Il nuovo numero della rivista “Euterpe” dedicato agli autori stranieri che hanno influenzato la nostra letteratura nazionale

In data 17/11/2017 è stato pubblicato in rete il nuovo numero della rivista di letteratura online (Aperiodico tematico) “Euterpe”, il n°25 avente come tematica di riferimento “Autori internazionali e la loro influenza nella letteratura italiana”.  Questo che segue è il testo dell’editoriale – da me scritto – che apre il nuovo numero della rivista: 

Con questo nuovo numero della rivista siamo felicemente arrivati al venticinquesimo e ci approssimiamo a chiudere il 2017 che è stato senz’altro impegnativo a livello di eventi, iniziative e concorsi portati avanti in seno alla Associazione Culturale Euterpe nata a Jesi nel marzo del 2016 e che ha inglobato al suo interno, tra le tante realtà culturali, anche questa della rivista nata già nell’ottobre del 2011. Vale a dire che il prossimo anno compirà i suoi primi sette anni che, nel mare magnum delle iniziative editoriali e culturali che nascono in rete negli ultimi tempi, mi sembra sia un traguardo già di per sé entusiasmante e apprezzabile.

Ciò è stato permesso grazie a validi collaboratori che nel tempo hanno dedicato il loro tempo – a titolo meramente gratuito, ci tengo a sottolinearlo – la loro attenzione e professionalità per seguire un progetto nato effettivamente con pochissimi mezzi ma idee valide e sostenute con energia. Nel corso di questi anni la redazione ha, infatti, visto allargamenti, nuovi arrivi e ha seguito quindi una sua naturale gestazione di crescita e sviluppo sino ad arrivare ad oggi.

Ringrazio non solo quelli che – forse impropriamente definisco “redattori” della rivista, essendo essa una pubblicazione aperiodica – che hanno permesso non solo con i propri interventi di dar linfa alla rivista ma di permetterne la sua espansione e diffusione. Siamo, infatti, particolarmente felici di aver allargato, nel giro di pochissimi anni, il nostro pubblico e le collaborazioni. Nel tempo – come è stato già osservato – hanno scritto su questa rivista (pubblicando inediti o proponendo contributi già pubblicati in cartaceo o altro) esponenti di spicco della cultura letteraria italiana e non solo di cui, per brevità, mi pregio citare la poetessa brasiliana Marcia Theophilo (vincitrice nel 2015 del Premio alla Carriera nel noto Premio “Città di Vercelli” per la poesia civile), il poeta, critico letterario e scrittore candidato al Premio Nobel per la Letteratura Dante Maffia (al quale recentemente, all’interno della VI edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, abbiamo attribuito il Premio alla Carriera e la targa di Socio Onorario), il prof. Giuseppe Langella (Università Cattolica di Milano), la poetessa fiorentina Mariella Bettarini, i poeti Corrado Calabrò, Antonio Spagnuolo, Nazario Pardini, Tomaso Kemeny, Franco Buffoni, i critici Giorgio Linguaglossa, Maurizio Soldini, Domenico Pisana e tanti altri ancora. Per un desiderio di esaustività su tutti gli autori che hanno collaborato con noi dalla nascita della rivista ad oggi consiglio di cliccare qui nella sezione dell’Archivio delle partecipazioni.

Felici e onorati della loro collaborazione alla nostra rivista che si è sempre caratterizzata per una grande apertura di idee, sia per le tematiche di volta in volta proposte (si pensi ai numeri dedicati a “Quando l’arte diventa edonismo” ovvero il n° 17 e a “Sesso e seduzione nella letteratura” ovvero il n°18), sia per dar spazio anche a giovani scrittori, giornalisti in erba, studenti universitari con i loro articoli o estratti di tesi di laurea. Uno spazio culturale dinamico, multidisciplinare e giovane inteso più ad essere una sorta di laboratorio che di contenitore di voci disparate, di stili distanti, di interessi ampi per settori, tematiche, periodi storici investigati. Ciò ha dato modo di scoprire o rileggere anche intellettuali o autori in parte tralasciati, emarginati dalla cultura ufficiale delle major editoriali oppure di nicchia e, ancor più di paesi e letterature a noi diversi. Non mi è possibile, per ragioni di spazio citare alcuni di questi che hanno trovato accoglimento in rivista attraverso gli approfondimenti critici di quanti hanno deciso di dedicargli saggi, articoli o note di lettura, ma è sempre possibile riferirsi al link dell’Archivio.

