Il cigno nero (2010)

Il cigno nero è un film sulla danza. Sulla difficoltà e l’equilibrio di questa arte, sulla grande competizione tra le ballerine per poter primeggiare in uno spettacolo e sull’atmosfera di corruzione di coloro che la dirigono. E’ un film di grande spessore, che si comprende nella sua interezza solo al termine dello stesso. E’ per questo che non appare noioso a coloro che considerano la danza di per sé monotona. E’ un thriller psicologico, un amaro dramma personale che scaturisce proprio dal desiderio di primeggiare nella danza. E’ un chiaro esempio di come a volte le passioni, gli hobby, i desideri arrivino a radicalizzarsi nella nostra vita in una maniera tale che perdiamo addirittura il filo della ragione. E’ ciò che accade a Nina nel film. Il suo è un percorso di crescita tutto all’incontrario che, piuttosto che portarla al successo e coronarla come ballerina professionista, la conduce alla depressione, alle allucinazioni e poi ad un finale tragico. Andiamo per gradi.

Il film ruota tutto attorno alla preparazione, alle prove e al debutto del balletto Il lago dei cigni che venne musicato dal russo Pyotr Ilyich Tchaikovsky (1840-1893). Si tratta di un balletto in quattro atti. Nel primo atto viene presentato il compleanno del principe Siegfried e sua madre che lo esorta a trovarsi una ragazza. Nel parco appare uno stormo di cigni e l’atto si conclude con il principe che assieme agli amici si inoltra nella foresta per andare a caccia. Nel secondo atto abbiamo i cigni (in realtà delle fanciulle che si trasformano in persone solo alla notte) e la loro regina, Odette, narra al principe la loro storia. Ammaliato dalla bellezza di Odette il principe gli chiede di prendere parte alle danze e i due si giurano eterno amore ma all’alba si trasforma nuovamente in cigno. Nel terzo atto abbiamo la festa al castello alla quale si presenta anche Odile, figlia del mago Rothbart che grazie ai suoi incantesimi ha donato la figlia delle sembianze di Odette. La contrapposizione tra Odette e Odile (così come nel film è data dai colori delle loro vesti, Odette è vestita di bianco, è il cigno bianco mentre Odile è vestita di nero, è il cigno nero). Odile riesce a sedurre il principe ma al termine dell’atto il principe si rende conto dell’errore che ha fatto e parte alla ricerca della vera Odette. Mentre cerca di salvarla un potente temporale si abbatte sul lago ed entrambi si affogano nelle acque del lago. Come è facile da individuare il tema del balletto è già di per sé tragico ma vediamo ora qual è il contenuto del film.

Thomas Leroy (Vincent Cassel), maestro di danza, sta cercando una nuova ballerina che interpreti il cigno (bianco e nero) nello spettacolo Il lago dei cigni. Ci sono molte aspiranti ballerine ma il giudizio di Leroy è molto rigido e categorico. Tra di loro c’è l’affascinante Nina (Natalie Portman) e Lilly (Mila Kunis). Tra le varie ballerine c’è una grande animosità ed è forte la convinzione che quella che alla fine sceglierà Leroy probabilmente avrà ceduto a qualche avances del maestro. E’ ciò che accade a Nina subito dopo il responso di Leroy nel quale lei è stata scelta (alcune ballerine le scrivono con del rossetto rosso sul suo specchio di camerino Whore).

Leroy sottopone Nina a una serie di prove per la sua parte e, pur risultando molto brava per la parte del cigno bianco (Odette), risulta poco sensuale e poco adatta per la parte del cigno nero (Odile).

Il tema del sesso è uno dei principali del romanzo, come si vedrà in seguito. Leroy dice a Nina di essere più sciolta, cerca di baciarla e di avere un rapporto con lei ma lei si rifiuta. C’è un’ampia scena di sesso saffico e l’idea che ci facciamo di Leroy è che sia un sfruttatore della sua condizione lavorativa privilegiata.

