“Saggi scelti. Vol. 1” di Lucia Bonanni. Recensione di Cinzia Baldazzi

Recensione di CINZIA BALDAZZI

Nell’impresa che abbiamo del vivere, molte volte mi sono chiesta il perché qualcuno decida di scrivere. Di fatto il quesito investe per lo più poeti e autori di prosa ma non solo, in quanto la comunicazione scritta, in specie nella nostra epoca telematica, investe ogni campo compreso quello di natura critica da me esercitato e del quale questo libro Saggi Scelti – Volume 1 [I Classici – CTL Editore Livorno, 2021] di Lucia Bonanni rappresenta un ottimo modello.

Durante la prima metà del secolo scorso, in uno studio dedicato a “Che cos’è la letteratura?”, Jean-Paul Sartre dichiarava: «Ognuno ha i suoi motivi: per qualcuno l’arte è la fuga: per qualcuno altro un mezzo di conquista. Ma si può fuggire in un eremo, nella pazzia, nella morte; si può conquistare con le armi. Perché proprio scrivere, effettuare per scritto le proprie evasioni e le proprie conquiste?». Difficile formulare una risposta autobiografica ma per quanto riguarda le opere preferite, in genere riesco a formulare ipotesi attendibili fondate sulla convinzione che la struttura letteraria prescelta, nel volume considerato “esegetica”, pur non potendo e non volendo essere una sorta di  specchio delle realtà espresse o di un relativo punto di vista, ne sia in tutte le sfumature una sua valida e calcolata alternativa in cui ognuno può custodire e alimentare ciò che vuole e crede sia opportuno proporre: in primis, è ovvio come autore-autrice, in secondo luogo nel ruolo di colui o colei che ne rappresenta il destinatario prescelto o casuale.

Dunque per quale fortunata circostanza Lucia Bonanni in una vita densa di esperienze ha, come si diceva un a volta, preso “la penna in mano” per condividere il personale concetto del mondo, dell’arte in generale? Forse le è accaduto qualcosa di simile alle tanto amate Laren Simonutti e Anne Sexton delle quali spiega: “Le opere di entrambe sono autobiografiche sempre permeate da senso della realtà, dal comportamento e dalla conoscenza del dolore e talvolta anche della gioia come pure della spiritualità che fa risaltare le loro opere e le identifica a sublimare con una “supreme fiction” che riesce a sublimare e dare stabilità agli elementi negativi che assillano la loro vita interiore e sanno appagare la loro innata creatività”. In effetti la nostra scrittrice nelle vesti di poetessa o di critica suggerisce stati d’animo o situazioni emotive   ricche di una spiritualità non comune all’altezza di intrattenere rapporti strettissimi con il microcosmo circostante di Federico G. Lorca: «Descrive la musica della chitarra come un pianto malinconico, sentito all’alba, assimilando lo strumento musicale con il movimento de elementi naturali quali l’acqua e il vento».

D’altro canto appare perfettamente in grado di trascinare con i suoi enunciati parole oltre l’immediato conducendo in un campo semantico sottointeso e non esplicito o scontato come quando analizzando “La favola del figlio cambiato” di Luigi Pirandello, chiarisce: «Nell’azione delle Fatae, altro nome latino delle Parche, esseri magici e spiriti della natura che presiedono il Fato, nel sostituire i bambini, si scorge il senso della vita concepita e attesa al pari di una disgrazia, una malattia, un sortilegio, una sventura. Similmente i neonati sembrano deformi, raccapriccianti quanto i segni della non accettazione e della non significanza di un sentimento vitale».

Certo una tale ossatura logico-intuitiva di messaggio è anche favorita dall’immensità del campo di pertinenza interessato, in quanto è nel giusto Lorenzo Spurio nell’affermare: «Impossibile da elencare qui i numerosi riferimenti e collegamenti che la Bonanni produce a coprire ogni branca del sapere: le Sacre Scritture, la mitologia classica e norrena, la musica classica, il modo folkloristico spagnolo (…)». Al di sopra dell’intero repertorio avanza un intento esegetico letterario, e non solo, adeguato a schivare preclusioni scettiche e pregiudiziali fuorvianti impegnato com’è a costruire conoscenza  e comprensione adeguate ad un giudizio critico comunque distaccato e non compromesso con le tematiche culturali affrontate risultando di loro sempre protagonisti,  e mai  fatalmente condizionato.

Tra le righe di questi saggi riemergono emozionanti e rassicuranti le parole che Walter Binni dedicava negli anni Settanta agli autori in generale elogiandone «Lo sfondo culturale animato dalle preferenze personali (…) quella certa maniera storicizzabile e suscettibile di formare scuola (…) è un gusto che ha radice in una ispirazione naturale che si complica su se stesso».

Quale messaggio principale, in sintesi, si percepisce leggendo quest’opera di Lucia Bonanni? Direi che possa intravedersi- sfumata per un’ineluttabile tensione interiore alla riservatezza, ma in realtà rilevante e perspicace – una coinvolgente icona della condizione della cultura contemporanea la quale matura consciamente grande consapevolezza del passato e del presente insieme alle dolorose fratture (anche recentissime) sempre lì a spingere per l’abbandono, per la resa, ma che noi, ascoltando il consiglio della Bonanni, rifiuteremo: «Così la strada, l’attesa, la solitudine, il silenzio, la stasi del tempo, l’incomunicabilità e l’ignoto sono soglie di verità e apparenza nella continua ricerca di una nozione del mondo, luogo del vivere che possa ridare identità a se stessi per costruire una semantica di relazioni profonde all’intero di quella commedia umana costruita di dimensioni di gestualità e scambi profondi».

CINZIA BALDAZZI


L’Autrice della presente recensione ha autorizzato alla pubblicazione su questo spazio senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in seguito. La riproduzione del presente testo, in forma integrale o di stralci e su qualsiasi tipo di supporto, non è consentito senza l’autorizzazione da parte dell’Autrice.

Esce la prima traduzione italiana della poetessa “fueguina” Anahí Lazzaroni e in Argentina la sua opera omnia

Dopo mesi di lavoro è uscita l’opera antologica della poetessa argentina Anahí Lazzaroni (1957-2019) definita dalla stampa di quel paese come “la precursora dell’estremo sud Argentino”. L’opera, pubblicata con la casa editrice Editorial Cultural Tierra de Fuego, porta il titolo evocativo “La palabra nieve es una buena contraseña (1988-2017)” che potremmo liberamente tradurre in italiano come “La parola neve è una buona credenziale” o “La parola neve è una password efficace”. Grazie al meticoloso lavoro di Florencia Lobo, Responsabile della Editorial Cultural Tierra de Fuego e alla collaborazione e all’apporto della sorella della poetessa, Alicia Lazzaroni, finalmente è possibile sfogliare in un tomo unico l’intera produzione poetica della poetessa Anahí Lazzaroni morta qualche anno fa a Ushuaia, capitale della Provincia di Terra del Fuoco, Antartide e Isole dell’Atlantico del Sud, all’estrema propaggine del continente americano.

Quasi parallelamente all’uscita complessiva del percorso letterario della Lazzaroni è appena uscita nel nostro Paese la prima versione in volume in lingua italiana di una porzione dell’opera della Lazzaroni. Il poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, infatti, ha lavorato nell’ultimo anno all’opera di traduzione di una selezionata parte della sua produzione ovvero alle sillogi “El viento sopla” del 2011 e “Alguien lo dijo” del 2017, ovvero le due opere più recenti della poetessa fueguina (della Terra del Fuego). L’opera, dal titolo “Il vento soffia / Qualcuno lo disse è uscita per i tipi di Bertoni Editore di Corciano (PG), con l’autorizzazione della sorella Alicia e del Patrocinio morale della Tierra del Fuego, Antártida y Islas del Atlántico Sur.

Il ricco articolo-recensione di Pablo Nardi sull’opera omnia della Lazzaroni pubblicato lo scorso 9 giugno sulla testata «Infobae» ci parla con grande perizia della poetica dell’apprezzata poetessa di Ushuaia, la città dalla pioggia continua come era solita ricordare la stessa autrice, ma anche della neve osservata al di là della finestra, come richiama il titolo stesso del volume. La Ushuaia narrata dalla Lazzaroni era quella di allora, di una città per lo più tranquilla e assopita, silenziosa nel suo manto di bianco, ancora non divenuta oggetto di un turismo massivo e rumoroso degli occidentali del Vecchio Continente per conoscere “la fine del mondo”. Affascinata dal grande romanzo contemporaneo dei geni indiscutibili della narrativa tra cui i russi Tolstoj, Destovieskij e Gogol, la Lazzaroni era una grandissima lettrice e amante della letteratura di varie culture: quella italiana di Calvino, grande sperimentatore e narratore spesso vicino all’onirico e dell’esistenzialismo doloroso di Eugenio Montale, ma anche la tradizione orientale della cultura giapponese che la portò a cimentarsi anche con la forma dell’haiku. Alla sua morte, avvenuta nel 2019 all’età di sessantadue anni, sua sorella ha deciso di donare l’ingente patrimonio librario della poetessa alla locale biblioteca che è stata a lei dedicata.

