“Il castello di Folclore”, racconto di Monica Fantaci

IL CASTELLO DI FOLCLORE

 di MONICA FANTACI

C’era una volta, tanto tempo fa, un castello costruito con mura solide, le tegole erano ben posizionate e i mattoni erano rustici, quasi volessero richiamare l’attenzione alla tradizione, oscurata dai valori indeboliti dalla società odierna. In questo castello risiedeva un ragazzo forte, pieno di idee. Un bel giorno decise di fare una passeggiata lungo il giardino che costeggiava la sua dimora, annusava le fragranze dei fiori, c’erano rose rosse, rose bianche, girasoli, gelsomini, viole, lilium, inoltre l’erba era ben curata: ogni mattina il giardiniere di fiducia, Lino, un ometto basso dai capelli grigi, con baffi arricciati, si divertiva a curare quel giardino; amava il suo lavoro e cantava mentre innaffiava i fiori e le piante; aveva tramandato il mestiere dal padre, erano presso quel castello da diverse generazioni.
Giulio, il ragazzo del castello, ammirava l’intero panorama, vedeva all’orizzonte pineti, casupole che ornavano i bordi delle massicce montagne, ad un tratto non si accorse di un albero e gli andò a sbattere, cadendo sopra erba soffice appena innaffiata dal signor Lino. Carlotta, una sua compagna di scuola, era proprio lì, a raccogliere le more, lo soccorse e Giulio si alzò dolorante.
Entrambi avevano 18 anni ed erano prossimi al diploma, Carlotta si sarebbe iscritta alla facoltà di medicina, era bravissima nelle materie scientifiche, aveva sempre preso il massimo dei voti, Giulio, nonostante i buoni voti, doveva rimanere al castello, lui era il principe di Folclore e doveva a tutti i costi impegnarsi per la città dov’era nato e che da diverse epoche era governata dalla sua famiglia.
Il ragazzo non sopportava che un giorno avrebbe dovuto sostituire il padre per far fronte alla situazione della città. Di anno in anno la situazione economica peggiorava sempre di più nella sua cittadina, lui si domandava se sarebbe riuscito a risolverla. Doveva a tutti i costi cambiare la corrente che trascinava tutti nel fondale. Durante il tragitto che lo portava a casa, ne parlò con Carlotta, che non gli seppe dare una risposta.
Un giorno, mentre leggeva le pagine di storia che aveva assegnato la professoressa Miranda, gli venne un’idea: aprire i cancelli del castello a tutti i cittadini di Folclore. Il castello avrebbe consentito di fare affari, proprio per la città, avrebbe incuriosito stranieri e l’economia sarebbe ritornata splendente come il sole.
Giulio iniziò a saltellare dalla gioia, ma decise di non parlarne subito con il padre, lo avrebbe ostacolato.
La mattina seguente, dopo aver fatto colazione ed essersi lavato e vestito, si diresse a tv-Folclore, la rete che trasmetteva programmi televisivi in tutta la città, in modo da far spargere la voce.
Il ragazzo fu accolto con riverenza, ma non ci faceva caso, pensava facessero così per il semplice fatto che lui era il principe, ad ogni modo accolsero l’idea e fecero pubblicità mediante spot e telegiornali.
Lui preparò il personale del castello, l’idea si sarebbe concretizzata in pochi giorni. Nel fine settimana si alzò di buonora, aspettò che il padre e la madre uscissero e aprì il cancello alla città: una massa di gente si mise in fila, si decise di farli entrare a gruppi di dieci o quindici persone, in modo da rispettare un certo ordine.