Nina è costretta a fare un grande lavoro su di sé per cercar di tirar fuori il cigno nero che è in lei, la sensualità e la seduzione; su invito del maestro di balletto prende a masturbarsi e comincia a porsi in contrasto con la madre che cerca di proteggerla da tutto questo. La madre compare spesso nel film ma più spesso compare sotto forma di telefonate che fa a Nina per sapere dove si trova, cosa sta facendo e per dirle di ritornare a casa. In questo percorso la vera personalità di Nina soccomberà e la protagonista comincerà ad essere scontrosa e violenta con la madre e ad avere una serie di allucinazioni e visioni, frutto della sua ossessione della danza.

Arrivato il giorno del suo debutto si presenta al teatro dove Leroy, non avendola vista arrivare in tempo, l’ha già sostituita con Lilly ma Nina vuole la sua parte. Durante il primo atto in cui interpreta il cigno bianco è inquieta e sofferente, ha della allucinazioni e fa qualche errore. Finito il primo atto nel suo camerino compare Lilly la quale è già vestita da cigno nero e gli dice di abbandonare il palco e di lasciarlo a lei perché non è all’altezza. C’è una discussione e una colluttazione tra le due. Non sappiamo di tutta prima se sia vero o no, potrebbe essere l’ennesima allucinazione di Nina. In questo alterco Nina spinge Lilly verso uno specchio che si frantuma in numerosi pezzi e ne conficca uno di questi  nel corpo di Lilly che poi muore.

Nasconde il cadavere nel bagno e carica della sua forza (ha ormai tutta la tempra per impersonificare il cigno nero) ritorna sul palcoscenico esibendosi in maniera sublime. Tornata in camerino scopriamo che a rimanere ferita nella colluttazione non era stata Lilly (il cui sangue dalla soglia della porta del bagno magicamente scompare, perché era un allucinazione) ma Nina stessa di cui l’abito bianco per impersonificare il cigno bianco si macchia di rosso. Ritorna sul palco e anche questa volta balla in maniera perfetta ottenendo una massiccia ovazione da parte del pubblico. Il suo volto è preoccupato e contrito dal dolore di quel vetro che prima le si era conficcato nel ventre. Riesce a completare lo spettacolo e da lontano vede la madre seduta in poltrona che le sorride. Sono gli ultimi momenti perché poi Nina si lascia cadere dal trespolo com’era previsto dallo spettacolo e mentre tutti la stanno acclamando muore su quel materasso nel quale era sprofondata anche durante le prove.

E’ un film a mio avviso di una tragicità senza pari ma che è diluita in maniera appropriata e coinvolgente nell’intera struttura della storia. Ci lascia con l’amaro in bocca, è vero ma siamo felicemente consapevoli che alla fine a vincere è la stessa Nina che, a scapito della sua vita e dopo un duro e lungo lavoro su di sé, è riuscita ad impersonificare una parte tanto difficoltosa come quella di Odile. Ottimo film.

LORENZO SPURIO

24-05-2011

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Blog di Letteratura e Cultura