Una rivista che è cresciuta e continua a farlo, anche grazie agli elementi innovativi che di volta in volta si sono aggiunti. Vorrei riferirmi alla breve ma riuscita esperienza editoriale lanciata da Martino Ciano definita “Stile Euterpe” volta a dedicare un volume a un autore della nostra letteratura italiana rileggendolo e ponendolo all’attenzione secondo luci e forme comunicative diverse: poesie a lui dedicate, racconti che ne hanno richiamato l’ambientazione delle sue storie o, appunto, saggi di approfondimento dal taglio sia accademico che divulgativo. Esperienza che ha visto la pubblicazione nel 2015 del volume dedicato allo scrittore siciliano Leonardo Sciascia e nel 2016 del genio Aldo Palazzeschi. Quest’anno, per ragioni di carattere meramente gestionali di quello che sarebbe stato il terzo volume, dedicato a Elsa Morante e curato da Valentina Meloni, abbiamo dovuto accontentarci di pubblicare i pochi – ma validi – materiali che erano giunti su un precedente numero della rivista, ovvero il n°22 dedicato a “La storia come testimonianza”.

Ed è infatti questo il discorso sul quale ci siamo sempre posti e che ci spinge ad andare avanti con questo magnifico e arricchente percorso attorno ai vari numeri, alle tematiche proposte dalla rivista. Un mondo di interscambio e analisi, di riscoperta e approfondimento, di studi comparati, speculazioni e di argomentazioni anche attorno a tematiche che spesso hanno un’incidenza sociale rilevante (ricordo i numeri 12,14,19 dedicati rispettivamente all’impegno ecologico: “La natura in pericolo!”, alle ingiustizie diffuse: “Diritti mancati di questa società” e alla scrittura di denuncia: “L’impegno civile: la letteratura impegnata”).

Sono nate nel tempo anche nuove rubriche: “Démon du midi” a cura del poeta e critico letterario e d’arte Antonio Melillo dedicata al mondo dell’arte, della critica d’arte, delle rassegne di mostre, performance, inaugurata nel n°22. Più recentemente è nata anche la rubrica “Komorebi” – che esordisce in questo ultimo numero del 2017 – voluta e curata dalla poetessa haijin Valentina Meloni e che raccoglie, con una sua presentazione e commento testi di haiku, tanka e altri componimenti della tradizione orientale. Ed è questa la giusta occasione per comunicare che la redazione, a partire dal prossimo anno, si allarga ulteriormente con nuovi collaboratori certi che, con la loro serietà e professionalità, daranno un contributo determinante allo sviluppo del progetto. La nuova compagine della redazione, di cui si può leggere in maniera più approfondita in rete cliccando qui, vedrà organizzate le varie sezioni – ciascuna identificata da un titolo – che saranno gestite e curate da vari “redattori” secondo lo schema che segue:

“Il respiro della parola” (POESIA): Michela Zanarella, Emanuele Marcuccio, Cristina Lania, Alessandra Prospero

“La parola essenziale” (AFORISMI): Emanuele Marcuccio

“Komorebi” (HAIKU): Valentina Meloni

“Istantanee di vita” (NARRATIVA): Martino Ciano, Luigi Pio Carmina, Lorena Marcelli

“Ermeneusi” (CRITICA LETTERARIA): Francesco Martillotto, Antonio Melillo, Lucia Bonanni, Francesca Luzzio

“Démon du midi” (CRITICA D’ARTE): Antonio Melillo, Valtero Curzi

“La biblioteca di Euterpe” (RECENSIONI): Alessandra Prospero, Laura Vargiu

“Maieutiké” (INTERVISTE): Valentina Meloni

Come sempre, ringraziamo tutti coloro che dimostrano attenzione verso il nostro progetto prendendo parte ai vari numeri, augurandoci di poter contare ancora sui loro interventi rimanendo, altresì, aperti e disponibili alla lettura e alla considerazione di nuove proposte. Sul nostro sito internet, cliccando qui, è possibile prendere visione delle “Norme editoriali” richieste per la partecipazione ai prossimi numeri e alle modalità di invio dei testi.