La poesia di Anahí è fatta di silenzi e approfondimenti interiori, piccole passeggiate e scatti fotografici, riflessioni sulla vita e sull’uomo in generale, permeata di spazi e cesure, momenti di stasi, rallentamenti. L’andatura è dettata spesso dai sommovimenti metereologici: raffiche di vento, pioggia che non annuncia a diminuire e che spaventa, neve che s’adagia lieve e che trasforma il paesaggio a lei circostante. Sono gli elementi naturali i veri abitatori degli spazi, i protagonisti fondamentali del suo pacato interloquire, le presenze immancabili e caratterizzanti le sue giornate. Poesia dell’isolamento e della distanza, ma anche del limite e del confronto, poesia degli spazi e degli elementi naturali è quella della Lazzaroni nella quale non mancano slanci ironici, elementi di denuncia, piccoli sfoghi dettati dalla malattia e dalla stanchezza.

Il volume antologico si apre con un prologo scritto dalla sorella Alicia e da uno studio preliminare a firma di Luciana Mellado che già in precedenza si era occupata in termini critici della poetessa di Ushuaia. Città nella quale Anahí – nella cui ascendenza c’era sangue italiano, come pure il cognome evidenzia – visse instancabilmente dal 1966 e nella quale fu attiva in campo culturale ed editoriale ottenendo consensi e riscontri dall’ambiente degli scrittori patagonici al punto tale che, secondo le parole di Roberto Santana, “fondò la poesia moderna fueguina”. Anahí Lazzaroni rappresentò senza dubbio alcuno – assieme ai poeti Julio José Leite (1957-2019) e Niní Bernardello (1940-202), che purtroppo se ne sono anch’essi andati recentemente – una delle maggiori voci poetiche non solo della Terra del Fuoco e della Patagonia ma dell’Argentina contemporanea, ragione che ha motivato l’interesse di interpretazione e traduzione anche in contesti geografici – come il nostro – a lei distanti.

La poetessa argentina Anahi Lazzaroni

Nel corso della sua vita pubblicò otto libri di poesia: “Viernes de acrílico” (1977), “Liberen la libélula” (1980), “Dibujos” (1988), “El poema se va sin saludarnos” (1994), “Bonus Track” (1999), “A la luz del desierto” (2004), “El viento sopla” (2011) e “Alguien lo dijo” (2017) e il romanzo “En esta ciudad se escribirá una novela” (1989). Alcune sue poesie sono state tradotte in francese, inglese, catalano, italiano e coreano su siti e blog di cultura.

La prima edizione in volume della sua opera tradotta in italiano, a cura di Lorenzo Spurio – autore che in precedenza ha tradotto in italiano anche l’ecuadoriana Dina Bellrham – è appena uscita col titolo “Il vento soffia / Qualcuno lo disse” per i tipi di Bertoni Editore di Corciano. Il volume, che contempla le due ultime sillogi poetiche pubblicate dall’autrice, ha ottenuto il Patrocinio Morale della Provincia della Terra del Fuoco, Antartide e isole del sud.

Esce “BABEL. Stati di alterazione”, l’antologia poetica plurilingue curata da Enzo Campi

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Il Festival Bologna in Lettere si sviluppa da sempre a cavallo di due anni solari, più o meno da settembre a maggio. In questa edizione, in cui cade il decennale, il Festival ha intensificato il numero degli eventi a cominciare da Giugno 2021 con la realizzazione di ben quattordici eventi e si concluderà nel mese di Maggio 2022 con otto giornate in presenza e sei online. Per celebrare in maniera significativa il decennale si è pensato di lavorare su quella che è, per così dire, la materia prima, ovvero la lingua. Nei due anni di pandemia, un po’ per scelta, un po’ per necessità abbiamo incrementato e consolidato rapporti di vario tipo con autori, traduttori e curatori di tutti e cinque i continenti, gettando così le basi per la deflagrazione del decennale. Da qui il ricorso alle lingue. Il volume BABEL stati di alterazione (Bertoni, Perugia, 2022), curato da Enzo Campi, nasce da questi presupposti e viene a caratterizzarsi non tanto come un’opera quanto come una vera e propria operazione. A ognuno dei ventisette autori selezionati (Karine Marcelle Arneodo, Vincenzo Bagnoli, Daniele Barbieri, Brice Bonfanti, Domenico Brancale, Sonia Caporossi, Marthia Carrozzo, Laura Cingolani, Lella De Marchi, Francesco Forlani, Gianluca Garrapa, Marisol Bohorquez Godoy Michela Gorini, Alessandra Greco, Eugenio Lucrezi, Lorenzo Mari, Francesca Marica, Silvia Molesini, Fabio Orecchini, Jonida Prifti, Lidia Riviello, Massimo Rizza, Ranieri Teti, Ida Travi, Paolo Valesio, Sara Ventroni, Maria Luisa Vezzali) è stato chiesto di produrre un solo testo inedito. Ognuno di questi testi è poi stato tradotto in tre lingue diverse. Le lingue al lavoro nel volume sono quindici (rumeno, inglese, francese, arabo, russo, tedesco, spagnolo, giapponese, albanese, turco, greco moderno, greco antico, latino, dialetto napoletano, dialetto lucano). I traduttori che hanno preso parte a questo progetto sono: Claudia Albu-Gelli,Karine Marcelle Arneodo, Alice BartoliniFabiana Bartuccelli, Chantal Bizzini, Antonino Bondì, Amal Bouchareb, Ani Bradea, Domenico Brancale, Michele Carenini, Valentina Chepiga, Anna Maria Curci, Gianni Darconza, Francesca Del Moro, Kaharu Inokuchi, Irène Dubœuf, Gerhard Friedrich, Marisol Bohorquez Godoy Eugenio Lucrezi, Silvia Molesini, Anna Chiara Peduzzi, Evangelia Polymou, Jonida Prifti, Graziella Sidoli, Maria Laura Valente, Daniele Ventre, Maria Luisa Vezzali, Patrick Williamson, Gabrielle Zimmermann.

Un discorso a parte merita la postfazione in cui le lingue, attraverso svariati processi di manipolazione (stati di alterazione), si moltiplicano a vista d’occhio partendo da lingue morte come l’ittita, l’aramaico, il sumero, l’accadico, il lidio, passando attraverso lingue generalmente poco usate nelle traduzioni dall’italiano quali olandese, armeno, basco, vietnamita, macedone, indonesiano, creolo, danese, serbo, catalano e via dicendo, in una sorta di gioco a rimpiattino dove le lingue rimbalzano le une sulle altre mescolandosi e confondendosi tra loro. L’idea è quella di trattare le varie lingue innestandole in un unico corpus e creare così una vera e propria trasposizione babelica che è poi in stretta sintonia con quella che è oggi la nostra civiltà. Si pensi soprattutto alle grandi metropoli dove per sopravvivere e tenersi al passo coi tempi è letteralmente insufficiente parlare una sola lingua. Tutti gli eventi di maggio partono dall’idea, sicuramente utopista, che si possa creare una sorta di lingua universale che possa essere compresa da tutti e veicolata attraverso atti artistici. Non è un caso che tutti gli eventi del decennale siano stati definiti azioni e numerati progressivamente, così come non è un caso che Bologna in Lettere sia sempre stato un festival multidisciplinare.

Prefazione di “In aeternum poetic@”, la nuova opera del poeta rumeno Dumitru Găleșanu

Pubblichiamo a continuazione, con il permesso dell’autore Dumitru Găleșanu, la prefazione al suo ultimo libro, “In aeternum poetic@”, che raccoglie una serie di saggi critici, proprie creazioni e quelle di altri autori, dalla Romania o da altre parti del mondo. La prefazione è stata tradotta in italiano da Floarea Sima.

Nel continuum della creazione lirica contemporanea, l’intimo riverbero interiore della personalità multivalente dell’uomo come uomo, non c’è spazio per le banalità. Come in ogni respiro della vita, la perpetua ricerca di senso esistenziale comporta spesso salti quantici al limite della comprensione umana, attraversando i vecchi stati d’animo (che tendono a conservare la loro tradizione con una semplicità assolutamente disarmante) verso un paradigma sempre diverso, più capace di evocare le connessioni infallibili della realtà sulla soglia della trasparenza.

Ogni nuova partitura della parola scritta irrompe dal profondo del globo oculare della mente di ogni artista-poeta attraverso interstizi quasi impercettibili, non sempre facili da intravedere, come minuscoli ponti tra il reale-reale e il reale-possibile, da rivelare infine attraverso un linguaggio poetico intriso di immagini, nella chiave di particolari orizzonti stilistici e sfumature, sentimenti profondi, stati di fatto stillati sul volto misterioso del mondo e riflessioni colte in esperienze personali sedimentate nel corso del tempo.

Avvolto su una spirale invisibile di quiete e luce, come una sfinge orientata verso l’alba della materia, per il modo in cui è riuscito a risuonare con l’esistenza il Poetico si è dimostrato capace di resistere di fronte all’eterno, in competizione con la magica natura dell’uomo affinché germogli nell’interazione tra tempo e storia / identità e alterità.

La dimensione umana del poetico e la dimensione poetica dell’uomo interferiscono nell’universo infinito delle parole, ma il lessico di una lingua non si limita alla poesia, ma implica guardare al di là del confine fra scienza e filosofia, poiché contiene livelli profondi della realtà, attentamente guidati dai pilastri della saggezza umana.

Ci sono innumerevoli temi affrontati nella letteratura di genere, così come infinite luci e apparenze di forma sono associate a qualsiasi impresa poetica di successo.

Come un implacabile esploratore del reale, in un impulso creativo complesso che tende a riempirsi della pienezza del sensibile: l’arte poetica autentica porta nei suoi drappeggi la genesi stessa della parola, e l’effetto lirico soggettivo suggerito dall’autore ai fini emotivo-affettivi e concettuali-simbolici impreziosisce la scena alla fine, affascinando i nostri cuori con imprevedibili lampi di luce.