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia con una tesi sull’autore britannico Ian McEwan. Per la poesia ha pubblicato le sillogi Neoplasie civili (Agemina, Firenze, 2014), Le acque depresse (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) e Tra gli aranci e la menta. Recitativo dell’assenza per Federico Garcia Lorca (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) ad ottanta anni dall’assassinio del poeta granadino. Ha curato varie antologie poetiche tra cui Borghi, città e periferie: l’antologia del dinamismo urbano (Agemina, Firenze, 2015), Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016), Non uccidere. Caino e Abele dei nostri giorni (2017) e Adriatico: emozioni tra parole d’onde e sentimenti (Ass. Euterpe, Jesi, 2017). Numerose le sue poesie pubblicate in riviste, siti specializzati ed opere antologiche. Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti: Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate, Martina Franca, 2012), La cucina arancione (TraccePerLaMeta, Sesto Calende, 2013) e L’opossum nell’armadio (PoetiKante, Sesto Fiorentino, 2015). 12072660_10207671469768160_3182675494180130792_nQuale critico letterario si è occupato prevalentemente di narrativa straniera; ha pubblicato: Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu, 2011), La metafora del giardino in letteratura (Faligi, Aosta, 2011), Flyte & Tallis: Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese: Espiazione di Ian McEwan e Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh (Photocity, Pozzuoli, 2012), Ian McEwan: sesso e perversione (Photocity, Pozzuoli, 2014), Il sangue, no. L’aporia della vita in ‘La ballata di Adam Henry’ di Ian McEwan (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015). Vari saggi letterari e suoi contributi sono presenti in collettanee, volumi antologici ed edizioni critiche, oltre a un cospicuo numero di prefazioni e note critiche ad autori contemporanei. Nel volume La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2015) ha raccolto una serie di interviste fatte negli anni 2012-2015 ad esponenti di spicco della poesia italiana contemporanea mentre in Scritti marchigiani. Diapositive e istantanee letterarie (Le Mezzelane, Santa Maria Nuova, 2017) una raccolta di saggi, recensioni e note di approfondimento su autori della sua Regione. Nel 2011 ha fondato la rivista online di letteratura «Euterpe», aperiodico tematico di letteratura online. È Presidente della Associazione Culturale Euterpe, Fondatore e Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria in vari premi letterari (“Città di Chieti”; “Città di Porto Recanati”; “Poesia senza confine”, etc.). Numerosi i premi e i riconoscimenti letterari ottenuti tra cui il 1° Premio al Concorso Letterario “Città di Ancona” (2016), il 1° Premio al Premio Letterario “Città di Latina” (2016), il 1° Premio al Premio Internazionale di Poesia “Antonia Pozzi” (2016) , il 2° Premio al Premio Letterario “Bari, Città Aperta” (2016), il 1° Premio al Concorso Letterario “Patrizia Brunetti” di Senigallia (2016),… Sulla sua produzione hanno scritto Dante Maffia, Giorgio Bàrberi Squarotti, Corrado Calabrò, Ugo Piscopo, Sandro Gros-Pietro, Antonio Spagnuolo, Umberto Vicaretti e altri.

4 pensieri su “Il cigno nero (2010)”

  1. Finalmente ho l’occasione di scrivere sul tuo blog. Ti leggo da un po’ e non posso che farti i miei complimenti Lorenzo! Scusami se non l’ho fatto prima, la tempistica non è il mio forte lo sai.

    Veniamo al film: Bellissimo!
    Condivido tutta la tua recensione. L’elemento narrativo del film è raffinatissimo e in quelle poche occasioni in cui facilmente si potrebbe scadere nel già visto – mi viene in mente la scena del primo incontro/scontro con se stessa nella galleria – l’immagine viene a risollevare il racconto, creando suspance.
    Però è una suspance che non viene mai sfruttata al massimo delle sue potenzialità. Veniamo come preparati, ad esempio dalle immagini in metropolitana, ad una situazione di allerta che, oltre a rafforzare le prime immedesimazioni con la protagonista, smorzano volutamente l’effetto di suspance, preparandoci ad una visione del film che non sia “ad impatto”, esclusivamente attrattiva, ma di profonda riflessione sui temi affrontati e sulla condizione della ragazza. Non più visione/contemplazione quindi, ma osservazione/analisi.

    È un thriller, sì, ma gli effetti di suspance, paura, ansia, vengono centellinati goccia dopo goccia, di pari passo alla comprensione del limite tra realtà e finzione che la stessa protagonista dovrà individuare. E non solo. Una profonda analisi anche del rapporto tra realtà e rappresentazione, del concetto di immedesimazione insito in una rappresentazione – che sia teatrale, cinematografica, del balletto.
    Lei è il cigno bianco, ma come può immedesimarsi nel cigno nero? L’esatto contrario.

    Viene in mente Psycho, di Hitchcock. D’un tratto quella che lo spettatore aveva considerato come protagonista – l’Eroe – muore! Ma la storia non è ancora giunta a metà, il film va avanti da soli 30/40 minuti. Lo spettatore è costretto ad immedesimarsi con l’unica altra figura eroica presente nel film: l’assassino, lo psicotico. D’un tratto, come prima il terrore l’aveva attanagliato e fissato sulla poltrona causa la sensazione di morte (la scena della vasca) vissuta cogli occhi della vittima, ora vede con gli occhi dell’assassino, il suo contrario, il cigno nero.

    Bellissimo, un film da vedere e rivedere.

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