpa dei media stessi, ma per le strategie di eterodirezione delle coscienze dall’alto e per le relazioni che si stabiliscono in maniera frettolosa e rude con i linguaggi mediatici dal basso.

   

LS: Oggigiorno, anche grazie alla spasmodica filiazione di case editrici non a pagamento, book-on-demand e altre soluzioni di facile utilizzo, tutti si improvvisano scrittori. Ognuno ha probabilmente un suo modo di intendere il libro, l’opera e la letteratura, ma sta di fatto che la crescita esponenziale di opere sul mercato, rende estremamente difficoltosa da parte dei lettori la scelta dei testi. Dall’altra parte, il fenomeno è ulteriormente negativo, se si pensa che molti validi scrittori –magari incompresi e non spalleggiati da grandi marchi editoriali- finiscono per soccombere prima ancora di nascere. Che cosa ne pensa del panorama editoriale italiano e quali consigli si sente di dare agli esordienti?

UP: Che penso dell’editoria, io che sono stato consulente di case editrici, fondatore e direttore di collane? Che è un continente a geografia variabile, con profonde insenature, con massicci sistemi montuosi, ma anche con sabbie mobili e con profonde depressioni al di sotto del livello del mare. Non va né condannato, né celebrato, ma va studiato e possibilmente aiutato a migliorarsi, se il contesto sociale e culturale sa/vuole incalzare le politiche editoriali, se l’utenza sa scegliere e non funzionare unicamente come utilizzatrice finale che si lascia guidare dai clamori e dalle persuasioni (non sempre occulte) dei produttori e dei distributori. Ma come orientarsi, mi si chiede, in mezzo all’attuale alluvione di pubblicazioni dei nostri giorni? La situazione, non solo italiana, ma globale è pressoché babelica: questo, però, non deve spaventare, perché l’offerta così abbondante offre anche l’opportunità di imbattersi nel buono e perfino nell’ottimo. Molto dipende dalla credibilità e affidabilità della mediazione critica e recensiva. Oggi, un ruolo intellettuale ed etico/civile sempre più determinante è affidato oggettivamente dalle situazioni a chi lavora in questo campo e si fa carico di leggere e valutare per sé e per gli altri, immune da partigianerie e da allettamenti di mercimonio. L’educazione che si deve elaborare e trasmettere è dell’autonomia dalle seduzioni del gregarismo e della spettacolarizzazione, e dell’innalzamento dei livelli di criticità e di responsabilità di ognuno e di tutti. Perché oggi leggere, proprio come scrivere, è a rischio maggiore di connivenza e di colpa, rispetto al passato.                                                             

 

 Napoli, 6 giugno 2013

 

[1] Edoardo Sanguineti, Genova per me, Napoli, Guida, 2005.

[2] Ugo Piscopo, Alberto Savinio, Milano, Mursia, 1973.

[3] Ugo Piscopo, Massimo Bontempelli. Per una modernità delle pareti lisce, Milano, Mondadori, 2001.

[4] Ugo Piscopo, Carmine Di Ruggiero. Nel vento solare della luce, San Sebastiano al Vesuvio, Alfa Grafica, 2013.

[5] Il titolo della poesia in lingua originale è “The Old Men Admiring Themselves in the Water”. La poesia è contenuta nel volume The Collected Works of William Butler Yeats, Halcyon Press Ltd, 2010.

[6] L’intera silloge alla data odierna è inedita e verrà pubblicata probabilmente nel 2014, come mi è stato comunicato dall’autore stesso.

[7] Per maggiori informazioni sul poeta si legga la sua biografia nel capitolo-intervista a lui dedicato.

[8] Anna Maria Folchini Stabile, Il nascondiglio dell’anima, Avola (SR), Libreria Editrice Urso, 2012, p. 18.