Accedendo alle energie della mente umana, chiunque potrà diventare un genio nell’arte, nella letteratura o nella scienza, la prima e la più importante condizione essendo quella di essere dotato di uno spirito libero e di essere capace di sperimentare in modo ispirato e costantemente immutabile l’intero dominio della conoscenza valida messa a disposizione in un dato momento dalla società e, infine, di rimanere profondamente attaccato ai valori più sensibili nella sfera di interesse delle sue preoccupazioni.

Chiaramente il talento con cui lo scrittore, il pittore o il poeta sarà dotato (ovviamente per natura), può avere un impatto decisivo che lo aiuti a plasmare il proprio destino, secondo il ritmo della sua vita autoimposta e il percorso artistico che ha scelto di seguire, ma questo da solo, senza un lavoro tenace e (il più delle volte) sacrificale, non costituisce una garanzia che certifichi assolutamente la sua potenziale consacrazione nella gerarchia spirituale universale. Qui, solo la posterità decide, nella sua magnificenza fattuale.

Un capolavoro non significa altro che il più infimo punto di contatto spirituale tra le generazioni che si succedono da un secolo all’altro, nel fluido della storia mettendoci la propria impronta, in uno sforzo di profondo coinvolgimento.

In concreto, la presente raccolta In aeternum poetic@” ha lo scopo di cogliere dal firmamento infinito dell’attimo universale l’eco appassionato della fatica del pensiero, il pensiero di tutti quei meravigliosi letterati, la maggior parte dei quali condividono la mia meraviglia filosofica, rinomati studiosi hanno approvato di ritenere che l’effimero brivido dietro lo specchio dell’opera non poteva passare del tutto inosservato attraverso l’arco del mezzogiorno di un mondo troppo impaziente di dissiparsi nel vapore del passato e nell’incertezza del futuro.

Vi sono, qui, pagine fitte che rappresentano studi, note critiche e riferimenti, recensioni, note di lettura e cronache, prefazioni, postfazioni, ecc. sulle opere pubblicate tra il 2010-2021, raccolte e riprodotte secondo il formato originale, in ordine di apparizione, così come sono state trovate nei documenti di fonte primaria (cartacei o elettronici), principalmente riviste e giornali (in lingua romena o straniera), almanacchi letterari, blog specializzati in arte e cultura e, ultimo ma non meno importante, il corpus stesso dei XIII libri curati dall’autore. A queste si aggiungono le proprie annotazioni e asserzioni critiche scritte sul contenuto tematico di alcune opere, qualcuno esposto in occasione di presentazioni pubbliche, altri fungono da introduzione o come parola finale dell’autore.

Nel complesso, la traduzione dei testi ha giocato un ruolo importante nel plasmare il libro e l’intera mia creazione.

Al di là di ogni sentimento di soddisfazione – porto una profonda gratitudine agli esegeti presentati nel volume, liberi pensatori che vivono attraverso la parola, ma anche ai lettori da ogni dove, a tutti coloro che, come l’angelo della luce nella poesia, in un modo o nell’altro, si sono chinati sul mio scritto, assaporando con esso i profumi dell’inizio del terzo millennio.

Si dice che ogni viaggio nella vita ci porta invariabilmente – dopo tutto – nel punto di partenza.

Nella contemplazione poetica, prevedo che il “mistero” cosmico discenderà maestoso dal volto dell’immensa notte, e non mi resta altro che aspettare il cielo che si rivesta fervidamente con raggi di luce –, nello strato di rugiada mattinale liberandomi dall’attimo insignificante con le sue glorie senza senso.

Specie nomade, come il poeta che vaga nella luce,/ il pensiero bohémien esplora l’universo dei miei libri./ Come quando principe della metafora io c’ero ancora –/ sulla terra dell’amore germogliando tra le giovine stelle –/ a me stesso, imbrividito chiedo:/ -Cosa…, ne sarà di loro nei secoli a venire

Dumitru Găleșanu

Râmnicu Vâlcea

“Eresia per un giorno perso” di Valeriu Stancu, recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

Valeriu Stancu, poeta, scrittore ed editore rumeno attivo nella città di Iaşi, è da vari anni piuttosto noto anche nel nostro Paese. Non solo per mezzo della sua attività editoriale all’interno della Cronedit che lo ha visto seguire la curatela di varie opere di autori nostrani, prodotti e dati a conoscere in doppia lingua nell’antica Dacia di romana memoria, ma per mezzo della sua attività di autore. Sue opere, infatti, sono state tradotte da vari marchi editoriali e, nel tempo, hanno ottenuto una discreta visibilità su riviste nella forma di segnalazioni che hanno permesso di evidenziare il suo ampio e lucente percorso letterario.

Tra le opere più recenti vi è Eresia per un giorno perso pubblicata nell’ottobre del 2021 dai Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, realtà editoriale che ha sede a Sannicola nella provincia salentina. L’opera, della quale il generoso autore mi ha recentemente fatto dono, è interamene in lingua italiana e si apre con una curiosa e al contempo pertinente nota di introduzione di Andrea Tavernati. Il lavoro di traduzione è stato eseguito, invece, da Simona Stancu.

Compone l’opera un numero consistente di liriche che l’autore ha deciso di stampare in un’edizione il cui formato non è il canonico A5, ma in una struttura editoriale più ampia che fa pensare a qualche catalogo fotografico. In realtà il lettore, predisponendosi alla lettura del volume, ben presto scopre che questo formato, e la relativa disposizione del dettato poetico nelle pagine, ben si sposa al respiro che la vena poematica del Nostro sembra in continua ricerca.

L’immagine di copertina, non meglio riconducibile a una realtà a noi unanimamente nota, crea qualche dubbio e, comunque, è capace di far interloquire il lettore con i reconditi pensieri che, in base alla suggestione visiva, possono prendere il via nel suo cervello. Le tinte appassite fanno pensare a uno scatto d’antan sulle scelte cromatiche di un filtro seppia; l’immagine ritratta, una donna con occhi chiusi con una benda (forse per dormire meglio?) alzata in prossimità della fronte, di certo dà da pensare. Si tratta, come viene evidenziato all’interno del volume, di un’illustrazione di Paola Scialpi. Vengono alla mente tanto immagini di vecchie cartoline stile Liberty di gusto francese, ritraenti uno squarcio domestico dell’alta classe, ma anche la pittura raffinata e di grande pregio di Amedeo Modigliani che dipinse la donna instancabilmente, sempre con particolare attenzione all’universo dello sguardo.

Durante la lettura ho notato degli elementi del lessico che, a varie altezze e nel corso dell’intero volume, ritornano e che, se non è possibile dire che rappresentino delle vere isotopie o delle chiavi di volta per poter accedere al testo – e al pensiero sotteso del poeta – senz’altro si configurano come elementi dominanti proprio per la loro reiteratività e multipla occorrenza. Si condensano attorno alle parole “eresia” e “cecità”, due condizioni particolarissime che coinvolgono l’umana specie (ma non solo, se pensiamo che vi sono forme di cecità anche nell’universo animale) che attengono tanto a una condizione meramente socio-ideologica dell’uomo (l’eretico è colui che non si uniforma, si ribella, ha un suo credo da difendere che non si allinea al pensiero dominante) e quella fisico-patologica rappresentata proprio dal fenomeno della condizione di ipovisione. Stancu parla spesso di impossibilità di vedere, di sguardo celato o impossibile, di mancanza di visione, di cecità e di occlusione della percezione visiva. Questo comporta, di riflesso, la formazione d’immagine sfocate, non ben realizzate, frutto di un’immaginazione fruttuosa più che di un mero dato empirico. L’autore rumeno, che mette in scena il tema della cecità non vuole però che esso venga individuato in maniera basica, quale semplice intendimento a riferirsi a una realtà sfocata, difficile da visualizzare, impossibile da delineare e, dunque, da conoscere e descrivere. In maniera allegorica richiama quell’attitudine dell’uomo contemporaneo che sempre più s’identifica con forme di disattenzione, inascolto e distanza nei confronti dell’altro. La cecità verrebbe a rappresentare sia il non poter vedere, che è un dato oggettivo, che il non voler vedere (o il non essere in grado di vedere) che, invece, è un dato soggettivo, dettato dalla percezione e dalla coscienza dell’individuo.

Credo che una buona lettura dell’opera del nuovo libro di Stancu nel nostro Paese non possa esimersi dal relazionarsi con questi due topoi – l’eresia e la cecità – sui quali l’autore vuole condurci per farci riflettere. Non tanto sul mero dato interpretativo dei suoi singoli testi ma verso un campo di realtà, esperienziale, conoscitivo, sociale e relazionale ben più ampio, che attiene alla nostra presenza nella società odierna.

