Il nuovo numero della rivista “Euterpe” dedicato agli autori stranieri che hanno influenzato la nostra letteratura nazionale

In data 17/11/2017 è stato pubblicato in rete il nuovo numero della rivista di letteratura online (Aperiodico tematico) “Euterpe”, il n°25 avente come tematica di riferimento “Autori internazionali e la loro influenza nella letteratura italiana”.  Questo che segue è il testo dell’editoriale – da me scritto – che apre il nuovo numero della rivista: 

Con questo nuovo numero della rivista siamo felicemente arrivati al venticinquesimo e ci approssimiamo a chiudere il 2017 che è stato senz’altro impegnativo a livello di eventi, iniziative e concorsi portati avanti in seno alla Associazione Culturale Euterpe nata a Jesi nel marzo del 2016 e che ha inglobato al suo interno, tra le tante realtà culturali, anche questa della rivista nata già nell’ottobre del 2011. Vale a dire che il prossimo anno compirà i suoi primi sette anni che, nel mare magnum delle iniziative editoriali e culturali che nascono in rete negli ultimi tempi, mi sembra sia un traguardo già di per sé entusiasmante e apprezzabile.

Ciò è stato permesso grazie a validi collaboratori che nel tempo hanno dedicato il loro tempo – a titolo meramente gratuito, ci tengo a sottolinearlo – la loro attenzione e professionalità per seguire un progetto nato effettivamente con pochissimi mezzi ma idee valide e sostenute con energia. Nel corso di questi anni la redazione ha, infatti, visto allargamenti, nuovi arrivi e ha seguito quindi una sua naturale gestazione di crescita e sviluppo sino ad arrivare ad oggi.

Ringrazio non solo quelli che – forse impropriamente definisco “redattori” della rivista, essendo essa una pubblicazione aperiodica – che hanno permesso non solo con i propri interventi di dar linfa alla rivista ma di permetterne la sua espansione e diffusione. Siamo, infatti, particolarmente felici di aver allargato, nel giro di pochissimi anni, il nostro pubblico e le collaborazioni. Nel tempo – come è stato già osservato – hanno scritto su questa rivista (pubblicando inediti o proponendo contributi già pubblicati in cartaceo o altro) esponenti di spicco della cultura letteraria italiana e non solo di cui, per brevità, mi pregio citare la poetessa brasiliana Marcia Theophilo (vincitrice nel 2015 del Premio alla Carriera nel noto Premio “Città di Vercelli” per la poesia civile), il poeta, critico letterario e scrittore candidato al Premio Nobel per la Letteratura Dante Maffia (al quale recentemente, all’interno della VI edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, abbiamo attribuito il Premio alla Carriera e la targa di Socio Onorario), il prof. Giuseppe Langella (Università Cattolica di Milano), la poetessa fiorentina Mariella Bettarini, i poeti Corrado Calabrò, Antonio Spagnuolo, Nazario Pardini, Tomaso Kemeny, Franco Buffoni, i critici Giorgio Linguaglossa, Maurizio Soldini, Domenico Pisana e tanti altri ancora. Per un desiderio di esaustività su tutti gli autori che hanno collaborato con noi dalla nascita della rivista ad oggi consiglio di cliccare qui nella sezione dell’Archivio delle partecipazioni.

Felici e onorati della loro collaborazione alla nostra rivista che si è sempre caratterizzata per una grande apertura di idee, sia per le tematiche di volta in volta proposte (si pensi ai numeri dedicati a “Quando l’arte diventa edonismo” ovvero il n° 17 e a “Sesso e seduzione nella letteratura” ovvero il n°18), sia per dar spazio anche a giovani scrittori, giornalisti in erba, studenti universitari con i loro articoli o estratti di tesi di laurea. Uno spazio culturale dinamico, multidisciplinare e giovane inteso più ad essere una sorta di laboratorio che di contenitore di voci disparate, di stili distanti, di interessi ampi per settori, tematiche, periodi storici investigati. Ciò ha dato modo di scoprire o rileggere anche intellettuali o autori in parte tralasciati, emarginati dalla cultura ufficiale delle major editoriali oppure di nicchia e, ancor più di paesi e letterature a noi diversi. Non mi è possibile, per ragioni di spazio citare alcuni di questi che hanno trovato accoglimento in rivista attraverso gli approfondimenti critici di quanti hanno deciso di dedicargli saggi, articoli o note di lettura, ma è sempre possibile riferirsi al link dell’Archivio.

Una rivista che è cresciuta e continua a farlo, anche grazie agli elementi innovativi che di volta in volta si sono aggiunti. Vorrei riferirmi alla breve ma riuscita esperienza editoriale lanciata da Martino Ciano definita “Stile Euterpe” volta a dedicare un volume a un autore della nostra letteratura italiana rileggendolo e ponendolo all’attenzione secondo luci e forme comunicative diverse: poesie a lui dedicate, racconti che ne hanno richiamato l’ambientazione delle sue storie o, appunto, saggi di approfondimento dal taglio sia accademico che divulgativo. Esperienza che ha visto la pubblicazione nel 2015 del volume dedicato allo scrittore siciliano Leonardo Sciascia e nel 2016 del genio Aldo Palazzeschi. Quest’anno, per ragioni di carattere meramente gestionali di quello che sarebbe stato il terzo volume, dedicato a Elsa Morante e curato da Valentina Meloni, abbiamo dovuto accontentarci di pubblicare i pochi – ma validi – materiali che erano giunti su un precedente numero della rivista, ovvero il n°22 dedicato a “La storia come testimonianza”.

Ed è infatti questo il discorso sul quale ci siamo sempre posti e che ci spinge ad andare avanti con questo magnifico e arricchente percorso attorno ai vari numeri, alle tematiche proposte dalla rivista. Un mondo di interscambio e analisi, di riscoperta e approfondimento, di studi comparati, speculazioni e di argomentazioni anche attorno a tematiche che spesso hanno un’incidenza sociale rilevante (ricordo i numeri 12,14,19 dedicati rispettivamente all’impegno ecologico: “La natura in pericolo!”, alle ingiustizie diffuse: “Diritti mancati di questa società” e alla scrittura di denuncia: “L’impegno civile: la letteratura impegnata”).

