Scrivono di me

Elisabetta Bagli [La cucina arancione] «L’attenzione al sociale di questa raccolta è ben visibile e l’universalità dei temi trattati in essa può dirsi tangibile, considerando che le problematiche della psiche analizzate nei racconti sono vissute da molte persone quotidianamente […] E’ davvero una voce originale quella di Lorenzo Spurio, di uno scrittore raffinato e colto che emerge per fantasia e imprevedibilità e che ha fatto della libertà di mente il suo modus vivendi. »

Anna Maria Balzano [Ian McEwan: sesso e perversione]: «E’ un lavoro molto ben articolato che analizza con minuziosi dettagli un tema, quello del sesso, in tutte le sue sfaccettature, positive e negative, importantissimo nell’opera dell’artista britannico, rivelando una conoscenza profonda sia dei testi a cui fa riferimento sia degli studi critici e delle recensioni pubblicate sulle opere dell’autore. È l’uomo al centro di questa analisi, l’uomo nella sua volontà di prevaricazione, che manifesta nelle sue attitudini sessuali il bisogno di affermazione e conoscenza di sé. Capitoli su argomenti ancora spesso considerati scabrosi in letteratura, come l’incesto, il sadomasochismo, lo stalking, offrono al lettore un’interpretazione accurata delle opere dell’autore, interpretazione che a una lettura superficiale può sfuggire.»

Giorgio Barberi Squarotti [Tra gli aranci e la menta] «Con splendida passione e ricchezza di immagini e di ritmi Ella sa rievocare e reinventare l’Andalusia del poeta assassinato, contemporaneamente denunciando l’orrore e la violenza della dittatura ed esaltando il valore della libertà che coincide con la poesia di Federico e con la Sua stessa parola.»

Rita Barbieri [Neoplasie civili]: «Le poesie di Lorenzo sono come una sveglia puntata, suona e risuona finché qualcuno non la spenge o la ascolta e faticosamente si alza e compie il suo dovere. Piccoli allarmi che, come scosse e impulsi elettrici, cercano di scuotere menti assopite e assuefatte da un’informazione omogenea e preconfezionata. Protesta? Ribellione? Non sempre. Resta più una forte impressione di dura consapevolezza, una definitiva e inclemente sottolineatura che non permette secondarie vie di fuga.»

[Ritorno ad Ancona…] «Un collage di storie quotidiane, di esperienze comuni e di personaggi non archetipici che conduce, attraverso una prosa essenziale e ordinata, alla scoperta di un sottotesto personale e individuale, valido per ogni lettore. Una lettura sobria, semplice e piacevole, per questo consigliata.» 

[La cucina arancione] «Leggendo, non si può non pensare a Freud […] [nei] momenti di frattura, di scompenso, si manifesta apertamente l’Inconscio, privo di remore, inibizioni, costrizioni. L’Inconscio in tutti i suoi aspetti, compresi quelli più negativi, oscuri, primordiali che conduce a comportamenti spropositati, ingiustificati, anormali. Ed è in questi momenti che S. cattura e descrive le storie che si dipanano in “La cucina arancione”: drammatiche, difficili, fastidiose. Ma raccontate con eleganza e discrezione, senza sprofondare in toni morbosi o eccessivi: un regista imparziale che riprende dall’alto quello che vede. Un’inquadratura fuori campo, estesa eppure misurata e mai volgare. Un libro che, nonostante la difficoltà dei temi trattati, si legge con la leggerezza di cui parla Calvino: quella che ci permette di prendere le distanze da trame brute e personaggi scomodi che però rappresentano e nascondono parti inespresse e segrete del nostro intricato Io.»

[L’opossum nell’armadio] «Per alcuni aspetti, questo libro ricorda un po’ “Storie di ordinaria follia” di Charles Bukowski, anche se ovviamente quest’ultimo risulta più stravagante e decisamente più ‘colorito’ nei toni e nelle storie. Quello che li accomuna però, a mio avviso, è la ricerca dell’illustrazione di una realtà aconvenzionale, atipica, anche quando si nasconde dietro la perfetta maschera della società standardizzata. I personaggi di entrambi i libri hanno tutti, per così dire, almeno un lato ‘borderline’, latente o esibito ma tuttavia percepibile e riconoscibile.»