Valeriu Stancu (Iaşi, Romania, 1950) è poeta, prosatore, saggista, editore e traduttore. Dopo gli studi secondari, si è iscritto all’Univer­sità, dove ha completato gli studi superiori di Filologia con una tesi su “Bacovia e Rim­baud”. Nel suo paese ha pubblicato più di sessanta libri tra raccolte di poesie, poe­sie in prosa, romanzi, racconti, saggi, interviste, appunti di viaggio. Numerose sue opere sono state tradotte e pubblicate all’estero nei paesi: Belgio, Francia, Germania, Italia, Croazia, Turcia, Moldavia, Messico e Canada. È stato tradot­to, oltre che in francese, inglese e italiano (da Gerardo Vacana e Simona Stancu), in tedesco, spagnolo, cata­lano, russo, neerlandese, serbo, arabo, albanese, macedone, giapponese, croa­to e turco. Suoi testi poetici figurano in varie antologie e riviste letterarie sia rumene che straniere. Ha partecipato a svariati Festival Internazionali di Poesia in Europa e in sud America, oltre che in Algeria, Egitto e Vietnam. Dirige la casa editri­ce Cronedit di Iaşi, direttore del Festival Internazionale “Europoesia” e caporedattore della rivista «Cronica» con la quale si è occupato di traduzione e ha pubblicato vari autori italiani dandoli a conoscere in Romania tra cui Dante Maffia, Marco Onofrio, Claudio Pozzani, Laura Garavaglia. Numerosi i premi letterari che gli sono stati attribuiti per la sua insigne e intensa attività letteraria e culturale, tra di essi citiamo: il “Lucian Blaga” (1993), il “Poesis 96” (1996), il “George Bacovia” (2000), il “Liviu Rebreanu” (2011), il “Naji Naaman” (Libano, 2014), il “Lyra” (Kischinev, Moldavia, 2010), finanche l’onorificenza “Cavaliere delle Lettere” da parte dell’Ordine dei Cavalieri del Danubio (2003) e quella di “Uffi­ciale al Merito Culturale” dal Presidente della Repubblica Rumena (2004). Nel nostro Paese ha ricevuto il Premio Europeo di Letteratura “Capo Circeo” (2017), ambito riconoscimento che venne attribuito, tra gli altri, anche a Mario Luzi, Herta Müller, Arturo Pérez-Reverte e il drammatugo nonché ex Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Havel e il Premio Internazionale di Poesia “Roberto Farina” (2018). La Francia gli ha concesso l’onorificenza di Cavaliere all’Ordine delle Arti e delle Lettere.

Lorenzo Spurio


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“Desiderio di evasione, vagabondaggio ed erranza: suggestioni, simbolismi e messaggi”, è uscito il n°34 della rivista “Euterpe”

Pochi giorni fa è stata diffusa la notizia della recente pubblicazione del nuovo numero della rivista di poesia e critica letteraria “Euterpe”, esattamente il n°34 della rivista che proponeva quale tematica alla quale era possibile ispirarsi e rifarsi: “Desiderio di evasione, vagabondaggio ed erranza: suggestioni, simbolismi e messaggi”.

Hanno collaborato e contribuito con proprie opere a questo numero della rivista (in ordine alfabetico) gli autori: ALBASINI Teresa, ALEXANDRU Elena Denisa, APOSTOLOU Apostolos, ARIEMMA Angelo, BALDI Fabia, BARBERA Michele, BARDI Stefano, BARRACATO Antonio, BARTOLUCCI Maria, BELLANCA Adriana, BELLUCCI Massimo, BIANCHI MIAN Valeria, BIOLCATI Cristina, BISUTTI Donatella, BONANNI Lucia, BUFFONI Franco, CALABRO’ Corrado, CAMELLINI Sergio, CARLI BALLOLA Riccardo, CARMINA Luigi Pio, CARRABBA Maria Pompea, CASADEI Valentina, CASCELLA LUCIANI Anna, CAUSI Antonino, CHIARELLO Maria Salvatrice, CHIARELLO Rosa Maria, CIMINO Annalena, CINNERELLA Pasqualino, COMITINI Marcello, CORIGLIANO Maddalena, CORONA Antonio, CURZI Valtero, DEFELICE Domenico, DE FELICE Sandra, DE ROSA Mario, DE STASIO Carmen, DEL MORO Francesca, DOMENIGHINI Luciano, ENNA Graziella, FELICETTI Maria, FERRARIS Maria Grazia, FERRERI TIBERIO Tina, FIAMENI Nicole, FILECCIA Giovanna, FIORENZONI Fiorella, FIORI Antonio, FLORIO Antonietta, FOLLACCHIO Diletta, FUSCO Loretta, GAGLIARDI Filomena, GRASSELLI Denise, GUILLAME Gianluca, INNOCENZI Francesca, LANIA Cristina, LE PIANE Fausta Genziana, LENTI Maria, LENTINI Giuseppe, LUZZIO Francesca, MAFFIA Dante, MAGGIO Gabriella, MAGLI Simone, MANNA CLEMENTI Anna, MARCUCCIO Emanuele, MARIGO Adriana Gloria, MARTILLOTTO Francesco, MAUTHE Ugo,  MINORE Renato, NANINI Elisa, NARDI Lucia, NOVELLI Flavia, PACI Gabriella, PAGNI Alessandro, PASERO Dario, PELLEGRINI Stefania, PIERANDREI Patrizia, PIERGIGLI Matteo, PISANA Domenico, POLVANI Paolo, PRINCIPI Simone, PROIETTI Cinzia Maria Adriana, PUSTERLA Fabio, RAGGI Luciana, RICCIALDELLI Simona, ROMANO Nicola, RUFFILLI Paolo, RUSSOTTI José, SABATO Adriana, SIVIERO Antonietta, SPAGNUOLO Antonio, SPURIO Lorenzo, STANZIONE Rita, STRINGA Teresa, TOFFOLI Davide, TOMMARELLO Laura, TODARI Arianna Shephali Margherita, TONINI Claudio, VANNI Antonio, VARGIU Laura, VENEZIANI Antonio, VESCHI Michele, VINCITORIO Anna, VITALE Carlos, ZANARELLA Michela.

Di particolare interesse è la sezione saggistica del presente volume che si compone dei seguenti contributi:

ARTICOLI

RENATO MINORE – “Io passeggio per passeggiare”

MASSIMO BELLUCCI – “Andarsene a piedi”

ANTONIETTA SIVIERO – “Evasione, sogno, fantasia, un quid in più della mente umana”

SERGIO CAMELLINI – “Nell’infanzia, la stagione dei perché dà felicità o infelicità?”

ANNA VINCITORIO – “Errare alla ricerca dell’isola”

ANGELO ARIEMMA – “Viaggi letterari”

LORETTA FUSCO – “Bukowski: nato per essere”

VALERIA BIANCHI MIAN – “Horreur du domicilie e altri mostri”

ANTONINO CAUSI – “La cultura hobo”

MARIA LENTI – “Dove ti trovo per ritrovarti?”


SAGGI

LUCIA BONANNI – “Erranze emotive, percezioni e messaggi nel romanzo Stoner di John Williams. Lettura critica”

FRANCESCA INNOCENZI – “Il mito di Ulisse nella poesia del Novecento: Pascoli, Kavafis, Saba”

GRAZIELLA ENNA – “L’erranza come ricerca inesausta di se stessi: dal trascendente all’immanente, dal sacro al profano. Esempi in Petrarca e Ariosto”

APOSTOLOS APOSTOLOU – “Il gioco del mondo come evasione. Il filosofo Kostas Axelos e l’affascinato amaro gioco del mondo come evasione”

FAUSTA GENZIANA LE PIANE – “Arthur Rimbaud, un vagabondo nato”

MARIA GRAZIA FERRARIS – “Desiderio di evasione, vagabondaggio ed erranza: il caso di Jack Kerouac”

LUCIANO DOMENIGHINI – “Vagabondaggio ed erranza. Appunto sulla parola “errare”

STEFANO BARDI – “Dal tramonto all’alba: Bruck, Schiavoni e Puglisi”           

VALTERO CURZI – “Desiderio di evasione, vagabondaggio ed erranza: suggestioni, simbolismi e messaggi”

LORENZO SPURIO – “Maledettismo e nomadismo in Raymond Carver. Un avvicinamento al geniale scrittore americano attraverso la lettura di padre Antonio Spadaro”

DOMENICO DEFELICE – “Wanderer del paesaggio, ma più della parola e dello spirito: Emerico Giachery”

DENISE GRASSELLI – “Evasione e introspezione nel Notturno indiano di Tabucchi”

FILOMENA GAGLIARDI – “La dialettica fra errare e ritrovarsi come essenza di tutte le storie: da Ulisse a Herman Hesse”

FRANCESCO MARTILLOTTO – “Torquato Tasso “peregrino errante””

DILETTA FOLLACCHIO – “Evasione, erranza e vagabondaggio da e nella esistenza”

CARMEN DE STASIO – “Le misure creative dell’erranza”


Il nuovo numero può essere letto e scaricato in formato PDF cliccando qui.

Esso può, inoltre, essere scaricato e letto anche sugli altri formati:

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Per coloro che sono interessati, ricordiamo altresì i link per poter raggiungere:


Con l’occasione si fa presente che il tema e la scadenza d’invio dei materiali per prendere parte al successivo numero verranno indicati sui nostri canali (sito Associazione e pagine FB Associazione e Rivista) nelle prossime settimane.

Esce “Saggi Scelti. Volume I. I Classici” di Lucia Bonanni

Il 15 novembre 2021 è uscito il libro “Saggi scelti. Volume I. I Classici”, volume di saggistica del critico letterario e poetessa Lucia Bonanni, scritti tra il 2015 e il 2020, con la cura editoriale del poeta e aforista Emanuele Marcuccio e con la collaborazione del poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, autore della Prefazione, per i tipi di CTL di Livorno. Il libro si apre con una lettera aperta a firma dell’Autrice sul suo fare e intendere poesia, prosegue nelle sue tre sezioni di “Poesia”, “Teatro” e “Approcci comparati” e si conclude con una “Appendice” di due saggi su tematiche di attualità. Si riportano di seguito i titoli dei singoli saggi scelti.