Lorenzo Spurio

Jesi, 17-11-2017

 

Nella rivista sono presenti testi di (in ordine alfabetico): Corrado Aiello, Elisa Allo, Stefania Andreoni, Cinzia Baldazzi, Diego Bello, Donatella Bisutti, Franco Buffoni, Luigi Pio Carmina, Samanta Casali, Martino Ciano, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Carmen De Stasio, Angela Fabbri, Maria Grazia Ferraris, Tina Ferreri Tiberio, Fiorella Fiorenzoni, Monia Fratoni, Simona Giorgi, Denise Grasselli, Angela Greco, Eufemia Griffo, Giuseppe Guidolin, Izabella Teresa Kostka, Raffaella La Ferla, Cristina Lania, Antonietta Losito, Dante Maffia, Antonio Mangiameli, Anna Manna, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Alessandra McMillan, Antonio Melillo, Valentina Meloni, Gabriella Mongardi, Stefania Pellegrini, Maurizio Petruccioli, Matteo Piergigli, Luciana Raggi, Mariangela Ruggiu, Antonio Sacco, Luciana Salvucci, Vittorio Sartarelli, Antonio Spagnuolo, Lorenzo Spurio, Rita Stanzione, Chiara Taormina, Laura Vargiu, Michele Veschi, Michela Zanarella.

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Di particolare interesse è la sezione saggistica del presente volume che si compone dei seguenti contributi:

CRITICA LETTERARIA

GABRIELLA MONGARDI – “Perché leggere Kafka”

VALTERO CURZI – “Goethe e I Dolori del giovane Werther, ispiratore di una poetica in Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi. Affinità tra il Werther, l’Ortis e Consalvo

LUCIANA SALVUCCI – “Contributo dell’opera di Fernando Pessoa alla cultura italiana”

MONIA FRATONI – “Sulle tracce di Orfeo nella poesia di Arthur Rimbaud e Dino Campana”

EUFEMIA GRIFFO – “Sylvia Plath, la fragilità di una donna e l’istinto della morte”

DENISE GRASSELLI – “Chi era Fernando Pessoa, lo scrittore portoghese che ispirò Antonio Tabucchi”

CARMEN DE STASIO – “Marcel Proust: l’autonomia della memoria”

CINZIA BALDAZZI – “La poesia come ricostruzione del reale: Friedrich Hölderlin nell’Ermetismo di Mario Luzi”

MARIA GRAZIA FERRARIS – “Autori internazionali e la loro influenza nella letteratura italiana”

 

ARTICOLI

DANTE MAFFIA – “Autori internazionali e la loro influenza nella letteratura italiana”

FRANCO BUFFONI – “Su Auden”

MARIO DE ROSA – “La beat generation e il premio ‘Jack Kerouac’”

SAMANTA CASALI – “Jane Austen e la sua influenza nella letteratura italiana contemporanea”

TINA FERRERI TIBERIO – “Un approfondimento su Paul Valéry”

Segnaliamo altresì un articolo di Franco Buffoni su Auden nonché le interviste al poeta spagnolo Pedro Enríquez (Valentina Meloni) al poeta e fondatore del “realismo terminale” Guido Oldani (Izabella Teresa Kostka) e alla poetessa di origini albanese Irma Kurti (Lorenzo Spurio).

La rivista può essere letta e scaricata in formato pdf collegandosi al bottone del sito “Leggi i numeri della rivista” o, per maggiore praticità, può essere raggiunta cliccando qui.