[9] Anna Maria Folchini Stabile è nata a Milano nel 1948. Attualmente vive tra la Brianza e il Lago Maggiore. Ha alle spalle una lunga carriera nel mondo dell’insegnamento. E’ poetessa, scrittrice e presidente dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Di poesia ha pubblicato Spuma di mare (Lulu Edizioni, 2009), Il nascondiglio dell’anima (Libreria Editrice Urso, 2012), A volte non parlo (Libreria Editrice Urso, 2013); di narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti L’estate del ’65 (Lulu Edizioni, 2008), Un topolino di nome Anna (Lulu Edizioni, 2010) e Noccioline (Lulu Edizioni, 2010). Ha curato, inoltre, per il sito Racconti Oltre dove scrive regolarmente, il manuale Come si scrive? – piccolo prontuario per l’autocorrezione dei più comuni errori ortografici, assieme a Luca Coletta. Partecipa a concorsi letterari ottenendo buone attestazioni.

[10] Ugo Piscopo, Catalepta, Napoli, L’arte tipografica, 1963, p. 15

[11] Ivi, p. 26.

[12] Walden o La vita nei boschi, pubblicato nel 1864, è il romanzo più celebre dell’autore. Esso contiene in forma romanzesca un’analisi sul rapporto dell’uomo con la natura.

[13]  Cfr. Ugo Piscopo, Antologia di cultura contemporanea, Palermo, Palumbo 1969, il primo libro interdisciplinare (dalle molte edizioni e ristampe) dedicato alle questioni aperte nel mondo giovanile e nella cultura in movimento dopo la prima ondata della contestazione (1968); Carlo Salinari – Ugo Piscopo, Noi e gli altri, ibidem, 1973, antologia per i bienni delle scuole secondarie superiori; Ugo Piscopo – Giovanni D’Elia, La società civile, Napoli, Ferraro, 1979, testo di educazione civica, che tra la fine degli anni Settanta e nella prima metà del decennio successivo fu il più diffuso in Italia, con tre milioni di copie vendute. 

Lorenzo Spurio intervista il poeta e saggista palermitano Lucio Zinna

Intervista a Lucio Zinna
A cura di Lorenzo Spurio

 

LS: Quale fu il momento nel quale scrisse la sua prima poesia? Da che cosa fu motivato e di quale poesia si trattò?

LZ: Ho iniziato a scrivere versi all’età di quattordici anni. Mi spingeva innanzitutto il piacere di mettere in carta quel che sentivo, al di fuori di obblighi scolastici. Non  ricordo il momento in cui scrissi la prima poesia. Mi colpivano in particolare la natura e le stagioni. Mi divertivo a seguire gli schemi metrici, ma tali aspetti tecnici mi distraevano da quel che volevo dire. Circa un anno dopo “scoprii” La fiera letteraria, allora diretta da Vincenzo Cardarelli, e trovai che i nuovi poeti pubblicati non si curavano di metrica e rima: fu un’illuminazione. A sedici anni, nel 1954,  iniziai a pubblicare i primi versi su giornali studenteschi.

  

LS: Leggo dal suo profilo letterario che nel 1965 ha fondato il “gruppo Beta” che fu vicino al più noto “gruppo ‘63”[1], anima della neo-avanguardia italiana. Può dirci di che cosa si occupava il “gruppo Beta” e quali furono i suoi rapporti con i membri del “gruppo ‘63”?

LZ: Nel 1963 si svolsero a Palermo gli incontri tra i compositori di Musica Nova, a cui furono abbinati gli incontri degli scrittori del “Gruppo 63”. Seguii incuriosito i primi e i secondi. Non mi venne in mente di modificare il mio modo di scrivere. Nel 1964 uscì la mia prima plaquette, Il filobus dei giorni, che raccoglie poesie dal 1955 al 1963, ossia dal mio 17° al 25° anno di età. Ma in quell’anno il seme di quegli incontri germogliò. Nel 1965 diedi vita al “Gruppo Beta”, con Giovanni Cappuzzo, Angelo Fazzino, Miki Scuderi e altri, attivamente partecipando ai dibattiti del “Gruppo 63” che si tennero ancora a Palermo. Mi avvicinai a Michele Perriera e Gaetano Testa (due autori de “La Scuola di Palermo”) e al compositore di musica elettronica Salvo Sciarrino. Il “Gruppo Beta”, nato in quel clima, non fu satellite del “Gruppo 63”, con cui condivideva l’esigenza di un rinnovamento linguistico ma rifiutava il neoformalismo e muoveva alla ricerca di un nuovo umanesimo, scientifico e onnicentrico, cosa di cui il “Gruppo 63” non si curava.