La parte dedicata alla poesia vede al suo interno i seguenti interventi critici: “Il mio modo di intendere la poesia: una lettera aperta”; “La bellezza come piacere dello spirito in arte e poesia”; “Paesaggio, orfismo, alchimia e cammino nei Canti Orfici e altri scritti di Dino Campana”; “Vita interiore, immaginario e creatività nelle opere Di Lauren Simonutti e Anne Sexton”; “Nota critica al volume antologico Leonardo Sciascia. Cronista di scomode realtà”. Per il teatro, invece, “Repertorio e struttura di simboli e metafore nell’opera teatrale El público di Federico García Lorca”; Cuando sale la luna”. Tradizioni popolari, poesia e teatro in Federico García Lorca”; Autenticità, fedeltà e vocazione umana in Casa di bambola e L’anitra selvatica di Henrik Ibsen”; “Vuoto, circolarità e stravaganze in La cantatrice calva, La lezione e Le sedie di Eugène Ionesco”; “Significati, anomalie e liminarità in Aspettando Godot di Samuel Beckett”. Nella sezione degli approcci comparati questi sono i titoli dei relativi capitoli: “Dal Risorgimento alla Resistenza: Paesaggio e soggetività umana negli scritti di Luigi Mercantini, Giuseppe Ungaretti e Italo Calvino”; “Fattori culturali, conoscenza e comunicazione dalla scuola di Barbiana (don Lorenzo Milani) alla realtà degli animatori digitali”; “Seduzione e sesso in letteratura: Analisi e confronto di alcune opere letterarie”; “Realismo, interiorità spirituale e psicologia nella Danaide di Auguste Rodin e nel Perseo di Benvenuto Cellini in relazione allo “yin” e “yang” e alla violenza di genere”; “Da La terra del rimorso di Ernesto De Martino alla “cinematografia sgrammaticata” di Pier Paolo Pasolini per un percorso interdisciplinare tra etnomusicologia, letteratura popolare e cinema etnografico”; Il mito del Changeling come spiegazione di malattie misteriose, rapimenti e scambi di bambini anche in relazione ai fenomeni naturali”. Infine, nella ricca “Appendice” troviamo testi d’interesse generale e di grande attualità e interesse: “Forme di appartenenza, mobilità e orientamento del sistema migratorio”; “I cento giorni del Ruanda. Dramma sociale e dignità umana nella scrittura di Pierantonio Costa e la memoria fotografica di James Nachtwey”.

Il prefatore del volume, il critico letterario Lorenzo Spurio, ha scritto: “[L]’attività letteraria [di Lucia Bonanni] – con particolare attenzione alla saggistica […] – ha ricevuto commenti lusinghieri e apprezzamenti in termini critici, anche nel contesto di premi letterari che hanno, pertanto, messo in luce le indiscusse capacità esegetiche della Nostra, la fluente capacità discorsiva nonché la limpidezza dei ragionamenti che, privi di formalismi o impalcature ardimentose, possono essere recepiti da un pubblico esteso che scantona, pertanto, l’accademismo. Ed è questo, infatti, il punto di forza di tale volume di riflessi critici, di vibrazioni letterarie e di interscambi comunicativi tra autori, opere, fasi storiche, geografie fisicamente lontane ma non nel pensiero o nel ragionamento saggio e interattivo della Bonanni. La Nostra, con un procedimento di lettura delicato e al contempo assai approfondito, è in grado di avvicinarsi con garbo e onestà alla materia letteraria, scantonando superfetazioni e allontanandosi da letture restrittive, classiste o pregne di qualsivoglia orma pregiudiziale o di archetipo precostituito. Gli accostamenti, i riferimenti che il critico porta, spesso in chiave comparativistica o ricorrendo un’analisi delle fonti, risulta di fondamentale importanza per una conoscenza contestualizzata di personaggi, temi, archetipi, analogie, rimandi intertestuali”.

Lucia Bonanni (Avezzano, 1951), poetessa, scrittrice e critico letterario. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Cerco l’infinito (2012) e Il messaggio di un sogno (2013); è autrice di articoli, saggi, recensioni e prefazioni a testi poetici e narrativi di autori contemporanei. Varie pubblicazioni sono presenti in antologie poetiche, raccolte tematiche e riviste di letteratura. Come critico letterario è autrice delle monografie Linee esegetiche attorno all’opera narrativa di Lorenzo Spurio (2019) e Epico e lirico nel dramma «Ingólf Arnarson» di Emanuele Marcuccio (tuttora inedita).

Il poeta e filosofo Dumitru Găleşanu recensisce il libro bilingue “Era d’agosto / Era în august” di Lorenzo Spurio rulla rivista “Banchetul”

Ringrazio il poeta e filosofo Dumitru Găleşanu che sulla rivista letteraria rumena “Banchetul” – Revista fundaţiei Culturale “Ion D. Sîrbu” (Anul VI, nr. 67-68-69, iulie-august-septembrie 2021) ha pubblicato la sua lunga recensione al mio libro di poesia bilingue italo-rumeno “Era d’agosto / Era în august” pubblicato quest’anno da Cronedit di Iasi con poesie tradotte in rumeno da Alexandra Firita, Geo Vasile e Stefan Damian. La pregevole e appassionata recensione di Dumitru Găleşanu, in rumeno, è accompagnata dalla traduzione in italiano – sempre pubblicata in rivista – a cura di Floarena Sima.

“Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura”: è uscito il n°33 della rivista “Euterpe”

Siamo felici di comunicarLe dell’uscita del n°33 della rivista di poesia e critica letteraria «Euterpe» che proponeva quale tema di riferimento “Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura”.Nella rivista sono presenti testi di (in ordine alfabetico): ABENANTE Carla, ABRUZZESE Andrea, APOSTOLOU Apostolos, BARTOLUCCI Maria, BELLANCA Adriana, BELLINI Eleonora, BIANCHI MIAN Valeria, BIOLCATI Cristina, BONANNI Lucia, BORDONI Michele, BUFFONI Franco, CAFFIERO Patrizia, CALABRÒ Corrado, CAMELLINI Sergio, CARMINA Luigi Pio, CARRABBA Maria Pompea, CASUSCELLI Francesco, CATANZARO Francesco Paolo, CHIARELLO Rosa Maria, CHIRICOSTA Rosa, CONCARDI Enzo, CORIGLIANO Maddalena, CORONA Antonio, CURZI Valtero, DEFELICE Domenico, DE FELICE Sandra, DE ROSA Mario, DI SORA Amedeo, ENNA Graziella, FERRERI TIBERIO Tina, FERRI Mita, FILECCIA Giovanna, FINOCCHIARO Johanna, FUSCO Loretta, GAGLIARDI Filomena, LANIA Cristina, LE PIANE Fausta Genziana, LUZZIO Francesca, MANNA CLEMENTI Anna, MARCUCCIO Emanuele, MARTILLOTTO Francesco, MARTONE John, MIRABILE Salvatore, MORETTI Vito, NARDIN Donatella, NAZZARO Antonio, NOVELLI Flavia, OLDANI Guido, PACI Gabriella, PASERO Dario, PAVANELLO Lenny, PECORA Elio, PELLEGRINI Stefania, PIERANDREI Patrizia, QUINTAVALLA Maria Pia, RAGGI Luciana, RICCIALDELLI Simona, RIZZO Jonathan, SABATO Adriana, SANTONI Enrica, SICA Gabriella, SIVIERO Antonietta, SPURIO Lorenzo, STANZIONE Rita, STEFANONI Gian Piero, TAGLIATI Franco, TASSONE Rocco Giuseppe, TERESI Giovanni, TOMMARELLO Laura, VARGIU Laura, VESCHI Michele, ZANARELLA Michela, ZINNA Lucio.

Di particolare interesse è la sezione saggistica / critica letteraria del presente volume che si compone dei seguenti contributi:

ARTICOLI                                                                                                                                   

“Didone nel libro dell’Eneide: preparazione e costruzione di una tragedia” (Filomena Gagliardi)

“Il Re burla”; “Limiti 3X2” (Michele Veschi)

“Domani è un altro giorno: riflessioni su Via col vento di M. Mitchell” (Lenny Pavanello)

“Beatrice, amore tra mito, realtà e leggenda” (Sergio Camellini)

“Ettore e Andromaca: l’addio” (Tina Ferreri Tiberio)

“Mala Zimtebaum ed Edek Galinski: un amore ad Auschwitz” (Antonietta Siviero)

“La possibilità dell’impossibilità di un sentimento amoroso” (Valtero Curzi)

“Un viaggio chiamato amore”; “Noi ci diciamo cose oscure” (Loretta Fusco)

SAGGI                                                                                                                                           

“La barca dell’amore s’è spezzata…” (Amedeo Di Sora)

“Il fascino dell’alba per un incontro storico memorabile: Cartesio e Cristina di Svezia” (Anna Manna Clementi)                                                                                             

“Il simbolo e la metafora fra mitologia, arte, poesia e letteratura” (Apostolou Apostolos)            

“L’amore impossibile di Solange de Bressieux” (Domenico Defelice)

“Honoré de Balzac e Madame Hanska” (Fausta Genziana Le Piane)

“Gli amori “infelici di fine” nella Gerusalemme Liberata” (Francesco Martillotto)

“Gli amori impossibili nella Gerusalemme Liberata tra opposizioni e devianza” (Graziella Enna)

“Giselda Fojanesi e la sua avventura siciliana” (Lucio Zinna)

“Quando i legami familiari sono d’impedimento alle relazioni amorose: Le nostre anime di notte di Kent Haruf” (Lucia Bonanni)

Segnaliamo altresì il lungo saggio di Lorenzo Spurio sul poeta, saggista e critico letterario Vito Moretti (1949-2019) al quale è dedicato il numero e del quale è presente una ricca scelta di testi della sua ampia carriera letteraria; un’intervista a cura di Michele Bordoni alla poetessa e scrittrice Donatella Bisutti e un intervento di Lorenzo Spurio sulla “Poesia Sculturata”, creazione della poetessa siciliana Giovanna Fileccia, con in appendice un’intervista all’artista.