Ricordiamo, inoltre, che il tema del prossimo numero della rivista al quale è possibile ispirarsi sarà “Emigrazione: sradicamento e disadattamento”. I materiali dovranno essere inviati alla mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 28 Febbraio 2018 uniformandosi alle “Norme redazionali” della rivista che è possibile leggere a questo link: http://rivista-euterpe.blogspot.it/p/norme-redazionali.html dove pure si fa menzione al fatto che gli associati alla Ass. Culturale Euterpe, a parità di giudizio da parte della Redazione, hanno diritto prioritario alla pubblicazione delle loro proposte.

È possibile seguire il bando di selezione al prossimo numero anche mediante Facebook, collegandosi al link:  https://www.facebook.com/events/301378440360133/  

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A Brescia una mostra dedicata a Lawrence Ferlinghetti, esponente della stagione ‘beat’

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“A Life: Lawrence Ferlinghetti. Beat Generation, ribellione, poesia” (Brescia. Museo di Santa Giulia, dal 7 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018) mette in luce l’importanza della figura di Lawrence Ferlinghetti, poeta, pittore, editore e agitatore culturale americano di origini bresciane, nel panorama letterario degli anni Cinquanta e Sessanta, ed in particolare all’interno del movimento della Beat Generation. 

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Uno scatto di Lawrence Ferlinghetti

“Ferlinghetti – afferma il Direttore di Brescia Musei Luigi Di Corato – oltre ad essere autore di una delle raccolte di poesia più vendute al mondo “A Coney Island of the Mind” (1958), ha avuto un ruolo determinante nella diffusione dell’opera degli scrittori della Beat Generation, tramite la libreria e casa editrice City Lights Bookstore, da lui fondata nel 1953 assieme a Peter D. Martin. Ripercorrere la carriera di Ferlinghetti, come fa questa mostra bresciana, dà modo di rendere omaggio all’intero movimento letterario, aprendo lo sguardo non solo sull’opera dei singoli autori ma più in generale sul fenomeno Beat, che da New York a San Francisco, dalla costa est alla costa ovest, ha animato il panorama culturale underground americano degli anni Cinquanta e Sessanta”. 
Il percorso espositivo vuole inoltre raccontare come questa corrente letteraria abbia avuto un particolare seguito in Italia grazie alla traduttrice e critica letteraria Fernanda Pivano, che per prima ha tradotto e fatto pubblicare l’opera di autori come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso, Charles Bukowski e lo stesso Ferlinghetti di cui è stata sostenitrice e amica”. 

La visita in Italia di alcuni di questi autori – ad esempio Kerouac partecipa a diverse conferenze e rilascia un’intervista alla RAI nel 1966 e Ginsberg prende parte al Festival dei due Mondi di Spoleto nel 1967 – contribuisce inoltre al fatto che il movimento Beat diventi nel paese un fenomeno culturale, musicale e di costume. La mostra diventa quindi l’occasione per ripercorrere la storia di quegli anni e ricrearne l’atmosfera attraverso materiali a stampa, fotografie e registrazioni video. Molti dei libri e documenti in mostra, oltre a una serie di fotografie scattate ai Beat da Ettore Sottsass, provengono proprio dallo sterminato archivio di Fernanda Pivano, oggi curato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e dalla Fondazione Corriere della Sera. 
Oltre ai bellissimi scatti di Sottsass, alcuni dei quali inediti, sono presentate in mostra fotografie di Robert Capa, Aldo Durazzi, Larry Keenan, Allen Ginsberg, Christopher Felver e Fred Lyon. 

In mostra viene documentata anche la carriera artistica di Ferlinghetti che inizia a disegnare e dipingere nell’immediato dopo guerra mentre si trova a Parigi, per conseguire un dottorato alla Sorbona. Qui frequenta nel tempo libero gli atelieres livres per esercitasi nel disegno dal vero, così scoprendo la propria vocazione per le arti figurative. 
In Santa Giulia viene esposto il prezioso olio su tela Deux del 1950, prima opera dipinta da Ferlinghetti, oltre a un’ampia selezione di disegni realizzati tra gli anni Cinquanta e Duemila, mai esposti in Italia prima d’ora. Tele di grandi dimensioni, provenienti direttamente dalla collezione dell’artista, vanno ad arricchire le sezioni della mostra, testimoniando come Ferlinghetti sia stato sempre ispirato dalle proprie esperienze di vita, dagli avventurosi viaggi in giro per il globo alla costante ricerca delle proprie origini. 