   

LS: Molti poeti del secondo Novecento furono in un certo modo attratti, coinvolti o influenzati dalla neo-avanguardia. Il poeta napoletano Ugo Piscopo[2], pur non partecipando nel 1963 all’incontro di Palermo dove si costituì il celebre “gruppo ‘63”, fu legato al loro modo di far letteratura e intrattenne rapporti di stima ed amicizia con alcuni esponenti del gruppo. Quanto crede che gli esperimenti ed i motivi intenzionali dei “Novissimi” e della “Linea Lombarda” furono importanti per la letteratura italiana? Perché?

LZ: La neoavanguardia riuscì a smuovere, in qualche modo, le acque stagnanti della vita letteraria italiana, in quel periodo. Una sberla salutare. Purtroppo, ingenerò in parecchi l’erronea convinzione che bastasse frantumare il linguaggio per essere originali. La Linea Lombarda è stata altra cosa; pur con i suoi innegabili meriti, forse è stata sopravvalutata.

 

LS:  Charles Bukowski (1920-1944), considerato l’ultimo dei “poeti maledetti” è un autore che negli ultimi decenni è stato rivalutato e letto in maniera più attenta; la critica, tanto di lingua inglese che in altre lingue, gli ha dedicato un più ampio studio sebbene prevalgano ancora oggigiorno visioni molto differenti sulla sua produzione: tra chi prova disgusto e condanna la mancanza di una visione morale nelle sue e chi, invece, ne fornisce una lettura psicodinamica, indagando aspetti antropologici e sociologici del personaggio-alter ego, il celebre Chinaski. In molti hanno tentato addirittura di darne un’interpretazione politico-ideologica del personaggio, finendo per marchiare l’autore anche di accuse poco felici e difficilmente dimostrabili. Sebbene l’autore sia principalmente noto per la narrativa[3], Le propongo qui una sua poesia, intitolata “sicurezza”[4] sulla quale sono a chiederLe un commento:

 

la casa dei vicini
mi rattrista.
marito e moglie si alzano presto
e vanno al lavoro.
tornano a casa nel tardo pomeriggio.
hanno un bambino e una bambina.
alle 9 di sera le luci della casa
si spengono.
il mattino dopo l’uomo e la donna
si alzano di nuovo presto e vanno
al lavoro.
tornano nel tardo pomeriggio.
alle 9 di sera tutte le luci
si spengono.
 
la casa dei vicini
mi rattrista
quella gente è brava gente,
mi piacciono.
 
ma sento che affogano.
e non posso salvarli.
 
sopravvivono
non sono dei
 
ma il prezzo è
 
a volte durante il giorno
guardo la casa
e la casa guarda
me
e piange,
sì, davvero, la sento
 
la casa è triste
per la gente che ci vive
dentro
e lo sono anch’io
e io e lei ci guardiamo
e auto vanno su e giù
per la strada,
barche attraversano il porto
e gli altri alberi di palma
rovistano il cielo
e stasera alle 9
si spegnerà la luce,
e non solo in quella
casa
e non solo in questa
città.
vite scure si nascondono,
quasi
si fermano,
corpi che respirano e poco
d’altro.

 

LZ: Bukowski è un autore eccezionale, la cui opera si correla al suo stile di vita. Nel testo proposto egli compiange i tristi giorni di suoi vicini di casa dediti al lavoro senz’altra prospettiva che la sopravvivenza, con sottesa contrapposizione allo schema anarcoide della sua esistenza. Nel 1984 curai un ciclo di trasmissioni radiofoniche sui “poeti maledetti” per RAI-Sicilia, inserendo nel programma la lettura della poesia di Bukowski “Padre nostro che sei nei cieli”, che non è una preghiera. Il poeta parla del padre e del suo scopo di acquistare una casa da lasciare al figlio, affinché questi ne comprasse poi un’altra e così via. Il padre morì giovane e lui “sbolognò” subito la casa e i risparmi ereditati. Il testo colpì gli ascoltatori, parecchi telefonarono, uno parlò di “poesia anti-immobiliare”. Bukowski fu un bohémien conseguente (anche quando gli arrise il successo). La sua poesia è uno schiaffo all’etica borghese e al principio-cardine dell’economia americana: il profitto innanzi tutto. Essa è un paradossale vademecum per vivere in pura perdita, illustrato dalla vita stessa del poeta (azzardato, ovviamente, prenderlo alla lettera, a principiare dall’etilismo).

