Intervista a Idolo Hoxhvogli, autore di “Introduzione al mondo”, a cura di Lorenzo Spurio

Intervista Idolo Hoxhvogli

Autore di Introduzione al mondo

Notizie minime sopra gli spacciatori di felicità

Scepsi & Mattana Editori, 2012.

a cura di Lorenzo Spurio

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua opera?

IH: Il titolo Introduzione al mondo non indica la volontà di descrivere il mondo in tutte le sue componenti o nelle sue strutture essenziali. Esaurire il mondo in un libro è un compito impossibile e perciò utopico: il sottotitolo, Notizie minime sopra gli spacciatori di felicità, smorza ironicamente l’apparente grande pretesa e promessa presente nel titolo. Non si può, dunque, obiettare al titolo una promessa non mantenuta: le notizie che nel libro tento di dare sono infatti minime, ma allo stesso tempo paradigmatiche. Perché paradigmatiche? Perché il compito dell’autore e dell’arte è trascendere il fatto bruto per elevarlo a una dimensione superiore rispetto al puro resoconto. Il titolo indica l’esperienza che ognuno di noi fa di alcuni aspetti della realtà. Fare esperienza è questo: introdursi al mondo e alle sue dinamiche. Il libro è suddiviso in tre parti: La città dell’allegria, Civiltà della conversazione, Fiaba per adulti. Queste tre parti sviluppano una forma di introduzione al mondo. La città dell’allegria introduce ad alcune patologie della società contemporanea. Civiltà della conversazione introduce alle contraddizioni della vuota conversazione che opprime i nostri giorni. Fiaba per adulti è l’introduzione tragica di una bambina al mondo attraverso l’orribile esperienza della pedofilia. Il percorso dell’introduzione è questo: società, cittadini, individuo.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo abbia un riferimento diretto alla propria esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di là di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché finirebbe per risultare fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di se stessi?

IH: Mi colloco pienamente nella tradizione: nego riferimenti diretti alla mia vita e affermo allo stesso tempo che in ogni libro c’è anche il suo autore. Come chiarire questa strana compossibilità? Quantificare l’elemento autobiografico non solo non è utile, ma è anche arduo. Ciò che conta non è sapere quanto della vita dell’autore c’è nel libro, è importante sapere quanto della nostra vita c’è nel libro di un qualunque autore. Perché? Perché la vita dell’autore non conta. Quello che conta, nell’opera d’arte, è che il messaggio superi le vicende personali per raggiungere una dimensione collettiva. La letteratura –  l’arte in generale –  non è solo un modo per raccontare la storia degli altri e di sé: è l’unico modo. Non ci sono alternative, perché l’arte è l’unico modo per trasformare una vicenda personale in vicenda universale, per vedere nel volto di un personaggio tutti i volti di un popolo, per scorgere in un dialogo mille dialoghi, per scoprire, dunque, l’universale nel particolare.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

IH: I miei autori preferiti sono due: l’Universo e l’Uomo. Le tendenze che mi affascinano di più sono due: quella verso la vita e quella verso la morte. La corrente che mi ha più influenzato è quella del Golfo, non tollero invece gli spifferi. Il genere letterario che apprezzo di più è l’incisione paleolitica.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che più ami? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

IH: Il libro che più amo è la vita. Non stanca mai, è piena di colpi di scena e possiamo scriverne qualche pagina.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali ami di più?

IH: Gli autori che hanno più contribuito a formare il mio stile sono la strada, il viaggio, la solitudine e i ristoranti con un menù inferiore ai venti euro. Non posso non citare, poiché determinante nella mia formazione, la prosa scritta sul ring dai pugni di Muhammad Alì.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

IH: Non ho mai collaborato con altri al processo di scrittura. Credo tuttavia che si tratti di una operazione molto interessante e con esiti significativi dal punto di vista editoriale e artistico. Penso ad esempio a Wu Ming, Kai Zen, Sic e Mama Sabot.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

IH: Ai lettori capaci di intendere l’ironia di queste parole del grande scrittore Antonio Delfini: «Questo autore ignoto che vi si presenta è quasi certamente un imbecille. Però voi non ne siete sicuri. Prendetevi la soddisfazione di dare dell’imbecille a uno sconosciuto con documenti alla mano. Acquistate le mie pubblicazioni». Ai lettori capaci di comprendere le intime ragioni del feroce pessimismo di un Emile Cioran: «Se Noè avesse avuto il dono di leggere il futuro sicuramente avrebbe affondato la sua barca». Ai lettori capaci di mantenere la speranza, nonostante la speranza sia, dice Baltasar Gracián, «la più grande falsificatrice della verità».