Sono nate nel tempo anche nuove rubriche: “Démon du midi” a cura del poeta e critico letterario e d’arte Antonio Melillo dedicata al mondo dell’arte, della critica d’arte, delle rassegne di mostre, performance, inaugurata nel n°22. Più recentemente è nata anche la rubrica “Komorebi” – che esordisce in questo ultimo numero del 2017 – voluta e curata dalla poetessa haijin Valentina Meloni e che raccoglie, con una sua presentazione e commento testi di haiku, tanka e altri componimenti della tradizione orientale. Ed è questa la giusta occasione per comunicare che la redazione, a partire dal prossimo anno, si allarga ulteriormente con nuovi collaboratori certi che, con la loro serietà e professionalità, daranno un contributo determinante allo sviluppo del progetto. La nuova compagine della redazione, di cui si può leggere in maniera più approfondita in rete cliccando qui, vedrà organizzate le varie sezioni – ciascuna identificata da un titolo – che saranno gestite e curate da vari “redattori” secondo lo schema che segue:

“Il respiro della parola” (POESIA): Michela Zanarella, Emanuele Marcuccio, Cristina Lania, Alessandra Prospero

“La parola essenziale” (AFORISMI): Emanuele Marcuccio

“Komorebi” (HAIKU): Valentina Meloni

“Istantanee di vita” (NARRATIVA): Martino Ciano, Luigi Pio Carmina, Lorena Marcelli

“Ermeneusi” (CRITICA LETTERARIA): Francesco Martillotto, Antonio Melillo, Lucia Bonanni, Francesca Luzzio

“Démon du midi” (CRITICA D’ARTE): Antonio Melillo, Valtero Curzi

“La biblioteca di Euterpe” (RECENSIONI): Alessandra Prospero, Laura Vargiu

“Maieutiké” (INTERVISTE): Valentina Meloni

Come sempre, ringraziamo tutti coloro che dimostrano attenzione verso il nostro progetto prendendo parte ai vari numeri, augurandoci di poter contare ancora sui loro interventi rimanendo, altresì, aperti e disponibili alla lettura e alla considerazione di nuove proposte. Sul nostro sito internet, cliccando qui, è possibile prendere visione delle “Norme editoriali” richieste per la partecipazione ai prossimi numeri e alle modalità di invio dei testi.

Lorenzo Spurio

Jesi, 17-11-2017

 

Nella rivista sono presenti testi di (in ordine alfabetico): Corrado Aiello, Elisa Allo, Stefania Andreoni, Cinzia Baldazzi, Diego Bello, Donatella Bisutti, Franco Buffoni, Luigi Pio Carmina, Samanta Casali, Martino Ciano, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Carmen De Stasio, Angela Fabbri, Maria Grazia Ferraris, Tina Ferreri Tiberio, Fiorella Fiorenzoni, Monia Fratoni, Simona Giorgi, Denise Grasselli, Angela Greco, Eufemia Griffo, Giuseppe Guidolin, Izabella Teresa Kostka, Raffaella La Ferla, Cristina Lania, Antonietta Losito, Dante Maffia, Antonio Mangiameli, Anna Manna, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Alessandra McMillan, Antonio Melillo, Valentina Meloni, Gabriella Mongardi, Stefania Pellegrini, Maurizio Petruccioli, Matteo Piergigli, Luciana Raggi, Mariangela Ruggiu, Antonio Sacco, Luciana Salvucci, Vittorio Sartarelli, Antonio Spagnuolo, Lorenzo Spurio, Rita Stanzione, Chiara Taormina, Laura Vargiu, Michele Veschi, Michela Zanarella.

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Di particolare interesse è la sezione saggistica del presente volume che si compone dei seguenti contributi:

CRITICA LETTERARIA

GABRIELLA MONGARDI – “Perché leggere Kafka”

VALTERO CURZI – “Goethe e I Dolori del giovane Werther, ispiratore di una poetica in Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi. Affinità tra il Werther, l’Ortis e Consalvo

LUCIANA SALVUCCI – “Contributo dell’opera di Fernando Pessoa alla cultura italiana”

MONIA FRATONI – “Sulle tracce di Orfeo nella poesia di Arthur Rimbaud e Dino Campana”

EUFEMIA GRIFFO – “Sylvia Plath, la fragilità di una donna e l’istinto della morte”

DENISE GRASSELLI – “Chi era Fernando Pessoa, lo scrittore portoghese che ispirò Antonio Tabucchi”

CARMEN DE STASIO – “Marcel Proust: l’autonomia della memoria”

CINZIA BALDAZZI – “La poesia come ricostruzione del reale: Friedrich Hölderlin nell’Ermetismo di Mario Luzi”

MARIA GRAZIA FERRARIS – “Autori internazionali e la loro influenza nella letteratura italiana”

 

ARTICOLI

DANTE MAFFIA – “Autori internazionali e la loro influenza nella letteratura italiana”

FRANCO BUFFONI – “Su Auden”

MARIO DE ROSA – “La beat generation e il premio ‘Jack Kerouac’”

SAMANTA CASALI – “Jane Austen e la sua influenza nella letteratura italiana contemporanea”

TINA FERRERI TIBERIO – “Un approfondimento su Paul Valéry”

Segnaliamo altresì un articolo di Franco Buffoni su Auden nonché le interviste al poeta spagnolo Pedro Enríquez (Valentina Meloni) al poeta e fondatore del “realismo terminale” Guido Oldani (Izabella Teresa Kostka) e alla poetessa di origini albanese Irma Kurti (Lorenzo Spurio).

La rivista può essere letta e scaricata in formato pdf collegandosi al bottone del sito “Leggi i numeri della rivista” o, per maggiore praticità, può essere raggiunta cliccando qui.

Ricordiamo, inoltre, che il tema del prossimo numero della rivista al quale è possibile ispirarsi sarà “Emigrazione: sradicamento e disadattamento”. I materiali dovranno essere inviati alla mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 28 Febbraio 2018 uniformandosi alle “Norme redazionali” della rivista che è possibile leggere a questo link: http://rivista-euterpe.blogspot.it/p/norme-redazionali.html dove pure si fa menzione al fatto che gli associati alla Ass. Culturale Euterpe, a parità di giudizio da parte della Redazione, hanno diritto prioritario alla pubblicazione delle loro proposte.

È possibile seguire il bando di selezione al prossimo numero anche mediante Facebook, collegandosi al link:  https://www.facebook.com/events/301378440360133/  

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Il teatro d’inchiesta. Ricordando Ugo Betti

A cura di Stefano Bardi

Ugo Betti (Camerino, 1892-Roma, 1953) è uno scrittore ormai per lo più dimenticato, tranne – forse – nelle Università, dove a volte si dedicano corsi monografici sul suo teatro e, meno, sulla sua attività poetica.

Fratello del giurista Emilio Betti, Ugo studiò legge a Parma, per arruolarsi come volontario allo scoppio della prima Guerra mondiale. Fu catturato a Caporetto e incarcerato a Rastatt, insieme agli scrittori Carlo Emilio Gadda e Bonaventura Tecchi, diventandone loro amico. Alla fine della guerra terminò i suoi studi e si laureò come giudice. Al termine della Seconda guerra mondiale lavorò come bibliotecario al Ministero della Giustizia e, sebbene abbia scritto molti drammi durante il periodo del Regime Fascista, i suoi lavori più famosi furono da lui creati e partoriti durante gli anni Quaranta. Nel 1945 insieme a Fabbri-Benelli-Bontempelli, creò il Sindacato Nazionale Autori Drammatici (SNAD), nato per difendere i lavori dei colleghi e degli scrittori teatrali. Morì a 61 anni in una clinica romana, dove era ricoverato per una grave malattia.

