Traduzioni

DINA BELLRHAM, La donna d’Elio, traduzione di Lorenzo Spurio, VJ Edizioni, Milano, 2022.

Il traduttore propone questa volta, nella versione italiana da lui curata, un’intera opera poetica della giovane di Milagro (Ecuador), scomparsa prematuramente nel 2011: La donna d’elio. Si tratta di un volume che, sin dal titolo, dà molto da pensare e fa riflettere. Un’opera icastica e complicata, che ci promana come da una dimensione altra. In questa breve raccolta di prose liriche il lettore scoprirà una sorta di biografia minima allucinata, un’investigazione tormentata tra le pieghe dell’io. Il frammento e il taglio prettamente surreale, quando non dadaista da scantonare l’assurdo, ne fanno da protagonisti. Per meglio inquadrare l’opera poetica della Nostra, scaturigine di un pesante mal di vivere, sono alcuni contributi critici di Spurio e un articolo di Diana Romero, scritto sulla stampa ecuadoriana nell’occasione del triste anniversario del decennale della sua scomparsa (2021).


ANAHÍ LAZZARONI, Il vento soffia / Qualcuno lo disse, traduzione di Lorenzo Spurio, Bertoni, Chiugiana (PG), 2022.

Anahí Lazzaroni (1957-2019), poetessa argentina della Terra del Fuoco, risulta poco nota in Italia. Ha fatto parte, insieme a poeti quali Julio José Leite e Niní Bernardello, di una fucina particolarmente attiva della cosiddetta “fine del mondo”, come viene connotata l’estrema propaggine della Patagonia. Con l’autorizzazione della sorella Alicia e il Patrocinio Morale della Tierra del Fuego, Antártida y Islas del Atlántico Sur. Spurio ha deciso di tradurre due delle opere della Lazzaroni (El viento sopla, opera del 2011 e Alguien lo dijo, opera del 2017) e includerle in un unico volume (si tratta del primo volume della poetessa argentina pubblicato nel nostro Paese). La poesia di Anahí è fatta di silenzi e approfondimenti interiori, piccole passeggiate e scatti fotografici, riflessioni sulla vita e sull’uomo in generale, permeata di spazi e cesure, momenti di stasi, rallentamenti. L’andatura è dettata spesso dai sommovimenti metereologici: raffiche di vento, pioggia che non annuncia a diminuire e che spaventa, neve che s’adagia lieve e che trasforma il paesaggio a lei circostante. Sono gli elementi naturali i veri abitatori degli spazi, i protagonisti fondamentali del suo pacato interloquire, le presenze immancabili e caratterizzanti le sue giornate. Poesia dell’isolamento e della distanza, ma anche del limite e del confronto, poesia degli spazi e degli elementi naturali è quella della Lazzaroni nella quale non mancano slanci ironici, elementi di denuncia, piccoli sfoghi dettati dalla malattia e dalla stanchezza.


DINA BELLRHAM, Le iguane non mi turbano più, traduzione e a cura di Lorenzo Spurio, prefazione di Siomara España, Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2020.

Le iguane non mi turbano più contiene una selezione di poesie di Dina Bellrham ed è il frutto un lavoro di studio, analisi e traduzione dell’opera poetica della poetessa ecuadoriana Edelina Adriana Beltrán Ramos (1984-2011), meglio nota con lo pseudonimo di Dina Bellrham, che, nel corso della sua breve vita, pubblicò le raccolte Con Plexo de Culpa (2008) e La Mujer de Helio (2011). Questa edizione in lingua italiana (la prima opera organica di traduzione della poetessa) è stata permessa dalla collaborazione della famiglia, nella figura della madre Cecibel Ramos. Ad impreziosire il volume, che presenta una scelta di poesie tratte dalle sue due opere e dall’opera postuma Inédita Bellrham, è un ampio studio critico preliminare a cura della poetessa e critico letterario Siomara España dal titolo “Dina Bellrham: contemplazione e comparsa”, nel quale si indagano con attenzione le caratteristiche preminenti della poetica della giovane poetessa. Nella quarta di copertina è possibile leggere: «La poesia della Bellrham è sospesa tra un fosco presentimento della morte – quasi un dialogo continuo con l’oltretomba – e una tensione amorosa per la vita, la famiglia e la quotidianità dei giorni della quale, pure, non manca di mettere in luce idiosincrasie, violenze e ingiustizie diffuse. La critica ha parlato di una sorta di nuovo Barocco per la sua poesia dove coesistono terminologie specialistiche della Medicina e squarci visionari che fanno pensare al più puro surrealismo. Entrare in una poetica così magmatica e a tratti scivolosa per cercarne di dare una versione nella nostra lingua non è compito semplice, dal momento che la poetessa coniò – come il critico Siomara España annota nello studio preliminare – un suo codice linguistico particolarissimo, inedito, personale e multi-stratificato. Eppure è un tentativo sentito (e in qualche modo doveroso) frutto di quella “chiamata” insondabile che non si è potuto eludere».

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