Mauro Biancaniello [Jane Eyre…] «Un saggio “diverso”, adatto davvero a chiunque, anche a chi non ha letto nessuna delle opere che S. cita. Anche perché egli riesce perfettamente a darci uno sguardo complessivo su ogni libro, lasciando comunque il lettore intrigato a prendere (o a riprendere) in mano una di queste letture.»

Lucia Bonanni [Neoplasie civili]: «Versi mai usuali che inchiodano l’individuo alle proprie responsabilità, forse invisi a chi ha l’orecchio delicato, sotto una “pioggia acuminata” di sentimenti veraci che rigenerano dentro un paesaggio di identità in uno scenario metaforico in cui la tassonomia delle metafore rivela tipi di immagine, analogie, comparazioni, al fine di  creare  un contatto con la sensualità emotiva del lettore.»

[Tra gli aranci e la menta] «In questa plaquette ci sono versi di una espressività e di una suggestione infinite. Tenerezza nel parlare delle vicende di García Lorca che ruba i colori all’entorno e vaga nelle memorie  dei sapienti, alza le rocce a scovare scorpioni per luce agli intelletti affinché la germa ruina non debba ancora accadere. Sintetica e pregnante l’immagine di Gea a dire che queste poesie sono una più bella dell’altra.»

Corrado Calabrò [Tra gli aranci e la menta] «La silloge è al tempo stesso una rievocazione ed un’invocazione del poeta, con un fondo di accoramento che si scioglie nel colloquio con le piante e con la natura, in sintonia col sentire del poeta e in risonanza con i suoi versi.»

Franco Campegiani [Neoplasie civili] «Fa da sfondo un internazionalismo di arie anglosassoni a questa poetica di lontane ascendenze dadaiste e pop dove i rovinosi naufragi della Beat Generation echeggiano con fragori disastrosi. Eventi e personaggi della vita pubblica mondiale (da Giorgio Napolitano a Hugo Chavez, da Lady Diana a Papa Francesco; e poi Piazza Tahrir, Piazza Maidan, eccetera) sono sottratti alla cronaca per diventare emblemi di una poesia del disincanto, dove gli ideali etico-politici di una tradita democrazia, calpestati dal parassitismo di un miope e dispotico strapotere, vengono riaffermati al di là di ogni ideologismo.»

Luigi Pio Carmina [La cucina arancione] «Racconti dai generi multipli, si salta dal racconto drammatico, al racconto horror, un orrore vissuto dai primi attori, e personaggi la cui vita ruota intorno a loro. […]Quel che si leggerà sarà una psiche spesso assopita dalla società, che si risveglia e rivede in un pezzo di legno antropomorfizzato il proprio alter-ego. Al lettore rimarrà un velato “ghigno indispettito d’indignazione”.»

Marzia Carocci [L’opossum nell’armadio]: «S. mette a nudo una parte dell’umanità stessa dove l’essere umano è conca di vizi, manie, paure e atteggiamenti ai limiti, un universo di reazioni/istintive ai fatti, agli imprevisti al buio di ogni aspettativa. Fra le storie non mancano violenze psicologiche, l’emarginazione, il desiderio di libertà, l’egoismo, l’incomprensione, la solitudine, la pazzia, l’irrazionalità, ma anche l’amabilità di alcuni personaggi in quel ricco itinerario nella psicologia umana dove tutto è possibile.»

[Ritorno ad Ancona…] «Libri come questo, hanno il potere di allargare la mente del lettore e donare sogni d’aspettativa dove lo sguardo si posa oltre ciò che l’occhio vede; va oltre l’ombra, posandosi sui colori della speranza, della consapevolezza dove a volte ci sfiorano opportunità uniche e irripetibili. Quattro mani che hanno saputo tessere una trama ricca d’ episodi, esaltando una morale unica alla vita: il valore del sentimento.» 