Il castello aveva un ingresso molto ampio, entrando dalla porta principale, sulla destra c’era un mobile che risaliva al trisnonno di Giulio, il portaombrelli era in ceramica e aveva ricamato nella parte superiore fiorellini, mentre nella parte bassa rametti con disegnate appena delle foglioline verdi, nella parte centrale era appeso uno specchio con la cornice di legno. La stanza attigua all’ingresso era la grande biblioteca che ospitava più di dieci mila volumi e archivi di famiglia. La storia della famiglia Clotre e la cultura erano a disposizione della città. Ad ogni gruppo che entrava, Giulio diceva che in quella stanza potevano aprire e leggere tutti i libri che volevano, il castello sarebbe stato aperto dalle 9 fino alle 18, tutti i giorni. La sera il ragazzo ne parlò con determinatezza al padre, che lo rimproverò sostenendo che era pur sempre la loro casa privata, « Ma papà, farò visitare solo il pianterreno, gli altri piani no ». Fu così che il padre si accordò, per fortuna sua e della città.
Quel castello acclamava tanta gente già dall’aspetto invitante, ricco di verde e di luce, anche quando pioveva, un vero spettacolo.
Per diversi mesi gli abitanti di Folclore si recarono al castello della famiglia Clotre curiosi ed entusiasti, nel periodo estivo iniziarono anche a far visita i primi stranieri, gli unici a dover pagare una piccola quota per entrare. Era sorprendente il numero di Francesi e Russi che entravano lì nonostante si pagasse.
Passavano i mesi e le stagioni e già era passato un anno da quando il castello fu aperto a tutti, era quasi Natale e Giulio aveva già conseguito il diploma, aveva 19 anni.
Il 23 dicembre, come tradizione, il papà del ragazzo invitò i cittadini a Piazza Allegra, la più grande della città, per gli auguri natalizi.
A fine discorso, come al solito, chiese che chi voleva poteva intervenire e dire qualcosa, naturalmente salendo sull’enorme palco disposto all’angolo dell’enorme piazza. Un signore minuto e quasi ricurvo salì i tre gradini per raggiungere il centro del palco e disse « A nome di tutti, vorrei che suo figlio prendesse il suo posto, non che lei abbia fatto male il suo lavoro, ma il signor Giulio ha idee brillanti e ha migliorato la situazione finanziaria e culturale di Folclore »
« Cari cittadini, anche io avevo pensato da circa quattro mesi a questa idea: ormai mio figlio ha raggiunto la maggiore età, si è diplomato ed ha voglia di cambiare questo nostro luogo, nonostante abbia deciso di iscriversi alla facoltà di Scienze politiche ». Il signor Clotre, re di Folclore, si avvicinò al principe e lo nominò suo successore, la signora Clotre era emozionata, il signor Lino aveva i lucciconi negli occhi, la cittadina era contenta e festeggiava con balli folcloristici. Da quella sera stessa Giulio Clotre regnò la sua città e terminata la laurea sposò Carlotta.

MONICA FANTACI

QUESTO TESTO VIENE PUBBLICATO SU QUESTO SPAZIO INTERNET DIETRO GENTILE CONCESSIONE DA PARTE DELL’AUTRICE.

LA FOTO E’ TRATTA DA QUI: http://www.google.it/imgres?q=CASTELLO+FANTASTICO&um=1&hl=it&safe=off&sa=N&tbm=isch&tbnid=L19LKLZvmfdK7M:&imgrefurl=http://it.123rf.com/photo_8566781_il-fantastico-castello-nel-lago-nel-cielo-notturno-con-le-stelle.html&docid=p9DUrzsntm3_NM&imgurl=http://us.123rf.com/400wm/400/400/flamewave/flamewave1101/flamewave110100041/8566781-il-fantastico-castello-nel-lago-nel-cielo-notturno-con-le-stelle.jpg&w=400&h=379&ei=tE4KUL2uBoSxhAft8NHlCQ&zoom=1&iact=hc&vpx=661&vpy=192&dur=775&hovh=219&hovw=231&tx=89&ty=128&sig=113704477299930288473&page=1&tbnh=130&tbnw=144&start=0&ndsp=21&ved=1t:429,r:10,s:0,i:130&biw=1366&bih=632

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