Le ultime sale della mostra in Santa Giulia vengono riservate al rapporto di Ferlinghetti con l’Italia. Il poeta scopre di avere origini italiane solo a vent’anni quando richiede il proprio certificato di nascita per arruolarsi volontario nella Marina degli Stati Uniti, scelta che determinerà poi la sua partecipazione allo Sbarco in Normandia. In quell’occasione Ferlinghetti realizza che il padre Carlo Leopoldo, morto prima della sua nascita, aveva anglicizzato il proprio cognome in Ferling. Solo nel 1955 il poeta deciderà di prendere ufficialmente il proprio cognome italiano e di firmare con quello tutta la sua opera letteraria e artistica.
Da questo momento in poi Ferlinghetti intraprenderà una lunga e tortuosa ricerca per risalire alla città di nascita del padre, Brescia, riuscendo ad individuare nel 2005 la casa da dove era partito per emigrare giovanissimo negli Stati Uniti.

www.bresciamusei.com

In collaborazione con
Ufficio Stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel 049663499
Referente Stefania Bertelli gestione1@studioesseci.net

Il nuovo numero della rivista “Euterpe” dedicato a “La cultura al tempo dei Social Networks” (invio partecipaz. entro 31-07-2017)

Ritorna l’appuntamento con le pagine della rivista online di letteratura “Euterpe”, aperiodico tematico fondato e diretto dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio nell’ottobre del 2011 ed entrato a far parte delle attività più interessanti e coinvolgenti dell’omonima associazione culturale fondata nel marzo 2016 a Jesi (AN). 

Numerosissimi gli interventi in questi ventitré numeri della rivista che per ogni numero proponeva una tematica o un’immagine di riferimento alla quale potersi rifare argomentando una propria visione o pensiero. Particolarmente curata a trattare le varie sezioni, dalla poesia alla narrativa breve passando alla saggistica con attenzione per la critica letteraria, la forma testuale dell’articolo e della recensione libraria. Interessante anche l’apparato dedicato alle interviste, introdotte a partire dal n°16 della rivista, la cui sezione è curata dalla poetessa, scrittrice e haijin Valentina Meloni. Ad arricchire i contenuti anche la sezione di critica d’arte (denominata “Démon du midi”), introdotta a partire dal n°22 e curata dallo scrittore, poeta e critico Antonio Melillo. 

Assai ampio il repertorio delle voci poetiche, critiche e di estimatori dell’arte e della cultura che in questi sei anni hanno scritto sulle pagine di “Euterpe”; tra di esse è bene citare la presenza in rivista di testi – editi e inediti – di Dante Maffia, Corrado Calabrò, Marcia Theophilo, Nazario Pardini, Franco Buffoni, Elio Pagliarani, Tomaso Kemeny, Mariella Bettarini, Giorgio Linguaglossa, Donatella Bisutti e tanti altri ancora.

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Il prossimo numero della rivista, che propone un tema nevralgico e al tempo attualissimo, fonte di indagini di carattere sociali e di studi veri e propri su tendenze dei nostri giorni, sarà dedicato a “La cultura al tempo dei Social Networks”, vale a dire ci si domanderà, nelle forme che ciascuno reputa maggiormente proprie, quale è l’incidenza di internet e dei social, la potenzialità e quanto funziona, in termini sociali e collettivi come collante o, al contrario, come deterrente. Culturalmente, in un’età in cui le riviste cartacee stanno scomparendo o sono già avito ricordo di un’età di splendore delle Lettere, cosa apportano o come migliorano la nostra conoscenza i Social Network se, effettivamente, ci poniamo nell’ottica di riconoscegli una propensione e una finalità comunicativa e sociale? 