[La metafora del giardino…] «Sarà un viaggio attraverso i giardini in decadenza, giardini poveri di alberi, di fiori e di verde, giardini sfarzosi e incredibilmente vasti, giardini sterili e di cemento, giardini rigogliosi e prosperi. […] Un libro che può dare mille risposte, a secondo di cosa un lettore cerca: conoscenza?, curiosità?, riflessione?. Senza dubbio S. e Massimo Acciai, ci aprono una finestra nella visione totale di un pensiero e a tante considerazioni che, forse, senza questo libro, non ci avrebbero neppure sfiorato!.»

Ilaria Celestini [La cucina arancione] «Queste brevi storie, con grande coraggio, portano alla luce il nascosto, il sommerso, che è nei protagonisti e in fondo, potenzialmente, dentro ciascuno di noi. E’ un libro coraggioso, soprattutto nell’uso linguistico di espressioni forti e di descrizioni che nulla concedono alla retorica e al moralismo; un affresco della società contemporanea con le relative alienazioni, in cui il senso della sacralità della vita, dell’amore e della persona è assente, in maniera assoluta. […] Un libro che non si dimentica; sono pagine che suscitano emozioni forti, in cui è possibile cogliere almeno in nuce aspetti che giacciono dentro di noi e nel mondo che ci circonda. Pagine che possono sgomentare, per la nitidezza delle descrizioni; in cui si coglie, sempre, l’abilità dello scrittore, che narra senza giudicare, senza indicare soluzioni facili o pietosi lieti finali.»

[Neoplasie civili] «Un libro amaro, che non cerca di compiacere o di blandire nessuno; una silloge che è un colpo di frusta ai costumi e ai mal-costumi del nostro tempo e al tempo stesso ne è una fotografia amara e indignata, in virtuale omaggio a quel “facit indignatio versum” di antica memoria, in cui Giovenale, anch’egli giovane e brillante intellettuale, testimone di un’età in disfacimento, asseriva che la propria opera poetica era dettata dallo sdegno di fronte al male dilagante.»

[Tra gli aranci e la menta] «Tutta questa elegante anche se non facile opera, sembra narrare, anzi, testimoniare la potenza della parola poetica che vince la morte, anche quando le membra vengono massacrate e la corporeità violata: anche quando il Poeta in senso fisico giace annientato, i valori del suo vivere e più ancora del suo scrivere, vivono e sono viva presenza, in noi, idealmente chiamati a raccoglierne il doloroso, difficilissimo e insieme irrinunciabile testimone di umanità e cultura intesa come impegnata e appassionata idealità.»

Giovanni Chiellino [Neoplasie civili]: «S. attraversa la realtà del vivere per seguire una traiettoria di sogno, una proiezione nell’oltre , mentre è chiaro nei suoi versi il peso del reale, per cui la vita altra si coglie qua e là, s’intuisce  come una presenza di confronto: “ e quel cuore indomito,/ calamita a quello dei deboli/ non aveva perduto la carica”».

Martino Ciano [La cucina arancione] «I personaggi dei racconti di S. sono persone normali, che compiono le propri azioni deviate con normalità. Non c’è traccia di follia in loro ma solo una fuga dalla conformità. La forza del libro sta proprio in questo: “non giudicare, non giustificare ma solo raccontare”. In maniera fredda e diretta, S. ci serve dei racconti che ci fanno scoprire un lato che ci spaventa: la perversione.»

[L’opossum nell’armadio] «La scrittura di Spurio delinea ogni personaggio con maniacale precisione. La parola è lo scalpello con cui l’autore evidenzia i contorni di ogni sentimento umano. Anche i periodi più prolissi, svolgono il compito di andare sempre più nel profondo.»

Ninnj Di Stefano Busà [La cucina arancione] «Spurio è andato a toccare la punta d’iceberg di un panorama reale che si fa introspettivo per la cura della malattia, ma che non mostra rischi per il lettore, né difficoltà di comprensione per la diversificata categoria dei beneficiari […] Un libro complesso e dinamico che non posso fare a meno di constatare interessante dal punto di vista umano, efficace e tollerante nei confronti dei cosiddetti anormali.»

[Neoplasie civili]  «La poetica di L.S. ricorre spesso ad una malinconia di fondo che riverbera un’assenza, solo all’apparenza placata o in grado di rendersi coesa e verosimilmente ne regge tutta la struttura del testo […] come un novello vate della postmodernità, rompe la logica del bavaglio e proclama con onestà la cruda società d’oggi.»