  Reading_poetico - con Lucio Zinna

(Nella foto: assieme al poeta e scrittore Lucio Zinna a Palermo nel maggio 2013)

LS: L’idea di questa intervista è quella di poter diffondere le varie interpretazioni sulla Poesia e in questo percorso ho ritenuto interessante proporre a ciascun poeta alcune liriche di validi poeti contemporanei viventi, ampiamente riconosciuti dalla comunità letteraria e dalla critica per richiedere un proprio commento-interpretazione. La prima poesia che Le propongo è “E sarà di nuovo giorno”[5] di Marzia Carocci[6], poetessa, scrittrice e critico-recensionista ampiamente impegnata per la diffusione e la promozione della cultura, soprattutto nella sua città d’origine, Firenze:

 

Fiori nasceranno fra le pietre
e aurore brilleranno su nel cielo
stanca di pianti e nostalgie del cuore
è tempo di disperdere il dolore.
 
Riprenderò i sorrisi che ho perduto,
e i sogni sceglierò per farne vita,
colori a tinte forti sui vestiti
e fiocchi colorati fra i capelli.
 
Adesso sono sveglia
dal grigio mio torpore
riprenderò a cantare
canzoni sull’amore.
 
Ad ogni passo fatto
di danza sarà il tempo
e d’ogni fiore colto
l’olezzo sarà il vento.
 
Non sono più bambina,
né giovane ragazza
ma il tempo che è passato,
lo voglio trasformare.
 
Asciugherò le lacrime
dei pianti che ho nel cuore
e timide speranze
di nuovo coltivare.
 
Perché non è finita
finché ritorna il giorno
che limpido c’invita
di nuovo a un altro sogno.

 

LZ: È una poesia di renaissance. Ricca di buoni propositi. I buoni propositi non bastano da soli a far poesia (come quelli cattivi), ma – detti bene, come in questo caso – possono aiutare i poeti e i  lettori a vivere meglio. A «scegliere i sogni per farne vita», come scrive la poetessa. I sogni sono importanti. Borges ebbe a dire, in un convegno milanese nel 1984, che il suo era il caso di un sognatore che deve essere fedele ai propri sogni, addirittura più che alle proprie idee.

 

LS: Di seguito, invece, Le propongo una poesia dall’impronta speranzosa e profetica della poetessa Anna Scarpetta[7] intitolata “Verranno nuovi tempi”[8], di stile e contenuto molto diverso dalla precedente e sulla quale sono a chiederLe un suo commento:

 

Verranno nuovi tempi
a dirci cose mai dette prima
a parlarci dentro, noi così malati di consumismo.
 
E, noi così resistenti all’indifferenza, ascolteremo
con la grande voglia di cambiare o di migliorare.
Noi così forti di egoismo, eppure fragili,
tanto fragili da regredire dinanzi
alle illusioni divenute sogni gracili in sordina.
 
Verranno nuovi tempi
di grande benessere e prosperità per chiunque.
Sarà la lunga risalita della nostra fede,
sarà il grande faro universale dinanzi alle mere utopie.
 
Cadranno, come miti, le lusinghe assieme alle menzogne
e si piegheranno le insidie dinanzi al forte orgoglio.
Soltanto la verità avrà il primato di guidare
l’umanità, con estrema destrezza e parsimonia.
 
Saranno i giorni più attesi e i più amati mai avuti.
Saranno le nuove albe desiderate in cuore,
con immense preghiere e lunghe veglie sofferte,
di ciascun di noi in questo mondo.