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Lo scrittore e drammaturgo di origini marchigiane Ugo Betti. Foto tratta da http://www.provincia.mc.it/curiosita-cms/concittadini-illustri-ugo-betti/ 

Il teatro bettiano si basa sull’impossibilità di riuscire a dividere la luce (il bene) dalle tenebre (il male) e di seguire una Giustizia concreta e valida. Nelle sue opere si percepiscono le trame di una vita svuotata, quasi dominata da un’essenza superiore. Nel suo teatro c’è una forte fiducia nella continuazione della vita dopo la dipartita. Morte che per Betti è uno strumento di vitale importanza, per superare le solitudini e le brume, ed è vista come una resurrezione. Fiducia ultraterrena e turbamento spirituale, intesto quest’ultimo come pazienza e speranza dell’esistenza ultraterrena. Un teatro, quello bettiano, da molti definito come una Tragedia Moderna, nella quale si cerca di conquistare gradualmente la verità e l’onestà, attraverso l’inchiesta.

Un’inchiesta, che vuole palesare la bontà dell’Uomo, le sue doti di azione, i suoi demoni e le sue lussurie, insieme alle loro paure di essere giudicati probi. Non sempre, però, l’indagine o l’investigazione bettiana raggiunge il traguardo desiderato, arrivando solo al conflitto vicino alla verità, anzi molte volte mette i protagonisti uno contro l’altro. Personaggi bettiani, che a questo punto (forse) sono destinati a vivere eternamente nella solitudine e nel vuoto esistenziale. Eppure non possiamo affermare che lo l’obiettivo dell’inchiesta bettiana sia il niente, ma bensì un lento e frammentato procedimento investigativo.

imagesUn altro tema di vitale importanza è quello dell’omicidio, che simboleggia il caos, da Betti raffigurato come un organismo logicamente e linguisticamente inspiegabile. Tragedia e allo stesso tempo non tragedia, ma più precisamente, dramma. Un dramma privo di impavidi, in grado di mutare il destino oscuro degli Uomini. Seppur l’impavido esiste nel teatro bettiano, è un personaggio che non ha coraggio, persuasione, né gloria, ma solo una forte esigenza di compassione e benignità. Altri tema del suo teatro sono quelli della sconfitta o caduta della legalità, della verginità, della libertà/pace e della compassione. In questa sconfitta, o caduta che a dir si voglia, l’uomo conosce se stesso e incontra Dio. Da questo incontro si abbevera di commiserazione.

La sua opera più rappresentativa è il dramma in prosa del 1944 dal titolo Corruzione al Palazzo di Giustizia. Qui il processo giudiziario è visto come una ricerca individuale della conoscenza. Questo dramma ha lo scopo di far rinascere una legalità corretta e positivamente fruttuosa. Un’opera che va oltre la normale inchiesta giudiziaria, poiché, oltre a investigare nella realtà, lo fa anche nell’oltretomba. In particolar modo ci mostra la figura del giudice, concepito dall’autore camerinese come un uomo colmo di peccati da declamare, per essere così espiati e purificati. Secondo lo scrittore la dignità e la libertà devono essere conquistate e riconquistate, solo con una feroce protesta verso le istituzioni, attraverso una forte convinzione nella rivolta intesa come purificazione etico-spirituale. Questa rivolta che deve essere etica, sociale, ed esistenziale deve ridare la fede all’Uomo e la giustizia a Dio.

STEFANO BARDI

 

L’autore del presente articolo dichiara, sotto la sua unica responsabilità, di essere frutto del suo unico ingegno e di non riprendere in tutto o in parte testi di terzi tutelati da DD.AA.

L’autore acconsente alla libera pubblicazione del suo articolo su questo spazio digitale senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro al gestore del blog.

VI Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” (2017): il verbale di giuria

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VI PREMIO NAZIONALE DI POESIA “L’ARTE IN VERSI”

Ideato, fondato e presieduto dal dott. Lorenzo Spurio

 

 Verbale di Giuria

Il Presidente del Premio, dott. Lorenzo Spurio, a conclusione delle operazioni di lettura, valutazione e vaglio da parte della Commissione di Giuria, rende nota la sua composizione.

Sez. A (Poesia in italiano): Valentina Meloni, Alessandra Prospero, Michela Zanarella, Francesco Martillotto, Antonio Melillo, Stefano Baldinu, Emanuele Marcuccio, Giuseppe Guidolin, Vincenzo Monfregola

Sez. B (Poesia in dialetto): Valentina Meloni, Alessandra Prospero, Michela Zanarella, Francesco Martillotto, Antonio Melillo, Stefano Baldinu, Emanuele Marcuccio, Giuseppe Guidolin, Vincenzo Monfregola

Sez. C (Haiku): Valentina Meloni, Alessandra Prospero

Sez. D (Critica poetica): Valentina Meloni, Michela Zanarella, Francesco Martillotto, Antonio Melillo

Presidente di Giuria – con diritto di voto per tutte le sezioni – è stata Susanna Polimanti.

Espletate le operazioni di segreteria che ha provveduto all’eliminazione preventiva di tutti quei testi che, per le ragioni indicate nel bando di partecipazione, non erano conformi ai parametri richiesti, la partecipazione complessiva delle opere regolarmente a concorso è stata di 645 poesie in lingua italiana (Sez. A), 100 poesie in dialetto (Sez. B), 184 haiku (Sez. C) e 15 critiche poetiche (Sez. D).

I parametri considerati dalla Commissione di Giuria nel corso delle operazioni di lettura e valutazione sono stati:

  • Rispondenza di genere (congruità alla sezione)
  • Correttezza sintattico-grammaticale
  • Forma espositiva e stile impiegato
  • Intensità comunicativa (forza espressiva)
  • Originalità ed elaborazione
  • Musicalità

L’organizzazione del Premio, in sinergia e mutua collaborazione con alcune associazioni culturali che perseguono finalità comuni, ha deciso di attribuire alcuni premi speciali che vengono offerti dalla rispettive Associazioni Culturali e che portano, pertanto, il loro nome nelle relative targhe.