Luciano Domenighini [Ritorno ad Ancona…] «Un fitto ordito, minuzioso e incalzante, di dettagli ambientali, “storici”, psicologici, l’analisi meticolosa della gestualità dei personaggi e la logica serrata che ne interpreta l’agire, irretiscono e ammaliano il lettore calandolo in una dimensione tutta femminile.»

Monica Fantaci [Ritorno ad Ancona…] «Gli autori marcano il valore dell’amore spontaneo, vissuto negli attimi, senza pensare a ciò che c’era prima e a ciò che verrà dopo, focalizzando l’attenzione sui momenti del presente, perché le persone e le cose fuggono insieme al tempo e possono essere fermate attraverso il sogno e il ricordo.» 

[Flyte & Tallis] «Ogni filo vitale che tracciano McEwan e Waugh viene menzionato da S., garantendo una specifica sequenzialità dei fatti, attraverso una narrazione e una spiegazione del tutto particolare, perché si evince una grande capacità di investigare, interrogare, interpretare le due opere, per confrontarle, per equipararle e, infine, dirigerle verso una riflessione univoca sui personaggi disegnati dal loro ideatore.»

Maria Giannetta Grizi [La cucina arancione] «L’autore ha fatto un percorso di crescita molto attento alle modificazioni ambientali, delle cose in genere, ascoltando voci inanimate che ha reso animate, dando una ragione di essere a quanto invece non è accettato dalla cosiddetta “norma” del così è ammesso. »

Sara Grosoli [Flyte & Tallis] «L’indagine di S. evidenzia l’ampia quota di riferimenti letterari presenti nelle due opere, sottolineando la volontà degli autori di affiliare la propria creazione alla tradizione umanistica britannica. […]“Flyte & Tallis”è lettura stimolante, un utile compendio per chi ha già letto questi romanzi e desidera avere maggiori informazioni sul percorso creativo dei loro autori e sul patrimonio letterario di cui sono eredi.»

Sandro Gros-Pietro [La parola di seta] «Il merito maggiore di L.S., per il quale non smetteremo di essergli grati anche negli anni a venire, è quello di non avere voluto, neppure come idea peregrina o barlume montaliano,  propinarci l’ennesimo repertorio sulla poesia italiana d’attualità, cioè una sorta di distillato d’autore sui nomi fondanti e significativi dei bravi poeti che rappresenterebbero il nostro tempo. La parola di  seta è una grande festa per la poesia italiana e non già la celebrazione dei ventuno poeti che hanno prestato la loro voce e il loro impegno a parteciparvi, ma è la festa corale di tutti coloro che ancora credono – e che ancora gioiscono – a scrivere e a progettare una poesia onesta

Iuri Lombardi [La cucina arancione] «L’indagine di Spurio (notevole critico letterario e studioso di un certo tipo di letteratura psicologica) fonda sulla ripetizione la propria poetica, quasi avesse assorbito in pieno e in modo positivo e costruttivo la lezione dei funzionalisti francesi, in particolare di Deleuze e Derrida.»

Francesca Luzzio [La cucina arancione] «Novello Benjamin, il narratore ci propone un’allegoria vuota, cioè vuole denunciare l’indecifrabilità e l’ insignificatezza dell’esistenza contemporanea. Mentre l’allegorismo tradizionale muove da una verità generale, condivisa dalla società, l’allegorismo moderno assume forme vuote che dichiarano la resa al non senso e alla crisi che caratterizza i nostri tempi. Le menti malate che popolano la raccolta di S. esprimono appieno la follia del mondo attuale, caratterizzata da un lato da solitudini egotistiche, chiuse nella virtuale apparenza mediatica, oppure arroccate nei privilegi che la ricchezza esagerata offre, dall’altra la solitudine della miseria economica o morale che dirompono travolgenti e trascinano ad atti folli tanta gente.»