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

IH: Il tema è complesso e la risposta può essere solo abbozzata. Per quanto riguarda l’editoria digitale, credo che l’ebook debba necessariamente essere il futuro per i periodici (non ha senso pubblicare in cartaceo un giornale che il giorno dopo deve essere buttato), per le opere di consultazione (non ha senso pubblicare in cartaceo opere che devono essere continuamente aggiornate) e per i prodotti editoriali che non hanno la necessità di diventare libro. Non credo che il libro possa essere soppiantato in toto, perché il libro e il file rimangono due cose diverse. Non ci resta che attendere, comprendere e guidare le nuove tecnologie. I lettori di ebook non hanno ancora una ergonomia tale da essere considerati più comodi e fruibili di un qualunque tascabile. Per quanto riguarda l’editoria cartacea, vorrei sottolineare che quella editoriale è un’industria, non solo un’arte, e come tale è regolata dalle leggi del mercato e dell’economia. I piccoli editori dovrebbero avere maggiore attenzione verso l’utilizzo della stampa digitale (che permette di non avere copie invendute nei magazzini) e i nuovi canali promozionali offerti da internet. Tutti gli editori, poi, dovrebbero a mio parere concentrarsi sul catalogo, sviluppando un’offerta editoriale che sappia resistere nel tempo. Con la casa editrice che ha investito nel mio libro mi sto trovando molto bene.

LS: Pensi che premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

IH: I premi, a mio parere, non sono molto utili per la formazione dello scrittore. Contano solo due cose: la vita e la lettura. Senza la vita, i libri non hanno sostanza; senza la lettura, l’autore non ha le parole. I premi, però, sono sicuramente utili per farsi conoscere dal pubblico. Non amo i corsi di scrittura. Non credo che al mondo vi sia una scuola di scrittura migliore della lettura. Sfido qualunque docente di scrittura creativa ad essere più utile della lettura di Bukowski, Henry Miller, Robert Walser, Flaiano, Calvino o Gadda. Una scuola di scrittura, nel senso radicale dell’espressione, non esiste. Trovo comunque utili le scuole di scrittura che hanno come obiettivo il confronto e la problematizzazione della scrittura degli allievi. Un possibile aspetto deteriore delle scuole di scrittura è questo: l’omologazione e la standardizzazione stilistica e tematica.

LS: Quanto sono importanti il rapporto e il confronto con gli altri autori?

IH: Fondamentali. Faccio tesoro di ogni critica od osservazione ragionata e argomentata. Senza confronto, la scrittura si atrofizza e si avvita su se stessa, rischia il solipsismo.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. Ci sono spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

IH: In Introduzione al mondo la componente ipertestuale è fortemente presente. I testi che compongono il libro si citano l’un l’altro, hanno un filo conduttore (allegria, conversazione, pedofilia), sono collegati come i nodi di una rete. Come indicato nella Nota, tre testi sono frutto di una riscrittura attualizzante. Hai colto un punto fondamentale: l’utilizzo di materiali differenti, il pastiche stilistico e concettuale. Pensa a Introduzione al mondo come a una strada. In una strada sono possibili i più svariati incontri e convivono le più marcate differenze. Da qui la coesistenza di testi tra loro diversissimi, ma accomunati dal fatto di essere parte di un intero.

LS: Hai in cantiere nuovi lavori e progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

IH: Sì, ho in cantiere un nuovo lavoro. Si tratta di una raccolta di racconti sulla falsa allegria contemporanea e sul modo in cui questa viene quotidianamente decapitata dalla realtà. Sarà un lavoro più ironico e corrosivo rispetto a Introduzione al mondo, saranno minime le parti di narrativa speculativa e più ricche quelle caustiche e mordaci. Le storie del nuovo lavoro rispondono, dal punto di vista della genesi, a questo interrogativo: come i moduli narrativi della letteratura per l’infanzia possono essere riutilizzati e attualizzati in maniera violenta?

LORENZO SPURIO

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