 

LZ: Una poesia davvero “speranzosa”. È augurabile che vengano «nuovi tempi / di grande benessere e prosperità per chiunque». Intanto, uscendo dalla crisi (non solo) economica in atto, che mi pare stia malamente curando la malattia del consumismo denunciata dalla poetessa. Ma ancora tanti sprecano e tantissimi campano d’aria. I tempi nuovi auspicati saranno, si spera, segnati da un modo nuovo di vedere e di vivere la realtà, al di fuori delle illusioni, dell’orgoglio, delle menzogne. Sarebbe il vero ritorno alla mitica ‘età dell’oro’ sognata nel mondo classico e cantata dai poeti. Quella di oggi mi pare piuttosto l’età dei ‘Compro oro’: c’è una bottega ogni tre metri.

   

LS: Elio Giunta, studioso palermitano, ha dedicato un saggio dal titolo Lucio Zinna e la lezione esemplare di Sagana[9] a una delle sue opere poetiche iniziali. Il saggio, accurato e tecnico, fornisce alcuni spunti per la lettura di Sagana (1976). Perché scelse questo titolo per una silloge di poesia e quanto significò per Lei la pubblicazione di questa opera nella sua carriera letteraria successiva?

LZ: Conclusa nel 1971 l’esperienza del “Gruppo Beta”, ripresi dopo un lunga pausa con Un rapido celiare (1974): pochi testi del periodo sperimentale e altri successivi in cui tentavo una rentrée  nei miei consueti moduli espressivi, pur avvalendomi dell’esperienza acquisita. Tale linea stilistica trovò due anni dopo con Sagana più solidi esiti, ai quali fa riferimento Giunta. Dodici poesie inedite, seguite da un’antologia retrospettiva. Il titolo si riferisce a una zona collinare del palermitano, ancora immune, in quegli anni, dall’avanzata del cemento che stava sconvolgendo Palermo, dove vivevo. Un simbolo di serenità. Di tale luogo, accessibile ma di difficile fruizione in tempi di impossibili arcadie, non c’è traccia (quasi “lucus a non lucendo”) nelle poesie; agli antipodi, ce n’è parecchia del disagio esistenziale. La silloge mi aiutò molto a farmi conoscere. Fra l’altro, Giuseppe Zagarrio ne mutuò alcuni punti nodali per l’analisi delle “categorie della sicilitudine” nel suo volume sulla poesia italiana 1970-80: Febbre furore e fiele (Mursia, 1983).

  

LS: Lei si è occupato moltissimo e con serietà anche di critica letteraria spaziando a vari tipi di analisi, di autori e periodi letterari investigati. Tra i vari saggi mi ha colpito il titolo di uno di essi pubblicato nel 2008, Perbenismo e trasgressione nel Pinocchio di Collodi che, credo, sia una lettura estremamente curiosa su un classico della letteratura per l’infanzia e non solo. Può dirci come è nata l’idea di questa indagine e come è strutturato?

LZ: Il famoso libro collodiano è osservato con l’occhio rivolto alla pedagogia del tempo: conformista ma con rilevanti istanze di rinnovamento a livello nazionale e internazionale. Nel Pinocchio i «ragazzini per bene», benché invisibili, sono il contraltare del burattino, dai modi spesso censurabili. L’elencazione dei loro comportamenti, additati all’imitazione, li rivela eterodiretti (da genitori, maestri, fate, grilli parlanti, merli e pappagalli) e «avvezzati» a logiche adultiste: burattini di carne, espropriati della loro infanzia, il cui spazio è recuperato da un burattino imbambinato. Questi, imparando invece a sue spese a servirsi dell’esperienza e a non comportarsi da “grullo”, riuscirà ad “incarnarsi”, con innegabili vantaggi, forse per imburattinarsi veramente.

  

LS: L’universo delle riviste letterarie negli ultimi anni ha subito una battuta d’arresto con la grande diffusione di blog, siti e periodici online e solamente le riviste più radicate non hanno risentito di questo contraccolpo. Lei è stato particolarmente attivo anche in questo mezzo di espressione quale redattore capo di Sintesi (1977-1982), condirettore di Estuario (1979-1981) e direttore dei “Quaderni di Arenaria”. Per quale motivo negli anni ’80 mise fine alla sua collaborazione alle riviste Sintesi ed Estuario e che cosa ricorda di quella fase come direttore editoriale?