Dante Maffia [Tra gli aranci e la menta] «Mi è sembrato che il Poeta (il più poeta che sia mai esistito, non dico il più grande ma il più poeta, cioè il Re Mida della poesia) attraverso il tuo libro sia rinato e cammina insieme con noi, chiacchiera con noi, fa sentire il fluire della sua verità lirica che ha luminescenze ineguagliabili, fulgori imprendibili, coaguli di vita e di morte che rigenerano il palpito dell’umano con violenta tenerezza. Si sente che ti sei compenetrato nella vicenda di Federico e nel lievito dei suoi versi che sono rasoiate decise che svelano sentieri inusitati, scovano le tracce dell’invisibile e ne danno concreta testimonianza. Le tue poesie sembrano essersi imbevute dello spirito dell’andaluso, hanno la medesima dimensione di suono e di respiro, cercano di penetrare l’assoluto attraverso il fiato caldo delle sue tensioni diramate con la poesia, il teatro, la musica e il disegno. Sei suo fratello.»

Katia Debora Melis [L’opossum nell’armadio] «Una penna usata come bisturi, con la precisione, nettezza, a volte cruda, di un chirurgo che, eliminato tutto il superfluo, sagoma esattamente i suoi personaggi. Non compare in modo diretto e chiaramente leggibile, quasi in una narrazione di tipo verista. Non giudica né sollecita a farlo, non dissemina o addita tra le righe una qualche morale rispetto ai comportamenti descritti. Autore con uno spiccato interesse per le tematiche legate al disagio psichico e sociale, il suo sapere sempre ben documentato, fa sì che egli sia un ottimo osservatore, conoscitore delle problematiche che affronta per il tramite della finzione letteraria, attraverso la quale le ripropone ai lettori, in modo più direttamente fruibile.»

Valentina Meloni [La cucina arancione] «Un bell’esempio di letteratura contemporanea di riflessione sociale sulla psiche umana nelle sue varie manifestazioni e, aggiungo, in tempi in cui si comincia timidamente a parlare di antipsichiatria e a mettere in dubbio i paradigmi stilati dai vari psichiatri nell’ormai famigerato DSM, mi sembra un ottimo spunto per innescare delle sane riflessioni e porre l’attenzione, su qualcosa che riguarda moltissime persone in tutto il mondo.»

[Neoplasie civili] «Un linguaggio che si adegua alla moderna denuncia poetica, senza confini d’immagine, ma d’immagine viva e riflessiva, commossa, ma senza affettazione, d’intensità esplicita e a volte dissonante, sempre comunque consona a un movimento interiore  mosso da una sapiente alternanza di improvvisi slanci di sdegno e contrazioni descrittive, nello sperimentare per la primissima volta il proprio percorso poetico di maturazione civile.»

[Tra gli aranci e la menta] «In ogni lirica di questa plaquette c’è un accostamento a un testo del Poeta granadino, evidenziato in note, o esplicitato più o meno chiaramente nel testo. Due di questi accostamenti sono la chiave di lettura di questa raccolta, breve ma intensa, che ci offre Lorenzo Spurio, non solo amico, non solo ammiratore ma anche grande conoscitore della produzione di Federico García Lorca.»

Emilio Mercatili [La cucina arancione] «Trasgressivo, ironico, lezioso, incompreso, rokkettaro, emotivo, erotico, bluesman, sessista; ed ancora: sensibile, umile, creativo, arrogante, new age, classista,…. insomma di tutto e di più, ma ciò che stupisce è la straordinaria “normalità” che Lorenzo riesce ad amalgamare nella più variegata intelligenza nel modellare pensieri e parole, merce assai rara in questo contesto culturale e editoriale.»

Diletta Nespeca [Jane Eyre…] «Il viaggio che Lorenzo ha intrapreso lungo le righe di Jane Eyre e le opere di riscrittura ( “Il gran mare dei Sargassi”, “La bambinaia francese” e “Charlotte e l’ultimo viaggio”), è un paziente e complesso lavoro di “rammendo” che sicuramente valeva la pena intraprendere.»