Tenuto conto delle indicazioni iniziali, che costituiscono parte integrante del verbale di giuria, la graduatoria finale e definitiva dei vincitori è così stabilita:

SEZIONE A-  POESIA IN LINGUA ITALIANA

Vincitori Assoluti

1° Premio – VALERIA D’AMICO di Foggia con la poesia “I bambini di Aleppo”

2° Premio – ALESSANDRO LATTARULO di Bari con la poesia “Morte di un senza volto e nome”

3° Premio – TINA FERRERI TIBERIO di San Ferdinando di Puglia (BT) con la poesia “Dammi i colori, madre”

Menzioni d’Onore

ANDREA PERGOLINI di Fossombrone (PU) con la poesia “Genziane”

ANTONIO VANNI di Isernia con la poesia “Risalita alle fonti”

DIEGO FANTIN di Thiene (VI) con la poesia “Pianure di guerra”

GIULIO DARIO GHEZZO di Venezia con la poesia “Ai confini dell’incanto”

MARIA SALVATRICE CHIARELLO di Palermo con la poesia “Anche i bambini siriani sognano”

MAURO MILANI di Genova e MILENA TONELLI di Castelnuovo Rangone (MO) con la poesia “Autunno”

NUNZIO BUONO di Rovello Porro (CO) con la poesia “Viaggio i tuoi occhi”

NUNZIO INDUSTRIA di Napoli con la poesia “Mater”

ROBERTO RAGAZZI di Trecenta (RO) con la poesia “La vita continua”

SARA FRANCUCCI di Cingoli (MC) con la poesia “Bulimia”

Menzioni di Merito

ANGELO ABBATE di Bagheria (PA) con la poesia “Il cielo di Aleppo”

PATRICK WILLIAMSON di Parigi (FRANCIA) con la poesia “Una tasca di sabbia”

TULLIO MARIANI di Molina di Quora (PI) con la poesia “Venne solo la pioggia”

                                                      

SEZIONE B – POESIA IN DIALETTO

Vincitori Assoluti

1° Premio Assoluto – LUCIANO GENTILETTI di Rocca Priora (RM) con la poesia “Er tempo de ‘na vorta”

2° Premio Assoluto – GIAMPAOLO RICCI di Treia (MC) con la poesia “ ‘a tera trema”

3° Premio Assoluto – ARMANDO MAIOLICA di Trentola Ducenta (CE) con la poesia “ ‘A faccia e ‘Ddio”

Menzioni d’Onore  

ANTONINO PEDONE di Castellammare del Golfo (TP) con la poesia “Ummiri e spiranzi”

FAUSTO MARSEGLIA di Marano di Napoli (NA) con la poesia “Napule”

GIUSEPPE BELLANCA di San Cataldo (CL) con la poesia “Figghj”

GIUSEPPE PAPPALARDO di Palermo con la poesia “Stanotti chiovi luna”

NERINA ARDIZZONI di Renazzo (FE) con la poesia “Zughèr”

Menzioni di Merito

GABRIELLA TOMASINO di Verona con la poesia “Resta sulu u silenzio”

IVANO ROSELLINI di Cascina (PI) con la poesia “Alzheimer”

 

SEZIONE C- HAIKU

Vincitori Assoluti

1° Premio Assoluto – EUFEMIA GRIFFO di Settimo Milanese (MI)

2° Premio Assoluto – LORENA GINO di Ventimiglia (IM)

3° Premio Assoluto – MARIA LAURA VALENTE di Cesena (FC)

Menzioni d’Onore 

AMELIA VALENTINI di Pescara

LUCILLA TRAPAZZO di Zurigo (SVIZZERA)

Menzione di Merito

MARINA BELLINI di Bagnolo S. Vito (MN)

  

SEZIONE D – CRITICA POETICA

Vincitori Assoluti

1° Premio Assoluto – LUCIA BONANNI di Scarperia / S. Piero a Sieve (FI) con il saggio “Paesaggio, orfismo, alchimia e cammino nei Canti orfici e altri scritti di Dino Campana”

2° Premio Assoluto – RAFFAELE GUADAGNIN di Feltre (BL) con il saggio “Carla e I Novissimi”

3° Premio Assoluto – MARIA GRAZIA FERRARIS di Gavirate (VA) con il saggio “Il treno, di Marina Cvetaeva”

Menzioni d’Onore 

GABRIELLA COLLETTI di Trecate (NO) con il saggio “Bajkál: il libro precedente. Un’apoteosi dell’immaginazione. Saggio su Domenico Cara”

ANTONELLA TREDICINE di Roma con il saggio “Le parole non mi trovano. Mariella Meher, Ognuno incatenato alla sua ora

 

PREMI SPECIALI

Premio Speciale del Presidente di Giuria

RITA MUSCARDIN di Savona con la poesia “Ha mani invisibili la morte”

Trofeo “Euterpe”

ANGELO CANINO di Acri (CS) con la poesia “Aleppo”

 Premio Speciale Associazione “Le Ragunanze” – Roma

MASSIMO VITO MASSA di Bari con la poesia “Quella linea in diagonale (Capaci, 23 marzo ’92)”

Premio Speciale Associazione “Verbumlandi-art” – Galatone (LE)

GAETANO CATALANI di Ardore Marina(RC) con la poesia in dialetto “Troppo ‘mprescia”

Premio Speciale Associazione “CentroInsieme Onlus” – Napoli

FABIANO BRACCINI di Milano con la poesia “I colori dell’infanzia”

Premio alla Carriera Poetica

DANTE MAFFIA (Roseto Capo Spulico, 1946)

Premio alla Memoria

ALESSANDRO MIANO (Noto, 1920 – Milano, 1994)

MARIA COSTA (Messina, 1926-2016)

 

Consistenza dei Premi

Come indicato dal bando di partecipazione i premi consistono in:

1° Premio: Targa, diploma, motivazione della giuria, 150,00 € e tessera socio Ass. Euterpe 2018

2° Premio: Targa, diploma, motivazione e 100,00€

3° Premio: Targa e diploma e motivazione

Menzione d’Onore: Coppa e diploma

Menzione di Merito: Diploma

Premi Speciali: Targa, diploma e motivazione

Premio alla Carriera Poetica: Targa, diploma, motivazione, 200,00€, pernottamento per la notte della premiazione (1 persona) e cena (1 persona).

Premio alla Memoria: Targa, diploma e motivazione

Tutti i testi dei vincitori – a vario titolo – verranno pubblicati nell’opera antologica del Premio.

Per i premi alla Carriera e alla Memoria, d’accordo con gli autori interessati o i naturali eredi, si pubblicherà in antologia una scelta dei loro testi.

 

Premiazione e Ritiro dei Premi

La cerimonia di premiazione si terrà a Jesi (AN) il 4 novembre 2017 alle ore 17:30 presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni (Corso G. Matteotti n°19).

Tutti i premiati, a vario titolo, sono invitati a presenziare alla premiazione dove daranno lettura alle proprie poesie.