Sarà possibile partecipare al prossimo numero della rivista inviando i propri elaborati (attenendosi alle Linee redazionali contenute sul sito cliccando qui) entro il 31 Luglio 2017 inviando le proprie proposte unitamente a una propria scheda biobibliografica o curriculum letterario alla mail rivistaeuterpe@gmail.com 

Per chi, invece, voglia avvicinarsi alla rivista come “lettore”, facilitiamo il link di riferimento al sito dove possono essere localizzati tutti i numeri precedenti divisi in ordine cronologico e per tematica. Numeri che possono essere scaricati facilmente in formato .pdf, salvati e letti comodamente a titolo gratuito. 

Il mondo del teatro, tema del prossimo numero della rivista di letteratura “Euterpe” – Scadenza 21-05-17

16299011_1816826958569728_1671577101441895574_nSegnaliamo la selezione per il prossimo numero della rivista di letteratura “Euterpe” tutt’ora aperta che scadrà il prossimo 21 maggio 2017.
Il prossimo numero della rivista, il ventitresimo, propone come tema al quale è possibile ispirarsi e rifarsi liberamente quello della “Scrittura teatrale e i suoi interpreti”.
Per poter prendere parte alla selezione dei testi è richiesto di seguire le semplici e basilari “Norme redazionali” presenti sul nostro sito a questo link http://rivista-euterpe.blogspot.it/p/norme-redazionali.html  pena l’esclusione.
I materiale dovranno essere inviati esclusivamente a mezzo elettronico alla mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 21 maggio p.v. 

Info: rivistaeuterpe@gmail.com 

I Premio Letterario Nazionale Bukowski

“I edizione Premio Letterario Nazionale Bukowski”

Inediti di ordinaria follia

sono aperte le iscrizioni – possono partecipare opere inedite (romanzo, racconto, poesia)

I testi devono avere come tema la “donna”

(Autrice e/o protagonista dell’elaborato)

 

 

 

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla prima edizione del “Premio Letterario Nazionale Bukowski”, organizzato da Associazione Culturale I soliti ignoti in collaborazione con Giovane Holden Edizioni di Viareggio (Lu).

imagesA vent’anni dalla scomparsa di Charles Bukowski, sicuramente uno dei casi letterari più sorprendenti degli ultimi anni, nasce il primo premio letterario intitolato al poeta, romanziere, scrittore di racconti americano.

Difficile stabilire in modo univoco quale sia l’originalità della sua opera, spiegare le motivazioni della fama quasi leggendaria di cui gode o il perché molte università gli abbiano dedicato corsi di letteratura americana contemporanea e di scrittura creativa. Fatto sta che il suo fascino ha sedotto anche gli accademici. Di certo, per addentrarsi nell’opera di Bukowski occorre svincolarsi dal pudore e sfidare il comune buon senso. Solo così è possibile lasciarsi alle spalle il frettoloso giudizio di scrittore che scrive solo di alcol e di sesso; è vero che i suoi temi sono questi in prevalenza ma è pur vero che rientrano in una dimensione più ampia. Bukowski trova insopportabile chi scrive in una sorta di codice magari curatissimo sul piano stilistico ma che rischia di essere destinato solo a pochi eletti, qualcosa cioè di molto lontano dalla vita reale e dalla sofferenza di cui essa trabocca. La scrittura deve appropriarsi del reale e dunque in questo senso Bacco e Venere non vanno intesi come divertimento folle quanto piuttosto come testimonianza di un profondo disagio esistenziale.

Obiettivo del premio, quindi, stimolare la produzione di testi che sappiano raccontare la “vita vera” fatta di sofferenza, di sospetti, di compromessi ma anche di gioia, di risate e di amore.

La decisione di scegliere per la prima edizione il tema della “donna” è da ascriversi alla volontà di esplorare il complesso universo femminile che tanta importanza ha rivestito nell’opera dello scrittore americano.

Il premio è rivolto a tutti i cittadini, italiani e non, che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età alla data del 13/01/2014.

Si può partecipare con opere inedite (cioè mai pubblicate) scritte in lingua italiana.

Il Premio si articola in tre sezioni: romanzo inedito, racconto inedito, poesia inedita.