Troverà il nuovo numero della rivista allegato in formato PDF; la stessa può essere scaricata collegandosi al nostro sito, cliccando qui.

A continuazione, invece, può essere letta/scaricata in vari altri formati:

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Ebook: Azw3 per Kindle – Mobi – Epub

Prima di salutarvi e di augurarvi buona lettura, ci teniamo a segnalare alcune notizie che reputiamo utili e interessanti correlate all’attività della nostra rivista:

RIVISTA EUTERPE 2011-2021: negli scorsi mesi, dato il decennale dell’attività della rivista di poesia e critica letteraria «Euterpe» abbiamo pubblicato un volume-archivio che raccoglie, oltre alla storia della stessa (come è nata, si è sviluppata, i suoi progetti, etc.), la configurazione delle rubriche nel tempo e della composizione della Redazione, tutti gli editoriali e l’archivio completo, in ordine alfabetico, che contempla tutti gli autori che hanno scritto sulla rivista con riferimenti al numero e all’annualità. L’opera, curata dal direttore della rivista Lorenzo Spurio, è prefata dal poeta e critico letterario Antonio Spagnuolo e si chiude con una postfazione del poeta prof. Nazario Pardini. All’interno di questo numero della rivista è presente, nella sezione “Recensioni” un breve comunicato stampa del volume. Per chi fosse interessato a richiederlo si consiglia di scrivere a rivistaeuterpe@gmail.com per ricevere tutte le informazioni.

VOLUME MONOGRAFICO “STILE EUTERPE” VOL. 6 – Dopo i precedenti volumi monografici dedicati rispettivamente a Gianni Rodari (curato dal prof. Francesco Martillotto) e ad Oriana Fallaci (curato da Lucia Bonanni) contenenti poesie, racconti, saggi, recensioni e altri contributi del progetto “Stile Euterpe” volto, di volta in volta, a rileggere, approfondire, studiare un intellettuale del panorama letterario italiano, è stato proposto a tutti i collaboratori presenti e passati della rivista, con un sistema di partecipazione attiva e ad evidenza pubblica, un sondaggio per la scelta del nome dell’autore al quale dedicare il prossimo volume tematico. I nominativi proposti sono fuoriusciti da una prima scelta operata dalla Redazione della Rivista. Per poter esprimere le proprie preferenze è stato creato un sondaggio all’interno di un gruppo chiuso di Facebook. Il Consiglio per chi è già iscritto a Facebook e intende partecipare è il seguente: chiedere iscrizione al Gruppo (https://www.facebook.com/groups/777388299073155) e, una volta ricevuta l’accettazione, dirigersi al sondaggio che appare nella parte alta della pagina o cliccare direttamente qui:  https://m.facebook.com/questions.php?question_id=2671592796319353

Si possono esprimere un massimo di tre scelte e non di più.

Per coloro che, invece, non posseggono Facebook o non riescono a esprimere la propria scelta online, chiediamo la gentilezza di scaricare e compilare il modulo al seguente link: https://drive.google.com/file/d/1A4WR63NoqbIzZwivmyHPTXRQzu7gOxAL/view?usp=sharing e di farlo avere compilato in ogni sua parte, firmato e scansionato alla mail ass.culturale.euterpe@gmail.com entro il 30/09/2021, data nella quale il sondaggio verrà chiuso.

I voti ricevuti mediante compilazione del suddetto modello verranno computati agli altri espressi sul sondaggio online.

* * *

Ricordiamo, inoltre, che il tema del prossimo numero della rivista al quale è possibile ispirarsi sarà “Desiderio di evasione, vagabondaggio ed erranza: suggestioni, simbolismi e messaggi”. Ricordiamo, altresì, che il tema è da intendere quale consiglio di una possibile proposta da presentare e che non è strettamente vincolante.

I materiali dovranno essere inviati alla mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 19 settembre 2021 uniformandosi alle “Norme redazionali” della rivista (leggere qui prima di inviae contributi: https://associazioneeuterpe.com/norme-redazionali/)

È possibile seguire il bando di selezione al prossimo numero anche mediante Facebook, collegandosi al link: https://www.facebook.com/events/597851327769239

“Il grande progetto” di Maja Herman Sekulić, recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

Il grande progetto. È un titolo poderoso, che non può passare inosservato, quello che campeggia sulla copertina di questo libro edito da Il cuscino di stelle di Pereto (AQ), casa editrice gestita da Armando Iadeluca particolarmente attenta alla cultura internazionale, alle opere di poeti in giro per il mondo, magicamente “versate” nel nostro idioma dalla poetessa e traduttrice bolognese Claudia Piccinno.

Questa volta la Piccinno ci presenta l’opera di una poetessa di origini serbe di sicuro spessore: Maja Herman Sekulić; a testimoniarcelo è anche la prefazione di Dante Maffia, noto poeta e cultore letterario la cui adesione al progetto editoriale, oltre a impreziosirlo, ne detta in maniera energica e incipitaria il valore e il prestigio tanto dell’autrice quanto della sua opera.

Nutrita di successi e di avvenimenti entusiasmanti è la carriera letteraria della Sekulić che, per motivi di brevità, cerchiamo di passare in rassegna tra i tratti che sembrano particolarmente distintivi. È nata a Belgrado, capitale della Serbia, nel 1949; oltre ad essere poetessa – veste per la quale la Piccinno l’ha scoperta e ce la fa conoscere – è scrittrice, saggista e traduttrice. Le sue origini, miste, la vedono come figlia tanto dei Balcani quanto degli USA sebbene nel suo lungo percorso non sono mancati periodi di formazione e permanenza anche in altri paesi tra cui la Francia, l’Inghilterra, la Germania e l’Italia. Attualmente si divide tra New York e Belgrado ed è membro di spicco della Serbian Literary Association e della Serbian Literary Society. Ha insegnato alla prestigiosa Princeton University nel periodo 1985-1989 e alla Rutgers University dal 1982 al 1984, è stata inoltre lettrice alle Università di Harvard, dello Iowa e altre ancora. Collaboratrice di associazioni e realtà culturali di vari paesi, ha preso parte a riviste. Il suo impegno culturale è stato volto anche al sostegno nei confronti di un’idea unitaria di cultura e lingua che unisse le varie anime del popolo balcanico, un tempo stato unitario e ora frammentato in varie repubbliche tanto che nel 2017 sottoscrisse la Dichiarazione sulla lingua comune per Croati, Serbi, Bosniaci e Montenegrini, progetto che, se da una parte apparve come utopistico, senz’altro era mosso da nobili e alti intenti.

Avvicinandoci alla produzione letteraria della Nostra va rivelato che si tratta di un’autrice prolifica avendo all’attivo una quindicina di volumi pubblicati, tra raccolte di poesie, romanzi, saggi critici, dissertazioni che vanno ad aggiungersi a una copiosa presenza di recensioni, prefazioni e testi apparsi in riviste, antologie e volumi di terzi. Una intellettuale, dunque, completa: non solo interessata ai suoi libri e a rincorrere le spire della sua creatività, ma in continuo e attento dialogo con il mondo, in confronto con la realtà culturale, autrice di volumi, ma anche fine critica e studiosa. I suoi volumi sono stati pubblicati tanto in lingua serba che in inglese e, nel caso del volume in oggetto, grazie all’intermediazione linguistica della Piccinno, in italiano. Sue opere singole, tra cui componimenti poetici, hanno visto la luce anche in altre lingue tra cui il francese e il tedesco. Per la poesia ha pubblicato Kamerografija (Camerography)[1] nel 1990; Kartografija (Cartography) nel 1992; Iz muzeja lutanja (Out of the Museum of Wondering) nel 1997; Iz puste zemlje / Out of the Waste Land[2] (1998); Lady of Vincha / Gospa od Vinče nel 2017. Copiosa la produzione narrativa mentre, per la saggistica, segnaliamo il volume Skice za portrete / Sketches for Portraits che contiene una raccolta di colloqui con amici, autori americani e internazionali, da Joseph Brodskj a Bret Easton Ellis; Prozor u žadu (1994), un libro che contiene saggi e divagazioni elaborate durante una serie di viaggi nel sud Est Asiatico tra cui in Tailandia, Vietnam, Myanmar e Cambogia; Who was Nikola Tesla? The Genius who gave us Light (2015) un saggio interamente dedicato allo scienziato Nikola Tesla (1856-1943), illustre serbo e inventore, tra le altre cose, della lampadina con accensione senza fili. Autrice anche di racconti per l’infanzia e, per quanto attiene al mondo della traduzione, rilevante è stato il suo apporto nel far conoscere alla comunità internazionale una serie di poeti serbi che ha tradotto in inglese.

Avvicinandoci al volume Il grande progetto (2020) è impossibile non riportare – dato l’acume critico e la grande espressività figurativa del tono – alcuni estratti della dotta prefazione di Dante Maffia, nella quale è possibile leggere: «È libro impegnato e lirico insieme; libro che sa porre l’accento sulla condizione umana e sui valori; libro che sottolinea in maniera dolce e corale, […] le ragioni delle radici; libro […] civile […] che pone in essere problematiche vive, palpitanti, attuali, a cominciare dallo sfaldamento della Jugoslavia fino ad arrivare alla pandemia del coronavirus» (6).