Come da bando di concorso, si ricorda che i vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio o per mezzo di un delegato. In questo caso la delega va annunciata unicamente a mezzo mail entro una settimana prima della cerimonia all’attenzione del Presidente del Premio, dott. Lorenzo Spurio, a arteinversi@gmail.com Non verranno accettate deleghe sotto altre forme (telefono, sms, Whatsapp o messagistica di Social Networks).

Il delegato avrà diritto a ricevere il premio, ma non il premio in denaro – laddove previsto – che verrà consegnato solo al legittimo vincitore.

I premi non ritirati non verranno spediti a domicilio e rimarranno all’Associazione che li impiegherà in successive edizioni.

 

Antologia

Come sottoscritto nel modulo di partecipazione al premio all’atto dell’invio dei materiali, l’autore concede la pubblicazione della propria opera nella antologia del premio senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro all’organizzazione del Premio.

L’antologia verrà consegnata gratuitamente in una copia a ciascun vincitore presente alla cerimonia di premiazione. Per gli assenti interessati a riceverla, sarà possibile inviarla a domicilio, dietro pagamento delle relative spese di spedizione di cui verrà dato conto con una successiva mail dopo la premiazione.

 

Conferma della presenza e Dichiarazione

Ai vincitori del Premio alla Carriera e gli eredi del Premio alla Memoria è richiesto di confermare entro il corrente mese di settembre la loro presenza alla cerimonia di premiazione. Eventuali altre informazioni saranno inviate a mezzo mail.

A tutti gli altri vincitori è richiesto di confermare la propria presenza alla cerimonia di premiazione unicamente a mezzo mail: arteinversi@gmail.com all’attenzione del Presidente del Premio entro il 29 ottobre p.v.

A tutti i vincitori che interverranno alla premiazione fisicamente, o per delega, è richiesto di inoltrare apposita mail al medesimo indirizzo mail con oggetto “Dichiarazione SIAE” con il quale attestino (copia-incollando il seguente messaggio inserendo i propri dati personali):

 

Io sottoscritto/a _________________________ nato/a_________________________________

Il ___________________________________ CF _______________________________________

Residente a __________________________ in Via _____________________________________

Cap _______________________________ tel. _______________________________________

Sotto la mia unica responsabilità, DICHIARO

che la mia poesia dal titolo “__________________” è/non è (indicare una delle due possibilità) iscritta e depositata alla SIAE. Sono a piena conoscenza della responsabilità penale prevista per le dichiarazioni false dall’art. 76 del D.P.R. 445/2000.

Letto, firmato e sottoscritto

Jesi, 2 settembre 2017

 

               Dott. Lorenzo Spurio              Presidente del Premio                                                           Susanna Polimanti          Presidente di Giuria

     

Info:

www.arteinversi.blogspot.it

arteinversi@gmail.com

Pagina FB: http://tinyurl.com/z3r78qz

Una critica frugale. Esce il volume-indagine “Recensire con pressapochismo”

unnamed.jpgBibliotheka Edizioni lancia una vera e propria sfida nel mondo dell’editoria: Recensire con pressapochismo. Non possiamo definirlo un libro tradizionale, bensì qualcosa di completamente fuori dall’ordinario.  Il progetto nasce da una pagina Facebook che raccoglie recensioni di film, musica, tendenze, storie gettate in pasto alla rete nel segno dell’approssimazione. Tra le pagine non una trama, ma una serie di brevi racconti e pensieri scritti in romanesco in chiave molto ironica, secondo lo stile social. La pagina Facebook è diventata un fenomeno virale con un seguito di oltre 150 mila persone. Una lunga serie di commenti e giudizi dettati dall’immediatezza e dalla spontaneità fanno intuire come il virtuale sia ormai il luogo ideale per addentrarsi nella mischia e dire ciò che si pensa senza troppi giri di parole. Si toccano argomenti di ogni genere: si parla di università, di musica, di sentimenti, di vita vera. Insomma, è un mix esplosivo dove chi scrive ha una libertà senza paragoni. Anche chi non conosce il dialetto, può facilmente venire coinvolto dai contenuti. E si sa, tutto questo piace molto ai nativi digitali, ma anche alle altre generazioni. Ormai internet non ha confini e questo libro ne è la prova.

 

 Il libro

‘Recensire con pressappochismo’ è una pagina Facebook che abbraccia la filosofia dell’inesattezza e in essa si esalta. L’approssimazione come stile di vita, virtuale che sia, è l’aspirazione segreta delle generazioni digitali, che per tutta la vita hanno subìto il lavaggio del cervello circa il fatto che per sopravvivere e diventare indipendenti è necessario studiare, specializzarsi in qualsiasi campo dell’umanità per ottenere un pezzo di carta. Il libro presenta una serie di brevi racconti inediti e non, scritti secondo lo stile della pagina Facebook. Nel libro, oltre alle recensioni degli autori e amministratori della pagina Facebook, sono presenti le migliori 20 recensioni inviate dagli utenti selezionate grazie a 10 contest settimanali che hanno visto partecipare oltre 500 recensioni; sono presenti inoltre le 5 migliori recensioni, per ogni autore, corredate dai commenti più divertenti scritti dai follower della pagina.

 

Gli autori

Il volume contiene l’introduzione di Sonia Ceriola e gli interventi di Umberto Race, Oscar Dabagno, Vulvia, Cozzecarciofi, Maya Delana, Michael Pito, Bruno oltre ai contributi degli utenti del web, selezionati da alcuni contest settimanali.

 

Recensire con pressapochismo

Di Sonia Ceriola, Autori di RCP, Bibliotheka Edizioni

Pagg. 160, 15 euro

Link acquisto: http://www.bibliotheka.it/Recensire_con_pressappochismo_IT

“Scritti marchigiani” di Lorenzo Spurio alla Biblioteca “R. Sassi” di Fabriano sabato 20 maggio

Dopo gli appuntamenti svoltisi a Pesaro (Alexander Musueum Palace Hotel, il 28 aprile u.s.) e Marzocca di Senigallia (Biblioteca Comunale “Luca Orciari”, il 7 maggio u.s.) il poeta e critico letterario jesino Lorenzo Spurio presenterà il suo nuovo lavoro, “Scritti marchigiani. Istantanee e diapositive letterarie” (Le Mezzelane, 2017) presso  la Sala “D. Pilati” della Biblioteca Multimediale “Romualdo Sassi” di Fabriano (AN). L’appuntamento si terrà sabato 20 maggio alle ore 16:45, organizzato dalla Biblioteca in collaborazione con la Associazione Culturale Euterpe di Jesi e la casa editrice Le Mezzelane di Santa Maria Nuova.

Spurio presenterà al pubblico questa nuova composita opera nella quale ha raccolto il frutto di anni di scritture critiche, tra saggi, recensioni e note di lettura ad opere di poeti e scrittori marchigiani, sia morti che tutt’ora viventi. Il compendio è arricchito da una nota critica di Guido Garufi e da un apparato fotografico costituito da trentadue scatti che lo stesso Spurio ha eseguito nel corso degli anni in suggestive località della Regione.