LZ: Il mio impegno redazionale in alcune riviste letterarie mi ha consentito di guardare al mondo delle lettere in maniera più dinamica e, per così dire, omnicomprensiva. Si scoprono più facilmente i reali meriti al di fuori dei clamori orchestrati, le magagne etc. Ho collaborato come redattore e condirettore a Sintesi ed Estuario dalla loro fondazione alla loro cessazione. Arenaria chiuse dopo dodici anni, nel 1997, perché era cresciuta tanto da richiedere irrealizzabili spese gestionali. Il successo fu il principale motivo della chiusura.

  

LS: Nella dura realtà dell’oggi, dove raramente si avanza e ci si fa notare per questioni di merito, condizione stagnante gravata dalla contingente situazione economica, quale pensa possa essere il futuro dei poeti che credono molto nelle loro idee, ma che ricevono deludenti feedback e di pubblico, di critica e soprattutto di vendita? Quale consiglio si sente di dare loro?

LZ: Di proseguire per la propria strada, se si è realmente motivati. Di pensare alla poesia, alla sua autenticità costitutiva, non occupandosi granché di quanto possa confonderla con altro (le vendite, ad esempio). La poesia non muore, per quanto brutti possano essere i tempi. È nell’uomo, vive con lui, nella sua interiorità. I poeti veri continueranno a parlare a chi vorrà e saprà ascoltarli.

 

Bagheria (PA), 15 luglio 2013

  

[1] Il “gruppo ’63” fu una pattuglia della neo-avanguardia italiana che venne fondato a Palermo con l’idea di distanziarsi dal classicismo retorico dominante, rivalutare il futurismo e proporre una letteratura sperimentale. Gli esponenti principali del gruppo furono Luciano Anceschi, Nanni Balestrini, Achille Bonito Oliva, Giorgio Celli, Umberto Eco, Elio Pagliarani, Eduardo Sanguineti e Amelia Rosselli.

[2] Per maggiori informazioni sul poeta si legga la sua biografia nel capitolo-intervista a lui dedicato.

[3] L’autore resta principalmente noto per tre romanzi: Post Office (1971), Faqtotum (1975) e Women (Donne, 1978) tradotti in tutte le maggiori lingue al mondo.

[4] Charles Bukowski, Il Grande, Milano, Feltrinelli, 2002, pp. 155-157.

Si noti che la mancanza di maiuscole dopo il punto è una scelta dello stesso autore.

[5] Marzia Carocci, Némesis, Torino, Carta e Penna, 2012, pp. 24-25.

[6] Per maggiori informazioni sulla poetessa si legga la sua biografia nel capitolo-intervista a lei dedicato.

[7] Anna Scarpetta è nata a Pozzuoli (Na) nel 1948. Ha vissuto molti anni a Napoli dove ha studiato alla Scuola di recitazione e spettacolo. Si è sempre dedicata alla poesia, narrativa e saggistica. Ha collaborato con numerose e prestigiose riviste culturali, è stata presidente onorario per la Città di Napoli del MOPEITA (Movimento per la diffusione della poesia in Italia), è membro honoris causa a Vitae del Centro Divulgazione Arte e Poesia. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti e prestigiosi premi in molti concorsi letterari. Per il genere poetico ha pubblicato Poesia (Ed. Gabrieli, 1985), Frantumi di tempo (Ed. Lo Faro, 1991), L’altra dimensione della vita (Ed. LibroItaliano World, 2004) e Le voci della memoria (Ismeca, 2011). Molte sue poesie sono, inoltre, presenti in varie opere antologiche.

[8] Anna Scarpetta, Le voci della memoria, Bologna, Ismeca, 2011, p. 31.

[9] Elio Giunta, Lucio Zinna e la lezione esemplare di Sagana, Palermo, Centro Pitrè, 1977.