Ed in effetti dell’autrice serba si apprezzano la vastità dei riferimenti e delle intenzioni se pensiamo, che nella scelta di liriche qui tradotte dalla Piccinno, si parla di molti argomenti diversi, apparentemente distanti e slegati tra loro. Tuttavia, se ci si avvicina con attenzione e si cerca di capire il retroterra nel quale determinate riflessioni sono nate, ben si comprende come ogni ambito del quale la Nostra parla sia irrelato e contiguo alla sua sostanza vitale, in altri termini alla sua biografia. È la vicenda di una donna che è nata ed è vissuta in un Paese che non c’è più, com’era allora, continuamente rivisto dalle soluzioni e derivazioni della storia, a seguito di dittature, guerre e trattati a tavolino. Si parte, dunque, dai Balcani delle origini, per passare poi, sull’onda di vari viaggi effettuati in giro per il mondo, a una selezionata scelta di liriche che concernono la visita al vecchio regno di Burma, la Birmania dei nostri testi scolastici, oggi Myanmar, quel paese tanto distante sulla carta geografica che da tempo vive la nefandezza di una spietata dittatura militare.

È la stessa autrice a informarci che la poesia “Figlia di Sisifo” è espressamente rivolta a ricordare un fatto denigratorio per l’umana specie, quello delle barbarie della dittatura titina sulla Jugoslavia. Il componimento che segue, “Una genealogia del ventesimo secolo”, diviso in tre ampie e articolate stanze, è stato inserito con la volontà di introdurci a un pensiero ricorrente nella Nostra, quello del dissidio insito nelle terre dei Balcani che ha condotto a guerre logoranti ma anche alla sua formazione di donna e intellettuale composita, mitteleuropea, dotata di una ricchezza culturale e umana emanata e consolidatasi proprio in ragione di un sincretismo culturale e di una grande fiducia nella promozione dell’istituto della solidarietà empatica e partecipativa. «Una parte di me è vecchio / sangue mitteleuropeo / una fetta di torta sacher inattiva / su una terrazza ad Abazia / […] Quanto sono lontani gli altopiani / da Agram?// […] // L’altra metà, quella sinitra, / proviene dal proletario, dal popolino, / da arterie contadine / di rifugiati tedeschi, rivoluzionari del 1848 / […] / Il palazzo di Eltz, ricordato / nel libro di Magris»[3] (13-14): nel giro di pochi versi la poetessa ricostruisce il legame con la terra, percepisce la sua eredità di cittadina europea, nelle sembianze delle tipicità delle terre a lei più o meno contigue, nelle tradizioni nazionali, nei respiri di etnie che sente, nei prodromi e nella sensibilità, a lei genitrici e amiche al contempo.

La Sekulić tocca continuamente i temi dell’appartenenza storica e geografica e con essi anche quelli della memoria, della resistenza, delle lotte civili, dell’universo di coloro che hanno sofferto la repressione, la violenza, di chi ha dovuto espatriare, tentare rifugi di fortuna, abbandonare il proprio Paese, riscrivere la propria vita, elaborare lutti, confrontarsi con l’altro: «Scriviamo una nuova toponomastica, / gli indirizzi, / […] / Siamo tutti nati / di nuovo. / Tutti rifugiati» (16).

Nel volume c’è una poesia dedicata al grande scienziato Nikola Tesla sul quale la Nostra ha scritto un saggio che ripercorre la sua vita e la sue importanti scoperte che hanno dettato un miglioramento nella vita dell’uomo contemporaneo: «cercando di entrare nella sua testa / […] / su come ha illuminato la prima città con l’elettricità / di come ha scoperto le onde magnetiche / e riguardo all’energia terrestre / […] / viviamo / nel suo mondo / come lui vive / nella mia poesia» (19).

Colpisce della Nostra la sua capacità di coinvolgimento e il sincero interesse e trasporto che nutre in relazione a episodi, manifestazioni e realtà che geograficamente non la riguardano direttamente e da vicino ma con le quali sente affinità, vicinanza, solidarietà, nutrendo partecipazione alle sorti di genti lontane. È il caso, ad esempio, della realtà delle donne yazide di cui accenna nella poesia “Le Super Lune”. Parimenti si raccolgono – come già ricordato – alcune poesie scritte in Birmania, durante una sua permanenza nella penisola asiatica, nelle quali ci affresca il potente fiume Irrawaddy, il più grande del Paese con una lunghezza di circa duemila chilometri e l’accecante cupola color oro della Pagoda Shwedagon Paya nella vecchia capitale Yangoon.

A costellare alcune liriche del volume sono delle chiose introduttive da altrettante opere letterarie, principalmente della letteratura inglese, da Samuel Taylor Coleridge nella “romantica” Ballata del vecchio marinaio alla romanziera Elizabeth Bishop.

Lo sguardo sociale non è restio al cambiamento dei tempi correnti difatti la poetessa non si esime dal dedicare un componimento – di indubbia efficacia e pathos – al dramma relativo alla situazione pandemica del Covid-19. In questo testo, che la poetessa ha voluto “leggere” e inserire nel contesto del nostro Belpaese con riferimenti a Roma e Venezia e un collegamento con la sua seconda casa, gli Stati Uniti, si legge: «Il Corona ha attraversato l’Oceano. / Mangia la Grande Mela dal centro. / La pandemia globale di Wuhan ha irrevocabilmente cambiato il mondo» (40). Ed è su quel “irrevocabilmente” che la poesia intende porre i suoi quesiti attorno a questo presente labile e insicuro che attualmente cerchiamo di vivere, riappropriandoci lentamente dei nostri spazi con tanto disagio e insicurezza, perturbati da un’ansia che sembra difficile da allontanare, dopo che i nostri occhi sono stati spettatori silenti e partecipi del dramma: «Roma città eterna e deserta / […] / Milano sanguina. Bergamo singhiozza» (40). E così, ogni altro angolo del mondo. Il ripristino della normalità e la disinfezione dal Male purulento che ci ha devastato vengono iscritti dalla Sekulić in un ipotizzabile e speranzoso intervento divino da parte della dea Sunna (della tradizione nordico-germanica), sembianza di luce salvifica, affinché possa «rianimar[e] la Terra e ripulir[la] [da] tutte le cellule del mio essere» (40).

LORENZO SPURIO

Note: La riproduzione del presente testo, sia in formato integrale che di stralci e su qualsiasi tipo di supporto, non è consentito se non ha ottenuto l’autorizzazione da parte dell’autore. E’ possibile, invece, citare dall’articolo con l’apposizione, in nota, del relativo riferimento di pubblicazione in forma chiara e integrale.


[1] Il titolo dell’opera è in lingua serba translitterata in segni grafici dell’alfabeto internazionale e, tra parentesi, tradotto in inglese.

[2] Edizione bilingue serba/inglese.

[3] La “torta Sacher” fa riferimento all’Austria di cui è uno dei dessert tipici; la città di Abbazia, un tempo italiana, è oggi croata e nota con il toponimo Opatija e appartiene alla regione litoraneo-montana della Croazia ed è adagiata sul mar Adriatico. “Agram” starebbe per Zagabria, capitale della Croazia, termine in tedesco utilizzato dalla Nostra nel corso della poesia. Il “Palazzo di Eltz”, più propriamente il “Castello di Eltz” è un castello dall’architettura fiabesca stile disneylandiano situato nelle prossimità di Wierschem sulle colline che sovrastano la Mosella tra Coblenza e Treviri, in Germania.

“Una brezza mediterranea tra poeti italiani e turchi” a cura di C. Piccinno e M. Şenol. Recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di LORENZO SPURIO

È una raccolta interessante, dettata da esigenze polifoniche e di condivisione culturale, quella che la salentina Claudia Piccinno – poetessa e fluente traduttrice nella nostra lingua di poeti sparsi in vari angoli di mondo – ha prodotto negli ultimi tempi. La struttura è volutamente tripartita ovvero, con la finalità di poter arrivare a un pubblico più vasto e in consonanza del progetto interculturale, le poesie qui raccolte si presentano in tre diverse lingue: l’italiano, l’inglese e il turco.

Il volume, che porta come titolo Una brezza mediterranea tra poeti italiani e turchi / A Mediterrean Breeze among Italian and Turkish Poets / Türk ve İtalyan Şairlerin Akdeniz Esintisi (Il cuscino di stelle, Pereto, 2020), raccoglie così una selezionata scelta di autori nostrani, “versati” prima in inglese, quale lingua intermedia – a sua volta di ampio accoglimento – per poter poi trovare un’ulteriore versione nella lingua turca. Stesso procedimento, ma secondo un andamento contrario, è stato fatto per i poeti turchi che sono stati inseriti.

Questo volume è un potenziale ponte tra popoli, identità culturali, religiose, atto ad avvicinare i gruppi umani facendo forza sulle loro comunanze, propensioni parallele, circostanze ed elementi agglutinanti piuttosto che sulle discrepanze e divergenze di visioni.

Nella puntuale nota di prefazione stilata da Deborah Mega si legge: “Va a questo punto ribadita, una volta di più, l’importanza e il rigore delle traduzioni, che non devono annientare le specificità di ciascuna lingua in modo tale da garantire il trasferimento di quello scrigno di segreti linguistici, tesoro di ogni lingua nazionale e fonte di arricchimento reciproco e di curiosità per le differenze. Ne deriva un clima interculturale che abbatte le barriere linguistiche e, aprendo nuovi orizzonti, crea visioni transnazionali, veri e propri ponti tra comunità solidali e dialoganti”.