Nazario Pardini [Neoplasie civili]: «Il linguaggio è incisivo, spietato, anche, nel tentativo di farsi corpo dei subbugli emotivi. Nel tentativo di concretizzare emozioni e riflessioni scaturite da bagagli vicissitudinali rimasti a macerare in un’anima sensibile e scossa da disumani accadimenti. Qui tutto è fruibile e privo di quegli armamentari retorici che, non di rado, fungono da orpello alla comprensione del testo; ogni pièces va diretta al cuore, evitando l’insidia dei luoghi comuni, e nutrendo lo spartito metrico di potenza e sostanza creativa, di versi dalla solida tenuta; modulando e affidando la parola al supporto di intrecci di una narratologia da labor limae di memoria oraziana.»

[Tra gli aranci e la menta] «Con soluzioni linguistiche di rara potenza iconica, offre la netta visione di uno dei sentimenti più nobili e umani di Federico: l’attaccamento alla vita e alla propria terra, a “ogni luogo del campo”. Una affezione che Spurio ha sentita talmente sua da farne il punto luce di tutta la raccolta: il vagare e un visionario abitare; il compimento di un iter vissuto, incamerato e tradotto in struggente valenza realistico-emotiva.»

Renato Pigliacampo [Neoplasie civili] «L’autore jesino si pone all’avanguardia di una ricerca ‘entro’ il linguaggio mediatico, lo fa con pudore linguisticamente asettico, quasi non se ne avvede il lettore disattento, ma c’è un momento che egli stesso si scopre quando osserva il paesaggio violentato dall’edificazione selvaggia, la distruzione di prati, il diboscamento sistematico.»

Gabriella Pison [Neoplasie civili] «Lorenzo gioca la sua poetica tra dirompenze metonimiche, intonazioni solenni ,  lucide e crude esegesi, con  analisi abbaglianti come squarci di sole nel Kali yuga della ragione: illuminazione caravaggesca prestata alle parole.»

Susanna Polimanti [Ian McEwan: sesso e perversione]: «S. con la sua chiarezza espositiva e l’originalità che lo distingue ci regala con il suo testo, una dimostrazione in più per comprendere meglio la vera finalità del critico il quale, sempre dovrebbe indagare oltre le apparenze di argomenti e personaggi di ogni testo letterario. In questo caso S. rende accessibile ogni romanzo di Ian McEwan anche ai profani della sua narrativa, restituendo dignità e valore ad uno scrittore finora demonizzato da qualunque critica letteraria.»

[L’opossum nell’armadio]: «È un’opera psicologica, denotativa e connotativa che utilizza il racconto breve, una virtù e una capacità innata di questo autore che, con stile fluido e circostanziato, dona risalto alla sua straordinaria umanità e al suo fervido senso di giustizia ed equanimità sociale. Ogni racconto stuzzica la coscienza del lettore, quasi a voler rammentare di utilizzare la ragione e l’intuizione per trovare una via d’uscita da una situazione difficile.»

[La cucina arancione] «La silloge di S. enfatizza contenuti emozionali ed istintivi che si annidano nei rapporti sentimentali, nelle relazioni familiari, sociali e persino erotiche, risaltandone il senso di profonda inquietudine e tensione che conduce ad una vera e propria distorsione della realtà con atteggiamenti impudenti che passano dalla spensieratezza allo sprezzo.»

[Jane Eyre…]: «Lucidità metodologica e onestà intellettuale hanno permesso allo scrittore e critico L.S. di realizzare al meglio un saggio breve, privo di caratteri di semplificazione bensì strutturalmente più impegnativo.»

[La cucina arancione] «Con immagini eccentriche e molto colorite L.S. riesce ad irrompere in quell’involucro invisibile che è la mente, indagando tra le ossessioni del cervello per comprendere caratteri ed azioni di ogni singolo personaggio.»

[Neoplasie civili] «Lo sguardo emotivo dell’autore si trasforma in una sorta di parola-slogan, ne descrive ogni panico e sofferenza all’idea stessa del riflettere. Il suo rapporto con il linguaggio è il risultato di uno sguardo scrutatore del mondo, mentre ogni lacerazione esterna crea un gioco linguistico che arricchisce i versi.»