Gli elaborati – nel numero di due copie – devono essere consegnati a mano o inviati a mezzo posta prioritaria o per raccomandata entro il 30/04/2014 al seguente indirizzo: Segreteria Premio Bukowski – c/o Associazione Culturale I soliti ignoti – via Rosmini, 22 – 55049 Viareggio (Lucca).

Insieme all’elaborato deve essere allegata ricevuta di pagamento della quota di partecipazione (pari a 20,00 euro) e nota contenente le generalità complete (nome, cognome, indirizzo, e-mail, telefono, firma autografa). All’indirizzo info@premiobukowski.it va, invece, inviata copia digitale dell’opera (in formato Word).

La giuria selezionerà i finalisti e i vincitori, uno per sezione.

I vincitori di ciascuna sezione riceveranno in premio la pubblicazione del proprio elaborato da parte della casa editrice Giovane Holden Edizioni.

I finalisti riceveranno attestati di merito, libri e gadget durante la cerimonia di premiazione.

La proclamazione dei vincitori e la consegna dei premi avverrà il 2 agosto 2014 a Viareggio (Lu) presso Mad Gallery.

Il bando completo e i moduli di iscrizione sono scaricabili dal sito www.premiobukowski.it

 

Per informazioni:

 

Miranda Biondi

Mobile 3384207994

E-mail ufficiostampa@isolitignoti.it

Numerosi poeti si sono riuniti a Firenze per tributare il ricordo di Pablo Neruda

Sabato 21 settembre 2013 alla Libreria Nardini sita all’interno del complesso le Murate a Firenze si è svolto il reading poetico dal titolo Memorial Pablo Neruda, nato con la volontà di ricordare il poeta cileno nella ricorrenza dei quaranta anni dalla sua morte.
L’evento, organizzato dalla rivista di letteratura Euterpe, dalla Associazione Culturale TraccePerLaMeta, Deliri Progressivi e con il Patrocinio del Consejo Nacional de la Cultura y las Artes del Gobierno del Chile ha visto la partecipazione di più di trenta poeti e poetesse, appositamente giunte da ogni parte d’Italia.
Gli organizzatori -Lorenzo Spurio e Annamaria Pecoraro- hanno ricordato il poeta cileno leggendo poesie del vasto repertorio di Neruda sia in lingua originale che in italiano e i vari poeti si sono poi intervallati nella lettura delle loro poesie scelte.
L’evento è stato filmato integralmente da Laura Dalzini dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Di seguito alcune foto dell’evento da lei stessa scattate.

 

“L’urlo e il furore” di William Faulkner, recensione di Anna Maria Balzano

L’urlo e il furore
di William Faulkner
Einaudi, 2005
ISBN: 9788806179557
 
Recensione di Anna Maria Balzano

 

Spegniti, spegniti, breve candela!
La vita non è che un’ombra che cammina; un povero attore
che si pavoneggia e si agita per la sua ora sulla scena,
e del quale poi non si ode più nulla; è una storia
raccontata da un idiota, piena di rumore e furore,
che non significa nulla.

 

untitledQueste le parole di Macbeth (Shakespeare – atto V, scena V, vv 23-28), a cui Faulkner ha attinto per il titolo del suo capolavoro, che sottolineano l’insensatezza e l’inutilità della vita, una storia raccontata da un idiota, piena di “sound and fury”.

E inizia proprio con il monologo del personaggio dell’idiota, Benjy, la prima parte del racconto intitolata “Sette Aprile 1928” alla quale seguono “Due Giugno 1910”, “Sei Aprile 1928” e infine “Otto Aprile 1928”: quattro giorni descritti e dedicati ai quattro personaggi più importanti del romanzo, senza tuttavia un logico ordine cronologico. Già dai titoli delle singole parti, dunque, si deduce come la narrazione sia improntata sugli schemi della “durée bergsoniana” già sperimentati con tecnica innovativa da James Joyce. La successione temporale degli eventi, disordinata e spesso di difficile comprensione, rappresenta il disordine mentale e morale che regna tra i componenti della famiglia Compson, la cui storia ci viene descritta con impietoso realismo.