L’autore terrà un discorso ricordando il critico letterario ed editore anconetano Carlo Antognini (1937-1977) a quaranta anni dalla sua morte, sottolineando l’importanza della sua figura e della sua intensa attività negli studi relativi alla poesia marchigiana.

A completamento della serata si terrà un recital poetico nel quale interverranno i poeti Antonio Cerquarelli (Sassoferrato), Cristiano Dellabella (Cupramontana), Nadia Enrica Maria Ghidetti (Fabriano), Assunta De Maglie (Cingoli), Alessandro Pietropaoli (Sassoferrato), Flavia Buldrini (Esanatoglia), Teseo Tesei (Fabriano), Michela Tombi (Pesaro), Franco Patonico (Senigallia), Patrizia Pierandrei (Jesi), Piero Talevi (Novilara), Giovanni Foresta (Esanatoglia),  Alessandro Moscè (Fabriano), Stefano Sorcinelli (Fano), Vincenzo Prediletto (Senigallia). La professoressa Luciana Corvi leggerà alcuni inediti della zia, la poetessa fabrianese Anna Malfaiera.

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Impronte di spiritualità e orfismo nella lirica “Ricordo” di Emanuele Marcuccio, a cura di Lucia Bonanni

Impronte di spiritualità e orfismo

nella lirica “Ricordo[1] di Emanuele Marcuccio

a cura di Lucia Bonanni 

La poesia è il ricordo delle immagini, vissuti evocati dalla memoria con l’uso di parole musicali e di quelle referenti un colore. Chi legge in modo partecipe una poesia diventa un po’ poeta, infatti “fare il poeta” e “diventare poeta” sono passaggi di un percorso poetico e l’uno richiede l’esistenza dell’altro. Il “diventare poeta” è sempre in costante divenire e necessita di esercizio continuo che si connota nel “fare il poeta”. Non esiste una definizione univoca di poesia perché essa esprime intrecci di emozioni, sensazioni e sentimenti ed il “primo fuoco dell’ispirazione” è dato dalle percezioni e dal vissuto personale dell’autore.

O tu che l’ampia volta

della vita ascendi,

o tu che l’ampia prora

dell’azzurro varchi!

Il sonno m’inabissa profondo,

il mare mi plasma tranquillo,

ricado riverso

nel fianco ritorto,

ricado sommerso

nel freddo glaciale,

quel bianco dolore,

che mi arrossa la faccia,

quel freddo vapore,

che m’avvampa tremendo.

La lirica “Ricordo”, scritta da Emanuele Marcuccio il 28 ottobre del 1994, è una concentrazione di significati, una realtà sublimata in fantasia dove la forza di immagini e contrasti forma una grandezza variabile con posture idiomatiche di saggezza, capacità e sentimento. L’occasione di scrittura di questa lirica non si riferisce ad un ricordo transitorio ovvero ad un soggetto definito, bensì ad un qualcosa di cosmico, di ancestrale e il contenuto si accentua nel messaggio di chiara impronta ascetica. Già il titolo, parola chiave del componimento, introduce elementi narrativi, un tipo di linguaggio poetico che si caratterizza per logica e fantasia e come nella narrazione si struttura in analessi, metalessi e prolessi, prendendo anche l’evidenza filosofica della tesi, antitesi e sintesi. La messa a fuoco delle immagini è per Marcuccio momento di contemplazione, libertà e sincerità con accento di purezza e senso di appartenenza universale e soltanto pochi versi a comporre questo stato di grazia poetica, idealmente divisibile in tre quartine ed un distico in versi liberi. La prima quartina, impreziosita dal doppio vocativo iniziale, è disseminata dal valore polisemico dell’aggettivo “ampia” qui inserito come anadiplosi, un raddoppiamento voluto per conferire maggiore rilevanza al significato lessicale, ed ancora dai verbi “ascendere” e “varcare” nonché dai sostantivi “volta” e “prora”. L’aggettivo “ampio”, esteso, vasto, di notevole dimensione, è attribuito sia alla superficie ad arco della cupola celeste sia alla parte anteriore dello scafo azzurro, la prora, prua in dialetto genovese, mentre il verbo “ascendere”, salire, andare dal basso verso l’alto e “varcare”, oltrepassare, andare oltre, insieme alla sacralità della vita e l’azzurro del cielo fanno pensare ad un contesto storico-culturale di conoscenze e avvenimenti nella vita dell’autore che ben conosce la funzione del poeta, sa parlare al cuore degli altri, riesce a cogliere sensazioni e sa dare forma all’analogia. Il vocativo “o tu”, scritto in anafora, si connota nell’io poetante che si immerge nell’azione meditativa e a guisa di un aedo dell’antichità con un piccolo plettro fa vibrare le corde dell’animo nella più ampia aspirazione di poter elevare la propria anima al di sopra dei miasmi del mondo e varcare la porta dell’azzurro incontaminato. I lemmi “prora” e “azzurro”, intese come metonimia nel senso di contiguità spaziale e nel significato di “nave” e “cielo”, è tecnica di sostituzione della parola, porta che apre un varco nell’immensità dell’azzurro. L’enjambement, il gioco di suoni, le metafore nominali e quelle dei colori, l’aggettivo metaforico, l’allitterazione e il ritmo sono parte di una metalessi, ma anche di una tesi, in cui il poeta parla e riflette in colloquio intimo con se stesso e con chi legge.

 

Il distico è costruito sulla personificazione e la figura di significato, si avvale delle metafore verbali “inabissare” (con sinonimo di “sommergere”) e “plasmare”, degli aggettivi “profondo” e “tranquillo” e dei sostantivi “mare” e “sonno” in gradazione di ampiezza lessicale. Il verbo “inabissare”, sprofondare in un abisso o nelle profondità del mare, prende il significato di straniamento dalla realtà con valenza di ascetismo. Come i figli di Hypnos che nei sogni portavano forme umane, animali, piante e paesaggi, nei versi del Nostro il sonno si colloca in accezione meditativa, un Φαντασός (Phantasós)[2] che appare quale medium della fantasia necessaria per una riflessione di senso mentre il mare, archetipo per eccellenza, modella i processi intellettivi e meditativi dell’io lirico. Ma per contrari voleri il soggetto ricade rovesciato su un fianco e affondato nel gelo. Oppure, come si legge nella nota dell’autore, in tutto ciò si può leggere “[u]n’allegoria che ha per tema il giustapporre un’anima che si eleva alle cose celesti a un’altra che ricade nelle cose mondane. ‘Prora’ come direzione diritta, in traslato ‘retta via’; varcare la retta via: andare oltre l’umano, andare oltre l’ordinario”. Il significato di “ascendere” si trova in antitesi con “ricadere” cioè cadere nuovamente, discendere e l’effetto secondario sta nel lato del corpo che si attorciglia su se stesso ed è di nuovo deformato da un movimento energico e di conseguenza l’essere si ritrova sommerso da un forte senso di smarrimento e solitudine.

