“Non ora, non qui” di Erri De Luca, recensione di Fiorella Carcereri

Non ora, non qui

di Erri De Luca

Feltrinelli, Milano, 2003

Recensione di Fiorella Carcereri


Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950.

Pur avendo pubblicato il suo primo libro a quarant’anni, De Luca è diventato ben presto uno degli scrittori più apprezzati, in Italia e in gran parte d’Europa. Tra le sue opere più note “Tu, mio” (1998), “Montedidio” (2001), “Il contrario di uno” (2003), “Il giorno prima della felicità” (2009). Erri De Luca è anche poeta e traduttore. Dal 1994 cura “I Classici” Feltrinelli e ha al suo attivo parecchie pubblicazioni tra cui ricordo “Vita di Sansone” (2002) e “Vita di Noè” (2004).

Ogni libro di Erri De Luca ha il suo particolare fascino.  Tuttavia, devo dire che questo suo breve romanzo autobiografico, pubblicato nel 1989, mi ha colpita in modo particolare per la straordinaria capacità dell’autore di descrivere, con realismo a volte anche crudo, scene di vita quotidiana e di scavare come pochi sanno fare nelle pieghe più profonde dell’animo umano.

La lettura risulterà “familiare” soprattutto a coloro che sono stati bambini e adolescenti a cavallo tra fine Anni ‘50 e inizio Anni ’60, a coloro che hanno vissuto con occhi disincantati le mille difficoltà economiche e sociali del Dopoguerra e hanno assistito, in silenzioso dolore e stupore, ai sacrifici fatti dai genitori per riemergere con dignità da un conflitto devastante.

La narrazione è strutturata come una lunga lettera che il De Luca ormai adulto scrive tardivamente alla madre, figura principale del romanzo, tanto amata quanto temuta, per esprimere tutto ciò che il De Luca bambino aveva sempre tenuto dentro.

 “Quand’ero solo nella stanza la palla mi saltava addosso per la gioia e giocava a non farsi acchiappare. D’improvviso mia madre gridava di smetterla e la palla finiva sotto il letto per la paura.. La sua voce governava il mio respiro e lo fermava appena alzava anche di poco il tono. Quella voce era molto del mondo che avevo. Imparai a udirla anche dietro i muri”.

“Non voglio parole, io non riuscivo a dirne tra l’apnea e la balbuzie… Si impara tardi a difendersi dalle parole… Non le tue di conforto rifiutavo, ma quelle del rimprovero, date in cambio dei colpi e che volevano marcare lo scambio di queste con quelle, la differenza. Tra madre e figli non accade il progresso, non si evolve civiltà: le parole saranno sempre poche e saranno solo parole, rare, conservate. Non sostituiscono niente, né i colpi né le carezze”.

 Dopo tanti anni, in questa lunga lettera l’autore si confessa, si mette completamente a nudo, come se la madre fosse lì accanto a lui e lo stesso ascoltando.

In alcuni passaggi, sembra volerle chiedere scusa per non essere stato all’altezza delle sue aspettative.

“Il tuo era un bambino poco adatto a farsi intendere e forse poco disposto. Una fioritura di reticenze preparava la sua identità. Ti toccò un figlio non adatto ai doveri che avevi in serbo per lui, un bambino confuso che accumulava pezzi di identità nel gioco del fraintendimento con te”.

 

 

QUESTA RECENSIONE VIENE PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

 

 

2 commenti

  1. Una bella recensione, semplice ed efficace.
    Sono daccordo con lei. Quello che mi piace di Erri De Luca è la profondità delle emozioni dei personaggi, vissute dal lettore attraverso uno stile ammirevole. Quello che non mi piace è che ho l’impressione che i personaggi somigliano sempre troppo a lui.

    "Mi piace"

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