Nell’opera sono antologizzati la mugellana Annamaria Pecoraro in arte “Dulcinea” (classe 1981, nata a Reggello), nota promotrice culturale; la compianta Bruna Cicala, genovese, collaboratrice del Centro Lunigianese di Studi Danteschi, poetessa molto apprezzata che ha lasciato un grande vuoto; la nota poetessa, saggista e giornalista del Basso Lazio Carmen Moscariello, Fondatrice e Presidente del prestigioso Premio Letterario “Tulliola – Renato Filippelli” le cui premiazioni si tengono presso il Senato della Repubblica Italiana; la stessa curatrice del volume, Claudia Piccinno, poetessa leccese, strenua collaboratrice di varie piattaforme interculturali a livello mondiale; il professore Domenico Pisana di Modica (SR), eccellente teologo e saggista prolifico con studi sulla poesia degli Iblei e monografie sul conterraneo Salvatore Quasimodo; Elisabetta Bagli (romana classe, 1970 naturalizzata madrilena) autrice di sillogi poetiche e racconti per l’infanzia; Emanuele Aloisi di Cosenza di professione medico e Presidente dell’Associazione Culturale Itaca “Dal Tirreno allo Jonio”; Enzo Bacca di Larino (CB) vincitore di copiosi riconoscimenti letterari; la tarantina Ester Cecere, ricercatrice di Biologia marina, autrice di poesie e racconti particolarmente apprezzati; Giampaolo Mastropasqua dirigente medico del reparto Psichiatrico ATSM del Carcere di Lecce; Michela Zanarella, poetessa e giornalista, redattrice di varie riviste e Presidente dell’Associazione Le Ragunanze di Roma; la poetessa-haijin Valentina Meloni (romana, classe 1976, naturalizzata umbra) curatrice di pagine e riviste haiku; finanche il decano della poesia il professor Nazario Pardini, Ordinario di Letteratura Italiana in quiescenza, fertile autore di poesia e critica letteraria, contemporaneo Virgilio di tanti poeti, tra esordienti, affermati, più o meno maturi.

Per gli autori turchi, invece, troviamo: Deniz Ayfer Tüzün impegnato anche nella recitazione e nel campo della drammaturgia; la giovane Deniz İnan che ha all’attivo varie pubblicazioni poetiche tra cui Mor Mahzen (2018); Dilek İşcen Akişik, poetessa di lungo corso nata a Smirne e collaboratrice di numerose riviste; Emel İrtem, poetessa originaria di Eskişehir, nel nord-ovest della Turchia, medesimo luogo della poetessa e musicista Funda Aytüre; Emel Koşar, poetessa e critico letterario; Hilal Karahan poetessa che proviene da una professionalità medica e poi Kalgayhan Dönmez; il curatore della parte turca, Mesut Şenol, editore e traduttore; Nuray Gök Aksamaz nativa di Istanbul (classe 1963) di professione ingegnere chimico; la conduttrice televisiva Sabahat Şahin; Osman Öztürk e Volkan Hacioglu.

Dal momento che numerose e assai variegate risultano le tematiche oggetto delle varie liriche contenute nel volume reputiamo che non sia consono lo spazio di questa breve segnalazione parlarne perché una lettura meticolosa dei contenuti imporrebbe l’analisi mediata e approfondita di ciascuna poetica. Riteniamo, inoltre, che per potersi esprimere in maniera abbastanza centrata in merito alle tante poetiche ivi raccolte i pochi testi presentati per ciascun poeta inserito non possono, né pertanto debbono, ritenersi sufficienti per un’analisi di questo tipo che, diversamente, apparirebbe sciatta e pressappochista.

Valevole e di spessore, invece, rimane il progetto nella sua interezza e per gli alti propositi che i curatori, quali onesti mediatori culturali, hanno inteso lanciare e difendere strenuamente. Ecco perché questo volume – come già detto – è un valido ponte di passaggio tra spazi apparentemente diversi e distanti, un elemento utilissimo che permette una confluenza e un travaso troppe volte ritenuti impossibili o, addirittura, perigliosi. Esso, pertanto, va letto anche alla luce delle vicende storico-sociali che hanno descritto, non sempre in maniera fausta, le relazioni diplomatiche, di apparente cordialità e vicinanza tra i due popoli, le due nazioni, i due contesti.

Iniziative del genere, che nascono dalla volontà di istituire un cammino di dialogo e rispetto reciproco dovrebbero essere intensificate e duplicate, in vari contesti e non solo quelli editoriali; Piccinno e Şenol, quali veri ambasciatori di pace, hanno dimostrato che, qualora si voglia e realmente ci si crede, è sempre possibile deporre il primo mattone. È chiaro che le fondamenta per dare robustezza alla costruzione necessitano la partecipazione attiva – e la convinzione – di tanti che, assieme a speranza, rispetto, mutua compartecipazione e spirito di lealtà, possono senz’altro fare la differenza. Questo perché, se la parola in passato è stata spesso adoperata per aizzare violenze, denunciare, inveire, creare dissidio, incitare alla lotta, è pur vero che essa non può rinnegare la sua funzione primigenia che non ha a che vedere – proprio come la poesia – con la cesura e la lotta, ma con l’esaltazione dell’unione e la difesa della creazione.

LORENZO SPURIO

Jesi, 22/05/2021

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La rivista «Euterpe» celebra i primi dieci anni d’attività con un volume-archivio

Nell’occasione dei dieci anni di attività della rivista di poesia e critica letteraria «Euterpe» – fondata da Lorenzo Spurio nell’ottobre 2011 con la scelta del nome della poetessa palermitana Monica Fantaci, traendolo da una sua poesia – l’Associazione Euterpe, nata nel 2016 e che ha integrato all’interno delle sue varie attività anche la rivista, ha deciso di dare alle stampe un volume collettivo.

Il volume, in elegante veste grafica, si compone di 264 pagine e si articola in vari percorsi atti a presentare l’universo di questa rivista letteraria – esclusivamente aperiodica, digitale e gratuita – che è giunta a celebrare i primi dieci anni di presenza nello scenario culturale e che ha visto l’adesione di più di 600 autori, compresi dall’Estero.

Lo stesso Spurio, direttore della rivista, ha inteso curare questo volume che si apre con una preziosa nota critica del poeta partenopeo Antonio Spagnuolo, collaboratore instancabile della rivista con suoi contributi poetici e non solo che così annota nel suo egregio preambolo critico: «Riordinare con certosina pazienza e accorta catalogazione dieci anni di attività editoriale non credo sia lavoro da accettare con leggerezza e senza la dovuta attenzione che una tale revisione richiede. […] [Questo libro è] un vademecum di enorme spessore […] Un lavoro ineccepibile che aspira a una prospettiva ampia, capace di dare un senso alla realtà poetica e a portare luce al simbolo segmentato disincanto delle immagini, del non visibile, del non razionale, condividendo infine in processo creativo di centinaia di autori che con illuminata originalità hanno dato il via a un aperiodico preciso e unitario».

Nell’ampia introduzione di Spurio si tracciano le origini, vale a dire gli incontri fondativi che hanno permesso la costituzione della stessa, come è stata strutturata, gli avvicendamenti e le modifiche, le introduzioni e le novità che man mano, nel corso della sua attività, l’ha vista mutare per giungere sino a quello che è oggi.

In queste pagine si dà testimonianza anche di quella che è stata l’attività di promozione culturale mediante l’organizzazione di reading, presentazioni di libri, convegni e attività editoriale che gravitò attorno alla rivista «Euterpe» nei primi anni dalla sua attività.

Opportune sezioni del libro danno conto della strutturazione della redazione della rivista nel corso del tempo, della molteplicità di rubriche e settori che l’hanno riguardata sino a giungere, in termini più recenti e dopo un riammodernamento del progetto, a una rivista aperta solamente a contributi inediti afferenti ai generi della poesia (compresa quella dialettale e gli aforismi) e alla critica letteraria (con articoli, saggi e recensioni).

Vi è poi l’elencazione dei vari numeri della rivista che sono usciti, ripartiti per periodo di pubblicazione e tematica di riferimento proposta con l’indicazione, quale numero attualmente “in lavorazione” dell’uscita dedicata agli “Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura”.

Seguono tutti gli editoriali che nel corso della pubblicazione dei trentadue numeri usciti sono stati diffusi (la gran parte a firma dello stesso Spurio, ma altri redatti da Monica Fantaci e Martino Ciano) e l’archivio storico con tutti i riferimenti delle opere pubblicate in base all’ordine alfabetico degli autori. Sulla rivista hanno scritto nomi di primo piano del panorama letterario nostrano tra cui Valerio Magrelli, Fabio Pusterla, Franco Buffoni, Elio Pecora, Lucio Zinna, Guido Zavanone, Dante Maffia, Corrado Calabrò, Paolo Ruffili, Maria Pia Quintavalla, Donatella Bisutti, Anna Santoliquido, solo per citarne alcuni.

A chiudere il volume è un commento riepilogativo del poeta e critico letterario Nazario Pardini – presenza assidua della rivista – che così annota: «Sarebbe veramente lungo ricordare tutte le manifestazioni, i nomi, e gli impegni della rivista. La sua storia. Possiamo comunque dire che con essa si copre, a livello storico, una bella fetta della vita nazionale, con tematiche di estrema attualità. Leggere «Euterpe» significa restare aggiornati, ricevere notizie calde e intricanti per noi che siamo affezionati a tutto ciò che concerne la poesia e la cultura».

Per info/contatti sul volume: rivistaeuterpe@gmail.com