La bella sinestesia “bianco dolore” in apertura della quarta strofa fa aggallare la sofferenza che opprime l’animo e senza alcun riserbo si fa notare nella tinta forte che al pari di un vento di borea imporpora il viso e con suggestione si allaccia alla figura ossimorica del “freddo vapore” che in modo ostile, avverso, contrario chiude tra le vampe l’intera persona. Il vapore può essere un’esalazione oppure lo stato aeriforme di un addensamento o di una sostanza. Ciò rimanda al senso figurato che in Dante diviene fiamma delle anime beate, scia di stella cadente ed emanazione divina. Tra l’altro la posizione antitetica tra l’azione dell’avvampare e il vapore che pur essendo freddo, rende sempre l’idea del caldo, fa pensare all’estasi contemplativa dove il colore della tinta albina evoca il bianco della tunica che veste l’anima purificata, concretezza di spiritualità che nella Cappella Brancacci con grande estro creativo Masaccio rappresenta nella profondità delle figure narranti le storie di “San Pietro che guarisce con l’ombra” e “Il battesimo dei neofiti”.

Nella gradazione semantica tra “arrossa”, “vapore”, “avvampa” oltre all’idea del calore che ristora e fa maturare emozioni e sentimenti, si ritrova una metafora nominale con significato di identità ed anche una certa idea di chiasmo; così per sillogismo se il vapore è aeriforme allora anche il dolore può diventare aereo ed esalare dal corpo. I dati sensoriali, la frugalità delle rime, le armonie imitative, l’enjambement, le figure sintattiche e quelle di significato, l’accumulazione di idee, la posizione delle parole anche in inizio e fine del componimento, l’iterazione emozionale e la sintesi espositiva fanno di questo componimento un testo di poesia, strutturato sulle cinque “W” della narrazione (who, what, where, when, why, how), e che lascia libero il lettore di immaginare personaggi, luoghi e tempo come accade nella rappresentazione drammatica del “teatro nel teatro”, impronta di scrittura usata dall’autore per meglio denominare le caratteristiche analogiche di comprensione del messaggio di umana spiritualità con immagini nitide e suggestioni orfiche. “Ricordo” è una poesia che rimane tra le più care e significative tra quelle scritte dal Nostro, un’ideazione lirica in cui si può leggere la sintesi dell’intera produzione marcucciana, un viaggio che dura da più di vent’anni e si riflette nella prassi del “fare il poeta” e del “diventare poeta” perché solo così, come afferma l’autore, si può essere “poeta”. L’andatura narrativa e la rielaborazione concettuale sono talmente ricche di ampiezze spirituali ed intime corrispondenze da far pensare a ciò che insegna Kavafis, quando scrive che nell’arte del poetare la vera ed unica difficoltà sta nel salire il primo scalino: “Essere giunto qua non è da poco;/ quanto hai fatto non è una piccola gloria2 perché “[s]e per Itaca volgi il tuo viaggio,/ fa voti che ti sia lunga la via,/ e colma di vicende e conoscenze3 e sappi in ogni luogo tenere l’isoletta nella mente perché ciò che importa è il viaggio e non la meta. E Marcuccio di scalini ne ha saliti talmente tanti da trovarsi tra le Muse del Parnaso e dal suo viaggio verso Itaca torna all’approdo sempre più saggio e sempre più esperto.

Lucia Bonanni

San Piero a Sieve, 7 marzo 2017

 

[1] Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC, 2009, p. 51.

[2] Secondo la mitologia greca, Fantaso è uno dei figli di Hypnos, evocatore di sogni con soggetti inanimati, da cui si origina il termine “fantasia”.

2 Costantino Kavafis, da “Il primo scalino”, in Poesie, Mondadori, 2011, p. 5.

3 Ivi, da “Itaca”, p. 45.

 

L’autrice di questo saggio acconsente alla pubblicazione online su questo spazio senza nulla chiedere né all’atto della pubblicazione né in futuro e attesta, sotto la propria responsabilità, di essere un testo personale, frutto del suo ingegno. 

“Circus” di Santi Geraci, prefazione di Francesca Luzzio

Circus di Santi Geraci

Prefazione di Francesca Luzzio

circus-325506.gifLa silloge poetica Cirus di Santi Geraci (Genesi, Torino, 2016) si divide in tre sezioni che come tessere di mosaico si combinano insieme a definire la forma e il contenuto della nuova poesia dell’autore; nuova, non solo perché successiva alle due precedenti, ma soprattutto perché rispetto a queste ultime essa si distingue per la  lingua  e in parte per il contenuto. Relativamente alla lingua è da rilevare l’abbandono del dialetto siciliano e l’uso dell’italiano che ovviamente non avvalora la qualità artistica della sua poesia, ma segna semplicemente una scelta espressiva, indica il mutamento del contenitore di un’essenza tematica che in parte resta immutata, in parte tende ad esprimere un acutizzarsi di pessimismo esistenziale e storico-sociale, che, pur presente nelle sillogi precedenti, non sembrava tuttavia spegnere un alone di speranza.                                

Il titolo, Circus, è il nome con il quale Pablo Picasso titola una serie di quadri dedicati all’attività circense e tra questi il quadro riprodotto in copertina. Tale scelta non è occasionale poiché rileva il nucleo semantico di tutta l’opera:  il sentirsi acrobata,  funambolo nel percosso  della vita e, se per Montale vivere è camminare lungo “una muraglia/che ha in cima cocci acuti di bottiglia” (da “Mereggiare pallido e assorto”, in Ossi di seppia), per Santi Geraci, come si evince dalle numerose occorrenze sparse nelle poesie delle tre sezioni, è un camminare come gli acrobati lungo un filo su cui è difficile mantenere l’equilibrio e non cadere,  sicché , come nel poeta genovese, non solo i versi, ma anche il quadro di Picasso riprodotto in copertina, diventano “correlativi oggettivi” dell’impossibilità o difficoltà a mantenere l’equilibrio, a trovare una direzione, uno scopo che dia senso e certezza ai nostri giorni.

Nella prima sezione, Memoriale da Procida, l’IO sente la bellezza della vita, metaforicamente considerata “una pesca da mordere”, ma è consapevole anche che essa è come “una scala interminabile”(in “Anche oggi” ) e difficile da salire,  per le difficoltà che si possono incontrare nella ricerca della propria identità e le difficoltà possono diventare sofferenza al punto da indurlo a chiedere disperato aiuto: “Il mio cuore è colmo/di terra e di sale/Chi nutrirà/il suo silenzio, la sua vocazione/Chi berrà la sua meraviglia,/la sua mutazione?” (in “Il mio cuore è colmo”).