La prima giornata, il sette aprile, introduce tutti gli altri personaggi attraverso la figura del ritardato mentale Benjy, che insieme con Quentin, Caddy e Jason costituisce la prole disgraziata e in un certo senso “maledetta” della famiglia Compson. La stessa madre, Caroline appare come una donna debole che si cela volentieri dietro malanni più o meno pretestuosi, al fine di allontanare le responsabilità e gli affanni. Il padre, alcolizzato, morirà prematuramente.

La menomazione mentale di Benjy fa sì che egli, con la sua lagnosa presenza, pur essendo apparentemente lontano dal comprendere gli eventi che travolgono la famiglia, abbia la stessa funzione del clown shakespeariano unico vero e sensibile  interprete della realtà.

La sezione intitolata “Due Giugno 1910” è dedicata al monologo di Quentin: questa è senz’altro la parte più difficile del romanzo, per il complesso flusso di coscienza grammaticalmente sconnesso.

Il balzo indietro nel tempo ci introduce nel dramma vissuto dai fratelli Quentin e Caddy che si macchiano di incesto. Questo peccato, mai superato, condizionerà la vita di Caddy e porterà Quentin al suicidio. Nel racconto di Quentin è continuamente presente il tema del tempo, attraverso il simbolo dell’orologio e del suo ticchettio. Il simbolismo, così importante nella tradizione letteraria americana, da Hawthorne (The scarlet letter) a Melville (Moby Dick), è presente nell’opera di Faulkner, ed emerge in tutti i suoi romanzi. “…il babbo diceva che il tempo è morto, finchè viene rosicchiato dal ticchettio delle rotelle; solo quando si ferma, il tempo torna in vita.” La vita, dunque, è legata al tempo-non tempo, all’immobilità del presente.

In questo capitolo la morte di Quentin viene ripetutamente annunciata dal suo desiderio di calpestare la sua ombra ch’egli vede riflessa nell’acqua e di spingerla in fondo, sempre più in fondo.

Caddy, la sorella amata, viene continuamente rievocata, ma  tornerà molto più prepotentemente nel capitolo successivo, in cui è il fratello Jason a raccontare la giornata del sei aprile 1928. Questo è il fratello a cui si appoggia la madre Caroline, rimasta sola con lui dopo la morte del figlio e la partenza della figlia, sposata e poi separata. Il carattere meschino e egoista di Jason si rivela in tutta la sua tragica dimensione nel rapporto con la giovane Quentin, figlia di Caddy, così chiamata in ricordo del fratello. Jason si macchia di ogni sorta d’azione bassa e disonesta, per sfogare il suo odio nei confronti della sorella e della nipote a cui attribuisce la causa della sua mancata realizzazione nella vita.

L’ultimo capitolo, datato “Otto Aprile 1928, è dedicato all’unico personaggio dotato di sensibilità e capace d’un sentimento d’amore cosciente,  Dilsey, la serva “negra” spesso trattata con disprezzo  dai componenti della famiglia, che tradiscono, in questo modo, i persistenti atteggiamenti schiavistici di certa gente del sud degli Stati Uniti di quell’epoca. La debolezza di Dilsey, appartenente a una minoranza, è la sua forza ed è proprio la forza che le permette di prendersi cura lei stessa, donna di colore, di minoranze bianche, come Benjy, la cui mente vaga fuori del mondo, o di Caddy, emarginata dal suo stesso peccato e dalla vita dissoluta che ha scelto di condurre. Una famiglia tragica e maledetta quella dei Compson, che rappresenta la decadenza della ricca borghesia dell’inizio novecento, una borghesia che necessita di rinnovamento e di nuova linfa. Quasi un drammatico messaggio, quello di Faulkner: se la società non sarà in grado di trovare in sé la forza e la capacità di rinnovarsi e non saprà superare i pregiudizi che le impediscono di assimilare nuove energie provenienti dall’esterno, difficilmente avrà possibilità di salvezza.

ANNA MARIA BALZANO

QUESTA RECENSIONE VIENE PUBBLICATA DIETRO GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.