Luca Rachetta [La cucina arancione] «Un’ispirazione onnivora che denota un’attenzione e una curiosità che non escludono, ad esempio, neppure la scienza o la psicologia, una propensione all’assimilazione e alla messa in decantazione nel crogiolo dello spirito delle suggestioni e dei frammenti di vita raccolti qua e là, uno sguardo vorace. »

Paolo Ragni [La cucina arancione] «Un libro accattivante, inquieto, che forse trova le sue parti migliori quando l’autore si lascia prendere dal fluire della storia e riesce a ironizzare sulle stravaganze altrui. Quando parte con incipit fulminanti, perle indispensabili in un tessuto connettivo in cui pare di assistere ad un franare continuo di rocce dalla sommità di una montagna. Sono quella ricchezza gratuita e non esplicativa che impreziosisce la storia e tiene l’autore a debita distanza, come un nascosto burattinaio. »

Ilde Rampino [Ritorno ad Ancona…] «Questo libro diviene la voce di due anime che si sono incontrate sulle parole di pagine che esprimono sentimenti in cui tutti possono riconoscerci.»

Santina Russo [Ritorno ad Ancona…] «Una narrazione semplice e lineare, impreziosita da dettagli minuziosamente descritti, assicura al lettore una lettura piacevole e rilassante. Alla fine si ha quasi l’impressione di aver letto nei diari di questi personaggi, che hanno confidato i loro sentimenti al lettore, il quale non può non sentirsi partecipe dei loro eventi.»

Anna Scarpetta [La cucina arancione] «Una personale scrittura che  rasenta l’espressività di un verismo ancora così presente nella nostra  società odierna. Tuttavia, un verismo, temprato e forgiato nel tempo, che accomuna la visione, la dialettica, e abbraccia, in un solo afflato, l’umanità dei nostri giorni.»

[Neoplasie civili] «Una silloge, di poesie così originali e impegnative, preparata in grande stile, che si presenta al pubblico, ben nutrita di particolari, mettendo in risalto, una molteplicità di eventi accaduti. In sintesi, i versi del poeta scandiscono con incisiva espressività un lento, continuo scorrere di accadimenti avvenuti, nel mondo, in una sequela  impressionante.»

Antonio Spagnuolo [Tra gli aranci e la menta] «Il verso ha una struttura tutta personale , quasi a voler fondere il racconto con il palpito della voce , che se bisbigliata o ripetuta riesce a coinvolgere per un flatus intermedio che propone testimonianza. […] La rievocazione è delicatamente cesellata, poeticamente decantata , fuori da ogni dogmatismo o velleità ideativa.»

Umberto Vicaretti [Neoplasie civili]  «Il poeta assurge, così, a “testimone oculare” dei delitti di cui ogni giorno è variamente vittima l’umanità; e in tale veste, con il furore e la forza tipici del poeta di sincera passione civile, pronuncia una condanna senza appello per gli artefici di misfatti, atrocità, nefandezze. E lo fa non solo con un linguaggio che rifugge da ipocrisie e da eufemismi, con cui egli direttamente chiama in causa assassini, torturatori, criminali e malfattori di ogni risma e latitudine; ma lo fa anche (o  soprattutto?…) con un frasario che contestualmente, e inesorabilmente, interpella le nostre stesse coscienze.»

Michela Zanarella [Ritorno ad Ancona…] «L.S. e Sandra Carresi tracciano un reportage sulle tappe della vita e sul significato che ogni gesto ed azione possono assumere nel tempo.»

[La cucina arancione] «L.S. dimostra con competenza e preparazione di saper gestire i temi trattati, sembra conoscere in profondità i suoi personaggi ed i loro limiti, è un saggio indagatore della psiche e sa coinvolgere il lettore proiettandolo in circostanze fuori dal comune, dove il paradosso e l’ossessione diventano ordinariertà.»

[Neoplasie civili] «L.S. ci mette di fronte al marcio della società, a quel male che ogni giorno ci scorre davanti e che non sempre riusciamo ad afferrare totalmente. La sua scrittura è decisa e immediata, pronta ad esprimere indignazione, a raccontare vigliaccherie e tragedie con profonda onestà e limpidezza […], si confronta con la storia, con il mondo e si affida alla poesia, arte necessaria per scuotere le coscienze. »

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