Il mare, il porto e soprattutto il bisogno di approdo sono le metaforiche realtà e il desiderio concreto che il poeta, novello Ulisse, esprime nei versi  e Procida, l’isola incantata che, grazie a Circe e alle Sirene,  genera un incanto naturale, è fautrice del suo “estro vagabondo”che “strappa flauti  al caos del mondo”  (in “Ode all’isola”), è l’ambiente che meglio  riesce a fargli poeticamente esprimere il suo bisogno di approdo, che possa consentirgli di vivere un simbiotico incontro dell’io con la natura e della natura con l’io: “ed il mio cuore di fuoco/si confonde senza pudore/col mare e col cosmo (in Unico eroe superstite). Questa unione purtroppo  onirica, ma panica con la natura per cui il poeta vibra della sua vita  e la natura della vita di lui,  fa sì che anche nella fusione fisica con la sua donna, questa veda nel poeta-amante il rivelatore dei misteri della natura: “Mi chiedi/un sorriso di mare maturo…/Mi chiedi/perché il vento spira/…se in porti sperduti/cantano ancora sirene/…, ma mentre il corpo del poeta “si è fuso/come pane e vino” con quello dell’amata  (in “Profondamente muto”), il suo cuore, la sua anima rimangono muti, rivelando con il loro silenzio l’amara consapevolezza dell’indecifrabile mistero della vita cosmica. La lirica “Il mare” esprime ulteriormente tale consapevolezza, infatti esso è cantato come un immenso incunabolo in cui storia ed umanità, nel positivo e nel negativo che li caratterizzano, vivono, naufragano e si perdono in una sorta di caos universale, quale il mare “enigma degli enigmi,/libro dei libri”, in effetti è.                                                        

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Santi Geraci, autore del libro

Per quanto riguarda lo stile il poeta adotta in genere una scrittura metaforica  e si offre al lettore ancora come un novello Ulisse che viaggia nei meandri della memoria,delle emozioni, delle personali convinzioni per offrirle al lettore travestiti da simboli in genere naturalistici (“Il mio cuore è colmo/di terra e di sale”, in Il mio cuore è colmo; La notte…. \ È la tempesta che squarcia/il fegato di un poeta maledetto,/…, in “La notte”) che vivono e palpitano dello stesso sentire dell’artista. Rilevante inoltre è la tendenza anaforica che induce il poeta  a riproporre come in una filastrocca o in una  canzone l’incipit identico di strofe o versi, quasi un martellante riproporsi di azioni, atteggiamenti, paragoni, etc. (“Voce che sembra/un’anfora …/Voce di terra invasa/Voce che ricorda/…/ Voce di grotta…, in “La tua voce”) in una crescente e diversificata metaforizzazione del sentire. Rime, anafore, ma anche epifore amplificano la musicalità  che nel fluttuare del ritmo dei versi di diversa lunghezza tendono a creare una variante sinfonia. Le stesse caratteristiche formali si rivelano anche nelle due altre sezioni,dove la metaforizzazione tende ad accentuarsi, sino a rendere  quasi ermetica, la semantica di qualche lirica, anche se il pathos dell’ispirazione emerge sempre e comunque.               

La seconda sezione, I luoghi della memoria, è  un flashback, un tuffo nel passato, più o meno remoto. Così con malinconia  il poeta torna “al prode sole ruggente sui nespoli, torna, torna sempre” (in “Torno”) alle sue radici “tra i limoni e il grano” dove ha trascorso i suoi primi  anni “udendo lungimiranti sinfonie d’usignoli e di sassi” (in “Radici”). Ma la memoria non è legata esclusivamente ai luoghi dell’infanzia, infatti espandendo l’orizzonte delle sue considerazioni  dall’ego all’humanitas, torna anche a ricordare la tragedia dei migranti a Lampedusa, torna a riconsiderare la vita di Alda Merini e a rilevare l’affinità della loro condizione di artisti incompresi, così come torna a riflettere sull’assenza di senso dell’essere e del vivere per cui siamo “come pesci che galleggiano nella storia” (in “Il destino dei pesci”); forse la condizione migliore la vivono i pazzi che nell’estraniarsi dal mondo reale vivono dimensioni altre: bevono l’infinito. Così il poeta vuole vivere la loro condizione e scende nel pozzo dei pozzi, dove i pazzi “disegnano le farfalle/ pregano le fate/dove gemono i pupazzi/dove pescano i pagliacci/…”( in “Il pozzo dei pozzi”). Come si evince dai pochi versi citati, il poeta quasi a rendere omologa la forma al contenuto (“tal contenuto, tal forma “, sosteneva  F. De Sanctis) gioca con le parole, creando una sorta di omofonia espressiva, attraverso ripetizioni, anafore, rime ed assonanze.                   

L’ultima sezione ha un titolo originale, un neologismo, inventato dall’autore Ancoraria ,ossia ancora aria. Qui il metaforismo e il procedere anaforico è ancora più intenso e talvolta l’oscurità espressiva è davvero ermetica. Ciò è spesso legato all’acuirsi del pessimismo del poeta  che ormai è sfiduciato anche nei confronti della poesia e della parole, incapaci di esprimere ormai anche la vitale e consustanziale unità del poeta con la natura, pertanto rivolgendosi ad esse il poeta afferma che ormai camminano “a testa bassa/come manichini di neve” (In “Voi non dite più”), d’altronde non c’è più niente da cantare, non esistono più valori, sogni, fantasia, amore  e  pertanto “nessuno contava più le pecorelle/prima di andare a nanna/… nessuno faceva più l’inchino/ al passaggio di una donna/…, nessuno seguiva più il tragitto/ di una formica o di una gazza” (in “La festa di nessuno”), l’umanità è diventata ottusa, è incapace d’immaginare e di vedere, non sa più apprezzare il “richiamo dolce e seducente” del circo (in “Viva il circo”), non vuole più essere acrobata della vita, affrontando i rischi e le pene del vivere che anche l’impegno più costante non riesce ad evitare; l’uomo oggi  corre frenetico verso il successo , gli affari e non vive il tempo come andrebbe vissuto, pertanto al poeta non resta altro che pregare: “ Pregherò/perché i bimbi di tutto il mondo/brillino sempre come soli nella tenebra/… Perché l’amore espanda/gli immortali orizzonti dell’universo/…. Pregherò, pregherò…/non finirò mai di pregare (in “Pregherò”).

Francesca Luzzio

L’autrice di questa recensione acconsente alla pubblicazione online su questo spazio senza nulla chiedere né all’atto della pubblicazione né in futuro e attesta, sotto la propria responsabilità, di essere un suo testo personale, frutto del suo unico ingegno.